Alla ricerca dell’interprete ritrovato (4)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

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Una caratteristica dell’interpretazione, che è emersa e già segnalata da Wadensjö è l’identificazione o il distanziamento dell’identità dell’interprete da quella dell’uno o dell’altro interlocutore. La seconda indagine è stata svolta a Genova in quanto negli ultimi anni questa città ha avuto un afflusso crescente di migranti e sta sperimentando delle iniziative di sostegno alle nuove minoranze etniche. Quindi tale indagine è portata a termine per documentare le prime risposte istituzionali offerte dalle amministrazioni locali o dalle associazioni di volontariato alla nuova realtà cosmopolita con cui il paese si deve confrontare. La ricerca è stata organizzata in una serie di colloqui con 15 mediatori, che dovevano rispondere a una serie di domande aperte, e in seguito essi dovevano rispondere a delle domande su degli aspetti specifici della mediazione e dell’interpretazione. Da questo studio è emerso che sebbene la maggioranza dei mediatori avesse frequentato i corsi di formazione per mediatori culturali organizzati dal Comune di Genova, i mediatori in maniera unanime riconoscevano la loro mansione principale nel fornire consulenza alla persona immigrata sulla realtà istituzionale del paese, quindi l’attività di interpretazione riveste un ruolo di primo piano.

Tutti i mediatori ritenevano che per “tradurre fedelmente” fosse necessario essere consapevoli di potenziali incomprensioni o tensioni derivanti da diversi sistemi culturali di riferimento, al fine di prevenire l’insorgere o di attenuarne la portata. Inoltre i mediatori valutano positivamente il coinvolgimento personale dell’interprete derivante dall’appartenenza etnica, in quanto fattore di riequilibrio dei “poteri” fra gli interlocutori. La terza indagine è stata svolta a Francoforte sul Meno e a Monaco di Baviera, la scelta è ricaduta su queste città per le scelte effettuate in Germania rispetto alle nuove esigenze comunicative, ritenute di natura occasionale. Lo studio mirava ad esplorare le nozioni di neutralità, visibilità/invisibilità e solidarietà, esso è stato impostato sulla base di due questionari: uno per gli interpreti che operano in campo sociale e l’altro per i dipendenti degli enti pubblici che si servono dei servizi d’interpretazione. Il risultato è stata la conferma che la presenza dell’interprete in campo istituzionale è tutt’altro che sistematica e che convive con soluzioni ad hoc di mediazione linguistica improvvisata e non professionali. Per cui la pratica professionale sarebbe completamente sganciata da percorsi formativi professionali.

Circa la metà degli operatori tedeschi ritiene che l’interprete sia un aiuto essenziale, non solo linguistico, una lieve minoranza ha affermato che rappresenti un ostacolo e i restanti hanno dichiarato di non poter svolgere al meglio le proprie funzioni durante le sessioni interpretate. Per cui si deduce che, per la maggioranza dei rispondenti, l’interprete in alcuni casi venga considerato come una figura invisibile grazie alla sua percezione come parte integrante dell’atto comunicativo; inoltre in relazione alla nozione di neutralità, all’interprete viene richiesto di avere un atteggiamento imparziale, di fare una traduzione accurata e completa e la conoscenza approfondita delle due lingue. Si può concludere dicendo che l’interprete partecipa attivamente alla situazione comunicativa senza essere ingerente , che la sua solidarietà verso l’uno o l’altro interlocutore non viene percepita come negativa dagli operatori su tale collaborazione, e che riscontra una maggiore neutralità dell’interprete nell’interpretazione dialogica rispetto a quella di conferenza.

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)