Alla ricerca dell’interprete ritrovato (3)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

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Attualmente nel campo della ricerca, Viezzi e Garzone sottolineano l’importanza che avrebbe il riconoscimento dell’interpretazione, non solo dell’interpretazione conferenza, e che le altre modalità abbiano pari importanza e dignità. A questo proposito sono state svolte delle indagini in diverse città: Melbourne, Genova, Monaco e Francoforte. A Melbourne risiede la comunità anglofona più numerosa del paese, e qui si trova un numero ampio di anziani che o non hanno acquisito una buona padronanza dell’inglese o che in vecchiaia sono tornati alla loro lingua madre ( o dialetto della regione d’origine); tutto ciò spiegherebbe la necessità ingente di interpreti di comunità la cui lingua madre sia l’italiano. L’indagine è stata svolta in una serie di strutture socio-sanitarie, centri di salute mentale, consultori e case di cura, da interpreti professioniste qualificate, durante i colloqui tra personale medico anglofono e pazienti italofoni.

Nelle varie interazioni sono state riscontrate delle ricorrenti figure: principal (mandante), recapitulator (ricapitolatore) e repoter (relatore) e in seguito sono state aggiunte quelle del narrator (narratore) e dello pseudo-co-principal (pseudo-co-mandante). A tale fine è stata ideata una “scheda delle osservazioni da compilare, in tutte le sue parti prima, durante e dopo la sessione. La scelta dei parametri è ricaduta su aspetti del linguaggio verbale e non, cioè del “grado di gestione dell’interazione” da parte dell’interprete, la quale lascia immutato il divario sociale tra gli interlocutori. La scheda raccoglie informazioni che riguardano:

  1. 1. I partecipanti, la situazione comunicativa (scopo e natura del colloquio) e il resoconto di eventuali briefing;
  2. Considerazioni generali sulla dinamica dell’interazione (es. argomenti discussi, azioni compiute dai partecipanti);
  3. Annotazione sull’interazione verbale (aspetti sintattici, fonologici e lessicali, divergenze sulla resa dell’interprete, footing= calchi)
  4. Annotazioni sull’interazione non verbale (gestualità, distribuzione dei partecipanti nello spazio, contatto visivo);
  5. Conclusioni (osservazioni riassuntive sulla singola sessione in merito a registro, indicatori verbali= status, indicatori non verbali= contact e grado di gestione dell’interazione)

Da ciò si è emersa la tendenza dell’interprete ad usare, nella resa del paziente, un’intonazione emotivamente più marcata rispetto a quella adottata dal medico, una velocità di locuzione più bassa, un registro informale e un lessico meno tecnico e a fare delle aggiunte all’enunciato originale a scopo di chiarimento, rassicurazione o esemplificazione; nella resa in inglese invece si è verificato l’opposto di quanto illustrato.

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Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)