Tradurre o l’incontro tra culture (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

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Tradurre i diritti umani in arabo
La traduzione dei diritti umani in arabo segue lo stesso processo, ma nella direzione opposta. Taieb Baccouche osserva che è proprio il riferimento internazionale basato “sull’idea fondamentale che i diritti umani costituiscono un insieme di valori universali” che è oggetto di divergenza. Il problema più importante – al di là del problema tecnico della traduzione, che non è insormontabile – riguarda alcuni concetti, non nella loro dimensione terminologica, ma nel loro riferimento culturale: in particolare la libertà di credo e di religione. Ciò solleva il problema teorico della traduzione: deve essere letterale o deve trasporre e trasmettere il messaggio? In quest’ultimo caso, il traduttore, in quanto intermediario tra l’autore e il lettore, svolge lo stesso ruolo o ha una particolare responsabilità? La traduzione dei diritti umani in arabo e i numerosi sconvolgimenti che ha provocato nei forum internazionali illustrano la difficoltà di abituare persone di “culture diverse ad ascoltare gli altri, a rispettare il loro punto di vista, a cercare di capire il loro messaggio e a stabilire una vera comunicazione, un vero scambio per arricchirsi a vicenda, in uno spirito di tolleranza”.

Ma non sono forse pie speranze quando sappiamo, seguendo i numerosi studi sul campo dell’antropologia culturale, che la visione dell’Altro è sempre stata strettamente dipendente da una “comprensione mediata delle culture attraverso il prisma dei racconti di esplorazione, dei rapporti degli amministratori coloniali e delle riviste missionarie”? L’antropologia, nonostante le buone domande che si pone, si scontra sempre con una di esse, per quanto fondamentale: quella della “rilevanza dell’opposizione canonica tra il carattere scritturale delle culture occidentali e la natura orale delle culture esotiche e quindi l’assenza correlativa, in quest’ultima, di qualsiasi ermeneutica”. In altre parole, i membri di una cosiddetta cultura orale si sentono analfabeti, analfabeti e vivono in un ambiente semiologicamente vuoto?

Spetta a Jack Goody di aver insistito sull’importanza della tradizione scritta, in particolare quella proveniente dalla civiltà arabo-musulmana – con tutto ciò che questo stesso contributo porta con sé da elementi greci, egiziani, sumeri, ecc. Sulle culture dell’Africa occidentale, come Bambara e Dogon, di solito presentate come isole pure di oralità e paganesimo.

Seguendo Jean-Luc Nancy, Rada Ivekovic si interroga sulla possibile esistenza di una via di mezzo tra traducibilità e intraducibilità, partendo dall’osservazione che se “la difficoltà di traduzione, la sua insufficienza, è una prova ” , essa condivide questa insufficienza e questa inadeguatezza con tutte le lingue e con tutte le lingue. A suo avviso, la traduzione è “la messa in contatto, l’aggrapparsi e il legame tra due (ognuno dei quali è plurale) che sarà trasformato in questo rapporto “. Di conseguenza, la traduzione non può differire dall’originale e ad esso corrisponde solo parzialmente. Non rende impossibile l’accesso all’originale, “lo rende altrimenti accessibile”. In breve, la traduzione “è creazione allo stesso modo dell’”originale”, ugualmente buona o nulla, ma indipendentemente”: la traduzione è possibile solo se l’”originale” e il traduttore si trasformano, e se il risultato – tradotto – coesiste con il suo “originale” differito e trasformato.

Vorremmo semplicemente concludere qui – molto provvisoriamente – sottolineando che, mentre non c’è dubbio sulla disuguaglianza linguistica (tra lingue dominanti e lingue dominate), che si riferisce ampiamente alla disuguaglianza tra paesi dominanti e paesi dominati, e sul fatto che la traduzione è una questione essenziale nelle lotte per la legittimità simbolica, culturale e letteraria di una lingua e di un paese, è tuttavia vero che la traduzione contribuisce, in modo più o meno decisivo a seconda dei casi, a trasformare, incorporando vari elementi, la lingua della traduzione e la lingua dell’”originale”.

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi