Tradurre o l’incontro tra culture (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

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Lo sfruttamento delle culture non europee
Lo stesso vale per la costruzione dell’Europa. In pratica, la diversità culturale europea è spesso il modo elegante per riconoscere tutto ciò che separa gli europei in termini di memorie, riferimenti e sistemi simbolici. Tuttavia, la posta in gioco è alta. Avere come orizzonte un’integrazione economica e la nascita di una nuova forma politica accompagnata da una messa in comune delle diverse culture che rispetta le singolarità e tuttavia produce progetti comuni costituisce una radicale innovazione storica.

La sfida è dunque la seguente: o si gioca sulle differenze e si rimane necessariamente nel quadro di una diversità culturale riservata alle élite, in quanto è vero che “queste identità sono al tempo stesso oggetto di fede e di fedeltà, e [.....] in quanto tali [....] costituiscono resistenza e [....] alimentano un’ambiguità”. O consideriamo che il punto comune delle diverse culture europee risiede “nel modo in cui hanno avuto, simultaneamente, ma comunemente, di relazionarsi con il resto del mondo”.

In altre parole, l’Europa è stata realizzata attraverso lo sfruttamento (appropriazione, saccheggio, distruzione) di culture non europee, la loro importazione/imposizione/incorporazione nella cultura europea, in particolare attraverso imprese coloniali e la traduzione di importanti opere letterarie non europee in una o l’altra lingua europea : Così, le traduzioni dei racconti delle Mille e una notte sono diventate parte integrante della cultura europea, “anche nel modo in cui hanno saputo tradire, troncare, distorcere o censurare il testo, non solo in quanto tale, ma anche attraverso le tante opere, letterarie, musicali,  pittoriche, cinematografiche, alle quali hanno dato origine”. Questa negazione dell’opera o cultura originale era già stata denunciata nel 1943 da Simone Weil, va ricordato, in un testo intitolato « À propos de la question coloniale dans ses rapports avec le destin du peuple français. »

Come risultato di questo processo storico, i paesi occidentali sono stati a lungo confrontati – in realtà – con la questione di come trattare le loro minoranze culturali. Questo vale naturalmente per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania o la Francia. Ma questo vale anche per l’Europa centrale : Ricordiamo, come ci invita a fare il filosofo croato Nenad Miscevic´, la terribile guerra che, durante l’ultimo decennio del XX secolo, ha distrutto e dislocato l’ex Repubblica Jugoslava. Miscevic´ tuttavia supplica per quella che chiama “intertraduzione”, che si basa sul fatto che la lingua dei serbi, croati e bosniaci è “più o meno comune”. Questa intertraduzione sarebbe, a suo avviso, un potente strumento per combattere ciò che minaccia di accadere oggi in questa regione: una profonda ignoranza per le generazioni future del passato e della storia di questi popoli. In breve, “la traduzione interculturale è essenziale per la stabilità e quindi indispensabile per l’ordine democratico europeo”.

Più in generale, se vogliamo compiere progressi verso l’integrazione europea, dobbiamo tenere conto dell’attuale diversità etno-culturale della maggior parte degli Stati europei per attuare misure politiche adeguate che richiedono un forte sostegno istituzionale per l’interazione e la comunicazione interculturale.

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Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi