Tradurre o l’incontro tra culture (3)

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L’invariabilità della cultura
Lévi-Strauss ritiene che: “La cultura può essere considerata come un insieme di sistemi simbolici, in primo piano dei quali la lingua, le regole matrimoniali, i rapporti economici, l’arte, la scienza e la religione. Tutti questi sistemi mirano ad esprimere alcuni aspetti della realtà fisica e sociale e, a maggior ragione, le relazioni che questi due tipi di realtà hanno tra loro e che i sistemi simbolici stessi hanno tra loro. » Questo è il fondamento dell’antropologia strutturale, la cui ambizione è quella di identificare e indicizzare le “invarianti” o “universali”, cioè quei materiali culturali che sono sempre identici da una cultura all’altra. Lévi-Strauss prenderà in prestito quattro idee essenziali da Ruth Benedict (la cui eredità appare chiaramente in Tristes Tropiques).

In primo luogo, le diverse culture sono definite da un certo modello (pattern). In secondo luogo, vi è un numero limitato di possibili tipi di culture. In terzo luogo, lo studio delle società “primitive” è il metodo migliore per determinare le possibili combinazioni tra elementi culturali. In quarto luogo, queste combinazioni possono essere studiate in se stesse, indipendentemente dagli individui che appartengono al gruppo per i quali rimangono inconsci. Lévi-Strauss è quindi in un certo senso l’erede dell’antropologia culturale americana, ma se ne distingue cercando di andare oltre l’approccio particolarista alle culture : Al di là dello studio delle variazioni culturali, si propone di analizzare l’invariabilità della cultura. Per lui, culture particolari non possono essere comprese senza riferimento alla Cultura, il “capitale comune” dell’umanità da cui attingere per sviluppare i loro modelli specifici.

Ma non basta proclamare che “l’umanità (o l’Occidente, o l’Europa, o l’Islam, ecc.) è forte nella sua diversità”. Secondo Bruce Robbins, la domanda fondamentale deve essere posta nei seguenti termini: “Se, nel bene e nel male, Huntington condivide con i suoi oppositori una valutazione positiva della diversità culturale, con quale logica passa dal rispetto delle culture inviolabili alla difesa degli interessi americani e, d’altra parte, i suoi oppositori potranno rinnegare questa logica? Per noi, che rispettiamo la cultura ma rifiutiamo di dare priorità agli interessi degli Stati Uniti (o di un’altra cultura, a seconda dei casi), è questa una via che possiamo evitare? »

La sfida è quella di “costruire un consenso che non si basa su un vago concetto di essenza umana predeterminata, ma è il risultato attivo del dialogo e della lotta. È anche la sfida della cultura stessa, che non deve avere paura di aprirsi per rivelare (e mettere in discussione) il suo carattere universale.

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Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi