In ambito europeo, la DGI, Direzione Generale Interpretazione, per poter garantire l’ampia gamma di soluzioni necessaria allo svolgimento di riunioni con 23 lingue ufficiali, utilizza tutte le tecniche di interpretazione simultanea esistenti.
Ieri abbiamo parlato del regime linguistico simmetrico (l’interpretazione è garantita da e verso tutte le lingue e ciò permette ai partecipanti di parlare e ascoltare nella loro lingua) e del regime linguistico asimmetrico (i partecipanti possono esprimersi in molte lingue ma l’interpretazione è fornita solo verso alcune).
Nell’articolo di oggi parleremo del retour (lo stesso interprete traduce da e verso due lingue) mentre in quello di domani parleremo del relais (interpretazione tra due lingue passando per una terza), del pivot (l’utilizzo di una lingua unica come relais) e dello cheval (un unico interprete lavora alternandosi in due cabine nell’ambito della stessa riunione).
Come brevemente accennato nel post di due giorni fa, generalmente gli interpreti di conferenza traducono verso la loro lingua attiva (cioè la loro madrelingua o Lingua A) a partire dalle loro lingue passive (Lingue C).
Tuttavia, alcuni interpreti, oltre alla propria madrelingua, hanno una conoscenza perfetta anche di una seconda lingua (definita Lingua B) che li mette in condizione di interpretare verso questa lingua partendo dalle altre lingue conosciute. Hanno cioè due lingue attive, anche se, per evidenti ragioni, spesso nella Lingua B non eseguono traduzioni in simultanea ma solo in consecutiva.
Sono pochi gli interpreti in grado di interpretare in due lingue e, quando ciò avviene, in gergo tecnico si dice che hanno un retour, un termine francese che significa “ritorno”. Molto rari sono i casi di interpreti che hanno più di due lingue attive.