Il doppiaggio: tra finzione e realtà

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Oggi viviamo totalmente immersi in un tipo di società influenzata e dominata dai mezzi audiovisivi che, con il passare del tempo, sono diventati il principale veicolo di trasmissione delle informazioni, della cultura e delle ideologie. Infatti, è proprio grazie alle tecniche utilizzate da questi mezzi che oggi siamo riusciti a superare le barriere linguistiche, consolidando in questo modo i contatti fra le diverse culture che popolano il nostro pianeta, contribuendo pertanto allo sviluppo del fenomeno della globalizzazione.

In quest’ambito, la traduzione è l’unica possibilità di mediazione linguistica e culturale in grado di superare tali barriere, in quanto è diventata uno strumento indispensabile nel panorama informativo e culturale di tutti gli abitanti del nostro pianeta. Tuttavia, fra le molteplici modalità di traduzione audiovisiva, la soluzione più adottata e praticata in molti Paesi europei è il doppiaggio cinematografico.
Dal mio punto di vista, si tratta di una modalità di traduzione chiaramente orientata verso la cultura meta, in quanto il suo obiettivo principale è quello di “annullare” il testo in lingua di partenza, cercando in questo modo di avvicinarsi quanto più possibile al suo pubblico destinatario. Sotto questa nuova luce, la traduzione cinematografica non deve essere concepita solo come un mero processo, bensì come un prodotto culturale. Tutto ciò fa sì che il traduttore audiovisivo lavori sempre nella consapevolezza dell’importanza della funzione del testo tradotto nella cultura di arrivo.

A tal proposito, per portare a termine l’obiettivo principale di qualunque tipo di traduzione, il traduttore dovrebbe intervenire nel testo soprattutto sul piano linguistico, in quanto il linguaggio utilizzato dai mezzi audiovisivi costituisce le “viscere” della cultura (la cui funzione principale è quella di dotare di significato il mondo e renderlo comprensibile). Pertanto, nell’ambito della comunicazione interculturale, bisogna concepire la cultura come la principale unità di traduzione. Secondo quanto appena affermato, credo che il merito principale del doppiaggio sia concretamente quello di considerare la cultura nazionale di arrivo come l’oggetto principale del processo traduttivo. Quest’ultimo aspetto, sommato alle ragioni storiche, nazionaliste e protezioniste, ha contribuito a favorire principalmente il doppiaggio rispetto al sottotitolaggio (diretto invece alla cultura di partenza).

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