Il corpo rivela ciò che nella lingua si cela

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Non a tutti capita di osservare una persona, e per “osservare” si intende entrare in quell’immenso mondo dell’interiorità umana che non viene considerato del tutto, o almeno, non quello che realmente si vuol far vedere. Facendo una riflessione, c’è sempre una parte nascosta che non si mostra agli altri con il semplice linguaggio verbale e dunque il semplice parlare, bensì attraverso la gestualità del corpo. A volte esso è spontaneo, naturale, dovuto a sintomi o reazioni involontarie, ma qualunque sia la ragione, il corpo trova sempre il modo di comunicare. Se ci si fa caso, è sin da prima della nascita che i gesti entrano in scena, come ad esempio quel tenero momento in cui il bambino, ancora in grembo, dà dei “calcetti” ogni volta che si muove per far notare a tutti la sua presenza.

Così come il neonato utilizza i propri piedini, l’uomo, durante il suo percorso di vita, si fa capire attraverso espressioni facciali, movimenti del corpo e persino degli stessi occhi; tutto si può esprimere senza neanche aprir bocca. Qualsiasi gesto, postura o anche un semplice sguardo sono un vivo segnale di comunicazione, il che significa scambiarsi informazioni l’un l’altro. Perché si utilizza il verbo “scambiare”? Rispondere è naturale, poiché, quando una persona manda un segnale al suo interlocutore, ha come obiettivo che quest’ultimo dia una sorta di “feedback”, ossia una risposta da parte del ricevente affinché abbia percepito quella determinata informazione. Questo è comunicazione, positiva o negativa che si voglia intendere. Ebbene sì, un gesto che sembra apparentemente normale, in altri ambiti e paesi risulta totalmente diverso e talvolta offensivo. Ciò accade perché il linguaggio del corpo non è sempre lo stesso in tutto il mondo, sicché ogni cultura possiede tradizioni distinte.

Un chiaro esempio lo si può notare nel classico “gesticolare”, tipico del popolo italiano (particolarmente diffuso nel sud del Paese); ciò non significa che è l’unico a farne uso, ma uno stesso gesto eseguito altrove ne trasforma il significato, tant’è che in Gran Bretagna, ad esempio, la “V” in segno di vittoria con il palmo della mano rivolto verso di sé equivale ad un segno irriverente. Per cui bisogna prestare molta attenzione a come ci si esprime, nonostante ci sia l’abitudine di accompagnare sempre un gesto a ciò che si vuol dire. Tuttavia l’atto vero e proprio o movimento che sia ha avuto origine ancor prima del linguaggio, poiché era l’unico metodo di comunicazione primitivo dell’uomo, non essendosi ancora evoluto per poter fare uso del linguaggio verbale.

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Articolo scritto da:
Francesca Dutti
Traduttrice
Foggia