Critica letteraria e traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Se si accetta l’idea che la traduzione è la scrittura derivante dalla lettura di un testo e che la critica letteraria aspira ad insegnare alla gente a leggere i testi, risulta poi sorprendente scoprire quanto queste due discipline siano spesso in antitesi fra loro. Condividono lo stesso oggetto e hanno una passione comune, ma i loro sguardi non potrebbero essere più diversi.
La legittima ambizione della critica letteraria è stabilire il significato dei testi analizzati al fine di aumentare il sapere e la conoscenza nella storia della letteratura.
Gli interrogativi cui cerca di dare risposta sono innumerevoli e per riuscirci conduce un’analisi scrupolosa sulla trama, sui protagonisti, sullo stile di scrittura, sulla stessa esistenza del testo. Le risposte che dà fissano saperi che verranno appresi e ripetuti nel tempo dal movimento letterario. Nella sua pretesa di catturare la totalità del significato e di prescrivere la corretta lettura, la critica è totalitaria.

Al contrario, la traduzione non produce saperi, il risultato del suo lavoro non è ripetibile in forma di manuale scolare, ma di pratiche di scrittura, ognuna diversa dall’altra. Ciascuna di esse moltiplicherà le letture garantendo un futuro al testo originale. La critica letteraria invece fissa il luogo del suo obiettivo nella storia e lo sclerotizza con le sue tassonomie.
La traduzione si interessa del testo nel suo aspetto più dinamico in quanto generatore di effetti. Al traduttore non interessa tanto il perché si sono prodotti certi effetti, quanto il come. Egli sa bene che trovare la risposta a questa domanda lo metterà nella condizione di poter riprodurre efficacemente tali effetti nel testo tradotto.
La naturale ambizione del traduttore non è fissare il significato dell’originale, quanto mantenere intatte le sue ambiguità.