Critica, calcio e traduzione

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Prima o poi, tutti saremo bersaglio della critica. La critica (erroneamente percepita in maniera negativa nella maggior parte dei casi) è uno strumento eccellente per calibrare le nostre capacità. Il suo obiettivo è di fare in modo che il lettore e responsabile del testo ripensi alle sue scelte, analizzi gli adattamenti, corregga gli errori, insomma, migliori e si perfezioni per il lavoro successivo. Il critico è una figura di solito puntigliosa verso quello che lui non reputa buono, e il buon critico sa anche quando dare un giudizio positivo, elogiare, fare in modo che la persona criticata capisca qual è la parte positiva e quale la negativa in quello che fa.

E questo è estremamente positivo. Un applauso ai buoni critici, che fanno in modo che il nostro lavoro migliori giorno dopo giorno. D’altra parte, l’avvento delle reti sociali ha formato un esercito di critici. Di tutti i tipi. Il più comune, quello di cui ce n’è anche troppi, somiglia molto a un altro tipo piuttosto conosciuto: il critico di calcio.

Immaginate la scena con me: il tipo gioca a calcio ogni quindici giorni, è un tifoso fanatico della sua squadra, sa tutte le formazioni fin dalla fondazione del club, e per questo crede di poter criticare il tecnico che vive, respira e si guadagna la vita allenando, formando e rimpastando la squadra per vincere il campionato. Gli sbagli capitano, problemi di allineamento, giocatori infortunati, cattiva sorte. La squadra perde. E allora il tipo distrugge il tecnico, l’équipe, e pensa che, se ci fosse lui a capo della squadra, le cose andrebbero molto meglio.

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Fonte: Articolo scritto da Petê Rissatti e pubblicato l’08 dicembre 2014 sul blog Ponte de Letras

Traduzione a cura di:
Raffaella Piazza
Traduttrice Freelance PT/FR > IT
Bologna