Critica, calcio e traduzione (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

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Secondo passo: richiamare alla ragione l’autore della critica e quelli che l’hanno applaudita. Dobbiamo prendere una posizione quando un collega si trova ad affrontare una critica dura, e con ancora più veemenza quando la critica è completamente infondata. La traduzione è ancora vista da molte persone come “un male necessario”, il che è triste. Per criticare, bisogna saperla lunga, o perlomeno averne una nozione (ma anche nel tal caso bisogna stare attenti a criticare). Non che tutti debbano essere traduttori per valutare se una traduzione è buona o no, ma è necessario avere un minimo di buon senso. La mia critica è fondata? Ho alle spalle una riserva di letture ed esperienze sufficiente per attaccare un traduttore senza avere in mano il testo originale e senza sapere come si è svolto il processo editoriale? Alcuni errori sono ovvi. Altri neanche tanto. È lì che si annida il pericolo.

E il passo zero per ogni traduttore è studiare. Restare in contatto con le teorie, le discussioni e la storia della traduzione. Avere più autocritica che critica. Sapere come difendere le proprie scelte e decisioni con tutti gli strumenti possibili.
Traduzione vuol dire scelta e, per questo motivo, funziona sempre quel vecchio trucco: dai lo stesso paragrafo a due traduttori diversi e avrai due traduzioni diverse. Probabilmente arriveranno allo stesso punto, ma possibilmente prenderanno percorsi molto diversi. Anche se entrambe saranno corrette, non saranno uguali. Nella traduzione letteraria, sapere scegliere è uno dei trionfi del buon traduttore, ciò che lo differenzia dagli altri.

Personalmente, sono un grande fan della buona critica, anche quando non è molto favorevole. Mi infastidisco quando viene sottolineato qualche errore, chiaro, ma con me stesso. Allo stesso tempo, quando ricevo una critica negativa, aumenta ancora di più la mia voglia di sistemare, di perseguire quello che non so, chiarire dubbi, dirimere questioni, risolvere quello che deve essere risolto. Quando arriva una critica positiva, ne sono molto felice, ma ancora con quella certezza che posso ancora migliorare, sempre. La buona critica, alla fine, è quello che ci fa progredire. Al contrario della critica infondata, che non porta niente di buono, anzi. Ed è da questa che ci dobbiamo difendere e contro di lei che dobbiamo prendere posizione.

Fonte: Articolo scritto da Petê Rissatti e pubblicato l’08 dicembre 2014 sul blog Ponte de Letras

Traduzione a cura di:
Raffaella Piazza
Traduttrice Freelance PT/FR > IT
Bologna