Cervello e bilinguismo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Sapevate che sulle coste occidentali della Thailandia vive una comunità di nomadi che riesce a “vedere come delfini”? Si tratta degli straordinari bambini della tribù Moken. Questi passano gran parte della giornata immersi in acqua, procacciando cibo, e possono chiaramente vedere tutto ciò che c’è sott’acqua, come se fossero dei delfini. Questa peculiarità dimostra chiaramente il potere che l’esperienza può esercitare sulla fisiologia dei nostri corpi. Il cervello, proprio come gli occhi dei bambini Moken, ha la straordinaria abilità di cambiare struttura e funzionalità in risposta a stimoli ambientali o all’esperienza. A questo punto mi è venuto spontaneo chiedermi che effetti potesse avere l’esperienza di apprendimento di una o più lingue sul nostro cervello e, viceversa, quale fosse il ruolo del cervello sull’apprendimento delle lingue.

Più della metà della popolazione mondiale studia attivamente o parla una seconda lingua. Molte di queste persone nascono bilingue, mentre molte altre imparano le lingue successivamente, per lavoro o per immigrazione, per esempio. Nel mondo odierno, sempre più connesso, fenomeni come la globalizzazione e la diffusione di tecnologie digitali, forniscono un valido stimolo alla rapida crescita di società basate sul multilinguismo.
In questo contesto, molto spesso gli scienziati si sono domandati come fosse possibile per un solo cervello, gestire due o più lingue. Infatti, il processamento del linguaggio è una delle attività più complesse compiute dall’essere umano.

Ci sono due differenze principali tra i soggetti monolingue e quelli bilingue. Prima di tutto, i secondi sono meno esposti a ciascuna delle due lingue rispetto a quanto i monolingue sono esposti alla loro unica lingua. In secondo luogo, una delle difficoltà più grandi delle persone bilingue consiste nel bisogno di distinguere le lingue alle quali sono esposti e nel saper gestire l’interferenza tra queste. Anche se la discriminazione delle lingue non sembra essere un gran problema per i bambini (fatta eccezione per idiomi simili, come lo spagnolo e l’italiano), i bilingue richiedono un’attività di processamento del linguaggio più intensa. Infatti, la capacità di evitare errori ed interferenze di linguaggio, indica che la selezione di quest’ultimo avviene con incredibile accuratezza. Tutto ciò si traduce in un aumento dell’attività cerebrale e, più in dettaglio, in un aumento delle funzioni esecutive, ossia funzioni deputate al controllo del comportamento.

Inoltre, l’apprendimento di una seconda lingua è spesso accompagnato da cambi anatomici nella struttura del cervello. Per esempio, è frequente riscontrare nei soggetti bilingue una maggiore densità di materia grigia ed integrità di materia bianca. Questi parametri variano in base all’età di apprendimento della lingua, alla padronanza della lingua e al tipo di lingua. E ancora più sorprendente è che questi cambi possono avvenire in seguito ad esposizioni anche brevi ad una lingua straniera, sottolineando l’incredibile plasticità del sistema nervoso umano, anche negli adulti.

Nel 1962, in uno dei primi studi sul bilinguismo, condotto da Peal e Lambert (Peal E, Lambert W., 1962), i due autori concludono così:
“I bambini, in seguito all’esperienza dell’apprendimento bilingue, sembrano aver sviluppato una flessibilità mentale, una superiorità nella formazione dei concetti, un più diversificato insieme di abilità mentali”.
A distanza di quasi 60 anni da questo studio, possiamo definire la flessibilità mentale che caratterizza gli individui bilingue come una migliore capacità di processare le informazioni efficientemente ed in maniera adattativa.
È chiaro che, non solo i cervelli, ma anche le menti delle persone bilingue vengono modellate in maniera unica dall’esperienza.

Autore:
Roberta Giannetti
Professione: Biologa, aspirante traduttrice scientifica

Referenze: – Osterhouta L. et al. Second-language learning and changes in the brain. J Neurolinguistics. 2008, 21(6): 509 -521 – Peal E, Lambert W. The relation of bilingualism to intelligence. Psychol. Monogr. 1962, 76:1-23 – Ping L. et al. Neuroplasticity as a function of second language learning: Anatomical changes in the human brain. Cortex. 2014, 301-324 – Sayuri H. and Viorica M. Consequences of multilingualism for neural architecture. Behavioral and brain functions. 2019, 15:6