La buona o la cattiva reputazione di un’agenzia di traduzioni dipendono, com’è ovvio, dalla qualità delle traduzioni che realizza e dalla tempistica con la quale le consegna ai propri clienti.
Se, come si suol dire, il buon giorno si vede dal mattino, una buona agenzia di traduzioni dovrebbe, già in sede di preventivo, porre delle domande chiave al cliente per determinare con precisione i costi e le tempistiche di consegna, nonché per assicurare al cliente stesso un risultato di qualità.
A volte purtroppo anche le migliori agenzie di traduzione prescindono dal formulare queste domande ed eseguono il lavoro di traduzione senza disporre delle necessarie informazioni.
Questo accade principalmente per mancanza di tempo, ma sarebbe meglio che non accadesse mai. Purtroppo al giorno d’oggi il mondo viaggia a mille all’ora e in qualche caso, anche i project manager più attenti e scrupolosi incorrono in queste leggerezze. Talvolta sono i clienti stessi che preferiscono sorvolare su quest’aspetto e chiedono all’agenzia di andare direttamente al sodo perché hanno una fretta tremenda di ricevere il documento tradotto.
I risultati possono essere buoni lo stesso, non è detto che non lo siano, ma sicuramente operando in questo modo si corre il rischio di non prestare un servizio di qualità.
Tutto ciò che abbiamo detto vale per tutti i clienti ma a maggior ragione per quelli potenziali e per quelli relativamente nuovi, dei quali sappiamo poco o nulla e coi quali potremmo instaurare una proficua e duratura relazione lavorativa mostrando fin da subito la nostra professionalità.
Per dare la misura di quanto sia importante la comunicazione con il cliente possiamo tranquillamente affermare che per raggiungere il miglior livello di qualità possibile di una traduzione, oltre a formare un team di traduzione di alto profilo, l’ideale sarebbe che il cliente stesso che l’ha commissionata, o comunque il soggetto che ne deve usufruire, si unisse al team stesso e partecipasse attivamente al progetto.
Ovviamente questa rimane quasi sempre un’utopia e, a nostro modo di vedere, è pure giusto che sia così. La presenza fisica del cliente sul luogo di traduzione, nella quasi totalità dei casi è un lusso che nessuno si può permettere. A nostro giudizio si tratta di un’idea commercialmente perdente che abbiamo comunque voluto esporre per sottolineare l’importanza del dialogo con il cliente.