3) Terza traduzione: traduzione della relazione fra il prototesto Gesù e il contesto in cui era inserito. Sin dal titolo si può intuire il punto di vista da cui il musical traduce la Sacra Scrittura: Jesus Christ Superstar – ovvero, aggiungiamo noi, il fenomeno Gesù. Possiamo considerarla una versione target-oriented in primo luogo per il suo focalizzarsi sul primo “target” cui si rivolgeva la Parola di Cristo e la Parola fatta Cristo: i suoi più vicini contemporanei. I primi ricettori e le loro reazioni, quelli per cui Gesù fu una star. L’essere una star, infatti, ha come condizione avere un pubblico. La ricezione del fenomeno Gesù, questa la dominante seguita dall’opera cinematografica. Un inventario delle reazioni provocate dall’avvento del Messia.
Fu una rivoluzione, questo vuol dirci il film, una scossa per tutti. Una di quelle pacifiche (almeno negli intenti) che tanto piacevano all’Occidente degli anni ’70, ma pur sempre una rivoluzione, dopo la quale il mondo non avrebbe più potuto essere lo stesso. E ognuno si difese o vi si arrese a modo suo.
Da una parte fu un fenomeno collettivo, fenomeno di massa, pur senza potersi servire, all’epoca, dei moderni media: “Israel in four b.C. had not mass communication!”. La folla si mosse compatta, tanto nell’acclamare e adorare Gesù, quanto nel chiedere a Pilato di farlo crocifiggere.
Una parte dei suoi seguaci, capeggiati da Simone Zelota, travisò la sua Parola e vide in Gesù un nuovo capo politico, destinato ad essere re sulla terra prima che nei Cieli e a lottare contro l’oppressore romano.
Ma il film analizza soprattutto risposte diversificate, voci singole.
Ecco ciò che spiega il grande spazio dedicato ai comprimari rispetto al protagonista; e molta voce in capitolo è concessa a quei personaggi che poco hanno goduto della simpatia della cristianità: i sommi sacerdoti, Pilato, Erode, e più di tutti Giuda. Per la prima volta ascoltiamo la loro campana, e il fatto di esprimere le loro ragioni, non mediate dalla prospettiva necessariamente di parte di un evangelista, permette loro, per quanto possibile, di riabilitarsi. Si manifesta così una tendenza alla traduzione del non-detto nel Vangelo, di ciò che volutamente o no è restato implicito. La dominante dell’opera richiede cioè l’esplicitazione, nel metatesto, di dati impliciti nel testo originale del Vangelo: si ha quindi un’aggiunta di significato che, come ogni traduzione, si concepisce come ipotesi, o come dice Eco, come scommessa. Ognuno, quindi, reagisce secondo il suo ruolo e, all’interno di questo, a modo proprio.
Gli apostoli, gli amici, che gli sono più vicini, e che lo accompagnano nella sua tournée, sono ansiosi di vederlo sfondare nella capitale (“When do we ride to Jerusalem?”) ma non sempre lo comprendono.
Maria Maddalena, l’ex prostituta, vive per lui il suo primo amore platonico, così totale da non volerlo vedere realizzato, per non ridurlo, perché non sia “just one more”, solo un altro. Gesù porta un cambiamento radicale nella sua vita.
Anna e Caifa, i sommi sacerdoti, lo percepiscono come una minaccia per l’intera nazione, ma soprattutto per il loro ruolo, poiché li mette alle strette tra la folla che lo chiama “re” e il potere politico detenuto dai romani.
Erode lo accoglie alla sua dissoluta corte che sembra anticipare il quasi contemporaneo inglese Rocky Horror. Il re è decisamente incuriosito dal “fenomeno”, ma, deluso nella sua aspettativa di vedere realizzati miracoli su richiesta (“Prove to me that you’re divine, change my water into wine” e ancora “I only ask things I’d ask any superstar”), lo rispedisce da Pilato.
Domani sarà pubblicata la terza parte dell’articolo.
Autore dell’articolo:
Mirta Cimmino
Traduttrice EN-FR-ES>IT
Napoli