Le traduzioni dei libri in dialetto

 Categoria: Storia della traduzione

Alcuni scrittori danno alle traduzioni dei loro libri la stessa importanza che danno alla stesura vera e propria in lingua originale. Non a caso, scrittori del calibro di Milan Kundera, Ismail Kadare e Günter Grass, controllano il processo di traduzione in ogni sua fase. Altri invece preferiscono rimanerne ai margini, non certo perché sottovalutino l’importanza delle traduzioni, quanto perché magari non hanno la competenza linguistica per esserne resi partecipi, il che spesso regala grandi gioie ai traduttori.
In certi casi, la reazione degli autori di fronte alle trasformazioni che subiscono le loro opere è di aperto disappunto, se non di totale chiusura. Henri Michaux (1899-1984), poeta belga naturalizzato francese e tradotto a moltissime lingue, non aveva alcuna fiducia nelle traduzioni ma il suo rifuto era massimo se la traduzione doveva essere fatta ad un dialetto.

Lo si evince molto chiaramente dai toni apertamente polemici coi quali si rivolge ad un suo tanto frustrato quanto ammirato traduttore in una famosa lettera:
“Il dialetto di cui mi parla (il vallone ndr) non mi è del tutto sconosciuto. Se lei sapesse che più della metà delle traduzioni americane dei miei scritti dovrebbe essere rifiutata perché piatta e volgare (a sentir dire i traduttori avrebbero trasmesso il lato semplice), capirebbe perché diffido dei dialetti nei quali, sebbene sia pacifico che un poeta possa scrivere, non si può fare una traduzione senza maltrattare le sfumature dell’originale”.

Traslitterazione di alfabeti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando due lingue utilizzano alfabeti con grafemi e fonemi diversi, uno dei problemi principali che sorgono quando si vuole trasportare un toponimo o un nome proprio di persona da una lingua all’altra è la rappresentazione fedele dei segni.
L’alfabeto russo, ad esempio, utilizza caratteri cirillici, molto diversi dall’alfabeto latino. Tutti avranno sentito parlare di Gorbaciov, famoso presidente che diede impulso, nella seconda metà degli anni 80, ai processi di riforma noti come perestrojka e glasnost. Se, oltre ad aver udito questo nome, vi è anche capitato di leggerlo, avrete notato che non c’è affatto accordo sui grafemi da utilizzare: Gorbaciov, Gorbachov, Gorbáchov, Gorbachoff, Gorbatcheff, Gorbachev, Gorbacev, Gorbačëv e diverse altre rappresentazioni approssimative della grafia russa.
Oltre che con l’alfabeto cirillico, gli stessi problemi sono presenti con il greco, con l’ebraico, con l’arabo, il cinese, il giapponese, l’hindi e moltissimi altri alfabeti.

È d’obbligo ricercare la corenza anche perché non è in gioco solo la fonetica, possono sorgere problematiche di tipo giuridico-amministrative. Nei documenti personali come le carte d’identità, i passaporti, i certificati di nascita ed altri documenti anagrafici, accade di frequente di imbattersi in nomi propri di persona o nomi geografici traslitterati in modo diverso. Si tratta delle stesse persone, degli stessi luoghi di provenienza?

Per risolvere queste problematiche, sarebbe opportuno stabilire delle regole precise a livello internazionale. Tali norme dovrebbero riprodurre con la massima fedeltà possibile i fonemi originali, un compito attualmente lasciato all’arbitrio dei singoli traduttori, i quali scelgono di volta in volta la traslitterazione che ritengono più adeguata. L’elaborazione dei criteri di traslitterazione comuni dovrebbe essere affidata ad un organismo sovranazionale dotato del necessario riconoscimento e della necessaria autorità per svolgere tale delicato compito.
I traduttori sarebbero molto facilitati nel loro lavoro e potrebbero così comunicare senza indugi ai lettori che il signor Gorbaciov è e sempre sarà unicamente il signor Gorbaciov.

La traduzione dell’arabo

 Categoria: Le lingue

Come molti sapranno, l’arabo è la lingua ufficiale di tutti i paesi del Maghreb (situati a ovest del Cairo), della penisola araba, dell’Egitto, del Sudan, di Gibuti, della Somalia e di tutti i paesi del Mashrek (situati a est del Cairo e a nord della penisola araba).
A differenza del latino, che nel corso del tempo si è diversificato dando origine alle lingue romanze, la lingua araba, almeno nella sua forma scritta, è rimasta pressoché intatta.
Tuttavia, nonostante l’arabo standard (chiamato anche arabo classico), sia la lingua scritta per eccellenza, nessuno la parla. Per le comunicazioni orali le persone utilizzano i dialetti che si sono sviluppati in ogni regione nel corso del tempo. Tali dialetti sono numerosissimi e variano in modo sensibile da una regione all’altra. Alcuni di essi sono così diversi da non essere intelligibili fra loro.
Questa situazione di diglossia è però un’arma a doppio filo. Da un lato ha contribuito a mantenere unito il mondo arabo, ma, dall’altro, ha costituito e costituisce tuttora un ostacolo per risolvere gli enormi problemi di analfabetismo di cui soffrono molti paesi arabi. D’altronde, per persone che parlano tutti i giorni una certa lingua non è affatto semplice imparare a scrivere in un’altra.

Per quanto riguarda la letteratura contemporanea, e in modo particolare il romanzo, per gli scrittori è sempre più difficile trattenere l’impulso di scrivere in dialetto, la lingua che hanno sempre parlato fin da bambini. Quando l’impulso è troppo forte, qualche parola in dialetto fa la sua comparsa all’interno dei libri. Fino a pochi anni fa questo fenomeno rimaneva confinato ai dialoghi, ma, con il tempo, ha preso sempre più piede e ormai qualche parola in dialetto, seppur in modo timido e disordinato, appare anche nella narrazione. Chi si occupa di traduzione letteraria dall’arabo si trova a dover riflettere questo peculiare sdoppiamento linguistico, difficilmente risolvibile in modo soddisfacente a meno di non fare ricorso alle note. La difficoltà deriva dal fatto che un dialetto arabo non è un gergo, non è un registro colloquiale di un registro colto, non contiene inesattezze lessicali o sintattiche, né identifica una classe sociale. Non è una lingua “parlata male”, è semplicemente la madrelingua dell’autore e dei suoi personaggi.

Dizionari on-line

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’idea di raccogliere in ordine alfabetico le parole della lingua inglese, fornendo per ciascuna di esse una definizione, cominciò a diffondersi nel settecento.
Il primo vero dizionario fu realizzato nel 1755 da Samuel Johnson. La sua opera rimase lo standard di riferimento fino al 1879, anno in cui la Oxford University Press, casa editrice dell’omonima università, lanciò il proprio dizionario, anche se la prima raccolta completa venne pubblicata solo nel 1928. La seconda edizione vide la luce dopo ben sessantuno anni, nel 1989. Accanto alla versione integrale, composta da venti volumi e tuttora in vendita a 750 sterline, si trova in commercio la versione ridotta, l’Oxford Dictionary of English, che consta di un solo volume ed è quello che si trova nelle case della gente.

Dopo più di vent’anni d’attesa per la terza edizione cartacea, laborioso progetto a cui una squadra di lessicografi lavora ininterrottamente dal 1989, è giunta la notizia che non verrà pubblicata: l’Oxford English Dictionary, pietra miliare della lingua inglese, fonte di ispirazione per tutti i dizionari e punto di riferimento per milioni di persone nel mondo, uscirà soltanto in versione digitale, sul web.
La decisione è motivata da questioni prettamente economiche: la versione integrale dell’Oxford English Dictionary, in quasi un secolo e mezzo, non ha mai prodotto profitti. Al contrario, la versione digitale, è già un successo commerciale e, con il tempo, lo sarà sempre più.
Gli introiti provengono dagli abbonamenti annuali (che costano 250 sterline) e dai diritti d’autore versati da Google, che lo utilizza come base per il suo motore di ricerca.

Il fatto che questo caposaldo della lingua inglese lasci il campo al proprio gemello digitale, è semplicemente un segnale dei tempi che cambiano.
I dizionari cartacei si vendono sempre meno, sono pochi quelli che continuano a consultarli, la maggior parte delle persone preferisce i dizionari on-line, nei quali gli aggiornamenti, come la cancellazione di termini desueti e l’inserimento di termini nuovi, avvengono in tempo reale, non dopo ventuno anni.
Questo cambiamento epocale non rimarrà confinato solamente ai dizionari ma riguarderà il settore editoriale nel suo complesso. Si calcola che nel giro di trent’anni quasi tutte le pubblicazioni cartacee si saranno trasferite sul web. Già adesso, negli Stati Uniti, le vendite di alcuni titoli di e-books, i libri elettronici da leggere su supporti come l’iPad, superano nelle vendite i libri cartacei. Lo stesso accadrà prima o poi a tutti i titoli e il fenomeno si estenderà a tutto il mondo. I libri di carta sembrano inesorabilmente destinati a rimanere a prendere polvere sugli scaffali delle biblioteche. Il mondo che verrà li leggerà e li consulterà sui computer o sui lettori digitali.

La prima programmatrice di computer

 Categoria: Storia della traduzione

Il nome di Ada Augusta Byron non ha trovato molto spazio sui libri di storia. Ciononostante, il contributo che ella ha dato alla matematica e in parte anche alla traduzione, è stato davvero notevole.
Ada Augusta Byron nacque nel 1815 dall’unione di Lord Byron, celebre poeta inglese, e di una nobildonna di nome Anne Isabella Milbanke, grande appassionata di matematica e per questo soprannominata dal marito “La principessa dei parallelogrammi”.
Ada, come tutte le giovani di buona famiglia dell’epoca, ricevette un’istruzione di altissimo livello. Oltre alla letteratura, alla musica, alla religione e alle lingue straniere, grazie alle inclinazioni materne e a quelle del suo futuro sposo, William King, Conte di Lovelace, ebbe la fortuna di ricevere lezioni di matematica dai migliori insegnanti del suo tempo.
Ada sviluppò così un talento e una sensibilità particolari per questa disciplina che la portarono nel corso del tempo a stringere un solido legame di amicizia e collaborazione con l’eminente studioso Charles Babbage.

Babbage si avvaleva del contributo di Ada per presentare le sue scoperte e le sue invenzioni, una delle quali fu la cosiddetta Analytical Engine, embrione dei moderni computer.
Nel 1843, Ada Byron iniziò a tradurre il testo della relazione riguardante la “Macchina Analitica” che il matematico Menabrea aveva presentato alla comunità scientifica internazionale a Ginevra. Nella relazione venivano descritte le possibili applicazioni della macchina e la traduzione di Ada sarebbe servita a presentare l’invenzione in Inghilterra, al fine di ottenere appoggi e finanziamenti.

Ada non si limitò a tradurre letteralmente la relazione di Menabrea perché si rese immediatamente conto che, affinché alcuni passaggi potessero essere compresi, non era sufficiente tradurli, occorreva aggiungere alcune note chiarificatrici.
Le note che Ada aggiunse di suo pugno acquisirono fin da subito un’importanza pari alla traduzione stessa. Le note furono pubblicate assieme alla traduzione della relazione in un volume intitolato “Memoire”, nel quale si spiegava come la macchina riuscisse a risolvere complicati calcoli numerici.
A dispetto di alcune critiche ricevute anni dopo, le note di A.A.L., com’era solita firmarsi Ada (Ada Augusta Lovelace) sono considerate tuttora come il primissimo algoritmo creato per essere elaborato da una macchina. Per questo motivo, molti considerano Ada addirittura la prima programmatrice di computer al mondo esistita. Non a caso, nel 1980, il linguaggio di programmazione che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti avrebbe utilizzato per i suoi progetti futuri, venne chiamato “Ada” in suo onore.

Errori dei traduttori inesperti (5)

 Categoria: Traduttori freelance

Con questo articolo concludiamo la rassegna sui più comuni errori dei traduttori inesperti.

9) Si lamentano del fatto che sul mercato ci siano molti traduttori ”improvvisati” che si spacciano per traduttori professionisti
Su internet, l’abbiamo detto più volte, si trova veramente di tutto: dal giovane diplomato che ha trascorso un’estate all’estero e per questo crede di essere già un traduttore, all’agenzia di traduzioni con decine di traduttori professionisti al suo interno. È evidente che il primo, almeno in linea di principio, non può offrire un servizio pari alla seconda ed è pacifico che chi non ha le capacità e l’esperienza per tradurre certi tipi di documenti non dovrebbe offrire servizi di traduzione di nessun genere. Detto questo però, chi stabilisce quali siano i requisiti del buon traduttore? Chi stabilisce chi ha il diritto di tradurre e chi no?
In linea di massima l’università forma nella maniera adeguata i futuri traduttori ma è anche vero che ci sono traduttori laureati del tutto impreparati e traduttori non laureati bravissimi.
Non è scritto da nessuna parte che per tradurre occorra essere laureati. Certo è un titolo di merito ma non è obbligatorio. I traduttori laureati, probabilmente per la loro natura di perfezionisti cui facevamo riferimento giorni fa, si ritengono a priori migliori del resto della popolazione in questioni linguistiche, una specie di razza superiore della lingua. E mettono alla berlina sulla pubblica piazza chi si dedica all’attività della traduzione senza avere un titolo di studio specifico. In realtà, anche senza tirare in ballo l’agenzia top, esistono moltissime figure professionali in grado di fornire servizi di traduzione di altissima qualità.

10) Traducono senza essersi registrati come lavoratori autonomi
I traduttori che si lamentano della presenza sul mercato di improvvisatori che rubano il lavoro ai professionisti magari sono poi gli stessi che fanno traduzioni senza essersi registrati come lavoratori autonomi. L’essere professionisti comporta il fornire un servizio professionale dalla a alla z, ivi compresa l’emissione della fattura al cliente e il pagamento delle tasse corrispondenti. Chi lavora senza emettere ricevute fa concorrenza sleale ai traduttori onesti e arreca un danno in termini di immagine a sé stesso e alla categoria nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (4)

 Categoria: Traduttori freelance

Questo è il penultimo post dedicato agli errori dei traduttori inesperti, l’ultimo verrà pubblicato lunedì.

7. Chiedono tariffe troppo basse
Si è radicata la convinzione che offrendo delle tariffe di traduzione bassissime si possano costruire relazioni stabili con i clienti e con le agenzie di traduzione per ottenere una mole di lavoro costante e continuata nel tempo. Il prezzo, inutile negarlo, è uno dei fattori chiave del mercato, ma non è l’unico e non è nemmeno il più importante. Ragionare solo in termini di prezzo alla lunga non paga, è come una coperta corta, se tiri troppo da una parte rimani scoperto dall’altra. Un prezzo basso inizialmente porta sicuramente lavoro, ma il lavoro, se non è ben remunerato, porta a varie conseguenze nefaste. La prima è la graduale perdita di motivazioni, cui farà inevitabilmente seguito l’abbassamento della qualità delle traduzioni. Parallelamente si assisterà anche ad un progressivo peggioramento della qualità della propria vita che sfocerà in un’insoddisfazione generalizzata nei confronti del proprio lavoro. Inoltre, da non sottovalutare la possibilità di ottenere anche l’effetto opposto a quello desiderato, cioè che ricevendo preventivi bassi, i clienti mettano in dubbio le capacità del traduttore. Infine, lo diciamo per esperienza, un cliente che richiede servizi di traduzione interessandosi solo al prezzo è impossibile da fidelizzare poiché abbandonerà immediatamente il suo fornitore di traduzioni abituale una volta trovato un fornitore più economico.

8. Non scrivono in modo corretto
Visto che, molto immodestamente, ci riteniamo tutti professionisti del linguaggio, dovremmo essere i primi a salvaguardarlo, non solo quando traduciamo ma anche quando non stiamo lavorando. Non è raro che un giovane collega scriva con errori di ortografia o mandi “1mail o 1msg scritto così xké in qst modo si fa+veloce”. Quando si inoltra una mail a vari destinatari o si scrive un messaggio su un social network, non si sa con esattezza chi ci può leggere, per questo occorre fare attenzione al modo in cui si scrive. Non occorre scervellarsi e scrivere come uno scrittore professionista, basta utilizzare sempre uno stile semplice ma corretto. Chi non lo fa, trasmette una pessima immagine di sé stesso e della categoria dei traduttori nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (3)

 Categoria: Traduttori freelance

Continuiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata giorni fa.

5. Traducono da molte lingue
Alcuni studenti ritengono che più lingue impareranno più saranno le possibilità di lavoro che si presenteranno loro una volta laureati.
Niente di più sbagliato. È del tutto normale specializzarsi in una o al massimo due lingue. Chi scrive nel proprio curriculum che è in grado di tradurre in italiano testi in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, greco, russo, giapponese e viceversa ottiene esattamente l’effetto opposto, cioè essere scartato a priori. Il mercato richiede traduzioni impeccabili, non approssimative. E per tradurre in modo impeccabile è necessario conoscere alla perfezione una lingua. È impossibile che qualcuno possa conoscerne molte a un livello tale da permettergli di affrontare con successo una traduzione professionale. Non si tratta di tradurre un libretto illustrato per bambini di quattro anni, ma di traduzioni tecniche con un elevato coefficiente di difficoltà.

6. Traducono qualsiasi tipo di testo
Anche se all’università ci si è trovati di fronte a traduzioni economiche, traduzioni mediche, editoriali o di altro genere, non significa che si è in grado di tradurre tutto. È la specializzazione in uno o più settori che fa la differenza, sia per il cliente che per il traduttore. Il cliente pagherà qualcosina in più ma otterrà un beneficio infinitamente maggiore in termini di qualità poiché la traduzione verrà eseguita da un professionista esperto nella materia. Il traduttore otterrà un doppio beneficio. Da un lato potrà chiedere tariffe più alte e quindi avrà un beneficio in termini di reddito. Dall’altro, rifiutando traduzioni su argomenti a lui poco noti, ne guadagnerà in termini di miglior qualità di vita poiché non impazzirà traducendo documenti che altri colleghi traducono in totale naturalezza.

Errori dei traduttori inesperti (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Proseguiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata con l’articolo di ieri.

3. Si specializzano solo nelle lingue più comuni
Il mercato della traduzione italiano ruota, ormai da qualche decennio, intorno all’inglese.
È difficile quantificare quale sia la fetta di mercato assorbita da questa lingua ma, almeno per quanto riguarda la nostra agenzia, le traduzioni da e verso l’inglese la fanno da padrone.
Sono più le traduzioni in inglese che quelle in tutte le altre lingue messe insieme.
Le altre lingue in ordine di importanza, sempre per quanto riguarda la nostra agenzia, sono il francese, lo spagnolo e, in misura decisamente inferiore, il tedesco.
Viste le richieste, la scelta dei traduttori di specializzarsi in queste lingue non è affatto illogica, anzi. Il problema è che la grande richiesta è superata da un’offerta ancor più grande.
Vi sono più traduttori che traduzioni da fare, anche perché, con l’avvento di internet, il mercato della traduzione è diventato globale e ormai è del tutto normale lavorare con traduttori residenti all’estero.
Una scelta saggia (o una scommessa a seconda dei punti di vista) sarebbe iniziare a specializzarsi in lingue attualmente meno utilizzate ma con un sicuro avvenire davanti, come il cinese, l’arabo e il russo.

4. Traducono verso altre lingue
La prima regola in questo settore è tradurre verso la propria madrelingua. Per bene che si conosca una lingua straniera, non la si conoscerà mai come i locutori nativi. Ovviamente, esistono eccezioni motivate di ricorso a traduttori non madrelingua e casi di bilinguismo perfetto, ma sono piuttosto rari. Pertanto, si deve sempre tradurre unicamente verso la propria lingua, mai verso altre.

Errori dei traduttori inesperti

 Categoria: Traduttori freelance

Tutti i traduttori professionisti, prima di diventare tali, sono stati dei traduttori inesperti.
E in quanto inesperti hanno commesso degli errori, gli stessi errori che oggigiorno commettono i loro colleghi più giovani. Vediamo quelli più comuni.

1. credono che le loro traduzioni siano perfette
I traduttori, si sa, sono dei gran perfezionisti. E molti lo sono non solo nel lavoro ma anche nella vita privata. Se c’è qualcosa che dà loro fastidio è che qualcuno gli faccia notare gli errori che hanno commesso. Al di là della sfera privata, sul lavoro non potrebbe esserci atteggiamento più sbagliato. Finché esisteranno i traduttori in carne e ossa esisteranno gli errori, non esiste la traduzione perfetta. L’aver superato tutti gli esami all’università a pieni voti o l’avere talento non rende immuni dagli errori. Chi vuole lavorare con profitto nel settore della traduzione dev’essere preparato a ricevere critiche e a farne tesoro. Dagli errori si impara e un traduttore non finisce mai di imparare.

2. non fanno revisionare le traduzioni
Questo errore è la diretta conseguenza dell’errore precedente. La revisione è una procedura insostituibile per realizzare traduzioni di qualità. I traduttori meno esperti, sia perché sono convinti di essere infallibili, sia per guadagnare qualcosa in più, evitano questo fondamentale passaggio. Ovviamente, per essere efficace, una revisione dev’essere eseguita seguendo determinate regole e determinati criteri. Il revisore dev’essere un madrelingua nella lingua di destinazione e dev’essere molto competente sull’argomento trattato. Il suo obiettivo dev’essere quello di migliorare il lavoro del traduttore non quello di sostituirsi a lui e stravolgere il suo lavoro.

Continueremo la lista nei prossimi giorni.

Traduttori neolaureati

 Categoria: Traduttori freelance

Un paio di decenni fa un titolo universitario era un biglietto da visita che apriva moltissime porte e permetteva di fare la differenza sul mercato del lavoro. Oggigiorno le cose sono molto cambiate e l’importanza della laurea è paragonabile a quella del diploma di scuola media superiore negli anni 70 e 80. L’inserimento nel mondo del lavoro per i traduttori neolaureati è diventato complicato per diverse ragioni. In primo luogo la crescita esponenziale delle traduzioni online che hanno allargato notevolmente i confini del mercato della traduzione, in secondo luogo il gran numero di laureati in lingue o in traduzione all’interno del territorio nazionale e in terzo luogo la presenza sul mercato di molti traduttori improvvisati. La crisi economica internazionale degli ultimi tempi ha fatto il resto.

Alla fine del percorso di studi è molto probabile che gli introiti siano molto ridotti se non addirittura inesistenti. Questo, tuttavia, non accade solo nel settore della traduzione, ma in tutte le professioni, soprattutto quelle nelle quali è necessario aver maturato una certa esperienza. Non ci si deve scoraggiare di fronte alle prime difficoltà, occorre aver pazienza, continuare la formazione con serietà e dedizione (un traduttore non smette mai di studiare e imparare) ed investire molto tempo in attività di marketing. Aspettare che siano i clienti o le agenzie di traduzione a venire a bussare alla nostra porta non è molto proficuo.
Il primo passo è entrare a far parte di un piccolo gruppo di traduttori. Si avrà la sensazione di essere sfruttati dai colleghi più esperti ma è uno scotto da pagare. Per quanto ci si sia impegnati all’università e ci si senta pronti a spaccare il mondo, da neolaureati non lo si è affatto ed è opportuno procedere per gradi. Un investimento iniziale che darà moltissimi frutti con il tempo in termini di esperienza, formazione, conoscenze, metodologia di lavoro, strategie di marketing, ecc.

Sempre in quest’ottica, non è sbagliato fare uno stage presso un’agenzia di traduzione o partecipare attivamente a progetti di traduzione solidali, che, per loro stessa natura, non sono remunerati o sono remunerati pochissimo. Ovviamente è impensabile tradurre pro bono a lungo e rimanere sempre all’interno di un gruppo di traduttori. A un certo punto, quando ci si sente veramente pronti, bisogna provare a volare con le proprie ali. Tradurre da soli è infinitamente più dispendioso da un punto di vista dell’investimento che occorre fare per ritagliarsi uno spazio e un nome sul mercato, ma è un investimento che alla lunga ripaga sia in termini economici che in termini di soddisfazione personale.

Prezzi traduzioni

 Categoria: Servizi di traduzione

Facendo seguito all’articolo di martedì sull’inconsapevolezza dei traduttori neolaureati riguardo al valore del loro lavoro, pubblichiamo oggi un articolo su una delle tematiche più scottanti nel nostro settore, soprattutto per quanto riguarda i traduttori neolaureati: i prezzi delle traduzioni.
Per i traduttori che si affacciano sul mercato della traduzione e iniziano a ricevere possibili offerte di lavoro, la fatidica domanda è: quanto devo chiedere? Dovrei chiedere molto per fare pochi lavori ma buoni oppure dovrei chiedere poco per fidelizzare i clienti? O forse dovrei chiedere poco perché sono inesperto? Queste e molte altre sono le domande che si pone la gran parte dei giovani traduttori. Tuttavia, certi dubbi continuano ad essere presenti in tutti i traduttori, non solo in quelli giovani e inesperti, anche in quelli che ormai sono sul mercato da anni.

Quando non si hanno le idee per niente chiare e non si ha il tempo o la voglia di confrontarsi con qualche collega, la rete ci viene in soccorso. Per verificare in modo piuttosto rapido quali sono le tariffe di traduzione dei traduttori che lavorano con una determinata combinazione linguistica e in un determinato campo, basta fare una ricerca su internet. L’importante però è saper valutare le differenze esistenti fra le varie offerte, non soffermarsi solo sul prezzo e convincersi che se tre traduttori chiedono 10 e uno chiede 12, quello che chiede di più sta rubando dei soldi.
Un avvocato che ha appena passato l’esame di stato non può chiedere quanto un principe del foro. Allo stesso modo, un cuoco di un ristorante con tre stelle Michelin non avrà lo stesso stipendio di un cuoco di un ristorante di periferia. Anche per la traduzione è lo stesso, i prezzi di traduzione non sono affatto univoci, dipendono da moltissimi fattori, anche se spesso è difficile farlo capire ai clienti. Per fare una panoramica sulle tariffe delle traduzioni presenti in rete occorre saper valutare i colleghi. Su internet si trova veramente di tutto, dal traduttore che si proclama tale dopo aver soggiornato tre mesi all’estero al traduttore iper specializzato con esperienza pluriennale in alcuni settori specifici.

Una volta data una sbirciatina ai vicini, occorre guardare in casa propria. Per stabilire il prezzo di una traduzione che dobbiamo eseguire, occorre sapersi autovalutare in modo preciso: saper valutare le proprie capacità, la rapidità di esecuzione, la rarità delle combinazioni linguistiche e dei settori in cui si è specializzati, il percorso di formazione seguito, nonché, ovviamente, l’esperienza. Se si è in una posizione di vantaggio rispetto ad altri colleghi (ad esempio si è altamente specializzati in una lingua rara conosciuta da pochissimi e con richieste in forte aumento), è giusto sfruttarla e pretendere di guadagnare più degli altri.
Ad ogni modo, se le ricerche su internet sono infruttuose o ci lasciano dei dubbi sulla loro attendibilità, possiamo visitare i siti delle associazioni nazionali di traduttori o contattarle direttamente. Spesso fanno indagini sulle tariffe di traduzione presso i propri affiliati e possono darci delle delucidazioni in proposito.

Traduzione e marketing

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

I progressi tecnologici come l’avvento di internet e la nascita degli strumenti di traduzione assistita hanno migliorato moltissimo le condizioni di lavoro dei traduttori e la qualità delle loro traduzioni. Hanno anche aumentato considerevolmente le loro possibilità di autopromuoversi sul mercato, cosa che in passato era molto complicata e dispendiosa.
Tuttavia, la facilità di entrata nel mercato ha invogliato molti traduttori improvvisati a introdurvisi “abusivamente”, intossicandolo con tariffe di traduzione inverosimili.

Questo, sommato alla proliferazione delle facoltà di traduzione un po’ dappertutto in Europa e al grande scollamento tra università e mondo del lavoro, ha creato grande incertezza nei traduttori meno esperti, che, alla fine del loro percorso di studi, non hanno le idee per niente chiare riguardo al valore del loro lavoro.
Il settore della traduzione non è mai stato così competitivo ed è fondamentale che un traduttore, oltre a saper svolgere bene il proprio lavoro, sappia anche “vendersi” sul mercato. Il moderno traduttore freelance è come una piccola impresa che deve competere ogni giorno con altre decine di migliaia di imprese come la sua.

All’università viene dato spazio unicamente all’insegnamento delle lingue e delle tecniche di traduzione. Non si parla mai di vantaggi competitivi, di tariffe, di trattative con i clienti e con le agenzie di traduzione. Perché nei piani di studio non vengono inseriti anche esami di marketing e di gestione aziendale? Perché non vengono valutate le capacità commerciali dei futuri traduttori? Inserire queste discipline contribuirebbe ad aumentare la consapevolezza dei giovani traduttori ed eviterebbe loro di accettare le condizioni capestro poste da certi clienti e da certe agenzie senza scrupoli.
Il mercato, se approcciato nella maniera corretta, può essere fonte di buoni guadagni, ma se non lo si conosce, per timore di finire nel completo oblio, si rischia di finire nel tritacarne delle tariffe al ribasso.

Traduzione di bilanci

 Categoria: Servizi di traduzione

Il bilancio di un’azienda è costituito da un insieme di documenti contabili che per legge (artt. 2423-2435 bis del Codice Civile) devono essere redatti dagli amministratori dell’azienda medesima al termine di ogni periodo amministrativo. I documenti più importanti che lo compongono sono il Conto Economico, lo Stato Patrimoniale e la Nota Integrativa. Altri documenti di una certa importanza, fra gli altri, sono il Rendiconto Finanziario e la Relazione sulla Gestione.
Dopo la stesura, tali documenti devono essere depositati presso la Camera di Commercio della provincia in cui ha sede l’azienda. Per assicurarne la totale trasparenza, una volta archiviati, i documenti vengono resi disponbili per tutti coloro che chiedano di visionarli, sia in formato elettronico che in formato cartaceo.

Sono molti e molto eterogenei fra loro i soggetti economici interessati alle informazioni contenute nei bilanci: fisco, pubblica amministrazione, organi di controllo, fornitori, creditori, banche, analisti finanziari, risparmiatori, clienti, dipendenti, management, azionisti, soci.
Lo scopo del bilancio è infatti quello di rendere disponibili a tutti questi soggetti, (alcuni esterni all’azienda, altri interni), dati riguardanti la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, nonché di determinare il suo risultato economico d’esercizio.
Grazie alle informazioni in esso presenti, i soggetti elencati in precedenza hanno la possibilità di fare una prima valutazione circa l’opportunità di creare, mantenere o rompere un legame con la suddetta impresa. Per una valutazione più precisa occorre richiedere il parere di un esperto nella lettura dei bilanci, il quale, dopo un’attenta analisi comparata, è in grado di stilare un giudizio più preciso circa l’andamento generale della gestione.

Fra i clienti della nostra agenzia di traduzioni ci sono una serie di operatori del settore finanziario, che, per svolgere le loro attività, ci richiedono spesso traduzioni di bilanci precise ed accurate. Tra essi vi sono agenzie di rating, società di investimenti, aziende, banche, intermediari finanziari, ecc.
La traduzione di un bilancio, come tutte le traduzioni finanziarie in genere, richiede, oltre ad una perfetta conoscenza delle lingue da e verso le quali tradurre e delle tecniche di traduzione, anche e soprattutto un’ottima conoscenza del settore finanziario. Questo implica una solida preparazione accademica o una lunga esperienza lavorativa nel settore. Solo così si possono comprendere appieno gli argomenti trattati e si possono redigere testi tradotti rispettando le peculiarità terminologiche proprie del settore finanziario e le sue norme stilistiche e pratiche.
I traduttori finanziari che lavorano per la nostra agenzia hanno tutti un’esperienza di lungo corso nellatraduzione di bilanci civilistici, bilanci consolidati, prospetti informativi, comunicati agli azionisti, relazioni finanziarie e in genere di tutti i documenti che riguardano da vicino il settore finanziario.

I nostri traduttori di testi finanziari sono tutti madrelingua che associano conoscenze di tipo linguistico a conoscenze di tipo economico, entrambe indispensabili per l’esecuzione di una traduzione di qualità. Le loro competenze derivano da anni di studi in campo finanziario ed economico condotti in parallelo agli studi di traduzione.
Lavorano tuttora o hanno lavorato in campo finanziario e si aggiornano continuamente sugli IAS (International Accounting Standards ossia Principi Contabili Internazionali), sui cambiamenti che avvengono in materia contabile e sulla legislazione in campo finanziario.
Se state cercando un’agenzia di traduzioni in grado di tradurre il bilancio della vostra azienda o di fornirvi una traduzione del bilancio di un’altra impresa, mettetevi in contatto con uno dei nostri project manager, vi offrirà la sua consulenza gratuitamente e, qualora lo richiediate, vi fornirà un preventivo gratuito e senza impegno su misura per il vostro progetto di traduzione.

Il latino e le lingue romanze

 Categoria: Le lingue

Le ragioni per cui il latino nella sua forma “pura” interruppe la sua gloriosa traiettoria secoli fa sono molteplici. La più significativa di esse fu probabilmente la caduta dell’impero romano.
Roma fu per molti secoli l’entità più potente del mondo occidentale a livello politico, economico e militare. In considerazione di ciò, non c’è da stupirsi che il latino abbia avuto, in epoca romana, il suo momento di massimo splendore. Tutte le persone che volevano raggiungere ruoli di prestigio dovevano imparare a scriverlo e a parlarlo. La conseguenza di ciò fu la rapida diffusione della lingua in parallelo alla sua standardizzazione.

Dopo la caduta dell’Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., nel continente europeo venne a mancare una forza unificante. Di riflesso, non vi era più la necessità di mantenere una lingua standardizzata. Questo, nel corso del tempo, fece sì che poco a poco ogni regione sviluppasse un proprio dialetto diverso da tutti gli altri.
Ciononostante, anche dopo la caduta dell’Impero romano, per più di un millennio il latino continuò ad essere utilizzato nelle corti, nelle chiese e nelle università in molte aree dell’Europa. Divenne la lingua franca del sapere e delle relazioni internazionali, e, in quanto tale, ebbe una profonda influenza sui vari dialetti locali, dando origine alle lingue che oggigiorno, non a caso, prendono il nome di lingue neolatine o lingue romanze.

Le più conosciute e più parlate sono l’italiano, lo spagnolo, il portoghese, il francese e il rumeno. Tra le altre lingue neolatine non citate ce n’è una parlata in una piccola area della Svizzera che viene universalmente considerata come la lingua più simile al latino classico: il romancio.
Oltre alle lingue romanze, anche altre lingue sono state enormemente influenzate dal latino. Per esempio l’inglese, che è notoriamente una lingua germanica, contiene moltissime parole di origine latina. C’è addirittura chi sostiene che 2/3 delle parole inglesi abbiano radici latine.

Latino: lingua viva o lingua morta?

 Categoria: Le lingue

Il dibattito tra chi ritiene che il latino non sia da considerarsi una lingua morta e i sostenitori della posizione opposta è in corso da anni ed è quanto mai fervente. Le principali motivazioni addotte dai primi sono che il latino viene tuttora insegnato nelle scuole e che è tuttora la lingua ufficiale della Santa Sede, sebbene la Città del Vaticano utilizzi l’italiano come lingua per la comunicazione orale ed il latino solo per alcune celebrazioni e per le pubblicazioni.
Accanto a queste due importanti motivazioni, si aggiungono poi molte altre testimonianze di vitalità della lingua latina. Una di queste è il giornale online Ephemeris che tratta temi di attualità nella lingua di Giulio Cesare; un’altra è la radio finlandese Yle Radio1, che dal 1989 trasmette un notiziario nella lingua dell’antica Roma. Ovviamente si tratta di casi isolati, ma potremmo continuare ancora a lungo citando pubblicazioni, siti, radio online che trattano tematiche di vario genere in latino.

Quanto appena detto sembrerebbe dimostrare in modo inequivocabile che il latino non è una lingua morta e sepolta. Tuttavia, i critici di questa visione sostengono che affinché una lingua possa essere considerata davvero viva deve avere la capacità di svilupparsi, mutare, adattarsi all’epoca in cui vive, cosa che il latino decisamente non fa. Nessuno parla latino per strada, nessuno è di madrelingua latina, mancano i presupposti essenziali per poter definire il latino una lingua propriamente viva.

A nostro avviso il latino non può essere considerato una lingua morta a tutti gli effetti.
Il fatto che non sia più una lingua correntemente parlata non è una condizione sufficiente per decretarne lo stato di morte. Le lingue morte, oltre a non essere più parlate da nessuno, sono lingue che non hanno lasciato alcuna traccia nella cultura di un popolo. Una lingua non più parlata è come se fosse una lingua dormiente che potrebbe risvegliarsi in qualsiasi momento, com’è accaduto in modo sorprendente all’ebraico nel corso del ventesimo secolo.
Nemmeno l’arabo classico può essere considerato una lingua morta. Oggigiorno nessuno lo parla più, tutti gli abitanti dei paesi arabi parlano solamente il dialetto della regione in cui vivono, ma l’arabo classico sopravvive in tutte le circostanze formali e come lingua letteraria.

Il localizzatore di videogiochi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Se gli autori e i produttori di videogiochi hanno poche probabilità di raggiungere la fama, ancora meno ne hanno i disegnatori, gli sceneggiatori, i programmatori, i grafici, i tester e tutti gli altri professionisti che rimangono nell’ombra. Nella creazione di un videogioco entrano moltissime persone, molte più di quante se ne possano immaginare. Tra queste, una delle figure chiave, anche se del tutto sottovalutata, è il localizzatore. Il suo ruolo è quello di rendere il gioco godibile per gli utenti di una determinata area geografica. Un ruolo, ci ripetiamo, molto ma molto importante.

Nei paesi dove non si parla la lingua originale del gioco (che solitamente sono la stragrande maggioranza), quando l’audio non viene doppiato (o quantomeno sottotitolato) e non vengono tradotti i testi nella lingua dei giocatori, le vendite sono sempre decisamente scarse. Perché accade questo? Molto semplicemente perché i giocatori che non conoscono la lingua originale del videogioco temono di non poterne godere appieno per il fatto di perdere informazioni preziose qua e là. Chi è appassionato di videogiochi spesso si adatta a giocare anche se il gioco non è tradotto, ma non prova le stesse sensazioni.
Inoltre, come abbiamo affermato più volte su queste pagine, la traduzione è solo una parte, seppur fondamentale, del processo di adattamento di un prodotto ad un mercato diverso, che va sotto il nome di localizzazione.

È il localizzatore che, dopo aver studiato a fondo il gioco, si occupa degli aspetti relativi al suo adattamento e lo rende il più godibile possibile per il pubblico al quale è destinato.
Grazie al suo apporto, il prodotto finale arriva ad una platea più vasta e questo fa sì che il commercio del gioco sia molto più redditizio. Non dimentichiamoci che l’obiettivo finale è proprio questo: ottenere un successo commerciale. E per raggiungerlo occorre creare videogiochi che facciano divertire i giocatori e li facciano sentire più vicini alle situazioni di gioco.
I produttori più lungimiranti sanno bene che il successo dei loro prodotti dipende anche dalla scelta dei localizzatori e per questo contrattano professionisti che, oltre a conoscere perfettamente le due lingue e le due culture, hanno una passione sfrenata per i videogiochi e conoscono benissimo i gusti e la mentalità dei giocatori.

Traduzione dei sottotitoli o doppiaggio?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Oggigiorno i video sul web sono diventati uno degli strumenti di comunicazione preferiti dalle persone. Basti pensare all’incredibile successo che ha riscosso e che tuttora riscuote un sito come YouTube. L’importanza dei video non diminuirà affatto nel prossimo futuro, anzi, si prevede che aumenterà considerevolmente e che le aziende utilizzeranno questo strumento in misura sempre maggiore per le proprie strategie di comunicazione sia interne che esterne.
Di conseguenza, le imprese interessate ad una comunicazione globale, dovranno attrezzarsi per creare dei video multilingue che permettano loro di far giungere i messaggi aziendali a persone di varie nazionalità.

Esistono due modi per trasmettere i contenuti di un video in un’altra lingua: la traduzione dei sottotitoli e il doppiaggio. Il primo comporta l’inserimento di una striscia di testo nella parte inferiore dello schermo più o meno coincidente con la narrazione e i dialoghi originali.
Il doppiaggio invece implica la sostituzione del contenuto audio originale con un nuovo contenuto audio in una lingua diversa. Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi, qui di seguito ne elenchiamo alcuni.

Nel caso della traduzione dei sottotitoli i vantaggi principali sono:
- anche le persone non udenti possono comprendere perfettamente il contenuto del video.
- il video può essere visionato anche senza l’audio e si può mettere in pausa qualora ci si voglia concentrare su una frase particolare.
- il mantenimento della narrazione e dei dialoghi in lingua originale permette il mantenimento del tono, dell’accento, delle pause, dell’enfasi degli attori.

Gli svantaggi invece sono:
- viene occupato spazio prezioso sullo schermo (difetto alquanto fastidioso con schermi piccoli).
- l’attenzione è rivolta alla stringa testuale a scapito delle immagini.
- il contenuto non viene trasferito nella sua interezza per poter essere adattato alla stringa.
- l’utente deve guardare lo schermo sempre e comunque per non perdere informazioni.
- l’utente deve essere alfabetizzato e saper leggere senza problemi.

Nel caso del doppiaggio i vantaggi principali sono:
- si può assorbire gran parte dell’informazione anche solo attraverso l’audio senza dover stare con gli occhi incollati al video.
- le scelte terminologiche sono più fedeli ai contenuti del video originale e presentano molte meno restrizioni rispetto alla sottotitolazione.

Gli svantaggi principali invece sono:
- i movimenti della bocca degli attori non coincidono con le parole da loro pronunciate.
- le voci e i rumori di fondo non sono originali.

Non è possibile stabilire a priori quale delle due tecniche sia preferibile. Al di là dei diversi costi di realizzazione, la scelta dipende da vari fattori: il tipo di video, il contesto, il contenuto, il messaggio che si vuole trasmettere, le lingue su cui si deve lavorare, le preferenze del pubblico che si vuole raggiungere.
Prima di dare inizio ai lavori di traduzione, l’impresa e l’agenzia di traduzioni incaricata di eseguire il lavoro, devono soppesare bene tutti questi fattori poiché il procedimento per creare dei sottotitoli tradotti è completamente diverso dalla tecnica utilizzata per doppiare, e, qualora si cambi opinione dopo essere andati avanti con il progetto di traduzione, il lavoro eseguito potrà essere utilizzato solo in minima parte.