La maggior parte dei libri che vediamo sulle nostre mensole sono stati tradotti. Anche la maggior dei libri che troviamo nella biblioteca della nostra città sono stati tradotti. Abbiamo potuto studiare e godere di Aristotele, di Flaubert, di Freud e di tanti altri grazie alle eccellenti traduzioni fatte dai nostri colleghi del passato e del presente. Moltissime conoscenze che possediamo sono frutto di traduzioni che abbiamo letto o ascoltato senza che ci rendessimo conto di trovarci di fronte a una traduzione. Da lì il prestigio del traduttore. Da lì la sua importanza come creatore, diffusore e revisore di cultura. Grande arte quella del tradurre.
La cultura però non è una sola, non si limita ad una élite di discipline, non può essere circoscritta alla letteratura o alle arti più nobili. La cultura è un mondo che si apre sempre di più creando un ventaglio di riferimenti, dati e informazioni che leggiamo, vediamo e ascoltiamo ogni minuto che passa.
Pertanto, anche i manuali tecnici che oggigiorno leggiamo sempre più spesso (quello del televisore, quello del lettore dvd, quello della videocamera, le istruzioni di montaggio di un mobile), possono in senso ampio essere considerati cultura. Per non parlare poi della crescente influenza che il gergo informatico tradotto dall’inglese sta avendo sulla forma di parlare di tutti noi.
A nostro modo di vedere, tutto ciò che si esprime con parole può in qualche misura essere considerato cultura ed essere insegnato e appreso. Lo studio delle discipline più nobili è importantissimo ma dobbiamo comunque prestare la dovuta attenzione alla lingua che si va forgiando per mezzo di altre discipline più popolari e più diffuse.
La nostra responsabilità in quanto traduttori è quella di usare la nostra lingua come se fosse un gioiello di famiglia che abbiamo ereditato ma che a nostra volta abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli. La lingua è innata nell’essere umano ed è arrivata ad emanciparsi così tanto da noi che ci usa solamente per mantenersi in vita. Dobbiamo custodirla gelosamente, essere coscienti del fatto che siamo noi quelli di passaggio mentre lei, pur mutando nel tempo, è eterna.
Gli insegnanti, i giornalisti, i registi, gli scrittori, i traduttori e tutti coloro che abbiano un ruolo particolare nella diffusione della cultura hanno il dovere di dare splendore alla lingua e arrecarle il minor danno possibile, affinché le generazioni future possano godere di essa così come stiamo facendo noi.