La responsabilità del traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

Fino a quando un traduttore non si trova di fronte alla traduzione di una poesia non coglie appieno la singolarità di questo genere letterario. Cos’ha la poesia che la differenzia dagli altri generi? Il verso? Non sempre, esiste anche la poesia in prosa. Il ritmo? Anche la prosa ha ritmo. La rima? Sicuramente sì, pero c’è da dire che al giorno d’oggi quasi tutti i poeti prescindono da essa.

Vale la pena raccontare un piccolo aneddoto per cercare di trovare la risposta alla nostra domanda iniziale.
Un nostro illustre collega spagnolo si trovò un giorno a interloquire con un poeta nordamericano di cui egli era il traduttore ufficiale in castigliano.
Lo stile del poeta era piuttosto ermetico e gli incontri fra i due molto sporadici cosicché il nostro collega approfittò per prepararsi una ricca serie di domande piuttosto intricate circa l’interpretazione di alcuni versi. Gentile e disponibile, il poeta non esitò a rispondere agli spinosi interrogativi posti dal nostro collega e non gli tremò la voce quando dovette ammettere che alcuni di quei dubbi li condivideva lui stesso. “Lì metti quello che ti pare”, gli disse.
Con questa risposta data al nostro collega il poeta indirettamente ha risposto anche a noi. Adesso sappiamo che cos’è la poesia: è l’unico genere letterario che si può leggere senza capirci niente poiché anche i poeti stessi non capiscono quello che scrivono!

Tutto ciò, che ai poco accorti potrebbe sembrare un’aberrazione, in realtà non lo è. La sincera reazione di questo poeta non fa che confermare quello che già sappiamo tutti, ossia che il discorso logico è assente da gran parte della poesia contemporanea, e che molti versi, compresi quelli che crediamo di capire, possiedono una tale varietà di significati e implicazioni che sfuggono addirittura alla comprensione dei loro stessi autori. Pertanto, dinanzi alla deliberata ambiguità del linguaggio poetico, in certi casi il traduttore di poesia non ha altra soluzione se non quella di “mettere ciò che gli pare”. Ed è qui che la sua opera di interpretazione del testo assume un’importanza cruciale. Grande responsabilità quella del traduttore!

Multiculturalismo e traduzione

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il fenomeno dell’immigrazione in Italia è abbastanza recente. Occorre infatti ricordare che l’Italia è storicamente un paese di emigranti. In modo particolare nel diciannovesimo secolo ma comunque almeno fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, i flussi migratori dei nostri connazionali in direzione degli Stati Uniti e dell’America Latina (in particolare verso Argentina e Brasile), sono stati piuttosto intensi. Almeno fino alla fine degli anni 80 il nostro paese è stato al di fuori dei flussi migratori diretti verso l’Europa, che si sono rivolti principalmente verso i paesi a nord del vecchio continente.
A partire dai primi anni ’90 vi è stato un vero e proprio boom di immigrazione verso il nostro paese e secondo una recente ricerca condotta dall’Istat, la popolazione straniera residente nel nostro paese ad inizio 2008 era di circa 3 milioni di individui. Circa la metà di questa popolazione risultava essere composta da rumeni, albanesi e marocchini.
Queste persone, che nella stragrande maggioranza dei casi non conoscono bene la nostra lingua, spesso non parlano perfettamente nemmeno la loro poiché scarsamente istruiti ed abituati ad esprimersi nel dialetto della loro zona di residenza. Questo, com’è evidente, rende difficile la loro comunicazione sia con la società civile che con le istituzioni, poco abituate ad affrontare i problemi sociali del multiculturalismo costitutivo.
Una delle conseguenze più evidenti è l’aumento della richiesta di interpreti nei servizi pubblici per le lingue che fino a poco tempo fa erano praticamente sconosciute. Da qui nascono alcune implicazioni relative alla traduzione e all’interpretazione tra le quali vale la pena notare le seguenti:

1) la mancanza di formazione adeguata e di conoscenze da parte di molti interpreti sia circa l’etica della loro professione sia circa la terminologia giuridica o comunque specifica.
2) la procedure, a volte poco limpide, utilizzate dagli enti pubblici per la messa sotto contratto degli interpreti.
3) la mancanza di chiare linee guida sull’attività di questi interpreti.
4) la realizzazione di cattive traduzioni o interpretazioni errate che possono privare le minoranze dei loro diritti

L’argomento pluralismo-multiculturalismo-integrazione è vastissimo e non è certo questa la sede idonea per dibatterlo.
L’obiettivo di quest’articolo è solo quello di evidenziare un aspetto di un grande problema sociale considerato come marginale ma che a nostro parere non lo è. Aumentare gli interpreti qualificati nei punti cardine del sistema quali sono gli enti pubblici, significherebbe avvicinare le persone, limitando le tensioni e i problemi che a volte si creano semplicemente a causa di una cattiva comunicazione e non per questioni razziali, religiose, economiche o culturali.

Breve storia della traduzione (3)

 Categoria: Storia della traduzione

Con il post di oggi chiudiamo il nostro breve excursus sulla storia della traduzione iniziato due giorni fa.

Traduzione libera o esatta?
Il fenomeno delle Belles infidèles condusse alla famosa querelle fra i perrotins e gli anti-perrotins. I primi, seguaci di Nicolas Perrot d’Ablancourt (1606-1664), considerato il padre delle Belles infidèles e della libera traduzione, si contrapponevano ai secondi, che, al contrario, difendevano strenuamente il concetto di traduzione esatta, fedele e scrupolosa.
Fu proprio in quell’epoca che fu coniato il verbo tradurre (dal latino, letteralmente “portare o condurre attraverso, far passare da un luogo ad un altro”): si prende un testo da una lingua e lo si porta ad un’altra.

Il secolo dei lumi
Il secolo dell’Illuminismo e poi quello della Rivoluzione industriale, furono segnati da una proliferazione di traduzioni che toccò tutti i settori, in particolare quelli tecnici e scientifici.
Vennero dati alle stampe molti dizionari, monolingui e bilingui, generali o specialistici. Tali opere vengono attualmente considerate il fondamento della moderna terminologia.
Di straordinaria importanza fu poi l’opera di Champollion che nel 1822 svelò i misteri della Stele di Rosetta permettendo da lì in poi di decifrare tutti i geroglifici egiziani.

Dalla piuma al word processor
Il ventesimo secolo fu contraddistinto da un generale quanto prodigioso progresso tecnologico. Tra i tanti campi che beneficiarono di tale progresso quello informatico fu senz’altro quello che influenzò più direttamente il mondo della traduzione.
Il computer s’impose fin dalla sua nascita come il principale strumento di lavoro del traduttore. Negli anni successivi la digitalizzazione, le banche dati e soprattutto internet consentirono l’accesso immediato a nuove risorse terminologiche, le quali, unite allo sviluppo di software di traduzione assistita, rivoluzionarono completamente la professione del traduttore.

La metamorfosi continua
Il fenomeno della globalizzazione sta generando una crescente domanda di traduzioni, in particolare nei settori amministrativi e specialistici.
In un mercato in cui le frontiere tendono a scomparire, la professione del traduttore, che è sempre più vista come un lavoro di comunicazione, ha delle belle prospettive davanti a sé e una metamorfosi da continuare.


Breve storia della traduzione (2)

 Categoria: Storia della traduzione

Come anticipato nel post di ieri riprendiamo oggi il nostro breve excursus sulla storia della traduzione.

Trasmettere le buone notizie
Nel 383 d.C., san Girolamo si vide assegnare da Papa Damaso I il compito di redigere una nuova versione latina della Bibbia. Prima di cominciare la propria opera San Girolamo si trasferì a Betlemme per perfezionare la sua conoscenza dell’ebraico. Grande conoscitore della lingua greca, lavorò instancabilmente alla sua opera traducendo testi ebraici e greci per gran parte della sua vita.
Il risultato dei suoi sforzi, la “Vulgata”, è stato a lungo considerato come una delle migliori traduzioni bibliche mai effettuate ed è stato, fino al XX secolo, la base per tutte le successive traduzioni della Bibbia. Per questo motivo San Girolamo è simpaticamente considerato il santo patrono dei traduttori. Sempre per quanto riguarda le traduzioni bibliche, un’altra pietra miliare nella storia della traduzione sarà poi la traduzione della Bibbia in tedesco ad opera di Martin Lutero nel XV secolo.

Il contributo degli arabi
Alla morte di Maometto, nel 632, gli arabi si espansero in tutta Europa e oltre diventando i principali depositari del sapere occidentale. Molti documenti erano già stati persi con la caduta di Roma ad opera dei barbari, e solo Bisanzio conservava un certo splendore culturale.
Avidi di conoscenza, gli arabi si prodigarono nella traduzione di moltissimi scritti greci e romani e vi aggiunsero le proprie conoscenze in campo scientifico. Fondarono molteplici scuole di traduzione a Baghdad e a Cordoba. Grazie a loro, il sapere degli antichi non scomparse con le invasioni barbariche.

Copisti e monaci all’opera
Nel dodicesimo secolo, Cordoba e Toledo ritornarono nelle mani dei cristiani e quest’ultima divenne sede di una prestigiosa scuola di traduzione, iniziando ad attirare studiosi ed eruditi da tutto il mondo.
In questa fase della storia, il ruolo dei monaci e degli amanuensi nel continuare l’importantissima opera svolta dagli arabi nei secoli precedenti è di assoluto rilievo. In questo caso i testi vennero tradotti dall’arabo e dagli originali greci verso il latino, poi col tempo sempre più verso la lingua di ciascun paese.

Le Belles infidèles
La riscoperta degli antichi greci in concomitanza con gli inizi della stampa genera un’emozione ed un entusiasmo senza precedenti nel campo della traduzione. I testi classici di Omero, Aristotele, Virgilio e molti altri vengono tradotti a più riprese.
E’ l’epoca delle Belles infidèles (dal francese “belle infedeli”): cioè traduzioni riviste e corrette per risultare più adatte al gusto del lettore del tempo. I traduttori in molti casi adattano davvero troppo. Anziché limitarsi alla mera traduzione cercano infatti di rendere più bello il testo, ad esempio depurandolo da espressioni considerate troppo volgari. Da qui la metafora sulle donne “belle e infedeli” cui verranno associate le suddette traduzioni.

Terza parte di questo articolo

Breve storia della traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

In questo articolo faremo un breve excursus sulla storia della traduzione, senza nessuna pretesa di trattare in modo esaustivo la materia. Per semplicità, suddivideremo l’argomento in vari mini capitoli. Oggi ci fermeremo al secondo secolo d.C., domani proseguiremo fino al sedicesimo secolo e con il terzo post completeremo il percorso arrivando fino ai giorni nostri.

La preistoria della traduzione
La storia della traduzione inizia simbolicamente con la distruzione della mitica Torre di Babele, che rappresenta la fine dell’unità linguistica universale.
Non vi è alcun dubbio che la traduzione abbia origini molto antiche. In effetti, gli uomini vi hanno dovuto ricorrere ogni qualvolta si rendesse necessario stabilire una comunicazione scritta tra due popoli con lingue diverse.

L’epoca degli scribi
Varie leggende giunte fino ai giorni nostri narrano dell’esistenza della professione di traduttore nella civiltà egizia e in quelle mesopotamiche già a partire dal 3000 a.C.
I primissimi traduttori furono gli scribi, figure di alto spessore intellettuale che rivestivano importanti funzioni ufficiali e amministrative e per questo motivo occupavano posizioni di spicco all’interno delle suddette civiltà.
Ad avvalorare tali leggende hanno concretamente contribuito i ritrovamenti archeologici avvenuti nel corso del tempo. Si tratta per lo più di tavole facenti riferimento a grammatiche e a primitivi glossari multilingue.

La traduzione della Bibbia
Una parte significativa della storia della traduzione in Occidente ha a che fare con la traduzione di testi biblici. Le prime traduzioni scritte attestate sono state infatti quelle della Bibbia. Ciò si deve al prolungato non utilizzo della lingua ebraica in forma orale che ne determinò la quasi scomparsa. La maggior parte degli ebrei infatti non conosceva la propria lingua d’origine e per permetter loro di comprendere le Sacre Scritture queste furono tradotte in un linguaggio più accessibile.
Tolomeo II Filadelfo nel terzo secolo a.C. ordinò la traduzione delle Sacre Scritture dall’ebreo al greco a 72 saggi che conoscevano perfettamente entrambe le lingue. Questa versione è nota come versione alessandrina o versione dei 70. Nel secondo secolo d.C. la Bibbia fu tradotta dal greco al latino (Vecchio e Nuovo Testamento). Questa versione fu denominata Vetus Latina.

Seconda parte di questo articolo

Elogio della traduzione (giuridica)

 Categoria: Servizi di traduzione

Un settore della traduzione che provoca una certa riluttanza tra i giovani che si avvicinano a questo mondo è la traduzione giuridica, che oggi comprende anche (a nostro avviso impropriamente), un tipo di testi più vicini al linguaggio amministrativo che a quello puramente giuridico. Esempi del primo sono i certificati accademici, di nascita, di morte, e, in generale, la maggior parte dei documenti rilasciati dagli uffici pubblici.
Questa riluttanza a prima vista si deve all’idea, peraltro non completamente falsa, che i testi giuridici siano troppo formali, monotoni e con una struttura implacabilmente rigida. Si ritiene pertanto che la parte creativa che tanto piace al traduttore sarà drasticamente ridotta. Anche questo è vero, ma è altrettanto vero che lo stesso vale per altri testi appartenenti alla sfera della traduzione specializzata in generale. E inoltre, anche uscendo da quest’ambito, la traduzione letteraria non è forse una delle più chiaramente delimitate e difficili specializzazioni all’interno del vasto mondo della traduzione?

Ad ogni modo, tornando all’argomento iniziale, diremo che questa rigidità che menzioniamo è quanto meno molto variegata, data la vasta gamma di documenti legali che possiamo trovare. Non è la stessa cosa, ad esempio, tradurre una sentenza di divorzio o un certificato di nascita, come non è la stessa cosa tradurre una citazione giudiziaria o un testamento.
La verità è che, anche se non sembra, la maggior parte dei documenti giuridici sono pieni di sottigliezze e sfumature sintattiche, la cui risoluzione, anziché risultare noiosa, produce particolare piacere e soddisfazione in coloro che considerano veramente appassionante l’arte del tradurre.

Masochismo, diranno alcuni. Puro divertimento diranno invece quelli che considerano la traduzione (compresa quella giuridica) come un modo molto bello di allenare la mente.

I dizionari bilingui nelle lingue non normalizzate

 Categoria: Strumenti di traduzione

 

Il modello lessicografico bilingue attualmente in auge è quello di un dizionario d’uso oppure descrittivo, che riflette la situazione reale di due diversi ambiti linguistici.
L’obiettivo fondamentale è quello di fornire un quadro il più vivo ed attuale possibile di due lingue. Poco importano i dettami delle accademie linguistiche, i parametri normativi che fissano, delimitano e sanzionano.
Un buon dizionario bilingue dev’essere innanzitutto “maneggevole”, cioè di facile consultazione. L’opera inoltre dev’essere agile e diretta, non deve avere troppi fronzoli. Per queste ragioni, i team di traduttori che elaborano tali opere cercano di ridurre al minimo il numero di equivalenze per ogni accezione. La traduzione più flessibile e adattabile, che può essere utilizzata nel maggior numero di contesti differenti possibile, è quella che vince la partita.

Tuttavia queste norme, che si applicano a tutte le lingue consolidate, creano varie problematiche quando si tratta di redigere un dizionario bilingue da e verso una lingua non normalizzata. Se ad esempio valutiamo con attenzione il contenuto di certi dizionari bilingui del catalano, del basco e del galiziano da e verso il castigliano, vediamo come si rende inevitabile una soluzione di consenso.
Il criterio della frequenza d’uso tende a perdere d’importanza in queste lingue. La loro fragile situazione, costantemente minacciata dal castigliano rende imprescindibile la realizzazione di un importante lavoro di protezione. 

In equilibrio precario tra l’uso e la norma, tra la gestibilità e la completezza, i lessicografi si trovano quindi di fronte a un’infinità di ulteriori problemi aggiuntivi al compito, già di per sé rischioso e insoddisfacente, di elaborare un dizionario bilingue. Consapevoli del lavoro di recupero e normalizzazione di cui necessita questo tipo di opera, essi raramente si orientano verso i criteri della flessibilità e anzi, preferiscono lasciare ampio spazio alla ricchezza lessicale della lingua in pericolo.

I due traduttori

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Ci sono traduttori che mettono molto di loro stessi nei testi che traducono. In genere tendono ad essere buoni scrittori ed hanno una padronanza della lingua sicuramente invidiabile. Quando si trovano un testo davanti, utilizzano le tecniche che conoscono meglio e che hanno dato loro buoni risultati in altri campi letterari.
Le loro versioni hanno sempre una forza speciale, una personalità propria. I testi sono pertanto opere letterarie di per sé, di una qualità evidente e con le caratteristiche proprie di un’opera nata dal foglio bianco.

Altri traduttori, al contrario, si nascondono dietro le parole, fanno uno sforzo notevole per diluirsi nella personalità dell’autore tradotto, cercano risorse al di fuori del loro campo d’azione e fanno di tutto per non stonare. Il loro lavoro è apparentemente più oscuro, più incerto, più dubbioso, perché devono scavare nella terra delle parole per trovare le loro radici, individuarle e interpretarle in modo che non mentano. Sono degli imitatori, perché abbandonano la loro personalità per immergersi in un testo che non appartiene loro.

Se questi due professionisti traducessero lo stesso testo, cos’avrebbero in comune le due versioni? Alcuni direbbero che conserverebbero lo stesso spirito sebbene si differenzierebbero per la forma. Altri sosterrebbero che una versione reinventerebbe il testo originale mentre l’altra sarebbe come una coperta troppo corta. I revisori non sarebbero così puntigliosi. E i lettori leggerebbero entrambe le versioni pensando di leggere l’originale, e si formerebbero la propria immagine di questa, magari molto diversa da quella vera.
Dopo tutto, questo è ciò che voleva l’autore quando ha scritto un paio di parole in una lingua strana. O forse no…

Una lingua di poeti

 Categoria: Le lingue

Appare evidente che la lingua inglese si sia imposta a livello mondiale non solo per il potere economico e politico degli Stati Uniti, ma anche e soprattutto per la sua versatilità.
Tutti conosciamo parole inglesi provenienti dai più diversi campi. Il vocabolario tecnico, economico e scientifico di questa lingua sembra non avere rivali in altre lingue, di conseguenza molti ritengono che l’inglese sia una lingua di commercianti e specialisti che sanno solo dire market, chip o hamburger.
Secondo questa diceria, il linguaggio elevato della letteratura, per non parlare della poesia, è incompatibile con l’origine germanica di questo idioma. Non a caso i barbari sono venuti dal nord…

Pochi però raccontano che la letteratura in lingua inglese è degna delle migliori culture. La poesia, ad esempio, ha riempito la storia con maestri del linguaggio poetico, virtuosi della sfumatura e rivoluzionari nello stile, che hanno arricchito la loro lingua sino all’estasi.
Secoli di immaginazione e di pensiero condensati in parole brevi che lasciano nell’aria o sulla carta un leggero sibilo che il traduttore quando vi si avvicina e ne assapora tutta l’intensità, deve tradurre in una lingua, quella italiana, anch’essa ricca di poesia, ma le cui caratteristiche differiscono notevolmente da quella d’origine.
Il traduttore deve evitare il topico autocompiacente, molto comune in questi frangenti, che mette la lingua italiana al culmine della ricchezza espressiva al cospetto di un inglese da mercanti.

La realtà è che ci troviamo di fronte a due lingue potenti con modi di far poesia del tutto diversi, e il traduttore si trova in mezzo, nella sua fucina di versi cercando di mescolare due metalli che rifiutano di fondersi…

Non perdere la mano…

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

L’esercizio della traduzione, come moltissimi altri, è un’attività che se non viene praticata in modo costante e con grande impegno rischia di essere parzialmente dimenticata. Ad un traduttore professionista non basta laurearsi a pieni voti e fare qualche traduzione per due o tre anni per essere sicuro che le sue competenze rimarranno immutate nel corso della sua vita. La traduzione è un compito pratico in cui non si può “perdere la mano”.
Tale riflessione ci porta ad affermare che un docente di traduzione il cui obiettivo sia quello di formare al meglio le nuove leve dovrebbe essere al tempo stesso un professionista della traduzione in attività.
Differenze, vantaggi o svantaggi del traduttore universitario rispetto al traduttore professionista: può tradurre solo ciò che realmente vuole (anche se a volte vuole ma non trova) e con più tempo perché non vive solo di traduzioni. Però a nostro parere dovrebbe comunque tradurre e mettersi sullo stesso piano degli altri traduttori, esponendosi come loro alla critica e al rifiuto.

Un’altra riflessione: non è concepibile che nel mondo universitario non vi sia un’adeguata ricerca. Gli studi superiori di traduzione non possono essere un’eccezione. A nostro avviso, è assolutamente imprescindibile che al mero insegnamento universitario si affianchi un’attività di ricerca ben sviluppata e diffusa capillarmente, alla quale partecipino, direttamente o indirettamente, tutti i traduttori e della quale possano beneficiare gli studenti e i traduttori stessi.
Il punto è che si impara a tradurre solo traducendo (teoria professionale tanto semplice quanto veritiera), non c’è altro modo. All’università, a nostro modo di vedere, spetta il compito di definire una metodologia di insegnamento e di ricerca che permetta di evitare gli errori passati, aprire nuovi sentieri, stimolare l’eccellenza, in una sola parola: fare sistema. Ma ciò non è possibile solo osservando. Bisogna tradurre.

Tra la professione, l’istruzione e la ricerca c’è una sorta di fossato (talvolta pieno di spine), alle cui estremità ci sono da un lato i traduttori professionisti e dall’altro gli insegnanti e i ricercatori universitari. Situazione assurda, piena di diffidenza, che dev’essere superata ad ogni costo.

Il revisore

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Una delle cose che produce più disagio ai traduttori, ed in particolare ai traduttori di opere letterarie, è l’impossibilità di difendere il testo tradotto una volta consegnato. In linea di principio, e in accordo con quanto stabilito nel contratto, l’editore si riserva il diritto di rifiutare o accettare la traduzione dopo un’adeguata revisione, ma senza menzionare chi la effettuerà.
Alcune case editrici, il cui volume di traduzioni giustifica certe spese, hanno una o più persone che si occupano di tale compito, ma il traduttore non ha alcuna garanzia che queste siano debitamente qualificate per giudicare e correggere il loro lavoro.
La revisione di un testo presenta notevoli difficoltà e richiede una formazione e una sensibilità simili, se non superiori, a quelle dello scrittore o del traduttore. Il revisore affronta infatti un compito essenziale e delicatissimo poiché dal suo lavoro dipenderanno le sorti commerciali del libro oltre che la reputazione in primo luogo dell’autore e in seconda istanza del traduttore. Nonostante ciò, come spesso accade nel mondo del lavoro, prevale una logica del tutto paradossale. L’opera di revisione viene remunerata pochissimo e per questo motivo affidata a mani spesso inesperte.

Ad ogni modo, lo scrittore non deve temere di non essere consultato. Prima che l’opera finisca sulle bancarelle delle librerie l’autore avrà sicuramente la possibilità di esprimere giudizi ed opinioni vincolanti.
La stessa sorte purtroppo non verrà riservata al povero traduttore. A meno che non si tratti di un traduttore con un certo nome (e talvolta neppure in questo caso), non gli verrà data la possibilità di avere un confronto con il revisore, anche se ciò permetterebbe di ottenere un livello di qualità del testo finale sicuramente più alto.

La traduzione urgente

 Categoria: Problematiche della traduzione

In alcuni casi, i tempi di consegna di una traduzione sono particolarmente stretti. Un best-seller viene lanciato contemporaneamente in diversi paesi, e la traduzione nelle varie lingue deve essere pronta subito dopo che l’autore ha terminato l’opera nella lingua originale e l’ha consegnata all’editore.
La stessa osservazione può esser fatta per un qualsiasi altro prodotto, in particolare se ad alto contenuto tecnologico. Prendiamo ad esempio la periferica di un computer. Una volta risolte le problematiche tecniche e decisa la messa in produzione, dev’essere redatto il manuale delle istruzioni. Ciò deve avvenire in tempi rapidi, prima che la macchina abbia lasciato la catena di montaggio altrimenti l’azienda produttrice è costretta a ritardarne il lancio sul mercato con conseguenti perdite economiche.

Quando i manuali o i libri sono di 500 pagine o 200.000 parole, e la traduzione dev’essere pronta in un mese, si cade nella tentazione di dividere il lavoro, e di assegnare a diversi traduttori parti distinte, sezioni o capitoli dell’originale. Una volta ultimata la traduzione, uno di loro (oppure un altro esperto non traduttore), si fa carico della revisione finale e unifica lo stile e la terminologia.
In un manuale informatico o comunque in un manuale tecnico in genere, soprattutto se si hanno a disposizione glossari adeguati, l’unificazione stilistico-terminologica non pone problemi insormontabili. Un’opera letteraria è un’altra questione. Il fatto che il traduttore sia, di fatto, un autore derivato, ostacola notevolmente il processo di unificazione.
Sarebbe interessante sapere come hanno risolto il problema i traduttori che hanno partecipato alla stesura collettiva di opere letterarie. Il lessico è importante, ma ancor più importanti sono il ritmo narrativo e la specificità dei vari autori: lo scrittore e i due o più traduttori.

Tradurre lingue distanti, comunicare mondi separati

 Categoria: Problematiche della traduzione

 

In una traduzione, oltre alle differenze di tipo prettamente linguistico fra i due idiomi, è di fondamentale importanza avere una profonda conoscenza circa le differenze sociali, politiche, storiche, culturali fra i due paesi in cui si parlano quelle lingue, il livello di reciproca comprensione tra i rispettivi mondi, il loro grado di esperienza nella comunicazione e molteplici altri fattori. La distanza generata da questi aspetti in qualche caso risulta davvero difficile da colmare anche per i traduttori più bravi e preparati.

Il legame tra le lingue europee occidentali è il risultato di almeno un migliaio di anni di interrelazione tra le società e le culture dei paesi nei quali si parlano quelle lingue. I reciproci contatti fatti di “regali”, “prestiti”, e in qualche caso veri e propri “furti”, hanno contribuito a creare un universo pluralista, mondi diversi ma in qualche misura strettamente connessi. In questo scenario, la distanza cui facevamo riferimento poc’anzi può essere colmata quasi del tutto.

Quando invece si tratta di mettere in relazione mondi agli antipodi, con lingue e culture completamente diverse e che non hanno mai avuto reciproci contatti, le cose si fanno ben più dure per il traduttore. Le parole di una lingua designeranno spesso concetti assenti nell’altra: vi saranno sfumature particolari, usanze esclusive, riferimenti culturali incomprensibili e addirittura oggetti inesistenti.
Il traduttore dovrà essere perfettamente in grado di comprendere tali differenze, e, dopo averle interpretate, le dovrà rimodellare e ricomporre al fine di rendere il suo lavoro fruibile per tutti i lettori e in modo tale da render loro più agevole la comprensione di un mondo lontano ed estraneo.
Le difficoltà maggiori risiederanno quindi nella ricreazione, utilizzando le risorse a disposizione della lingua d’arrivo, di concetti, sfumature, rapporti, oggetti che provengono da altri mondi e che fino a quel momento mancavano nell’universo culturale dei lettori. Tale procedimento dovrà avvenire con delicatezza e saggezza, senza distruggere troppo ma allo stesso tempo senza cercare di fondere realtà che, almeno per il momento, sono distanti sotto ogni punto di vista.

Strategie di traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Non sempre è possibile tradurre gli enunciati con strutture equivalenti, il traduttore deve quindi utilizzare una serie di strategie volte a garantire il più possibile la fedeltà di un testo. Queste strategie sono chiamate anche procedimenti di traduzione.

Adattamento
L’adattamento, anche conosciuto come traduzione libera, è un procedimento di traduzione in cui il traduttore sostituisce una realtà culturale o sociale nel testo originario con la corrispondente realtà nel testo tradotto. Questa nuova realtà risulta più accessibile per i fruitori di detto testo. L’adattamento è spesso utile per la traduzione di poesie, opere teatrali e pubblicità.

Prestito
Il prestito consiste nell’usare una parola o una frase del testo originale nel testo tradotto. I prestiti solitamente vengono indicati in corsivo o tra virgolette e vengono lasciati nella lingua d’origine; in altre parole, è la non traduzione della parola. Esempi di prestito sono le parole inglesi blue jeans e sandwich.

Calco
Il calco linguistico è un procedimento di traduzione che consiste nella creazione di neologismi, seguendo la struttura della lingua d’origine. Esistono vari tipi di calco linguistico fra cui quello semantico, quello morfologico, quello sintagmatico, quello sintematico, ecc. Un esempio di calco semantico è la parola “realizzare” nella sua accezione di “rendersi conto” derivata chiaramente dal verbo inglese to realize. Un esempio di calco morfologico è la parola grattacielo derivante dal termine inglese skyscraper (dove sky significa “cielo” e to scrape significa “grattare”). Prima dell’introduzione di questo termine l’italiano non aveva alcuna parola per indicare questo tipo di edificio.

Modulazione
Consiste nel variare la forma di un messaggio mediante un cambio semantico o di prospettiva. La traduzione del messaggio viene effettuata sotto un nuovo punto di vista, ad esempio:
Originale in lingua inglese: “It is not difficult to make”.
Traduzione letterale in lingua italiana: “non è difficile da fare”.
Traduzione modulata in italiano: “è facile da fare”.
In questo esempio, l’espressione della frase con una copula verbale con aggettivo negativo (“it is not difficult”), è stata tradotta in italiano con una copula verbale in affermativo (“è facile”), attraverso il cambiamento dell’aggettivo (“non difficile”=“facile”). La modulazione avviene soprattutto quando la traduzione letterale non è conforme alla peculiarità della lingua tradotta. In sostanza la modulazione produce una frase che suona meglio rispetto alla frase tradotta in modo letterale.

Trasposizione
Consiste nel cambiamento della struttura grammaticale di una frase senza che cambi il significato del messaggio.
Originale in inglese: “After he comes back”.
Traduzione letterale in lingua italiana: “Dopo che egli ritorni”.
Traduzione trasposta in italiano: “Dopo il suo ritorno”.
La clausola dipendente (“he comes back”) si traduce con una frase nominale (“il suo ritorno”).

Equivalenza
Per equivalenza si intende la corrispondenza in significato di una parola in una lingua rispetto ad un’altra lingua. Due parole sono equivalenti se hanno lo stesso significato.

Traduzione letterale
Si riferisce al passaggio dalla lingua d’origine a quella tradotta in cui questo passaggio porta ad un risultato corretto. Il traduttore deve solo preoccuparsi delle servitudes linguistiques (collocazioni) che sono specifiche di una lingua e non possono essere modificate. Ad esempio:
“Mon Dieu pardonnez-moi cette méprisable prière, mais je ne peux oublier la peine de mon cœur, ni écarter son nom de mes lèvres”.
“Dio mio perdona questa ignobile preghiera, ma non riesco a dimenticare la pena del mio cuore né a rimuovere il suo nome dalle mie labbra”.
Secondo Vinay e Dalbernet, la traduzione letterale è lecita soprattutto tra lingue che condividono una stessa cultura. Per vicinanza geografica, periodi di bilinguismo, interscambi fra intellettuali, motivi politici, ecc. può ad esempio essersi prodotta una reciproca influenza che a sua volta ha originato un’imitazione conscia o inconscia fra le due lingue che spesso rende la traduzione letterale un procedimento assolutamente efficace.

Il processo traduttologico

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel suo libro, “Teoria e pratica della traduzione“, Valentín García Yebra riconosce due fasi nel processo traduttologico: la fase di comprensione del testo originale e la fase di espressione del suo messaggio, il suo contenuto nella lingua d’arrivo o terminale.

Nella fase di comprensione, si decodifica il significato del testo d’origine in un’attività denominata “semasiologica” (dal greco sema, “senso” o “significato”).
Nella fase di espressione, chiamata anche “onomasiologica” (dal greco onoma, “nome”) si ricodifica tale significato nella lingua tradotta.
Durante la decodifica del significato del testo, il traduttore deve prima identificare i segmenti che compongono il testo originale, ossia deve stabilire le unità minime con significato. Il segmento può essere una parola, una o più frasi o anche un paragrafo completo.
Durante la ricodificazione nella lingua di arrivo, il traduttore deve mantenere il significato del segmento originario in un segmento della lingua tradotta rispettando una serie di regole proprie di quest’ultima. La riunione del segmento origine con il segmento tradotto è chiamato unità di traduzione.
Entrambe le fasi sono di natura ricorsiva e non necessariamente successive, vale a dire, il traduttore può tornare a decifrare il significato del testo di origine, una volta che ha ricodificato il significato nella lingua tradotta.

A monte di tale procedura, semplice a prima vista, si nasconde una complessa operazione cognitiva. Per decodificare il significato completo del testo di origine, il traduttore deve interpretare e analizzare tutte le sue caratteristiche in modo consapevole e metodico. Questo processo richiede una conoscenza approfondita della grammatica, della semantica, della sintassi, delle frasi fatte e di altri aspetti importanti della lingua d’origine come ad esempio la cultura di coloro che la parlano.
Ancor più importante è che il traduttore abbia le stesse conoscenze nella lingua di destinazione per ricodificare in modo appropriato il significato del testo originale. Per questo motivo, la maggior parte dei traduttori traduce verso la propria lingua madre.
Inoltre, è essenziale che i traduttori abbiano familiarità con l’argomento trattato. Gli studi realizzati negli ultimi anni in linguistica cognitiva ci hanno permesso di capire meglio il processo cognitivo della traduzione.

Problematiche ricorrenti delle traduzioni (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Dopo aver trattato nell’articolo di ieri le problematiche relative alle parole chiave, affrontiamo oggi quelle riguardanti le combinazioni di parole, i “falsi amici” e le componenti di significato esplicite ed implicite.

Combinazioni di parole
In ogni lingua sono presenti combinazioni di parole che funzionano come se fossero una sola parola. Nelle lingue più complesse ed elaborate, gran parte di queste combinazioni sono di fatto elencate come singole voci nel dizionario. È comunque possibile, in ogni lingua, creare continuamente nuove combinazioni. L’ungherese e il tedesco (ma anche altre lingue del nord Europa) hanno ad esempio una forte propensione per la creazione di nuove combinazioni.
Nelle combinazioni di parole, il significato dell’insieme non è detto risulti automaticamente dalla somma dei significati delle parti. Ad esempio, l’espressione francese pomme de terre (dove pomme significa “mela” e terre significa “terra”) non equivale a “mela di terra”, bensì a “patata”. Per eseguire traduzioni corrette appare pertanto evidente la necessità di conoscere l’esatto significato di ogni combinazione di parole come se si trattasse di un unico termine.

“Falsi amici”
I “falsi amici” sono parole (o frasi) della lingua di partenza che presentano una notevole somiglianza morfologica (omografia) e/o fonetica (omofonia) con altre parole (o frasi) della lingua di arrivo, ma in realtà hanno un significato completamente diverso. Si pensi ad esempio alla parola inglese factory che non significa “fattoria” ma “fabbrica” e alla parola spagnola burro che in realtà significa “asino”.
I “falsi amici” sono più ricorrenti fra lingue imparentate storicamente (che abbiano quindi una stessa radice) o che siano in stretto contatto fra loro (ad esempio per questioni di vicinanza geografica). E’ sicuramente più raro trovarne in lingue che si siano evolute in maniera indipendente l’una dall’altra ma è comunque possibilissimo, ad esempio per il “prestito” di un vocabolo fra di esse. All’epoca della colonizzazione spagnola dell’area attualmente corrispondente al Messico, vennero presi in prestito molti termini spagnoli dalle lingue del luogo, ma con il passare del tempo queste parole hanno assunto un significato diverso da quello che avevano in origine.
Nel caso in cui vi sia una sorta di parentela tra le due lingue, chi s’imbatte in due “falsi amici” è portato a pensare che alla base della loro somiglianza fonetica (o nella grafia) vi sia una corrispondenza in termini di significato; al contrario, nel caso in cui non vi sia alcuna parentela, il lettore (o l’ascoltatore) è incline a presumere che si tratti di una pura coincidenza. Il traduttore dovrà quindi fare molta attenzione a non dare per scontato (soprattutto nel secondo caso) che due parole omofone o omografe abbiano lo stesso significato in entrambe le lingue.
Ancor più pericoloso è il caso in cui una parola o una frase, seppur tradotta bene, assuma un significato diverso da quello che il traduttore vuole trasmettere perché inserita in un contesto particolare. Si consideri ad esempio la frase evangelica “tagliare alcuni rami dagli alberi e metterli nella strada” (cf Mc 11,8). Nell’intento dell’apostolo tale gesto aveva una funzione onorifica. Come si può facilmente immaginare, la traduzione formale di tale frase è piuttosto semplice. Tuttavia, si scoprì a posteriori che in una lingua africana tale gesto significava “impedire il passaggio a una persona”, praticamente l’esatto contrario del messaggio contenuto nel testo evangelico. La traduzione venne quindi modificata inserendo “rami di palma” e sottolineando la natura onorifica del gesto.

Componenti di significato esplicite ed implicite
Dopo aver effettuato tutte queste considerazioni sulle equivalenze lessicali delle lingue e le loro asimmetrie, la domanda su come sia di fatto possibile realizzare una buona traduzione può venire spontanea. L’aspetto positivo da considerare è che una traduzione non è una somma di parole tradotte letteralmente. Un buon traduttore non traduce delle singole parole ma delle intere frasi, ossia il significato delle parole combinate fra loro.
L’aspetto negativo è che qualche perdita o qualche guadagno di senso è inevitabile e ci sarà sempre. Durante il processo di traduzione, alcune componenti di senso passano infatti da implicite ad esplicite, e viceversa. Ciò è strettamente dipendente dalla natura delle lingue.
Il traduttore avrà tante più possibilità di raggiungere il proprio scopo quanto più alta sarà la sua consapevolezza circa le differenze tra le lingue su cui si sta cimentando, e a ciò non potrà che avvenire attraverso un’accurata analisi del significato sia contestuale sia referenziale del testo di partenza nonché attraverso una selezione di forme chiare e naturali nella lingua di arrivo.


Problematiche ricorrenti delle traduzioni

 Categoria: Problematiche della traduzione

Ogni traduzione presenta delle difficoltà più o meno grandi. Vi sono comunque alcune problematiche quasi sempre presenti in ogni progetto di traduzione. Tra queste le principali e maggiormente ricorrenti riguardano le parole chiave (in particolare quando assumono un valore simbolico), le combinazioni di parole, i falsi amici e le componenti di significato esplicite ed implicite. Oggi ci occuperemo delle parole chiave, domani delle altre tre.

Parole chiave
Si tratta di parole usate più volte all’interno di un testo e che hanno un’importanza fondamentale nell’economia dello stesso.
A volte un testo può contenerne molte, il traduttore deve identificarle tutte e fare in modo di usare sempre la medesima terminologia ogni volta che si imbatte nella stessa parola chiave.
Per ovvi motivi, trovare un’equivalenza lessicale appropriata per queste parole è più importante che per gli altri termini generici.
Infatti, se una di queste parole chiave non viene tradotta correttamente, il messaggio centrale del testo può non arrivare a destinazione o arrivarci nel modo sbagliato. Se non si usa sempre lo stesso termine per tradurre una parola chiave, si potranno avere effetti negativi sulla coerenza del testo e sul senso generale di quest’ultimo. Ad ogni modo, si dovrà tener conto dei diversi contesti nei quali compare una certa parola chiave e all’occorrenza la si dovrà tradurre utilizzando parole diverse.
Si immagini di dover tradurre un testo di giornale che parli di telefoni fissi e cellulari nella lingua di un paese dove non esistono reti telefoniche. Sarà innanzitutto necessario isolare il componente comune a entrambi i termini (ad esempio “apparecchio per effettuare comunicazioni a distanza”) e successivamente il componente che li contraddistingue (postazione fissa, mobile).

Com’è facile immaginare, le difficoltà nel tradurre le parole chiave aumentano nel passaggio dai termini materiali ai concetti astratti ad esempio in ambito socio-politico o religioso. Nei casi più ostici sarà importante non considerare le parole individualmente ma per area semantica.
Rimanendo per semplicità su oggetti concreti, se ad esempio si devono tradurre termini del mondo della telefonia come “telefono fisso”, “telefono portatile”, “telefono cellulare”, “telefono satellitare”, sarà d’obbligo individuare componenti più specifici sia comuni che differenziali. Prima di scegliere la parola più adeguata per ciascun termine del gruppo, sarà opportuno fare un raffronto fra tutti i termini che si pensa di utilizzare, arrivando in tal modo a stabilire un set semantico omogeneo ma con le opportune differenze.
Se le culture dei paesi di partenza e di arrivo presentano molte differenze fra loro, bisognerà fare ricorso a dei termini importati anche per le parole chiave. Ad ogni modo, in casi così estremi, sarà fondamentale che le espressioni utilizzate (le parole importate e le modifiche aggiunte) siano assolutamente naturali sia grammaticalmente che semanticamente. Se in qualche caso ciò non fosse possibile, sarebbe allora auspicabile utilizzare un termine magari non del tutto corrispondente, ma comunque naturale. All’interno del contesto si farà poi in modo di rimediare alle differenze di senso create da noi stessi con la tecnica utilizzata.

In certi testi troviamo poi alcune parole chiave particolari, denominate token words, ossia “parole marchio”, le parole cioè che caratterizzano un luogo, uno stile, un’epoca, una moda, ecc. Generalmente tali parole vengono semplicemente traslitterate. A titolo esemplificativo si considerino le parole plaza de toros e matador in un testo che riproduce l’ambiente spagnolo della corrida (tra l’altro essa stessa una parola spagnola ormai entrata nel dizionario italiano). Trattandosi di parole molto caratterizzanti è opportuno trascriverle così come sono senza effettuare alcuna traduzione.

In qualche caso certe parole chiave assumono infine un valore simbolico, aggiungendo al senso principale un senso figurativo o metaforico. Nei suddetti casi, bisognerà apportare degli aggiustamenti alla traduzione.
Questo tipo di problematica è più ricorrente nei testi religiosi e in quelli politici. Nella traduzione si dovrà fare molta attenzione a non tralasciare un’eventuale componente simbolica della parola chiave presente nel testo.

Seconda parte di questo articolo

Brutte notizie per i traduttori automatici

 Categoria: Strumenti di traduzione

Secondo recenti ricerche la tecnologia legata alle traduzioni automatiche non è assolutamente affidabile e spesso dà risultati grotteschi.
Cerchiamo di spiegare brevemente cos’è un dispositivo di traduzione automatica e come funziona.
A qualcuno sarà già capitato di imbattersi in turisti che parlano a degli apparecchi che traducono le parole ad alta voce. Se non vi è successo avrete però sicuramente utilizzato almeno una volta gli “strumenti per le lingue” di Google o altri traduttori automatici su internet per tradurre singole parole o intere frasi presenti su siti web stranieri. Ebbene avrete sicuramente notato che il risultato talvolta è davvero spassoso. Un dispositivo di traduzione infatti traduce parola per parola ed è quindi uno strumento piuttosto utile laddove si voglia conoscere il significato di una singola parola. In qualche caso riesce a tradurre correttamente anche una frase semplice ma nel caso di testi più complessi il risultato è davvero pessimo.

I dizionari contenuti nelle memorie dei suddetti dispositivi sono enormi e la ricerca delle singole voci è rapidissima. Contengono inoltre regole programmate per trasformare la sintassi nel passaggio da una lingua all’altra. Ciononostante non riescono ad essere efficaci. La traduzione è un’attività che richiede molto ma molto di più. Ogni lingua possiede specificità, ambiguità, sfumature, frasi fatte, modi di dire, metafore, sinonimi, frasi idiomatiche, ecc. impossibili da tradurre in modo automatico. A dispetto della loro incredibile velocità e dell’abilità di chi li ha programmati, allo stato attuale i computer hanno un’intelligenza e una flessibilità paragonabile a quella di un bimbo piccolo. Sono necessari anni e anni di studio e di vita vissuta per essere in grado di effettuare delle buone traduzioni. I computer fortunatamente per noi non possono ancora vivere le stesse esperienze degli esseri umani.
Ad ogni modo tra qualche decennio (o forse tra qualche secolo) la tecnologia avrà raggiunto un livello tale da abbattere tutte le barriere linguistiche. Ci metteranno degli apparecchi nelle orecchie che convertiranno le parole dette in una lingua straniera direttamente nella nostra lingua, tutti i siti internet si tradurranno automaticamente con un clic e a quel punto le agenzie di traduzione come la nostra non avranno più ragion d’essere. Con nostro immenso sollievo manca ancora molto a quel momento.

Traduzione di nomi propri e di toponimi

 Categoria: Problematiche della traduzione

Uno dei principi della traduzione è che i nomi propri non devono essere tradotti. Tuttavia, non sono affatto rari i casi di personaggi storici famosi, conosciuti non con il loro nome di battesimo originale, ma con la traduzione nella nostra lingua, anche se sarebbe più corretto dire “storpiatura nella nostra lingua” visto che, soprattutto i cognomi, sono intraducibili.
Martin Lutero (nato Martin Luther), Carlo Marx (nato Karl Marx), Tommaso Moro (nato Thomas More) e il divertente Francesco Bacone (nato Francis Bacon), sono solo alcuni esempi noti.
Ad ogni modo, è il latino la lingua che ha avuto meno freni nel tradurre i nomi propri.
Ad esempio l’aggettivo “cartesiano” deriva dal cognome del francese René Descartes, ma non tanto dalla sua lingua d’origine, quanto dalla sua latinizzazione Renatus Cartesius, a sua volta italianizzata prima in Renato Delle Carte e poi in Renato Cartesio.

L’italiano attuale, dal canto suo, ha spazzato via quasi tutti i toponimi latini dalla geografia italiana. In qualche caso la conversione è rimasta abbastanza fedele all’originale (ad esempio Cosentia con Cosenza, Croton con Crotone, Novaria con Novara), in qualche caso un po’ meno (Neapolis con Napoli, Florentia con Firenze, Mediolanum con Milano), e in qualche altro davvero poco (Augusta Praetoria con Aosta, Interamnia Nahars con Terni, Ticinum con Pavia).
Non si tratta tuttavia di un fenomeno prettamente italiano, anche all’estero i toponimi latini sono stati pressoché totalmente sostituiti dagli attuali nomi delle città.
In alcune circostanze si è fatto ricorso al calco, com’è accaduto con Nova Civitas (“nuova città”) diventata in tedesco Neustadt (da neu, “nuovo” e Stadt, “città”), talvolta si è fatto ricorso al semicalco, come per Oenispons (divenuta Innsbruck, da Brück, “ponte”) e in altri casi ancora sono stati mescolati elementi della denominazione originale con parole latine, come Westmonasterium (Westminster) o si è fatto ricorso al greco, come in Leucopetra (da leukós, “bianco” e petra, “roccia”) divenuta Weissenfels (costituita da weiss, “bianco” e Fels, “roccia”).