Traduzione di siti web

 Categoria: Traduzione di siti web

La ricetta per il successo di un marchio globale
Le piattaforme di e-commerce, i siti web aziendali, le pagine di destinazione, le app, e altre piattaforme simili hanno un comune denominatore – la comunicazione.

Tutte queste piattaforme sono create per comunicare un messaggio al maggior numero di persone possibile. Infatti, l’ambiente online può essere il biglietto di sola andata verso il successo per qualsiasi marchio, indipendentemente dalla sua dimensione e dal prodotto/dai prodotti. Il trucco è sapere come catturare e mantenere l’attenzione delle persone quanto basta per invogliarli a sapere di più. Per far ciò, si devono trovare modi creativi per offrire contenuti coinvolgenti e concisi, in un formato e un aspetto che siano facilmente condivisi e compresi.

Sembra abbastanza semplice, vero? Dopotutto, la clientela moderna trascorre ore navigando online (6 ore e 42 minuti ogni giorno), e la risorsa principale nonché punto di partenza per tutti è Google.

Tuttavia, la situazione è più complessa di così e con molte più sfumature. Sebbene sia vero che la clientela si trova online, vi si trovano anche la competizione, le varie fonti di intrattenimento, gli organi di stampa e di comunicazione, le tante piattaforme di formazione, e i social media! Ciò significa che devi lottare duramente per avere l’attenzione delle persone, e l’unico modo per farlo è creare contenuti rilevanti e accattivanti.

Inoltre, se vuoi che il tuo marchio si sviluppi e cresca a livello globale, devi essere certo di parlare la stessa lingua del tuo pubblico (non tutti parlano o leggono l’inglese).Dato che mi rivolgo a chi sta facendo crescere un business in quella che gli specialisti chiamano “content economy” (economia dei contenuti), è fondamentale rivolgersi al pubblico in una lingua che possano capire. Pertanto, la traduzione di siti web è il primo passo per un efficace sviluppo del proprio marchio a livello globale.

Parleremo delle ragioni per le quali questo passo è importante per un’impresa e come implementarla senza sprecare risorse preziose.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato su Speakt

Traduzione a cura di:
Erica Mele
Lecce

Traduzione estraniante e addomesticante (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Estraniamento e ruolo del traduttore
Venuti per lo più sottolinea come la strategia dell’estraniamento abbia anche delle conseguenze che influiscono sul ruolo del traduttore, il quale, rendendo visibili le differenze del testo che traduce, riesce ad uscire da quello stato di “invisibilità”, di cui si parla ampiamente nel saggio. Il lettore del testo di arrivo dunque diventa consapevole di trovarsi dinanzi ad una traduzione di un’opera appartenente ad un’altra cultura, potendo così apprezzare e criticare l’attività svolta dal traduttore, il quale dovrà esigere il giusto riconoscimento per il suo lavoro. Non a caso Venuti esorta i traduttori contemporanei ad utilizzare pratiche discorsive alternative e strategie estranianti, rifacendosi magari a traduttori che egli cita all’interno del saggio come Ezra Pound e gli Zukofsky, che hanno saputo sviluppare traduzioni discostandosi dal canone addomesticante. D’altro canto, tuttavia, Venuti è consapevole che al giorno d’oggi i traduttori non possono attuare, al contrario del passato, strategie traduttive che sconvolgano il testo in maniera estrema: difatti egli sottolinea che le norme traduttive sono piuttosto rigide nella cultura anglo-americana contemporanea e che sono applicate da copisti e contratti legalmente vincolanti. Il linguaggio contrattuale standard richiede che il traduttore aderisca strettamente al testo straniero: “La traduzione dovrebbe essere una fedele interpretazione dell’opera in inglese; non deve omettere nulla dal testo originale né aggiungere altro se non le modifiche verbali necessarie per la traduzione in inglese (A Handbook for Literary Translators)”.
Tuttavia, nonostante le regole stringenti, Venuti esorta i traduttori contemporanei ad utilizzare il più possibile variazioni discorsive, arcaismi, slang, calchi, prestiti, in modo da richiamare l’attenzione sullo status secondario della traduzione, considerata quasi sempre come una semplice opera derivativa il cui valore è inferiore a quello dell’opera originale, e segnalare le differenze linguistiche e culturali del testo straniero.

Fonte: Lawrence Venuti “The Translator’s Invisibility: A History of Translation”

Articolo scritto da:
Emanuele Paolino
Scafati (SA)

Traduzione estraniante e addomesticante (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fedeltà abusiva
Rifacendosi al pensiero di Philip E. Lewis espresso nell’articolo “The Measure of Translation Effects”, contenuto nella raccolta “Difference in translation” di Joseph F. Graham, all’interno del saggio Venuti parla anche del concetto di “fedeltà abusiva”, affermando che un traduttore che sceglie una strategia estraniante mira a riprodurre in maniera fedele nel testo di arrivo la qualità abusiva che possiedono alcuni passaggi del testo originale. Tuttavia questa fedeltà risulta abusiva non solo per il testo originale ma anche per quello di arrivo poiché, come espresso anche da Lewis, essa esercita una duplice funzione: da un lato forza i sistemi concettuali e linguistici della lingua di arrivo, dall’altro dirige un attacco critico inverso al testo che traduce e fa in modo che la traduzione costituisca una conseguenza destabilizzante per il testo originale. In questo modo il testo dell’autore originale diventa estraneo all’autore originale stesso, nonché al nuovo lettore e traduttore. Dunque il poeta originale non riconoscerà la propria voce nelle traduzioni, non solo perché le sue idee e i suoi testi saranno resi in modo impensabile per lui, ma anche perché egli non è in grado di trattare la lingua di arrivo. Dunque, secondo Venuti, anche la resistenza può essere imperialista all’estero, appropriandosi di testi stranieri per servire i propri interessi politici e culturali in patria; tuttavia, egli sostiene anche che, nella misura in cui resiste a valori che escludono determinati testi, questa resistenza compie un atto di restauro culturale che ha lo scopo di mettere in discussione e forse riformare, o semplicemente distruggere, i canoni culturali della lingua di arrivo.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Lawrence Venuti “The Translator’s Invisibility: A History of Translation”

Articolo scritto da:
Emanuele Paolino
Scafati (SA)

Traduzione estraniante e addomesticante (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Strategia di resistenza
Secondo Venuti, una traduzione “should shake things up”: “una traduzione dovrebbe smuovere le cose, poiché se non lo sta facendo allora non è più una traduzione, ma è mera propaganda, un semplice rafforzare lo status quo”.
Infatti, nel suo saggio “L’invisibilità del traduttore”, egli si dichiara a supporto di quella che definisce “strategia di resistenza”, ossia una strategia traduttiva che va contro i canoni culturali e linguistici della lingua di arrivo. Questa strategia di resistenza cerca di liberare il lettore della traduzione, così come il traduttore, dai vincoli culturali che ordinariamente governano la loro lettura e scrittura e minacciano di sopraffare e addomesticare il testo straniero, annichilendo le differenze culturali. Nell’ottica di Venuti le traduzioni dovrebbero resistere all’egemonia del discorso chiaro e scorrevole, attuando un processo di deterritorializzazione (deterritorialization) della stessa lingua di destinazione, usandola come veicolo per idee e tecniche discorsive innovative. Nel caso questa strategia riesca a produrre una traduzione estraniante, allora ci sarà una sorta di liberazione dalla cultura della lingua di arrivo: il momento liberatorio si verifica quando il lettore della traduzione sperimenta, nella lingua di arrivo, le differenze culturali che separano quella lingua e il testo straniero. Venuti sostiene la sua posizione ribadendo che nonostante la traduzione sia un processo che implica la ricerca di somiglianze tra lingue e culture, essa si confronta costantemente con le differenze, motivo per cui una buona traduzione non può mai e non dovrebbe mai mirare a rimuoverle completamente. Al contrario, un testo tradotto dovrebbe essere il sito in cui emerge una cultura diversa che il lettore può intravedere, e una strategia traduttiva estraniante può preservare al meglio quella differenza, quell’alterità culturale, ricordando al lettore dei benefici ottenuti e delle perdite subite nel processo di traduzione e delle lacune incolmabili tra le culture.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Lawrence Venuti “The Translator’s Invisibility: A History of Translation”

Articolo scritto da:
Emanuele Paolino
Scafati (SA)

Traduzione estraniante e addomesticante

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher (1768-1834),  nel trattato “Über die verschiedenen Methodendes Übersetzens” (Sui diversi metodi del tradurre), letto pubblicamente per la prima volta durante una conferenza il 24 Giugno 1813 all’Accademia Reale delle Scienze di Berlino, aveva proposto due strategie alternative in materia di traduzione: quella di lasciare il più possibile in pace lo scrittore e muovergli incontro il lettore oppure quella di lasciare il più possibile in pace il lettore e muovergli incontro lo scrittore. Egli dichiarò di prediligere la seconda. Secondo il suo pensiero, il fine ultimo del traduttore deve essere quello di offrire ai lettori della cultura di arrivo le stesse idee e le stesse emozioni che la lettura dell’opera in lingua originale avrebbe suscitato in loro. Tuttavia, come riportato da Venuti in “L’invisibilità del traduttore”,  il motivo della sua preferenza era dovuto non tanto al desiderio di accogliere lo “straniero” e la sua lingua, quanto piuttosto all’inclinazione nazionalista che lo portava a opporsi al dominio culturale francese di allora e a promuovere la letteratura tedesca.
Rifacendosi a questa visione, il teorico americano Lawrence Venuti individua similmente due strategie traduttive: la traduzione addomesticante, che mira ad ottenere un effetto di scorrevolezza e trasparenza nella traduzione, appiattendo le differenze culturali in modo da rendere il testo il più intellegibile possibile al lettore della lingua di arrivo; e la traduzione estraniante, che, al contrario, mira a preservare gli elementi che segnalano l’appartenenza del testo originale ad una cultura differente da quella del testo di arrivo. Venuti, come d’altronde Schleiermacher, si dichiara a favore del metodo estraniante e dunque sostiene che, riprendendo le parole del filosofo tedesco, “bisognerebbe lasciare in pace l’autore originale e muovergli incontro il lettore della lingua di arrivo”, preservando il carattere originale del testo.

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Fonte: Lawrence Venuti “The Translator’s Invisibility: A History of Translation”

Articolo scritto da:
Emanuele Paolino
Scafati (SA)

Alla ricerca dell’interprete ritrovato (4)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

Una caratteristica dell’interpretazione, che è emersa e già segnalata da Wadensjö è l’identificazione o il distanziamento dell’identità dell’interprete da quella dell’uno o dell’altro interlocutore. La seconda indagine è stata svolta a Genova in quanto negli ultimi anni questa città ha avuto un afflusso crescente di migranti e sta sperimentando delle iniziative di sostegno alle nuove minoranze etniche. Quindi tale indagine è portata a termine per documentare le prime risposte istituzionali offerte dalle amministrazioni locali o dalle associazioni di volontariato alla nuova realtà cosmopolita con cui il paese si deve confrontare. La ricerca è stata organizzata in una serie di colloqui con 15 mediatori, che dovevano rispondere a una serie di domande aperte, e in seguito essi dovevano rispondere a delle domande su degli aspetti specifici della mediazione e dell’interpretazione. Da questo studio è emerso che sebbene la maggioranza dei mediatori avesse frequentato i corsi di formazione per mediatori culturali organizzati dal Comune di Genova, i mediatori in maniera unanime riconoscevano la loro mansione principale nel fornire consulenza alla persona immigrata sulla realtà istituzionale del paese, quindi l’attività di interpretazione riveste un ruolo di primo piano.

Tutti i mediatori ritenevano che per “tradurre fedelmente” fosse necessario essere consapevoli di potenziali incomprensioni o tensioni derivanti da diversi sistemi culturali di riferimento, al fine di prevenire l’insorgere o di attenuarne la portata. Inoltre i mediatori valutano positivamente il coinvolgimento personale dell’interprete derivante dall’appartenenza etnica, in quanto fattore di riequilibrio dei “poteri” fra gli interlocutori. La terza indagine è stata svolta a Francoforte sul Meno e a Monaco di Baviera, la scelta è ricaduta su queste città per le scelte effettuate in Germania rispetto alle nuove esigenze comunicative, ritenute di natura occasionale. Lo studio mirava ad esplorare le nozioni di neutralità, visibilità/invisibilità e solidarietà, esso è stato impostato sulla base di due questionari: uno per gli interpreti che operano in campo sociale e l’altro per i dipendenti degli enti pubblici che si servono dei servizi d’interpretazione. Il risultato è stata la conferma che la presenza dell’interprete in campo istituzionale è tutt’altro che sistematica e che convive con soluzioni ad hoc di mediazione linguistica improvvisata e non professionali. Per cui la pratica professionale sarebbe completamente sganciata da percorsi formativi professionali.

Circa la metà degli operatori tedeschi ritiene che l’interprete sia un aiuto essenziale, non solo linguistico, una lieve minoranza ha affermato che rappresenti un ostacolo e i restanti hanno dichiarato di non poter svolgere al meglio le proprie funzioni durante le sessioni interpretate. Per cui si deduce che, per la maggioranza dei rispondenti, l’interprete in alcuni casi venga considerato come una figura invisibile grazie alla sua percezione come parte integrante dell’atto comunicativo; inoltre in relazione alla nozione di neutralità, all’interprete viene richiesto di avere un atteggiamento imparziale, di fare una traduzione accurata e completa e la conoscenza approfondita delle due lingue. Si può concludere dicendo che l’interprete partecipa attivamente alla situazione comunicativa senza essere ingerente , che la sua solidarietà verso l’uno o l’altro interlocutore non viene percepita come negativa dagli operatori su tale collaborazione, e che riscontra una maggiore neutralità dell’interprete nell’interpretazione dialogica rispetto a quella di conferenza.

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)

Alla ricerca dell’interprete ritrovato (3)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Attualmente nel campo della ricerca, Viezzi e Garzone sottolineano l’importanza che avrebbe il riconoscimento dell’interpretazione, non solo dell’interpretazione conferenza, e che le altre modalità abbiano pari importanza e dignità. A questo proposito sono state svolte delle indagini in diverse città: Melbourne, Genova, Monaco e Francoforte. A Melbourne risiede la comunità anglofona più numerosa del paese, e qui si trova un numero ampio di anziani che o non hanno acquisito una buona padronanza dell’inglese o che in vecchiaia sono tornati alla loro lingua madre ( o dialetto della regione d’origine); tutto ciò spiegherebbe la necessità ingente di interpreti di comunità la cui lingua madre sia l’italiano. L’indagine è stata svolta in una serie di strutture socio-sanitarie, centri di salute mentale, consultori e case di cura, da interpreti professioniste qualificate, durante i colloqui tra personale medico anglofono e pazienti italofoni.

Nelle varie interazioni sono state riscontrate delle ricorrenti figure: principal (mandante), recapitulator (ricapitolatore) e repoter (relatore) e in seguito sono state aggiunte quelle del narrator (narratore) e dello pseudo-co-principal (pseudo-co-mandante). A tale fine è stata ideata una “scheda delle osservazioni da compilare, in tutte le sue parti prima, durante e dopo la sessione. La scelta dei parametri è ricaduta su aspetti del linguaggio verbale e non, cioè del “grado di gestione dell’interazione” da parte dell’interprete, la quale lascia immutato il divario sociale tra gli interlocutori. La scheda raccoglie informazioni che riguardano:

  1. 1. I partecipanti, la situazione comunicativa (scopo e natura del colloquio) e il resoconto di eventuali briefing;
  2. Considerazioni generali sulla dinamica dell’interazione (es. argomenti discussi, azioni compiute dai partecipanti);
  3. Annotazione sull’interazione verbale (aspetti sintattici, fonologici e lessicali, divergenze sulla resa dell’interprete, footing= calchi)
  4. Annotazioni sull’interazione non verbale (gestualità, distribuzione dei partecipanti nello spazio, contatto visivo);
  5. Conclusioni (osservazioni riassuntive sulla singola sessione in merito a registro, indicatori verbali= status, indicatori non verbali= contact e grado di gestione dell’interazione)

Da ciò si è emersa la tendenza dell’interprete ad usare, nella resa del paziente, un’intonazione emotivamente più marcata rispetto a quella adottata dal medico, una velocità di locuzione più bassa, un registro informale e un lessico meno tecnico e a fare delle aggiunte all’enunciato originale a scopo di chiarimento, rassicurazione o esemplificazione; nella resa in inglese invece si è verificato l’opposto di quanto illustrato.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)

Alla ricerca dell’interprete ritrovato (2)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nel periodo post bellico si diffuse l’ideologia di assimilare nella società la componente immigrata in modo permanente. Negli anni Sessanta si passò dall’ideologia dell’assimilazione a quella dell’integrazione, e di conseguenza l’attenzione dei singoli stati si incentrò sui servizi di interpretazione e traduzione. Tuttavia, questi embrionali servizi si rivelarono inadeguati e tale problematica venne messa in luce da proteste civili e di rivendicazione dei diritti fondamentali promosse dalle minoranze etniche. Nel 1973, su iniziativa del Dipartimento per l’Immigrazione, nacque il Telephone Interpreter Service, volto a offrire consulenza telefonica gratuita sia ai privati cittadini che alle pubbliche amministrazioni. Nel 1977 venne costituito un organo apposito la National Accreditation Authority for Traslators and Interpreters che regolamentava le pratiche e fissava degli standard professionali.

Successivamente venne pubblicato il Rapporto Galbally nel 1978, che evidenziava la necessità di servizi d’interpretazione specialistici soprattutto nei settori medico e legale. Sulla scia di tale rapporto, negli anni Ottanta, si celebrò le potenzialità di arricchimento insite nel multiculturalismo. Così, negli anni Novanta si è giunti all’introduzione di tariffe per servizi pubblici di traduzione e interpretazione e le agenzie iniziarono a riconsiderare le strategie di reclutamento, in funzione alla deregolamentazione del mercato, per far fronte ai costi e a una concorrenza spietata e in crescita. Negli anni Settanta, in Europa, ci fu l’afflusso di una nuova forza lavoro stanziale proveniente dal Maghreb e dalla Turchia, per cui gli stati europei dovettero riorganizzare lo spazio sociale per garantire la partecipazione delle comunità immigrate alla vita del paese.

A tale scopo sono stati proposti da Sauvê tre modelli principali: il modello tedesco, quello francese e quello inglese. Nel primo modello, seguito anche in Austria e Svizzera, la risposta sarebbe una mancanza di risposta; l’immigrato viene percepito come ospite e il suo soggiorno in un paese ospitante non richiederebbe interventi governativi ed una piena integrazione perché percepito come temporaneo. Il modello francese, di ispirazione anche per Italia, Portogallo e Spagna, rifiuta i trattamenti differenziati in base all’appartenenza etnica e culturale; esso anzi promuove l’integrazione, facilitandone l’accesso grazie al lavoro di associazioni di solidarietà e delle singole strutture pubbliche. Il modello inglese, per cui optarono Svezia e Paesi Bassi negli anni Settanta, pone l’accento sulla difesa del pluralismo culturale e riconoscendo il diritto alle comunità immigrate a disporre di servizi pubblici d’interpretazione finanziati dalle amministrazioni locali.

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)


Alla ricerca dell’interprete ritrovato

 Categoria: Attività legate alla traduzione

Dalle documentazioni emerge che le primissime forme di interpretazione fossero di natura episodica, tale attività è stata svolta a lungo in contesti prevalentemente dialogici, in cui l’interprete traduceva da e verso la lingua straniera con un ritmo probabilmente cadenzato sulla singola frase. Questa forma di interpretazione orale è più antica dell’interpretazione di conferenza, che definirà modi e strumenti di lavoro nel XX secolo. Fino ad allora l’interpretazione faccia a faccia veniva utilizzata per una serie di esigenze comunicative. Prima fra tutte c’era l’esigenza di pervenire attraverso la figura di un “sensale”, ad un accordo sul valore di scambio delle merci oggetto di transazione. La mancanza di prestigio sociale di tale attività, ancora priva di riconoscimento istituzionale e di una regolamentazione che la inquadri come professione ne spiega il disinteresse da parte degli studiosi; mente in passato fu materia di spunti e riflessioni da parte di scrittori come Cicerone, Sant’Agostino, Lutero, Goethe, Nietzsche e altri.

Quindi l’interpretazione di comunità condivide le forme più antiche della traduzione orale, differenziandosi per modalità, situazionalità e differenze culturali e linguistiche fra i due interlocutori. In passato l’interprete veniva considerato come il meno selvaggio dei selvaggi, egli si faceva portavoce spesso per sua volontà di un’autorità che impone leggi, regole, modelli sociali e culturali alieni. Come si è giunti da questa considerazione dell’interprete nel passato al suo impiego nei servizi pubblici attuali? L’antesignana nell’offrire servizi di interpretariato in campo sociale fu l’Australia, che oggi ha quasi raggiunto la riconciliazione tra le varie identità linguistiche e culturali all’interno della sua popolazione multietnica.

La necessità di tali servizi fu dovuta in primis all’arrivo degli Inglesi nella seconda metà del XVIII secolo fino alla Seconda Guerra Mondiale. Soprattutto quando tra il XIX e il XX secolo si affermò un forte nazionalismo che prevedeva delle politiche molto severe sull’immigrazione, di conseguenza potevano entrare in Australia solo i bianchi. In più si diffusero atteggiamenti di intolleranza verso qualsiasi comunità che non provenisse da isole britanniche e verso chi non parlasse inglese. In particolare, durante la Seconda Guerra Mondiale gli immigrati tedeschi e italiani divennero bersagli di quelle politiche e di quegli atteggiamenti. Il governo australiano ignorava tali difficoltà linguistiche che riscontravano le comunità anglofone. Si riteneva infatti fosse compito dello straniero superare le barriere individualmente o con l’aiuto di familiari e amici.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)

Interpretazione e Mediazione (2)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Alcune osservazioni terminologiche
Renzetti e Luatti definiscono Mediazione linguistico-culturale l’insieme delle strategie d’intervento che dovrebbero rendere più agevole la comunicazione tra soggetti o comunità appartenenti a culture diverse; invece la mediazione spontanea è, secondo loro, l’attività di accompagnamento e orientamento nei primi contatti con i servizi svolta a livello amicale o informale da una persona appartenente a una minoranza etnica presente nel territorio e a favore dei membri della stessa comunità. Si può dedurre che l’italiano abbia due diverse accezioni di mediazione: quella di agevolazione la comunicazione tra soggetti di lingua e cultura diversa e servizi italiani, e quella di interpretazione nel senso di interpreti italofoni che lavorano con lingue di grande diffusione. Dall’interprete di conferenza da sempre si pretende massima fedeltà, completezza, accuratezza, la garanzia di ripetere esattamente quanto detto dall’interlocutore principale (senza togliere o aggiungere nulla), pur sapendo che tradurre due lingue e culture totalmente diverse in maniera impeccabile è impossibile.

È sempre stato chiaro in sede di conferenza che l’interprete si è guadagnato nel tempo lo status di esperto e l’autonomia di operare delle scelte per fare funzionare la comunicazione grazie alla fedeltà, naturalità e riservatezza che offre nel suo servizio. Al contrario nell’interpretazione dialogica è impossibile essere imparziali e garantire la perfezione a causa delle differenze linguistiche e culturali degli interlocutori primari. Innanzitutto l’interprete deve essere consapevole del suo ruolo e di come si inserisce nel contesto particolare e generale in cui opera di volta in volta. Successivamente deve fare di tutto per chiamarsi fuori dalla dinamica comunicativa, dovrebbe essere consapevole dell’effetto che ha la sua presenza e rendere trasparente il suo operato ai suoi interlocutori per fargli comprendere quali delle sue tante funzioni compie l’interprete in un certo momento dell’interazione.

L’interpretazione dialogica è meno considerata rispetto alle altre tipologie di interpretazione perché in Italia se n’è avvertita la necessità quando la direzione dei flussi migratori si è invertita, le lingue più richieste non vengono insegnate nelle nostre università, le istituzioni devono accollarsi oneri non a beneficio dei propri cittadini, enti e aziende sono costretti a risparmiare in tempi di ristrettezze su un servizio che viene ritenuto accessorio ma previsto dalla legge.Inoltre c’è la mancanza di una regolamentazione della professione,di associazioni professionali forti e decise a far elaborare e valere codici deontologici e un sistema di accreditamento e di certificazione.Il motivo più grave, per cui ciò non si realizza, è la grande varietà di mansioni che l’interprete svolge nella comunicazione immediata. Professionalizzazione significa assunzione delle responsabilitàe di consapevolezza e in seguito in esigenze di formazione e di specializzazione. Significa anche riconoscimento istituzionale e sociale.

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)

Interpretazione e Mediazione

 Categoria: Attività legate alla traduzione

Alcune osservazioni terminologiche
Oggi oltre l’interpretazione di conferenza si studiano altri tipi di mediazione linguistica orale, da qui è nata l’esigenza di nuovi termini per designarli. Per quanto riguarda l’inglese il discorso si complica in quanto è sia la lingua ufficiale di numerosi paesi diversi tra loro, sia perché gli studiosi non anglofoni lo utilizzano come lingua franca. La Routledge Encyclopedia of Traslation Studies definisce i vari tipi di interpretazione: communty interpreting, conference and simultaneous interpreting, court interpreting e signed (o sign) language interpreting. La conference interpreting è una forma specializzata di interpretazione, come le forme business, community, court e signed interpreting. La court interpreting è sinonimo di legal interpreting, e comprende tutti i contesti apparentati come uffici di polizia e servizi di immigrazione, mentre l’interpretazione di tribunale in senso stretto è nota come court room interpreting.

Community interpreting viene indicato come sinonimo di dialogue e public service interpreting e definita come interpretazione prevalentemente consecutiva in ambito pubblico; per cui health, medical, healthcare, mental care, educational, social (o social service) e legal interpreting sono sinonimi di community interpreting. Il suo obbiettivo, nelle varie forme, è quello di facilitare la comunicazione in incontri bidirezionali faccia a faccia tra esponenti di un’istituzione e persone comuni, attività che in passato veniva svolto dai volontari. Invece si parla di man in the middle, middleman, mediator o mediating person per indicare in maniera generica la figura dell’interprete. In italiano con traduzione si intende qualsiasi forma di interpretazione dei segni linguistici di una lingua per mezzo di un’altra, intesa sia come processo che come tecnica; si fa anche una distinzione tra traduzione scritta e traduzione orale. Al contrario l’uso del termine interpretazione di conferenza è abbastanza consolidato ma in competizione con interpretariato; il secondo implica spesso un servizio di minore remunerazione e prestigio. Inoltre molti termini in italiano costituiscono dei calchi di espressioni inglesi, quando non vengono addirittura lasciati in lingua originale. Ad esempio per l’interpretazione dialogica si usa il termine dialogue interpreting , per l’interpretazione di comunità community interpreting, per l’interpretazione per i servizi pubblici si parla di liason e interpretazione ad hoc.

Torrese elenca quattordici mansioni che l’interprete svolge: facilitare la comunicazione e il processo di integrazione, accompagnare l’utente, ascoltare, interpretare, tradurre, aiutare, decodificare, filtrare la comunicazione tra servizio ed immigrato, animare, sostenere, informare, negoziare, conciliare e orientare. Tutte queste mansioni seguono uno scopo unico e non necessariamente generico. Favaro afferma che la mediazione agisce rimuovendo, aggiungendo, modificando poiché elimina gli ostacoli linguistici, informativi e comunicativi, che si frappongono tra l’accesso e l’uso dei servizi utili a tutti. Continua dicendo che questo servizio apporta nuovi saperi, linguaggi e informazioni e migliora la prestazione degli altri servizi in termini sia quantitativi che qualitativi; crea possibilità d’incontro intermedio e apre nuove possibilità comunicative, quindi non solo colma lacune e vuoti ma modifica e porta delle innovazioni.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)

Buon Natale e buone feste a tutti!!

 Categoria: Agenzie di traduzione

Da quando è nato il blog sulla traduzione abbiamo sempre pubblicato articoli durante le feste.
Quest’annus horribilis si differenziererà anche in questo, poiché la Redazione chiuderà per tutto il periodo delle festività natalizie.

A tutti voi l’augurio di un sereno Natale e, mai come quest’anno, di un felice anno nuovo!!
Che il 2021 sia per tutti un anno migliore di quello che l’ha preceduto…non dovrebbe essere difficile!!

Lo specchio dell’ideologia del traduttore (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Secondo la traduttrice e studiosa Snell-Hornby, esistono due scuole di pensiero europee che si occupano di traduzione. Da un lato la Scuola Übersetzungswissenschaft o traslatologia, il cui orientamento principale è la linguistica, e dall’altro la Scuola della Manipolazione, che è quella che ci interessa di più nel nostro articolo. La Scuola della Manipolazione ha un orientamento culturale, la sua sede è collocata in Olanda, e conta su accademici come Lefevere, Lambert, Hermans, Bassnett e Toury.Dato che questa scuola affronta principalmente il tema della traduzione letteraria, potremmo pensare che le idee degli esperti nell’ambito della manipolazione sono valide solo per la traduzione letteraria. Tuttavia, stando a quanto affermano i suoi stessi membri, non è così, dato che la maggior parte di questi ritiene che il proprio lavoro sia applicabile a tutti i tipi di traduzione: “sia orale che scritta, letteraria e non letteraria, e senza restrizioni nel tempo o nello spazio”.

Gli studiosi di Manipolazione basano il loro lavoro sulla teoria polisistemica. Ciò che i suoi autori intendono con polisistema è un insieme di sistemi diversi, che si caratterizza per opposizioni interne e cambiamenti continui. Uno di questi sistemi sarebbe quello letterario, che è costituito da numerosi sottosistemi, nei quali la traduzione è un fattore da considerare, dato che può svolgere un doppio ruolo: portatrice di elementi innovativi o strumento conservatore per rafforzare e consolidare il modello letterario canonico nella cultura ricevente. Il concetto polisistemico fu coniato dagli studiosi di traduzione, tra i quali il ricercatore e pioniere della teoria del polisistema, Even-Zohar, in Israele, che considerava “La letteratura tradotta non solo come un sistema integrale all’interno di un qualsiasi sistema letterario, ma come il sistema più attivo al suo interno”.

Per concludere, possiamo dire che, in relazione a quanto detto precedentemente, l’ideologia si può trasmettere in forma volontaria o involontaria nella traduzione, e ciò può essere considerato in maniera positiva o negativa, a seconda della persona. Tuttavia, il fatto che il traduttore lasci la sua impronta non è sempre negativo, perché se lo fa nella maniera migliore può arricchire la traduzione e renderla più divertente per il lettore.

Fonte: Articolo scritto da Chaimae El Hnoudi e pubblicato il 5 aprile 2019 su Mundiario

Traduzione a cura di:
Erica Mele
Lecce

Lo specchio dell’ideologia del traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

In base a ciò che afferma il libro “A proposito di ideologia”, pubblicato dalla professoressa, traduttrice e ricercatrice María Calzada Pérez, l’ideologia si può manifestare su due piani diversi, il primo è quello grammaticale e il secondo è quello lessicale: “L’aspetto ideologico si può (…) manifestare internamente al testo stesso, sia a livello lessicale (riflesso, per esempio, nella scelta deliberata o nell’omissione di una determinata parola(…)) e a livello grammaticale (per esempio l’uso di strutture impersonali per evitare di esprimere l’agente). Gli aspetti ideologici possono essere più o meno espliciti nel testo, a seconda del suo argomento, del genere e dei suoi scopi comunicativi pag. 23).

Pertanto, l’ideologia di un traduttore si riflette nel momento in cui compie il suo lavoro di traduzione. In base al tipo di testo tradotto, il traduttore opta per una terminologia che sembra più adatta a realizzare la traduzione di quel determinato genere nel testo originale, usando, per esempio, un termine specifico od omettendolo. Per evidenziare quello che abbiamo appena spiegato, abbiamo a disposizione un ottimo esempio in cui l’ideologia si mostra in maniera esplicita all’interno di una traduzione, ed è la traduzione dell’autore Voltaire di una frase dell’opera “Amleto”. Shakespeare scrisse “thus conscience doth make cowards of us all” (la coscienza ci rende tutti codardi), mentre Voltaire lo tradusse come “d’un héros guerrier, fait un chrétien timide” (di un eroe guerriero fa un cristiano timido). Qui possiamo constatare in modo chiaro come Voltaire abbia rispecchiato la sua ideologia attraverso la traduzione chiamando i cristiani timidi, mentre il testo originale non ne fa menzione.

Nel caso di Aelfrico, scrittore e religioso anglosassone, al momento di tradurre i manoscritti “Vite dei santi” in epocamedievale, si vede una sostanziale sintesi del libro, fatta per renderlo più interessante a noi cristiani. E anche, affinché, chiunque potesse leggerlo in autonomia senza dover ricorrere a un curato per comprenderlo. In questo caso possiamo apprezzare la modifica realizzata dal traduttore che influisce, così, sul testo d’origine cambiando la sua struttura proprio come sottolinea María Calzada Pérez nel suo libro.

Seguendo questa linea, possiamo citare un altro esempio abbastanza rappresentativo, che consiste in una traduzione del Nuovo Testamento della Bibbia che si riferiva a Dio come “Lei”. Questo riferimento fu rivisto e riformulato in modo tale che il genere diventasse maschile, così che il traduttore lo vedesse adatto a un pubblico anglosassone e in gran parte maschile. Attraverso ciò, il traduttore mostra in maniera palese la sua ideologia e le sue convinzioni. Ciononostante, non possiamo parlare dell’ideologia nella traduzione senza fare luce sulla famosa Scuola della Manipolazione.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chaimae El Hnoudi e pubblicato il 5 aprile 2019 su Mundiario

Traduzione a cura di:
Erica Mele
Lecce

Lo specchio dell’ideologia del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

L’ideologia del traduttore, nella maggior parte dei casi, si può vedere riflessa nei suoi lavori. Alcune traduzioni lo dimostrano in maniera abbastanza evidente, mentre altre un po’ meno.

In questo articolo tratteremo un aspetto della traduzione che richiama molto l’attenzione e la curiosità di numerosi ricercatori e traduttori. La traduzione è un’attività della quale il mondo ha tratto beneficio nel corso di molti decenni, dovuto al fatto che ci ha fornito la possibilità di scoprire alcune delle scienze più importanti per la società, come la matematica o la filosofia tra tutte. Inoltre, ha trasformato il mondo in un piccolo paese, poiché grazie a questa attività si è incoraggiato e si incoraggia tuttora lo scambio scientifico e culturale.

Per quanto riguarda Nida – uno dei pionieri delle teorie della traduzione – definisce la traduzione in questo modo: “La traduzione consiste nel riprodurre nella lingua ricevente l’equivalente naturale più vicino del messaggio della lingua di partenza, prima in termini di significato e poi in termini di stile” (Nida, 1964, pag. 4).

Tuttavia, sebbene una delle regole d’oro del traduttore sia la fedeltà, vediamo che in buona parte delle traduzioni si riflette in un modo o nell’altro l’ideologia del traduttore. Secondo vari teorici e pensatori, l’ideologia nella traduzione esiste dal momento stesso della sua comparsa; tra questi, Fawcett, che afferma: “L’esercizio dell’ideologia è antico come la storia della traduzione stessa”. Allo stesso modo, Christina Schäffner, studiosa di traduzione e interpretariato, specializzata nel discorso politico, osserva che “L’ideologia appare inevitabilmente nella traduzione, dato che sono l’interesse, il fine e l’obiettivo che ci portano a scegliere il testo di origine e il testo di arrivo e che promuovono la traduzione”.

Innanzitutto, va sottolineato che non possiamo parlare di traduzione e di ideologia senza prima aver definito con precisione il termine ideologia. Quest’ultimo fu introdotto dallo studioso francese Antoine Destutt de Tracy come “idéologie”, ossia la scienza delle idee. Secondo il Dizionario della RAE (Real Academia Española), l’ideologia è “l’insieme delle idee fondamentali che caratterizza il pensiero di una persona, di una collettività o di un’epoca, di un movimento culturale, religioso o politico, ecc.”. In principio, questo termine era ben interpretato e compreso. Ciononostante, negli ultimi decenni ha acquistato una sfumatura ambigua, e si tende a collegarlo alla politica e alle convinzioni di alcuni gruppi sociali. Ebbene, la domanda che si rende necessaria è: Come si manifesta l’ideologia nella traduzione?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chaimae El Hnoudi e pubblicato il 5 aprile 2019 su Mundiario

Traduzione a cura di:
Erica Mele
Lecce

Confessioni di un traduttore di manga (9)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Ottava parte di questo articolo

Sapere il giapponese non basta a fare di te un buon traduttore. Devi essere un bravo scrittore. Hai bisogno di creatività e immaginazione. Non è un gran lavoro saper padroneggiare abbastanza giapponese da leggere un fumetto, e per ogni parola che non conosci andare a fare una ricerca, ma trasporre il tutto in un’altra lingua richiede qualcosa di più. In effetti, direi che l’equilibrio in questo mestiere sia qualcosa come 40% di abilità con il giapponese/60% di scrittura nella lingua madre. Ho amici il cui giapponese surclassa di gran lunga il mio, ma non sono traduttori migliori.

È anche importante amare i fumetti. Amarli davvero. Schernisco il termine “fan translator” perché tutti i traduttori di manga professionisti sono fan-se non lo fossimo, non faremmo questo. Se c’è una cosa che tutti i traduttori di manga hanno in comune è che amiamo i manga. Vogliamo fare fumetti che noi vorremmo leggere. Nei miei sogni ho la mia lista di fumetti a cui ambisco che sottopongo a ogni curatore che starà a sentirmi. Presumo sia così per tutti. A volte, come con Shigeru Mizuki, Satoshi Kon e Matsumoto Leiji, ottengo di lavorare su quei fumetti dei miei sogni. Altri, come Miyuki Saga e Daijiro Morohoshi, stanno ancora aspettando la loro occasione.(Incrocio le dita! Nessuno che sta leggendo vuole fare un tentativo?) Ma quello su cui sto lavorando non ha rilevanza, io lo amo. Devo. Metto troppo di me stesso in ogni storia per non importarmene.

Una volta ho visto qualcuno lamentarsi che una catalogazione per Showa: Una Storia Del Giappone riportasse “Di Shigeru Mizuki e Zack Davisson”. Lamentavano che Davisson (io) fosse soltanto il traduttore, e quindi non è che la serie fosse “sua”; ma penso che sia una catalogazione accurata. Sono anche uno scrittore, e per me le traduzioni che faccio sono tanto mie quanto i libri che scrivo. Sono “i miei fumetti”.

La prossima volta che leggi un manga che ami, dà un’occhiata a chi è il traduttore. Magari controlla se hai qualche altro fumetto di quel traduttore. Come esperimento, confronta due lavori dello stesso artista originale, ma tradotti da persone diverse (per esempio, la mia traduzione di Satoshi Kon per la Dark Horse e quelle per la Vertical) Verifica se la voce cambia. Guarda quanto sono diverse. E ricorda che quello che stai leggendo è sempre una collaborazione. Non importa qual è il tuo manga preferito, o chi l’abbia originariamente scritto: i traduttori sono una parte della tua esperienza.

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (8)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Settima parte di questo articolo

Parole sulla pagina
C’è anche la problematica dello spazio. La traduzione di manga comporta una sfida in più non affrontata dagli altri media. La natura del fumetto è una danza di parole e immagini. Con i manga, le immagini sono lì. I baloon per le parole sono lì. Non se ne vanno da nessuna parte e non puoi cambiarli. Tutto quello che puoi fare è assicurarti che le parole si accordino con le immagini. E che entrino nei baloon- questa parte è importante. Data la natura della lingua giapponese, si può mettere una bolgia di cose in più nello spazio disponibile di quanto si possa con l’inglese. Quando sto trascrivendo una traduzione devo sempre essere consapevole dello spazio edificabile a disposizione sulla pagina, e di come le parole andranno ad adattarsi in quel baloon. Questo per tacere dei baloon verticali…

Ho visto un collega traduttore affermare su twitter che quello che facciamo realmente è scrivere nuovi testi in inglese da incastrare in disegni già dati. Sono d’accordo fino a un certo punto. Immagino che sia un po’ simile al vecchio “Metodo Marvel” di fare fumetti, in cui l’artista disegna basandosi solo su un soggetto e poi lo sceneggiatore ritorna e riscrive il dialogo assicurandosi che si accordi con ciò che l’artista ha disegnato. È il passo finale del mio processo. Mi stampo il testo inglese, e lo leggo assieme al fumetto in tempo reale. Faccio sempre modifiche. Ci sono cose che funzionavano bene nella mia testa, ma che non fluiscono bene come pensavo. O parole che ho ripetuto troppo spesso in una pagina. O frasi che non si adattano ai volti che le dicono. Od ancora altri piccoli dettagli.

Una volta sono stato coinvolto come consulente da un grande editore che ambiva ad espandersi ai manga. Avevano pubblicato con successo romanzi tradotti, e pensavano che offrire anche una collana di manga sarebbe stato un ben piccolo salto. Ho esposto il mio processo esattamente come descritto sopra, e gli ho fatto vedere cosa comporta. Dopo la mia esposizione, hanno deciso di non dedicarsi ai manga-era più lavoro di quanto potessero gestire.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (7)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Una volta che hai nominato qualcosa, devi immaginarti come suona. Gli effetti sonori sono una delle più grandi sfide che affronterai come traduttore di manga.  Il giapponese usa effetti sonori ripetitivi. Don don don. Bup bup bup. Sha sha sha. E ne hanno MOLTI di più di questi. La pioggia che cade facendo zaaa è diversa dalla pioggia che cade facendo shito shito. Volevo che la “gravitysaber” di Emeralda avesse un effetto sonoro unico, e così è uscito zwark.

Ogni arma da fuoco- dalle mitragliatrici ai cannoni navali-fa un rumore diverso in Showa: Una Storia Del Giappone. Anche le astronavi sono un bel divertimento. Sono particolarmente affezionato alle navi di Queen Emeraldas. Ho fatto una ricerca nei fumetti di fantascienza degli anni ’50 per vedere gli effetti sonori usati per le astronavi e ne ho preso un paio in prestito. Credo che aggiunga un bel tocco nostalgico alle navi, che sono un marchio delle impossibili navi pirata volanti di Matsumoto.

E poi c’è il temibile sheen. È l’onomatopea giapponese per il silenzio che non ha equivalenti nell’inglese. Ognuno deve risolvere questo particolare problema a proprio modo. Ma sussulto ogni volta che lo vedo. Fortunatamente, ogni volta che ne ho bisogno ho un dizionario vivente. Mia moglie Miyuki è la mia assistente sui passaggi particolarmente insidiosi, o quando quel contesto e quella cultura diventa troppo densa da penetrare. È stata di grande aiuto per Showa: Una Storia Del Giappone e per addentrarsi nel dialogo di Oshii in Seraphim. Ci sono volte in cui essere sposato con una parlante nativa giapponese torna comodo per questa particolare professione.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Poi ci fu il dialogo di Mamoru Oshii. Fu di gran lunga il più difficile. Oshii tende a strafare nel’utilizzo di kanji difficile e di un fraseggio spigoloso. Giunsi a pensare che il miglior modo per renderlo era saccheggiare il tesauro e trarne la più oscura terminologia inglese che potessi trovare. Sono terribilmente fiero di come Seraphim: 266613336 Wings è venuto fuori. È stato un lavoro dannatamente impegnativo. E fermatemi prima che parli di Panty and Stockings with Garterbelt . Tradurre doppi sensi sessuali non è cosa facile…

Non è che poi non incespichi sulle singole parole. Per“Showa: Una Storia Del Giappone” mi sono dovuto tuffare nel dizionario alla ricerca di termini militari e storici. Ho usato il frasario giapponese/inglese di mio nonno risalente alla Seconda Guerra Mondiale come un ponte verso il passato, e sapevo che avrei dovuto mettere il nome corretto ad ogni nave da guerra. Non c’era spazio per l’errore. Anche le tecnociance di Matsumoto erano altrettanto difficili da decifrare. Lo juryoku seba di Queen Emeralda avrebbe potuto essere un gran numero di cose, ma alla fine optai per mettere nella la mia lingua “gravitysaber”.

Mi sono detto che se in inglese “lightsaber” (il nome dato alle famose spade laser di “Guerre Stellari”) era fico, allora gravitysaber non sarebbe stato male. È anche il nome che in Giappone usano in inglese, la qual cosa può essere d’aiuto. Però non funziona ogni volta; chiedetelo al Führer Deslock di Space Battleship Yamato, o Leader Deslock, come è stato rinominato per la traduzione ufficiale; e non c’è niente che mi aiuti con il pianeta Heavy Metal. Non c’è verso che comunichi qualcos’altro che puro giapponese scrauso degli anni ’70. Oh, beh…

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Non sono del tutto autodidatta; ho il mio master in giapponese e la traduzione letteraria è stata parte del mio corso di studio, ma è diverso dai manga. Ho imparato con la pratica. Ho preso una serie già tradotta (Dr. Slump & Arale, nel mio caso) e l’ho tradotta volume per volume, confrontando la mia traduzione con la versione pubblicata. Ho immaginato che più mi avvicinavo alla versione pubblicata, meglio stavo facendo. Mi ha insegnato anche quali scelte fare, dove erano le differenze, e perché quelle decisioni erano prese.

Il mio processo è semplice. Mi appoggio il fumetto vicino al mio computer e inizio a leggere. E a scrivere. E a sentire. Questo è importante, perché è quello che sto cercando di replicare, un sentimento. Non leggo mai il fumetto prima del tempo. Voglio catturare l’esatto momento di quando leggo una pagina, e poi usare l’inglese per dare ai lettori l’esperienza della stessa emozione. Mi faccio coinvolgere profondamente nei fumetti mentre lavoro su di essi. Rido con forza. Fino alle lacrime. Ovviamente, in seguito ci ritorno su e faccio degli aggiustamenti, ma se prima leggo l’intero fumetto, perdo l’immediatezza.

Ogni personaggio ha la propria voce. So come suona Kitaro, come parla Emeraldas. Posso parlare come Nezumi Otoko o Jakob “Che Distrugge Paesi”. Mentre leggo, sento quelle voci nella mia testa. Cerco di lasciarle dire come direbbero qualcosa. E sì, ci sono volte in cui recito ad alta voce, per essere sicuro che suoni in modo corretto. Fortunatamente di norma lavoro da solo in una stanza. Solo i miei cuccioli mi vedono che mi rendo ridicolo.

Anche catturare il tono è importante. Quando per la prima volta sono passato da Shigeru Mizuki a Leiji Matsumoto, mi ci è voluto un po’ per immergermi nella grevità formalizzata di Matsumoto ben diversa dalla leggera prosaicità di Mizuki. I personaggi di Matsumoto suonavano troppo come quelli di Mizuki e non andava bene. Ho iniziato a mettere Wagner in sottofondo mentre traducevo Queen Emeraldas, che fu la soluzione perfetta. Mi ha aiutato a concentrare tutto il melodramma e linguaggio operistico in qualcosa di egualmente potente in inglese.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Come faccio quello che faccio
Ad essere onesto, non so come gli altri traduttori di manga ottengano il loro testo finale. Io so solo come faccio io. Quello che sto per dirvi su come opero potrebbe essere l’esatto contrario di come lavora qualcun altro. O potrebbe anche essere lo stesso. Sarebbe interessante da scoprire. A dire la verità, mi dà un poco di agitazione sentire quello che persone come Matt Smith, Fred Schodt, e Matt Alt diranno di questo articolo. O anche lo stesso Jay Rubin; annuirà consciamente con concordia? O con scherno? Lo vedremo.

Non ho fatto una scuola per fare questo, né qualche tipo di tirocinio o addestramento, quindi se il mio processo appare debole la colpa è interamente mia. Come ogni artista ho sviluppato il mio metodo attraverso la pratica e l’esperienza. Per evitare fraintendimenti, la traduzione di manga è una forma d’arte, così come la scrittura, il disegno, la colorazione, il lettering o qualsiasi altro delle miriadi di lavori che si aggiungono ad un fumetto pubblicato. C’è un motivo per il quale i CAT tools sono inutili per i manga, non siamo tecnici.

Parte della questione è la natura del linguaggio. Il giapponese non si presta facilmente alla traduzione. È un linguaggio altamente legato al contesto, ben diverso da un linguaggio poco legato al contesto come l’inglese. Questo significa che il giapponese usa meno parole e fa maggiormente affidamento sul contesto culturale per comunicare quello che accade sulla scena. Si dice spesso della letteratura giapponese che per ogni parola sulla pagina ce ne sono tre non scritte.  È ai lettori che spetta riempire i vuoti.

Come se non bastasse, il giapponese ricorre a quattro sistemi di scrittura: kanji, katakana, hiragana e romanji. Ognuno può leggermente distorcere il significato o aggiungere ulteriore contesto al contenuto di una frase. Una persona che parla in katakana probabilmente ha un accento straniero; oppure le singole parole possono cambiare il sistema di scrittura per porre enfasi, come l’inglese usa il corsivo o il grassetto. Si può addirittura scrivere una parola in kanji, come “maestro”, e poi allegare a esso un apice in hiragana per dire “signore della guerra” come significato aggiuntivo. Oltretutto, il giapponese fa massiccio uso di frasi idiomatiche e ripetizioni. Navigare il complesso mondo dei livelli di cortesia giapponese può essere pericoloso persino per coloro nati e cresciuti in quella cultura. Intraprendono spesso il percorso con meno ostacoli e usano e riusano una fraseologia socialmente appropriata, affidandosi al contesto culturale per dare il vero messaggio.

L’inglese è relativamente diretto: il più delle volte le persone dicono quello che intendono. Il giapponese è “Shaka; quando caddero le mura”.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Il ruolo di un traduttore
Ho capito su twitter che non molte persone sanno cosa fa un traduttore di manga (Twitter è stato in realtà la vera genesi di questo articolo. Ho pensato che un minimo di erudizione fosse dovuta) Le persone si imbattono in termini lavorativi quali “traduzione” e “localizzazione”, che sono differenti nella teoria, ma meno nella pratica. Molti suppongono che sia il curatore a fere il lavoro duro, e che tutto quello che il traduttore faccia è fornire una mera analisi del vocabolario, ma non è questa la mia esperienza. Il ruolo principale di un curatore è scegliere il traduttore, dirigere il progetto e poi dare ordine al fumetto finito. Mai sottostimare l’importanza della prima parte. È probabilmente la singola decisione più importante che verrà presa una volta ottenuti i diritti di pubblicazione.

Quando stanno scegliendo il traduttore, i curatori stanno scegliendo che tipo di fumetto sarà alla fine realizzato. Molti lettori non si rendono conto di quanto i traduttori influenzino il fumetto finito. È vero che alcune compagnie assumono adattatori per assistere al dialogo, e non c’è nulla di male in questo: Kelly Sue Deconnick ha iniziato come adattatrice di manga; ma non credo che sia una pratica comune. Personalmente ho usato un adattatore solo una volta, e la maggior parte dei traduttori che conosco consegnano un copione finito che va direttamente sulla pagina.

Il mio lavoro come traduttore è prendere tutto il linguaggio e il contesto e riformarlo in qualcosa che sia letto come se fosse stato originariamente scritto in inglese. Il testo giapponese è la mia materia prima. Congiuntamente alla traduzione delle parole sulla pagina, aggiungo contesto e creo frasi ponte che potrebbero non essere state presenti nell’originale. Riempio i vuoti che avrebbero potuto essere ovvi ai lettori giapponesi. E qualche volta riscrivo interamente le cose. È la Regola di Rubin in azione.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Il Giapponese nella Traduzione
La traduzione diretta-tradurre le parole alla lettera-produce un grammelot  illeggibile. Anche riordinare le parole in una corretta grammatica inglese dà come risultato un nonsense poco ispirato. Ecco un esempio: la seguente battuta è e-si-la-ran-te in giapponese! Da piegarsi in due!

Il Marito: Facciamoci un maiale allo zenzero per cena!

La Moglie: Ahimè, non abbiamo zenzero

Ho forse avuto un “LOL” da voi? No? Niente? Ma che strano…Posso raccontare questa barzelletta a mia moglie quando voglio e ottengo sempre una risatina. E invece questa qua?

Il Marito:  Voglio mangiare caviale rosso!

La Moglie: Ma quanto costerà?

Fidatevi di me, questa è SUPER divertente in giapponese. “Caviale Rosso” e “quanto” sono omofoni, si pronunciano entrambi “ikura”. La risposta della moglie (in giapponese: ikura kana…) solleva una ambiguità nella quale non sei sicuro se è preoccupata per il costo o se semplicemente non è in vena di caviale rosso. È anche una vecchia battuta che conoscono tutti, quindi è raccontata con una strizzatina d’occhio ed ha il sentore rilassato di qualcosa di familiare. Riportare questa barzelletta in inglese così come è scritta-scambiando una parola con un’altra- significa stroncarla sul nascere. Una traduzione riuscita richiede qualcosa in più. Ed è qui che subentra l’arte del traduttore.

Qualsiasi forma di traduzione letteraria è una collaborazione fra artista e traduttore. Non una collaborazione diretta: per quanto mi piacerebbe, raramente lavoro su fumetti dove discuto direttamente con l’artista originale. In qualche caso sono anche morti da tempo. Ma lavoriamo sempre insieme. Per quanto io cerchi di essere invisibile, entrambe le voci sono nel risultato. Pensateci su come a un gruppo musicale che fa una cover. Non importa quanto sia buona l’imitazione, ogni cantante aggiunge la propria voce e stile alla performance. La canzone finale nella sua interezza non è né il lavoro dell’uno né dell’altro. Potrebbe essere una metafora goffa, ma il punto è questo: un diverso traduttore produce un diverso fumetto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga

 Categoria: Servizi di traduzione

La Regola di Rubin
Vi confesserò un segreto. Se siete mai stati commossi da una riga di dialogo in un manga che ho tradotto; se qualcosa di pregno vi ha parlato in qualche maniera, o ha avuto qualche significato per voi; se avete pensato che qualcosa fosse fico o motivante, o se anche solo avete riso ad una battuta- quello probabilmente ero io, non l’autore originale. È una delusione, lo so. Ma vorrei introdurvi alla Regola di Rubin. Viene da Jay Rubin, traduttore dei romanzi best-seller di Haruki Murakami e uno dei più eminenti traduttori contemporanei dal giapponese verso l’inglese. Rubin ha dichiarato in un’intervista: “Quando leggete Murakami (in inglese), state leggendo me, almeno il 95% delle volte”. Quando l’ho letto, ho consciamente annuito con concordia, e ho avuto un brivido. Qualcuno finalmente lo aveva detto.

È questo il segreto. La regola di Rubin. Quando leggete le parole in un fumetto-badate bene, le parole propriamente dette- state leggendo me, almeno il 95% del tempo.

A nessuno piace sentirlo. Quando parlo alle persone della Regola di Rubin, si sentono tradite. E lo comprendo. Le persone vogliono una connessione. Vogliono credere che siano le parole del vero artista quelle a cui reagiscono. Rendere le persone consapevoli del traduttore solleva una barriera fra lettore e artista. Ci si aspetta che i traduttori siano invisibili. Siamo facilitatori,  il Pesce di Babele nell’orecchio che non dà segno della propria presenza o personalità. I lettori vogliono pensare che tutto quello che un traduttore fa è scambiare i vocaboli con quelli di un’altra lingua, sostituendo ” あ ” con “un”. Ma la traduzione non funziona così. In particolare non la traduzione letteraria. In particolare non la traduzione dal giapponese verso l’inglese. E in particolare non la traduzione di manga.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

C’è la tendenza a pensare che la traduzione riguardi soltanto le parole. Nella regolare traduzione letteraria questo è probabilmente vero, ma la traduzione fumettistica non si limita soltanto alle parole, al prendere un mucchio di testo in lingua straniera e convertirlo in quale che sia la lingua per i lettori a cui si mira. Le parole giocano un grande ruolo, ma l’arte sequenziale ha bisogno di tre cose per funzionare: testo, immagine e sequenza. (Tanto per confondere, gli studiosi della materia si riferiscono a queste tre cose insieme con “testo” negli studi fumettistici).

Prima dell’avvento della pubblicazione digitale i curatori comprensibilmente evitavano di alterare vignette e immagini là dove possibile, i cambiamenti richiedevano tempo, esperienza e spese, in aggiunta a quella della traduzione stessa.  Ma nonostante quanto sia divenuto facile modificare vignette e immagini al giorno d’oggi, è ancora un avvenimento raro. “Spanish Fever” è il solo caso che conosco in cui il curatore ha osato rimontare un fumetto, eppure la tecnologia con la facoltà di fare ciò è in giro da anni. (Okay, con essa hanno stampato quei primi manga al contrario, ma era per cambiare la direzione di lettura, non la sequenza)

Quello che la traduzione della striscia di Domingo mostra è non tanto quanto buone le traduzioni possano essere con un poco di ingegno, ma come un curatore abile e sicuro, con un autore volenteroso, possa aiutare a trasformare una traduzione media in una eccezionale. Era proprio questa la lezione per quegli studenti in Francia: i traduttori non possono lavorare in isolamento; la pubblicazione di libri è sempre stato uno sforzo di squadra.

Mi domando quante altre gemme rimontate sono lì fuori in attesa di essere scoperte. Come uno scienziato alla ricerca di vita extraterrestre, mi è davvero difficile credere che la traduzione di “Number 2 Has Been Murdered” è davvero sola nell’universo del fumetto.

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Alcune vignette dell’edizione inglese di Asterix furono modificate per il mercato britannico (comunque non aspettatevi di trovare questi cambiamenti nelle imminenti traduzioni NBM per il mercato USA). Forse la più nota di queste è una vignetta ridisegnata di “Asterix e gli Elvezi” -dove la mascotte delle benzine Antar, sconosciuta al di fuori della Francia, è stata rimpiazzata dall’omino Michelin. In “Asterix e Cleopatra” il giornale che Stocafis sta leggendo a pagina 33 fu cambiato per mostrare un nuovo titolo e due nuove strisce a fumetti sulla copertina: “Ptarzan” e “Pnuts” (delineato su Charlie Brown e Snoopy). Ci sono anche un paio di altri esempi su Hergè che modificò vignette di Tintin per il mercato britannico.

Ad ogni modo, seppure da un lato chiedere a Domingo di alterare alcune vignette non era comunque fuori discussione, visto il numero di vignette che avrebbe dovuto cambiare sarebbe stato come richiedergli una storia completamente nuova. Le atre ovvie soluzioni erano o rinunciare completamente alla storia o mandarla comunque in stampa con una traduzione alla lettera (e sperare che nessuno notasse che non aveva senso). Invece, Valenti rifiutò che questo accadesse: “Non volevo sorvolarci su” ha detto.

Fortunatamente, lo stile angolare e pulito di Domingo le presentò una possibile soluzione. Le immagini non erano il problema, lo era il loro ordine. Avrebbe potuto semplicemente riordinare le vignette per riflettere il cambiamento nella sintassi? “Senza le parole. Si doveva rimontare senza le parole. È così che facemmo” spiega “Ho fatto una stampa del fumetto, ho ritagliato le vignette e le ho ridisposte”.

Dopo ore di smontaggio e rimontaggio Valenti finalmente organizzò una nuova ridisposizione per l’edizione in inglese, tutto quello che le serviva era un’alterazione nella vignetta all’inizio della sequenza delle sciarade perché questa avesse senso. “Ottenemmo di cambiare il numero delle dita da tre a due” spiega”È così che facemmo funzionare la battuta… e ovviamente, ottenemmo l’approvazione dell’artista”.

È bene ricordare che nell’arte sequenziale c’è arte nelle sequenze. Il risultato finale della soluzione rimontata-con-le-forbici di Valenti appare tanto privo di cuciture che, a meno che non si abbia la versione originale spagnola a portata di mano, la “traduzione” sembra esattamente un originale. Invece, da pagina 4 a pagina 9, quasi ogni vignetta è stata disgiunta e ricollocata in una nuova posizione per raccontare la stessa, meravigliosa storia. (Sì, sei intere pagine sono totalmente diverse dall’originale spagnolo!) C’è poco da meravigliarsi se ha incontrato i favori  di Domingo e dei recensori nel 2016. “Ero veramente orgogliosa perché, quando l’hanno recensito, dissero che era un pezzo che spiccava; è stato molto divertente”  dichiara radiosa Valenti.

E allora parchè non ne abbiamo sentito parlare all’epoca? Beh, si deve supporre che avrebbe messo la Fantagraphics al centro del mirino per essere stata “infedele” all’originale spagnolo, e forse sminuito il contenuto del libro il quale avrebbe dovuto porre in luce l’ingegno degli autori, non dei curatori. Le decisioni di traduzione sono ardue da difendere. Ognuno sembra avere la propria versione e la propria preferenza riguardo ciò che funziona meglio per esse; e non è che non ci siano stati casi di traduzioni ridotte a pezzi da recensori senza alcuna previa conoscenza del materiale nella lingua originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per comprendere perché, cercherò di spiegare la storia senza rivelare la battuta finale. È una commedia di una sola scena in cui, per ragioni che diverranno chiare quando la leggerete per conto vostro, il protagonista è disegnato intento al gioco delle sciarade; quindi, gran parte della storia è costituita da sequenze “mute” mentre mima gli indizi per ogni parola. (Domingo intervalla i gesti ostentativi del suo personaggio con le reazioni dei suoi interlocutori mentre tentano, comicamente, di indovinare le parole).

Ora, la grammatica spagnola vuole, come la maggior parte delle lingue romanze, che gli aggettivi generalmente siano posti dopo i sostantivi, invece che prima come in inglese, quindi una traduzione diretta dall’inglese allo spagnolo di THE RED TRUCK (ARTICOLO-AGGETTIVO-ARTICOLO) per esempio, si tradurrebbe direttamente come EL CAMIÓN ROJO con l’aggettivo “rojo” posto dopo il sostantivo (lo vedete-rosso messo dopo camion? Follia, no?) Quindi, dato che la frase che il personaggio sta mimando poggia sulla struttura ARTICOLO-SOSTANTIVO-AGGETTIVO, anche la sequenza delle immagini segue questa struttura: mima l’articolo, mima il sostantivo e solo alla fine mima l’aggettivo.

E proprio qui sta il problema. Se anche una traduzione in inglese potesse riposizionare l’aggettivo e il sostantivo, ci sarebbe una totale sconnessione dalle immagini, che seguono la sintassi spagnola. Similmente, c’è anche un problema culturale: l’inclusione dell’articolo in una sciarada in inglese è insolito. Sarebbe più probabile mimare “RED TRUCK” e lasciare l’articolo sottinteso.

La curatrice Kristy Valenti ricorda bene il rompicapo che stavano affrontando: “In spagnolo, le sciarade sono al contrario, e questa era di tre parole, ma negli USA sarebbe stata di due parole di ordine invertito. Quindi come lo rendi un fumetto muto che è sintatticamente completamente diverso?”.

Recentemente ho posto proprio questa domanda ad una classe di apprendisti traduttori e interpreti in Francia, presso l’Istituto per la  Traduzione, Interpretariato e Relazioni Internazionali (ITIRI) a Strasburgo, dove i migliori d’Europa studiano come tradurre pressappoco qualsiasi cosa – eccetto, sembra, fumetti. Dopo avergli dato il compito di anglicizzare l’originale di Domingo, ho visto ogni parvenza di sicurezza scomparire quando si fece loro chiara la realtà di quella che al principio era apparsa come una traduzione molto semplice. Tradurre fumetti non era facile come pensavano. Dopo circa venti minuti ogni studente aveva rinunciato all’impresa.

Una esitante mano alzata propose che la miglior risposta probabilmente si trovava al di fuori della loro area di competenza: la curatrice sarebbe dovuta tornare dall’autore per chiedergli di ridisegnare la storia. Una soluzione non senza meriti, e non senza precedenti.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica

 Categoria: Servizi di traduzione

Traducción con tijeras: Come “Spanish Fever” della Fantagraphics ha tracciato una nuova strada per la traduzione fumettistica

C’è una striscia decisamente unica all’interno di “Spanish Fever“, l’antologia di fumettisti spagnoli che Fantagraphics ha edito negli USA nel 2016. Quando il racconto di dieci pagine di José Domingo, “Number 2 Has Been Murdered“, è arrivato alla fase di traduzione, è stato evidenziato come totalmente impossibile da tradurre. Ogni tentativo di volgere la storia spagnola in inglese, per quanto ispirato, l’avrebbe distrutta, punto. Rifiutandosi di accettare la sconfitta, la curatrice Kristy Valenti presto realizzò che una soluzione creativa e editoriale si trovava lì alla sua portata – nel cassetto della cancelleria.

Questa non è la prima volta che TCJ (The Comics Journal) ha discusso di traduzione fumettistica. In retrospettiva, forse l’articolo più istruttivo è stata la tavola rotonda in tre parti sulla traduzione postata sul TCJ nel giugno del 2010 (non siamo riusciti a caricarla anche su TCJ 301 ma rimane comunque là fuori nel cyberspazio per coloro che sanno dove guardare), con la sola e unica Kim Thompson che ha discusso dell’arte della traduzione fumettistica con Anjali Singh, che ha curato “Persepolis“, Helge Dascher di Drawn & Quarterly, e la specialista di manga Camellia Nieh. Il pezzo di Kim Thompson sulle traduzioni dell’opera di Claire Bretécher su TCJ 42 (1978), quello di TF Mills su Tintin (TCJ 86, 1983) e la recente intervista di Alex Dueben al traduttore Edward Gauvin su TCJ sono alcuni degli altri “must” da leggere a riguardo.

Spanish fever” è stata originalmente pubblicata come “Panorama” in Spagna da Astiberri nel 2013. Impressionata dal lavoro dei fumettisti spagnoli contemporanei contenuto in questo volume di 300 pagine, Fantagraphics ha deciso di acquisire i diritti  in lingua inglese per il mercato statunitense e ha mandato il massiccio manoscritto ai loro traduttori. Tuttavia, appena la versione inglese ha cominciato a prendere forma, Erica Mena, che era responsabile per il dinamico “ Nùmero 2 ha sido asesinado” di José Domingo, ha evidenziato un problema. Non poteva tradurre la storia, perché in inglese era, beh, intraducibile.

Il testo spagnolo era troppo bizzarro oppure troppo colloquiale per tradurlo, giusto? Sbagliato. Al contrario, il lavoro di Domingo linguisticamente non presentava la benché minima difficoltà. L’esiguo testo che intercorreva attraverso quelle dieci pagine monocromatiche avrebbe potuto benissimo essere decifrato con una comprensione dello spagnolo di livello scolastico (o con uno smartphone). Le parole non erano il problema, o almeno non quello principale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione… questa conosciuta!

 Categoria: Traduttori freelance

Quanti di voi, anzi di noi, traduttori professionisti, con che so io, laurea triennale, magistrale, master, dottorato, corsi di studi all’estero, anni di esperienza alle spalle, notti insonni trascorse davanti a un noiosissimo computer, e ancor di più, si sono scontrati, almeno una volta nella vita, con la triste realtà di dover competere con chi traduttore non è, ma ci fa?

Ebbene si, perché per molti pare non esserci nulla di più entusiasmante nella vita che alzarsi al mattino, prendersi un bel caffè e, non sapendo come trascorrere una triste giornata autunnale, mettersi a tradurre.

Quanti me ne sono capitati! Di quelli che dal nulla ti mandano il famoso messaggio chiedentoti quanto prendi all’ora o a parola, o anche come calcoli il tuo tariffario, perché loro ovviamente non lo sanno, non hanno esperienza, questo lavoro non l’hanno mai fatto, ti dicono, ma tu invece si e quindi hanno pensato bene di chiedere a te, perché magari puoi dar loro una dritta… “Certo, qualche traduzioncina qua e là mi è capitata, non sono totalmente a digiuno… “. E in cuor tuo sai che probabilmente l’ultima risale ai tempi delle superiori quando cercavano di trascrivere i testi dei Police e di capirne il significato. Insomma, visto che tali traduttori improvvisati, senza arte né parte, sono momentaneamente anche senza lavoro e poiché la zia della nonna del fidanzato della sorella sta cercando qualcuno per tradurre il suo libro di ricette hanno pensato bene di proporsi, del resto che li hanno fatti a fare tre anni di francese alle medie e cinque di inglese alle superiori? A qualcosa saranno pure servite quelle due ore di lingua straniera a settimana mentre facevano gli aeroplanini di carta, scarabocchiavano sul banco e riempivano il diario di cuori e cuoricini!

Ecco, per esperienza personale vi assicuro che per un traduttore non c’è niente di più frustrante e meno gratificante. È come se tu, grande appassionato di “E.R. – Medici in prima linea”, avendo anche giocato tanto all’allegro chirurgo da bambino, avessi una faccia talmente tosta da fare domanda presso l’ospedale del paese, non dico come cardiochirurgo, ma per quel posto vacante da assistente o infermiere. Ovvio, non possiamo neanche lontanamente paragonare il lavoro e la responsabilità di un chirurgo con quella di un traduttore. Assolutamente no… anche se sfiderei chiunque a firmare un atto di divorzio o di compravendita di un immobile tradotto dal mio compagno delle medie che si divertiva a tradurre canzoni, a guardare un film il quale adattamento del doppiaggio invece che essere affidato a un adattatore dialoghista è stato svolto da mia cugina appassionata di lingue, o ad affidare la traduzione di un saggio scientifico al fratello del mio amico che ha studiato un mese a Londra. Allora diciamo che se avete una discopatia lombare venite pure da me. Non che sia una fisioterapista, ma mi diverto a fare massaggi e dicono che sono anche brava!

Articolo scritto da:
Elena Camodeca
Traduttrice e interprete
Amsterdam (Paesi Bassi)

La storia della traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

Da Babele a Babel Fish
Recentemente sono stati scritti diversi libri sulla storia della traduzione. È certamente vero che, man mano che ci spostiamo dall’epoca della torre di Babele (il luogo in cui, secondo la Bibbia, vennero introdotte diverse lingue) all’epoca di Babel Fish (e altri servizi di traduzione istantanea), la necessità di tradurre aumenta. Con la diffusione di internet e l’avanzare della globalizzazione – cresce il bisogno di tradurre. Scuole di lingue e corsi, come i corsi di lingue del St. George a Londra, possono contribuire all’apprendimento dello spagnolo a Londra, ma nel corso dei secoli i teorici hanno sostenuto che un buon traduttore non deve solo conoscere la lingua, ma anche capire la cultura che sta traducendo.

Storia antica
Il termine traduzione deriva dal latino “condurre, portare”. Il corrispettivo termine in greco antico è ‘metaphrasis’ (“parlare attraverso”), da cui deriva il termine ‘metafrase’ (una “traduzione letterale o parola per parola”) – in opposizione con ‘parafrase’ (“qualcosa detto in altre parole”). Questa distinzione è stata alla base della teoria della traduzione nel corso della sua storia: Cicerone e Orazio ne fecero uso a Roma, Dryden continuò ad utilizzarla nel diciassettesimo secolo ed è ancora oggi presente nei dibattiti circa “fedeltà contro trasparenza” o “equivalenza formale contro equivalenza dinamica”. Le prime traduzioni note sono quelle dell’epica sumera di Gilgamesh nelle lingue asiatiche del secondo millennio a.C. Successivamente, i monaci buddisti hanno tradotto i sutra indiani in cinese e i poeti romani hanno adattato i testi greci.

Studiosi arabi
La traduzione intrapresa dagli arabi può essere considerata come ciò che ha mantenuto vivi la saggezza e l’apprendimento della cultura greca. Avendo conquistato il mondo greco, essi realizzarono le versioni in arabo delle opere greche filosofiche e scientifiche. Nel corso del Medioevo, queste versioni arabe sono state tradotte in latino – specialmente nella scuola di Cordoba, Spagna. Queste traduzioni di opere di apprendimento greche e arabe favorirono il supporto alla scolarizzazione durante il Rinascimento.

Testi religiosi
I testi religiosi hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia della traduzione. Uno dei primi casi di traduzione attestati in Occidente è la versione del Vecchio Testamento in greco risalente al terzo secolo a.C. Uno studio realizzato da settanta studiosi dimostra come questa traduzione fosse diventata la base da cui partire per le traduzioni verso altre lingue.
San Girolamo, santo protettore della traduzione, produsse una versione latina della Bibbia nel quarto secolo d.C. che divenne il testo prescelto dalla Chiesa Cattolica Romana da lì in avanti. Tuttavia, altre versioni della Bibbia stavano per riemergere in maniera controversa, quando la Riforma Protestante assistette alla traduzione della Bibbia nelle lingue europee locali – che infine portò alla separazione della Cristianità in Cattolicesimo Romano e Protestantesimo, dovuta alle disparità tra le varie versioni di passaggi e termini cruciali. Lo stesso Martin Lutero è considerato il primo europeo a proporre che si traducesse in maniera soddisfacente solo verso la propria lingua: un’affermazione così veritiera anche nella moderna teoria della traduzione.

Teoria e pratica moderne
Mentre l’industrializzazione ha portato alla formalizzazione della traduzione per scopi economici a partire dal diciottesimo secolo, è stata probabilmente la traduzione meccanica online ad aver rivoluzionato questo ambito. Dal punto di vista teorico, l’appello di Lawrence Venuti alle strategie di “estraniamento” costituisce, nella traduzione, un richiamo alla fedeltà sulla trasparenza. I due poli di metafrase e parafrase costituiscono ancora le basi del dibattito che va dall’epoca di Babele a quella di Babel Fish.

Fonte: Articolo pubblicato su Language Realm

Traduzione a cura di:
Valeria Brancati
Cittanova (RC)

L’arte del sottotitolaggio (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

< Seconda parte di questo articolo

7-Rispetto del ritmo audiovisivo
Ciascuna scena di una serie tv o di un film è stata pianificata minuziosamente da molte persone in modo da raggiungere il ritmo perfetto. Realizzando sottotitoli che si fondono in modo naturale con il ritmo audiovisivo, possiamo aiutare lo spettatore a dimenticarsi di avere davanti una traduzione e il nostro lavoro diventerà invisibile.

8-Sincronizzazione
I traduttori devono evitare di allungare il sottotitolo oltre l’inquadratura o il cambio di scena. Si tratta di uno degli aspetti tecnici più impegnativi per il traduttore, dal momento che il discorso di fatto attraversa queste transizioni, ma è indispensabile per garantire l’invisibilità del sottotitolo.

9-Cultura contemporanea
Molte tipologie di testo presentano delle difficoltà legate al linguaggio informale e alla cultura contemporanea, che aumentano ulteriormente nel linguaggio verbale. Per esempio, i traduttori audiovisivi potrebbero dover sottotitolare una canzone cercando allo stesso tempo di attenersi all’umorismo, alle rime, assicurandosi che corrisponda a ciò che appare sullo schermo.

10-Problemi tecnici
La traduzione audiovisiva è strettamente collegata alla tecnologia. A differenza di altri settori di competenza, in cui la tecnologia costituisce solo un valore aggiunto, in questo caso rappresenta un requisito indispensabile. Ci sono normalmente problemi di formattazione e di audio da risolvere, insieme a molti altri. Per questo motivo, i traduttori e i responsabili del progetto hanno bisogno di restare costantemente in contatto per evitare di incorrere in errori quando è ormai troppo tardi.
Riassumendo La traduzione audiovisiva costituisce una sfida entusiasmante, ed è incoraggiante constatare che ci sono così tanti colleghi che vogliono lanciarsi in questo, ma le sue complessità non devono essere sottovalutate. Per ottenere la miglior traduzione possibile per lo spettatore, i clienti devono tenere in considerazione queste sfide ed evitare di assumere linguisti non qualificati. Come diceva Donald Kendall: “L’unico posto dove il successo viene prima di lavoro è presente nel dizionario”.

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

L’arte del sottotitolaggio (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

< Prima parte di questo articolo

3-Durata limitata
La traduzione deve apparire sullo schermo per circa la stessa durata dell’effettivo parlato. È qui che entra in gioco uno dei parametri fondamentali del sottotitolaggio: velocità di lettura. Per quanto una traduzione possa essere corretta, diventa inutile se lo spettatore non riesce a leggerla in tempo, non è così?
A seconda della lingua e delle capacità di lettura dello spettatore, questi parametri possono variare. Ciò nonostante, anche questo viene specificato nella guida di stile del cliente.

4-Sintesi creativa
Avendo così tanti vincoli, questo tipo di traduzione rende spesso impossibile tradurre integralmente il testo originale. I traduttori audiovisivi devono quindi stabilire la priorità delle informazioni e capire cosa eliminare e cosa aggiungere per permettere allo spettatore di armonizzare con l’audio il più possibile, senza costringerlo ad affrettarsi nella lettura. Il segreto per una buona riuscita sta nel perfezionare capacità di sintesi creativa che permettano al professionista di trasmettere il messaggio in modo conciso pur restando fedele al modo di parlare, al registro, alle esperienze, alle particolarità di ciascun personaggio, che danno un tocco in più al testo.

5-Traduzione esposta
Gli spettatori saranno costantemente esposti alla lingua d’origine attraverso l’audio. Per questo motivo, saranno sempre consapevoli di stare leggendo una traduzione. Questo tipo di consapevolezza non esiste quando si legge un libro, per esempio. Se consideriamo oltretutto che il pubblico non conosce gli aspetti tecnici di questo tipo di lavoro, comprenderemo il motivo per cui capita spesso di ricevere lamentele sui sottotitoli, a differenza di traduzioni di altro tipo. Per questo motivo, l’”invisibilità” percepita del sottotitolo è l’obiettivo principale di un traduttore audiovisivo.

6-Rispetto della fluidità di lettura
Ciascun rigo del sottotitolo deve trasmettere quanto più significato possibile. Ciò significa che i traduttori devono evitare di dividere articoli o aggettivi dal loro rispettivo nome, o lasciare preposizioni isolate in un rigo separato, ecc. Ancora una volta, lo scopo sarà di rendere naturale la lettura del sottotitolo e rendere la traduzione impercettibile.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

L’arte del sottotitolaggio

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

Al giorno d’oggi la comunicazione attraverso mezzi audiovisivi è più efficace che mai. In media una persona trascorre 84 minuti al giorno guardando video online e il numero è destinato ad aumentare e raggiungere i 100 minuti entro il 2021. Per stare al passo con le ultime opportunità di lavoro, molti traduttori hanno deciso di entrare in questo, ancora nuovissimo, campo di traduzione, senza esserne davvero pronti. In questo articolo, comprenderemo quali sono le principali difficoltà che un team di traduzione deve affrontare quando si trova di fronte ad un progetto di localizzazione multimediale.

Qualche tempo fa un mio conoscente ha fatto riferimento al fatto che stesse valutando di presentarsi all’esame di ammissione per un’importante azienda internazionale in cerca di traduttori di sottotitoli. Gli ho detto che la trovavo una grande idea, ma che non sapevo avesse esperienze con la traduzione audiovisiva. Senza esitazione, mi ha detto che sarebbe stata la sua prima esperienza ma che pensava sarebbe stato divertente. Inutile dirlo, non ha passato l’esame.

Come il mio collega, molti traduttori sottovalutano il livello di specializzazione necessario per questo tipo di lavoro. Quel che è peggio è che molte aziende, inconsapevolmente, non si rendono conto del rischio di lavorare con gruppi non qualificati. Per contribuire a migliorare la consapevolezza delle sfumature e gli aspetti tecnici di questo campo di specializzazione, abbiamo stilato una lista delle principali problematiche che gli esperti di sottotitolaggio devono gestire quotidianamente.

1-Traduzione inter-linguistica e inter-semiotica
La traduzione inter-linguistica si riferisce all’atto del tradurre un messaggio da una lingua all’altra, mentre la traduzione inter-semiotica comporta un’interpretazione di diversi sistemi di segni o mezzi di comunicazione. Per esempio, ci potrebbero essere segnali visivi, come sguardi o gestualità, che potrebbero aggiungere un significato importante al discorso. I traduttori audiovisivi in realtà fanno entrambe le cose, dal momento che devono leggere attraverso il messaggio fatto di lingua parlata, suoni e immagini, ed esprimere tutto in forma scritta.

2- Spazio limitato
La traduzione non deve coprire lo spazio sullo schermo più del necessario. Per questo motivo, ci sono dei limiti stabiliti sul numero di caratteri per rigo e posizione sullo schermo. Normalmente il cliente specifica i requisiti all’interno della guida di stile. Queste istruzioni dovrebbero specificare il numero massimo di righi per sottotitolo e il numero massimo di caratteri per rigo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

Capire i testi sorgente (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

COME MIGLIORARE LE TUE CAPACITA’ DI TRADUZIONE

< Prima parte di questo articolo

Parafrasare i paragrafi e riepilogare gli argomenti (in giapponese)
Questo è un ottimo esercizio da fare da soli!
Scegli un testo breve che t’interessa (o anche uno che non t’interessa); un post sul blog o un articolo su un argomento che t’interessa; le notizie; un’intervista; una storia breve, ecc.
Leggi il testo una volta e prendi nota generale in giapponese dei temi / obiettivi generali del testo.
Quindi rileggilo, ma questa volta scrivi una frase parafrasando o riassumendo ogni paragrafo – di nuovo, in giapponese.
Puoi rendere più stimolante questo esercizio non guardando un dizionario e riassumendo / parafrasando con quello che pensi sia il significato. Quindi, ripassa il testo o il paragrafo controllando le parole e la grammatica e verificando di aver compreso il significato.
È importante che lo provi come esercizio giapponese> giapponese per alcuni motivi:

  • Costringiti a concentrarti sul giapponese. In altre parole, non sarai distratto dalla traduzione del testo.
  • Accendi il giapponese nel tuo cervello. Questo è un ottimo esercizio pratico di lingua giapponese per la composizione e la lettura.

Un passaggio facoltativo che puoi fare è, infine, mostrare il tuo lavoro a un insegnante, amico o coniuge madrelingua giapponese. Chiedi loro se c’era qualcosa di cui non eri sicuro e chiedi di confermare i tuoi risultati.

Leggere il testo con un insegnante (in giapponese)
Piuttosto che parafrasare un testo da solo, chiedi a un insegnante, così da poter esaminare il testo con un insegnante di giapponese.
Ciò comporterà probabilmente la lettura del testo ad alta voce e il riassunto di ogni paragrafo in giapponese per dimostrare che hai capito tutto.
Lavorare con un insegnante è fantastico perché puoi lavorare su parti particolarmente difficili e porre domande in quel momento. (Funziona meglio coi testi più brevi.)
Lavorare con insegnanti in questo modo può essere ottimo per concentrarti su aspetti specifici della lingua con cui hai difficoltà. Ti spinge anche a studiare regolarmente.
Almeno per quanto mi riguarda, ho scoperto di avere un “cervello per il lavoro” che elabora solo le informazioni e un “cervello per lo studio” che trattiene le informazioni. Coinvolgere tutti e due mi ha aiutato con entrambi, quindi cerco di continuare a studiare e lavorare con un insegnante settimanalmente.

Nota bene: se non hai un insegnante madrelingua, ti consiglio caldamente di procurartene uno. Conosco molti traduttori professionisti che rispolverano sempre la loro seconda lingua con l’aiuto degli insegnanti.
Ecco qui! Due semplici esercizi che puoi fare a casa per affinare la tua comprensione della lettura giapponese.
Tieni d’occhio il resto della serie in arrivo! Sentiti libero di seguirmi su Twitter per ulteriori informazioni sulla traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Jennifer ODonnell e pubblicato il 13 April 2020 sul blog di J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Rossi
Traduttrice freelance JAP/EN > IT
Prato

Capire i testi sorgente

 Categoria: Problematiche della traduzione

COME MIGLIORARE LE TUE CAPACITA’ DI TRADUZIONE

La traduzione è una professione altamente qualificata, ma la maggior parte dei traduttori è autodidatta. Forse una lezione all’università o un seminario qua e là, ma la maggior parte dei traduttori tende a non andare a scuola per una formazione ufficiale. Anche coloro che hanno ricevuto un’istruzione ufficiale sulla traduzione in una forma o nell’altra continuano a migliorare le loro conoscenze attraverso libri, podcast, webinar, seminari, ecc. Sì, e per quanto riguarda le competenze?

Anche con un Master in traduzione e lavorando all’interno di un’azienda, la maggior parte dei consigli degli altri traduttori più esperti è stata la pratica. Dicono che “Più traduci, più ne fai!“.

Una cosa con cui ho avuto difficoltà (soprattutto all’inizio) era come faccio pratica?!

Ebbene, dopo anni ad apprendere come tradurre attraverso tentativi ed errori, vorrei condividere alcuni esercizi che i traduttori possono utilizzare per migliorare le loro capacità di traduzione.

Questa serie in sei parti è ideata per tutti i livelli; dal dilettante al professionista cercando di affinare le proprie capacità.

  1. Comprensione dei testi sorgente
  2. Migliorare la scrittura in inglese
  3. Imparare dagli altri
  4. Migliorare il self-editing
  5. Lavorare nel tuo ambito
  6. Migliorare la conversazione (accenti e dialetti)

(Quanto sopra verrà aggiornato con i collegamenti alle pagine web pertinenti una volta che ogni articolo verrà rilasciato.)

Esercizi per comprendere i testi sorgente
Un aspetto della traduzione professionale è la comprensione del testo di partenza. Ovviamente c’è un elemento d’interpretazione di ogni testo che varia da persona a persona, e possono verificarsi errori umani, ma con una comprensione più forte del testo sorgente eviterai la maggior parte degli errori di traduzione.

Pertanto, ecco due esercizi su cui un traduttore può far pratica per aiutarlo a migliorare la sua comprensione della fonte.

(Nota bene: vengo da una prospettiva di traduzione giapponese>inglese, ma queste possono funzionare in qualsiasi combinazione linguistica.)

1. Parafrasare i paragrafi e riepilogare gli argomenti (in giapponese)
2. Leggere un testo con un insegnante (in giapponese)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer ODonnell e pubblicato il 13 April 2020 sul blog di J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Rossi
Traduttrice freelance JAP/EN > IT
Prato

Il pubblico

 Categoria: Traduzione letteraria

C’è una domanda classica che il poeta si pone: “E se non esistesse nessuno nel mondo, smetteresti di scrivere?”. E si risponde: “No, non smetterei di scrivere”.

Temo fortemente che questa non sia una domanda adatta ai traduttori. Non potrebbero dare una risposta così bella o così sublime come il poeta.

Non c’è traduttore senza pubblico. Il traduttore non scriverebbe una riga senza un destinatario, perché è dall’esistenza del destinatario che nasce la necessità della traduzione. Non ci sono traduttori solitari, traduttori riservati, esiliati interiori. Se ci sono in qualche caso concreto, lo sono in parallelo ad una dimensione pubblica, come vizio privato che completa la loro vera personalità. Traduciamo per comunicare. Se qualche pulsione mistica ci domina, non è una pulsione originaria, ma prometeica.

Ciò nonostante, difficilmente si può trovare un esempio maggiore di scollegamento rispetto a quello che si verifica tra i traduttori e il loro pubblico naturale. Il lettore medio cresce e si forma abituato a pensare che il traduttore non esista, che se esiste non è importante, che se è importante non è ad ogni modo così rilevante da non poter essere sostituito con facilità. Questa usanza si è radicata a tal punto che i lettori acculturati sono incapaci di menzionare il nome del traduttore di un’opera importante che li ha colpiti, o addirittura noi traduttori dimentichiamo di citare i nostri colleghi nelle bibliografie. Non è che il traduttore sia irrilevante per il lettore, è molto meno: è strumentale. Quando il lettore non avverte la sua presenza si sente soddisfatto, quando l’avverte pensa che lo strumento abbia qualche pecca e debba essere disdegnato e sostituito. Il fuoco arde nel focolare e basta: nessuno ricorda che qualcuno lo abbia rubato dal cielo per consegnarlo agli uomini.

Tuttavia accade che questo strumento dia origine a qualcosa che non esisterebbe senza di lui: la letteratura universale.

Non c’è letteratura senza traduzione. Ci sono le letterature, ma senza traduzione non esiste lo stupore di constatare proprio quello che il traduttore meno si aspetta quando inizia il suo viaggio d’esplorazione: che tutto ciò che incontrerà al di là dei mari e delle montagne c’era già nella sua terra d’origine, espresso con altri suoni, vestito con altri indumenti. Ciò che i traduttori offrono al mondo non è solo la semplice constatazione del riconoscimento della primogenitura. Cos’è l’esotismo, se non la narrazione in altre parole di ciò che si conosce già?

La narrazione in altre parole di ciò che si conosce già, che fa sì che i nostri occhi si fissino di sorpresa sulle proprie parole, nella capacità infinita di raccontare lo stesso e che non sia lo stesso, di raccontare lo stesso e che aggiunga qualcosa in più, di ritornare alla fonte per assicurarsi che vi sgorghi acqua sempre nuova. Come da qualsiasi altra fonte. La traduzione non è come uno di quegli edifici pubblici da cui svetta un cartello che dice: “Questa fonte utilizza sempre la stessa acqua”.

Quando scriviamo un’opera nostra, non chiamiamo questo semplicemente letteratura? O era fuoco?

Fonte: Articolo scritto da Carlos Fortea e pubblicato il 26/08/2011 su “El Trujamán“, la rivista di traduzione dell’Istituto Cervantes

Traduzione a cura di:
Diletta Pugnali
Docente di lingua e traduttrice EN, ES > IT
Fano (PU)

Falsi amici (Spagnolo-Inglese)

 Categoria: Le lingue

Quando si apprende una lingua nuova si arriva sempre ad un punto inevitabile in cui compare un falso amico nella traduzione, che fa in modo che una situazione scomoda venga ricordata per sempre.
Per coloro che non hanno familiarità con la linguistica o la traduzione, un falso amico (o false friend) è una parola che sembra essere una traduzione quasi diretta di un’altra lingua, però, nella realtà significa qualcosa di completamente diverso e il colmo è che solitamente appare come irrispettoso!
Non c’è un trucco o una regola per evitare i falsi amici, dato che pochissime volte hanno senso e si capiscono per una pura casualità. L’unico modo per familiarizzarci è memorizzarli o usarli e sperimentarli in quel momento in cui si verifica il silenzio collettivo seguito dalle risate.
Vi lasciamo un elenco con i falsi amici più comuni che ascoltiamo nella traduzione dallo spagnolo all’inglese, che probabilmente vi tireranno fuori da una situazione scomoda.

CONSTIPADO / CONSTIPATED
In spagnolo, un constipado è qualcosa che è noto come l’insieme di sintomi del raffreddore. Anche in inglese è qualcosa di comune, essere constipated è l’insieme di sintomi che patisce chi soffre di stipsi.
Se qualcuno che vive qui ha della secrezione nasale e mal di gola e parla spesso di essere constipated di sicuro non si sta riferendo alla stipsi. O forse sì. Meglio non saperlo.

EMBARAZADA / EMBARRASSED
Sapppiamo già che embarazada, in spagnolo, significa avere un embrione nell’utero. Embarassed in inglese, si riferisce a una situazione un cui si prova vergogna o che risulta scomoda. Anche se la gravidanza modifica il corpo in diversi modi e può causare effetti collaterali come lo squilibrio ormonale e molti altri tipi di malessere, per il bene comune, speriamo che non provochi vergogna.
Questo falso amico è particolarmente crudele con gli uomini inglesi che apprendono lo spagnolo. Già riconoscere una situazione vergognosa è di per sé vergognoso, immaginate dire di essere incinta.

GROSERÍA/GROCERY
In spagnolo, grosería è qualunque tipo di insulto o espressione irrispettosa che viene mal vista. In inglese, grocery o più comunemente groceries, è tutto ciò che compriamo in un giro abituale al supermercato, sono i prodotti commestibili. Questo falso amico in particolare è una delizia perché se viene usato male, entrambe le situazioni, sono meravigliosamente comiche.
Oppure, uno spagnolo che si lamenta di qualcuno usa una manciata di alimenti a scapito della propria dignità, o un inglese che domanda dove fare la spesa settimanale di insulti. Lo humor del buono.

CASUALIDAD / CASUALTY
In spagnolo, Casualidad significa una semplice coincidenza. Casualty, in inglese, è una persona che è morta in un incidente o in un’altra situazione che di solito comporta violenza.
Immaginate di iniziare un nuovo lavoro con un capo che non è molto bravo con l’inglese. Spiega ai suoi impiegati che la sua azienda ha prosperato grazie al duro lavoro di tutti coloro che si sono impegnati negli anni, che però l’elemento chiave per il successo è stato la grande quantità di vittime coinvolte. In sala cala il silenzio e tutti si domandano se nella realtà hanno iniziato a lavorare in una delle aziende produttrice di coperchi di Tony Soprano, giusto per capire.
Dall’altra parte, un anglofono UE che vuole descrivere la scena di un incidente in spagnolo e menziona costantemente la quantità di coincidenze riscontrate potrebbe risultare un po’ confuso, nella migliore delle ipotesi. Potrebbe essere, però si perde tutto il senso.

Fonte : Articolo scritto da Oisin M. e pubblicato il 16 settembre 2020 sul sito di Kobalt Languages

Traduzione a cura di

Rita Grillo

Interprete e Traduttrice

Rivodutri (Rieti)

Uno spagnolo zoppicante

 Categoria: Le lingue

Anni fa, durante un viaggio in Argentina, contattai l’autore di un romanzo che avevo tradotto. Mi diede appuntamento in una via del centro di Cordoba, dove giunsi in anticipo. Iniziai a osservare il via vai, poi ingannai l’attesa facendo due passi, tenendo d’occhio, nel camminare, la faccia dei passanti e bene a mente quella sul retro del volume tradotto. Ero forse al quarto andirivieni quando lo vidi avvicinarsi e sorridermi. Un’ora dopo mi resi conto che lo scrittore mi aveva teso la mano senza avermi mai visto prima, neppure in fotografia. “Avevi un modo straniero di camminare”, spiegò trangugiando il suo mate.

Non stonerebbe, questo aneddoto, nella Gelosia delle lingue, di Adrián N. Bravi[1]; né forse questo libro sul comodino dei traduttori. Sebbene soprattutto di chiunque si trovi, per scelta o necessità, a esprimersi stabilmente in un’altra lingua, tratti il libro. Viene in mente l’opera, tra gli altri, di Cioran, Kundera, Conrad. Viene in mente, soprattutto, la zia dell’autore, che lo strazio dell’emigrazione verso l’Argentina lo riferisce da decenni in castigliano senza cedimenti, e invece in lacrime, ancora mezzo secolo dopo, quando le tocca raccontarlo in italiano. Segno, scrive Bravi, che “forse i ricordi parlano solo la lingua in cui sono accaduti” e che solo pájaro può chiamarsi l’uccello che rincorreva nel giardino della sua infanzia. Scegliere un’altra lingua serve, allora, a dimenticare. È il caso di un personaggio del Romanzo L’amico ritrovato o di Beckett, il francese afasico dei cui personaggi non è solo una opzione stilistica.

Ma abbracciare un altro idioma può anche essere una scelta gioiosa, come nel caso dell’autore. Dalla lingua madre, insomma, ci si emancipa. È traducendola in spagnolo che Doña Marina tradisce il proprio popolo consegnandolo a Hernán Cortes; nel condominio segreto, racconta Anna Frank, venivano ammesse tutte le lingue civili, eccetto, pertanto, il tedesco; da ultimo è in italiano che Milton sceglie di scrivere dei poemetti amorosi.

Alla lingua madre, tuttavia, si torna. Apprezzandone ciò che un tempo ci era abituale. Accorgendoci di averla, in fondo, sempre declinata. In friulano sono il primo e l’ultimo libro di Pasolini. “Parlava il russo in quindici lingue” riporta l’epigrafe del testo di Bravi, citando Julia Kristeva. Senza che però le altre lingue conosciute non influenzino la materna riabbracciata. Un fenomeno che trascende il semplice accento: “l’italiano – riferisce l’autore – ha trasformato la mia percezione del tempo.

Quando la lingua diventa vessillo d’identità nazionale è in realtà orgoglio di interferenze. Lo registrano linguisti e scrittori, lo dimostrano i gerghi bonaerensi. O, aggiungiamo noi, quella miscela di suoni mediterranei e anglosassoni che, sotto il nome di llanito, a Gibilterra dà un nome alle cose. Perché, osserva Bravi, anche se il suo sguardo, il suo stesso comportamento, sono dettati dalla lingua madre, l’uomo resta un animale migratorio.

Come in certe scuole di recitazione, concludiamo, in cui l’immedesimazione si avvale della prossemica, prima di intraprendere la lettura di un testo, chi è chiamato a tradurlo forse dovrebbe provare a incamminarsi.

Autore dell’articolo:
Dott. Luca De Feo
Firenze


[1] BRAVI A.N. La gelosia delle lingue, EUM, Macerata, 2017.

Le competenze necessarie a un traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

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Conoscenza della materia
Un altro aspetto decisivo per eccellere è avere conoscenze appropriate della materia, poiché i traduttori non traducono semplicemente le parole, ma piuttosto il significato. Se non si capisce l’argomento di un testo, la traduzione non sarà mai convincente nella lingua di arrivo.
Questo aspetto potrebbe sembrare ovvio, ma viene spesso sorprendentemente trascurato. I traduttori senza alcuna conoscenza di ingegneria, legge, medicina, affari o finanza accettano di tradurre documenti su questi o altri argomenti che vengono poi pubblicati online o per la stampa. Sono una donna di scienza con una formazione in scrittura commerciale per le grandi aziende e quando mi sono affacciata alla traduzione, mi aspettavo dai professionisti del settore conoscenze e capacità simili alle miei. Fui abbastanza sorpresa quando capì che non era sempre così.

Un traduttore esperto ha bisogno di avere un’elevata competenza in uno o più settori specialistici, meglio se acquisita attraverso studi o esperienza sul campo. Questo fattore sembra essere quasi del tutto trascurato in molte facoltà di traduzione. Non c’è pertanto da meravigliarsi se i testi tecnici sono spesso mal tradotti con il risultato di avere traduzioni inaccettabili che mettono in cattiva luce i veri professionisti.

Le tre capacità essenziali in traduzione
Per creare testi dello standard richiesto per la pubblicazione, i traduttori necessitano di elevate capacità traduttive e di scrittura e di un’avanzata conoscenza della materia.
Quando una qualsiasi di queste competenze viene a mancare, il risultato è una traduzione di secondo livello con parti bizantine, imprecise o semplicemente sbagliate. Tuttavia, la buona notizia è che possiamo sempre migliorare: leggere, ricercare, studiare, fare pratica, ricevere riscontri e collaborare con i colleghi.
Oltre a queste tre grandi capacità, anche competenze tecnologiche e commerciali possono aiutare i traduttori a crescere, ma le principali abilità della professione costituiscono le fondamenta di cui ogni traduttore ha bisogno per emergere.
Nel prossimo post, vi mostrerò come fare per migliorare le tre grandi capacità necessarie in traduzione. Nel frattempo, aspetto le vostre riflessioni nei commenti.

Fonte: articolo di Jayne Fox, traduttrice tedesco-inglese per traduzione medica tedesco-inglese e traduzione di comunicazioni aziendali.

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox pubblicato l’8 giugno 2016 sul suo sito Between Translations

Traduzione a cura di:
Tatiana Pasqui
Traduttrice freelance EN/FR>IT
Madonna dei Fornelli (BO)

Le competenze necessarie a un traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Quali competenze sono davvero necessarie a un traduttore professionista per eccellere? Le capacità traduttive sono abbastanza o c’è forse qualcos’altro altrettanto importante per farcela in questa professione? Ecco a voi le competenze essenziali per lavorare come traduttore.

Capacità di traduzione
Naturalmente le capacità traduttive sono alla base di ogni traduzione e un prerequisito importante per avere successo.
Per tradurre bene, è necessaria una profonda comprensione sia della lingua di partenza sia di quella di arrivo, grandi capacità di ricerca terminologica ed elevate competenze nel trasferire idee da una lingua all’altra. È proprio su questo aspetto che si concentra la maggior parte dei corsi universitari di tutto il mondo. Tuttavia, le capacità traduttive comprovate da lauree o certificati in traduzione non sono le uniche competenze di cui un traduttore ha bisogno. Ci sono altri due importanti fattori che determinano il successo o l’insuccesso di un professionista.

Capacità di scrittura
Edith Grossman, una famosa traduttrice, disse che i veri traduttori pensano a sé stessi come a degli scrittori e, essendo io del settore, sono d’accordo con lei. I traduttori devono essere padroni della loro lingua d’arrivo e possedere un vero e proprio stile di scrittura, motivo per cui dovrebbero tradurre da una lingua straniera verso la loro lingua madre, almeno per quanto riguarda le principali combinazioni linguistiche.
La maggior parte delle persone si esprime molto meglio nella lingua madre che in una lingua straniera indipendentemente da quanto abbia studiato le sue sfaccettature.
Molte facoltà e scuole di traduzione però non offrono corsi di scrittura e questa grave mancanza sembra essere la causa dell’insuccesso di molti laureati.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox pubblicato l’8 giugno 2016 sul suo sito Between Translations

Traduzione a cura di:
Tatiana Pasqui
Traduttrice freelance EN/FR>IT
Madonna dei Fornelli (BO)