Cliente e traduttore possono aiutarsi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

E poiché i traduttori non sono mai veramente riconosciuti per il loro lavoro – eccetto i traduttori letterari, il cui nome può apparire nel volume tradotto – il traduttore diviene una sorta di “scrittore fantasma” a tutti gli effetti, la cui presenza viene notata solamente quando compie degli errori, o quando qualcuno si accorge che quei listini di prodotti devono giusto essere tradotti in spagnolo per il lancio delle vendite di lunedì a Madrid.

Sicuramente la migliore traduzione è quella che non appare come una traduzione, in cui il traduttore fatica a rendere il suo lavoro il più impercettibile possibile. Allo stesso modo dell’esaustività delle proprie aspettative, sentiamo regolarmente lamentele da ambo le parti. Clienti che si lamentano del livello scarso del traduttore, che il suo prezzo è troppo alto, che il file non è mai stato consegnato, o che la terminologia era sbagliata. Nel frattempo i traduttori si lamentano che i clienti pagano troppo poco, che le scadenze sono irragionevoli, o di aspettative quali mettere insieme i pezzi di un testo tradotto usando sistemi automatici di traduzione.

La fluida gestione di qualsiasi lavoro di traduzione è quindi di pari interesse per il cliente e per il traduttore, e ancora, la mancanza di comprensione del procedimento di traduzione ha la potenzialità di essere altamente dannosa. In questa serie di articoli spero di dare qualche idea su cosa comporti veramente questa meravigliosa professione, e di fornire qualche suggerimento a coloro che si chiedono come scegliere il tipo di fornitore di traduzioni adatto, per rendere il procedimento il più possibile vantaggioso e senza stress per tutte le parti coinvolte.
Buona lettura.

Fonte:  Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Cliente e traduttore possono aiutarsi

 Categoria: Traduttori freelance

Oggigiorno la traduzione rappresenta una parte cruciale nell’attività di molte aziende, ma non è sempre stato così. Nel libro “Is that a fish in your ear?“ David Bellos ci mostra come l’India, per esempio, nonostante la sua moltitudine di lingue, non possieda una tradizione nel campo della traduzione. Nulla è stato prodotto fino ai tempi più recenti, mentre i suoi abitanti parlano tre, quattro o cinque lingue. E nel Medioevo, i grandi viaggiatori come mercanti e marinai, avrebbero assorbito e mescolato le varie lingue che incontravano: Cristoforo Colombo, per esempio, pare che parlasse italiano, spagnolo, latino, greco, ebraico e un po’ di arabo. Ma i tempi sono cambiati, e la traduzione è diventata non solo una necessità pratica per coloro che aspirano a rendere accessibile la propria documentazione a un pubblico più vasto, ma anche un requisito legale per istituzioni come l’Unione Europea o l’Agenzia europea per i medicinali. Ciò nonostante, è una professione che continua a essere sottostimata e sottovalutata, da molti incompresa e conturbante.

Sicuramente molte persone non la considerano neanche una professione, piuttosto qualcosa che può essere fatta da chiunque abbia una minima conoscenza di due lingue e l’aiuto di un dizionario, testimonianza rintracciabile nel flusso continuo di errori di traduzione che incontriamo ovunque ci voltiamo, dai menu dei ristoranti agli annunci dei negozi, dai manuali tecnici ai siti internet. In realtà la traduzione è una professione altamente qualificata, affinata in anni di pratica, che richiede una conoscenza specialistica e tanta abilità. Coloro che non hanno esperienza di traduzione diretta probabilmente ignorano il gran numero di diversi aspetti coinvolti: una padronanza completa della lingua di origine e di destinazione, familiarità con l’argomento, abilità nel ricreare lo stile del testo originale in modo da produrre lo stesso effetto sul lettore destinatario, così come una conoscenza della cultura delle lingue coinvolte, in modo da produrre una traduzione che sia tanto precisa quanto naturale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Difficoltà nel tradurre documenti legali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Forme di traduzione più difficili
Le traduzioni di documenti legali in lingue straniere sono considerate più difficili di altre traduzioni tecniche. Ciò che le rende tali è la terminologia giuridica perché ogni nazione possiede il proprio gergo così come il proprio sistema giuridico. Succede spesso che la terminologia sia diversa anche in paesi in cui la lingua parlata è identica.

Requisiti del traduttore
Un traduttore legale deve avere le competenze in tre aree: competenze nello stile di scrittura particolare della lingua di arrivo, familiarità con la terminologia pertinente e una conoscenza generale dei sistemi giuridici degli lingue di partenza e di arrivo. Non c’è spazio per la traduzione parola per parola quando si traducono documenti legali. Pertanto, il traduttore professionista di documenti legali deve essere in parte detective, esperto di diritto e linguista con la quantità di lavoro di ricerca che deve essere fatto per poter decodificare la fonte e scrivere il suo significato reale che non dovrà discostarsi mai, anche se una traduzione esatta non è possibile in nessun caso, dal contenuto di origine.

Allo stesso modo, il traduttore deve capire il contesto in cui deve essere utilizzata la traduzione poiché questo influenzerà l’approccio nella traduzione del documento. Questo influisce sicuramente su diversi parametri, tra cui il tono o registro, la sintassi, la fraseologia e la terminologia. Quando il testo di partenza non è ben scritto, anche in questo caso è lavoro del traduttore decidere se tradurlo in qualcosa di vago come l’originale o renderlo significativo, che potrebbe essere il caso, pur essendo ostacolato dalla scarsa scrittura. La traduzione di documenti legali è un compito così impegnativo. Richiede traduttori professionisti che hanno la giusta formazione accademica e che siano supportati da anni di esperienza in traduzione giuridica.

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Difficoltà nel tradurre documenti legali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Se il linguaggio giuridico necessita di essere tradotto, occorre ricorrere ad un esperto che sia altamente informato di pratiche e termini legali. La traduzione di documenti legali deve essere corretta ed accurata e, tra tutti i lavori di traduzione, è uno dei più difficili. Ci sono molte cose che necessitano di una traduzione legale come i certificati di nascita, lettere di domande di lavoro, conferme di brevetti tecnici, registrazioni di deposizioni, rendiconti finanziari, documenti prove, materiali contenziosi e contratti commerciali. I traduttori non dovrebbero essere in possesso soltanto di una conoscenza generale della terminologia giuridica, dovrebbero essere anche molto esperti di requisiti di legge e delle complessità legali appartenenti ai sistemi giuridici e culturali stranieri.

Il processo
La traduzione di per sé è già un processo complesso che coinvolge così tante competenze specifiche.
Tuttavia, tradurre documenti giuridici è ancora più impegnativo poiché le ripercussioni del benché minimo errore comportano una procedura legale complessa per essere invertita, a prescindere dai costi finanziari. Ci sono alcune cose da tenere in mente quando si esegue una traduzione di un testo legale.  Il testo di partenza è strutturato per seguire il sistema legale conforme alla propria lingua e cultura giuridica. Il testo di arrivo invece sarà letto da un’altra persona che ha familiarità con un’altra lingua e un altro sistema giuridico. Dovrebbero essere chiaramente definiti diritti e doveri per tutte le organizzazioni e individui interessati al momento della creazione della traduzione. Si dovrebbe garantire che questi vengano forniti precisamente sia nei testi di origine che di destinazione.
Allo stesso modo va ricordato che le strutture linguistiche della lingua di partenza potrebbero non avere degli equivalenti diretti nella lingua di arrivo, pertanto è responsabilità del traduttore trovare una struttura di linguaggio idonea che sia simile al testo di partenza.

Questioni legali
La traduzione giuridica prevede scadenze rigide perché, in particolare quando sono necessari i documenti tradotti in tribunale, un ritardo potrebbe rendere il documento nullo. La riservatezza è un problema perché quasi tutti i documenti legali contengono dati sensibili. Gli avvocati devono affrontare costantemente il mondo contrastante della vera vita giuridica e il look ideale della legge, che è in realtà un assortimento di numerosi precedenti ancora soggetti ad interpretazione generale più che a leggi permanenti.
Quando trattano problemi legali internazionali, gli avvocati hanno a che fare con le parole che dovrebbero essere accuratamente scritte, il che significa una buona struttura della frase, della selezione di parola e una giusta sintassi. Questo è il motivo per cui traduttori devono avere l’esperienza necessaria e la conoscenza delle terminologie legali di entrambe le lingue, di partenza e di arrivo. Un avvocato internazionale si affiderà alla competenza di un traduttore per avere documenti stranieri tradotti nella sua lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Automatismi

 Categoria: Tecniche di traduzione

Come in ogni attività che svolgiamo abitualmente, nell’esercizio professionale della traduzione sorgono mille e più automatismi: azioni svolte senza pensare (almeno non in maniera cosciente) a cosa stiamo facendo o a come lo stiamo facendo. Alcuni sono automatismi fisici, com’è il caso dei virtuosismi nell’utilizzo dei tasti di scelta rapida, che tradiscono le innumerevoli ore passate a lavorare sulla stessa applicazione informatica. Di solito non ci accorgiamo di questi automatismi fino a quando non ci troviamo a usare un’applicazione diversa, e scopriamo le nostre dita impegnate in combinazioni di tasti del tutto inopportune. Così, ad esempio, il traduttore abituato a lavorare con Déjà Vu quando incomincia a tradurre con Trados passerà un intervallo di tempo (forse un’ora, forse un giorno, forse un mese) a inveire di continuo perché invece di salvare la traduzione e passare al segmento successivo con <Alt> + <+> si ostina a schiacciare <Ctrl> + <↓> tutte le sante volte. È in occasioni come questa che ci accorgiamo fino a che punto abbiamo automatizzato le scelte rapide e di quanto tempo e attenzione ci risparmiano, permettendoci di concentrare queste risorse nel risolvere le sfide che il testo ci presenta.

Altrettanto importanti (ma più difficili da cogliere) sono gli automatismi mentali. Un traduttore con esperienza non dedica una riflessione vera e propria, isolata e cosciente, a ogni elemento che produce, o almeno non dovrebbe. Per la maggior parte del tempo lavoriamo in quella che Douglas Robinson definisce azzeccatamente “modalità pilota automatico”: una rete assai complessa di meccanismi cognitivo-comunicativi che eseguiamo in silenzio, in secondo piano, senza rendercene conto. Abbandoniamo la modalità automatica solo quando ci imbattiamo in qualcosa che richiede la nostra completa attenzione (o una sua buona parte): una parola che non conosciamo, una lettura di cui non siamo del tutto certi, un cambio improvviso nel formato del documento originale, un termine nella lingua d’arrivo che non ci viene in mente nell’immediato, una redazione che vogliamo leggere ad alta voce per assicurarci che suoni bene, una metafora originale, un frammento che ci ricorda un libro che abbiamo letto, un dubbio riguardo la conoscenza enciclopedica del destinatario…

Gli automatismi sono pericolosi quando si trasformano in vizi: scrivere sempre *“affanco” invece di “affianco”; tradurre sempre aunque con “anche se” (dimenticando che possiamo avvalerci di “per quanto”, “nonostante”, “sebbene”, “anche quando”, “malgrado”…). Ad ogni modo, la proporzione tra rischi e benefici fa degli automatismi un elemento senza dubbio positivo, per non dire indispensabile. Se mancano, brutto segno: solo il traduttore novello o il professionista che si trova ad affrontare nuovi elementi (aree tematiche che non conosce, combinazioni linguistiche che frequenta meno, formati testuali poco familiari, applicazioni informatiche appena acquistate…) può permettersi il lusso di tradurre senza pilota automatico, pur sempre riconoscendo che si tratta di una situazione temporanea e che presto incomincerà ad automatizzare le nuove abitudini. In altre parole, a tradurre come un professionista.

Fonte: articolo scritto da Eva Almazán e pubblicato l’8 giugno 2010 sulla rivista El Trujamán

Traduzione a cura di:
Annabella Canneddu
Traduttrice ES/PT>IT
Bologna

Premio per il miglior libro tradotto 2016 (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

I vincitori del premio Il miglior libro tradotto 2016
Quest’anno il vincitore nella categoria “romanzo” è stato Signs Preceding the End of the World, scritto in spagnolo da Yuri Herrera e tradotto in inglese da Lisa Dillman, mentre nella categoria “poesia” Rilke Shake, scritto in portoghese da Angélica Freitas e tradotto in inglese da Hilary Kaplan.

L’importanza del premio Il miglior libro tradotto
Un portavoce del programma Literary Partnership di Amazon ha definito il premio un “momento letterario annuale fondamentale”, puntualizzando quanto richiami l’attenzione necessaria sulle eccezionali produzioni letterarie internazionali che “meritavano di entrare a far parte del bagaglio dei lettori americani.”

Molti madrelingua inglesi che vivono al di fuori degli Stati Uniti concorderebbero sull’importanza del premio Il miglior libro tradotto. Romanzi e poesie eccellenti vengono scritti in lingue diverse dall’inglese quasi giornalmente, ed è un vero peccato che tali opere rimangano inaccessibili a chi parla e legge esclusivamente in inglese. Allo stesso modo, molte opere letterarie originariamente scritte in inglese sono state tradotte per un ampio pubblico internazionale.

Ad esempio la serie di Harry Potter dell’autrice J.K. Rowling, probabilmente una delle più importanti, influenti e conosciute saghe per bambini, è stata tradotta in 68 lingue, rendendo i sette libri che hanno segnato una generazione fruibili per ragazzi e adulti di tutto il mondo.

Visto che l’iniziativa continua con successo oramai da nove anni e che anche solo essere in lizza per un premio è fonte di prestigio all’interno della comunità traduttiva internazionale, si spera che il premio Il miglior libro tradotto continui a prosperare negli anni a venire, a beneficio della comunità letteraria internazionale e dei voraci lettori di tutto il mondo.

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

Premio per il miglior libro tradotto 2016 (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Finalisti del Premio Il miglior libro tradotto 2016
I finalisti del premio per il miglior libro tradotto sono stati proclamati a inizio 2016, con una notevole carrellata in entrambe le categorie, letteratura e poesia. I dieci finalisti nella categoria “romanzo” di quest’anno sono stati:

- Murder Most Serene, scritto in francese da Gabrielle Wittkope e tradotto in inglese da Louise Rogers Lalaurie
- War, So Much War, scritto in catalano da Mercè Rodoreda e tradotto in inglese da Maruxa Relaño e Martha Tennent
- The Story of My Teeth, scritto in spagnolo da Valeria Luisellie e tradotto in inglese da Christina MacSweeney
- The Complete Stories, scritto in portoghese da Clarice Lispectore e tradotto in inglese da Katrina Dodson
- Moods, scritto in ebraico da Yoel Hoffmann e tradotto in inglese da Peter Cole
- Signs Preceding the End of the World, scritto in spagnolo da Yuri Herrera e tradotto in inglese da Lisa Dillman
- The Physics of Sorrow, scritto in bulgaro da Georgi Gospodinov e tradotto in inglese da Angela Rodel
- The Story of the Lost Child, scritto in italiano da Elena Ferrante e tradotto in inglese da Ann Goldstein
- Arvida, scritto in francese da Samuel Archibald e tradotto in inglese da Donald Winkler
- A General Theory of Oblivion, scritto in portoghese da José Eduardo Agualusa e tradotto in inglese da Daniel Hahn.

I sei finalisti nella categoria “poesia” sono stati:
- Sea Summit, scritto in cinese da Yi Lu e tradotto in inglese da Fiona Sze-Lorrain
- The Nomads, My Brothers, Go Out to Drink from the Big Dipper, scritto in francese da Abdourahman A. Waberie e tradotto in inglese da Nancy Naomi Carlson
- Silvina Ocampo, scritto in spagnolo da Silvina Ocampo e tradotto in inglese da Jason Weiss
- Load Poems Like Guns: Women’s Poetry, scritto in persiano da Herat e tradotto in inglese da Farzana Marie
- Empty  Chairs: Selected Poems, scritto in cinese da Liu Xiae tradotto in inglese da Ming Di e Jennifer Stern
- Rilke Shake, scritto in portoghese da Angélica Freitas e tradotto in inglese da Hilary Kaplan

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

Premio per il miglior libro tradotto 2016

 Categoria: Traduzione letteraria

È iniziato tutto nel 2008, anno in cui si è tenuto il primo concorso Il miglior libro tradotto. L’Università di Rochester cura un giornale sulla traduzione letteraria, l’Open Letter Books, che a sua volta cura una rivista letteraria online, la Three Percent. Nel 2008 quest’ultima ha assegnato il primo riconoscimento per il miglior libro tradotto, tra una selezione di romanzi e raccolte di poesie tradotti in inglese. Questo premio letterario non rappresenta solamente un riconoscimento per la qualità della traduzione in inglese, ma prende anche in considerazione l’opera originale scritta nella lingua di partenza, oltre ai contributi della casa editrice, dell’editor, e all’impegno del traduttore.

Inizialmente la vincita non prevedeva un premio in denaro, ma al terzo anno Amazon, il più grande editore e distributore di libri a livello mondiale, ha annunciato la decisione di assegnare un premio di 5.000 dollari sia all’autore che al relativo traduttore in entrambe le categorie, come parte del programma Amazon Literary Partnership. Se da un lato i premi in denaro rappresentano sicuramente un gradito incentivo, la vincita del concorso è diventata un traguardo ambito, tanto da conferire a chi vi partecipa fama di leader nel campo della traduzione letteraria. Ad oggi, da quando è stato istituito il concorso, sono stati assegnati 100.000 dollari in premi. Solo un partecipante ha vinto per ben due volte un premio in ciascuna categoria; si tratta di László Krasznahorkai, premiato per SeioboThere Below e Satantango. Tuttavia Phoneme Media è stata la prima rivista letteraria a vincere nella categoria “poesia” per due anni consecutivi, nel 2015 e nel 2016.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

“Populismo” è la parola dell’anno in Spagnolo

 Categoria: Le lingue

Come ogni anno, la Fundéu (Fondazione per lo Spagnolo Urgente) ha scelto la parola dell’anno.
La vincitrice è stata la parola “populismo”. I dodici candidati erano termini che hanno suscitato interesse durante lo scorso anno, non esattamente perché sono stati dei neologismi, ma perché hanno avuto un ruolo centrale nelle discussioni a livello globale.  Nel 2015 e nel 2014, le parole che hanno ricevuto questo riconoscimento sono state rispettivamente “profugo” e “selfi”. In entrambi i casi, al di là dell’interesse linguistico che hanno suscitato negli studenti (in spagnolo “selfi” è un “prestito linguistico” dell’anglicismo “selfie”), si tratta di parole che si sono affermate, con una certa forza, nel nostro linguaggio quotidiano.

Perciò qual è la definizione di “populismo”? Il Dizionario Manuale dell’Accademia Reale Spagnola (Real Academia Española) (1985) offre la seguente definizione del termine: “dottrina politica che cerca di difendere gli interessi e le aspirazioni del popolo”. Questa voce non contiene elementi che possano implicare un uso peggiorativo del termine eppure, guarda caso, il termine in questione è finito per essere usato in tale accezione. La versione cartacea della ventitreesima edizione del Dizionario della Lingua Spagnola, pubblicato nell’ottobre del 2014, include fra i significati della parola populismo: “una tendenza politica che cerca di attrarre le classi popolari”.  È indubbio che ci sia una divergenza semantica fra le due voci e che queste corrispondano a modi diversi di percepire la politica e la realtà. Ad ogni modo, al di là dell’affinità politica di entrambe, la presenza del termine “populismo” nelle discussioni su scala mondiale è innegabile.

Il 2016 è stato un anno in cui la politica ha chiaramente svolto un ruolo fondamentale, cosa che è evidente in alcuni degli altri candidati per il titolo di “parola dell’anno”, come ad esempio il termine “postverdad” o politica post-verità (relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi non hanno particolare rilevanza quando si tenta di modellare l’opinione pubblica che fa appello alle emozioni e alle opinioni personali), “abstenciocracia” (neologismo che si riferisce all’importanza che sta acquisendo l’astensionismo all’interno dei sistemi democratici) e “sorpasso” (‘fenomeno per il quale, durante un’elezione, un gruppo politico sorpassa con un grande stacco un altro gruppo’).

Fonte: Articolo scritto da Giulia Corridoni e pubblicato il 13 gennaio 2017 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Gessica Destito
Traduttrice EN-FR-DE>IT
Subbiano (AR)

Cinque verità sul mondo della traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

L’importanza del traduttore “umano”
Uno degli aspetti più piacevoli di Arrival è che non vi è un “traduttore universale”, un “Babelfish” o altri espedienti narrativi tipici della fantascienza volti a semplificare le difficoltà di comunicazione con una razza aliena. Lo sforzo di comunicazione è la trama. Anche nel mondo reale c’è poco che la tecnologia possa fare. La traduzione automatica può trasmettere l’essenza di un paragrafo con accuratezza discutibile. Tuttavia, se vogliamo comunicare un messaggio in modo chiaro ed efficace, abbiamo bisogno degli umani.

È tutta una questione di empatia
Spesso per tradurre accuratamente ci vuole ben più della conoscenza. È questione di empatia. I bravi traduttori riescono ad andare incontro al pubblico restando fermi; per esempio, trovando battute che saranno divertenti per la cultura di arrivo. I bravi traduttori non scelgono soltanto parole “corrette” ma selezionano con cura quelle che rispecchiano le emozioni suscitate dalla fonte. La traduzione rende possibile la comunicazione, promuove l’empatia e distrugge le barriere culturali. Quando riusciamo a comunicare con gli altri, riusciamo anche a vederli come persone invece che stereotipi. In Arrival, grazie alla lingua degli eptapodi la Dott.ssa Banks riesce a instaurare una connessione umana con il generale cinese e a fermare la sua avanzata contro gli alieni.  Lo sceneggiatore Eric Heisserer ha spiegato alla rivista The Atlantic che la scena cambia il modo in cui il pubblico percepisce il generale cinese:

“Pensiamo a loro come a dei potenziali nemici. Tutto quello che viene detto in cinese, indipendentemente da chi lo sta traducendo viene riportato dai notiziari statunitensi come a dire: ‘È lui, è il generale cattivo.’ No. Non sappiamo quello che succede finché non lo vediamo di persona. Ed è proprio in quel momento che ci rendiamo conto che il generale non è il personaggio che credevamo essere: è onorato di conoscere Louise ed è proprio lì che accade qualcosa di poetico”.

Considerando tutto quello che sta succedendo oggi nel mondo, penso che ognuno di noi avrebbe bisogno di maggior empatia.

Fonte: articolo scritto dalla giornalista, scrittrice e blogger Alison Kroulek e pubblicato il 18 novembre 2016 su The Language Blog

Traduzione a cura di:
Greta Fuso
Traduttrice EN>IT / IT>EN
Perugia

Cinque verità sul mondo della traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Gli errori di traduzione possono scatenare la fine del mondo
Noi di K International sappiamo che non c’è niente di male a scherzare sugli errori di traduzione. Tuttavia, vale la pena dire che le conseguenze di questi errori talvolta possono essere più gravi della semplice presa in giro. In Arrival, con la tensione al massimo, un errore di traduzione è la scintilla che potrebbe far scoppiare la guerra tra gli alieni “eptapodi” e la Terra, e probabilmente anche la Terza Guerra Mondiale.  Stiamo parlando di un Armageddon causato da un errore di traduzione. Potrebbe mai accadere veramente? In passato è accaduto. Per esempio, un errore di traduzione ha portato alla decisione del governo statunitense di sganciare la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Come ha scritto Rich nel suo articolo “Translators at War” (“Traduttori in guerra”):

“Prima degli attacchi i giornalisti avevano domandato al primo ministro giapponese Kantara Suzuki che cosa ne pensasse della richiesta di resa fatta dagli Alleati. Suzuki rispose con la parola “mokusatsu” che allora fu tradotta come “[una questione] non degna di commento”, invece dell’espressione più esatta, “no comment”, la quale suggeriva che il governo giapponese non aveva ancora avuto modo di considerare la richiesta in maniera appropriata. La prima bomba atomica fu sganciata dieci giorni dopo l’accaduto”.

E da quel momento in poi, le nostre abilità nella costruzione di armi atomiche mortali e distruttive non sono altro che incrementate. Non è poi così difficile immaginare che un giorno il destino del mondo intero possa dipendere da una singola parola, tradotta correttamente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto dalla giornalista, scrittrice e blogger Alison Kroulek e pubblicato il 18 novembre 2016 su The Language Blog

Traduzione a cura di:
Greta Fuso
Traduttrice EN>IT / IT>EN
Perugia

Cinque verità sul mondo della traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Avete visto il nuovo film di fantascienza, Arrival? Finalmente linguisti e traduttori ottengono quello che si meritano. La dottoressa Louise Banks, l’eroina del film, non impugna né armi, né pilota astronavi, ma è una linguista. Tutta la trama di Arrival ruota attorno alle difficoltà che la protagonista incontra nel tradurre la lingua degli alieni appena atterrati sulla Terra. Vi interessa saperne di più? Ecco le cinque verità sul mondo della traduzione descritte in Arrival:

Imparare una lingua può cambiare noi stessi
Nel film, la strana lingua scritta degli alieni riflette il loro modo di percepire il tempo, in altre parole come non lineare: usano cerchi invece di linee. Imparare la lingua aliena cambia anche la prospettiva della Dott.ssa Banks e le permette di vedere il futuro. Ovviamente, imparare una lingua straniera nella vita di tutti i giorni non vi farà acquisire le abilità psichiche di un veggente, tuttavia, è stato provato che l’apprendimento linguistico può cambiare il nostro modo di pensare perché il cervello è portato a utilizzare aree cerebrali differenti durante questo processo. Uno studio del 2012 ha dimostrato che le persone fanno decisioni economiche più intelligenti quando pensano in una lingua straniera. Infatti, tendono a essere più razionali e meno dipendenti dalle emozioni, un po’ come i Vulcaniani. Inoltre, imparare una lingua straniera può darci un’idea del modo in cui altre culture percepiscono il mondo, facilitando così la comprensione e l’empatia nei loro confronti.

In traduzione, ogni parola conta
I traduttori sanno che non è sempre così facile trovare la parola giusta per una data situazione. In Arrival il destino del mondo dipende letteralmente da una parola, “tool”: ma gli alieni sono venuti per portarci uno strumento o sono venuti con un’arma? L’apice della vicenda si regge su quest’ambiguità. Alcuni paesi del mondo stanno cercando di comunicare con i visitatori alieni e i gruppi di traduttori provenienti da varie nazioni hanno decifrato alcuni dei simboli che gli alieni usano per comunicare, giungendo a due possibili conclusioni: “offrire arma” o “usare arma”. Louise Banks, tuttavia, crede che la migliore traduzione possa essere “strumento” (“tool”). Ma riuscirà a provarlo prima dello scoppio di una guerra? In traduzione, ogni parola conta; ed è per questo che le aziende non dovrebbero mai fidarsi di Google Traduttore per tradurre messaggi importanti. La differenza tra “contiene tracce di noci” o “contiene tracce di nocciole” potrebbe causare, nel migliore dei casi, un’emicrania al traduttore o, nel peggiore dei casi, scatenare una reazione allergica mortale al cliente.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto dalla giornalista, scrittrice e blogger Alison Kroulek e pubblicato il 18 novembre 2016 su The Language Blog

Traduzione a cura di:
Greta Fuso
Traduttrice EN>IT / IT>EN
Perugia

Il futuro della traduzione (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non posso negare che, menzionare tali caratteristiche umane nel riferirmi a dispositivi elettronici, produce in me una sensazione quantomeno strana. Il fulgore dell’occhio rosso di HAL che canta lentamente Daisy in 2001, Odissea nello Spazio, getta un’inquietante luce su ciò che sembra aspettarci in futuro. Ma niente paura, compagno linguista! La minaccia di Skynet, nonostante sembri che ogni tipo di traduzione automatica stia per bussare alla tua porta come Terminator, pronta a farti fuori, è in realtà ancora lontana. Forse non arriverà mai. Potrebbe sembrare che la chiave per la sopravvivenza risieda nella nostra umanità imperfetta, perché la maniera in cui scegliamo di comunicare tra noi è tanto imperfetta quanto la nostra stessa natura; qualcosa che gli algoritmi di auto-perfezionamento potrebbero non essere mai capaci di comprendere.

E’ vero che la tecnologia è una forza da tenere in considerazione, in constante movimento, e che la cosa più probabile è che, un giorno, questi programmi ricevano delle migliorie sostanziali rispetto a quello che offrono oggi. Probabilmente, produrranno traduzioni accettabili, ma non c’è dubbio alcuno che avranno bisogno di un intervento umano affinché diventino qualcosa di più che un guscio vuoto e senza vita. Perché non importa la velocità di un microchip o la quantità di informazioni che può processare in un secondo. I computer non capiranno mai il significato di un testo come un essere umano, poiché sono privi, innanzitutto, della capacità di crearlo. Finora, nessun computer ha potuto replicare o programmare quella misteriosa illuminazione che ha luogo nel profondo del cervello umano.

La traduzione automatizzata, incluso la più sofisticata, continuerà ad essere uno strumento utile e conveniente. Nel migliore dei casi, i traduttori potranno utilizzarla per pre-tradurre testi tecnici tediosi e ripetitivi, come manuali d’istruzione, bollettini meteo, parcelle di avvocati (qualsiasi testo con schemi prevedibili), che possano modificare successivamente e migliorare. Se consideriamo la regola generale, tuttavia, la soluzione più semplice e veloce sarebbe tradurre tutto da zero, con l’aiuto di uno strumento di traduzione assistita. L’idea che il software di traduzione automatica possa sostituire i traduttori è, in un certo senso, quasi utopica, perché l’attività celebrale può essere limitata, certo, ma la vera anima di un traduttore sarà sempre unica, e non può essere copiata. Infatti, se questo giorno arriverà mai, i computer rimpiazzeranno non solo i traduttori, ma tutta la razza umana. Skynet sembra avere cose più importanti da fare.

Fonte: Articolo pubblicato il 27 novembre 2016 sul blog Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Chiara De Bellis
Traduttrice freelance
Madrid – Spagna

Il futuro della traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Come affermò una volta la famosa traduttrice cilena Marina Orellana: “La traduzione non è la traslitterazione, ovvero la trascrizione delle parole da una lingua all’altra. (…) Ciò che realmente importa è comprendere le idee ed esprimerle correttamente”. Se, infatti, questa è l’essenza della traduzione, allora l’arte del linguista sembrerebbe assomigliarsi a quella del poeta, la cui delicata arte consiste nella trasmissione di immagini e idee che trascendono la formalità del testo materiale al fine di produrre qualcosa di più complesso ed etereo: il significato in sé. In particolar modo per la letteratura, ma anche per quasi tutte le forme di espressione artistica, il significato è un’entità in continuo cambiamento ed evoluzione.

Come potrebbero le macchine, incapaci di qualsiasi associazione creativa, competere con l’illuminazione creativa irripetibile concepita dall’artigiano della parola? Presumere che un’applicazione possa fare un’interpretazione sincera durante la traduzione di un testo, è per me altrettanto difficile che aspettarsi che un tostapane componga un pezzo jazz originale. E’ vero, le macchine come le conosciamo oggi possono essere programmate per stabilire ed associare qualunque tipo di schema intricato a velocità incredibili, minimizzando gradualmente la possibilità di commettere errori. Tuttavia, rompere gli schemi in modo caotico ed erroneo, capace di creare nuove associazioni possibili è qualcosa che solo gli esseri umani possono fare. Per ora…

Quest’anno, le aziende come Google, hanno cominciato ad applicare l’uso dell’ IA, e i loro motori di ricerca sono ormai in grado di processare le traduzioni migliorando il modo in cui queste piattaforme associano interi segmenti (invece che singole parole). Inoltre, utilizzano internet come banca dati linguistica in costante evoluzione. A questo punto, la contrapposizione tra uomo e macchina inizia ad farsi interessante: l’intelligenza artificiale e le reti neuronali hanno cominciato a replicare il processo di “comprensione”, al punto che i computer hanno sviluppato la capacità di “ragionare” e “imparare” dai propri errori, la quale cosa permette alle loro capacità di evolversi all’interno di un insieme di conoscenze determinato. Sembrerebbe che stiamo lentamente giungendo a ciò che i tanti film di fantascienza ci avevano anticipato, mettendoci in guardia: il giorno in cui gli umani diventano obsoleti e vengono rimpiazzati dalle macchine.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 27 novembre 2016 sul blog Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Chiara De Bellis
Traduttrice freelance
Madrid – Spagna

Traduzione giuridica e interculturalità (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Dall’altro lato, nel caso di una traduzione di tipo interculturale, il traduttore dovrà affrontare problematiche relative alle differenze a livello testuale e concettuale, che saranno maggiori quanto maggiore è la divergenza tra gli ordinamenti giuridici presi in considerazione e quanto meno internazionali sono gli ambiti del diritto trattati. Un esempio sono le evidenti differenze tra gli ordinamenti giuridici di Common Law e Civil Law, mentre tra ordinamenti appartenenti al diritto romano, le differenze sono minori. Di conseguenza, anche la divergenza tra la conoscenza del destinatario del testo di partenza e di quello di arrivo variano in base a questo aspetto. In questo caso, il traduttore dovrà colmare il divario nella misura in cui il destinatario della traduzione manca della conoscenza che possiede il destinatario del testo di partenza (Pommer, 2006: 40-41).

Le differenze di tipo concettuale e i relativi problemi di equivalenza costituiscono uno dei temi più trattati di cui si occupa la traduzione giuridica. Questo aspetto è stato affrontato sia a livello teorico che pratico. Per quanto riguarda in il livello teorico, il problema consiste nello stabilire dei criteri che permettano di individuare qual è il livello di equivalenza tra i vari concetti. A livello pratico, invece, si tratta di valutare quali termini giuridici della lingua di arrivo possano essere equivalenti semantici e quali no. Per questi ultimi, è necessario adottare una soluzione alternativa, ovvero, il processo traduttivo.

In conclusione, è possibile affermare che la traduzione giuridica non equivale ad un mero processo di transcodificazione, non corrisponde quindi alla traduzione di una sequenza di parole ad un’altra. Come avviene per altri tipi di traduzione, l’unità di base della traduzione giuridica non è la parola ma il testo. Il traduttore giuridico dovrà, quindi, formulare considerazioni di tipo pragmatico al momento di determinare la sua strategia di traduzione (Šarčević, 1997: 5).

Autrice dell’articolo:
Giulia Zeppi
Dott.ssa in Comunicazione Interculturale, Interpretariato e Traduzione nei Servizi Pubblici (Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares, Spagna)
Traduttrice EN > IT, ES > IT
Riccione (RN)

Traduzione giuridica e interculturalità (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Bisogna sottolineare che ogni sistema nazionale possiede un proprio sistema giuridico, che dà origine ad un diritto specifico legato, a sua volta, ad una o più lingue nazionali. In alcuni paesi possono coesistere più sistemi giuridici, ognuno con una terminologia giuridica propria e sostanzialmente autonoma. Questo è il caso del Canada in cui convivono il Common Law e il Civil Law, quest’ultimo limitato alla sola provincia del Quebec, e due lingue ufficiali, l’inglese e il francese. Pertanto può succedere che all’interno di un determinato sistema giuridico e, quindi, di una lingua giuridica, lo stesso termine venga utilizzato con un significato diverso (Arntz, 2004: 12).

Vista la stretta correlazione con uno specifico sistema giuridico, la lingua si evolve al passo con l’evolversi del diritto. Ad esempio, nel linguaggio giuridico inglese è presente l’espressione equitable interest perché il diritto dei paesi di Common Law disciplina questo aspetto, mentre in altri sistemi giuridici non esiste un equivalente (Sacco, 2005: 10). Quindi il francese obligation de donner e l’inglese obligation to transfer a property sono due espressioni linguisticamente intercambiabili, ma nel diritto francese la prima produce automaticamente il trasferimento della proprietà, mentre per il diritto inglese questo termine sta a indicare unicamente l’origine del debito e di un equitable interest a favore del creditore (Sacco, 1991: 13). Ciò dimostra, come detto precedentemente, che la traduzione di alcuni termini giuridici presenta più difficoltà a livello concettuale che terminologico.

Prima di iniziare una traduzione, il traduttore dovrà verificare se la traduzione sia di tipo interculturale o intraculturale, ovvero, dovrà osservare di quale ordinamento giuridico è espressione il testo da tradurre e a che ordinamento giuridico appartiene il destinatario della traduzione. È molto importante capire la differenza tra questi due tipi di traduzione perché nel caso di una traduzione intraculturale avrà a sua disposizione una terminologia e, a volte, anche dei testi di riferimento da seguire (Wiesmann, 2011). A questo proposito, si può fare l’esempio di Portorico, paese in cui coesistono due lingue ufficiali, l’inglese e lo spagnolo, ed un unico sistema giuridico di Common Law i cui concetti sono già tradotti in entrambe.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Giulia Zeppi
Dott.ssa in Comunicazione Interculturale, Interpretariato e Traduzione nei Servizi Pubblici (Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares, Spagna)
Traduttrice EN > IT, ES > IT
Riccione (RN)

Traduzione giuridica e interculturalità

 Categoria: Servizi di traduzione

Cimentandosi nella traduzione di testi giuridici le difficoltà che si presentano sono molteplici e vanno molto oltre la semplice equivalenza terminologica. Poiché ogni tradizione giuridica è il risultato della storia, del quadro sociale e politico, degli usi e costumi tipici di una nazione, è impossibile considerare il sistema giuridico e le leggi che lo compongono come qualcosa di avulso dalla cultura di un paese. I diversi ordinamenti giuridici sono essi stessi il risultato di accadimenti storici e culturali che hanno segnato nel tempo un territorio, basti pensare all’origine storica delle principali famiglie giuridiche occidentali, Common Law e Civil Law, la cui principale differenza consiste nella diversità delle fonti del diritto.

La famiglia denominata Common Law, infatti, fu originata dall’accentramento dei poteri nelle mani del re d’Inghilterra durante il medioevo, mentre quella chiamata Civil Law, trova la sua origine nel diritto romano, in particolare dal momento della compilazione del Corpus Iuris Civilis. Il traduttore che intenda approcciarsi a una traduzione di questo tipo dovrà fare attenzione alle peculiarità di ogni ordinamento giuridico preso in considerazione. Ognuno di essi può condividere somiglianze e presentare differenze con altri ordinamenti, per tale motivo alla difficoltà di tradurre un concetto da un sistema linguistico all’altro si aggiunge quello di trasporre quel dato concetto da un sistema giuridico ad un altro. Come afferma Jacqueline Visconti (2001: 83) la vera difficoltà della traduzione giuridica non consiste nell’intraducibilità dei termini, ma nell’intraducibilità dei concetti che possono essere presenti in un sistema giuridico e assenti in un altro. Alla luce di queste riflessioni, non è possibile prescindere da un approccio comparatistico basato sul confronto di istituti giuridici, concetti e relativi termini. Per affrontare questo tipo di studio, il traduttore non potrà limitarsi alla mera documentazione, ma sarà necessario approfondire la sua conoscenza del sistema giuridico della lingua di partenza e di quella di arrivo.

Di conseguenza, è evidente la necessità di affrontare la questione da un punto di vista multidisciplinare. Come afferma Stefania Cavagnoli (2016) “il traduttore giuridico deve essere aperto al confronto con i disciplinaristi, sia quelli del mondo culturale di appartenenza del testo di partenza, sia soprattutto quelli del testo di arrivo”. Un altro fattore a cui prestare attenzione è che non tutti i potenziali lettori della sua traduzione possano avere familiarità con la terminologia del sistema di arrivo. È quindi necessario analizzare attentamente il significato di ogni termine da tradurre nel sistema giuridico della lingua di partenza e, solo successivamente, andare alla ricerca di un termine equivalente nella lingua di arrivo.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Giulia Zeppi
Dott.ssa in Comunicazione Interculturale, Interpretariato e Traduzione nei Servizi Pubblici (Universidad de Alcalá, Alcalá de Henares, Spagna)
Traduttrice EN > IT, ES > IT
Riccione (RN)

Perduti nella traduzione (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

Quasi un decennio fa la Boroditsky, allora ricercatrice al MIT, condusse uno studio sui parlanti di mandarino che la pose sotto il riflettore. I parlanti inglesi, spiega, tendono a vedere il tempo su un piano orizzontale: gli anni migliori sono avanti; si pone il passato dietro. I parlanti di mandarino, invece, tendono a vedere il tempo sia orizzontalmente che verticalmente con nuovi eventi che emergono dal terreno come acqua di sorgente, il passato sopra e il futuro sotto. Il primo foglio della Boroditsky su questo lavoro attrasse i vivaci rifiuti dei suoi colleghi che affermavano che il lavoro era fallace e non poteva essere duplicato. Ma studi successivi mostrarono gli stessi risultati. La Boroditsky, 34 anni, mescola la serierà intellettuale con un inconfondibile amore per il bizzarro. I fotografi la mostrano mentre guida un veicolo a forma di banana per il festival di Burning Man. Ha soprannominato il suo laboratorio “Cognizione” e il suo ironico sito web include profili divertenti dei suoi studenti e un invito a cantare l’”inno nazionale della Cognizione”, un video musicale di Groucho Marx che canta “Whatever it is, I’m against it”.

Ha dovuto essere coraggiosa per seguire il fascino della sua ricerca. “La lingua che influenza il pensiero è stato estremamente controverso per decenni”, spiega Dedre Gentner, una professoressa di psicologia alla Northwestern che è diventato un mentore della Boroditsky. “ Se si parlava dell’impatto della lingua sulla cognizione, si veniva considerati degli idioti o dei lunatici. Ne discutevamo nel mio laboratorio, ma avvisavo i miei studenti di non parlarne al di fuori. Lera”, aggiunge ridacchiando, “era abbastanza audace da ignorare quell’avvertimento. Adesso è un tema pienamente ricercato e dibattuto.” I risultati della Boroditsky attraggono sempre più ricercatori nel campo e producono ulteriori prove per l’accettazione misurata degli argomenti whorfiani. “ Non sono sicura che mi ci sarei addentrata se avessi saputo che era così controverso”, dice. “Ma una risposta emotiva e intensa dagli psicologi che precedentemente avevano rifiutato l’idea che la lingua interessa il pensiero non è sorprendente”, dice.

“Questo lavoro è al centro di alcuni dei più grandi dibattiti nello studio della mente – natura versus educazione; la mente è divisa in regioni modulari; c’è uno speciale “organo” del linguaggio incapsulato nel cervello. È alquanto fastidioso per qualcuno procedere e dire che forse molti dei fenomeni che abbiamo studiato in psicologia possono differire da una lingua all’altra. Sarebbe molto più facile se potessimo studiare solo gli studenti americani del secondo anno e supporre che le nostre osservazioni siano le stesse ovunque.”

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Perduti nella traduzione (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Come la Boroditsky, Slobin viene spesso definito uno scienziato cognitivo “neo-whorfiano”. La connessione tra la lingua e il pensiero ha catturato per lungo tempo poeti, filosofi, linguisti e pensatori d’ogni sorta, ma il dibattito moderno affonda le sue radici nel lavoro di un linguista americano dell’inizio del ventesimo secolo, Benjamin Whorf, e del suo mentore di Yale, Edward Sapir. Loro pensavano che la struttura della lingua fosse parte integrale sia del pensiero che dell’evoluzione culturale. Altri – in particolare il linguista della MIT Noam Chomsky – più tardi sostennero che tutte le lingue condividono la stessa struttura profonda del pensiero e che quest’ultimo ha una qualità universale separata dal linguaggio. Quegli scienziati credono che le lingue esprimano il pensiero e la percezione in modi diversi, ma che non li plasmino.

La ricerca della Boroditsky sfida questa visione. Ha mostrato che i parlanti delle lingue che usano forme verbali “non-agentive” – quelle che non indicano un attore animato – hanno meno probabilità di ricordare chi era coinvolto in un incidente. In un esperimento venne mostrato a dei parlanti nativi di spagnolo dei video di azioni di diverso genere che potevano essere classificate o come accidentali o come intenzionali, come un uovo che si rompe o della carta strappata. In uno, per esempio, un uomo seduto a un tavolo piantava chiaramente e deliberatamente uno spillo in un palloncino. In un’altra variazione lo stesso uomo muoveva la propria mano verso il palloncino e sembrava sorpreso quando questo scoppiava. I parlanti spagnolo tendevano a ricordare la persona che di proposito pungeva il palloncino, ma non altrettanto facilmente la persona che testimoniava allo scoppio senza causarlo intenzionalmente. I parlanti inglese tendono a ricordare l’individuo in entrambi i video in egual maniera: non prestano più o meno attenzione all’intenzione della persona.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Perduti nella traduzione (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La Boroditsky non è una linguista. È una scienziata cognitiva – specificatamente, una ricercatrice di psicologia, neuroscienza e sistemi simbolici alla Stanford University – che presta attenzione a ciò che un parlante di una data lingua pensa, percepisce e ricorda di un evento. In questo campo la risposta alla domanda del gioco della colpa si scopre non essere assolutamente ovvia.

La ricerca della Boroditsky suggerisce, per esempio, che i meccanismi dell’utilizzo di una lingua come l’inglese, che tende ad assegnare un agente a un’azione indipendentemente dall’intenzione dell’agente, tende anche a imprimere in modo più vivido quell’agente nella memoria del parlante. Ella ha accumulato un corpo di prove intriganti e creative che la lingua influenza il modo in cui i suoi parlanti focalizzano la propria attenzione, ricordano eventi e persone e pensano del mondo attorno a sé. E queste influenze possono fornire una visione all’interno della concezione di tempo, spazio, colore e persino giustizia di una data cultura.

Considerate lo spazio. Circa un terzo delle lingue del mondo non dipendono dalle parole destra e sinistra. Al contrario i loro parlanti usano quelle che chiamiamo direzioni assolute – nord, sud, est e ovest. Per tutto. In Australia, per esempio, se un allenatore stesse tenendo un corso di basketball per gli aborigeni Thaayorre nella loro lingua nativa, dovrebbe ordinare ai suoi giocatori di dribblare il lato sud del campo, fare una finta a est, andare a ovest, poi fare un layup sul lato ovest del cesto.  Il risultato del bisogno di essere costantemente orientati per comunicare il concetto più semplice, dice la Boroditsky, è che nelle comunità di questi parlanti, anche i bambini più piccoli riescono a compiere imprese di navigazione fenomenali e costantemente tutti sincronizzano mentalmente le proprie relazioni spaziali. I collegi e i mentori della Boroditsky dicono che la sua ricerca sta generando delle intuizioni di svolta. È “una delle prime a mostrare effetti della lingua davvero convincenti nei processi cognitivi” , includendo immagini mentali, ragionamento, percezione e risoluzione di problemi, dice Dan Slobyn, un professore emerito di psicologia e linguistica dell’Università della California Berkeley.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Perduti nella traduzione

 Categoria: Le lingue

Noi non modelliamo la lingua, la lingua modella noi
Il viaggio di Lera Boroditsky per rispondere a una delle domande più intriganti e difficili della psicologia è stato curioso. Ha passato ore a mostrare a parlanti spagnoli video di palloncini scoppiati, uova rotte e carta strappata. Ha frugato nei campus alla ricerca di parlanti russi che volessero impiegare un’ora a classificare sfumature di blu. Si è perfino trascinata in un remoto villaggio aborigeno in Australia, dove dei bambini scuotevano le mani di fronte a ciò che consideravano il suo patetico senso dell’orientamento e le prendevano la mano per indicarle come evitare di essere trangugiata da un coccodrillo. Eppure ha bisogno di un po’ più di una tazza di tè sul tavolino del suo ufficio per spiegare l’essenza della sua ricerca. “In inglese”, dice, muovendo la mano verso la tazza, “se butto giù dal tavolo questa tazza, anche accidentalmente, probabilmente diresti: “Ha rotto la tazza”. In giapponese o spagnolo, però, l’intenzione è importante”, spiega. Se qualcuno butta la tazza deliberatamente, c’è una forma verbale per indicarlo. Ma se l’azione fosse un incidente, dice la Boroditsky, con un sorriso che affiora sulle labbra mentre traduce dallo spagnolo, il parlante essenzialmente direbbe: “La tazza si è rotta.”

La domanda è: il fatto che una lingua tenda a giocare al gioco della colpa mentre le altre no significa che i parlanti di quelle lingue pensano in modo diverso circa ciò che succede? Se è così, cosa potrebbero dirci le differenze linguistiche sulla cognizione, la percezione e la memoria – e con quali implicazioni per i dibattiti perenni come l’influenza della natura contro l’educazione? Benvenuti alla vivace discussione accademica sulla quale la Borodistsky ha passato l’ultimo decennio accendendo una nuova luce brillante. Se qualcuno butta la tazza deliberatamente, c’è una forma verbale per indicarlo., “una parola diversa per tutto.” Possono assegnare ai sostantivi generi diversi  – in tedesco luna è maschile; in francese e spagnolo femminile – o nessuno. Altre richiedono scelte verbali specifiche a seconda che l’azione sia completa o meno o che il parlante vi abbia testimoniato o sia un resoconto di seconda mano.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Scritto da Joan O’C.Hamilton, sulla rivista di Stanford di Settembre-Ottobre 2010

Traduzione a cura di:
Ilaria Barulli
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Massafra (TA)

Mamma voglio fare il traduttore (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Passo 3: Analizza e pianifica
Bene, possiedi già la base necessaria per diventare un buon traduttore; ora devi pianificare una strategia che ti faccia da guida per farti strada nel settore della traduzione senza perire nel tentativo. Pensa:

  • Quali servizi vuoi offrire? Traduzione, interpretariato, editing, trascrizione, ecc.
  • Con quali lingue lavorerai? A questo proposito, io sono una seguace della massima “chi troppo vuole nulla stringe”,di solito è meglio lavorare con poche lingue (una o due al massimo) che conosci bene piuttosto che offrire varie lingue senza conoscerne nessuna in modo approfondito. Quando si lavora con più lingue di partenza, è inevitabile che si traduca una lingua più di un’altra, il che significa che con questa lingua si avrà maggior confidenza e sarà più facile lavorare con essa, mentre l’altra lingua poco a poco si ossiderà e sarà sempre più difficile e faticoso tradurre testi da essa.
    E quali lingue scegliere? L’ideale e utopistico sarebbe quello di trovare una lingua relativamente esotica che poche persone dominano ma che comunque abbia abbastanza richiesta. Facile, no? Se non è possibile combinare le due cose e devi scegliere fra una lingua esotico con bassa domanda o una lingua comune con forte domanda, è meglio, naturalmente, optare per questa seconda opzione, anche se c’è più concorrenza.Ad ogni modo scegli una lingua che domini e che ti piace.
  • In che area ti specializzerai? Specializzarsi in un certo tipo di traduzione, sia essa scientifica, tecnica, giuridica o economica, in genere costituisce un punto a favore sia per il cliente (che otterrà traduzioni di qualità), sia per il traduttore (per il quale sarà più facile tradurre testi il cui argomento sia a lui ben noto). Ciò detto, in generale non conviene limitarsi a un solo settore di specializzazione, a meno che non abbia una domanda molto elevata. L’ideale è avere una specializzazione o un insieme di specializzazioni in campi piuttosto vasti.Per sceglierle, tieni conto delle tue lingue di lavoro e dei tuoi mercati di destinazione. Quali sono i settori più dinamici dei paesi in cui si parla la tua lingua straniera? Se per esempio traduci dal tedesco e la Germania ha un importante settore industriale, non sarebbe una cattiva idea specializzarsi in traduzione tecnica.
  • Altri punti che conviene tenere in considerazione prima di iniziare l’attività: attrezzature e tariffe

E, come in ogni business plan che si rispetti, datti tempo, fissa un periodo ragionevole per  crescere (direi almeno uno o due anni) e fai in modo di avere un sostegno finanziario per andare avanti mentre le entrate scarseggiano. Se alla fine del periodo prestabilito non hai avuto successo nella tua avventura, abbandona o riprogramma il percorso che stai seguendo.

Passo 4: Lanciati
Una volta che hai sistemato tutti ma proprio tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato, non attendere oltre: buttati! Non troverai mai il momento perfetto e non potrai sapere tutto prima di cominciare, quindi prima fai il primo passo prima acquisirai esperienza e ti perfezionerai come facciamo tutti noi: attraverso tentativi ed errori. Ricerca clienti, fatti conoscere, grida ai quattro venti che esisti e che sei bravo in quello che fai: fai qualsiasi cosa ma non restare fermo.

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

  • Lingua Straniera: Forse ciò che vuoi migliorare sono le tue conoscenze della lingua straniera dalla quale vuoi tradurre. In tal caso leggi il mio articolo“Come mantenere viva e praticare una lingua straniera?”.
  • Informatica: Il modo più economico per formarsi in questo campo è dedicare un po’ di tempo a leggere la documentazione e i manuali d’uso dei programmi, così come cercare su internet corsi e tutorial gratuiti e, soprattutto, fare pratica. Però se non ti fidi del tuo spirito di autodidatta e preferisci che qualcuno ti istruisca, puoi optare per laboratori e corsi specifici.
  • Formazione generale in traduzione o conoscenze specifiche in determinati campi: Anche in questo caso, la formazione da autodidatti leggendo, leggendo, leggendo e domandando è ovviamente l’opzione più economica, ma non la più semplice poiché richiede estrema dedizione e sforzi notevoli in assenza di supervisione. Se vuoi una formazione controllata e impartita da professionisti, puoi iscriverti a corsi o master di università o aziende specializzate nel campo della formazione per traduttori. Per assicurarti che il livello del corso sia in linea con le tue aspettative e valga l’esborso che comporta, chiedi opinioni e pareri da vecchi alunni, leggiti bene il programma e i contenuti e informati sul percorso e sulla reputazione dei docenti.Dove trovare corsi: Associazioni professionali (come i corsi di APTIC e gli webinar di Asetrad), Università spagnole e straniere, società di formazione per traduttori (ad esempio AulaSIC, Cálamo&CranCon Trazo FirmeEstudioSampere).

Ma prima di gettarti nella mischia, acquisisci familiarità con il settore: i social network, le mailing list, i blog, le associazioni professionali o le riviste di traduzione come La Lanterna del Traduttore possono essere un buon punto di partenza per sapere cosa bolle in pentola. Osserva, immergiti, domanda, interfacciati con altri traduttori.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Passo 2: (In)formati
Ok, hai riflettuto e hai deciso che desideri andare avanti impegnandoti per diventare un traduttore perché ti piacciono le lingue e il linguaggio, ti piace leggere e scrivere, hai un’ottima conoscenza della lingua X (metti qui la lingua che conosci), fin da piccolo hai sempre scritto senza commettere errori di ortografia e pensi che saresti bravo a fare questo lavoro. Inoltre, non ti spaventa l’idea di lavorare come autonomo.

Magnifico, è un buon punto di partenza, però è probabile che non ti senta abbastanza sicuro per lanciarti nel mondo delle traduzioni e che ti manchi una base per poter ingranare in questo lavoro con determinate garanzie. Fermati un attimo e pensa: che conoscenze ti mancano?
Se hai una formazione di carattere letterario vicina alla traduzione (come ad esempio filologia o giornalismo), è probabile che tu abbia una buona base linguistica, ma ti manchino competenze informatiche o conoscenze in altre materie nelle quali poterti specializzare. Se invece sei un professionista di un settore completamente diverso (ingegneria, medicina, legge, ecc.) che vuole reinventarsi e riorientare la propria carriera verso la traduzione, le conoscenze specialistiche già le hai, ma sicuramente non sei in possesso di una buona base linguistica. Cosa fare per colmare queste lacune?

  • Lingua spagnola: Parlare una lingua non fa di te un esperto di quella lingua. È essenziale conoscere almeno i capisaldi linguistici e le opere di riferimento della nostra lingua, come ad esempio il Dizionario della lingua spagnola, il Dizionario Panispanico dei dubbi, laNuova grammatica della lingua spagnola e l’Ortografia della lingua spagnola della Real Academía Española; le opere di José Martínez de Sousa, come il celeberrimo Manuale di stile della lingua spagnola, nonché le norme dettate dalla Fundéu, solo per citare alcuni dei tanti riferimenti e autori. Se ciò che ti manca sono i rudimenti della lingua spagnola, comincia da lì.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

È già passato un anno da quando ho pubblicato l’ultimo articolo su questo blog, ma oggi ho deciso di tornare alla blogosfera per rispondere a una domanda che mi hanno fatto decine di volte in questi anni e che molte altre persone si faranno negli anni a venire: “Voglio diventare traduttore, che faccio?”
Ovviamente non esistono ricette magiche e ogni caso presenta le sue peculiarità ma se dovessi consigliare una formula per cominciare da zero in questo settore, sarebbe la seguente:

Passo 1: Rifletti
Innanzitutto devi chiederti se sai cosa comporta essere traduttore e se vuoi veramente fare questo lavoro. Nove su dieci aspiranti traduttori (ok, mi sono inventata la statistica ma almeno così è possibile farsi un’idea) non conoscono il lavoro del traduttore o ne hanno un’idea distorta, idilliaca e romantica, quindi poi vengono le delusioni quando si ha che fare con la dura e per niente accattivante realtà.

Il secondo aspetto su cui dovrebbe riflettere chi si pone come obiettivo quello di vivere di traduzione è se si hanno le qualità necessarie. Domini la tua lingua madre? Sei un esperto in qualche argomento oltre ad avere una buona conoscenza di una lingua straniera? Sai usare bene il computer? Sei persistente, disciplinato, curioso, indipendente?

E  la terza domanda da porsi è: Vuoi lavorare come autonomo (come fa la maggioranza dei traduttori) o in un’agenzia? Se la risposta è “come lavoratore autonomo” allora continua a leggere questo articolo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Come tradurre le serie tv (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

3. Da’ un nome ai personaggi
È fondamentale dare un nome nuovo ai personaggi? Non sempre, ma è un’accortezza che aiuta gli spettatori locali a identificarsi con il programma. Si possono tradurre i nomi in maniera semplice, come “Walter Blanco” al posto di “Walter White” di Breacking Bad. Oppure il traduttore potrebbe semplicemente modificare il nome in base al paese in cui viene trasmesso il programma, cambiando per esempio “John” in “Juan”.

Altre volte i traduttori cercano un nome che somigli all’originale, che inizi con la stessa lettera oppure che abbia alcuni suoni in comune.
Per esempio, nella versione araba dei Simpson, “Homer” è “Omar”, “Marge” è “Mona” e “Bart” è “Badr”. Nella versione greca di Cuori senza età, “Blanche” diventa “Bela”, mentre “Rose” diventa “Fifi”.

4. Assicurati che il pubblico capisca i giochi di parole
Lo humour è una delle cose più difficili da tradurre. Le battute spesso si incentrano su doppi sensi e giochi di parole che potrebbe non essere possibile replicare nella lingua di destinazione. Per esempio, durante la traduzione di Seinfeld in tedesco, l’episodio in cui inizia e finisce la relazione tra Jerry e Dolores [1] pose un particolare problema:

“Dolores rappresentò uno dei più difficili rompicapo incontrati da Sabine: ‘Dolores’ non rima con nessuna parola tedesca indicante parti del corpo e un nome inventato avrebbe tolto valore alla battuta. Solo perché gli amici di Jerry pensavano che il nome ‘Bovary’ [2] fosse un’opzione valida in inglese, ciò non significava che la traduttrice potesse buttare lì un qualsiasi vecchio nome tedesco.” [3]
Alla fine optò per “Uschi”, in Germania nomignolo per Ursula, che fa rima con una parola dello slang tedesco che indica la vagina.

5. Incrocia le dita e aspetta
Quando si tratta di tradurre per la televisione, è coinvolta una certa dose di fortuna. Alcuni programmi semplicemente non si traducono bene in altre culture. Seinfeld è stato uno dei programmi più popolari di sempre in America, ma non ha avuto altrettanto successo in Europa. Lo humour è troppo culturalmente specifico. A quanto pare, la Radboud University ha condotto uno studio sugli spettatori tedeschi della serie, i quali semplicemente non la comprendevano:

“Gli spettatori hanno comunemente sostenuto di essere infastiditi dalle risate registrate; il pubblico spesso non capiva le battute. Alcuni di quelli che hanno riso hanno detto al ricercatore Elke Van Cassel di aver riso solo perché i personaggi ricordavano loro degli americani che conoscevano.”

Al Shamshoon, la versione araba priva di birra e maiale dei Simpson, è stato altresì un fiasco.
Che si tratti di un programma televisivo o del tuo brand, una traduzione di successo è più della mera sostituzione di una parola con un’altra. È una forma d’arte che richiede traduttori capaci con una profonda conoscenza sia delle lingue che delle culture. Alla K International, facciamo così.

Fonte: Articolo scritto da Alison Kroulek e pubblicato il 22 luglio 2015 sul Language Blog di K International

Traduzione a cura di:
Manuela Giorgiano
Traduttrice Freelance EN>IT
Napoli


[1] Nella versione italiana “Leonarda” [N.d.T.]
[2] Nella versione italiana “Ludovica” [N.d.T.]
[3] http://www.theverge.com/2015/6/24/8809723/jerry-seinfeld-tv-show-international-translation

Come tradurre le serie tv

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre una serie tv è più complicato di quanto sembri. Una buona serie deve incontrare il favore degli spettatori. La sfida è far sì che ciò accada nelle diverse lingue e culture. Come per altri tipi di traduzione, tradurre le serie tv implica una sfilza di scelte difficili.

1. Sottotitoli, doppiaggio o remake?
Esistono tre modi per tradurre una serie tv. Si può tradurre il dialogo nella lingua di destinazione attraverso i sottotitoli, si possono usare dei doppiatori che rimpiazzino le voci originali oppure si può fare un remake della serie. Ci sono vantaggi e svantaggi per ogni opzione. Il remake della serie garantisce maggiore flessibilità nella resa del dialogo, inoltre la si può interamente adattare al territorio di interesse. A volte è necessario apportare dei cambiamenti significativi per mantenere la serie in linea con gli standard culturali.

Per esempio, nella versione iraniana di Modern Family, la coppia gay costituita da Mitchell e Cameron è stata sostituita da personaggi etero. La ragazza adolescente è stata sostituita da un ragazzo adolescente e le scene romantiche sono state cambiate o tagliate per riflettere il fatto che esse rappresentano un tabù in Iran. (Fonte: Dorkly)[1]

L’adattamento viene talvolta fatto anche quando il mercato di riferimento parla la stessa lingua della serie originale. Per esempio, la versione inglese di Law and Order sostituisce vocaboli di uso comune, leggi e procedure legali per un maggior gradimento da parte del pubblico britannico. Naturalmente, filmare ex novo un remake è anche l’opzione più costosa.

Per quanto riguarda il grande dibattito “doppiaggio vs. sottotitoli”, è più semplice guardare una serie doppiata bene, in quanto non bisogna concentrarsi sulla lettura dei sottotitoli. Tuttavia, il doppiaggio è più dispendioso. Bisogna pagare non solo la traduzione, ma bisogna anche assumere degli attori che prestino la propria voce. Inoltre, la traduzione risulta più problematica poiché il dialogo tradotto deve coincidere con il labiale dei personaggi sullo schermo. Tuttavia, il costo non è l’unico problema. In parole povere, alcuni paesi preferiscono che i programmi stranieri vengano sottotitolati, mentre altri preferiscono il doppiaggio.

2. Traduci il titolo
I titoli delle serie tv sono in genere brevi, concisi e sorprendentemente difficili da tradurre. Pajiba.com[2] ha una lunga lista di simpatici esempi di titoli di programmi che sono stati raffazzonati a un certo punto del procedimento di traduzione. Ecco alcuni dei nostri preferiti:

  • Arrested Development non si sa come è diventato Parenti Svezzati in sloveno
  • 30 Rock è Un Pazzo in Tv in portoghese
  • The Big Bang Theory è Occhiali Appannati in finlandese
  • Breacking Bad è Schifo Totale in ungherese
  • Buffy l’ammazzavampiri è Buffy: La Prediletta del Crocifisso in giapponese
  • Mad Men è Gli Squilibrati in russo
  • Weeds è Nancy siede sull’erba in ungherese

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alison Kroulek e pubblicato il 22 luglio 2015 sul Language Blog di K International

Traduzione a cura di:
Manuela Giorgiano
Traduttrice Freelance EN>IT
Napoli


[1] http://www.dorkly.com/post/70986/8-crazy-foreign-versions-of-american-tv-shows/page:3
[2]
http://www.pajiba.com/seriously_random_lists/gained-in-translation-40-overly-literal-translated-tv-show-titles.php

Gli errori di Google traduttore (3)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Diagnosi: non utilizzare in un lavoro professionale
Il  traduttore di Google non è uno strumento utile per la traduzione professionale.Tutte le ragioni esposte in tutto l’articolo lo relegano solamente ad un mero passatempo. Possiamo, sì, trascorrere momenti di intrattenimento incontrando e godendo noi stessi dei suoi errori. Ma non dobbiamo mai superare il confine utilizzandolo in alcuni dei nostri lavori. Tuttavia, molte volte abbiamo letto testi tradotti che erano chiaramente “vittime del traduttore di Google“. Se avessimo prestato attenzione alla cartella “spam” delle nostre email, ne avremmo trovate centinaia di esse. Qualche volta possiamo anche trovarle nelle reti sociali. Facebook, se non il traduttore di Google, utilizza un sistema molto simile per tradurre testi che non appartengono alla lingua del sistema dell’utente.

Abbiamo bisogno di un traduttore che ci “salvi” dal traduttore di Google
Un cliente non ci perdonerebbe mai di effettuare una traduzione utilizzando questo sistema. Si sentirebbe truffato, in modo che oltre a perderlo immediatamente, potremmo avere alcuni problemi legali con esso. Ma non è la ragione più influente per rinunciare al suo utilizzo. Lavorando con il traduttore di Google dimostriamo solo la nostra incompetenza. Oltre a cercare di avere poche risorse professionali, dimostriamo poco interesse e rispetto per coloro che aiutano a mantenere i nostri conti correnti positivi alla fine del mese. In un settore competitivo ed esigente, non possiamo permetterci questi fallimenti. L’area umanistica esige molto, ogni giorno. È per questo che dobbiamo guardarci molto dal ferire l’orgoglio dei nostri clienti. Nel presentare una traduzione mediante lo strumento di Google è molto probabile che si senta insultato. Per evitare questo, ed allo stesso tempo per fornire al nostro lavoro un aspetto ottimale, è meglio ricorrere ad un traduttore professionista. Questa figura, libera i testi dai molteplici errori di traduzione di cui abbiamo parlato. Inoltre dà loro una qualità che li rende accessibili non solo ai nostri clienti, ma anche a molti altri. Per questo un traduttore può aiutarci molto anche a configurare i nostri testi per una pagina web. Questo è utile soprattutto a coloro che possiedono un’attività con prospettiva internazionale. Però questo è un tema che tratteremo in un altro articolo.

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 5 settembre 2016 sul blog Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Gli errori di Google traduttore (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’inglese come intermediario tra la lingua di origine e di destinazione
Tutte queste irregolarità che abbiamo trattato si possono osservare a prima vista. Basta avere un paio di nozioni di lingua di destinazione per rilevarle. Proprio così, ogni studente di inglese o francese è a conoscenza di esse a colpo d’occhio. Sembra che questo problema sia molto più grave con le lingue minori o esotiche. La percentuale di errori in questo caso supera il 50%, come per esempio l’indù o il cinese. Personalmente mi è capitato un aneddoto al momento di usare il traduttore di Google, per tradurre un saluto in tailandese. Uno dei miei contatti lavora a Bangkok e io decisi un giorno di salutarlo in questa lingua. Fu una brutta idea. A quanto pare ciò che il traduttore ha interpretato non aveva senso in quella lingua, in quel contesto. Chiaramente, non l’ho fatto di nuovo. Scherzi a parte, l’origine di questo errore di traduzione sembra essere nell’inglese. A quanto pare, e come si può leggere in un articolo del “el diario.es” del 2014, il motore di Google usa la lingua anglosassone come intermediario. Questo fa sì che qualsiasi traduzione prima di presentare una soluzione, venga filtrata attraverso l’inglese, provocando in tal modo una soluzione intermedia che non soddisfa l’utente. A volte produce anche strani risultati o parole “miste” che non hanno significato in qualsiasi modello di lingue.

Più affidabile usato su parole o frasi brevi che in lunghi testi
Un’altra causa che rende il traduttore di Google uno strumento inaffidabile, è che funziona meglio con brevi testi. Si può facilmente dimostrare prendendo il testo di una canzone in inglese. Se la incolliamo per intero nel traduttore, siamo in grado di ottenere un risultato perfettamente assurdo. Forse questo è il metodo migliore per individuare ad occhio nudo la sua errata traduzione.Tuttavia, con frasi brevi, senza essere perfetta, dà un risultato più credibile. Forse la ragione di questo si trova nel motore dell’applicazione che è stato progettato più per risolvere parole o brevi frasi che paragrafi o testi più elaborati.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 5 settembre 2016 sul blog Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo


Gli errori di Google traduttore

 Categoria: Strumenti di traduzione

Molti di noi hanno usato alcune volte il traduttore di Google. Non vi è alcun motivo per negarlo, né dovremmo vergognarci. Lo abbiamo fatto normalmente per conoscere l’argomento o la lettera del testo o la canzone che ci emoziona. Certamente una percentuale molto elevata di utenti Internet spesso hanno usato questo strumento. Tuttavia, in molti abbiamo anche notato  i suoi numerosi errori di traduzione. In questo articolo andremo ad esporre molti di quegli errori che il conosciuto strumento Google commette. Mostreremo anche il motivo per cui questi errori ne rendono sconsigliabile l’utilizzo in un lavoro professionale.

Quando il diavolo si nasconde nell’algoritmo
Il principale di questi errori di traduzione si trova nel metodo stesso con cui il traduttore di Google esegue le conversioni. L’algoritmo che utilizza questo strumento non si basa su un “vademecum” linguistico come sarebbe stato desiderabile. Viene utilizzata, per così dire in qualche modo, una “lista piatta” concettuale in cui i termini di ogni lingua sono tradotti con il loro solito significato. Il problema di questo è che si perdono le sfumature per offrire una soluzione automatica che non sempre risulta essere corretta. La statistica non sostituisce né aiuta a correggere le migliaia di varianti linguistiche che possiede ciascun linguaggio. Né risolve nulla, presentare un significato standard per ogni termine, in qualsiasi tipo di dichiarazione, perché si perdono le così importanti differenze grammaticali come il genere o il numero. Per non parlare dell’ordine grammaticale, che a volte si perde anche nella traduzione automatica. Quante volte nell’utilizzo dello strumento, abbiamo incontrato questo problema? Ad esempio, volendo tradurre in inglese una situazione nella quale era stato coinvolto un personaggio femminile, troviamo una traduzione al maschile. E viceversa. Altro errore molto frequente della traduzione è quello del trattamento di cortesia. È comune trovare la formula “voi” invece del colloquiale “tu” o improvvisamente incontrare un singolare quando usiamo il plurale. Ma tutti questi errori non smettono di essere una conseguenza dell’utilizzo della traduzione in termini più statistici ed economici che linguistici. E l’utilizzo di un sistema automatico che tende a guardare le soluzioni normali e “accademiche” invece di particolari sfumature.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 5 settembre 2016 sul blog Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Cervello e apprendimento linguistico (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Ian Wilson, un ricercatore che lavora in Giappone, ha stilato le prime, incoraggianti relazioni riguardo a queste tecnologie. Certamente, le ricerche non suggeriscono di includere macchinari a ultrasuoni in una comune classe di lingue, ma alcuni astuti ingegneri hanno trovato il modo di capitalizzare la scoperta incorporando le immagini in innovative applicazioni di apprendimento.

Kara Morgan-Short, professoressa dell’Università dell’Illinois a Chicago, sfrutta l’elettrofisiologia per studiare il funzionamento interno del cervello. Insieme ad alcune colleghe ha insegnato una microlingua inventata a un gruppo di studenti, creata dai linguisti per verificare in maniera controllata ciò che si sa dell’apprendimento delle lingue.

Durante il suo esperimento un gruppo di volontari ha imparato tramite la spiegazione delle regole della lingua, mentre un altro è stato immerso nella stessa, in condizioni simili a quelle in cui assimiliamo la nostra madrelingua. Tutti i partecipanti hanno appreso qualcosa ma i processi cerebrali degli studenti immersi sono apparsi più simili a quelli di un madrelingua. La questione interessante è che, più di sei mesi dopo, durante i quali non sono stati esposti alla nuova lingua perché artificiale, gli stessi studenti hanno raggiunto buoni risultati nei test e i loro processi mentali sono diventati più simili a quelli di un madrelingua.

In uno studio successivo, Morgan-Short e le colleghe hanno evidenziato che gli alunni che avevano dimostrato particolari capacità nel riconoscere schemi e sequenze hanno imparato molto bene la grammatica attraverso l’immersione. La professoressa ha affermato: «Questa ricerca non solo dimostra che alcuni adulti sono in grado di apprendere attraverso l’immersione, come i bambini, ma potrebbe consentirci anche di abbinarli al loro contesto di apprendimento ideale».

Le ricerche sulle scansioni cerebrali possono aiutarci a modellare i sistemi di apprendimento di una lingua sulle nostre abilità cognitive, svelandoci se impariamo meglio attraverso un tipo di istruzione formale, che fa leva sulle regole grammaticali, oppure immergendoci completamente nella seconda lingua, o l’una e l’altra cosa.

In qualsiasi modo impariamo, i recenti studi ci forniscono una buona notizia. Sappiamo che le persone che parlano fluentemente più di una lingua hanno ricordi migliori, sono più creativi e mentalmente flessibili di coloro che ne conoscono una sola. Alcuni studi canadesi suggeriscono che nei bilingue l’Alzheimer e la demenza senile vengono diagnosticati più tardi; ciò significa che sapere una seconda lingua può aiutarci a stare meglio durante gli ultimi anni di vita.

Ancora più promettente è il fatto che i benefici del bilinguismo permangono anche per coloro che non imparano la seconda lingua da bambini. I ricercatori dell’Università di Edimburgo sottolineano che: «milioni di persone nel mondo imparano tardivamente una seconda lingua: a scuola, all’università, al lavoro o grazie alla migrazione o al matrimonio». I loro risultati, che riguardano 853 partecipanti, mostrano chiaramente che conoscere un’altra lingua è vantaggioso, indipendentemente da quando la si impara.

Fonte: Articolo scritto da Alison Mackey e pubblicato il 24 settembre 2014 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Laura Talamona
Traduttrice EN-ES-HI>IT
Milano

Cervello e apprendimento linguistico

 Categoria: Le lingue

Imparare una lingua straniera può aumentare le dimensioni del cervello. È ciò che alcuni scienziati svedesi hanno scoperto usando le scansioni cerebrali per monitorare quanto accade durante l’apprendimento di una seconda lingua. Lo studio fa parte di un corpus crescente di ricerche che utilizzano le tecnologie di neuroimaging per comprendere meglio i benefici cognitivi dell’apprendimento delle lingue. Strumenti quali la risonanza magnetica (RM) e lo studio elettrofisiologico, tra gli altri, possono dirci oggigiorno non solo se abbiamo bisogno di un intervento al ginocchio o soffriamo di aritmia cardiaca, ma rivelano anche ciò che accade nel nostro cervello quando sentiamo, capiamo e parliamo una seconda lingua.

La ricerca svedese ha mostrato che imparare una lingua straniera produce un effetto visibile sul cervello. Alcune giovani reclute con una predisposizione per le lingue hanno imparato l’arabo, il russo o il dari in maniera intensiva, mentre un gruppo di controllo composto da studenti di scienze mediche e cognitive ha studiato altrettanto diligentemente ma non una lingua. Le risonanze hanno mostrato che specifiche sezioni del cervello degli studenti di lingue sono aumentate mentre quelle del gruppo di controllo sono rimaste immutate. Altrettanto interessante è il fatto che gli alunni il cui cervello è cresciuto nella regione dell’ippocampo e nelle aree della corteccia cerebrale legate all’apprendimento delle lingue abbiano competenze di linguaggio migliori rispetto agli altri studenti, nei quali invece si é sviluppata maggiormente la corteccia motoria.

In altre parole, le zone espanse erano collegate alla facilità di apprendimento delle lingue e lo sviluppo del cervello variava in base alla prestazione. Come hanno notato i ricercatori, se non è del tutto chiaro cosa significhino tre mesi di studio intensivo delle lingue sul lungo termine, la crescita del cervello risulta invece promettente.

Analizzare le risonanze magnetiche funzionali può rivelarci anche quali parti del cervello sono attive durante un compito preciso; per esempio, possiamo osservare perché gli adulti di madrelingua giapponese non riescono a distinguere facilmente i suoni “r” ed “l” (rendendo complicata la distinzione tra parole come “resto” e “lesto”). A differenza dell’inglese, il giapponese non riconosce in “r” ed “l” due suoni distinti; al contrario, una singola unità di suono, conosciuta come fonema, li rappresenta entrambi.

Secondo le ricerche, davanti a parole inglesi che contengono l’uno e l’altro suono, nel cervello di un nippofono si attiva solo una regione del cervello mentre per un anglofono se ne mettono in azione due. Per i giapponesi, imparare a distinguere e produrre le differenze tra i due fonemi in inglese richiede la sostituzione di alcuni elementi dei circuiti neuronali. Cosa si può fare? Com’è possibile imparare tali distinzioni?

I primi studi sul linguaggio tramite scansione cerebrale hanno evidenziato che i giapponesi possono imparare a udire e produrre distintamente i suoni “r” ed “l” attraverso un software che enfatizza le caratteristiche che li differenziano. Quando i suoni venivano modificati e ampliati dal software, i partecipanti riconoscevano più facilmente le loro diversità. Durante uno degli esperimenti i volontari hanno imparato a distinguere i suoni, anche quando questi venivano presentati all’interno di un normale discorso, dopo sole tre sessioni da venti minuti (appena un’ora in totale).

Questo tipo di ricerche potrebbe portare a miglioramenti nell’uso delle tecnologie per l’apprendimento di una seconda lingua; ad esempio, adoperando macchine a ultrasuoni simili a quelle usate per mostrare ai futuri genitori l’aspetto e i movimenti del nascituro all’interno dell’utero, i ricercatori nel campo della fonetica articolatoria sono stati in grado di spiegare agli studenti in che modo produrre i suoni, mostrando loro immagini reali di come le loro lingue, labbra e guance avrebbero dovuto muoversi per creare la fuoriuscita d’aria e l’abbassamento e l’innalzamento del palato molle.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alison Mackey e pubblicato il 24 settembre 2014 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Laura Talamona
Traduttrice EN-ES-HI>IT
Milano

Traduzione o Transcreazione?

 Categoria: Servizi di traduzione

L’impatto dato dalla pubblicità sulle nostre vite viene spesso sottovalutato, dal momento che questa non ci condiziona solamente ad un livello cosciente, bensì agisce anche nel nostro inconscio. L’obiettivo della pubblicità non è solo quello di piazzare un prodotto sul mercato, ma anche quello di imprimere l’esistenza di questo e/o di un dato marchio, in maniera tale da generare un senso di fiducia nei consumatori, che, in caso di necessità, li possa ricondurre all’acquisto del prodotto pubblicizzato. A questo scopo vengono utilizzati i mezzi più disparati, tra cui anche quello linguistico, che ricopre un ruolo molto importante nei concepts pubblicitari.

I reparti delle aziende dedicati al commercio estero si cimentano spesso in campagne pubblicitarie internazionali. Queste si rivelano spesso essere delle vere e proprie sfide, dal momento che un adattamento linguistico nella lingua d’arrivo per le regioni contemplate dalla campagna è un requisito fondamentale. Il linguaggio pubblicitario si differenzia infatti notevolmente dal linguaggio quotidiano, e per questo necessita di molto di più rispetto ad una traduzione parola-per-parola, così come i comunicati stampa, le presentazioni interne ed esterne, ed infine, i testi di marketing strategico.

I testi di marketing rappresentano infatti l’azienda, e per questo da una buona traduzione devono trasparirne tutti i tratti caratteristici che la contraddistinguono, in primis il suo carattere e la sua identità. Inoltre un buon testo deve essere soprattutto in grado di soddisfare le abitudini linguistiche del target di consumatori abituali. Se la traduzione viene infatti effettuata senza considerare l’accezione contemplata all’origine, è addirittura possibile recapitare un concetto errato o anche perdere l’efficacia del testo orginale, errori che un buon traduttore dovrebbe assolutamente cercare di evitare.

Un fattore fondamentale per la traduzione di testi pubblicitari è la considerazione degli elementi e delle abitudini culturali del paese destinatario del messaggio. In ogni mercato sono infatti presenti dei fattori individuali che costituiscono la domanda, ed è proprio per questo motivo che la traduzione linguistica e culturale rappresenta un settore molto sensibile. Nei casi in cui non si possano evitare giochi di parole, riferimenti a fatti legati ad un paese o ad una personalità specifica, il lavoro del traduttore consiste nell’elaborazione di valide alternative che possano risvegliare le associazioni desiderate nel target di consumatori interessato. Questo tipo di traduzioni creative e pubblicitarie viene chiamato anche Transcreazione.

Una buona pubblicità deve avere infatti uno stile unico ed inconfondibile. Le traduzioni di claims, slogans o headlines richiedono un talento particolare anche da parte del copywriter. Il traduttore non deve quindi possedere solamente competenze linguistiche nelle combinazioni interessate, ma deve bensì anche essere in grado di immedesimarsi in entrambe le lingue per poter comprendere e trasporre in un altro codice elementi come giochi di parole, doppi sensi e testi suggestivi.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 agosto 2016 sul blog dell’agenzia Übersetzungs Manufaktur

Traduzione a cura di:
Ambra Cavallaro
M.A. Comunicazione e Scienze Mediatiche
Traduttrice e interprete di trattativa freelance [DE - EN - IT]
Berlin/Roma

I software di traduzione sono affidabili? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Naturalmente tali strumenti svolgono comunque un lavoro notevole, e malgrado qualche errore, i lettori in genere riescono a cogliere il senso generale di quelle traduzioni. In testi brevi come ricette, istruzioni o tweet, tendenzialmente le traduzioni online comportano la necessità di un minor lavoro di intuito. Ma comunque sia, si tratta di strumenti da maneggiare con prudenza quando i testi sono più lunghi e i dettagli assumono un’importanza critica, come in contesti lavorativi o accademici.Come insegnante di inglese quale seconda lingua, ogni semestre mi capita sotto gli occhi una manciata di tesine che sono state scritte facendo uso di un qualche traduttore automatico. Credo che ogni insegnante di lingue sia d’accordo se affermo che sì, ce ne accorgiamo sempre. Spesso massicce porzioni di testo risultano semplicemente incomprensibili.

Ma le traduzioni imperfette possono non soltanto confondere i lettori: possono anche ingannarli o perfino offenderli. Nel mondo della pubblicità ci sono stati molti esempi eclatanti di slogan tradotti in maniera scorretta, nelle campagne di marketing condotte in paesi stranieri. «Come alive», slogan di Pepsi Cola traducibile in italiano più o meno con “cambia vita” o “vivi davvero”, venne tradotto nelle pubblicità cinesi “facciamo risorgere i vostri antenati dalla tomba”. Quello dell’associazione americana dei prodotti a base di latte, «Got milk?» – semplicemente “hai del latte?” – in Messico venne tradotto “stai allattando?”. E il Big Mac di McDonald’s inizialmente in Francia avrebbe dovuto chiamarsi “Gros Mec”, finché l’azienda non si rese conto che in francese significava “grande magnaccia”.

Benché questi errori siano divertenti, essi fungono anche da esempi da non seguire per tutti coloro che fanno uso di software di traduzione in contesti lavorativi. Quando si lavora con una lingua straniera non è la semplice traduzione che infonde significato a un testo, ma anche le sottigliezze culturali, i doppi sensi e il gergo del luogo. Fino a quando un Pesce Babele collaudato non arriverà sul mercato, i programmi di traduzione andrebbero sempre usati con cautela.

Fonte: articolo scritto da Anne Merritt e pubblicato il 23 agosto 2013 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Emanuele Boccianti
Traduttore freelance
Roma

I software di traduzione sono affidabili?

 Categoria: Strumenti di traduzione

I traduttori online stanno diventando sempre più sofisticati, ma questi strumenti sono pericolosi usati in situazioni dove i testi sono più lunghi – usateli con prudenza, dice Anne Merritt.

Nella Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams un dispositivo chiamato Pesce Babele permette a chi lo usa di parlare in un’estremità, mentre all’altra il ricevente sente il messaggio tradotto nella propria lingua.Tra i tanti gadget fantascientifici del romanzo, questo potrebbe in fondo essere uno dei meno improbabili. Con compagnie come Google che perfezionano costantemente i loro prodotti di traduzione linguistica, sembra solo questione di tempo prima che questa tecnologia giunga a uno stadio ottimale. Oggi social media come Facebook e Twitter mettono a disposizione opzioni di traduzione automatica dei testi. Non soltanto gli utenti possono tradurre messaggi provenienti dai loro contatti stranieri, hanno anche la possibilità di restare aggiornati su eventi globali come la Primavera Araba e gli attuali tumulti in Egitto, scavalcando la barriera linguistica per tenersi informati in tempo reale.

Benché Google Translate sia verosimilmente il più conosciuto dei traduttori online, Bing di Microsoft si appresta a diventare un suo diretto concorrente. Sia il software di traduzione di Bing sia quello di Google utilizzano un tipo di linguistica computazionale chiamato Traduzione Automatica Statistica (in inglese SMT, che sta per Statistical Machine Translation). Questo metodo fa uso di vasti database di documenti tradotti da esseri umani (libri, siti web, testi delle Nazioni Unite) per individuare degli schemi nelle traduzioni e tracciare paralleli tra le caratteristiche dei vari linguaggi. Più che una traduzione parola per parola, questa tecnologia cerca le combinazioni tra parole e le ricorrenze comuni, in modo da poter dedurre coniugazioni e struttura del testo. In teoria, più elementi riesce a catalogare più raffinata diventa nel riconoscere gli schemi, quindi il software di traduzione migliora costantemente. Col diventare più intuitivi e sofisticati, questi software sono soggetti a problematiche inevitabili. Perciò, quanto è affidabile un software di traduzione?

Al punto a cui è arrivata adesso la tecnologia, ci sono alcuni difetti che tendono a verificarsi. Mentre la SMT è stata sviluppata per rintracciare frasi e altri spezzoni linguistici, questi sistemi non sempre colgono il senso di miriadi di espressioni idiomatiche (come i verbi “frasali” inglesi) presenti in ogni lingua. Inoltre, questi traduttori non sono sufficientemente sofisticati da comprendere la sintassi di testi più lunghi. Mentre software di questo tipo sono in grado di fornire traduzioni grammaticalmente corrette di frasi semplici come «sono andato a farmi una nuotata», probabilmente si impantanerebbero su un periodo come «sarei andato a farmi una nuotata ma il tempo era così bello che invece ho fatto una passeggiata».

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Anne Merritt e pubblicato il 23 agosto 2013 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Emanuele Boccianti
Traduttore freelance
Roma

Di nuovo questo testo orribile…

 Categoria: Traduttori freelance

Ho già parlato in varie occasioni del tema della specializzazione e come sempre consiglio agli studenti di specializzarsi in un determinato settore, perché chi troppo vuole nulla stringe. Proprio ieri a TransCreat ci chiedevamo se è davvero fattibile per un traduttore dedicarsi solo a un settore specifico o se alla fine siamo condannati a sapere un po’ di tutto ma in realtà non molto di nulla. Si tratta di un argomento delicato, perché, molto spesso, anche se vogliamo dirigere il nostro futuro verso un determinato obiettivo, il mondo che ci circonda si impegna a porci ostacoli o a metterci alla prova durante il nostro percorso. Ciò vuol dire che se vuoi vivere solo della traduzione, non puoi rifiutare temi più generici o altre specialità che non sono di tuo particolare interesse. Il problema che ne deriva è che a volte sei costretto ad accettare testi che personalmente non ti trasmettono nulla o che non ti dispiacciono, ma nemmeno sono quello che sognavi quando pensavi a ciò che avresti voluto fare quando fossi diventato traduttore e nel momento in cui arrivano i testi che veramente ti piacciono o con i quali ti senti a tuo agio, non sei capace di accettarli.

Non saprei dirti qual è l’opzione migliore: se accettare solo quello che vuoi fare o se accontentarti per guadagnare almeno un buon stipendio alla fine del mese. Tutte e due le opzioni hanno i loro pro e contro. Tuttavia, l’ideale sarebbe raggiungere una via di mezzo. Credo davvero che traduciamo meglio se traduciamo quello che ci piace e che ci rende felici e, se traduciamo meglio, generiamo più fiducia nei nostri clienti. Quindi, sì, dobbiamo cercare di porci un obiettivo in un campo specifico e sforzarci per raggiungerlo, anche se ciò non esclude la possibilità di imparare altre cose lungo il cammino, non si sa mai, o di trovare qualcosa che sorprendentemente ci piaccia di più o che sappiamo fare meglio.

Come possiamo raggiungere questo obiettivo? Credo che la prima cosa è affermarsi, crescere come traduttori e avere una fonte di entrate costante e per questo dobbiamo avere pazienza. Una volta che lo abbiamo raggiunto, potremo dare priorità a quello che ci piace di più rispetto a quello che ci piace di meno, ma durante questo percorso non dobbiamo smettere di provarci, di cercare clienti dell’ambito che ci interessa, di rafforzare la nostra rete di contatti sia nella nostra area sia nelle altre e di continuare a formarci nel nostro settore, in modo che quando si presenti il momento giusto, possiamo davvero vivere solo della traduzione, senza dover ricorrere ad altre entrate o semplicemente delegando ciò che non ci rende felici. Dopo tutto, i gusti sono gusti, non c’è nulla di scritto al riguardo e sempre ci sarà qualcuno a cui lo entusiasmerà un tipo di testo che a te non fa né caldo né freddo. Per questo, esiste la rete di contatti, perché, dopo tutto, i traduttori uniti sono più felici e più forti.

Fonte: Articolo scritto da Ana Abad e pubblicato il 13 luglio 2016 sul suo blog “Transcreando por palabra”

Traduzione a cura di:
Grazia Pia Cammisa
Traduttrice ES<>IT, EN<>IT
Madrid

La traduzione – una professione senza età (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Come avere successo: Innanzitutto, per riuscire ad affermarsi, è importante lavorare duramente. Se non si ottiene successo, non si sta lavorando abbastanza duramente. Per essere un traduttore freelance di successo, è necessario essere abili sia nella traduzione che negli affari. Impiegare una parte del proprio tempo proponendosi sul mercato—non importa da quanto tempo si è traduttori, è necessario promuovere se stessi in modo incessante. Secondo: qual è il segreto? In una parola: tempistica. Nella traduzione, la tempistica è tutto. Non restituire mai nulla in ritardo!

Passione per le lingue: I traduttori amano le lingue, e sono già esperti in almeno due di esse. Amano l’attività di analizzare il significato della lingua e trasferire tale significato dalla lingua B alla lingua A. Essi continuano a migliorare le proprie capacità di scrittura con grande entusiasmo e sono esperti in un settore richiesto sul mercato.

Lavorare da casa: I traduttori freelance sono tra i pochi fortunati che non devono indossare abiti da lavoro. Tuttavia, i traduttori devono dimostrarsi professionali in tutte le occasioni, indipendentemente dalla situazione. In molti casi, l’impatto visivo costituisce l’aspetto più importante. Un abito elegante, un taglio di capelli adeguato, una rasatura pulita e un’attrezzatura professionale sono elementi essenziali per il successo. Per i traduttori, tutto questo non è necessario, a meno che non lavorino fuori casa o sia necessario incontrare personalmente i clienti. Invece, è molto più importante prestare attenzione a cosa dire ed al modo in cui comunicare, in forma scritta ed orale, per creare e mantenere relazioni lavorative durevoli. Pertanto, è fondamentale un’eccellente conoscenza della lingua, accompagnata da modi educati e da un forte senso di professionalità nei propri discorsi.

Denaro: Fondamentalmente, il business è una questione di denaro, in particolare di profitto. Un business senza profitto è come una cena senza cibo: semplicemente non funziona. Pertanto, negli affari esistono solo due regole: a) Guadagnare nel più breve tempo possibile, b) Conservare il denaro per il maggior tempo possibile.

Valore senza tempo: Un traduttore professionista è una sorta di pacchetto completo, che unisce un eccellente background linguistico all’interesse per la scrittura e a brillanti capacità imprenditoriali. Essere traduttori è una professione senza tempo, con importanza sempre maggiore nell’ambiente economico globale.

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

La traduzione – una professione senza età

 Categoria: Traduttori freelance

Possiamo affermare che tutti sorridono nella stessa lingua; tuttavia, per rendere efficace la comunicazione, sono comunque necessari i traduttori. La professione di traduttore è una professione creativa, che richiede un livello di conoscenza accademico e capacità di pensiero critico. La traduzione consiste nello spostamento dell’anima di un testo in un corpo differente. Un buon traduttore dispone di grande esperienza e di una forte passione e, come il buon vino, migliora con il tempo.

Il lusso della scelta: Alcuni traduttori lavorano per agenzie, altri per se stessi. La vita lavorativa di ciascuno di essi è piuttosto differente, ma per tutti è necessario essere disposti a lavorare duramente per i propri clienti. Allo stesso tempo, in qualità di lavoratori autonomi, i traduttori desiderano proteggere la propria vita privata ed impedire che i clienti pensino ad essi come sempre disponibili. Una carriera è come una maratona; solo stimolando se stessi sarà possibile arrivare al traguardo con armonia ed equilibrio.

Capi di voi stessi: Se il lavoro scarseggia, sforzatevi di trovarne. Generalmente, i traduttori freelance, come la maggior parte dei lavoratori autonomi, descrivono il proprio flusso di lavoro come “abbondanza o carestia”. In alcuni momenti, si è sommersi dal lavoro: seduti a tradurre dall’alba a notte fonda, cercando di rispettare scadenze impossibili e preoccupandosi della sindrome del tunnel carpale; in altri si resta in attesa di una telefonata, pregando San Girolamo, Patrono dei traduttori, o il Santo Patrono delle Cause Perse.

Regole di vita: La maggior parte dei traduttori, se non tutti, sembra seguire due regole della professione di traduttore. Regola numero uno: lavorare nel paese della propria “lingua B”. Regola numero due: sposare una persona madrelingua della propria “lingua B”. Tali regole non sono da intendersi come spiritose. Negli Stati Uniti, i traduttori che traducono in una lingua straniera lavorano generalmente dal dieci al venti percento in più rispetto a coloro che traducono in inglese.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

Strategie di diversificazione per traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Diversificazione linguistica
La diversificazione linguistica può essere definita come espansione del vostro portafoglio intorno al vostro servizio base di traduzione. Questo include i servizi come “l’editing”, la trascrizione, la gestione della terminologia, “post-editing” di traduzione automatica, la convalida linguistica, la revisione della copia tradotta, la voce fuori campo, sottotitoli, consulenza di intermediazione culturale,  e l’insegnamento delle lingue online. Molti traduttori freelance offrono già alcuni di questi servizi, senza essere consapevoli che questo è già un primo livello di diversificazione.

Diversificazione extra-linguistica
La diversificazione extra-linguistica fa riferimento al concetto di sviluppo delle nuove strategie di affari. La gamma di opzioni compresa offre ai clienti la gestione del progetto a distanza, formando alleanze strategiche con i colleghi professionisti per offrire ai clienti un pacchetto migliore a tutto tondo, diversificando e specializzandosi, diventando un esperto riconosciuto in un certo campo, diversificando la propria base di clienti – per esempio, transizione da un’agenzia solo per un’agenzia – e diretta ad un modello di cliente d’affari.

Diversificazione passiva
La diversificazione passiva si riferisce alla diversificazione attraverso la produzione. Abbiamo almeno bisogno di prendere in considerazione quello che succede se ci ammaliamo, siamo incapaci o comunque non in grado di lavorare per un prolungato periodo di tempo. Quindi ha senso creare un flusso di reddito passivo ruotando il vostro servizio o esperienza verso un prodotto per clienti che possano comprare senza consumare il vostro tempo. Le opzioni più fattibili per i traduttori freelance sono la vendita di pubblicazioni e l’insegnamento di corsi di formazione on line per traduttore avanzato CPD.

Diversificazione esterna
La diversificazione esterna è definita come servizi specializzati offerti da fornitori di servizi linguistici e traduzioni di colleghi professionisti. Questi possono includere la formazione con CAT tool, “business coaching”, e “multi-lingual desktop publishing”.

Diversificazione caratteristica
Solamente alcuni freelance sono colpiti dalla fortuna: questi principali attori del  settore forniscono un servizio unico nel suo genere, di cui ogni professionista di traduzione freelance ha sentito parlare o che attivamente utilizza.  Essi hanno coraggiosamente creato prodotti o servizi distinti che non esistevano in precedenza nel settore della lingua, ma sono oggi nomi conosciuti tra i traduttori freelance. Esempi importanti  sono “Mox’s Blog”, “Translator Pay” e “Translator without Borders”.

Conclusione
Credo fermamente che il futuro per i traduttori freelance sia positivo se siamo di mentalità aperta ed abbracciamo il cambiamento. Questo include l’esplorazione della diversificazione dei nostri affari in modo da avere flussi di reddito sicuri in ogni situazione. Mentre la diversificazione non è un “must”, è un buon affare avere un’alternativa a portata di mano, al fine di tenere conto delle circostanze impreviste (se un  polso è rotto, cambiamenti del mercato o progresso tecnologico). Possiamo vedere la diversificazione come inutile e non tenerne conto. Possiamo vedere come offuscare l’immagine del traduttore come un artigiano, che picchietta la tastiera nella sua camera, circondato da pile di dizionari e qualche ragnatela – o possiamo scegliere di mantenere una mente aperta e permettere a noi stessi di dare un’occhiata più da vicino e forse anche abbracciare nuovi concetti a prova di futuro per le nostre imprese. Come abbiamo visto, la seconda opzione contribuisce ad un atteggiamento più positivo verso il nostro settore e le opportunità che esso contiene.

Fonte: Articolo scritto da Nicole Y. Adams e pubblicato nel luglio 2014 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Strategie di diversificazione per traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Perché diversificare? Nel corso degli ultimi due anni, il tema della diversificazione per i traduttori freelance è diventato sempre più rilevante e non è privo di polemiche. Perché dovremmo avere la necessità di diversificare se la traduzione freelance è un modello sostenibile di business (che credo lo sia)? Non è diversificazione solo per coloro che sono in grado di avere successo con la loro attività di traduzione e che lottano per far quadrare il bilancio? Quando ho effettuato un sondaggio tra 250 traduttori freelance nel luglio 2013 come parte della ricerca per il mio libro “Diversification in the Language Industry”, alcuni risultati molto interessanti sono venuti alla luce. Più in particolare che la diversificazione sembra contribuire – non poco – con le prospettive sempre più positive adottate da traduttori freelance quando considerano il loro futuro professionale.

Nel 2013 solo il 30,8% dei traduttori freelance si considerava traduttore freelance di successo facendo una vita come venditore di servizi di traduzione ed oggi di altri servizi - cioè, diversificando successo. Questa cifra sale a un impressionante 43,6% che si aspetta lo stesso per il 2018. La cosa ancora più positiva è che, mentre il 19,2% degli intervistati si considerano oggi “liberi professionisti in difficoltà” (cioè non riuscendo a garantire un adeguato lavoro di traduzione pensano di lasciare l’industria della traduzione o sono “costretti” a diversificare per sopravvivere), solo il 4,4% si aspetta di essere in difficoltà cinque anni lungo la pista, ed il 6,4% vede se stesso lavorare in casa o in un altro settore.  L’umore generale tra traduttori  freelance oggi è positivamente incoraggiante, come questa tendenza da “difficoltà” a  spettacoli “diversificati”, e l’aumento del livello di diversificazione che stiamo intraprendendo sta contribuendo a questa prospettiva positiva. Nella mia esperienza, questi colleghi che sono i più positivi circa la nostra industria ed il loro futuro sono quelli che si sono affermati come liberi professionisti di successo e hanno anche abbracciato il concetto di diversificazione.

Nell’articolo di domani (ndr) daremo uno sguardo a cinque strategie di diversificazione per i traduttori freelance che ho identificato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nicole Y. Adams e pubblicato nel luglio 2014 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo