La traduzione medica nel XXI secolo (9)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Ottava parte di questo articolo

Pur ammettendo il fatto che avere a disposizione un unico elenco di riferimento valido per tutti i paesi del mondo comporti dei vantaggi, è comunque opportuno adeguare anche la nomenclatura internazionale a ciascuna lingua moderna. La nomenclatura in latino o il ricorso ai simboli sono certamente molto utili a garantire l’uniformità linguistica internazionale ma spesso risultano inadeguati all’uso che si fa del linguaggio in moltissimi contesti, sia a livello orale che scritto: non si può scrivere Canis domesticus ogni volta che si realizza un esperimento con i cani oppure  Homo sapiens ogni volta che ci si riferisce ad una donna incinta.

Concludiamo menzionando una credenza molto diffusa secondo la quale la normalizzazione debba condurre verso un’unica forma ufficiale adottata in tutte le lingue del mondo e debba considerare incorretto tutto ciò che si discosti da essa. Non c’è niente di più errato: una volta che l’uso di un termine normalizzato è stato ammesso, il suo adattamento alle particolarità linguistiche e ortografiche di ciascuna lingua non solo è concesso, ma è addirittura gradito in quanto contribuisce così alla sua diffusione tra i parlanti nativi di una certa comunità. Tradizionalmente è sempre stato interpretato così in varie nomenclature normalizzate (ironia della sorte, tra l’altro, proprio in quelle che hanno riscontrato un successo maggiore nella pratica). Nella nomenclatura anatomica, ad esempio, è corretto usare tanto l’inglese middle cerebral artery quanto lo spagnolo arteria cerebral media oppure la forma latina ufficiale arteria cerebri media.

Un altro errore frequente consiste nel confondere i simboli, identici in tutte le lingue del mondo, con i loro nomi corrispondenti che invece cambiano. Un esempio molto conosciuto in tal senso è quello relativo all’elemento chimico con numero atomico 53 il cui simbolo è “I” in tutte le lingue: ci si riferisce a quest’ultimo sia attraverso il termine spagnolo yodo che attraverso il termine inglese iodine , il tedesco Jod e il francese iode. Gli organi competenti dimenticano tutto ciò quando vogliono impedire a tutti i costi alla comunità scientifica di lingua spagnola di modificare sia i nomi che i simboli delle unità di misura incluse nel sistema internazionale delle unità di misura.

Così, l’inglese meter (ma non yard oinch!) corrisponde alla misura di lunghezza spagnola metro (ma non vara o legua!); l’inglese watt , che si riferisce all’unita di misura internazionale della potenza, coincide con lo spagnolo vatio (il cui simbolo è sempre W); l’inglese coulomb, che si riferisce all’unità di misura internazionale della carica elettrica, coincide con lo spagnolo culombio (il cui simbolo è sempre C); l’inglese hertz, che si riferisce all’unità di misura internazionale della frequenza, coincide con lo spagnolo hercio (il cui simbolo è sempre Hz); o l’inglese ohm, che si riferisce all’unità di misura internazionale della resistenza elettrica, coincide con lo spagnolo ohmio (il cui simbolo è sempre Ω).

La normalizzazione di tutti i tecnicismi in spagnolo è la nostra grande questione da risolvere e, al tempo stesso, una missione ineludibile. La sinonimia e la polisemia, alquanto preoccupanti nei nostri paesi di “scienza tradotta”, esigono la creazione immediata di un ente che abbia l’incarico di selezionare, normalizzare e diffondere i neologismi e i tecnicismi nei paesi di lingua spagnola e che sia capace di reagire prontamente alle necessità del linguaggio scientifico odierno.

Va bene reagire prontamente e integrare i neologismi alla nostra lingua man mano che emergono in inglese, ma bisogna farlo in maniera scrupolosa e sensata. Con riferimento al linguaggio scientifico, non possiamo continuare ad approvare ufficialmente l’uso simultaneo di tutte le varianti di uno stesso termine, sia che circoli attraverso le riviste specialistiche sia attraverso le pagine del web, come accadde con la parola inglese kiwi quando, nel 1992, il DRAE consentì simultaneamente l’uso delle tre varianti del termine: quivi, quiwi e kiwi.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (8)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Settima parte di questo articolo

In primo luogo, è risaputo che la maggior parte dei tecnicismi non arriverà mai a far parte di un dizionario generico come lo è quello della RAE. Consideriamo solamente due elementi che ci possono essere utili a farci un’idea sulla straordinaria ricchezza del linguaggio scientifico: 1) i grandi dizionari tecnici contengono oltre 300.000 voci; 2) solo i nomi dei farmaci in uso e i loro sinonimi superano più del dovuto il numero totale di voci del DRAE, il Dizionario della lingua spagnola.

In secondo luogo, i tecnicismi inclusi nel DRAE solitamente rimangono in uso fino a molti anni dopo la loro inclusione nel dizionario stesso, ovvero quando le possibilità di modificare le abitudini linguistiche della comunità scientifica sono oramai scarse. Ad esempio i termini come dacriorrea, displasia, glicérido, hepatocito, hipertiroidismo, laparoscopia, lípido, logopedia, mielina, nefrosis, osteopatía, quiasma, ribosoma, tomografía, tripanosoma o zoofilia, ammessi dalla RAE nel 1992, era tutti quanti ben noti ai medici che si presero cura delle nostre generazioni passate. Ciò che invece preoccupa i medici di oggi è come rinominare i nuovi concetti di gene chipsstent, key-hole surgerygenomic imprintingstatins.

Infine, ma non per ultimo in ordine di importanza, rimane il fatto che nel linguaggio scientifico, a differenza di quanto accade nel linguaggio comune, la struttura logica e normalizzata deve predominare quasi sempre sulle regole transitorie della lingua usata quotidianamente. Per questo, quando un termine scientifico di uso incerto finisce per essere incluso nel DRAE, spesso non risolve il problema in maniera soddisfacente. Può anche accadere ad esempio che la RAE riconosca simultaneamente tutte le varianti in uso del termine ma, così facendo, il problema della sinonimia non verrebbe risolto; al contrario, l’uso dei sinonimi verrebbe ufficialmente sancito.

E’ inspiegabile che il volframio (tungsteno), unico elemento chimico battezzato in lingua spagnola e da chimici spagnoli (i fratelli De Elhúyar) continui a comparire ancora oggi nel DRAE in quattro forme diverse quali volframio, wolframio, wólfram e tungsteno, oppure che per il vocabolo francese kinésithérapie – oggi noto come fisioterapia a causa dell’influenza linguistica nordamericana – la RAE continui ad ammettere niente meno che cinque sinonimi diversi: quinesiterapia, quinesioterapia, kinesiterapia, kinesioterapia e cinesiterapia (ma non cinesiterapia). In altre occasioni accade il contrario: si approva solamente una delle varianti in uso senza un’ analisi preliminare delle diverse opzioni disponibili. Solo così si spiega perché nel 1992 si incluse l’anlgo-francesismo tisular (tissutale) per esprimere la relazione con i tessuti organici, anziché il suo sinonimo hístico che sicuramente risulta più familiare al mondo scientifico spagnolo.

A risolvere il problema della creazione di neologismi in spagnolo non servono nemmeno le nomenclature normalizzate a carattere internazionale che cercano di unificare il vocabolario di una determinata disciplina scientifica in tutte le lingue. Non si tratta solamente della difficoltà di imporre il loro uso nella pratica e dei problemi di concorrenza tra distinte nomenclature affini [ad esempio la nomenclatura chimica IUPAC, l’elenco di denominazioni comuni internazionali della OMS (Organizzazione Mondiale della Società) e la Farmacopea Europea], che abbiamo già menzionato altrove.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (7)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Se il problema posto dai sinonimi come fenomeno naturale del linguaggio riguarda da vicino anche il linguaggio scientifico in tutte le lingue, nei paesi scientificamente meno rilevanti e subordinati come il nostro e come molti altri, esso raggiunge livelli ancor più preoccupanti.

L’inglese è la lingua in cui vengono coniati praticamente tutti i neologismi che ogni giorno arricchiscono il linguaggio scientifico: risulta perciò relativamente semplice arginare il problema dell’uso dei sinonimi concordando l’uso nella lingua scritta di un unico termine specifico, che si tratti del termine originale coniato dall’ideatore stesso o del termine normalizzato indicato ufficialmente dalla commissione di nomenclatura di qualche organismo internazionale. La situazione è di gran lunga diversa nella lingua scientifica tradotta, come lo è la nostra, nella quale i neologismi non si coniano bensì si traducono o si adattano a partire da un’altra lingua. L’assenza di organismi regolatori validi e il fatto già ampiamente commentato in precedenza che ogni scienziato e ogni traduttore agisce nella pratica in maniera autonoma come un ideatore di neologismi, moltiplica all’infinito il numero di varianti in uso nella lingua spagnola per definire lo stesso concetto scientifico.

E’ il caso di alcuni termini come quello dell’enzima creatine-kinase che in inglese si è imposto senza grandi difficoltà una volta che l’ Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata (UICPA) gli conferì carattere di ufficialità ma che, nella lingua spagnola, viene impiegato nelle forme più varie: creatina-kinasa, creatinaquinasa, creatincinasa, creatinoquinasa, creatina cinasa, kinasa de la creatina e moltissime altre. Ho effettuato un piccolo esperimento per cercare di determinare la portata di questo problema. Ho avviato una ricerca in internet, tramite Google, di una parola usata in Spagna per definire le pile ricaricabili che in inglese si chiamano nickel-metal hydride batteries, impostando una modalità con restrizione che prevede la visualizzazione di pagine scritte esclusivamente in spagnolo. In solo 169 pagine scritte in spagnolo riesco ad individuare 71 modi diversi di tradurre le suddette nickel-metal hydride batteries. Da níquel metal hídrido a híbrido de metal-níquel, per seguire ancora con hidrato de níquel metálico, hídrido metálico de níquel, hidruro de metal de níquel, hidruro de níquel metal, hidruros metálicos y níquel, metal híbrido de níquel, metalhidruro de níquel, níquel de hidro-metal, níquel e hidruros metálicos, níquel-hidruro metálico, níquel metal hídruro, níquel-metal hydrido e molte altre.

Di fronte a questo mare di incertezza, gli scienziati sono sempre più inclini a rivolgere lo sguardo verso il supremo organismo normativo della lingua spagnola, la Real Academia Española (RAE). Dimenticano però che nel settore dei tecnicismi scientifici, la RAE non può e non deve essere considerata come punto di riferimento, sostanzialmente perché non è per questa ragione che è stata istituita.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Siamo ancora fermi al punto che, tanto per citare un esempio concreto, ancora nessuna università in Spagna o in America latina offre un percorso di studi finalizzato all’ottenimento di un titolo di specializzazione nell’ambito della traduzione medico scientifica. Non è difficile prevedere il fatto che nel mondo della traduzione bisognerà istituire, nei prossimi decenni, un sistema di specializzazione simile a quello sperimentato dalla medicina durante la seconda metà del XX secolo, in modo tale che l’università inizi ad offrire percorsi formativi specializzanti tipici degli studi del terzo ciclo, ben differenziati a seconda dei diversi tipi di traduzione: letteraria, economica, giuridica, medico-scientifica, informatica ecc.

In quanto alla formazione universitaria scientifica, siamo già consapevoli da tempo che un medico non può abbandonare gli studi senza prima aver ricevuto una formazione esaustiva in materie quali biologia molecolare, biostatistica, psicologia, genetica e biochimica.
Ma attualmente non va così con la formazione necessaria per affrontare le esigenze del linguaggio scientifico moderno con garanzie. Alla nostra generazione spetta integrare i piani di studio delle facoltà scientifiche non solo con lo studio dell’inglese settoriale, ma anche con le nozioni fondamentali di neologia, terminologia, redazione e traduzione scientifica. Solamente allora, quando nei paesi di lingua spagnola potremo contare su una generazione di medici e scienziati consapevoli della loro funzione di modellatori del linguaggio e adeguatamente formati per assumersi la responsabilità di un simile incarico, sarà possibile pensare ad un lavoro efficace di normalizzazione che nei linguaggi specialistici risulta imprescindibile.

Unificazione dei tentativi di normalizzazione
La caratteristica più rilevante di un linguaggio scientifico è probabilmente la sua precisione, evidenziata dalla corrispondenza biunivoca tra significante e significato, in modo tale che ogni oggetto e ogni concetto sia definito da una sola parola e ad ogni parola corrisponda un unico concetto.
E’ facile comprendere, ovviamente, fino a che punto possano interferire le polisemie e i sinonimi con il processo di comunicazione scientifica. Dal momento in cui ci si avvale di più della ‘caloria’ usata in materia di nutrizione e metabolismo piuttosto che della ‘caloria’ usata in biochimica, essa diventa un elemento di confusione e non è più utile per la misurare l’energia calorica.

I sinonimi interferiscono in maniera ancor più incisiva: il fatto che alcuni chiamino ‘adrenalina’ ciò che altri chiamano ‘epinefrina’ comporta un rischio di confusione a cui si aggiunge anche l’impossibilità di recuperare l’informazione scientifica relativa ad una nozione all’interno delle grandi banche dati bibliografiche. Ad esempio, tra i risultati di una ricerca del termine ‘malaria’ effettuata negli archivi elettronici, non compariranno tutti i lavori pubblicati nei quali sarà stato utilizzato il sinonimo ‘paludismo’. E’ sorprendente riscontrare fino a che punto si è complicata la questione relativa all’uso dei sinonimi nei venticinque secoli di storia del linguaggio medico.

Per spiegarlo è sufficiente un esempio concreto: nel 1989 un gruppo di urologi spagnoli si propose di effettuare un’analisi d’insieme su un particolare tipo di tumore renale; ebbene, alla fine non riuscirono nemmeno a scoprire quanti casi erano stati resi noti nel mondo; anzi, scoprirono che ciò che alcuni chiamavano ‘Cisti renale multiloculare’, per altri era ‘nefroma cistico multiloculare benigno’, oppure ‘Nefroblastoma cistico differenziato benigno’, ‘linfangioma’, ‘adenoma cistico’, ‘Tumore policistico di Wilms ben differenziato’, ‘cistoadenoma renale’, malattia renale cistica segmentaria’, ‘amartoma cistico’, ‘sindrome di Perlman’, ‘rene multicistico segmentario parziale’ e così ad oltranza fino all’identificazione di oltre venti sinonimi a cui sicuramente dovremmo aggiungere molti altri che gli autori della revisione non riuscirono ad identificare.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
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Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Dobbiamo accettare quindi che nell’epoca attuale la traduzione è il motore principale del linguaggio medico spagnolo, incapace di alimentarsi autonomamente da una scienza secondaria e subordinata come quella che caratterizza i nostri paesi. E dobbiamo altresì accettare che non sempre sono i traduttori professionisti ad occuparsi della traduzione scientifica nei paesi di lingua spagnola, come accade invece nei paesi di lingua inglese; spesso se ne occupano direttamente gli scienziati stessi.

Oggi, come abbiamo appena visto, ogni autore di testi scientifici è in buona parte anche un traduttore. Nonostante ciò esistono due differenze fondamentali tra lo scienziato che si cimenta a tradurre occasionalmente e il traduttore scientifico professionista. La prima differenza è che lo scienziato che legge in inglese e pubblica in spagnolo non è spesso consapevole del fatto che sta traducendo e nemmeno del fatto che sta prendendo parte attivamente al processo di formazione e normalizzazione di neologismi e tecnicismi che lo inducono inevitabilmente ad agire in maniera individuale e scoordinata.

Siamo talmente abituati a servirci di un linguaggio scientifico tradotto da un’altra lingua che spesso e volentieri non ci rendiamo conto di quanto sia tale.
Nei dizionari generici, per esempio, spesso ci si imbatte nella parola televisión, una parola spagnola formata a partire dal greco tele- e dal latino visio,visionis; oppure in insulina che deriva dal latino insula. In realtà nessuno di noi, quando pensa a queste parole,  le associa a particelle greche o latine; piuttosto in spagnolo le si associa ad una traduzione delle due parole inglesi: television insulin.

Alla stessa maniera, anche se la forza dell’abitudine fa si che  riusciamo a malapena a rendercene conto, la frase <<la parola sinapsis fu coniata da Sherrington nel 1897>>,  senza ombra di dubbio, è frutto di un processo traduttivo quasi involontario. Ovviamente il neurofisiologo britannico, che non parla castigliano, non le attribuì quel nome bensì synapse. E qualcosa di simile accade con molte altre frasi e addirittura con paragrafi interi di articoli e libri di testo pubblicati in castigliano. Le frasi seguenti sono chiaramente tutte traduzioni dall’inglese, alquanto imperfette tra l’altro: << Furry e McMurray hanno registrato un drastico aumento di guarigioni attraverso la terapia ai raggi X>>, <<l’immagine mostra una micrografia di Bacillus anthracis, agente eziologico dell’antrace>>, <<l’efficacia di questa droga è stata clinicamente testata su esseri umani>> e << i potenziali evocati sono altamente utili nella diagnosi di molte gravi condizioni di salute>>.

La seconda differenza essenziale tra il traduttore scientifico professionista e lo scienziato che traduce in maniera automatica è che quest’ultimo che non ha alle spalle una formazione prettamente specifica sulle pratiche traduttive. Nonostante la crescente domanda da parte della società, il linguaggio scientifico continua ad essere oggigiorno una delle più grandi lacune del nostro sistema universitario che né le facoltà di traduzione né quelle scientifiche hanno saputo gestire fino ad ora.

Infatti, nonostante di recente in Spagna si siano notevolmente affermate le facoltà di traduzione, il problema della formazione del traduttore scientifico non è stato risolto e così dunque si è iniziato ad insegnare l’arte del tradurre essenzialmente nelle facoltà di filologia riqualificate, le quali prediligono nettamente, quasi in maniera sproporzionata, la traduzione letteraria e la filologia comparata.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

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Galassi Valentina
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Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

L’olandese Jan P. Vandenbroucke lo ha affermato chiaramente: << Il fatto di non essere nato madrelingua inglese è il più grande handicap occupazionale ereditario per uno scienziato che opera in campo medico. […] Forse saremmo dovuti nascere oltreoceano>>. La presunta povertà di stile dell’inglese è’ stata utilizzata come pretesto per consolidare la supremazia mondiale degli scienziati di lingua inglese a tutti i livelli: pubblicazioni delle principali riviste scientifiche, posizioni dirigenziali nelle associazioni scientifiche internazionali, incarichi di responsabilità nelle grandi multinazionali, elaborazioni di linee guida e protocolli negli enti internazionali e nei gruppi di lavoro ecc. In una società che lavora duramente per distruggere una tradizione radicata quale la discriminazione per motivi legati alla razza, al sesso, alla religione e all’ideologia, il problema della discriminazione linguistica non può più essere sorvolato. In caso contrario, è come dare per scontato che i paesi di lingua spagnola si accontentino di occupare per un tempo indefinito una posizione secondaria nel grande palcoscenico della scienza mondiale.

Sensibilizzazione e formazione linguistica degli scienziati
Nell’ambito traduttivo, la conseguenza più rilevante del predominio dell’inglese in campo scientifico è che attualmente si può fronteggiare in maniera autonoma la formazione di neologismi e la normalizzazione del linguaggio scientifico soltanto in inglese. Bisogna ammettere che in tutte le altre lingue la traduzione svolge una funzione fondamentale senza la quale è impensabile il progresso del linguaggio scientifico.
Se fino ad un secolo fa Ramón y Cajal ancora affermava che <<per quanto riguarda la biologia, occorre necessariamente riconoscere che l’unica a fornire innovazioni rispetto a tutte le altre nazioni messe insieme è la Germania>>, attualmente più dell’87% dei 476.000 articoli pubblicati nell’anno 2000 e indicizzati nella banca dati Medline sono stati scritti in inglese e il 48% è stato pubblicato su riviste statunitensi [informazioni inedite].

Che ci piaccia o no, dunque, la verità è che oggi il linguaggio scientifico spagnolo è in buona parte il risultato di un processo di traduzione dalla lingua inglese. E quando affermo che il nostro linguaggio specifico proviene da un processo di traduzione, non mi riferisco solo al fatto oramai comprovato che un quarto dei testi di medicina stampati in Spagna e in America latina provengano da traduzioni di opere scritte originariamente in altre lingue. Perfino la gran parte delle pubblicazioni che consideriamo <<originali>>, ovvero i libri di testo scritti da scienziati di lingua ispanica e gli articoli scientifici originali che vengono pubblicati dalle riviste specialistiche spagnole e latinoamericane,  sono il risultato di un processo involontario di traduzione a partire dalla lingua inglese.

Ѐ facile dimostrarlo. I riferimenti bibliografici di un articolo originale costituiscono le fonti di consultazione utilizzate dagli autori ai fini di documentare e rendere attendibili le informazioni scientifiche che divulgano. Pertanto, un modo per scoprire qual è la lingua predominante delle fonti di informazione è analizzare la sezione relativa ai riferimenti bibliografici degli articoli originali pubblicati in una rivista medica. Un’analisi sequenziale di questo tipo permette di dimostrare che le riviste mediche spagnole, tanto quelle generiche quanto quelle specifiche, possiedono più dell’ 80% di riferimenti bibliografici in inglese. Nella figura 1 è rappresentata l’evoluzione temporale nel corso del XX secolo del numero di riferimenti bibliografici in inglese contenuti negli articoli originali pubblicati nella rivista Actas Dermo-Sifiliográficas.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

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Galassi Valentina
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Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La dipendenza dal settore scientifico e l’omogeneizzazione del pensiero sono questioni altrettanto serie e anch’esse in attesa di essere dibattute dal momento che, dal 1975, i medici che non hanno la lingua inglese come lingua materna sono sempre più inclini a pubblicare in inglese i loro articoli più significativi. Le linee di ricerca, le concezioni, le idee e le riflessioni vengono stabilite da una manciata di riviste internazionali pubblicate in inglese i cui comitati di redazione sono composti per un 75% da autori che hanno come lingua materna la lingua inglese ( 8 su 10 statunitensi). Poiché sono i comitati di redazione coloro che decidono quali articoli potranno essere pubblicati e quali scartati, gli autori preferiscono scegliere sin dall’inizio i temi della propria ricerca, le proprie idee e i propri metodi di lavoro in funzione di quelli che vengono adottati negli Stati Uniti. Tutto ciò conduce ad un monolitismo intellettuale. Per i paesi in via di sviluppo quest’atteggiamento emulativo può avere conseguenze gravi. Mentre cinque milioni di persone muoiono ogni anno di malaria, si moltiplicano fino allo stremo gli studi sulle principali problematiche sanitarie degli Stati Uniti tra cui il managed care (assistenza sanitaria integrata), l’obesità, il cancro alla prostata o la demenza senile.

Il fatto che i più illustri scienziati abbiano iniziato a pubblicare i risultati delle loro ricerche in inglese ha avuto due conseguenze fondamentali. Da un lato si è venuta a creare una barriera linguistica tra la scienza medica avanzata, che viene divulgata in inglese,  e la medicina di base che usa principalmente la lingua materna; dall’altro si è diffusa la credenza  che un articolo redatto in inglese è di qualità migliore rispetto ad uno redatto in spagnolo, o in qualsiasi altra lingua, per il solo fatto di essere scritto in inglese. Il celebre modo di dire inglese publish or perish (pubblica o muori) si è trasformato così, nei paesi di lingua spagnola, in un detto bilingue «publish o muere» (pubblica o muori); vale a dire che per i nostri uomini di scienza la questione si riduce ora ad un «to be o no ser» (essere o non essere) all’interno della comunità medica internazionale.

Matías-Guiu illustra la situazione attuale della Spagna in questi termini: i metodi di valutazione di un lavoro, decisivi al fine di ottenere un supporto economico per finanziare la propria ricerca o per l’avanzamento della propria carriera, in molti paesi non dipendono dalla qualità stessa del lavoro bensì dal fattore di impatto della rivista secondo lo Science Citation Index (SCI). Nelle università spagnole ad esempio, il modo di procacciarsi le cosiddette “sezioni di ricerca”, che presuppongono un contributo economico, si basa sulla valutazione del piano di studi del candidato in accordo con lo SCI. Dato che la maggior parte delle pubblicazioni in spagnolo non sono racchiuse nello SCI, esse non presuppongono alcun vantaggio per i candidati indipendentemente dalla loro qualità intrinseca. Il gruppo scandinavo di Nylenna è riuscito addirittura a dimostrare, in maniera oggettiva e tramite dati statistici, qualcosa che ad oggi sembrava difficile palesare: il fatto che un articolo redatto nella lingua nazionale si consideri di qualità inferiore ad un altro identico scritto in lingua inglese. Tuttavia, la conseguenza più grave del monolinguismo anglofono odierno è probabilmente la discriminazione linguistica.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
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Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Naturalmente,  tanto la lettura ricorrente di articoli medico-scientifici in inglese quanto la circolazione di riviste specialistiche e libri di testo che consentono un libero accesso ai principali progressi scientifici sempre attraverso l’uso della lingua inglese, stanno modificando il modo in cui i medici di tutto il mondo si esprimono attraverso la loro lingua materna.

I medici di lingua spagnola si accorgono del fatto che l’inglese stia cambiando l’uso che essi stessi fanno della loro lingua nativa, inconsapevoli però, spesso e volentieri, dell’intensità e della portata di tale influenza. Per molti di essi, l’influenza dell’inglese sulla terminologia medica dello spagnolo sembra essere circoscritta esclusivamente all’ uso crescente degli anglicismi più diffusi come borderline, buffer, by-pass, clamping, distress, doping, feedback, flapping tremor, flush, flutter, handicap, immunoblotting, killer, kit, mapping, pool, rash, relax, scanner, screening, shock, shunt, spray, staff, standard, stress, test, turnover o versus.

Dimenticano però che l’influsso dell’inglese è di gran lunga più intenso e più esteso di quanto credono e interessa il linguaggio a tutti i livelli: a livello ortografico (amfetamina, colorectal, halucinación, proteina); a livello lessicale (confusione tra ántrax e carbunco, tra urgencia e emergencia, tra plaga e peste, tra timpanitis e meteorismo, tra pituitaria e hipófisis) e a livello sintattico (uso smodato della perifrastica passiva, dell’ apposizione del soggetto, dell’eliminazione dell’articolo all’ inizio della proposizione, dell’articolo indeterminativo ecc).

In riferimento alla seconda delle conseguenze sopracitate, ovvero la semplificazione della comunicazione internazionale, si è constatato che la supremazia odierna dell’inglese ha contribuito in maniera efficace     all’ abbattimento delle barriere nazionali esistenti all’inizio del XX secolo e a garantire la diffusione mondiale delle conoscenze e dei progressi scientifici, così come accadde nell’epoca di predominanza della lingua latina nel contesto scientifico europeo dal Rinascimento all’Illuminismo.

La cosa incredibile è che, ancora oggi, la maggior parte di coloro che hanno analizzato il nuovo contesto derivato dall’egemonia assoluta dell’inglese nel settore medico odierno tendono ad interrompere qui la loro ricerca. Sono rare le volte in cui ci si imbatte in qualche considerazione a proposito degli svantaggi o degli ostacoli causati dal monolinguismo nel linguaggio scientifico. Questa situazione mi ha sempre stupito in quanto è ovvio che nei paesi di lingua inglese si ignori un’indagine in tal senso, ma nel resto del mondo bisognerebbe sollecitare con la massima urgenza un dibattito approfondito in merito alle ripercussioni del nuovo equilibrio linguistico in ambito scientifico e sociale.

In altra sede ho affrontato in maniera approfondita le implicazioni velate del monolinguismo scientifico odierno e credo che ora sia interessante menzionare brevemente alcune tra le più significative.

Ad esempio c’è l’esclusione dei contributi apportati in altre lingue con conseguente rischio di assegnazione indebita della priorità delle idee – se non dell’ autentico furto delle idee stesse – da parte degli autori in lingua inglese. Chi ricorda ad esempio che la dermatologa venezuelana Imelda Campo Aasen fu la prima a segnalare, tra le pagine della rivista spagnola Medicina Cutánea, il carattere macrofagico delle cellule di Langerhans («se sugiere que las células de Langerhans son, de hecho, macrófagos epidérmicos») (si indicano in realtà le cellule di Langerhans come macrofagi cutanei)?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
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Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo

 Categoria: Servizi di traduzione

Per quanto lo si voglia considerare un momento storico del tutto libero da costrizioni, l’inizio di un nuovo secolo ci invita sempre a soffermarci lungo il cammino, a rivolgere lo sguardo agli anni che ci lasciamo alle spalle e a guardare avanti per provare ad indovinare, con curiosità, cosa ci riserva il futuro. Probabilmente è per questo motivo che, quando è arrivato il momento di pensare ad un titolo per il mio articolo sulla traduzione medico-farmaceutica, ho preferito analizzare l’evoluzione del linguaggio medico nel XX secolo e discutere le principali sfide alle quali la nostra generazione dovrà far fronte in relazione al linguaggio tecnico scientifico spagnolo durante la prima metà del XXI secolo anziché occuparmi dell’esercizio quotidiano, delle difficoltà esistenti e delle ripercussioni economiche sulla mia professione.

Analogamente a quanto accade in qualsiasi altro periodo, in questi primi anni del nuovo secolo la traduzione medico-farmaceutica, come ogni altra disciplina, ha davanti a sé numerose sfide da affrontare ma,  per motivi di spazio, mi limiterò a trattarne solamente tre che considero di importanza cruciale.

Conseguenze del predominio assoluto dell’inglese come lingua internazionale della medicina
Dal nostro punto di vista, appare chiaro che una delle caratteristiche salienti del linguaggio medico negli ultimi trent’anni del secolo scorso è stata l’egemonia dell’inglese come unica lingua internazionale della medicina, dato che non è sempre stato così ovviamente.

La portata del cambiamento sperimentato in tal senso traspare dal paragone tra le parole dell’istologo spagnolo Santiago Ramón y Cajal quando, un secolo fa, nella sua opera “Reglas y consejos sobre investigación científica” (Regole e consigli sulla ricerca scientifica) affermava << non crediate che il ricercatore debba saper parlare o scrivere tutte le lingue europee; al ricercatore spagnolo sarà sufficiente tradurre le quattro qui di seguito: il francese, l’inglese, l’italiano e il tedesco>> e le parole con cui, nel 1994, ha esordito nel suo intervento il direttore del Museo di Scienze Naturali di Madrid, Pere Alberch, durante il dibattito europeo Sciences et Langues en Europe tenutosi a Parigi: <<Non ho mai pensato che la lingua usata nei dibattiti [scientifici internazionali] potesse essere un potenziale oggetto di discussione. Sicuramente potrebbe essere l’argomento di un’analisi storica […] ma … le lingue? Non c’è una forma plurale nella scienza contemporanea di base e di alto livello: l’inglese è LA lingua della comunicazione e non mi è mai passato per la mente l’idea che oggigiorno, chiunque abbia appreso qualcosa circa le dinamiche scientifiche, potesse addirittura sollevare la questione>>.

Il monolinguismo nella comunicazione scientifica attuale sembra essere pertanto un fenomeno riconosciuto e accettato tanto dall’intera comunità scientifica quanto dalla società stessa. Tuttavia rimane ancora in sospeso il dibattito sulle conseguenze di tale fenomeno.
In effetti, i medici interrogati sulla situazione attuale di egemonia assoluta della lingua inglese nella comunicazione scientifica e sulla tipologia di conseguenze che il suo crescente impiego ha avuto nel loro campo negli ultimi decenni, solitamente rispondono citandone solo due: l’influenza della lingua inglese sul linguaggio medico attuale e la semplificazione della comunicazione internazionale.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
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Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

Il fine ultimo di una traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Prima ancora di sollevare la penna per scrivere, accendere il PC, aprire un dizionario, o semplicemente leggere il testo che intendiamo tradurre, la questione, quasi esistenziale, che un traduttore professionista si trova ad affrontare è cercare un modo per mantenere neutra la propria traduzione. Il concetto di neutralità è molto relativo in quanto si ricerca la chiarezza per il lettore della lingua di arrivo, ma allo stesso tempo si ha il timore di metterci troppo del proprio, magari tramite aggiunte o piccole omissioni.

Il fine ultimo rimane quello di avere un testo fluido, comprensibile e neutrale, quindi che esprima al meglio la naturalezza della lingua. I teorici hanno insistito molto sull’importanza sostanziale dell’opera dei traduttori, spesso relegati in secondo piano in una società che non apprezza il valore di un mestiere moderno che poi tanto moderno non è.

Il mestiere del traduttore è infatti un mestiere antico proprio come quello della scrittura. Alcuni dicono che il traduttore non abbia l’incubo della pagina bianca, ma in alcuni casi trova un abisso tra le due culture e ha il compito, se non la responsabilità, di colmare questo vuoto. Il pensiero di non tradurre per un determinato periodo che sia prolungato o meno dà al traduttore professionista un inevitabile senso di vuoto. Un vuoto che può essere colmato solo traducendo.

La traduzione è amore. La lettura è intrinseca di malizia, il testo seduce, il traduttore/lettore si fa trasportare da ogni singola parola. Il traduttore umano (perché il digitale non ha un cuore) ama e fa di tutto per restituire la seduzione del testo alla traduzione.

Il peccato più grande che un traduttore possa essere tentato a fare è quello di essere contaminato dall’eccessiva bellezza di ciò che traduce.
La metafora sull’amore è solo la punta dell’iceberg perché la traduzione non è fatta solo di amore, ma senza questo il grande processo di trasposizione non sarà lo stesso.

Occhio all’amore! Non bisogna avere “il prosciutto davanti agli occhi”: evitiamo di travisare il messaggio, discernere ciò che l’autore vuol lasciare nell’ombra o ritrovarci a fare una riscrittura piuttosto che una traduzione.

Quindi non perdiamo di vista i nostri obiettivi, lavoriamo sodo e con amore poiché il fine ultimo rimane quello di avere un testo fluido, comprensibile e neutrale, che esprima al meglio la naturalezza della lingua d’arrivo e che comprenda quel pizzico di amore che l’autore della lingua di partenza ha espresso nel suo testo.

Autrice dell’articolo:
Giovanna Lo Iacono
Traduttrice FR/ENG-ITA
Palermo (Italia)

Laureata  in Mediazione Linguistica, Traduzione e Interpretariato per le lingue Inglese e Francese con una tesi di traduzione dal francese al italiano di un testo sull’ Expression Primitive il trattamento della psicosi e della nevrosi dal titolo “Il primitivismo in danza”.

La traduzione non è affatto un hobby!

 Categoria: Traduttori freelance

Spesso mi sento chiedere da persone al di fuori del mondo della traduzione: “ma dove trovi per fare traduzioni? Mandami i link così mando anche io!”. Beh, non funziona proprio così. Per me il fatto di iniziare a cimentarmi in questo mondo non è per niente dettato dal “fare qualche soldo”. La traduzione non è come suonare la chitarra o ballare, non è un hobby, come molti credono. C’è questa convinzione che chi sappia abbastanza bene una lingua possa tradurre, “Cosa vuoi che sia!  So l’inglese e allora traduco!”.  Mi sconforta sapere che spesso questo lavoro non venga preso con la dovuta serietà e rispetto.

Un traduttore è una persona che crea, reinventa e di lavoro ce ne vuole tanto, per non parlare del tempo speso ad informarsi e della continua formazione. Non ci si può alzare un giorno e decidere di mandare curriculum alla cieca senza sapere nulla, senza avere un’idea di che cosa significhi. Bisogna prima crearsi un percorso formativo tale da capire tutte le sfumature legate alla traduzione, che non sono soltanto prendere un testo e tradurlo, ma anche dove trovare i clienti, come fare fatture e ricevute, quali sono le tariffe adeguate e via di seguito.

Dopo aver fatto ciò, la cosa più importante è una sola: la passione. La passione per la lingua dalla quale si vuole tradurre, che ti porta a navigare su internet leggendo articoli, guardando film e facendo di tutto per renderla “nostra”. La passione per la lettura nella propria lingua madre, perché sembra banale, ma chi legge molto sarà più portato a scrivere meglio. La passione per la cultura correlata alla lingua, il primo gradino verso l’apprendimento vero e proprio: se impari a capire perché le persone si comportano in un determinato modo, riuscirai a tradurre e a comunicare meglio con loro, evitando errori “culturali”, come il saltare la coda in Inghilterra, dare i baci come saluto in Germania o presentarsi spontaneamente senza che ti presenti qualcuno in Giappone. Alcuni divari sono talmente grandi che questo punto è importantissimo.

Oltre ad una sfrenata passione entra in gioco il sapersi buttare, che è la parte più difficile all’inizio. Non sai da che parte iniziare, leggi in continuazione per informarti, ma poi sembri sempre tornare al punto di partenza e così ti scoraggi. Bisogna trovare un equilibrio e fare le cose con calma, perché è risaputo, le cose fatte di fretta non portano mai da nessuna parte. Io stessa, che sono al primo gradino della scalata verso il diventare una traduttrice, mi rendo conto di quanto sia difficile uscire allo scoperto e farsi conoscere. Sono consapevole del fatto che ci sono traduttori bravissimi, molto più preparati di me, ma se uno non ci prova non potrà mai sapere come sarebbe andata!

Il consiglio che voglio dare a tutti coloro che sono ancora nell’oblio, e anche a me stessa, è quello di non mollare mai e di continuare ad inseguire questo sogno fatto di parole, perché è vero che viviamo in un mondo che spesso ci distrugge i sogni, ma l’impegno e la devozione a volte sono la spada migliore per difenderci e sopraffare coloro che ce lo vogliono impedire!

Autrice dell’articolo:
Francesca Arcari
Traduttrice
Domodossola (VB)

Testimonianza di due traduttori freelance (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Patrick Thibaut, traduttore EN-FR, 20 anni di esperienza
Che cosa mi piace di questo lavoro. Potrei descrivere quello che mi piaceva di questo lavoro, ma non sono sicuro che mi piaccia! Da alcuni anni ormai assistiamo a un crescente impoverimento della professione del traduttore, con prezzi che scendono dal 30 al 40 per cento e il suo corollario, una crescente indifferenza verso la qualità da parte dei clienti, anche di molte agenzie. Potremmo anche parlare di proletarizzazione, dato che con diverse “innovazioni” come i TM online sul sito web del cliente (vedi Idiom), presto non avremo più nemmeno i nostri strumenti. Recentemente sono tornato allo studio annuale TBS per il 1999. All’ epoca abbiamo fatto molto meglio.

Perché penso che ne valga la pena oggi? A mio parere, e per il momento in ogni caso, questa professione è moribonda. Se stavo consigliando a un ragazzino di fare questo lavoro, mi sento come il ragazzo che nel 1900 gli consigliava di diventare un autista di carrozze. Oppure piantine di ribes rosso (se c’ era!)

La qualità principale per ritrovarsi lì. Sarò ancora una volta cinico: la qualità principale *per farlo bene* sarebbe il gusto per il buon lavoro, la qualità e l’ espressione. Ma la qualità principale * per essere lì bene* sarebbe quello di accettare di essere tagliabile e laborioso a volontà, per essere pronti a guadagnare presto meno di un dipendente amministrativo mentre si lavora il doppio, con qui di nuovo un corollario: per prendere in giro la qualità finale di trattenersi dietro il “si ottiene quello che si paga per”….

Il mio consiglio ai principianti:

a) Leggere, leggere, leggere, In tutte le lingue che pratica, naturalmente nella sua lingua “di origine”, ma anche e soprattutto nella sua lingua madre. Quando faccio la revisione, sono spesso stupito dalla sintassi o anche dagli errori grammaticali, scritti da “professionisti” della lingua. Più che l’ uso pericoloso del vocabolario congiuntivo e povero. Non sto dicendo che dovremmo scrivere come Flaubert, ma vedo il giorno in cui alcune persone scriveranno “traduzioni” in stile SMS.

E per quanto riguarda la parte relativa alla traduzione, non sto parlando di approssimazioni, di errori così grossolani che ci si chiede come qualcuno possa scrivere questo senza fare occhi. Come pensi che la maggior parte dei principianti traduca “Potresti desiderare…”? Pensi che perderanno tempo a chiederti se c’ è un’ espressione più appropriata in francese?

Se mi fossi messo negli ultimi anni a fare un’ antologia delle più belle sciocchezze che ho visto andare avanti, avrei abbastanza per darvi da mangiare un intero corso su cosa non fare.

b) Per imparare la meditazione trascendentale e avere una professione complementare / vino nel caso… O un fidanzato per garantire il canto di domani.

Come potete vedere, non sono troppo ottimista sul futuro e penso che avrei cambiato professione se avessi trovato qualcos’altro. O paesi: quando i salari sono a livello del Terzo Mondo, tutto ciò che resta è rifugiarsi nel Terzo Mondo! Forse verrà proposta una delle due alternative.

Fonte: Articolo pubblicato il 24 giugno 2009 sul blog L’observatoire de la traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Testimonianza di due traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Come parte di un corso che ho tenuto presso l’ Università di Evry Val d’ Essonne, ho presentato le testimonianze di diversi traduttori freelance sulla loro professione. Due traduttori, due visioni della professione, più o meno positive, più o meno entusiaste. Questo corso (“Diventare un traduttore freelance”) è stato progettato per gli studenti del Master in traduzioni specializzate che stavano per diventare traduttori freelance, così ho sintetizzato queste testimonianze. Qui consegno le versioni “a sgancio brusco”: appendere!

John Antony, traduttore FR-EN, 23 anni di esperienza
In “freelance”siamo infatti lavoratori autonomi. Come in tutte le situazioni, si possono individuare vantaggi e svantaggi.

I benefici che vengono in mente:

Si lavora a casa, secondo gli orari che si sceglie

Siamo liberi di accettare o meno un lavoro

Non siamo soggetti ad una gerarchia diversa da quella che regola un rapporto “cliente-fornitore”, diversa da quella che regola i rapporti “superiori-subordinati”,

Ma dobbiamo parlare degli svantaggi…..:

Tutte le traduzioni sono per il giorno prima di ieri…

Lavoriamo principalmente con le agenzie, e non tutte sono “consolidate”… anche dal punto di vista finanziario,

Il lavoro va e viene, quindi è difficile pianificare in anticipo: è tutto o niente,

Non ci sono quasi nessun fine settimana, giorni festivi, ecc… E’ difficile rifiutare il lavoro ripetutamente, perché si finisce… senza lavoro!

C’ è una feroce concorrenza da parte delle agenzie – in particolare nel sud-est asiatico – che praticano tariffe assurde e spesso fanno pessimi lavori che danneggiano tutti noi (come diciamo in Francia,”… tutti i meccanici sono truffatori, tranne il 99,5% di loro…”! )…

Le mie raccomandazioni:

Sapere come definire – e attenersi alle proprie capacità: nessuno sa “tutto”….,

Rispettare scrupolosamente le scadenze,

Assicurarsi che il lettore della traduzione capisca di che cosa si tratta, anche se a volte è necessario chiarire che non si è trovata la traduzione esatta di un termine, un’ espressione,….,

Non esitare a porre domande al cliente in caso di seri dubbi,

Lasciare riposare la traduzione per alcune ore (se possibile) prima di rivederla ed eventualmente correggere eventuali dettagli,

Il cliente non sempre ha ragione….

Per un nuovo cliente, chiedere le coordinate bancarie e avere il proprio banchiere verificare l’ affidabilità del cliente: questa è una delle poche operazioni che non costa nulla (!), e anche se non vi danno alcun dettaglio, si dirà “vai avanti” o “fate attenzione”….

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 24 giugno 2009 sul blog L’observatoire de la traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Un traduttore preferito dalle agenzie (2)

 Categoria: Agenzie di traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’importanza del networking
Anche se in un certo senso rappresentano la concorrenza, vale sempre la pena comunicare con altri freelance del tuo settore. Si potrebbero creare cosi opportunità lavorative dovesse un traduttore con cui hai fatto amicizia essere troppo occupato e consigliarti a una agenzia.

La rete è il modo migliore per far conoscere il tuo nome e le tue competenze. Spesso le agenzie organizzano eventi di networking a cui i freelance possono partecipare e queste sono ottime occasioni per fare nuove conoscenze. Le agenzie inoltre incoraggiano i traduttori freelance ad associarsi a enti dove si possono svolgere attività di tutorato per la formazione professionale di altri traduttori.

Perciò la prossima volta che un’agenzia per cui hai lavorato in passato ti invita a un barbecue o a un ritrovo per festeggiare il lancio di un nuovo prodotto o servizio, approfittane – potrebbe essere tempo speso bene.

Distinguiti dagli altri
Potrai contraddistinguerti se hai buone conoscenze tecniche. Ad esempio, conoscenze di base degli strumenti di traduzione assistita dal computer (CAT). Vengono utilizzati da oltre 250.000 traduttori professionisti, quindi una buona conoscenza di cosa sono e come utilizzarli potrebbe sicuramente tornare utile. Se non lo sapevi già, gli strumenti CAT forniscono una gamma di funzioni sofisticate per aiutarti a completare il lavoro velocemente e facilmente.

Inoltre, nell’attuale era digitale è consigliabile avere una presenza online.

Partecipa attivamente sui social, scrivi un blog personale e condividi i tuoi lavori. Le agenzie prestano attenzione a queste cose, mostrandoti intraprendente avrai più possibilità di essere notato e tenuto in considerazione per eventuali incarichi futuri.

Segui e interagisci con le agenzie sui social. Interagiamo regolarmente con i nostri freelance sui social. È la maniera migliore per tenersi in contatto e informarsi a vicenda su tutti gli eventi futuri che potrebbero rivelarsi una buona opportunità per tutti gli interessati. Essere rispettoso e collaborativo – a dire il vero vale nella vita in generale – è un modo infallibile per entrare nei favori di un’agenzia. Come clienti apprezzeranno chi è rispettoso e professionale nei confronti dei propri dipendenti e chi usa un linguaggio positivo ed è sempre collaborativo. Divertiti. Lavorare freelance può essere a volte stressante, come tutti i lavori e la precarietà del lavoro a volte può essere la sfida più difficile. Perciò divertiti, lavora con soddisfazione e rallegrati della compagnia delle persone con cui collabori.

Infine, la passione per la traduzione è fondamentale e il nostro consiglio #59. Apprezziamo molto chi è appassionato quanto noi delle lingue e della traduzione.

Segui questi consigli alla lettera e potresti essere sulla buona strada per diventare un free lance preferito dalle agenzie.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 24 aprile 2017 sul proprio blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT – NL>IT
Socio A.T.I. n. tessera 246
Cortale (CZ)

Un traduttore preferito dalle agenzie

 Categoria: Agenzie di traduzione

Questo è un guest post di Tom Robinson, dirigente marketing e comunicazione digitale alla translate plus, un fornitore di servizi linguistici tra i Top 50 mondiali per fatturato, che offre una gamma completa di servizi, tra cui traduzione, localizzazione di siti web, SEO multilingue, interpretariato, desktop publishing, trascrizione e doppiaggio, in oltre 200 lingue. Tutto questo con l’ausilio dalla tecnologia linguistica all’avanguardia, come i plus®, translate plus ‘TMS basato su cloud (sistema di gestione delle traduzioni).

Lavorare freelance può essere difficoltoso in qualsiasi settore. Molta competizione, ore e ore trascorse al computer e le difficoltà a conciliare lavoro e vita privata. Ma se ti affermi è una professione estremamente gratificante. Fidati di noi, lo sappiamo perché lavoriamo quotidianamente con centinaia di traduttori freelance. Ne abbiamo visti passare tanti. Quelli che rimangono, hanno successo perché sanno cosa fare per diventare un freelance preferito dalle agenzie.

Vedremo come fanno e cosa un’agenzia come la nostra cerca nei suoi freelance.
Innanzitutto, lavoriamo esclusivamente con traduttori che soddisfano i criteri minimi stabiliti da enti come l’Institute of Translation and Interpreting (ITI), ProZ.com e in possesso di rilevanti lauree in traduzione rilasciate da prestigiose università. Quindi il consiglio # 1 sarebbe, ottieni gli accreditamenti e le qualifiche, poiché la maggior parte, se non tutte le agenzie li richiederanno – è solo una buona prassi, non credi?

Cosa valuterà un’agenzia
- Un freelance tiene sempre presente le scadenze. Perciò informati sulle scadenze e rispettale. Se non ci riesci, informa l’agenzia con largo anticipo. Essere interattivo faciliterà l’attività – essere disponibile per le telefonate di richiamo e le chiamate su Skype, ad esempio.

-Tieniti in contatto con l’agenzia con cui stai collaborando. Buone doti comunicative sono indispensabili in qualsiasi lavoro, in quasi tutti i settori. Perciò tieni l’agenzia aggiornata sugli sviluppi o notificagli eventuali ritardi. Ciò contribuirà a far procedere il lavoro e ti dimostrerai affidabile e leale.

-La maggior parte delle traduzioni hanno tempi di consegna brevi, le agenzie si destreggiano sempre tra grandi quantità di incarichi, quindi essere un freelance sollecito non solo sarà un vantaggio per te, ma anche per il cliente finale. Se il cliente rimarrà soddisfatto, il merito sarà del traduttore freelance – ciò potrebbe perfino portare ulteriori incarichi e prestigio.

-L’onestà paga. Un altro consiglio è quello di essere sincero con quello che puoi offrire ad un’agenzia. Apprezziamo chi conosce i propri limiti. Mostra i tuoi punti forti, ma riconosci i tuoi punti deboli e parlane apertamente. Se hai una specializzazione particolare, informa l’agenzia o il cliente con cui collabori. Soprattutto, non aver paura di ammettere i tuoi errori – in fin dei conti è meglio segnalarli tempestivamente.

-La volontà di migliorare è una grande qualità e una che ti farà essere notato, ascoltato e tenuto in considerazione per ulteriori incarichi, più frequentemente. Le agenzie apprezzano chi è disposto a imparare dai propri errori e che può comprendere e adattarsi alle diverse esigenze.

-Tenerti aggiornato sugli sviluppi del tuo settore avvantaggerà sia la tua attendibilità che la tua capacità professionale. Dedizione settoriale chiameremo il consiglio #13. Puoi farlo partecipando a corsi pertinenti e a conferenze, ecc.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 24 aprile 2017 sul proprio blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT – NL>IT
Socio A.T.I. n. tessera 246
Cortale (CZ)

Le donne nella traduzione (3)

 Categoria: Storia della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

6. Alcuni scritti femministi propongono inoltre di sostituire alle metafore sessiste, che segnano la storia della traduzione, quella della gestazione di una traduzione paragonabile a quella di un bambino, ponendo la relazione traduzione/originale non più in termini di “dominio” dell’originale sulla traduzione, ridotta a quello ancillare, ma di collegamento di interdipendenza e di scambio, di dialogo con l’ambiente circostante in senso lato.

7. Tutti questi aggiustamenti o riadeguamenti si ripercuotono a loro volta sul concetto di traduzione. Adottare una prospettiva femminile anzi femminista ci porta a considerare sotto una nuova luce nozioni centrali come quelle di autore e fedeltà per esempio. Se l’autore è colui che “aumenta” il testo, il traduttore che sovrappone (über-setzt) la sua lettura e la sua rienunciazione all’originale, non è forse per definizione lui stesso “autore”, malgrado la riluttanza della società a riconoscergli simbolicamente e giuridicamente questo statuto?

8. Concepire la traduzione come una forma di comunicazione ha paradossalmente reso trasparente il principale agente attraverso il quale opera. Non sarebbe meglio dare al genere testuale “traduzione” la sua nobiltà, riconoscendo lo statuto di regime di scrittura specifica? Un’occasione per ridare ai traduttori il loro posto, il loro corpo e la loro anima, e di attribuire loro non soltanto una responsabilità etica verso il linguaggio, la scrittura, l’autore tradotto e il pubblico target, ma anche un’identità.

9. Infine, dato che le traduzioni che alimentano il dibattito teorico sono quelle dei testi letterari, campo privilegiato di espressione della specificità, dell’identità e della soggettività, non sarebbe necessario interrogarsi sulla differenza dei sessi nelle traduzioni più regolate da norme linguistiche e traduttive?

Fonte: Articolo scritto da Freddie Plassard e pubblicato il 12 novembre 2013 sulla rivista Traduire

Traduzione a cura di:
Giada Maria Piazza
Dott.ssa in Traduzione Specialistica
Palermo

Le donne nella traduzione (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

3. L’eventualità di un rapporto sessuale, anzi erotizzato con il testo, messo in evidenza da un approccio comparativo dei testi e delle loro traduzioni, emerge nella lettura-traduzione di uno stesso autore, Ann Radcliffe, attraverso diversi traduttori. La differenza dei sessi traspare anche nel linguaggio e mette in causa le modalità della sua appropriazione. In una Repubblica della letteratura che ha dato per lungo tempo spazio agli uomini, la traduzione è apparsa ad alcune donne come una possibilità di accesso indiretto al mondo delle lettere, anzi come una soluzione di ripiego in un contesto in cui lo statuto della parola femminile era sminuito. La posizione sociale delle donne e il loro accesso a una scrittura “di ripiego” sembra aver pesato sulle traduzioni, assegnando loro lo statuto di un genere minore e sottovalutato, anche se la traduzione è riconosciuta come genere, stavolta, testuale.

4. La differenza dei generi assume anche la forma di indizi enunciativi che negano, qua e là, la trasparenza del traduttore. Dietro la voce di un testo e quindi di una traduzione si scorge un essere fatto di carne, modellato e foggiato da un’educazione, una cultura, l’appropriazione dei discorsi, compreso il loro rifiuto o a contrario la loro neutralizzazione. È ciò che attesta la traduzione inglese del romanzo Loin de Médine di A. Djebar, dove le scelte lessicali, che denotano le posizioni femministe dell’autore, sono deliberatamente neutralizzate. Oltre al rapporto sessuato con il linguaggio, altresì osservabile nelle traduzioni di L. Delarue-Mardrus, si presenta la questione dello stile traduttivo, semplice riflesso dello stile dell’originale o creazione, ri-creazione che conferisce al traduttore una quota di autorità?

5. Oltre al rapporto tra le persone, il genere determina anche il rapporto tra i testi. Alla polarizzazione maschile/femminile corrisponde, per quanto riguarda i testi, il rapporto originale/traduzione, con il rischio di assimilare l’originale al polo maschile e la traduzione al suo pallido riflesso. A contrario, l’indeterminatezza del genere al contempo linguistica, testuale e sessuale, quella del protagonista principale di Written on the body di Jeanette Winterson, destabilizza il lettore ed è un modo per aggirare o sovvertire i cliché socialmente veicolati sui generi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Freddie Plassard e pubblicato il 12 novembre 2013 sulla rivista Traduire

Traduzione a cura di:
Giada Maria Piazza
Dott.ssa in Traduzione Specialistica
Palermo

Le donne nella traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

In ogni epoca, i modi di tradurre mostrano come l’uno comprende l’altro

1. Cercare di apprezzare il ruolo delle donne nella tradizione sotto il triplice aspetto della traduzione di opere di altre donne, della rilettura di traduzioni realizzate da traduttrici in un contesto storico-sociale specifico, e di scrittrici auto-traduttrici e femministe, implica interrogarsi su alcuni presupposti traduttologici, quali l’«universalismo» della pratica traduttiva, la «trasparenza» dei traduttori e la «gerarchizzazione» dei testi. Si tratta quindi di iscriversi in una traduttologia critica avviata dall’altra parte dell’Atlantico, in particolare nel Québec, e prendere atto delle svolte culturali poi sociologiche registrate dalla disciplina. Si tratta di fare eco a S. Simon o L. von Flotow per mettere in luce una serie di stereotipi dalla connotazione sessista o di pratiche editoriali dello stesso genere e prendere in considerazione un’eventuale specificità femminile in traduzione.

2. La componente sessuale dell’identità può manifestarsi nella relazione che intrattengono traduttore e autore da una parte e traduttore e pubblico dall’altra. La prima riguarda la nozione d’empatia, diversa a seconda che sia intergenerica o intragenerica, come spiega il primo articolo del volume. La differenza di genere si manifesta anche nel dialogo specifico che Angela Carter, traduttrice femminista del Petit chaperon rouge intrattiene con Perrault e dal testo interposto. Il rapporto che il traduttore stabilisce con i suoi lettori tende a privilegiare i gusti di questi ultimi, in un’inversione a volte conciliante o una conformazione alla doxa del momento. È il caso della traduzione di The Scarlet Letter, dove Hester Prynne, eroina adultera dell’originale, si vede relegata a un ruolo secondario nella traduzione di P. E. Daurand Forgues, traduttore-censore desideroso di guidare i lettori del XIX secolo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Freddie Plassard e pubblicato il 12 novembre 2013 sulla rivista Traduire

Traduzione a cura di:
Giada Maria Piazza
Dott.ssa in Traduzione Specialistica
Palermo

Le tre abilità necessarie ad un traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Di quali abilità necessitano i traduttori per avere successo? È sufficiente saper tradurre o ci sono altre qualità di pari importanza per riuscire nella professione? Ecco le qualità che ho scoperto essere più importanti nel mio lavoro di traduttrice.

Abilità di traduzione
Le abilità di traduzione sono certamente le fondamenta del traduttore e i prerequisiti per avere successo.
Per tradurre bene è necessario conoscere a fondo sia la lingua di partenza sia quella di destinazione, possedere ottime capacità di ricerca terminologica nonché un’elevata abilità di trasferire concetti da una lingua ad un’altra. Su questo si focalizzano la maggior parte di corsi universitari che in tutto il mondo sfornano certificazioni e lauree in traduzione. Tuttavia le abilità di traduzione non sono le uniche competenze necessarie al professionista. Ci sono altre due aree determinanti il successo o il fallimento nella professione.

Abilità di scrittura
Secondo la nota traduttrice Edith Grossman il traduttore serio si sente anche scrittore e come collega non posso che concordare. I traduttori devono padroneggiare la lingua di arrivo oltre che possedere un eccezionale gusto stilistico nella scrittura. Per questa ragione è pratica comune che i traduttori lavorino da una lingua straniera verso la propria madre lingua – almeno per quanto riguarda le principali combinazioni linguistiche. La maggior parte di noi sa esprimersi molto meglio nella propria lingua madre rispetto ad una lingua straniera, per quanto conoscano a fondo le sfumature di quest’ultima .
Sebbene molte lauree e certificazioni in traduzione contemplino corsi di scrittura, molte non lo fanno e questa sembra essere un’omissione la cui gravità rischia di compromettere il futuro successo dei laureati.

Conoscenza dell’argomento
Il terzo aspetto assolutamente critico per il successo è l’opportuna conoscenza dell’argomento trattato. Poiché i traduttori non traducono soltanto parole, ma anche il significato, senza conoscere l’argomento di un testo non si potrà produrre una traduzione convincente nella lingua di destinazione.
Questo fatto sembra piuttosto ovvio, ma è incredibile quanto spesso venga trascurato: traduttori senza alcuna competenza in ingegneria, legge, medicina, business o finanza sono incaricati di tradurre testi approfonditi su questa o quella materia per pubblicazioni sia scritte che online. Io sono preparata in scienze e scrittura commerciale per grandi imprese e quando iniziai a tradurre mi aspettavo la stessa conoscenza e competenza in ambito commerciale tra i colleghi traduttori, ma rimasi alquanto scioccata nello scoprire che non era sempre così.
Per essere un traduttore esperto in una delle principali combinazioni linguistiche, è necessario avere un alto livello di competenza in uno o più settori, che si acquisisce soprattutto con lo studio o l’esperienza professionale in quel determinato campo. Questo aspetto sembra essere quasi completamente trascurato in molte specializzazioni in traduzione. Non deve pertanto stupire che testi specialistici siano spesso mal tradotti con il risultato di ottenere traduzioni di basso livello qualitativo che hanno ovviamente una ripercussione negativa sull’immagine generale della professione.

Le tre abilità fondamentali del traduttore
Per tradurre testi idonei alla pubblicazione i traduttori devono sviluppare un alto livello di abilità di traduzione, scrittura e conoscenza dell’argomento. Lacune in uno di questi campi possono dar luogo a traduzioni scadenti, bizzarre in alcune loro parti, inaccurate se non addirittura completamente sbagliate. La buona notizia è che è sempre possibile migliorare tali abilità leggendo, facendo ricerche, studiando,facendo pratica, oppure grazie alle valutazioni ricevute e alla collaborazione con altri traduttori.

Oltre a queste tre competenze imprescindibili, anche conoscenze in ambito tecnologico e del mondo degli affari possono essere utili a far fiorire l’attività del traduttore. Le capacità professionali principali formano comunque gli elementi fondamentali necessari per avere successo nella traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Jane Fox e pubblicato l’8 giugno 2016 sul blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Gabriella Gelmi
Traduttrice EN→IT; FR→IT
Bergamo

Come gestire una terza lingua in un testo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cosa succede se traducendo un testo da una lingua A a una lingua B, notiamo che il testo di partenza è fortemente condizionato anche da una terza lingua C? Come ci comportiamo?

Ovviamente ogni caso è sui generis, quindi mi soffermerei su un esempio in particolare.

Mi è capitato di tradurre per una ricerca parte di un libro francese ambientato in Corea del Sud (Ida aupaysduMatin Calme di Ida Daussy) che conteneva quindi molti riferimenti culturali e linguistici coreani. In particolare, all’interno del testo erano inseriti termini coreani scritti “alla francese”: erano cioè scritti non solo nel nostro alfabeto, ma si adattavano alle regole di pronuncia francesi. Questo significa per esempio che un termine come 라면 (leggasi /ra.mjən/) era trascritto come lamyone, per adattarsi al meglio alle regole di pronuncia francesi. Possiamo notare quindi che è stata aggiunta una e finale (che in francese non si legge e che permette così che on non si legga con suono nasale) e che la prima lettera (che si può trascrivere sia con r sia con l a seconda della sua posizione all’interno della parola) è stata trasformata in l nonostante si trovasse a inizio sillaba, in modo che non venisse letta con la tipica r francese.

Si può essere d’accordo oppure no con la scelta dell’autrice di utilizzare un metodo di traslitterazione “inventato” e adattato alle regole di pronuncia della propria lingua invece di utilizzare il metodo di traslitterazione ufficiale, ma non è questo il punto. Durante la traduzione da francese a italiano, il traduttore non può assolutamente mantenere i termini derivanti dal coreano così come li ha inseriti l’autrice. Per un lettore italiano, infatti, una trascrizione del genere non avrebbe senso e anzi, lo allontanerebbe ancora di più dal termine originale (soffermandoci sempre sulla stessa parola presa come esempio, un lettore italiano leggerebbe infatti “lamione”). Il traduttore dovrebbe quindi scegliere di utilizzare un metodo di traslitterazione diverso che potrebbe essere o un metodo simile a quello utilizzato dall’autrice, “inventandone” uno che si adatti alle regole di pronuncia italiane, oppure utilizzare il metodo di traslitterazione ufficiale.

E qui ci troviamo davanti a un altro problema: come fa il traduttore a sapere che la traslitterazione dei termini coreani non è corretta (o almeno non per un pubblico diverso da quello francese)? Solitamente infatti si sceglie un traduttore che sia a conoscenza della lingua di partenza e della lingua di arrivo, senza tenere conto degli eventuali terzi elementi culturali presenti nel testo. Un traduttore a conoscenza della sola lingua francese, pur documentandosi sulla cultura coreana, non avrebbe potuto sapere che questi termini non seguivano la traslitterazione ufficiale del coreano e quindi avrebbe probabilmente lasciato quei termini invariati. Solamente un traduttore a conoscenza di entrambe le lingue avrebbe potuto notare questo dettaglio importante e agire di conseguenza nella stesura della traduzione italiana.

Tutto questo è per sottolineare l’importanza di tutti gli elementi linguistici e culturali all’interno del testo, che non sono mai da sottovalutare nella scelta del traduttore. In un caso come questo, è dunque necessario che il testo venga tradotto da una persona che non solo conosca alla perfezione la lingua di partenza e quella di arrivo, ma che conosca almeno un minimo anche la terza lingua presente al suo interno.

Articolo scritto da:
Marianna Demarchi
Traduttrice freelance (EN/FR>IT)
Novara

Spagnolo: la lingua più felice del mondo (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

In ogni caso, al di là della competizione tra le lingue, i risultati rivelano che il valore emozionale delle parole è molto simile in tutti gli idiomi e che in tutte le lingue analizzate sono usate maggiormente le parole felici rispetto a quelle tristi. Ad esempio, se paragoniamo i punteggi delle parole in inglese e in spagnolo notiamo che in entrambe le lingue la parola con valutazione peggiore è “morte” mentre quella con valutazione migliore è “amore”.

Inoltre, attraverso questo metodo, gli scienziati hanno messo a punto un edonimetro, ossia un sistema che può determinare il grado di felicità che contiene un testo scritto. Il passo successivo da realizzare sarà poi applicare questo metodo alle altre lingue e a gruppi di popolazioni differenti.
Nonostante i risultati ottenuti dallo studio dall’Università del Vermont, sicuramente rimangono molti dubbi in sospeso. È molto bello sapere che lo spagnolo è considerato l’idioma più felice del mondo ma ci piacerebbe anche conoscerne il perché. Tuttavia sarà necessario aspettare che continuino ad analizzare altri aspetti per rispondere a questa e ad altre domande relative alle lingue restanti.

D’altro canto esistono ulteriori ricerche che affermano che coloro che parlano spagnolo sono più affettuosi: attraverso twitter è stato rilevato che paesi come l’Argentina e la Repubblica Dominicana sono tra i primi dieci paesi che vantano più post con l’espressione “ti amo”, il che fa dello spagnolo una delle lingue del mondo che esprime maggior affetto.
Infine, uno studio portato avanti dall’azienda di messaggistica Viber asserisce che gli utenti di lingua spagnola che utilizzano questo servizio di messaggeria sono quelli che inviano messaggi più positivi, d’amore, con icone allegre e dai contenuti gioviali. Curiosamente invece, il cinese appare nel lato opposto.

Fonte: Articolo pubblicato il 15 febbraio 2016 sul blog della scuola di spagnolo per stranieri Salminter

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema
Roma

Spagnolo: la lingua più felice del mondo (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Tra le lingue analizzate troviamo l’inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco, il portoghese brasiliano, il coreano, il cinese mandarino, il russo, l’indonesiano e l’arabo. L’obiettivo era quello di dimostrare il carattere positivo innato degli idiomi e verificare la frequenza delle parole positive e negative utilizzate nei differenti linguaggi.
È stato quindi chiesto ad un gruppo di nativi di classificare le parole in base ad una scala, dalle più negative e tristi alle più positive e felici, ottenendo una media di 50 classificazioni per parola. Nonostante l’abituale tendenza degli intervistati a dare punteggi alti, si è riusciti ad ottenere un campione piuttosto significativo di cinque milioni di valutazioni.

Attraverso questi dati si è potuta realizzare una distribuzione della rappresentazione di felicità per ogni lingua: si trattava di valutare quali sentimenti fossero generati da termini differenti, e si è visto che parole che hanno lo stesso significato in due lingue diverse possono presentare connotazioni positive in una e negative nell’altra.
Affinché tutti coloro che lo desiderino possano accedere alla base dei dati e testare il grado di felicità o tristezza delle parole, la squadra di ricercatori ha messo tutte le informazioni a disposizione del pubblico nel sito web dell’Università del Vermont.

L’analisi di queste parole mette in evidenza come le lingue rappresentino un’espressione profonda della sociabilità umana. Le parole possiedono una tendenza universale verso la positività indipendentemente dalla frequenza dell’uso dei vari termini.
Sulla base di tutto ciò è stata creata una classifica delle lingue più felici. E indovinate chi è in testa? Lo spagnolo. Infatti in tutti le fonti consultate è stato dimostrato che in questa lingua le parole felici primeggiano su quelle tristi. Seguono poi l’inglese e il portoghese. Al lato opposto si trovano il coreano, il russo e il cinese mandarino, dimostrandosi quest’ultima la lingua che genera meno felicità.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 15 febbraio 2016 sul blog della scuola di spagnolo per stranieri Salminter

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema
Roma

Spagnolo: la lingua più felice del mondo

 Categoria: Le lingue

Una delle facoltà che differenziano gli esseri umani dal resto degli esseri viventi è il linguaggio. La lingua è la più grande tecnologia sociale sviluppata dall’uomo, in grado di riflettere nella mente il contenuto di storie che elaboriamo e raccontiamo. Sicuramente non esiste un idioma universale unico, ma grazie al linguaggio siamo capaci di comunicare e condividere emozioni, il che porta a pensare che ci siano idiomi più positivi di altri. Infatti per molto tempo uno dei temi che ha creato maggiori polemiche riguarda l’effetto che le lingue hanno sulla configurazione del nostro modo di pensare.

L’ipotesi Pollyanna
Nel 1969, Bocuhes e Osgood, psicologi dell’Università dell’Illinois, hanno avanzato l’ipotesi che esista una tendenza verso la positività nella comunicazione umana. Hanno cominciato quindi a studiare il modo in cui persone di diverse culture utilizzavano la lingua, giungendo alla conclusione che, indipendentemente dalla cultura, le persone tendono ad utilizzare più parole positive che negative. Questo studio è stato battezzato come “Ipotesi Pollyanna”, ma nel corso degli anni è stato messo in discussione a causa del volume (troppo esiguo e troppo omogeneo, ndt) di persone sottoposte all’indagine.

Come è stato determinato l’idioma più felice del mondo?
Cinque decadi più tardi, uno studio portato avanti da un’equipe di scienziati di Stati Uniti e Australia ha potuto confermare questa ipotesi: gli idiomi sono innatamente positivi, lavoro che è stato pubblicato sulla rivista PNAS.
Per la ricerca sono state analizzate più di 10 lingue rappresentative delle differenti culture di tutto il pianeta, basandosi su 24 corpus costituiti dalle 10.000 parole più utilizzate. Gli scienziati hanno usufruito del “Laboratorio di Storia Computazionale” dell’Università del Vermont per esaminare un’impressionante quantità di parole estratte da libri di Google Books, da mezzi di comunicazione, da Twitter, da pagine web, da sottotitoli di televisione e cinema e da testi di canzoni. I computer hanno utilizzato degli algoritmi per identificare le 10.000 parole più usate, che in un secondo momento sono state valutate dai nativi di ogni idioma.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 15 febbraio 2016 sul blog della scuola di spagnolo per stranieri Salminter

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema
Roma

Le letterature francofone prendono vita

 Categoria: Le lingue

Le letterature francofone nascono tutte da un desiderio di manifestare la propria presenza nel mondo. Maturando in situazioni di contatto, ovvero di squilibri culturali, la produzione letteraria di espressione francese diventa il mezzo per definire e dar voce a un’identità, che può essere problematica, umiliata o perfino negata. Questa è la letteratura di tutti quei popoli colonizzati, minoranze minacciate o sottomesse, la cui “parola” è stata a lungo taciuta, vietata, impedita e che adesso può trovare libero sfogo nell’espressione letteraria. L’obiettivo è “prendere la parola”. Gli scrittori si fanno portavoce di chi non ha voce.

Intraprendenti in questa nuova missione, gli scrittori si fanno forti della loro specificità e le letterature francofone confermano il tema principale della “modernità”, come la definisce Beaudelaire: attenzione alla singolarità del momento, alla relatività del transitorio, alla spontaneità della sensazione e, infine, adeguamento della modernità e della bellezza misteriosa della vita. In seguito, Apollinaire affermerà “la surprise est le grand ressort nouveau”. E giocando con la loro “alterità”, gli scrittori francofoni usano questa nuova spinta, questo nuovo stimolo per affermarsi e dare testimonianza al mondo della propria condizione. Un ruolo importante nella letteratura francese è svolto dalle scrittrici. Basti ricordare Mme de Sévigné, Mme de La Fayette, Mme de Stael per citare le più famose. Nel XIX secolo, George Sand diventa il simbolo della “donna emancipata”, grazie ai suoi romanzi in cui denuncia il matrimonio come una prigione. Nel XX secolo, Simone de Beauvoir scrive Le deuxième sexe e offre un impianto teorico alle rivendicazioni femministe [1] .

La presa di coscienza da parte delle donne e i dibattiti sollevati dall’attivismo femminista hanno portato a rivalutare la portata di questi testi. Si è consapevoli ormai che esiste sia una letteratura femminista (impegnata nella lotta per i diritti delle donne) sia una letteratura femminile (una scrittura definita da tematiche e da strutture particolari precipuamente femminili). Attraverso la loro scrittura, le scrittrici contemporanee mettono in evidenza la trasgressione delle loro azioni, in quanto desiderose di dire ciò che è rifiutato o respinto dalla tradizione letteraria maschile e dalla società. Nei paesi francofoni, sono sempre più numerose le donne che scrivono e pubblicano, ma le loro tematiche/problematiche variano a seconda delle condizioni sociopolitiche in cui vivono.

[1] DIDIER, B. L’écriture-femme, Paris, Presses universitaires de France, 1981. 286

Autrice dell’articolo:
Giada M. Piazza
Dott.ssa in Traduzione Specialistica
Palermo

Risposte concrete a domande concrete

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel post precedente, ho presentato il risultato di un’indagine sui traduttori che si trovano in difficoltà nel migliorare la qualità dei propri lavori. In cima alla classifica dei probabili motivi di questa difficoltà, della quale i traduttori stessi sono consapevoli, troviamo quanto segue: quando si riscontrano problemi traduttivi, si chiede subito aiuto a qualcuno per avere soluzioni piuttosto che affrontarli prima autonomamente. Come mai?

Invece di spendere il proprio tempo ed il proprio impegno pare che sia più comodo e veloce chiedere a qualcuno che magari risolve subito la questione. Certo, se proprio non si riesce a risolvere il problema autonomamente, è saggio farsi aiutare. Umanamente parlando, saremmo lieti di aiutare chi manifesta ancora bisogno di aiuto nonostante abbia già fatto scrupolosamente le sue ricerche e le sue indagini, piuttosto che coloro che ricorrono subito ad aiuto per comodità senza neanche provare ad affrontare autonomamente le difficoltà. Anche se a priori non avremmo intenzione di discriminare quest’ultimo caso…

Nel primo caso, quindi, si otterranno delle risposte tangibili in quanto le domande poste saranno ben preparate e concrete, mentre nel secondo caso si riceveranno  solo delle risposte vaghe o poco soddisfacenti vista la scarsa chiarezza e consistenza delle domande stesse. Ne consegue che non si capisce bene cosa si vuole sapere. Dunque tra i due casi è evidente che c’è di mezzo il mare.

Conclusione: Chiedere consulenza contribuisce al miglioramento della qualità traduttiva, solo se le domande da lanciare sono preparate in modo da ottenere risposte concrete e migliorative alla traduzione.

Fonte: https://ameblo.jp/pat-trans/entry-10849130893.html

Traduzione a cura di:
Jun Nakazawa
Ingegnere meccanico, traduttore italo-giapponese, musicista
Siena

Guida per la pronuncia francese (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

“Liaisons” pericolose
Le relazioni pericolose è un classico della letteratura francese, racconta degli intrighi amorosi. Una delle più importanti caratteristiche della pronuncia francese è il modo in cui si legano I suoni, alcuni suoni sono portati dall’ultima sillaba della parola precedente che si legano alla prima sillaba della parola seguente. Molto spesso le consonanti, le quali sono tra l’altro mute, vengono pronunciate perché attaccate alla parola che le segue.

Comment ça va        comment allez-vous
Vous savez                 vous avez
Ils ont                           ont-ils
Vingt                             vingt et un                        vingt et un ans
Mon père                     mon homme                    mon ami

Questo è conosciuto come “liaison” e forse è la ragione perché alcune persone trovano il francese difficile da capire all’inizio. Ciò porta a far credere che non ci siano divisioni tra la fine di una parola e l’inizio della seguente. Lavorando sulla tua abilità di pronuncia di queste liaisons potrà aiutarti nella comprensione del parlato.

Intonazione
In inglese tendiamo a dare enfasi alle parole. Diamo più stress in certe sillabe rispetto ad altre. Questo rende l’inglese un po’ cantilenante, non come lo svedese, ma penso che tu capisca cosa intendo. Generalmente il francese è più monotono. Le sillabe tendono ad avere meno valore uguale in ogni parola, sebbene questo non è proprio il caso. Devi ascoltare attentamente l’intonazione del francese e provare ad imitarlo. Variando lo stress nelle sillabe e parole, risulterà meno ovvio che in inglese. Il francese usa l’intonazione per dare enfasi nelle conversazioni come I parlanti inglesi. Una parte importante della pronuncia francese è imitare l’intonazione e il ritmo.

Euh
La “e” francese , a meno che non abbia accento, è pronunciata come la “e” in “her” in inglese. Questo è un suono neutrale. E’ spesso silenzioso, anche se non è mai sbagliato pronunciarlo. Infatti, dal mio punto di vista, migliora la tua pronuncia francese rendendo il suono sia a metà parola che alla fine, ogni volta che ne hai la possibilità.

Questo serve a dare al tuo francese un costante brusio, un “euh” rende la tua pronuncia molto simile a quella di un madrelingua. Ascoltalo. Questo ”euh” è spesso comune e usato anche quando non c’è la “e”, ad esempio a fine parola. E’ una sorta di rimpiazzo dell’inglese ”umm”.
Rendere buono questo suono è importante per il tuo pacchetto di perfezionamento della pronuncia francese.  Vi ho dato alcuni consigli per la pronuncia francese. Questo non vuole essere una profonda spiegazione della pronuncia, ma solo dare alcuni suggerimenti per rendervi più simili ai madrelingua. Potete trovare molti più consigli per la pronuncia per principianti qui.

Vi raccomando di fare pratica su ogni singola caratteristica della lingua che vi ho qui descritto. Fate molti ascolti. Esercitatevi nella lettura ad alta voce e registratevi, così da vedere quanto bene avete fatto unendo le varie cose. Ma quando parlate con le persone, lasciate solo che le cose escano in modo naturale e non dubitate di voi stessi.

Fonte: dropbox.com/s/nfj8j2dfkerzdc4/A%20Guide%20to%20French%20Pronunciation.docx?Dl=0

Traduzione a cura di:
Sabrina Franceschin
Traduttrice freelance EN>IT FR>IT
Santa Maria di Feletto (TV)

Guida per la pronuncia francese (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

I suoni nasali
Ciò che attrae del francese sono I suoni nasali. Ce ne sono quattro:
1. Vin, pain, peindre
2. Cent, sens, quand
3. Vont, mon, ton
4. Un, brun, Verdun

Ora l’uso del quarto tipo di suono nasale, – un, brun, Verdun sta scomparendo.
Spesso è reso nella stessa maniera del primo tipo, vin-pin-peindre.
E’ importante fare correttamente questi suoni, ho voluto passare un bel po’ di tempo a studiare questi suoni per non confonderli. La pratica rende perfetti. Esagerate questi suoni nasali quando state leggendo ad alta voce.
Esercitatevi ascoltando brevi testi quando avete dei brani con I file audio. Leggeteli ad alta voce e registratevi. Focalizzatevi suoi suoni nasali. Dovrete esagerarli in modo da sviluppare l’abilità naturale a riprodurre nella maniera giusta questi suoni. Poi ascoltate e confrontate I suoni prodotti dai madrelingua.

La “r” gutturale
Non c’è nessun obbligo per fare la “r” gutturale in francese. La farete perfettamente se avete capito la “r” trillata o la “r” debole inglese.
Comunque è una cosa vanitosa, molti di noi vorrebbero pronunciarla molto di più dei madrelingua di come noi pensiamo. Come lo avete raggiunto questo obiettivo? Qui non ci sono misteri. E’solo questione di fare molta pratica di ascolto della lingua, ripetere il suono, quasi a fare dei gargarismi in modo da sviluppare l’abilità a pronunciare naturalmente la “r” gutturale. Non è una ”r” inglese o una ”l” italiana. E’ un suono più profondo che si produce in gola. Dovreste prendere delle pastiglie per la gola per calmarla dopo ogni allenamento intensivo per la pronuncia della ”r” gutturale. Comunque, una volta raggiunto il comfort durante la riproduzione naturale del suono, non sentirete più nessun solletico nella gola.

La “u” francese
Il consiglio più utile per fare la “u” francese è questo: forma con le labbra un cerchio come se dicessi ”who”. Tenendo le labbra ferme a formare il cerchio, prova a dire “eee”. Continua a fare così. Concentrati sul suono. E’ estremamente importante farlo nella maniera giusta per avere una pronuncia francese elegante. Se non riesci a produrre questo suono, le persone continueranno a capirti. Comunque se riesci a farlo correttamente, il tuo francese risulterà più piacevole alle persone francesi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: dropbox.com/s/nfj8j2dfkerzdc4/A%20Guide%20to%20French%20Pronunciation.docx?Dl=0

Traduzione a cura di:
Sabrina Franceschin
Traduttrice freelance EN>IT FR>IT
Santa Maria di Feletto (TV)

Guida per la pronuncia francese

 Categoria: Le lingue

Il francese è stato la prima lingua in cui ero capace di trasformarmi in un fluente parlante, oltre all’inglese. Amo ascoltare il francese quando è parlato bene. Credo che acquisire un’ottima pronuncia in francese sia una sfida per ogni studente di francese e quindi vorrei offrire qualche consiglio. Non mi addentrerò nei dettagli della pronuncia delle lettere in francese, poiché questa informazione è facilmente reperibile online. Raccomando di fare spesso riferimento a queste fonti per ricordarsi di dettagli importanti come l’influenza dell’accento sulle “e”, e il numero di lettere non pronunciate in francese, che dipendono dalla loro posizione nella parola o nella frase. Ma questi sono dettagli che si possono trovare da soli.

Considerazioni sulla pronuncia francese
Come studiando la pronuncia di qualsiasi lingua, è importante spendere molto tempo per l’ascolto. Questo dovrebbe includere l’ascolto ripetuto dello stesso contenuto. Dai al tuo cervello l’opportunità di abituarsi ai suoni francesi. Ci sono dei suoni in francese che non esistono nella tua lingua. Finché non senti questi suoni chiaramente, avrai dei problemi a pronunciarli.
Richiede un po’ di esposizione al suono, attraverso l’ascolto, affinché il tuo cervello cominci a riconoscere i suoni che non ha mai sentito prima.
Spesso inizio una lingua ascoltando semplici storie, contenuti semplici per principianti, ascoltando 20-30 o più volte. Nel caso del greco, ho ascoltato 60 volte, storielle da 4 minuti, per una media di 40 volte. È molto più facile pronunciare bene dopo essere stati esposti al suono di una nuova lingua in maniera intensiva. Ricordo quella volta in cui ho postato una mia registrazione mentre parlavo russo in un forum di apprendimento delle lingue. Pensavo di non essere stato poi così tanto male, ma fui criticato e ridicolizzato dagli altri. Datevi un’opportunità, fate il pieno del suono prima di preoccuparvi per quanto bene sapete pronunciare.

Un ascolto attivo dovrebbe sempre essere una parte importante della strategia per l’apprendimento, per tutto il periodo di studio, anche per uno di grado avanzato. So che dopo aver ascoltato gli audiolibri in francese, la mia pronuncia migliora. Oggigiorno è facile trovare materiale audio per ogni campo d’interesse. Anche dopo aver passato gli esami del livello principiante, dovresti continuare ad amare la lingua attraverso molti ascolti. Questo continuerà ad aiutarti nel migliorare la pronuncia francese.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: dropbox.com/s/nfj8j2dfkerzdc4/A%20Guide%20to%20French%20Pronunciation.docx?Dl=0

Traduzione a cura di:
Sabrina Franceschin
Traduttrice freelance EN>IT FR>IT
Santa Maria di Feletto (TV)

Caratteristiche dell’arabo che forse non sai

 Categoria: Le lingue

Ci sono diverse teorie sull’origine della lingua araba: alcuni linguisti arabi antichi credevano che l’arabo avesse origini più antiche degli arabi stessi, e alcuni dicono che esso risale all’età del ferro. In varie località del nord della penisola araba sono state trovate scritture antiche in molteplici lingue che mostrano differenze tra loro, e nel frattempo sono diverse dall’arabo coranico e da quello della poesia del Jāhiliyya (l’epoca che precedeva l’Islam); e da un’altra parte nel sud esisteva una versione diversa della lingua araba che aveva una grammatica diversa. Comunque in assenza di una teoria solida sull’origine dell’arabo, i linguisti considerano che l’arabo coranico sia un punto di partenza e di riferimento.

Nonostante le diverse teorie riguardanti l’origine dell’arabo e le varie versioni diffuse oggi di detta lingua resta il fatto che l’arabo è una lingua semitica, il cui alfabeto è composto da 28 lettere che si sono sviluppate dalla forma tardo-nabatea dell’aramaico. E a differenza di tante lingue, l’arabo si scrive da destra a sinistra, così come il persiano e l’ebraico.
Attualmente la lingua araba stessa può essere distinta in: arabo classico che è la lingua del Corano dei musulmani; arabo standard moderno che è usato quotidianamente come lingua ufficiale in 22 paesi, e che dal 1974 è diventato una delle sei lingue ufficiali dell’ONU; arabo colloquiale che consiste in tanti dialetti parlati nelle varie regioni e paesi arabi, ma non usato ufficialmente.

L’arabo si considera la quinta lingua più parlata del mondo
con circa 422 milioni di persone che lo parlano nel mondo arabo (nativi e non nativi); mentre ci sono 1,7 miliardi di musulmani che lo usano come lingua liturgica, cioè quasi il 23% della popolazione del mondo. E si ritiene la lingua più ricca del mondo con circa 12 milioni e 300 mila di parole.
Ma non solo per questo la lingua araba continua a meravigliarci: mentre in tante lingue europee ci sono cinque vocali (a, e, i, o, u), e tutte le altre lettere sono consonanti, tutte le lettere dell’alfabeto arabo possono essere vocali o consonanti, dato che mediante l’uso dei segni diacritici sopra e sotto le lettere si possono distinguere le lettere della parola in consonanti e vocali, e secondo la pronuncia le lettere acquisiscono la funzione di vocale o consonante, mentre a seconda della funzione della parola all’interno della frase cambia il suono della vocale dell’ultima lettera della parola; ma le parole non iniziano mai con una consonante.

Una delle caratteristiche più essenziali della lingua araba è che la coniugazione del verbo cambia secondo il genere del soggetto, maschile o femminile. E non dimentichiamo la formula del duale che appare sia nei nomi che negli aggettivi e nei verbi; tale formula è assente in tante altre lingue. E quando si parla delle caratteristiche che distinguono la lingua araba, si deve menzionare la lettera ض‎ oppure d̪ˁ, che non esiste in nessun’altra lingua, tanto che a volte l’arabo si chiama la lingua del d̪ˁ“ض”.
A dire il vero l’arabo è una lingua molto complessa e difficile, ma nel frattempo è divertente, ricca, piena di meraviglie, e ha capacità descrittive illimitate. E nonostante il cambiamento linguistico costante e l’ininterrotta introduzione di nuove parole, questa lingua ha sempre avuto un punto di riferimento solido e invariato, cioè l’arabo coranico che ha aiutato a conservare immutabili le basi essenziali di una lingua antica e adattabile secondo le esigenze di ogni epoca.

Autrice dell’articolo:
Alshimaa Sakr
Traduttrice ITA>AR – EN>AR
Egitto

Il Francese sarà la lingua più parlata nel 2050

 Categoria: Le lingue

Stando ad una ricerca approfondita della banca d’affari Natixis, il francese potrebbe diventare la lingua più importante al mondo, in numero di locutori, entro il 2050.
La lingua di Molière, oggigiorno la quarta più parlata al mondo, passerà così davanti allo spagnolo, all’inglese e al cinese (mandarino). Come sarà possibile un tale sconvolgimento mondiale in 40 anni? Merito dell’Africa.

Il boom della francofonia africana
Il boom economico africano andrà a beneficio, indirettamente, della francofonia. Questa accelerazione economica, già evidente nell’Africa dell’ovest o nel Maghreb, sarà accompagnata da un incremento demografico, a giudicare dagli autori della ricerca. Dal momento che la lingua francese predomina nella regione, il suo sviluppo si realizzerà naturalmente come effetto conseguenziale.
Ecco qualche numero per rendersi conto della grandezza del fenomeno: l’Africa conta 800 milioni di abitanti ad ora, ne avrà 2,5 miliardi nel 2050 e 4,5 miliardi nel 2100.
Già da tempo la maggior parte dei locutori francofoni non risiede più in Francia. E da oggi al 2050, l’85% abiterà in Africa, secondo l’Organisation Internationale de la Francophonie (OIF – Organizzazione internazionale della francofonia).

Una ricerca da relativizzare ma che evidenzia una tendenza
Ma c’è un errore in questi dati. L’intera popolazione di un paese è considerata come parlante la lingua francese solo se il francese è una lingua o una delle lingue ufficiali del paese. La questione è quindi ben diversa.
Tuttavia c’è consapevolezza del ruolo che l’Africa gioca e giocherà nello sviluppo della lingua francese. Come sottolinea un articolo della rivista americana Forbes sull’argomento, il francese è effettivamente una lingua del futuro, presente su tutti i continenti, anche se l’inglese dovrebbe rimanere la lingua degli affari internazionali.
Quanto al cinese, rimarrà sicuramente una lingua da apprendere, data la potenza economica della Cina e la sua influenza sempre maggiore. Secondo Forbes, il francese è un’ottima scelta per il futuro, poiché dominerà un continente chiamato ad essere, nel 2050, una potenza economica in forte espansione.

Fonte: Articolo pubblicato il 5 aprile 2014 sul blog di Lexling

Traduzione a cura di:
Martina Galeazzi
Traduttrice FR-EN > IT
Carrara (MS)

La traduzione di Gloria Fuertes (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Negoziare la traduzione è stata la strategia più rispettosa che ho applicato in questo caso: ogni volta che non riuscivo a ricreare un verso o gioco di parole nel modo migliore possibile ho sempre cercato di soppesare la perdita attraverso l’inserimento di altri elementi all’interno del componimento quando l’italiano lo permetteva, in modo da ricreare, almeno in parte, l’atmosfera e il sapore della poesia originale. D’altronde, davanti alle infinite possibilità di traduzione, la scelta di un singolo traduttore è la sua firma, il pizzico di sale che lascia inevitabilmente all’interno del componimento. Quando si traduce bisogna farlo dimostrandosi il più trasparenti possibile, ma non trasparenti come il vetro, trasparenti come l’acqua, che lascia trasparire la luce attraverso le sue infinite increspature, che diventano così il contributo di ogni traduttore alla letteratura universale.

Tra le strategie che mi è capitato di utilizzare, il cambiamento grammaticale è stato senza dubbio il più emblematico: nei versi in cui era necessario, i sostantivi sono diventati verbi o viceversa, gli avverbi aggettivi e così via, in un gioco grammaticale che mi permettesse ricreare fedelmente il processo mentale all’interno di ogni singolo gioco della Fuertes, in un sistema diverso, quello italiano. Questa tecnica mi è stata di grande aiuto per rispettare eventuali rime o giochi di parole che sarebbero stati inevitabilmente persi. Ho cercato, tuttavia, di cambiare, solo quando estremamente necessario, le immagini create dall’autrice. È il traduttore in queste situazioni che deve soppesare quanto e cosa sia necessario perdere, nella volontà di far acquisire al testo una natura nuova e brillante nella propria lingua. Infatti credo fermamente che bisognerebbe smettere di soppesare la traduzione per ciò che si perde e iniziare a prendere atto di ciò che regala e di ciò che guadagna.

Il testo poetico tradotto è un testo su cui bisogna spaccarsi la testa, bisogna cambiarlo, trasformarlo e non stancarsi mai di provare nuove strutture o nuove strategie traduttive, mettendo sempre in discussione la propria lingua. Il testo poetico mette seriamente alla prova ogni relativismo legato alla traduzione e proprio per questo non è c’è nulla di più futile che pensare che possa esistere un dogma tanto forte come quello dell’intraducibilità.

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

La traduzione di Gloria Fuertes (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Ero a Madrid in quel momento ed era il centenario dalla nascita della scrittrice e mi sono trovato dentro ad un uragano che mi ha portato direttamente nel cuore della poesia e della critica postuma dedicata all’autrice. Poter vedere non solo il mondo attraverso i suoi testi, ma avere anche la possibilità di vedere quella Madrid così preponderante all’interno dei suoi scritti – quella città in cui ha vissuto la guerra e la pace, l’amore e l’odio – è stato un privilegio di cui, temo, non avrò la possibilità di godere in futuro nel tradurre altri poeti. Gloria Fuertes viveva a Lavapiés, uno dei quartieri più caratteristici di Madrid, l’anima pluriculturale della città e la sua poesia, che ne è così tanto invasa, è una poesia che definirei di quartiere, di strada, fatta di piccole cose, stravolte dalla visione esplosiva e ironica della poetessa e dalla sua ineluttabile critica alla società; è una poesia che strappa quel mezzo sorriso, a metà tra l’amoroso e l’amareggiato, con cui sempre la scrittrice parlava della vita, creato da un connubio di infanzia e maturità: la sua poesia è, in una parola, castiza.

La difficoltà forse più grossa che ho incontrato è stato ricreare il suo umorismo che non solo è presente ovunque nella sua opera ma ha la grande capacità di rompere le regole del discorso, che il traduttore dovrà non solo ricostruire ma ri-distruggere. Passando ora alla metodologia con cui mi sono avvicinato alla traduzione, posso dire che tradurre poesia è una questione di esercizio quotidiano: dopo aver letto una buona parte dell’opera omnia dell’autrice, ho selezionato le poesie che più mi avevano colpito e piaciuto e ho provato a renderle in italiano. Prima le traducevo nella forma più letterale possibile, sottolineando nel testo di partenza tutti gli elementi che lasciato da parte per ricreare il significato ma che dovevano, in un modo o nell’altro, rientrare a far parte del componimento. Successivamente mi sono chiesto quali fossero gli elementi da mantenere: la metrica, le rime, la scelta del lessico, ecc.

Una volta create le traduzioni letterali ho lavorato verso per verso su tutte le strutture che avevano bisogno di essere aggiustate. Ho sempre ritenuto che, dove la traduzione avesse leso e forato in modo poco naturale l’italiano, avrei lasciato da parte l’intento di ricreare un’aderenza testuale con l’originale per una migliore fluidità, che d’altronde è un elemento fondante della poesia della Fuertes.

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

La traduzione di Gloria Fuertes

 Categoria: Traduzione letteraria

Scrivo quest’articolo dopo aver speso qualche mese alle prese con la traduzione di alcune poesie di Gloria Fuertes, poetessa spagnola; traduzione che ho intrapreso per un progetto universitario che vedrà la luce in un futuro, spero, molto prossimo.

Innanzitutto, vorrei  sottolineare che il testo poetico non ha nulla di più difficile degli altri testi o generi letterari: la traduzione, tanto quella letteraria quanto quella specialistica, è, a prescindere, un processo complesso e intricato e, come ogni genere, la poesia ha il suo gergo, le sue regole, le sue sfide e i suoi bisogni. Secondariamente, la poesia, come un romanzo, un racconto o qualsiasi altro genere letterario, non è frutto di un’illuminazione divina, o della benevolenza di una musa ispiratrice, tutt’altro, di divino in questo mestiere c’è ben poco e per poter svolgere un buon lavoro si ha bisogno di un impegno quotidiano sul testo, di una revisione ottimale e di una buona strategia traduttiva. Ci tengo poi a sfatare un mito che ha preso piede in questo ambito: per tradurre poesia non bisogna essere buoni poeti; per tradurre poesia bisogna essere buoni traduttori.

È chiaro, tuttavia, che la poesia necessita di una buona quantità di inventiva e fantasia. Questo è il genere in cui più si palesa il lavoro di “impasto” testuale e di ricerca della parola esatta che va poi posizionata nel punto esatto del testo in accordo con le varie parti del componimento: la poesia a differenza di un romanzo è molto più breve e concentrata, quindi, qualsiasi errore si palesa immediatamente. Quando mi è stato proposto di tradurre Gloria Fuertes conoscevo la poetessa solo attraverso le sue opere di letteratura infantile. Ho quindi iniziato a leggere Obras incompletas, l’opera da cui poi avremmo tratto i testi, e mi sono avvicinato sempre di più alla sua poesia per adulti, aprendo un mondo fino ad allora nascosto persino a gran parte degli spagnoli.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

Consigli utili per traduttori letterari (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Consiglio numero 1: Cominciate con le riviste
Se non avete mai tradotto un libro, le riviste sono un ottimo inizio. Cercate un racconto breve o un estratto pubblicato (assicuratevi prima di ottenere l’autorizzazione dal detentore dei diritti di traduzione, in modo che il trionfo della vostra pubblicazione non sia una violazione di copyright). Il sito del PEN ha una lunga lista di riviste che cercano lavori di traduzione. Cercate le loro linee guida e cominciate da lì.

Consiglio numero 2: Date uno sguardo alle risorse per la vostra lingua
Molti paesi – oltre agli Stati Uniti – supportano attivamente le traduzioni letterarie. C’è ad esempio la French Publishers’ Agency, che negozia i diritti della traduzione inglese per libri scritti in francese. Per il tedesco, c’è la Frankfurt Book Fair New York, e sono sicura che esista qualcosa anche per le altre lingue.

Consiglio numero 3: Partecipate ad un campo estivo
Ci sono varie scuole estive sulla traduzione letteraria dove potete perfezionare la vostra tecnica e ottenere dei buoni contratti. L’Inghilterra sembra un ricettacolo per queste cose; il Centro Britannico per le Traduzioni Letterarie organizza l’International Literary Translation & Creative Writing Summer School, e la City University di Londra ne offre un altro. La nota Lisa Carter, traduttrice letteraria dallo spagnolo all’inglese, ha stilato una lista per il 2016 sul suo sito web, ma un sacco di questi programmi verranno attivati di nuovo nel 2017.

Consiglio numero 4: Traducete un libro non protetto da copyright e auto-pubblicatelo
Se non avete voglia di sbattere la testa contro il muro dell’industria editoriale nazionale, usate le risorse disponibili. Siti come il Progetto Gutenberg hanno tonnellate di opere in una vasta gamma di lingue, non protette da copyright. Potete iniziare a tradurre uno di questi libri e poi pubblicarlo su un blog, o farne un e-book, o pubblicarne una stampa su richiesta. Assicuratevi solo che il libro sia davvero non protetto da copyright prima di pubblicarlo.

Consiglio numero 5: Seguite la via tradizionale e preparatevi per un lungo viaggio
Essere pubblicati da una stampa tradizionale è una cosa impegnativa, ma tutt’altro che impossibile. Se ritenete che il vostro autore debba essere assolutamente tradotto nella vostra lingua d’arrivo, e che quella traduzione debba essere assolutamente pubblicata da un editore tradizionale, non fatevi abbattere dai bastian contrari. Andate sulla lista dei pubblicatori di lavori di traduzione del PEN, e arrivate al punto.

Consiglio bonus: Tenete in considerazione gli aspetti finanziari della traduzione letteraria
Se siete principalmente o esclusivamente dei traduttori commerciali, sarete abituati a seguire il denaro e a focalizzarvi su mercati ben pagati. E questo inseguimento probabilmente non ti porterà molto vicino alla traduzione letteraria. Ma finché il resto della vostra attività resta su solide basi finanziarie, va bene avere un progetto dei sogni da qualche parte. Anzi, questi progetti possono motivarvi nel resto del vostro lavoro. Ciò non significa che non ci siano traduttori letterari che guadagnano soldi veri – perché sicuramente ce ne sono. Ma così come pochi scrittori minori si guadagnano da vivere scrivendo, molti traduttori letterari completano il loro introito traduttivo con la traduzione commerciale.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Roberta De Vita
Traduttrice freelance EN>IT, IT>EN
Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Moio della Civitella (SA)

Consigli utili per traduttori letterari

 Categoria: Traduzione letteraria

Questa è la stagione dei premi letterari, quel periodo dell’anno in cui alcuni di noi ammirano, o invidiano, colleghi come Tess Lewis (vincitrice del PEN Translation Prize per la sua traduzione dal tedesco all’italiano di Angel Of Oblivion di Maja Haderlap) o Jessica Cohen (vincitrice del Man Booker International Prize per la traduzione dall’ebraico all’inglese di A Horse Walks Into a Bar di David Grossman). Molti di noi si sono innamorati della traduzione grazie alla traduzione letteraria. Per fare un esempio di quel fenomeno, combinato con l’arroganza adolescenziale, nel 1989 tradussi il poema Ofelia di Arthur Rimbaud e ne feci una rilettura, come progetto finale per il mio corso su Shakespeare… parlando di angoscia adolescenziale in grande stile. Mentre quella traduzione è finita allegramente in qualche discarica sconosciuta del New Jersey, molti di noi sognano ancora di tradurre libri – per portare alla luce i nostri autori preferiti nella nostra lingua di arrivo, o per una serie di altri motivi.

La traduzione letteraria è un settore tosto. Le stampe più note sono restie nel dare una possibilità ad autori sconosciuti o a traduttori inediti, la traduzione letteraria può diventare più un atto d’amore che un’attività redditizia, e riuscire ad ottenere un contratto è spesso molto meno semplice di quanto lo siano i progetti di traduzione. Eppure, è possibile; il primo vero libro tradotto di Sandra Smith, traduttrice dal francese all’inglese, è stato il grande successo Suite Francese, che ha vinto il premio PEN ed è stato selezionato come Libro dell’Anno dal Times londinese. Quindi cosa deve fare un traduttore letterario frustrato? Nell’articolo di domani troverete alcuni consigli! (ndr)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Roberta De Vita
Traduttrice freelance EN>IT, IT>EN
Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Moio della Civitella (SA)

Pensieri sulla traduzione letteraria (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Traduzione della rappresentazione teatrale
una delle maggior parti delle rappresentazioni che arrivano ai teatri sono state tradotte in Sud America.  L’informazione deve essere “raccontata”, deve essere esposta sul palco e questo da’ una serie di restrizioni o condizioni generali da tenere in considerazione: l’anno in cui è stato detto e scritto, il luogo e il tempo nella storia, lo stile, il linguaggio, ecc…La persona che traduce una rappresentazione dovrebbe dire ad alta voce le parole che lui\lei sta traducendo per sentire come sono sul palco. Una cosa è leggere e un’altra è “dire e sentire”. Un testo può essere ben tradotto in un libro ma può sembrare orribile sul palco.

Il lavoro del traduttore non finisce quando il lavoro è stato consegnato per essere rappresentato in un teatro. È quasi obbligatorio, nonché conveniente, che il traduttore lavori insieme al direttore e agli attori per risolvere dei problemi che potrebbero sorgere quando il testo viene esposto sul palco. Ma, è molto importante tenere in considerazione il tempo storico della storia che sta prendendo luogo e il pubblico al quale è diretto. Per esempio, un traduttore spagnolo userà la parola “cojin” per dire cuscino mentre un traduttore latino americano userà la parola “almohadon”. Quindi il lavoro del traduttore in questi casi, non finisce con la consegna della traduzione, dovrebbe lavorare fino a che la rappresentazione è esposta sul palco. Riuscite a trovare altri esempi?

In sintesi, possiamo concludere che la traduzione letteraria è uno dei più difficili compiti che un traduttore possa fare! Siete d’accordo?

Alcune Università del mondo che offrono corsi sulla traduzione letteraria:
Università Pompeu Fabra, Spagna
Università de Las Palmas de Gran Canaria, Spagna
Università di Manchester, Manchester, Inghilterra
Università di Alicante, Spagna
Università di Endiburgo, Scozia
Università del Surrey, Inghilterra
Istituto di Traduzione e Interpretariato, Inghilterra

Bibliografia:
“Teoria e Pratica della Traduzione Letteraria”, Ana Ramos Calvo, Università Autonoma di Madrid
“Traduzione dello Stile Letterario”, Sosng Xiaoxhu-Cheng Dongming, Scuola di Economia, Changchun, Cina.
“Traduzione delle Rappresentazioni Teatrali”, Cristina Piña, scrittrice, professoressa e traduttrice.

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Pensieri sulla traduzione letteraria (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Traduzione della poesia
Nella poesia, la struttura è fondamentale quanto preservare il contenuto. Se la struttura non è mantenuta allora non è una poesia. Susan Bassnett-McGuire dice “Il livello per il quale il traduttore riproduce la struttura, la metrica, il ritmo, il tono, il registro, ecc…del testo della lingua d’origine, sarebbe molto più sicuro del sistema della lingua di destinazione e dipenderà anche sulla funzione della traduzione”. Una delle cose più difficili da tradurre è la poesia. È importante mantenere il genere del testo originale. In una buona traduzione si trovano le “dinamiche” della poesia, se non necessariamente i suoi “meccanismi”  (Kopp, 1998). Inoltre, come disse Newmark “la traduzione della poesia è una prova del fuoco mostrando la sua complessività nel tradurre”. Nella traduzione della poesia, giochi di parole, allusioni, analogie, alliterazioni, figure retoriche e metafore sono sempre comuni.

Traduzione della prosa
La maggior parte degli autori traduttori credono nella perdita stilistica nella traduzione della prosa, figuriamoci interpretare un poema nel suo corrispondente verso. Dobbiamo ricordarci che dovremmo sempre essere fedeli al senso del poema originale!

Traduzione dei versi
Arberry (1945) disse che la traduzione rimata era come fare uno spettacolo di acrobazie come “far camminare un elefante su un funambolo”. Questa sola dichiarazione potrebbe bastare per mostrare le difficoltà inerenti nell’eseguire un tale compito. Osservate il seguente esempio di un verso della traduzione:

“In verità tutti gli esseri umani sono affini
tutto il creato ha in comune le origini”.
“Tutti i figli di Adamo sono arti uniti
nella stessa sostanza come viti”
“Gli esseri umani sono gli unici membri,
che hanno uno spirito e un’ anima viventi”
“i figli di Adamo sono membra di un corpo, per affermare
che sono stati creati dello stesso spirito per adorare”

Basandoci su quello che abbiamo discusso, si è dedotto che la traduzione dei testi letterari in generale e quello della poesia sembrerebbe una vera sfida e in casi rari, è possibile solamente con parziali semantiche e perdita stilistica, ma non significa che sia del tutto impossibile. L’evidenza dimostra che un traduttore professionista con gusto poetico può archiviare questa parte con le necessarie caratteristiche letterarie e immedesimarsi nel testo originale per mantenerlo intatto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Pensieri sulla traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Cos’è la traduzione letteraria? Consiste nella traduzione di poesie, rappresentazioni teatrali, libri, testi letterari, canzoni, rime, articoli letterari, romanzi gialli, saggi, racconti brevi, poemi, ecc. In questi casi non dovremmo far capire solo la lingua ma anche la cultura che la storia o il romanzo racconta.

Cos’è lo stile? Lo stile è la caratteristica essenziale di tutta la scrittura, il risultato della personalità dello scrittore e delle sue emozioni espresse in quel momento. Un singolo paragrafo non può essere composto senza rivelare un minimo di personalità dell’autore. Ogni scrittore ha uno stile letterario e il suo stile è riflesso nella scrittura. Alcuni autori dicono che una traduzione dovrebbe riflettere lo stile del  testo originale ma altri dicono che una traduzione dovrebbe avere lo stile del traduttore.

Un bravo traduttore dovrebbe avere una vasta conoscenza dell’origine e destinazione della lingua, dovrebbe essere in grado di identificarsi con l’autore del libro o del poema, ha una vasta conoscenza della sua cultura e del suo paese, e usa un buon metodo per tradurre i testi letterari. Il traduttore letterario deve tenere in considerazione la bellezza del testo, il suo stile e gli aspetti grammatici lessicali e fonologici. Alcuni aspetti potrebbero non essere uguali alla lingua di destinazione. Per esempio, nella lingua Araba non c’è il “Voi”, il quale potrebbe essere fondamentale per una buona traduzione. L’obiettivo del traduttore è che la qualità della traduzione sia uguale al testo originale senza variare il contenuto.

In genere, nella traduzione letteraria traduciamo i messaggi, no i significati. Il testo dovrebbe essere visto come un’integra e coerente opera.

Per esempio, se traduciamo dall’Arabo all’Italiano o viceversa, dovremmo tenere in considerazione che le due entità sono molto diverse, a volte le loro culture hanno punti di vista diversi su questioni importanti, oltre a differenze nello sviluppo scientifico e tecnologico. Quindi la ricerca delle parole simili è più complesso. In questo caso, il traduttore dovrebbe trovare nella sua propria lingua le parole che esprimono quasi fedelmente il senso della lingua originale, per esempio, coloro che sono legati  alle caratteristiche culturali, ai talenti o alle capacità di quella cultura specifica. Alcune idee o caratteristiche non sono nemmeno conosciute nell’altra cultura o praticate.

La pratica della traduzione letteraria è cambiata in conseguenza della globalizzazione, quindi queste traduzioni dovrebbero contribuire per una migliore e una più corretta comprensione della cultura d’origine di un paese specifico.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Au revoir lingua inglese?

 Categoria: Le lingue

L’era dell’inglese come lingua franca in Europa è sulla via del tramonto e nel Regno Unito dovranno iniziare a comunicare in francese o tedesco se vogliono sopravvivere dopo la Brexit. Questa era la visione spensierata di un mio amico britannico irlandese mentre chiacchieravamo davanti ad una pinta ghiacciata di Guinness nella City, un paio di settimane fa. Gli ho detto, questo era “Completa nesąmonė!”, mentre prendevo un altro sorso della mia pinta. L’ho informato che questo era lituano per “assurdità” e ho proseguito spiegando che mi aspetto di vedere fiorire la lingua inglese, e che ho avuto prove a sostegno di ciò.

Questo mio amico ammise che era più probabile che a Dublino si sentisse l’inglese rispetto al Gaelico. Inoltre non era possibile ignorare che il giovane gentiluomo spagnolo che ci ha servito, avesse una raffinata pronuncia inglese migliore di quella di molti madrelingua inglesi.

Sembra molto improbabile il fatto che alcuni eurodeputati avessero suggerito che l’inglese perderà il suo status di lingua ufficiale dopo la Brexit. Fu proprio il Regno Unito a nominare l’inglese come sua lingua ufficiale, e gli altri due principali stati membri anglofoni, l’Irlanda e Malta, hanno pertanto proposto rispettivamente il gaelico e il maltese.

Tuttavia, secondo le statistiche della Commissione Europea, il 93% della popolazione irlandese definirebbe l’inglese come la propria lingua madre; inoltre, l’UE non è stata in grado di tradurre in gaelico tutti i documenti pubblici a causa della penuria di traduttori. Pertanto, l’inglese non scomparirà dall’UE.

La modifica proposta allo stato dell’inglese è che, mentre rimarrà una lingua “ufficiale” dell’UE, questa cesserà di essere un linguaggio “procedurale”, il che significa che le operazioni effettuate a Bruxelles sarebbero limitate al francese e al tedesco. Anche questo scenario sembra poco plausibile. In effetti, la maggior parte dei funzionari dell’UE usa l’inglese. Poiché il Regno Unito e l’Irlanda non erano membri fondatori del predecessore dell’UE, ovvero la Comunità Economica Europea, la stragrande maggioranza della legislazione nei primi anni della CEE è stata redatta in francese.

Secondo un ex traduttore dell’UE, non fu l’adesione del Regno Unito a detronizzare il francese come lingua procedurale principale dell’UE, ma fu piuttosto l’arrivo di diplomatici dall’Austria, dalla Svezia e dalla Finlandia a metà degli anni ’90. Da quel momento in poi, i funzionari dei nuovi stati membri avevano come seconda lingua l’inglese e più non il francese.

Secondo le statistiche della Commissione europea dal 2012, il 38% degli adulti, al di fuori dei paesi dove l’inglese è una lingua ufficiale, è in grado di avere una conversazione in quella lingua. La stessa cifra per il francese invece era solo del 12%. Entro il 2014, il Parlamento Europeo stima che il 95% dei testi della Commissione Europea siano redatti in inglese e che si parli inglese quasi il doppio rispetto a qualsiasi altra lingua del Parlamento Europeo.

Ciò non significa, tuttavia, che le aziende possano essere compiaciute e sperare che il mondo ci parli in inglese, se gridiamo abbastanza forte. Dall’avvio dell’articolo 50, abbiamo assistito a un aumento del numero di aziende britanniche che traducono documenti per l’incorporazione di società negli Stati membri dell’UE, manuali del personale e materiale in conformità alle normative. Vi è stato un modesto aumento della richiesta di traduzione dei contenuti di siti web in cinese e arabo, poiché legata alle opportunità di investimento e di esportazione.

In quanto donna d’affari britannica lituana con un’azienda nel Regno Unito e operazioni secondarie nell’UE, voglio vedere il Regno Unito e l’UE parlare un’unica lingua che crei pace e prosperità in tutto il Regno Unito e in Europa per i decenni a venire.

Fonte: Articolo scritto da Jurga Zilinskiene e pubblicato il 5 Ottobre 2017 sul sito Today Translations

Traduzione a cura di:
Annalisa Sblano
Traduttrice
Bari

Un traduttore migliore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Sonnellini e vacanze
Potrebbe suonare contro producente suggerire che pisolini e vacanze rendono i freelancers più produttivi rispetto al lavoro di molte ore, ma vi sono sempre più prove raccolte a rafforzare queste idee.

Per quanto riguarda i sonnellini, la ricerca dell’Università della Pennsylvania ha riscontrato che un breve sonno durante il pomeriggio può portare la prestazione del nostro cervello al livello di una persona più giovane di 5 anni. Le capacità sia di pensiero che di memoria migliorano a seguito di costanti sonnellini pomeridiani.  Per esempio, un freelancer che ogni giorno dopo pranzo dorme 20 minuti può effettivamente avere un giorno più produttivo di un altro che invece trascorre quel tempo lavorando, grazie alla maggiore agilità mentale di cui gode a seguito del sonnellino.

Nel frattempo, uno studio interno da parte del EY ha scoperto che i lavoratori che usano più delle loro ferie annuali permesse hanno dato risultati migliori nelle loro performance. Un lavoratore, per ogni 10 minuti di vacanza che preso, ha ottenuto in media un punteggio migliore dell’ 8%. Esiste quindi un chiaro collegamento tra il prendersi una pausa e il fornire una prestazione più alta. A sua volta, è facile notare come le stesse scoperte possono essere riflesse sul lavoro di un freelancer.

Prendersi una pausa
Ogni lavoratore freelance ha una propria routine, stabilita nel tempo in modo da bilanciare guadagno, efficienza e vita privata. Ciò nonostante, per coloro che lavorano molte ore al giorno potrebbe essere il momento per riconsiderare questa routine, usando come guida degli studi scientifici. Dopotutto, chi non vorrebbe raggiungere risultati migliori lavorando di meno?

Fonte: Articolo scritto da Louise Taylor e pubblicato il 30 ottobre 2017 su LinguaGreca.com

Traduzione a cura di:
Giulia Lauria
Traduttrice EN>IT
Torino