I benefici di imparare una seconda lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Il multitasking viene più naturale
Uno studio dell’università statale della Pennsylvania ha riscontrato che una persona bilingue riesce ad avere prestazioni migliori rispetto a una monolingue nel gestire più progetti simultaneamente. È più naturale per una mente bilingue eliminare rapidamente le informazioni irrilevanti e concentrarsi solo su ciò che è importante. I ricercatori hanno individuato le basi di questa sviluppata capacità nel modo in cui la mente bilingue si destreggia tra i due linguaggi: la trattativa interiore necessaria per parlare funge da “palestra mentale”, allenando la mente a percepire e valutare rapidamente le priorità.

Prendere decisioni è più semplice in una lingua straniera
I ricercatori dell’università di Chicago hanno scoperto che utilizzare una lingua straniera per valutare i pro e i contro di una decisione permette di pensare in maniera più razionale e con meno pregiudizi. Sorprendentemente, l’utilizzo di una lingua straniera riduce anche la repulsione nei confronti della sconfitta. I ricercatori attribuiscono questi effetti al fatto che la lingua straniera consente di mantenere una maggiore distanza emotiva e cognitiva nel valutare i rischi di una decisione.

La memoria è più protetta
Uno studio condotto in Lussemburgo ha dimostrato che coloro che parlano più di due lingue hanno un rischio inferiore di sviluppare problemi di memoria come l’Alzheimer e la demenza. Infatti, il multilinguismo avrebbe “un effetto protettivo sulla memoria negli anziani che hanno utilizzato lingue straniere nella loro vita o a scuola”. Questo beneficio potrebbe essere esponenziale, dato che il rischio di malattie legate alla memoria è ancora più basso in coloro che parlano fluentemente quattro o più lingue.

La mente acquisisce maggiori dimensioni
Uno studio del 2014 intitolato “L’età in cui si impara una lingua modella la struttura cerebrale” ha riscontrato che lo spessore della corteccia cerebrale(normalmente associato a una maggiore intelligenza) delle menti bilingue si modifica solamente quando l’apprendimento di una seconda lingua avviene dopo che è stata acquisita competenza nella prima. Più tardi si impara una seconda lingua, più grande è l’effetto sulla struttura cerebrale, secondo questo studio. Inoltre, le persone bilingue che usano frequentemente entrambi gli idiomi potrebbero avere più materia grigia nelle regioni della mente responsabili dell’attenzione, dell’inibizione e della memoria a breve termine, secondo uno studio recente della Georgetown University Medical Center.

Fonte: articolo scritto da Richelle Szypulski, pubblicato il 2 febbraio 2017 in Travel and Leisure

Traduzione a cura di:
Cristina Tormen
Traduttrice editoriale
Bologna

I benefici di imparare una seconda lingua

 Categoria: Le lingue

Imparare una seconda lingua fa bene al cervello
Il desiderio di imparare una seconda lingua nasce spesso dalla volontà di vivere un’esperienza più completa quando siamo all’estero. Quando si viaggia in un paese la cui lingua è diversa dalla propria, le applicazioni online per la traduzione possono essere utili solo fino a un certo punto. Ci permettono di decifrare un menù, ma non necessariamente di iniziare una conversazione con il nostro cameriere. Una conoscenza fluente della lingua locale permette di aumentare il proprio potenziale di scoperta.  Imparare a parlare una seconda lingua può senz’altro essere ostico, questo perché alleniamo la nostra mente a fare qualcosa di molto più complesso che imparare a memoria nuovi termini e la loro corretta pronuncia; ampliamo la nostra capacità di ragionare, in diversi modi.

Il bilinguismo porta benefici che vanno oltre la capacità di chiedere indicazioni o di ordinare un caffè senza ricevere per sbaglio un vassoio di paste (incidente felice comunque, no?).

La mente dei poliglotti opera in maniera diversa rispetto a quella dei monolingui. L’utilizzo frequente di una seconda lingua affina diverse capacità cognitive, e pare che ci faccia addirittura apparire più attraenti. Ci sono migliaia di possibilità per acquisire nuove competenze linguistiche: iscriversi a un corso, scaricare un’applicazione come ad esempio Duolingo, o provare dei software più intensivi, come Rosetta Stone (che al momento sta offrendo lo sconto del 40% sul pacchetto completo fino a febbraio 2017). Per ciascuna di queste opzioni la chiave del successo è l’impegno. Esercitarsi costantemente, anche solo per un quarto d’ora al giorno, permette già di vedere i primi benefici che accompagnano l’apprendimento di una seconda lingua.

L’attenzione migliora, e molto velocemente
Non è una scusa valida per arrendersi non appena le coniugazioni verbali iniziano a spaventarci, ma la ricerca ha dimostrato che è sufficiente un periodo breve di apprendimento di una lingua per aumentare l’agilità mentale. Uno studio dell’Università di Edimburgo del 2016 ha esaminato 33 studenti tra i 18 e i 78 anni che hanno preso parte a un corso di gaelico scozzese di una settimana. I risultati hanno dimostrato un miglioramento in diversi aspetti della lucidità mentale (indipendentemente dall’età) maggiore rispetto a quello di un gruppo di studenti di un corso non linguistico e di un gruppo che non ha preso parte ad alcun corso.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Richelle Szypulski, pubblicato il 2 febbraio 2017 in Travel and Leisure

Traduzione a cura di:
Cristina Tormen
Traduttrice editoriale
Bologna

Il latino: lingua ufficiale della UE? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Nicola Gardini mette in rilievo la figura di Seneca. E si congratula della gioia che ci ha conferito il maestro stoico. Sia nella forma trasparente della sua letteratura, sia nelle sfumature concettuali. Vivere il presente –sebbene il carpe diem sia di Orazio-, evitare la superstizione della speranza, godere di ciò che si ha piuttosto di frustrarsi a causa di quello che non si ha. “Il latino di Seneca”, scrive Gardini, “è il riflesso diretto della sua lucidità e della sua propensione alla sintesi, va diretto al nocciolo delle questioni, senza complicazioni, senza alzare la voce. Un latino spontaneo. Il latino di chi medita e di chi trasforma le idee in regole di vita”. È il perfetto antagonismo all’ampollosa retorica di Cicerone, sebbene Gardini non la rimproveri. Al contrario, le attribuisce un valore molto superiore all’artificio linguistico. Afferma che Cicerone dice cose adeguate con una forma adeguata. E che la sua oratoria è una scienza di emozioni, ma anche lo strumento grazie al quale si scorpora tutto un sistema di valori. “Parlare bene è una filosofia.  Scrivere bene è una forma di fare il bene. E Cicerone lo ha dimostrato, esponendo la sua stessa eloquenza al servizio di una società minacciata dalla tirannia. Fu il nemico giurato di qualsiasi dispotismo e fu un eroico portavoce del Senato. La sua arma era una parola: libertas ”( libertà, nel caso in cui ci fosse bisogno della traduzione).

Tornare al latino, secondo il parere di Gardini, non sarebbe né una regressione né una stravaganza anacronistica, bensì una risorsa dell’Europa per riconoscersi nella sua identità e nella lingua che l’ha strutturata nella sua idiosincrasia civilizzatrice. Scrivere e parlare in latino ci renderebbe delle buone persone, come Cicerone. E oscene, come Catullo. E commoventi, come Virgilio. E profondi, come Lucrezio, sebbene tale monumento della lingua latina non sarebbe mai nato senza l’evangelizzazione di Catone (234-149 a.C.) e di Plauto (250-184 a.C.). Sono stati loro a fissare le colonne della lingua, a predisporre il primo alito di un prodigio sopravvissuto molto più del suo tempo e del suo spazio.

Lo dimostrano le cerimonie pontificie e gli “schiaffi” che diamo al dizionario latino (de motu propio, a grosso modo, el quiz de la cuestión..), così come l’adesione alla lingua che fece distinguere nel corso dei secoli Petrarca, Milton, Ariosto, Tommaso Moro, ma anche Rilke, Montale, Beckett, Joyce o Jorge Luis Borges. “Non senza una certa vanagloria, avevo cominciato a quei tempi lo studio metodico del latino”, scrisse il saggio argentino. Gardini evoca la frase all’inizio del suo saggio. O bisognerebbe dire nell’incipit, dato che qualunque libro è pieno di espressioni o abbreviazioni latine (circa, sic, op. cit.), come le briciole di pane che il professore italiano ha lasciato cadere davanti a noi per proseguire il cammino fino alla “pienezza culturale” e la resistenza ciceroniana. “Bisogna studiare il latino”, conclude Gardini, “non solo per il piacere di farlo, ma anche per educare lo spirito, per offrire alle parole tutta la forza trasformatrice che vive in esse”. E per capirsi con un prete tedesco buttato sulla strada con la macchina guasta. E dirgli: “Desolatus”.

Fonte: Articolo scritto da Rubén Amón e pubblicato il 9 Febbraio 2017 sulla sezione “Cultura” del quotidiano El País.

Traduzione a cura di:
Michela  Pusceddu
Dottoressa in Lingue e Letterature Straniere
Milano

Il latino: lingua ufficiale della UE?

 Categoria: Le lingue

Il successo editoriale di un professore italiano dimostra che la lingua fondativa della cultura europea gode di buona salute e potrebbe risorgere come tema identitario per un continente che sta vivendo un periodo di sfiducia e immobilismo.

Una delle scene più colorite del film Il sorpasso (Dino Risi, 1962) riguarda il passaggio in cui alcuni sacerdoti tedeschi fermano l’Alfa Romeo decapottabile in cui viaggiano Vittorio Gassman e Jean-Luis Trintignant. Si è guastata la macchina, hanno bucato, hanno bisogno di un cric, ma non sanno come spiegarlo ai loro interlocutori. Ed è così che uno dei preti decide di farlo in latino: “Elevator nobis necesse est”. Trintignant, che è francese, spiega il problema a Gassman, che è italiano, ma non può soddisfare il bisogno urgente dei religiosi. E risponde in modo chiaro: “Non habemus gato, desolatus”. La scena illustra con chiarezza il vincolo del latino nella cultura occidentale. La sua forza come prova di comunicazione. E perfino il suo valore identitario nella tradizione del continente, in ancora di più ora che le pressioni di Trump e Putin hanno spronato una sorta di reazione e di orgoglio. L’inglese predomina sulle altre lingue ed è la più diffusa nei piani scolastici. Il problema è che identifica anche un sabotaggio, il sabotaggio della Brexit. E che potrebbe sconvolgersi, fino all’azione estrema di convertire il latino nella lingua egemone dell’Unione Europea. Fino a tollerare anche espressioni così macaroniche come il “desolatus” di Gassman.

L’idea, la provocazione, nasce da un professore italiano, Nicola Gardini, e dalla celebrità – febbrile – che ha ottenuto nel suo Paese un saggio, un libro, concepito, in realtà, senza le benché minime ambizioni commerciali. Ha ottenuto tale successo come se la società pretendesse un esercizio retrospettivo di autostima verso una lingua che è troppo viva per essere considerata morta. La LOMCE spagnola (2013), per esempio, lo ha abilitato nuovamente come materia fondamentale e obbligatoria della maturità, ma il latino rappresenta anche un veicolo di comunicazione straordinario nell’ambito del diritto, della medicina, della filosofia, della liturgia religiosa, dell’esercito, dell’ingegneria, dell’architettura e del linguaggio quotidiano. Diciamo motu proprio, quid pro quo, de facto, ergo, ex profeso o in extremis, forse non troppo coscienti del fatto che stiamo evocando una pietra miliare e fondativa della cultura europea, il cui respiro è ancora capace di far comunicare sull’asfalto un prete tedesco e un latin lover italiano. È il contesto in cui è risultata provvidenziale la pubblicazione di “Viva il latino, storie e bellezza di una lingua inutile“.

L’iniziativa di Garzanti Editore presenta otto edizioni, e il titolo non ha bisogno di traduzione in spagnolo, proprio per la radice comune della lingua. E perché la Spagna fu uno dei territori più fertili della romanizzazione e anche tra i più dotati nell’esportazione di talenti all’impero. Non tanto per le figure di Adriano o Traiano nella lista degli imperatori, bensì per l’entità dei filosofi e degli scrittori che contribuirono ad arricchire il latino.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Rubén Amón e pubblicato il 9 Febbraio 2017 sulla sezione “Cultura” del quotidiano El País.

Traduzione a cura di:
Michela Pusceddu
Dottoressa in Lingue e Letterature Straniere
Milano

Il difficile mestiere del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Fare il traduttore può spesso apparire come il lavoro ideale: lavorare dove, quando e come si vuole (anche in pigiama!), poter gestire autonomamente i propri tempi, leggere libri in anteprima, guadagnarsi da vivere comodamente seduti al computer, svolgere un lavoro appassionante e interessante. Tutte cose verissime. Eppure quello del traduttore non è certo un lavoro perfetto, a volte, la sua vita può essere davvero dura. Perché? Ecco qua:

1) Lavorare dove si vuole, tipo da casa, è un bel vantaggio certo, ma… quando il postino suona nel bel mezzo di un passaggio complicato? Quando in casa guardano la televisione o ascoltano musica a tutto volume e la concentrazione sfugge in ogni momento?

2) Lavorare da soli sì, che bello, potersi organizzare il proprio tempo, però bisogna anche saperselo organizzare. Evitare distrazioni ma comunque sapersi porre dei limiti. Insomma, non bisogna distrarsi ma neanche andare avanti a oltranza. È necessario imparare a un certo punto a spegnere il computer. Solo così un traduttore potrà avere una vita “normale”.

3) Le prove da superare non finiscono mai. Per lavorare con una nuova casa editrice o agenzia di traduzione ci sarà sempre un test di traduzione da affrontare. È comprensibile. Ma, pur facendo un ottimo lavoro, non è detto che il test andrà bene, ci potrà infatti essere sempre qualcuno con più esperienza o con tariffe più basse che verrà preferito.

4) Il pagamento, altro tasto dolente. La maggior parte dei clienti chiede il classico lavoro fatto “per ieri” eppure i pagamenti spesso tardano ad arrivare, soprattutto quando si parla di clienti privati. Ecco dunque che arriva a un certo punto il momento di sollecitare il pagamento per il lavoro svolto, magari già da qualche mese. C’è chi è più bravo in queste cose e chi lo è meno. Ad ogni modo è una vera scocciatura.

5) La sfida della traduzione in sé stessa è, per la maggior parte delle volte, davvero stimolante per chi questo mestiere lo fa con vera passione. A volte però il compito di riportare un concetto in una lingua diversa dall’originale si fa davvero arduo. La preparazione linguistica da sola non basta, ad esempio, per tradurre giochi di parole, slogan o battute divertenti, ciò che serve è una grande creatività e una profonda conoscenza delle due culture.

6) E comunque, per essere un traduttore, non basta “conoscere le lingue”, bisogna avere anche una grande padronanza della propria lingua madre (quella verso cui si traduce), bisogna costantemente aggiornarsi e mai sospendere la propria formazione. In questa professione non si può mai dire di essere arrivati. Ci sarà sempre qualcosa in più da imparare.

7) Il tutto deve poi essere fatto nel rispetto dell’autore, del suo stile, delle sue intenzioni. Il traduttore c’è, ma quello più bravo è quello che non si vede, quello che riesce a farsi invisibile. Quindi, se è davvero bravo probabilmente il suo lavoro certosino non verrà nemmeno notato.

Diciamocelo dunque, quello del traduttore è un mestiere davvero difficile, eppure pieno di tutte le cose più belle che la vita ha da offrire: sfide, parole, storie, creatività, conoscenza, nuovi mondi. Quindi, probabilmente – anzi, sicuramente – ne vale la pena!

Autrice dell’articolo:
Eleonora Tedeschi
Traduttrice, editor, giornalista
Firenze

La traduzione…in attesa di più tradimenti (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Che cosa rimane, quindi, dell’”universale”? O in altre parole: che cosa può farci rimanere nell’universale dopo ciò che ha detto Barbara Cassin sulla questione teorica più spinosa e difficile, la questione della rivelazione della fragilità delle sue origini greche monolingue? Perché ci appelliamo ad esso dopo che è stato fatto cadere dalle sue altezze ed è diventato ciò che sta dietro la globalizzazione? E non è conveniente che noi miriamo alla sua frammentazione, alla distribuzione dei suoi significati tra le lingue e che apriamo davanti ad ogni lingua la possibilità di liberarsi da esso? Non è meglio che ci fermiamo in una zona “tra-tra” per ampliare le direttrici di ricerca e gettare le fondamenta della molteplicità? Queste sono le domande essenziali che è inevitabile porre cercando di rispondervi con l’allontanamento dell’universale dalla sua “superbia”, facendolo uscire dal monolinguismo e dalla limitatezza della sua visione.

Nel suo libro Elogio della traduzione Barbara Cassin congiunge le due estremità nel mondo, l’antico greco chiuso nel monolinguismo e il mondo moderno che mostra di accogliere il multilinguismo e che presuppone maggiore ibridità. Riunendo il vecchio e il nuovo, Barbara Cassin tocca un tasto dolente per proclamare la necessità di liberare la traduzione dal “peccato del tradimento” e dal giogo di un pensiero passato e chiuso in se stesso. Inoltre ricorda che la lingua – quando si situa al crocevia delle civiltà e nel massimo rischio di resa del significato – si astiene dall’essere un semplice strumento di informazione e mezzo di comunicazione e si rivela suo malgrado (o meglio con la volontà dei suoi parlanti) un’arma di dominio e potere. Con questa logica, sta al traduttore essere il perfido traditore…schierandosi al fianco della molteplicità di significati con l’apertura a ciò che va oltre il noto e il diverso. Nella traduzione, in verità, non ci sono significati impossibili da tradurre, ci sono solo significati che non dobbiamo rinunciare a tradurre…nell’attesa di più tradimenti consapevoli, di più tradimenti belli!

Fonte: articolo scritto da Sahby al-Alany e pubblicato il 23 dicembre 2016 sul sito arabo alaraby.co.uk

Traduzione dall’arabo all’italiano a cura di:
Laura Serraino
Dottoressa magistrale in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
Traduttrice AR>IT -  EN>IT
Cantù

La traduzione…in attesa di più tradimenti (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Nell’articolo di ieri abbiamo elencato (ndr) le domande più importanti che Barbara Cassin ha proposto sulle categorie fondamentali del pensiero occidentale. Per capire più approfonditamente i motivi che l’hanno portata a questa visione, è inevitabile ricordare che l’autrice del libro ha vissuto un’esperienza nella traduzione del tipo più difficile che possa provare una persona specializzata, come è lei, nei campi della filosofia e della filologia. Tra il 1993 e il 2000 ha realizzato un’opera, pubblicata poi nel 2004, con più di 1500 pagine alla cui stesura hanno partecipato oltre cento ricercatori universitari. Questo lavoro ha un titolo non privo di stranezza: Il dizionario europeo della filosofia-un dizionario intraducibile e l’aspetto strano in esso è l’ammissione sincera dell’autrice sull’impossibilità di spostare molti concetti da una lingua a un’altra senza che si parli di “crepe” profonde nel significato, rendendo il “tradimento” un fatto reale, inevitabile. Tuttavia gli aspetti di stranezza nel “dizionario” che Barbara Cassin cita nel suo nuovo libro Elogio della traduzione rappresentano alcune direttrici che percorrono quest’ultimo e non solo. Ci basterà indicarne tre.

In primo luogo il campo linguistico europeo di cui si occupano gli autori del “dizionario” non si limita ai confini dei paesi che oggi formano lo spazio politicamente conosciuto come “Unione europea” e dunque i concetti che si sono diffusi in Europa in secoli di sforzo intellettuale e teoria filosofica non sono puramente europei, anzi ci sono concetti con radici arabe, ebree, russe, ucraine e svedesi.

In secondo luogo, l’Europa che è riuscita o era sul punto di realizzare la sua unità attraverso la fondazione dell’Unione, non si è accordata completamente nel “riunire” i suoi discorsi e “unificare” la sua visione. E nonostante la struttura ufficiale dell’Unione e i suoi testi fondamentali siano riconosciuti in molte lingue usate dai popoli che vi appartengono, la verità oggettiva e la realtà svalutano questa “illusione”. A livello di produzioni intellettuali e filosofiche il greco antico continua a occupare i cuori e le menti, pur non avendo  alcuna autorità. Anche se molti intellettuali e filosofi hanno provato a superare la presenza del greco, si ritrovano ora sotto l’influenza della lingua tedesca che si è fatta luce con il suo ruolo di “potere” e “strumento di dominio” attraverso l’influenza del filosofo Martin Heidegger (1889-1976). Per quanto riguarda il modo in cui vengono trattate le lingue oggi all’interno  delle istituzioni dell’Unione, è la lingua inglese che si è appropriata della maggioranza assoluta e del dominio palese a spese delle altre lingue europee.

In terzo luogo – e ciò fa progredire la stranezza e le sue manifestazioni a un livello di disorientamento e sorpresa – la lingua inglese che tutti pensano monopolizzi gli ingranaggi dell’Unione europea e di tutti gli altri organi delle Nazioni Unite non ha, secondo l’opinione di Barbara Cassin, niente a che fare con la vera lingua inglese, anzi questo fatto arreca più danni che benefici alla lingua di Shakespeare. La versione di inglese utillizzata in questi ambiti non è che un insieme di espressioni ibride consacrate dagli esperti di finanza e business con il fine di ottenere piani di finanziamento da questa o quella istituzione europea o internazionale. Per questo motivo Barbara Cassin, nella sua descrizione delle relazioni tra le lingue europee nell’ambito della traduzione, preferisce non parlare di “dominio” della lingua inglese, ma di ciò che chiama dominio del “glo-bish”. E “glo-bish” non è che una parola creata per richiamare astutamente da una parte (glob) la globalizzazione e dall’altra, anzi nell’ultima parte, ciò che rimane della lingua inglese (ish) che noi pensiamo lingua di un popolo intero (English).

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Sahby al-Alany e pubblicato il 23 dicembre 2016 sul sito arabo alaraby.co.uk

Traduzione dall’arabo all’italiano a cura di:
Laura Serraino
Dottoressa magistrale in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
Traduttrice AR>IT -  EN>IT
Cantù

La traduzione…in attesa di più tradimenti (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Secondo Barbara Cassin tutti questi intellettuali non sono solo dei nomi nelle pagine della storia, anzi rappresentano gli esponenti più significativi perché hanno vissuto quella che lei chiama l’”esperienza tra-tra”, un’esperienza tra le più dure e difficili in cui si possa addentrare un traduttore quando, trovandosi tra due lingue, non riesce a far piegare una di loro verso l’altra, ma non esita a tradire, trionfante, questa o quella lingua. Forse l’elemento più importante che cattura la nostra attenzione nei primi capitoli del libro è che Barbara Cassin si considera erede dell’esperienza più dura e difficile, ma non propone i suoi pensieri e le sue posizioni sulla base del fatto che sono un’alternativa o una delle forme della “salvezza della traduzione” attraverso la “fedeltà al significato”, anzi è il contrario ciò a cui lei ambisce e che mira a fondare attraverso l’invito alle “traduzioni indecise” al posto delle “traduzioni rassicuranti”. Questa è l’essenza di ciò che lei chiama “molteplicità dell’universale”.

Nel tracciare l’origine di ciò che chiama “traduzioni indecise” Barbara Cassin ricorda la realtà linguistica che era dominante in Grecia al tempo della fondazione del discorso filosofico e nota che gli antichi Greci (coloro che sono riconosciuti nel mondo come “padri del pensiero”) non sono stati, assolutamente, tra i popoli plurilingue, anzi sono rimasti per molti secoli in una condizione monolingue che ha consolidato la fierezza per il loro idioma e l’orgoglio di parlare solo quella lingua. Per quanto riguarda le altre lingue le consideravano semplicemente “barbare”, ossia suoni privi di significato. E nonostante posizioni come queste fossero diffuse presso molti popoli all’interno di altre civiltà – come è il caso degli Arabi che continuano a considerare chi non parla la loro lingua “straniero” e lo classificano come “barbaro”- tuttavia la questione nella situazione greca sembra strana, anzi un autentico paradosso. L’aspetto della stranezza e l’origine del paradosso, come nota la scrittrice, è che la lingua greca, che è stata ed è rimasta per secoli e generazioni la lingua degli antichi Greci, è l’unica in cui è maturata la categoria “logos” con un posto fondamentale nel pensiero e nella filosofia, fino all’età moderna; categoria che estende la sua sfera semantica, comprendendo fianco a fianco i significati di “discorso”, “lingua”, “ragione”, “legge dell’universo”, “parola divina”,“universale”. E come può sorgere all’interno di una cultura monolingue una categoria che rivendica per se stessa un dominio semantico e concettuale come questo? E la domanda più importante, nel contesto della traduzione: è sensato “imporre” ad altre lingue di assimilare il campo semantico “logos”, come si è cristallizzato all’interno del greco antico, utilizzato dagli strati più alti della società che parlavano, pensavano e filosofavano solo in quella lingua? E quale posto occupa questo “universale presunto” che è spuntato dalle viscere di una lingua autosufficiente? Le risposte nell’articolo di domani (ndr).

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Sahby al-Alany e pubblicato il 23 dicembre 2016 sul sito arabo alaraby.co.uk

Traduzione dall’arabo all’italiano a cura di:
Laura Serraino
Dottoressa magistrale in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
Traduttrice AR>IT -  EN>IT
Cantù

La traduzione…in attesa di più tradimenti (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La traduzione…un’esperienza “Tra-Tra”
Facendo riferimento solo alle convenzioni presenti e alle norme vigenti, sembra irrazionale e inaccettabile che un intellettuale dichiari pubblicamente “la necessità del tradimento”, come dice chiaramente Barbara Cassin nel suo discorso. Infatti, nel tempo l’ossessione della “fedeltà all’originale” o “dell’avvicinarsi ad esso per quanto possibile” è rimasto il principio cardine della traduzione. E per quanto ci siamo sforzati di interpretare e giustificare, nessuno accetterà, ad esempio, che noi traduciamo il magnifico titolo di Gabriel Garcia Marquez Cent’anni di solitudine con Cent’anni di inquietudine o Mezzo secolo di caos! Non è questo, in realtà, che intende e ricerca Barbara Cassin e non abbiamo pensato che legittimasse questi “scandalosi tradimenti”. Le problematiche che propone il suo libro Elogio della traduzione, invece, rientrano nell’orizzonte più vicino a ciò che possiamo convenire di chiamare “Epistemologia della traduzione” e con ciò intendiamo un gruppo di fondamenti teorici e premesse basilari che offrono l’opportunità ai traduttori- quando li comprendono, riescono ad utilizzarli e li esaminano attentamente- di realizzare la loro opera in modo consapevole.

E non è strano che Barbara Cassin introduca nel suo libro un procedimento epistemologico -che racchiude in sé la profondità della trattazione, la vastità delle prospettive e l’accuratezza dei risultati – sia a livello di approccio teorico specifico, sia a livello di applicazione puntuale. Cassin fa notare fin dalle prime pagine, nella sezione che ricade sotto il titolo “avvertenza”, di essere debitrice, in tutto ciò che ha scritto, degli intellettuali che l’hanno preceduta, iniziando da San Girolamo (347-420), il dalmata che tradusse i vangeli dall’aramaico e dall’ebraico al latino, e finendo con l’italiano Umberto Eco (1932-2016) che faceva della traduzione uno dei fulcri della sua vita intellettuale e culturale, passando per il tedesco Walter Benjamin (1892-1940) che è stato l’anello di congiunzione tra la letteratura francese e la lingua tedesca, con la sua traduzione della raccolta di Baudelaire (1821-1867) I fiori del male e del famoso lavoro di Proust (1871-1922) Alla ricerca del tempo perduto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Sahby al-Alany e pubblicato il 23 dicembre 2016 sul sito arabo alaraby.co.uk

Traduzione dall’arabo all’italiano a cura di:
Laura Serraino
Dottoressa magistrale in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
Traduttrice AR>IT -  EN>IT
Cantù

La traduzione…in attesa di più tradimenti

 Categoria: Tecniche di traduzione

Molti nel mondo non serbano memoria della grande saggezza e dei numerosi aforismi degli Italiani, eredi della gloria di Roma. Una singola massima, però, è diventata più famosa e diffusa di quanto non siano decine di libri e con ciò intendiamo il motto che dice “traduttore, traditore”. La maggior parte delle lingue europee custodisce gelosamente la trasposizione di questo motto nel proprio idioma e si è impegnata molto a conservarne la forza espressiva fondata sull’assonanza che accosta suoni simili, i cui significati, però, si basano su una logica, più vicina all’antitesi, che trova detestabile il tradimento. In questo detto sono presenti abilità retorica e capacità espressiva a un punto tale che la sua formula abbreviata è stata considerata un riassunto delle più importanti problematiche legate traduzione, fino a incontrare il grande favore degli Arabi che hanno cercato di renderla nella loro lingua in varie forme e in seguito l’hanno accolta nella forma suggerita da Faqid Salah al-Qarmady (1933-1983), professore di linguistica dell’università di Tunisi: “il traduttore, un perfido traditore”.

Siamo cresciuti e invecchiati con questa originale traduzione di al-Qarmady e la consideravamo solo una trasposizione del significato, fedele alla bellezza e allo stile dell’arabo. Tuttavia, quando abbiamo letto il libro Elogio della traduzione- complicare l’universale, pubblicato recentemente dalla filosofa e filologa francese Barbara Cassin, siamo stati spinti a rivedere molte delle nostre convinzioni, e non abbiamo potuto astenerci dal domandare: che cosa succederebbe se fosse richiesto a una traduzione non di essere fedele all’originale, ma anzi di insistere sul “tradimento”? E se questo originale a cui continuano ad appellarsi in molti fosse semplicemente una menzogna nella cui trappola cadono tutti?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Sahby al-Alany e pubblicato il 23 dicembre 2016 sul sito arabo alaraby.co.uk

Traduzione dall’arabo all’italiano a cura di:
Laura Serraino
Dottoressa magistrale in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
Traduttrice AR>IT -  EN>IT
Cantù

Donald Trump e i suoi traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Molti hanno visto un parallelismo tra Jean-Marie Le Pen, del fronte di estrema destra del partito nazionalista francese, e Donald Trump. La figlia di Le Pen, Marine Le Pen, è attualmente in testa nei dati dei sondaggi elettorali, rilasciati nei giorni scorsi. Eppure, sotto il punto di vista linguistico, esiste una differenza basilare tra l’ottantottenne Jean-Marie Le Pen e Donald Trump. “Così come Trump, Le Pen ha sempre affermato tutto ciò che gli passava per la testa; tuttavia, il suo linguaggio e i suoi pensieri sono sempre stati molto più articolati, per quanto terribilmente razzisti e anti-semiti e, di conseguenza, illegali in Francia.”

Prosegue nell’intervista: “nel 1987, (Le Pen) ha affermato che i forni crematori dei campi di sterminio erano solo “un dettaglio della storia”. Questa affermazione è stata condannata da un tribunale francese per aver negato la natura della Shoah, eppure lo stesso tribunale ha sostenuto che la frase in questione fosse stata elaborata da un “politico che avesse dimestichezza nella retorica politica e nelle sfumature della lingua francese””. L’inglese di Trump non celebra le sfumature della lingua, ma forse questa definizione di “politico che abbia dimestichezza nella retorica politica” è solo un’espressione moderna di un concetto da cui George Orwell ci aveva già messo in guardia ai suoi tempi: il voler utilizzare un linguaggio volontariamente poco chiaro per nascondere la verità oppure, come ha dimostrato Betsy DeVos, ignorare direttamente le domande poste.

Non lontano da Washington, il Baltimore Museum of Art ha riesposto una celebre installazione intitolata “Violins Violence Silence” di Bruce Nauman, che sta nuovamente illuminando la sua facciata orientale. Le parole “Silence-Violence-Violins” riproducono, una dopo l’altra, un fascio di luce che illumina il cielo notturno. Quando ero uno studente dell’università, mi sono ritrovato più volte a camminare vicino queste parole, pensando alla relazione tra silenzio e violenza e a come la musica fosse in grado estraniarci da entrambi. Non posso che pensare che in futuro il compito dei traduttori possa essere proprio questo: tradurre il silenzio, illuminandolo con la giusta attenzione.

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Donald Trump e i suoi traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un comportamento analogo è stato riscontrato anche tra i suoi collaboratori, come risulta evidente dallo scambio tra Betsy DeVos e il Senatore Tim Kaine, durante il quale quest’ultimo le ha chiesto se fosse sua intenzione evitare le sue domande durante tutte le sedute della settimana.

Tutte queste forme di evasione rappresentano un grande ostacolo per i traduttori, il cui obiettivo è svelare il significato di un’affermazione, non offuscarlo. Sebbene durante la gara alla presidenza Trump abbia fatto di un linguaggio semplice il suo stendardo per arrivare a tutti, la Viennot vede nell’utilizzo dello stesso un motivo completamente diverso. “Nel caso di Trump, non si tratta di una strategia, quanto di un vocabolario limitato che esprime un pensiero a sua volta poco articolato”, afferma durante l’intervista. La Viennot ha eleborato ulteriormente il concetto della difficoltà di tradurre le affermazioni di Trump – e spiegato come spesso il traduttore venga accusato di aver prodotto un eleaborato senza alcun senso – durante un’intervista con il Los Angeles Review of Books.

“In quanto traduttrice, ho il compito di scrivere testi comprensibili, per cui, in questa circostanza, mi trovo costantemente di fronte a un bivio: tradurre Trump così come parla, lasciando ai lettori francesi l’arduo compito di comprendere il contenuto dei suoi commenti (senza dimenticare il fatto che verrei poi giudicata per l’utilizzo dei termini scelti o per la bassa qualità del pezzo); oppure mantenere il contenuto, ma riadattando lo stile così che risulti comprensibile, delineando l’idea che Trump sia un politico qualunque che si esprime in maniera corretta, sebbene sia evidente il contrario”.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Donald Trump e i suoi traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un traduttore rappresenta il più attento dei lettori, considerando nella lettura di un testo ogni parola, virgola o sfumatura di linguaggio utilizzata: ed è per questo che da mesi ormai, “translator Twitter” ha postato i commenti dei traduttori di tutto il mondo riguardo alle difficoltà della “Trumpduzione”. Uno dei dubbi più frequenti riguardava la traduzione di “Make America Great Again” in spagnolo, e così il quotidiano El País ha deciso di intervistare una serie di traduttori, ritrovandosi con ben sette risposte possibili, compresa “¡Arriba América!”. Recentemente, la questione ha suscitato un interesse sempre maggiore da parte dei media, e grazie alle analisi dettagliate fornite dai traduttori durante le interviste, è stato possibile delineare una visione più o meno concreta di ciò che Trump (non) afferma durante i suoi discorsi, e di come stia “(r)aggirando” il mondo.

Bérengère Viennot, incaricata di tradurre Trump in francese, spiega a Le Monde e Slate che uno dei problemi principali comparsi nella traduzione dei suoi discorsi riguarda la presenza di una ripetizione costante delle medesime costruzioni.  Solo per citare un esempio, durante la sua intervista presso il quartier generale del New York Times, l’attuale presidente degli Stati Uniti ha citato la parola “great”per ben 45 volte. Eccone un caso tra I tanti: “I mentioned them at the Republican National Convention, and everybody said that was so great”. In questa circostanza, la Viennot ha optato per un “c’était trop bien”(NdT.“è stato davvero grandioso”).

Uno degli aspetti più succulenti dell’articolo del Le Monde è rappresentato dall’affermazione della Viennot, secondo la quale il vocabolario di Trump risulti essere monopolizzato da aggettivi iperbolici: oltre a “great”, si è imbattuta in una serie interminabile di “strong”,“tough,” “tremendous” e “incredible”. In aggiunta, la traduttrice ha ribadito che oltre a ripetersi in maniera costante, Trump ha la tendenza a non rispondere alle domande che gli vengono poste, o per lo meno a non articolare chiaramente il punto della questione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

L’invisibilità dei traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cresci!
Non finire mai di imparare! La nostra professione è in rapida evoluzione, le lingue si evolvono ogni giorno. Dobbiamo evolverci! Rinnova le tue fonti, segui un corso di formazione a distanza, leggi, anche se è qualcosa che ti non interessa, non si sa mai se dovrai tradurre qualcosa su questo argomento. Tutto è per il nostro bene!

Non avere paura
Non avere paura di buttarti in un progetto nuovo o diverso. Ogni volta che cominci un nuovo progetto, tema, libro, stile, ricorda che in un primo momento sarà difficile, ma non preoccuparti, alla fine tutto passa e finirai con sentirti a tuo agio anche il lavoro ti sembrerà difficile.

Convivi con la lingua
Devi convivere con le tue lingue e utilizzarle tutte le volte che puoi: leggi, guarda la TV, scrivi, ascolta, parla. Puoi anche inventare giochi praticando accenti diversi, o giocare ai sinonimi, o a “come si traduce questo”, ecc. Dovresti inoltre usare o leggere non solo nella lingua di tutti i giorni o i best-seller, ma anche la letteratura classica e un linguaggio più altolocato; ciò contribuirà a espandere e mantenere il tuo vocabolario, la comprensione, la memoria, ecc.

Altri traduttori
Ascolta e leggi altri traduttori, imparerai sempre qualcosa di nuovo dai tuoi colleghi. Leggi traduzioni di lingua che conosci e di quelle che non conosci. Leggi articoli di traduttori di fama o opere legate alla nostra professione, ti aiuterà a crescere e ad aprire nuovi orizzonti.

Dov’è la mia musa?
Accade a tutti che, improvvisamente, la tua motivazione, la tua ispirazione, la tua musa svanisce. Ma se ci fermiamo ad aspettarla probabilmente non arriverà mai. È meglio sedersi davanti al computer, aprire la traduzione e far si che la musa ritorni. Iniziare con delle bozze, a mettere e togliere parole, aprire una pagina sull’argomento, navigare in rete, e vedrai come, alla fine,l’ispirazione ritornerà; se non funziona, forse hai bisogno di una pausa.

Limiti
Traccia tuoi limiti! È meglio decidere in anticipo su quali argomenti o testi preferisci lavorare. Devi tracciare tuoi principi professionali, sia quando ti appresti a tradurre un testo, sia sulle tue tempistiche, le tue tariffe, ecc. Quando avrai deciso tutto, vedrai che sarà più facile prendere altre decisioni.

Fonte: Articolo scritto da Cristina Aroutiounova e pubblicato il 24 febbraio 2011 sul suo blogEl placer de traducir

Traduzione a cura di:
Sara Castelletti
Traduttrice letteraria
Novara

L’invisibilità dei traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Molti di noi, se non la maggior parte, sono invisibili nelle traduzioni, siccome il lettore dovrebbe leggere l’autore piuttosto che il traduttore. Certo che, come traduttore, tu sei il fulcro di questo processo, e lascerai sempre qualcosa della tua personalità nel risultato finale. Ti vedrai riflesso nelle parole che hai scelto di utilizzare, nelle espressioni, la sintassi, e via dicendo, ma non dovresti, in nessun caso, apportare nulla del tuo proprio repertorio. Ciò che è vero è che alcune opere guadagnano molto grazie ai traduttori e altre, invece, ci rimettono.

La traduzione di un testo può essere molto variopinta, dove io metterei A, tu metteresti B, ma la cosa più importante è sapere che cosa può essere sacrificato. Ci saranno sempre traduzioni migliori e peggiori, più o meno accurate, ma la precisione non dipende solo dalle parole che vengono usate, ma dal testo nel suo insieme e il risultato finale nella lingua di destinazione. Deve risultare natural!

Cerca e indaga bene
Le persone che non conoscono bene la nostra professione, credono che tradurre sia facile. Che puoi lavorare su un testo di 30.000 parole in tre giorni, senza commettere errori e in un italiano perfetto! Però no, si devono consultare i dizionari, il web, altre fonti di informazione, verificare se l’uso che si darà alla parola o ad un’espressione è corretta, la giusta trascrizione di un nome proprio, se la citazione che stai per tradurre è già stata tradotta, ecc. Più risorse si hanno, meglio è! È consigliabile fare più di una consultazione, piuttosto che rammaricarsi della propria pigrizia più tardi. Come afferma un detto russo: “семь раз отмерь, один раз отрежь” (qualcosa come “Prima di sposarti, guarda quello che fai”). Penso che dovremmo sempre unire la fiducia in noi stessi con un pizzico di dubbio verso di noi e la nostra conoscenza.

Come sta la tua ortografia?
L’ortografia e la grammatica sono essenziali per la nostra professione; per questo motivo devi amare sia la grammatica ama di una lingua tanto come quella di un’altra, o di diverse. Devi scrivere correttamente, è il tuo lavoro il tuo biglietto da visita! Dovresti anche sapere come lavora il tuo correttore o editore, conoscere lo stylebook della società, ecc. Questo ti aiuterà a conoscere meglio la lingua impiegata per il tuo lavoro!

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Cristina Aroutiounova e pubblicato il 24 febbraio 2011 sul suo blogEl placer de traducir

Traduzione a cura di:
Sara Castelletti
Traduttrice letteraria
Novara

La parola, il linguaggio come progetto di senso

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

“ In principio era il verbo, …” così recita il Prologo al Vangelo di Giovanni.  Il Verbum, la parola, sono dunque gli artefici della creazione del mondo, ne plasmano i contorni e suggellano l’attitudine dell’essere umano a vivere e a comunicare all’interno di un contesto sociale. Ma cosa significa in realtà comunicare ? Non si tratta forse di riconoscere ad uno stesso fatto o alla medesima situazione analoghe caratteristiche percettive suscettibili di indurre le stesse reazioni sensoriali, siano esse visive, olfattive, uditive, gustative ? Le immagini, i suoni, i profumi creano come delle sinfonie percettive i cui toni si articolano in parole. Ogni tonalità di ciò che viene percepito tramite i sensi trova in tal modo una corrispondenza verbale, che viene poi codificata allorché venga condivisa all’interno di una stessa aggregazione sociale. La paura, la rabbia, il desiderio vengono interiorizzati e si rivelano nella loro essenza alle persone, e quelle stesse persone si rivelano a se stesse attraverso di loro.

Questa duplice rivelazione determina l’esigenza di aprirsi al mondo, di stabilire un contatto per conoscerlo e per votarsi ad esso nel modo più consono. Ne consegue che la verità di queste percezioni diviene allora una verità imperativa suscettibile di imporsi attraverso un progetto di senso che ne motivi le ragioni, un progetto vissuto ed elaborato dalla coscienza individuale al fine di anticipare le possibili conseguenze legate a quelle stesse percezioni. Comunicare assume quindi la valenza di una sorta di anticipazione di una vocazione futura già inscritta nella propria coscienza, che indurrà o meno ad assumere determinati comportamenti, oppure a rinunciarvi. Alla base di ciò troveremo sempre l’anelito alla conoscenza di se stessi, per poter rinascere ogni volta infrangendo il santuario dell’interiorità che non è fatto per rimanere serrato e inaccessibile ma che deve proiettarsi verso il mondo, senza peraltro sgretolarsi per concedersi ad esso.

Ecco allora che si prefigura l’ineludibile necessità di attribuire al linguaggio un senso comune, sulla base delle ragioni volte a giustificarne la convenienza e l’imperatività di fronte a verità non ancora conosciute o rivelate. Questo senso non può prescindere da una motivazione che nasce paradossalmente dall’ignoranza; è Socrate che ci ha fornito il più bell’esempio di questa forma paradossale di motivazione quando dice: « Tutto ciò che so, è che  non so nulla. » Rendersi conto di non sapere suscita un’attrazione formidabile verso ciò che bisogna conoscere, trasmettere, comunicare.

Fonte: Spunti tratti dal testo di Antoine de La Garanderie “La motivazione: il suo risveglio, il suo sviluppo”

Autore dell’articolo:
Dott. Guido Pancera
Traduttore freelance dal francese in italiano
Ceresara (MN)

Lavorare come traduttore in Bulgaria (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Transizione permanente
Pian piano e senza far tanto clamore è arrivato l’anno 2000. L’internet aveva già iniziato da qualche anno la sua marcia trionfante diffondendosi in tutta la Bulgaria. Con l’apparizione e lo sviluppo della rete mondiale il lavoro dei traduttori si è ulteriormente semplificato. Non bisogna girare per la città per consegnare il testo tradotto o prendere il materiale da tradurre, visto che le agenzie mandavano tutto per posta elettronica (il fax pian piano è sparito dalla circolazione). Per me questo significa avere a disposizione più tempo da dedicare alla cura dei testi tradotti.

I programmi di elaborazione dei testi avevano subito una rapidissima evoluzione. Quasi non riuscivo a seguire tutte le novità. Tuttavia cercavo di essere informata su tutto quello che concerneva il settore delle traduzioni e di ampliare le mie conoscenze, specialmente in materia di diritto ed economia. Sono apparsi i primi programmi di traduzione assistita (fantascienza all’epoca dei miei studi universitari). Naturalmente, potevo soltanto informarmi in oggetto, visto che tali programmi costavano (e tutt’ora costano) un occhio della testa e presuppongono un elevato grado di ripetizioni nei testi, mentre a me raramente succede che si ripeta un testo da tradurre nell’arco di un anno (salvi gli atti di stato civile).

La diffusione di massa dell’internet ha avuto un altro effetto sul settore delle traduzioni e vale a dire l’allargamento delle opportunità di lavoro a tutto il territorio nazionale e la possibilità di avere a portata di mano un accesso illimitato ad informazioni dettagliate sugli svariati argomenti dei testi da tradurre assegnatimi. Il settore della traduzione è in continua evoluzione seguendo e a volte anticipando i grandi cambiamenti tecnologici e mentali. Il mondo è in continuo movimento e noi traduttori non dobbiamo mai smettere di perfezionarci e di istruirci.

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Lavorare come traduttore in Bulgaria (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

C’era una volta ancora…
Verso la metà degli anni 90 già si percepiva “il vento del cambiamento” anche nel settore delle traduzioni in Bulgaria.  Agenzie e uffici di traduzioni ed interpretariato spuntavano come funghi in tutta la città. “Gestori” di ogni genere, con o senza nessun titolo di studio, costituivano società con oggetto sociale le traduzioni e felicemente iniziavano a sfruttare il lavoro degli “sherpa” traduttori, con o senza titoli di studio indispensabili. L’importante era avere le conoscenze giuste e trovarsi nel momento giusto e nel posto giusto.

La dotazione tecnica cambiava volto con l’apparizione dei primi computer personali. Io non osavo toccare il mio primo computer, ma la pressante esigenza di tradurre dal bulgaro all’italiano 80 pagine di programmi di studio di un corso di laurea magistrale dell’Università Tecnica di Varna (Bulgaria) mi costringeva ad assumermi in fretta e furia la padronanza del nuovissimo strumento informatico di lavoro. Fin dalle prime versioni primitive del programma Word, il mio lavoro era stato notevolmente alleggerito e velocizzato. Quanta gioia nel poter creare più varianti del medesimo testo. Non bisognava inoltre cambiare la macchina (in caratteri cirillici o in caratteri latini) – c’era un’unica tastiera (con i due tipi di caratteri in colori diversi).

L’assegnazione degli incarichi continuava ad essere nelle due direzioni (da e verso il bulgaro/l’italiano) e a comprendere un ampio ventaglio di argomenti.  Si osservava un moderato sviluppo del mercato dei libri in generale e dei volumi da consultare in varie occasioni. Non si parlava ancora di campi di specializzazione degli traduttori e degli interpreti, nemmeno di differenziazione delle prestazioni richieste da un professionista in orali e scritte. Si osservava, invece, un notevole aumento dell’entità del lavoro da svolgere, chiaramente dovuto ai cambiamenti politici, all’apertura dell’economia e del mercato bulgari, allo sviluppo dell’industria e del commercio in Bulgaria, all’intensificazione delle relazioni internazionali e dei viaggi dei cittadini bulgari in Europa e altrove, nonché a una serie di fattori di vario genere.

Malgrado la sempre più crescente diffusione dell’uso dei computer, il rituale del percorrere la città ai fini del ritiro o della consegna dei testi da tradurre e di quelli tradotti si ripeteva regolarmente con la conseguente perdita di tempo. L’unico vantaggio di quelle “passeggiate” era l’effetto benefico sulla salute se almeno una parte della strada si faceva a piedi attraversando il parco lungo il litorale del Mar nero.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Lavorare come traduttore in Bulgaria (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

C’era una volta…
All’inizio degli anni 90 l’unico mezzo di scrittura per le traduzioni era la macchina da scrivere e per lo più era molto difficile trovarsene una. Inoltre, le traduzioni di regola venivano assegnate dall’italiano al bulgaro e dal bulgaro all’italiano (queste ultime certe volte a tariffe più elevate).

A me servivano due macchine da scrivere – una in caratteri cirillici e una in caratteri latini (comprate dopo lunghe ricerche e parecchi sacrifici finanziari nel più grande negozio della capitale bulgara). Scrivere a macchina significava non permettersi nessun errore né di battitura, né di sostanza, significava ricominciare da capo in caso di errori o omissioni, significava ore ed ore di lavoro lento mantenendo la massima concentrazione possibile.  A quell’epoca essere traduttore o interprete significava prima di tutto avere buone conoscenze sugli argomenti dei testi da tradurre. Fra l’altro non si menzionava nemmeno la possibilità che un professionista si cimenti solo in prestazioni scritte o solo in prestazioni orali. Si attendeva che sapesse fare tutto e sempre. Mi assegnavano qualsivoglia tipo di testi (scienza, cosmesi, medicina, economia, stato civile, musica, arte e quant’altro immaginabile e no) e dovevo riuscire a cavarmela rispettando i termini di consegna e lavorando a regola d’arte.

Per non dilungarmi sopra l’argomento, evidenzierò il fatto che risulta difficilissimo tradurre bene un testo senza conoscere gli argomenti trattati o senza poter consultare materiale affidabile ai fini del chiarimento dei punti oscuri (sempre presenti, persino nei testi più ricercati e curati). Ero dovuta riuscire a tradurre un’ampia opera di macroeconomia all’epoca in cui perfino il concetto di macroeconomia era noto a pochissimi professori universitari. Avevo consultato quanto reperibile in materia sul mercato dei libri in bulgaro, russo, francese ed inglese. Avevo lavorato sodo e alla fine ce l’ho fatta battendo a macchina il testo tradotto.

Fra le tante capacità richieste per l’esercizio della professione di traduttore va evidenziata quella di poter uscire velocemente da casa, recarsi in agenzia percorrendo quasi tutta la città, prendere il materiale da tradurre e ripercorrere di nuovo quasi tutta la città per tornare a casa e mettersi al lavoro. Una volta compiuto l’incarico “lo sherpa” traduttore si recava di nuovo in agenzia per consegnare tutto quanto (testo di partenza e testo di arrivo).

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Lavorare come traduttore in Bulgaria

 Categoria: Traduttori freelance

Le seguenti righe sono un saggio di testimonianza sull’evoluzione del settore delle traduzioni in Bulgaria che presenta alcune differenze da quello in Italia e negli altri paesi comunitari ed extracomunitari. Spero che sarà interessante esaminarne alcune tappe rilevanti.

Chi sono?
Sono una libera professionista e mi occupo di traduzione ed interpretariato da più di 28 anni. Avevo iniziato la mia attività di traduttore anche prima di aver conseguito la laurea magistrale a ciclo unico (quinquennale secondo il vecchio ordinamento universitario) in Filologia italiana con specializzazione in Traduzione ed Interpretariato presso l’Università di Sofia (Bulgaria). Detto corso di laurea era a numero chiuso a livello nazionale (ammissione di soli 10 studenti, provenienti da tutta la Bulgaria). Con la certificazione di studi superiori conseguiti in mano, mi ero presentata all’unico ente a Varna (Bulgaria) che all’epoca si occupava di traduzioni – quello presso l’Unione dei Traduttori Bulgari. Una volta percepito il diploma di laurea magistrale, avevo inoltrato i documenti richiesti al Ministero degli Affari Esteri e di conseguenza ero diventata traduttore/interprete giurato.

Pian piano mi ero resa conto della complessità dell’arte di tradurre. Avevo un consistente bagaglio di conoscenze linguistiche e teoriche in materia di traduzione, ma pochissima esperienza pratica. Prima del crollo della Cortina di Ferro non avevo accesso perfino ai più comuni materiali di consultazione, quali dizionari, vari testi di riferimento indispensabili per svolgere il lavoro in maniera corretta. Con il passar degli anni ero riuscita ad acquisire abilità professionale e flessibilità mentale, nonché di procurarmi alcuni vocabolari in più lingue.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

La lingua spagnola è fra le più influenti

 Categoria: Le lingue

È risaputo che l’inglese è la lingua di maggior rilevanza mondiale. Tuttavia, quanto sono importanti le altre lingue? Come possono fluire le idee da una lingua all’altra? Queste domande stimolarono lo sviluppo di un nuovo metodo per vedere in che modo l’informazione fluisce nel mondo, identificando le lingue migliori per la diffusione di idee.

Ricercatori del MIT e l’Università di Harvard, fra le tante istituzioni, affrontarono il problema descrivendo tre reti di linguaggio basate sulla traduzione di libri, sugli utenti bilingue di Twitter e sulle edizioni plurilingue di Wikipedia. La rete delle traduzioni di libri illustra il numero di libri che vengono tradotti in altre lingue. Per esempio, un libro in ebraico, tradotto in inglese e tedesco, sarebbe rappresentato da linee che partono da un nodo di ebraico e arrivano a nodi di inglese e tedesco. La rete è basata su 2,2 milioni di traduzioni di libri stampati e pubblicati in più di 1.000 lingue. Come accade per la visualizzazione delle reti, lo spessore delle linee rappresenta il numero di connessioni tra i nodi. Per quanto riguarda i tweets, i ricercatori utilizzarono i 550 milioni creati da 17 milioni di utenti in 73 lingue. In tale rete, se un utente scrive tweets sia in hindi che in inglese, le due lingue vengono rappresentate come connesse tra loro. Per costruire la rete di Wikipedia, i ricercatori rintracciarono edizioni in addirittura cinque lingue fatte da editori, escludendo i bots.

Per coloro che non parlano inglese, la scelta di tale lingua come loro seconda o terza lingua è ovvia. Tuttavia, per gli anglofoni, l’analisi suggerisce che sarebbe più vantaggioso scegliere lo spagnolo anziché il cinese mandarino. Per lo meno se tali idee si diffondono attraverso la parola scritta. Ciò si contrappone ad alcune lingue parlate da un gran numero di persone, come per esempio il cinese mandarino, l’hindi o l’arabo, poiché le loro reti sono molto isolate. Invece una lingua come l’olandese, parlato da 27 milioni di persone, può essere un canale di comunicazione sproporzionatamente alto se paragonato all’arabo, con 530 milioni di persone che lo parlano come lingua nativa o come seconda lingua. Quest’ultimo viene spiegato nello studio, dato l’ampio dominio di lingue da parte delle persone che parlano olandese e la loro presenza attiva online.

Domande di questo tipo, diventano sempre più importanti in un mondo altamente globalizzato e connesso tramite internet. La conoscenza di molteplici lingue è un fattore chiave nelle abilità di leadership (in inglese), poiché conoscere un’altra lingua comporta comprendere implicitamente un’altra cultura e, pertanto, un’altro modo di vedere il mondo. Ciò può essere testimoniato dalla comunità ispano-americana, solo mettendo a confronto le diverse varianti dello spagnolo (o castellano) in paesi e regioni differenti.

Per esempio, come riporta l’articolo citato:
Esistono più parole in inglese che in francese (500.000 contro 70.000); ciò suggerisce che il francese è in grado di risolvere più ambiguità semantiche dell’inglese. Molte parole in francese hanno multipli possibili significati; ciò significa che chi ascolta è responsabile di distinguere l’intenzione di chi parla“.

Fonte: Articolo scritto da Raul Aliaga e pubblicato il 12 febbraio 2015 sul sito Manzana Mecánica

Traduzione a cura di:
Giulia Serenari
Dott.ssa in Mediazione Linguistica
Traduttrice freelance
Castel di Casio (BO)

Gli errori comuni dei nuovi traduttori (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Dunque, la ricerca e la lettura dell’argomento su un sito affidabile sono un valido metodo per costruire un ponte tra il tema e il gergo specialistico, l’uso di un termine e le modalità di enunciazione. Questo è anche il momento opportuno per fare luce sulle difficoltà incontrate durante la fase della lettura. La resa finale deve essere naturale, priva di formule calcate sulla lingua di partenza. Un buon suggerimento è quello di evitare una sintassi forzata, prodotta da una lingua ibrida sulla base della grammatica dell’idioma di partenza e i termini di quello di destinazione (come nel caso dell’espressione inglese “wash the teeth” derivata dalla traduzione letterale del portoghese “lavar os dentes”).

Dunque la traduzione deve risultare scorrevole e il più naturale possibile. L’esperienza ci insegna che la traduzione ha un sapore autentico solo se il traduttore principiante avrà letto e compreso totalmente il testo della lingua di partenza. Un consiglio spassionato per il nuovo traduttore è di riconoscere i propri limiti. Tradurre un lungo e complicato testo di natura legale non è come tradurre l’opuscolo di un resort di lusso, la responsabilità implicata non è la stessa e ciò è ancor più evidente quando ci sono delle vite in gioco, non importa quanto il nuovo professionista sia esigente.

In qualità di docente ho vissuto la spiacevole esperienza di passare in rassegna testi non sottoposti a una lettura finale da parte del traduttore. Questo è un momento decisivo durante il processo della traduzione, a cui molti apprendisti tendono a rinunciare. Il tempo dedicato a una revisione accurata, ovvero alla ricerca di sottili sfumature da migliorare, il controllo ortografico, l’aggiunta di virgole mancanti o di altra punteggiatura nonché i tocchi finali di insieme sono tutti elementi che determinano nettamente quella che può essere considerato da un traduttore professionista una traduzione professionale.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Elisa Ramina
Traduttrice freelance ZH-EN-ES>IT
Roma

Gli errori comuni dei nuovi traduttori

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tradurre è un processo creativo, un’attività accurata che richiede acume ed empatia con la lingua. D’altronde, poiché tradurre è anche un mestiere, naturalmente esistono dritte e regole generali a cui il traduttore alle prime armi può attenersi, nonché problemi pratici su cui discutere. E’ ovvio che un traduttore principiante debba avere un’ottima conoscenza della lingua di partenza, sia scritta che orale, in quanto non si tratta meramente di cercare parole su un vocabolario; il significato di una parola è importante tanto quanto l’utilizzo e la sua frequenza nel linguaggio quotidiano, oltre che l’interdipendenza con il contesto. L’interpretazione è una questione di primaria importanza per il nuovo traduttore: comprendere cosa il testo stia effettivamente comunicando è importante tanto quanto indagare su ciò che il testo non sta comunicando.

Potrebbe accadere che per quanto si sforzi di leggere tra le righe, il traduttore principiante sia costretto ad andare oltre alla traduzione e re-interpretare il testo di partenza. In tal caso la soluzione migliore è attenersi a una traduzione semplice e completa, senza aggiunte e/o omissioni rispetto alla versione originale.
Malgrado tutta la teoria accumulata tra i banchi universitari e le capacità dell’aspirante traduttore, gli errori più frequenti commessi da chi è alle prime armi sono legati alla mancanza di esperienza. Il novizio ha bisogno di fissare una serie di procedure, che lo aiuteranno a restare più fedele all’originale e ad essere, auspicabilmente, meno creativo. Il nuovo traduttore deve leggere e comprendere nella sua interezza il testo su cui sta lavorando, poiché questo va colto come un insieme e non come una sequenza di espressioni, frasi e paragrafi combinati tra di loro, da tradurre senza una premessa e una cognizione.

Un classico esempio è quello degli articoli scientifici, che sono tradizionalmente suddivisi in quattro parti fondamentali: l’abstract, l’introduzione, l’argomentazione e le conclusioni. Ciò per il traduttore comporta obbligatoriamente la lettura integrale del testo, poiché ogni sezione è correlata all’altra. Ad esempio, la traduzione dell’abstract richiede una conoscenza preliminare dell’articolo, dal momento che il primo sintetizza e orienta la direzione del testo. Spesso il traduttore novizio crede di poter trattare in modo ugualmente competente qualsiasi tipo di argomento. La comprensione del tema principale del testo è fondamentale e, qualora il traduttore non avesse una conoscenza pregressa della materia in questione, non c’è nulla di meglio che una ricerca accurata.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Elisa Ramina
Traduttrice freelance ZH-EN-ES>IT
Roma

Tradurre il linguaggio della legge (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Regola n. 2: conoscere i concetti
Esiste anche il caso opposto. Persino in nazioni con sistemi legali simili, come gli Stati Uniti e molti paesi europei, vi sono differenti strutture (per es. il sistema giudiziario) e concetti per i quali non esiste un perfetto equivalente. Se consideriamo l’Asia e il Medio Oriente, il divario è ancor più evidente. Sono numerosi i libri e gli articoli accademici scritti sul modo in cui un tribunale nazionale deve gestire e/o interpretare specifiche leggi e normative appartenenti ad altri paesi (dal differente valore attribuito alla firma elettronica – in Germania e negli Stati Uniti – al concetto di Mahr, la tradizione mussulmana secondo cui lo sposo deve offrire un dono alla sposa in occasione del matrimonio).

In un certo senso, il traduttore si trova nel mezzo di controversie senza poterne conoscere il verdetto finale, ma piuttosto con l’obbligo di individuare una soluzione valida per il testo o il documento da tradurre. In questo senso, il linguaggio legale è soggetto a variazioni, così come tutte le altre espressioni linguistiche, e deve essere adattato a nuove circostanze e sviluppi. La ricerca accompagna costantemente il cammino del traduttore professionista e le fondamenta su cui si deve costruire sono rappresentate dalla conoscenza approfondita dei procedimenti, sistemi e concetti legali.

Regola n. 3: scrivere per il pubblico
Scrivere per il pubblico comporta maggiori responsabilità di quante non ne implichi in un contesto puramente commerciale o di marketing. Il testo tradotto deve non solo essere comprensibile e leggibile, ma anche pertinente al gruppo al quale è destinato. I contratti contengono una clausola che limita la loro applicabilità alla lingua nella quale sono stati originariamente redatti. Al contrario, le liberatorie, gli atti di rinuncia, gli accordi di non diffusione e i contratti di licenza presenti sulla confezione di un prodotto o reperibili online si basano sul valore vincolante della traduzione (ironicamente, anche quest’ultimo esempio è legato alla controversa questione della firma elettronica di cui abbiamo precedentemente discusso).

Migliorare la leggibilità dei testi legali tradotti non significa semplificare complesse strutture sintattiche – sebbene una delle caratteristiche che rende il gergo legale “alieno” è la complessità e la sofisticatezza (in altre parole, la prolissità) delle sue frasi. Le formule utilizzate nella traduzione devono invece essere note e far parte dello statuto legale del paese a cui il testo è destinato. Nel caso in cui si introduca un nuovo concetto, i termini scelti devono avvicinarsi il più possibile alla terminologia che verrebbe impiegata nella lingua di arrivo se il concetto venisse adottato in quel sistema legale (e chi conosce la clausola di riserva, sa che tale disposizione rappresenta un caso abbastanza simile).

In fede di che, confermo che il presente articolo non può essere usato contro la sottoscritta in nessun tribunale e lingua.

Fonte: Articolo scritto da Nanette Gobel e pubblicato il 16 febbraio 2012 sul sito Aia Translations

Traduzione a cura di:
Michela Venturi
Traduttore Freelance EN > IT, ES > IT, JP > IT
Swansea, Regno Unito

Tradurre il linguaggio della legge

 Categoria: Servizi di traduzione

Considerato un linguaggio a se stante con un certo sarcasmo o disperazione, in base all’interlocutore con cui si parla, il gergo legale rappresenta un rompicapo in qualsiasi lingua per chi non ne ha dimestichezza. La sua terminologia specifica va ben oltre i singoli termini e comprende una vasta serie di lemmi ed espressioni. Si tratta di locuzioni tanto rigide che persino la minima variazione può comportarne l’annullamento. Dal momento che il fine ultimo di ogni atto giudiziale, decreto, contratto, atto di rinuncia o liberatoria è la propria validità, si deve cercare in ogni modo di evitare tali variazioni. Ovviamente, ne risulta spesso un linguaggio dai toni arcaici che richiede un certo sforzo di decodificazione.

Regola n. 1: conoscere il glossario
L’avere dimestichezza con il vocabolario e gergo specifici, l’essere predisposti a decifrare un “codice” nel suo contesto peculiare e l’essere dotati della capacità di rielaborare il suddetto codice in differenti tipologie di testi giuridici sono requisiti essenziali per un traduttore. Questo vale sia per la lingua di origine che per quella di arrivo. Per le ragioni precedentemente menzionate, gli elementi arcaici del linguaggio giuridico possono non avere subito notevoli mutazioni dagli albori di uno specifico sistema legale.

Si può perciò pensare erroneamente che il compito del traduttore sia quello di memorizzare una terminologia dei secoli passati. La sfida di fondo, in realtà, consiste nell’individuare l’esistenza di un equivalente in un’altra lingua (e sistema), la sua appropriatezza e i casi in cui si richiede al traduttore una resa letterale, ma pur sempre comprensibile.

A titolo esemplificativo, nella maggior parte dei paesi gli avvocati inseriscono nei contratti ordinari una clausola di riserva di cui il traduttore deve conoscere il nome e la struttura nella lingua/e di arrivo, senza che ciò implichi necessariamente una resa parola per parola. La locuzione tedesca “SalvatorischeKlausel”, per esempio, deriva dal latino salvatorius e significa mantenere e preservare, mentre la locuzione francese “Clause de sauvegarde” ha l’accezione di sicurezza e protezione. Se dovessimo tradurre queste locuzioni in italiano senza conoscere il concetto in questione, otterremmo “Clausola di conservazione” o “protezione” anziché “Clausola di riserva” e incorreremmo pertanto in un’inesattezza.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nanette Gobel e pubblicato il 16 febbraio 2012 sul sito Aia Translations

Traduzione a cura di:
Michela Venturi
Traduttore Freelance EN > IT, ES > IT, JP > IT
Swansea, Regno Unito

Perché la traduzione è importante (12)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Undicesima parte di questo articolo

Il processo innovativo di scoperta che ha permesso ai maggiori scrittori di flettere i muscoli d’autore al di là delle limitazioni di una singola lingua e di una singola tradizione letteraria non sarebbe stato possibile senza l’accesso a libri tradotti. La traduzione è, infatti, una potente, pervasiva forza che amplia e intensifica la percezione di stile, tecnica, e struttura dello scrittore permettendo a lui o a lei di inserire mondi letterari non necessariamente trovati in una tradizione nazionale o linguistica. Ben al di là delle ansie di influenza essenzialmente nocive, gli scrittori imparano il loro mestiere da un altro, così come fanno pittori e musicisti. I giorni di apprendistato diretto sono finiti, per la maggior parte, eccetto, naturalmente, in ambientazioni formali, accademiche (programmi di scrittura creativa, corsi di studio, studi di conservatorio, per esempio), ma gli artisti possono trovare mentori in altri modi.

Più i libri da molti posti sono a disposizione di autori alle prime armi, maggiore è il flusso potenziale di influenza creativa, più è irresistibile la scintilla che accende le immaginazioni letterarie. La traduzione gioca una parte inimitabile, essenziale nell’espansione di orizzonti letterari attraverso la fecondazione multilingue. Una comunità universale di scrittori sarebbe inconcepibile senza questo.

Goethe credeva che una letteratura esaurisca se stessa e le sue risorse diventano corrotte se si chiude alle influenze e ai contributi di altre letterature. Non solo la letteratura ma il linguaggio stesso prospera quando crea connessioni con altre lingue. Il risultato dell’infusione linguistica dei nuovi mezzi di espressione è un’espansione del vocabolario, potenzialità evocativa, e sperimentazione strutturale. In altre parole, l’ampliamento degli orizzonti che presuppone la traduzione non colpisce solo i lettori, i relatori, e gli scrittori di una lingua, ma la vera natura del linguaggio stesso. Quanto più il linguaggio abbraccia infusioni e trasfusioni di nuovi elementi e giri stranieri di frasi, più largo, più forzato, e più flessibile diventa come mezzo espressivo. Che tristezza contemplare gli sforzi dei governi che non sanno nulla e dei movimenti sociali di esclusione per inventare prima e favorire poi la mitica “purezza” di una lingua sospendendo l’uso di ogni altra all’interno del territorio nazionale. La lingua che sperano di preservare prima o poi si eroderebbe, consumata e impoverita da una mancanza di accesso a nuovi e inconsueti mezzi di espressione e comunicazione, se non fosse per l’irresistibile, inevitabile ondata di arricchimento interculturale e multilinguistica attraverso il mondo.

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (11)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Decima parte di questo articolo

Lo sviluppo del romanzo in Europa, specialmente nell’Inghilterra del diciottesimo secolo e nel fondamentale lavoro di Henry Fielding, è cresciuto direttamente fuori dal modello del Don Quixote (Don Chisciotte), che è stato tradotto quasi immediatamente dopo la pubblicazione. La versione inglese di Thomas Shelton, pubblicata nel 1611, è stata la prima traduzione in qualsiasi lingua della prima parte del romanzo di Cervantes, che è apparsa nel 1605. La speculazione che Shakespeare intendesse scrivere un’opera basata sulle avventure di Cardenio, il protagonista di uno dei racconti inseriti nella prima parte del Don Quixote (Don Chisciotte), o in realtà l’opera l’ha scritto davvero, sebbene sia andata sfortunatamente perduta, diventa particolarmente intrigante per i nostri scopi a causa della presenza e del successo della traduzione di Shelton in Inghilterra, che ha innescato la lunga, sfaccettata storia dell’influenza di Cervantes sulla crescita della narrativa, lungo il percorso sui cui i romanzieri scrivono, e certamente sulla via sui cui Faulkner scriveva.

Non c’è dubbio che nella metà del ventesimo secolo, Faulkner era il più importante scrittore contemporaneo di lingua-inglese in America Latina. Il suo stile sonoro, eloquente, barocco con le sue risonanze alla Cervantes viene percepito come familiare dai lettori parlanti-spagnolo, ma credo che ancora più decisivo per la sua profonda importanza per lo sviluppo del romanzo Latino Americano, soprattutto per il fenomeno letterario chiamo The Boom (Esplosione), è stata la leggendaria, megastorica, multigenerazionale visione di Faulkner della terra e delle persone che vivono su di essa. Non solo García Márquez ma Carlos Fuentes, Mario VargasLlosa, e un mucchio di altri scrittori Latino Americani contemporanei ha un serio debito con Faulkner (e certamente con Cervantes). Nessuna di questa fertilizzazione letteraria incrociata sarebbe potuta accadere se Cervantes, Faulkner, e così tanti altri non fossero mai stati tradotti.

Per lo stesso motivo, è impossibile immaginare il romanzo contemporaneo in Inglese senza prendere in considerazione García Márquez (per non menzionare Jorge Luis Borges e Julio Cortázar). L’influenza della scrittura di García Márquez, presumibilmente in traduzione, come l’influenza di Faulkner in America Latina indubbiamente ha avuto luogo per la maggior parte in Spagnolo,è evidente in una gamma di rinomati scrittori come Toni Morrison, Salman Rushdie, Don De Lillo, e Michael Chabon, per citarne solo alcuni. È meraviglioso contemplare, non è così: la libertà scoperta da García Márquez in Joyce, e le lezioni strutturali e tecniche che ha imparato da lui e da Faulkner, sono stati trasmessi a una generazione più giovane di scrittori di romanzi di lingua-Inglese attraverso l’impatto tradotto della scrittura Colombiana.

Dodicesima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (10)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Nona parte di questo articolo

William Faulkner era il più fedele dei miei demoni tutelari.” Prosegue poi col dire: “Sono rimasto nella stanza a leggere . . . libri che ho ottenuto per caso e fortuna. . . . Questi [erano] come pane caldo dal forno, stampati a Buenos Aires in nuove traduzioni dopo il lungo intervallo nella pubblicazione a causa della Seconda Guerra Mondiale. In questo modo ho scoperto, per mia buona fortuna, il già-molto-scoperto Jorge Luis Borges, D.H. Lawrence e Aldous Huxley, Graham Greene e Gilbert Chesterton, William Irish e Katherine Mansfield, e molti altri.” Del Ulysses (Ulisse) di James Joyce egli scrive: “Non era solo la scoperta di un mondo puro che non avevo mai sospettato dentro di me ma mi ha anche fornito un inestimabile aiuto tecnico nel liberare la lingua e nel gestire il tempo e le strutture nei miei libri.” E finalmente, questo è il modo in cui lui descrive l’effetto del leggere Kafka per la prima volta: “Non ho mai più dormito con la mia vecchia serenità. Il libro era The Metamorphosis (La Metamorfosi) di Franz Kafka, nell’ingannevole traduzione di Borges pubblicata da Losada in Buenos Aires, che ha determinato una nuova direzione per la mia vita dalla sua prima linea, che oggi è una dei numerosi espedienti nella letteratura mondiale.”

Potrebbe aver chiamato la traduzione “ingannevole” perché, come lui descrive quello che ha imparato da Borges, tutto quello che un autore doveva fare era scrivere qualcosa che fosse vero. In ogni caso, in questi brevi brani, questo scrittore degno di nota rievoca in maniera indimenticabile la portata e la vivacità dell’educazione di un giovane scrittore nel mestiere dello scrivere un romanzo, un’iniziazione che non sarebbe stata possibile senza l’esperienza delle traduzioni letterarie. Questi libri, e tutti gli altri libri che ha letto, hanno avuto un impatto definente sulla sua formazione come scrittore e gli ha permesso di leggere come un apprendista per gli autori che di fatto sono serviti come mentori a lunga distanza.

Qualcuno una volta ha chiamato Faulkner lo scrittore Latino Americano meglio-conosciuto in inglese, una descrizione che potrebbe essere più di una semplice battuta. Egli sembra aver ereditato e poi trasformato in inglese l’espansivo stile di Cervantes che ha avuto una così profonda influenza, sia positiva che negativa, su tutti i successivi scrittori di lingua-spagnola. Inoltre, Cervantes ha creato la forma e la condizione del romanzo moderno, una trasformazione del genere di fondamentale importanza indipendentemente dalla lingua dello scrittore del romanzo.

Undicesima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (9)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Ottava parte di questo articolo

L’impatto del tipo di scoperta artistica che la traduzione abilita è profondamente importante per la salute e la vitalità di qualsiasi lingua e qualsiasi letteratura. Potrebbe essere una delle ragioni per cui le storie delle letterature nazionali sembrano così spesso escludere connessioni estremamente significative tra scrittori. “Letteratura nazionale” è un concetto limitato, confinante, basato sulla distinzione tra nativo e straniero, che è certamente una valida e utile differenziazione in alcune aree e in alcune circostanze, ma per iscritto si è ovviati dalla traduzione, che si dedica a negare e negare l’impatto della punizione divina per la costruzione della Torre di Babele, o perlomeno superare i suoi peggiori effetti controversi.

La traduzione asserisce la possibilità di una esperienza di letteratura coerente, unificata nella moltitudine di lingue del mondo. Allo stesso tempo, la traduzione celebra le differenze tra le lingue e le molte varietà dell’esperienza umana e della percezione che possono esprimere. Io non credo che questa sia una contraddizione. Piuttosto, testimonia l’abbraccio omnicomprensivo e aperto a tutti di letteratura e traduzione.

Un esempio tra molti degli scambi proficui tra le lingue portati dalla traduzione è l’ininterrotta connessione tra William Faulkner e Gabriel García Márquez. Quando era un giovane uomo, García Márquez aveva un insaziabile appetito per il romanzo di Faulkner e ha divorato i suoi romanzi in traduzioni spagnole, insieme ai libri di molti altri autori che scrivono in altre lingue. Nel corso degli anni ha parlato spesso di Faulkner come suo autore preferito di lingua inglese, il soggetto di una lunga conversazione tra il colombiano e l’ex presidente Bill Clinton (che ha sostenuto che One Hundred Years of Solitude {Cent’anni di solitudine} è stato il più grande romanzo degli ultimi cinquant’anni e lo ha chiamato il suo lavoro preferito di narrativa) ad una cena inerente a Martha Vieneyard a casa di William Styron nell’estate del 1995. Anche Carlos Fuentes era presente, e quando ha detto che il suo libro preferito era Absalom, Absalom, Clinton si è alzato in piedi e ha recitato a memoria parte del monologo di Benjy da The Sound and the Fury (Il suono e la furia). In Living to Tell the Tale (Vivere per raccontare una storia), la lettura di García Márquez di Light in August (Luce in agosto) corre come un filo conduttore attraverso la sua narrativa del viaggio che fa con sua madre per vendere la casa di famiglia in Aracataca: “Ho appena letto, in traduzione, e in edizioni prese in prestito, tutti i libri da cui avrei avuto bisogno di imparare il mestiere dello scrittore. . . .

Decima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (8)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Settima parte di questo articolo

Una delle fandonie a doppio taglio sul Premio Nobel è che nessun scrittore che non è stato tradotto in inglese può sperare anche solo di essere considerato per il premio in letteratura, perché l’inglese è una lingua che tutti i giudici sanno leggere. Questa nozione sembra attualmente essere vera per l’uso di un libro in altri media, come i film. Un libro che non è stato tradotto in inglese ha poche probabilità di essere mai trasformato in un film ampiamente distribuito.

La traduzione colpisce gli artisti creativi in un altro modo, forse meno ovvio ma molto più importante e straordinariamente significativo, uno che va ben oltre le domande di ricompensa finanziaria, non importa quanto significativo esso possa essere. Come Walter Benjamin indica nel passaggio citato in precedenza, la traduzione letteraria infonde un linguaggio con influenze, alterazioni, e combinazioni che non sarebbero state possibili senza la presenza di stili e impressioni letterarie e straniere tradotte, il significato materiale e il peso della letteratura che si trova fuori dal territorio degli esclusivamente monolingue. In altre parole, l’influenza della letteratura tradotta ha un effetto rinvigorente e ampio su ciò che viene orrendamente chiamato “linguaggio target”, la lingua in cui il testo viene tradotto.

Nel 1964 Robert Bly scrisse un saggio intitolato “La sorpresa di Neruda,” nel quale parla direttamente di questo problema:

Tendiamo ad associare l’immaginazione moderna all’immaginazione a scatti,che parte sfrontata, si ferma, si gira, cambia da soggetto a soggetto. Nel poema di Neruda, l’immaginazione sospinge, si unisce all’intero poema in un crescente flusso di energia immaginativa. . . . Lui è un nuovo tipo di creatura che non sta mai fermo sotto la superficie del tutto.

Muovendosi sotto la terra, conosce tutto dal basso verso l’alto (che è la maniera corretta di imparare la natura di una cosa) e perciò non è mai una perdita per il nome della cosa stessa. Rispetto a lui, il poeta americano assomiglia a un uomo cieco che si sposta spesso sul suolo da un albero all’altro, da una casa all’altra, percependo ogni cosa per un lungo tempo, e in seguito chiamando “casa,” quando già sapevamo che è una casa.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (7)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Sesta parte di questo articolo

La traduzione espande le nostre abilità di esplorare attraverso la letteratura i pensieri e i sentimenti delle persone da un’altra società o un altro tempo. Ci permette di assaporare la trasformazione dello straniero in qualcosa di familiare e per un breve periodo di vivere fuori dalla nostra propria pelle, dai nostri propri preconcetti e pregiudizi. Esso espande e intensifica il nostro mondo, le nostre coscienze, in innumerevoli, indescrivibili vie. La traduzione dei loro lavori è anche di importanza critica per gli scrittori di tutto il mondo, promettendo loro un significativo aumento dei lettori. Una delle molte ragioni per cui gli scrittori scrivono, benché non sia la sola, è quella di comunicare ed emozionare il maggior numero possibile di persone.

La traduzione espande quel numero in maniera esponenziale, permettendo a più e più lettori di essere toccati dal lavoro di un autore. Per gli scrittori la cui prima lingua è limitata nei termini di quante persone la parlano, la traduzione è indispensabile per raggiungere una audience/pubblico di dimensioni significative. Per quelli la cui prima lingua viene parlata da milioni, sebbene un numero decisivo di loro possa essere analfabeta o così povero che comprare libri non possa essere un’opzione, la traduzione è anche un imperativo. È uno degli irragionevoli paradossi della nostra attuale situazione letteraria che a dispetto del numero pateticamente basso di traduzioni pubblicate ogni anno negli Stati Uniti, nel Regno Unito, e nel resto nel mondo inglese-parlante rispetto, per esempio, alle nazioni industrializzare dell’Europa occidentale o dell’America Latina, il mercato della lingua-inglese è uno dei più bramati dagli scrittori e dai loro agenti per i loro libri.

L’inglese è la lingua franca del mondo nel commercio, nella tecnologia, e nella diplomazia, e tende a essere parlato in luoghi dove l’alfabetismo è prevalente e le persone sono abbastanza benestanti da acquistare libri, anche se il numero di coloro che acquista libri sembra a diminuire costantemente. Alcuni anni fa Philip Roth ha stimato che ci siano almeno quattromila persone negli Stati Uniti che acquistano libri, e ha proseguito col dire che una volta che il tuo lavoro è stato venduto a loro e alle librerie, la tua corsa è essenzialmente finita. Nei giorni ottimistici, presumo che Roth fosse tipicamente beffardo. In altre circostanze, non sono così sicuro.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (6)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quinta parte di questo articolo

Eppure a volte anche il critico più aggressivo, di animo meschino ammette con riluttanza che alcune poche traduzioni decenti appaiono davvero ogni tanto. E il vero concetto di letteratura mondiale come disciplina adatta allo studio accademico dipende dalla disponibilità di traduzioni. La traduzione occupa una posizione centrale ed illustre nella concettualizzazione di una civiltà universale, illuminata, e, non è un risultato da poco, definisce quasi il Rinascimento Europeo. La “rinascita” che noi tutti abbiamo studiato in un momento o in un altro è iniziata quando la traduzione in latino e poi nei linguaggi vernacolari dell’antica filosofia greca e della scienza è andata persa per l’Europa cristiana per secoli. I poeti del tardo XV, XVI, e XVII secolo, per esempio, gli spagnoli Garcilaso de la Vega e Fray Luis de León, abitualmente hanno tradotto e adattato classici e poi opere italiane, e queste versioni di Orazio o di Virgilio o di Petrarca sono state incluse come materiale/questione di corso in collezioni dei loro poemi originali.

La traduzione è cruciale al senso di noi stessi come lettori seri, e come letterati, uomini e donne istruiti troveremmo inconcepibile l’assenza di traduzioni da leggere e studiare. Ci sono in vigore nel mondo più o meno seicento lingue. Lasciateci ipotizzare che approssimativamente un centinaio di loro siano scritte. Nemmeno il linguista più dotato sarebbe in grado di leggere testi letterari complessi in un centinaio di lingue. Tendiamo ad essere incantati da quelle poche persone che sanno leggere bene dieci lingue, ed è chiaramente uno sforzo stupefacente, sebbene dobbiamo ricordare che se non ci fossero traduzioni, anche quei prodigi poliglotti verrebbero privati di qualunque incontro con lavori scritti nelle 990 lingue che non conoscono. Se questo è vero per i dotati linguisticamente, immaginate l’impatto che la scomparsa delle traduzioni avrebbe sul resto di noi.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

E come Ralph Manheim, il grande traduttore dal tedesco, ha così magnificamente detto, i traduttori sono come attori che recitano le battute come farebbe l’autore se l’autore sapesse parlare inglese. Come uno si aspetterebbe da un così dotato praticante dell’arte, l’osservazione di Manheim sulla traduzione è così meravigliosamente acuta e rivelatrice. Qualsiasi cosa sia, la traduzione nella formulazione di Manheim è una sorta di performance interpretativa, recante lo stesso rapporto con il testo originale come il lavoro dell’autore fa allo script, l’esecuzione della composizione da parte dei musicisti. Questa immagine di performance potrebbe contare sul fatto che, abbastanza sorprendentemente, io sembri sempre concepire e discutere il processo di traduzione come essenzialmente uditivo, qualcosa immediatamente disponibile alle altre persone, come opposto a un silenzioso, solitario processo.

Credo nella voce dell’autore e nel suono del testo, poi nel mio dovere nell’ascoltare entrambi il più chiaramente e profondamente possibile, e infine allo stesso modo il mio incalzante bisogno di esprimere il pezzo in una seconda lingua. Specialmente nella traduzione della poesia, questa pratica non è puramente metaforica. È, invece, parte integrante del mio approccio attuale all’interpretazione di un poema in spagnolo e la sua resa in inglese. Nel mio caso, il lavoro tende ad essere fatto in ‘viva voce’.

Leggiamo traduzioni tutto il tempo, ma di tutte le arti interpretative, è affascinante e sorprendente rendersi conto che la sola traduzione deve respingere l’insidiosa, compromettente domanda del se sia o meno, del se possa essere, o del se dovrebbe essere possibile. Non verrebbe mai in mente a nessuno di chiedere se sia fattibile per un attore mettere in scena un ruolo drammatico o per un musicista interpretare un brano musicale. Certamente è fattibile, proprio come è possibile per un traduttore riscrivere un lavoro di letteratura in un’altra lingua. Può essere fatto bene? Io la penso così, come fanno i miei colleghi traduttori, ma ce ne sono altri, di opinioni contrarie.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Il nostro scopo è ricreare per quanto possibile, all’interno del sistema alieno di una seconda lingua, tutte le caratteristiche, le stravaganze, le manie, e le peculiarità stilistiche dell’opera che stiamo traducendo. E facciamo questo per analogia che consiste, nel trovare caratteristiche, stravaganze, manie, e peculiarità stilistiche analoghe, non identiche nella seconda lingua. Ripetere il lavoro in un altro modo per esempio, soccombendo alla fallacia letterale e tentando di duplicare il testo in un’altra lingua, seguendo un modello della trascrizione parola-per-parola  non condurrebbe a una traduzione ma a una grottesca variazione del Pierre Menard di Borges, che riscrive il suo Don Quixote che coincide parola-per-parola con l’originale di Cervantes, sebbene sia considerato superiore all’originale a causa della sua modernità. Inoltre, una traduzione irrazionale, letteraria costituirebbe una serie violazione del contratto. Non c’è un editore al mondo che si rispetti che non rifiuterebbe un manoscritto costruito in questo modo. Non è accettabile, leggibile, o fedele, come le lettere di accordo richiedono, nonostante possa avere una sua originalità perversa.

Per citare Walter Benjamin nel suo saggio “The Task of the Translator,” (“Il compito del traduttore”)

Nessuna traduzione sarebbe possibile se nella sua essenza ultima non si impegnasse a somigliare all’originale… Infatti, come il tenore e il significato delle grandi opere della letteratura subiscono una completa trasformazione nel corso dei secoli, anche la madrelingua del traduttore si trasforma. Mentre le parole di un poeta perdurano nella sua lingua, anche la più grande traduzione è destinata a divenire parte della crescita della sua propria lingua e, infine, di essere assorbita dal suo rinnovamento. La traduzione è così lontana dall’essere la sterile equazione di due lingue morte che di tutte le forme letterarie è quella incaricata di tenere d’occhio il processo di maturazione della lingua originale e le problematiche iniziali di sua spontanea volontà.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Nel processo di traduzione, ci sforziamo di udire per quanto possibile la prima versione del lavoro come profonda e completa, lottando per scoprire la carica linguistica, i ritmi strutturali, le imprecazioni sottili, le complessità di significato e i suggerimenti nel lessico e nelle espressioni, e le implicazioni e le conclusioni ambientali e culturali che queste tonalità ci permettono di estrapolare.

Questo è un tipo di lettura in profondità come un qualsiasi incontro con un testo letterario può essere. Per esempio, si consideri la narrativa. Il dialogo contiene spesso delle sfumature nonostante a volte le oltraggiose indicazioni della classe, lo stato, e l’educazione dei personaggi, per non menzionare la loro intelligenza e stato emozionale; intenzioni e sonorità significative abbondano nella narrazione e nelle sezioni descrittive del lavoro; ci potrebbero essere elementi di ironia o di satira; il ritmo della prosa (lunga, periodi scorrevoli o corti, frasi precise) e il tono della scrittura (espressione colloquiale, elevata dizione, presunzioni, gergo, eleganza, uso al di sotto dello standard) sono fondamentali strumenti stilistici, ed è obbligatorio per il traduttore apprendere i modi in cui questi usi strumentali promuovono gli scopi della narrativa, la rivelazione del personaggio, il progresso dell’azione.

A vari livelli, tutti i lettori attenti lo fanno, consciamente o inconsciamente. Certamente studenti e insegnanti di letteratura tentano di raggiungere questo tipo di profonda analisi in ogni pagina che scrivono, ogni lezione che danno. Come, poi, differisce il tentativo del traduttore da quello di ogni lettore attento, per non menzionare gli studenti infastiditi e i loro istruttori in ugual modo in difficoltà? L’unico fattore nell’esperienza dei traduttori è che non siamo solo ascoltatori del testo, udiamo la voce dell’autore nell’orecchio della mente ma relatori di un secondo testo, il lavoro tradotto, che ripete quello che abbiamo sentito, sebbene in un’altra lingua, una lingua con la sua propria tradizione letteraria, con i suoi propri accrescimenti culturali, il suo proprio lessico e sintassi, la sua propria esperienza storica, ognuno dei quali deve essere trattato, con tanto rispetto, considerazione, e apprezzamento poiché facciamo rinvenire la lingua dello scrittore originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Come primo passo verso il raggiungimento di un fine in maniera così esemplare, i traduttori hanno bisogno di sviluppare uno scrupoloso senso di stile in entrambe le lingue, affinando ed espandendo la nostra consapevolezza critica dell’impatto emozionale delle parole, l’aura sociale che le circonda, l’ambientazione e l’umore che le caratterizza, l’atmosfera che creano. Lottiamo per perfezionare ed elaborare la nostra percezione dei significati e delle implicazioni dietro il significato denotativo di base in un processo non dissimile dagli sforzi che gli scrittori fanno per aumentare la loro familiarità e competenza in un idioma letterario dato.

Scrivere, come ogni altra pratica artistica, è una vocazione che chiama ad approfondire, che risuona nelle parti della nostra psiche; non è qualcosa da cui traduttori e scrittori possono essere dissuasi dal fare o che abbandonerebbero facilmente. Sembra considerevolmente paradossale, ma sebbene ovviamente i traduttori stiano scrivendo il lavoro di qualcun’altro, non sussiste alcuna vergogna o sotterfugio in questo nonostante la peculiare critica e la sottostima continua di quello che facciamo per alcuni editori e molti critici.

Come ha detto William Carlos Williams in una lettera scritta nel 1940 al critico d’arte e poeta Nicolas Calas (e i miei ringraziamenti a Jonathan Cohen, studioso di letteratura inter-americana, per aver condiviso con me la citazione):
Se facessi un lavoro originale tanto meglio. Ma se posso dirlo (la questione della forma intendo) traducendo il lavoro di altri questo ha comunque valore. Che differenza fa?

L’incontrovertibile realtà è che il lavoro diventa del traduttore (mentre simultaneamente e misteriosamente in qualche modo rimane lavoro dell’autore originale) come se lo trasformassimo in una seconda lingua. Forse trasformare è il verbo sbagliato; quello che noi facciamo non è un atto di magia, come l’alterare i metalli base in quelli preziosi, ma il risultato di una serie di decisioni creative e fantasiosi atti di criticismo.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante

 Categoria: Traduzione letteraria

Perché tradurre è importante: l’argomento è talmente vasto, talmente complesso e così caro al mio cuore che ho deciso di iniziare il mio approccio ad esso rispondendo all’implicita domanda con un’altra domanda, usando la tecnica del quesito-come-risposta, un metodo tradizionale, forse radicato nel tempo per indicare la quasi impenetrabile difficoltà di un argomento, e certamente, come ogni pedagogo sa, una buona via per ritardare e perfino confondere chi pone le domande finché non sia possibile pensare ad una risposta accettabile che abbia almeno un barlume di coerenza. La mia variante in merito a quel tradizionale stratagemma consiste nel ripartire la domanda in componenti ancora più piccole in modo da riorientare la domanda e da non chiedere solamente perché tradurre sia importante, ma anche se lo sia minimamente, e se in effetti ha importanza, a chi importerebbe.

Le risposte che emergono potrebbero veramente dipendere dal modo in cui le domande vengono formulate: perché, per esempio, la traduzione importa a traduttori, autori, e lettori? Perché non importa anche alla maggior parte degli editori e dei critici letterari? Qual è la sua rilevanza per la tradizione letteraria nelle diverse lingue? Qual è il suo contributo alla vita civilizzata del mondo? Il mio tentativo di concepire una risposta a questi svariati elementi costituisce una specie di valutazione preliminare di alcune delle questioni spinose, continue, apparentemente da-non-risolvere che circondano la questione della traduzione letterale, iniziando con la vecchia grana del se sia anche minimante possibile, e passando oltre ciò che fa in realtà, e quale dovrebbe essere il suo giusto posto nell’universo della letteratura.

Credo che i traduttori professionisti seri, spesso in privato, pensino a loro stessi, perdonatemi, intendevo a noi stessi, come scrittori, non importa cos’altro possa attraversare le nostre menti quando riflettiamo sul lavoro da noi fatto, e credo anche che siamo nel giusto nel fare così. È forse questa presunzione assoluta, una sorta di inebriante sfrontatezza da parte nostra? Cosa facciamo esattamente noi traduttori letterari per giustificare la nozione che il termine “scrittore” si applica in realtà a noi? Non siamo forse umili, anonime ancelle e uomini di letteratura, riconoscenti servi sempre ossequiosi dell’industria dell’editoria? In termini più clamorosi ancora decorosi che posso raccogliere, la risposta è no, per la più fondamentale descrizione di cosa fanno i traduttori è che noi scriviamo, o forse riscriviamo, in un linguaggio B un lavoro di letteratura originariamente composto in un linguaggio A, sperando che i lettori della seconda lingua, voglio dire, naturalmente, i lettori della traduzione,percepiranno il testo, emotivamente e artisticamente, in un modo che sia parallelo e corrisponda alla gradevole esperienza dei suoi primi lettori. Questa è la più grande ambizione di un traduttore. Buone traduzioni si avvicinano a tale scopo. Traduzioni mediocri non si allontanano mai dalla linea di partenza.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Cliente e traduttore possono aiutarsi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

E poiché i traduttori non sono mai veramente riconosciuti per il loro lavoro – eccetto i traduttori letterari, il cui nome può apparire nel volume tradotto – il traduttore diviene una sorta di “scrittore fantasma” a tutti gli effetti, la cui presenza viene notata solamente quando compie degli errori, o quando qualcuno si accorge che quei listini di prodotti devono giusto essere tradotti in spagnolo per il lancio delle vendite di lunedì a Madrid.

Sicuramente la migliore traduzione è quella che non appare come una traduzione, in cui il traduttore fatica a rendere il suo lavoro il più impercettibile possibile. Allo stesso modo dell’esaustività delle proprie aspettative, sentiamo regolarmente lamentele da ambo le parti. Clienti che si lamentano del livello scarso del traduttore, che il suo prezzo è troppo alto, che il file non è mai stato consegnato, o che la terminologia era sbagliata. Nel frattempo i traduttori si lamentano che i clienti pagano troppo poco, che le scadenze sono irragionevoli, o di aspettative quali mettere insieme i pezzi di un testo tradotto usando sistemi automatici di traduzione.

La fluida gestione di qualsiasi lavoro di traduzione è quindi di pari interesse per il cliente e per il traduttore, e ancora, la mancanza di comprensione del procedimento di traduzione ha la potenzialità di essere altamente dannosa. In questa serie di articoli spero di dare qualche idea su cosa comporti veramente questa meravigliosa professione, e di fornire qualche suggerimento a coloro che si chiedono come scegliere il tipo di fornitore di traduzioni adatto, per rendere il procedimento il più possibile vantaggioso e senza stress per tutte le parti coinvolte.
Buona lettura.

Fonte:  Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Cliente e traduttore possono aiutarsi

 Categoria: Traduttori freelance

Oggigiorno la traduzione rappresenta una parte cruciale nell’attività di molte aziende, ma non è sempre stato così. Nel libro “Is that a fish in your ear?“ David Bellos ci mostra come l’India, per esempio, nonostante la sua moltitudine di lingue, non possieda una tradizione nel campo della traduzione. Nulla è stato prodotto fino ai tempi più recenti, mentre i suoi abitanti parlano tre, quattro o cinque lingue. E nel Medioevo, i grandi viaggiatori come mercanti e marinai, avrebbero assorbito e mescolato le varie lingue che incontravano: Cristoforo Colombo, per esempio, pare che parlasse italiano, spagnolo, latino, greco, ebraico e un po’ di arabo. Ma i tempi sono cambiati, e la traduzione è diventata non solo una necessità pratica per coloro che aspirano a rendere accessibile la propria documentazione a un pubblico più vasto, ma anche un requisito legale per istituzioni come l’Unione Europea o l’Agenzia europea per i medicinali. Ciò nonostante, è una professione che continua a essere sottostimata e sottovalutata, da molti incompresa e conturbante.

Sicuramente molte persone non la considerano neanche una professione, piuttosto qualcosa che può essere fatta da chiunque abbia una minima conoscenza di due lingue e l’aiuto di un dizionario, testimonianza rintracciabile nel flusso continuo di errori di traduzione che incontriamo ovunque ci voltiamo, dai menu dei ristoranti agli annunci dei negozi, dai manuali tecnici ai siti internet. In realtà la traduzione è una professione altamente qualificata, affinata in anni di pratica, che richiede una conoscenza specialistica e tanta abilità. Coloro che non hanno esperienza di traduzione diretta probabilmente ignorano il gran numero di diversi aspetti coinvolti: una padronanza completa della lingua di origine e di destinazione, familiarità con l’argomento, abilità nel ricreare lo stile del testo originale in modo da produrre lo stesso effetto sul lettore destinatario, così come una conoscenza della cultura delle lingue coinvolte, in modo da produrre una traduzione che sia tanto precisa quanto naturale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Difficoltà nel tradurre documenti legali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Forme di traduzione più difficili
Le traduzioni di documenti legali in lingue straniere sono considerate più difficili di altre traduzioni tecniche. Ciò che le rende tali è la terminologia giuridica perché ogni nazione possiede il proprio gergo così come il proprio sistema giuridico. Succede spesso che la terminologia sia diversa anche in paesi in cui la lingua parlata è identica.

Requisiti del traduttore
Un traduttore legale deve avere le competenze in tre aree: competenze nello stile di scrittura particolare della lingua di arrivo, familiarità con la terminologia pertinente e una conoscenza generale dei sistemi giuridici degli lingue di partenza e di arrivo. Non c’è spazio per la traduzione parola per parola quando si traducono documenti legali. Pertanto, il traduttore professionista di documenti legali deve essere in parte detective, esperto di diritto e linguista con la quantità di lavoro di ricerca che deve essere fatto per poter decodificare la fonte e scrivere il suo significato reale che non dovrà discostarsi mai, anche se una traduzione esatta non è possibile in nessun caso, dal contenuto di origine.

Allo stesso modo, il traduttore deve capire il contesto in cui deve essere utilizzata la traduzione poiché questo influenzerà l’approccio nella traduzione del documento. Questo influisce sicuramente su diversi parametri, tra cui il tono o registro, la sintassi, la fraseologia e la terminologia. Quando il testo di partenza non è ben scritto, anche in questo caso è lavoro del traduttore decidere se tradurlo in qualcosa di vago come l’originale o renderlo significativo, che potrebbe essere il caso, pur essendo ostacolato dalla scarsa scrittura. La traduzione di documenti legali è un compito così impegnativo. Richiede traduttori professionisti che hanno la giusta formazione accademica e che siano supportati da anni di esperienza in traduzione giuridica.

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina