Il doppiaggio: tra finzione e realtà (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La teoria funzionalista in traduttologia postula che il principio dominante di qualunque traduzione è il suo stesso fine. Nel caso di un testo audiovisivo, il fine ultimo è quello di intrattenere il suo pubblico; per fare ciò, sia l’autore del testo di partenza, sia il traduttore, devono lasciarsi guidare dal criterio della verosimilitudine:
il testo deve sembrare reale, deve rappresentare le situazioni di vita che viviamo quotidianamente o comunque vicine alla realtà. Lo skopos del testo audiovisivo si può riassumere dunque nel dover intrattenere il suo pubblico con la rappresentazione di situazioni credibili, verosimili e reali.

L’esperienza professionale accumulata durante gli anni mi ha permesso di sviluppare automatismi in quest’ambito utili per il compimento dello skopos ultimo del mio lavoro. In generale, per creare situazioni credibili, verosimili e reali ho cercato sempre di stabilire delle relazioni dirette tra il mondo della realtà e quello della finzione; in altre parole, la mia “regola d’oro” è stata quella di mescolare tutti gli elementi che costituiscono questi due mondi “paralleli”, facendo sempre molta attenzione a non far prevalere la realtà sulla finzione e viceversa. Grazie a questa regola, sono riuscito a creare dialoghi in lingua di arrivo in grado di mantenere (per quanto possibile) tutti gli elementi culturali presenti nei dialoghi in lingua di partenza. Il risultato finale è stato una traduzione funzionale e credibile e, di conseguenza, costantemente diretta alla cultura meta.

Concludendo, credo che l’aspetto più affascinante di chi si occupa di traduzione per il doppiaggio sia proprio quello di poter giocare con lo strumento più potente di una comunità: la lingua. Se la cultura costituisce l’unità di traduzione principale, allo stesso modo, la lingua costituisce le “viscere” della cultura. La lingua è parte di una realtà che garantisce la ricchezza e la varietà delle culture umane. Ogni lingua, persino la più strana, è un esempio di meraviglia, un miracolo dell’evoluzione che ha prodotto un insieme unico di parole, suoni e architettura grammaticale. Un insieme che rappresenta una visione del mondo originale, uno specchio del pensiero che una determinata popolazione usa per interpretare il mondo: ogni lingua è un universo!

Il doppiaggio: tra finzione e realtà

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Oggi viviamo totalmente immersi in un tipo di società influenzata e dominata dai mezzi audiovisivi che, con il passare del tempo, sono diventati il principale veicolo di trasmissione delle informazioni, della cultura e delle ideologie. Infatti, è proprio grazie alle tecniche utilizzate da questi mezzi che oggi siamo riusciti a superare le barriere linguistiche, consolidando in questo modo i contatti fra le diverse culture che popolano il nostro pianeta, contribuendo pertanto allo sviluppo del fenomeno della globalizzazione.

In quest’ambito, la traduzione è l’unica possibilità di mediazione linguistica e culturale in grado di superare tali barriere, in quanto è diventata uno strumento indispensabile nel panorama informativo e culturale di tutti gli abitanti del nostro pianeta. Tuttavia, fra le molteplici modalità di traduzione audiovisiva, la soluzione più adottata e praticata in molti Paesi europei è il doppiaggio cinematografico.
Dal mio punto di vista, si tratta di una modalità di traduzione chiaramente orientata verso la cultura meta, in quanto il suo obiettivo principale è quello di “annullare” il testo in lingua di partenza, cercando in questo modo di avvicinarsi quanto più possibile al suo pubblico destinatario. Sotto questa nuova luce, la traduzione cinematografica non deve essere concepita solo come un mero processo, bensì come un prodotto culturale. Tutto ciò fa sì che il traduttore audiovisivo lavori sempre nella consapevolezza dell’importanza della funzione del testo tradotto nella cultura di arrivo.

A tal proposito, per portare a termine l’obiettivo principale di qualunque tipo di traduzione, il traduttore dovrebbe intervenire nel testo soprattutto sul piano linguistico, in quanto il linguaggio utilizzato dai mezzi audiovisivi costituisce le “viscere” della cultura (la cui funzione principale è quella di dotare di significato il mondo e renderlo comprensibile). Pertanto, nell’ambito della comunicazione interculturale, bisogna concepire la cultura come la principale unità di traduzione. Secondo quanto appena affermato, credo che il merito principale del doppiaggio sia concretamente quello di considerare la cultura nazionale di arrivo come l’oggetto principale del processo traduttivo. Quest’ultimo aspetto, sommato alle ragioni storiche, nazionaliste e protezioniste, ha contribuito a favorire principalmente il doppiaggio rispetto al sottotitolaggio (diretto invece alla cultura di partenza).

Seconda parte di questo articolo >

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Terza parte di questo articolo

Una professione rischiosa
Un appunto curioso per concludere; qualcosa su cui forse non ci siamo mai soffermati riguardo ai traduttori letterari . I servizi segreti britannici sono resi a vita la vita di Salman Rushdie quando I versi satanici (1988) hanno offeso il mondo arabo. Eppure molti dei suoi traduttori non beneficiano di questa protezione ed ebbero meno fortuna. Il suo traduttore giapponese Hitoshi Igarashi fu assassinato, il traduttore italiano Ettore Capriolo fu picchiato e pugnalato a Milano e fui un attentato alla vita norvegese, William Nygaard, al quale spararono davanti alla sua casa di Oslo e fu ferito gravemente.

Rushdie, venendo a conoscenza della morte del traduttore giapponese scrisse: “la traduzione è una sorta di intimità, una sorta di amicizia, e per questo piango per la sua morte come piangerei per quella di un amico”.
Il ruolo dei traduttori nel mondo della letteratura (e in generale, evidentemente) dovrebbe essere molto più valorizzato. Sono coloro che ci permettono di intravedere le vite delle persone la cui esperienza culturale è molto distante dalla nostra. Per mezzo dei traduttori letterari viviamo altre vite. O, con le parole del traduttore di Stieg Larsson, Reg Keeland: “Let’s face it, reading good fiction from other countries is a fantastic way to learn about other cultures without leaving your armchair”.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Seconda parte di questo articolo

Spaghetti al dente
Al momento, un modo di riassunto, è una traduzione che non è mai stata tradotta in lingua d’arrivo, che rispecchiano lo stile e il carattere dello scrittore originale e, allo stesso tempo, adattare quegli elementi culturali che rendonobbero più difficile l’esperienza di lettura.
Tuttavia, in fin dei conti, vi è sempre un grado di soggettività. Alfred Birnbaum, professore inglese, ha tradotto le prime opere del giapponese Haruki Murakami. Il primo passo di L’uccello che girava le viti del mondo (1997) fu redatto così:

I’m in the kitchen cooking spaghetti when the woman calls. Another moment until the spaghetti is done; there I am, whistling the prelude to Rossini’s La Gazza Ladra along with the FM radio. Perfect spaghetti-cooking music. “I hear the telephone ring but tell myself, Ignore it. Let the spaghetti finish cooking. It’s almost done, and besides, Claudio Abbado and the London Symphony Orchestra are coming to a crescendo.

Quando la fama di Murakami accrebbe, Jay Rubin fu scelto come suo traduttore ufficiale. Lo stesso passo diventò così:

When the phone rang I was in the kitchen, boiling a potful of spaghetti and whistling along with an FM broadcast of the overture to Rossini’s The Thieving Magpie, which has to be the perfect music for cooking pasta. “I wanted to ignore the phone, not only because the spaghetti was nearly done, but because Claudio Abbado was bringing the London Symphony to its musical climax.

Lo stile di Rubin è più elegante e di facile lettura. Tuttavia, molti dei primi adepti di Murakami in lingua inglese si erano ormai abituati allo stile più brusco e diretto di Birnbaum e lo consideravano l’autentica voce dello scrittore giapponese. E la “controversia” è tutt’oggi accesa. Sembra che, come in tanti altri aspetti della vita, non si possa accontentare tutti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Prima parte di questo articolo

Sensibilità culturali
Tradurre letteratura non è diventata specializzata relazioni aziendali. Non è un buon modo per dire, ma per ogni testo e ogni traduzione sono differenti. Parlo del fatto che non si tratta di una questione di esattezza. I traduttori letterari devono tener presente la musicalità e il ritmo che viene scritto nella lingua d’arrivo. Devono anche scegliere il trasferimento culturale da una mentalità all’altra.
In ogni caso, ci si potrebbe dilungare troppo a proposito, vieni nel caso della traduzione inglese dei grandi nomi della letteratura russa.

Constance Garnett ha tradotto 70 grandi opere russe di spessore considerevole. Per realizzare tale compito, Garnett traduceva molto frettolosamente, saltava i passaggi più difficili e commetteva molti errori. Ma la cosa peggiore fu che introdusse una sensibilità vittoriana nelle opere di Tolstoy, Gogol e Dostoyevsky. Dovette trascorrere un secolo prima che Richard Pevear e Larissa Volokhonsky elaborassero delle versioni più autorevoli delle opere russe, già negli anni novanta.
Nell’ottobre del 2007, l’edizione di Guerra e pace del traduttore britannico Andrew Bloomfield riaprì il vaso di Pandora riavviando il dibattito. Egli ridusse il romanzo da 1267 a 886 pagine e gli diede un lieto fine. Il suo editore, Ecco, fu rapito dalla versione di Bloomfield e la difese affermando che fosse “la metà più corta e quattro volte più interessante… Più pace e meno guerra”.

Traduzioni da Nobel
“Incoraggio i traduttori dei miei libri a prendere tutte le licenze che ritengano necessarie. Questo non è il gesto eroico che potrebbe sembrare, perché ho imparato, lavorando da anni con i traduttori, che il romanzo originale è, in qualche modo, esso stesso una traduzione. Non è, certamente, tradotto in un’altra lingua ma è una traduzione delle immagini nella mente dell’autore in altre immagini che si possano riportare sulla carta.”
Come dice Michael Cunningham, autore di Le ore, in questa dichiarazione estratta da un’intervista del New York Times (2 ottobre 2010), gli scrittori traducono le loro immagini mentali in parole ei traduttori le traducono a loro volta e ottengono le loro proprie immagini. Ma il traduttore in questo processo non è un elemento aggiuntivo; è essenziale.
In realtà, Gregory Rabassa delle opere di Gabriel García Marquez è uno straordinario romanzo di essere preselezionato per il premio Nobel, che alla fine vinse.

Terza parte di questo articolo>

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità

 Categoria: Traduzione letteraria

Oggi parliamo di qualche curiosità sulla traduzione letteraria . Non voglio essere pesante né importunare troppo con argomenti storici ma credo ci sono molti aspetti che non si conoscono e che valgano la pena di essere rispolverati di tanto in tanto. Per esempio, sapevate che un traduttore ha ha e ridotto Guerra e pace ? E i lettori inglesi di Murakami in discussione le traduzioni di questo scrittore giapponese? E sapevate che fare il traduttore può essere una professione rischiosa? No? Allora continua a leggere.

La traduzione come letteratura
Una delle parti migliori di I racconti di Canterbury di Chaucer è “Il racconto del cavaliere”, considerato l’apice della letteratura medievale inglese. Tuttavia, questo è un resoconto della Teseida di Boccaccio. Questo non vuol dire che il poeta inglese ha tradotto il poema italiano verso per verso. Infatti, solo un centinaio di versi del poema di Chaucer sono traduzioni approssimate di quello di Boccaccio, che conta attorno ai 10.000 versi. Ci sono altri 400 versi de “Il racconto del cavaliere” che conservano una certa similitudine verbale. La maggior parte del poema di Chaucer, di 2 250 versi, è originale. Ma non è finita qui. A sua volta, la Teseida di Boccaccio si basa, in modo similare, sulla Tabaida di Stazio.

Ci fu un’epoca in cui l’originalità in letteratura non era del tutto ben vista e gli scrittori basavano le loro storie su quelle già scritte in precedenza. Tutto cio per arrivare a dire Che l’ Abisso Che vediamo Tra scrittura e traduzione (CHE MOLTI considerano Come un Processo Più meccanico Che creativo) E Qualcosa di molto Più immaginario Che reale.
Ana Rosa Quintana quando si rilassa lo scandalo del “suo” romanzo Sabor a hiel , che contiene le opere di autrici conosciute dal grande pubblico come la nordamericana Danielle Steel e la messicana Angeles Mastretta. “Prima informata” e dopo un errore che ha fatto commettere l’errore.

Seconda parte di questo articolo>

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

I traduttori militari (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

< Prima parte di questo articolo

I traduttori militari oggi
La Rivoluzione e la guerra civile interruppero brevemente la tradizione di preparare traduttori militari qualificati.  Tuttavia, il comando dell’Armata Rossa era conscio dell’enorme valore di questo tipo di quadri e, già a partire dal 1929, vennero adottate misure mirate a ripristinare la figura del traduttore militare.
Nel 1940, presso il Secondo Istituto Statale di Pedagogia delle Lingue Straniere di Mosca (in russo 2-oj MGPIIJA), venne istituita una facoltà militare speciale, che aveva lo status di ente militare di istruzione superiore. Il suo primo direttore era il generale di divisione Nikolaj Nikolaevič Bijazi, discendente di immigrati italiani. Fu un uomo dal destino incredibile, che attraversò due guerre mondiali. La sua biografia richiederebbe un lavoro dedicato, ma nell’ambito di quest’articolo, possiamo dire che fu proprio lui a posare la prima pietra di un complesso ed efficiente sistema finalizzato alla preparazione dei traduttori militari.

Nella guerra civile spagnola, nella battaglia di Khalkhin Gol, nella battaglia del lago di Chasan. nella guerra di Finlandia, ovunque, i laureati delle facoltà di lingue orientali e di lingue occidentali del nuovo istituto si rivelarono molto utili.Tuttavia, la prova del fuoco per i traduttori militari, nonché per l’intero paese, fu la Grande Guerra Patriottica.
Durante il conflitto, i traduttori assolsero a molti compiti importanti e di grande responsabilità: interrogavano i prigionieri, cercavano le spie attraverso le linee del fronte, traducevano i documenti e la corrispondenza sequestrati al nemico, facevano propaganda attraverso gli altoparlanti. Durante le battute finali della guerra, il loro lavoro diede un grosso contributo nel costringere alla resa le guarnigioni tedesche che si trovavano nelle città europee liberate dall’Armata Rossa. In tempo di guerra, fra i laureati della facoltà di traduzione c’erano anche l’attore Vladimir Etuš e lo scrittore Arkadij Strugackij.

Nel dopoguerra, i traduttori militari sovietici lavoravano in tutto il mondo: Cuba, Angola, Mozambico, Egitto, Yemen, Algeria, Libia, Vietnam, Corea e Laos.
Una grande prova fu la guerra in Afghanistan, dove i traduttori che facevano parte del contingente sovietico, sovente, si distinsero in missioni di combattimento portate a termine, spesso e volentieri, a rischio della vita.
Oggi, l’Università Militare del distretto di Mosca, erede delle gloriose tradizioni della Facoltà Militare, prepara traduttori specializzati in tutte le lingue del mondo. La rinascente potenza militare della Russia e i suoi interessi nei diversi paesi del mondo richiedono, fra le altre cose, anche i loro servigi. Il Vicino e il Medio Oriente, l’Asia meridionale e sud-orientale, il Lontano Oriente e il continente africano sono le direzioni prioritarie per la Russia e per i suoi traduttori militari.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito histrf.ru

Traduzione a cura di:
Daniele Franzoni
PhD
Genova

I traduttori militari

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Dai dragomanni ai maestri dell’interrogatorio
Il 21 maggio 1929 il vice direttore del Commissariato per gli Affari Militari e Marittimi, Iosif Unšlicht, firmò la direttiva Sull’istituzione della carica di “traduttore militare” per gli ufficiali dell’Armata Rossa. Di fatto, si trattava dell’istituzionalizzazione, nell’ambito delle forze armate sovietiche, di una carica che esisteva sin dai tempi delle corti della Rus’.

Gli antichi dragomanni
Con l’inizio dei conflitti, i condottieri e gli eserciti del mondo antico si erano trovati di fronte alla necessità di avere uomini che conoscevano la lingua del nemico. Infatti, la maggior parte delle guerre si combatteva sempre fra popoli che parlano lingue diverse. Tuttavia, alle volte, capitava che un esercito (come la Grande Armata napoleonica) fosse costituito da talmente tante nazionalità provenienti da tutta Europa, che i traduttori erano necessari anche al suo interno. Non a caso, i soldati russi ribattezzarono l’esercito di Napoleone “l’armata delle venti lingue”.
La Rus’ e la Russia erano Stati il cui territorio si estendeva fra Europa e Asia. Essendo da sempre un crocevia, da sempre avevano combattuto guerre con molti nemici, che parlavano decine di lingue differenti. Fin da tempi antichissimi, presso le corti della Rus’, si trovavano traduttori che conoscevano lo svedese, il tedesco, il polacco e i numerosi dialetti delle popolazioni della steppa che attaccavano da sud. Questi uomini venivano chiamati dragomanni e venivano tenuti in gran conto dai principi.
Più tardi, con la centralizzazione della Rus’ e l’affermazione di Mosca come forza trainante, venne fondato un dipartimento speciale, il Posol’skijprikaz (1549), costituito da 39 dragomanni che parlavano l’inglese, l’armeno, il greco, l’olandese, l’italiano, il latino, il mongolo, il persiano, il tartaro, lo svedese e altre lingue.
Le riforme di Pietro I e il processo accelerato di modernizzazione della Russia contribuirono a un’ancor maggiore penetrazione reciproca fra culture e, di conseguenza, fra lingue.Molti provvedimenti adottati dallo zar puntavano a insegnare le lingue straniere al maggior numero possibile di russi. D’altro canto, anche i molti stranieri giunti in Russia ne imparavano la lingua.Ciononostante, fino alla metà del XIX secolo la professione del traduttore non presentava specificità particolari, non aveva una “branca militare” specifica.

I traduttori dell’impero
L’ampliamento impetuoso dei confini dell’Impero Russo pose la necessità di un numero sempre maggiore di esperti di lingue straniere. L’espansione sul Baltico, sul Mar Nero, nel Caucaso, nell’Asia Centrale, in Polonia e nel Lontano Oriente richiedeva un ingente numero di traduttori, che non sempre erano dei civili. Infatti, in molte spedizioni rischiose c’era bisogno di personale militare che possedesse le conoscenze necessarie. Inizialmente si riusciva а sopperire a queste mancanze grazie alla buona istruzione degli ufficiali provenienti dai ranghi della nobiltà che, fin dall’infanzia, conoscevano due o tre lingue.
Tuttavia, la rapida crescita numerica dell’esercito aumentò la richiesta di ufficiali-traduttori presso i reggimenti е gli stati maggiori. Così, nel 1885, presso la sezione di lingue orientali del dipartimento per l’Asia del Ministero degli Esteri russo, vennero istituiti corsi di lingue straniere rivolti agli ufficiali. Si rivelarono molto popolari e ai concorsi, alle volte, arrivavano a presentarsi fino a dieci candidati per un solo posto. In tal senso, un’altra pietra miliare fu l’apertura, nel 1899, dell’Istituto Orientale di Vladivostok.  Gli ufficiali che vi si diplomavano non assolvevano solamente a funzioni militari, ma anche diplomatiche.  Inoltre, i traduttori venivano preparati anche ai corsi di lingue straniere che erano stati aperti presso i comandi dei distretti militari dell’esercito.
All’inizio della Prima Guerra Mondiale, il corpo ufficiale russo padroneggiava tutte le lingue che gli erano necessarie, mentre la maggior parte dei suoi componenti era in grado di condurre un primo interrogatorio dei prigionieri, capacità molto importante durante le operazioni.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito histrf.ru

Traduzione a cura di:
Daniele Franzoni
PhD
Genova

Il traduttore: tra alienazione e contatto

 Categoria: Traduttori freelance

Si è spesso parlato della solitudine dei traduttori, dell’isolamento di giornate trascorse davanti al PC a cercare di ri-dare un nome alle cose, di filtrarle dal contingente del paese di origine per osservarle nella loro essenzialità estatica e “senza patria”, per poi rivestirle di una nuova contingenza, quella di un altrove, di un “secondo dove”; il paese di destinazione appunto. Ancora più spesso si è sentito parlare nello specifico della solitudine dei rapporti lavorativi che il traduttore vive. Il traduttore fa sì parte di un tessuto sociale, ma sui generis, qui, infatti, gli attori non si danno il buongiorno, non si scambiano una stretta di mano e, in linea di massima, non conoscono nemmeno il volto che c’è dietro una mail, una chiamata, un PO o una fattura.

Oltre a ciò, temi logori e abusati sono di certo la precarietà di questo lavoro, la difficoltà di intrattenere collaborazioni costanti e proficue, la legislazione fantasma e il rischio di credersi afoni quando non è la voce di un altro a chiederci aiuto per liberarsi e raggiungere altri paesi.
Ma nondimeno, quello del traduttore resta un lavoro molto ambito.

Il come e il dove del tessuto sociale di cui il traduttore è parte comportano intrinsecamente l’isolamento; per questo i volti di colleghi, clienti, vendor manager, ecc. si negano nella quotidianità, ma tra i tanti volti negati, ne vediamo uno. È il volto più ricercato, ed è esattamente quello di cui noi traduttori siamo chiamati a consegnare il ritratto. È la musica di un libro, il volto di un film, la voce di un’intervista. È l’opera.
Ed ecco la nostra sfida: offrire un ritratto autentico, pur refrattario alla fedeltà assoluta. È la sfida di regalare un volto che sia proprio quel volto lì, ma che diventi pure qualcos’altro. Esattamente in questo passaggio il contatto vince l’alienazione, l’incontro autore-traduttore disperde le distanze virtuali. La mera traduzione diventa a sua volta creazione sui generis.

Da qui l’incanto di un lavoro che da una parte ci aliena (niente ufficio, nessun collega gomito a gomito, solo pause silenziose per noi!), ma dall’altra ci dà la possibilità di un contatto totale. “Totale” perché il contatto qui non è semplicemente auspicabile, ma è condizione stessa di esistenza della traduzione e del traduttore. Noi siamo a contatto con un’opera, la spogliamo fino a incontrarne l’essenza, preserviamo quest’essenza pur rivestendola di quello che siamo e che serve per donarla agli altri e in questo esistiamo sia con e per noi sia con e per gli altri.

Autrice dell’articolo:
Jessica Fanelli
Dott.ssa in Filosofia Estetica
Traduttrice Audiovisiva EN>IT
Italia

Chi sono i traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Storia della traduzione
L’atto di interpretare e tradurre è antico tanto quanto la lingua. Col passare del tempo ciascuna lingua si è evoluta in modo differente e gli uomini hanno iniziato a sentire il bisogno di potersi affidare a persone che fossero in grado di comunicare in lingue diverse dalla propria, facendo da intermediari. Comprendere le lingue di altre comunità rendeva infatti possibile commerciare, ampliare le proprie conoscenze e, in alcuni casi, semplicemente sventare una guerra. Con l’evoluzione della razza il bisogno di poter comprendersi l’un l’altro si è fatto sempre più forte, poiché ciò significava poter condividere saperi e conoscenze e potersi aprire ad un commercio in continua crescita. Così è ancora oggi: un paese difficilmente sopravvivrebbe senza aver contatti con i paesi confinanti, e questi contatti richiedono obbligatoriamente l’uso di traduzioni.

Tipi di traduzione
Esistono diversi tipi di traduzione, a seconda del tipo di documento che deve essere tradotto. I testi possono essere di natura scientifica, tecnica, commerciale, letteraria, legale o educativa, o possono anche non appartenere ad una sola categoria. Per questo motivo, di norma un traduttore opera nei settori nei quali ha avuto modo di specializzarsi: ovviamente un traduttore letterario si sentirà più sicuro nel tradurre un romanzo piuttosto che un testo tecnico riguardante la scatola del cambio di una 4×4. Si tratta insomma di una professione che necessita di tipologie diverse di traduttore, ciascuna delle quali si occupa di un determinato settore. Generalmente le traduzioni vengono suddivise in due macrocategorie: letterarie e tecniche.

La carriera del traduttore
La decisione di un traduttore di specializzarsi in un determinato settore non è sempre preterintenzionale. A volte è semplice conseguenza dell’aver accettato, agli inizi della propria carriera, un tipo di incarico che si è poi tramutato in un rapporto lavorativo duraturo con una compagnia/gruppo di compagnie. Va detto anche che, parallelamente al fenomeno della globalizzazione, la traduzione si è sempre più professionalizzata e ovunque hanno iniziato a proliferare corsi specifici presso scuole e università.
La maggior parte di questi corsi si focalizza su un particolare aspetto della traduzione, tant’è che vi sono corsi di traduzione che si occupano di un’ampia gamma di argomenti: letteratura, doppiaggio, sottotitolaggio, business, o tematiche di natura commerciale, legale, scientifica, medica o tecnica. Solitamente questi corsi accettano le candidature di studenti che già possiedono una buona padronanza della lingua di partenza, poiché il fine non è insegnare le lingue, bensì aiutare gli studenti a servirsi di esse nel campo della traduzione. Durante questi corsi i futuri traduttori apprendono i fondamenti del mestiere: dalla stipulazione di un contratto fino ad arrivare alla consegna del prodotto finito. Impareranno inoltre ad utilizzare i diversi strumenti di cui dispone un traduttore: libri, dizionari e l’ormai “onnipotente” Internet.

Il futuro dei traduttori
Un traduttore si sentirà spesso domandare quale sia la sua utilità all’interno di una società che può contare su traduttori online. La risposta è abbastanza semplice: fintanto che il materiale verrà redatto da esseri umani, saranno i soli esseri umani a poterlo tradurre correttamente. Il computer è infatti una macchina programmata per rispondere a degli ordini caricati nella sua memoria e, di conseguenza, non è in grado di mettere in discussione i propri risultati né può capire quando una certa frase sia da intendere in senso letterale o ironico. Un computer può ottenere dei risultati pressoché decenti se utilizzato per tradurre un testo semplice, non letterario e non eccessivamente tecnico, e solo nel caso in cui la traduzione offerta dalla macchina venga utilizzata come semplice bozza per quella che diventerà poi la traduzione finale.

Le condizioni lavorative del traduttore
I traduttori possono essere suddivisi in due categorie:

  • traduttori in-house, che vengono assunti come dipendenti per una compagnia che vi si affida per le proprie esigenze aziendali.
  • traduttori freelance, la stragrande maggioranza, che lavorano a contratto direttamente da casa e non hanno un datore di lavoro specifico. I traduttori letterari lavorano con editori e case editrici, mentre i traduttori tecnici vengono assunti da agenzie di traduzione e collaborano con una rete di aziende.

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Urtone Laura
Laurea in Scienze Linguistiche, Letterarie e della Traduzione
Traduttrice freelance
Roma

Perché gli italiani non parlano inglese? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

(3) Fare errori viene ridicolizzato – Gli italiani fanno questo quando ridono e scherniscono le persone che non sanno parlare l’inglese “abbastanza bene”. Se sei un “Personaggio Pubblico” italiano, preparati ad essere valutato  dall’intera nazione per le tue abilità linguistiche in inglese e, poi, a farti ridere in faccia appena sbagli.

Certamente, Matteo Renzi non vincerà, a breve, concorsi linguistici per le sue competenze in inglese ma al contempo spererei che l’Italia gli riconoscesse che almeno ha cercato di parlare in inglese!

Le stesse convinzioni che si vedono dietro le aspre critiche fatte a Matteo Renzi, ovvero che gli errori sono inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi, vanno dalla sfera pubblica, riferito a  celebrità e personaggi pubblici, fino ad arrivare alle aule e nelle famiglie, dove hanno un impatto più devastante. Quando un italiano parla in inglese, sembra, a volte, che gli altri stiano aspettando di avventarsi su chi parla appena dice qualcosa di sbagliato, approfittandone per poter ridere. Naturalmente, se stai muovendo i primi passi verso la comunicazione in inglese, non vuoi che le altre persone, ogni volta che dici qualcosa di sbagliato, ne facciano un caso nazionale, in quanto ciò distruggerà la tua fiducia. Probabilmente, se sei italiano devi essere  poco influenzabile e non ti devi preoccupare se sembri sciocco quando parli inglese; comunque, avere una tale attitudine alla resilienza è molto più facile a dirsi che a farsi.

(4) L’arte Oratoria – In realtà, io stessa non parlo italiano, quindi quello che sto dicendo qui è semplicemente frutto delle mie impressioni nel sentire e vedere gli italiani parlare: parlare in pubblico è una forma d’arte in Italia e l’abilità di parlare bene viene meglio valutata, da un punto di vista istituzionale, che in molte altre culture. Per fare un confronto, quando una persona va all’università nel Regno Unito, tutti gli esami sono scritti. Prendere un ottimo voto nel sistema universitario britannico significa dimostrare una profonda conoscenza “scritta”. Il sistema in Italia è diverso; molti esami universitari sono esami orali. Ciò significa che per ottenere ottimi risultati bisogna essere un oratore di primo piano, abile a dibattere e discutere gli argomenti con precisione, utilizzando la parola. Al di là del sistema universitario, nella vita di tutti i giorni sembra anche che parlare ed esprimersi con amici e familiari sia una parte molto apprezzata e intrinseca della cultura. Naturalmente, tutte le persone, in tutte le parti del mondo parlano con i loro amici e i loro familiari; solo che gli italiani sembra che lo facciano con più gusto nell’esprimere se stessi, rispetto a molte altre culture. Quando si impara una lingua straniera da adulto, questo è importante, come quando si parla una lingua straniera; uno si sente come se l’intera personalità si sia persa durante le umilianti fasi iniziali dell’acquisizione del linguaggio.

Qual è la soluzione al problema della lingua inglese in Italia? – Se un numero maggiore di italiani vogliono raggiungere un alto livello di abilità nel parlare l’inglese in futuro, è necessario che ci sia un atteggiamento molto più tollerante e incoraggiante nella cultura, in relazione al “REALMENTE PROVARE” a parlare inglese. Quindi, piuttosto che demolire le persone per aver fatto piccoli insignificanti errori qua e là, quando si parla in inglese, gli italiani farebbero meglio a tenere per loro stessi le critiche su come lo fanno gli altri.

Fonte: Articolo scritto da Jade Joddle e pubblicato il 16 ottobre 2015 sul sito Speak Well

Traduzione a cura di:
Prof. Mario Costantino – docente I.I.S.S. “S. Pugliatti”
Taormina (ME)

Perché gli italiani non parlano inglese?

 Categoria: Le lingue

Ti sei mai chiesto perché così tanti italiani hanno una scarsa conoscenza dell’inglese? Suggerimento: non è quello che pensate …

NOTA BENE: le osservazioni e le riflessioni che condivido in questo post sono basate sul fatto che ho visitato l’Italia diverse volte, nell’arco di 10 anni e ogni volta sono stata ospite di diversi italiani. Come risultato di questi viaggi, ho potuto conoscere italiani di varie parti della nazione, da Nord a Sud, e di diversa estrazione sociale, appartenenti all’elite politica a alla classe operaia.

(1) Scarsa conoscenza dell’inglese – Probabilmente vi aspettate che dica che gli italiani non parlano inglese a causa dei problemi del loro sistema educativo. Potrebbero esserci svariati ipotetici problemi relativi al modo in cui l’inglese viene insegnato nelle scuole italiane, per esempio non ci sono abbastanza insegnanti madre-lingua oppure le lezioni per i bambini iniziano relativamente tardi, in confronto ad altre nazioni.  Pur considerando che questi fattori giochino un ruolo importante nella qualità dell’istruzione che gli italiani ricevono, ciò non significa che il sistema scolastico italiano si trovi nell’Oscurantismo Medioevale e che tutti gli insegnanti d’inglese siano inetti. Piuttosto, il problema dell’Italia è che il sistema scolastico formi studenti che “conoscono” l’inglese, ma non riesce a far sì che essi lo usino. Perché accade ciò?

(2) La cultura del “Il migliore; Oppure niente” – Non devi trascorrere molto tempo in Italia per capire che è un paese con un gusto per l’eccellenza in tutte le cose. Per fare un esempio, se un formaggio verrà prodotto da un italiano, sarà un formaggio eccellente, la madre di tutti i formaggi. Lo stesso vale per tutto ciò che è fatto in Italia, da un umile formaggio a un’auto da corsa. Fondamentalmente, quando gli italiani fanno qualcosa, c’è questo istinto e modo di fare dentro di loro che li spinge a voler essere i migliori in quella cosa. Se non possono esserlo, c’è un forte desiderio di rinunciare completamente per poi fingere che non gliene importi nulla, come se non fosse importante per loro. Quindi, quando applichiamo questo valore o caratteristica al parlare in inglese, possiamo capire che quando gli italiani si guardano intorno e vedono che in Europa  tutti parlano un inglese migliore del loro, questo, ad un livello psicologico profondo, li porta al ragionamento: “Che senso ha fare tutta questa fatica per parlare in inglese, se non sarò mai bravo come un tedesco?” In questo modo evitano la sensazione di frustrazione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jade Joddle e pubblicato il 16 ottobre 2015 sul sito Speak Well

Traduzione a cura di:
Prof. Mario Costantino – docente I.I.S.S. “S. Pugliatti”
Taormina (ME)

Gestione della terminologia (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

QUALI STANDARD INTERNAZIONALI FORNISCONO GUIDA SULLA GESTIONE TERMINOLOGICA?
L’Organizzazione internazionale per la normazione ha generato diversi standard che forniscono le migliori pratiche nella gestione terminologica:

ISO ISO 704:2009 Lavoro terminologico — Principi e metodi
Questo documento di 65 pagine è un eccellente introduzione alla gestione terminologica, includendo linee guida per la scrittura delle definizioni

ISO 1087-1:2000 Lavoro terminologico — Vocabolario — Parte 1: Teoria ed applicazione
Questo è un altro testo panoramico che descrive i concetti più usati nella gestione dei termini.

ISO 12616:2002 Terminologia orientata alla traduzione
Questo documento fornisce delle informazioni sulla gestione terminologica specifica per ambienti di traduzione.

ISO 12620:2009 Applicazioni informatiche nella terminologia — Categorie di dati
Questo documento specifica le categorie di dati che dovrebbero essere usati al fine di garantire uno scambio di dati semplice tra sistemi che archiviano e processano la terminologia.

Oltre alle norme appropriate per la gestione della terminologia, l’ISO pubblica letteralmente centinaia di norme che contengono glossari monolingue e multilingue. Inoltre, molti organi normativi nazionali, così come organizzazioni governative e non, pubblicano approfonditi glossari di dominio specifico che potrebbero essere utili al momento di iniziare un progetto di gestione terminologico.

QUALI SOFTWARE SONO DISPONIBILI PER LA GESTIONE TERMINOLOGICA?
Una serie di software possono aiutare la vostra organizzazione nella gestione della terminologia, tra cui i seguenti:

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Gestione della terminologia (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Approvazione e revisione del database terminologico
Semplicemente non vi è un modo per evitare che esperti del settore in oggetto revisionino i database terminologici monolingue e multilingue precedentemente alla loro pubblicazione ed utilizzo. Essi sono documenti normativi che dovrebbero essere usati come riferimento da tutti i comunicanti all’interno dell’organizzazione così come dai propri fornitori esterni di servizi d’informazione come marketing, pubblicità e traduzione. Per tale motivo, è obbligatorio che, colui che abbia familiarità sia con il settore ricoperto dal database terminologico sia con l’organizzazione che promuove il progetto terminologico, riveda ed approvi ogni singola voce. Il compito del revisore è quello di valutare l’accuratezza della definizione e, nel caso in cui una voce contenga più di un termine (sinonimi), scegliere quali tra essi sono consigliabili e dovrebbero essere usati (termini preferenziali) e quali no (termini sconsigliati). I glossari tradotti dovrebbero essere revisionati da un bilingue esperto del settore e che lavori nel paese in cui si parli la lingua target del glossario tradotto.

Manutenzione del database terminologico
Il vecchio detto, secondo cui l’unica costante nel mondo del business è il cambiamento, si applica certamente alla gestione della terminologia. Poiché sia la tecnologia che la lingua sono in continua evoluzione, dovrebbero esserlo anche i glossari ed i database terminologici. Mettiamola così: Per essere in grado di fornire ai comunicatori interni ed esterni la terminologia aggiornata di cui hanno bisogno, i database non solo devono essere continuamente ampliati, ma i dati già presenti devono essere revisionati ed aggiornati costantemente.

QUAL E’ IL MIGLIOR MOMENTO PER DARE IL VIA AD UN PROGETTO TERMINOLOGICO?
Il miglior momento per iniziare a sviluppare una terminologia per un progetto specifico è prima della stesura del primo documento originale in una campagna globale. La cerchia terminologica dell’organizzazione dovrebbe formalizzare un glossario iniziale di nuovi termini per le caratteristiche e le funzioni durante la fase di specificazione. Questo glossario crescerà e maturerà con l’evolversi del nuovo prodotto o dei nuovi servizi. Se la gestione dei termini inizia più tardi, ad esempio estraendo termini da documenti già esistenti, inevitabilmente si dovranno cambiare alcuni o tutti questi documenti al fine di armonizzare i termini.

Cambiare i documenti alla fine dei giochi comporterà inevitabilmente una perdita di tempo e di denaro: Uno studio condotto nell’industria automobilistica indica come cambiare dei termini durante la fase di manutenzione (ad esempio, dopo la pubblicazione) è 200 volte più costoso rispetto a quando ciò si verifichi durante la fase dati del prodotto (ad esempio, durante la fase di specificazione).

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Gestione della terminologia (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

QUALI SONO LE FASI COINVOLTE NELLA GESTIONE TERMINOLOGICA?
Ricerca terminologica
Non è semplice identificare parole tanto importanti da comportare il loro utilizzo coerente all’interno e tra i documenti. Se un organizzazione ha a disposizione un team di più soggetti interessati ai termini (rappresentanti di Ricerca e Sviluppo, operazioni, comunicazioni tecniche e di marketing, senza tralasciare quelle legali) che identifica e colleziona termini, la sfida sta nel trovare il consenso tra tutti i vari gruppi ed interessi.

Se non vi è una cerchia terminologica, che è lo scenario più tipico nel mondo del business al giorno d’oggi, ed i membri dei vari gruppi hanno già redatto una grande varietà di documenti (specifiche tecniche, interfaccia utente del software, documenti di assistenza utente, documenti legali e commerciali), potrebbe essere difficile analizzare tutti i documenti annessi al rilascio per verificarne la coerenza terminologica. Ed anche se tali documenti fossero disponibili in un unico posto, la mole del volume di testo potrebbe essere troppo grande per essere elaborato da persone umane.

Creazione delle voci
Una volta risolto il problema relativo a quali termini inserire nella banca dati, la domanda successiva a cui rispondere è: Quante altre informazioni aggiuntive devo inserire? E’ discutibile se abbia senso dal punto di vista commerciale collezionare qualunque cosa oltre che delle semplici liste di termini. L’ISO 12620 cataloga quasi 200 categorie di dati possibili per l’inserimento di un termine. Allo stesso tempo, l’ISO 12616 elenca solamente tre di queste categorie di dati (termine, fonte e data) come obbligatorie. Per molte, se non la maggior parte delle organizzazioni, la soluzione più pratica consisterebbe probabilmente in un modello di dati composto da meno di due dozzine di categorie di dati. Tutti i principali standard terminologici considerano le definizioni come una categoria di dati opzionale. Sebbene scrivere una definizione può essere facilmente considerata come la fase più costosa e che richiede più tempo nell’inserimento di un termine, essa è generalmente la parte più importante di quest’ultimo. Le definizioni sono particolarmente importanti nel caso in cui un database di termini venga usato come base universale di conoscenza che può essere: La definizione aiuta i membri dello staff tecnico a scegliere il termine corretto tra una vasta gamma di opzioni, ed è la definizione che permette ai nuovi impiegati di comprendere un concetto sconosciuto meglio di qualunque altra informazione contenuta nella voce. Un piccolo inciso per coloro che hanno problemi nel scrivere definizioni: Una definizione terminologica ed una voce enciclopedica sono cose molto diverse tra loro. Una buona definizione terminologica che si attenga agli standard è una affermazione concisa non più lunga di una frase che identifica un gruppo più generico al quale appartiene il termine stesso e le caratteristiche che lo contraddistinguono da termini correlati ad esso.

Esempio: scheda di memoria
Dispositivo elettronico di archiviazione di dati digitali più portatile e robusto rispetto ad un classico disco rigido.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Gestione della terminologia

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Uwe Muegge, CSOFT International Ltd.

“La gestione della terminologia può migliorare l’efficacia e l’efficienza degli sforzi comunicativi di un organizzazione attraverso diversi canali”

QUALI SONO GLI INCENTIVI PER UNA GESTIONE TERMINOLOGICA?
Una comunicazione più efficiente
Con una strategia di gestione terminologica, organizzazioni di qualunque grandezza sono in grado di usare gli stessi termini coerentemente all’interno e tra i vari documenti ed etichette che accompagnano un prodotto o un servizio. Dato che questi documenti vengono generalmente redatti in ambienti collaborativi, la gestione della terminologia è la soluzione più efficiente al fine di garantire che l’organizzazione, nel suo insieme, usi gli stessi termini per descrivere le medesime caratteristiche e funzioni.

Avere a disposizione delle banche dati terminologiche complete e progetto-specifiche sin dall’inizio di un progetto consente ai membri del team di essere liberi dal noioso compito di dover ricercare i termini per conto proprio. Inoltre, la disponibilità di termini progettuali riduce il rischio che più colleghi possano coniare più termini per descrivere la medesima caratteristica e che, se non identificati, potrebbero confondere l’utente o causare inutili spese e ritardi per la successiva armonizzazione terminologica durante il ciclo di vita del prodotto.

COSA SI RISCHIA SE UN’ORGANIZZAZIONE NON GESTISCE LA TERMINOLOGIA?
Il lancio di un prodotto potrebbe essere influenzato negativamente
Non ci sono dubbi: qualsiasi sforzo di gestione terminologica comporterà dei costi. D’altro canto, la mancata gestione terminologica da parte di un’organizzazione potrebbe comportare costi ancor più alti. Considerate ciò: Implementando un database di termini specifici per un organizzazione, quest’ultima avrà i mezzi necessari per aiutare tutti i comunicatori interni ed esterni ad usare gli stessi termini nel momento in cui si discute delle caratteristiche chiave dei prodotti e dei servizi che l’organizzazione stessa fornisce. Infatti, con un database di termini, i comunicatori e gli editori possono usare strumenti automatizzati per assicurarne la conformità con le regole terminologiche stabilite. In assenza di un database terminologico specifico, è molto complicato far sì che vi sia una coerenza tra i termini all’interno dei singoli documenti e tra più documenti, per non parlare dei documenti pluri-settoriali come il settore tecnico, marketing o documenti legali. Se il marchio conta, l’uso di un database di termini aggiornato e completo al fine di garantire un corretto utilizzo dei termini durante la sua fase di creazione permette alle organizzazioni di rilasciare i propri prodotti più velocemente rispetto a quelle che spendono un’infinità di tempo e di energie nel correggere incongruenze terminologiche durante le fasi di revisione e correzione.

Effettuare un ulteriore controllo qualitativo al fine di correggere le incongruenze terminologiche presenti nei documenti e mitigare l’impatto negativo di quest’ultimo sul budget e sul rilascio del prodotto non è il peggiore dei casi. Molto peggio sarebbe il caso di un lancio posticipato dovuto a ritardi nel processo di approvazione normativo a causa di terminologie incorrette o contrastanti nei documenti da consegnare. Conosco il caso di una consegna rifiutata all’istante da un organo normativo estero a causa di errori terminologici e di traduzione, arrecando una perdita di diversi milioni di dollari di profitto.

“Non è semplice identificare parole tanto importanti da comportare il loro utilizzo coerente all’interno e tra i documenti”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Insidie nel localizzare i videogiochi (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Esempio 4
Ecco un ultimo esempio di un gioco multilingue su cui ho lavorato.
Il termine insospettabilmente insidioso era “sorrow choker”. “Choker” è il sostantivo del verbo inglese “to choke”, soffocare, strozzare. Nell’ambito della gioielleria è chiamata choker una collana girocollo, che cinge strettamente, quasi a strozzarla, la gola di chi la indossa.
Sapendo che nel gioco erano presenti molti artefatti in forma di gioiello, come gemme, ciondoli, anelli e medaglioni, molti dei traduttori hanno reso questo termine nelle rispettive lingue come “girocollo della tristezza”.
Se non che, troppo tardi, venne fuori che il “sorrow choker” era una fiaschetta di liquore. Il suo nome, letteralmente “soffoca-tristezza” derivava dal fatto che si beve per tirarsi su di morale.

Cosa ho imparato:
In questo caso il ragionamento dei traduttori è stato perfettamente logico e in linea con gli altri elementi del gioco, eppure li ha tratti in inganno.

In certi casi non ci si può aspettare che il traduttore arrivi da solo alla risposta giusta.
In tali casi commenti chiarificatori nei file consegnati ai traduttori, l’accesso al gioco in anteprima o la condivisione dei file di risorse grafiche sono pratiche in grado di risparmiare a tutte le parti coinvolte numerosi grattacapi.

In conclusione, un bravo traduttore nel settore dei videogiochi deve svolgere un lavoro che va ben oltre la conversione linguistica del testo.
Per individuare la traduzione migliore deve aggrapparsi a ogni scampolo di informazione che riesce a trovare e risalire al rapporto tra i vari elementi, alle meccaniche di gioco stesse.
Lungi dall’accontentarsi di una traduzione corretta secondo il dizionario, deve scegliere “la traduzione”, assicurandosi che tutti gli elementi siano internamente coerenti e abbiano un senso per il giocatore nella lingua d’arrivo.
Inoltre, per quanto il game designer faccia un ottimo lavoro e il traduttore faccia anch’esso un ottimo lavoro, se tra i due non sussiste comunicazione, il prodotto finale potrebbe lo stesso contenere gravi sviste che ne fanno precipitare irrimediabilmente la qualità.
Al contrario, se si apre un dialogo tra i due, il risultato sarà veramente un prodotto di cui andare fieri, che valorizza l’impegno e la professionalità profusa da entrambi.

Autrice dell’articolo:
Sara Todaro
Traduttrice freelance da inglese a italiano, giapponese a italiano

Insidie nel localizzare i videogiochi (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Esempio 2: Mostri a tema invernale
Un altro esempio che mi è rimasto impresso è l’ambiguo termine “snowman”, trovato in un videogioco tratto da una collana di libri dell’orrore per ragazzi.
Con “snowman” gli anglofoni intendono due entità molto diverse: il vecchio, caro pupazzo di neve dal naso di carota e il leggendario Sasquatch, l’abominevole uomo delle nevi.
Dal contesto non c’era modo di capire se questo essere fosse un pupazzo di neve magicamente animato oppure un vero uomo delle nevi (nei libri figuravano sia i pupazzi di neve stregati sia il Sasquatch).
Non rimaneva che chiedere delucidazioni al cliente, il quale confermò che si trattava di un pupazzo di neve mostruoso.

Cosa ho imparato:
A volte chi scrive (il narrative designer in questo caso) fa fatica a rendersi conto dei doppi sensi della propria lingua. Dopotutto si mette nei panni del giocatore, che vedrà immagine e testo insieme, non lasciando spazio a equivoci. Non farebbe però male mettersi anche un po’ nei panni del traduttore, che ha a disposizione solo il testo.
Il traduttore dovrebbe tenere sempre presenti le possibili ambiguità e, se necessario, ottenere chiarimenti direttamente dalla fonte.
I game designer, a loro volta, potrebbero abituarsi a includere commenti chiarificatori nei file che consegnano ai traduttori, dar loro accesso al gioco in anteprima o condividere le risorse grafiche.

Esempio 3: Americani, farmacie e costumi di Halloween
Ricordo poi un caso di una sottilissima differenza linguistica, in cui mi salvai da una pessima figura grazie al potere del contesto.
Si trattava di un altro gioco gestionale di costruzione di città. Nella lista di edifici compariva un “pharmacy”, che tradussi a prima vista con “farmacia”.
Continuando a tradurre altre parti del gioco, scoprii da una linea di dialogo che questa presunta farmacia vendeva costumi di Halloween.
Presa dal dubbio, approfondii la questione e appurai che nell’inglese americano contemporaneo pharmacy è ancora sinonimo interscambiabile di drugstore, (un po’ come un tempo anche da noi farmacia e drogheria erano lo stesso negozio). Chiaramente per il giocatore italiano è assurdo comprare costumi di Halloween in farmacia, ho dunque modificato la mia traduzione in “emporio”.

Cosa ho imparato:
Non importa quanto bene si conosca una lingua straniera, ci sono sempre dei piccolissimi dettagli e sfumature negli usi più quotidiani o regionali che rimangono oscuri.
Un bravo traduttore mette in discussione ogni parola. Non importa quanto pensiamo di conoscere il significato di una parola banale e comune: se anche un minimo dettaglio non ci torna (nel nostro caso i costumi di Halloween) dobbiamo approfondire, e magari impareremo qualcosa di nuovo e sorprendente.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Sara Todaro
Traduttrice freelance da inglese a italiano, giapponese a italiano

Insidie nel localizzare i videogiochi

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Di seguito riporterò alcuni casi particolarmente insidiosi in cui mi sono cimentata durante la mia esperienza nella localizzazione di videogiochi, in particolare nella traduzione degli inventari degli elementi di gioco.

Questo articolo ha tre scopi:
- suggerire ai colleghi traduttori del settore degli spunti per non cadere nei tranelli della localizzazione, per questo sotto ogni esempio riporto una lezione che ho imparato da esso;
- dimostrare ai creatori di videogiochi, con esempi pratici, come sia importante lavorare in sinergia con il traduttore per ottenere un servizio migliore, anche suggerendo accorgimenti per evitare gaffe imbarazzanti;
- divertire tutti i lettori con i dilemmi esistenziali dei traduttori.

A mio parere, l’ostacolo maggiore che un traduttore di videogiochi deve affrontare è la mancanza di contesto.
Classica parte di molti generi di videogame è l’inventario, ovvero una lista di elementi di gioco (articoli da acquistare o raccogliere, armi, potenziamenti ecc.) presentati scevri da ogni contesto. Questa è una delle peggiori insidie per un traduttore.

Nel gioco ogni voce dell’inventario è associata a un’immagine.
In un mondo ideale il traduttore avrebbe accesso a tali immagini, ma in realtà accade di rado. Il più delle volte si ritrova una lista di nude parole, nei casi peggiori senza conoscere neanche il genere o l’ambientazione del gioco in cui andranno a collocarsi.
In questa situazione anche un traduttore esperto potrebbe commettere gaffe.

Tra l’altro, anche se, come vedremo di seguito, la colpa non è sempre imputabile al traduttore, l’errore finale è particolarmente visibile e stridente per il giocatore, che si trova davanti un’immagine e una descrizione che non corrispondono.
Per fortuna, con una più stretta collaborazione tra traduttore e game designer si possono evitare le gaffe peggiori.

Esempio 1: Frutto o colore?
Un esempio devastante nella sua banalità. Traducendo una lista di arredi urbani per un gioco di costruzione di città, mi trovai davanti il termine “orange tree”. Ovviamente la prima cosa che mi venne in mente fu l’albero di arance.
La scelta aveva senso: nel gioco si potevano raccogliere ingredienti per creare vari prodotti, tra cui l’aranciata, quindi un albero da frutto sembrava più che plausibile…
Se non che, nello stesso elenco, trovai anche il termine “yellow tree”.
“E se ‘orange’ fosse il colore, non il frutto?!” Piombai in paranoia.

Alla fine mi decisi a chiedere alla game designer: “Hai presente quell’‘orange tree’ alla cella XY? Sarebbe, tipo, un albero che fa le arance, o un semplice albero con le foglie arancioni?”
Lei ci pensò un attimo. “Questa sì che è una bella domanda! È un albero con le foglie arancioni.”

Cosa ho imparato:
Se non fosse stato per quel “yellow tree” che mi ha insospettita, avrei scelto la traduzione “sbagliata”. Sono arrivata alla soluzione non solo analizzando il singolo termine dal punto di vista linguistico, ma confrontandolo con gli altri elementi dell’inventario, anche se non erano direttamente collegati.
Un videogioco è un microcosmo, dove ogni singolo elemento ha il suo posto.

Un abile traduttore non deve limitarsi a considerare gli elementi come singoli, ma cercare attivamente schemi e connessioni con le altre parti del testo a sua disposizione.
Un indizio prezioso per comprendere un termine può celarsi nella battuta di un dialogo, in un messaggio di sistema o, come in questo caso, nella variazione tra elementi simili.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Sara Todaro
Traduttrice freelance da inglese a italiano, giapponese a italiano

Le fasi del processo traduttivo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel corso delle tue prime lezioni di traduzione, ti viene insegnato che per svolgere un lavoro di qualità è necessario rispettare una serie di fasi. Alcuni traduttori inesperti appaiono disorientati davanti a questi passaggi e non sanno come procedere quando si accingono a tradurre un nuovo testo. Spesso saltano o trascurano alcune fasi del processo traduttivo e questo produce un testo misero, incoerente e inaccettabile per il lettore a cui quella traduzione si rivolge.
Ecco dunque illustrate le fasi del processo di traduzione:

1. Lettura preliminare del testo di partenza
La lettura preliminare consente al traduttore di comprendere contenuti e stile dell’autore, di individuare nozioni e termini che non conosce e giungere così ad una visione d’insieme del lavoro da tradurre.

2. Prima stesura della traduzione
Il traduttore stende la prima versione, comprende più a fondo lo stile dell’autore e ne decodifica il messaggio.

3. Lavoro di documentazione e approfondimento (seconda stesura)
In questa fase il traduttore scava in profondità nel testo e, dopo un’approfondita ricerca, traduce i termini che non conosce. Il lavoro di documentazione sul testo di partenza è infatti necessario per una perfetta comprensione dello stesso.
La cultura del traduttore si forma proprio attraverso ricerche e letture.

4. Revisione della traduzione
Dopo aver completato la seconda stesura, il traduttore confronta il testo di arrivo con quello di partenza. Questa fase è determinante in quanto il traduttore deve assicurarsi di aver tradotto il testo nella sua interezza e di non averne frainteso il messaggio.

5. Acquisire il distacco necessario dalla traduzione
Il traduttore lascia passare alcune ore o addirittura un giorno dal lavoro svolto per liberare i pensieri e tornare sul testo a mente riposata.

6. Rilettura del testo
In questa fase il traduttore dimentica di essere tale e si cala nei panni del lettore per sincerarsi che il testo sia privo di errori, si presenti logico sul piano concettuale e coeso. Questa fase appare simile alla costruzione di un puzzle: il traduttore esamina attentamente il testo sul piano sintattico-lessicale e rimodula l’ordine delle frasi per stendere una traduzione convincente e scorrevole.
Ovviamente, la traduzione finale deve tener conto del destinatario: il traduttore non può consegnare un lavoro mal eseguito e che prima non sia stato accuratamente revisionato.
Questa fase del processo traduttivo è di estrema importanza: leggere più volte il testo tradotto fa emergere errori anche gravi che mai il traduttore avrebbe immaginato di commettere, al punto da pensare: “Grazie a Dio non ho consegnato frettolosamente la traduzione!

Fonte: Articolo scritto da Wajdan Al Khanabshy e pubblicato il 20 giugno 2017 sul sito www.iamatranslator.org

Traduzione dall’arabo a cura di:
Dott.ssa Emma Interesse
Traduttrice editoriale e tecnico-scientifica AR-FR-EN> IT
Bari

Anno internazionale delle lingue indigene

 Categoria: Le lingue

Le lingue sono vitali per le comunità e le persone in tutto il mondo. Hanno implicazioni per l’identità culturale, la comunicazione, l’integrazione sociale, lo sviluppo, l’istruzione e l’accesso alle informazioni. La storia delle persone, il patrimonio culturale e le tradizioni sono trasmessi in modo intergenerazionale attraverso le lingue.

Ci sono circa 7000 lingue parlate in tutto il mondo, molte delle quali sono indigene. Questa ricca diversità linguistica contribuisce alla preservazione dell’identità culturale e della conoscenza indigena. Ma nonostante la loro importanza e valore, quasi 2.700 delle lingue indigene rischiano di scomparire, secondo i funzionari delle Nazioni Unite.

IYIL 2019
Per sensibilizzare su questo problema, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2019 l’anno delle lingue indigene e hanno chiesto all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) di essere l’organizzazione guida.

L’UNESCO ha lavorato con governi, organizzazioni di popolazioni indigene, ricercatori e altre parti interessate per elaborare un piano d’azione per promuovere e proteggere le lingue indigene e migliorare la vita di coloro che le parlano.

In questo piano d’azione possiamo leggere che:

La perdita di una lingua indigena può (…) significare la perdita di conoscenze vitali che potrebbero essere sfruttate per il miglioramento umano e lo sviluppo sostenibile. Di conseguenza, la scomparsa di una lingua implica un enorme impatto negativo sulla cultura indigena interessata, nonché sulla diversità culturale globale.

Aree tematiche nel piano d’azione
L’iniziativa assumerà la forma di una serie annuale di attività raggruppate attorno a tre termini chiave: sostegno, accesso e promozione delle lingue indigene.

  • Sostegno alla rivitalizzazione e al mantenimento delle lingue indigene, utilizzando, se del caso, tecnologie linguistiche e di comunicazione, al fine di migliorare l’uso quotidiano delle lingue indigene;
  • Accesso all’istruzione, all’informazione e alla conoscenza in e sulle lingue indigene per bambini, giovani e adulti indigeni;
  • Promozione delle aree e dei valori della conoscenza delle popolazioni e culture indigene, applicazione di metodi rilevanti di comunicazione e informazione, nonché di pratiche culturali (ad esempio sport e giochi tradizionali) che possono fornire empowerment agli oratori della lingua indigena.

Impatto previsto
Ci si aspetta che gli Stati membri, le popolazioni indigene, la società civile, le istituzioni pubbliche e il settore privato si impegnino concretamente a sostenere e promuovere le lingue indigene. Ciò include l’offerta di supporto finanziario. L’impatto complessivo dovrebbe includere:

  • Attenzione globale e rispetto per la diversità linguistica e le lingue indigene;
  • Responsabilizzazione delle popolazioni indigene e delle tribù per garantire una migliore trasmissione delle lingue indigene alle generazioni future;
  • Adozione di quadri politici, legislazione e altri parametri di riferimento che riducono le disparità e attenuano la discriminazione nei confronti dei parlanti delle lingue indigene;

mettendo a disposizione strumenti adeguati, come sport tradizionali, giochi e altre iniziative che aiutano nella trasmissione delle lingue indigene.

Mettersi in gioco
Dalle organizzazioni agli individui, tutti sono invitati a partecipare al successo di IYIL 2019. Durante tutto l’anno, diverse parti interessate intraprendono azioni e partecipano a eventi per promuovere e proteggere il diritto delle popolazioni indigene a preservare e sviluppare le loro lingue.

Puoi registrarti compilando un modulo. Una volta confermato, puoi intraprendere azioni come: sviluppare un progetto; creare una comunità; suggerire strumenti e soluzioni; stabilire partnership; eseguire webinar; offrire formazione; o fornire supporto finanziario.

Fonte:  Articolo pubblicato sul blog dell’agenzia Rita Maia

Traduzione a cura di:
Francesco Caligiuri
Traduttore freelance EN>IT
Roma

L’Italia e la Russia (10)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Nona parte di questo articolo

Il brindisi
Fare il brindisi a tavola è molto importante. Fa parte della cultura russa. Fare un brindisi con il socio commerciale aiuta a capire che persona hai davanti perché dopo il terzo brindisi si inizia a essere se stessi (“in vino veritas”). Dall’altro lato, rifiutare di fare il brindisi può essere preso come un’offesa, una mancanza di rispetto, oppure significare che il socio straniero stia nascondendo qualcosa e non voglia essere scoperto. Soluzione: Cercare di non rifiutare di fare un brindisi.

Banya
Anche la banya (in russo: баня, simile a sauna) fa parte dell’accoglienza russa. Se vi invitano di venire in banya significa che il vostro socio russo vi vuole bene, e vuole procedere con l’affare. Poiché in sauna ci si rilassa e le persone sono come sono davvero. La sauna può aver luogo durante o dopo aver stipulato un contratto. Nell’ultimo caso fa parte della tradizione russa festeggiare un affare concluso, “обмыть” (“obmyt’”).

Come vestirsi
In Russia occorre prestare la massima attenzione ai vestiti. La tuta e scarpe da tennis non sono opportune a meno che non si vada in palestra. A un incontro d’affari si consiglia di mettere un completo elegante con cravatta.
Vestirsi in modo elegante (non è necessario che sia troppo caro) vi darà qualche punto in più perché la prima impressione viene formata dall’aspetto fisico. In russo si dice: “Встречают по одѐжке, провожают по уму” “Prima si guarda come sei vestito e dopo si valuta la tua intelligenza”.

Visite nelle case
Occorre sapere che entrando in una casa russa si tolgono le scarpe. Se volete fare una buona impressione, è consigliabile portare dei piccoli regali o dolci per i vostri amici russi o soci (è opportune informarsi in anticipo se loro hanno dei figli e se sono sposati/e). Può andar bene una scatola di cioccolatini. Se donate fiori, assicuratevi che siano in numero dispari (il numero pari si usa per i funerali).

***

Con un contatto frequente fra le lingue e culture il fenomeno di interferenza culturale appare inevitabile. Tuttavia, per superare con successo un’incomprensione tra i comunicanti provenienti da nazioni diverse occorre prestare attenzione alle loro consuetudini e particolarità culturali, essere informato in anticipo sulle peculiarità comportamentali e culturali, rispettare e non violare le tradizioni e i costumi da parte di entrambi i soci.

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

Bibliografia
1.Jakobson Roman (1971) Language in relation to other communication systems, SelectedWritings,vol.II, The Hague: Mouton,

2. Kobzeva Olga (2017) Corso avanzato di lingua Russa (B1) con glossario di linguistica. Modulo sette, Pisa, Arnus – Edizioni il Campano, – 130 p.,

2.Вольская, Н.П. (2014) Можно? Нельзя? Практический минимум по культурной адаптации в русской среде/ Н.П. Вольская, Д.Б.Гудков, И.В.Захаренко, В.В.Красных. – 8-е изд., стереотип. – М.: Русский язык. Курсы, – 48с.,

3.Мощинская, Н.В. (2015)«Русская культура: диалог со временем»: Учебное пособие для иностранцев, изучающих русский язык / Н.В.Мощинская, Н.М.Разинкина. – 2-е зид, стереотип. – М.: Русский язык.Курсы, – 416 с.,

4.Лысакова И.П. (2016) Методика обучения русскому как иностранному: учебное пособие для вузов / И.П.Лысакова, Г.М. Васильева, С.А.Вишнякова и др.; под ред. проф. И.П Лысаковой. – М.: Русский язык. Курсы. – 320 с.,

5.Ожегов С.И. (2012) Толковый словарь русского языка: Ок. 100 000 слов, терминов и фразеологических выражений / С.И.Ожегов; Под ред. Проф. Л.И. Скворцова. – 28-е изд., перераб. – М.: ООО «Издательство «Мир и Образование»: ООО «Издательство ОНИКСЛИТ», – 1375 с. Prof.ssa Olga Kobzeva 7

6. Перевозникова А.К. (2015) Россия: страна и люди. Лингвострановедение: Учебное пособие для изучающих русский язык как иностранный, – 4-е изд. Стереотип. – М.: Русский язык.Курсы, – 184с.

Intervistatori:
Erokhin Anatolij Viktorovič, giudice,Tribunale Arbitrale della regione Kemerovskaya

Kobzev Viktor Vladimirovič, direttore Svyaz’ – Bank, filiale Kemerovskij

Zheludkova Elena Ghennad’evna, docente di lingua francese e italiana presso l’Università Statale di Kemerovo

Igor’ Fedorovič, fisioterapista presso l’Ospedale regionale Kemerovskaya

Trillini Bruno, pensionato

L’Italia e la Russia (9)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Ottava parte di questo articolo

Gesticolazione
La gesticolazione degli italiani è notevole. Aiuta ad esprimersi e capirsi, senza la quale non immaginiamo l’atto di comunicazione. Però per i russi troppa gesticolazione può sembrare un po’ aggressiva.
In un incontro d’affari, un russo, vedendo la gesticolazione inadeguata alle circostanze, chiede all’interprete: “Ma perché mi sta urlando il signore italiano? In realtà, il signore italiano non stava urlando, sono stati i gesti che hanno spaventato il socio russo il quale non trovando corrispettivi ai russi, aveva frainteso la comunicazione vocale – urlo.
Soluzione: Cercare di non affidarsi molto ai gesti, ma essere espliciti per via verbale.

Fattori socio-culturali
1. Salutarsi in solito modo – stringendo la mano. Però attenzione: lo fanno uomini e non donne. Non c’è l’abitudine che una donna stringa la mano a qualcuno (né alle donne, né agli uomini). Se conoscete da tanto il vostro partner è possibile anche abbracciarsi all’incontro e (o) dare tre baci sulle guance (indipendentemente dal sesso), con gli estranei e persone non conosciute tale comportamento non è tollerato.

2. Soffiarsi il naso in pubblico (soprattutto a tavola) è considerato un gesto molto scortese, maleducato e poco gradito.
Soluzione: cercare di non soffiarsi il naso.

3. Fattore cruciale è il tempo. Si dice che il tempo sia denaro («Время – деньги»), dunque non puo’ essere sprecato. La puntualita’ viene fortemente richiesta oltre che da se stessi anche dai partner. Perciò è sempre meglio presentarsi dieci minuti in anticipo all’incontro anziché farsi attendere un minuto. La puntualità è un elemento per gli italiani spesso irrilevante, ma per il russo è un segno di considerazione e di rispetto. Fare tardi significa mancanza di rispetto.
Soluzione: cercare di non fare tardi sopratutto al primo incontro.

4. L’Ospitalità e l’accoglienza è il segno distintivo della popolazione russa. Per negoziare le condizioni vi possono invitare in un ristorante. Un orario stabilito per il pranzo non esiste, si mangia quando c’è fame.

Decima parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

L’Italia e la Russia (8)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Settima parte di questo articolo

Essere seri
E comunque se i russi sono seri non vuol dire che siano arrabbiati (come invece si pensa di solito). È un segno del fatto che sono molto attenti a tutto quello che viene detto loro, segno di rispetto in qualche modo, è un segno positivo, se vogliamo.

La serietà oltre all’attenzione può significare un segno di difesa. La difesa contro la truffa come comportamento inconscio è dovuta agli anni novanta, quando dopo il periodo del comunismo l’organizzazione del mercato si basava sulla criminalità e la corruzione. Perciò quando i russi vedono una persona al primo incontro sorridere senza un “motivo valido”, non lo capiscono e il fatto desta loro preoccupazione.

Va notato che la neutralità di espressione e comportamento, tanta serietà e forse freddezza sono fattori educativi in una relazione soltanto in fase iniziale.
Bisogna dire anche che i russi apprezzano l’umorismo, hanno il senso dell’umorismo e capiscono l’ironia sottile.

Soluzione.
Se si vuole proseguire nell’affare, è opportuno cercare di “copiare” il comportamento del vostro socio: non sorridere, essere seri e freddi nella fase iniziale, facendogli capire che anche voi siete della stessa opinione, siete sulla stessa onda. È possibile scherzare ma “est modus in rebus”.(c’è una misura nelle cose).

Nona parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
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L’Italia e la Russia (7)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Sesta parte di questo articolo

La comunicazione non verbale

Sorriso
La neutralità nei comportamenti dei russi è assai notevole per un italiano. Capita raramente che un russo sorrida se non c’è un motivo che ritenga valido. Non può avere sicuramente un sorriso di circostanza, e non lo fa perché “bisogna sorridere”. Non è facile capire neanche dall’espressione del viso se vada tutto bene. Come si fa a capire se sono contenti? In nessun modo. Ci sarà però un modo per capire se essi non sono contenti.

Il sorriso è un atteggiamento molto significativo. Nella cultura italiana, ad esempio,un sorriso può essere un segno di successo, di cortesia, un segno per attenuare le informazioni negative o ipocrite(un sorriso amaro). Mentre nella cultura russa attraverso un sorriso i russi dimostrano una vera gioia e simpatia per le persone a cui sorridono. La funzione principale di un sorriso è la manifestazione di un atteggiamento sincero e gentile verso l’interlocutore. E può essere applicato solo per le persone che i russi conoscono. È proprio per questo che non vedrete mai sorridere una commessa se entrate in un negozio russo: non vi conosce. (e poi sarebbe un sorriso di circostanza, stereotipato).

Vi sono alcuni fattori culturali che impediscono un sorriso superficiale. Si pensa generalmente che sorridere senza un motivo valido (che sarebbe una vera gioia e soddisfazione) sia un motivo per pensare se davanti a te si trovi una persona sana di mente. Infatti, tra i russi si dice scherzando: «Улыбайтесь, шеф любит идиотов» (“Sorridere, al capo piacciono gli scemi”). Esiste anche un proverbio russo: «Смех без причины – признак дурачины» (“Ridere senza motivo significa essere stupido.”)

Dall’altro lato, se vedete un russo sorridere allora significa che lo fa davvero, sarà sicuramente un sorriso sincero che viene dal cuore.
Se il vostro socio d’affari è uno sportivo, allora preparatevi perché non arriverà mai un momento in cui sorriderà.

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Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
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L’Italia e la Russia (6)

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Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Quinta parte di questo articolo

Il modo condizionale
Nella lingua italiana il modo condizionale è molto frequente. Spesso in ambito formale sentiamo “vorrei”, “direi”, “preferirei”, “bisognerebbe fare”. Oppure per rendere una richiesta, un ordine ancora più gentile si usa il modo condizionale e congiuntivo (il quale non esiste in russo) “bisognerebbe che lo facesse”.

In russo, invece, il modo condizionale si usa soltanto in tre casi: per esprimere 1) un’irrealtà di un’azione, 2) un’azione che può avere luogo in determinate circostanze o si presume, si desidera che abbia luogo, 3) uso di cortesia del condizionale, che viene spesso usato per via del verbo “мочь” potere con la particella negativa не:

“Ты не могла бы мне принести сумку?”Letteralmente: “Non mi potresti portare la borsa? E se i russi sentono usare il modo condizionale al di là di questi tre casi nominati, sentono troppa gentilezza inadeguata alle circostanze e credono che gli italiani siano troppo cortesi. Per un italiano però può sembrare inadeguato e maleducato il fatto di non usare il condizionale nelle situazioni dove se lo aspetta. Ma non è maleducato. È solo perché quest’uso del condizionale non rientra in tre casi individuati.

Soluzione.
Per rendere una richiesta gentile e cortese si possono usare gli altri mezzi linguistici, ad esempio пожалуйста (per favore): Сделайте эту работу к понедельнику, пожалуйста! (Potrebbe fare questo lavoro per lunedì?)
Si consiglia di usare comunque il condizionale italiano dove è richiesto benché i russi non ne facciano uso.

1 Jakobson, R. (1971) Language in relation to other communication systems, Selected Writings, vol.II, The Hague: Mouton,

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Quarta parte di questo articolo

La comunicazione verbale e non verbale

La comunicazione verbale
Un tratto significativo verbale che trasmette il carattere nazionale russo è la risposta alla domanda “Как дела?” (Come stai?). Non sentiremo mai un russo dire “Хорошо” (“Bene”) come invece è richiesto (perché è quello che ci si aspetta) dalla cultura italiana. Motivo? La connotazione della parola stessa “хорошо” che impedisce di usarla in questa situazione.
Per connotazione si intendono i segni del concetto espresso da una parola che realizzino l’atteggiamento socialmente accettato, nonché la valutazione di un oggetto e di un fatto per le caratteristiche tradizionali e culturali.

Sono insiti delle caratteristiche culturali russe in questa parola. “Хорошо” trasmette la valutazione connotativa positiva, e non è solo una risposta alla domanda sull’andamento delle cose. Rispondendo positivamente alla domanda “Какдела?”significa che stiamo davvero bene. Ma se non è vero?
Per di più vi è un rischio per la scaramanzia: “se ora dico che tutto va bene, chissà se domani tutto andrà sempre bene” oppure: “se ora rispondo che tutto va bene, chissà se proverà invidia nei miei confronti”.

Per un russo la domanda “Как дела?” non è un semplice gesto di educazione come, ad esempio, accade nella cultura italiana (“Come stai” appare talvolta anche senza sfumatura interrogativa, come per dire “Ciao”) o anglo-americana, dove “How do you do?” nonostante il punto interrogativo in fondo non è una domanda ma ormai un modo per salutare.
“Как дела?” in russo invece è una domanda che esige una risposta. E se un russo non se la sente non può rispondere “Хорошо” (perché non sarà vero), ma risponde “Нормàльно” (Normale) ovvero né bene né male. (ecco che qui il russo è in contraddizione con se stesso, perché dà una risposta “intermedia”.)

Nonostante il fatto che la domanda “Как дела” esegua nella comunicazione la cosiddetta funzione fatica (phatic function1 ) ovvero la funzione per stabilire un contatto con interlocutore, i russi la trattano come un vero e proprio interessamento sulla loro vita. Per un italiano che aspetterà alla domanda “Come stai” una semplice risposta “Bene, grazie” può sembrare strana la reazione da parte dei russi quando quest’ultimi inizieranno a raccontare tutti i fatti della loro vita privata: come sta lui stesso, la sua famiglia, come vanno o non vanno le cose al lavoro, problemi alla salute, ecc.

Soluzione.
La soluzione più adatta sarà comportarsi in modo naturale e semplice e alla domanda “Какдела?” rispondere con una risposta stabilita in italiano: “Va tutto bene, grazie” sebbene il parlante sia profondamente infelice. Da parte degli italiani bisogna essere preparati per affrontare una lunga risposta nel caso in cui i russi dovessero raccontare con tutta la sincerità come va la loro vita.

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L’Italia e la Russia (4)

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< Terza parte di questo articolo

I tratti contraddittori del carattere russo
I russi possono fare affidamento sul potere supremo che può risolvere tutti i problemi, e allo stesso tempo sognare una “volontà libera”; mostrare le meraviglie del coraggio, dell’eroismo e nello stesso tempo essere sottomessi; sacrificarsi per la Patria e non rispettare il suo passato storico, il quale, a seconda della situazione politica viene considerato o positivamente,o negativamente.

Anche la religione, secondo gli scienziati, formava l’incoerenza del carattere russo. Nell’ortodossia, a differenza del cattolicesimo, ci sono solo due punti polari: il paradiso e l’inferno, ma non c’è il purgatorio. Questo fatto determinò nella mentalità russa l’esistenza di due categorie: una categoria è di «molto bene» e un’altra è di «molto male». O piena sotto missione, o un comportamento senza alcun limite. Lo scrittore russo Anton Pavlovič Čechov scriveva così su questo tratto dei russi: «Tra «Dio c’è » e « Dio non c’è » si trova un enorme spazio, il quale un vero saggio passa con grande difficoltà. Un russo, invece, conosce soltanto uno di questi due estremi, il mezzo non gli interessa».

Sul fatto che l’uomo russo spesso non ha il limite e facilmente tocca il fondo, raccontano anche i proverbi russi: «O tutto o niente», «O un petto pieno di croci (si intende croce come un premio: croce di San Giorgio), o la testa in un cespuglio».
«La mancanza della parte intermedia nel ramo culturale» – così è stato definito dai filosofi il principio della vita russa.

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L’Italia e la Russia (3)

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< Seconda parte di questo articolo

Informazioni di carattere storico-sociale. Contraddizione del carattere russo
«Умом Россию не понять» (La Russia non è comprensibile con la ragione) – queste sono le parole del poeta Fѐdor Ivanovič Tjutčev che vengono spesso ricordate quando si parla della Russia e dei russi, segnandone l’incoerenza, la mistica e l’imprevedibilità.
Senza dubbio, alcune caratteristiche del carattere russo sono legate alla posizione geografica del paese. La Russia si trova tra i due continenti, due civiltà, l’Europa e l’Asia, l’Oriente e l’Occidente. La cultura russa riunisce in se le caratteristiche sia della cultura dell’Occidente, sia di quella dell’Oriente, ma comunque peculiare.

Lo sviluppo della Russia era simile a un’oscillazione del pendolo in un orologio. Si direbbe che all’inizio della sua formazione, la Rus’ di Kiev faceva parte della civilizzazione europea, la Rus’ di Mosca, invece, faceva parte della civilizzazione orientale. Le riforme di Pietro Il Grande spostarono la Russia verso l’Occidente e poi di nuovo la Russia si voltò verso l’Oriente. L’abolizione della servitù della gleba e le riforme alla fine del XIX secolo avevano un carattere occidentale. Dopo la rivoluzione del 1917 si intensificarono i tratti orientali che si verificavano nelle particolarità del regime politico, nella struttura del potere, nella gerarchia sociale. La perestrojka (letteralmente «ristrutturazione») del 1985 rivolse il paese verso i valori occidentali.

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L’Italia e la Russia (2)

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Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Prima parte di questo articolo

Tuttavia, i comunicanti saranno indotti ad agire secondo i canoni della loro educazione e avranno sempre aspettative conformi alle nozioni acquisite su ciò che ritengono “corretto” e “adeguato” in una data situazione.
Ecco che, nelle relazioni commerciali tra stranieri, contraddizioni e fallimenti indesiderabili si possono verificare già all’atto dell’approccio, a causa di reazioni comportamentali giudicate sbagliate o inadeguate da parte del partner.

Che cosa si dovrebbe fare per evitare malintesi o interpretazioni sbagliate nella comunicazione di concetti comuni tramite definizioni linguistiche differenti?
E, per quanto ci riguarda in funzione del nostro contatto, abbiamo sufficiente conoscenza dell’universo russo, di quell’ambiente e del popolo con cui interferiremo e con il quale andremo a trattare?

Sappiamo che ragioni geografiche e climatiche, percorsi storiche e culturali ci hanno resi comprensibilmente diversi anche come mentalità, per cui è logico che, all’evidenza dei fatti, non avremo le stesse reazioni.
Allora, siccome non vogliamo che questo comprometta il successo della nostra impresa, dobbiamo prepararci meglio al russo e, oltre che apprenderne la lingua, dobbiamo analizzare l’indole e scoprire il carattere del popolo russo per entrare il sintonia con loro, per cercare di capire l’anima russa.

I russi, come sono oggi, dopo tante vicissitudini?
Quanto differiscono dall’idea che ci eravamo fatta di loro, dalle nozioni storiche e dai documenti della loro straordinaria letteratura?
Come bisogna comportarsi all’atto pratico in certe situazioni, per non fare brutta figura con loro?
In questo articolo vi forniremo alcuni consigli di comportamento i quali vi potranno aiutare a superare con successo alcune interferenze interculturali, contribuendo a sviluppare in maniera vantaggiosa il vostro business.

Terza parte di questo articolo >

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

Al giorno d’oggi si assiste a un gran numero di imprese russe che operano sul mercato italiano e ad imprese italiane sul mercato russo.
Questo è il fatto sicuramente significativo che dimostra quanto interesse ci sia, da entrambe le parti, per lo sviluppo della cooperazione economica tra i due paesi: Italia e Russia.
La crescita di scambi commerciali reciprocamente vantaggiosi e il richiamo esercitato dal rispettivo patrimonio storico-artistico e ambientale contribuiscono ad aumentare anche il flusso turistico dei cittadini russi in Italia e italiani in Russia.

Il rapporto tra due soci stranieri, qualsiasi contatto, avviene tramite una comunicazione fra soggetti che rappresentano lingue e culture diverse. Pertanto, per favorire un buon rapporto nelle relazioni socio-economiche e allo scopo di evitare contraddizioni e fallimenti indesiderati nella comunicazione interculturale, oltre a una buona padronanza tecnica della gestione del business, è necessario acquisire anche quelle conoscenze minime peculiari dell’identità dell’altro, conoscenze che aiuteranno a superare il fenomeno delle interferenze interculturali.
Per interferenze interculturali si intende un processo (conscio o inconscio) di trasferimento delle norme di comportamento, di abitudini, di conoscenze e di aspettative da una cultura ad un’altra.

Gli interlocutori, provenienti da culture diverse, in una maniera o in un’altra, automaticamente o no, intenzionalmente o meno, nella pratica dell’interscambio iniziano ad agire in conformità con i loro atteggiamenti culturali e ciascun soggetto si aspetta dall’altro un comportamento simile a quello cui sono abituati nella loro cultura d’origine.
Però non sempre tutte le nostre norme comportamentali trovano corrispondenza in altre culture, poiché altre culture possono aver determinato radicate norme comportamentali diverse dalle nostre, nel tempo.

Seconda parte di questo articolo >

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

Riflessioni di una traduttrice audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

È impossibile guardare una serie televisiva, un videogioco, un film o un documentario che originariamente è in una lingua straniera e non pensare a quanto siamo fortunati perché qualcuno, con il suo impegno, ci ha portato un pezzetto di mondo alla nostra portata. Questo faticoso compito è opera di un traduttore audiovisivo. Per arrivare lassù, il percorso è stato irto di ostacoli: ha dovuto spezzarsi la schiena all’università, probabilmente ha fatto un master o dei corsi di specializzazione, ha impiegato anni per padroneggiare le lingue straniere, ha lasciato il suo paese ed è andato all’estero per tuffarsi in una cultura diversa e ha fatto tutto il possibile per essere il migliore. Insomma: sangue, sudore e lacrime.

Tuttavia, in un certo senso, il traduttore audiovisivo è anche davvero fortunato poiché ha trasformato la sua passione ‒ consumare contenuto audiovisivo e imparare continuamente ‒ nel suo mestiere. Come si suol dire “fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Pur essendo d’accordo con questo pensiero, devo ammettere che, come professionisti linguistici, abbiamo la corda al collo a causa delle numerose restrizioni di questa specializzazione. Per esempio:

-       In sottotitolaggio (la creazione di un testo a partire dal copione che si sovrappone sullo schermo) dobbiamo tenere conto della restrizione di caratteri per riga, della velocità di lettura degli spettatori, della separazione fra sottotitoli e della loro durata. Tutto questo dipende dalle preferenze del cliente.

-       In doppiaggio (“inserire” nella bocca degli attori la traduzione in modo che sembri che è l’autore originale delle parole colui che stiamo ascoltando) bisogna stare attenti al sincronismo labiale, corporale e di contenuto, come pure all’oralità prefabbricata che non risulta credibile alle orecchie dello spettatore.

-       In voice-over (la sovrapposizione della traduzione sull’audio originale in modo tale da ricevere il prodotto in due lingue simultaneamente) a volte non c’è un copione e si deve fare una traduzione direttamente.

-       In trascrizione (scrivere parola per parola quello che si dice nel documento audiovisivo) ci troviamo spesso a lottare contro rumori e musica di fondo e contro una pessima dizione del parlante.

-       In localizzazione (traduzione e adattamento culturale di videogiochi, siti web, applicazioni mobili e software) facciamo attenzione a restrizioni di spazio, differenze culturale o mancanza di materiale di supporto.

E non solo questo… Lessico specializzato, slang, espressioni gergali, riferimenti culturali, accenti forti, giochi di parole, doppi sensi, metafore, proverbi, battute… La lista è infinita.
Nonostante ciò, credeteci o no, il fatto di essere capace di superare gli ostacoli (a forza di leggere, consultare fonti affidabili e contare sull’aiuto di colleghi) ti dà una grande soddisfazione e ti fa innamorare un po’ più di questo bel lavoro.

Alla luce della mia esperienza, questo mestiere è così arduo come gratificante: è tua la responsabilità di trasmettere fedelmente il messaggio e le emozioni originali nonostante le difficoltà sopra menzionate, ma tua è anche la fortuna di essere il primo a guardare le ultime uscite, di divenire un esperto in temi molto diversi e di migliorare giorno dopo giorno.
La traduzione audiovisiva resta necessaria: è un ponte che colma il divario fra persone e culture diverse e che ci rende più ricchi intellettualmente. Lunga vita a lei!

Autrice dell’articolo:
Andrea Pérez Garcìa
Freelance Translator
Spagna

Il linguaggio influenza il modo di pensare (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Alcune strutture della lingua derivano dal modo in cui la comunità linguistica che la utilizza percepisce il mondo.

Anche gli scrittori, all’interno delle loro opere,hanno spesso ripreso il tema dell’influenza delle strutture linguistiche sullo sviluppo cognitivo e sul modo di pensare dei soggetti che parlano una determinata lingua. George Orwell, per esempio, nel suo romanzo “1984” immagina e descrive la “Neolingua”, una lingua artificiale imposta da un regime totalitario e volutamente caratterizzata da un vocabolario limitato, al fine di rendere impossibile ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del regime). In questo caso la popolazione non può pensare all’insurrezione perché la lingua che utilizza non ha parole che esprimano questo concetto, che quindi non esiste.

Un recente studio ha inoltre evidenziato come i parlanti anglofoni tendano a dirottare i propri pensieri su aspetti diversi rispetto ai soggetti di madrelingua tedesca, quando per esempio si soffermano ad osservare un’azione. In particolare, i ricercatori hanno potuto dimostrare che gli individui di lingua inglese tendono a concentrarsi sulle dinamiche dell’azione, mentre quelli di lingua tedesca ad interrogarsi sullo scopo di quella medesima azione.

Anche gli individui bilingue hanno mostrato diverse reazioni rispetto all’azione, a seconda che essa fosse descritta in inglese o in tedesco.

Altri studi ancora hanno dimostrato come le persone tendano a prendere decisioni maggiormente orientate all’utilità e al beneficio quando sono costrette a parlare in una lingua straniera rispetto a quando parlano la propria lingua nativa. In quest’ultimo caso, infatti, si sono rilevate maggiori anche le emozioni in grado di trasparire attraverso il linguaggio verbale, ma questo è dovuto essenzialmente alla maggiore distanza emotiva che associamo alle lingue straniere.

Ovviamente, resta da verificare se questi studi, spesso condotti utilizzando un numero molto limitato di persone, siano da considerarsi validi e significativi. D’altra parte, spesso le azioni degli individui sono conseguenza del loro carattere e della loro personalità piuttosto che del loro background linguistico.

Non si può comunque negare che siano indagini molto interessanti, che stimolano una riflessione sulla relazione che intercorre tra la lingua che parliamo e lo sviluppo dei nostri pensieri e della nostra visione del mondo.

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Il linguaggio influenza il modo di pensare

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Che cos’è il linguaggio? In che modo influisce sul nostro pensiero? Il linguaggio non è soltanto un mezzo di comunicazione fatto di suoni e parole. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la lingua che utilizziamo influisce anche sul nostro modo di pensare.

L’ipotesi di Sapir-Whorf è soltanto uno dei numerosi studi che hanno approfondito la relazione esistente tra linguaggio e mente. Secondo questo studio sarebbe la lingua, con le sue strutture, a determinare il modo di pensare della comunità linguistica che la utilizza.

Questa ipotesi ha quindi condotto alla più importante teoria a sostegno dell’intraducibilità dei testi.

Nel diciannovesimo secolo, il linguista e scienziato Wilhelm von Humboldt fu uno dei primi a riprendere questa idea, sostenendo la teoria secondo la quale la lingua costituirebbe lo strumento di strutturazione del pensiero. Questo equivarrebbe a dire che siamo in grado di pensare soltanto a ciò che è definibile attraverso la lingua.

Circa 100 anni più tardi, il filosofo Ludwig Wittgenstein scriverà: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. In sintesi, tutti questi pensatori consideravano il linguaggio la base di ogni pensiero: senza il primo non sarebbe esistito il secondo.

Ma ci sono emozioni e sentimenti che gli esseri umani non riescono ad esprimere a parole. Quante volte rimaniamo senza parole o riscriviamo qualcosa mille volte senza riuscire mai ad arrivare al punto e a mettere nero su bianco esattamente quello che vorremmo dire?

Si potrebbe supporre, quindi, che più ampio è il nostro vocabolario, più diversificati saranno i nostri pensieri. Di conseguenza, per i parlanti la cui lingua madre si caratterizza per un vocabolario limitato, l’apprendimento di una lingua straniera si convertirebbe in un miglioramento della capacità di espressione e in un “ampliamento del pensiero”, da cui deriverebbe l’acquisizione di un nuovo punto di vista sul mondo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

D: Cosa diresti a chi accusa di ingerenza un traduttore che dà lezioni di spagnolo, come nel caso di un professore di inglese che offre servizi di traduzione senza avere la formazione adeguata?

R: Uff, ingerenza. Sono d’accordo che in tutti i settori dobbiamo proteggerci da eccessi di ingerenze, ma credo anche che non tutti miriamo agli stessi clienti. Un professore di inglese e un traduttore ben formato arriveranno a clienti diversi con esigenze e necessità diverse. Allo stesso modo, un traduttore con dieci anni di esperienza arriverà a clienti che per me, che di anni di esperienza ne ho appena tre, al momento sono inaccessibili.

Forse risulto un po’ drastica, ma credo che sia molto più utile, sia personalmente che per la collettività, lottare per dimostrare il nostro valore che litigare con gli intrusi. In fin dei conti, se tutti noi ci sforziamo per dimostrare perché siamo bravi in ciò che facciamo, verremo apprezzati ancora di più e gli intrusi avranno uno spazio minore nel nostro settore.

Credo che la stessa cosa si possa applicare all’insegnamento: io non ambirò agli stessi alunni di un laureato in filologia con molti anni di esperienza, ma non credo neanche che sia più utile per lo stesso laureato in filologia impegnarsi a «scacciare» l’intruso rispetto a dimostrare perché scegliere lui come professore. Poi è a discrezione della singola persona formarsi per essere un buon professionista o meno. Ho frequentato il corso di formazione per professori di spagnolo per stranieri dell’Instituto Cervantes, sono esaminatrice dei livelli A1-A2 e frequento regolarmente corsi sull’insegnamento dello spagnolo.

Grazie mille a Inés per averci raccontato in prima persona la sua esperienza di conciliazione delle sue due professioni. Ci avevate pensato? Io stessa ho frequentato un corso di insegnamento dello spagnolo di oltre 200 ore, ma devo ammettere che non avrei mai pensato che creare la mia piattaforma fosse fattibile, semplice e proficuo. Ma a quanto pare è così! All’inizio dell’articolo trovate il link per il corso di Beatriz Mora che Inés ha frequentato, ve lo reinserisco qui.

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

D: ¿Perché credi che noi traduttori dovremmo prendere in considerazione questa possibilità?
Credo che sia una magnifica possibilità per i traduttori a cui, come nel mio caso, appassiona insegnare e lavorare con lo spagnolo. È un modo per differenziare le entrate. Inoltre, insegnare lo spagnolo online, e non in presenza, ti consente di organizzare molto meglio il tuo tempo: puoi tradurre tra una lezione e l’altra o, ad esempio, dedicare la mattina a tradurre e il pomeriggio a fare lezione o viceversa. Questo è molto più difficile con le lezioni in presenza, perché finisci per perdere molto tempo tra il trasporto e le ore morte.

Inoltre credo che, in generale, a noi traduttori attira tutto ciò che si relaziona con altre lingue e culture. Diversamente dall’insegnamento in presenza, essere professore online ti consente di fare lezione a persone provenienti da qualsiasi posto nel mondo. Trovo molto stimolante parlare con alunni provenienti dal Giappone, dalla Norvegia, dalle Filippine o dal Canada e conoscere i loro punti di vista, le loro vite e le loro esperienze. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo.

D: Quale è stato il procedimento che ti ha portato a decidere di addentrarti in questo campo fino a quando non hai iniziato ad avere i tuoi primi alunni?

R: Il corso che ho frequentato, enseñandoespañol online, era molto pratico e dava tantissime informazioni utili con cui avrei potuto portare avanti il progetto. È stato un buon investimento nella formazione. Ho frequentato il corso per due settimane; dopo altre due avevo il mio sito web funzionante e da lì ho trovato i miei primi alunni. Inoltre, ho investito nella collocazione e nel dominio del sito web. Tutto è oramai abbondantemente ammortizzato.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

Tradurre e insegnare lo Spagnolo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Gli sbocchi professionali a cui aspira un traduttore vanno oltre l’essere correttore, revisore, project manager o responsabile della qualità. Uno dei grandi sbocchi a cui molti aspirano è dedicarsi all’insegnamento dello spagnolo e, a tal proposito, oggi intervisto Inés, una traduttrice professionista che pratica entrambe le professioni. Nello specifico, lei insegna spagnolo sulla sua piattaforma online.

Inés Fernández Taboada è di A Coruña, ha studiato a Granada e vive a Salisburgo. Traduce DE/EN > ES ed è specializzata nella traduzione letteraria e audiovisiva, ma si occupa anche di traduzione tecnica e giurata. Dopo la laurea, le è stato offerto un posto di assistente di conversazione in Austria, dove da allora (2013) vive e lavora come traduttrice autonoma. Un anno dopo, si è specializzata in traduzione audiovisiva con il METAV (máster en Traducción Audiovisual) dell’Università Autonoma di Barcellona.

D: Quando hai deciso, come traduttrice, di diventare professoressa di spagnolo online? Eserciti entrambe le professioni?

R: Mentre leggevo un blog che mi piace, mi sono imbattuta in un’intervista a Beatriz Mora, una ragazza che offriva un corso per diventare professore di spagnolo online. Avevo dato lezioni di spagnolo in presenza sia durante la carriera universitaria che come assistente di conversazione e tramite lezioni private in Austria, ma non avevo mai preso in considerazione l’idea di insegnare online. Mi sono resa conto che rappresentava un’ottima possibilità per me e quindi ho avviato il mio progetto Palabrerías.

Inizialmente, avevo accantonato l’insegnamento per dedicarmi pienamente al mio progetto di traduttrice autonoma e non l’ho ripreso fino a quando non è comparsa questa possibilità. Non ci ho pensato più di tanto. Insegnare lo spagnolo è qualcosa che adoro e inoltre mi offre qualcosa di molto importante che mi mancava nel mio quotidiano: i contatti sociali.

Attualmente l’insegnamento dello spagnolo occupa circa un terzo della mia giornata lavorativa. Quando decisi di iniziare, mi organizzai in modo da non togliere tempo alla traduzione e allo stesso tempo per fare in modo che mi servisse come entrata principale e regolare per poter così tralasciare gli ambiti che mi piacciono di meno (le traduzioni tecniche). Inoltre, avere un’entrata principale mi consente di dedicare più tempo a trovare clienti migliori per la traduzione letteraria e audiovisiva, che sono le uniche due specialità a cui aspiro a dedicarmi nel medio termine.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

La traduzione per diverse fasce d’età

 Categoria: Servizi di traduzione

La letteratura per l’infanzia è stata per lungo tempo emarginata perché considerata inferiore a quella per gli adulti. Questo, probabilmente, a causa dei contenuti, giudicati semplici, ripetitivi e banali. Tuttavia, nonostante alle volte l’intreccio sia elementare e i personaggi siano dei tipi, ciò che rende i libri per giovani lettori estremamente interessanti è il linguaggio, lo stile e il modo in cui gli autori decidono di raccontare le loro storie. Osservando, in una libreria, i testi per bambini e ragazzi di diverse fasce d’età, vedremo che a ogni lettore modello corrisponde un particolare tipo di libro, con una struttura, un linguaggio e un layout adatto alla sua età.

Il traduttore di letteratura per l’infanzia deve prestare particolare attenzione all’età del lettore a cui il testo si indirizza così da orientare la sua traduzione in base allo sviluppo cognitivo e agli interessi del bambino.

In un testo per pre-schoolers (fanciulli in età pre-scolare), uno degli aspetti su cui il traduttore si deve concentrare maggiormente è la riproduzione delle rime, delle allitterazioni e dei fenomeni di fonosimbolismo. Poiché, appunto, tali libri sono scritti per essere letti ad alta voce da un adulto, è fondamentale che l’orecchio del bambino venga allietato e stimolato.

I libri per middle grade readers (ragazzini dai 7 agli 11 anni) sono generalmente ricchi di espressioni idiomatiche, giochi di parole e situazioni ironiche. A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti. Ovviamente, essendo i pun e le idiomatic expressions spesso intraducibili, bisogna trovare nella lingua di arrivo un’espressione ugualmente efficace. Nell’ultimo libro che ho tradotto, The Everything Kids’ Environment Book di Sheri Amsel, ad esempio, mi sono trovata di fronte a un titolo di un paragrafo sui vulcani contenente un gioco di parole basato sull’omonimia di fault (in inglese ‘colpa’ ma anche ‘faglia’). Non avendo, in italiano, un termine equivalente, ho deciso di sacrificare il significato dell’espressione e ho sfruttato la fonologia per raggiungere lo stesso scopo: ottenere un titolo divertente e scherzoso. Così “Whose fault is that volcano” (cfr. “Di chi è la colpa di questo vulcano?) l’ho reso con “tutta colpa delle placche”, espressione ricca di allitterazioni.

Infine, i libri per adolescenti sono per lo più romanzi narrati in prima persona dal protagonista, un ragazzo o una ragazza che ha più o meno la stessa età del lettore. Di conseguenza, viene spesso utilizzato il così detto teen talk, linguaggio particolare che imita il modo di parlare dei teenager, con un lessico ricco di termini slang, di abbreviazioni e acronimi, alle volte vago e volgare e caratterizzato da forme non standard. Riuscire a riprodurre tale linguaggio è d’obbligo per il traduttore sia per rendere il testo accattivante per il lettore target, sia per connotare, anche nella lingua di arrivo, quel determinato personaggio e favorire così l’identificazione del destinatario con il narratore. A mio avviso, la strategia migliore per riprodurre il teen talk nella nostra lingua, oltre

che l’uso di un lessico riconosciuto come “giovanile” (“cool”, “svitato”, “para”…) è l’impiego di forme di italiano neo standard, un italiano colloquiale, normalmente utilizzato nella lingua parlata ma raramente nella lingua scritta. Esempi di forme neo standard sono l’uso di “gli” invece di “a loro”, dell’imperfetto al posto del congiuntivo e della frase scissa.

A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti.

Articolo scritto da:
Greta Antonioni
Dott.ssa in Linguistica e Traduzione
Lucca

Cos’è la traduzione?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tradurre significa trasferire contenuti da una lingua (lingua d’origine) ad un’altra (lingua finale).
Tale processo  necessita di una particolare accuratezza, in modo tale da distaccarsi il meno possibile dal contenuto e dal significato del testo originario. In teoria, per il lettore, il risultato della traduzione dovrebbe suonare come il testo d’origine, affinché non sia riconoscibile che si tratta di una traduzione in una lingua straniera. Ad esempio avreste mai pensato che nel caso del presente  testo si trattasse di una traduzione dall’Inglese?

Tradurre rappresenta per il traduttore, per molteplici aspetti, un’autentica sfida. Tra le altre cose  bisogna andare oltre le  differenze grammaticali, culturali e contestuali tra la lingua di partenza e quella finale.
Nonostante molte lingue facciano riferimento ad una radice comune, spesso esse sono state soggette, nel recente passato, ad una diversa evoluzione, per cui  ad esempio le strutture di una frase in una lingua non possono essere trasferite in un’altra. Il traduttore pertanto, in questi casi,  si trova dinnanzi, prima che alla traduzione vera e propria, ad una nuova struttura e sintassi di base di cui deve tenere conto.

Inoltre si tratta anche di prestare attenzione alle particolarità culturali, sociali, storiche e geografiche delle lingue e di farle scorrere nella traduzione stessa, poiché immagini linguistiche come “bevor in Boehmen ein Viertel untergeht”, “Pommes rot-weiss” oppure “Das Venedig des Nordens” se tradotte in modo del tutto acritico  non hanno alcun senso per chi non possegga nessuna conoscenza delle condizioni culturali retrostanti.
Le sfide menzionate richiedono ad un buon traduttore non solo ed esclusivamente una perfetta conoscenza della sua lingua di partenza e di quella finale, bensì  parimenti una conoscenza completa delle culture che stanno alla base di ambedue le lingue.

Pertanto è molto complicato per un traduttore tradurre in più lingue, poiché proprio l’appropriazione di una nuova cultura è un  presupposto che richiede molto tempo.
Questo ostacolo viene un po’ alleggerito, per fortuna,  ai nostri tempi, tramite Internet, che permette al traduttore di fare delle ricerche veloci e mirate e di consultare testi di confronto nella lingua di partenza e  nella lingua finale, al fine di evitare,in fase di traduzione, incomprensioni e interpretazioni piene di errori. [...]

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Torrione Cristiana
Laurea in Lingue e letterature straniere moderne, specializzazione Tedesco
Rivarolo Canavese (To)

Le origini della linguistica dei corpora

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’era del digitale ha consentito un significativo sviluppo della ricerca linguistica, grazie all’enorme disponibilità di testi, di tutti i generi, in formato elettronico. Oggi, le banche dati e i corpora linguistici a disposizione, molti dei quali di libero accesso, possono essere utilizzati per rappresentare l’evoluzione storica delle lingue, per la didattica e, non da ultimo, possono costituire una preziosa risorsa per i traduttori (i corpora multilingue in modo particolare).

Ma quali sono le origini della linguistica dei corpora?

La tradizione anglosassone viene oggi considerata preponderante nel panorama mondiale. Il Brown Corpus of American Written English è stato pubblicato nel 1964, ma già negli anni Cinquanta Charles Carpenter Fries aveva dato un contributo fondamentale con la sua grammatica descrittiva della lingua inglese basata su un consistente corpus di conversazioni telefoniche.

Secondo Manuel Barbera, ricercatore dell’Università degli Studi di Torino e autore del volume “Linguistica dei Corpora e linguistica dei corpora italiana. Un’introduzione”, viene generalmente taciuto, soprattutto nella manualistica di lingua inglese, l’importante ruolo italiano nella disciplina, che ha radici ben più antiche di quelle anglosassoni. Infatti, come sottolineato più volte da Francesco Sabatini, nella storia della lingua italiana grammatici e lessicografi hanno fatto ricorso a corpora di testi fin dai tempi di Dante, anche nelle dispute linguistiche. Questo a causa della condizione particolare della nostra lingua, nata attraverso l’opera di grandi scrittori e mantenuta vitale per lungo tempo attraverso l’uso scritto.

Quindi, secondo Barbera, la tradizione italiana dovrebbe assumere un ruolo centrale nella linguistica dei corpora in primis perché, come sopra menzionato, il procedimento corpus based è alla base della storia linguistica italiana (tanto è vero che il Dizionario della Crusca del 1612 è stato costruito proprio su testi). Non solo: secondo Barbera, si dovrebbe dare adeguato rilievo anche all’opera del Padre Roberto Busa il quale, nel 1949, diede inizio all’Index Thomisticus, una lemmatizzazione, a quanto sembra già basata su conteggi elettronici, dell’opera di Tommaso D’Aquino e degli scritti a questo connessi.

Il volume di Barbera, così come il sito della Crusca, ci mettono a disposizione un ricco elenco di banche dati e corpora di varie tipologie (multilingue, traduzionali e interpretariali, giornalistici, giuridici, radiofonici e televisivi, solo per citarne alcuni)e la quantità di materiale a disposizione per la lingua italiana è davvero sorprendente.

Articolo scritto da:
Virginia Leo
Traduttrice EN-FR, IT
Cervia (RA)

Bibliografia
- Barbera Manuel (2013), Linguistica dei corpora e linguistica dei corpora italiana. Un’introduzione, Q.u.A.S.A.R. srl, Milano (l’e-book è scaricabile gratuitamente dal sito www.bmanuel.org).
Accademia della Crusca (ultimo accesso febbraio 2019)