Gli impiegati modello sono poliglotti

 Categoria: Le lingue

Parlare un’altra lingua, che sia quella originaria dei vostri nonni o lo spagnolo imparato a scuola, modifica radicalmente la struttura del vostro cervello. Radunate un gruppo di simili menti malleabili in un’azienda, e avrete creato del potenziale per la nascita di idee realmente innovative. È risaputo che le aziende prosperano nella diversità di idee generate da una forza lavoro multiculturale. La sensibilità culturale è una competenza relazionale essenziale sul lavoro così come nella vita, e oltrepassa la cultura aziendale dei benefici economici: secondo un recente sondaggio dell’Economist, su 572 dirigenti di aziende internazionali, due terzi affermano che la natura multiculturale dei loro gruppi di lavoro accresce l’innovazione aziendale.  Ma le lingue parlate da questi gruppi variegati possono essere rilevanti tanto quanto le loro offerte culturali. Secondo la scuola di pensiero del determinismo linguistico, la struttura della lingua che parliamo influenza il nostro modo di vedere il mondo.

Ciò implicherebbe che persone provenienti da diversi ambienti linguistici pensino, agiscano e comunichino in modi differenti (per mettere in pratica un esempio della teoria Sapir-Whorf, si può far riferimento al recente film Arrival, che indaga su come la lingua di una specie aliena abbia alterato la percezione del tempo – e quindi dell’universo – dei parlanti). In questo senso, chi parla una lingua straniera manifesta diversi modelli mentali e differenti associazioni semantiche. Osservando gruppi di lavoro poliglotti, si evidenzia che i gruppi di lingua mista sono propensi a trovare soluzioni innovative a problemi pratici. Questo avviene perché utilizzano una gamma di strategie comunicative in modi flessibili e dinamici. Quando parlanti provenienti da diverse situazioni linguistiche lavorano insieme utilizzando una lingua comune, attingono a concetti subconsci che giacciono sotto la superficie della lingua in cui si trovano a conversare.

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Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Hogan-Brun e pubblicato il 09 marzo 2017 sul sito Quartz

Traduzione a cura di:
Chiara Conti
Dott.ssa in Mediazione Linguistica e Culturale
Milano

I 7 vantaggi del parlare due o più lingue (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

4) Mantiene aggiornati
Spesso leggendo un libro in inglese mi accorgo che l’autore ci ha buttato lì un’espressione in francese. E la capisco istintivamente invece di dover stare a cercare su Google cosa diavolo significa, il che mi fa sentire super speciale e sempre al corrente di tutto. E siccome il francese viene dal latino, di solito capisco la frase anche se è in spagnolo o italiano, per esempio. Che spasso!

5) Rende persone diverse
Chi parla varie lingue spesso avverte un cambiamento nella propria personalità a seconda di quella che sta parlando, poiché è costretto ad usare parole che in un’altra lingua potrebbero non avere equivalenti. Nel 1968, Susan Ervin, esperta di sociolinguistica, ha studiato un gruppo di donne giapponesi bilingue residenti negli Stati Uniti, chiedendo loro di completare una serie di frasi in inglese e giapponese. E ha scoperto che non cambiavano solo le parole, ma anche l’intenzione, dato che ogni lingua ha differenze culturali. Lo stesso risultato è stato confermato nel 2003 dai sociolinguisti Jean-Marc Dewaele e Aneta Pavlenko durante uno studio biennale su centinaia di bilingue. Due terzi dei partecipanti hanno riferito di sentirsi davvero “un’altra persona” quando cambiavano lingua. Credo che questo spieghi perché mi sento come Maria Antonietta ogni volta che me ne esco con una frase in francese.

6) Migliora  la memoria
Siccome imparare un’altra lingua richiede molta memoria, i bilingue ottengono punteggi più alti dei monolingue quando devono affrontare compiti mnemonici, secondo le statistiche. Una memoria di ferro è una stupenda abilità non solo intellettiva ma anche sociale. Pensate a quanto sarebbe bello riuscire sempre ad associare le facce ai nomi, invece di fissare qualcuno con sguardo perso chiedendosi chi mai sia.

7) Fa apprezzare ancora di più le altre culture
Da inguaribile viaggiatrice, ogni volta sono grata al mio bilinguismo. Anche quando capito in un Paese del quale la lingua mi è totalmente sconosciuta, di solito c’è sempre qualcuno in grado di parlare una delle due che conosco, inglese o francese. È un dialogo che arricchisce le mie esperienze culturali, e la sensazione di riuscire a comunicare è la migliore del mondo.

Fonte: Articolo scritto da Amanda Chatel e pubblicato l’ 8 dicembre 2014 su sito bustle.com

Traduzione a cura di:
Gea Flora Rigato
Traduttrice EN>IT, FR><IT
Sasso Marconi (BO)

I 7 vantaggi del parlare due o più lingue

 Categoria: Le lingue

Da bilingue in inglese e francese, mi sono resa conto che parlare due lingue non solo mi facilita in altri Paesi, ma mi apre qualche porta anche nel mio. L’idea che il francese a New York sia d’aiuto potrebbe sembrare strana, ma guardate che se non lo parlavo avrei pagato il mio albero di Natale 45 dollari invece di 30 la settimana scorsa (il tipo che me lo vendeva era di Montreal e siccome riuscivamo a scherzare in francese me l’ha scontato di 15 dollari. Queste sì che sono magie natalizie!).

Naturalmente, oltre a farvi avere uno sconto e a cavarvela meglio all’estero, essere poliglotta è fantastico anche per il vostro cervello. Studi scientifici hanno dimostrato che parlare più lingue oltre alla vostra è un modo stupendo di mantenere la mente in esercizio e al top della forma, soprattutto se si continuano ad alternare le lingue durante tutta la vita.

Non è mai troppo tardi per imparare una seconda lingua e non c’è periodo migliore di questo, visto che dicembre in America è il mese nazionale dedicato al loro apprendimento. E a titolo di incoraggiamento nel caso ve ne servisse ancora, ecco di seguito sette vantaggi dell’essere poliglotta (sia provati scientificamente che derivati da esperienze personali).

1) Rende più intelligenti
Una ricerca del 2004 ha scoperto che i soggetti bilingui o poliglotti avevano prestazioni cognitive di livello più alto ed erano più abili a pianificare, risolvere problemi ed altri compiti mentalmente impegnativi. Il dover alternare le lingue continuamente rappresenta una ginnastica cerebrale a tutto tondo per i bilingue, il che li rende più veloci, migliori nel multitasking e sì, più intelligenti.

2) Aumenta le opportunità lavorative
Anche se la maggioranza della popolazione mondiale è bilingue, secondo le statistiche soltanto il 17% degli americani parla un’altra lingua. Se paragoniamo il dato al 56% complessivo degli europei e al 38% dei britannici, abbiamo la prova che gli americani devono davvero darsi una mossa. Nel senso che parlare una seconda lingua ti mette veramente una spanna sopra gli altri nel mercato del lavoro americano.

3) Protegge dalla demenza senile
Un esperimento del 2012 organizzato dall’Università di San Diego in California ha rilevato che tra i 44 partecipanti anziani che parlavano inglese e spagnolo, quelli che padroneggiavano meglio entrambe le lingue avevano minori probabilità di ammalarsi precocemente di demenza o Alzheimer. Con questo non voglio dire che il bilinguismo sia una panacea miracolosa, ma di certo una padronanza maggiore consente di tenere a bada le malattie.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Amanda Chatel e pubblicato l’ 8 dicembre 2014 su sito bustle.com

Traduzione a cura di:
Gea Flora Rigato
Traduttrice EN>IT, FR><IT
Sasso Marconi (BO)

Traduttore freelance: vantaggi/svantaggi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Passiamo ora ai vantaggi di questa posizione: la libertà. Si è liberi di lavorare come si vuole, dove si vuole e quando si vuole, essendo consapevoli ovviamente che tali fattori influenzeranno probabilmente la nostra produttività. Altro vantaggio da associare a quest’ultimo è che nessuno controllerà il nostro lavoro, né ci dirà come lavorare: anche in questo caso di può parlare di “libertà”. Inoltre, si è liberi di lavorare su diversi progetti allo stesso tempo, per diversi clienti.

Il terzo vantaggio da menzionare è che se si è iscritti al ROI, il Registro degli Operatori Intracomunitari, si può lavorare con aziende estere eseguendo quindi un’operazione intracomunitaria il cui vantaggio è l’esenzione dal pagamento dell’IVA.

Qual è dunque la migliore opzione, per i neotraduttori?
Senza dubbio, il primo obiettivo di un neotraduttore deve essere accumulare esperienza. Inizialmente, dunque, è più consigliabile lavorare per un’agenzia di traduzione, nella quale probabilmente già si trovano traduttori che hanno fatto la gavetta e hanno esperienza lavorativa da poter condividere. Aver lavorato in un buon team è assolutamente imprescindibile per arrivare ad essere freelance. La capacità decisionale, l’organizzazione ma anche la tecnica, caratteristiche fondamentali nell’ambito lavorativo, quando si è ancora alle prime armi hanno bisogno di essere modellate, e per farlo devono seguire un modello esistente. Passo dopo passo, si può arrivare a lanciarsi nel mondo dei liberi professionisti: solo così si potrà decidere se restarvi o se si è più portati a dipendere da qualcun altro, almeno nel mondo del lavoro.

Difficile ma non impossibile, la sfida del freelance è ancora viva e mette a confronto ogni giorno milioni di liberi professionisti con la dura (ma affascinante) realtà del dipendere solo da se stessi. Lo Stato italiano, dal suo canto, ha cercato di dare una mano a questo gruppo di lavoratori con un nuovo tipo di partita Iva a regime forfettario agevolato, lanciata nel 2016, che sembra fatto risalire il numero di liberi professionisti italiani rispetto al passato. Solo nel lungo termine, però, si potrà esprimere un giudizio a riguardo. Nel frattempo, l’unica opzione è quella di continuare a lavorare.

Autore dell’articolo:
Cristiano Capomaccio
Traduttore EN-ES-FR-CA>IT – EN-FR-CA-IT>ES
Barcellona – Spagna

Traduttore freelance: vantaggi/svantaggi

 Categoria: Traduttori freelance

Il sogno di tutti è fare il lavoro dei propri sogni, non dipendere da nessuno se non da se stessi e decidere quando, dove e come lavorare. Ma non è tutto oro quel che luccica, soprattutto di questi tempi: la professione di libero professionista non è più conveniente come lo era una volta, e la prova è che il numero di questa categoria di persone è calato negli ultimi 10 anni e continuerà a calare nel prossimo futuro.

Andiamo a dare un’occhiata velocemente ai numeri del lavoro in Italia dell’ultimo anno solare: dei 22,7 milioni di occupati, i lavoratori freelance sono circa 3,5 milioni, ovvero il 13,8% della popolazione attiva. Nonostante abbia subito un calo del 2% nell’ultimo decennio, tale percentuale è superiore a quella della media europea, che è del 9,2%.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di dipendere solo da se stessi?
Nel mondo della traduzione, ovviamente, sono diversi da quelli di altri settori. Iniziamo citando i più ovvi: tra gli svantaggi, l’instabilità. Essere lavoratori autonomi porta in molti casi ad un’instabilità professionale, non potendo essere certi di avere un carico di lavoro stabile e continuo per un determinato periodo di tempo. Spesso non dipende solo dal lavoratore in sé, ma anche dall’assenza di lavoro, dall’impossibilità di essere in contatto proprio con l’azienda che avrebbe bisogno di una determinata traduzione in un determinato momento, e anche dalla concorrenza, che non manca mai.

Un secondo svantaggio sono le spese: ogni spesa, ovviamente, è a carico del lavoratore stesso, e in genere le ritenute sono leggermente superiori per i liberi professionisti rispetto a quelle di un normale contratto di lavoro.

Infine, non dimentichiamoci che essere liberi professionisti significa lavorare da soli: per se stessi, e con se stessi. Si è l’unica compagnia che si ha, durante le ore di lavoro. A meno che non si voglia passare il tempo con qualcun altro, ma probabilmente ne risentirebbe la produttività.

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Autore dell’articolo:
Cristiano Capomaccio
Traduttore EN-ES-FR-CA>IT – EN-FR-CA-IT>ES
Barcellona – Spagna

Come ridurre i costi della traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

PRENDI VANTAGGIO DAGLI STRUMENTI DI TRADUZIONE
Viviamo in un mondo guidato dagli strumenti. Gli strumenti sono stati sviluppati e distribuiti in ogni industria immaginabile ed è lo stesso per la traduzione e l’industria di localizzazione. Dovremmo prendere familiarità e avvantaggiarci degli ultimi strumenti di traduzione per aiutarci a risparmiare sui costi della traduzione e accelerare i tempi dell’ingresso nel mercato.

1.Assicurati che il tuo LSP utilizzi una memoria di traduzione (TM)
Una Translation Memory (TM) è un database utilizzato per conservare parole dal loro contenuto originale e le loro traduzioni associate. La TM prende il contenuto che era stato precedentemente tradotto da traduttori professionisti umani, e inizia a creare un progetto con quel contenuto. I traduttori umani possono quindi focalizzarsi su tutte le parole nuove. Avere un TM ridurrà i costi di traduzione dal momento che stai riutilizzando contenuto e inoltre accelera il processo.

2.Utilizzare un Project Managment System di traduzione
Avere un Project Managment System di traduzione elimina i costi amministrativi associati ad un progetto. Permette anche di gestire tutti i tuoi progetti in un unico posto mentre si ottengono aggiornamenti in tempo reale e informazioni sul budget. Soluzioni come un Net-Cloud gestiscono l’intero processo di traduzione, dall’iniziale invio, alla traduzione sino alla fattura. Inoltre risparmierai sui costi di traduzione dal momento che l’uso di Net-Cloud richiede meno tempo di gestione della traduzione.

3.Collega il tuo Content Management System con il tuo LSP
Pianificando il tuo contenuto e utilizzando strumenti di traduzione, puoi ridurre i tuoi costi di traduzione. Per consegnare traduzioni di alta qualità devi seguire ancora un processo consistente, attraverso la traduzione, di gestione della terminologia, controlli di qualità e recensori nazionali. Se vorresti saperne di più riguardo questi suggerimenti e strumenti, contattaci oggi. Ti invitiamo anche a seguirci su Linkedln, Twitter e Facebook per ulteriori suggerimenti e migliori utilizzi.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Net-Translators

Traduzione a cura di:
Eva Badalamenti
Specializzanda in psicologia forense
Venaria Reale (TO)

Come ridurre i costi della traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

PIANIFICARE IL CONTENUTO
“Un obiettivo senza un piano è soltanto un desiderio”. Questa famosa citazione del consulente d’affari americano nato in Austria, Peter Drucker, è assai vera. Se fai un po’ di pianificazione del tuo contenuto e ti attieni al piano, puoi raggiungere i tuoi obiettivi, incluso ridurre i costi di traduzione e migliorare il tempo necessario per introdurti sul mercato, continuando a produrre traduzioni professionali di alta qualità.

1.Ridurre il numero di parole
I costi della traduzione sono dettati essenzialmente dal numero di parole del contenuto originale. Meno parole traduci, e meno alto sarà il costo. Accertati che il tuo contenuto si rivolga ai bisogni dell’utenza e non renderlo più complicato. In alcuni casi, così come certe traduzioni tecniche o materiali di marketing, potrebbe non essere possibile ridurre il numero delle parole a causa della natura del contenuto, ma avere un buon processo di stesura ti aiuterà ad indirizzare il pubblico verso quelle stesse parole.

2.Riutilizzo del contenuto
Il riutilizzo del contenuto è la pratica di scrivere il contenuto una volta e riutilizzare quel contenuto in più posti, sia nello stesso documento, in altri documenti, o in altri tipi di risultati. Quindi usi la parte del contenuto come blocco di costruzione per creare altri documenti, pagine web e altro. Puoi riutilizzare il contenuto per qualcosa di piccolo come il nome di un prodotto sino a interi paragrafi di istruzioni tecniche. Stabilendo un piano di riutilizzo del contenuto e utilizzando il corretto sistema di gestione del contenuto (CMS), invierai meno parole per essere tradotte, il che ridurrà i costi migliorandone anche la qualità.

3.Uso di un metodo di scrittura standard come Simplified Technical English
Simplified Technical English (STE) è un metodo di scrittura che fu originariamente sviluppato per le industrie dell’aerospazio e di difesa per incoraggiare la scrittura semplice e consistente per coloro che non erano madrelingua inglese. STE è stato adottato da molte altre industrie al giorno d’oggi come le manifatturiere, della comunicazione e dei software. Hanno adottato STE sia come loro linguaggio controllato, usato altri tipi di linguaggio controllato o creato il proprio per diminuire la complessità e aumentare la consistenza del loro contenuto di inglese. STE implica seguire un insieme di regole di scrittura e stabilire un dizionario di vocaboli. Possiamo usare il linguaggio controllato di STE o svilupparne uno nostro. Applicando un metodo di scrittura standard, puoi aumentare la consistenza e semplificare il contenuto, il che riduce il numero delle parole e i costi di traduzione.

4.Semplificare il formato del contenuto
E’ più facile lavorare con file di un certo formato piuttosto che con altri. Per esempio, il contenuto in un software dal design più complesso come Adobe InDesign, Adobe Illustrator o Microsoft PowerPoint richiede al fornitore del tuo linguaggio (LSP) di estrarre il contenuto, tradurlo, aggiungerlo al file originale e formattarlo. Questo viene chiamato desktop publishing (DTP) e può contribuire in gran parte al costo totale della traduzione. Se crei il contenuto in un formato gratuito, strutturato in modo da usare uno strumento di authoring XML e lo standard DITA, non avrai costi DTP, da cui ne risulta un largo risparmio sul costo. Inviare il contenuto in programmi software meno complessi o senza formattazione complicata può ridurre i costi totali DTP.

5.Estrarre testo dalla grafica
Se il testo è incorporato nella grafica, l’LSP deve estrarre il testo, tradurlo, aggiungerlo al file e formattarlo. Questo processo aumenterà i tuoi costi DTP. Comunque, se separi il testo dalla grafica, sarà più facile per il tuo LSP e dovrebbe richiedere meno tempo.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Net-Translators

Traduzione a cura di:
Eva Badalamenti
Specializzanda in psicologia forense
Venaria Reale (TO)

Come ridurre i costi della traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Si sa che tradurre un contenuto è necessario per supportare il mercato globale. Con molti mercati locali spesso saturati e altamente competitivi, tradurre e localizzare il contenuto è uno dei solo modi possibili al giorno d’oggi per gli affari di crescere e aumentare il potere di mercato.

Localizzare il contenuto come le pubblicazioni tecniche, interfacce utente di un software (UI), siti web, applicazioni web, sistemi di supporto, ecc., permette alle compagnie di raggiungere i mercati stranieri e soddisfare il pubblico nel suo linguaggio nativo.

Le compagnie che stanno considerando di fare uso di strumenti di traduzione come Google Translate per le loro necessità di traduzione devono pensarci due volte prima di farlo. Sebbene lo strumento di traduzione ha il suo posto e tempo, non è adatto se si cerca di comunicare con pubblici vasti nel mondo nelle loro lingue native. I clienti locali sanno, quando vedono una pessima traduzione, che ciò porta a sfiducia verso i propri prodotti e verso il marchio aziendale. Inoltre, Google cancellerà contenuti tradotti in modo non professionale sui siti web e potenzialmente degradanti il sito web tra i risultati delle ricerche su Google.

Quindi che cosa dovremmo fare? Bisogna produrre il miglior possibile contenuto localizzato in modo da poter comunicare con il pubblico target come se si fosse una compagnia locale.

Comunque le traduzioni di alta qualità non costano poco. Implementare ogni misura che aiuti a risparmiare sul costo sarà un beneficio così che si potrà continuare a produrre contenuto localizzato. Pianificare il contenuto e usare strumenti di traduzione può aiutare a risparmiare denaro.

Nell’articolo di domani (ndr) discuteremo di alcune opzioni che possono aiutare in questo processo e aiutare nelle vendite nei mercati a livello globale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Net-Translators

Traduzione a cura di:
Eva Badalamenti
Specializzanda in psicologia forense
Venaria Reale (TO)

Molto più che una questione di parole (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

Il linguista Roman Jakobson propone ugualmente che tutto sarebbe traduzione negli atti del linguaggio [20] . Per lui, la comunicazione si divide in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori qualificano di traduzione “propriamente detta”, cioè la traduzione di un testo da una lingua verso un’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione intralinguistica, è più comunemente conosciuto nella forma della riformulazione che consiste nel tentativo di ricorrere a delle parole differenti di una stessa lingua per spiegare un concetto o un’idea. Nella vita quotidiana, questa strategia è frequentemente usata tra due livelli di lingua o due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo temporale [21].

Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, ossia il fatto di usare un sistema non verbale per rappresentare dei segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o ancora l’uso di emoticon negli SMS per tradurre un’idea sono altrettanti esempi di questo tipo di traduzione [22]. Di conseguenza, la traduzione equivale, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia a livello del senso, ed una conversazione sarebbe un atto di traduzione di intersemiotica costante, dove ogni interlocutore  “tradurrebbe” di continuo per se stesso il senso di ciascuno dei gesti che accompagnano le parole che egli sente. Seguendo la logica del linguista russo, affermare che il senso è una traduzione sarebbe dunque possibile.

Una nuova versione del mondo
Tutto sommato, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come un fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come un atto interpretativo in senso allargato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nelle questioni e nella riappropriazione del senso degli elementi tradotti. Che la traduzione implichi una certa perdita di senso o che comporti al contrario un’aggiunta interessante sul piano semantico, essa da luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, sebbene i teorici sono d’accordo per dire che una traduzione non può essere perfetta e che è per forza incompleta, essa apre la possibilità di coesistenza e di creazione di nuove soggettività ed analisi plurali altrettanto validi quanto le interpretazioni iniziali, poiché, come  lo ricorda Berman, nessun originale esiste in assoluto ma unicamente delle traduzioni [23].

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

20 Cité dans Ibid. p. 69.
21 Ibid.
22 Ibid.
23 Berman, op. cit.

Molto più che una questione di parole (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

La traduzione, solo da una lingua ad un’altra ?
Per capire questa idea di Berman, occorre mettersi d’accordo sulla definizione della parola traduzione. Da una parte, quella che viene data da un buon numero di esperti è essenzialmente linguistica : la traduzione sarebbe l’espressione in una lingua di ciò che è stato scritto o espresso in un’altra [12]. Così, invece di considerare ogni situazione quotidiana o ogni atto di comunicazione in cui viene decodificato e interpretato un concetto come uno dei molteplici aspetti della traduzione, il poeta e teorico dell’arte Johan Wolfgang von Goethe preferisce separare ciò che egli percepisce come la  “traduzione”, che si limita alla traduzione di un testo da una lingua ad un’altra, da tutti gli altri tipi di riformulazione, parafrasi o interpretazione [13]. Il filosofo, scrittore e traduttore Umberto Eco difende anche lui la stessa idea, postulando con forza e chiarezza che interpretare non è tradurre se il trasferimento del discorso verso un’altra lingua non è incluso nel processo [14].

La traduzione: un atto interpretativo?
D’altra parte, dal canto suo, Antoine Berman condivide la concezione che i romantici tedeschi dell’Ottocento avevano della traduzione, opposta a quella di Goethe e di Eco, e la definisce in questi termini: parliamo a ragion veduta di traduzione generalizzata , tutto ciò che riguarda la “versione” di qualcosa in un’altra cosa… La traduzione, qui, tocca contemporaneamente alla manifestazione di qualcosa, all’interpretazione di qualcosa, alla possibilità di formulare, o di riformulare, qualcosa in un altro modo [15]. Questa concezione della traduzione permette di affermare che la comunicazione in sé è essa stessa la traduzione di un’idea. In realtà, l’uso corrente del verbo tradurre riflette questa accezione della parola in quanto riformulazione, come in quelle espressioni frequentemente usate quali “ ho tradotto il mio pensiero in questo modo… ” o ancora  “ non riesco a tradurre ciò che sento [16] ”. In tal senso, “ ogni comunicazione è fino ad un certo punto un atto di traduzione-comprensione [17] ”.

Per Steiner, capire è perfino sinonimo di interpretare e di tradurre, a partire dal momento in cui la traslazione (che significa “azione di spostare” o “forma di spostamento”) e lo “spostamento”  di senso che si effettuano durante la decodificazione di un’informazione sono prese in conto [ 18 ]. Inoltre, da un punto di vista rigorosamente etimologico, il verbo tradurre viene dal latino traducere, il cui il senso si avvicinerebbe a “fare passare da un luogo ad un altro” [19] (nostra traduzione). Partendo da questa constatazione, Esteban Torre, professore di letteratura e di traduzione all’università di Siviglia, definisce la traduzione come una traslazione, una trasposizione, uno spostamento da un luogo ad un altro. Di fatto, il termine inglese per designare la traduzione è precisamente traslazione, nel quale la nozione di spostamento è molto esplicita.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

12 Torre, E. (1994). Teoría de la traducción literaria [Théorie de la traduction littéraire]. 12 Torre, E. (1994). Madrid, Esp. : Síntesis.
13 Cité dans Berman, op. cit.
14 Eco, U. (2003). Dire quasi la stessa cosa : Esperienze di traduzione. [Dire presque la même chose. Expériences de traduction] Milan, It. : Bompiani.
15 Berman, op. cit., p. 136-137.
16 Ibid.
17 Ibid., p. 232.
18 Cité dans Wiesse Rebagliati, op. cit.
19 Torre, op. cit., p. 7.

Molto più che una questione di parole (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La traduzione, per riscrivere il mondo
Se la traduzione è, agli occhi di alcuni, un tradimento, è percepita paradossalmente da altri come una strategia di riscrittura polifonica del mondo, cioè come un processo positivo dove i sensi e le voci si moltiplicano. Perché ogni traduzione (includendo le opere originali) sarebbe essa stessa imperfetta la maggior parte del tempo, la moltiplicazione delle traduzioni diventa possibile e perfino giustificata, come tentativi di approssimazione della realtà. Ogni traduzione, piuttosto che essere un’imitazione, costituirebbe così una versione, una riscrittura o una correzione di un testo, di un pensiero o di un avvenimento, versione che avrebbe dunque un’esistenza propria all’infuori dell’originale [7] .

Rappresenterebbe così una visione alternativa alla visione iniziale, cioè una visione che differisce dalla versione ufficiale, per non dire egemonica [8]. In questo senso, la traduzione permetterebbe di allargare le prospettive di un interlocutore, facendo in modo che  “l’originale [non sia che] una delle numerose versioni possibili [9] ” (nostra traduzione). Per esempio, gli adattamenti cinematografici del romanzo Millenium (e la loro traduzione nel linguaggio cinematografico) rappresentano in qualche modo una seconda versione di queste opere, ma nondimeno esse esistono a tutti gli effetti e hanno conosciuto un successo considerevole. Le traduzioni francesi dei racconti e dei poemi di Edgar Allan Poe da parte di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, la cui qualità letteraria è così grande che diversi lettori le hanno giudicate tanto ricche quanto la loro versione originale in inglese, forniscono altri esempi che illustrano bene questa possibilità.

Più ancora, per alcuni teorici della traduzione, l’opera tradotta, piuttosto che essere una versione diminuita, costituirebbe solo una  “rigenerazione” dell’idea iniziale che l’originale stesso tentava di esprimere. Il processo di traduzione potrebbe così dare vita ad una dimensione del testo che non appariva nella versione iniziale e che solo la traduzione permetterebbe di rivelare [10]. Secondo il teorico francese della traduzione Antoine Berman, l’obiettivo di una traduzione non è dunque di riuscire a rappresentare l’idea espressa nella parola originale, ma piuttosto di rappresentare l’idea alla quale la parola originale tentava essa stessa di avvicinarsi senza necessariamente riuscirci totalmente [11].

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

7 Benjamin, W. (1968). Selected Writings: Vol. 1. 1913-1926. Cambridge, Mass. : Harvard College.
8 Levine, op. cit.
9 Baixeras Borrell, op. cit., p. 220.
10 Benjamin (1968), op. cit.
11 Berman, A. (1984). L’épreuve de l’étranger : culture et traduction dans l’Allemagne romantique. Mayenne, France: Gallimard.

Molto più che una questione di parole (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

La traduzione come tradimento
Il primo interrogativo che i ricercatori si pongono pensando alle implicazioni della traduzione è il seguente : il processo di traduzione impoverisce o al contrario arricchisce il senso auspicato ? Per alcuni, la traduzione appare come una rappresentazione mancata dell’idea iniziale. Secondo lo scrittore Charles Pierre Péguy, ogni traduzione, ogni spostamento, comporta necessariamente una trasformazione ed una perdita di senso rispetto all’originale, che egli qualifica di  “ deperdizione “  o “ alterazione “ [1] . Così, secondo questa concezione, sebbene una traduzione o una riformulazione possa avvicinarsi all’idea originale, non la può mai uguagliare pienamente, e ciò porta il teologo e filosofo tedesco Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher ad affermare che  “ se lettera e senso sono legati, la traduzione è un tradimento e una impossibilità [2]” .

In questo ordine di idee, è vero che esistono quasi altrettante variétà di una stessa lingua che locutori, ed una traduzione perfetta esigerebbe che ogni espressione fosse tradotta in modo diverso per ogni destinatario. Infatti, il senso dato a diverse espressioni varia probabilmente da un locutore all’altro, in modo che un discorso non vuole mai dire esattamente la stessa cosa per due individui, perché ciascuno lo analizzerà, lo codificherà e lo tradurrà in funzione delle proprie concezioni e definizioni delle parole e delle loro sfumature [3]. In questa ottica, perfino il lettore di un romanzo è un traduttore-traditore, poiché la sua comprensione personale e soggettiva filtra e modifica il senso che per lui prenderanno le parole. Infine, la realtà stessa non può essere tradotta perfettamente dalla lingua, poiché le parole riescono difficilmente a tradurre con fedeltà e precisione assoluta i pensieri di un individuo,  non più di quanto questi pensieri possano tradurre in modo esatto i concetti ai quali essi si riferiscono. Lo scrittore e teorico della traduzione George Steiner spiega questo fenomeno o questa perdita di senso come una conseguenza dello sfasamento iniziale che esiste tra linguaggio e realtà, tra parola ed oggetto [4].

Seguendo questa logica, la traduzione perfetta sarebbe impossibile, poiché la comunicazione sarebbe essa stessa un filtro insufficiente. In senso lato, ogni opera originale sarebbe alla base una traduzione, poiché essa costituirebbe una traduzione approssimativa di idee in parole. Il saggista messicano Octavio Paz afferma questo: ogni testo è unico e, simultaneamente, esso è la traduzione di un altro testo. Nessun testo  è interamente originale, perché il linguaggio stesso, nella sua essenza, è una traduzione: innanzitutto, del mondo non verbale, e poi perché ogni segno ed ogni frase sono la traduzione di un altro segno e di un’altra frase [5] (nostra traduzione). Di conseguenza, una traduzione (che sia effettuata da una lingua ad un’altra o che traduca semplicemente un’idea con delle altre parole di una stessa lingua) può difficilmente essere perfetta, poiché è essa stessa la traduzione di una traduzione o la copia di una copia [6]. In tal senso, come potrebbe una traduzione essere fedele all’originale se l’originale stesso non è fedele alla realtà?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

1 Cité dans Steiner, G. (1975). After Babel: Aspects of Language and Translation. New York, N. Y. : Oxford University Press, p. 301-302.
2 Schleiermacher, F. D. E. (1985). Traduction ethnocentrique et traduction hypertextuelle. Dans A. Berman et al. (dir.), Les tours de Babel. Essais sur la traduction (p. 48-64). Mauvezin, France : Trans-Europ-Repress, p. 59.
3 Wisse Rebagliati, J. R.(1999). El lenguaje. Dos aproximaciones [Le langage. Deux approches]. Lima, Pérou : Universidad del Pacífico, p. 31.
4 Cité dans ibid.
5 Cité dans Baixeras Borrell, R. (2007). Análisis pluridisciplinar de Tres tristes tigres para el estudio de la poética de Guillermo Cabrera Infante [Analyse pluridisciplinaire de l’étude de la poétique de Guillermo Cabrera Infante]. Barcelone, Esp. : Universitat Pompeu Fabra Press, p. 219-220.
6 Levine, S. J. (1975). Writing as translation: Three Trapped Tigers and a Cobra. MLN, 90(2).

Molto più che una questione di parole

 Categoria: Traduzione letteraria

Una buona traduzione, sebbene debba essere il più fedele possibile al testo di origine, riesce raramente ad uguagliare sotto ogni aspetto la qualità di questo, ciò sembra un’evidenza. E se tutto questo processo di traduzione non implicasse necessariamente una perdita di senso, ma aggiungesse piuttosto una seconda dimensione al testo, assente dall’originale? Per capire in quale misura un testo può giovarsi della sua traduzione, la prima tappa consiste innanzitutto nel considerare la traduzione come un fenomeno che va ampiamente oltre la linguistica, e nel constatare che si estende al contrario ad una maggioranza di operazioni della vita quotidiana, come la conversazione che hai avuto con il collega alcuni minuti fa o anche la comprensione della frase che leggi in questo momento. Messa in discussione da certe concezioni tradizionali della traduzione considerando sotto una tutt’altra angolatura questa disciplina troppo spesso limitata alla linguistica.

Tradurre: concetto conosciuto, non è vero ? Molti lo credono, eppure non c’è nulla di meno sicuro. La traduzione ha un senso più ampio che il trasferimento di informazioni da una lingua ad un’altra, e permette di aprire molteplici possibilità sul piano del senso che superano ampiamente il rapporto con il testo originale. Così, una moltitudine di definizioni distinte e talvolta contraddittorie coesistono per la traduzione. Per esempio, in seno alla stessa comunità dei traduttori e teorici della traduzione, parecchi sono in disaccordo riguardo alle distinzioni ( o riguardo all’esistenza stessa di distinzioni ) tra le nozioni di traduzione e quelle di interpretazione. Nella sua accezione scientifica la più ampia, la traduzione può essere concettualizzata come un atto interpretativo che permette di presentare diverse versioni valide della realtà proponendo una riscrittura ed una riappropriazione delle nozioni che si cerca di tradurre. Ora, cosa implica realmente la traduzione ?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

La Giornata Internazionale della Traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

Molta gente non sa che il 30 Settembre è la Giornata Internazionale della Traduzione, ma un numero ancora più grande di persone sarebbe sorpreso di scoprire che questa festa esiste dal 1953. Interpreti e traduttori svolgono un lavoro molto importante. Sono gli artefici dell’avvicinamento tra i popoli e della condivisione di nuove ed emozionanti informazioni, prima accessibili soltanto ai membri di una specifica cultura. Il loro operato può avere un ruolo fondamentale sulle relazioni tra i differenti paesi e perfino cambiare il corso della storia. Gli interpreti e i traduttori svolgono un lavoro incredibile e meritano il giusto riconoscimento per questo. Tale bisogno si è trasformato in uno stimolo per la creazione della Giornata Internazionale della Traduzione. La Giornata Internazionale della Traduzione viene celebrata ogni anno il 30 Settembre perché in tale giorno ricorre la festa di San Girolamo, patrono della traduzione.

Non viene riservata molta gloria alla traduzione ed i riconoscimenti a disposizione sono veramente pochi, ma è bello sapere che la santità è sempre una opzione possibile.  San Girolamo studiò la Bibbia Ebraica e la tradusse in Latino. Martin Lutero non approvò le opinioni di Girolamo, ma non poté negare la mole di lavoro che era stata realizzata. Lutero riconobbe il suo contributo ammettendo che San Girolamo aveva fatto per la traduzione molto più di quanto nessuno mai aveva o avrebbe fatto. Senza il suo forte lavoro etico la Bibbia non sarebbe mai stata tradotta così accuratamente ed a loro volta le Bibbie Inglesi avrebbero potuto essere completamente diverse.

San Girolamo ha probabilmente fatto la maggior parte del lavoro sulla Bibbia, ma non si tratta dell’unico importante traduttore. Ci sono stati parecchi importanti traduttori che hanno fatto si che il mondo comprendesse la letteratura classica e questo lavoro continua tutt’oggi. L’Odissea è stata tradotta da Robert Fagles, Mme Bovary da Linda Davis, I Miserabili da Lee Fahnestock, e Guerra e Pace da Richard Povear e Larissa Volokhonsky. Per non parlare del popolare recente romanzo  The Girl with the Dragon tattoo,  che è stato tradotto da Steven T. Murray. Un libro da cui è stato tratto un film che ha incassato molto bene al botteghino (Uomini che odiano le donne).

Il lavoro degli interpreti e dei traduttori è ben lungi dall’essere terminato. Si svolge tutt’ora silenziosamente e diligentemente ogni singolo giorno, spesso senza ringraziamenti né riconoscimenti. La Giornata Internazionale della Traduzione rivolge l’attenzione a quest’opera, e dona l’opportunità al mondo di ringraziare coloro che ci hanno dato così tanto.

Buona Giornata Internazionale della Traduzione a tutti voi!

Fonte: Articolo scritto da Karen Hodgson e pubblicato sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Tatiana Zammito
Medico Veterinario
Traduttrice EN-FR>IT
Palermo

Ostacoli nella traduzione medica

 Categoria: Servizi di traduzione

Per un traduttore che si affaccia al mondo della traduzione medica sono diversi gli ostacoli a cui fare attenzione per garantire una traduzione accurata. Come per tutti gli altri tipi di traduzione è necessaria un’adeguata attività di ricerca e conoscenza dell’ambito di interesse, che può essere facilmente ottenuta consultando siti attendibili e riviste mediche. Tuttavia, esistono alcune problematiche specifiche della traduzione medica, la cui comprensione è essenziale sia per il paziente sia per ottenere risultati soddisfacenti e di alta qualità.

Il pubblico target
La terminologia medica presenta sfide diverse da altri ambiti di traduzione specialistica. Innanzitutto è importante che il traduttore medico individui chiaramente il proprio pubblico target. Ad esempio, se il target di riferimento è un pubblico profano (ovvero un paziente) il termine italiano “varicella” non dovrebbe essere tradotto con l’inglese “varicella“. Il termine corretto per gli inglesi è “chickenpox“. Quando si traduce in inglese è importante sapere se il pubblico a cui ci si rivolge utilizza il linguaggio medico britannico o americano. A volte è solo una questione di ortografia (ad es.”hematomaconsistentterminologys” negli Stati Uniti contro “haematomas” nel Regno Unito). In altri casi invece il significato dello stesso termine è completamente diverso tra inglese britannico e inglese americano. Ad esempio, il termine “surgery“, che negli Stati Uniti indica il luogo dove vieni operato e subisci un intervento, nel Regno Unito rappresenta l’ufficio del medico, nonché l’orario di apertura.

Nomi di farmaci e eufemismi
I nomi dei farmaci necessitano di un’attenzione particolare e si dovrebbe distinguere tra il nome del farmaco e il cosiddetto Nome Internazionale Non Proprietario (International Nonproprietary Name, INN). L’INN è un nome unico attribuito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a una sostanza farmaceutica e differisce dal nome del farmaco. Ad esempio, nella traduzione del termine “Tylenol” in italiano sarebbe utile far conoscere al lettore l’INN, per poter identificare il farmaco equivalente usato in Italia. Tylenol è il nome del farmaco brand per l’INN paracetamolo, e avere questa informazione aiuterebbe il traduttore medico a rendere in modo corretto Tylenol in “Tachipirina”. Infine, anche nella traduzione medica sono comuni gli eufemismi. Per esempio, i medici parlano talvolta di temi delicati e spiacevoli usando eufemismi come “spirare” o “malato terminale” per qualcuno che sta per morire e non ha speranza di recupero. È importante che il traduttore medico catturi queste sfumature per fornire una traduzione accurata e autentica.

Traduzione di dispositivi medici
Una delle maggiori problematiche nella traduzione di contenuti specifici per un dispositivo medico è fornire al linguista il materiale e una formazione adeguati, in modo che possa acquisire una profonda conoscenza dei prodotti su cui sta lavorando e garantire una traduzione accurata. È importante che sia il cliente che il linguista investano tempo nell’apprendere e nel condividere le conoscenze sul prodotto. Questo potrebbe sembrare una perdita di tempo, soprattutto dalla parte del cliente, ma se il linguista comprende appieno la complessità di quello che sta traducendo, la qualità della traduzione ne beneficerà enormemente. Anche l’esposizione diretta al prodotto potrebbe essere estremamente utile, e una visita al sito del cliente sarebbe un’esperienza preziosa per il traduttore, per aiutarlo a comprendere la catena di montaggio e vedere in prima persona come vengono creati i prodotti.

Conclusioni
La traduzione medica presenta alcuni ostacoli specifici del settore medico a cui bisogna fare attenzione per fornire una traduzione accurata, un elemento di vitale importanza quando si ha a che fare con la vita delle persone e le loro condizioni di salute. L’attività di ricerca e una profonda conoscenza del campo medico sono essenziali per chiunque voglia fare il traduttore medico.

Fonte: Articolo scritto da Ilaria Ghelardoni e pubblicato il 30 dicembre 2016 sul blog dell’agenzia Ulatus

Traduzione a cura di:
Ambra Corti
Dr.ssa in Biotecnologie
Traduttrice specializzata in traduzioni mediche EN>IT
Milano

La lingua secondo il dizionario

 Categoria: Le lingue

Alcune persone rimangono restie di fronte ai cambiamenti nella lingua. Ricordo che quando, ancora bambina, ero immensamente dispiaciuta per la perdita della dieresi nella lingua portoghese. Nella mia testa, questo semplice segnale era responsabile di enfatizzare l’effetto nasale della produzione orale delle parole come cinquenta. Mi sembra elegante – non mi chiedete perché. Come atto di ribellione, continuai ad usarla in molti miei scritti, a eccezione della scuola chiaramente. Con il tempo, in veste di avida lettrice, finii passivamente di adattarmi al nuovo accordo e nemmeno mi ricordo più com’era prima. Con la riforma più recente, contro la quale ancora molti in Portogallo si oppongono e discutono del tema quasi giornalmente, non ho avuto così problemi.  In verità, mi piace perfino che parole come ateia abbiano perso l’accento acuto e ad essere sincera, trovo strano che nel passato l’abbia avuto!

Poi è arrivato Internet con il suo linguaggio speciale da sale di battibecco (e oggi Facebook, Snapchat, Instagram e Twitter): cmq, ke, tvb ,*_*, XD… che esigeva manuali di traduzione per i genitori, analfabeti di questa lingua con la quale sono cresciuta, ma confesso ho tardato ad aderirvi. Forse  trovavo tutto molto volgare, insomma, con il naso sempre sui libri, ero abituata a un linguaggio, diciamo più raffinato. In parole povere, quella rifinita dai modelli stabiliti. Sciocca. Si tratta di un scrittura abbreviata e semplificata, solitamente collegata a fattori come, ad esempio il desiderio di accelerare la conversazione nei programmi di messaggistica istantanea. Non è l’ora ne il luogo per usare i trattini prima di iniziare una conversazione, così come dice la norma letteraria. Si tratta di un ambiente più informale, in cui si cerca di riprodurre virtualmente il ritmo di una conversazione orale.

Ovviamente in alcuni casi, succede che questo tipo di linguaggio può essere incorporato nella lingua che usiamo nel quotidiano. Oggi chi non dice deletar invece di apagarUn articolo di alcuni studenti della PUC-RS tratta questo argomento. Senza parlare del fatto che, tutti i giorni, nascono tormentoni da video virali (quei video che diventano molto popolari in poche ore) che influenzano le conversazioni tra colleghi di lavoro e di scuola. Ruolo svolto in precedenza dai romanzi. Il tempo passa e poco cambia dallo schermo di una televisione a quello di un computer o del cellulare, dai quali nascono quotidianamente nuove forme di esprimersi (da tô me sentindo adorável in avanti). E’ probabile che la generazione più giovane non sappia come reagire e non sappia nemmeno da dove arrivino jamanta não morreu, cada mergulho é um flash o fenomenal, famose al tempo in cui le novelle dominavano lo scenario nazionale.

Come osserva William O’Grady, autore ed editore del libro “Contemporary Linguistics: an Introduction (2011)”, alcune persone disapprovano le innovazioni del linguaggio, perché pensano che nulla di nuovo debba essere permesso. Egli cita una lettera al direttore il quale autore afferma di essere scioccato dopo aver letto una frase pubblicata nel giornale in cui impact venne usato come verbo e non come sostantivo A suo dire, qualsiasi persona con un minimo di educazione o in possesso di un dizionario dovrebbe saperlo. Aggiunge: questo è un caso evidentemente assurdo ed è un’evidenza in più dell’abbattimento del sistema di insegnamento pubblico, oltre al declino della lingua in generale. Alla fine, il lettore offre un dizionario agli editori.

O’Grady ricorda bene che le lingue mutano, così come i dizionari – la quarta edizione del The American Dictionary of English Languages (Houghton Miffllin, 2000) riporta impact come un verbo, così come il Cambridge Learner’s Dictionary (Cambridge University Press, 2008). Entrambi disponibili online.

Fonte: Articolo scritto da Janaina de Aquino e pubblicato sul blog Ecos da Tradução

Traduzione a cura di:
Stefano Cutri
Traduttore
Torino

Mettere un piede nella traduzione (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Scomoda verità n°3 – Serve tempo
Serve un sacco di tempo per costruirsi una base di clienti. E le agenzie sono notoriamente lente a rispondere, se mai lo fanno. Questo mitico Posto in cui Traduttori e Clienti si Incontrano, se permette ai più affermati di crogiolarsi in una luce dorata, può diventare freddo e solitario per chi non conosce il territorio. Quindi tenetevi stretto il vostro lavoro attuale mentre spolverate le ragnatele dalla vostra posta in arrivo, o trovate qualcuno che vi sostenga per il primo anno circa, finché non cominciate a vedere i frutti del vostro lavoro, e i rotola campo non smettano di rotolare senza speranza lungo la strada. Vi salverà anche dall’accettare quei lavori così terribili da indurre un’ondata di nausea all’Arancia Meccanica ogni volta che pensate di mettere le dita sulla tastiera. Capitano a tutti noi, prima o poi, e ci fanno sentire come Luke Skywalker quando la sua X-wing si schianta nella palude del pianeta Dagobah, ma più a lungo riesci a rimandare l’inevitabile, meglio è.

Scomoda verità n°4 – Il tuo CV (probabilmente) non è abbastanza buono
Ogni volta che qualcuno crea un CV Europass, un reclutatore muore. Da qualche parte, in maniera orribile, tra spasmi agonizzanti. Nonostante le onorevoli intenzioni dell’iniziativa Europass, crearne uno da freelancer è l’equivalente di un suicidio professionale: questo documento ripugnante presume che siamo tutti perfettamente uguali, in grado di essere infilati in comode piccionaie, come le specifiche tecniche delle varie automobili disponibili sul mercato, elencate sul retro di qualche rivista automobilistica. Dato che il CV è un documento di marketing che lascia una libertà praticamente illimitata su come crearlo, perché non approfittare di questa libertà? Invece di provare a spremere i vostri talenti e traguardi in un formato taglia unica, che alla fine non veste bene nessuno, dovete esplorare e capire cosa potenziali agenzie o clienti vogliono sapere e stanno cercando. L’introspezione e la preparazione che mettete nella realizzazione di un CV efficace, creato su misura per le vostre esperienze e abilità come individui, vi mostreranno che avete pensato a ciò di cui il mercato ha bisogno, e a cosa potete offrire di conseguenza, e che potete trasmetterlo in modo accattivante e pertinente, piuttosto che produrre una serie di copie carbone di un CV che presume voi siate gli ultimi portelloni di fascia media della catena di montaggio.

Restate sintonizzati per la Seconda Parte!

Fonte: Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 15 febbraio 2017 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Melanie Jean Messina
Traduttrice EN-FR > IT
Monreale (PA)

Mettere un piede nella traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

La nostra professione sembra attirare novizi come vespe ad un picnic. Ma troppo spesso le domande che pongono sui forum di Internet vengono scacciate stizzosamente da traduttori più esperti, convinti che coloro che vogliano intraprendere una professione che richiede iniziativa e abilità di ricerca dovrebbero essere in grado di trovarsi le risposte da soli. Ma è facile dimenticare che siamo esseri umani, non tacchini di boscaglia: quei curiosi e precoci uccelli australiani, indipendenti dai genitori non appena escono dall’uovo e che spiccano il volo già mentre il sole tramonta sul loro primo giorno di vita. Noi invece siamo cacciati in un mondo del lavoro duro, e che diventa sempre più duro. E mentre i nostri nuovi arrivati sono sbattuti in giro sui tempestosi mari dell’inesperienza, persi nella nebbia della confusione e dell’indifferenza, a chi si rivolgono? A Internet, ovviamente! Quel dio onnisciente, dove le informazioni si moltiplicano più veloci dei batteri. Ma, come chiunque si intenda anche solo minimamente di questi incredibili microorganismi saprà, mentre alcuni sono amichevoli, altri vi uccideranno immediatamente, senza pensarci due volte. Quindi, a questi traduttori esordienti che muoiono dalla voglia di intraprendere la professione ma faticano a trovare i loro primi piccoli incarichi, spero che questo post sia il vostro faro di speranza nella nebbia. O, se non un faro, una candela. O una scintilla come minimo. Restate con me, vi prometto che ci saranno buone notizie nella seconda parte di questo post. Ma prima alcune scomode verità.

Scomoda verità n°1 – La verità è là fuori.
Tutte le informazioni che vi servono per iniziare sono là fuori. Lasciatemelo ripetere. Tutte le informazioni sono là fuori. Ma vi siete presi il tempo per guardare e leggere cosa c’è? (Siate onesti ora). Il sito ProZ riceve molte critiche, alcune delle quali giustificabili, ma i suoi forum sono una vera e propria miniera d’oro d’informazioni sotto tutti gli aspetti della traduzione, dalla teoria ai dilemmi etici e ai modi di affermarsi, e funzionano dal 1999, quando il sito è apparso sul web per la prima volta. Altrove, Internet sta letteralmente sprizzando risorse: provate il blog eccezionale di Corinne McKay’s Thoughts on Translation, o il blog di Jo Rourke’s Translator Talk. Sia Corinne che Jo tengono corsi per traduttori – dovreste anche dare un’occhiata al canale YouTube di Jo. La Business School for Translation di Marta Stelmaszak’s non c’è più, ma lei ha lasciato molto generosamente a disposizione tutte le informazioni raccolte nel corso degli anni in un archivio sul suo sito. E tutto gratis! Quindi con tutte queste informazioni e risorse per i novizi, più di quanto chiunque possa digerire ed attuare in tre vite, figuriamoci una, l’immensa distesa di informazioni offerte comincia a sembrare più una scena del classico film La Grande Bouffe (suicidio da cibo, avete presente?) che la scodella di porridge di Oliver Twist, una situazione che naturalmente pone la sua serie di problemi. Ma questo post è per un altro giorno.

Scomoda verità n°2 – Non esiste un’app che crei un florido business da un giorno all’altro
Sarebbe meraviglioso, vero? Ossigeno iniettabile? Solo un’iniezione di micro-particelle gassose e la tua base ansimante di clienti raggiunge livelli di normale saturazione in pochi secondi. E senza effetti collaterali da far fuori. Ma persino il cardiologo John Kheir del Boston Children’s Hospital e la sua squadra hanno impiegato anni a sviluppare la loro miracolosa miscela schiumosa: la scomoda e francamente noiosa verità è che affermarsi come traduttore comporta un duro, duro lavoro. Siti come ProZ e Translators’ Café, con la loro allettante gamma di offerte di lavoro e benefici, possono sembrare oasi quando il vostro aereo si è schiantato nel Sahara e avete vagato senza meta o acqua per tre giorni, ma limitarsi a iscriversi, mettersi comodi e aspettarsi che piova lavoro non è sufficiente. Deprimente, lo so. (Mi dispiace). Iscriversi ad un sito di traduzioni è un primo grande passo. Ma persino una Bugatti è inutile se non metti un po’ di benzina nel serbatoio.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 15 febbraio 2017 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Melanie Jean Messina
Traduttrice EN-FR > IT
Monreale (PA)

Lavoro da casa: cinque dettagli importanti

 Categoria: Traduttori freelance

Scagli la prima pietra chi è senza peccato! Ma è anche vero che la persona intelligente impara dagli errori altrui, siete d’accordo?

Per questa ragione, ho deciso di scrivere questo post per avvisare i traduttori principianti che inizieranno a lavorare da casa e vogliono crearsi il proprio ufficio domestico. Credo di aver già scritto qui sul blog che, quando smisi di lavorare in banca e decisi di lavorare a tempo pieno come traduttrice, il mio ufficio a casa era il tavolo del soggiorno. Mi ero appena sposata e stavo ancora sistemando la casa, quindi non avevo uno spazio tutto mio. Tale sogno ha richiesto circa due anni per diventare una realtà.

Naturalmente in quel periodo ho imparato alcune cose e voglio lasciare qui alcune indicazioni per chiunque stia pensando di crearsi un angolo per lavorare, per non incorrere negli stessi errori fatti da me.

1) Dare la preferenza ai tavoli con cassetti
Io pensavo che i cassetti non avessero importanza, ma solo dopo che ho cambiato la mia scrivania con due cassetti per una altra senza ho capito la loro vera utilità.

2) Se sei uno a cui piace avere tanto spazio intorno, evita di comprare tavoli piccoli.
Non riesco a lavorare solo con il computer sul tavolo ma ho bisogno di avere un portapenne e la mia agenda. Sì, io ho ancora la mia agenda di carta, anche con tutta la tecnologia del secolo.

3) Non risparmiare sull’acquisto della sedia
Io ho commesso un errore due volte. La prima volta che ho comprato una sedia economica (su Internet) e un giorno uno dei bracci si è rotto.
Qualche tempo dopo, una delle ruote si è rotta (e se mio marito non fosse stato vicino, sarei caduta al suolo). Ho deciso che la mia prossima sedia sarebbe stata una sedia di qualità. Quando sono andata a comprarla, mi sono ricordata della postura ma ho dimenticato diversi altri dettagli. La sedia non ha i bracciali (questo è molto importante per me) e la seduta è molto stretta, quindi non è così comoda per trascorrere ore seduta al lavoro.

4) Fai attenzione all’illuminazione
Se la stanza che hai scelto per ufficio è un po’ buia devi mettere una buona lampada sulla scrivania. Non mettere il monitor davanti alla finestra, per evitare il riflesso sullo schermo, soprattutto se lo schermo non è a LED.

5) La profondità e l’altezza del tavolo sono molto importanti
Ho pensato che l’altezza dei tavoli fosse qualcosa di standard, ma mi sono resa conto che non è così. Se vuoi comprare i mobili da ufficio su Internet, fai attenzione alle misure, e se vai in un negozio, devi misurare l’altezza del tavolo in relazione alla sedia. Quando ho comprato il mio tavolo attuale, si trovava sopra ad una piattaforma, e non mi sono resa conto di quanto fosse basso (questo è un problema serio per le persone alte come me). Ho imparato che non è utile comprare i mobili per l’ufficio a casa pensando soltanto alla bellezza e solo in parte alla praticità o all’ergonomia.

Bisogna pensare a tutto l’insieme o altrimenti incontreremo grosse difficoltà prima di realizzare il nostro angolo. […]

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 9 maggio 2016 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, in Brasile

La traduzione cinematografica…

 Categoria: Servizi di traduzione

Paula Byrne, biografa di Jane Austen, non può dirsi una grande ammiratrice di come Hollywood ha presentato le eroine della sua prediletta. Spiegando la popolarità di Jane Austen durante lo Hay Literary Festival 2017, in una pungente discussione si è lamentata del tono “troppo nasale” di Gwyneth Paltrow in Emma: “Vorrei solo strangolarla”, ha detto, aggiungendo che Emma Thompson era troppo vecchia per interpretare Elinor in Ragione e Sentimento.

Il suo maggiore appunto riguardava Keira Knightley nei panni di Elizabeth Bennet nel film Orgoglio e Pregiudizio del 2005. “È completamente sbagliata,” ha detto. “Piatta e incapace di esprimersi bene.” Non ci sono solo critiche però. Cercando di trovare qualcosa di carino da dire sull’attrice, Byrne ha asserito: “Però, ha una bellissima schiena.”

L’autrice ha dichiarato inoltre che Jane Austen nel suo libro non ha mai descritto Elizabeth Bennet come una donna particolarmente bella, ma si è soffermata piuttosto sul suo acume tagliente, la sua intelligenza e i suoi begli occhi.

“Keira è troppo bella per impersonare Elizabeth perché di Elizabeth sappiamo solo una cosa, che sua sorella era molto bella ma lei aveva solo dei begli occhi. Questo è tutto quello che sappiamo dell’eroina di Orgoglio e Pregiudizio”, ha detto.

“La vivacità di Elizabeth Bennet la rende un personaggio molto interessante. È una figura davvero particolare per essere una donna del XVIII secolo. Ma non è bella. Jane Austen diceva chiaramente che le sue eroine erano diverse da quelle canoniche, non erano magnificamente belle… e Keira Knightley non era per niente adatta a interpretare quel ruolo”, ha aggiunto Byrne.

Anche Gwyneth Paltrow, che nel 1996 ha interpretato la protagonista dell’adattamento di Emma, è stata criticata dall’autrice per il suo tono nasale.

“Mi fa diventare matta! È come Keira Knightley – anche lei ha quell’odiosa intonazione nasale”, ha detto.

“Nessuno – leggendo il romanzo – vuole veramente strangolare Emma! Certo, è un personaggio che infastidisce perché è incredibilmente snob e prende continuamente degli abbagli, ma nonostante questo è adorabile e per me Gwyneth Paltrow non lo era abbastanza.’

A questo punto possiamo chiederci: meglio il film o meglio il libro?

Prima di rispondere bisogna separare le due cose, l’opera letteraria e quella cinematografica. A mio avviso è naturale che tra le due ci sia una notevole differenza perché parlano lingue diverse.

Come traduttrice conosco bene il problema dell’intraducibilità che a volte si pone da lingua a lingua, come dice il proverbio: “traduttore, traditore”.

Il regista deve studiare un testo letterario e passare da una narrazione basata solo sulle parole a una dove parole e immagini convergono. Per apprezzare un film, lo spettatore deve saper separare le due forme artistiche e capire che come in una traduzione a volte il romanzo per trasformarsi in un film deve essere scomposto e ricomposto in una forma nuova ma equivalente.

Il trucco per noi traduttori però sta nel tradire l’originale il meno possibile, ma questo comporta un compromesso e per Paula Byrne, Hollywood non è riuscita a mantenersi in equilibrio su quel sottile filo che unisce queste due lingue diverse, quella letteraria e quella cinematografica.

Fonti: Grazia Daily, Publisher Weekly, The Times, BBC.

Traduzione a cura di:
Laura Barzan
Traduttrice/Correttrice EN-FR>IT
Oncy Sur Ecole – Francia

Per la fine della traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

Buon pomeriggio, stimati colleghi traduttori e clienti.

Cosa molto comune nel nostro ambiente è l’uso del computer come strumento per il lavoro di traduzione. A parte l’ovvio uso di strumenti di editazione testi e dizionari online che, oltre a dare il significato dei vocaboli assistono il traduttore al fine di sapere se una determinata traduzione è usuale oppure se è usata dai parlanti reali della lingua d’arrivo, abbiamo anche alcuni software che aiutano ad agevolare le nostre attività linguistiche. Se il lettore ha già familiarizzato con questi, avrà letto/sentito parlare dell’acronimo CAT o computer-assisted translation tools che possono allo stesso modo essere definiti come strumenti di memoria di traduzione. Questo perché si tratta di strumenti che ausiliano ad agevolare le attività e gestire la qualità dei progetti.

Cosa molto diversa, cari lettori, è l’uso di traduttori automatici, i quali utilizzano algoritmi per far sì che il computer possa tradurre dei brani da una lingua all’altra. Credo che molti di noi abbiano già avuto esperienze quasi comiche dinnanzi all’inadeguatezza di una macchina in questo compito tanto umano che è la traduzione di testi. E se i testi originali sono letterari o artistici la superiorità dell’essere umano diventa ancora più evidente.  Tutti noi dobbiamo comprendere una cosa: la traduzione di testi non è un lavoro per le macchine.  I testi sono creazioni culturali prodotte da agenti culturali e da soggetti immersi nelle proprie reti sociali altamente complesse e ricche di sottigliezze ed effetti dei significati che nessuna macchina potrà mai raggiungere. La produzione di significati ed effetti della significazione si verifica ad ogni lettura e ad ogni riscrittura del testo; la tessitura discorsiva con le sue macchie, andirivieni, non è qualcosa che possa essere prodotta in serie o elaborata/pastorizzata dal nostro attuale modello di messa a fuoco nel risultato.

D’altra parte, possiamo (e dobbiamo) utilizzare strumenti assistiti da computer per farci ausiliare – perché è quello che sono: assistenti. Il traduttore dell’era attuale non può permettersi di ignorare che viviamo in un mondo di richieste rapide e scadenze sempre brevi. Viviamo e apparteniamo ad un modello di produzione basato sui risultati e con regole severe. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che tale modello è lo stesso che valorizza sempre di più l’informazione. Più di questo, l’informazione corretta, giusta e al momento giusto. È per queste ragioni che dobbiamo valorizzare il nostro lavoro nel modo migliore: eseguendolo bene, senza diminuire la grandiosità di quel che è umano, che ci rende diversi e unici nella natura, e utilizzando più di qualsiasi altro, il nostro strumento più importante, ossia il linguaggio, con tutti gli oneri e vantaggi ad esso inerenti.

Grazie a coloro che hanno letto il testo sopra!

Fonte: Articolo scritto dalla traduttrice Taíse Maria Marchiori Soares e pubblicato il 10 marzo 2017 sulla sua pagina professionale Facebook

Traduzione dal Portoghese Brasiliano a cura di:
Tatiana Marchiori Soares
Revisore: Diego Quattrone
Traduttori freelancers IT < > PT/BR
San Salvatore (RC)

Imparare le lingue migliora la tolleranza (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Cosa cambia con la comprensione
Un’alta tolleranza di ambiguità porta molti vantaggi. Aiuta gli studenti a diventare meno ansiosi nelle interazioni sociali e nelle successive esperienze di apprendimento della lingua. Non incredibilmente più esperienze ha una persona con la conoscenza delle lingue, più sarà a suo agio la persona con questa ambiguità. E non è tutto. Gli individui con più alti livelli di tolleranza di ambiguità sono anche stati trovati più imprenditoriali (sono più ottimisti, innovativi e non dispiace loro correre rischi) Nell’ultimo periodo le università vengono frequentemente giudicate per gli stipendi dei lori laureati. Facendo un passo oltre basato sulla relazione della tolleranza di ambiguità e intenzione imprenditoriale, maggiore tolleranza di ambiguità potrebbe portare a stipendi più alti per i laureati che a loro volta, credo, potrebbe aiutare ad aumentare I fondi per quelle università che richiedono lo studio della lingua straniera. Quelli che hanno dedicato le loro vite a teorizzare e insegnare le lingue direbbero non è per i soldi. Ma forse si.

La conoscenza delle lingue nell’istruzione avanzata
Molte università americane hanno una minima richiesta linguistica che spesso varia dalla facoltà dello studente. Comunque gli studenti possono solitamente rinunciare alla richiesta svolgendo un test di ingresso o fornendo altre prove di capacità. Contrariamente a questa tendenza, Princeton ha recentemente annunciato che a tutti gli studenti, a prescindere dalla loro capacità, quando accedono all’università sarebbe richiesto studiare una lingua in più. Sarei a favore che più università debbano seguire l’esempio di Princeton, come studio linguistico a livello universitario potrebbe portare a maggiore tolleranza delle norme di differenza culturale rappresentate nella società americana che ha disperatamente bisogno nel recente clima politico con vaste ondate di reato di odio nei campus universitari in tutta la nazione. La conoscenza di diverse lingue è cruciale per diventare cittadini globalizzati. Come l’ex segretario dell’istruzione Arne Duncan ha notato,Il nostro paese ha bisogno di creare un futuro in cui tutti gli americani capiscano che parlando più di una lingua si sta consentendo al nostro paese di competere con successo e lavorare collettivamente con i partners commerciali nel mondo Considerando la prova che studiare lingue da adulti aumenta la tolleranza in 2 modi importanti, la domanda non dovrebbe essere perché le università richiedono lo studio delle lingue straniere? Ma piuttosto perché nel mondo no?

Fonte: Articolo scritto da Amy Thompson e pubblicato il 12 dicembre 2016 sull’Huffington Post

Imparare le lingue migliora la tolleranza

 Categoria: Le lingue

Ci sono molti benefici nel conoscere più di una lingua. Per esempio è stato mostrato che gli adulti in età avanzata hanno meno probabilità di sviluppare la demenza.  In più il cervello bilingue migliora l’eliminazione delle distrazioni e imparare molte lingue migliora la creatività. Le prove mostrano anche che imparare altre lingue è più facile che imparare la prima. Sfortunatamente non tutte le università americane considerano l’apprendimento di una lingua un investimento proficuo. Perché lo studio di una lingua straniera è importante a livello universitario­­?

Come linguista applicata, studio come imparare più lingue possa avere benefici cognitivi ed emozionali. Uno di questi benefici, che non è ovvio, è che imparare le lingue migliora la tolleranza. Ciò accede in 2 modi importanti. Il primo è che apre gli occhi alle persone a un modo di fare le cose diverso dal proprio che è chiamato competenza culturale. Il secondo è legato al livello di comodità di una persona quando ha a che fare con situazioni non familiari o tolleranza di ambiguità.

Acquisire una visione interculturale
La competenza culturale e la chiave per prosperare in mondo un sempre più globalizzato. In specifico come imparare le lingue migliora la competenza culturale? La ricerca dello psicologo Robert Sternberg sull’intelligenza descrive diversi tipi di intelligenza e come siano legati all’apprendimento delle lingue da adulti. Ciò con cui si riferisce all’intelligenza pratica è simile all’intelligenza sociale nella quale si aiutano gli individui a imparare informazioni non esplicite dal loro ambiente inclusi gesti significativi o altri segni sociali.

Imparare le lingue straniere riduce l’ansia sociale
Imparare lingue inevitabilmente comporta imparare culture diverse. Gli studenti raccolgono idee sulla cultura sia nel corso di lingue che attraverso esperienze significative di immersione. I ricercatori Hanh Thi Nguyen e Guy Kellogg hanno mostrato che, quando gli studenti imparano  un’altra lingua, sviluppano nuovi modi di capire la cultura attraverso l’analisi degli stereotipi culturali. Spiegano che imparare una seconda lingua comporta l’acquisizione non solo delle forme linguistiche ma anche dei modi di pensare e comportarsi. Con l’aiuto di un insegnante gli studenti riescono seriamente a pensare agli stereotipi di culture diverse riguardo a cibo, apparenza e stile di conversazione.

Occuparsi dell’ignoto
Il secondo modo per cui imparare le lingue da adulti aumenta la tolleranza è legato al livello di comodità di una persona quando si tratta di tolleranza di ambiguità.
Qualcuno con un’alta tolleranza di ambiguità trova le situazioni non familiari emozionanti piuttosto che spaventose. La mia ricerca su motivazione, ansia e credenze indica che la conoscenza delle lingue migliora la tolleranza di ambiguità delle persone, specialmente quando è inclusa più di una lingua straniera.
Non è difficile capire perché può essere così. Le conversazioni in una lingua straniera coinvolgeranno inevitabilmente parole sconosciute. Non sarebbe una conversazione di successo se uno degli interlocutori si fermasse a dire aspetta non so quella parola. Fammi guardare sul dizionario. Quelli con una alta tolleranza di ambiguità si sentirebbero a loro agio continuando la conversazione nonostante le parole non familiari coinvolte. I linguisti applicati Jean-Marc Dewaele e Li Wei studiano anche la tolleranza dell’ambiguità e hanno indicato che quelli con esperienza nell’imparare più di una lingua straniera come un’impostazione hanno più tolleranza di ambiguità.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Amy Thompson e pubblicato il 12 dicembre 2016 sull’Huffington Post

Danzando incatenati (3)

 Categoria: Storia della traduzione

< Seconda parte si questo articolo

Contenuto censurato
Secondo i suggerimenti ufficiali dei censori governativi, i traduttori letterari devono tagliare o modificare le rappresentazioni di ubriachezza, barcollio, vino ed alcolismo, sesso “ballo, come ad esempio balletto, tango e rock”, coppie non sposate che si stringono la mano o baciano, stupro, omosessualità, masturbazione, prostituzione, pederastia, adulterio, biancheria intima, abiti occidentali, bar, taverne, cabaret, gioco d’azzardo, mangiare il maiale, ballerini svestiti, “il corpo nudo sopra la cinta, come i seni, le spalle, il petto e la pancia”; le descrizioni aperte di relazioni sessuali, malattie veneree, storie d’amore e di vicinanza sessuale tra persone non sposate; temi collegati con le teorie sessuali di Freud, ossessione sessuale, sadismo, aborto, vicinanza tra una donna musulmana ed un uomo straniero e donne immorali.

Se ognuno di questi riferimenti viene inserito, il lavoro deve essere vietato. Manoochehr Badiee, uno scrittore e traduttore ben conosciuto, fece un gran lavoro sulla traduzione persiana dell’Ulisse di James Joyce, ma il romanzo fu alla fine proibito a causa della “pornografia” dei capitoli finali.
In molti casi, i censori suggeriscono degli equivalenti per le parole e frasi censurate, per esempio “caffetteria” al posto di “taverna”; “Amico od amicizia” al posto di “Amante o pratica amorosa”; “chiacchierare insieme” al posto di “ballare insieme”; “manzo” per “porco”; “bevanda” per “vino”; “donna o malafemmina” per “prostituta o puttana”; “gambe” al posto di “fianchi”; “coreografia” per “ballo” e “capogiro” al posto di “ubriaco”.
Quando inizio a tradurre una commedia, sono consapevole che se riporto in persiano l’equivalente di tali parole e concetti, il lavoro verrà censurato o proibito. Allora cerco di affrontare il problema usando varie tecniche.

Talvolta riporto il significato più vicino possibile a ciò che penso verrà accettato. Occasionalmente cerco di trasferire la parola proibita od il concetto alle azioni della commedia attraverso il comportamento dei personaggi, le loro reazioni, movimenti, immagini, scenografia, voci, eccetera. E’ un processo complesso, che coinvolge la riscrittura dell’opera in modo tale che il concetto principale non venga perduto, cercando di essere il più possibile vicini con onestà al lavoro originario. Nel passato i censori erano dei dipendenti ufficiali del governo che non sapevano molto della struttura letteraria o teatrale, dunque i traduttori professionali potevano anticiparli con più facilità. Tuttavia, negli ultimi anni, il governo pare aver assunto degli esperti per smascherare queste strategie. Questo ha reso il lavoro del traduttore molto più complicato, ed ecco perché la maggior parte delle mie traduzioni sono state pesantemente censurate o vietate.

Fonte: Articolo scritto da Reza Shirmarz – Tratto da The Linguist Vol/54 No/5 2015 – Titolo originale Dancing in chains

Traduzione a cura di:
Deborah Delasio
Traduttrice cinematografica ed editoriale freelance
Milano

Danzando incatenati (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Avere l’approvazione della censura
Il processo della pubblicazione è colmo di complicanze e l’approvazione da parte del Ministro della Cultura potrebbe metterci svariati anni. Nel corso dei passati decenni, le autorità hanno bandito o censurato i libri tradotti con contenuti che vanno contro la loro ideologia o che involvono in qualsiasi maniera la sessualità, pornografia od affari amorosi. Tutto questo può essere considerato come profanità, corruzione, ostacolanti o distruttivi dei valori islamici.

Quando ho tradotto la commedia di Aristofane Lisistrata tre anni fa, ho subito una pesante censura. Fu pubblicata con minimi cambiamenti un decennio prima, ai tempi del Presidente Khatami, ma sotto Ahmadinejad la censura annunciò che, in aggiunta all’omissione di svariati paragrafi, frasi e parole, 13 pagine delle 60 previste nella commedia dovevano essere interamente omesse. Ho provato ad eludere alcuni di questi tagli usando degli adattamenti tecnici per mantenere la struttura stabile e per ricreare le omissioni sotto forma di parole, frasi ed azioni che parafrasassero il significato originale.

La traduzione di Kaveh Mirabbasi del romanzo di Gabriel Garcia Marquez Memoria delle mie puttane tristi fu bandita nella sua seconda edizione per la presenza di scene di sesso e contenuti pornografici. Siddhartha di Hesse, La metamorfosi di Kafka, L’opera da tre soldi di Brecht, Lolita di Nabokov, Il quaderno di Saramago, Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello e Conversazione nella Cattedrale di Llosa, sono tra le centinaia di opere tradotte che sono state censurate o bandite. Nel breve racconto di Chekhov La signora con il cagnolino vi è una frase che è stata tradotta in modo differente da tre traduttori, in base all’intensità della censura e dell’auto-censura nel corso dei due passati decenni. (…)

Il contatto fisico, specialmente se vi è una relazione romantica o sessuale tra i protagonisti, è uno dei principali bersagli della censura. Alterazioni apparentemente minimali possono sembrare di poco conto, ma danneggiano l’integrità artistica di molti capolavori letterari. Nella traduzione de Lo scherzo di Milan Kundera, il quinto capitolo è stato completamente cancellato a causa del tema di seduzione e sesso. Anche altri libri dello scrittore ceco hanno subito pesante censura. Per comprendere la distruzione causata dall’eliminazione di un capitolo del romanzo, occorre ricordare le parole dello stesso Kundera:

“Sin da Madame Bovary, l’arte romanzesca è stata considerata equiparabile all’arte della poesia, ed il romanziere (qualunque romanziere degno del nome) dona ad ogni parola della sua prosa l’unicità della parola nella poesia.”

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Reza Shirmarz – Tratto da The Linguist Vol/54 No/5 2015 – Titolo originale Dancing in chains

Traduzione a cura di:
Deborah Delasio
Traduttrice cinematografica ed editoriale freelance
Milano

Danzando incatenati

 Categoria: Storia della traduzione

Vi è un dibattito sul quando ha avuto inizio la censura in Iran. Alcuni studiosi pensano che sia databile ai tempi dell’invasione araba, quando il pensiero estetico e le arti irreligiose, come la danza e la poesia, venivano largamente boicottate dalle emergenti autorità. In ogni modo, per molti, risale all’Iran pre-islamico, quando i re persiani condannarono il contraddittorio politico ed i critici sociali divennero fuorilegge.

Nel corso dei secoli, i pensatori iraniani si sono espressi tramite metafore ed allegorie nel tentativo di evitare la censura. Così diventando gradualmente schiavi dell’auto-censura. Malgrado l’enfasi costituzionale sulla varietà delle libertà, inclusa la libertà di parola -sia prima che dopo la rivoluzione del 1979- i letterati iraniani hanno affrontato continue costrizioni imposte da Scià ed Ayatollah.

L’attuale forma censoria vide luce nel 1836, quando venne introdotta la tecnologia della stampa. La censura in Iran è chiaramente non solo un fenomeno religioso ma anche politico. Durante il periodo pre-rivoluzionario, i politici eliminarono i pensatori dell’opposizione, imprigionando od uccidendo molti di loro. Sin dalla rivoluzione islamica, il centro del potere politico e religioso è stato monopolizzato dagli Ayatollah e la censura è aumentata drammaticamente anno dopo anno.

Ogni idea contraria al governo teocratico viene bandita utilizzando la legge sulla stampa del 1995. Anche la traduzione letteraria subisce censura. I traduttori vengono accusati di essere dei sovversivi e vengono considerati contro il governo, in particolar modo dalle controverse elezioni presidenziali del 2009, confluite in accuse di irregolarità e frodi. I traduttori che vanno contro l’ideologia tradizionale traducendo la letteratura occidentale in persiano non vengono supportati dal governo.

Eppure le autorità hanno supportato i traduttori che sostenevano il loro modo di vedere il mondo, con mezzi, doni ed opportunità. Questa discriminazione istituzionalizzata ha causato un forte senso di frustrazione tra molti traduttori e li ha obbligati ad andarsene all’estero.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Reza Shirmarz – Tratto da The Linguist Vol/54 No/5 2015 – Titolo originale Dancing in chains

Traduzione a cura di:
Deborah Delasio
Traduttrice cinematografica ed editoriale freelance
Milano

La zappa sui piedi del marketing online (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Parlar male dei clienti e dei colleghi, divulgare informazioni confidenziali  sui progetti, tutto questo è molto negativo per la nostra immagine, senza considerare l’eventualità di un possibile procedimento penale (la legge regolamenta questo tipo di reati e viene applicata nei confronti di tutti senza alcuna distinzione).

– “Ma va ! , – qualcuno potrà dire –  i miei clienti non sapranno mai di cosa sto parlando! Io ho commentato in un gruppo chiuso, è impossibile che qualcuno possa scoprirmi“

E se vi dico che l’altro giorno ho visto una collega traduttrice israeliana che chiacchierava con la proprietaria di un’agenzia statunitense che è mia cliente? I proprietari delle agenzie si parlano. I project manager si parlano. I traduttori si parlano. E si incontrano pure! Si incontrano a volte a prendere un caffè o a pranzo, oppure si incontrano nei molti congressi sulla traduzione in giro per il mondo. Credete davvero che dopo aver saputo delle indiscrezioni che avete fatto sui social network vi daranno un incarico di lavoro? Rispondete onestamente: voi ve lo dareste?  Di sicuro, io non lo farei!

Molto grave, inoltre, è divulgare informazioni confidenziali dei clienti. La maggior parte di noi firma  l’NDA (Non Disclosure Agreement, accordo di non divulgazione ndr) che vieta la diffusione di questo tipo di  informazioni. Vedasi a questo proposito il seguente estratto di un NDA che ho firmato di recente:

È possibile parlare del lavoro svolto, del servizio fornito o di ciò che ho appreso lavorando su un progetto?
No, non devi parlare mai dei metodi di lavoro, dei tuoi compensi, di qualsiasi problema incontrato o di qualsiasi altra informazione relativa a un progetto. Non dovrai mai pubblicare o condividere foto che riguardino un prodotto o le sue fasi produttive, o pubblicare, condividere e neppure divulgare le date di lancio di uno o più prodotti o di qualsiasi altra informazione in generale che hai appreso durante l’esecuzione del progetto.

Non devi, per nessuna ragione, discutere questi argomenti nei forum, sui blog o sui social network , in tweets, messaggi di testo, e-mail o qualsiasi altro mezzo di comunicazione che esiste adesso o che possa esistere in futuro. Le violazioni di questa restrizione possono essere perseguite nel pieno rispetto della legge, anche senza la dimostrazione dei danni che potrebbero essere stati causati.

Questo documento mi vieta di dire in giro, che io ho lavorato in determinati progetti (il che è  un vero peccato, perché ci sono dei progetti molto belli ed interessanti). Ma anche nel caso in cui non ci sia un accordo firmato con un determinato cliente, l’etica professionale ci impone di trattare ogni e qualsiasi informazione in modo strettamente confidenziale.

- Ma qualcuno potrebbe dire: “il mio cliente non si preoccupa di queste cose, a lui non importa che io divulghi informazioni riservate“. Se un cliente non si preoccupa dell’etica della vostra professione, io mi preoccuperei del rapporto che ho con questo cliente. Forse sarò io la prossima vittima della sua mancanza di etica.

Fonte: Articolo scritto da Val Ivonica e pubblicato il 3 ottobre 2016 sul proprio sito Tradução via Val

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

La zappa sui piedi del marketing online

 Categoria: Traduttori freelance

La settimana scorsa ho fatto il workshop della professoressa Marta Stelmaszak sul marketing per i traduttori, promosso dal Abrates  (Associazione Brasiliana dei Traduttori) con il supporto del sito Proz.
- Ma forse direte, ma dopo tanto tempo sul mercato, avevi realmente bisogno di fare un seminario come questo? Si, era  davvero necessario. Perché io sono una libera professionista sempre a caccia di buoni clienti e se un workshop mi aiuta, perché no?

E non mi  sono pentita. Nel primo esercizio del pomeriggio, ci siamo riuniti in gruppi di 4 persone per discutere di come non ottenere nessun cliente. Cioè, come rovinare tutto. Dopo dieci minuti di discussione, il risultato è stato questo: poi  parleremo di come fare la cosa giusta, naturalmente, ma adesso mi concentrerò solo sugli errori, perché sono cose che possono accadere ogni giorno. In un’altra occasione ci concentreremo sul rapporto con i clienti.

Gli errori elencati sono stati:

> Non rispettare i tempi di consegna;
> Non avere una presenza online (o non saper comportarsi professionalmente);
> Divulgare informazioni confidenziali;
> Parlare sui social network di prezzi, clienti e colleghi,
> Essere scortesi (con clienti e colleghi);
> Lasciar passare troppo tempo prima di rispondere ad un cliente;
> Evitare il networking;
> Vantarsi (evitare insomma di presentarsi come il re delle traduzione);
> Mancare di rispetto ai clienti o colleghi;
> Non far sapere alla tua cerchia di conoscenti (amici o parenti) ciò che fai di lavoro qualcuno potrebbe avere bisogno di un traduttore in questo stesso momento;
> Limitarsi a tradurre, senza cercare di risolvere i problemi dei clienti;
> Non saper  negoziare (tempi di consegna e prezzi).
> Mentire  (sulle  proprie aree di specializzazione, conoscenze, competenze, ecc) – questo punto è stato incluso dopo,  per questo non appare nella foto.

Ciò che mi stupisce di più di questa lista, è che dimostra una mancanza enorme di attenzione su uno dei nostri più grandi patrimoni: la nostra reputazione. Il detto tipicamente social dei tempi moderni  “non importa che si parli bene o male di me, l’importante è che se ne parli”, non è compatibile con la nostra vita di  traduttori. Dipendiamo dalla nostra buona reputazione per attirare nuovi clienti e mantenere i vecchi. E come lo facciamo? Come costruiamo la nostra reputazione? Partecipando a conferenze, eventi, facendo parte di associazioni (sì, i buoni clienti considerano questo un segno di professionalità) pensando bene a quello che pubblichiamo su Facebook oppure in altri social network.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Val Ivonica e pubblicato il 3 ottobre 2016 sul proprio sito Tradução via Val

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Traduzione di riferimenti culturali (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Il linguaggio tabù è un altro fattore molto interessante, di cui tener conto nella traduzione dei riferimenti culturali.  Ciascuna lingua articola le proprie espressioni del linguaggio tabù intorno a sistemi di riferimento diversi.  Così, se in tedesco queste espressioni sono circoscritte quasi esclusivamente a codici di natura scatologica, in inglese succede qualcosa di simile, con in più varie derivazioni di contenuto sessuale del lessema fuck.  Lo spagnolo, invece, utilizza sistemi di riferimento appartenenti alla sfera della religione, della famiglia e del sesso.  Ne costituisce un esempio il film di Quentin Tarantino Pulp Fiction (1994): il linguaggio tabù viene trattato in modo completamente diverso nella versione doppiata rispetto a quella originale.  La nostra opinione è che ci sia una maggiore ricchezza linguistica nella versione doppiata. Esiste una maggiore carica fatica. Comunque, in questo caso, si chiude un circolo, in quanto pare che il film si basi su di un romanzo latinoamericano scritto originariamente in spagnolo e ambientato in Colombia, nel quale probabilmente il linguaggio possedeva una carica fatica e una marcatura culturale molto più vicina a quella della versione doppiata in spagnolo.

Ciò nonostante, aderiamo all’affermazione di Whitman-Linsen (1992: 133), rispetto alle allusioni o ai riferimenti marcati culturalmente:

allusions which bear meaning only to the source language audience, have no equivalent in the target language and cannot be expected to be familiar in their original form, for example, the Boston Tea party.  (…) however, it allows for references which, owing to their widespread usage and exposure, can still be retained in the translated text, for example, the House of Lords.  Moreover, many of the culturally linked references are retained since they serve the function of conveying the flavor of the local milieu.

Per quanto riguarda l’efficacia funzionale e la validità temporale della traduzione, dissentiamo circa le limitazioni di determinati procedimenti nella traduzione subordinata. A questo proposito, riportiamo l’opinione di Mayoral (1995): “l’equivalenza culturale vede alquanto ridotte le sue possibilità dal momento che l’esistenza dell’immagine marcata culturalmente provoca quasi sempre incompatibilità culturali riscontrabili con estrema facilità dallo spettatore e che possono compromettere la verosimiglianza del film”. Pensiamo che questo sia vero solo fino a un certo punto. Attualmente, la tendenza generale, specialmente nella traduzione audiovisiva, è orientata a cercare una traduzione efficace o funzionale (Fuentes, 1997). Questa può consistere in una riformulazione completa del passaggio marcato culturalmente, nella quale si ottenga la reazione culturale, per esempio umoristica, in entrambi i destinatari. Questa è, evidentemente, la situazione ideale. Potrebbe darsi un’ulteriore ipotesi, nella quale il traduttore riesce a discostarsi dalla situazione umoristica dell’originale, anche se questa possibilità non occorre frequentemente. Di solito si presenta in situazioni dove il traduttore crea una situazione comica in sostituzione di qualcosa che è stato costretto a omettere. È il caso, per esempio, della popolare serie televisiva El príncipe de Bel Air [7], nella quale il traduttore introdusse dei riferimenti a un noto comico di Malaga, la cui sola menzione provoca almeno sorriso. Bisognerebbe però domandarsi se questa operazione, in termini contestuali, sia del tutto ortodossa, giacché introduce in un contesto e in un ambiente del tutto diversi dei riferimenti culturali estranei. In quel caso tuttavia il traduttore decise di privilegiare gli obiettivi prioritari del testo, ossia far ridere, conseguire un effetto umoristico, e da questo punto di vista, ci pare che abbia ottenuto il risultato, pur avendo oltrepassato i limiti consueti. Gli effetti secondari sono naturalmente riconducibili alla validità spazio-temporale di questa soluzione. La validità di una strategia traduttiva tanto efficace e funzionale sarebbe molto limitata se dovesse essere trasferita a un altro contesto spazio-temporale (pensiamo per esempio alla validità di questo procedimento nel caso la serie venisse ritrasmessa a distanza di alcuni anni).

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[7] Serie televisiva statunitense trasmessa in Italia con il titolo Il principe di Bel Air. (n.d.t.)

Traduzione di riferimenti culturali (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Il doppiaggio riesce a riflettere l’informazione sociale, culturale e umoristica contenuta nel film, anche se solo fino a un certo punto, data la costante presenza di riferimenti culturali, molti dei quali non vengono percepiti non solo dagli stranieri ma anche da molti spagnoli. Perciò la presenza di un lehendakari [5] di colore durante una cerimonia nozze di una famiglia benestante basca può sembrare solamente una battuta visiva basata sul gusto dell’assurdo. Invece il riferimento culturale è molto più profondo, con una forte carica di critica politica e sociale (ancora più dura se si tiene conto che lo stesso regista è basco). Ciò non potrebbe essere reso più esplicito neppure in forma scritta, in una versione sottotitolata, anzi la perdita persisterebbe. Qualcosa di simile, ma in un contesto differente, succede nei film di Woody Allen, stracolmi di riferimenti culturali molto marcati. Le allusioni a New York, a determinati principi e valori della società americana, e più precisamente, all’ambiente progressista della classe media ebraica, sono costanti. L’identificazione di nomi, istituzioni, situazioni, luoghi, etc. nella cultura di origine è immediata, mentre nella traduzione subisce uno sfasamento di trasmissione verso la cultura d’arrivo, e non solo verso la lingua di destinazione, ma anche in seno alla medesima lingua, verso un contesto socioculturale differente o estraneo all’ambiente dell’autore. In ogni caso, Woody Allen, è uno dei pochi registi che, insieme a Bertolucci e agli scomparsi Fellini e Kubrick, si preoccupa del travaso culturale dei propri film e supervisiona il processo di doppiaggio.

Neppure i titoli delle serie televisive e dei film sfuggono a queste limitazioni (Fuentes, 1996).  Prendiamo ad esempio il film Todos los hombres del presidente (All the president’s men, 1976) [6]. “La funzione descrittiva o referenziale” di Nord (1994) descrive il testo o alcuni dei suoi aspetti extra- o intratestuali.  Tale funzione è molto interessante dal punto di vista della traduzione, e più specificatamente degli aspetti metalinguistici o tematici presenti nel titolo originale, dato che il bagaglio culturale del destinatario della cultura d’arrivo può differire profondamente da quello della cultura d’origine.  Infatti, in All the President’s Men, si scelse di tradurre il titolo in modo letterale (Todos los hombres del presidente), annullando nella cultura d’arrivo la chiara allusione del titolo ai versi di Alice nel paese delle meraviglie (“Humpty Dumpty sat on a wall/ Humpty Dumpty had a free fall/ all the King’s horses/ and all the King’s men/ couldn’t put Humpty together again”).  Allo stesso filone appartiene la vignetta del disegnatore umoristico Gary Larson, autore del celebre Far Side, dove si vede un uovo gigante, sul quale è stata disegnata la faccia di Humpty Dumpty, dal cui guscio rotto spunta uno feroce uccello preistorico, che guarda di storto due soldati.  Uno dei due, spaventato, dice al compagno:  “Look…You wanna try putting him back together again?”.  Il destinatario anglosassone capta immediatamente il riferimento, mentre la traduzione lascerà senz’altro impassibile il lettore di un’altra lingua/cultura d’arrivo, ispanico in questo caso. Ma se nel travaso o nell’adattamento del titolo i riferimenti interni o vicini alla cultura d’origine vedono diminuita la loro capacità semiotica e il loro significato culturale, nella creazione di un titolo completamente nuovo e diverso vengono del tutto annullati.  Lo spettatore americano individua un referente informativo immediato sapendo che un film si chiama Air Force One (1997) (nome dell’aereo presidenziale statunitense) o Murder at 1600 (1997) (il numero 1600 di Pennsylvania Avenue è l’indirizzo della Casa Bianca). Questo referente informativo sfugge invece in Spagna, dove questi titoli sono stati mantenuti in inglese.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[5] Presidente del governo autonomo delle province basche. (n.d.t.)
[6] In Italia fu presentato con il titolo Tutti gli uomini del presidente.

Traduzione di riferimenti culturali (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Anche la pubblicità appare fortemente determinata dalla presenza di riferimenti culturali, e sfrutta in modo differente gli stereotipi. Nella maggior parte dei casi e principalmente a causa di esigenze di marketing, vengono realizzati annunci pubblicitari completamente diversi per mercati e culture diverse, tenendo conto di motivazioni psicologiche, culturali, sociali, etc., dell’ambiente etnico, religioso o politico dei destinatari della cultura d’arrivo (per es., nei paesi africani degli annunci di Marlboro appare un cowboy nero, al posto di uno bianco, nell’intento di adattare e favorire l’identificazione del destinatario con il messaggio).

I riferimenti culturali nel mezzo audiovisivo, sia che si tratti di doppiaggio che di sottotitolazione, vanno incontro a forme di trattamento molto differenti. Così, come esempio estremo, ricordiamo il doppiaggio simultaneo diffuso in molti paesi dell’est europeo, nel quale non esiste quasi nessun tipo di convenzione né ci si attiene a criteri di sincronia di contenuto, di fonetica o di caratterizzazione. Lo spettatore sente una sola voce, incaricata di verbalizzare nella lingua d’arrivo tutti i dialoghi di tutti i personaggi, i quali si possono avvertire in sottofondo nella lingua originale. Il risultato è, ovviamente, quanto meno spiacevole e poco definito dal punto di vista informativo: con la resa di tutti i personaggi affidata a una sola voce, generalmente maschile, di tutti personaggi, si produce una perdita di contenuto e di informazione in generale, e culturale in particolare. Tanto più che la presenza costante di rumore di fondo (la colonna sonora originale) contribuisce a sua volta ad aumentare l’interferenza del rumore culturale. L’immagine e il testo in immagine (quando esistono) restano gli unici referenti per potere discernere qualche indicazione relativa al riferimento culturale; ne risultano una comprensione limitata, un travaso culturale e comunicativo fallito, e una perdita di messaggio. In altre occasioni, il travaso puramente traduttivo del riferimento culturale (del contenuto) del messaggio, può risultare perfettamente compiuto, ma apparire limitato in aspetti collaterali e inerenti alla cultura, come nel caso del doppiaggio verso lo spagnolo di certi film o serie televisive di origine statunitense. Così, nelle serie Miami Vice (Corrupción en Miami) [2] e The X-Files (Expedientes X) [3] fu deciso di cambiare la caratterizzazione delle voci dei personaggi in relazione a criteri di caratterizzazione culturale, mascherando così i protagonisti, che appaiono con voci molto più virili di quelle originali.  Per quanto ne sappiamo, questo criterio è stato seguito almeno in Spagna, in Italia e in vari paesi dell’America latina, adducendo che “la caratterizzazione delle voci originali non era adatta alla cultura d’arrivo”.

La marcatura spazio-temporale del riferimento, nel quadro del contesto socioculturale del supporto subordinato è un ulteriore elemento in gioco. L’impatto dei riferimenti culturali presenti in una serie sul Vietnam o nel film Salvar al soldato Ryan (Saving Private Ryan, di Steven Spielberg, 1998) [4] non è lo stesso per un ispanofono e per uno statunitense. Analogamente, ma in senso inverso, possiamo commentare l’esempio del film spagnolo Airbag (Juanma Bajo Ulloa, 1997).  Si tratta di un film estremamente marcato dal punto di vista culturale, che può persino risultare incomprensibile a una prima visione in versione originale, e quasi intraducibile.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[2] In Italia questa celebre serie televisiva fu proposta con il titolo originale Miami Vice. (n.d.t.)
[3] Il titolo della versione italiana è invece X-Files. (n.d.t.)
[4] In Italia: Salvate il soldato Ryan. (n.d.t.)

Traduzione di riferimenti culturali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Tutti i tratti etnici, religiosi, politici, eccetera, propri non già di una comunità parlante, quali possono essere quella inglese quella spagnola, ma di una comunità culturale, si sovrappongono all’icona, all’immagine, condizionando il prodotto finale tradotto. Per citare Whitman-Linsen (1992: 125) “the problem is that the image is inviolable.  Scenes cannot be re-shot for the sake of confronting the new audience with familiar setting and stories”.  Perlomeno nel caso degli audiovisivi, l’immagine non si può cambiare, per cui se, per esempio, appaiono immagini della famiglia Simpson che discute sulla convenienza di comprare al locale Kwik-E-Mart (alludendo ai K-Mart, una catena di supermercati degli USA), non potremo cambiare i disegni con altri in cui compaia un supermercato Día.  Ciò nonostante, si può trovare un esempio di traduzione di un fumetto di Asterix (questo supporto è più facilmente modificabile), Astérix chez les Helvètes / Asterix in Switzerland (1989), nel quale l’immagine della versione inglese viene modificata rispetto all’originale francese sostituendo un pupazzo poco conosciuto, forse caratteristico della cultura d’origine, con il paffuto omino della Michelin.

Alcune serie televisive, specialmente quelle denominate “situation comedy”, devono il loro successo nel paese e nella cultura di origine precisamente al fatto che permettono al destinatario (spettatore) un’identificazione chiara ed immediata con il riferimento culturale proposto. Questa marcatura culturale, sia sotto forma di comportamento sociale (per esempio, nella famosa serie statunitense Seinfeld, i personaggi discutono furiosamente con la cameriera di un diner, ristorante tipico negli USA), identificazione nazionale (come in riferimenti molto determinati culturalmente e inquadrati in un codice specifico più o meno politicamente corretto e eufemistico: African-american; Hispanic-american, Native-american, etc.), marcatura istituzionale (Tonight Show with Jay Reno, Old Bailey, Prom o Halloween, istituzioni con i loro rituali e costumi; termini sportivi autoctoni come home run o touch down, etc.), implica da un lato una difficoltà supplementare per il traduttore, ma comporta anche un valore aggiunto di diffusione e conoscenza dei riferimenti culturali in questione per i  destinatari della lingua e cultura di arrivo, nonostante giungano loro in certo senso sfumati e dispersi a causa  della naturale e inevitabile perdita di contenuto e di carica di identificazione culturale.

La presenza dell’inevitabile rumore culturale è, perciò, garanzia di travaso culturale e certificato di comunicazione. Il grado di rumore, o travaso di comunicazione effettiva, verrà determinato dalla presenza, frequenza, conoscenza, familiarità, e “permeabilità stereotipica” dei destinatari della lingua e cultura d’arrivo.  Introduciamo questo termine per indicare il livello di disposizione o attitudine sociale di ricettività dei destinatari (spettatori, lettori) rispetto alla progressiva dissoluzione o assimilazione dei marcatori stereotipici socioculturali.  La frequenza di comparsa e il fattore tempo sfruttano questa permeabilità del destinatario, che in molti casi finisce per riconoscere determinati elementi estranei alla propria cultura o contesto sociale, incorporandoli nei propri schemi linguistico-culturali.

Alcuni stereotipi propri o esclusivi di un paese hanno oltrepassato i limiti del contesto culturale, grazie alla diffusione e al trasferimento che di essi fanno i mezzi di comunicazione, estendendosi ad altri contesti culturali o nazionali, di modo che il simbolo o icona viene incorporata in un contesto differente, mantenendo una finalità simile (così, fiocchi rossi, neri, o rosa come rivendicazione di certe cause: AIDS, lutto, cancro al seno).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia

Traduzione di riferimenti culturali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il presente studio si propone di esporre e analizzare alcuni dei problemi cui il traduttore va incontro nell’affrontare i diversi tipi di generi testuali nella sfera della traduzione subordinata: canzoni, pubblicità, fumetti, sottotitolazione, doppiaggio, multimedia. Questo è infatti un segmento della traduzione che merita speciale attenzione, in primo luogo perché non è mai stato trattato con troppa frequenza né esaustività, e poi perché così esigono di una società e un mercato sempre più attivi e interconnessi. Illustreremo la nostra esposizione con esempi di riferimenti culturali concreti che permettano di avvicinarsi con maggiore precisione alla traduzione di un riferimento culturale, invece di lasciare che la sua peculiarità sfugga o giunga solo in parte al destinatario finale. I casi sono numerosi e di vario tipo: i termini sportivi relativi a  sport finora poco frequenti sullo schermo, l’adattamento della pubblicità, l’ipotetico doppiaggio di una corrida o la sottotitolazione di un film di Almodóvar, l’interpretazione simultanea del cinema o della televisione, la traduzione dei titoli dei film (spesso capricciosa e a volte persino risibile), la sottotitolazione intralinguistica per sordi, i nomi delle istituzioni in serie come Yes, Minister o Los Simpson [1], e la terminologia specializzata in altre come Star Trek o in Internet.

Cultura, riferimenti culturali e traduzione subordinata
Il dizionario Espasa definisce il termine “cultura” come il “complesso di modi di vivere e costumi, conoscenze, grado di sviluppo artistico, scientifico, industriale, etc., di un’epoca o di un gruppo sociale”. Questa definizione, più o meno completa, solleva due questioni direttamente riconducibili alla traduzione. Da un lato, la temporalità culturale di un testo, filmico o a fumetti in questo caso, con conseguenti problemi di validità e attualizzazione. Dall’altro lato, rispetto al gruppo sociale in questione, situazioni di universalità socioculturale, ma anche di opacità culturale tra i diversi gruppi sociali di una stessa lingua.

La dicotomia traducibilità-intraducibilità ricorre frequentemente nei dibattiti sulla traduzione.  Riteniamo, come Snell-Hornby (1988: 30), che non si tratti tanto di un’alternativa radicale possibile-impossibile, quanto piuttosto di una sfumatura più sottile, che dipenderà, tra le altre cose, dal contesto situazionale, dal tipo e dal livello di marcatura culturale esistente, e dalla prossimità culturale tra i due gruppi di parlanti in questione.

Il problema della traduzione subordinata, di audiovisivi e di fumetti, è che esiste un supporto visivo, statico (fumetti) o in movimento (doppiaggio, sottotitolazione), che determina in modo assoluto il processo di travaso comunicativo da una lingua, e soprattutto, da una cultura, ad altre.

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Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[1] La prima è una serie televisiva anglosassone, finora non riproposta in Italia. La seconda è ovviamente la famosa serie a cartoni I Simpson. (n.d.t.)

La traduzione, uno strumento essenziale oggi

 Categoria: Servizi di traduzione

I dirigenti che si occupano della vendita di dispositivi di uso medico governano già la localizzazione in 25 paesi dell’unione europea. Il dipartimento dirigente dei dispositivi medici dell’unione europea ha costretto molti produttori di dispositivi medici a riconoscere l’importanza delle lingue tra cui l’inglese e capire l’importanza della traduzione nel mercato d’oggi. Quali sono le implicazioni dal punto di vista della traduzione?

Il dipartimento dirigente di dispositivi medici richiede alle aziende di adottare un processo di documentazione multilingue. La richiesta prevede che le aziende provvedano a tradurre le confezioni, le istruzioni, le etichette e altri documenti essenziali. Questo è particolarmente importante poiché la sicurezza del dispositivo e il suo utilizzo potrebbero essere compromesse da una traduzione errata. Mentre precedenti indicazioni specificano che le lingue nazionali sono necessarie per questo tipo di informazioni,molti paesi dell’ UE hanno chiarito che è diventato un requisito assoluto. Nello specifico l’articolo 93/42/EEC allegato 13.1 dichiara che,”ogni dispositivo dev’essere accompagnato dall’informazione necessaria per un uso sicuro e per identificare il produttore, tenendo conto della conoscenza dei potenziali utilizzatori. Quindi insieme alla conoscenza del prodotto dei potenziali utilizzatori,una traduzione accurata è imperativa.

Ci sono due categorie di base in cui ricade l’informazione sui prodotti:
1) uso professionale e 2) uso dei pazienti. L’informazione dei dispositivi progettata per i pazienti è invariabilmente tradotta in tutte le lingue di destinazione. Questo ha a che fare con il buon senso del produttore e non con regolamenti specifici. Anche nei dispositivi per uso professionale le informazioni riguardo alla sicurezza vengono tradotte. Il loro alto livello di complessità rende consigliabile fornire le informazioni nella lingua madre dell’utilizzatore.

E’ difficile predire il verdetto di un caso di tribunale in cui un produttore viene chiamato a corte a causa di un errore derivato dal suo fallimento nel capire istruzioni fornite in una lingua straniera. Tuttavia, il danno alla reputazione del produttore e ai suoi affari sarebbe compiuto comunque, sia che il caso sia perseguibile legalmente o meno.

Altri produttori potrebbero usare i loro traduttori o quelli dei loro distributori per rendere disponibili i loro prodotti in diverse lingue. Tuttavia questa pratica, anche se vista come un modo per tagliare i costi risulta spesso in traduzioni fatte male. Non solo è l’interesse principale dei produttori di monitorare tutto il materiale stampato per la sua accuratezza e consistenza, ma è anche essenziale per la credibilità degli affari. Invece istruzioni tradotte male sono peggio che non fare alcuna traduzione e possono avere ripercussioni legali quanto quelle di una mancata traduzione. Risparmiare facendo traduzioni fatte male non è certo il modo per assicurare la qualità. C’è un altro tema a favore della traduzione di dispositivi medici che ha poco a che vedere con requisiti di regolamento.  È questione di avere un buon punto vendita che renda disponibile il prodotto in altre lingue. Per esempio la vendita tedesca si troverà in serio svantaggio quando proverà a vendere un prodotto in inglese se il suo concorrente offre un dispositivo simile in versioni localizzate. Ma la traduzione,che sia legale per un prodotto specifico o meno, semplicemente ha senso per un buon business.

Fonte: Articolo scritto da Lior Cohen e pubblicato su Net-Translators

Traduzione a cura di:
Jayde Browne
Traduttrice
Genova

Come trovare lavori di traduzione nel turismo

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione nel settore dei viaggi e del turismo
Ci sono molti ambiti in cui un traduttore o un’agenzia di traduzioni si può specializzare, incluso il settore dei viaggi e del turismo. Questo settore si occupa solamente di far viaggiare le persone in altri paesi e pertanto ha bisogno di servizi linguistici. Se sei un traduttore e stai cercando qualcosa in cui specializzarti, questo tipo di traduzione potrebbe essere il lavoro per te.

Traduttori e turismo
Quando pensate a servizi linguistici e al turismo, qual è la prima cosa che immaginate? Ha probabilmente a che fare con guide turistiche, dizionari e app di traduzione. Probabilmente non pensi a tutto il lavoro di traduzione che c’è dietro, invece che al momento in cui ti serve. Se inizi davvero a prestare attenzione però, ti renderai conto che, quando si tratta di viaggi e turismo, ci sono molti ambiti in cui i traduttori sono necessari. Sono essenziali per tradurre siti internet, volantini, pubblicità e altro ancora. Sono necessari anche per le attività che riguardano i viaggi di lavoro. E per di più ci sono molte aziende in questo settore che assumono svariati traduttori specializzati in lingue diverse. In fin dei conti, devono mettersi in contatto con una popolazione diversificata.

Dove si trovano i lavori
Dove sono i lavori di traduzione nel settore dei viaggi e del turismo? Sono praticamente dappertutto. Amministrazioni pubbliche, linee aeree, hotel, compagnie internazionali e molto altro hanno bisogno di traduttori. Hanno bisogno di essere sicuri che i loro clienti si sentano i benvenuti e capiscano cosa sta accadendo quando si interagisce con loro. Altrimenti perdono affari e soldi. Molte compagnie hanno anche diversi criteri in merito all’assunzione dei traduttori. Potrebbero assumere persone del posto che conoscano meglio l’area turistica, e che abbiano, quindi, un’ottima conoscenza del modo migliore in cui tradurre le cose. Possono anche assumere traduttori provenienti dai Paesi che sono la loro maggiore fonte di turismo, in modo tale che le culture di questi paesi siano abilmente integrate nella traduzione. In ogni caso, è indubbio che i traduttori siano necessari nel settore dei viaggi e del turismo.

La traduzione fa la differenza
I servizi di traduzione, in tutte le loro forme, sono estremamente importanti in questa società globale in continua crescita in cui viviamo. Sono particolarmente importanti nel turismo poiché sono la chiave per raggiungere e attrarre i clienti, importanti quanto assicurarsi che abbiano una bella e rilassante esperienza. L’importanza della traduzione nel settore dei viaggi e nel turismo può sembrare di poco rilievo, ma non lo è. La ragione di ciò è che il turismo stesso è la maggior fonte di guadagno per molte aziende. Ciò significa che le entrate derivanti dal turismo contribuiscono a fornire salario e cibo per molte famiglie in tutto il mondo. Perciò se le traduzioni sono importanti per il turismo, allora sono importanti anche per tutti coloro che lavorano grazie ad esso. Ciò è per dimostrare che anche se pensi che la traduzione non sia sempre importante, in realtà fa un’enorme differenza nel mondo, in ogni area in cui è presente.

Fonte: Articolo scritto da Chiara Grassilli e pubblicato il 15 maggio 2014 sul blog A Translator’s Thoughts

Traduzione a cura di:
Elisa Giacalone
Aspirante Traduttrice freelance EN-DE-RU>IT
Genova

Traduzione: esistono parole intraducibili? (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Gli universali linguistici come possibile soluzione
Si tratta degli universali linguistici, enunciati da Joseph Greenberg e Noam Chomsky. La teoria degli universali linguistici sostiene che ogni lingua naturale ha una serie di modelli comuni con le atre. Dalle sue regole si enuncia il principio della Grammatica Universale. Noam Chomsky fu uno dei principali sostenitori di questa teoria, secondo la quale tutti gli esseri umani hanno la capacità innata di acquisire qualsiasi lingua. Incluse le loro diverse caratteristiche e gli elementi distintivi. Questa abilità non dipende dalla cultura o dal luogo d’origine del parlante. Cioè, agisce nello stesso modo in un parlante d’origine indonesiana che è cresciuto a Saragozza o per un madrileno che è cresciuto in una famiglia di Kuala Lumpur. Entrambi acquisiranno lo spagnolo o il malese senza difficoltà. In quanto entrambi hanno in qualche modo attivato nella loro mente il “chip” di quella lingua.

Non esistono le parole intraducibili
Ciò nonostante, questa teoria può risultare semplicistica, o per lo meno, eccessivamente ottimista. È ovvio che qualsiasi essere umano ha la capacità di apprendere qualunque lingua. Ma non perché abbiamo nella mente un “vademecum” idiomatico. I sostenitori degli universali linguistici hanno ragione per quanto riguarda la teoria che le lingue seguono alcune regole comuni. Infatti, nella Introducción a la Lingüística, Juan Carlos Moreno Cabrera, docente spagnolo della UAM, afferma che: “la traduzione tra qualsiasi lingua umana naturale è possibile”. Quindi, secondo questa teoria universale non esistono le lingue intraducibili. Nonostante le loro enormi differenze semantiche o sintattiche.
Tuttavia, ciò non toglie che esistono parole proprie di ciascuna lingua, e che queste parole risultino impossibili da tradurre univocamente nelle altre lingue.

Sebbene la teoria degli universali linguistici non ci da una soluzione ai nostri problemi, restiamo positivi. È sicuro che possiamo trovare un significato alle parole intraducibili. Sia a causa del contesto in cui queste parole vengono emesse, o forse per l’affinità fonetica, o per il pragmatismo semantico.  Ci auguriamo tuttavia che la lettura di questo articolo sia stata interessante. Ci è sembrato un tema molto stimolante di cui parlare.

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 10 ottobre 2016 sul sito Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Traduzione: esistono parole intraducibili? (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Parole intraducibili del castigliano
Ma non sono solo i traduttori spagnoli a dover affrontare questi problemi. Anche i traduttori stranieri temono una serie di nostre parole d’uso comune perché non sanno come traslarle nella loro lingua.La comune “sobremesa”, per esempio. Neanche le espressioni di uso molto comune come “estrenar” (un vestito, delle scarpe) hanno una possibile traduzione, per esempio in inglese. E non ce l’ha neanche la nostra (frequente) sensazione di “vergüenza ajena”. Tanto meno hanno una traduzione diretta in alcune lingue le espressioni di tempo come “anteayer”, o stati come “desvelado” o “falto de sueño”. Quindi, come abbiamo visto, nella nostra lingua non mancano casi in cui i traduttori devono spremersi il cervello per trovare un sinonimo linguistico nella loro lingua d’origine.

Motivi culturali degli errori di traduzione
Il motivo principale dell’esistenza di parole prive di una possibile traduzione è ovvio. Ogni popolo ha un suo “vademecum” linguistico – culturale. Perciò è inevitabile che usino parole senza un referente diretto in altre lingue. Queste peculiarità non hanno a che fare con il carattere, ma anche con l’umore. Molte delle parole intraducibili in un’altra lingua hanno a che fare con il genio intrinseco del popolo che le enuncia.

Con ciò non mi riferisco ad una questione di razza, tutt’altro. Sono ben lontano da questo discorso. Il mio discorso riguarda le peculiarità sociali, sia che si tratti delle abitudini o dei bisogni quotidiani. Il punto è che ogni popolo ha le sue peculiarità e ciò si riflette sulla lingua. Non per niente le lingue sono il prodotto della società che le parla. E non tutte le lingue sono perfettamente uguali, persino quelle più vicine tra loro.

Come abbiamo visto nel caso del castigliano, molte delle parole considerate intraducibili sono per noi fortemente radicate. Probabilmente succederà lo stesso nelle altre lingue. D’altro canto, è logico incontrare parole per noi intraducibili nelle lingue esotiche. Chiaramente, un giapponese, un cinese, un indiano o un tailandese appartengono ad un mondo completamente diverso dal nostro. È chiaro quindi che padroneggino in parole senplici concetti per noi indecifrabili. Tuttavia, si è cercato, dal ramo della Linguistica, una soluzione che provi a smussare queste differenze.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 10 ottobre 2016 sul sito Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Traduzione: esistono parole intraducibili?

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione è uno dei lavori più antichi del mondo. Dagli inizi della scrittura, almeno 5000 anni fa, i traduttori sono stati necessari. E probabilmente si saranno imbattuti in molte parole intraducibili o quasi.

Forse la figura del traduttore (o dell’interprete) era già presente fin dalla notte dei tempi. Sono stati, e sono tuttora, un elemento essenziale per la funzione di intermediari tra i vari popoli della terra. Bisogna ribadire questa idea sostenendo che la diplomazia non sarebbe stata possibile senza un traduttore che mediasse tra le varie parti di un’interfaccia o di un conflitto.

Tuttavia, sebbene ci piacerebbe che fosse così, la traduzione non è un’arma infallibile. Esiste qualche caso in cui persino i traduttori più avvezzi non sono in grado di incontrare una definizione adeguata in una determinata lingua per il concetto che incontrano. Non sono molti, ma ci sono. E non c’è bisogno di cercare una lingua troppo remota o lontana da noi per incontrare vocaboli che non si possono tradurre, cioè parole intraducibili.

Parole intraducibili in tedesco
In tedesco possiamo incontrare molte parole che non hanno un’esatta traduzione nella nostra lingua. Per esempio, il famoso termine “Blitzkrieg”, che i tedeschi usarono per definire la prima tappa della seconda guerra mondiale, non è del tutto ben definita. Di solito si traduce con “guerra lampo”, anche se può riferirsi a qualsiasi azione bellica commessa con somma violenza e aggressività.

Un’altra parola di difficile traduzione, ma con un senso più positivo, è “Vorfreude”. Questa parola definisce una situazione in cui si aspettano buone notizie. Il suo contrario in tedesco (anch’esso prestito dell’inglese) è “Shadenfreude”.  La gioia per la sofferenza altrui.

6.000 lingue e molte traduzioni da fare
D’altro canto è logico che esistano parole per le quali non abbiamo una traduzione adeguata. Attualmente esistono circa 6000 lingue. Delle quali solo una decina condividono una protolingua o antenato linguistico comune con la nostra. Ma, nonostante abbia molta voglia, come filologo, di trattare questo tema in profondità, non lo farò, almeno in questo articolo.

Tra le altre lingue, molte sono completamente diverse dalla nostra sia dal punto di vista grammaticale che linguistico. E non c’è bisogno di andare geograficamente molto lontano per incontrarle. Ad esempio, lo sono le lingue arabe. O ancor più vicino, il basco. Antica lingua camitica, le cui radici potrebbero essere berbere o centroeuropee (non vi è ancora consenso su questo tema), non ha nulla a che vedere con il nostro castigliano. Sono convinto che esistono parole basche che non hanno un’esatta traduzione in spagnolo. Ma attualmente è una lingua frammentata e contagiata da numerosi prestiti linguistici castigliani, quindi difficili da rilevare.

Ma anche le lingue più vicine hanno termini per noi intraducibili. O con una traduzione,che potremmo definire, approssimata. Per esempio il francese. La lingua gallica ha l’espressione “L’espirit d’escalier” che  letteralmente si tradurrebbe come “l’ingegno della scala”, più o meno. Tuttavia, il suo significato ha a che vedere più con una risposta geniale data troppo tardi. Quando nessuno ti sta più ascoltando, e ti lascia con quella sensazione che ti sarebbe dovuta venire prima in mente. O l’italiano.Gli italiani usano il termine “slampadato” per definire quelle persone dipendenti dai raggi “UV” e dagli altri modi per abbronzarsi.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da José Manuel Peque e pubblicato il 10 ottobre 2016 sul sito Leon Hunter

Traduzione a cura di:
Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

Beckett prova a spiegare perché i suoi romanzi hanno toccato il tasto giusto in Germania.“Per esperienza, so che i lettori sono più o meno gli stessi in Germania e nel Regno Unito, solo che ce ne sono di più.”

Per quanto riguarda i traduttori che hanno portato le sue opere ad un nuovo pubblico, Beckett dice di non esserne molto in contatto, ma va d’accordo con quelli che ha incontrato.“È strano quando ti spediscono un libro con il tuo nome in copertina e tu non capisci cosa ci sia scritto dentro. La traduzione è una vera e propria abilità, e siccome io non parlo nessun altra lingua, figuriamoci 29, ho dovuto fidarmi che si trattava di una esatta rappresentazione di ciò che ho scritto.”Continua dicendo che molto dipende dalla capacità del traduttore di cogliere lo stile, il tono e l’atmosfera dell’originale. “Ma è comunque il romanzo con la storia ed i personaggi che ho creato e sudato. Una buona traduzione ne tiene conto e lo rende accessibile a chi altrimenti non sarebbe in grado di leggerlo.”

Donna Leon la vede in modo leggermente diverso: “Penso che leggere una traduzione sia un atto di fiducia.

Dobbiamo fidarci dell’intelligenza di quella persona, del suo gusto e delle sue scelte per rendere il nostro testo simile a quello in cui viene tradotto. Il traduttore deve avere una conoscenza profonda del linguaggio e della cultura del paese in cui il libro è ambientato in modo da poter capire i rimandi, le allusioni, l’umorismo e il codice morale prevalente nell’altra nazione.” Secondo la Kasischke, le associazioni culturali sono più importanti quando ci si muove nel campo della prosa. “Ho lavorato a più stretto contatto con la mia più recente traduttrice, Céline Leroy, perché, oltre ai romanzi, ha tradotto il mio primo libro di poesie.” Wild Brides, che è apparso agli inizi di quest’anno con il titolo Mariéesrebelles “richiese più colloqui rispetto al romanzo,” aggiunge, “alcune piuttosto esilaranti come: che cosa intende suggerire con sandwich arrabbiato?” Nonostante queste discussioni, il mistero fondamentale del suo successo in Francia lascia la Kasischke con una indelebile sensazione di esser stata fortunata. Dice: “è stata una inaspettatamente meravigliosa fonte di reddito per la quale non ho dovuto fare alcun lavoro, dato che stavo semplicemente scrivendo, in inglese, romanzi che avrei comunque scritto.”

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Per la Kasischke le barriere sono sia culturali che geografiche:“Se io vivessi lì e potessi parlare la lingua, e forse parlare con altri scrittori francese, o se addirittura potessi … parlare con i miei fan francesi, i loro pensieri potrebbero influenzare la mia visione della scrittura. Ma vivo a Chelsea nel Michigan – ed è molto, molto lontana dal mondo letterario francese.” Simon Beckett, scrittore inglese di gialli che ha trovato in Germania un pubblico molto più numeroso di quello concittadino, concorda che è impossibile adattare la sua scrittura per i lettori stranieri. “Non vedo come possa funzionare,” sostiene.“ Devi solo scrivere la miglior storia possibile e sperare che alla gente piaccia. Che, comunque, è quello che ho sempre fatto.”

Un paio dei suoi thriller psicologici pubblicati negli anni ’90 apparvero tradotti in tedesco. Ma, quando il primo della serie sull’antropologo forense David Hunter, La chimica della morte (The Chemistry of Death), uscì col titolo Die Chemiedes Todes nel 2007, Beckett capì che la sua carriera era passata ad un livello completamente diverso. “Mi stavo imbarcando su un areo a Leipzig quando qualcuno corse verso me gridando il mio nome”, rievoca. “Pensavo ci fosse un problema col mio biglietto, ma era una operatrice aeroportuale che mi aveva riconosciuto all’imbarco. Si era precipitata in libreria a comprare un mio romanzo e fece tutta la strada di corsa per un autografo.”

La serie di Hunter è andata bene nel Regno Unito ed è stata tradotta in 29 lingue, ma la reazione in Germania è stata differente rispetto ad ogni altra.“Sembra che abbiano moltissimi festival letterari, e i romanzi gialli in particolare sono molto popolari, così com’è nel Regno Unito. Ma, mentre qui potrei fare una chiacchierata informale in una libreria davanti a 20 o 30 persone, in Germania solitamente sarebbe in un palco davanti a un centinaio di persone. Ci sarebbe anche un intervistatore che tradurrebbe, dato che non parlo tedesco, e un attore che leggerebbe un estratto dal libro.” C’è una tale passione per i romanzi di Beckett all’estero che il suo ultimo libro apparve con la traduzione tedesca prima di venir pubblicato in inglese. Totenfang, in cui Hunter indaga su un corpo ritrovato nelle paludi dell’Essex, è balzato al vertice della classifica dei bestseller  tedeschi fin dalla sua pubblicazione ad ottobre. I lettori inglesi dovranno aspettare fino ad aprile per la risoluzione del caso in The Restless Dead.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria