Come sarà la lingua inglese tra 100 anni?

 Categoria: Le lingue

Un modo per predire il futuro è guardare indietro al passato. Oggi il ruolo globale dell’inglese gioca da lingua franca – usata come mezzo di comunicazione dagli interlocutori di lingue diverse – ha somiglianze al latino dell’Europa pre-moderna. Essendo stato diffuso dal successo dell’Impero Romano, il latino classico fu mantenuto vivo come standard medio di scrittura in tutta l’Europa molto tempo dopo la caduta di Roma. Ma il latino volgare usato nel discorso ha continuato a cambiare, formando nuovi dialetti, che nel tempo crearono le lingue romanze moderne: francese, spagnolo, portoghese, romeno, italiano.

Oggi sviluppi simili possono essere ricondotti all’uso dell’inglese nel mondo, specialmente in paesi dove funge da seconda lingua. Nuove “interlingue” stanno emergendo, in cui le caratteristiche dell’inglese sono mescolate con quelle di altre lingue native e delle loro pronunce. Nonostante i tentativi del governo di Singapore di promuovere l’uso dell’inglese britannico standard tramite il movimento Speak English Good, la lingua mischiata nota come “Singlish” rimane la varietà parlata in giro e a casa. Spanglish, un misto di inglese e spagnolo, è la lingua nativa di milioni di interlocutori negli Stati Uniti, suggerisce che questa varietà sta emergendo come lingua nel suo diritto.

Nel frattempo, lo sviluppo dei software di traduzione automatica, come Google Traduttore, sostituiranno l’inglese come mezzo preferito di comunicazione utilizzato nelle sale di rappresentanza di società internazionali e agenzie governative. Quindi il futuro dell’inglese è uno dei vari tipi di inglese. Guardando indietro all’inizio del XX secolo, era l’inglese standard usato in Inghilterra, parlato con l’accetto conosciuto come “Received Pronunciation” , che portava prestigio.Ma oggi la grande concentrazione dei nativi negli Stati Uniti e l’influenza dell’inglese americano si possono sentire in tutto il mondo:  can I get a cookie, I’mgood, didyoueat, the movies, _“skedule”_ invece di “schedule”. In futuro, parlare inglese significherà parlare inglese americano. Lo spelling americano come disk e program viene già preferito agli equivalenti britannici disc e programme in informatica. Il dominio dell’utilizzo dell’americano nel mondo digitale porterà all’accettazione totale di ulteriori preferenze americane , come favorite, donut, dialog, center.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Simon Horobin e pubblicato il 10 novembre 2015 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Studentessa in lingue

Tradurre contenuti turistici

 Categoria: Servizi di traduzione

Interesse per i viaggi
Con la globalizzazione, favorita dallo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione, viaggiare è alla portata di tutti. Ad ogni età, che si parlino altre lingue o meno, la scoperta del mondo attira e appassiona. Quindi è ad un pubblico multilingue che ormai si rivolgono i professionisti del turismo quando tentano di promuovere i punti di forza di un paese, di una regione o di altro.

Nelle guide o nelle brochure on-line la problematica è ricorrente: come comunicare informazioni sui costumi e la cultura di un posto, sorpassando la barriera linguistica? A tal fine è essenziale distinguersi dai concorrenti e ciò presuppone, tra l’altro, un adattamento linguistico adeguato.

Creare una strategia linguistica ad hoc
In effetti quando si cerca di trasmettere un messaggio ad un pubblico straniero che si desidera sedurre, è indispensabile farlo nella propria lingua. Partire dal presupposto che tutti i turisti o viaggiatori parlino inglese correttamente è un errore.

Bisogna determinare realmente quali sono le nazionalità più rappresentate tra i vostri clienti, e anzi, definire le 2 o 3 lingue  principali che saranno necessarie per tutta la vostra documentazione.

Si tratta naturalmente di restare coerenti. Non c’è bisogno di far tradurre il vostro sito in cinese se il vostro taget è europeo. Al contrario se tra i vostri clienti notate sempre più sud americani  e i vostri opuscoli  sono unicamente in francese e inglese, forse sarebbe ragionevole aggiungerci lo spagnolo e il portoghese.

Rivolgersi a traduttori professionisti che traducono verso la propria lingua madre
Ma se è importante tradurre il proprio sito o la propria brochure, è cruciale farlo fare da traduttori professionisti che traducono verso la propria lingua madre, ed evitare ad ogni costo l’utilizzo di traduttori automatici come Google Translate. Perché? Penserete che una traduzione mediocre è sempre meglio di nulla. Dovete ricredervi!

Una cattiva traduzione riflette una cattiva immagine e può dar luogo a malintesi. Nel migliore dei casi risulterà comica e screditerà la vostra attività, nel peggiore farà fuggire i potenziali turisti.

In entrambi i casi non ne uscirete indenni e affronterete un insuccesso in termini di sviluppo sul mercato potenziale.

Un manifesto con frasi scorrette come  « Français bien parlant » o « On se parle français »rivelerà immediatamente che in questa struttura il francese non si parla realmente bene  e quindi  che questa affermazione è falsa.  Abbastanza per far indietreggiare un buon numero di francofoni a disagio con la lingua di Shakespeare e bisognosi di essere rassicurati ascoltando qualcuno parlare la loro lingua.

Valorizzare le peculiarità culturali
Per di più nel settore turistico l’adattamento linguistico deve essere realizzato da persone che conoscono bene sia la cultura del paese di destinazione  sul piano del marketing, sia quello del paese che si cerca di risaltare e far scoprire.

Per esempio se si vuole informare un target francese su un’offerta in Spagna, è importante conoscere bene la Francia e le differenze tra i due paesi, altrimenti le peculiarità culturali non saranno valorizzate bene e non saranno ben comprese dai destinatari.

In conclusione per essere sicuri di rendere attraente un offerta ad un pubblico straniero, è importante definire il pubblico di destinazione, tradurre la documentazione nelle lingue selezionate e richiedere questo adattamento linguistico a dei professionisti!La qualità che ne emergerà si ripercuoterà immancabilmente sulla vostra immagine e su quella delle vostre offerte.

Fonte: Articolo scritto da Elsa Hoffmann e pubblicato il 29 marzo 2016 sul sito INPUZZLE

Traduzione a cura di:
Maria Pia Laganella
Laurea magistrale in Lingue per l’Impresa e la Cooperazione Internazionale
Laurea triennale in Mediazione Linguistica e Comunicazione Interculturale

I vantaggi di parlare diverse lingue

 Categoria: Le lingue

Di questi tempi moderni, a quasi tutti i professionisti viene richiesto la conoscenza fluente di più di una lingua. Sia alle elementari, che alle superiori e all’università, gli studenti devono scegliere un corso di lingue per poter essere promossi. Tuttavia, i vantaggi di parlare più di una lingua va ben oltre la sfera meramente professionale.

Parlare correntemente una seconda lingua (o una terza o una quarta…) può aiutare a connettersi alle proprie radici e retaggio, si sceglie di parlare una lingua parlata dalle precedenti generazioni della propria famiglia. Negli Stati Uniti, tutti hanno un parente immigrante o dall’Europa, dall’Africa, dall’Asia, dal sud America ecc. Imparare la lingua che la propria famiglia parlava prima di imparare l’inglese può certamente essere un modo per capire meglio la storia e i legami familiari.

Inoltre, imparare una lingua straniera è anche salutare per il proprio cervello. Degli studi hanno dimostrato che le persone che parlano diverse lingue hanno una memoria migliore e corrono meno rischi di sviluppare l’Alzheimer. Una volta diventato bilingue è anche più facile diventare polivalente passando da una lingua ad un’altra.

Altri benefici riguardano le differenze culturali, in quanto le persone che parlano diverse lingue sono in grado di cogliere le sottigliezze che si perdono nella traduzione, senza dimenticare la comprensione dei film, della musica, e della letteratura senza bisogno di sottotitoli, doppiaggio e traduzioni.

Per concludere, studiare le lingue straniere e parlare una seconda o terza lingua in più della propria lingua madre comporta tanti chiari benefici…e nessun inconveniente.

Fonte: Articolo pubblicato il 2 febbraio 2015 su Trusted Translations

Traduzione a cura di :
Diringbin Sandrine
Dott.ssa magistrale in giurisprudenza madrelingua francese e mediatrice
Cassano d’Adda (MI)

Freelance o posto fisso (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Contatti, contatti, contatti
Più difficile è l’acquisizione dei clienti e l’avvio dell’attività. Ma le principali associazioni professionali, BDÜ (Bundesverband der Dolmetscher und Übersetzer) e VDÜ (Verband deutschsprachiger Übersetzer), organizzano seminari, webinari e tavoli rotondi in tutta la Germania. Allo stesso modo, i compagni di studio, gli amici e un sito web serio ti aiuteranno sicuramente con le commissioni (ad esempio, con un profilo di traduttore). Da questo si cristallizzano, dopo un certo tempo, i propri clienti fissi, con i quali si possono anche stipulare accordi sui prezzi. A questo punto, l’attività da freelance è davvero una libertà. La partecipazione a fiere e congressi del settore può valere oro, poiché non solo sono rappresentate tutte le imprese importanti, ma spesso ci sono anche offerte di lavoro.

Traduttori ed interpreti con posto fisso
Anche qui, il punto di partenza potrebbe essere uno stage presso un’agenzia di traduzione, fatto alcuni semestri prima. All’improvviso ricevi una chiamata dal capo ufficio dell’offerta, che ti vuole invitare a un colloquio di lavoro. Subito dopo la conclusione degli studi, quando l’incertezza sul proprio futuro comincia a crescere, un’offerta così è molto attraente. Le agenzie di traduzione dispongono di ciò che un singolo libero professionista può difficilmente ottenere o di quello che gli è stato sempre negato. Una certificazione secondo gli attuali standard DIN costa diverse migliaia di euro all’anno – un prezzo che solo le agenzie di traduzione possono permettersi per un marchio di qualità. Lo stesso vale anche per Software e Hardware. Le agenzie di traduzione possiedono spesso i propri database terminologici complessi, strumenti CAT e reti interne.

Ottenere sicurezza
In più, per molti si aggiunge la conquista della sicurezza. Il posto fisso offre solitamente 40 ore a settimana. I liberi professionisti, d’altra parte, hanno orari di lavoro, nel peggiore dei casi, anche fino a tarda notte. Per alcuni, tuttavia, lo stipendio fisso è sia maledizione che benedizione. Offre sicurezza, ma i bonus e gli accordi individuali per il lavoro straordinario sono, tuttavia, molto rari o non previsti.

Il mondo professionale in cambiamento
La tendenza negli ultimi anni va sempre più nella direzione di una vita lavorativa ibrida. Le grandi società e le grandi agenzie di traduzione spesso assumono solo il Project Manager a tempo indeterminato. Questi a loro volta si prendono cura di un gran numero di interpreti e traduttori freelance che sono connessi in una rete e che possono essere chiamati per un lavoro. Ciò aumenta il numero di lingue offerte dal fornitore di servizi, ma rende più complicato un impiego permanente come traduttore o interprete. Chiunque inizi a lavorare dovrebbe prima riflettere sulla relazione tra il proprio lavoro e il proprio datore di lavoro. Questo spesso ha come risultato la via da seguire.

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

Freelance o posto fisso

 Categoria: Traduttori freelance

L’inizio dell’attività professionale per traduttori e interpreti
Il via è la meta! Queste parole alate sono molto adatte come introduzione per questo articolo, che entra nello specifico della vita professionale dei traduttori e degli interpreti. E questa via è riferita agli ordini e alla retribuzione, con i quali si può sostenere il proprio tenore di vita.

Per molti, queste considerazioni emergono già durante gli studi. Forse si è appena concluso il primo tirocinio presso un’agenzia di traduzione o si ha ricevuto un meraviglioso incarico da parte di altri studenti e “amici che conoscono qualcuno, che conosce qualcuno, che conosce qualcun altro che sta cercando un traduttore”, con il quale ora si stanno guadagnando i primi galloni. Tali momenti, nel corso della formazione, fanno desiderare di più. Ed esattamente a questo punto, salta fuori un pensiero quasi esistenzialista: Freelance o posto fisso?

Traduttore e interprete Freelancer
Lavorare come libero professionista non fa per tutti. Molti hanno paura di fare il passo verso il lavoro autonomo. Le ragioni sono spesso la mancanza di fiducia nella rete collegiale che si è accumulata nel corso della formazione professionale, la mancanza di conoscenza nell’avvio di un’impresa o anche l’onere non burocratico in termini di riscossione delle imposte e corretta registrazione come lavoratore autonomo. Per quanto riguarda la rete, va anche tenuto presente che senza una vasta cerchia di conoscenze manca l’opportunità di uno scambio pratico. Ed è proprio questo scambio che può risultare utile per traduzioni particolarmente difficili.

E’ richiesta una forte forza di volontà
In effetti non è facile. Ci vuole un po’ di fermezza e volontà per affermarsi sul mercato come traduttore o interprete. A questo si aggiunge il fatto che come singolo individuo non si possono mai offrire tante lingue quante ne offre un’agenzia. Tuttavia, molti operano come agenzie. Tali ostacoli scoraggiano solo a prima vista. Perché con una rete digitale sempre più stretta, avviare un’impresa diventa sempre più facile: risorse che spiegano l’essenziale in materia di basi dell’economia aziendale, strumenti adatti per rendere le faccende burocratiche trasparenti e comprensibili; c’è sempre di più e di migliore qualità.

Sfruttamento dei social media
Ci sono abbastanza canali social per connettersi con persone che hanno gli stessi interessi e per stabilire un contatto con traduttori e interpreti affermati. Molti freelance gestiscono anche un blog come appianamento creativo, attraverso il quale si può anche aumentare il raggio d’azione, a condizione che gli argomenti siano presentati in modo interessante. A livello di attrezzature e di tecnologia, nel peggiore dei casi, si parla di un solido pacchetto Office e di un potente computer, che rappresentano un rischio finanziario immediato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

Scavalcando la barriera linguistica

 Categoria: Le lingue

Q. So che esistono siti che traducono in lingua inglese parole e frasi da altre lingue, ma come si può tradurre una intera pagina internet?

A.Motori di ricerca, browser e siti internet offrono differenti opzioni di traduzione linguistica. Per esempio, il browser di Google Chrome per computer, Android e IOS è composto da alcuni strumenti di traduzione che, se necessario, possono tradurre automaticamente una pagina non scritta nella lingua di preferenza. Una estensione gratuita di Google Translate rende possibile tradurre intere porzioni di testo precedentemente evidenziate.

Google e Microsoft offrono strumenti online per poter trasportare, in decine di lingue diverse,testi copiati ed incollati, documenti o intere pagine internet. Cercando siti Internet stranieri utilizzando i motori di ricerca di Google o di Bing, si può scorgere (appena aperta la pagina) un link, “Traduci questa pagina”, che interpreta con un click la pagina internet nella lingua predefinita. Il sito Google Translate può tradurre sezioni di testi, documenti caricati dell’utente e interi siti internet,inserendo l’ URL nella apposita casella all’interno della pagina. Può addirittura tradurre interi discorsi. La versione per cellulare di questa applicazione ( disponibile per Android e IOS) consta di ulteriori caratteristiche, come l’abilità di tradurre conversazioni bilingue, testi contenuti nelle immagini e manoscritti.

La versione Android di Google Translate adesso funziona senza l’ausilio di alcuna applicazione, così che non necessita di copiare un testo da un sito web ed incollarlo in un altro per poterlo tradurre. Anche la pagina di Microsoft Bing Translate traduce da una pagina internet vaste porzioni di testo. Si può anche copiare ed incollare l’ URL di un sito, nella prima casella della pagina iniziale di Bing Translate, e scegliere l’inglese  come lingua di destinazione. Premendo il tasto invio della tastiera, la pagina web fornisce un nuovo link nella casella di traduzione che, non appena selezionato, rende possibile leggere il sito in inglese.

Gli utenti di Windows 10 possono utilizzare un componente aggiuntivo del Browser Microsoft Translate Edge per tradurre istantaneamente una pagina, ed una applicazione di Microsoft Translateper Android e IOS traduce conversazioni bilingue etesti all’interno di immagini in lingua straniera. Skype,il programma di Microsoft per video, audio e conversazioni , possiede i suoi strumenti di traduzione da poter utilizzare con i sistemi Windows, Mac e Linux per tradurre dialoghi orali In tempo reale e in otto lingue differenti. Applicazioni per cellulare e software di traduzione linguistica indipendenti sono sempre disponibili in rete; bisogna però essere sempre consapevoli che software di traduzione istantanea come questi possono non essere perfetti, così come possono non saper utilizzare le varie sfumature linguistiche che, al contrario, un esperto interprete umano può fornire, ma si può essere comunque in grado di comprendere (in maniera generale)ciò di cui si parla nella pagina internet o nella storia che si sta leggendo.

Fonte: Articolo scritto da J.D.Biersdorfer il 22 febbraio 2018 e pubblicato sul sito del NY Times

Traduzione a cura di:
Anna Ambrosi
Traduttrice EN-ES > IT
Cassano delle Murge (Ba)

Storia della traduzione araba (5)

 Categoria: Storia della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Un’altra divisione della traduzione
· La traduzione in una sola lingua : Questa traduzione significa essenzialmente la riformulazione del vocabolario di un messaggio all’interno della stessa lingua. Secondo questo processo, i segnali verbali possono essere tradotti da altri segnali nella stessa lingua ; È un processo fondamentale per lo sviluppo di una teoria adeguata del significato, come i processi di interpretazione del Santo Corano .
· La traduzione da una lingua ad un’altra : Ciò si traduce nella traduzione dei segnali verbali di una lingua per mezzo di altre lingue , Ciò che conta in questo tipo di traduzione non è solo confrontare le parole tra loro , ma anche l’uguaglianza dei simboli di entrambe le lingue e le sue organizzazioni , Cioè, si dovrebbe conoscere il significato di tutta l’espressione .
· La traduzione da un tag all’altro : Questo genere di traduzione significa trasmettere un messaggio di un tipo particolare di sistema simbolico ad un altro tipo senza essere accompagnato da segnali verbali In modo che tutti lo capiscano , nella Marina degli Stati Uniti, per esempio , è possibile convertire un messaggio verbale in un messaggio segnalato al supporto innalzando le bandiere appropriate .

I problemi della traduzione
Gli studiosi e i praticanti della traduzione ritengono che uno dei più grandi problemi di traduzione sia l’incapacità dell’interprete–qualunque cosa–di comunicare il significato esatto di ogni termine nel testo che vuole trasferire in un’altra lingua , e questo problema è dovuto a diversi fattori , soprattutto :
· Ogni lingua porta con sé molti sinonimi che differiscono in significati leggermente diversi tra loro . Molti dicono che se il sinonimo (a) non differisse dal sinonimo (b), non ci sarebbe disaccordo nella forma della parola o del suo corpo .
· Ogni lingua deve appartenere ad una particolare cultura, per cui l’interprete può trasferire la parola ad un’altra lingua, ma non può trasmettere efficacemente la cultura di questa parola in modo che veicola la percezione della parola chiave originale alla lingua di destinazione nella traduzione . Queste differenze linguistiche ( o anche gli accenti ) a livello individuale possono portare a grossi problemi, come accadde all’interprete DHI QAR quando la parola araba Maha fu tradotta in persiano “Kwan” (mucca) .
· Ogni lingua ha un carattere speciale nella sintassi e l’ordine del suo vocabolario (cioè le regole), per esempio, la lingua araba porta nelle sue pieghe la frase nominale e la frase verbale , mentre , quest’ultima , non esiste in inglese per esempio , in quanto tutte le frasi inglesi sono frasi nominali , iniziano con un nome e non con un verbo . Quindi le differenze nella pensione delle lingue causano problemi nella traduzione perché non hanno parametri chiari nel trasferimento delle composizioni . Ciò è dopo il riuscito trasferimento della parola e la scelta del sinonimo adatto con il significato relativo della parola . Deve inoltre rispecchiare la cultura della lingua di destinazione in modo che il significato del processo di traduzione possa essere accuratamente e correttamente ricevuto dalla lingua di origine.

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba (4)

 Categoria: Storia della traduzione

< Terza parte di questo articolo

I Fondamenti della traduzione
· Il trasferimento del significato ( non letteralmente se no non possiamo tradurre poesie , proverbi , analoghi metaforici e presi in prestito )
· Il trasferimento della carcassa linguistica che incapsula il significato (nel senso del trasferimento del tempo, sia passato che presente) il presente non è un tempo, ma una formula. i tempi sono il passato, la corrente, il futuro, ecc.
I significati del tempo e della grammatica aggiungono e rinforzano il significato, e quindi più il traduttore approfondisce nella comprensione della frase ogni volta che ci sono prove e chiavi per corroborare e convalidare o condurre alla traduzione corretta.
· Il trasferimento del metodo ( trasferire il metodo dell’autore o lo speaker col suo stile, le similitudini , e le immagini estetiche utilizzate e trasmesse attraverso la civiltà della lingua di destinazione in modo che diventi appetibile e comprensibile)
Il processo traduttivo, tenuto conto dei punti precedenti nell’ordine di cui sopra, rende la traduzione il più accurata possibile. Ma c’è una domanda importante che si implora : la traduzione è scienza o arte ?

La traduzione scienza e arte
· I significati delle parole, dei termini e delle frasi devono essere imparati .
· È necessario imparare la grammatica di entrambe le lingue e avvalersi dei vantaggi di ogni lingua per mostrare una buona traduzione in modo che nessuno possa distinguere se è l’originale o la traduzione .
· Imparare le immagini e le metafore e scoprire i suoi sinonimi nella lingua di destinazione .
· Imparare o conoscere la civiltà e la cultura di entrambe le lingue , perché questo è il sapore che rende le parole un gusto autentico .
· La sofisticazione nel trasferimento e mostrare la bellezza in entrambe le lingue .
· Creatività nel trovare parole appropriate che esprimono l’intenzione dell’autore o del vero oratore.
Con questo modo , la traduzione diventi una scienza e con l’esperienza e la pratica, diventa un’arte , un’invenzione e un’opera che fa godere l’operatore .

Tipi di traduzione
· Traduzione scritta : la traduzione di un testo scritto verso un altro in un’altra lingua .
· Traduzione consecutiva : Quando l’interprete ascolta l’oratore e quando finisce inizia a interpretare ciò che ha detto nella lingua tradotta ; di solito si usano questi tipi di traduzione nelle interviste tra capi di stato e alti funzionari .
· Traduzione istantanea : tradurre il parlare di alcune persone mettendo un auricolare attraverso il quale ascolta l’oratore e allo stesso tempo traduce in un altra lingua . Questo è il tipo più difficile di traduzione in quanto non tollera errori o il pensiero e l’interprete deve essere perfetto per entrambe le lingue .
Questo tipo di traduzione è usato nei programmi televisivi diretti in cui gli stranieri sono aggiunti, come si vede di solito su al-Jazeera e Al Arabia.
· La traduzione dei film : Questo è un tipo diverso di traduzione che si basa su una traduzione di slang o lingua parlata per gli oratori , qui sta la difficoltà di trovare l’equivalente culturale di ogni parola nella lingua tradotta dove culture e civiltà diverse governano l’esistenza di certe parole in una lingua , Il traduttore può contare sulle sue capacità audio in traduzione a volte, quando il testo scritto del film potrebbe non essere disponibile . e il quale potrebbe essere presente ma non vedere gli eventi è una difficoltà di traduzione in quanto il l’interprete non può distinguere tra maschio e femmina nei film in inglese a causa della natura neutrale di questa lingua . Nel migliore dei casi, il traduttore ha il testo scritto e la barra del film e questo può essere una situazione ideale che raramente si verifica.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba (3)

 Categoria: Storia della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Abdullah Ibn al Muqaffa’ , essendo di origine persiana nel regno del califfo Abu Jafar al-Mansur , lo tradusse dal persiano all’arabo e ne aggiunse alcune cose . L’obiettivo era di consigliare il califfo per fermare l’oppressione del popolo , la riforma sociale, il Consiglio politico e il consiglio morale . Ma egli stesso non sfuggì all’ingiustizia, e il califfo lo uccise .

E’ capitato anche la traduzione del libro “ Kalila Wa Demna “in lingua persiana dal testo arabo per la perdita della traduzione persiana cosa successa anche a qualche testo greco . Il linguaggio di Abdullah Ibn al Muqaffa’ è stato bello e privo di volgarità . La traduzione, come è noto , è stata conclusa in linguaggio intermedio perché il libro è stato originariamente scritto in lingua indiana antica , non in persiano .

Il libro ha subito qualche rettifica da parte del medico persiano Berzier durante la traduzione in persiano . E Il ministro persiano Bazrajamhar ci aggiunse anche alcune cose , come quello della missione Berzier in India e durante la traduzione dal persiano all’arabo , Abdullah Ibn al Muqaffa’ aggiunse alcune cose ; riferi’ Farouk Saad nella sua introduzione al libro “ Kalila Wa Demna “ .

Allo stesso tempo, la traduzione nell’era abbaside dall’arabo alle lingue straniere ha cominciato , Gli Orientalisti hanno fatto riferimento al ruolo degli arabi nella civiltà europea in questo periodo . Alcuni scrittori occidentali si riferirono anche alla virtù delle scienze arabe sull’occidente incluso lo scrittore tedesco Goethe (1749-1832) .

Dice Al Jahidh nel valore della traduzione : È imperativo che il traduttore abbia lo stesso livello di espressione nella lingua di origine , nel tradurre , quanto nella lingua verso la quale traduce , in modo che le due lingue siano entrambi uguali e la traduzione abbia un senso .

Quando si parlano due lingue , spesso ci si introducono ingiustizie Perché ognuna attrae , ne prende e si oppone all’altra . Il traduttore deve perfezionare entrambi le lingue ugualmente come ne fa con una sola , un solo potenziale suddiviso su entrambi . E anche se si parlano più di due lingue ; A scapito di questo si traduce in tutte le lingue . Ogni volta che la porta della coscienza è più stretta E gli scienziati ne sanno di meno , è più degno che il traduttore sbagli e non troverete mai un interprete chi gli sia fedele .

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Il movimento di traduzione raggiunse una fase avanzata nell’era del califfo Harun al Rachid e di suo figlio Al Maamoun chi stava dando alcuni traduttori come Hanin ibn Isaac , il peso dei loro manoscritti verso l’arabo , oro . Al Maamoun è noto per aver fondato il Dar Al-Hekma a Baghdad con l’obiettivo di rivitalizzare il lavoro di traduzione .

Hanin ibn Isaac è noto per aver tradotto tanti libri in una varietà di Scienze e continuò suo figlio Isacco ibn Hanin ibn Isaac questo lavoro .

Nel IX secolo d.c., gli Arabi tradussero la maggior parte degli scritti di Aristotele, e ci sono stati molti manoscritti tradotti dal greco all’ arabo , la cui origine è stato perso più tardi, per poi restituirli alla lingua greca attraverso la lingua araba ; cioè se non fossero stati tradotti in arabo , sarebbero stati persi una volta per tutte . I traduttori del calibro di Hanin ibn Isaac e Thabit Ibn Qurra erano abili in arabo e siriaco , così come la scienza che interpretano . Hanin ibn Isaac aveva vissuto in Grecia con lo scopo di studiare la lingua greca , e aveva tradotto la frase con una frase identica alla lingua araba , ma non traduceva individualmente ogni parola coma faceva Yuhanna Ibn Al Batriq e Ibn Al Hemsi e altri .

Il modo in cui ha seguito Ibn Ishaq è il migliore . Tra i libri che sono stati tradotti da lui è il libro “La moralità” di Aristotele, e il libro ” Naturae ” dello stesso autore . Gli arabi dell’era abbaside erano interessati alla precisione della traduzione per cui diverse traduzioni del solo testo si sono apparse , per esempio , la traduzione del libro “La Poetica” di Aristotele (384-322) da Abu bishr Matta Ibn Yunus e poi tradotto di nuovo da Yahia ibn Oday . La ripetizione delle traduzioni è un’indicazione della loro esattezza .

La traduzione del libro “ Kalila Wa Demna “ : tradotto da Abdullah Ibn al Muqaffa’ 750 mila circa , in sanscrito , del filosofo indiano Bidpaï e l’ha regalato al re di India Dbashlem che governò l’India dopo un periodo di conquista da parte di Alessandro di Macedonia, ed è stato ingiusto e tirannico . Il saggio Bidpaï ha scritto questo libro al fine di persuaderlo a stare lontano dall’ ingiustizia e la tirannia , e al fine di fornire consigli morali . Il libro contiene un mazzo di proverbi dette dagli animali .

Il medico persiano, Berzoé, spostò il libro dall’india e contribuì alla sua traduzione dal sanscrito al farsi nel Regno di Ano Schroan frazionario e il suo ministro di Burzdzhar, che giocò un ruolo importante nella sua scrittura e traduzione .

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba

 Categoria: Storia della traduzione

La traduzione
La traduzione o la trascrizione è il processo di conversione del testo digitato originale (chiamato testo sorgente) dalla lingua di origine in testo tipizzato (testo di destinazione) nell’altra lingua . La traduzione è il trasferimento di cultura e di pensiero .
La traduzione è divisa in scrittura , traduzione , testo , interpretazione e interpretariato .

La traduzione non è fondamentalmente, solo la trasformazione di ogni parola corrispondente alla lingua di destinazione , ma il trasferimento delle regole della lingua che producono le informazioni e trasmettere le informazioni stesse e l’espressione del pensiero dell’autore , cultura e stile. Le teorie differivano nella traduzione su come queste informazioni sono state trasmesse dalla fonte al bersaglio, George Steiner ha descritto la teoria Traduzione Trinity: Craft (o parola per parola) e libera (connotazione) e traduzione fedele .

La traduzione è un’arte autonoma, in quanto si basa sulla creatività, la sensibilità linguistica e la capacità di riunire le culture, permette a tutta l’umanità di comunicare e beneficiare delle esperienze altrui. È un’arte antica che ha dato la letteratura scritta. Parti dell’epopea di Gilgamesh sumero, tra le più antiche opere letterarie conosciute, sono state tradotte in diverse lingue asiatiche dal secondo millennio a.c.
Con l’avvento dei computer, sono stati compiuti tentativi di utilizzarlo a tradurre i testi dal linguaggio naturale mediante la traduzione automatica o l’uso del computer come ausilio alla traduzione.

Storia della traduzione araba
Gli arabi hanno conosciuto la traduzione fin dalla loro prima volta, ha sottolineato il Dottor Abdul Salam Kafafi nel suo libro “in letteratura comparativa “ viaggiando per commercio in estate e in inverno , si sono influenzati dai loro vicini in vari aspetti della vita, hanno conosciuto il paese persiano, e sono colpiti dai colori della loro cultura. Alcune parole persiane si trasferirono in lingua araba, e apparve nella poesia dei principali poeti, Alaacha è il più famoso di coloro che hanno usato parole persiane nella sua poesia, cosi anche altri hanno conosciuto i loro vicini bizantini .

Così gli arabi , sin dall’inizio , sono stati in contatto con i tre popoli intorno a loro, il rum ( i romani ) nel nord , i Persiani in Oriente e il Ahbash nel sud , è difficile fare tali legami letterari ed economici senza una traduzione, anche se nelle sue fasi primitive .
Al tempo della dinastia omayyade , le collezioni sono state tradotte , ed è interessato al movimento della traduzione del principe Khalid Ibn Yazid Ibn Muawiya Ibn Abi Sufyan .

La traduzione nell’era abbaside fu dopo le conquiste arabe , la vastità dello stato arabo verso l’Oriente e l’Occidente , e il contatto diretto degli arabi con altri popoli limitrofi , guidati dai Persiani e la Grecia , in particolare in epoca abbaside , la necessità per la traduzione è aumentata , così gli arabi tradussero la scienza greca , e alcune opere letterarie persiane ; Tradussero dal greco la medicina , l’astronomia , la matematica , la musica , la filosofia e la critica .

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Agenzie di traduzione: passione e entusiasmo

 Categoria: Agenzie di traduzione

Ho pranzato di recente, due volte, con un altro capo di un’agenzia di traduzione.

Uno di loro era Maciek, il fondatore di Sopoltrad, un’agenzia con sede in Polonia specializzata da molti anni* nelle lingue dell’Europa centrale e orientale. L’altro, Frédéric Micaleff, è il capo di Atom e-City e il brillante sviluppatore di TpBox, un eccellente strumento per la gestione dei progetti di traduzione.

Due professionisti, due esperienze molto diverse del mestiere, e infine approcci simili. Ogni volta è un grande piacere confrontarsi con colleghi esperti, lasciarsi andare, ascoltare un altro professionista, confrontarsi con punti di vista o pratiche a volte opposte ma sempre complementari. Da lì emergiamo rassicurati dalla qualità umana e professionale delle persone che sono al centro della nostra professione. E ci diciamo che lo faremmo sicuramente più spesso: per quanto mi riguarda, sarei lieto di incontrare altri colleghi una o due volte al mese. Allora, come mai questo non accade?

Ho posto la domanda ai miei interlocutori. Mi hanno detto che le agenzie erano spesso diffidenti l’una nei confronti dell’altra, preoccupate di fornire informazioni riservate nonostante se stesse, sottolineate dal rischio di perdere clienti… Spero che si sbaglino. Perché, come ha sottolineato Maciek, il mercato è abbastanza grande per tutti: non appena il leader francese pesa meno del 3% del mercato nazionale**, le altre 299 filiali hanno la certezza di avere un numero sufficiente di clienti, anche se a volte difficili da trovare. Questa era anche l’opinione di Vincent Rivalle e Mathieu Maréchal (Tradonline) quando li ho incontrati due anni fa.

È vero, però, che siamo tutti cauti e poco dinamici e attivi a livello fraterno: voglio testimoniare il totale fallimento della mostra di quest’anno su eCNET. Uno spettacolo così poco mobilitante che le agenzie membri della CNET (una trentina) non è venuto tutto. In queste condizioni, c’era poco da aspettarsi dai non membri. Anche se l’organizzazione ha probabilmente lasciato qualcosa a desiderare (si può mettere in dubbio l’importanza di scegliere l’hotel Marriott per ricevere le agenzie di traduzione, per esempio, o la totale assenza di qualsiasi follow-up telefonico prima dello spettacolo), non si può attribuire al teatro tutta la responsabilità di ciò che viene chiamato un “forno”.

La mancanza di collegialità nel settore è tanto più sorprendente in quanto l’isolamento relativo di ciascuno di noi dovrebbe invece spingerci a incontrarci il più spesso possibile. Tanto più che, ancora una volta, questa professione riunisce una serie di personalità interessanti, esperte e, per alcuni, anche carismatiche. L’ho visto, per esempio, invitando professionisti a parlare all’Università di Rennes 2 e all’Università di Evry. Tutti coloro che hanno accettato di fare l’esperimento sono stati molto felici di aver preso il tempo di fare il viaggio. Per quanto riguarda gli studenti, è stato ovviamente emozionante per loro.

Forse dovremmo sistematizzare le cene fraterne come quelle organizzate da Muriel Morin (3ic International)? Così propone anche Arnaud Bramat (AéroTraduction), traduttrice indipendente, con il Cercle Saint-Jérôme, che si riunisce tre o quattro volte l’anno in un bistrot parigino.

* Sopoltrad è stata fondata nel 1995…
** Stima del fatturato della principale società francese, A.D.T., Tradutec o Telelingua, pari a 20 milioni di euro, e del fatturato totale delle traduzioni in Francia pari a 800 milioni di euro .

Fonte: Articolo scritto da Guillaume de Brébisson e pubblicato il 4 ottobre 2012 sul sito L’observatoire de la Traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Il serbocroato-croatoserbo (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

La “ripulitura della lingua” attuata in Croazia dopo l’indipendenza del 1991 ha portato all’introduzione di neologismi alquanto curiosi. Per esempio telefon (telefono) è divenuto brzoglas, che tradotto letteralmente significa “voce veloce”; televizija (televisione) è divenuta dalekovidnica (letteralmente: “si vede lontano”); helikopter (elicottero) è divenuto zrakomlat, cioè “macchina che batte l’aria”: termini che sono stati codificati nei manuali di corretto uso della lingua, e che dovrebbero venir applicati in ogni circostanza, soprattutto ufficiale. Cosa che però avviene di rado, come precisa un giornalista croato: “Sono termini che nella vita quotidiana quasi nessuno usa anzi, in alcuni casi, hanno suscitato una tale ilarità che la fantasia popolare ha inventato dei termini parodistici di questa “pura lingua croata”. Uno dei più famosi è “okolovratnidopupak”, cioè “intorno al collo, fino all’ombelico”, che dovrebbe venir usato in sostituzione del più “impuro” termine “kravata, cioè cravatta”….

Purtroppo c’è ben poco da ridere. Se, infatti, i croati si sono trovati a vivere in un contesto anche linguisticamente nazionalista,[1] i serbi non se la passano meglio: tutti i libri che si usano nelle scuole devono essere in cirillico (l’alfabeto latino è permesso solo per l’insegnamento delle lingue straniere), e nel linguaggio non sono più tollerati croatismi e influenze turche. Inoltre nella parte serba della Bosnia è stato proibito l’uso della variante jekava del serbocroato: tutto quello che è pubblicato in alfabeto latino viene considerato un prodotto dell’opposizione politica. Il fatto è che gli Stati Nazionali nascono su base etnica. E l’etnia vuole una “propria” lingua. Così, per avere una propria lingua nazionale, qui si tendono a rimarcare differenze e specificità.

Tavola con alcuni esempi di cambiamenti introdotti nella lingua croata dopo il 1991.[2]

CROATO SERBO NEO-CROATO ITALIANO
Ambasador Ambasador Veleposalnik Ambasciatore
Uhapsiti Uhapsiti Uhtiti Arrestare
Pasoš Pasoš Putovnica Passaporto
Pogotovo Pogotovo Poglavito Soprattutto
Službenik/činovnik Činovnik Zaposlenik Impiegato
Lična karta Lična karta Osobna iskaznica Carta d’identità
Avion Avion Zrakoplov Aereo
Aerodrom Aerodrom Zračna luka Aeroporto
Zadatak Zadatak Uradak Compito
Evropa Evropa Europa Europa

Indice delle voci:
Croato: lo standard del croato letterale prima del 1991;
Serbo: lo standard del serbo letterale prima del 1991;
Neo-croato: lo standard della lingua ufficiale dopo il 1991.

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] Dopo la fine della guerra, dal 1995, grazie anche alle pressioni dell’Unione Europea, gli accenti più estremisti sono stati un po’ mitigati.
[2] Cfr. Bogdanić Luka,op. cit., pag. 231.

Il serbocroato-croatoserbo (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

I croati (come gli sloveni e le altre nazionalità presenti in Jugoslavia) si dimostravano molto attenti alla tutela della propria identità ed autonomia, e riversavano tale sensibilità anche nelle questioni culturali e linguistiche. Così, a fianco delle dichiarazioni ufficiali di “una lingua, con due varianti” (che, soprattutto nell’epoca comunista, puntavano ad esaltare una “fratellanza” tra gli Slavi del Sud), sorgevano dei tentativi di riaffermare le caratteristiche specifiche del croato come lingua diversa dal serbo. Lo stesso Krleža, già nel 1967, propose di far riconoscere dalla Costituzione l’esistenza della “lingua croata”, intesa come a sé stante.

I tragici eventi degli anni ’90, con la guerra nell’ex Jugoslavia, hanno infine portato alla distruzione del concetto d’unità del serbocroato-croatoserbo. La Croazia ha preso anche linguisticamente le distanze dai serbi, accentuando le specificità del croato e cercando di ripulirlo da serbismi e influenze turche (presenti soprattutto in Bosnia, ma diffuse anche altrove); altrettanto ha fatto la Serbia, puntando ad una lingua simbolo di “compattezza nazionale”. Non di meno hanno fatto i bosniaco-musulmani che parlano oramai di una “lingua bosniaca”[1] a sé stante. Gli esempi non mancano: “caffè” viene scritto kava in croato, kafa in serbo (usando i caratteri latini) e kahva in bosniaco.

In pochi oramai nell’ex Jugoslavia si azzardano a parlare di serbocroato o croatoserbo: l’indicazione dell’ex “lingua comune” assume, infatti, significati ben precisi, e politicamente quanto mai sgraditi.

È vero che storicamente i croati hanno sempre cercato di evidenziare le specificità della loro lingua, ma è solo in questi ultimi anni, con l’indipendenza della Croazia e la guerra nell’ex Jugoslavia, che queste caratterizzazioni hanno assunto toni così marcati da sconfinare talvolta nel ridicolo.

Nell’ex Jugoslavia il serbocroato (nelle sue due versioni, serba e croata), il macedone e lo sloveno, ufficialmente, avevano pari dignità, tanto che in ogni istituzione federale documenti e scritte erano in tutte queste lingue e versioni. E negli uffici governativi ogni documento veniva tradotto anche in albanese, e persino nella variante bosniaca del serbocroato. Quindi, almeno formalmente, c’era un grande rispetto per le varie espressioni linguistiche.

Nella realtà, però, il serbocroato era la lingua più diffusa; e così sloveno [2]e macedone erano, di fatto, ridotti al rango di lingue “di minoranza”.

Non è vero, quindi, che la lingua “croata” o il “bosniaco” siano apparsi sulla scena solo con la crisi jugoslava degli anni ’90.

Quarta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] In Bosnia-Erzegovina, dove la lingua ufficiale era il serbo-croato prima della scissione della Jugoslavia, i tre popoli divisi dalla guerra seguono il principio (affermato nella costituzione dell’ex Jugoslava) secondo il quale ogni popolo ha il diritto di dare il suo nome alla lingua che parla, dimodoché, ora, i Serbi dichiarano di parlare il serbo, i Croati il croato e i Musulmani…. Il bosniaco! Cfr. Thomas P.L., op. cit., pp. 237-239.
[2] Anche gli sloveni hanno sempre cercato di curare la purezza della loro lingua, che si basa sul dialetto kajkavo, e, al pari dei croati, si sono sempre sentiti oppressi dall’uso della “versione comune” del serbocroato che si usava nell’esercito e, pertanto, si studiava nelle scuole slovene.

Il serbocroato-croatoserbo (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

“Serbocroato-croatoserbo: erano le due denominazioni ufficiali della lingua più diffusa e “unificante” dei vari popoli dell’ex Jugoslavia.[1] Oggi viene sostituita da altre varianti di lingue ufficiali nazionali: il croato, il serbo, il bosniaco. La crisi jugoslava ha assegnato alla lingua forti significati simbolici, politici e d’identità nazionale”.[2]

Nell’intento di standardizzare l’uso della lingua, nel 1800 intellettuali serbi e croati[3]portarono parallelamente all’adozione ufficiale, come lingua letteraria, del dialetto štokavo (nell’area serba con la variante ekava e l’alfabeto cirillico moderno, e in quella croata con la variante jekava e l’alfabeto latino).

L’adozione della stessa base linguistica, seppure in due varianti, portò alla ratifica tra serbi e croati di più accordi [4] in cui si sosteneva che i due popoli avevano scelto la stessa lingua, con le sue due varianti, e in cui si stabiliva l’unione del serbocroato-croatoserbo.[5] Questi concetti furono più volte ribaditi, in varie forme ufficiali, fino ai primi anni ’90.

La realtà dei fatti rimase però più complessa. Infatti, le varianti dialettali kajkavae čakava continuarono a venir usate, come pure le varianti ikava, ekavaejekava, a volte sovrapposte alle varianti “ufficiali”.[6]

A seconda delle aree geografiche prevalsero anche differenze lessicali e sintattiche, dovute a differenti influenze linguistiche e storiche. Per esempio i serbi di Vojvodinae Krajina si trovarono a lungo a convivere assieme ai croati nell’Impero asburgico, mentre i croati di Slavonia ed Erzegovina si ritrovarono per secoli, assieme ai serbi, sotto la dominazione turca; esperienze da cui tutti mutuarono varie espressioni culturali e lessicali.

Anche la politica influì sull’uso della lingua: subito dopo il crollo dell’Impero asburgico sloveni e croati si unirono alla Serbia, dando vita al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Spinti dall’afflato unitario i più importanti intellettuali croati, tra i quali l’illustre Miroslav Krleža, introdussero nel loro linguaggio vari serbismi, per simboleggiare con ciò un più forte legame tra i due popoli. Esperienza che però durò poco, perché ben presto i croati cominciarono a lamentarsi delle politiche centralizzatrici e prevaricanti della Serbia e gli intellettuali, in segno di protesta, riadottarono allora le varianti più tipicamente occidentali del croatoserbo.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] L’idea della lingua unitaria serbo-croata era alla base dell’ideologia della fratellanza ed unità (bratstvo-jedinstvo) nella Jugoslavia socialista. Cfr. Bogdanić Luka, op. cit.,pag. 233.
[2] Cfr. Bekar M., Il serbocroato-croatoserbo: una lingua che univa, una lingua che divide?, in “Reset“, 1999.
L’articolo che segue è dell’ottobre del 1999 ed illustra la realtà dell’epoca. Dopo il 2000, con il crollo in Croazia del governo nazionalista dell’HDZ e la morte del Presidente Franjo Tuđman, e con il rovesciamento del regime di Milošević, a Belgrado, la situazione ha subito molti miglioramenti. La realtà attuale (nel 2003 N.d.R.) non ha quindi più certi toni parossistici qui citati, sebbene non sia ancora totalmente superata sul piano culturale. Il testo che segue va  quindi letto come una documentazione su una problematica ed un’epoca, e non come un testo d’attualità.
[3] La lingua letteraria moderna fu fissata ai primi dell’Ottocento per opera specialmente di VukKaradžić (per il serbo) e Ljudevit Gaj (per il croato) che sistematizzarono l’ortografia seguendo un principio rigidamente fonetico: ciò dà luogo a delle alternanze grafiche all’interno della stessa radice (es. sladak “dolce”, mas., slatka fem., dove l’assordimento della –d radicale (sonora) davanti alla k (sorda) nel femminile è reso graficamente).
[4] I più importanti furono quello di Vienna del 1850 e quello di Novi Sad del 1954.
Nell’ “Accordo di Novi Sad” gli intellettuali e i letterati serbi e croati dichiaravano che «la lingua popolare di serbi, croati e montenegrini è un’unica lingua. Per tale motivo anche la lingua letteraria che si è sviluppata sulla base di essa intorno ai due centri maggiori, Belgrado e Zagabria, è un’unica lingua con due pronunce, la ekava e la jekava» Cfr. Bogdanić Luka,op. cit., pag. 233.
[5] La prima dizione era usata comunemente dai serbi, la seconda dai croati.
[6] Per esempio nella Serbia centrale si usò l’ekavo, mentre in quella meridionale prevalse lo jekavo, e l’alfabeto latino si accompagnava talvolta a quello cirillico; nel contempo, nelle zone croate e nelle zone serbe, sopravvisse l’uso di più varietà dialettali.

Il serbocroato-croatoserbo

 Categoria: Le lingue

La guerra cominciò con la grammatica.

«La guerra cominciò proprio così con gaffes grammaticali, una volta sfuggite, una volta volute. Erano tante? Erano poche? Dipende da chi le giudica. Erano volute per dimostrare il nuovo potere indiscutibile e il più democratico del mondo!……

Nella ex repubblica, che ha la costa più bella del mondo, ricca di isole, isolotti, penisole, baie, insenature e il mare  azzurro, verde e mai grigio, un neo ministro dichiarò con voce sonora: “E da oggi in poi la nostra televisione si chiamerà Radio Televisione Croata (applausi)….

Un altrettanto nuovo deputato della regione con maggioranza (o minoranza) serba (chi non contraddice non è un serbo vero) disse: “Io credo che sia più giusto chiamarla Radio Televisione della Croazia, perché nella Croazia non vivono solo i croati, ma anche altri popoli serbi, italiani, cechi, ungheresi, russi”.

“Basta! – (la pazienza croata non è mai riuscita a resistere alla lentezza serbo-bizantina), – si chiamerà come abbiamo deciso Radio Televisione Croata”. Fu una lite che durò almeno due ore in diretta televisiva. In altre lingue non si può nemmeno spiegare dove sta la differenza tra le due denominazioni, dove stava il germe velenoso degno di una lite furibonda, ma poteva essere un dono pagato così poco. Chi sa se quel piccolo e bizzarro regalo poteva mettere una briciola di pace tra serbi e croati della Croazia? Chi sa come avrebbe deciso un uomo saggio?………
Un nuovo ministro augurò felice anno nuovo (1991): “felice anno nuovo croati e croate”, un’altra gaffe, secondo i serbi della Croazia (avrebbe dovuto dire: “felice anno, cittadini della Croazia”)……

Si offesero pure gli ebrei quando un altro nuovo e negligente ministro [1] disse (ma solo per le orecchie prescelte?) che era contento che sua moglie non fosse né serba né ebrea. Gaffe internazionale? Non c’entrava più solo la grammatica».[2]

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] Tuđman, presidente della Croazia (in pubblico!).
[2] Cfr. V. Slaven, op. cit. pp. 82-84.

7 differenze tra professionisti e dilettanti

 Categoria: Traduttori freelance

Specializzazione. Un professionista ha un raggio d’azione ristretto: ciò gli permette di approfondire costantemente le proprie conoscenzee di concentrarsi sull’obiettivo. Trattare dieci argomenti non correlati fra loro significa non acquisire una reale competenza in nessuno di essi.

Accuratezza. Un professionista traduce il senso, non le parole: non ha alcuna paura di trasformare una costruzionenegativa in affermativa,unire frasi o spezzarleper migliorare la fluidità del testo ed eliminare i calchi senza alcuna pietà. Un testo tradotto parola per parola èil primo indicatore del fatto che il traduttore è più concentrato sulla produzione che sulla qualità.

Esperienza e formazione.Una laurea aiuta, ma non è indispensabile. L’esperienza è più importante: da quanto tempo lavora quel traduttore? Che tipo di testi traduce? Ha ricevuto dei feedback positivi dai suoi clienti? Potete starne certi: per essere un buon traduttore non è necessario un curriculum di dieci pagine, ma è pur vero che alcuni risultati si raggiungono solo con l’esperienza.

Tariffe. Un professionista sa quanto vale il proprio lavoro, e non ha paura di chiedere un extra per le urgenze o di abbassare le tariffe in caso di grossi volumi.

Onestà. Un professionista può usare la traduzione automatica come bozza, ma in tal caso si parla di “post editing”– e non più di “traduzione”. È un’attività diversa, che implica tariffe,requisiti e metodi di lavoro diversi. Un professionista non consegna un lavoro di post-editing spacciandolo per una vera e propria traduzione: non è etico, e comunque si nota immediatamente.

Comunicazione. Un professionista è in costante contatto con il cliente. Fa domande, propone nuovi termini da inserire nei glossari esegnala se la memoria di traduzione o il testo originale presentano qualche falla. Se è in ritardo con la consegna se ne assume la responsabilità e avvisa subito il cliente, provando a trovare insieme a lui una soluzione.

Tecnologia. Infine, un professionista sa come usare adeguatamente gli strumenti di traduzione assistita: così facendo, può concentrarsi sulla traduzione e lasciare alla macchina i processi più banali e che è possibile automatizzare.

Fonte: Articolo scritto da Nadia Hidalgo Diaz e pubblicato il 17 ottobre 2017 sul blog di Smartcat

Traduzione a cura di:
Sara Galluccio
Traduttrice editoriale, letteraria, marketing, turismo
Genova

Amicizia e traduzione (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

4. La traduzione di Cathay di Ezra Pound, 1915
Sulla traduzione: una raccolta di quattordici traduzioni di poesia cinese classica insieme a The Seafarer in inglese antico, Cathay rappresenta un testo di riferimento nella traduzione moderna. Per quanto Pound fosse stato accusato di non conoscere davvero il cinese, le sue traduzioni confermarono la potenziale capacità del vers libre di trasportare lo spirito dell’originale. Cathay allargò anche i confini di ciò che la poesia inglese poteva fare e fu il testo che introdusse il pubblico di lettori inglesi alla poesia cinese.

Sull’amicizia: dato che Pound non conosceva quasi per niente il cinese, fece molto affidamento sugli appunti di Ernest Fellonosa, un orientalista americano e specializzato in arte giapponese. Pound non si sarebbe imbattuto negli appunti di Fellonosa se non avesse incontrato la vedova Mary McNeil Fellonosa nel 1913. L’incontro fu fortunatissimo per entrambi: McNeil trovò un poeta in grado di interpretare e riportare in vita gli appunti del marito sulla poesia cinese, mentre Pound, scontento delle traduzioni che aveva letto in precedenza, espresse il suo interesse nel sapere di Fellonosa. Dopo il primo incontro, Pound iniziò una corrispondenza con McNeil e si incontrarono di persona altre tre volte prima di convenire che avrebbe usato gli appunti di Fellonosa per curare l’edizione di un libro sul teatro Nō giapponese e un’antologia di poeti cinesi.

5. Le traduzioni dei grandi classici russi di Richard Pevear e Larissa Volokhonsky, 1990
Sulla traduzione: è una verità (quasi) universalmente riconosciuta che Richard Pevear e Larissa Volokhonsky sono i traduttori autoritari dei classici della letteratura russa. Le loro traduzioni sono state lodate per aver ripristinato le diverse voci e gli stili degli autori da loro scelti. Laddove i precedenti traduttori – in particolare Constable Garnett – avevano appianato la lingua aspra o rozza dell’originale, Pevear e Volokhonsky preferiscono eccedere nel troppo letterale o nel non idiomatico. Hanno vinto numerosi premi per il loro lavoro, compreso il PEN Translation Priza nel 1991 e nel 2002 rispettivamente per la traduzione de I fratelli Karamazov di Dostoyevsky e Anna Karenina di Tolstoy.

Sull’amicizia: si dà il caso che Pevear e Volokhonsky siano stati anche sposati. Sebbene avessero avuto entrambi esperienze individuali di traduzione, cominciarono a collaborare solo dopo un evento fortuito. A metà degli anni Ottanta, Pevear iniziò a leggere la traduzione di David Magarshak de I fratelli Karamazov e un giorno Volokhonsky gli diede un’occhiata: ciò che vide non era affatto il Dostoyevsky che aveva letto e che conosceva nell’originale russo. La coppia decise allora di sperimentare una propria traduzione del capolavoro di Dostoyevsky: completata una prima versione molto letterale della Volokhonsky, il testo passò a Pevear per la revisione dell’inglese. Dopo qualche difficoltà, la loro traduzione fu accolta con grandissimo successo quando venne pubblicata nel 1990. Da allora, si stanno facendo largo a fatica attraverso l’opera russa.

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

3. La traduzione di Edward FitzGerald delle Rubaiyat di Omar Khayyam, 1859-1889
Sulla traduzione: la traduzione delle Rubaiyat di Edward FitzGerald ha avuto un’influenza senza pari sia in termini di rilievo letterario duraturo sia di numero di lettori. Nella traduzione, FitzGerald conserva in maniera straordinaria il modello delle quartine. A parte questo, si prese considerevoli libertà nel sintetizzare e distribuire il contenuto quando lo riteneva giusto e si impegnò a organizzare le strofe sparse dell’originale. Pubblicate per la prima volta nel 1859 ma riviste altre quattro volte nell’arco di trent’anni, si pensò inizialmente che le Rubaiyat fossero una composizione originale e furono lodate all’unanimità da personaggi come Tennyson, Swinburne, Rossetti, Carlyle, Thackeray e Ruskin. Persino oggi, le Rubaiyat di FitzGerald sono ancora la più eminente traduzione del capolavoro di Omar Khayyam.

Sull’amicizia: non sarebbe una forzatura dire che FitzGerald non avrebbe tradotto le Rubaiyat senza il suo caro amico e possibile amante Edward Byles Cowell. Un mentore per FitzGerald, Cowell non solo lo incoraggiò a tradurre ma gli insegnò anche il persiano (e lo spagnolo). Inoltre, Cowell offrì in dono a FitzGerald la sua trascrizione del manoscritto delle Rubaiyat di Sir William Ouseley (che all’epoca era stato scoperto solo da poco nella Biblioteca Bodleiana) e più tardi gli diede una copia del manoscritto stesso.  La loro relazione non fu affatto unidirezionale: FitzGerald intraprese il progetto in parte anche per ringraziare Cowell per averlo aiutato con i suoi primi tentativi di traduzione dal persiano e dallo spagnolo. Le Rubaiyat di FitzGerald sono al centro di questa lista e sono l’esempio di come l’amicizia possa produrre a volte capolavori letterari.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

1. La traduzione della Bibbia di William Tyndale, 1530
Sulla traduzione: Tyndale è la figura più autorevole nella storia della traduzione della Bibbia inglese e fu il primo a lavorare direttamente dall’ebraico e dal greco all’inglese. Difensore degli ideali riformatori, Tyndale cercò di rendere la Bibbia accessibile alla gente comune con una traduzione in vernacolo. Le successive traduzioni inglesi (soprattutto la Bibbia di Re Giacomo), hanno attinto molto dalla prosa di Tyndale il quale ha arricchito la lingua inglese coniando parole ebraico-inglesi come “scapegoat” (capro espiatorio), “passover” (Pasqua ebraica) e “atonement” (Redenzione).

Sull’amicizia: Tyndale ha corso un gran rischio quando ha intrapreso il progetto della traduzione della Bibbia: all’epoca, in Inghilterra era illegale tradurre la Bibbia in vernacolo. Tuttavia, grazie in parte all’aiuto di Martin Lutero, riuscì a trovare un ambiente di lavoro più sicuro in Germania e lasciò l’Inghilterra nel 1524 per continuare la traduzione del Nuovo Testamento. Sebbene possa sembrare un po’ forzato etichettarli come amici, Tyndale e Lutero erano, senza dubbio, coevi e solidali l’uno con l’altro data la loro mutua lealtà nei confronti della Riforma. Inoltre, Tyndale usò la Bibbia di Lutero come riferimento sia per la traduzione che per il commento.

2. La traduzione di Omero di Alexander Pope, 1715-1720 (Iliade), 1726 (Odissea)
Sulla traduzione: tra la miriade di traduzioni inglesi di Omero, la versione di Pope le supera tutte e a buon diritto. Con l’obiettivo di catturare lo spirito e l’energia di Omero, Pope rese l’Iliade e l’Odissea con un vigoroso distico eroico, il suo preferito e con il quale aveva già dimostrato la sua maestria nel poema eroicomico Il ricciolo rapito pubblicato per la prima volta nel 1712. L’Omero di Pope ottenne un successo commerciale e critico senza pari e il guadagno che ottenne soltanto dalla traduzione era abbastanza per sostenerlo in uno stile di vita confortevole.

Sull’amicizia: l’amico di Pope, scrittore di satire e co-fondatore dello Scriblerus Club, Jonathan Swift, fu colui che lo incoraggiò con entusiasmo a intraprendere il progetto della traduzione dell’Iliade. Swift, che giudicava Pope come il più bravo poeta inglese del tempo e che aveva dichiarato che Omero “aveva più talento di tutto il mondo messo insieme”, aveva previsto il potenziale talento dell’Omero di Pope e dimostrò una dedizione notevole nel promuovere sottoscrizioni all’avanguardia. Grazie agli sforzi di Swift, Pope fu in grado di realizzare la traduzione sia dell’Iliade che dell’Odissea, ognuna divisa in sei volumi pubblicati con lo stesso modello della sottoscrizione.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Come l’amicizia ha ispirato molte delle traduzioni pionieristiche della letteratura.

Lo scorso semestre ho seguito un corso di teoria e pratica della traduzione. Come succede nella maggior parte dei corsi, ho assorbito molto di quello che ho imparato, o in maniera impercettibile nella struttura del mio pensiero o come conoscenza messa da parte e da consultare in futuro. Ma a distanza di quasi due mesi, sto ancora pensando all’amicizia (pensate un po’!) legata alla traduzione e mi ritrovo di continuo a ricordare un particolare commento che il professore fece a seguito delle mie riflessioni di fine semestre sulla traduzione:

… non sono d’accordo con te solo su una cosa, che il tuo provare piace nell’ascoltare il lavoro fatto dagli altri membri del corso non abbia nulla a che fare con le riflessioni sulla traduzione. Come l’amicizia nella poesia del Conte di Roscommon o quella legata al componimento/traduzione delle Rubaiyat di Edward FitzGerald, il coinvolgimento con i propri pari ha avuto, talvolta, parecchio a che fare con la traduzione, un profondo attaccamento al proprio lavoro o comunque una decisiva seppur impercettibile influenza…

Vi do un po’ di contesto: stavo per esaurire le cose intelligenti da dire così ho continuato a dichiarare quanto mi fosse piaciuto vedere e sentire i lavori dei miei compagni (un’osservazione che consideravo un po’ troppo frivola per definirla una riflessione). Il professore evidentemente non era d’accordo e, inutile a dirsi, ho finito per cambiare idea.

L’amicizia può avere molto a che fare con la traduzione, in molti modi diversi e in ogni fase del processo, dal momento in cui ci si imbatte in un lavoro tramite la raccomandazione di un amico al consultare un amico in merito alla scelta finale della redazione. Dunque, con il pretesto di considerare la traduzione come un qualcosa di più che un’impresa solitaria, ecco cinque importanti traduzioni che devono parte del loro successo all’amicizia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amore e lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Se il piacere facilita l’apprendimento in generale, come influisce, in particolare, sull’apprendimento delle lingue? Cosa rende unico l’apprendimento di una lingua?

Un sistema linguistico che la mente acquisisce è paragonabile ad un sistema operativo installato ad-hoc per determinati fini (piacere o necessità di qualsiasi genere) e, come tale, ha le sue regole di funzionamento che devono essere apprese piano piano grazie a un costante esercizio. Trattandosi di un intero sistema operativo e non semplicemente di un file contenente informazioni riguardo a una determinata materia, la lingua può essere considerata non solo il fine, ma soprattutto il mezzo dell’apprendimento.

Con l’enunciato “impariamo l’inglese” in verità si intende “impariamo qualcosa in inglese”, perché non esiste l’inglese senza un argomento di cui si può parlare. La lingua, quindi, influisce sull’intero sistema concettuale dell’individuo, che viene arricchito grazie a una nuova visione del mondo portatrice di nuovi concetti e referenti, magari del tutto sconosciuti inizialmente. Non a caso, “Freud aveva intuito in modo inequivocabile che la lingua è di per se profondamente metaforica e direttamente collegata a tutte le diverse componenti dell’intelligenza umana intesa non solo come logico razionale” (Salmon 2012, 27), intuizione che ha spalancato nuove frontiere di studio delle parti del cervello umano adibite al linguaggio, enfatizzando l’ipotesi, poi considerata la più veritiera, secondo la quale il linguaggio è frutto di un’interconnessione di impulsi provenienti da diverse parti del cervello.

Qualora la passione si riveli duratura e le emozioni positive momentanee si consolidino, ecco che l’apprendimento sarà guidato dal sentimento più forte al mondo, l’amore, per la lingua o per qualcosa direttamente collegato a quella lingua, inesauribile fonte di ispirazione e di successo che non tarda a portare benefici non solo a livello mentale, ma anche a livello reale. Tale sentimento, dal punto di vista biologico, non fa altro che facilitare le suddette interconnessioni velocizzando l’interiorizzazione di un altro modo di pensare, destinato a portare miglioramenti esponenziali a tutto il sistema mentale.

Autrice dell’articolo:
Angelica Zagni
Traduttrice ING>ITA  RU>ITA
Ferrara

Bibliografia
Lagreca I. 01/05/2017 Il ruolo delle emozioni nell’apprendimento, Edscuola
Salmon L. 2012 Bilinguismo e traduzione. Dalla neurolinguistica alla didattica delle lingue. Franco Angeli, Milano
Stefanini. A. 2013 Le emozioni: Patrimonio della persona e risorsa per la formazione, Franco Angeli, Milano

Amore e lingua

 Categoria: Le lingue

I motivi principali per cui una persona decide di imparare una lingua sono generalmente legati al lavoro, allo studio o a motivi pratici di comunicazione interpersonale, magari scaturiti a causa di un viaggio. Nel caso in cui una persona decida di imparare una lingua per puro piacere personale, apparentemente senza una vera utilità nel mondo di tutti i giorni, la mente risulta più predisposta e l’apprendimento più efficace. Quello che fa la differenza sono i motivi posti alla base dell’apprendimento: se imparare una lingua entra a far parte del cassetto delle “cose da fare” allora non vi sarà una particolare prospettiva di successo, non al di là dell’obiettivo prefissato dal mondo esterno; se, invece, imparare una lingua entra a far parte del cassetto del “benessere” personale allora l’apprendimento procederà in modo esponenziale, poiché lo sforzo impiegato non verrà percepito come tale. Non a caso, si tende a consigliare alle persone di fare nella vita ciò verso cui sono più inclini, dal momento che è la passione, o in generale il piacere, che guidano l’individuo verso l’eccellenza e il successo.

Ma quali sono i veri benefici del piacere nell’apprendimento in generale?

Innanzitutto, è necessario puntualizzare che non esiste apprendimento senza alcun tipo di emozioni coinvolte: infatti, come è noto, “l’emozione influisce nel processo di apprendimento in quanto agisce come guida nella presa di decisioni e nella formulazione delle idee”(Lagreca 2017). Qualora le emozioni siano negative e l’apprendimento avvenga forzatamente, la persona avrà difficoltà nell’elaborazione delle informazioni ed in particolare nel loro salvataggio nella memoria a lungo termine;questo perché il cervello tende a scartare gli input considerati “inutili” per la crescita e le esperienze future. Al contrario, se le emozioni sono positive, “contribuiscono ai successi nell’apprendimento, all’interiorizzazione di saperi e significati, al miglioramento dell’esperienza personale dell’adulto che apprende e che trasferisce e applica nel proprio ambito professionale i risultati di quanto appreso coinvolgendo le proprie risorse emotive” (Stefanini 2013, 19). In questo caso, le emozioni positive favoriscono il salvataggio delle informazioni nella memoria a lungo termine, informazioni che il cervello percepisce come indispensabili per il benessere.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Angelica Zagni
Traduttrice ING>ITA  RU>ITA
Ferrara

Tradurre i chengyu (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La traduzione libera è consigliata nei casi in cui il chengyu presenti degli elementi culturospecifici, ovvero dei riferimenti unici alla storia, alla geografia e alle tradizioni cinesi.

Unchengyu che riflette un tratto tipico della Cina è 稳如泰山 (wěnrútàishān), che, alla lettera, significa stabile come il monte Tai. Il monte Tai è la più importante delle cinque montagne sacre taoiste della Cina, situata nella provincia dello Shandong. L’espressione idiomatica, quindi, riflette un aspetto geografico prettamente cinese. In italiano, potrebbe essere tradotto con l’idioma essere fermo come una roccia. Lo svantaggio è l’evidente perdita dell’aspetto culturale cinese.

Un altro esempio che riflette le differenze geografiche tra gli Stati è挥金如土 (huījīnrútǔ), che letteralmente significa spendere soldi come terra. Essendo la Cina un Paese di origini agricole, si è dato sempre estrema importanza alla terra, unica fonte di sostentamento per milioni di famiglie. Questo aspetto culturale del Paese si riflette anche nella lingua. Ecco perché molti modi di dire designano elementi geografi e naturali.

Nel Regno Unito, questo chengyu non potrebbe mai essere tradotto alla lettera, perché non riflette le origini, la mentalità e le abitudini della popolazione. A differenza della Cina, essendo stato nel passato una potenza marittima e commerciale, il Regno Unito presenta numerose espressioni idiomatiche che hanno come tema l’acqua. L’idioma cinese che significa alla lettera spendere soldi come terra, in inglese è spend money like water. La parola terra è sostituita da water, che significa appunto acqua.

In italiano entrambi i modi di dire non esistono, bensì vi è il modo di dire avere le mani bucate.

Ci sono, quindi, due opzioni per gli interpreti e i traduttori che si imbattono nella traduzione dei chengyu: traduzione letterale o libera. Sta a loro decidere se voler tradurre più letteralmente l’espressione idiomatica, mantenendo gli aspetti originali della lingua e della cultura di partenza, o, invece, optare per una traduzione libera, che stravolga la frase originale pur preservando lo stesso significato.È senz’altro una scelta difficile e rischiosa. Nel caso della traduzione libera, alcuni esperti sostengono che si si perde traccia della cultura di origine e di quel sapore locale legato ai chengyu. Altri studiosi, invece, credono che adattare il chengyu alla LA sia positivo, in quanto il lettore o l’oratore, ascoltando qualcosa appartenente alla sua cultura, si senta a casa, capisca meglio il messaggio e lo memorizzi meglio. Sta al traduttore e all’interprete decidere quale scelta prendere. L’importante sarà sempre quello di non stravolgere il significato vero ed intrinseco del chengyu, anche proponendo un’immagine diversa ai lettori della cultura e della lingua d’arrivo, e adattarlo al significato complessivo della frase in cui il chengyuè collocato, al contesto e al registro.

Autrice di questo articolo:
Antonella Ercolano
Interprete e Traduttrice ZH <> IT

Tradurre i chengyu (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per poter essere in grado di trovare un corrispettivo idiomatico dalla lingua di partenza (LP) alla lingua d’arrivo(LA) è necessario padroneggiare gli aspetti culturali delle due lingue.

Sicuramente sarà più semplice trovare un corrispettivo idiomatico tra LP e LA per quelle espressioni che indicano concetti universalmente diffusi e accettati. Ad esempio, l’espressione italiana anche i muri hanno le orecchie ha il corrispettivo cinese 隔墙有耳 (géqiángyǒuěr). Il corrispettivo cinese dell’espressione due piccioni con una fava è 一石而鸟 (yìshíérniǎo). L’espressione italiana la pratica rende perfetti in cinese è 孰能生巧 (shúnéngshēngqiǎo). Infine, l’espressione italiana lontano dagli occhi lontano dal cuore è la traduzione alla lettera dell’espressione cinese 眼不见,心不烦 (yǎnbújiànxīnbùfán).

In altri casi, però, potrebbe risultare difficile trovare un corrispettivo idiomatico nella LA. Ciò avviene quando si traducono dei chengyu strettamente legati alla cultura, alla storia e alle tradizioni cinesi che comprendono degli elementi che non appartengono alla cultura della LA. In questo caso, il traduttore o l’interprete dovranno decidere se optare per una traduzione letterale o una traduzione libera.

Per quanto riguarda il primo tipo di traduzione, Nida (1993), nel libro Language, Culture and Translating, afferma che con la traduzione letterale si preserva l’aspetto caratteristico della cultura di provenienza. Il vantaggio della traduzione letterale è la possibilità di diffondere la cultura d’origine dell’espressione idiomatica, pur creando un effetto estraniante nell’ascoltatore o lettore della LA che si trova ad affrontare concetti lontani dalla sua cultura.

In alcuni casi, la traduzione letterale non è adatta, in quanto i parlanti della LA potrebbe non comprendere l’espressione idiomatica. In questo caso, si dovrà adattare il modo di dire cinese alla cultura di arrivo, eliminando il tratto tipico cinese e sostituendolo con quello della LA.

Ad esempio, l’espressione idiomatica cinese 在梦乡里 (zàimèngxiānglǐ) viene utilizzata per indicare l’azione di dormire serenamente. In italiano, l’espressione ha il corrispettivo idiomatico di essere tra le braccia di Morfeo. L’espressione occidentale è diversa da quella orientale, in quanto legata alla mitologia greca (per i Greci, Morfeo era il Dio dei sogni). È evidente, quindi, che una traduzione superficiale o frettolosa potrebbe portare a tradurre l’espressione idiomatica cinese nel modo meno comune e diffuso tra la popolazione della LA, causando fraintendimenti o confusione.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Antonella Ercolano
Interprete e Traduttrice ZH <> IT

Tradurre i chengyu

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione dal cinese all’italiano è un’attività interlinguistica e interculturale molto complessa, non solo per le differenze sintattiche e grammaticali tra le due lingue, ma anche per il divario culturale tra Italia e Cina.

La presenza di elementi culturospecifici, metafore, citazioni letterarie ed espressioni idiomatiche non fa che rendere questa attività ancora più articolata. Il traduttore si trova a ricoprire un doppio ruolo: non solo deve garantire lo scambio linguistico tra parlanti di lingue diverse, ma funge anche da ponte tra culture lontane e differenti.

In questa sede si cercherà di proporre delle strategie traduttive per affrontare uno degli elementi tipici della lingua e delle cultura cinese, i celebri chengyu.Essi rappresentano l’espressione idiomatica cinese per eccellenza. Sono delle brevi espressioni, la maggior parte formata da quattro lessemi, il cui significato complessivo il più delle volte è slegato dal significato dei singoli lessemi che formano l’espressione. Ciò è dovuto prevalentemente all’origine dell’espressione idiomatica. I chengyu sono strettamente legati alla cultura tradizionale cinese e molti di essi derivano da racconti storici, tradizioni popolari e leggende. Se non si conosce il retroscena storico, culturale e sociale legato ai chengyu, essi potrebbero risultare molto difficili da comprendere e, di conseguenza, molto difficili da tradurre.

Ma perché è così importante soffermarsi sulla giusta e corretta traduzione dei chengyu?

Il motivo è semplicissimo. I cinesi fanno grande uso di queste espressioni idiomatiche, anche in contesti formali. Uno dei motivi per cui i cinesi amano usare i chengyu deriva dal fatto che, generalmente, essi non indicano termini molto tecnici o specifici. Anzi, la maggior parte dei chengyu appartiene al gergo quotidiano. Di conseguenza, non è raro per un interprete o per un traduttore professionista imbattersi nella traduzione di queste espressioni.

Ci sono due principali scelte traduttive da prendere quando si traduce un chengyu. Si deve decidere se optare per una traduzione letterale o una traduzione libera.

Un traduttore potrebbe decidere di procedere con la traduzione letterale nei casi in cui il significato complessivo di un chengyu coincide con quello di un’espressione idiomatica della lingua di arrivo. Non diversamente dal cinese, anche la lingua italiana è ricca di espressioni idiomatiche, utilizzate sia nella forma scritta che in quella orale. Il loro uso dà vigore e colore alla lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Antonella Ercolano
Interprete e Traduttrice ZH <> IT

Siamo tutti traduttori…

 Categoria: Strumenti di traduzione

Per un traduttore professionista che lavori in questo settore da decenni, la superficialità con cui oggi molte aziende si approcciano alle traduzioni è veramente disarmante.

Quante volte sentiamo dire: “Ma che bisogno c’è di un traduttore? Io uso Google Translator”.

Effettivamente negli ultimi tempi Google Translator o altri sistemi di traduzione automatica si sono dimostrati un valido aiuto, ma fino ad un certo punto. Pur essendo strumenti utili e veloci da utilizzare, spesso non riconoscono la terminologia specifica di un determinato settore. Tuttavia, questo limite, che può essere considerato uno svantaggio dal punto di vista linguistico, a volte può trasformarsi in un momento di pura ilarità. Per spiegare meglio questo aspetto divertente dei traduttori automatici, vado a ripescare nel passato un esempio di traduzione che se non fosse stata riletta da un essere umano avrebbe potuto creare qualche imbarazzo al cliente. In un contesto puramente tecnico, in cui si parlava dell’installazione di un condizionatore, improvvisamente le istruzioni raccomandavano di “mettere la temporizzatrice sul letto”. Ovviamente una frase del genere si presta a varie interpretazioni, che nulla hanno a che fare con l’installazione del timer sul muro sopra il letto.

Parlando invece di ricette di cucina, come dovrebbe comportarsi un cuoco inglese se nel suo ricettario gli venisse chiesto di “fare a pezzi il faraone e metterlo in forno”? Sembrerebbe più un consiglio adatto ad un serial killer.

Quindi, nonostante il mondo di oggi si stia dirigendo sempre più verso l’automatizzazione, l’intervento umano è ancora necessario, se non altro per evitare brutte figure ai clienti.

Autrice dell’articolo:
Nicoletta Gherardi
EN-IT Translator
Imola (BO)

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

9. Fare il traduttore è un lavoro tranquillo
Assolutamente no. Già essere un professionista indipendente significa essere responsabile di una buona gestione dell’attività. Non abbiamo segretarie, commercialisti, responsabili per la comunicazione e il marketing, nemmeno dei dipendenti che svolgano il lavoro al posto nostro. Dobbiamo farci conoscere, creare, sondare, vendere le nostre prestazioni, tradurre, rispettare i termini (spesso molto stretti, perché – non si sa perché – le richieste dei clienti sono sempre ‘molto urgenti’), redigere preventivi e fatture. In più, un traduttore deve aggiornarsi costantemente: nuove regolamentazioni, tecnologie, software, soggetti di traduzioni. Il traduttore ha, in più, un obbligo di formazione continua in materia di traduzioni giuridiche. Infine, in quanto collaboratore di giustizia, l’Esperto si assume una responsabilità non indifferente traducendo delle dichiarazioni delicate ed esponendosi al rischio di affrontare lui stesso problemi con la giustizia, in caso di errore. La storia della traduzione racconta episodi dove degli errori di traduzione hanno avuto conseguenze catastrofiche: incidenti diplomatici, pazienti ricoverati che hanno subito gravi danni alla salute, persone sotto processo condannate nonostante fossero innocenti. Questi sono solo pochi esempi.

10. Il traduttore si gestisce il tempo come vuole
Sì e no. E se lo fa, ne paga le conseguenze. Certo, in teoria nulla impedisce a un freelancer di dormire tutta mattina o di dedicare parte della giornata ad attività piacevoli, come lo shopping o prendere un tè con le amiche. Anche se, in generale, i professionisti intellettuali preferiscono lavorare presto al mattino, perché la mente è più ‘fresca’. In più, la traduzione non è la nostra unica attività: tempi di consegna da rispettare, persone da (ri)chiamare, preventivi da inviare quanto prima per evitare la perdita di un potenziale cliente, appuntamenti da fissare, e-mail da leggere e risposte da scrivere sono mansioni da svolgere nelle ore ‘d’ufficio’. Può capitare che ci prendiamo del tempo per andare a correre, ma questo tempo è generalmente recuperato durante le ore dei pasti, la sera e, spesso, la notte. Come tutte le libere professioni, e in particolare quando l’ufficio è in casa, la vita privata è fagocitata dal lavoro: non ci sono più orari, serate, weekend o festività (soprattutto per i traduttori/interpreti che collaborano con la giustizia).

Ecco, ora conoscete l’altro lato della medaglia di questo mestiere purtroppo poco conosciuto e, troppo spesso, sottovalutato. Spero che questo articolo vi abbia permesso di apprezzare meglio l’importanza del lavoro di traduzione e questo personaggio un po’ particolare che è il traduttore.

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

6. Traduttore e interprete, è la stessa cosa!
In realtà no. Sono due professioni ben distinte. La differenza principale è che il traduttore traduce un testo scritto, mentre l’interprete traduce un discorso orale. Un interprete deve essere in grado di memorizzare un grande volume di informazioni prima di restituirlo in un’altra lingua, mentre un traduttore ha il tempo di prendere appunti e di effettuare ricerche. Un interprete deve riportare non solo il discorso, ma anche il rispettivo tono della voce e le rispettive emozioni. Un traduttore è anche un autore: è l’autore delle sue traduzioni, poiché riscrive il contenuto dei testi d’origine adattandoli ad un’altra lingua e ad un’altra cultura.

7. Il traduttore può lavorare ovunque
Questa la adoro! Nell’immaginario collettivo, il traduttore – quel fortunato! – ha la possibilità di lavorare in ogni condizione piacevole: seduto al tavolo della cucina – mentre controlla la cottura dell’arrosto e mentre accarezza il gatto, – o al sole, sulla terrazza di un caffé, a bordo piscina o in spiaggia! Nonostante non sia completamente falso che i traduttori sono, generalmente, dipendenti dalle bevande eccitanti (il caffè / il tè ci accompagnano ad ogni ora della giornata), per quanto concerne l’ambiente lavorativo, i traduttori hanno bisogno di una postazione di lavoro adeguata, ovvero comoda, connessa (alla corrente elettrica, alla rete Internet ad alta velocità, alla stampante … ) ed è fuori questione l’idea di stare all’aperto, perché la luminosità del sole sullo schermo ci impedirebbe di lavorare. Abbiamo anche bisogno di una poltrona comoda, di avere i nostri dizionari a portata di mano e di un ambiente privo di distrazioni, perché dobbiamo rimanere concentrati. Ho avuto l’esperienza di lavorare sul tavolo della cucina durante le vacanze (sì, i traduttori lavorano durante le vacanze) e il mio collo e le mie spalle non l’hanno apprezzato. Non proverò mai più nemmeno a lavorare durante i viaggi e sui mezzi di trasporto pubblici.

8. Il traduttore può portare il pigiama tutto il giorno
Lo credete davvero? Ma non è vero! Soprattutto se, come me, Interprete Esperta sotto giuramento, si rischia di ricevere in qualsiasi momento della giornata (e della notte) una chiamata dalla Giustizia per un intervento immediato. In pratica, mi sveglio presto al mattino e faccio in modo di essere sempre lavata/pettinata/truccata/vestita/pronta a uscire.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

3. Le macchine rimpiazzeranno presto i traduttori
Basta effettuare una traduzione tramite uno strumento online gratuito e poi effettuarla nuovamente in senso contrario per rendersi conto di quanto questa idea sia lontana dalla realtà. Nessuno strumento, nemmeno il più sofisticato, potrà mai rimpiazzare il cervello umano. Se siete dei professionisti, tenete a mente che un errore, anche banale, nella comunicazione di un prezzo, un servizio o di condizioni può comportare perdite di tempo e di denaro, disaccordi, affari mancati e perdita di credibilità. Basta un clic per spostare nel cestino una e-mail che potrebbe contenere un’offerta interessante, ma la cui presentazione non ha invogliato il lettore a proseguire nella sua lettura. Una traduzione ‘intelligente’ non comporta la traduzione parola per parola, ma piuttosto si tratta di rendere una frase, un concetto, un’idea in un’altra lingua e – molto importante – in un’altra cultura. É un lavoro di elaborazione, di comprensione del senso intrinseco, di reinterpretazione in un’altra chiave linguistica e culturale. Appassionato di lingue straniere, curioso per natura, un maniaco dei dettagli, il traduttore a volte si tormenta l’anima e tormenta le parole per ottenere un lavoro che sia all’altezza dei suoi standard.
Invece di essere un concorrente, la tecnologia costituisce per il traduttore un aiuto prezioso che arricchisce il suo ambiente lavorativo e che valorizza le sue competenze. Del resto, sono traduttori, copywriter e revisori che contribuiscono allo sviluppo di strumenti tecnologici destinati ad abbattere le barriere linguistiche.

4. Io traduco il testo per conto mio e poi lo faccio revisionare da un traduttore
Questa è bella! Cosa vi fa pensare che uno stagista senza esperienza in traduzione o uno strumento per traduzioni automatiche vi daranno un risultato di una qualità talmente alta che una semplice rilettura da parte di un professionista sarà sufficiente? In generale, revisionare un testo tradotto da una persona che non è del mestiere o – peggio – da una macchina, occupa al traduttore più tempo che tradurre dalla A alla Z.

5. E’ un testo corto, la traduzione occuperà poco tempo!
No. Perché ogni professionista che ama il proprio mestiere si preoccupa di consegnare un lavoro di qualità ottimale, curato fin nei minimi dettagli. Anche perché non sarebbe professionale consegnare al cliente un lavoro scadente, che danneggerebbe la reputazione e la credibilità professionale del traduttore. Succede che una traduzione occupi più tempo di quel che pensavamo (e soprattutto di quel che il nostro cliente pensava). Il tempo per trovare un documento o un’informazione specifica, per effettuare una ricerca terminologica … É per questo che siamo riconoscenti verso i clienti che ci lasciano il margine di tempo necessario per far fronte agli imprevisti e per permetterci di consegnare un lavoro di qualità ottimale.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere

 Categoria: Traduttori freelance

Il traduttore, uno dei mestieri più belli del mondo. In effetti dico spesso di adorare il mio lavoro: ogni giorno è differente, interessante, stimolante … gratificante! E poi, essere traduttori, è libertà! Di viaggiare, di lavorare ovunque, di rimanere in pigiama tutto il giorno. Beh, non proprio …
Come ogni altra professione, e soprattutto in questi casi, quando si lavora per conto proprio, l’attività del traduttore non ha solo aspetti positivi. Spesso ignorate, le responsabilità, le limitazioni e le pressioni sono numerose.
Vediamo le 10 convinzioni più diffuse riguardanti questa figura professionale, che lavora nell’ombra per portare luce alle vostre letture.

1. Il traduttore non ha bisogno di dizionari
Falso. Il traduttore non è un dizionario ambulante. Se deve risolvere una questione riguardante una parola, lo farà in maniera precisa e vorrà sempre conoscerne il contesto. Se non conosce la risposta – un traduttore non è nemmeno un’enciclopedia, – un professionista scrupoloso la cercherà, appoggiandosi a risorse quali i numerosi dizionari tecnici che colleziona, dei glossari, delle basi terminologiche, dei siti specializzati, dei libri, dei forum di discussione dedicati alla traduzione. Poi, se ancora non avrà trovato la risposta, il traduttore contatterà qualsiasi persona, azienda o amministrazione che potrebbe conoscere la soluzione. Per questo mi è già capitato di contattare commissariati di polizia e commercialisti in Italia, un Ufficio Imposte e perfino una farmacia, nel bel mezzo della notte, per avere una traduzione da consegnare il giorno seguente.

2. Ogni persona bilingue può essere un traduttore
Sarebbe come dire che ogni persona che sa scrivere può essere uno scrittore professionista o che ogni persona che sa parlare può essere un oratore esperto. Certo, una persona bilingue sa comunicare nella vita di tutti i giorni, il che va bene; ma non conosce le tecniche professionali della traduzione e questa è la differenza con un professionista di mestiere. Poche persone sanno che un traduttore professionista deve sottoporsi a una specifica e continua formazione. Un traduttore specializzato – in diritto, in ingegneria o in medicina, per esempio – è spesso anche un professionista in diritto, in ingegneria o in medicina, perché, per riuscire a tradurre un testo, deve avere una profonda conoscenza del soggetto di cui si occupa. La traduzione è anche e soprattutto un mestiere che si basa sull’esperienza: come un buon vino, il traduttore migliora col tempo. Infine, un traduttore professionista è affidabile: rivolgendovi a lui, avete la garanzia di un lavoro svolto scrupolosamente, nel rispetto della riservatezza e del codice della professione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Mandarino, giapponese e coreano (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Giapponese
Il Giappone ha 127 milioni di persone a rapporto 2017, un numero che in realtà è diminuito di un milione dallo scorso anno.
La cultura è governata da principi Scintoisti, una spiritualità che abbraccia l’idea che tutto in natura ha un kami, o dio. Di conseguenza, il cambiare delle stagioni è apprezzato, insieme alla salvaguardia dell’ambiente. Il sistema di scrittura giapponese possiede tre diverse serie di caratteri. I primi sono i Kanji, o simboli cinesi utilizzati per rappresentare i sostantivi. I kanji sono utili per discriminare tra gli omofoni (parole che suonano uguali con significato diverso), il che può accadere spesso nel giapponese. Ciò è abbastanza conveniente, giacché coloro che parlano il giapponese e il cinese possono spesso comunicare per iscritto attraverso i kanji.

Gli altri due sistemi sono (grazie al cielo) fonetici: l’Hiragana che è usato per scopi grammaticali, e il Katakana, che è utilizzato per formare parole più recenti e importate dell’inglese o da altre lingue. Dal momento che questi ultimi sistemi sono fonetici, spesso vengono utilizzati per sostituire i simboli kanji nei sostantivi quando lo scrittore lo dimentica.

La pronuncia del giapponese è alquanto semplice per chi parla inglese, poiché ha le stesse vocali (a, e, i, o, u) delle lingue europee, tipo lo spagnolo. Inoltre, esiste un gran numero di vocaboli giapponesi pre-esistenti presi in prestito dall’inglese: rendendo conveniente ad un inglese imparare questa lingua: riuscite a indovinare cosa è l’“aisu kriimu”? Esatto, ice cream (gelato). E che mi dite di “biiru”? Beer (Birra). Simile allo “spanglish”americano, se cercate di pronunciare una parola inglese con un accento giapponese in Giappone, ci sono buone probabilità che potreste essere capiti.

Non è una lingua tonale, ad eccezione del fatto che i significati di alcune parole sono diversi a seconda se vengono pronunciati con un tono basso o alto, ma questo non è così comune come nel mandarino, il che è essenzialmente ogni parola.
Simile al coreano, il giapponese possiede tre gradi onorifici (l’informale, il cortese, e il differenziale) ed è anche una lingua di soggetto-oggetto-verbo. Entrambe le lingue costringono pertanto l’interlocutore a giri di parole rivolgendosi direttamente a qualcuno, una piaga che può fare impazzire un madrelingua inglese.

Parola giapponese per Giappone: 日本 – Pronuncia “Ni-hon”

(…il che, come abbiamo appena esaminato, è un sostantivo, e scritto nello stesso modo che in cinese.)

Dunque, qual è la lingua più difficile?
Ciò dipende veramente dal vostro contesto. Il coreano possiede sicuramente il sistema di scrittura più facile, che può essere imparato in una settimana. Il mandarino possiede la grammatica più semplice: se traducete “Io mangio il riso” parola per parola, la vostra traduzione è corretta, e non esistono onorifici. Il giapponese ha così tanti termini prestati dall’inglese, che aiuta a rendere più facile il ricordarsi le parole, specialmente quando si sta solo imparando. Allo stesso tempo, la grammatica coreana è presumibilmente la più difficile, mentre i toni in mandarino sono notoriamente difficili da sentire per un madrelingua inglese, ed il giapponese è la lingua parlata più veloce al mondo con più di sette sillabe al secondo. Tuttavia, dovuta all’enorme quantità di madrelingua inglese che vogliono imparare il mandarino e il giapponese, ci sono maggiori risorse per queste lingue. Dall’aspetto pratico, chi apprende potrebbero ritenere che la lingua più difficile da imparare delle tre sia il coreano.

Qualunque sia quella che sceglierete di imparare, conoscerne una vi aiuterà inevitabilmente con un’altra nello stesso modo come parlare tedesco aiuta a imparare il francese – non tanto, ma è sempre meglio avere una base.

Fonte:  Articolo pubblicato il 18 Agosto 2017 sul sito Core Languages

Traduzione a cura di:
Marika B.

Mandarino, giapponese e coreano (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Coreano
La Corea, schiacciata tra il Giappone e la Cina nord-orientale, ha una popolazione di 51 milioni di persone (la Corea del Nord ne ha 25 milioni).
Principi tradizionali coreani, fortemente influenzati dal Confucianesimo, pervadono ancora nella vita moderna. Di conseguenza, l’armonia di gruppo, il rispetto, e la famiglia sono al centro dell’importanza nella cultura.

La lingua coreana un tempo era scritta con i simboli tradizionali cinesi, ma è stata pian piano sostituita da un sistema di scrittura fonetico nel XIX e XX secolo. Il coreano è pertanto la lingua più semplice da imparare a leggere e a scrivere tra queste, per cui i principianti della lingua saranno contenti! Ciò che non è semplice è la grammatica o la pronuncia.

Il coreano è una lingua con soggetto-oggetto-verbo, nel senso che invece di dire “Io mangio il cibo,” la costruzione generale è “Io il cibo mangio.” Inoltre, la coniugazione dei verbi varia a seconda della persona con cui l’interlocutore sta parlando (attraverso tre gradi diversi di rispetto), così come il pronome “io” insieme alla scelta del verbo. E come se questo non bastasse, il coreano ha due diversi sistemi di numerazione che sono usati per ragioni specifiche approssimativamente nello stesso modo, e ogni sostantivo assume una forma diversa quando viene conteggiato (un concetto denominato “classificatori”, che possiede anche il giapponese).

In ultimo, sebbene il coreano NON sia una lingua tonale, esiste una distinzione tra consonanti sostanzialmente inaudibile a un orecchio straniero: non importa quante volte un inglese chieda a un coreano di ripetere qual è la differenza tra il suono di una ”g” e una “gg”, probabilmente non lo dirà mai correttamente.

Parola coreana per Repubblica di Corea: 대한민국– Pronincia “Dae-han-min-guk”

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo pubblicato il 18 Agosto 2017 sul sito Core Languages

Traduzione a cura di:
Marika B.

Mandarino, giapponese e coreano

 Categoria: Le lingue

Molti americani pensano all’Asia come a un vago gruppo di nazioni dall’altra parte del mondo, con lingue misteriose e una cultura esotica. Oggi, abbiamo pensato di prenderci un po’ di tempo, per ognuno di noi, per chiarire un pochino alcune di esse. Dopotutto, ogni comunità è un entusiasmante epicentro di cultura e storia, con linguaggi completamente unici, e merita la propria attenzione. Daremo un’occhiata a tre grandi protagoniste dell’Asia: la Cina, il Giappone e la Corea, e onoreremo le loro differenze linguistiche, per poi stabilire quale delle tre sia la lingua più difficile da imparare.

Mandarino
Tutti noi sappiamo che la Cina è il Paese più grande al mondo in termini di popolazione, che sfiora quotidianamente gli 1.4 miliardi totali di persone (seguito strettamente dall’India con 1.34 miliardi di persone). Con così tanta gente deriva una grande varietà culturale in tutto il Paese. Significa inoltre che esiste pure una grande varietà di linguaggio — sapevate che esistono centinaia di dialetti mutualmente incomprensibili di lingua cinese?

Il cinese è suddiviso in sette ceppi linguistici, che sono a loro volta divisi in ulteriori dialetti. Tuttavia, il sistema di scrittura cinese è relativamente consolidato in tutto il Paese, nel senso che una persona che parla cantonese sarà in grado di comunicare con qualcun altro che parla in mandarino solo attraverso un messaggio scritto. Ciò funziona fantasticamente per le comunicazioni transnazionali, ma è molto faticoso per chi impara il cinese come seconda lingua, poiché ogni parola è un’immagine che richiede una memorizzazione mnemonica (al contrario di una scrittura fonetica come l’inglese, nella quale i termini sono pronunciati).

Va anche osservato che il presidente Mao attuò una semplificazione della scrittura in tutto il Paese negli anni cinquanta per contrastare il basso tasso di alfabetizzazione in Cina, un’azione che fu in linea generale efficace. Taiwan e Hong Kong però, non essendo sotto l’influenza di Mao, mantennero il sistema di scrittura tradizionale. Le persone che utilizzano il sistema tradizionale riescono solitamente a leggere la scrittura semplificata, ma nel senso contrario è molto più difficile.

Per finire, i linguaggi cinesi sono tonali, in altre parole se voi parlate con un tono interrogativo (ad esempio, mamma?) in contrapposizione a un tono esclamativo (mamma!)(insieme a molte altre variazioni) ciò può completamente cambiare il significato del termine. Molte lingue nel modo sono tonali, e il mandarino non è di gran lunga il più difficile. Ciò nonostante, quest’aspetto del mandarino è ciò di cui i madrelingua inglesi hanno timore quando imparano; può essere scoraggiante, ma la buona notizia è che la lingua ha davvero poca grammatica ed è facilmente trasferibile dall’inglese.

Parola cinese per Cina: 中国 – Pronuncia “Zhōng-guó”

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Fonte:  Articolo pubblicato il 18 Agosto 2017 sul sito Core Languages

Traduzione a cura di:
Marika B.

Di corse, vecchiaia e figuracce

 Categoria: Problematiche della traduzione

Primo giorno di lavoro in una piccola ma potente azienda metalmeccanica. Premettendo che non avevo neanche vagamente idea di cosa fosse una macchina utensile a controllo numerico. Mi allungano un catalogo italiano-inglese da studiare. Lo sfoglio tutto (poche pagine per fortuna), mi cade l’occhio sulle due parole “run” e “race” in seconda pagina. Mmmh, mah. Ok. Cerco su un sito di traduttori l’espressione “corsa dei punzoni”, ovviamente non c’è traccia né di “run” né di “race” perché il termine è “stroke”. Controllo su altri siti per essere sicura al 100%, “stroke” è la mia parola. Mi faccio la nota sul catalogo e vado avanti.

Pur nella mia ignoranza tecnica il radar linguistico si accende ed individua vari sfondoni: lessicali, ortografici, italianismi. Di tutto un po’. Nel rispetto del lavoro che ha fatto un’altra persona, misurando le parole e in parte minimizzando, faccio presente al mio referente la questione.
“Ah sì? Davvero? Ne abbiamo fatti stampare da poco 3000”. Gulp, ops, cielo! Quei cataloghi sono durati an-ni.
Nei giorni a seguire incontro macchine neonate (newborn) e macchine che invecchiano (aging). Insomma. Metto pezze.

Sottolineo al titolare che se mi fa tradurre il manuale di programmazione di una macchina dall’italiano all’inglese non si ottiene un prodotto neanche vagamente decente tecnicamente, un compito del genere non si può chiedere ad un traduttore. Parole al vento.
Per anni a malincuore, consapevole della battaglia persa in partenza, ho tradotto manuali dall’italiano all’inglese, tedesco, spagnolo e francese. Con mio sommo orrore ed impegno. È stata una sfida, mi ha insegnato molto a prescindere, sono arrivata a crearmi un glossario multilingue di 980 entrate in italiano. Ho dovuto lottare contro tempi stretti (mi occupavo del backoffice commerciale estero oltre che delle traduzioni), contro spiegazioni tecniche approssimative e vagamente reticenti – “cos’è? Vuoi diventare un elettricista?” – per esempio.

Mi pento e mi dolgo dei manuali che sono arrivati ai quattro angoli della Terra per mano mia. Gli ultimi clienti sono stati più fortunati dei primi, in cinque anni ho imparato molto, come vorrei rileggere le prime traduzioni!
Non sono stata professionale pur volendolo in un mondo che di linguistica e traduzione non capisce neanche l’ABC. Potrei scrivere centinaia di buoni aneddoti linguistici, la raccolta si chiamerebbe “S.O.S. Battaglie di una linguista in azienda – come sopravvivere con la dignità quasi intatta”. Spero che qualche datore di lavoro legga e si illumini.

L’autrice dell’articolo ci ha chiesto di restare anonima

Il potere politico della traduzione (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Ed è questo che fa la traduzione: rende la visione di un medico italiano a Lampedusa – una storia in cui la gran parte dei dialoghi stessi sono tradotti dall’arabo e dal dialetto siciliano – accessibile ad un lettore di Newcastle o del Nuovo Messico. In Lacrime di sale, Pietro Bartolo propone quella che ritiene la giusta soluzione al dilemma umanitario europeo, dal momento che la crisi della migrazione forzata è ancora in atto. Non la condivido completamente, ma questo non è il punto: ciò che importa è che grazie alla versione inglese di Lacrime di sale, la sua opinione entra a far parte del dibattito su come dovrebbero reagire i Paesi di destinazione.

Il numero dei profughi accolti dai Paesi anglofoni è relativamente basso rispetto al gran numero non dichiarato di quanti entrano in alcuni Paesi dell’Europa continentale ed ai flussi ancora maggiori in Giordania e Turchia, e quindi è molto importante tenere vivo il dibattito sull’argomento.

Gianfranco Rosi, il regista italiano il cui film Fuocoammare, vincitore di un Oscar,ha documentato il lavoro di Bartolo a Lampedusa, ha detto del film: “Voglio che gli spettatori uscendo dalla salasi chiedano: ‘Qual è la mia posizione verso tutto questo? Cosa posso fare?” Certo, è tanto da chiedere ad un film o ad un libro, e mentre spero che il potente racconto di Lacrime di sale provochi una reazione nei suoi lettori, non ho un obiettivo programmatico rispetto a ciò che esso dovrebbe realizzare.

Forse la mia traduzione delle parole di Bartolo e della Tilotta porterà un lettore da qualche parte a non avere successo nell’apprendimento dell’arabo, ad associarsi, in modo fallimentare, ad un circolo della maglia, o addirittura a riuscire a trovare un modo pratico per essere di aiuto. Forse farà cambiare idea ad alcuni lettori e ne stimolerà altri. Ma anche se Lacrime di sale non spingerà direttamente all’azione i suoi lettori, oggi la voce di Bartolo può essere ascoltata nella sua traduzione inglese, ed è già qualcosa.

Fonte: Articolo scritto da Chenxin Jiang e pubblicato l’8 gennaio 2018 ­sul sito Literary Hub

Chenxin Jiang
Nata a Singapore e cresciuta ad Hong Kong, traduce da italiano, tedesco e cinese.
La sua ultima traduzione è il best-seller internazionale “Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza” scritto dal Dr. Pietro Bartolo e da Lidia Tilotta,  pubblicato da W.W.Norton a gennaio 2018.

Traduzione a cura di:
Daniela Liconti
Traduttrice ING/ITA-FR/ITA
Francia

Il potere politico della traduzione (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Scegliere di fare il medico su un’isola remota è certamente un atto politico, in quanto rende le cure mediche accessibili ad una comunità scarsamente assistita – anche se non era questa la sua unica, o la primaria, motivazione. Tuttavia, quando il numero di migranti che attraversavano il Mediterraneo raggiunse livelli critici, Bartolo si trovò sempre più coinvolto nel dibattito politico sull’identità dell’Europa e l’impegno umanitario. Si tratta di argomenti particolarmente impegnativi a Lampedusa, un piccolo porto italiano geograficamente più vicino alla costa tunisina che a quella siciliana dove i confini tra Europa e Africa si confondono.

Inutile dire che anche la traduzione letteraria è un atto profondamente politico, in quanto rende accessibili testi particolari a lettori particolari trasportandoli oltre i confini linguistici. Spesso noi traduttori difendiamo gli autori ed i libri che traduciamo, ma non sempre pensiamo alla traduzione come ad una forma di difesa politica di per sé, né necessariamente dovremmo. È vero che dare prolungata attenzione ad un racconto complesso o impegnativo rappresenta una dichiarazione politica su ciò che ha valore per noi, ma non leggiamo o traduciamo buoni libri solo o principalmente per l’importanza politica di quell’atto – li leggiamo perché sono talmente buoni che non possiamo farne a meno.

Ciò detto, alcuni libri danno particolare importanza alla dimensione politica del compito del traduttore per via della loro diretta rilevanza politica – e riflettendoci bene, mi accorgo che in passato ne sono stata spesso attratta.

Il primo libro che ho tradotto era un rapporto sulla rivoluzione culturale cinese, un episodio profondamente traumatico su cui si sorvola nelle scuole cinesi e di cui a mala pena si parla a Hong Kong, dove sono cresciuta. La stalla (The Cowshed) di JiXianlin fu, a detta di tutti, il resoconto sulla rivoluzione culturale cinese più letto nel Paese; pensai che dovesse essere reso disponibile anche al pubblico di lingua inglese. Ma, ovviamente, ciò poteva accadere solo se qualcuno lo avesse tradotto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chenxin Jiang e pubblicato l’8 gennaio 2018 ­sul sito Literary Hub

Chenxin Jiang
Nata a Singapore e cresciuta ad Hong Kong, traduce da italiano, tedesco e cinese.
La sua ultima traduzione è il best-seller internazionale “Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza” scritto dal Dr. Pietro Bartolo e da Lidia Tilotta,  pubblicato da W.W.Norton a gennaio 2018.

Traduzione a cura di:
Daniela Liconti
TraduttriceING/ITA-FR/ITA
Francia

Il potere politico della traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Tradurre in inglese le storie dei profughi secondo Chenxin Jiang
Nell’agosto 2015, quando Angela Merkel aprì le frontiere della Germania ai profughi, mi trovavo a Berlino.Per giorni non feci che seguire i notiziari e leggere di famiglie siriane ed altri esuli che fluivano nelle stazioni ferroviarie tedesche.

Un anno dopo mi trasferii a Berlino, disposta a fare ogni possibile sforzo come volontaria per accogliere i profughi. Mi iscrissi ad un circolo della maglia per tedeschi ed immigrati, ma in quanto principiante fui più d’intralcio che di aiuto per gli organizzatori. Feci uno sforzo saltuario per imparare l’arabo da un libro, ma in breve tempo mi ritrovai sempre più impegnata in lavori di archivio e libri da tradurre e la mia riserva di entusiasmo diminuì.

Solo a Berlino c’erano decine di migliaia di profughi: cosa poteva fare chiunque di noi? Non mi era mai venuto in mente che il mio lavoro di traduttrice letteraria – anche dall’italiano, oltre ad altre lingue, in inglese – potesse avere qualcosa a che fare con le cause politiche che mi stavano tanto a cuore.

Poi ricevetti una email da un editore: mi sarebbe piaciuto tradurre un libro scritto da un medico italiano che gestisce un ambulatorio sull’isola di Lampedusa, avamposto dell’impegno umanitario per il soccorso ai rifugiati sulla pericolosa via del mare verso l’Europa? Prima ancora di leggere il libro, dissi di sì. E quando infine lessi Lacrime di sale, ero ancora più elettrizzata all’idea di tradurlo.

Insieme alla co-autrice Lidia Tilotta, il medico di Lampedusa Pietro Bartolo racconta le storie dei migranti che ha salvato: le famiglie separate e riunite, le donne gravide a seguito di stupro, i tragici incidenti in mare. Questi resoconti sono inframmezzati dalla storia di Bartolo, cresciuto a Lampedusa come figlio di pescatori finiti in miseria. Dato che sull’isola non c’era la scuola superiore, il giovane Bartolo venne mandato in Sicilia per avere un’istruzione, per poi tornare sull’isola a gestirne l’unico ambulatorio.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chenxin Jiang e pubblicato l’8 gennaio 2018 ­sul sito Literary Hub

Chenxin Jiang
Nata a Singapore e cresciuta ad Hong Kong, traduce da italiano, tedesco e cinese.
La sua ultima traduzione è il best-seller internazionale “Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza” scritto dal Dr. Pietro Bartolo e da Lidia Tilotta,  pubblicato da W.W.Norton a gennaio 2018.

Traduzione a cura di:
Daniela Liconti
TraduttriceING/ITA-FR/ITA
Francia

La traduzione medica nel XXI secolo (10)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Nona parte di questo articolo

Non possiamo nemmeno approvare ufficialmente la prima cosa che ci passa per la testa. Nel momento in cui viene coniato un termine spagnolo per la parola beta-blocker (non ancora incluso nel DRAE ma sicuramente lo sarà a breve a giudicare dalla diffusione di questo gruppo di farmaci per il trattamento della cardiopatia ischemica e della ipertensione arteriosa), è tanto illogico quanto inutile iniziare a conferire legittimità ad ogni calco diretto come beta-bloqueador o betabloqueador, senza aver analizzato prima dettagliatamente i vantaggi e gli svantaggi degli altri sinonimi il cui uso si alterna con quelli presenti già nelle pubblicazioni scientifiche: bloqueador beta, betabloqueante, bloqueante β, bloqueador-β e molti altri come bloqueante adrenérgico β, bloqueador de los adrenoceptores beta o bloqueante de los receptores adrenérgicos β.

Tutto questo richiede ovviamente una certa conoscenza dei beta bloccanti, del sistema neurovegetativo e del meccanismo d’azione della noradrenalina, non da ora che i dizionari generali iniziano a prendere in considerazione l’idea che possa essere utile aggiungere il termine, ma da venticinque anni, periodo durante il quale tali farmaci si iniziavano ad utilizzare in farmacologia e cardiologia. Per questo, per reagire con prontezza alle necessità neologiche del linguaggio scientifico e farlo con cognizione di causa, il comitato superiore di terminologia di cui abbiamo bisogno dovrà fare affidamento, tra le sue fila e tra quelle dei suoi collaboratori più assidui, su traduttori scientifici professionisti e ricercatori scientifici che esercitano in Spagna e America latina.

Ma non solo traduttori e scienziati, bensì anche terminologi e linguisti. Un  elemento fondamentale come il rispetto delle regole ortografiche di base dello spagnolo è sufficiente a spiegare come mai il nome rifampicina si impose senza problemi tra i medici di lingua spagnola dal primo momento e invece la carbamazepina, mezzo secolo dopo che la OMS rendesse ufficiale nella lingua spagnola il suo utilizzo, non è riuscita a sostituire l’uso della forma carbamacepina. Non dimentichiamo ciò che comporta una circostanza simile, in apparenza curiosa: nel momento in cui si effettua la ricerca della parola carbamazepina in una banca dati elettronica non si riescono a visualizzare tutte le voci corrispondenti a carbamacepina. Dunque, non si ha bisogno solamente di una conoscenza approfondita specifica e del linguaggio scientifico.

La selezione del termine più adeguato per definire un nuovo concetto ci obbliga a ponderare con cura aspetti tanto diversi come la conformità alle norme ortografiche, l’opinione dei professionisti, le caratteristiche fonetiche e grafiche, l’analogia con modelli precedenti, le considerazioni etimologiche o la frequenza d’uso nell’epoca attuale. Solo un team completo di scienziati, traduttori specializzati, terminologi e linguisti d’oltreoceano e non, potrebbe realizzare con successo un progetto simile. Solamente un lavoro di terminologia ben fatto acquisirà l’autorevolezza naturale necessaria a promuovere lo sviluppo di una lingua specialistica comune senza imposizioni né coercizioni.

Naturalmente, non è un sfida semplice. Nessuna delle proposte che ho azzardato in questa relazione lo è. Argomentare in maniera approfondita le ripercussioni linguistiche, scientifiche e sociali dovute all’attuale predominanza dell’inglese come lingua internazionale della medicina; far luce sul problema reale della discriminazione linguistica e attuare le misure necessarie per neutralizzarla; esaltare lo studio del linguaggio scientifico in spagnolo tramite l’introduzione della neologia, della terminologia, della traduzione e della redazione scientifica nel sistema universitario e rinnovare il piano di studi delle facoltà scientifiche, affinché  i medici e i ricercatori di lingua spagnola abbiano a disposizione i mezzi necessari per effettuare un lavoro terminologico adeguato; istituire un comitato superiore di terminologia scientifica riconosciuto da tutto il mondo di lingua spagnola. Realizzare il tutto nel corso della nostra generazione, ovvero entro i prossimi venticinque anni, potrebbe sembrare un’utopia, quasi un’impresa titanica. Pur ammettendo che la realizzazione di quanto affermato finora sia davvero impossibile – che di per sé vuol dire già ammetterlo -  non si può negare che il semplice fatto di fare un tentativo in tal senso potrebbe rivelarsi una sfida davvero appassionante.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (9)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Ottava parte di questo articolo

Pur ammettendo il fatto che avere a disposizione un unico elenco di riferimento valido per tutti i paesi del mondo comporti dei vantaggi, è comunque opportuno adeguare anche la nomenclatura internazionale a ciascuna lingua moderna. La nomenclatura in latino o il ricorso ai simboli sono certamente molto utili a garantire l’uniformità linguistica internazionale ma spesso risultano inadeguati all’uso che si fa del linguaggio in moltissimi contesti, sia a livello orale che scritto: non si può scrivere Canis domesticus ogni volta che si realizza un esperimento con i cani oppure  Homo sapiens ogni volta che ci si riferisce ad una donna incinta.

Concludiamo menzionando una credenza molto diffusa secondo la quale la normalizzazione debba condurre verso un’unica forma ufficiale adottata in tutte le lingue del mondo e debba considerare incorretto tutto ciò che si discosti da essa. Non c’è niente di più errato: una volta che l’uso di un termine normalizzato è stato ammesso, il suo adattamento alle particolarità linguistiche e ortografiche di ciascuna lingua non solo è concesso, ma è addirittura gradito in quanto contribuisce così alla sua diffusione tra i parlanti nativi di una certa comunità. Tradizionalmente è sempre stato interpretato così in varie nomenclature normalizzate (ironia della sorte, tra l’altro, proprio in quelle che hanno riscontrato un successo maggiore nella pratica). Nella nomenclatura anatomica, ad esempio, è corretto usare tanto l’inglese middle cerebral artery quanto lo spagnolo arteria cerebral media oppure la forma latina ufficiale arteria cerebri media.

Un altro errore frequente consiste nel confondere i simboli, identici in tutte le lingue del mondo, con i loro nomi corrispondenti che invece cambiano. Un esempio molto conosciuto in tal senso è quello relativo all’elemento chimico con numero atomico 53 il cui simbolo è “I” in tutte le lingue: ci si riferisce a quest’ultimo sia attraverso il termine spagnolo yodo che attraverso il termine inglese iodine , il tedesco Jod e il francese iode. Gli organi competenti dimenticano tutto ciò quando vogliono impedire a tutti i costi alla comunità scientifica di lingua spagnola di modificare sia i nomi che i simboli delle unità di misura incluse nel sistema internazionale delle unità di misura.

Così, l’inglese meter (ma non yard oinch!) corrisponde alla misura di lunghezza spagnola metro (ma non vara o legua!); l’inglese watt , che si riferisce all’unita di misura internazionale della potenza, coincide con lo spagnolo vatio (il cui simbolo è sempre W); l’inglese coulomb, che si riferisce all’unità di misura internazionale della carica elettrica, coincide con lo spagnolo culombio (il cui simbolo è sempre C); l’inglese hertz, che si riferisce all’unità di misura internazionale della frequenza, coincide con lo spagnolo hercio (il cui simbolo è sempre Hz); o l’inglese ohm, che si riferisce all’unità di misura internazionale della resistenza elettrica, coincide con lo spagnolo ohmio (il cui simbolo è sempre Ω).

La normalizzazione di tutti i tecnicismi in spagnolo è la nostra grande questione da risolvere e, al tempo stesso, una missione ineludibile. La sinonimia e la polisemia, alquanto preoccupanti nei nostri paesi di “scienza tradotta”, esigono la creazione immediata di un ente che abbia l’incarico di selezionare, normalizzare e diffondere i neologismi e i tecnicismi nei paesi di lingua spagnola e che sia capace di reagire prontamente alle necessità del linguaggio scientifico odierno.

Va bene reagire prontamente e integrare i neologismi alla nostra lingua man mano che emergono in inglese, ma bisogna farlo in maniera scrupolosa e sensata. Con riferimento al linguaggio scientifico, non possiamo continuare ad approvare ufficialmente l’uso simultaneo di tutte le varianti di uno stesso termine, sia che circoli attraverso le riviste specialistiche sia attraverso le pagine del web, come accadde con la parola inglese kiwi quando, nel 1992, il DRAE consentì simultaneamente l’uso delle tre varianti del termine: quivi, quiwi e kiwi.

Decima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)