Buone ferie a tutti!

 Categoria: Agenzie di traduzione

Le pubblicazioni riprenderanno con regolarità a partire da lunedì 27 agosto.
Buone vacanze a chi andrà in vacanza e buon lavoro a chi purtroppo dovrà continuare a sopportare questo caldo infernale.

La Redazione del Blog

Bilinguismo e personalità

 Categoria: Le lingue

Tra i vari aspetti del bilinguismo è necessario sottolineare come non sia solo la nostra percezione del mondo, del tempo o dei colori a cambiare, ma addirittura l’intera personalità di un individuo e, con essa, la propria gestualità, il tono della voce e molti altri aspetti. Le persone bilingui sono inconsapevoli di molte conoscenze intrinseche di una seconda lingua: così come si apprende involontariamente il background culturale, anche la personalità si modifica per meglio adattarsi alle caratteristiche culturali della lingua parlata in quel dato momento. Non solo, ma anche le differenze grammaticali, ancora una volta portano a ragionare in maniera completamente differente: il russo dispone di un articolato sistema di verbi in grado di rendere subito l’idea di un’azione ben precisa nella mente di chi ascolta, mentre non è possibile fare altrettanto in italiano, lingua che implica di ricorrere a vari stratagemmi per poter rendere l’idea originale e mantenere l’accuratezza di ogni forma verbale della lingua russa. Si tratta di un semplice esempio per meglio spiegare ogni aspetto in grado di modificare sia la propria percezione del mondo, tanto quanto la propria personalità. Inchinarsi coi giapponesi, non sorridere coi russi, salutarsi con una stretta di mano in Scandinavia sono solo alcuni esempi di differenti background culturali che portano a chi presta attenzione (o chi lo vive quotidianamente) a modificare inconsciamente il proprio agire in funzione della lingua e quindi del parlante a cui ci si trova di fronte.

Queste norme sociali infatti non dipendono esclusivamente dall’evoluzione di una particolare società, ma sono essenzialmente correlate al principio di azione di una lingua piuttosto che un’altra. Chiaramente, in un contesto del genere, intervengono moltissimi fattori; la lingua rappresenta pertanto solamente uno di questi fattori chiave, ma non si deve comunque escludere a priori la lingua quando si analizza una società e, in particolare, la cultura ad essa correlata. ‘Impara una nuova lingua e avrai una nuova anima’ recita un proverbio ceco, a sottolineare come effettivamente esista una correlazione tra lingua parlata e personalità, perché ‘la personalità è individuale, ma non la sua percezione’, determinata in questo caso dalla lingua che si parla e dalla percezione che abbiamo delle altre persone. Tuttavia bisogna ricordare quanto il contesto in cui ci si trova sia fondamentale per determinare l’approccio di una persona, piuttosto che di una lingua, ovvero come le sfumature di un carattere possano passare in secondo piano se una determinata situazione lo richiede, benché molto dipenda anche da diversi fattori quali carattere personale, padronanza della lingua e molti altri.

Autore dell’articolo:
Giorgio Richetta
Interprete e traduttore
Torino

L’orrore quotidiano di chi conosce l’inglese

 Categoria: Le lingue

In quanto traduttore e specialmente insegnante di inglese, non sono mai mancati gli sguardi di ammirazione una volta appreso quale fosse il mio mestiere, da parte di amici, conoscenti e saltuari sconosciuti vari, ma una cosa li ha accomunati tutti: la frase ammirata che mai muta, nemmeno nelle virgole:

“Uh, come ti invidio! Piacerebbe un sacco anche a me saperlo così bene!”

Ovviamente detto sempre e comunque con quella punta di malinconia che dovrebbe farmi capire che proprio lo desidererebbero tanto, ma i loro gravosi impegni (che siano da dirigente, operaio o casalinga) li hanno sempre ostacolati nel conseguimento del tanto agognato obiettivo. Ovviamente i loro occhi diventano sognanti e per quei pochi secondi vedono loro stessi alla ribalta e alla conquista di tutto ciò che non hanno mai potuto fare, perché quello e soltanto quello è il motivo per cui sono così spesso ancorati sul divano a cibarsi di grande fratello.

Solo a quel punto mi lascio andare al più grande sorriso di circostanza di cui sia capace e mi abbandono anche io al mio solito: “beh, se ti interessa fai sempre in tempo a imparare”.

Quello è il preciso momento in cui il malcapitato interlocutore ha improvvisamente la più grande delle epifanie e, come colpito da un fulmine, realizza che nessuna lingua è un dono celeste e che forse per impararla serviranno dedizione, sforzi e soprattutto tempo.

Ma non è questo ciò fa venire i mancamenti a un insegnante.

La vera sfida la offrono coloro che credono di saperlo o che, più semplicemente, ripetono a pappagallo parole sentite da altri, perché ricordiamolo, se lo abbiamo sentito dire da qualcuno, allora deve essere giusto. È anche vero che esiste una aggravante che vale per molti: dire parole a caso in inglese fa sentire fighi, specialmente nelle aziende. Non a caso alcune delle mie lezioni nelle suddette aziende sono state interrotte da un capoufficio che sollecitava l’impiegata di turno a mandargli i forecast per il briefing del meeting sui nuovi trend (ovviamente pronunciando ogni parola esattamente come è scritta, tranne la più celebre meeting). Nella speranza di poter ottenere uno sporadico momento di consapevolezza o di autocritica, ho sempre cercato di ritagliarmi il tempo per spiegare che va bene se vogliono usare una parola inglese come forecast (anche se giuro che ne abbiamo una equivalente italiana), ma che almeno potrebbero sforzarsi a pronunciarla come si deve. /ˈfɔːˌkɑːst/

Nella maggior parte delle occasioni mi bastano un cavallo, un succo e una manciata di neve per scatenare il panico. Perché se soltanto ho l’ardore di dire loro che non si pronunciano ORS, JUIS e ZNOU, come hanno fatto per tanti anni, si affretteranno su di me gli sguardi di chi già mi considera pazzo. Per fortuna in mio soccorso arrivano siti e strumenti che spiegano o addirittura leggono la pronuncia, perché solo allora smetterò di essere accusato di presunzione e dovrò solo farmi strada tra “ma io l’ho sempre sentito dire così” e “la prof a scuola non ci ha mai corretto”.

La morale di tutto questo? Quando si tratta di parole inglesi (o per estensione di qualunque lingua straniera) abbiate il coraggio di dubitare, anche di quelle banalità che nella vita vi sono sempre sembrate certezze.

Autore dell’articolo:
Luca Franceschini
Insegnante/Traduttore EN>IT
Reggio Emilia

Traduzione: non solo questione di parole (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Anche il Linguista Roman Jakobson suggerisce che “tutto sarebbe tradotto in atti di linguaggio”. Per lui, la comunicazione è divisa in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori chiamano “vera e propria” traduzione, cioè la traduzione di un testo da una lingua all’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione Intralinguistica, è più comunemente noto come riformulazione, cioè il tentativo di utilizzare parole diverse della stessa lingua per spiegare un concetto o idea.

Nella vita quotidiana, questa strategia è spesso usata tra due livelli linguistici o tra due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo di tempo. Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, cioè l’uso di un sistema non verbale per rappresentare i segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o l’uso di emoticon nei messaggi di testo per tradurre un’idea sono esempi di questo tipo di traduzione. Di conseguenza, la traduzione equipara, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia sulla scala di significato, e una conversazione sarebbe un atto di traduzione intersemiotica costante, dove ogni interlocutore “tradurrebbe” continuamente per sé il significato di ogni gesto che accompagna le parole che sente. Seguendo la logica del linguista russo, dire che il significato è una traduzione sarebbe possibile.

Una nuova versione del mondo
Nel complesso, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come atto interpretativo in senso lato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nel rimettere in discussione e riappropriarsi del significato degli elementi tradotti. Che la traduzione implica una certa perdita di significato o che porta ad un’aggiunta interessante in termini di semantica, essa dà luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, anche se i teorici concordano sul fatto che una traduzione non può essere perfetta e che è necessariamente incompleta, apre la possibilità della coesistenza e della creazione di nuove soggettività e analisi plurali altrettanto valide delle interpretazioni iniziali, poiché, come ci ricorda Berman, non esiste un originale in termini assoluti, esistono solo traduzioni.

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

La Traduzione, solo da una lingua all’altra?
Per capire l’idea di Berman, dobbiamo concordare sulla definizione del termine traduzione. Da un lato, quello che molti specialisti danno è essenzialmente linguistico: la traduzione sarebbe l’espressione in una lingua di che cosa è stato scritto o espresso in un altro.  Così, invece di considerare ogni situazione quotidiana o qualsiasi atto di comunicazione in cui si decodifica e interpreta un concetto come uno dei tanti aspetti della traduzione, Il poeta e teorico dell’arte Johan Wolfgang von Goethe preferisce separare ciò che egli percepisce come “traduzione”, che si limita a tradurre un testo da una lingua all’altra, di tutti gli altri tipi di riformulazione, parafrasi o interpretazione. Il filosofo, scrittore e traduttore Umberto Eco difende anche la stessa idea, applicando con forza e chiarezza che l’interpretariato non sta traducendo se il trasferimento di discorso ad un’altra lingua non è coinvolto nel processo.

La Traduzione: un atto interpretativo?
D’altra parte, Antoine Berman condivide la concezione che i romantici tedeschi del XIX secolo avevano della traduzione, opposta a quella di Goethe ed Eco, e la definisce in questi termini: stiamo parlando volutamente di traduzione generalizzata: tutto ciò che riguarda la “versione” di qualcosa in qualcos’altro [...] La traduzione, qui, riguarda sia la manifestazione di qualcosa, sia l’interpretazione di qualcosa, sia la possibilità di formulare o riformulare qualcosa in altro modo.

Questa concezione della traduzione permette di affermare che la comunicazione stessa è la traduzione di un’idea. In realtà, l’uso attuale del verbo tradurre riflette questo significato della parola come una riformulazione, come in frasi frequentemente utilizzate come “ho tradotto il mio pensiero nel modo seguente…” “o” non posso tradurre quello che sento”. In questo senso, “ogni comunicazione è in una certa misura un atto di traduzione-comprensione”. Per Steiner, la comprensione è sinonimo di interpretazione e traduzione, dal momento in cui la translation (che significa “azione mossa” o “forma di movimento”) e lo “spostamento” del significato che si verificano durante la decodifica di un’informazione sono presi in conto. Inoltre, da un punto di vista strettamente etimologico, il verbo tradurre deriva dal latino Traducere, il cui significato si avvicinerebbe a “far passare da un luogo all’altro” (la nostra traduzione). Da questa osservazione, Esteban Torre, professore di letteratura e traduzione all’Università di Siviglia, definisce la traduzione come una traduzione, una trasposizione, un passaggio da un luogo all’altro. Infatti, il termine inglese per riferirsi alla traduzione è appunto la traduzione, in cui la nozione di spostamento è molto esplicita.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La Traduzione, per riscrivere il mondo
Se la traduzione è, agli occhi di alcuni, un tradimento, è percepita paradossalmente da altri come una strategia di riscrittura polifonica del mondo, cioè come un processo positivo in cui i sensi e le voci si moltiplicano. Poiché qualsiasi traduzione (comprese le opere originali) sarebbe di per sé la maggior parte del tempo imperfetto, la moltiplicazione delle traduzioni diventa possibile e anche giustificata, come tanti tentativi di approssimare la realtà. Ogni traduzione, invece di essere un’imitazione, costituirebbe dunque una versione, una riscrittura o una correzione di un testo, un pensiero o un evento, una versione che avrebbe quindi un’esistenza pulita al di fuori dell’”originale”.

Rappresenterebbe così una visione alternativa alla visione iniziale, cioè una visione che differisce dalla versione ufficiale o anche egemonica. In questo senso, la traduzione aprirebbe gli orizzonti di un interlocutore, assicurando che “l’originale [è solo] una delle tante possibili versioni ” (la nostra traduzione). Ad esempio, gli adattamenti cinematografici dei romanzi del millennio (la loro “traduzione” nel linguaggio cinematografico) rappresentano in un certo senso una seconda versione di queste opere, ma esistono ancora nel loro diritto e hanno avuto successo considerevole. Le traduzioni francesi dei racconti e poesie di Edgar Allan Poe di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, la cui qualità letteraria è così grande che molti lettori li hanno giudicati ricchi come la loro versione originale in inglese, fornire altri esempi che illustrano bene questa possibilità.

Ancora di più, per alcuni teorici della traduzione, il lavoro tradotto, piuttosto che essere una versione diminuita, costituirebbe solo una “rigenerazione” dell’idea originale che il romanzo stesso cercava di esprimere. Il processo traduttivo potrebbe così dare vita ad una dimensione del testo che non appare nella versione originale e che solo la traduzione rivelerebbe. Secondo il teorico della traduzione francese Antoine Berman, lo scopo di una traduzione non è quello di riuscire a rappresentare l’idea espressa nella parola originale, ma piuttosto di rappresentare l’idea di cui la parola originale stava cercando un approccio senza necessariamente realizzarlo completamente.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La Traduzione come tradimento
La prima domanda che i ricercatori si pongono nel pensare alle implicazioni della traduzione è la seguente: il processo di traduzione impoverisce o al contrario arricchisce il significato desiderato? Per alcuni, la traduzione appare come una rappresentazione mancata dell’idea originale. Secondo lo scrittore Charles Pierre Péguy, qualsiasi traduzione, ogni movimento, porta necessariamente ad una trasformazione ed una perdita di significato in relazione all’originale, che lui chiama “perdita” o “alterazione”. Così, secondo questa concezione, anche se una traduzione o una riformulazione può essere più vicina all’idea originale, non può mai completamente uguagliarla, e questo porta il teologo e filosofo tedesco Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher ad affermare che “se la lettera e il significato sono collegati, la traduzione è tradimento e impossibilità.”

In questo senso, è vero che ci sono quasi tante varietà della stessa lingua come ci sono gli oratori, e una traduzione perfetta richiederebbe che ogni espressione sia tradotta in modo diverso per ogni destinatario. Infatti, il significato dato alle varie espressioni varia probabilmente da un oratore all’altro, cosicché un discorso non significa mai esattamente la stessa cosa per due individui, ciascuno dei quali lo analizza, lo codifica e lo “traduce” secondo le proprie concezioni e definizioni di parole e le proprie sfumature. In questa prospettiva, anche il lettore di un romanzo sarebbe un Traduttore- traditore, dal momento che la sua comprensione personale e soggettiva filtra e modifica il significato che le parole prenderanno per lui. Infine, la realtà stessa non può essere tradotta perfettamente dal linguaggio, poiché le parole sono difficili da tradurre con fedeltà e precisione assoluta i pensieri di un individuo, né questi pensieri possono tradurre con precisione i concetti ai quali si riferiscono. Lo scrittore e teorico della traduzione George Steiner spiega questo fenomeno o perdita di significato come conseguenza dello spostamento di fase iniziale che esiste tra il linguaggio e la realtà, tra la parola e l’oggetto.

Seguendo questa logica, la traduzione perfetta sarebbe impossibile, dal momento che la comunicazione stessa sarebbe un filtro insufficiente. In senso lato, qualsiasi opera originale sarebbe fondamentalmente una traduzione, poiché costituirebbe una traduzione approssimativa di idee in parole. Lo dice il saggista messicano Octavio Paz: ogni testo è unico e simultaneamente, è la traduzione di un altro testo. Nessun testo è del tutto originale, perché la lingua stessa, nella sua essenza, è una traduzione: prima, del mondo non verbale e, in secondo luogo, perché ogni segno e ogni frase è la traduzione di un altro segno e di un’altra frase (la nostra traduzione).

Pertanto, una traduzione (fatta da una lingua all’altra o semplicemente traducendo un’idea con altre parole della stessa lingua) potrebbe difficilmente essere perfetta, poiché è essa stessa la traduzione di una traduzione o una copia di una copia. In questo senso, come potrebbe una traduzione essere vera all’originale se l’originale in se non è allineare alla realtà?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una buona traduzione, anche se deve essere il più fedele possibile al testo di partenza, riesce raramente a corrispondere la qualità di esso in tutti gli aspetti, sembra ovvio. E se qualsiasi processo di traduzione non implica necessariamente una perdita di significato, ma ha invece aggiunto una seconda dimensione al testo, assente dall’originale? Per comprendere la misura in cui un testo può trarre beneficio dalla sua traduzione, il primo passo è innanzitutto quello di considerare la traduzione come un fenomeno che va ben oltre la linguistica, e a constatare che si estende al contrario alla maggior parte delle operazioni di vita quotidiana, come la conversazione che hai avuto con il tuo collega pochi minuti fa o anche capire la frase che stai leggendo in questo momento. Mettere in discussione alcuni dei concetti tradizionali della traduzione, considerando in modo completamente diverso questa disciplina troppo spesso limitata alla linguistica.

Tradurre: concetto noto, non è vero? Molti lo credono, ma niente è meno sicuro. La traduzione ha un significato più ampio del trasferimento di informazioni da una lingua all’altra, e apre molteplici possibilità in termini di significato che superano di gran lunga la relazione con il testo originale. Così, una moltitudine di definizioni distinte e talvolta contraddittorie coesistono per la traduzione. Ad esempio, all’interno della comunità di traduttori e teorici di traduzione, molti non sono d’accordo con le distinzioni (o anche l’esistenza di distinzioni) tra le nozioni di traduzione e quelle di interpretazione. Nel suo più ampio senso scientifico, la traduzione può essere concepita come un atto interpretativo che permette di presentare diverse versioni valide della realtà proponendo una riscrittura e una riappropriazione dei concetti che si cercano di tradurre. Ma cosa significa realmente la traduzione?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Come posso farmi notare? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Un argomento che ritorna regolarmente nelle conversazioni e a cui finora durante la formazione si è prestata poca attenzione: i software di traduzione. Secondo uno dei colleghi, “uno strumento CAT è certamente un vantaggio, se non un requisito per i neotraduttori.”

I PM hanno altresì precisato che preferivano collaborare con traduttori abituali. “La lealtà deve essere reciproca e se veniva violata, per esempio, nel consegnare in ritardo senza avvisare, nel non rispondere prontamente alle mail (non entro 2 ore), o semplicemente nel non essere contattabile senza preavviso, ero piuttosto incline a tralasciare quel traduttore. Tuttora, nelle poche occasioni in cui ho qualcosa da esternalizzare, applico ancora questa regola.

Oltre ai PM hanno risposto anche dei free lance che ogni tanto esternalizzano del lavoro. “Non ho un’agenzia, ma a volte esternalizzo del lavoro e talvolta inevitabilmente a traduttori che (ancora)non conosco. Spesso chiedo la prova di una traduzione che hanno fatto in precedenza. Inoltre, un buon sito web/ampio profilo Linkedin è sempre un valore aggiunto. La delusione maggiore: colleghi che chiedono tariffe ridicolmente basse o che non traducono nella loro linguamadre.”

Personalmente, se esternalizzo del lavoro, preferisco lavorare con colleghi che conosco di persona, da riunioni di traduttori o riunioni di rete. Poiché gli si affida più volentieri un incarico,se si conosce la persona che si cela dietro il nome. Per questo motivo consiglio a tutti i neotraduttori di prendere l’iniziativa e farsi conoscere nel mondo della traduzione.

Oltretutto lavoro di fatto esclusivamente con persone che hanno ricevuto una seria formazione in traduzione. Le persone che per conoscenze sono state “introdotte” nella professione devono venire elogiate molto bene dai colleghi, altrimenti ritengo che non vale la pena rischiare, anche se onestamente devo dire che una formazione in traduzione non sempre è una garanzia.

Spero che questa mia sintesi possa essere utile al neotraduttore per entrare a far parte presso delle serie agenzie di traduzione. Non farti imbrogliare, non farti sottopagare e se hai dei dubbi su una agenzia o un cliente, chiedi consiglio in rete o a un collega più esperto. Buona fortuna!

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Un altro collega, anch’egli ex PM, ha risposto: “Nella mia carriera, non ho mai giudicato traduttori dal loro indirizzo e-mail. Durante la prima selezione valutavo attentamente la formazione, l’esperienza e i risultati di una breve traduzione di prova. Dopodiché è solo una questione di dare un primo incarico e in concreto considerare la qualità e l’andamento della collaborazione, poiché quest’ultima è tanto importante quanto la prima.”

Una collega con molti anni di esperienza, titolare di un’agenzia, ha affermato: “Anzitutto controlliamo se ci sono errori nella mail. Quando ancora selezionavo freelance usavo sempre la stessa traduzione di prova. Un breve testo sorgente con 4 errori. Una parte della prova consisteva nel verificare se il traduttore indicasse e/o correggesse gli errori. Stile, abilità linguistiche, ecc. si possono imparare, l’attitudine al lavoro è più difficile da cambiare!” Questo mi ha fatto ricordare un’anziana proprietaria che lavorava nella ristorazione, quando ero giovane. Metteva spesso soldi in più nella cassa, per poi vedere se ciò veniva segnalato. La sincerità è la cosa migliore, diceva.

Un altro collega ancora mi ha detto: “Valutiamo la formazione, la specializzazione, gli anni di esperienza, per il resto ci interessano principalmente: le tariffe, le tariffe per traduzioni urgenti, la velocità di traduzione, la disponibilità al di fuori degli orari d’ufficio. Gli hobby, ecc. sono meno importanti, ma a volte indicano una specifica conoscenza/padronanza. Mettiamo il caso che tu sia un’appassionata velista (per esempio), allora potresti benissimo fare delle traduzioni sull’argomento. (Nota però, non sto scrivendo che lo si possa fare direttamente…)”

Un altro titolare di agenzia ha risposto dicendo: “Se in base all’esperienza, alla specializzazione e alle tariffe adeguate inseriamo qualcuno nella lista dei “contattabili”, allora certo, valutiamo la qualità della traduzione. Sebbene la perfezione sarebbe l’ideale, non ci contiamo e capita raramente- così quasi tutto viene revisionato in sede. Ciò fornisce una valutazione qualitativa: il lavoro consegnato può venire revisionato entro termini che consentono di ottenere un eccellente prodotto finale e senza dispendio di tempo (e quindi denaro)? In caso affermativo, allora è stata soddisfatta una condizione preliminare. Rispettare le scadenze (fondamentale), essere regolarmente disponibili per lavori urgenti (ottimo). Voler approfondire la specializzazione, magnifico. Mi pare che sia tutto. Flessibilità reciproca, fatturare e pagare puntualmente, buona collaborazione tra i project manager e i traduttori,direi che questo completa il quadro.”

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cosa valutano allora i PM e gli impiegati delle agenzie di traduzione?

  • Ci sono errori nella mail?
  • È una mail diretta a una specifica agenzia o è un mailing di massa?
  • In che modo il traduttore ha trovato l’agenzia: sito web, su suggerimento, ex collaboratori?
  • Come si presenta il curriculum? Esperienza lavorativa, conoscenza degli strumenti CAT?
  • Specializzazione: la specializzazione è adatta alla relativa agenzia? Le agenzie di traduzioni giuridiche raramente hanno lavoro per un traduttore medico, tanto per fare un esempio.
  • Il traduttore ha un proprio sito web? Come si presenta? C’è della buona informazione?
  • Il traduttore è su LinkedIn o altri social? È una persona reale? Perché sì, anche questo capita molto spesso, truffatori che si fingono traduttori.
  • Se il traduttore indica una referenza, l’agenzia di solito la contatta.

Superata positivamente la valutazione si passa alla trattativa: in alcuni casi, si fa una traduzione di prova, che poi viene valutata e se viene approvata e ci si accorda sulle tariffe, si può incominciare a lavorare. Personalmente, come traduttrice, prima della traduzione di prova mi accordo sulle tariffe, perché è un vero peccato fare una traduzione di prova e solo dopo accorgersi che la tariffa che viene proposta è ben al di sotto della propria.

Una breve parentesi sulle traduzioni di prova: ci sono diverse opinioni a riguardo. Personalmente sono disposta a fare una traduzione di prova (gratuita), però mai più di 300 parole. (A meno che non si tratti di un libro, in quel caso voglio fare qualcosa di più per dimostrare maggiormente le mie capacità). Inoltre, mi accordo sempre di fare la traduzione di prova in un momento a me opportuno. Cosi evito di fare una traduzione sulla quale poi l’agenzia ci guadagna. Lavorare gratis, non fa per me … Le traduzioni di prova per i clienti diretti della mia attività sono molto meno frequenti e necessarie, ma a volte anche lì propongo io stessa una traduzione di prova, se qualcuno esita perché ritiene che la mia tariffa sia troppo alta. Poi gli dico “confronta pure il mio lavoro con quello di un traduttore più economico.”Il più delle volte ottengo comunque l’incarico, con la mia tariffa.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Socio A.T.I. n. tessera 246
Cortale (CZ)

Come posso farmi notare?

 Categoria: Traduttori freelance

Stimolata da un post su Vertalerskoffiehoek* riguardo i CV e un dibattito all’Accademia di traduzione di Maastricht, durante la quale uno degli studenti ha chiesto su cosa le agenzie di traduzione valutassero un nuovo traduttore, ho posto talvolta le seguenti domande a PM (project manager) e titolari di agenzie di traduzione: Su cosa valutate un nuovo traduttore? Quali requisiti sono essenziali?

Cosa considerate se volete assegnare un incarico a un traduttore? Quando guardo la quantità di mail che io stessa ricevo quotidianamente da traduttori che vogliono lavorare per me, di primo acchito divento matta. Proprio come uno dei PM con cui ho parlato, anche a mio avviso l’uso di un account Hotmail è assolutamente da evitare. Anche se come traduttore sei agli inizi, puoi facilmente scegliere un altro provider. Hotmail è utilizzato da così tanti spammer e scammer, che per molte agenzie di traduzione è diventato il primo criterio di selezione.

Un collega ha detto: “Quando ero PM valutavo CV. Credo che un’alta formazione in traduzione e una rilevante specializzazione fossero una prova di competenza, ma un po’ ci si perde nei dettagli.  Arrivano veramente tantissimi CV”. Quindi la cosa importante per un traduttore, è conoscere “il canale di selezione”. Molte agenzie hanno un sistema di registrazione online. Prima bisogna compilare un modulo, poi si verrà ricontattati. La maggior parte delle agenzie neanche rispondono alle candidature spontanee, semplicemente perché ricevono giornalmente tantissime false mail.

Altre cose da evitare assolutamente nelle mail inviate alle agenzie di traduzione:
- “Ciao caro/a” come intestazione. Oppure“Caro/a,”. In breve, l’intestazione deve essere corretta.
- Contenuto troppo generico: “Offro ottima qualità”. Certo, lo facciamo tutti. Almeno, è quello che tutti crediamo.
- Non esprimere la motivazione. Dite perché potreste essere il candidato ideale, in che cosa e dove vi siete specializzati, tutti punti fondamentali.
- Non prestare attenzione alla grafica. Nessun paragrafo, nessun spazio vuoto, non si va a capo. Tutti aspetti a cui le agenzie prestano attenzione.
- Nessun riferimento ad un proprio sito web o LinkedIn.
Una mail del genere inviata da un traduttore, finisce dritta nel cestino. Eliminata! Perciò così non va bene. Quando un’agenzia riceve una candidatura e si supera questa prima verifica, iniziano di solito una ricerca sul candidato, il suo sito web, la sua presenza sui social, il suo profilo LinkedIn. Google è il nostro alleato migliore!

* (Gruppo FB per traduttori professionisti)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Riflessioni sulla traduzione in Yiddish (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

<  Seconda parte di questo articolo

La traduzione, l’adattamento o il «tradattamento» della cultura yiddish sono diventati componenti centrali della sua stessa esistenza. In un certo senso, è stato così fin dall’immediato dopoguerra, a partire dalle antologie di Irving Howe e proseguendo con la macchina traduttiva di Bashevis Singer. Negli ultimi cinquant’anni la traduzione dello yiddish ha seguito gli usuali modelli di conservazione, allineandosi o con il survivalismo di Howe o con l’universalismo di Bashevis e trovando di rado una via di mezzo. Tuttavia, con lo sviluppo delle pubblicazioni digitali e delle nuove piattaforme web, si ha la sensazione che sia giunto il momento di pensare al di là di questi modelli e di prendere in esame nuove direzioni per la traduzione della letteratura yiddish.

Lo yiddish si può trovare in molti nuovi contesti, che superino potenzialmente certi vincoli istituzionali e di mercato. Potrebbe essere possibile muoversi oltre i progetti di salvataggio per riflettere sulle conseguenze culturali e accademiche della traduzione. Uno degli obiettivi potrebbe essere quello di trovare qualche modo per evitare le continue, apologetiche affermazioni sull’importanza della lettura degli scrittori yiddish e sul loro diritto a un posto nei programmi di pubblicazione dei principali organi di stampa letteraria. O forse non abbiamo tradotto le cose giuste, o collocato i testi nei contesti opportuni. È ora di pensare con, ma anche senza, quel senso di «catena precaria» della conoscenza letteraria yiddish, di concepire tali sfide come essenziali a ogni traduzione e, invece di lamentare questo fatto, di immaginare la frattura generazionale come un’opportunità creativa.

In geveb si accinge a diventare un forum in cui sia possibile esplorare tali sfide, un’opportunità per superare i precedenti modelli di traduzione dello yiddish e per guardare al futuro della traduzione stessa. Anche al fine di riflettere sul primo anno accademico di pubblicazione di nuove traduzioni da parte di In geveb, nelle prossime due settimane presenteremo una serie di saggi di traduttori e studiosi di lingua yiddish sul procedimento traduttivo, sulle possibilità dei testi yiddish in altre lingue e sulle contingenze culturali e accademiche che si manifestano nella traduzione della letteratura yiddish. Questi saggi, pur riconoscendo il senso di declino inevitabile evidenziato da Howe, tentano comunque di rivelare o scoprire nuove metodologie e nuovi mercati per lo yiddish in traduzione.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Saul Noam Zaritt e pubblicato il 1 maggio 2016 su In Geveb

Traduzione a cura di:
Bianca Bertola
Traduttrice Editoriale
Torino

Riflessioni sulla traduzione in Yiddish (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

In tale contesto, la traduzione è per Howe una forma di salvataggio inadeguata ma necessaria: un anello della «catena precaria». I traduttori, nonostante i loro limiti, possono effettuare interventi tardivi per salvare alcuni resti dello yiddish, oggi trasposti in inglese per i posteri, e per lasciare eventualmente un segno su una nuova esperienza ebraico-americana del dopoguerra.
Quasi cinquant’anni dopo, l’impulso ad archiviare e a recuperare continua a essere la «difesa» più comune del progetto di traduzione della letteratura yiddish. Lo Yiddish Book Centre porta avanti la sua opera di salvataggio promuovendo la traduzione di quelli che ritiene essere testi perduti. La traduzione è anche diventata una parte centrale degli studi dello yiddish.

In un recente saggio per In geveb. A Journal of Yiddish Studies, Hana Wirth-Nesher ha sostenuto che «la ricerca sulla letteratura e la cultura yiddish è quasi interamente condotta in inglese», mentre Mikhail Krutilov indica in un altro saggio i sempre più numerosi contributi in ebraico, tedesco, polacco, russo, spagnolo e molte altre lingue. La stessa In geveb pubblica in inglese, e a volte in inglese e in yiddish allo stesso tempo, ma mai soltanto in yiddish. Accanto a queste traduzioni accademiche, lo yiddish compare talvolta come elemento di  sostegno al giudaismo post-etnico, [i] oppure, secondo le parole di Isaac Bashevis Singer, come «cosa figurata»,[ii] sotto forma di nostalgia degli immigrati o come una specie di «yiddish di Broadway».

Perfino mentre la rivista Forverts continua a produrre grande giornalismo in yiddish e gli studiosi ammettono che la padronanza di questa lingua è un aspetto essenziale degli studi yiddish,si riconosce sempre di più che lo yiddish come forza culturale oggi vive sotto il segno della traduzione. Al di fuori del mondo chassidico (e sempre di più anche al suo interno), lo yiddish viene affiancato da una seconda lingua: non esiste un teatro yiddish senza sottotitoli, e non esiste letteratura yiddish senza la stampa accademica, sostenuta dalle organizzazioni yiddish no profit.

[iii] Un concetto teorizzato dal professor Shaul Magid, secondo il quale la nuova identità ebraica americana dovrebbe oggi fondarsi non più un senso di appartenenza etnica, legata al sionismo e alle conseguenze dell’Olocausto, bensì religiosa. Si veda qui
[iv] Si tratta probabilmente di un riferimento al discorso tenuto dall’autore in occasione della vincita del Premio Nobel. Si veda l’ultimo paragrafo

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Saul Noam Zaritt e pubblicato il 1 maggio 2016 su In Geveb

Traduzione a cura di:
Bianca Bertola
Traduttrice Editoriale
Torino

Riflessioni sulla traduzione in Yiddish

 Categoria: Servizi di traduzione

Introduzione
Alla Conferenza annuale dell’Associazione di Studi Ebraici nel dicembre 2015, la nostra rivista In geveb ha organizzato una tavola rotonda intitolata «Fartaytsht un farbesert1 [i] Tradurre lo Yiddish nel 21esimo secolo». Questo saggio è il primo di una serie di considerazioni a opera di traduttori e studiosi della lingua yiddish ispirate da quella discussione. È possibile leggere l’intera serie qui.
Nel 1970, riflettendo sul proprio progetto di antologia poetica in collaborazione con Eliezer Greenberg, [ii] Irving Howe commentava così il futuro della traduzione della letteratura yiddish:

Quella che abbiamo costruito qui è a tutti gli effetti una catena culturale. Il primo anello unisce i traduttori inclusi nell’antologia a me, che in questo campo sono un dilettante con una conoscenza molto limitata della tradizione ebraica e abbastanza limitata della lingua yiddish. Poi si va da me a Greenberg, un poeta yiddish navigato, e infine, naturalmente, da lui all’intera tradizione yiddish. È una catena terribilmente precaria, che può essere spezzata in qualsiasi punto. Dunque il problema del futuro della traduzione dallo yiddish all’inglese non è di trovare persone che conoscano il significato delle parole o che le sappiano cercare nel dizionario, ma di avere a disposizione, in un momento in cui la maggior parte degli ebrei sta gradualmente abbandonando lo yiddish, un corpo di esperti che desiderino mantenere viva la tradizione e che posseggano il senso dell’atmosfera e delle associazioni culturali legate alla lingua, in modo che chiunque voglia imbarcarsi in un lavoro tecnico di traduzione abbia una risorsa a cui rivolgersi per controllare e confrontare il proprio lavoro. Per certi versi, naturalmente, questa è oggi una proposta tragica, ma lo è anche, a quanto sembra, la situazione da cui tale proposta scaturisce.

Howe richiama qui un vecchio problema della storia letteraria ebraica, un problema dall’orizzonte apocalittico: yeridas hadoyres, il declino delle generazioni. Questo concetto rabbinico descrive la crescente distanza dalla rivelazione divina e il declino dell’autorità spirituale con il passare del tempo: le generazioni precedenti erano molto più vicine alla fonte,e custodiscono dunque una conoscenza superiore che andando avanti diventa sempre più difficile, se non impossibile, da trasmettere, ma anche da accedere. Nel caso dello yiddish, questa sensazione di declino è accentuata secondo Howe a causa dell’evidente decimazione della lingua – dovuta alla morte di antenati trascurati e inascoltati ­­– e a causa della percezione di Howe stesso dell’inevitabile cancellazione di quella cultura dopo l’Olocausto, dovuta a una sorta di estinzione naturale, a un’assimilazione cieca e, cosa che per Howe è la più insidiosa, agli impulsi distruttivi della nostalgia.

[i] Espressione yiddish che significa «tradotto e migliorato».
[ii] Il critico letterario Irving Howe e il poeta e traduttore Eliezer Greenberg hanno curato insieme cinque antologie dedicate alla letteratura yiddish; è probabile che l’autore si riferisca qui al volume uscito intitolato A treasury of Yiddish poetry, Holt, Rinehart & Winston, New York 1969.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Saul Noam Zaritt e pubblicato il 1 maggio 2016 su In Geveb

Traduzione a cura di:
Bianca Bertola
Traduttrice Editoriale
Torino

Anche lo svago vuole la sua traduzione (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’ultimo esempio che vorrei portare alla vostra attenzione è tratto dal videogioco Fallout 3. Durante una missione secondaria il protagonista esplora le rovine di una stazione metropolitana, e vi trova dei sopravvissuti mutati dalle radiazioni, durante un dialogo uno di questi sopravvissuti termina il suo discorso con una frase ad effetto: “Karma è una vera str**za”. Questa frase sarà sfuggita ad un po’ di persone, poiché è un modo di dire tipico dei paesi anglosassoni oltremare, “Karma is a bitch”. Nonostante l’espressione sia molto colorita, qui purtroppo il messaggio non passa per niente nella resa in italiano, sembra quasi che venga insultata una persona di nome Karma.

Ai tempi quando giocai questo titolo mi domandai confuso chi fosse questa persona di cui né io né il protagonista sapevano chi fosse. Personalmente un: “Il Karma fa proprio schifo”, avrebbe sortito un effetto migliore con un risultato non troppo volgare. Con questi esempi non voglio assolutamente puntare il dito contro chi ha fatto questi lavori, di certo non c’è nulla di incomprensibile al 100%, anche se in alcuni casi il contenuto rischia di sembrare confusionario. La mia è semplicemente una critica costruttiva affinché in futuro vi sia una maggiore attenzione dei contenuti di questi passatempi che sono sempre stati visti dall’alto al basso. È giusto ricordare che nella maggior parte dei casi odierni gli errori più numerosi sono sviste di disattenzione e che la fruibilità del testo ne è intaccata solo in piccola percentuale.

Ciò nonostante è ancora più giusto ricordare che bisogna fare particolare attenzione a non intaccare l’immedesimazione di un giocatore o di un lettore, poiché le conseguenze potrebbero essere molteplici, ci si può ridere sopra, o nel peggiore dei casi addirittura fare cattiva pubblicità al prodotto. Come si può fare quindi per evitare di incorrere in questi problemi? Dal mio punto vista, quando possibile preferisco godermi un videogioco o un libro in lingua originale, anche se riconosco che non tutti abbiano la pazienza o il tempo di imparare una nuova lingua, come può essere l’inglese, ed è per questo che la figura del traduttore ricopre un ruolo importantissimo, poiché fa da tramite, o da porta volendo citare la mia professoressa di versione, tra due mondi: un’opera e un appassionato.

Articolo di:
Matteo Grande
Traduttore ING-TED>IT –IT>ING
Varese

Anche lo svago vuole la sua traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Videogiochi, libri delle correnti fantasy e fantascientifica e giochi da tavolo sono ormai parte integrante della vita di noi appassionati. Sfortunatamente i sopracitati metodi di svago vengono bistrattati e considerati passatempi da bambini, nonostante diversi studi abbiano dimostrato come, ad esempio, l’età media dei videogiocatori superi i trent’anni. C’è anche da riconoscere che parecchi di questi passatempi provengano dall’estero, e di conseguenza la maggior parte di essa ha come lingua di partenza l’inglese. È quindi necessario l’impiego di traduttori affinché un determinato prodotto sia fruibile anche a chi non mastica un lingua straniera.
Vi sono tuttavia dei lavori che sono stati conclusi in modo grossolano, e questo sfortunatamente è un problema poiché rischiano di andare a minare un’esperienza che è unica del suo genere.

Gli esempi sono diversi, ma è anche giusto dire a priori che tali errori sono minimi sotto certi aspetti, ciò nonostante rischiano di spezzare la continuità di un momento di svago. Tra i primi esempi che vorrei citare ce n’è uno riguardante il videogioco Grand Theft Auto V, durante una missione due protagonisti rubano una moto, e in inglese parlano del veicolo con il termine “bike”, sfortunatamente il termine è stato tradotto con “bicicletta”. Si può capire che un episodio simile possa creare una leggera confusione, in quanto sia strano parlare di un veicolo, e guidarne uno completamente diverso. È bene aggiungere però che un fatto simile possa essere scusabile, forse chi ha tradotto non ha avuto il sostegno audiovisivo, fatto non così raro, per un’ottima resa. Un altro esempio viene questa volta da un gioco da tavolo, Warhammer 40 000, gioco famigerato per avere avuto dei manuali con una pessima resa in italiano. Oltre alle regole vi sono anche delle storie di guerra per dare più profondità ad un gioco con diverse pubblicazioni nei decenni passati. In questa particolare storia un ufficiale dà il fatico ordine ai suoi uomini, “give them all we’ve got!”, in italiano è stata tradotta “dategli tutto ciò che avete!”.

Questo è forse uno degli esempi più lampanti, se ci immaginiamo la scena abbiamo questa battaglia e proprio nel momento catartico in cui le armi stanno per fare fuoco salta fuori questa frase, è chiaro che un episodio simile possa suscitare particolare ilarità anche nel lettore meno appassionato. Mi ricordo la prima volta che lessi questo racconto passai una mezz’ora buona a scherzare con un mio amico su come i soldati si mettessero a lanciare il loro portafoglio e il loro orologio in direzione del nemico. Ci si può rendere conto che una traduzione simile sia problematica, e come ho scritto sopra anche le regole contenevano qualche imprecisione accendendo diversi dibattiti tra i giocatori, il risultato alla fine è stato che durante i tornei era molto consigliato avere i manuali in lingua originale al fine di capire al meglio le regole.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo di:
Matteo Grande
Traduttore ING-TED>IT –IT>ING
Varese

Tradurre l’intraducibile

 Categoria: Servizi di traduzione, Traduzione di siti web

La lingua è cultura, è lo specchio dell’evoluzione di un popolo in un determinato contesto storico e sociale, è legata ad esso da una connessione imprescindibile. La lingua cambia, è dinamica, sempre in movimento si adatta alla realtà e a sua volta modifica essa stessa la realtà, la plasma dando un nome alle cose. È la nostra lingua che crea la nostra Weltanschauung, la nostra visione del mondo ed è diversa per ogni lingua e ogni popolo. La lingua ha il potere di costruire e di comunicare, ovvero, trasmettere un messaggio dal pensiero alle parole, da un codice linguistico in un altro. Per questo, anche la traduzione è comunicazione ed è efficace solo quando il messaggio arriva a destinazione. Ma come si fa a comunicare termini intraducibili? Spesso si tende a commettere l’errore di considerare termini e concetti come sinonimi. La realtà linguistica è ben diversa, soprattutto nel campo della traduzione. Il termine è l’elemento lessicale, la parola, mentre il concetto è l’essenza della cosa, l’idea. Per questo, quando traduciamo da una lingua in un’altra, non sempre possiamo trovare il termine esatto che descrive un concetto. Esistono concetti racchiusi in parole che ci sembrano “intraducibili”, cioè parole che non hanno un’equivalenza con alcun termine in un’altra lingua, soprattutto se appartengono ad una sfera molto più profonda del sentire e dell’immaginazione di una cultura. Il primo passo per la traduzione dopo la comprensione è l’interpretazione per questo comprendere e tradurre una lingua non significa imparare termini, ma acquisire concetti. Come lo spleen inglese che non si può di certo tradurre banalmente con milza, lo chutzpah ebraico o la Zweisamkeit tedesca che si può tradurre maldestramente con solitudine a due; la saudade portoghese, una nostalgia particolare avvicinabile forse solo all’Heimweh tedesco, e tantissime altre parole che non trovano un riscontro esatto nella lingua di ogni giorno perché frutto di una specifica cultura. Parole cariche di matrice ideologica come human rights e democrazia hanno una connotazione diversa in regioni del mondo differenti come il Medio Oriente e l’estremo oriente, in cui vigono assetti socio-politici diversi dall’Occidente o fondati su valori religiosi estranei ai nostri. Ma la sfida della traduzione è proprio riuscire a comunicare il concetto, il senso che si esprime in una lingua e trasferirlo in un’altra cercando di riferire la stessa immagine o lo stesso sentimento. Non esiste nulla di completamente intraducibile. Schopenhauer riteneva che si arriva a possedere una lingua quando si ha la capacità di tradurre in questa non solo libri, ma se stessi. Forse la cosa più bella di conoscere più lingue è proprio quella di trovare in un’altra lingua un termine per qualcosa che nella tua madrelingua non saresti mai stato capace di dire con le parole.

Articolo di:

Gabriella De Rosa

Traduttrice EN-ITA DE-ITA

Salerno

Le insidie della traduzione letterale

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quanto spesso ti è capitato di leggere un libro di un autore straniero? Lo leggi in versione originale o tradotto nella tua lingua madre?  Hai mai pensato a quante opere letterarie sarebbero sconosciute ai più senza il lavoro dei traduttori, che aprono a tutti il mondo virtuale creato dalle pagine dei libri? La traduzione letterale è un arte; essendo creatività, è del tutto incompatibile con il letteralismo.  Quindi che cosa accade? Il traduttore si trasforma improvvisamente in un vero e proprio scrittore, con il compito di riscrivere il libro daccapo per i lettori della sua lingua. Ovviamente, senza il ‘dono dello scrittore’, questo compito non risulta semplice. Ecco perché i traduttori considerano questo tipo di traduzione una delle più difficili della professione. Non può essere paragonata ad una traduzione per delle trattative d’affari, dove le frasi ufficiali devono dare l’informazione che l’altra persona si aspetta. È diversa dall’interpretariato, dove è importante rispondere rapidamente con delle parole esatte, ma dove l’armonia della frase è un fattore secondario.  La traduzione letterale, in qualunque lingua, deve preservare interamente l’atmosfera della storia e lo stile dell’autore.

A proposito, ci hai mai pensato? Ogni volta che hai espresso la tua ammirazione verso uno scrittore straniero, stavi in realtà elogiando le capacità del traduttore che ha reso il testo nella tua lingua. Rendere il testo fruibile e interessante, conservare lo stile originale e rispettare l’idea dell’autore fanno parte delle abilità del traduttore. Ogni traduttore deve padroneggiare la teoria e la pratica della traduzione letterale per tutta la vita. Non è un mistero il fatto che la traduzione letterale abbia differenti caratteristiche e che nasconda, ovviamente, molte insidie.  Per prima cosa, la totale assenza di letteralismo. Questo tipo di traduzione non deve essere letterale e non deve avvenire parola per parola. Questo fattore è  da sempre causa di disaccordo tra studiosi e traduttori.

In secondo luogo, la traduzione di aforismi e frasi idiomatiche.  Anche se quest’ aspetto è in realtà meno complicato di quanto possa sembrare a prima vista, richiede un vocabolario vasto e la disponibilità di un dizionario specializzato. Un’altra insidia è l’uso delle parole per creare umorismo. La presenza di umorismo o ironia nel testo di partenza rende il processo di traduzione molto più interessante. Il traduttore deve essere abile a mantenere il tono ironico voluto dall’autore. Infine, un’altra insidia è la conformità di stili, culture ed epoche. In questo caso, il traduttore letterario si trasforma in ricercatore. Tradurre un testo di un’epoca o di una cultura diversa può risultare difficile se si ha una scarsa familiarità con esse. Il discorso non cambia: un buon traduttore deve avere talento. Perchè, senza talento, non riuscirà mai a creare dei testi che suscitino piacere e meraviglia nei propri lettori.

Fonte: Articolo scritto da Arsenii Shack e pubblicato nell’ottobre 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Marco Liguori
Traduttore e Adattatore
Napoli

Il modo migliore per imparare una lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Il risultato? Quando ho iniziato a parlare russo la mia idea di perfezione si è lentamente sgretolata e il mantra “pensa prima di parlare” è diventato un’abitudine, un ostacolo. Ero bloccata, sudavo freddo, avevo troppe cose da collegare prima di poter aprire bocca. Pensavo che non ce l’avrei mai fatta e con questa idea ho trascorso i primi due anni di università. Poi, improvvisamente, all’inizio del terzo anno, ci hanno comunicato l’arrivo di alcuni studenti e docenti russofoni, che avrebbero trascorso con noi l’intero anno accademico. In più, uno dei docenti, Vasilij, ci avrebbe dato delle lezioni extra di russo, nel pomeriggio.

Una volta partito il corso, sono andata alla prima lezione e poi a quella dopo e a quelle dopo ancora. Quelle ore preziose hanno cambiato il mio approccio non solo verso il russo, ma verso tutte le lingue in generale. In quell’aula spoglia e piccola, senza strumenti tecnologici, Vasilij mi ha insegnato quello che nessun altro mai mi aveva insegnato: a sbagliare. Imparare sbagliando, questa era la sua formula. Non era importante se stessimo imparando uno scioglilingua o i nomi degli animali o a descrivere la nostra città. Dovevamo parlare, dire tutto quello che ci passava per la testa, senza fermarci e senza aver paura di fare errori. E se sbagliavamo, beh, una risata nel bel mezzo della lezione non poteva farci che bene.

Con Vasilij ho imparato che la perfezione non esiste, in nessuna lingua, se non nella nostra mente. Funziona un po’ come la vita: non si può apprendere niente se prima non si sbaglia.
Da quel momento in poi ho iniziato a parlare russo nel vero senso della parola. Anzi, i termini che tuttora ricordo meglio sono quelli che ho confuso per altri, suscitando, a volte, l’ilarità generale.

Ho trasferito quanto avevo appreso con il russo all’inglese, contaminandolo. Mi sono buttata, ho reciso il cordone del pensiero. Ora parlo e basta, e mi sento molto meglio. Sono più sicura di me e apprendo di più. Quando sbaglio qualcosa e una persona madrelingua me lo fa notare, ne sono felice, perché so che farò tesoro di quella correzione per tutta la vita.
Vasilij è andato via, ma nel frattempo siamo diventati amici. Non vive in Italia, né in Russia. Vive in un altro Stato, dove sono andata a trovarlo. Lui parla sette lingue, io tre. Usiamo quelle in comune per parlare, a volte tutte insieme nella stessa frase. Facciamo errori. E ci ridiamo su.

Articolo di:
Chiara Perrone
Laurea magistrale in Traduzione Tecnico-Scientifica e Interpretariato (Russo e Inglese)
Lecce

Il modo migliore per imparare una lingua

 Categoria: Le lingue

Ho sempre amato le lingue straniere, sin da quando ero una piccola studentessa. Mi sono presa cura del mio giovane inglese, l’ho accudito e mi ci sono immersa, cercando di cogliere tutte le sue incantevoli sfaccettature, di rispettarne i suoni, di non fare errori…In pratica, di essere perfetta. Crescendo, questa mia personale convinzione è stata confermata negli anni del liceo, quando raramente si concedeva spazio agli errori (questo, purtroppo, in tutte le materie). “Pensa prima di parlare” non era solo l’incipit del ritornello di una canzone famosa in quel periodo, ma anche il mantra che seguivamo tutti prima di esprimerci in inglese. Non volevamo fare figuracce davanti agli altri compagni e, soprattutto, davanti alla nostra professoressa, l’oracolo del sapere.

Poi mi sono iscritta all’università. Lingue, per l’appunto. In quel momento ho dovuto scegliere un’altra lingua da abbinare al mio inglese “perfetto” e ho deciso di seguire il mio amore per Dostoevskij, scegliendo il russo. Da quel giorno è cambiato tutto.
Tanto per cominciare, la prima amara scoperta: il russo ha le declinazioni, come il latino. Nominativo, genitivo, dativo, accusativo, strumentale, prepositivo. Ciò significa che imparare la traduzione di un nome non è sufficiente, non è strettamente univoca.

A complicare le cose, i verbi di movimento: ad esempio, se in italiano posso chiedere ad un amico “dove stai andando?” indipendentemente da dove si trovi o da che percorso faccia, in russo non è così. “Andare”, infatti, si traduce in quattro modi diversi: идти(idti), ходить(chodit’), ехать (echat’),ездить (ezdit’) e ogni tipo di traduzione ha un utilizzo specifico. È a piedi o su un mezzo di trasporto? Il movimento è unidirezionale oppure no?

Un terzo elemento di confusione è poi la distinzione tra i due aspetti del verbo, imperfettivo e perfettivo, il cui corretto utilizzo è di fondamentale importanza per il senso della frase. Dire «Ячиталакнигу»(Jačitalaknigu) non equivale a dire «Япрочиталакнигу»(Japročitalaknigu): in entrambi i casi la traduzione in italiano è “ho letto il libro”, ma in russo c’è una differenza, poiché nel primo caso il verbo indica una progressione (ho passato tutto il giorno a leggere il libro, ma non l’ho finito), mentre nel secondo indica un’azione fatta e finita (ho letto il libro e ho finito di leggerlo).

Non parliamo poi della lettura del cirillico, della declinazione dei nomi propri di persona (“Ma Chiara si declinerà oppure no?”) e del fatto che per dare del “Lei” in russo bisogna dire Вы(Vy), ossia “Voi”.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo di:
Chiara Perrone
Laureata  in Traduzione Tecnico-Scientifica e Interpretariato (Russo e Inglese)
Lecce

Le “traduzioni” assurde dei titoli dei film

 Categoria: Servizi di traduzione

Quei traduttori incompetenti…
Ogni due per tre sugli schermi dei cinema polacchi danno un film in lingua straniera, il cui titolo nella versione polacca fa ridere. Di solito ci accompagna una sensazione di piacevole vanità, un senso di superiorità nei confronti dei mitici traduttori che non sanno nulla di inglese (molto spesso), e che sicuramente ne sanno meno di noi. Ovviamente basta un attimo di riflessione per capire quel fenomeno che effettivamente porta alla creazione delle seguenti liste di “titoli tradotti terribilmente”.

Il cinema è innanzitutto un business
E’ vero che ci sono dei titoli che non rendono in alcun modo il significato originale e neppure, il che è peggio, la trama o il senso dell’opera cinematografica. E quindi divertono solamente o non piacciono (più raramente), comunque destando sempre un’emozione nei destinatari. Tuttavia, si può scommettere quasi al 100%, che i poveri traduttori non abbiano nulla a che fare con questo. Qualsiasi cosa si pensi del cinema, il suo scopo principale è quello di creare profitti. Per questo i titoli polacchi, dai quali traiamo tanta gioia, devono innanzitutto influenzare il potenziale spettatore, tentarlo. Li creano gli specialisti selezionati dal distributore e nella maggior parte dei casi non seguono le motivazioni filologiche.

Non tutti i titoli dicono la verità
Come in qualsiasi azienda, anche nel settore cinematografico ci sono prodotti migliori o peggiori, anche a livello dei titoli. Ci sono diverse strategie di marketing, chi decide, raramente sceglie una traduzione fedele all’originale (per esempio Dawnotemu w Ameryce (Tempo fa in America) di S. Leone, originale Once Upon a Time in America, CzułeSłowa (parole dolci) di J.L. Brooks, originale Terms of Endearment, oppure OjciecChrzestny (il padrino) di F.F. Coppola originale The Goodfather), altre volte viene leggermente modificato (per esempio Djangodi Q. Tarantino, originale DjangoUnchained, oppure Bravehearth – WaleczneSerce (cuore impavido) di M. Gibson, originale Braveheart, ma ci sono anche titoli in versione originale (per esempio Pulp Fiction di Q. Tarantino oppure Gran Torino di Eastwood). E alla fine ci sono le perle di cui si parlava in questo articolo:

Szklanapułapka (Trappola di vetro) di J. McTiernan– originale Die Hard
ElektronicznyMorderca (Assassino elettronico) di J. Cameron – originale Terminator
Orbitowaniebezcukru (Orbitare senza zucchero) di B. Stiller – originale Reality Bites
WirującySeks (Sesso vorticante) di E. Aldorino – originale Dirty Dancing
Za wszelkącenę (Ad ogni costo) di C. Eastwood – originale MillionDollar Baby
W rytmiehip-hopu (A ritmo di hip-hop) di T. Cater – originale Save the Last Dance
Włamanienaśniadanie (Una rapina per colazione) di B. Levinson – originaleBandits

Alla fine vale la pena di rendersi conto di una cosa: la traduzione di film (dei sottotitoli) è un’arte difficile che, principalmente per ragioni economiche, di recente ha subito una recessione ed è un eccellente soggetto di riflessione. E su questo argomento si può avere qualche riserva sui traduttori, sul loro laboratorio filologico. D’altra parte, i problemi sopra descritti con i titoli dei film sono tutt’altra cosa. In questo caso i traduttori sono “puliti”.

Fonte: Articolo pubblicato sul blog del sito dell’agenzia ABC Tłumaczenia

Traduzione a cura di:
Anna M.K. Tempesta
Dott.ssa in Lingue e Culture per la cooperazione internazionale
Romentino

10 consigli per imparare una lingua

 Categoria: Le lingue

Se imparare una lingua vi sembra molto difficile, ecco 10 consigli che dovrebbero facilitarvi il lavoro.
Siamo in molti a non avere il dono delle lingue e l’apprendimento di un altro idioma può rivelarsi un vero calvario. Ecco 10 consigli dati da un sito di apprendimento delle lingue online, Babbel, che saranno di aiuto prezioso.

Sapere ciò che vi motiva
Imparare una lingua prende tempo e bisogna quindi trovare una motivazione che vi permetterà di  dedicare tempo e non rinunciare. Se si vuole imparare una lingua, il peggior nemico è il dilettantismo.

Un’immersione linguistica
Consultare i media, ascoltare musica…
Anche immergersi nella cultura è importante quando si impara una lingua. Come precisa il sito Babbel: “ricordatevi che la cosa migliore che possa succedere quando provate a parlare una lingua straniera è che vi risponderanno in quella lingua”. Perché una conversazione è già la più bella delle ricompense.

Un compagno con cui parlare
Imparare con qualcuno permette di conversare, ma introduce anche un certo spirito di competizione che non nuoce all’apprendimento.

Imparare è utile
Imparare una lingua è un vero  e proprio valore aggiunto quando si può utilizzare. Non serve a niente se è solo un ornamento al vostro intelletto. Anche se per praticare alcune lingue bisognerà veramente a volte manifestare molta creatività.

Divertirsi
Non bisogna avere paura di utilizzare questa nuova lingua in modo divertente cantando, scrivendo o parlando di argomenti comici.

Ritrovare un’anima infantile
Non prendendosi sul serio e non avendo paura di fare errori, avanziamo molto più velocemente nell’apprendimento di una lingua. Accettare di non sapere tutto e che si può sbagliare è comunque una delle chiavi della riuscita.

Uscire dalla comodità
Accettare di mettersi nelle situazioni che possono essere scomode è assumersi rischi. Questi saranno ricompensati ancora cento volte. È l’effetto di uno dei modi più veloci di fare dei progressi e acquisire ciò che chiamiamo intuizione della lingua, sia sapere spontaneamente ciò che suona bene.

L’ascolto come chiave di volta
Familiarizzando con i toni di una lingua, la dominerete più facilmente.

Imitare gli altri
Pronunciare correttamente una lingua dipende anche dalla mente e dal fisico (sia la posizione della lingua, delle labbra e della gola). Imitando i suoni e i gesti eseguiti dal locutore nativo padroneggerete più velocemente la pronuncia.

L’auto conversazione
Non avete nessuno con cui parlare? Niente vi impedisce di monologare nel vostro angolino. È gia, in sé, molto utile.

Fonte: Articolo scritto da Muriel Lefevre e pubblicato il 14 ottobre 2014 su Le Vif-actualité

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Studentessa in lingue

Imparare le lingue è importante

 Categoria: Le lingue

Oggi, molti paesi, ad eccezione dei paesi anglosassoni, hanno colto l’inderogabile importanza di imparare le lingue straniere. Tale apprendimento avviene ad un’età sempre più bassa al fine di dare oggi competenze linguistiche alle nuove generazioni che potranno trarne beneficio domani. Oltre tutto, le motivazioni di tale consapevolezza sono state provate.

Innanzitutto, nell’ambito della salute, in questi ultimi anni sono stati condotti numerosi studi che hanno dimostrato i benefici dell’apprendimento delle lingue straniere. In effetti, è consigliato iniziare questo apprendimento già in giovane età poiché ciò facilita lo sviluppo cognitivo del bambino ed è benefico per la sua crescita. Le persone capaci di parlare una o più lingue straniere sono dotate di un’ottima memoria e di un migliore senso di analisi. Inoltre, certe malattie, come l’Alzheimer per esempio, sono per lo più diagnosticate più tardi nelle persone che hanno imparato una lingua straniera. Queste persone sono anche meno esposte al rischio di soffrire di disturbi del comportamento.

Consapevoli dell’importanza di padroneggiare delle competenze linguistiche per la loro vita professionale, da diversi anni sono sempre più numerosi gli studenti che partono all’estero nel corso dei loro studi. Per cui, il loro numero aumenta del 12% al livello mondiale ogni anno. Difatti, le aziende sottolineano la necessità di conoscere più lingue. Pertanto è fortemente raccomandato saper parlare un’altra lingua. Certe persone sono convinte che imparare una lingua straniera abbia contribuito in maniera rilevante alla loro carriera professionale.

Per concludere, un’altra ragione per migliorare l’apprendimento delle lingue straniere riguarda l’ambito sociale. In effetti, quando si viaggia, è sempre preferibile saper parlare la lingua del paese nel quale ci si trova, soprattutto se si desidera essere autonomi. La popolazione locale sarà più disposta ad accogliervi e a dialogare con voi. Le persone bilingue riescono meglio ad individuare e a comprendere le differenze culturali rispetto alle proprie.

I paesi anglosassoni, come il Regno Unito o gli Stati Uniti, sono ultimi in classifica poiché l’inglese fa parte delle lingue più parlate al mondo. Tuttavia, nonostante la riduzione del fondo dedicato alla formazione in lingue straniere, il numero di studenti americani che partono all’estero è fortemente aumentato. Ciò pone in evidenza che imparare una lingua straniera è oggi cruciale se si desidera aumentare le proprie chances.

Fonte: Articolo scritto da Mabel Duran Sanchez e pubblicato il 21/12/2015 su Trusted Translations

Tradotto dall’inglese al francese da Clara Misset e ripubblicato il 21/01/2016 sul sito Veille Cfttr

Traduzione dal francese all’italiano a cura di:
Diringbin Sandrine
Dott.ssa magistrale in giurisprudenza madrelingua francese e mediatrice
Cassano d’Adda (MI)

Serbo e Croato

 Categoria: Le lingue

Serbo-croato, croato-serbo, serbo o croato, croato o serbo, sono denominazioni diverse di una stessa lingua che presenta particolarità fonetiche e particolarità lessicali.

Discordanze Fonetiche
Oltre al diverso riflesso della vocale protoslava “jat” (ě), alla quale si è già accennato, vi sono altre differenze fonetiche fra serbo e croato:

La velare aspirata h è poco sentita dai Serbi e al posto suo, quando non cade, si usa spesso la labio-dentale sonora v : kuvati(cucinare),suv(secco) perkuhati,suh. Al posto del prefisso uz i Serbi hanno, talvolta,  il prefisso arcaico va: vazduh(aria), vaskrsnuti(risorgere) per uzduh, uskrsnuti. Il serbo mantiene talvolta l’antico nesso št e non lo continua, come per il croato, in ć: sveštenik(sacerdote), opština (Comune), per svećenik, općina. Nel serbo la r in fine di parola cade sovente: takođe (parimenti), veče (sera) per također, večer. Al posto di una t i Serbi usano talvolta la ć prepalatale: prolećni (primaverile) per proljetni. Dove poi emergono maggiormente le variazioni fonetiche, dipendenti da civiltà, tradizioni e sensibilità linguistiche diverse, lo è nell’adattamento di voci straniere. È così che, per es., mentre in certi nomi propri croati appare la consonante b, in quelli serbi figura la consonante v: Babilon-Vavilon, Bizant-Vizant. Analogamente si ha una k in croato ed una h in serbo nei tipi di voci kirurg-hirurg, kršćanin-hrišćanin; oppure si ha una z in croato e una s in serbo nei tipi di voci konzul-konsul, perzijski-persijski, etc.[1]

Discordanze Morfologiche e Sintattiche
Non numerose, ma caratteristiche anche le discordanze morfologiche e sintattiche.
In serbo l’infinito del verbo tende a sparire completamente e ad essere sostituito con da + indicativo.[2] Si hanno così, per es.: la forma del futuro ja ću da dođem (io verrò) per ja ću doći (croato) o la forma di imperativo nemoj da govoriš (non parlare) per nemoj govoriti (croato).

I sostantivi non concordano spesso nel genere e mentre i Croati usano le forme del maschile per svezak (fascicolo), arhiv (archivio), teorem (teorema), i Serbi hanno le corrispondenti forme al femminile, quindi  sveska,arhiva, teorema, oppure, viceversa, al posto del croato pojava (fenomeno), c’è il serbo pojav.

Nei verbi presi da lingue straniere i Croati usano la desinenza –irati e i Serbi - isati oppure – ovati, quindi grupirati (raggruppare), bombardirati (bombardare) di fronte a grupisati, bombardovati.

Discordanze Lessicali
Le discordanze maggiori appaiono nel lessico:

ITALIANO CROATO SERBO
Aceto Ocat Sirće
Alfabeto Abeceda Azbuka
Asciugamano Ručnik Peškir
Calcio Nogomet Fudbal
Calzolaio Postolar Obućar
Cassa Blagajna Kasa
Cinematografo Kino Bioskop
Concorso Natječaj Konkurs
Fabbrica Tvornica Fabrika
Farmacia Ljekarna Apoteka
Forbici Škare Makaze
Ora Sat Čas
Pane Kruh Hleb
Pomodoro Rajčica Paradajz
Segretario Tajnik Sekretar
Università Sveučiliste Univerzitet
Borsa Torba Tašna
Telegrafo Brzojav Telegraf
Telegramma Brzojavka Telegram
Treno Vlak Voz
Piano Kat Sprat
Settimana Tjedan Sedmica
Isola Otok Ostrvo
Musica Glazba Muzika
Orecchino Naušnica minđuša

Dagli esempi sopra riportati appare evidente la tendenza più spiccata del croato a favore dei «calchi», laddove  il serbo preferisce i «prestiti» e, in generale, la maggior refrattarietà, ai prestiti, del croato (cfr. i nomi dei mesi, esemplati su quelli latino-greci in serbo, ma di origine slava in croato); inoltre i termini di origine greca, particolarmente quelli di uso ecclesiastico o i nomi propri, provengono in serbo direttamente dal greco (quindi presentano la forma fonetica che avevano in questa lingua nel Medioevo), mentre in croato penetrano attraverso la mediazione latina, ed hanno quindi la forma fonetica che il latino aveva preso all’inizio dell’era cristiana (es. Croato Barbara, serbo Varvara; croato Betleem, serbo Vitlejem, ecc.).[3]

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1]Cfr. Cronia A., Grammatica della lingua serbo-croata, L. Trevisini Editore, Milano, 1970, pp. 212-217.
[2]È questo un carattere molto diffuso nell’area balcanica, del quale partecipano anche macedone, bulgaro, greco moderno e albanese. Cfr.Cantarini  A., op. cit., pag. 17.
[3] Cfr.  Cantarini A., op. cit., pp. 17-18,Cronia A., op. cit.,  pp. 212-217.

Come sarà la lingua inglese tra 100 anni? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Cosa andrà perso?
Nel XX secolo, si temeva che i dialetti inglesi stessero scomparendo con i loro interlocutori. Progetti come Survey of English Dialects (1950-61) vennero lanciati allora per raccogliere e conservare parole in via di estinzione prima che fossero andate perse per sempre. Uno studio simile intrapreso da BBC’s Voices Project nel 2004 ha scoperto una vasta gamma di accento locali e termini regionali che sono disponibili online, dimostrando la vitalità e la longevità del vocabolario del dialetto. Ma mentre numerose parole dialettali venivano raccolte per “giovani in vestiti e gioielli economici e alla moda” – pikey, charva, ned, scally – la parola chav fu trovata in Inghilterra, dimostrando come le caratteristiche dell’inglese Estuary parlato nelle aree più importanti di Londra stessero sostituendo i dialetti locali, specialmente tra le generazioni più giovani.

La svolta del XX secolo fu un periodo di regolamentazione e fissità – le regole dell’inglese standard vennero stabilite e codificate nei libri di grammatica e nel nuovo dizionario Oxford “New (Oxford) English Dictionary on Historical Principles”, pubblicato come serie di volumi dal 1884 al 1928.Oggi assistiamo ad un processo di de-standardizzazione, e l’emergenza di norme di utilizzo concorrenti. Nel mondo online, opinioni di consistenza e correttezza sono notevolmente più rilassate: vengono accettati spelling diversi e i segni di punteggiatura vengono omessi o riproposti per trasmettere una serie di opinioni. La ricerca ha mostrato che nell’elettronica i punti interrogativi del discorso possono portare una serie di funzioni esclamative, che comprendono scuse, impegni, ringraziamenti, accordi e mostrare solidarietà. Le lettere maiuscole sono usate per mostrare rabbia, errori ortografici, trasmettere umorismo e stabilire un’identità di gruppo e le faccine – smiley o emoticons per esprimere una serie di reazioni.

Abbreviare
Alcuni si sono chiesti se lo sviluppo crescente e l’adozione di pittogrammi emoji, che permettono agli interlocutori di comunicare senza bisogno di una lingua, indica che smetteremo del tutto di comunicare in inglese? ;-) Anche il mondo dei social media in rapido cambiamento è responsabile della coniazione e della diffusionedi neologismi o “parole nuove”. Gli aggiornamenti dei dizionari Oxford danno un’idea: mansplaining, awesomesauce, rly, bants, TL;DR (too long; didn’tread). Forme abbreviate, acronimi, miscugli e abbreviazioni sono stati metodi di formazione di parole produttivi per molto tempo in inglese (pensa a bus, smog e scuba), ma il grande aumento di invenzioni indica che saranno ancora più conosciuti nell’inglese del 2115. Sia che ami o odi queste parole, pensa a NBD o meh, senza dubbio sono qui per restare.

Fonte: Articolo scritto da Simon Horobin e pubblicato il 10 novembre 2015 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Studentessa in lingue

Come sarà la lingua inglese tra 100 anni?

 Categoria: Le lingue

Un modo per predire il futuro è guardare indietro al passato. Oggi il ruolo globale dell’inglese gioca da lingua franca – usata come mezzo di comunicazione dagli interlocutori di lingue diverse – ha somiglianze al latino dell’Europa pre-moderna. Essendo stato diffuso dal successo dell’Impero Romano, il latino classico fu mantenuto vivo come standard medio di scrittura in tutta l’Europa molto tempo dopo la caduta di Roma. Ma il latino volgare usato nel discorso ha continuato a cambiare, formando nuovi dialetti, che nel tempo crearono le lingue romanze moderne: francese, spagnolo, portoghese, romeno, italiano.

Oggi sviluppi simili possono essere ricondotti all’uso dell’inglese nel mondo, specialmente in paesi dove funge da seconda lingua. Nuove “interlingue” stanno emergendo, in cui le caratteristiche dell’inglese sono mescolate con quelle di altre lingue native e delle loro pronunce. Nonostante i tentativi del governo di Singapore di promuovere l’uso dell’inglese britannico standard tramite il movimento Speak English Good, la lingua mischiata nota come “Singlish” rimane la varietà parlata in giro e a casa. Spanglish, un misto di inglese e spagnolo, è la lingua nativa di milioni di interlocutori negli Stati Uniti, suggerisce che questa varietà sta emergendo come lingua nel suo diritto.

Nel frattempo, lo sviluppo dei software di traduzione automatica, come Google Traduttore, sostituiranno l’inglese come mezzo preferito di comunicazione utilizzato nelle sale di rappresentanza di società internazionali e agenzie governative. Quindi il futuro dell’inglese è uno dei vari tipi di inglese. Guardando indietro all’inizio del XX secolo, era l’inglese standard usato in Inghilterra, parlato con l’accetto conosciuto come “Received Pronunciation” , che portava prestigio.Ma oggi la grande concentrazione dei nativi negli Stati Uniti e l’influenza dell’inglese americano si possono sentire in tutto il mondo:  can I get a cookie, I’mgood, didyoueat, the movies, _“skedule”_ invece di “schedule”. In futuro, parlare inglese significherà parlare inglese americano. Lo spelling americano come disk e program viene già preferito agli equivalenti britannici disc e programme in informatica. Il dominio dell’utilizzo dell’americano nel mondo digitale porterà all’accettazione totale di ulteriori preferenze americane , come favorite, donut, dialog, center.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Simon Horobin e pubblicato il 10 novembre 2015 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Studentessa in lingue

Tradurre contenuti turistici

 Categoria: Servizi di traduzione

Interesse per i viaggi
Con la globalizzazione, favorita dallo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione, viaggiare è alla portata di tutti. Ad ogni età, che si parlino altre lingue o meno, la scoperta del mondo attira e appassiona. Quindi è ad un pubblico multilingue che ormai si rivolgono i professionisti del turismo quando tentano di promuovere i punti di forza di un paese, di una regione o di altro.

Nelle guide o nelle brochure on-line la problematica è ricorrente: come comunicare informazioni sui costumi e la cultura di un posto, sorpassando la barriera linguistica? A tal fine è essenziale distinguersi dai concorrenti e ciò presuppone, tra l’altro, un adattamento linguistico adeguato.

Creare una strategia linguistica ad hoc
In effetti quando si cerca di trasmettere un messaggio ad un pubblico straniero che si desidera sedurre, è indispensabile farlo nella propria lingua. Partire dal presupposto che tutti i turisti o viaggiatori parlino inglese correttamente è un errore.

Bisogna determinare realmente quali sono le nazionalità più rappresentate tra i vostri clienti, e anzi, definire le 2 o 3 lingue  principali che saranno necessarie per tutta la vostra documentazione.

Si tratta naturalmente di restare coerenti. Non c’è bisogno di far tradurre il vostro sito in cinese se il vostro taget è europeo. Al contrario se tra i vostri clienti notate sempre più sud americani  e i vostri opuscoli  sono unicamente in francese e inglese, forse sarebbe ragionevole aggiungerci lo spagnolo e il portoghese.

Rivolgersi a traduttori professionisti che traducono verso la propria lingua madre
Ma se è importante tradurre il proprio sito o la propria brochure, è cruciale farlo fare da traduttori professionisti che traducono verso la propria lingua madre, ed evitare ad ogni costo l’utilizzo di traduttori automatici come Google Translate. Perché? Penserete che una traduzione mediocre è sempre meglio di nulla. Dovete ricredervi!

Una cattiva traduzione riflette una cattiva immagine e può dar luogo a malintesi. Nel migliore dei casi risulterà comica e screditerà la vostra attività, nel peggiore farà fuggire i potenziali turisti.

In entrambi i casi non ne uscirete indenni e affronterete un insuccesso in termini di sviluppo sul mercato potenziale.

Un manifesto con frasi scorrette come  « Français bien parlant » o « On se parle français »rivelerà immediatamente che in questa struttura il francese non si parla realmente bene  e quindi  che questa affermazione è falsa.  Abbastanza per far indietreggiare un buon numero di francofoni a disagio con la lingua di Shakespeare e bisognosi di essere rassicurati ascoltando qualcuno parlare la loro lingua.

Valorizzare le peculiarità culturali
Per di più nel settore turistico l’adattamento linguistico deve essere realizzato da persone che conoscono bene sia la cultura del paese di destinazione  sul piano del marketing, sia quello del paese che si cerca di risaltare e far scoprire.

Per esempio se si vuole informare un target francese su un’offerta in Spagna, è importante conoscere bene la Francia e le differenze tra i due paesi, altrimenti le peculiarità culturali non saranno valorizzate bene e non saranno ben comprese dai destinatari.

In conclusione per essere sicuri di rendere attraente un offerta ad un pubblico straniero, è importante definire il pubblico di destinazione, tradurre la documentazione nelle lingue selezionate e richiedere questo adattamento linguistico a dei professionisti!La qualità che ne emergerà si ripercuoterà immancabilmente sulla vostra immagine e su quella delle vostre offerte.

Fonte: Articolo scritto da Elsa Hoffmann e pubblicato il 29 marzo 2016 sul sito INPUZZLE

Traduzione a cura di:
Maria Pia Laganella
Laurea magistrale in Lingue per l’Impresa e la Cooperazione Internazionale
Laurea triennale in Mediazione Linguistica e Comunicazione Interculturale

I vantaggi di parlare diverse lingue

 Categoria: Le lingue

Di questi tempi moderni, a quasi tutti i professionisti viene richiesto la conoscenza fluente di più di una lingua. Sia alle elementari, che alle superiori e all’università, gli studenti devono scegliere un corso di lingue per poter essere promossi. Tuttavia, i vantaggi di parlare più di una lingua va ben oltre la sfera meramente professionale.

Parlare correntemente una seconda lingua (o una terza o una quarta…) può aiutare a connettersi alle proprie radici e retaggio, si sceglie di parlare una lingua parlata dalle precedenti generazioni della propria famiglia. Negli Stati Uniti, tutti hanno un parente immigrante o dall’Europa, dall’Africa, dall’Asia, dal sud America ecc. Imparare la lingua che la propria famiglia parlava prima di imparare l’inglese può certamente essere un modo per capire meglio la storia e i legami familiari.

Inoltre, imparare una lingua straniera è anche salutare per il proprio cervello. Degli studi hanno dimostrato che le persone che parlano diverse lingue hanno una memoria migliore e corrono meno rischi di sviluppare l’Alzheimer. Una volta diventato bilingue è anche più facile diventare polivalente passando da una lingua ad un’altra.

Altri benefici riguardano le differenze culturali, in quanto le persone che parlano diverse lingue sono in grado di cogliere le sottigliezze che si perdono nella traduzione, senza dimenticare la comprensione dei film, della musica, e della letteratura senza bisogno di sottotitoli, doppiaggio e traduzioni.

Per concludere, studiare le lingue straniere e parlare una seconda o terza lingua in più della propria lingua madre comporta tanti chiari benefici…e nessun inconveniente.

Fonte: Articolo pubblicato il 2 febbraio 2015 su Trusted Translations

Traduzione a cura di :
Diringbin Sandrine
Dott.ssa magistrale in giurisprudenza madrelingua francese e mediatrice
Cassano d’Adda (MI)

Freelance o posto fisso (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Contatti, contatti, contatti
Più difficile è l’acquisizione dei clienti e l’avvio dell’attività. Ma le principali associazioni professionali, BDÜ (Bundesverband der Dolmetscher und Übersetzer) e VDÜ (Verband deutschsprachiger Übersetzer), organizzano seminari, webinari e tavoli rotondi in tutta la Germania. Allo stesso modo, i compagni di studio, gli amici e un sito web serio ti aiuteranno sicuramente con le commissioni (ad esempio, con un profilo di traduttore). Da questo si cristallizzano, dopo un certo tempo, i propri clienti fissi, con i quali si possono anche stipulare accordi sui prezzi. A questo punto, l’attività da freelance è davvero una libertà. La partecipazione a fiere e congressi del settore può valere oro, poiché non solo sono rappresentate tutte le imprese importanti, ma spesso ci sono anche offerte di lavoro.

Traduttori ed interpreti con posto fisso
Anche qui, il punto di partenza potrebbe essere uno stage presso un’agenzia di traduzione, fatto alcuni semestri prima. All’improvviso ricevi una chiamata dal capo ufficio dell’offerta, che ti vuole invitare a un colloquio di lavoro. Subito dopo la conclusione degli studi, quando l’incertezza sul proprio futuro comincia a crescere, un’offerta così è molto attraente. Le agenzie di traduzione dispongono di ciò che un singolo libero professionista può difficilmente ottenere o di quello che gli è stato sempre negato. Una certificazione secondo gli attuali standard DIN costa diverse migliaia di euro all’anno – un prezzo che solo le agenzie di traduzione possono permettersi per un marchio di qualità. Lo stesso vale anche per Software e Hardware. Le agenzie di traduzione possiedono spesso i propri database terminologici complessi, strumenti CAT e reti interne.

Ottenere sicurezza
In più, per molti si aggiunge la conquista della sicurezza. Il posto fisso offre solitamente 40 ore a settimana. I liberi professionisti, d’altra parte, hanno orari di lavoro, nel peggiore dei casi, anche fino a tarda notte. Per alcuni, tuttavia, lo stipendio fisso è sia maledizione che benedizione. Offre sicurezza, ma i bonus e gli accordi individuali per il lavoro straordinario sono, tuttavia, molto rari o non previsti.

Il mondo professionale in cambiamento
La tendenza negli ultimi anni va sempre più nella direzione di una vita lavorativa ibrida. Le grandi società e le grandi agenzie di traduzione spesso assumono solo il Project Manager a tempo indeterminato. Questi a loro volta si prendono cura di un gran numero di interpreti e traduttori freelance che sono connessi in una rete e che possono essere chiamati per un lavoro. Ciò aumenta il numero di lingue offerte dal fornitore di servizi, ma rende più complicato un impiego permanente come traduttore o interprete. Chiunque inizi a lavorare dovrebbe prima riflettere sulla relazione tra il proprio lavoro e il proprio datore di lavoro. Questo spesso ha come risultato la via da seguire.

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

Freelance o posto fisso

 Categoria: Traduttori freelance

L’inizio dell’attività professionale per traduttori e interpreti
Il via è la meta! Queste parole alate sono molto adatte come introduzione per questo articolo, che entra nello specifico della vita professionale dei traduttori e degli interpreti. E questa via è riferita agli ordini e alla retribuzione, con i quali si può sostenere il proprio tenore di vita.

Per molti, queste considerazioni emergono già durante gli studi. Forse si è appena concluso il primo tirocinio presso un’agenzia di traduzione o si ha ricevuto un meraviglioso incarico da parte di altri studenti e “amici che conoscono qualcuno, che conosce qualcuno, che conosce qualcun altro che sta cercando un traduttore”, con il quale ora si stanno guadagnando i primi galloni. Tali momenti, nel corso della formazione, fanno desiderare di più. Ed esattamente a questo punto, salta fuori un pensiero quasi esistenzialista: Freelance o posto fisso?

Traduttore e interprete Freelancer
Lavorare come libero professionista non fa per tutti. Molti hanno paura di fare il passo verso il lavoro autonomo. Le ragioni sono spesso la mancanza di fiducia nella rete collegiale che si è accumulata nel corso della formazione professionale, la mancanza di conoscenza nell’avvio di un’impresa o anche l’onere non burocratico in termini di riscossione delle imposte e corretta registrazione come lavoratore autonomo. Per quanto riguarda la rete, va anche tenuto presente che senza una vasta cerchia di conoscenze manca l’opportunità di uno scambio pratico. Ed è proprio questo scambio che può risultare utile per traduzioni particolarmente difficili.

E’ richiesta una forte forza di volontà
In effetti non è facile. Ci vuole un po’ di fermezza e volontà per affermarsi sul mercato come traduttore o interprete. A questo si aggiunge il fatto che come singolo individuo non si possono mai offrire tante lingue quante ne offre un’agenzia. Tuttavia, molti operano come agenzie. Tali ostacoli scoraggiano solo a prima vista. Perché con una rete digitale sempre più stretta, avviare un’impresa diventa sempre più facile: risorse che spiegano l’essenziale in materia di basi dell’economia aziendale, strumenti adatti per rendere le faccende burocratiche trasparenti e comprensibili; c’è sempre di più e di migliore qualità.

Sfruttamento dei social media
Ci sono abbastanza canali social per connettersi con persone che hanno gli stessi interessi e per stabilire un contatto con traduttori e interpreti affermati. Molti freelance gestiscono anche un blog come appianamento creativo, attraverso il quale si può anche aumentare il raggio d’azione, a condizione che gli argomenti siano presentati in modo interessante. A livello di attrezzature e di tecnologia, nel peggiore dei casi, si parla di un solido pacchetto Office e di un potente computer, che rappresentano un rischio finanziario immediato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

Scavalcando la barriera linguistica

 Categoria: Le lingue

Q. So che esistono siti che traducono in lingua inglese parole e frasi da altre lingue, ma come si può tradurre una intera pagina internet?

A.Motori di ricerca, browser e siti internet offrono differenti opzioni di traduzione linguistica. Per esempio, il browser di Google Chrome per computer, Android e IOS è composto da alcuni strumenti di traduzione che, se necessario, possono tradurre automaticamente una pagina non scritta nella lingua di preferenza. Una estensione gratuita di Google Translate rende possibile tradurre intere porzioni di testo precedentemente evidenziate.

Google e Microsoft offrono strumenti online per poter trasportare, in decine di lingue diverse,testi copiati ed incollati, documenti o intere pagine internet. Cercando siti Internet stranieri utilizzando i motori di ricerca di Google o di Bing, si può scorgere (appena aperta la pagina) un link, “Traduci questa pagina”, che interpreta con un click la pagina internet nella lingua predefinita. Il sito Google Translate può tradurre sezioni di testi, documenti caricati dell’utente e interi siti internet,inserendo l’ URL nella apposita casella all’interno della pagina. Può addirittura tradurre interi discorsi. La versione per cellulare di questa applicazione ( disponibile per Android e IOS) consta di ulteriori caratteristiche, come l’abilità di tradurre conversazioni bilingue, testi contenuti nelle immagini e manoscritti.

La versione Android di Google Translate adesso funziona senza l’ausilio di alcuna applicazione, così che non necessita di copiare un testo da un sito web ed incollarlo in un altro per poterlo tradurre. Anche la pagina di Microsoft Bing Translate traduce da una pagina internet vaste porzioni di testo. Si può anche copiare ed incollare l’ URL di un sito, nella prima casella della pagina iniziale di Bing Translate, e scegliere l’inglese  come lingua di destinazione. Premendo il tasto invio della tastiera, la pagina web fornisce un nuovo link nella casella di traduzione che, non appena selezionato, rende possibile leggere il sito in inglese.

Gli utenti di Windows 10 possono utilizzare un componente aggiuntivo del Browser Microsoft Translate Edge per tradurre istantaneamente una pagina, ed una applicazione di Microsoft Translateper Android e IOS traduce conversazioni bilingue etesti all’interno di immagini in lingua straniera. Skype,il programma di Microsoft per video, audio e conversazioni , possiede i suoi strumenti di traduzione da poter utilizzare con i sistemi Windows, Mac e Linux per tradurre dialoghi orali In tempo reale e in otto lingue differenti. Applicazioni per cellulare e software di traduzione linguistica indipendenti sono sempre disponibili in rete; bisogna però essere sempre consapevoli che software di traduzione istantanea come questi possono non essere perfetti, così come possono non saper utilizzare le varie sfumature linguistiche che, al contrario, un esperto interprete umano può fornire, ma si può essere comunque in grado di comprendere (in maniera generale)ciò di cui si parla nella pagina internet o nella storia che si sta leggendo.

Fonte: Articolo scritto da J.D.Biersdorfer il 22 febbraio 2018 e pubblicato sul sito del NY Times

Traduzione a cura di:
Anna Ambrosi
Traduttrice EN-ES > IT
Cassano delle Murge (Ba)

Storia della traduzione araba (5)

 Categoria: Storia della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Un’altra divisione della traduzione
· La traduzione in una sola lingua : Questa traduzione significa essenzialmente la riformulazione del vocabolario di un messaggio all’interno della stessa lingua. Secondo questo processo, i segnali verbali possono essere tradotti da altri segnali nella stessa lingua ; È un processo fondamentale per lo sviluppo di una teoria adeguata del significato, come i processi di interpretazione del Santo Corano .
· La traduzione da una lingua ad un’altra : Ciò si traduce nella traduzione dei segnali verbali di una lingua per mezzo di altre lingue , Ciò che conta in questo tipo di traduzione non è solo confrontare le parole tra loro , ma anche l’uguaglianza dei simboli di entrambe le lingue e le sue organizzazioni , Cioè, si dovrebbe conoscere il significato di tutta l’espressione .
· La traduzione da un tag all’altro : Questo genere di traduzione significa trasmettere un messaggio di un tipo particolare di sistema simbolico ad un altro tipo senza essere accompagnato da segnali verbali In modo che tutti lo capiscano , nella Marina degli Stati Uniti, per esempio , è possibile convertire un messaggio verbale in un messaggio segnalato al supporto innalzando le bandiere appropriate .

I problemi della traduzione
Gli studiosi e i praticanti della traduzione ritengono che uno dei più grandi problemi di traduzione sia l’incapacità dell’interprete–qualunque cosa–di comunicare il significato esatto di ogni termine nel testo che vuole trasferire in un’altra lingua , e questo problema è dovuto a diversi fattori , soprattutto :
· Ogni lingua porta con sé molti sinonimi che differiscono in significati leggermente diversi tra loro . Molti dicono che se il sinonimo (a) non differisse dal sinonimo (b), non ci sarebbe disaccordo nella forma della parola o del suo corpo .
· Ogni lingua deve appartenere ad una particolare cultura, per cui l’interprete può trasferire la parola ad un’altra lingua, ma non può trasmettere efficacemente la cultura di questa parola in modo che veicola la percezione della parola chiave originale alla lingua di destinazione nella traduzione . Queste differenze linguistiche ( o anche gli accenti ) a livello individuale possono portare a grossi problemi, come accadde all’interprete DHI QAR quando la parola araba Maha fu tradotta in persiano “Kwan” (mucca) .
· Ogni lingua ha un carattere speciale nella sintassi e l’ordine del suo vocabolario (cioè le regole), per esempio, la lingua araba porta nelle sue pieghe la frase nominale e la frase verbale , mentre , quest’ultima , non esiste in inglese per esempio , in quanto tutte le frasi inglesi sono frasi nominali , iniziano con un nome e non con un verbo . Quindi le differenze nella pensione delle lingue causano problemi nella traduzione perché non hanno parametri chiari nel trasferimento delle composizioni . Ciò è dopo il riuscito trasferimento della parola e la scelta del sinonimo adatto con il significato relativo della parola . Deve inoltre rispecchiare la cultura della lingua di destinazione in modo che il significato del processo di traduzione possa essere accuratamente e correttamente ricevuto dalla lingua di origine.

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba (4)

 Categoria: Storia della traduzione

< Terza parte di questo articolo

I Fondamenti della traduzione
· Il trasferimento del significato ( non letteralmente se no non possiamo tradurre poesie , proverbi , analoghi metaforici e presi in prestito )
· Il trasferimento della carcassa linguistica che incapsula il significato (nel senso del trasferimento del tempo, sia passato che presente) il presente non è un tempo, ma una formula. i tempi sono il passato, la corrente, il futuro, ecc.
I significati del tempo e della grammatica aggiungono e rinforzano il significato, e quindi più il traduttore approfondisce nella comprensione della frase ogni volta che ci sono prove e chiavi per corroborare e convalidare o condurre alla traduzione corretta.
· Il trasferimento del metodo ( trasferire il metodo dell’autore o lo speaker col suo stile, le similitudini , e le immagini estetiche utilizzate e trasmesse attraverso la civiltà della lingua di destinazione in modo che diventi appetibile e comprensibile)
Il processo traduttivo, tenuto conto dei punti precedenti nell’ordine di cui sopra, rende la traduzione il più accurata possibile. Ma c’è una domanda importante che si implora : la traduzione è scienza o arte ?

La traduzione scienza e arte
· I significati delle parole, dei termini e delle frasi devono essere imparati .
· È necessario imparare la grammatica di entrambe le lingue e avvalersi dei vantaggi di ogni lingua per mostrare una buona traduzione in modo che nessuno possa distinguere se è l’originale o la traduzione .
· Imparare le immagini e le metafore e scoprire i suoi sinonimi nella lingua di destinazione .
· Imparare o conoscere la civiltà e la cultura di entrambe le lingue , perché questo è il sapore che rende le parole un gusto autentico .
· La sofisticazione nel trasferimento e mostrare la bellezza in entrambe le lingue .
· Creatività nel trovare parole appropriate che esprimono l’intenzione dell’autore o del vero oratore.
Con questo modo , la traduzione diventi una scienza e con l’esperienza e la pratica, diventa un’arte , un’invenzione e un’opera che fa godere l’operatore .

Tipi di traduzione
· Traduzione scritta : la traduzione di un testo scritto verso un altro in un’altra lingua .
· Traduzione consecutiva : Quando l’interprete ascolta l’oratore e quando finisce inizia a interpretare ciò che ha detto nella lingua tradotta ; di solito si usano questi tipi di traduzione nelle interviste tra capi di stato e alti funzionari .
· Traduzione istantanea : tradurre il parlare di alcune persone mettendo un auricolare attraverso il quale ascolta l’oratore e allo stesso tempo traduce in un altra lingua . Questo è il tipo più difficile di traduzione in quanto non tollera errori o il pensiero e l’interprete deve essere perfetto per entrambe le lingue .
Questo tipo di traduzione è usato nei programmi televisivi diretti in cui gli stranieri sono aggiunti, come si vede di solito su al-Jazeera e Al Arabia.
· La traduzione dei film : Questo è un tipo diverso di traduzione che si basa su una traduzione di slang o lingua parlata per gli oratori , qui sta la difficoltà di trovare l’equivalente culturale di ogni parola nella lingua tradotta dove culture e civiltà diverse governano l’esistenza di certe parole in una lingua , Il traduttore può contare sulle sue capacità audio in traduzione a volte, quando il testo scritto del film potrebbe non essere disponibile . e il quale potrebbe essere presente ma non vedere gli eventi è una difficoltà di traduzione in quanto il l’interprete non può distinguere tra maschio e femmina nei film in inglese a causa della natura neutrale di questa lingua . Nel migliore dei casi, il traduttore ha il testo scritto e la barra del film e questo può essere una situazione ideale che raramente si verifica.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba (3)

 Categoria: Storia della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Abdullah Ibn al Muqaffa’ , essendo di origine persiana nel regno del califfo Abu Jafar al-Mansur , lo tradusse dal persiano all’arabo e ne aggiunse alcune cose . L’obiettivo era di consigliare il califfo per fermare l’oppressione del popolo , la riforma sociale, il Consiglio politico e il consiglio morale . Ma egli stesso non sfuggì all’ingiustizia, e il califfo lo uccise .

E’ capitato anche la traduzione del libro “ Kalila Wa Demna “in lingua persiana dal testo arabo per la perdita della traduzione persiana cosa successa anche a qualche testo greco . Il linguaggio di Abdullah Ibn al Muqaffa’ è stato bello e privo di volgarità . La traduzione, come è noto , è stata conclusa in linguaggio intermedio perché il libro è stato originariamente scritto in lingua indiana antica , non in persiano .

Il libro ha subito qualche rettifica da parte del medico persiano Berzier durante la traduzione in persiano . E Il ministro persiano Bazrajamhar ci aggiunse anche alcune cose , come quello della missione Berzier in India e durante la traduzione dal persiano all’arabo , Abdullah Ibn al Muqaffa’ aggiunse alcune cose ; riferi’ Farouk Saad nella sua introduzione al libro “ Kalila Wa Demna “ .

Allo stesso tempo, la traduzione nell’era abbaside dall’arabo alle lingue straniere ha cominciato , Gli Orientalisti hanno fatto riferimento al ruolo degli arabi nella civiltà europea in questo periodo . Alcuni scrittori occidentali si riferirono anche alla virtù delle scienze arabe sull’occidente incluso lo scrittore tedesco Goethe (1749-1832) .

Dice Al Jahidh nel valore della traduzione : È imperativo che il traduttore abbia lo stesso livello di espressione nella lingua di origine , nel tradurre , quanto nella lingua verso la quale traduce , in modo che le due lingue siano entrambi uguali e la traduzione abbia un senso .

Quando si parlano due lingue , spesso ci si introducono ingiustizie Perché ognuna attrae , ne prende e si oppone all’altra . Il traduttore deve perfezionare entrambi le lingue ugualmente come ne fa con una sola , un solo potenziale suddiviso su entrambi . E anche se si parlano più di due lingue ; A scapito di questo si traduce in tutte le lingue . Ogni volta che la porta della coscienza è più stretta E gli scienziati ne sanno di meno , è più degno che il traduttore sbagli e non troverete mai un interprete chi gli sia fedele .

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Il movimento di traduzione raggiunse una fase avanzata nell’era del califfo Harun al Rachid e di suo figlio Al Maamoun chi stava dando alcuni traduttori come Hanin ibn Isaac , il peso dei loro manoscritti verso l’arabo , oro . Al Maamoun è noto per aver fondato il Dar Al-Hekma a Baghdad con l’obiettivo di rivitalizzare il lavoro di traduzione .

Hanin ibn Isaac è noto per aver tradotto tanti libri in una varietà di Scienze e continuò suo figlio Isacco ibn Hanin ibn Isaac questo lavoro .

Nel IX secolo d.c., gli Arabi tradussero la maggior parte degli scritti di Aristotele, e ci sono stati molti manoscritti tradotti dal greco all’ arabo , la cui origine è stato perso più tardi, per poi restituirli alla lingua greca attraverso la lingua araba ; cioè se non fossero stati tradotti in arabo , sarebbero stati persi una volta per tutte . I traduttori del calibro di Hanin ibn Isaac e Thabit Ibn Qurra erano abili in arabo e siriaco , così come la scienza che interpretano . Hanin ibn Isaac aveva vissuto in Grecia con lo scopo di studiare la lingua greca , e aveva tradotto la frase con una frase identica alla lingua araba , ma non traduceva individualmente ogni parola coma faceva Yuhanna Ibn Al Batriq e Ibn Al Hemsi e altri .

Il modo in cui ha seguito Ibn Ishaq è il migliore . Tra i libri che sono stati tradotti da lui è il libro “La moralità” di Aristotele, e il libro ” Naturae ” dello stesso autore . Gli arabi dell’era abbaside erano interessati alla precisione della traduzione per cui diverse traduzioni del solo testo si sono apparse , per esempio , la traduzione del libro “La Poetica” di Aristotele (384-322) da Abu bishr Matta Ibn Yunus e poi tradotto di nuovo da Yahia ibn Oday . La ripetizione delle traduzioni è un’indicazione della loro esattezza .

La traduzione del libro “ Kalila Wa Demna “ : tradotto da Abdullah Ibn al Muqaffa’ 750 mila circa , in sanscrito , del filosofo indiano Bidpaï e l’ha regalato al re di India Dbashlem che governò l’India dopo un periodo di conquista da parte di Alessandro di Macedonia, ed è stato ingiusto e tirannico . Il saggio Bidpaï ha scritto questo libro al fine di persuaderlo a stare lontano dall’ ingiustizia e la tirannia , e al fine di fornire consigli morali . Il libro contiene un mazzo di proverbi dette dagli animali .

Il medico persiano, Berzoé, spostò il libro dall’india e contribuì alla sua traduzione dal sanscrito al farsi nel Regno di Ano Schroan frazionario e il suo ministro di Burzdzhar, che giocò un ruolo importante nella sua scrittura e traduzione .

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Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Storia della traduzione araba

 Categoria: Storia della traduzione

La traduzione
La traduzione o la trascrizione è il processo di conversione del testo digitato originale (chiamato testo sorgente) dalla lingua di origine in testo tipizzato (testo di destinazione) nell’altra lingua . La traduzione è il trasferimento di cultura e di pensiero .
La traduzione è divisa in scrittura , traduzione , testo , interpretazione e interpretariato .

La traduzione non è fondamentalmente, solo la trasformazione di ogni parola corrispondente alla lingua di destinazione , ma il trasferimento delle regole della lingua che producono le informazioni e trasmettere le informazioni stesse e l’espressione del pensiero dell’autore , cultura e stile. Le teorie differivano nella traduzione su come queste informazioni sono state trasmesse dalla fonte al bersaglio, George Steiner ha descritto la teoria Traduzione Trinity: Craft (o parola per parola) e libera (connotazione) e traduzione fedele .

La traduzione è un’arte autonoma, in quanto si basa sulla creatività, la sensibilità linguistica e la capacità di riunire le culture, permette a tutta l’umanità di comunicare e beneficiare delle esperienze altrui. È un’arte antica che ha dato la letteratura scritta. Parti dell’epopea di Gilgamesh sumero, tra le più antiche opere letterarie conosciute, sono state tradotte in diverse lingue asiatiche dal secondo millennio a.c.
Con l’avvento dei computer, sono stati compiuti tentativi di utilizzarlo a tradurre i testi dal linguaggio naturale mediante la traduzione automatica o l’uso del computer come ausilio alla traduzione.

Storia della traduzione araba
Gli arabi hanno conosciuto la traduzione fin dalla loro prima volta, ha sottolineato il Dottor Abdul Salam Kafafi nel suo libro “in letteratura comparativa “ viaggiando per commercio in estate e in inverno , si sono influenzati dai loro vicini in vari aspetti della vita, hanno conosciuto il paese persiano, e sono colpiti dai colori della loro cultura. Alcune parole persiane si trasferirono in lingua araba, e apparve nella poesia dei principali poeti, Alaacha è il più famoso di coloro che hanno usato parole persiane nella sua poesia, cosi anche altri hanno conosciuto i loro vicini bizantini .

Così gli arabi , sin dall’inizio , sono stati in contatto con i tre popoli intorno a loro, il rum ( i romani ) nel nord , i Persiani in Oriente e il Ahbash nel sud , è difficile fare tali legami letterari ed economici senza una traduzione, anche se nelle sue fasi primitive .
Al tempo della dinastia omayyade , le collezioni sono state tradotte , ed è interessato al movimento della traduzione del principe Khalid Ibn Yazid Ibn Muawiya Ibn Abi Sufyan .

La traduzione nell’era abbaside fu dopo le conquiste arabe , la vastità dello stato arabo verso l’Oriente e l’Occidente , e il contatto diretto degli arabi con altri popoli limitrofi , guidati dai Persiani e la Grecia , in particolare in epoca abbaside , la necessità per la traduzione è aumentata , così gli arabi tradussero la scienza greca , e alcune opere letterarie persiane ; Tradussero dal greco la medicina , l’astronomia , la matematica , la musica , la filosofia e la critica .

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Fonte: Wikipedia

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Agenzie di traduzione: passione e entusiasmo

 Categoria: Agenzie di traduzione

Ho pranzato di recente, due volte, con un altro capo di un’agenzia di traduzione.

Uno di loro era Maciek, il fondatore di Sopoltrad, un’agenzia con sede in Polonia specializzata da molti anni* nelle lingue dell’Europa centrale e orientale. L’altro, Frédéric Micaleff, è il capo di Atom e-City e il brillante sviluppatore di TpBox, un eccellente strumento per la gestione dei progetti di traduzione.

Due professionisti, due esperienze molto diverse del mestiere, e infine approcci simili. Ogni volta è un grande piacere confrontarsi con colleghi esperti, lasciarsi andare, ascoltare un altro professionista, confrontarsi con punti di vista o pratiche a volte opposte ma sempre complementari. Da lì emergiamo rassicurati dalla qualità umana e professionale delle persone che sono al centro della nostra professione. E ci diciamo che lo faremmo sicuramente più spesso: per quanto mi riguarda, sarei lieto di incontrare altri colleghi una o due volte al mese. Allora, come mai questo non accade?

Ho posto la domanda ai miei interlocutori. Mi hanno detto che le agenzie erano spesso diffidenti l’una nei confronti dell’altra, preoccupate di fornire informazioni riservate nonostante se stesse, sottolineate dal rischio di perdere clienti… Spero che si sbaglino. Perché, come ha sottolineato Maciek, il mercato è abbastanza grande per tutti: non appena il leader francese pesa meno del 3% del mercato nazionale**, le altre 299 filiali hanno la certezza di avere un numero sufficiente di clienti, anche se a volte difficili da trovare. Questa era anche l’opinione di Vincent Rivalle e Mathieu Maréchal (Tradonline) quando li ho incontrati due anni fa.

È vero, però, che siamo tutti cauti e poco dinamici e attivi a livello fraterno: voglio testimoniare il totale fallimento della mostra di quest’anno su eCNET. Uno spettacolo così poco mobilitante che le agenzie membri della CNET (una trentina) non è venuto tutto. In queste condizioni, c’era poco da aspettarsi dai non membri. Anche se l’organizzazione ha probabilmente lasciato qualcosa a desiderare (si può mettere in dubbio l’importanza di scegliere l’hotel Marriott per ricevere le agenzie di traduzione, per esempio, o la totale assenza di qualsiasi follow-up telefonico prima dello spettacolo), non si può attribuire al teatro tutta la responsabilità di ciò che viene chiamato un “forno”.

La mancanza di collegialità nel settore è tanto più sorprendente in quanto l’isolamento relativo di ciascuno di noi dovrebbe invece spingerci a incontrarci il più spesso possibile. Tanto più che, ancora una volta, questa professione riunisce una serie di personalità interessanti, esperte e, per alcuni, anche carismatiche. L’ho visto, per esempio, invitando professionisti a parlare all’Università di Rennes 2 e all’Università di Evry. Tutti coloro che hanno accettato di fare l’esperimento sono stati molto felici di aver preso il tempo di fare il viaggio. Per quanto riguarda gli studenti, è stato ovviamente emozionante per loro.

Forse dovremmo sistematizzare le cene fraterne come quelle organizzate da Muriel Morin (3ic International)? Così propone anche Arnaud Bramat (AéroTraduction), traduttrice indipendente, con il Cercle Saint-Jérôme, che si riunisce tre o quattro volte l’anno in un bistrot parigino.

* Sopoltrad è stata fondata nel 1995…
** Stima del fatturato della principale società francese, A.D.T., Tradutec o Telelingua, pari a 20 milioni di euro, e del fatturato totale delle traduzioni in Francia pari a 800 milioni di euro .

Fonte: Articolo scritto da Guillaume de Brébisson e pubblicato il 4 ottobre 2012 sul sito L’observatoire de la Traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Il serbocroato-croatoserbo (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

La “ripulitura della lingua” attuata in Croazia dopo l’indipendenza del 1991 ha portato all’introduzione di neologismi alquanto curiosi. Per esempio telefon (telefono) è divenuto brzoglas, che tradotto letteralmente significa “voce veloce”; televizija (televisione) è divenuta dalekovidnica (letteralmente: “si vede lontano”); helikopter (elicottero) è divenuto zrakomlat, cioè “macchina che batte l’aria”: termini che sono stati codificati nei manuali di corretto uso della lingua, e che dovrebbero venir applicati in ogni circostanza, soprattutto ufficiale. Cosa che però avviene di rado, come precisa un giornalista croato: “Sono termini che nella vita quotidiana quasi nessuno usa anzi, in alcuni casi, hanno suscitato una tale ilarità che la fantasia popolare ha inventato dei termini parodistici di questa “pura lingua croata”. Uno dei più famosi è “okolovratnidopupak”, cioè “intorno al collo, fino all’ombelico”, che dovrebbe venir usato in sostituzione del più “impuro” termine “kravata, cioè cravatta”….

Purtroppo c’è ben poco da ridere. Se, infatti, i croati si sono trovati a vivere in un contesto anche linguisticamente nazionalista,[1] i serbi non se la passano meglio: tutti i libri che si usano nelle scuole devono essere in cirillico (l’alfabeto latino è permesso solo per l’insegnamento delle lingue straniere), e nel linguaggio non sono più tollerati croatismi e influenze turche. Inoltre nella parte serba della Bosnia è stato proibito l’uso della variante jekava del serbocroato: tutto quello che è pubblicato in alfabeto latino viene considerato un prodotto dell’opposizione politica. Il fatto è che gli Stati Nazionali nascono su base etnica. E l’etnia vuole una “propria” lingua. Così, per avere una propria lingua nazionale, qui si tendono a rimarcare differenze e specificità.

Tavola con alcuni esempi di cambiamenti introdotti nella lingua croata dopo il 1991.[2]

CROATO SERBO NEO-CROATO ITALIANO
Ambasador Ambasador Veleposalnik Ambasciatore
Uhapsiti Uhapsiti Uhtiti Arrestare
Pasoš Pasoš Putovnica Passaporto
Pogotovo Pogotovo Poglavito Soprattutto
Službenik/činovnik Činovnik Zaposlenik Impiegato
Lična karta Lična karta Osobna iskaznica Carta d’identità
Avion Avion Zrakoplov Aereo
Aerodrom Aerodrom Zračna luka Aeroporto
Zadatak Zadatak Uradak Compito
Evropa Evropa Europa Europa

Indice delle voci:
Croato: lo standard del croato letterale prima del 1991;
Serbo: lo standard del serbo letterale prima del 1991;
Neo-croato: lo standard della lingua ufficiale dopo il 1991.

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] Dopo la fine della guerra, dal 1995, grazie anche alle pressioni dell’Unione Europea, gli accenti più estremisti sono stati un po’ mitigati.
[2] Cfr. Bogdanić Luka,op. cit., pag. 231.

Il serbocroato-croatoserbo (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

I croati (come gli sloveni e le altre nazionalità presenti in Jugoslavia) si dimostravano molto attenti alla tutela della propria identità ed autonomia, e riversavano tale sensibilità anche nelle questioni culturali e linguistiche. Così, a fianco delle dichiarazioni ufficiali di “una lingua, con due varianti” (che, soprattutto nell’epoca comunista, puntavano ad esaltare una “fratellanza” tra gli Slavi del Sud), sorgevano dei tentativi di riaffermare le caratteristiche specifiche del croato come lingua diversa dal serbo. Lo stesso Krleža, già nel 1967, propose di far riconoscere dalla Costituzione l’esistenza della “lingua croata”, intesa come a sé stante.

I tragici eventi degli anni ’90, con la guerra nell’ex Jugoslavia, hanno infine portato alla distruzione del concetto d’unità del serbocroato-croatoserbo. La Croazia ha preso anche linguisticamente le distanze dai serbi, accentuando le specificità del croato e cercando di ripulirlo da serbismi e influenze turche (presenti soprattutto in Bosnia, ma diffuse anche altrove); altrettanto ha fatto la Serbia, puntando ad una lingua simbolo di “compattezza nazionale”. Non di meno hanno fatto i bosniaco-musulmani che parlano oramai di una “lingua bosniaca”[1] a sé stante. Gli esempi non mancano: “caffè” viene scritto kava in croato, kafa in serbo (usando i caratteri latini) e kahva in bosniaco.

In pochi oramai nell’ex Jugoslavia si azzardano a parlare di serbocroato o croatoserbo: l’indicazione dell’ex “lingua comune” assume, infatti, significati ben precisi, e politicamente quanto mai sgraditi.

È vero che storicamente i croati hanno sempre cercato di evidenziare le specificità della loro lingua, ma è solo in questi ultimi anni, con l’indipendenza della Croazia e la guerra nell’ex Jugoslavia, che queste caratterizzazioni hanno assunto toni così marcati da sconfinare talvolta nel ridicolo.

Nell’ex Jugoslavia il serbocroato (nelle sue due versioni, serba e croata), il macedone e lo sloveno, ufficialmente, avevano pari dignità, tanto che in ogni istituzione federale documenti e scritte erano in tutte queste lingue e versioni. E negli uffici governativi ogni documento veniva tradotto anche in albanese, e persino nella variante bosniaca del serbocroato. Quindi, almeno formalmente, c’era un grande rispetto per le varie espressioni linguistiche.

Nella realtà, però, il serbocroato era la lingua più diffusa; e così sloveno [2]e macedone erano, di fatto, ridotti al rango di lingue “di minoranza”.

Non è vero, quindi, che la lingua “croata” o il “bosniaco” siano apparsi sulla scena solo con la crisi jugoslava degli anni ’90.

Quarta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] In Bosnia-Erzegovina, dove la lingua ufficiale era il serbo-croato prima della scissione della Jugoslavia, i tre popoli divisi dalla guerra seguono il principio (affermato nella costituzione dell’ex Jugoslava) secondo il quale ogni popolo ha il diritto di dare il suo nome alla lingua che parla, dimodoché, ora, i Serbi dichiarano di parlare il serbo, i Croati il croato e i Musulmani…. Il bosniaco! Cfr. Thomas P.L., op. cit., pp. 237-239.
[2] Anche gli sloveni hanno sempre cercato di curare la purezza della loro lingua, che si basa sul dialetto kajkavo, e, al pari dei croati, si sono sempre sentiti oppressi dall’uso della “versione comune” del serbocroato che si usava nell’esercito e, pertanto, si studiava nelle scuole slovene.