I cinque errori dei traduttori più esperti

 Categoria: Tecniche di traduzione

Di recente, sono stato invitato a moderare un gruppo sulla rete di social media del Translating Europe Forum di Bruxelles.
Questa è stata, per un po’, una delle mie ultime presentazioni.
Inoltre, l’obiettivo del Translating Europe, per quest’anno, è stato quello di responsabilizzare e stimolare i giovani traduttori; quindi, la stanza era piena di studenti e neolaureati. Unendo queste due classi, finiremo inevitabilmente col riflettere… O, per lo meno, questo è quel che ho fatto io.

È più facile dar consigli ai colleghi più giovani (aspiranti, neofiti o comunque tu decida di chiamarli) e segnalare i loro errori. Ci sono stato, ho fatto questo, ho affrontato problemi simili; pertanto, posso condividere la mia esperienza. E certamente ero molto grato di ricevere simili indicazioni, quando stavo iniziando.
Ma che dire dei traduttori più esperti? Forse non commettiamo più errori, se siamo stati in giro per 3, 4, 5 o 6 anni. Forse abbiamo le nostre fonti fidate. O forse non chiediamo più questo tipo di consigli?

Nella mia riflessione, ho fatto un viaggio un po’ introspettivo, per cercare di scoprire quelli che pensavo fossero alcuni degli errori che stavo facendo (o che stavo osservando). E no, questo articolo non è un elenco di cose in cui i colleghi più esperti falliscono, ma è piuttosto una conversazione onesta con me stesso – e forse, solo forse, vi potrai trovare alcuni aspetti che risuonano con te.
Confidare troppo sulla tua memoria o sulla tua esperienza
Ovviamente, ottenere più esperienza in un’area velocizza le nostre prestazioni, ci rende migliori traduttori, ci dà maggiori entrate orarie; ma cosa succede, se diventiamo troppo dipendenti dalla memoria o dall’esperienza?
Ho già visto questa parola, ricordo come l’ho tradotta, ho lavorato su un testo simile – tutto questo può essere positivo e complicato, allo stesso tempo.

L’eccessiva dipendenza da quello che ho già fatto, in passato, mi renderà meno vigile, meno curioso, meno attento. Rifletterei su un testo, senza forse prestargli la giusta attenzione.
E che dire di un’analisi corretta del testo? La impariamo come studenti di traduzione ma, con il tempo, tendiamo a saltarla.
Cosa succede con questo potente strumento?
Si interiorizza, così come vorremmo, o diventa… smussato?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:

Francesco Ruggiero

Traduttore

Roma

Le difficoltà dell’interprete diplomatico (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Competenze fondamentali dell’interprete diplomatico

  • Ampio orizzonte. In caso di interpretariato per la diplomazia, è richiesta la comprensione della cultura di entrambi i Paesi, per essere in grado di trasmetterla con competenza al pubblico. I politici americani citano spesso la Bibbia nei loro discorsi, quindi quando ci si occupa della traduzione dei loro interventi, solo una persona che abbia familiarità con la Sacra Scrittura può accuratamente trasmettere il significato di quanto detto.
  • Conoscenza dei dialetti e sottigliezze della lingua. I politici cercano di attenersi alla lingua letteraria, ricordandosi dei traduttori, ma non è sempre così. Proverbi, detti, riferimenti a eventi e personalità – tutto questo non dovrebbe mettere l’interprete in un vicolo cieco.
  • Concentrazione e reazione rapida. Ciò è particolarmente vero per gli interpreti simultanei, perché devono letteralmente pensare allo stesso tempo dell’oratore. Un secondo di ritardo minaccia perdita di significato dell’intera frase.
  • Buona memoria. Oltre all’enorme vocabolario che gli interpreti tengono a mente, una buona memoria consente di ricordare con precisione il parlato dell’oratore durante la traduzione consecutiva.
  • Obiettività e neutralità politica. È importante trasmettere il discorso senza aggiungere nient’altro che si discosti da esso. Non è consentita qualsiasi sfumatura aggiunta dall’interprete che non fosse nelle parole dell’oratore.

L’interprete diplomatico: una persona nel mezzo

Se il traduttore di testi letterari sta tra lo scrittore e il lettore, l’interprete simultaneo in una conferenza scientifica sta tra lo scienziato e l’ascoltatore, quindi l’interprete diplomatico si trova tra due Stati, spesso tra due ideologie.

La traduzione di protocollo al più alto livello richiede non solo una conoscenza impeccabile di entrambe le lingue, ma anche una chiara comprensione della situazione nell’arena internazionale, la capacità di mettere in relazione le parole con il contesto politico, la conoscenza dell’etichetta diplomatica. La bellezza della parola e la scorrevolezza della stilistica cedono il posto, in questo tipo di traduzione, alla correttezza degli accenti politici, e anche le frasi frammentarie, taglienti e stravaganti sono inaccettabili.

Nell’interpretariato per la diplomazia non basta conoscere la lingua letteraria, altrimenti la traduzione del discorso di un rappresentante di qualsiasi Paese, dove ci sono diversi dialetti, può mettere uno specialista in un vicolo cieco. Nel caso dell’Inglese, è necessario avere una conoscenza sia della lingua classica di Oxford, che della lingua Inglese-Americana, poiché molti termini, in particolare quelli giuridici, non sono comparabili. È richiesta anche la conoscenza del Latino, poiché molti termini diplomatici hanno origine da questa lingua.

Fonte: Articolo scritto da Anton Rudanov e pubblicato il 18 luglio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Le difficoltà dell’interprete diplomatico

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Gli interpreti diplomatici sono dei professionisti, i cui malintesi possono costare caro al mondo.

Nell’arena internazionale essi diventano “eminenze grigie” in grado di incidere, con una parola erroneamente tradotta, sui cambiamenti della politica estera di uno Stato e sull’intera atmosfera della comunità mondiale. È particolarmente difficile tradurre per gli interpreti simultanei, visto che per orientarsi nel significato di una frase, hanno letteralmente una frazione di secondo.

Errori di interpreti passati alla storia

Anche gli interpreti diplomatici sono persone e le persone possono sbagliare. Rispetto ad altri interpreti, hanno molta più responsabilità e stress, che a volte sfocia in malintesi – divertenti o veramente pericolosi.

  • Una volta un malinteso dell’interprete ha peggiorato seriamente le relazioni tra Stati Uniti d’America e Spagna, sebbene non vi fossero assolutamente ragioni obiettive. L’allora Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, aveva espresso la possibilità di nuovi attacchi islamici nelle città europee. Il suo interprete invece aveva enunciato un nuovo atto terroristico che si sarebbe svolto in Spagna. Quindi il costrutto grammaticale, usato in modo scorretto, ha trasformato l’avvertimento alla prudenza in una minaccia esplicita a un altro Stato.
  • La visita di Jimmy Carter in Polonia, nel 1977, si è trasformata in un vero scandalo. Durante questo periodo la Polonia faceva parte del campo socialista, quindi un interprete russo, che conosceva abbastanza sia il Polacco che l’Inglese, è stato incaricato per l’incontro con il 39° Presidente americano. Carter ha cercato di conquistare il pubblico, il suo discorso è stato aperto e amichevole, ma a causa della mancanza di professionalità dell’interprete è stato tutto inutile. Già la prima frase del Presidente “Sono partito dagli Stati Uniti questa mattina” è stata tradotta in modo errato: secondo l’interprete, Carter [aveva detto] “Ho abbandonato gli Stati Uniti per non farvi più ritorno”. Successivamente tutto è volto al peggio: nella traduzione sono comparse allusioni alle parti intime delle donne polacche e alla forte attrazione sessuale di Carter verso i Polacchi. È stato chiamato un altro interprete con urgenza, ma all’incontro non poteva più essere posto rimedio.
  • Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, in un suo discorso a una conferenza stampa, ha affermato che ogni Paese ha il diritto di sviluppare la tecnologia nucleare. L’interprete della CNN ha riferito ciò come una forte dichiarazione: l’Iran intende fabbricare armi nucleari. Non c’è nulla di divertente nei malintesi a questo livello.
  • Nel 2013, tutta la stampa spagnola ha discusso attivamente di uno scandalo politico senza precedenti, causato anche da traduzioni imprecise. Il Rappresentante per l’educazione dell’Unione Europea, Dennis Abbott, aveva menzionato la parola “rubbish” caratterizzando l’affermazione di Jose Vert – l’allora Ministro della Pubblica Istruzione spagnolo. La parola che può essere trasposta dall’Inglese come “qualcosa di completamente ridicolo” è stata tradotta con “spazzatura”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Anton Rudanov e pubblicato il 18 luglio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Ricreare il testo in un’altra lingua

 Categoria: Traduttori freelance

Nel corso della mia esperienza lavorativa con la lingua inglese, ho avuto modo di sperimentare diverse tipologie di traduzione e infine sono approdata a quella che più fa per me, specializzandomi nella traduzione verso l’inglese. Certo, continuo a tradurre anche dall’inglese al russo, dal momento che la tradizione professionale ha determinato che una persona traducesse verso la propria lingua madre, ma ogni abilità può essere sviluppata con la pratica. L’enorme bonus del lavorare con la lingua più diffusa al mondo è rappresentato dalla possibilità di poter scegliere qualsiasi tematica/argomento. Non mi sognerei mai di tradurre qualcosa di medico, ma collaboro con grande piacere con il complesso museale ”Istituto dell’arte Realista Russa”, traducendo i cataloghi e le didascalie delle loro mostre, in quanto si tratta di un ambito a me molto vicino.

Non credo che nella traduzione scritta l’uomo possa essere sostituito da una macchina. D’altra parte, al giorno d’oggi manca quasi del tutto il mercato per l’interpretazione dall’inglese. Ciò che più mi piaceva era proprio fare l’interprete durante le trattative o gli incontri di lavoro, ma la domanda per questo tipo di servizio è calata quasi del tutto. Molto probabilmente, un importante datore di lavoro non assumerebbe proprio dei collaboratori che non padroneggiano la lingua. È utile conoscere una lingua straniera per integrare una qualsiasi altra professione. In diverse occasioni anche io ho dovuto riqualificarmi, occupandomi all’occorrenza di management, di marketing e di e-commerce. Sono la coordinatrice dell’intera squadra di traduttori di una compagnia internazionale che richiede materiale pubblicitario tradotto in 35 lingue.

Come traduttrice lavoro solo su raccomandazione e non ho mai avuto la necessità di cercarmi io stessa i clienti. Ultimamente noto che le persone conoscono decisamente meglio l’inglese, ma probabilmente è merito non tanto del sistema di istruzione statale, quanto di internet e della maggiore possibilità di viaggiare. L’inglese è una lingua relativamente poco complessa. E in effetti io mi sento completamente sicura in ogni incarico di traduzione in lingua inglese, sebbene non sia madrelingua. La complessità per un non madrelingua è rappresentata soprattutto dagli articoli e dalle virgole, del cui utilizzo non si può mai essere sicuri al cento per cento. È sempre meglio farsi correggere tali sfumature da un editor madrelingua.

Le persone che ho avuto modo di incontrare nell’industria delle traduzioni dall’inglese erano spesso più grandi di me, solitamente oltre la quarantina, hanno dedicato la loro intera vita a questo mestiere e probabilmente non sono più disposti a cambiare. I traduttori molto giovani, al contrario, traducono per circa un anno e poi decidono di cambiare direzione. Dopotutto, la traduzione scritta è un’attività piuttosto monotona che richiede una notevole perseveranza. Viviamo a ritmi sempre più serrati: le persone desiderano imparare il più possibile in poco tempo, invece di focalizzarsi su un solo lavoro.

Fonte: Articolo di Anastasja Pozgoriova tradotto dal russo tratto dal blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Apprendere una lingua con Duolingo (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

I vantaggi: Duolingo deve essere raccomandato per vari motivi. È gratuito, è divertente ed è un modo abbastanza facile per apprendere le basi di una nuova lingua. Le lezioni sono molto chiare e ben progettate, e ammetto che gli espedienti di Duolingo con me funzionano (come un incantesimo!). Cerco davvero di sfruttare bene ogni piccolo attimo di tempo (in attesa di una chiamata in conferenza, in attesa di mia figlia alle lezioni di chitarra, e così via), quindi appena Duolingo mi invia un’e-mail, “Hai 5 minuti? Fai una lezione!” Io ci sono. Duolingo offre molti modi per consolidare ciò che si sta imparando: si può passare il mouse sopra una parola per sentirla pronunciata o per visualizzarne l’equivalente in Inglese.

Gli svantaggi: se si sta cercando di imparare una lingua per davvero (o più o meno per davvero), Duolingo ha anche alcuni aspetti negativi. In primo luogo, le lezioni sembrano essere meno varie e creative man mano che si progredisce nella scala. Inizialmente, il corso di Italiano coinvolgeva una vasta gamma di attività: tradurre dall’Italiano all’Inglese e dall’Inglese all’Italiano per iscritto; tradurre a vista frasi scritte in Inglese in Italiano parlato (con analisi della pronuncia), collegare le immagini con i loro sostantivi in Italiano, e così via. Ma, dal momento che ho fatto progressi, gli esercizi traducono in Inglese quasi esclusivamente frasi scritte in Italiano. Il che, se si traduce il Francese per vivere e si ha studiato un po’ di Spagnolo, non è poi così difficile, anche se non si ha la benché minima idea di come produrre quella frase in Italiano. Non è difficile indovinare che il verbo italiano “lavorare” significa “to work”, anche se non si ha la possibilità di farne uso in una frase. Quindi in questo senso, Duolingo aiuta a sviluppare le capacità di comprensione passiva più che le capacità di parlare in modo attivo.

Inoltre, la valutazione di Duolingo “You are X percent fluent in …”(n.d.T.”Tu hai padronanza dell’/ del… per l’X percento”) dà una sensazione molto gonfiata delle proprie abilità, a seconda di come la si considera. Come accennato in precedenza, Duolingo mi classifica con una padronanza dell’Italiano per il 40%. Se con ciò si intende che c’è il 40% di possibilità di comprendere un’espressione in Italiano o che io sono al 40% della conoscenza di base dell’Italiano … OK. Ma scommetto che molte persone che seguono i corsi di Duolingo interpretano tale percentuale come “Sono al 40% del percorso per parlare perfettamente questa lingua”, il che non è affatto così. Ad esempio, sulla base della mia esperienza, è impossibile che qualcuno che ha iniziato dallo 0% e raggiunto il 100% di padronanza, esclusivamente usando Duolingo, possa essere in grado di lavorare come traduttore da quella lingua.

Tuttavia, mi piace il fatto che Duolingo enfatizzi davvero la pratica costante e quotidiana e che le lezioni abbiano una durata che le rende assimilabili, senza percepire che la propria testa stia per esplodere. Esorterei altri traduttori a utilizzare Duolingo, per aumentare la padronanza discorsiva; è gratuito, divertente e molto coinvolgente nell’utilizzo.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 07-12-2017 su thoughtsontranslation.com

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Apprendere una lingua con Duolingo

 Categoria: Le lingue

Dal momento che molti traduttori sono, d’abitudine, studiosi di lingue – oltre alle nostre lingue di lavoro, sembra che cerchiamo sempre di apprenderne di nuove – ho pensato di fornire una breve panoramica della mia esperienza di studio dell’Italiano con Duolingo, un sito online gratuito per l’apprendimento linguistico. Se altri lettori hanno usato Duolingo, sarei interessata a dare ascolto alle vostre impressioni!

Le basi: Duolingo si promuove come “il modo più popolare al mondo per imparare una lingua“. È gratuito e si possono fare le lezioni sul sito web di Duolingo o tramite l’app. Attualmente vengono offerte 23 lingue (quelle che ci si aspetterebbe, oltre a sorprese come l’Esperanto e il Gallese) e il metodo per attirare interesse è che si studia la lingua con incrementi molto piccoli – ogni lezione richiede circa cinque minuti per essere completata. Duolingo è anche molto ludicizzato, dal punto di vista dei contenuti, che piaccia o meno questo tipo di cose. Si guadagnano premi e “lingotti” (tesoro virtuale che può essere riscattato per vari bonus sul sito), e si può anche seguire gli amici che studiano su Duolingo. Come molte altre piattaforme di apprendimento basate sul web, Duolingo offre una versione a pagamento senza pubblicità e consente di scaricare le lezioni per l’utilizzo offline. Gli aggiornamenti a pagamento vanno da 5,99 a 9,99 dollari al mese, a seconda di quanti mesi si sceglie di pagare in una volta.

Il mio scopo: ho iniziato il corso di italiano di Duolingo circa sei mesi fa, con l’obiettivo di riuscire a conversare in Italiano a livello base. Non aspiro a tradurre dall’Italiano. La mia famiglia ha fatto tre gite in bicicletta in Italia e uno dei miei (molti) grandi sogni è, un giorno, occuparmi di un qualche tipo di corso di musica in Italia, per approfondire i miei studi relativi al liuto (cosa posso dire … mi tiene lontano dalle preoccupazioni). Ho seguito i CD “Italian for Dummies” e ovviamente è utile l’esperienza full immersion quando si è in loco. Ma il mio obiettivo è piuttosto essenziale: essere in grado di conversare in Italiano con semplicità. Secondo Duolingo, ora ho padronanza dell’Italiano per il 40%; ne parlerò più approfonditamente in seguito.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 07-12-2017 su thoughtsontranslation.com

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Ogni bilingue è un traduttore? (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

I talenti del traduttore non si manifestano solo in una visione ampia e comprensione profonda della vita umana ma anche in altre peculiarità: una ricettività vitale della composizione spirituale di un altro popolo, un’inusuale sensibilità verso la loro psicologia, l’abilità di acquisire i modi di un altro gruppo etnico. Non basta saper parlare una lingua, ma anche essere bilingue e biculturali. Il bilinguismo di Aitmatov, per esempio, fa parte del suo talento. Questo rivela un’importante aspetto del suo “io” artistico, e anche la traduzione dell’autore non è una ripetizione meccanica di un testo già esistente ma una nuova versione profondamente ragionata, che prende in considerazione l’etnicità del nuovo gruppo di lettori.

Come traduttore, acquisire “uno stato mentale composto da due grammatiche”, come Cook (2003) indica rimane ancora un ideale perseguito da relativamente pochi traduttori (persino in un paese “bilingue” come il Camerun), ma ciò non vuol dire che ci sono pochi bilingue, questo articolo sostiene l’idea che il bilinguismo è un continuum, dalla padronanza delle lingue ufficiali alla padronanza di due lingue nazionali.

Non potrei concludere senza sottolineare che le lingue africane convalidano tutti i criteri per fare un qualsiasi sistema di qualità per una lingua. Siccome nessuna lingua viene usata come metro di giudizio di un’altra, stigmatizzare il bilinguismo che coinvolge una lingua africana è solo snobbismo ingiustificato, perché per imparare quelle lingue richiede lo stesso sforzo per qualsiasi lingua europea. Romaine (1995) scrive: “Il bilinguismo per me è il problema fondamentale della linguistica”. Effettivamente lo è, data la realtà linguistica che tutte le lingue sono uguali in complessità e difficoltà nell’apprenderle.

Conclusioni
Come Kaya (2007) ha sostenuto, la domanda se ogni bilingue può tradurre non ha una risposta definitiva, semplicemente perché dipende da cosa s’intende col termine “traduzione”. Vorrei concludere con una frase di A. A. Potebnia, citato da Schäffner, Christina (2001): “Una persona che parla due lingue sposta il carattere e la direzione dei suoi pensieri come passa da una lingua all’altra, e li sposta in un modo che lo sforzo del suo volere… cambia il corso del suo pensiero e influenza poi il suo percorso successivo solo indirettamente. Questo sforzo può essere comparato a quello di un ferroviere che sposta un treno su un altro binario”. Ma se parliamo di cambi, rotaie, strade e le forze motivazionali del bilinguismo e le traduzioni degli autori, continuando le metafora di Potebnia, direi che la traduzione letteraria in generale, e in particolare la traduzione di un autore, non è quando una sola strada è la “primaria” e altre sono “secondarie”.

È un fatto innegabile che il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per essere abili ed efficienti nella traduzione. Altre requisiti includono l’abilità naturale, l’allenamento e la formazione culturale. La necessità di ogni studioso di traduzione di introdurre il suo stile, terminologia, e modo di trasmettere i significati giocano un ruolo significativo nell’attività traduttoria.

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

Implicazioni nell’abilità innata dei bilingui per la traduzione
Psicolinguisticamente, la parola “innato” indica un’abilità linguistica ereditata, che permette al bambino di parlare prima e meglio degli altri a causa del contatto col suo ambiente. Significa anche che nei bambini esiste una predisposizione nell’imparare a parlare una lingua che sentono nel loro ambiente.

È un’attività volontaria, intrapresa quando si hanno già appreso, completamente o in parte, le strutture e il vocabolario di base della propria lingua madre. Molte persone, ovviamente, non imparano altre lingue oltre quella materna; è quando si entra in contatto con una seconda lingua che ci si rende conto di quanto sia complessa una lingua e quale sia lo sforzo richiesto per apprenderla. Quindi, conoscere una lingua è un grosso ostacolo per impararne un’altra, e non si deve pensare che la competenza in entrambe sia sufficiente per essere un traduttore perfetto. È un dato di fatto che una persona normale padroneggia la propria lingua madre con inconscia facilità, e la gente varia nell’abilità di imparare altre lingue, come variano le loro abilità intellettuali; essere bilingue non vuol dire essere qualcuno in grado di comprendere la complessità dell’altre lingue imparate. Il bilinguismo tardivo porta all’interferenza reciproca tra le lingue, in particolare nel significato delle parole, nella grammatica e a livello della struttura.

Come già menzionato, l’età non è l’unico fattore per identificare la traduzione col bilinguismo, ma ci sono altri fattori come la personalità, il contesto, la motivazione e l’ambiente, fattori essenziali da applicare alla predisposizione alla traduzione. L’abilità cresce col tempo, e ciò contrasta con l’idea di traduzione naturale legata all’età: con la pratica costante l’atto traduttorio perde di naturalezza.

Cos’è quindi la traduzione naturale ? La traduzione è stata considerata come un modo di comunicare da diversi teorici, come Catford (1965), Toury (1995), Nida (1964) e altri. Toury (1995: 248), per esempio, la definisce da una prospettiva socio-culturale come produzione di un testo comunicativo. Da questa definizione, che implica socializzazione, deriva la strategia del riscontro attraverso cui il traduttore riceve ciò che è noto come riscontro normativo. Le norme della società riflettono la lingua d’arrivo e la cultura. Non c’è comunque una sola maniera di fare una traduzione perché non esistono criteri universali di appropriatezza. Questi criteri differiscono da un gruppo sociale all’altro.

Bisogna sottolineare che prima di tutto, un bilingue precoce spesso non conosce così bene le lingue da poter tradurre, alcuni addirittura soffrono di quello che è chiamato alinguismo, uno stato in cui una persona non ha pieno controllo delle lingue che parla. In secondo luogo, i bilingue precoci non conoscono così bene la cultura della lingua d’arrivo da poter fare una traduzione di qualità o non riescono a riconoscere quali aspetti della lingua di partenza e della sua cultura vadano trattati con particolare attenzione. Terzo, a un bilingue precoce spesso mancano le abilità linguistiche analitiche per poter lavorare su un testo difficile.

D’altra parte, un bilingue tardivo può non possedere la stessa conoscenza profonda dei colloquialismi, dello slang e dei dialetti che un bilingue precoce ha, anche se secondo Bell Rogers (1976: 132) bilinguismo corrisponde a biculturalismo, il che vuol dire che chiunque si definisce bilingue deve essere ferrato anche sulle due culture coinvolte.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

La traduzione può essere considerata una capacità innata, che può essere sviluppata tramite una formazione, come qualsiasi altra capacità. Questa è chiamata traduzione naturale, che Harris e Sherwood (1978: 155) definiscono come “la traduzione compiuta da persone senza una particolare formazione nelle situazioni di ogni giorno”. Questa idea è supportata dal fatto che i bambini bilingue sanno tradurre o interpretare per gli adulti in varie situazioni, come in casi medici, legali o amministrativi. Harris e Sherwood credono che, anche se l’abilità è qualcosa di naturale, esistono degli stadi attraverso cui passa un traduttore naturale, e la traduzione è coestensiva col bilinguismo, hanno cioè una relazione simile a quella tra il saper parlare una lingua e il saper comunicare.

Toury (1995) comunque è dell’opinione che, nonostante la predisposizione alla traduzione è coestensiva col bilinguismo, l’evoluzione delle abilità del traduttore dipendono dall’interlinguismo, la capacità cioè di stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra le lingue.

Secondo Harris e Sherwood un traduttore naturale attraversa tre fasi:

- La prima è la fase di “pre-traduzione”, dove il traduttore usa per lo più singole parole; questo perché il bambino, monolingue, è ancora allo stadio in cui una parola forma una frase.
- La seconda fase è chiamata “autotraduzione”, dove il traduttore traduce ad altri che lui stesso ha detto o scritto. Questa è nota anche come “traduzione intrapersonale”; quando le parole di un soggetto vengono tradotte ad altre persone, si parla di “traduzione interpersonale”.
- L’ultima fase è nota come “trasduzione”, dove il traduttore fa da intermediario tra due persone.

Secondo Harris, l’età è il fattore rilevante che contribuisce all’abilità innata nella traduzione, ma ci sono anche altri fattori: l’età è solo il fattore biologico, ma ci sono anche quello linguistico e sociale. Limitare la discussione sul bilinguismo all’età vuol dire limitare la validità della discussione. Benché i bambini traducano senza ricevere una formazione particolare nel campo della traduzione, quel tipo di traduzione può non tener conto delle implicazioni culturali del messaggio e creare barriere nella comunicazione. La traduzione può essere funzionalmente meno ridondante e spontanea.

Si può concludere che la traduzione si identifica generalmente col bilinguismo. Infatti, Shannon (1987: 115) scrive che la traduzione è coestensiva col bilinguismo, cioè hanno una relazione simile a quella tra parlare una lingua e il saper comunicare. In risposta a questa affermazione, Toury (1995) crede che anche se la traduzione è correlata col bilinguismo, le proprie capacità di traduzione dipendono dall’abilità nello stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra due lingue. Non tutti i traduttori traducono allo stesso modo perché è la caratteristica personale di ciascun traduttore, o la loro conoscenza delle lingue, a determinare il successo o il fallimento della traduzione.

Comunque è noto che la competenza può avere qualche relazione con l’età visto che ci può essere un aumento dell’abilità linguistica man mano che si procede con l’età. È necessario aggiungere che le differenze tra traduzioni dello stesso lavoro sono dovute dal fatto che la capacità di trasferimento da una lingua all’altra è diversa da individuo a individuo. Tutto dipende dalla propria capacità interlinguistica.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La traduzione è sinonimo di bilinguismo?
Un equivoco comune nella pratica della traduzione è che la traduzione è bilinguismo e ogni bilingue è automaticamente un traduttore. Ma è davvero così ? Ogni bilingue è o può diventare un traduttore ? Prima di rispondere a questa domanda, bisogna capire chi è un bilingue e cosa fa davvero un traduttore. È anche essenziale capire la relazione tra bilinguismo e traduzione. Capirlo aiuterà il lettore a comprendere che la traduzione non è sinonimo di bilinguismo, anche se uno completa l’altro. I diversi tipi di bilinguismo (sociale, professionale e nativo) saranno discussi di seguito.

La relazione tra bilinguismo e traduzione
Il bilinguismo, secondo Kholer (1973), aiuta ad esaminare alcune domande sull’uso del linguaggio e ad imparare di più su come la mente umana gestisce diversi tipi di riformazione. Siccome la traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato, la comprensione del significato di un testo da parte di un traduttore può essere analizzata a diversi livelli e per diverse unità.

Le persone bilingue interpretano le parole in modo differente rispetto alle traduzioni fornite dai dizionari, e questo ha una spiegazione psicologica. I bilingue usano le parole in contesti e situazioni definiti sia dalle loro caratteristiche fisiche sia dalle loro abitudini, mentalità, inclinazioni e intenzioni nei confronti del mondo. Queste condizioni cognitive ed emozionali interessano il modo in cui le parole vengono interpretate quando vengono sentite o lette (Kholer, 1973: 283) e il significato che viene loro attribuito.

Le parole che descrivono idee politiche o etniche o emozioni hanno normalmente significati diversi in lingue e culture diverse. Anche se queste parole esistono in altre lingue, il significato che le viene attribuito differisce da cultura a cultura e questo spiega la difficoltà nel tradurre lingue culturalmente distanti tra loro e perché la traduzione di un bilingue a volte è diversa da quella di un dizionario: egli adatta il significato nell’altra cultura mentre passa da una lingua all’altra. Ciò è possibile perché essere bilingue vuol dire anche essere biculturale.

Imparare a fare una cosa in una lingua non implica saperlo fare anche nell’altra. Al contrario delle scienze naturali o delle belle arti, le lingue hanno diverse caratteristiche che interessano il processo traduttorio, rendendolo più difficile. Per esempio, se si ha a che fare con una traduzione parola per parola o frase per frase, si otterrà un risultato molto simile a quello di una traduzione automatica, perché una traduzione di questo tipo può creare un prodotto equivalente, ma anche tra lingue strettamente imparentate si presenta qualche differenza, nelle espressioni idiomatiche o nella sintassi (Malakoff e Hakuta, 1991).

Un bilingue che non pratica la sua lingua madre, o quasi per nulla, può avere difficoltà a pensare in quella lingua e trova più facile esprimersi nella sua seconda lingua. I traduttori (Lambert, 1978) sono considerati persone speciali per la serietà applicata nel catturare ogni dettaglio del messaggio del parlante e convertire tutto in un’altra lingua senza omettere nulla. Secondo Lambert, il bilinguismo nei traduttori ha l’effetto di dotarli di una speciale forma di intelligenza e sensibilità, e abilità nello scoprire cosa è inteso e cosa è implicito.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La distinzione tra bilinguismo composto e coordinato va posta sotto esame. Negli studi fatti su persone multilingue, molti hanno mostrato un comportamento intermedio tra il bilinguismo composto e coordinato. Alcuni autori suggeriscono che la distinzione andrebbe fatta solo a livello grammaticale invece che sul vocabolario, altri usano il termine “coordinate bilingual” come sinonimo per coloro che hanno imparato due lingue fin dalla nascita, e altri hanno proposto di lasciar cadere la distinzione.

Nel bilinguismo, ci sono sempre problemi per quanto riguarda il bilinguismo bilanciato, l’idea della prevalenza  di una lingua, del perché non si può parlare di bilinguismo perfetto, per cui è difficile valutare l’equivalenza per quanto riguarda la traduzione. Si può solo misurare la dominanza di una lingua sull’altra.

A livello di competenze cognitive, quei bilingue che sono prolifici in due o più lingue, come quelli composti o coordinati, risultano avere una migliore abilità cognitiva, e imparano meglio un’ulteriore lingua in tarda età rispetto ai monolingue. Scoprire molto presto che i concetti possono essere organizzati in più di un modo dà ai bilingue un vantaggio.

Un collegamento continuo tra due lingue non mutualmente intellegibili e una che non conduce né a soppressione né a estensione di entrambe è traduzione. E quando due persone che parlano due lingue diverse devono conversare, la traduzione è necessaria anche attraverso una terza parte o direttamente. Paul Kholer (1973) discute la relazione tra bilinguismo e traduzione donando esempi studiati, considerando i livelli lessicali della traduzione e il ruolo che gioca il bilinguismo. Kholer va oltre dicendo che non esiste una traduzione automatica che sia soddisfacente per la semplice ragione che la struttura della lingua è complessa e le parole hanno più di un significato che dipende dal contesto in cui sono usate, e la traduzione automatica non può discriminare i vari significati di una parola.

La traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato. Il significato può essere analizzato a diversi livelli e in differenti unità, cioè dalla parola alla frase, all’enunciato, fino al testo. L’importanza del significato nella traduzione si può osservare nell’affermazione di Peter Newark (1982), il quale definisce la traduzione come “rendere il significato di un testo in un’altra lingua nel modo in cui l’autore ha inteso il testo”. Eugene Nida la definisce come “riprodurre nella lingua d’arrivo il messaggio della lingua di partenza prima in termini di significato e in secondo luogo in termini di stile”. Si osserva quindi che al significato va data priorità in qualsiasi traduzione perché il significato è la costante e va mantenuta tale; la forma può variare a seconda dello stile del traduttore o del testo.

La traduzione secondo Catford (1965: 20) implica semplicemente “la sostituzione o rimpiazzo del materiale testuale di una lingua con il materiale testuale equivalente di un’altra”. Il concetto di equivalenza pone comunque dei problemi perché può essere interpretato in varie maniere. Nell’equivalenza, non solo la parola viene presa in considerazione, ma anche il contesto.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Thiery (1978) nel suo lavoro “True bilingualism and second language learning” afferma che il termine “perfect bilingual” suggerisce due cose:

  1. Una persona parla due lingue con egual competenza
  2. Una persona ha due lingue madre

Un esempio del primo scenario: i bambini inglesi che vivevano in India durante il periodo coloniale imparavano l’inglese dai loro genitori e una lingua indiana dalle loro balie o dai loro servitori. Questo caso di bilinguismo può non essere considerato di natura generale perché risulta difficile, se non impossibile, determinare se una persona è competente allo stesso modo o meno in entrambe le lingue. Il fatto è che nessun criterio di comparazione è mai stato stilato. Nel caso del secondo tipo di bilinguismo perfetto, si potrebbe voler prima esaminare cosa s’intende per lingua madre e come le lingue vengono apprese.

Thiery (1978: 146) definisce la lingua madre come “la lingua o le lingue che il bambino apprende per immersione, cioè per normale reazione ai suoni del suo ambiente al fine di poter comunicare con esso. Quindi la lingua madre non viene insegnata attraverso un’altra lingua”. Se si accetta questa definizione, una persona non può essere considerata un “vero bilingue” se ha imparato la lingua attraverso l’insegnamento, indipendentemente da quanto la parla bene. Il bilinguismo tardivo porta alla mutua interferenza tra le due lingue, la quale può avvenire a livello della pronuncia, della grammatica, e anche del significato delle parole. I bilingue spesso parlano con un “accento” perché trasportano da una lingua all’altra alcune caratteristiche della pronuncia. Quindi, un vero bilingue, secondo Thiery, è colui che è accettato dai membri di entrambe le comunità linguistiche col suo stesso livello culturale e sociale. La traduzione è idealmente una questione di bilinguismo perché riguarda due lingue. Il bilinguismo è quindi la capacità di un individuo di parlare due lingue con lo stesso livello di competenza. Ha a che fare con l’acquisizione e la conoscenza di due lingue ed è quindi necessario portare la conoscenza di entrambe sullo stesso livello. Bell Rogers classifica i bilingue in “Compound” e “Coordinate”. Lambert (1978: 137-138) concorda con questa classifica. Secondo lui:

Per bilingue composto (compound) si intende una persona che ha imparato due lingue simultaneamente fin dall’infanzia e con interlocutori che le usavano ugualmente e bene e interscambiandole spesso. È anche noto come vero bilingue o bilingue perfetto. Per i bilingue composti, parole e frasi in lingue diverse rappresentano lo stesso concetto; ciò vuol dire che, per esempio, “chien” e “dog” sono due parole per lo stesso concetto per un parlante franco-inglese di questo tipo. Questi tipi di bilingue parlano di solito fluentemente entrambe le lingue.

Un bilingue coordinato è colui che ha appreso le lingue in contesti diversi, diversi sono i tempi di apprendimento (la seconda lingua è stata imparata dopo l’infanzia) e il contesto socio-culturale. Una lingua viene di solito usata in casa e una fuori casa (a scuola o col vicinato). Questo può essere chiamato “la bilingual d’expression”, cioè saper padroneggiare una seconda lingua come lingua di lavoro ma senza dominarla del tutto. Per esempio, si può conoscere bene la lingua francese ma dominare solo la lingua inglese. Parole e frasi nella mente dei bilingue coordinati sono collegati al loro unico concetto; così per un bilingue di questo tipo “chien” e “dog” hanno associazioni diverse. In questi individui una lingua è dominante e può interferire con la seconda. Questi bilingue sono noti per usare differenti aspetti dell’intonazione e della pronuncia, e qualche volta per affermare di avere la sensazione di avere differenti personalità legate a ciascuna lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore?

 Categoria: Traduttori freelance

In tutto il mondo, la traduzione è diventata un’attività universale. Il bilinguismo come concetto rientra nel campo della psicolinguistica, ma gli studiosi hanno differenti opinioni sul suo ruolo nella traduzione. Che cos’è l’attività traduttiva? Cos’è il bilinguismo? C’è una relazione particolare tra questi due concetti? Quali sono le funzioni specifiche del bilinguismo nella teoria della traduzione? Questo articolo cercherà di dare risposta a queste domande, considerando anche la relazione tra abilità innata per la traduzione e bilinguismo. Verranno esaminati termini come traduzione naturale, bilinguismo sociale e professionale, traduzione innata. Il traduttore ha bisogno di un allenamento particolare? Che ruolo svolge la conoscenza della metalinguistica nella traduzione di un bilingue? Tutto questo formerà il nucleo della nostra discussione.

Introduzione
Nel mondo vengono parlate un diverso numero di lingue; ogni persona parla almeno una lingua, che impara durante l’infanzia e che usa quotidianamente nel parlato e nello scritto. Comunque, molte persone scelgono di imparare altre lingue, o sono costrette a farlo. Ci sono molti benefici nell’essere bilingue, si perfezionano le abilità linguistiche e metalinguistiche, migliora l’elasticità cognitiva, come nel pensiero divergente e nella formulazione di concetti, l’abilità verbale e il ragionamento.

Il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per avere la giusta abilità ed efficienza nella traduzione. Molte persone hanno la capacità di imparare una seconda lingua: può essere la lingua di un altro paese, oppure un’altra lingua parlata nel proprio paese. Oggi aumentano nel mondo le scuole e gli istituti che offrono corsi di lingua straniera, e molte università li hanno inclusi nei loro programmi di studi. Quando si impara un’altra lingua, bisogna comprenderne le basi grammaticali e impararne il vocabolario. Essere bilingue offre una maggiore sensibilità verso il linguaggio, maggior flessibilità nel ragionamento e un orecchio migliore all’ascolto. Migliora anche la comprensione della propria lingua madre e apre le porte verso altre culture. Oltretutto, la conoscenza di altre lingue aumenta le opportunità di lavoro e di carriera.

Il termine “bilinguismo” deriva da “Bi” e “Lingua”, cioè “due lingue”. Il “Concise Oxford Dictionary” definisce bilingue chi sa scrivere o parlare due lingue; la completa padronanza di due lingue si definisce “bilinguismo”. Normalmente, le persone apprendono all’inizio una sola lingua, detta “lingua madre”. Le altre lingue vengono apprese fino a certi gradi di competenza in varie circostanze. Questi parlanti crescono come bilingue, ma l’apprendimento di una seconda lingua o altre lingue è un’attività sovrapposta, in una certa misura, alla padronanza della propria lingua madre ed è un processo diverso intellettualmente. Il bilinguismo è un’attività volontaria quando intrapresa dopo l’adolescenza, cioè quando si sono già apprese, in tutto o in parte, le strutture e il vocabolario della propria lingua madre. È solo venendo in contatto con un’altra lingua che ci si rende conto della complessità del linguaggio e dello sforzo necessario per apprendere una lingua. In generale si possono distinguere due tipi di bilinguismo, a seconda se le due lingue vengono apprese per esperienza simultanea, cioè l’uso di entrambe avviene nello stesso ambiente e nelle stesse circostanze, o se vengono apprese per esposizione a una lingua per volta, in situazioni differenti.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

L’interprete e il traduttore presso il Tribunale

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Anche se l’imputato, colui che accusa o i testimoni non parlano la lingua tedesca, hanno comunque il diritto di comprendere i contenuti del dibattimento. Gli interpreti giurati hanno la funzione di agevolare la comunicazione in Tribunale.

Qualche volta la situazione può diventare piuttosto complicata: „Signor Presidente, ho l’impressione che l’imputato non capisca che cosa gli sto dicendo“. Davanti all’interprete sedeva un uomo proveniente dall’Africa. Dato che il suo paese in passato era stato una colonia francese, il Tribunale dava per scontato che lo stesso parlasse la lingua francese, quindi era stata incaricata una interprete di tale lingua. Risultava però che l’imputato comprendeva la lingua coloniale solo in modo molto limitato.

Si doveva quindi trovare una interprete che conoscesse il dialetto africano dell’imputato.E così il dibattimento proseguiva con un certo ritardo.

Casi difficili come questo si verificano comunque raramente. Normalmente la nazionalità dell’imputato si riconosce dall’atto d’accusa oppure,consultando il verbale di interrogatorio, si può evincere in quale lingua era stato sentito dalla Polizia.

In base a ciò vengono scelti gli interpreti. Normalmente questo sistema funziona molto bene. Per la ricerca di adeguati interpreti e traduttori la Landesjustizverwaltungen (N.d.Amministrazione federale della giustizia) dispone di una banca dati ove sono inseriti gli interpreti e i traduttori giurati e abilitati in tutte le lingue possibili. Solo nel caso di lingue molto inusuali come il mongolo o particolari dialetti arabi, sono rari gli interpreti qualificati.

Nei tribunali dovrebbero comparire solo interpreti e traduttori che hanno ottenuto la qualifica corrispondente. Un buon presupposto per svolgere l’attività di interprete e traduttore in tribunale e/o in ambito giuridico è avere svolto una formazione generale come interprete e traduttore attraverso uno studio universitario pluriennale, preferibilmente orientato in materia giuridica. In alternativa possono ricoprire bene questo ruolo anche coloro che hanno una formazione universitaria giuridica o che hanno svolto altri studi e che magari hanno già esercitato una professione in ambito legale. Questi possono svolgere una formazione come interpreti o traduttori e sostenere il corrispondente esame di stato.

Fonte: Articolo scritto da Sabine Olschner e pubblicato il 2 maggio 2018 su Legal Tribune Online

Traduzione a cura di:
Federica Boggio
Avvocato
Gerzen (Germania)

Viaggio nella storia della traduzione (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

La traduzione e la scoperta dell’America
La popolarità dei traduttori continuò a crescere con la scoperta d’America risultando imprescindibile nei viaggi colombiani per comunicare con gli indigeni e, come conseguenza, le autorità spagnole si videro obbligate a regolare il lavoro degli interpreti. Questo processo di regolazione può definirsi come punto di partenza di ciò che attualmente conosciamo come traduttori e interpreti giurati, nominati da un’autorità e regolati da una normativa specifica.

Alla fine della conquista e agli albori della colonizzazione, la formazione di traduttori e interpreti continuò il suo processo di istituzionalizzazione e per la prima volta nell’anno 1563 si menzionò il concetto di “interpreti che giurano”, che faceva riferimento a quegli individui del Nuovo Mondo che rendevano possibili mediante il linguaggio parlato e la comunicazione interlinguistica le relazioni commerciali tra i colonizzatori e i nativi.

Una volta “civilizzato” il continente americano, la traduzione continua la sua “conquista” storica raggiungendo un impulso e uno sviluppo sociale e culturale di grande magnitudo grazie alla rivoluzione rinascimentale: la scoperta della stampa, che apporta nuove sfumature e suppone la diffusione della conoscenza e la cultura a tutti i mezzi, a tutti i gruppi sociali e a tutte le lingue. Un risultato storico in cui la traduzione svolse un ruolo fondamentale, riuscendo, a partire da allora, a cambiare anche la visione del mondo.

Durante i secoli successivi, continuarono ad ampliarsi gli orizzonti commerciali ed economici, contribuendo alla diffusione dell’attività traduttologica in relazione di simbiosi totale, in cui la maggiore beneficiaria fu la cultura e chi si nutriva di essa.

La traduzione nell’epoca attuale
Durante i secoli XX e XXI, la traduzione di testi specialistici conferisce a questa attività la categoria di disciplina scientifica, mettendo la spilla finale all’ultimo periodo di evoluzione storica traduttologica: l’era della traduzione e dell’interpretazione propriamente detta. I mezzi di comunicazione, le tecnologie dell’informazione, i processi di globalizzazione, le nuove domande di mercato e la massima espansione del commercio internazionale rappresentano a titolo enunciativo le nuove sfide di una professione che si è evoluta di pari passo con il genere umano, si è adattata alle sue necessità e, oggi più che mai, è necessaria per qualunque atto quotidiano e formale: per poter vedere le nostre serie preferite, leggere i nostri autori preferiti, trovare o ricoprire un posto di lavoro in un Paese straniero, realizzare studi in un’Università fuori dalla Spagna, costituire una società in un Paese emergente e anche per assistere ad un Congresso e comprendere i conferenzieri stranieri.

Se ci fermiamo per un attimo e osserviamo intorno a noi, ci renderemo conto che la traduzione è parte della nostra vita quotidiana.

Fonte: Articolo scritto da Carolina Balsa Cirrito e pubblicato il 29 aprile 2014 sul sito Traductores Oficiales

Traduzione a cura di:
Erika Corso
Studentessa Universitaria
Università degli studi di Ferrara

Viaggio nella storia della traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

Vista la necessità intrinseca all’essere umano di relazionarsi e comunicare, la figura del traduttore e/o interprete inizia a forgiarsi quasi parallelamente alla nascita della storia dell’umanità, e la sua evoluzione e il suo sviluppo sembrano andare di pari passo, in funzione delle necessità comunicative di ogni fase storica. Attraverso un’analisi cronologica vogliamo offrire una visione dell’evoluzione storica della figura dell’interprete, precursore di questa attività, e del traduttore, che è apparso posteriormente.

La storia della traduzione- Inizi
Le prime civiltà erano caratterizzate dalla presenza nei loro gruppi sociali di una sorta di mediatori culturali, colti e, ovviamente, conoscitori delle lingue di differenti regioni vicine che iniziarono a forgiare caste di traduttori nella cultura egizia e romana, svolgendo un lavoro principalmente orale e comunicativo.

Con il passare dei secoli e vista la necessità di estendere e rendere accessibile “la parola di Dio” e diffondere i testi sacri, i sacerdoti assunsero la funzione di traduttori che iniziò come tecnica orale per poi evolversi in traduzione scritta. Non si può compiere questa analisi storica senza menzionare il patrono dei Traduttori e Interpreti, San Girolamo, il primo traduttore conosciuto che tradusse la Bibbia nel latino volgare e, in più, fu la prima persona conosciuta a riflettere e scrivere sul metodo di tradurre.

Se continuiamo a viaggiare verso la Spagna medievale, osserviamo che la traduzione godeva di una immensa importanza, dato che il territorio conquistato nel 711 dai musulmani diventa poco a poco il centro di radiazione culturale del Mediterraneo per la sua situazione peculiare tra tre mondi: l’arabo, l’ebraico e il cristiano. La città di Toledo era il fedele riflesso di convivenza di queste tre culture, convertendosi in un nuovo centro di diffusione e fondando nel XII secolo, la “Scuola di Traduttori”, il primo passo verso la costituzione della professione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Carolina Balsa Cirrito e pubblicato il 29 aprile 2014 sul sito Traductores Oficiales

Traduzione a cura di:
Erika Corso
Studentessa Universitaria
Università degli studi di Ferrara

La traduzione e i rifacimenti nel Medioevo (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Parlando di Medioevo è opportuno tenere presente alcune caratteristiche fondamentali, che riguardano tanto la traduzione come la tradizione dei testi.

Bisogna in sostanza tener conto di due aspetti:

Secondo Paolo Folena possiamo distinguere tra traduzione “orizzontale” comprendente le traduzioni tra lingue volgari, e traduzioni “verticali”, ovvero traduzioni volgarizzate partendo dalla lingua Latina.

L’altra osservazione riguarda la tradizione manoscritta dei testi Medioevali, messa in luce da Alberto Vàrvaro, in cui si distingue tra “tradizione attiva” e“tradizione quiescente”.

La prima riguarda la mancata osservanza del copista di curarsi del testo, la seconda riguarda il rispetto verso il testo da copiare.

Il copista spesso, per varie ragioni, tende ad utilizzare più fonti, rendendo il testo pieno di contaminazioni.

Le connotazioni assunte nel medioevo dai termini: Traduzione e Rifacimento assumono nuove forme. E’ possibile affermare che la versione Medievale rappresenti il rifacimento del testo originale.

Il compito del volgarizzatore è quello di rompere e rimontare le parti di un testo, cospargere il testo di diverse soluzioni lessicali e di introdurre strutture in parallelo o in chiasmo.

I rifacimenti di un testo Medievale, possono essere distinti da un punto di vista quantitativo:

- se il testo che ha subito il rifacimento, non cambia la sua ampiezza, parliamo di parafrasi

- se il testo che ha subito il rifacimento si abbrevia ci accostiamo al compendio

- se il testo che ha subito il rifacimento si amplifica, si fa ricorso a risorse di ornatusdifficilis che espandono retoricamente un dettato piùfacilis, sia col ricorso a inserzioni e interpolazioni d’ogni genere.

Per quanto riguarda invece l’aspetto generico, riferito al genere letterario, il rifacitore passa da un genere all’altro o dalla poesia alla prosa.

I rifacimenti infine, possono essere distinti dalle traduzioni in base ad una serie d’istanze (retorica, testuale, linguistico-formale, ideologica, compilativa, antologica) in cui è possibile far luce sui problemi di rifacimento:[1]

Autrice dell’articolo:
Federica Turrisi
Laurea Magistrale in Truduzione Specialistica
Università degli studi da Bari A. Moro


[1] Alfonso D’Agostino- Traduzione e rifacimento nelle letterature romanze medievali

La traduzione e i rifacimenti nel Medioevo

 Categoria: Storia della traduzione

Nell’attività di traduzione medievale è opportuno tenere conto di tre parametri essenziali:

- <<l’indispensabilità della funzione critica ed ermeneutica che nell’accostamento ad un testo>> letterario << deve essere concomitante, se non addirittura preliminare, alla pura prassi della traslitterazione linguistico-semantica: funzione che permette di dosare, tra l’altro, il margine di libertà concesso a quel lettore privilegiato che è traduttore, legato al testo da imprescindibili vincoli di fedeltà>>.

- << la precarietà della traduzione>>

- << l’inevitabile riduttività implicita in ogni operazione del tradurre; poiché risulta illusoria qualsiasi ipotesi di recuperare tutte le implicazioni possibili del messaggio, la traduzione finisce con l’essere sempre un’operazione parziale>>[1]

Nell’ambito delle traduzioni medievali, il traduttore oltre alle conoscenze basiche e indispensabili come: la conoscenza linguistica, culturale e storica, dovrà considerare il pubblico a cui è destinata la traduzione e l’acquisizione del messaggio.

Le traduzioni in ambito medievale infatti riguardano tre diversi tipi di processi:

Il filologo medievalista, durante la sua operazione di parafrasi del testo, deve dimostrare di aver compreso esattamente il testo da lui analizzato, offrendo al lettore specialista una serie di giustificativi, mediante l’utilizzo di note e di un commento sulle scelte testuali compiute.

Un’operazione differente invece è quella della traduzione letterale, in cui il filologo riporta in una lingua d’arrivo, un testo che sia comparabile a quello di partenza nei contenuti e che permetta, anche al lettore non esperto linguisticamente e tecnicamente dell’area culturale, di comprenderne il significato nella propria lingua in parallelo con l’originale.

Infine abbiamo una terza versione, destinata ad un pubblico “ingenuo”, in cui non appare il confronto diretto con l’originale, ma in cui si garantisce comunque la professionalità della traduzione, in cui anche nella sua autonomia si garantiscono gli stessi criteri applicati nella traduzione sinottica.

In un saggio del 1959, Roman Jakobson individuò tre tipi di traduzione:[2]

- endolinguistica: caratterizzata dalla riformulazione del testo
- Interlinguistica: caratterizzata dalla traduzione propriamente detta
- Intersemiotica: riguardante la trasmutazione di un messaggio da immagini a testo

Nella cultura medievale la trasmutazione è fornita dalla traduzione di immagini pittoresche di contenuto sacro o facenti parte delle letterature agiografiche.

In età medievale si sono prodotte una serie di testi ad alto contenuto artistico, come “Lascantigas de Santa Maria” di Alfonso X di Castiglia.

La traduzione e il rifacimento rappresentano insieme alla prosificazione e ad altre manipolazioni il testo “secondo”. Il termine “secondo” testo designa quel testo che viene dopo un altro testo, oppure un testo fatto secondo un altro testo.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Turrisi
Laurea Magistrale in Truduzione Specialistica
Università degli studi da Bari A. Moro


[1] Giuseppe Tavani, TRADURRE IL MEDIOEVO: come?
[2] Roman Jakobson, Aspetti linguistici della traduzione (1959)

About Videogame Localisation (15)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quattordicesima parte di questo articolo

Infine, l’avventura grafica in questione propone una serie di citazioni da altri videogiochi, molti dei quali non sono stati tradotti in italiano; le cose vengono rese ulteriormente complicate dal fatto che gli stessi titoli siano utilizzati all’interno di The Journey Down: Chapter One come nomi di prodotti congelati che Bwana ritrova all’interno di una cella frigorifera: starà al localizzatore cercare di creare un’espressione che richiami sia il videogioco citato sia l’appeal commerciale di un prodotto alimentare.

Nel primo caso l’espressione è Pickled Spoonbeak, che in italiano è stata tradotta come I Beccocucchi di Nelly Cootalot: all’interno è rintracciabile sia la citazione al videogioco (Nelly Cootalot, che è il protagonista dell’avventura citata) sia la creazione di un nome di fantasia per Spoonbeak, uccelli ispirati ad una specie realmente esistente caratterizzata da un becco a forma di cucchiaio, da qui la scelta di Beccocucchi, che richiama quindi le fattezze fisiche dell’uccello.

Il secondo caso propone l’espressione Gemini Rhubarb, che richiama Gemini Rue, ovvero il nome di un’avventura tradotta in italiano ma che ha conservato il titolo originale. La traduzione italiana propone Gemini Rustici, per via dell’assonanza con il titolo originale.

L’ultimo caso è Laurence’s deep fried chocolates, che cita al suo interno un personaggio del videogioco Airwave: Laurence, infatti, è un personaggio che frigge praticamente qualsiasi cosa; la traduzione italiana è Ciocofritti di Laurence, una crasi tra l’ingrediente principale, il cioccolato, e la modalità di cottura, ovvero la frittura.

Riflessioni e Conclusioni
Quando si parla di traduzione nel suo significato più tradizionale, caratteristiche quali l’accuratezza e l’equivalenza sono in genere garanzie di qualità del prodotto tradotto. D’altro canto, se si volge lo sguardo verso gli effetti di un intervento di localizzazione incentrato sulla transcreazione, quest’ultimo vede come oggetto di analisi l’aspetto creativo del prodotto, la sua non convenzionalità. Ad un rapido confronto, se nel caso della traduzione il lavoro viene condotto da una sola persona, la quale si occupa principalmente di traduzione e (a volte) revisione, l’intervento di transcreazione necessita di un team. Il team di transcreazione si preoccupa di consultare il pubblico al quale è rivolto il prodotto videogioco in modo da familiarizzare con il tipo di linguaggio utilizzato dal cosiddetto target player. Ad un’analisi più approfondita, nel caso della localizzazione videoludica, il team di transcreazione si impegna a stabilire un rapporto di comunicazione stretta con fasce di utenti di età variabile tra i cinque e i venticinque anni ai quali il gioco è destinato, investigando attentamente sulle peculiarità linguistiche  e sull’ambiente culturale che li caratterizza.

Ancora, traduzione e transcreazione non sono necessariamente ascrivibili ad una sola persona; questo perché un traduttore professionale sarà sempre in grado di fornire una traduzione fluente e corretta, ma questo non sarebbe necessariamente indice di efficacia e funzionalità. La figura di un localizzatore specializzato unicamente nel lavoro di transcreazione garantisce una certa destrezza linguistica oltre che concettuale

«the goal of trascreation isn’t to say the same thing in another language. The aim of the game with trascreation is to get the same reaction in each language, something that translation in itself won’t be able to achieve.»

Dagli studi effettuati in ambito traduttologico si evince che la Skopos theory proposta da Vermeer risulta applicabile in maniera più che soddisfacente al campo della localizzazione dei videogiochi: in questo ambito, la Skopos theory enfatizza notevolmente l’obiettivo che sottosta all’utilizzo di una determinata espressione e che vede come target una gamma variegata di giocatori. Per questo motivo, la figura del traduttore di videogiochi, in particolare  di avventure grafiche, dovrebbe possedere una solida conoscenza dell’approccio funzionalista nella traduzione videoludica e più in generale della traduzione. Soltanto attraverso un approccio funzionalista, infatti, è possibile evitare stasi legate all’attaccamento al testo della lingua di partenza, preferendo una maggiore confidenza e consapevolezza nell’alterare, adattare, rimuovere o applicare qualsiasi altro tipo di modifica che possa fornire un testo che soddisfi le aspettative dell’utente. E’ consigliabile che al traduttore venga concessa la possibilità (spesso negata) di testare l’avventura simultaneamente al processo di localizzazione, in quanto ciò potrebbe garantire un’interpretazione propriamente contestualizzata all’esperienza di gioco. Infine, sarebbe opportuno offrire al cliente la possibilità di effettuare un test preliminare sul videogioco prima del rilascio ufficiale.

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (14)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Tredicesima parte di questo articolo

Più tecnicamente, si parla di transcreazione, ovvero quel processo attraverso il quale il traduttore esprime un concetto cercando di focalizzarsi principalmente sull’effetto che quella data espressione dovrà scatenare nella mente del giocatore. Tra gli esempi più significativi, la scelta di identificare una specie di pesce inventata dallo sviluppatore in The Journey Down: Chapter One con un nome anch’esso di fantasia: il termine inventato mudyuggler diventa in italiano fangasio (un termine che fa il verso alla specie, realmente esistente, del pangasio) in quanto il tipo di pesce concepito dallo sviluppatore è l’unica specie che stanzia tra le acque fangose e piene di rifiuti della Baia di Kingsport; l’assonanza tra il fango delle acque e il nome del pesce è così forte da giustificare la scelta transcreativa.

Sempre in The Journey Down: Chapter One si assiste ad una scena dai risvolti fortemente creativi e stimolanti per il localizzatore: Bwana vuole entrare all’interno di una nave che però viene tenuta d’occhio dal Capitano di terra, il quale è restio all’idea di permettere l’ingresso a bordo ai comuni cittadini; per entrare Bwana dovrà fingersi mozzo, ma neanche questo sembra bastare, dal momento che il capitano lo interroga sulla parola d’ordine per poter accedere alla nave. A questo punto il giocatore dovrà scegliere tra una serie di parole d’ordine proposte dal gioco, sperando che almeno una delle tre possa garantirgli l’accesso. L’aspetto divertente e creativo è caratterizzato proprio dalle parole d’ordine: Bouncing barnacles! è tradotto come Per tutti i gamberi saltellanti!, dal momento che l’accezione italiana di barnacles, ovvero cirripede, risulta troppo tecnica e poco flessibile per una forma di trasformazione creativa. Lo stesso ragionamento è stato applicato alla parola d’ordine Scurvy scallions!: lo scorbuto (scurvy) era una malattia un tempo comune tra pirati e marinai e derivava dalla mancanza di vitamina c, rintracciabile in frutta e verdure; tra gli alimenti consigliati per curare questa patologia vi erano anche le cipolle (scallions). Ne consegue che una traduzione letteraria non avrebbe potuto garantire l’umorismo delle espressioni piratesche; tuttavia, si è tenuto conto della referenza storica per proporre una parola d’ordine che vede come protagonista non la cura bensì la vittima dello scorbuto, ovvero i marinai. La parola d’ordine creata per il pubblico italiano sarà quindi Corpo di mille pirati sdentati!, a ricordare le malattie dentali che affliggevano le persone affette da scorbuto.

Nello stesso videogioco, se si cerca di far interagire il protagonista con l’insegna di una tavola calda, questi commenterà

Bwana: Mama Makena’s Diner – A shining beacon of hope for any hungry sailor!

e successivamente il solito pirata corpulento gli risponderà

Marinai: A shining beacon of bacon I’d say!

Nonostante si parli di pancetta, si è ritenuto opportuno riformulare la risposta del marinaio in modo da far risaltare l’importanza del posto in cui si svolge l’intera avventura, ovvero una località marittima; l’effetto metaforico e al tempo stesso umoristico salta subito all’occhio nella versione italiana che quindi reciterà

Bwana: La tavola calda di Mama Makena: un colpo di fortuna per un marinaio affamato!

Marinai: Un colpo di fortuna, un polpo di fortuna!

Ancora, il gioco propone una scena il cui protagonista è un marinaio che, arrivato alla tavola calda di cui sopra, chiede dell’altro caffè, dal momento che ne apprezza il gusto concentrato. Mama Makena, la proprietaria della tavola calda, è ben felice di servire il suo cliente e commenta

Mama Makena: Sure thing sailor. Another brew of Mama Makena’s volcanic rock coming right up!

La traduzione italiana della versione di partenza recita Certo, marinaio. Un altro sorso dell’acqua di fuoco di Mama in arrivo!: in questo senso si è cercata un’analogia tra il caffè concentrato di Mama Makena e il modo in cui gli indiani d’America chiamavano il liquore che veniva offerto loro dagli europei, ricercando un’associazione tra lo stordimento provocato dal caffè della proprietaria della tavola calda e quello provocato dal liquore degli europei, somministrato volontariamente per poter approfittare delle terre degli indiani, così come Mama Makena vorrebbe approfittare dei soldi dei suoi clienti.

Quindicesima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (13)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Dodicesima parte di questo articolo

In The Journey Down: Chapter One il protagonista interagisce con una figura, il cui volto è coperto da una maschera, intenta a saldare qualcosa su una nave; al saluto di Bwana, il quale si lascia andare ad un simpatico Hey, mister!, la figura non esita a rispondergli, riprendendolo ed esclamando Who are you calling mister?!, perché. come sarà visibile nel corso del gioco, si tratta di un personaggio femminile. In molti punta-e-clicca gli oggetti e/o le persone, se punti interattivi, sono solitamente indicati da un nome che li definisce sullo schermo: nel gioco, la figura analizzata prende il nome di Welder, che in inglese è privo di genere. Se ci limitassimo ad una traduzione letterale, adoperando il termine Saldatrice, non solo rischieremmo di definire in modo inappropriato il personaggio (dal momento che il termine saldatrice ha in italiano un uso più esteso per gli oggetti piuttosto che per la professione), ma porteremmo all’attenzione dell’utente il genere del personaggio prima ancora che egli vi  interagisca, di fatto rendendo inutile la scena elaborata dagli sviluppatori. Per questo motivo, si è cercato di utilizzare un termine che al suo interno non comprendesse un suffisso di genere femminile o maschile; la scelta è caduta su Macchinista.

Development of meaning. La tecnica consiste nell’esprimere un concetto utilizzando più parole, in modo da facilitare la comprensione e lo svolgimento dell’azione. In The Journey Down: Chapter One, se si prova  a far interagire la chiave inglese con un personaggio, Bwana esclamerà indignato

Bwana: Wrenching people just isn’t my thing!

In italiano l’espressione è stata tradotta come Agguati con la chiave inglese? Non è il mio stile, in virtù del fatto che la lingua italiana, al contrario di quella inglese, non costruisce i verbi a partire dal sostantivo, perciò è stato necessario aggiungere più parole per specificare la «natura» degli agguati di cui parla Bwana.

Full rearrangement. Con questa tecnica si tenta di esprimere uno stesso concetto con parole e costruzioni completamente diverse, scegliendo una modalità diversa per parlare della situazione linguistica in questione. In The Marionette il protagonista, segregato in una casa persa nello spazio-tempo della mente di Alice, ripensa alla sua situazione tenendo un diario di quello che gli succede. Si legge

Well, if she thinks it’s time to kiss and make up, she’s in for a nasty surprise…

Si è scelto di localizzare l’espressione cercando di conservare soltanto il registro stilistico colloquiale in cui Martin scrive, di fatto eliminando qualsiasi somiglianza tra le due versioni

Se spera di finirla a tarallucci e vino, si sbaglia di grosso…

Sempre nella stessa avventura grafica, se si cerca di far parlare il protagonista con una scultura a forma di mano presente nel suo studio, lo stesso protagonista commenterà

Martin: Don’t make me «talk to the hand».

L’espressione talk to the hand è spesso accompagnata da un gesto iconico per esprimere disinteresse nei confronti dell’interlocutore. Dal momento che questa espressione non è disponibile all’interno del parlato italiano, si è scelto di riformulare la frase con un significato più vicino alla lingua di arrivo

Martin: Sono un ragazzo alla mano, ma non abbastanza da parlare a una mano.

in cui il concetto di «ragazzo alla mano», ovvero di persona semplice e genuina, è sicuramente più vicino al parlato italiano.

Compensation of meaning – Transcreation. La tecnica, nelle parole di Chiaro, è

«A kind of transformation which focuses on the target of the text, its style, appropriateness of words and expressions and generally on the impact that the text will create on the reader.»

Quattordicesima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (12)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Undicesima parte di questo articolo

Dalla ricerca condotta sulle aree culturo-specifiche evince chiaramente il concetto di lingua-cultural drop in translational voltage: la metafora descrive la difficoltà e la «turbolenza» inevitabilmente percepita all’interno del codice verbale quando in stretta relazione col codice visivo.

Per superare questo genere di problemi, i traduttori si avvalgono generalmente di tre tecniche di controllo sulle referenze, rispettivamente:

- chunking upwards, la quale consiste nella generalizzazione della referenza nella lingua di arrivo rispetto alla lingua di partenza, attraverso l’uso di iperonimi; un esempio può essere rintracciato in The Journey Down: Chapter One, in cui è possibile interagire con un oggetto che nella versione inglese è identificato come winch; premesso che la storia vede Bwana e Kito proprietari di una stazione di benzina così bizzarra da avere un aereo ancorato alla baia presso la quale si trovano, affinché il velivolo decolli è necessario «levare l’ancora» e per farlo bisognerà armeggiare con il suddetto winch, che letteralmente sta per argano; tuttavia, è sembrato opportuno generalizzare la referenza per evitare di inserire troppi tecnicismi all’interno di un videogioco già pieno di tecnicismi nel campo semantico della meccanica. La traduzione alternerà allora termini come àncora o manovella, più familiari all’utente medio.

- chunking downwards, tecnica che consiste nel rimpiazzare il significato di determinate referenze con altre più specifiche, peculiari della lingua di arrivo: in The Marionette si parla di knife quando in realtà si è visivamente alle prese con un taglierino. Di conseguenza si è ritenuto opportuno specializzare la referenza nella lingua di arrivo, per cui l’espressione

Martin: Is that a knife in there?

si tradurrà in

Martin: Ehi, ma quello è un taglierino!

- chunking sideways, tecnica che consiste nel sostituire la referenza culturo-specifica con equivalenti dello stesso livello: in questo caso è sufficiente dare uno sguardo al commento fatto dal Capitano di terra in The Journey Down: Chapter One in merito all’ignoranza di Bwana su argomenti prettamente marinareschi

Dockmaster: ’tis a sailors secret, and nothing for a land crab as yerself.

Dal momento che l’espressione land crab ha un corrispettivo equivalente nella lingua di arrivo, si è scelto di optare per questo tipo di tecnica di localizzazione; la versione italiana reciterà quindi

Capitano di terra: E’ roba da marinai, una tartaruga di terra come te non può capire.

Fuzzy areas

Col termine fuzzy ci si riferisce a tutte quelle situazioni linguistiche (allusioni, canzoni, poesie, metafore, frasi idiomatiche, espressioni umoristiche, interiezioni) in cui la sovrapposizione linguistica e culturale risulta inevitabile. In casi come questi, il traduttore tende solitamente a dissociarsi dall’originale assetto della lingua di partenza, preferendo di norma l’utilizzo di tecniche di trasformazione; sebbene l’uso delle trasformazioni sia considerato uno strumento linguistico piuttosto che pragmatico, questi è di gran lunga preferito rispetto all’uso di analogie; questo perché, grazie alle prime, è possibile distaccarsi dal testo originale, evitando scomodi concetti «copia-incolla», di fatto lasciando che il traduttore manipoli l’ordine, lo stile e qualsiasi altro elemento strutturale di un’espressione per rendere quest’ultima quanto più vicina alle conoscenze linguistico-culturali dell’utente.

Recker definisce diverse modalità di trasformazione, e alcune di queste sono facilmente rintracciabili in situazioni peculiari dei videogiochi presi in esame.

Differentiation of meaning. Questa tecnica trova maggiore espressione nei casi di differenziazione di genere; nelle parole di Nissen

«languages can be classified according to whether they show grammatical gender or not. The determining criterior of gender is agreement, and saying that a specific language has, for instance, two genders implies that there are two classes of nouns, which can be distinguished syntactically according to the agreements they take.»

Tredicesima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (11)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Decima parte di questo articolo

La stessa tecnica di traduzione è utilizzabile in un altro episodio, che vede Martin lottare contro una specie di manichino da disegno posseduto; qualora il giocatore dovesse soccombere all’avversario, egli si troverà di fronte ad una schermata recante una citazione del drammaturgo greco Euripide, facilmente traducibile dall’inglese all’italiano

Death is a debt we all must pay. – Euripides

La morte è un debito che tutti dobbiamo pagare. – Euripide

Infine, nelle aree di equivalenza di espressione tra lingua di partenza e lingua di arrivo, si rammenta il commento fatto da Martin nell’osservare un asciugamano, citazione da Guida Intergalattica per Autostoppisti; di seguito la versione inglese e quella italiana

Martin: A towel is about the most massively useful thing an interstellar hitchhiker can have.

Martin: L’asciugamano è forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere.

Diverso è il caso in cui ci si imbatte in riferimenti puramente appartenenti alla lingua di partenza; l’espressione

Martin: ‘All the king’s horses and all the king’s men…’

si riferisce ad una filastrocca tipicamente inglese, che ha come protagonista Humpty Dumpty, una specie di uovo antropomorfizzato. In casi come questo, è necessario comprendere il contesto all’interno del quale la frase è pronunciata: Martin si trova di fronte ad una scacchiera sulla quale ci sono alcune pedine gettate alla rinfusa, tra le quali è possibile riconoscere gli alfieri e i cavalli; nella filastrocca, Humpty Dumpty cade da un muro e non c’è nessuna possibilità di rimetterlo a posto, nemmeno con l’intervento dei cavalli e dei cavalieri del re; allo stesso modo, Martin, che nella stanza si trova davanti al cadavere di Giuseppe, ucciso dalla sua ex fidanzata Eshana, si rende conto che nessuno riuscirà a riportare in vita il falegname, nemmeno le pedine dei cavalli e dei cavalieri intarsiate dallo stesso defunto e presenti sulla scena. La filastrocca, quindi, non ha un equivalente italiano da fornire alla localizzazione del videogioco se non la sua traduzione più nota, di seguito riportata

Martin: “Tutti i cavalli e i soldati del re…”

Si avverte lo stesso tipo di difficoltà nella lettura di un’altra espressione all’interno del videogioco: questa volta Martin scorge in sovraimpressione su un televisore in loop una scritta accompagnata dal disegno di un ragno

Come into my parlor, said the spider to the fly. I am so lonely…

Siamo di nuovo in presenza di una filastrocca poco conosciuta al pubblico italiano; di conseguenza, risulta inevitabile riproporre soltanto una semplice traduzione della versione originale

Il ragno disse alla mosca, Vieni a casa mia. Mi sento così solo…

Infine, è possibile che il traduttore possa imbattersi in una sorta di “citazione adattata”, come nel caso di

Martin: A small plaque under it reads “Self-Potrait”./ Self-portrait of the artist as a young man.

Il commento di Martin a proposito dell’autoritratto è un esempio di citazione adattata de A Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce; in questo caso, il traduttore si sentirà libero di riadattare ulteriormente la citazione nella sua versione italiana,

Martin: Sulla targhetta c’è scritto “Autoritratto”. / Autoritratto dell’artista da giovane.

Dodicesima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (10)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Nona parte di questo articolo

In The Marionette, invece, ci si è imbattuti in un classico gioco-passatempo, il «gioco dell’impiccato»; in questo caso la cultura di partenza trova congruenza con quella di arrivo:

Martin: It’s a classic hangman game.

Martin: E’ il gioco dell’impiccato.

L’utente medio italiano, infatti, dovrebbe aver avuto una base comune agli utenti inglesi per quanto concerne l’esperienza del passatempo in esame.

Sempre in The Marionette, si ritrova una certa congruenza tra le pratiche culturali inglesi e italiane, come dimostra il passo del diario Alice, che recita

Wednesday 1 April. Dear Diary, Happy April’s Fools. But I’m not like playing tricks today.

Si tratta evidentemente di una «festività» conosciuta anche nel panorama italiano, soprattutto tra i più piccoli come Alice, ovvero il giorno del «pesce d’aprile», festeggiato nel primo giorno del mese di aprile. La versione italiana perciò si discosterà molto poco da quella di partenza

Mercoledì 1 aprile. Caro diario, buon pesce d’aprile. Anche se oggi non mi va di fare scherzi.

Tornando a The Journey Down: Chapter One, è singolare come il traduttore debba approfondire, tra gli altri campi semantici, anche quelli inerenti alla cucina, intesa come conoscenza di ingredienti specifici per la preparazione di pietanze. Nel caso che ivi si propone, Bwana è alla ricerca di alcune erbe e spezie, chiaramente visibili al giocatore tra gli oggetti dell’inventario; tuttavia, si tratta di erbe e spezie ricercate che spingono il traduttore a cercarne il corrispettivo esatto, facendo leva sulla curiosità del giocatore italiano; ginger e chervil, dopo un’attenta ricerca, saranno resi in italiano rispettivamente come zenzero e cerfoglio.

Infine, esiste in The Marionette una notevole quantità di riferimenti culturo-specifici per quello che concerne il campo semantico dei libri, dei film e delle serie televisive, a cominciare da un elenco di libri che il protagonista osserva all’interno di una cameretta

Martin: The Ugly Duckling… Cinderella… Alice in Wonderland.

i cui corrispettivi italiani si presentano al traduttore con una certa facilità di traduzione

Martin: Il brutto anatroccolo… Cenerentola… Alice nel paese delle meraviglie.

Un ulteriore riferimento intertestuale alle fiabe si evince dalle parole pronunciate da Martin mentre questi osserva le pareti della stessa cameretta, dove è possibile intravedere i contorni  di uno specchio ormai tolto

Martin: Mirror mirror NOT on the wall…

La citazione di Martin è un riferimento intertestuale a Biancaneve e i sette nani, sebbene modificato nella presenza della negazione NOT (nella situazione in esame, infatti, ci si trova davanti ad una parete spoglia dalla quale è stato chiaramente staccato uno specchio). In italiano si è scelto di lasciare la citazione intatta, anche perché il corrispettivo nostrano della formula fiabesca non fa riferimento alla parete (wall).

Martin: Specchio, specchio delle mie brame…

Undicesima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (9)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Ottava parte di questo articolo

I personaggi di Bwana e di Kito sono una riproduzione adattata di alcune maschere africane, rispettivamente della tribù Chowke in Africa occidentale e della popolazione Makonde stanziata in Tanzania e Mozambico. E’ necessario a questo punto non sottovalutare gli aspetti culturali della versione originale e cercare di fornire un testo che si adegui alla resa grafica dei personaggi. Per questo motivo molte delle espressioni formulate da Bwana risultano fortemente amichevoli e cariche di colore, ad evidenziare il personaggio che egli rappresenta, ispirato ad una tribù africana e fortemente legato alla cultura rastafari, a sua volta intrisa di un forte attaccamento alla terra e alla libertà dell’individuo uomo.

A questo punto è possibile stilare un elenco di tre categorie base alle quali il traduttore deve fare sempre riferimento ai fini di ottenere un prodotto accessibile ed efficace:

- riferimenti culturo-specifici (e.g. toponimi, personalità illustri, istruzione…)
- tratti specifici della lingua (e.g. taboo, interiezioni…)
- aree di sovrapposizione tra lingua e cultura (e.g. canzoni, poesie, frasi idiomatiche…)

Riferimenti culturo-specifici
Si tratta di entità tipiche di una e una sola cultura, che possono essere esclusivamente o maggiormente visibili, esclusivamente o maggiormente verbali o al contempo visibili e verbali. Tra le dieci aree identificate da Antonini e Chiaro (2005:39), alcune di queste sono rintracciabili all’interno delle avventure grafiche prese in esame. Ad esempio, nell’espressione tratta da The Journey Down: Chapter One

Matoke: Yup, trusty as heck! Caught me a twelve pound mudyuggler the other day!

Matoke, un vecchio pescatore che passa le sue giornate in simbiosi con la sua canna da pesca, si vanta di quest’ultima asserendo di aver pescato grazie ad essa una ingente quantità di pesce. Nella versione originale, come si può notare, si parla chiaramente di pound, ovvero di libbre e ciò dà luogo ad una serie di incongruenze se consideriamo la possibilità di tradurre il videogioco in italiano; siamo di fronte ad un’area di confronto tra elementi specifici della cultura di partenza ed elementi specifici della cultura di arrivo: se la cultura di partenza, in questo caso anglosassone, ha come unità di misura di peso la libbra, non potrà dirsi la stessa cosa per la cultura di arrivo, ovvero quella italiana, all’interno della quale l’unità di misura di peso sarà il chilogrammo. Di conseguenza, affinché il giocatore italiano possa comprendere il peso specifico del pescato di Matoke, sarà necessaria una conversione non solo in termini linguistici, ma anche in termini matematici. La versione italiana allora reciterà

Matoke: Puoi dirlo forte! Ci ho pescato un fangasio di sei chili l’altro giorno!

Decima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (8)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Settima parte di questo articolo

A un livello squisitamente sociolinguistico, il termine Mon, utilizzato da Bwana in The Journey Down: Chapter One è di particolare interesse: si tratta di un termine ombrello tipico della cultura giamaicana col quale ci si riferisce praticamente a tutti i tipi di interlocutori, senza differenze di età o  genere, che si rende di fatto intraducibile in italiano; è interessante notare come il termine, presente esclusivamente nella prima versione del gioco, sia stato sostituito in tutte le sue occorrenze nella seconda versione da Man; è possibile infatti che gli sviluppatori si siano resi conto della difficoltà incontrata dall’utente medio nel comprendere il significato sociolinguistico del termine e che abbiano optato per Man, tenuto anche conto del fatto che sorprendentemente il termine, nella prima versione del gioco, è rintracciabile soltanto in riferimento a individui di genere maschile. Per quanto concerne la traduzione italiana, quindi, è stato piuttosto semplice affidarsi ad un gergo giovanile, evitando di fornire una traduzione troppo letterale e obsoleta del termine Man, che diventa quindi un alternarsi tra parole quali amico o fratello, riprendendo di fatto il senso di fratellanza/cameratismo che viene a crearsi tra Bwana e l’interlocutore.

Ancora, l’avventura grafica ivi in questione presenta una quantità esorbitante di espressioni «marinaresche», appartenenti cioè al gergo dei marinai. Vale la pena proporre il seguente scambio di battute

Bwana: Ho there ye salty sea dog!

Fat sailor: You can relax with the salty sea lingo on us./ We are sophisticated sailors we!

Bwana si rivolge ad un marinaio corpulento in un chiaro gergo marinaresco e il marinaio, molto metalinguisticamente, non esita a riprenderlo dall’usare certe espressioni, visto il suo lato «sofisticato». In questo caso è stato opportuno affidarsi alla versione italiana del gergo piratesco, sostituendo l’espressione sea dog con un più comune lupi di mare e cercando di lasciare intatta la coloritura umoristica della situazione comunicativa:

Bwana: Ehilà, vecchi lupi di mare!

Marinai: Piano con il gergo piratesco./Stai parlando con dei marinai sofisticati!

Un caso simile è rintracciabile nelle parole del Capitano di terra con cui Bwana entra in contatto; se nella versione inglese il personaggio saluta Bwana utilizzando il gergo piratesco nel seguente modo:

Dockmaster: Aye! May the four winds fill yer sail!

nella versione italiana il Capitano di terra riprende l’immagine popolare dei quattro venti che accompagnano la vita di ogni marinaio:

Capitano di terra: Addio! Che i quattro venti siano con te!

L’espressione, dunque, rimane permeata di un’atmosfera avventuriera senza scostarsi troppo dalla resa originale. Infine, è possibile individuare una serie di caratteristiche che punteggiano l’intera avventura grafica e delle quali il traduttore deve tenere conto ai fini di una localizzazione mirata. The Journey Down: Chapter One è un’avventura ambientata in un mondo completamente inventato e ciononostante ci sono frequenti riferimenti a una gamma variegata di culture ed etnie. A cominciare dai nomi dei personaggi e dalla resa grafica degli stessi, è interessante notare come Theodor Waern, uno degli sviluppatori del team Skygoblin, abbia fatto sua una serie di nozioni apprese direttamente sul posto, in questo caso l’Africa, ai fini di ottenere un prodotto originale e ricco di significati.

Nona parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (7)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Salta subito all’occhio il fatto che graficamente le due espressioni contano un numero differente di lettere (17 per la versione inglese; 16 per la versione italiana) di fatto rendendo difficoltoso il tutto ad un livello prettamente informatico: l’espressione che Martin, nella versione italiana, dovrà indovinare ha una lettera in meno e ciò deve essere reso plasticamente visibile anche a livello grafico. Per problemi di questo genere, è possibile prendere accordi con gli sviluppatori, i quali possono provvedere

a intervenire sugli aspetti informatici del prodotto e fornire una versione alterata compatibile col mercato d’interesse. Tuttavia, alterazioni degli aspetti grafici potrebbero dar luogo a esperienze di gioco totalmente diverse da quelle proposte nella lingua di partenza; non solo, ci sono casi in cui risulta impossibile intervenire informaticamente sul prodotto, il più delle volte perché quest’ultimo è già stato messo in commercio ed è già conosciuto, almeno superficialmente, dalla maggior parte degli utenti. Ad esempio, in The Journey Down: Chapter One, Bwana può leggere l’insegna della stazione di benzina presso la quale lavora e nel farlo si rende conto dell’incorrettezza grammaticale dell’espressione

CHEEP

Metalinguisticamente Bwana è consapevole del fatto che il termine, che invece dovrebbe presentarsi come CHEAP, sia stato scritto nel modo sbagliato, tanto è vero che subito dopo aver letto l’insegna della pompa di benzina non esita ad esclamare

Bwana: We’re so cheap we can’t even spell it right!

In questo caso è stato impossibile modificare l’insegna per poter fornire una localizzazione più o meno equivalente del termine, perciò si è cercato di valorizzare il giudizio espresso da Bwana, facendo leva al tempo stesso sulle conoscenze base dell’utente italiano medio, che dovrebbe saper riconoscere l’incorrettezza grammaticale dell’insegna; di conseguenza la frase pronunciata da Bwana si traduce in

Bwana: Disperati e sgrammaticati!

Lo stesso problema è riscontrabile in un’altra occasione all’interno della stessa avventura grafica, dal momento che ci si imbatte in una seconda insegna, che questa volta recita

GAS ‘N’ CHARTER

Il problema in questo caso è chiaramente di tipo referenziale: la cultura italiana rispetto al significante «charter» riconosce solo il significato di aereo adibito al servizio di trasporto viaggiatori, non riconoscendo quindi l’aspetto per cui il servizio di trasporto è possibile soltanto attraverso un vero e proprio patto stipulato tra più contraenti affinché il velivolo possa effettuare il servizio di trasporto viaggiatori. Difatti, il servizio offerto da Bwana è quello di noleggio del piccolo elicottero da lui posseduto (oltre al servizio di rifornimento di carburante per le barche); di conseguenza si è sentito il bisogno di tradurre in italiano il nome dell’attività, passando quindi da Gas ‘n’ Charter a il nolo e il serbatoio, cercando anche di ricreare un certo appeal commerciale.

Sebbene il livello burocratico (Business Conventions and Practises Layer) sia fondamentale per comprendere sfaccettature basate su strategie finanziarie da parte di numerosi publisher che investono sempre più spesso sull’esportazione di un videogioco in mercati internazionali, questo non è direttamente legato all’esperienza ludica del giocatore, come invece risultano essere i livelli socio-comunicazionale e culturale, intimamente connessi con il background di ciascuna nazione, con i costumi, le credenze e le tradizioni di ciascun campione all’interno di un paese.

Ottava parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

The Journey Down: Chapter One, invece, propone una panoramica anche piuttosto articolata di termini tecnici riferiti al campo semantico della meccanica. Nell’esempio di seguito proposto, Kito si rivolge a Bwana stilando un elenco di alcune parti mancanti che suo fratello sarà costretto a ritrovare se vuole che il suo aereo possa tornare a volare:

Kito: For starters we’re missing both engines. /Also both the yoke and one of the propellers is missing!

di seguito la traduzione italiana

Kito: Per cominciare ci servono un paio di motori. /E ci mancano un’elica e qualcosa con cui pilotare l’aereo.

Entrambi i livelli di Chroust, se analizzati in correlazione con le Infrastrutture Tecnologiche, risultano utili ai fini di una traduzione dedicata specificamente al linguaggio macchina: se il linguaggio di programmazione non è tradotto in modo appropriato, ci sono buone probabilità che l’intero lavoro rimanga plasticamente invisibile.

Un interessantissimo punto di intersezione tra il livello grammaticale e quello delle infrastrutture è rappresentato da tutte quelle frasi più o meno generiche in cui compaiano dei pronomi non marcati dal genere (tipici della lingua inglese), come it, this, that, etc. I problemi generati da questa intersezione saltano subito all’occhio prendendo in analisi una frase come la seguente:

Bwana: I’d like to hold on to it a little longer!

E’ di fondamentale importanza, attraverso la ricostruzione dei path, comprendere a cosa si riferisca il pronome it; non ci si può permettere di tradurre l’espressione come, ad esempio, Lo terrò ancora con me!, dal momento che l’oggetto a cui ci si riferisce potrebbe essere di genere femminile. Le soluzioni sono due: nel primo caso, ci si renderà conto che la frase viene pronunciata dal protagonista in più situazioni e ci sarà bisogno di una traduzione impersonale, che non coinvolga pronomi marcati dal genere. È proprio questo il caso della frase presa in esame, che è stata tradotta come Può stare ancora un po’ nelle mie tasche!; nel secondo caso, la ricerca dei path sarà utile per ricostruire l’unica situazione in cui quella data frase sia stata pronunciata, comprendendo se l’oggetto a cui ci si riferisce sia di genere maschile o femminile.

Per quanto concerne il livello grafico e iconico, è sufficiente sapere che spesso il processo di traduzione può essere accompagnato da modifiche grafiche all’interno di particolari situazioni di gioco, specialmente quelle in cui è possibile che immagini o simboli risultino poco chiari o poco interpretabili nella lingua di arrivo. Ne sia esempio l’episodio di The Marionette in cui Martin si imbatte in uno dei giochi «carta e matita» più comuni, ovvero il cosiddetto «gioco dell’impiccato»: Martin dovrà indovinare le parole nascoste prima che il diagramma dell’impiccato venga completato; la versione inglese del gioco propone un fermo immagine in cui, una volta risolto l’enigma, compare chiaramente l’espressione

THE MANNEQUIN IS KEY

che nella versione italiana è stata tradotta come

GIOCA IL MANICHINO

Settima parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Un altro aspetto di cui è necessario che il traduttore si renda conto è il fatto che una frase che compare una volta sola all’interno dello script potrà ricorrere più volte all’interno del gioco ed in situazioni non connesse tra loro; starà dunque al traduttore cercare di rendere quella frase quanto più impersonale possibile. Un esempio interessante è quanto accaduto in The Marionette, un gioco sviluppato da Team Effigy. La scena è la seguente: Martin, il protagonista, è nel bel mezzo di una lite con la sua fidanzata, Eshana; egli non è d’accordo con la sua idea di trasferirsi da lui per cominciare una lunga vita insieme. La schermaglia tra i due recita come segue:

Eshana: I – But I thought –
Martin: Did you?

La frase era stata inizialmente tradotta come:

Eshana: Io – ho pensato che –
Martin: Perché, tu pensi?

La stessa frase, tuttavia, presenta dei problemi, in quanto la battuta di Martin, tradotta come Perché, tu pensi? corrisponde anche ad una risposta che Giuseppe dà a Martin in un dialogo completamente diverso. La scena è quella del primo dialogo tra i due, in cui il protagonista mostra a Giuseppe una foto che gli è stata recapitata per posta giorni prima. La battuta recita:

Martin: I found this in my mail box a while ago.
Giuseppe: Did you?

In questo caso la risposta di Giuseppe è nient’altro che un’esortazione affinché Martin gli sveli ulteriori dettagli in merito all’accaduto. La versione italiana definitiva sarà perciò Fai sul serio?, applicabile in entrambi i contesti.
Proseguendo, i livelli grammaticale e semantico, rispettivamente al secondo e terzo grado della gerarchia di Chroust, abbracciano aspetti legati principalmente a elementi specifici della lingua di arrivo, quali l’uso di un linguaggio tecnico comune piuttosto che il grado di espressività della lingua o l’uso di abbreviazioni.

Per quello che concerne il livello semantico, ad un’analisi più approfondita sulle avventure grafiche prese in esame, è interessante notare la differenza di fondo che le caratterizza e che si traduce in differenze di carattere semantico: se nel primo caso ci si imbatte in bozzetti, sculture, tecniche pittoriche più o meno apprezzabili, a suggerire un universo incentrato sul potere creativo/distruttivo dell’arte, dall’altro si è alle prese con un mondo completamente inventato, in cui però tratti peculiari del quotidiano non entrano in collisione con lo sviluppo della storia.
The Marionette permette di entrare in contatto con aspetti peculiari del campo artistico, ne sia esempio significativo il tentativo di Martin di marcare un confine tra la sua professione di scultore e quella di Giuseppe, una figura imprecisata che si mostra a lui e al giocatore nelle vesti di falegname:

Giuseppe: Oh, I know of you. A sculptor, yes? /I am a craftsman too, as you see, but I work with wood and clay.
Martin: But sculpting is an art, not a craft.

di seguito la traduzione italiana

Giuseppe: Ho sentito parlare di te. Uno scultore, non è così?/ Come avrai notato, anch’io sono un artigiano, soltanto che lavoro con legno e argilla.
Martin: Uno scultore è un artista, non un artigiano.

Sesta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Le tecniche e gli esperimenti
La piramide di Chroust
Il processo di localizzazione, come si è detto, necessita di uno studio preparatorio multilivellare. Chroust definisce una gerarchia di livelli nei quali è possibile imbattersi durante il processo di localizzazione; si tratta di una struttura a piramide alla cui base sono presenti le cosiddette Infrastrutture Tecnologiche, vale a dire tutta la preparazione e organizzazione che costituisce l’elemento propedeutico necessario ai fini della localizzazione.

Uno degli aspetti peculiari delle Infrastrutture Tecnologiche in correlazione con il genere delle avventure grafiche è la presenza dei path. I path (letteralmente “sentieri”, “percorsi”) sono ciò che distingue l’esperienza interattiva da una semplice lettura di un libro dalla struttura perfettamente lineare; i path comprendono tutte le azioni/dialoghi a disposizione del giocatore, per quanto stupide e impensabili alcune di esse possano sembrare. Ad esempio, in The Journey Down: Chapter One , del team Skygoblin, un’azione insensata come usare delle spezie su un altro personaggio dà luogo alla frase

Bwana: Little spice, some salt and pepper, fry him up …/I’m sure he’d make a fine little roast.
Bwana: Cotto con la giusta salsina e un pizzico di sale e pepe,/sarebbe un arrosto niente male.

A questo punto è ovvio come, a causa della presenza di innumerevoli path, il traduttore si trovi a tradurre molte più frasi di quante il giocatore effettivamente incontrerà nella sua esperienza. I path, inoltre, di solito vanno ricostruiti dal traduttore stesso: spesso il copione inviato dagli sviluppatori, per ragioni tecniche, si presenta in modo non lineare. Ad esempio, lo script di The Journey Down: Chapter One presenta, senza troppa coerenza, prima tutte le battute del personaggio principale, poi quelle degli altri personaggi ed infine un elenco insensato di oggetti; se ne prenda ad esempio il seguente estratto, in cui tre frasi numerate in modo progressivo non hanno alcuna connessione le une con le altre:

“bwan529″ : {
“english” : “That needs no wrenching.”
},
“bwan530″ : {
“english” : “Nah, I don’t wanna mess with this little fella.”
},
“bwan531″ : {
“english” : “The fishing pole is fine the way it is.”

Il traduttore sarà dunque costretto a possedere un’infarinatura di conoscenze informatiche settoriali.
Per tradurre, a questo punto, sarà necessario contestualizzare ogni frase all’interno dello script, in un’esperienza di gioco mirata a identificare tutti i path possibili e immaginabili. Gli appunti del traduttore compariranno più o meno così:

No need to go bragging about my beautiful broom. (COMBO MOP+SAILORS)
Ad indicare che questa frase viene pronunciata solo quando si cerca di far interagire il mocio con i marinai.

Quinta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Interventi di localizzazione nel mondo videoludico
Gli interventi di localizzazione cominciano a diventare parte integrante del processo traduttologico informatico attorno al 1980 come risposta alle richieste sempre più specifiche di una sempre più emergente globalizzazione informatica, per cui la sola traduzione si rivelava piuttosto insufficiente, soprattutto in casi in cui un software sviluppato in un certo paese doveva essere reso disponibile e fruibile nel mercato di un altro paese.
I prodotti videoludici sono generalmente strutturati in diversi livelli tra i quali il giocatore è chiamato a districarsi, e che contengono al loro interno un certo margine di errore consentito al giocatore stesso, le cui azioni corrispondono inevitabilmente ai feedback del sistema di gioco, sempre diverso a seconda del genere al quale esso appartiene.

In questo senso, va da sé che un intervento di localizzazione si rivelerà tanto più efficiente quanto più il traduttore possiederà un quadro delineato delle caratteristiche dell’universo videoludico, specialmente nei casi in cui la versione originale e quella localizzata si sviluppano e vengono rilasciate sui rispettivi mercati simultaneamente, in una modalità di localizzazione conosciuta col nome di simship, ovvero portata avanti senza l’ausilio di un testo completo nella lingua di partenza, privo perciò di elementi di co-testo/contesto (Bernal-Merino 2006); di conseguenza, il traduttore potrà fare leva soltanto sulle proprie capacità intuitive e sul proprio bagaglio di conoscenze.

In ultima istanza, il traduttore dovrà tenere conto della cosiddetta raison d’etre del prodotto videogioco, finalizzato quindi all’intrattenimento; attraverso la localizzazione, il traduttore dovrà essere in grado di offrire all’utente un’esperienza di gioco che si avvicini quanto più possibile a quella dell’equivalente originale. Un gioco localizzato deve garantire il più alto grado di comprensibilità e usabilità, di fatto configurandosi come un prodotto easy to play. Per questo motivo ai traduttori è concessa ampia libertà creativa nel modificare, adattare o rimuovere riferimenti culturali, giochi di parole o qualsiasi altro elemento che possa interferire in qualche modo con la lingua d’arrivo. La localizzazione dei videogiochi permette al traduttore di «transcreare» ciò che è necessario al fine di preservare l’esperienza di gioco e fornire una traduzione originale e coinvolgente. Questo tipo di licenza creativa non è altro che il risultato di teorie che ruotano attorno alla definizione accademica di skopos, messa a punto da Vermeer e che viene di seguito illustrata nelle parole di Snell-Hornby (2006, pp. 54-55)

«translation as a cultural transfer rather than a linguistic one, language being part of culture… The concept of culture is central to the Skopos theory as it is considered to  be a special form of communication and social action otherwise to abstract code-switching.»

La traduzione deve ispirare comunicazione e in questa circostanza il concetto si traduce come libertà per i traduttori di non essere necessariamente fedeli al testo originale; piuttosto, si cerca di finalizzare l’intervento di localizzazione direttamente all’esperienza ludica, al testo di arrivo nel suo insieme e più in generale alla cultura del paese di arrivo.

Quarta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non bisogna dimenticare che il fine ultimo dei prodotti videoludici è quello di intrattenere, di divertire. E’ fondamentale che il traduttore, in questo senso, comprenda e rammenti l’importanza del concetto «look-and-feel of the original», e certamente questo comporta uno studio approfondito per ciò che concerne tratti culturo-specifici insieme con tratti prettamente umoristici, di fatto spingendo il traduttore a fare proprio il contesto culturale del genere dei videogiochi e del registro stilistico che lo caratterizza. In questo campo, infatti, il traduttore ha molto spesso una certa libertà d’azione, soprattutto nell’utilizzo di tratti peculiari alla cultura di arrivo visibili all’utente mediante giochi di parole e chiari riferimenti alla cultura popolare. Questo tipo di traduzione, come vedremo in seguito, prende il nome di transcreazione.

Il piccolo grande universo dei videogiochi
Qualsiasi ne sia la modalità (sottotitoli, dubbing, voice-over), la traduzione all’interno dei media resta non priva di punti nevralgici anche piuttosto comuni. Come già accennato, infatti, a differenza di testi puramente scritti od orali, i prodotti multimediali sono costituiti da elementi acustici e visivi al tempo stesso. Tuttavia, la complessità degli audiovisivi risiede nella stretta combinazione tra i codici acustico e visivo; di conseguenza, sebbene il traduttore si trovi ad operare materialmente solo a livello verbale, modificando il testo, questi è inevitabilmente legato al livello visivo, che invece rimane invariato.

Se ci si concentra sul genere dei videogiochi, sin dall’avvento del tridimensionale, la maggior parte dei guadagni sul mercato videoludico è stata derivata dalla vendita di prodotti caratterizzati principalmente da una grafica impressionante; al giorno d’oggi l’interesse verso gli effetti audio-video sembra essersi ridotto o può alla meglio considerarsi più o meno stabile, Le ragioni sono diverse: molti giochi nascono da uno stesso motore, che ripropone gli stessi effetti, di fatto dando vita a prodotti molto simili tra loro; ancora, i videogiochi dell’età contemporanea presentano un tipo di grafica altamente realistica e questo rischia di assottigliare notevolmente il confine tra grafica «buona» e grafica «cattiva»; infine, ma non meno importante, la grafica lascia il posto alle nuove esigenze dell’utente, il quale non si accontenta più dell’effetto, bensì ricerca un’esperienza di gioco coinvolgente. In poche parole, ricerca una storia.

«At same point the environments look the same to the player no matter how many extra polygons or texture passes you add. We’ve reached that point – now we must turn our focus to story. A good story is much more accessible to people than snazzy technology.”
Le avventure grafiche e/o i giochi di ruolo (RPG) fanno del cosiddetto storytelling la propria raison d’etre, il perno attorno al quale gira il successo o l’insuccesso del prodotto. Tuttavia, esiste una differenza non trascurabile tra la storia all’interno del prodotto videogioco e la storia, il filo narrativo, dei libri, dei film o degli spettacoli: i videogiochi, infatti, sono conosciuti per la propria non-linearità. Se nella stesura di un libro la storia non è altro che un’esperienza controllata di eventi scelti accuratamente dall’autore, nei videogiochi niente ha un ordine precostituito.

«To the degree that you make a game more like a story – a controlled, predetermined experience with events occurring as the author wishes – you make it a less effective game. To the degree that you make a story more like a game – with alternative paths and outcomes – you make it a less effective story.»
Greg Costikyan propone in questa citazione un giusto mix tra storia e azione, un equilibrio che si traduce nell’offrire al giocatore la possibilità di muoversi all’interno di uno spazio non troppo delimitato e lasciare che sia artefice della risoluzione di enigmi o missioni, in modo del tutto arbitrario. Terminate le missioni e/o risolti gli enigmi, il filo narrativo non-lineare del gioco si dipana all’interno di una nuova area di gioco.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation

 Categoria: Servizi di traduzione

Una visione d’insieme
La traduzione degli audiovisivi esprime l’idea di un trasferimento interlinguistico in situazioni in cui il linguaggio verbale è trasmesso e reso accessibile sia in termini visivi che acustici, solitamente – ma non necessariamente – attraverso l’uso di dispositivi elettronici.
La maggior parte dei prodotti audiovisivi è sottoposta a tre diverse modalità di traduzione:

- dubbing, un processo che utilizza il canale acustico a fini traduttologici;
- sottotitolazione, che si avvale del mezzo visivo e che implica un tipo di traduzione scritta, di fatto visibile sullo schermo;
- voice-over, che però risulta essere un metodo poco utilizzato

Tradurre per il grande/piccolo schermo è cosa piuttosto diversa dal tradurre per prodotti destinati alla stampa: libri, quotidiani e tutti quei prodotti «cartacei» sono creati appositamente per essere letti e la presenza di eventuali illustrazioni è direttamente finalizzata a completare o approfondire un concetto già espresso verbalmente nel contenuto scritto.
Al contrario, i prodotti per lo schermo – film, serie TV, documentari – sono per definizione e natura audiovisivi, ovvero lavorano simultaneamente su due o più livelli, configurandosi come elementi polisemici, ovvero costituiti da numerosi codici; questi ultimi interagiscono al fine di ottenere un unico effetto.

Per quanto concerne il genere audiovisivo dei videogiochi, invece, questo definisce i suoi prodotti come «computer-based entertainment software, using any electronic platform… , involving one or multiple players in a physical or networked environment» (Frasca 2001:4)
I videogiochi sono accessibili attraverso l’ausilio di computer, televisori, console o anche mediante dispositivi specializzati o installati all’interno di telefoni cellulari; la difficoltà e le modalità sono piuttosto variabili, passando perciò dal giocatore singolo a più giocatori, in una situazione ludica di tipo interattivo.

Come già accennato, i videogiochi sono di natura audiovisiva, ma ciò che li distingue dagli altri prodotti per lo schermo sta nell’utilizzo spasmodico di una tecnologia d’avanguardia, che fa largo uso di effetti sempre più creativi e originali, in modo da ottenere effetti audio-video sempre nuovi e realistici; un esempio è l’inserimento di voci umane, le quali necessitano di essere così doppiate/sottotitolate ai fini di estendere la comprensione dei contenuti ad una clientela linguisticamente variegata.

Nel caso dei videogiochi, tuttavia, i processi di traduzione e programmazione informatica del prodotto vanno di pari passo con gli sforzi atti a localizzare quest’ultimo all’interno di un preciso mercato; non è un caso se in termini di guadagni, l’industria dei videogiochi ha largamente superato quelle del cinema e della televisione e questo può essere indice di un più attento controllo qualitativo da parte delle aziende sul singolo prodotto. In altri termini, l’industria dei videogiochi si configura come un raro esempio di come la traduzione non sia semplicemente un elemento di contorno: i cosiddetti game publisher sono spesso responsabili della localizzazione del prodotto, processo attraverso il quale si cerca di assicurare un certo standard qualitativo e che si traduce in rigorosi testing funzionali e linguistici; ne è la prova il fatto che gli stessi traduttori siano coinvolti in ogni fase del progetto, con i loro pro e contro, dal momento che si tratta di figure che si raffrontano continuamente con «unstable work models», di fatto fortemente variabili.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Inglese puro
Se guardassimo alcuni esempi pubblicati da esponenti del movimento dell’Inglese puro/ della lingua pura, la differenza tra quello che fanno loro e quello che i traduttori spesso tendono a fare potrebbe risultare abbastanza stridente. L’editore della lingua pura lavora strettamente con il cliente per identificare il messaggio centrale, per assicurarsi che le parole siano state scelte attentamente per evocarlo e per ridurre qualche distrazione. Per esempio (da Guida Oxford per l’inglese puro di Martin Cutts), “io non vedo nessuna ragione per la quale la società non dovrebbe esigere un supporto alle spese adeguadamente preparato.” ha bisogno di una correzione, ma la più chiara “è ragionevole per la società richiedere fatture adeguate” è un equivalente preciso? Rimuove delle parole non necessarie e una doppia negazione, ma rende la frase un’affermazione assoluta piuttosto che un’opinione personale. Ha importanza? Alcuni redattori di lingua pura potrebbero risultare giustamente drastici (pertanto lasciando da parte la tendenza dei traduttori con minore esperienza a restare vicino alla fonte quando hanno dei dubbi): “il titolo di proprietà sulle merci dovrebbe rimanere legittimo nella Compagnia fino a quando il prezzo delle suddette merci dovuto alla compagnia non sia stato pagato totalmente.”> “continueremo a possedere le merci finchè tu non avrai finito di pagarle.” È una “traduzione” accurata e fedele (affermare che noi e tu siano stati adeguatamente definiti)? Forse l’unica differenza è che la seconda versione rende più chiaro chi sta effettuando il pagamento, ma presumibilmente (da confermare con il cliente) è ovvio e l’originale non aveva intenzione di lasciare aperte altre possibilità?

Alcuni potrebbero affermare che la seconda versione non rende accuratamente la versione dell’originale, “stile” arcaico. Ma il dovere primario del traduttore quando lavora con testi legali/ commerciali, come questo, è sicuramente riportare l’informazione accuratamente e completamente per rendere facilmente comprensibile ai lettori nella lingua di destinazione in uno stile che rappresenti la migliore tecnica attuale in questo genere di target.

Chiarezza come valore aggiunto
Con un po’ di coraggio e attraverso una comunicazione attiva con i clienti/ gli autori, i traduttori possono produrre traduzioni fedeli, accurate e chiare, traduzioni che servono a soddisfare i bisogni dei lettori destinatari, aiutando a potenziare la reputazione dell’autore/ del cliente e ad aggiungere valore. Le traduzioni presentano i traduttori come i professionisti seri che sono.

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cos’è una buona traduzione se non un’accurata e fedele traduzione? Deve riportare la stessa questione, raggiungere lo stesso obiettivo e creare la stessa impressione nella lingua d’arrivo, come l’originale aveva fatto nella lingua d’origine. Sicuramente ottenere questo può essere un’impresa difficile e superata: concetti nel testo originale potrebbero non esistere nella cultura del destinatario; le norme culturali dei lettori in lingua di partenza e di quelli d’arrivo potrebbero differire e forse la traduzione dovrebbe ricreare non la “stessa” impressione, ma una “equivalente”, qualunque essa sia esattamente.

Ma qual’ era precisamente l’intenzione dell’autore del testo in lingua di partenza? La scelta delle parole hanno avuto modo di esprimerla completamente? Un gran numero di testi in lingua originale sono stati scritti seguendo impostazioni commerciali in tempi stretti (il tempo è denaro) da persone che non erano qualificati come scrittori professionisti, senza considerare gli ambiti letterari con tutte le sfumature verbali da controllare.  Neanche gli accademici sono necessariamente esperti nel selezionare le parole per esprimere le proprie idee.

Cosa hanno detto Vs cosa intendevano
Di conseguenza, un testo può contenere degli elementi che non rispecchiano completamente l’intenzione dell’autore. Questo non perché l’autore non conosca la propria mente o perché siano superficiali – men che meno- leggibili. Ma loro possono lasciare aperte implicazioni o interpretazioni che non erano state programmate. Possono insinuarsi delle ambiguità. Il rigoroso microscopio del traduttore professionista può rivelare sfumature di significato che l’autore non aveva intenzione di includere.

Queste questioni possono risultare problematiche quando il traduttore si sta impegnando per la chiarezza, un nobile obiettivo a cui tutti i traduttori dovrebbero aspirare (eccetto forse in casi eccezionali quando il testo di partenza ha un’ostinata- oh gioia!- oscurità stilistica). E con “chiarezza” certamente non mi riferisco a “screditare”, “banalizzare” e fare ricorso esclusivamente a monosillabi anglosassoni. Una scrittura chiara rende l’informazione/ il messaggio/ l’impressione più semplice e più veloce da comprendere completamente e accuratamente, facendo così risparmiare tempo, sforzo e (di conseguenza) denaro ai lettori e creando un’impressione più favorevole nei confronti di chi ha prodotto il testo.

Scrittura chiara
In pratica, la scrittura chiara coinvolge principi sani come evitare l’uso non necessario della voce passiva, eliminare vocabolario non necessario ed usare frasi brevi in una struttura variegata, semplice. Questi principi possono essere sfidati ad essere applicati quando si sta traducendo o pubblicando il lavoro di qualcun altro per la necessità di essere fedele, per evitare di rimuovere degli elementi o delle sfumature di significato.

Per esempio, “I biglietti possono essere ritirati alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo” è più chiaro di “tu puoi ritirare il tuo biglietto alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo”, poiché ci si rivolge in parte direttamente al lettore (“tu”). Comunque l’originale lascia aperta la possibilità che qualcun altro possa ritirare i biglietti per te. Ma era intenzionale? Il teatro ora permette alle altre persone di farlo? Se seguissimo l’originale attentamente, noi probabilmente non saremmo d’aiuto (il cliente o il lettore). Anche domande pratiche ordinarie vengono fuori: per migliorare il testo, avrei bisogno del cliente per chiarire ciò che loro hanno inteso, ma ho tempo prima della scadenza? Il mio contatto saprebbe darmi la risposta? Ho sempre accesso all’autore? Dovrei dire ciò che l’autore dice o quello che penso abbia inteso? La soluzione più allettante potrebbe essere la via della minima opposizione e del minor rischio: scrivi giusto quello che è stato detto e lascialo così. Ma è la tecnica migliore? È quella nel miglior interesse del nostro cliente?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Il francese europeo e quello del Quebec (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Ciò che rende il quebecchese diverso
Prima di concentrarci sulle differenze tra il francese metropolitano e il quebecchese è importante sottolineare che per quanto riguarda lo scritto non c’è grande differenza tra queste due lingue. Sebbene esistano delle differenze nel vocabolario e nella semantica, i quebecchesi utilizzano la grammatica francese standard. Infatti leggendo un testo può risultare difficile sapere se sia stato scritto da un francese o da un quebecchese.

La differenza tra queste due lingue si applica nel linguaggio parlato. Le differenze maggiori si trovano nella pronuncia, nelle fattispecie nell’accentuazione di vocali e consonanti. Il francese quebecchese ha un timbro più intenso, a causa di una pronuncia più nasale. Risultato, alcune parole omofone in francese saranno pronunciate in maniera differente in quebecchese, come le parole “pâte” e “patte”.

Oltre alla pronuncia, nel quebecchese si fanno sentire le influenze della colonizzazione britannica e delle lingue amerinde ed inoltre, alcune parole che si sono sviluppate in Francia dopo la rottura con il Québec non si sono sviluppate in quebecchese.

Lista delle differenze tipiche tra francese e quebecchese
Le principali differenze che troviamo tra queste due lingue si rinvengono nel vocabolario e nel senso delle parole. Ecco qui alcuni esempi:

Quebecchese       Francese                       Inglese                 Traduzione

Achigan                Perche noire                  Black bass             Persico trota

Brunante              Crépuscule                     Dusk                     Crepuscolo

[1] Atoca              Canneberge                   Cranberry              Mirtillo rosso

[2] Carcajou         Glouton                         Wolverine             Ghiottone

Barrer                  Verrouiller                     To lock                 Chiudere a chiave

Traversier             Ferry/bac                      Ferry (boat)          Traghetto

Esistono anche parole che vengono utilizzate in entrambe le lingue ma che hanno un significato differente. Ad esempio un “dépanneur” è un negozio alimentari di quartiere in quebecchese, mentre in Francia “un depanneur” è una persona che esercita la professione di meccanico o elettricista.

Sotto certi aspetti, il quebecchese non è cambiato rispetto al francese che viene parlato nel Nord-Ovest della Francia da circa trecento anni. Il verbo “magasinier” è ancora utilizzato per indicare che si va a fare spese, mentre in Francia si preferirà usare l’espressione “faire du shopping”.

Il quebecchese possiede anche un vocabolario e delle espressioni peculiari del suo paese e della sua cultura. L’espressione “Baise-moué l’ail” (espressione volgare che in italiano suona tipo “baciami il culo”, ndt) che in francese si traduce letteralmente con “embrasse ma gousse d’ail” (“bacia il mio spicchio d’aglio”, ndt) non è che un esempio tra i tanti. La spiegazione più logica di questa espressione è che la parola “ail” indica una zona del corpo situata tra la parte bassa della schiena e la parte alta delle cosce, e fa quindi eco all’espressione inglese “kiss my ass”.Purtroppo fino ad oggi non è stata data nessuna spiegazione ufficiale all’utilizzo di questa espressione: la somiglianza tra le due parole? La loro forma? Chi lo sa.


[1]Questa parola deriva da un termine autoctono che significa “baie” (bacca)
[2]Questa parola deriva da un termine autoctono che significa “carcajou” (ghiottone)

Fonte: Articolo pubblicato il 2 settembre 2016 sul Lingoda Stories

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema.
Roma

Il francese europeo e quello del Quebec

 Categoria: Le lingue

Il francese è una delle lingue ufficiali, anzi la lingua ufficiale, di 29 paesi in tutto il mondo. Tra i settantasette e i centodieci milioni di persone sono di lingua madre francese, mentre circa 190 milioni lo parlano come seconda lingua. Le previsioni riguardo al futuro della lingua francese nel mondo sono varie. L’organizzazione internazionale della francofonia ha pubblicato un pronostico che afferma che da qui al 2050 circa settecento milioni di persone parleranno il francese come prima lingua o come seconda lingua. Di questi settecento milioni, l’80% saranno abitanti del continente africano in cui la crescita è innegabile.

Dopo la Francia, è la provincia canadese del Quebec a possedere, ad oggi, il maggior numero di francofoni per nascita, e se vi aggiungiamo altre regioni di Canada e Stati Uniti ne risulta che l’8% della popolazione americana parla francese correntemente. Vista l’elevata concentrazione di francofoni nel Quebec questa provincia gioca un ruolo importante nella Francofonia ossia in quella comunità di paesi, organizzazioni, governi e gruppi di persone che parlano il francese quotidianamente o sul luogo di lavoro.

L’arrivo del francese in Canada
Per poter comprendere le differenze tra il francese parlato in Francia e quello parlato in Quebec (chiamato anche francese canadese o quebecchese) è necessario avere una visione di insieme del modo in cui la lingua francese è approdata in Canada. Tutto è cominciato quando il re Francesco I organizzò una spedizione al fine di trovare una rotta alternativa per raggiungere la Cina. Ma Jacques Cartier nel 1534 non giunse in Cina bensì sulla penisola della Gaspésie, oggi parte della provincia del Québec. Venne così fondata la Nouvelle France e cominciarono ad arrivare i coloni in America del Nord. La Nouvelle France conobbe il suo apogeo nel 1712 quando il suo territorio si estendeva a più della metà di ciò che oggi è conosciuto come Canada e Stati Uniti.

Gli eventi storici che si sono verificati in seguito possono spiegare le differenze che ora esistono tra il francese europeo e quello quebecchese. Innanzitutto, un attacco a sorpresa nel 1754 che ha dato luogo alla Guerre de la Conquête (Guerra della Conquista, ndt). Se a questo si aggiunge il fatto che gli inverni sono molto più rigidi in Canada che in Francia è comprensibile che la popolazione della Nouvelle France fosse molto più debole di quella delle 13 colonie americane e quindi più vulnerabile agli attacchi. In secondo luogo la Francia e la Gran Bretagna erano coinvolte nella guerra dei Sette Anni e questa ha portato al trattato di Parigi (1763) per il quale la provincia del Québec è passata sotto il regime britannico e ha quindi tagliato i ponti con la Francia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 2 settembre 2016 sul Lingoda Stories

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema.
Roma

I bambini, la cultura e i cartoni animati (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Definire la proprietà
I bambini amano i cartoni animati, guarderebbero i loro preferiti milioni di volte, quindi non c’è da sorprendersi se interiorizzano le lezioni che vengono raccontate. Ciò significa che i cartoni sono un potente mezzo per insegnare ai bambini cos’è lecito nella società. Nel film Madagascar, uscito nel 2005, la zebra Marty dice al suo amico leone “Excuse me! You’re biting my butt!” (lett. Scusami! Mi stai mordendo il culo!): questa affermazione non risulta particolarmente volgare per gli standard americani, ma può esserlo per altre culture.  Nella traduzione Georgiana del film, infatti, il traduttore ha cambiato la battuta originale in “Pardon! Is it possible that your teeth pierced me?” (lett. Scusi! E’ possibile che i suoi denti mi abbiano perforato?). Il significato del testo di partenza è restituito con un cambio di registro da informale a molto formale con l’uso della forma di cortesia (in italiano dando del “lei”, in inglese con il pronome “you”). Questo cambio di registro trasmette la confusione e la paura nervosa della zebra senza violare le norme della società della regione di destinazione.

Trasportare la cultura
I cartoni animati sono il primo prodotto audiovisivo della maggior parte dei bambini e per questo il primo assaggio di cultura. E’ importante che gli aspetti culturali siano integrati nei cartoni animati così da formarli per la loro società. Ad esempio nella traduzione cinese della serie televisiva Transformers,  il traduttore ha fatto un ottimo lavoro con la scelta dei nomi dei personaggi. Megatron è stato chiamato 威震天 (wei zhen tian, “potenza che fa tremare il cielo”), Menasor è stato chiamato飞天虎 (fei tian hu, “tigre volante nel cielo) e Thundercracker è diventato  惊天雷 (jing tian lei, “tuono che scuote il cielo”). Questi nomi non solo restituiscono fedelmente il potere e il vigore previsti dai nomi originali, ma inoltre sono tratti dalla letteratura marziale Cinese e danno prova dello stile iconico dei nomi composti (da 3 elementi) degli eroi leggendari Cinesi.
Come traduttore la creatività è sempre importante ma quando si tratta di cartoni, bisogna andare oltre ciò che verrebbe accettato normalmente nella traduzione. A volte può essere necessario apportare cambiamenti radicali per realizzare il “lavoro” più importante del cartone animato: Insegnare.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 novembre 2014 sul blog Simply CSOFT

Traduzione a cura di:
Francesca Castiglione
Traduttrice contenuti audiovisivi
EN>IT IT>EN PT>IT
Roma, Italia

I bambini, la cultura e i cartoni animati

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Benché i cartoni animati nascano come forma d’intrattenimento con lo scopo di essere divertenti e ricreativi, essi hanno la funzione di piattaforma educativa per i bambini. Questi ultimi assorbono molte informazioni dai loro cartoni preferiti; apprendono la loro cultura, il valore e la moralità nella loro società, e gli aspetti che rendono un personaggio buono o cattivo (spesso si tratta di animali nel caso dei cartoni).

Per produrre una traduzione educativa spesso i linguisti dei cartoni devono lavorare sui contenuti in maniera molto più creativa e trasformativa di quanto facciano i traduttori di contenuti per adulti. Nell’articolo del blog di oggi, si analizzano le tecniche con cui i traduttori creano contenuti culturalmente appropriati per bambini.

Insegnare la storia
Ogni cultura ha una storia di associazioni con altri popoli e luoghi; talvolta le vicende storiche possono essere offensive per le altre culture. Ad esempio, il film Aladdin del 1992 della Disney, inizia con un mercante arabo che attraversa il deserto. Cavalcando il suo cammello canta “Le notti d’Oriente”, una canzone che include la frase “It’s barbaric, but it’s home” (è barbara, ma è casa).  La designazione “barbara” della civiltà Araba rimanda ad alcune relazioni storiche tra l’Europa e il mondo Orientale tuttavia può risultare razzista e inaccettabile. I traduttori avrebbero potuto scegliere parole il cui significato fosse vicino a “selvaggia” o anche “primitiva”, ma avrebbero evitato parole che suggeriscano un giudizio personale (ovvero una categorizzazione soggettiva dell’argomento trattato). I traduttori delle aree geografiche che hanno vissuto un passato più felice con la civiltà Araba, avrebbero scelto parole come “avventurosa” o “vigorosa”.  Qualunque cosa voglia dire la società della lingua di destinazione, il traduttore deve manipolare il significato del cartone animato per renderlo più fedele possibile.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 18 novembre 2014 sul blog Simply CSOFT

Traduzione a cura di:
Francesca Castiglione
Traduttrice contenuti audiovisivi
EN>IT IT>EN PT>IT
Roma, Italia

Elogio della traduzione

 Categoria: Le lingue

In un mondo in cui la conoscenza, e il conseguente utilizzo della lingua inglese appaiono una necessità, un destino cui i popoli della Terra non possono sottrarsi, la traduzione diviene oggi, paradossalmente, strumento fondamentale della diversità e della differenza. L’importanza della lingua inglese, con tutta la sua vasta e nobile produzione letteraria, non è qui in discussione; l’inglese letterario è, infatti, espressione di una soggettività, di un gesto di riflessione individuale che, a partire da un’idea, realizza un’opera. Lo scrittore manipola, dispone, crea e ricrea la lingua, dotandola così di un carattere specifico e unico, ovvero di un’identità. Questa lingua è concreta, reale, si muove e si trasforma nella storia e nella realtà circostante, assume funzioni singolari, imprevedibili e contestualizzabili: in essa la diversità appare e costituisce molteplici forme.

Tuttavia, parallelamente a questo uso nomade dell’inglese, ve n’è un altro organizzato che sussume una pre-codificazione della lingua. Questa versione formattata dell’inglese è quella del business e dell’Università, nei quali la lingua non ha peculiarità determinate o speciali, ma soltanto scopi comunicativi prestabiliti, sicché ripetibili secondo lo stesso modus operandi. Chi si adopera ad apprendere codesto inglese finisce per non parlare (o scrivere) alcuna lingua, limitandosi piuttosto ad eseguire, acriticamente, degli insegnamenti astratti che sono, in realtà, lettera morta, parole vuote il cui senso sta nella mera esecuzione (o pratica) del codice linguistico. Soltanto nel rispetto di questi termini d’insensatezza linguistica l’inglese può essere esportato – come un vero e proprio pacchetto di parole pre-stabilite pronto al consumo linguistico. Non è, infatti, un caso che, nel mondo del commercio e della finanza, si ricorra, universalmente ovvero indipendentemente dalla lingua in uso, a parole inglesi (trend, business plan, marketing, etc.) che sono, invero, facilmente traducibili nella propria lingua.

Ciò significa che questo inglese è un’astrazione la cui sintassi non si evolve caoticamente nel tempo, bensì tende a stabilizzarsi in forme d’espressione fondamentalmente identiche e sistematiche. Questa inglesizzazione coatta del mondo moderno mette in serio pericolo la pluralità linguistica, vale a dire l’esistenza stessa delle lingue in quanto motore creativo della diversità culturale. I popoli devono poter preservare la loro identità linguistica e, al contempo, condividerla in un’ottica di scambio culturale da cui essi traggono dei vantaggi reciproci. Tuttavia, tale scambio non può certo essere mediato da un inglese astratto e pre-codificato, il quale, anziché favorire i rapporti tra le differenti culture, li limita imponendo forme di comunicazione artefatte che ostacolano l’interazione. Va allora da sé che solo la traduzione è in grado di promuovere uno scambio culturale autentico, nel quale, appunto grazie alla traduzione, la specificità di ogni lingua è conservata e condivisa allo stesso tempo.

Autore dell’articolo:
Luigi Sala
Ricercatore in ambito letterario e filosofico
Traduttore FR>IT – IT>FR
Bovisio Masciago (MB)