Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

2. Il ruolo del traduttore è quello di raccontare o di annettere il testo straniero?
Si può affermare che l’ipotesi della naturalizzazione e della esotizzazione di un testo letterario riporti alla teoria dell’adattamento e dell’ammissibilità dei descrittivisti come Toury. La definizione di «naturalizzazione» e di «esotizzazione» ci è fornita da Kitty van Leuven in due articoli pubblicati dalla rivista TARGET (2, p. 1). In effetti quando in un testo tradotto «i personaggi, i luoghi, le istituzioni, i costumi e le tradizioni sono adattati alla cultura del lettore che fruirà della traduzione», siamo davanti a un caso di naturalizzazione del testo. In questo caso, nel testo tradotto, il narratore cerca di ridurre la distanza tra la realtà narrativa del testo straniero e quella del lettore affinché il mondo narrativo che gli è presentato assomigli al suo.

D’altra parte quando sono presentati gli elementi di culture specifiche, o che parlino di soggetti che apportino «delle informazioni su un paese, sulla cultura e sulle caratteristiche sociali di un testo originale» (TARGET, 1 p. 2), il testo tradotto avrà seguito un processo di esotizzazione, favorendo una certa innovazione del linguaggio (ad esempio, con la creazione di neologismi), nonché un’estensione dell’orizzonte culturale del paese recettivo, che è, secondo il nostro avviso, la ragione sine qua non del tradurre.

Vengono usate anche altre terminologie a seconda degli autori e dei critici. Lawrence Venuti (1995, p. 81), secondo il quale le traduzioni sono inevitabilmente “naturalizzate”, distingue con domestication method, che è una traduzione etnocentrica del testo straniero rispetto ai valori culturali dominanti, e la foreignizing method che tiene conto delle differenze linguistiche e culturali del testo straniero. José Lambert (1980, p. 252) affermava già negli anni ’80 che a seconda delle circostanze, il testo tradotto poteva adottare sia una funzione spaesante (importazione non velata), o una funzione tradizionale ( sottomessa alle convenzioni della letteratura del paese a cui era indirizzata), o ancora una funzione asimmetrica ( il carattere convenzionale non poteva essere attribuito né alla letteratura d’ origine né alla letteratura di ricezione ).

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

In base a questa analisi, partiamo dunque dall’ipotesi che ogni traduzione è antropofaga. Ogni traduttore si appropria in qualche modo del testo scritto, ovvero lo fa proprio per rendere il testo pronto a essere letto da un’altra cultura, in un’altra lingua, traducendolo. Questa duttilità, questo spostarsi, permette una crescita del volume di traduzioni e una diversificazione spazio temporale di queste. Ciò non significa che le letterature nazionali e i modelli letterari siano spariti, ma che entrano in competizione con altre tradizioni e modelli. Parlare di mobilità della letteratura attraverso le traduzioni ci porta a parlare dello sradicamento (L’espressione di Deleuze et Guattari è presa da L. Venuti – 1998) della letteratura, nel senso in cui un testo tradotto diventa un testo privato del territorio che l’ha visto nascere e crescere – sotto forma di testo d’origine – e che è proiettato verso un’altra cultura, più precisamente verso dei nuovi lettori per i quali inizialmente il testo non è stato pensato. Anthony Pym auspica la traduzione come un testo che cambia in qualità spostandosi nello spazio e nel tempo.

Questo concetto di trasferimento nello spazio o la nozione di sradicamento della letteratura tradotta è imprescindibile da quella di approvazione perché partiamo dall’ipotesi che un testo straniero é sradicato (Venuti) e dunque spostato nel tempo e nello spazio (Pym), quindi tradotto per appropriazione.Secondo noi, la teoria dell’antropofagia e del processo di traduzione hanno la stessa origine rispetto concetto di divorare, incorporare, digerire, per alla fine generare una propria creazione. Il traduttore crea dunque un altro testo: il testo tradotto, «trasformato in energia creatrice» conserva «il segno d’identità» del testo d’origine. Il Traduttore è quindi un autore.

Ogni traduzione nasce quindi da un atto di antropofagia dato dall’assorbimento di un testo originale e dalla creazione di un testo tradotto; ogni traduzione resta unica perché fatta da un particolare traduttore, in un momento preciso. Solo confrontando i testi tradotti da diversi traduttori di uno stesso testo d’origine possiamo stabilire come i traduttori hanno tradotto, ovvero a che tipo e livello di antropofagia si sono spinti.
Se ogni traduzione è un atto antropofago, questa sarà: naturalizzata, o meglio legata al suo contesto (quella che possiamo definire «antropofagia etnocentrica»); esotizzata, o più sdradicata dal suo contesto («antropofagia innovatrice»); oppure un compromesso tra naturalizzazione e innovazione («antropofagia pluriculturale»). Ma in che maniera il traduttore racconta il testo straniero?

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

1. Il traduttore è un antropofago?
La teoria dell’antropofagia é una teoria brasiliana interessante, nata da una ricerca di un’ identità nazionale: l’essere brasiliani. Fu lanciata durante la « Semana de arte moderna de 1922 » (11 au 18 febbraio) a San Paolo, da uno scrittore brasiliano, Oswald De Andrade, che pubblicherà in seguito il suo “Manifesto Antropofago” nel 1928, e che secondo Bosi (2011, P.402-407), l’avrebbe scritta in reazione alla cultura europea importata in Brasile. D’altro canto, come contro-reazione, il “Manifesto antropofago” fu tradotto in francese solo nel 1982 da Jacques Thiériot. Di cosa parla allora questa teoria dell’antropofagia? Secondo Zilá Bernd (1995, p. 77-81) nel “Manifesto Antropofago”, il mito Tupi (I tupis sono degli indigeni brasiliani) del suddetto rituale antropofago fu utilizzato come metafora culturale del movimento antropofago, rappresentando cosi il punto culminante dell’inchiesta sull’identità brasiliana.

Si tratta, ci dice la Bernd, di «un ritorno ai momenti inaugurali della nostra storia, al paradiso mitologico dove vivevano i Tupinamba prima dell’arrivo dei portoghesi». In effetti, Leyla Perrone-Moíses affermava già nel 1982 che il desiderio di creare un’arte brasiliana fu orientata piuttosto verso il ritorno alle origini e che gli Indiani divennero un tema d’ispirazione. Bernd aggiunge che, sia nel rituale dei Tupinamba che nelle antropofagie moderne, il divorare non era un atto generalizzato ma praticato a partire da certi precisi criteri di selezione. Come il « selvaggio » che divora il nemico, – ma non uno qualunque: un nemico coraggioso e che si distingue per le sue qualità, spesso dei guerrieri – l’assorbe e lo digerisce per incorporarne le qualità e le virtù, lo scrittore brasiliano si comporterà allo stesso modo rispetto al rituale dell’antropofagia culturale.

Di fronte alla cultura dell’altro, lo scrittore brasiliano avrà lo stesso comportamento: divorare la cultura straniera, assorbirla, digerirla, per restaurare così il proprio patrimonio culturale. «L’atto di divorare proposto dai nuovi Antropofagi doveva rispondere a certi criteri affinché fosse assorbito solo il necessario, affinchè il “divorato” non facesse morire il divoratore per indigestione.»

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo

 Categoria: Traduttori freelance

Valéry Larbaud nel suo libro ‘Sotto la protezione di San Girolamo’ sostiene che le gioie e i vantaggi del traduttore sono grandi e degni di desiderio. Sempre secondo Larbaud:

Ecco un’opera, un libro intero che il traduttore ama, che ha già letto venti volte con delicato piacere e di cui il suo pensiero si è nutrito; e questo poema, questo libro, non è per i suoi amici, per tutte quelle persone che stima e con le quali vorrebbe condividere tutte le sue passioni; ma per loro diventa solo del nero su bianco, questo punteggiato compatto e irregolare della pagina stampata e che definiamo ‘lettera sigillata’; “Aspettate un po’”, dice il traduttore, e si mette a lavoro. Ed ecco che con la sua piccola bacchetta magica fatta di una materia oscura e brillante inguainata d’argento, trasforma quello che era solo una triste e grigia pagina stampata, indecifrabile, impronunciabile, priva di ogni significato per il suo amico, in una parola viva, un pensiero articolato, un testo nuovo, carico di sensi e d’intuizioni che esistevano ma profondamente nascoste, per tanti, nel testo straniero. Ora il vostro amico può leggere quest’opera, questo libro che voi amate: non è più una lettera sigillata per lui; può aprirla, e siete proprio voi che avete rotto i sigilli, voi che gli avete permesso di visitare questo palazzo, voi che lo accompagnate in tutte le strade e gli angoli di quest’affascinante città straniera: senza di voi, probabilmente non l’avrebbe mai visitata. (Larbaud Valéry, 1997, Sotto la protezione di San Girolamo, Parigi, Gallimard, p. 68 III, Gioie e pro) [...]

Il traduttore ha, effettivamente, il potere di rivelare l’altro, lo straniero, e questo a tutti i livelli della società. Stabilendo una relazione interattiva  tra le culture, il traduttore può perpetuare la tradizione o trasgredirla utilizzando delle parole straniere o creando dei neologismi. In altri termini, a seconda delle strategie di traduzione che il traduttore adotterà- secondo norme esistenti, ovvero l’integrazione della cultura straniera -, esse saranno rinforzate, e per di più si creerà un’apertura innovatrice nella lingua e la cultura (Torres, 2004).

Il traduttore letterale partecipa in maniera cosciente o no alla lotta per la visibilità, ovvero al riconoscimento internazionale di una letteratura. A seconda del tipo di traduzione, sarà trasmessa una certa visione culturale e letteraria di un sistema dato, piuttosto che un’altra. Il potere del traduttore è talmente importante che potremmo interrogarci sul suo bisogno recondito di antropofagia o sui suoi metodi di annessione dell’altro. Una tale ricerca permetterà in seguito di disegnare un profilo di traduttore, considerando i segnali spazio temporali necessari. L’esistenza di un traduttore diventa possibile grazie alla sua presenza nel testo tradotto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Come leggere e scrivere in più alfabeti (5)

 Categoria: Le lingue

< Quarta parte di questo articolo

Capacità linguistiche e alfabetizzazione
E’ molto importante che i vostri figli siano esposti a quanti più input orali possibili. Coinvolgeteli nelle conversazioni utilizzanti nuove parole lessicali. Leggete ad alta voce i termini provenienti dai libri che piacciono a meraviglia ai vostri figli, così come frasi e strutture lessicali complesse. E’ essenziale per il coinvolgimento emotivo dei bambini. Questo sostiene anche Xiao-lei Wang (pag. 28). Le ricerche hanno dato ampia evidenza nello stabilire una stretta connessione tra le abilità orali e le competenze scritte di un bambino. I bambini con livelli più alti di padronanza orale (madrelingua) e con un lessico più ricercato leggono e imparano più velocemente rispetto ai compagni con minore padronanza linguistica. Le ricerche dichiarano che le proprietà delle parole orali quali lo “stress” in Inglese, “syllable” in Francese e “morae” in Giapponese sono strettamente collegate con il processo di scrittura.

Per i vostri figli è anche importante sapere che non smetterete, indubbiamente, di leggere a voce alta per loro anche quando avranno imparato a leggere da soli. Date per certo che le storie da leggere nell’ora della nanna e le altre attività di conversazione e istruzione continueranno come prima. I vostri figli dovranno notare come imparare a leggere sia bello, come dia un valore aggiunto alle loro vite anziché causare la perdita di vicinanza con voi genitori.

In che modo avete affrontato l’esservi imbattuti in quelle lettere di apparenza similare ma con suoni diversi? Avete insegnato ai vostri figli in che modo si legge e si scrive in più di un alfabeto? Quali sono i vostri suggerimenti per le altre famiglie?

Fonte: Articolo scritto da Corey Heller e pubblicato il 25 Luglio 2011 sul sito Multingual Living

Traduzione a cura di:
Francesca Bruno
Dottoressa magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee
Traduttrice freelance inglese/spagnolo>italiano
Salerno

Come leggere e scrivere in più alfabeti (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

Scritture diverse o caratteri?
Cosa dire su quelle lingue che hanno un sistema di scrittura completamente diverso come l’Arabo, oppure si basano sui caratteri come il Cinese? Il processo di apprendimento alla lettura è davvero molto simile indipendentemente dall’alfabeto e dai caratteri. Il problema è che i bambini non avranno la prontezza di utilizzare la familiarità acquisita con un tipo di alfabeto per trasporlo poi in un altro.

Nel suo libro: Learning to read and write in the multilingual family (come imparare a leggere e scrivere in una famiglia multilinguistica) la prof.ssa Xiao-lei Wang ha da dire a riguardo: alcuni ricercatori credono che i due sistemi ortografici più caratteristici hanno in comune un potenziale più grande ed immediato quale il transfer linguistico delle abilità e delle strategie di lettura (sebbene altri ricercatori si trovino in disaccordo).

Nella mia esperienza di crescita dei figli (i miei figli sono “trilingui” di Inglese, Francese e Cinese) ho notato che i diversi sistemi di ortografia impedivano ogni facilitazione per i miei figli durante i progressi nell’istruzione per queste lingue. Per i miei figli era più facile imparare a leggere e scrivere in Francese piuttosto che in Cinese perché la loro prima lingua, l’Inglese condivideva più caratteristiche linguistiche con il Francese che con il Cinese.

E’ importante che le famiglie diano ai loro figli il tempo necessario per capire le differenze tra ogni sistema di scrittura. Anche se il processo è similare, può essere scoraggiante per un bambino che si sforza di capire cosa e come leggere. I bambini in tutto il mondo fanno questo ogni giorno. Il vero approccio nell’insegnare a tuo figlio a leggere è nella lingua scritta, per cui ci vuole qualcosa da ricercare in maniera indipendente. Contatta una scuola di lingue locale o internazionale per rendersi conto su cosa e come fare. Oppure chiedi ad altre famiglie ed amici oltreoceano come si organizzano le loro scuole locali nel far imparare a leggere i bambini. Incontrati con gli altri genitori nella tua zona e vedi cosa ti consigliano.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corey Heller e pubblicato il 25 Luglio 2011 sul sito Multingual Living

Traduzione a cura di:
Francesca Bruno
Dottoressa magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee
Traduttrice freelance inglese/spagnolo>italiano
Salerno

Come leggere e scrivere in più alfabeti (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Cominciamo
I bambini imparano a leggere la fonetica, iniziano con i suoni individuali di ogni lettera per poi proseguire nella formazione delle parole a due o più lettere, Ad esempio aiutate i vostri figli ad imparare il suono della lettera T e poi fate aggiungere le vocali dopo la T; ne usciranno nuove parole come TE, TA, TO, TU, TI. Trascorri il tempo a cercare nuove lettere e combinazioni di lettere fin quando puoi: nei libri, sulle riviste, al negozio di alimentari, mentre guidi in autostrada, fai visita agli amici, sui cartelloni in strada ecc… Sarà questa l’occasione, per i vostri figli, di sfruttare l’idea di imparare a leggere divertendosi. Una volta che i vostri figli si sentiranno a loro agio nelle combinazioni tra due lettere, potete passare all’aggiunta con più combinazioni tipo: BAT, BOT, TOT. Produrre addirittura parole senza senso è anche un modo per far divertire un bambino che sta imparando a leggere.

Ci sono vari siti internet che danno utili consigli su come rendere l’apprendimento divertente e stimolante. Fate una ricerca sui vari suggerimenti e trovate quelli che fanno di più al caso vostro e dei vostri figli. Per quanto mi riguarda, io consiglio vivamente Colorín Colorado. E’ indirizzato principalmente ai parlanti di lingua Inglese, ma la maggior parte dei consigli e suggerimenti lì presenti valgono anche per i parlanti di ogni altra lingua.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corey Heller e pubblicato il 25 Luglio 2011 sul sito Multingual Living

Traduzione a cura di:
Francesca Bruno
Dottoressa magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee
Traduttrice freelance inglese/spagnolo>italiano
Salerno

Come leggere e scrivere in più alfabeti (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Si dovrebbe iniziare con la lingua minoritaria?
Quando vogliono insegnare a leggere ai loro figli, molte famiglie puntano sul focus dell’approccio alla lingua minoritaria. Hanno la sensazione che in questo modo, i loro figli possano assimilarla al meglio prima di intraprendere la lettura in quella comunitaria. Infatti, per quelle famiglie che scelgono l’approccio alla lettura in una lingua prima di procedere con l’aggiunta di altre lingue è il modo di fare più comune. Un ulteriore beneficio dell’insegnare solo la lingua minoritaria è che i bambini impareranno forse a leggere solo nella lingua comunitaria a scuola, quindi non si dovrà spendere ulteriore tempo in quell’altra lingua. Puntando in casa solo su quella minoritaria potrà aiutare i vostri figli ad acquistarne l’abitudine quando sono ancora piccoli.

Lettere diverse suonano allo stesso modo?
Spesso gli alfabeti hanno anche le stesse lettere, ma i loro nomi “suonano” in modi diversi. Per esempio, in Inglese, il suono della lettera E è lo stesso della I in Tedesco, e quello della lettera E in Tedesco è lo stesso della lettera A in Inglese. Questo può generare confusione quando si parla di alfabeto ai vostri bambini. La chiave, per arrivare a questo discorso, è quella di distinguere in vari modi le lettere con i vostri bambini. Ad esempio, nella nostra famiglia, ci riferiamo alla lettera I tedesca come “eee with a dot” e a quella inglese come “eye with a dot”. La I tedesca è pronunciata come eh suono allungato e quella inglese come eee allungata. [1]

Sia voi che i vostri figli potreste uscirvene con strane idee e vari trucchi per distinguere le lettere nelle varie lingue. Potreste anche essere liberamente coinvolti nei suoni che producono piuttosto che sulle loro denominazioni. Ad esempio, invece di riferirvi alla lettera T pronunciata come “emm” potreste anche farne riferimento con “mmm” In alcune lingue potrebbe rendere le cose davvero confusionali visto che singole lettere potrebbero avere diversi suoni per una stessa lettera, come nel caso della lettera C in Inglese che suona come K o S a seconda delle parole. Un altro consiglio è quello di scandire una parola ai vostri figli nella lingua in cui è scritta, perché quando si scandiscono le parole in Inglese usate la denominazione inglese per le lettere; lo stesso vale per lo “spelling” [2] di una parola spagnola scandendo i nomi delle lettere in Spagnolo.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corey Heller e pubblicato il 25 Luglio 2011 sul sito Multingual Living

Traduzione a cura di:
Francesca Bruno
Dottoressa magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee
Traduttrice freelance inglese/spagnolo>italiano
Salerno


[1] Eh with three lines per il tedesco ed “eee with three lines” per l’inglese, nel testo originale.
[2] Atto di scandire le parole.

Come leggere e scrivere in più alfabeti

 Categoria: Le lingue

Come avrete già letto negli articoli Scolastica bilingue a casa: leggere e scrivere in più di una linguaBi-alfabetizzazione: leggere e scrivere inizia dalle parole che ci circondano, quando aiutiamo i nostri figli a leggere e scrivere in più di una lingua la parte 1 è insegnamento, le altre 9 invece, sono di ispirazione e supporto. In un modo o nell’altro i bambini si affascinano e diventano eccitati all’idea di imparare a leggere, anche se potrebbero comunque sentire un po’ di nervosismo e di timidezza riguardo a tutto ciò. In questo senso il nostro lavoro come genitori-insegnanti è quello di stimolare l’interesse dei nostri figli invogliandoli al gusto di imparare a leggere continuando quindi ad aiutarli nel far crescere e sviluppare la loro alfabetizzazione.

A differenza delle famiglie monolingue, quelle bilingue hanno il valore aggiunto di dover gestire più di un alfabeto. Sebbene due alfabeti includano le stesse lettere, molto spesso possono avere suoni diversi (oppure, i suoni possono essere gli stessi ma le lettere cambiano). Ma come fa una famiglia a giostrare tutto questo? Non è così difficile come sembra, ci vuole soltanto un po’ di creatività (quali bilingue sono più bravi in questo, giusto?).

Uno, due, o di più?
Le famiglie spesso si meravigliano se devono iniziare ad insegnare ai loro figli come leggere in una lingua per poi dare un transfer di tale conoscenza in un’altra lingua, oppure se iniziare direttamente in entrambe le lingue. Entrambi gli approcci vanno bene. La risposta, in verità si riduce nel voler sapere cosa abbia più senso per i genitori e i figli.

Il processo di imparare a leggere, a prescindere da ciascuna lingua è un passo a sé. L’uso dei simboli per riprodurre i suoni del parlato può prendere per un momento un bambino e dargli l’occasione di comprendere pienamente; e questa è una delle ragioni per cui molti genitori preferiscono rimanere ancorati ad una lingua mentre il processo sta prendendo piede. Altri genitori, invece non ritengono sia necessario porre una distinzione artificiale tra leggere in una lingua e l’altra, e così approcciano tale processo con due lingue allo stesso tempo. Nei gruppi familiari detti One Parent One Language [1] (un genitore una lingua), ogni genitore si sente coinvolto nel processo di insegnamento attraverso l’utilizzo della lingua che parlano con il bambino.

Bisogna decidere l’approccio che lavori meglio con il bambino e fare degli adattamenti per metterlo in atto. Per un bambino (o genitore) che si sente confuso nell’imparare in varie lingue contemporaneamente sarebbe meglio concentrarsi soltanto su una lingua, per un istante. Ci sarà tempo per cambiare e passare poi ad un’altra lingua. Se, d’altro canto, voi e vostro figlio vi state trovando bene con più di una lingua, potete andare avanti così. Non preoccupatevi! Se imparerete a parlare diverse lingue allo stesso tempo non confonderete i vostri figli insegnando loro e imparando voi stessi a leggere in più di una lingua. La confusione iniziale ci sarà sempre e comunque.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corey Heller e pubblicato il 25 Luglio 2011 sul sito Multingual Living

Traduzione a cura di:
Francesca Bruno
Dottoressa magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee
Traduttrice freelance inglese/spagnolo>italiano
Salerno


[1] Ho tradotto così per delineare meglio il senso relativo a una tendenza attuale e forse perché esiste un libro intitolato così. (n.d.t.).

“Lupo ululà e castello ululì”!

 Categoria: Tecniche di traduzione

Capriola sulla sedia. Non posso che inchinarmi al genio del traduttore adattatore che ha reso una battuta (“There, wolf. There, castle”) che in originale non ha la stessa irresistibile comicità. ‘Bene -mi sono detta- questo lavoro è il più bello del mondo. Mi permetterà di esprimere la mia creatività e la ricchezza della mia lingua madre’. La mia stanza, un po’ buia e isolata dai colori del mondo, si riempirà ben presto di volti, paesaggi e atmosfere che, se sarò all’altezza, potrò riportare sulla pagina e offrire all’ascolto, prima ancora che alla visione, di migliaia di telespettatori. Già mi sentivo una traghettatrice verso culture e mondi neanche immaginati da chi, magari in una stanza altrettanto buia, avesse acceso il proprio televisore. Così, forte della mia esperienza come traduttrice di testi, mi sono lanciata nel magico mondo dell’adattamento dialoghi. Immagino che sia successo lo stesso in molte altre stanze buie ma illuminate dall’amore per l’italiano e la traduzione.

Ebbene, ho scoperto ben presto che quello che mi veniva richiesto, in realtà, era il famigerato ‘linguaggio standard’, un italiano né troppo ricco, né troppo povero, non troppo connotato geograficamente e soprattutto senza espressioni, ohibò, troppo ‘triviali’, poiché è notorio che nella vita di tutti i giorni nessuno le usa. Ah,  e soprattutto, senza ironia…come se la nostra lingua, così ricca di sfumature, non rappresenti un popolo altrettanto ricco e disposto ad accogliere linguaggi e modi di dire altri.  La ricchezza di una buona traduzione si stempera immediatamente in un adattamento che deve ‘uniformare’, sono le altre culture che vengono assorbite dalla nostra, anziché arricchirla. Come se il protagonista di una serie sui pescatori di granchi dell’Alaska o l’inconsapevole mamma sedicenne di una nota serie tv, avessero frequentato lo stesso liceo, in Italia, ovviamente.

Per non essere fraintesa: gli adattatori dialoghisti italiani sono fra i migliori al mondo, spesso dotati di una conoscenza dell’italiano che farebbe invidia a più di un abile oratore, nonché padroni delle loro lingue sorgente. E credo che la mia frustrazione sia la stessa dei tanti bravi professionisti del settore audiovisivo, giacché nel cinema le cose sono diverse, che si scontrano con le richieste dei propri committenti. La mia è forse una battaglia impossibile, ma vorrei restituire il suo ruolo alla traduzione, anche nel settore dell’audiovisivo. Ricreare all’infinito quella magia  per cui due mondi distanti si incontrano, due culture diverse si parlano. Anche se con la spada di Damocle del sincronismo, labiale o meno, ben tesa sulla testa di noi adattatori, l’italiano offre una tale ricchezza di espressioni da permetterci di rendere le sfumature di ceto, razza, cultura dei personaggi, nel totale rispetto dei requisiti di un buon adattamento. E lo spettatore italiano è assolutamente in grado  di capire, recepire e, perché no, apprezzare.

-“Ma come diavolo parla?”
-“Non insisto, è lei il padrone”
(Frankestein Junior, cit.)

Autrice dell’articolo:
Marilù Cafiero
Traduttrice/Adattatrice
Roma

Credete nel vostro lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Il post di oggi è una questione molto seria! Si tratta di valorizzare il nostro lavoro.

Ho visto diverse persone chiedersi, in diversi gruppi di traduzione, se la tabella di Sintra (Sindacato Nazionale dei Traduttori in Brasile) è valida, se possiamo applicare questi valori e se i clienti saranno disposti a pagarli, se i traduttori possono applicare questi valori anche se sono principianti…. Tutte queste domande hanno la stessa risposta: SI!
Possiamo praticare questi valori, i clienti sono disposti a pagare, ed è possibile caricare questi valori ancorché alle prime armi. Ma bisogna stare attenti: i valori di riferimento del sindacato Sintra, sono specifici per lavori finalizzati.

Questo significa che  puoi caricare  questo valore, ma soltanto quando hai un cliente diretto. Non sarà mai possibile pagare tale importo per un’agenzia di traduzioni, oppure per un collega con il quale tu dividerai il lavoro . Ho già visto molte persone cercare di caricare i valori di riferimento del Sindacato Brasiliano  (Sintra).  Il Cliente non accetterà di pagarli e  tu lo perderai. Non si può generalizzare questa informazione ! Ma dobbiamo ricordare che se vuoi caricare  alti valori per un’agenzia di traduzioni, di sicuro l’agenzia non accetterà e non ti chiamerà più per un altro lavoro visto che essa ha il compito di trovare il cliente, ricevere il file e inviarlo perfettamente. Dopo il suo servizio di traduzione, l’agenzia paga un’ altra persona  per rivedere il testo, il formato dei file, ecc. Allora, perché l’agenzia dovrebbe pagare un prezzo così alto per te, visto che il lavoro più complicato e che richiede più sforzo  è lei che lo fa?

Fermiamoci a pensare e ad analizzare il vero prezzo del nostro lavoro. Non abbiate paura di dire il suo prezzo! Invia il tuo budget con fiducia, visto che hai studiato per questo, hai investito in vari materiali (computer, internet, corsi, strumenti di traduzione, ecc) per offrire un servizio di qualità, e se il cliente ha realmente bisogno di un servizio di qualità, questo cliente sarà d’accordo a pagare, ma per questo è necessario mostrare fiducia!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 19 ottobre 2015 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Sulla traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Nel leggere un libro spesso mi capita di soffermarmi a pensare a come io avrei espresso un concetto, una frase, una sensazione, nella lingua che, a parte  l’italiano, meglio conosco: il tedesco.  E’ avvincente la ricerca di varie soluzioni lessicali, dettate, oltre che dalle indispensabili conoscenze grammaticali e sintattiche, anche dall’esigenza di restare assolutamente fedele al pensiero dell’autore, utilizzando quindi la capacità di “spostarsi” da una traduzione prettamente letterale, da strutture diverse dalle abituali e – fattore a mio parere importantissimo – dalla propria personale  interpretazione, dalle proprie emozioni: spessissimo ciò che leggiamo ci rimanda a noi stessi e il nostro sentire, ancor prima del pensiero, ritrova stati conosciuti, vissuti o sperati. Del resto la forza di un libro consiste in gran parte anche in questo: nel farci ritrovare; e il lettore è avido di queste sensazioni, per le quali forse mai avrebbe trovato espressioni più confacenti. Arduo si presenta quindi  il compito del traduttore che  deve allinearsi invece in modo preciso al sentire dell’autore, ricreando il suo messaggio con le stesse sfumature, con lo stesso stile, fedelmente, libero da qualsiasi personale condizionamento.

A questo proposito mi è molto utile leggere un libro in lingua originale  e poi rileggerlo e analizzarlo in italiano (mai il contrario): nell’idioma in cui è nato ho  una possibilità molto maggiore di coglierne l’essenza, in base alle mie conoscenze, alle mie intuizioni. In una lingua straniera si corre credo un po’ meno il rischio di ricondurre a sé, per il fatto che per quanto immediata sia la comprensione, le parole non ci arrivano così direttamente come  in quella  madre; si frappone l’elaborazione mentale che non consente di calarcisi così a fondo; è più semplice, per un italiano,  riferire a sé un’emozione che gli giunge nella sua lingua, senza il passaggio intermedio della traduzione, che a volte può un po’ fiaccare la trasmissione dell’idea.  Penso che un buon traduttore sia egli stesso un autore che dà vita a  qualcosa di nuovo, e questo non perché il risultato  si scosti dal senso dell’opera originaria, bensì perché viene raggiunto con altri mezzi, attraverso un’altra lingua, fino a  creare  una assonanza tra i due scritti. Assonanza: forse è questo il termine che mi pare più calzante a definire  un’ armonia di  intenti, suoni e significati.  E arrivare ad una assonanza fa sì che il traduttore si trasformi in vero e proprio interprete del pensiero altrui.

Articolo scritto da:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Cinque consigli per iniziare un’attività

 Categoria: Traduttori freelance

Uno dei miei obiettivi per il 2016 è quello di iniziare la mia attività. Un obiettivo audace che da ora in poi richiederà un sacco di impegno, ma è qualcosa che voglio veramente. E come sempre, sto vivendo, imparando e condividendo le mie esperienze con voi. Per questa ragione, ho deciso di scrivere questo post con alcuni suggerimenti per coloro che vogliono iniziare un’attività nel settore della traduzione.

Primo consiglio – Riflettete bene se è davvero il momento giusto
Ho parlato di questo argomento nell’ultimo video del 2015, sul canale chiamato Tradutor Iniciante (Traduttore Principiante ndt). Sono consapevole che il blog è orientato verso i traduttori principianti, ma è importante parlare di questo, visto che alcune agenzie richiedono fattura e soltanto le ditte possono emetterle. Ricordate che l’avvio di un’impresa ha alcuni costi. Quando si avvia un’attività, cominciamo ad avere costi come la parcella del commercialista, le tasse, le spese di tenuta conto bancario, per non parlare dei costi di avviamento. Se non avete un portafoglio clienti sufficiente a garantirvi dei buoni introiti aspettate un altro po’! Forse non è il momento giusto.

Secondo consiglio – Cercate! La vita di un traduttore è fatta di ricerche
Se pensate che sia giunto il momento di creare la vostra attività e iniziare a fatturare, dovete cominciare a cercare un commercialista (sceglietene uno di vostra fiducia o fatevene consigliare uno), una banca (cercate di capire quella che offre il miglior rapporto qualità-prezzo per aprire un conto per una persona giuridica) avendo chiara la ragione sociale con la quale volete operare (ME, EIRELI, LTDA). Non fate niente sull’onda dell’emozione. Tutto deve essere pianificato con calma.

Terzo Consiglio – Cominciate ad accantonare fondi in anticipo
Quando ho deciso che era giunto il momento di iniziare la mia attività, ho trascorso quasi 6 mesi a risparmiare denaro, poiché sapevo che l’apertura ufficiale dell’attività non avrebbe avuto un costo bassissimo. Per alcune ragioni sociali è necessario avere un capitale minimo, ed io, non volendo sborsare quell’importo tutto insieme in un colpo solo, ogni volta che lavoravo con un cliente diretto mettevo il compenso in una busta.
Sapevo che il denaro apparteneva all’attività, non a me. Adesso non ho più bisogno di togliere soldi dal mio conto per pagare la documentazione necessaria all’avvio dell’attività, per avere il capitale iniziale ed effettuare pagamenti per gli altri adempimenti richiesti all’inizio. Devo solo mettere da parte i soldi per le spese future.

Quarto consiglio – Fate attenzione al vostro target di riferimento
È inutile che iniziate un’attività senza sapere dove sono i vostri clienti, come trovarne di nuovi e come promuovere i vostri servizi. Più lavoro ottenete, meglio è! Ma questo non significa che dovete andare a caccia dappertutto.
Mettete a fuoco, selezionate, individuate il vostro target per sapere esattamente dove andare a cercare nuovi clienti, questo ovviamene senza dimenticare quelli vecchi.

Quinto consiglio – Strutturate i vostri affari
Questa è la prima cosa che dev’essere fatta. In realtà, questo dovrebbe essere fatto molto tempo prima di iniziare a pensare di avviare un’attività. Ogni traduttore dovrebbe pensarci al momento in cui decide di intraprendere questa carriera. Se ancora non l’avete fatto, fatelo subito! Se non sapete come fare, restate sintonizzati, perché il 28/01 presenterò un webinar su come strutturare i vostri affari! […]
Io ho fatto tutto questo. Sto avviando la mia attività e, non appena sarà tutto sotto controllo, vi darò ogni dettaglio della mia esperienza qui sul blog o attraverso il canale YouTube. Se non siete ancora iscritti, iscrivetevi subito!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 25 gennaio 2016 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Le competenze del traduttore secondo l’EMT

 Categoria: Traduttori freelance

È opinione diffusa che per tradurre sia sufficiente conoscere a fondo una lingua straniera. O averne addirittura una conoscenza superficiale: ci pensa il dizionario a supplire alle carenze dei traduttori inesperti. Niente di più sbagliato! Saper parlare una lingua straniera, perfino essere perfettamente bilingui, non basta per essere dei buoni traduttori. Tradurre in modo professionale è più difficile di quanto possa apparire agli occhi dei non specialisti del settore. Ogni traduttore che si rispetti deve possedere una sensibilità linguistica, una cura del dettaglio, una perseveranza e una testardaggine fuori dal comune. Oltre che sei specifiche competenze, definite dall’EMT (European Master’s in Translation), che saranno enumerate e spiegate brevemente di seguito. È importante sottolineare il fatto che tra queste competenze non ce n’è una più importante delle altre: sono interdipendenti l’una dall’altra, in alcuni casi si sovrappongono e, insieme, offrono un quadro completo dei requisiti da cercare in un traduttore professionista.

1) Translation service provision competence – La prima competenza consiste nella capacità di fornire un servizio di traduzione adeguato. Il traduttore deve saper gestire il proprio lavoro, negoziare con i clienti, valutare i costi del servizio che sta offrendo, oltre che programmare, gestire e autovalutare le proprie traduzioni.

2) Language competence – Conoscere una lingua straniera non basta per produrre una buona traduzione, ma è ovviamente un requisito indispensabile per approcciarsi a questo mondo. Comprendere appieno le strutture grammaticali e lessicali della lingua dalla quale si sta traducendo, coglierne anche le più piccole sfumature, è essenziale per tradurre tutto nella lingua di arrivo. Va da sé che la competenza linguistica non deve limitarsi unicamente alla lingua source, ma deve includere anche la lingua target, quella di destinazione.

3) Intercultural competence – Questa competenza si trova a stretto contatto con quella linguistica. Il traduttore deve essere ben informato, oltre che sulle due lingue di lavoro, anche sulle relative culture, in modo da produrre un testo non soltanto corretto dal punto di vista linguistico, ma anche pertinente, a livello culturale, alle aspettative e alla realtà dei clienti.

4) Information mining competence – Ogni traduttore che si rispetti non lavora soltanto con i dizionari. Con la comparsa e lo sviluppo di internet il materiale di ricerca a disposizione dei traduttori è aumentato esponenzialmente. È fondamentale, quindi, che il traduttore sappia portare a termine, in maniera critica e precisa, le ricerche tematiche e terminologiche di cui necessita nel corso del suo lavoro.

5) Thematic competence – Strettamente connessa quella precedente, la competenza tematica è imprescindibile per comprendere i contenuti del testo di partenza e renderli al meglio in quello di arrivo.

6) Technological competence – Ultima, ma non per importanza, la competenza tecnologica. Come già accennato, lo sviluppo di internet e delle tecnologie hanno influito non poco sul mestiere del traduttore, non più lo scribacchino chino sulla scrivania, ma un vero e proprio esperto in informatica. Saper utilizzare le memorie di traduzione, creare e gestire database terminologici, preparare traduzioni in vari formati e per diversi media sono solo alcune delle capacità computer related che un vero traduttore dovrebbe possedere.

Dopo questo breve excursus risulta evidente che la traduzione non è un semplice lavoro di copia e incolla, una trasposizione di parole da una lingua all’altra. Si tratta, invece, un’attività che può essere portata a termine, in modo professionale, solo dopo molti anni di studio, di perfezionamento e di duro lavoro.

Autrice dell’articolo:
Fabiola Tota
Aspirante traduttrice Inglese/Francese > Italiano
Bari

L’universo della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Che cosa significa fare il traduttore? Di cosa si occupa questa figura? Esiste una traduzione perfetta? Queste sono le domande più gettonate quando ci si avvicina al mondo della traduzione. Tutti, o quasi, pensano che fare il traduttore sia uno dei mestieri più facili ma in realtà richiede una conoscenza molto approfondita della lingua e della cultura di quel determinato paese. Il traduttore è quella persona che, rinchiusa nella propria stanza sta ore ed ore a decidere se quel termine è adatto a quel tipo di testo, che ricontrolla cento volte se quella frase rende e riesce a soddisfare tutti gli aspetti e le sfaccettature che può richiedere una lingua. Tutto questo lavoro per arrivare a un prodotto finale che soddisfi a pieno loro e i lettori. Prodotto, che come gli “addetti ai lavori” sanno non sarà mai perfetto e intoccabile”.

Ogni traduttore con la scelta di un termine cerca di dare una sfumatura, un accento diverso, un tocco personale alla propria traduzione senza che nessuno possa sentirsi dire “hai sbagliato”.Perché proprio in questo risiede la bellezza della traduzione e della lingua in sé: in ogni singola scelta effettuata risiede l’autenticità del traduttore. Questa originalità se viene condivisa con quella di altre persone può portare ad allargare ancor di più le proprie conoscenze, il proprio bagaglio personale, i propri orizzonti. Un’esperienza che ho avuto l’opportunità di vivere con altre 15 persone che venivano da parti diverse dell’Italia; un esperimento traduttivo che ha portato 15 menti ad eseguire la traduzione di un unico testo. Un laboratorio che ha fatto sì che condividessimo e mettessimo in dubbio ogni nostra personale opinione e convinzione, a favore di una scelta collettiva e condivisa abbracciando le soluzioni altrui, mettendo da parte il nostro ego, forse egoista, rendendo il prodotto finale unico e irripetibile.

Articolo di:
Michele Cascella
Laureato in lingue e letterature straniere
Milano

I realia nel russo e nell’inglese (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Per riuscire a mantenere lo stesso identico gioco di parole in inglese bisogna avere ottima padronanza dei nomi per cani nella lingua di arrivo, in modo da scegliere quello che suona più simile ai diversi gradi militari. Al contrario sono necessarie note e commenti per conservare il significato di termini quali «гауптвахта» (dal ted. Hauptwache): letteralmente guardia principale, aveva invece per un soldato in servizio il significato di scontare una pena. In inglese con la parola «guardroom» non viene fatta l’associazione fonetica che il russo fa con «гаупт» (principale) e «губа» (lett. labbra, in senso figurato carcere, prigione), perciò non è semplice trovare il giusto equivalente che trasmetta la stessa sfumatura emotiva di «гауптвахта». In riferimento all’espressione «косить от армии» («kosit’ ot armii»), essa trova corrispondenza nell’inglese «to dodge military service», che ha un significato abbastanza simile a quello del russo, nonostante i verbi «косить» e «dodge» non siano identici. Il russo ha inoltre la caratteristica di avere innumerevoli suffissi diminutivi in grado di cambiare radicalmente il significato di una parola. Per esempio «мерзавчик» («merzavchik») non indica una piccola canaglia («мерзавец» = merzavec, canaglia), ma un contenitore di un certo volume utilizzato per alcuni tipi di liquido (una bottiglietta di vodka della capacità di un bicchiere). In questo caso è bene quindi aggiungere un commento alla traduzione.

A questo punto è bene sottolineare che le conoscenze di base all’interno dello stesso popolo possono essere alquanto diverse da una persona all’altra, a seconda dei gruppi o generazioni ai quali un individuo appartiene. Se consideriamo i rappresentanti di una stessa generazione, cresciuti con gli stessi film e gli stessi libri, non avranno nessuna difficoltà nel capire determinate parole o frammenti di frase, mentre invece persone di una diversa generazione non riuscirebbero a cogliere il senso del medesimo enunciato in quanto non condividono lo stesso background. Ad esempio una singola parola come «Пионеры!» («Pioneri!»), pronunciata con la e aperta rimanda immediatamente alla frase dell’attrice russa F. G. Ranevskaja. Questa parola vive infatti da anni un percorso proprio, e non è perciò necessario continuare la frase per caprine contenuto e riferimenti.

Allo stesso tempo questa unità linguistica presenta una certa difficoltà dovuta alla sua componente fonetica, che esula dalla pronuncia convenzionale nella lingua russa. E’ chiaro dunque che i realia, approssimativamente, sono elementi testuali che non è possibile tradurre. Diciamo approssimativamente perché ci riferiamo all’impossibilità di trovare un perfetto equivalente da un punto di vista formale. In questi casi il traduttore ha il ruolo di interpretatore ed autore allo stesso tempo. Il concetto di traduzione dei realia tiene conto di due elementi: i realia, in generale, non sono traducibili (per lo meno attraverso l’utilizzo formale del dizionario), e non possono essere trasmessi (nel contesto) attraverso la mera traduzione. Ciononostante qualsiasi elemento o evento trova sempre corrispondenza in ogni lingua: esso può essere reso nella lingua di arrivo conservandone il significato, e, contemporaneamente, le caratteristiche e la forza espressiva.

Fonte: Articolo scritto da Fominykh Anna Dmitrievna e Palutina Olga Gennadevna e pubblicato sulla rivista online Gramota

Traduzione a cura di:
Laura Caselli
Interprete e traduttrice Russo/Tedesco/Inglese – Italiano
Bologna

I realia nel russo e nell’inglese (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Prendiamo ad esempio i termini «манто» («manto» = cappotto) o «шуба» («shuba» = pelliccia), che hanno sostituito l’antico «доха» («dokha» = ampio e lungo cappotto in pelliccia). Ha senso tradurre in inglese questa parola solo attraverso la traslitterazione in cirillico, seguita da una nota che riporti la moderna definizione di «fur-coat». In questo caso si ricorre ad un iperonimo per sostituire un termine obsoleto con uno moderno. Al contrario, il termine inglese «pea-jacket», che alla lettera indica un «бушлат» («bushlat» = cappotto di panno), una «матросская куртка» («matrosskaja kurtka» = giacca da marinaio), è stato trasformato nel russo «пиджак» («pidjak») che però ha un’accezione leggermente diversa (giacca elegante). Con l’avvento e lo sviluppo della tecnologia, parole quali «дивайсы» (devices), «гаджеты» (gadgets), «ивент» (meeting, evento), «селфи» (selfie), sconosciute alla tradizione russa, si sono radicate nella lingua parlata.

Sono inoltre comparsi nuovi verbi, quali «юзать» («usat’» = da “to use”) al posto di «использовать» («ispol’zovat’» = utilizzare), «чатиться» («chatit’sja» = chattare), «гуглить» («guglit’» = googlare), dove il primo troverebbe anche corrispondenza nel russo, mentre gli ultimi due non sono assolutamente traducibili. Entrambi devono perciò essere definiti ricorrendo all’uso di più parole. Questo gruppo di verbi può essere considerato a parte, poiché nulla ha a che vedere con i realia: suddetti termini infatti non arricchiscono la lingua, al contrario ne favoriscono l’internazionalizzazione, e ne impoveriscono l’originalità e le caratteristiche.

A fianco dei prestiti provenienti da altre lingue esiste poi una pluralità di termini che, per il loro contenuto, sono realia sì linguistici, ma anche sociali. Perfino a chi non ha prestato servizio militare in Armenia sono note le espressioni «дембель» («dembel’» = militare in congedo o che sta per andare in congedo), «полкан» («polkan» = colonnello), «старлей» (da старший лейтенант = primo tenente), «сидеть на губе» o «на гауптвахте» («sidet’ da gube» o «na Hauptwache»= essere agli arresti), «косить от армии» («kosit’ ot armii» = sfuggire al servizio militare), ecc.

Tali espressioni non vengono riportate nemmeno nei dizionari di russo! Per tornare al termine «дембель» («dembel’»), esso indica un soldato il cui servizio è quasi giunto al termine, o il termine stesso del servizio. Un simile concetto può essere trasferito solo attraverso una traduzione descrittiva. La parola «полкан» («polkan»), abbreviazione di «полковник» («polkovnik» = colonnello), in russo viene associata non solo alla sfera militare, ma anche a nomi che un tempo si utilizzavano per cani, il che crea senza dubbio un’immagine ironica degli alti ranghi dell’esercito.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Fominykh Anna Dmitrievna e Palutina Olga Gennadevna e pubblicato sulla rivista online Gramota

Traduzione a cura di:
Laura Caselli
Interprete e traduttrice Russo/Tedesco/Inglese – Italiano
Bologna

I realia nel russo e nell’inglese (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Dato il processo di globalizzazione è indubbio il fatto che per una comunicazione efficace sia certamente necessaria la conoscenza della lingua, ma anche delle peculiarità insite in ogni cultura e nel relativo modo di comunicare. Un idioma è in costante relazione con cultura, sviluppo sociale e delle diverse sfere di attività dell’uomo, quali scienza, tecnica, letteratura e cinematografia. Secondo E. Sapir e B. Whorf, struttura linguistica e semantica di una lingua sono correlate alla mentalità e al modo in cui essa ritrae il mondo in cui vive una certa popolazione. Tuttavia la traduzione, o, più precisamente, la trasposizione di un’unità semantica che rappresenta un realia nei suoi possibili equivalenti, non si limita alla mera acquisizione delle conoscenze pregresse, nonostante queste ultime ricoprano un ruolo importante nella comprensione di un messaggio, sia esso implicito o esplicito.

Le conoscenze di base sono per l’appunto un insieme di rappresentazioni del contesto nel quale si sviluppa la vita quotidiana di un certo paese, di un certo popolo. L’informazione di base può essere contenuta in una semplicissima parola, e comparire nel testo come contesto verticale. Il cosiddetto contesto verticale è un significato recondito che può contenere simboli, giochi di parole, allusioni e riferimenti non chiari, nascosti, contenuti più ampi volutamente introdotti dall’autore stesso. E’ quel significato celato (implicito) che coesiste all’interno dello stesso enunciato con ciò che viene espresso apertamente, il significato esplicito.

Da ciò ne deriva che il traduttore deve conoscere le usanze di una determinata popolazione, deve conoscere i cosiddetti realia. Con realia si intendono vita, abitudini, usi e costumi, sistema politico (1) del paese di riferimento, vale a dire tutto ciò che crea l’immagine nazionale e tipica di un popolo; essi possono essere studiati da un punto di vista sia sincronico che diacronico, in quanto un idioma è in continuo sviluppo, cede e acquisisce elementi linguistici che riflettono nuovi fenomeni e concetti.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Fominykh Anna Dmitrievna e Palutina Olga Gennadevna e pubblicato sulla rivista online Gramota

Traduzione a cura di:
Laura Caselli
Interprete e traduttrice Russo/Tedesco/Inglese – Italiano
Bologna

I realia nel russo e nell’inglese

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un’adeguata traduzione dei realia è uno degli aspetti più complicati ed importanti di una traduzione, poiché, quando si traduce, non si trasferiscono semplicemente i significati delle singole unità linguistiche da un idioma ad un altro, ma si cercano i perfetti equivalenti che tengano conto delle specificità culturali ed intellettuali della lingua di arrivo. La caratteristica della traduzione, a differenza di tutti gli altri mezzi linguistici, consiste nella totale corrispondenza con il testo originale: i lettori madrelingua si rapportano infatti al testo tradotto come se fosse il testo di partenza. Allo stesso tempo è evidente che non sia possibile una totale uguaglianza tra il testo originale ed il testo tradotto, ma ciò non ostacola un’adeguata ricezione del messaggio iniziale.

Un idioma non è soltanto un sistema di concetti linguistici e grammaticali, ma è prima di tutto una complessa struttura psicologica. Possiamo definire una lingua come un sistema o un’organizzazione, come un mezzo di comunicazione, ma anche come riflesso della cultura nella quale vive. Oltre a ciò, una lingua esprime la percezione del mondo di ogni individuo appartenente ad un popolo.
E’ a tal proposito che subentra una problematica, vale a dire quella di trasferire informazioni implicite, ovvero il pensiero dell’autore.
Data l’impossibilità di avere perfetta corrispondenza per tutte le unità linguistiche nella lingua di arrivo, è stato introdotto il termine “equivalenza”, che indica la comunanza di contenuti, e può essere considerato come un aspetto e presupposto della traduzione.

Una lingua non è una mera «nomenclatura», una lista di lemmi, ognuno corrispondente ad un determinato oggetto fuori dalla lingua: Secondo Saussure, se le parole indicassero i concetti in anticipo, avrebbero perfetta equivalenza semantica in tutte le lingue, cosa che però non trova assolutamente riscontro nella realtà. Ogni lingua ha il proprio sistema concettuale e formale, un sistema convenzionale di segni atto ad organizzare il mondo circostante. La lingua rispecchia infatti la realtà che circonda l’uomo e la percezione che una popolazione ha di sé, dettata dal proprio stile di vita e dalle caratteristiche nazionali. Una lingua è inoltre l’espressione di una certa cultura attraverso le opere d’arte, di cui cerchiamo di interpretare il più fedelmente possibile emozioni e preoccupazioni proprie di ciascun popolo, e che ci aiutano a determinarne le caratteristiche nazional-culturali e l’autoidentificazione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Fominykh Anna Dmitrievna e Palutina Olga Gennadevna e pubblicato sulla rivista online Gramota

Traduzione a cura di:
Laura Caselli
Interprete e traduttrice Russo/Tedesco/Inglese – Italiano
Bologna

Importanza della “gestione terminologica”

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’efficace gestione della terminologia è molto importante per i traduttori
Nessuno potrà negare che Internet abbia oggigiorno cambiato quasi interamente il nostro modo di fare le cose, incluso il modo in cui cerchiamo informazioni, il modo in cui riceviamo informazioni, e il modo in cui ci scambiamo informazioni.
Oggi, infatti, è abbastanza normale per piattaforme online contenenti video e immagini venir considerate le più popolari in merito alla trattazione di determinati argomenti. Con la popolarità di queste piattaforme qualcuno potrà domandarsi quale sia l’importanza della comunicazione scritta e quanto importante sarà nell’avvenire.
La verità è che il testo scritto rimarrà sempre la componente principale di Internet nonché la componente più importante riguardante documenti online o cartacei.
Detto questo, è sempre bene ricordare come si debba usare la corretta terminologia a fronte di un progetto di traduzione .

Definire la “gestione terminologica”
La gestione terminologica può essere definita come:
“La documentazione, l’archiviazione, la manipolazione e la presentazione della terminologia. Terminologica può essere definita a sua volta come: “Le parole speciali che appartengono all’arte, alla scienza, ad un’entità sociale, o ad un autore”.
La gestione efficace della terminologia è molto importante per i traduttori, ma lo è inoltre per le società clientelari e per quei professionisti che lavorano per mezzo di competenze specifiche. Quando la terminologia è gestita in modo appropriato può incrementare l’appetibilità dei prodotti, migliorandone la leggibilità dei contenuti derivanti dalla lingua di origine, e riducendo inoltre i problemi di traduzione che possono scaturire dalla sovrabbondanza dei termini utilizzati.

Che cosa è la gestione terminologica?
Fondamentalmente la gestione terminologica permette al traduttore o all’agenzia sia d’immagazzinare che di recuperare termini aggiornati, e successivamente di integrarli in un documento tradotto. Molte attività commerciali utilizzano strumenti di gestione della terminologia con  questo fine. Essenzialmente, uno strumento di gestione della terminologia o un database capace di memorizzare le informazioni aggiornate in merito ai termini imposti dalle regole di traduzione, permetterà ai traduttori freelance e alle agenzie di risparmiare tempo ed energie.

Perché vengono utilizzati gli strumenti di gestione terminologica?
Ci sono vari motivi a fronte dei quali un freelancer o un’agenzia di traduzione potranno decidere se utilizzare o meno uno strumento di gestione terminologica.

  • Il primo motivo è che la terminologia può cambiare e se i vecchi termini vengono utilizzati per la traduzione di un nuovo documento questo potrà arrecare confusione ed eventuali incongruenze testuali.
  • Il secondo motivo è che questi strumenti possono far risparmiare molto tempo e sono semplici da utilizzare. I traduttori investono una grande parte del loro tempo nella ricerca dei termini più appropriati, e questa ricerca consiste nel localizzare tutte le informazioni necessarie per comprendere il significato di un concetto ed utilizzarlo correttamente. Questa ricerca di dati ‘tecnologici’ richiede un importante investimento di tempo da parte del traduttore, arrivando talvolta ad occupare il 75% del tempo impiegato per la traduzione.
  • Il motivo finale è che la maggior parte delle agenzie di traduzione lavora con molte lingue differenti e naturalmente ogni lingua utilizza i propri termini specifici. Uno strumento di gestione terminologica significherà pertanto che il traduttore non si vedrà costretto a ricordare tutti questi termini, e servirà inoltre a preservare la coesione dei testi per ciascun cliente.

Fonte: Articolo scritto da Stacey e pubblicato il 30/09/2016 su OneHourTranslation

Traduzione a cura di:
Paolo Coruzzi
Londra (Regno Unito)

Cinque suggerimenti per traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

La vergogna e la timidezza non aprono porte. Create tecniche per vincerle e per mostrare il vostro potenziale al mondo!
Proprio come il perfezionismo, anche la vergogna può impedirvi di avere successo.
Ve lo garantisco poiché sono la prima ad essere molto timida!!!! Le persone che mi hanno conosciuto al Congresso hanno pensato che stessi scherzando quando ne ho parlato, ma è vero, io sono timida! Il fatto è che mi sforzo un sacco per non far trasparire questa timidezza. Ho bisogno di vendermi e di vendere il servizio che offro, e per questo non posso essere timida. Ancora non siete convinti? Guardate il primo video che postai sul mio canale youtube e poi guardate uno dei più recenti. La differenza è incredibile. Ognuno ha la propria tecnica per vincere la timidezza. Se volete, vi dirò qual è stata la mia. E’ un dato di fatto, quando si dimentica la timidezza, le porte cominciano ad aprirsi!

Focalizzatevi sui buoni esempi!
Questo è stato uno dei primi suggerimenti a cui ho pensato durante il Congresso (vi siete già accorti che sto scrivendo tutto in ordine sparso, vero?). Venerdì scorso, prima del workshop sulla traduzione per il doppiaggio, stavo guardando alcuni snapchats per passare il tempo, e ne ho visto uno di un ragazzo chiamato Murilo Gun in cui parlava di esempi. Molto spesso guardiamo soltanto le persone che stanno facendo qualcosa di sbagliato e ci dimentichiamo di guardare chi sta facendo la cosa corretta. Se ammirate qualcuno, seguite i suoi passi. Cominciate a pensare a quella persona come al vostro mentore. Io, per esempio, ho diversi “mentori segreti” nel settore della traduzione e cerco di seguire il loro stesso percorso. Presto attenzione a ciò che funziona e lo adatto a me. Abbiamo bisogno di buoni esempi per ispirarci!

Cominciate con poco, perché quando si vuole spaccare il mondo poi ci si arena.
Sapete quando abbiamo un’idea e ci buttiamo anima e corpo su di essa facendo mille cose allo stesso tempo? Calma! Fate una cosa alla volta. Userò il mio sito come esempio. Prima di tutto venne il blog. Poi un anno dopo, la Fanpage, e solo l’anno successivo nacque il canale. Forse se avessi cominciato con il blog, la Fanpage e il canale fin da subito non avrebbe funzionato. Tutti questi canali di comunicazione che ho con voi richiedono tempo e dedizione. Dovete iniziare lentamente per abituarvi  ad una nuova routine e aggiungere man mano nuove sfide.
Ho avuto altre intuizioni durante il Congresso, ma erano più personali, per cui ho estrapolato questi 5 suggerimenti credendoli più interessanti per voi.

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato sul proprio blog il 13 giugno 2016

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, Brasile

Cinque suggerimenti per traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Quest’anno, a differenza dello scorso anno, non scriverò un articolo riassumendo le attività svolte durante il Congresso (della Abrates, Associazione Brasiliana dei Traduttori ndr). Questo per due motivi: primo perché quest’anno sono andata al Congresso con un mood diverso, più che imparare durante le attività, volevo nuovi contatti! Più gente fossi riuscita a conoscere e meglio sarebbe stato. L’altra ragione è il fatto di non volere che diventi un’abitudine.
Proprio in virtù del fatto di essere andata al Congresso con un atteggiamento diverso, durante l’evento ho avuto diverse intuizioni e vorrei condividerne 5 con voi.

Non aspettate di raggiungere la perfezione. Andate e fate del vostro meglio!
Non so voi, ma io sono una persona molto perfezionista. Da un lato questo è una cosa buona, perché dobbiamo fare del nostro meglio, ma se percepite di stare arrivando a degli estremi, state attenti! Il perfezionismo non può bloccarvi. Ricordate, imperfetto ma finito è sempre meglio che perfetto ma non finito.

Meno scuse e più azioni. Il successo è per coloro che si alzano e fanno!
Questo suggerimento l’ho pensato domenica mattina, quando stavo uscendo di casa, l’ultimo giorno del Congresso. Nella notte tra sabato e domenica ha piovuto molto qui a Rio de Janeiro, e confesso che avrei voluto rimanere a letto, sotto al piumone a dormire fino a tardi. Perché non l’ho fatto? Perché voglio crescere nella vita. Ho sete di conoscenza, ed è più grande della mia miglior scusa. Molte persone (non solo traduttori) si lamentano che la vita è brutta, che la situazione è difficile, ma allo stesso tempo non fanno nulla per cambiarla. Ciascuno ha le sue priorità. Alcuni preferiscono uscire domenica alle 7 del mattino per seguire un corso, partecipare a una conferenza, o anche a lavorare normalmente, altri preferiscono dormire, fare un barbecue oppure stare seduti al bar a bere una birra! Poi però non puoi lamentarti se non hai né lavoro né soldi, ok?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato sul proprio blog il 13 giugno 2016

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, Brasile

Tradurre è un’arte oltre che una scienza (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Ogni lingua porta con sé sfumature di significato e associazioni di parole uniche. Ad ogni modo, credo che il frasario di ogni lingua possa essere tradotto in qualsiasi altra lingua così che la seconda rifletta esattamente l’idea della prima, e allo stesso tempo suoni naturale e piacevole nella seconda. Ad esempio, gli scienziati sono alla ricerca una “teoria del tutto”, un’unica espressione attraverso cui tutte le caratteristiche dell’universo osservabile possano trovare logica spiegazione, che traduca l’espressione creata dal quark fondamentale in un’altro linguaggio matematico. Ovviamente, ciò può esprimersi o tradursi in un linguaggio concettuale più astratto. Ma il risultato e l’espressione rimane la medesima: l’universo osservabile. Lo stesso tipo di traduzione funziona in ogni espressione artistica, inclusa la traduzione di una lingua umana in un’altra. E il risultato è lo stesso: l’oggetto linguistico-artistico, il “testo” ineffabile, che può quindi essere trasmesso in tutte le lingue. Basta pensare ai computer. Grazie a programmazioni che seguono una semplice serie di comandi (come “print”, “imput”, etc.) si può far in modo che il computer stampi delle frasi, risponda a dei comandi, crei dei grafici.

I risultati sono l’espressione artistico-logica dei comandi che vengono immessi nel modulo di controllo. Ecco perché io credo che la traduzione, sebbene in un certo senso essa è una scienza, è anche un’arte. Non vedo le due cose come incompatibili. La comprensione del significato convenuto, richiede la manipolazione delle parole nella lingua in cui tradurre, esattamente come la creazione iniziale del testo richiedeva la reificazione di una serie di concetti astratti nella lingua di origine. La trasformazione uniforme di un testo da una lingua nello stile di una seconda lingua richiede una conoscenza approfondita delle nuances della seconda lingua così come un senso artistico, familiare e intuitivo delle sfumature di quella lingua. In questo modo, la traduzione segue lo stesso processo come la creazione iniziale di un’opera: definire i concetti originari in una diversa successione di simboli, le parole della lingua in cui è tradotto il testo. Ogni traduzione è un’opera d’arte.

Fonte: Articolo scritto da Joahnna Rodda e pubblicato il 22 maggio 2015 sul sito Proz.com

Traduzione a cura di:
Enrico Senno
Insegnante di lingue e traduttore freelance
Lavagna (GE)

Tradurre è un’arte oltre che una scienza

 Categoria: Tecniche di traduzione

La questione se la traduzione costituisca prima di tutto una scienza o un’arte risale a molto tempo fa, mentre la pratica e il campo della traduzione spesso non raccolgono il successo dovuto. Ciò, io credo, non prende in considerazione la natura fondamentalmente lirica del costruire una prosa gradevole e scorrevole. Scrivere una frase veramente bella richiede attenzione al modo in cui le parole si uniscono, come risuonano una accanto all’altra, come scrivere una parola all’interno di un contesto porti alla reciproca seconda parola, e la seconda alla terza. Una frase organica dev’essere naturale e suonare naturale, ci dev’essere una risonanza nelle varie parti della frase così che risuoni bella e melodiosa, oltre che essere logica. Perciò, io credo che l’arte del tradurre – del manipolare le parole di una lingua per trasformarle nelle frasi gradevoli e logiche equivalenti in un’altra lingua – sia veramente un’arte. È come se avessimo un sesto senso per ciò che è bello e piacevole esteticamente. Che sia un brano di musica, un’opera d’arte, o uno scritto, prendiamo naturalmente in considerazione elementi come colore, tempo musicale, spaziatura, ritmo, rima, dizione, tono, movimento, stile, e una quantità infinita di altri fattori che determinano la nostra generale esperienza di una costruzione naturale, artistica o di altra opera d’ingegno.

Se un elemento di un insieme non sembra accordarsi con la materia circostante secondo i nostri concetti personali di estetica, ne traiamo una sensazione d’improvvisa sgradevolezza e spiacevolezza. Questo può accadere se il ritmo di un lavoro è troppo veloce o troppo lento per ciò che il nostro senso estetico ritiene piacevole. Oppure è il caso quando le parole, i colori, i linguaggi musicali o altro non sembri fondersi con gli altri elementi di un’opera. Ogni lingua esistente (e ciò vale per ogni sistema di espressione segmentabile e parcellizzabile, inclusa la lingua naturale del nostro mondo) segue delle regole di ordine che ne determinano l’articolazione, facendo sì che certi elementi in quella lingua possano accordarsi così da produrre una sintesi soddisfacente, mentre altri elementi potrebbero dare risultati stridenti e discutibili dal punto di vista estetico.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Joahnna Rodda e pubblicato il 22 maggio 2015 sul sito Proz.com

Traduzione a cura di:
Enrico Senno
Insegnante di lingue e traduttore freelance
Lavagna (GE)

Traduzioni diverse dello stesso romanzo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’autore Hossein Sanapour, con base a Teheran, è stato uno tra i più di 100 scrittori che hanno firmato una lettera per il presidente iraniano Hassan Rouhani per chiedergli, intanto che lo sostenevano per le elezioni, che l’Iran aderisse alla convenzione di Berna. “Già prima della rivoluzione, alcuni dei nostri giganti letterari si erano opposti,” dice Sanapour. “Solo negli ultimi anni ci siamo resi conto del danno che abbiamo perdurato per non avervi aderito prima.” Sanapour disse che alcune case editrici avevano iniziato spontaneamente a rispettare il diritto d’autore: “A un certo punto, sembrò come se un’ondata di editori non vedesse l’ora di promuoverlo, ma i numeri non crescevano… all’inizio erano in cinque o sei, circa, ma poi scivolò tutto nella stagnazione.” Lo scrittore è molto critico sulla pubblicazione non autorizzata, e la paragona a un furto.

Tuttavia, non biasima i traduttori. “Il problema è che la legislazione necessaria non è qui,” conclude. Mahshid Mirmoezzi, che ha tradotto più di 40 libri dal tedesco al farsi, ha iniziato a ottenere i diritti d’autore prima della pubblicazione. I suoi ultimi libri, tra cui Night Train to Lisbon dello scrittore svizzero Pascal Mercier, sono stati tutti autorizzati. “Giorno dopo giorno, il numero di traduttori e delle persone che si interessano al diritto d’autore sta aumentando,” dice. “Ma il dibattito ha leso la scena della letteratura e della traduzione iraniana, portando i lettori alla diffidenza.” Lo stesso vale per gli autori. Mentre alcuni, come Paul Auster, hanno iniziato ad accettare una cifra simbolica dai traduttori iraniani, altri, come Mario Vargas Llosa, hanno rifiutato.

Nel 2008, il premio Nobel JM Coetzee mi chiese di inoltrare alle nuove agenzie iraniane una dichiarazione che chiarisse che la sua posizione sulla protezione dei diritti d’autore non riguardava solo il denaro. “È comprensibile che gli autori si indispongano, quando i loro libri vengono presi senza autorizzazione, tradotti da dilettanti e venduti a loro insaputa,” scrisse. Ma anche se traduttori come Mirmoezzi si prendessero la briga di pretendere i diritti d’autore, un editore potrebbe sempre chiedere a un dilettante di tradurre il libro senza autorizzazione – e i precedenti dimostrano che lo farà. “È impossibile impedire altre traduzioni,” dice. Tuttavia, come molti altri, Mirmoezzi accetta questa piccola mania iraniana come una cosa naturale. “Non è un incubo,” sostiene, “ma la nostra realtà.”

Fonte: Articolo scritto da Paula Hawkins e pubblicato il 23 giugno 2017 sul The Guardian

Traduzione a cura di:
Caterina Baldi
Traduttrice En > It
Pesaro

Traduzioni diverse dello stesso romanzo

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’assenza del diritto d’autore ha riempito una nazione di appassionati lettori con versioni multiple di libri stranieri, danneggiando gli scrittori sia dal punto di vista artistico che finanziario

Se J.D.Salinger vedesse cosa c’era sugli scaffali delle librerie iraniane, si rivolterebbe nella tomba. The Inverted Forest, un romanzo del 1947 che si era rifiutato di ripubblicare negli Stati Uniti per più di mezzo secolo, è ampiamente disponibile in farsi nella maggior parte delle librerie iraniane per soli 90.000 rial o a 2,20 sterline (i patiti di Salinger che setacciano AbeBooks per la versione inglese hanno come unica opzione una copia di seconda mano a 500 dollari del numero di Cosmopolitan dove apparve la prima volta).  La pubblicazione di The Inverted Forest in farsi è solo un esempio della caotica, complicata, seppur affascinante scena della traduzione iraniana, che è stata a lungo minata per la mancata partecipazione del paese alla convenzione di Berna sul diritto d’autore. Gli autori iraniani che pubblicano in casa propria sono protetti dalle leggi nazionali, ma il lavoro degli scrittori che pubblicano fuori dall’Iran è del tutto privo di protezione. Stando al Teheran Times, un solo traduttore iraniano ha depositato i diritti d’autore per produrre una versione in farsi di Into the Water, un romanzo del 2017 di Paula Hawkins. Ma almeno altri cinque stanno già lavorando su traduzioni concorrenti.

Grazie all’amore dell’Iran per la letteratura, le librerie di Teheran vantano un’offerta diversificata di titoli stranieri che spazia ovunque, da Marcel Proust a Haruki Murakami. Persino opere che raramente si vedono nelle librerie inglesi, come L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert, in Iran abbondano – e sono ampiamente lette. Va anche detto che la censura è diffusa: il ministro della cultura e dell’orientamento islamico esamina ogni testo prima della pubblicazione, e molti vengono redatti – seppure sotto la corrente dell’amministrazione moderata ci sia un crescente margine di libertà. I traduttori in Iran godono di un grado di popolarità che raramente si vede in occidente; i loro nomi vengono pubblicati sulle copertine a fianco degli autori, e alcuni sono personaggi celebri della cultura. Ma per la stragrande maggioranza, la traduzione è una carriera che si sceglie per amore, con un riconoscimento economico minimo se non assente, e mesi trascorsi in attesa di ricevere l’autorizzazione.

La popolarità della narrativa straniera e le difficoltà per ottenere i permessi hanno esacerbato il problema della proliferazione di traduzioni multiple di uno stesso libro, con alcuni traduttori che sfruttano il vuoto dei diritti d’autore – specie con i bestseller. And the Mountains Echoed di Khaled Hosseini, per esempio, è stato tradotto in persiano da almeno 16 persone diverse. Di recente, Arsalan Fasihi, traduttore dell’autore turco Orhan Pamuk, ha messo in guardia sul rischio di un possibile “tracollo della letteratura persiana” perché la situazione sta compromettendo la qualità delle traduzioni.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Paula Hawkins e pubblicato il 23 giugno 2017 sul The Guardian

Traduzione a cura di:
Caterina Baldi
Traduttrice En > It
Pesaro

Tradurre (sé stessi) è come crescere

 Categoria: Traduttori freelance

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo al termine “traduttore”, immaginando la sua figura, immediatamente ci salterà alla mente l’immagine di un uomo solitario, in lite coi propri pensieri per dare ad un termine il suo giusto corrispondente.
E se esistesse una scuola di traduzione condivisa?

Ebbene sì. Esiste un luogo, in un determinato momento dell’anno, in cui è possibile vivere un’esperienza di traduzione condivisa: un unico racconto per quindici menti operanti e attive. Ciascuno di noi sa cosa significhi spendere ore e giorni interi sulla stesura di un testo, perché poi proprio di questo si tratta, d’altra parte un traduttore altro non è che uno scrittore molto timido che si fa supporto delle parole di qualcun altro. Ecco: ora pensate di condividere questa intimità, questa indecisione così profonda,con altre quindici teste e altrettante anime. Credetemi: è fantastico. Significa creare un essere stupendo, ricco di sfumature che una persona sola non potrebbe e non saprebbe nemmeno dare.

Le difficoltà sono molte: ognuno ha una provenienza differente dagli altri, dialetti diversi quindi, e ognuno col suo modo di parlare. Abbiamo apportato qualcosa di nostro con fatica, scendendo spesso a compromessi con noi stessi. Perché si sa, quando si lavora in gruppo, il proprio io, le proprie convinzioni vanno  messe da parte e bisogna imparare a capire la visione altrui e saper ammettere che talvolta “lui è meglio di me” o semplicemente “la sua idea è meglio della mia”.

E allora non è solo un laboratorio di creazione di qualcosa di comune, di condiviso e condivisibile con altri ma diventa un laboratorio sociale per conoscere gli altri, migliorando sé stessi. Il lavoro è molto, i pensieri tanti, le parole migliaia e con milioni di accezioni differenti. La bellezza dell’Italia e dei suoi dialetti tutti in una stanza, per quattro giorni e riflessi poi, in due pagine di racconto. Tutto mio, tutto nostro.

Articolo scritto da:
Avveduto Valentina Consuelo,
Laurea in lingue e letterature straniere
Milano

Riflessioni sul mestiere dei traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Ogni traduzione rappresenta il punto di vista di chi traduce, che nonostante si sforzi per ottenere un risultato imparziale, alla fine si troverà tra le mani un testo leggermente nuovo, influenzato dall’ideologia culturale, dal luogo geografico, dal periodo storico in cui vive. Come sostiene Bruno Osimo, in un certo senso il traduttore priva il lettore che legge un testo tradotto delle possibilità iniziali che il testo originale può offrire, si sostituisce a lui e offre la sua versione dei fatti. Propone direttamente al lettore le sue ipotesi, prendendosi la totale responsabilità dell’interpretazione del significato originale. Una responsabilità enorme. Non esistono traduttori perfetti, ma ci sono una serie di qualità che il traduttore ideale dovrebbe possedere: la perfetta conoscenza della storia e della cultura della lingua da cui traduce, per capire non solo il significato superficiale, ma anche gli artifici retorici e stilistici. Dovrebbe anche essere uno scrittore capace nella sua lingua madre, per padroneggiare le tecniche di scrittura e saper riconoscere la differenza tra i vari registri linguistici e poterla così riprodurre durante la traduzione. Dovrebbe avere anni di esperienza alle spalle, perché la traduzione è anche una disciplina pratica, e come in tutte le discipline pratiche, è possibile migliorare solo con il costante esercizio. Il traduttore ideale deve essere un ponte fra due culture, ma non può fare queste veci rimanendo neutrale.

Massimo Bocchiola parla di questo mestiere facendo una magnifica metafora: il traduttore è come Caronte, il traghettatore per eccellenza. Trasporta le persone da un luogo all’altro, da una sponda culturale all’altra, attraversando il fiume delle lingue. In questo meraviglioso viaggio porta con sé il lettore e gli mostra il testo attraverso i suoi occhi, offrendogli la sua prospettiva. Ancora una volta, si nota come la nozione di traduzione cambi a seconda di chi ne parla. Ogni studioso e ogni traduttore ha la propria idea di come portare a termine questo difficile compito. Mi permetto di citare ancora il grande Umberto Eco, che diede un’altra interessante definizione di traduzione, definendola come una negoziazione di significati. Quando il traduttore svolge il suo lavoro, si trova a negoziare costantemente il significato del testo che ha di fronte, proprio come nella vita quotidiana si negoziano di continuo le espressioni che vengono usate. Ognuno ha un proprio schema mentale, che non è necessariamente lo stesso dell’interlocutore.

Al sentire la parola “gatto”, la scenografia che si crea mentalmente può essere diversa per ogni persona: qualcuno potrebbe pensare a un esemplare dal soffice pelo lungo e bianco, altri potrebbero pensare a un gattino di pochi mesi di vita, altri ancora immaginerebbero un gatto nero e così via. Una volta chiarito lo schema mentale proposto dall’autore, il traduttore deve negoziare una serie di altri significati perché la traduzione aderisca il più possibile all’originale. Per questo, il lavoro di traduzione è di una complessità enorme; per questo, durante il proprio lavoro il traduttore dovrà inevitabilmente perdere una parte delle sfumature del testo originale e sempre per questo, Umberto Eco, conclude che tradurre significa “dire quasi la stessa cosa”.

Autrice dell’articolo:
Alice Borsetto
Dott.ssa in Scienze del linguaggio, ramo filologico-editoriale
Rovigo

BIBLIOGRAFIA
- Osimo Bruno, Manuale del traduttore. Guida pratica con glossario, Milano, Hoepli, 2002.
- Eco Umberto, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, IV, Milano, Bompiani, 2013.
- Bocchiola Massimo, Mai più come ti ho visto. Gli occhi del traduttore e il tempo, Torino, Einaudi, 2015.

Riflessioni sul mestiere dei traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Cosa significa tradurre? A quanto pare, è la prima domanda che viene posta in tutti i libri che trattano il metodo della traduzione. La risposta è sempre diversa, perché ad essere diversi sono i libri che vengono tradotti, gli autori e, ovviamente, i traduttori. Tradurre non è mai un compito facile, soprattutto quando si parla di traduzione letteraria; perché la traduzione non rappresenta solamente un atto linguistico, ma anche un atto di mediazione culturale. Per questo, prima di avvicinarsi a una traduzione, è necessario leggere e comprendere a fondo il testo su cui si decide di lavorare, attraverso una lettura profonda che permetta di conoscere l’autore e capire i motivi che l’hanno spinto a raccontare ciò che narra.

Umberto Eco disse che tradurre significa anche interpretare, capire il sistema di una lingua straniera e sostituirlo con il sistema della propria lingua madre, in modo da produrre gli stessi effetti semantici, metrici, stilistici, che il testo originale vuole trasmettere al lettore. Tradurre è quindi una forma di interpretazione che rispetta la principale intenzione di un testo e dei contenuti che esprime nella lingua e nel contesto culturale in cui nasce. Il traduttore, effettuando la sua personale interpretazione del testo, non può permettersi di cambiarlo, ma solo di fare una serie di ipotesi interpretative sull’intenzione originale dell’autore. Interpretare significa quasi scommettere sul significato di un testo: il traduttore può azzardarsi a fare una serie di ipotesi che poi deciderà di tradurre seguendo la sua personale interpretazione delle parole dell’autore. Chi fa questo mestiere lo sa bene: purtroppo, nella traduzione si perdono sempre alcune sfumature del testo originale.

Il traduttore si batterà fino all’ultima parola per riprodurre la stessa atmosfera, gli stessi giochi di parole, addirittura gli stessi effetti sonori, ma prima o poi si troverà ad accettare che una piccola parte di significato della sua traduzione sarà leggermente diversa dal testo di partenza. Non esistono traduzioni perfette, né traduttori perfetti. Esistono diverse versioni di traduzione che rappresentano il punto di vista di chi ha avuto l’occasione di lavorare a un determinato testo. La concezione comune della traduzione, porta le persone a pensare che esista una qualche “versione ideale”, un risultato assoluto a cui ogni traduttore può arrivare, grazie a esperienza e competenza, eppure la comunità dei traduttori ha mostrato varie volte che possono coesistere traduzioni diverse e ugualmente corrette. La traduzione è quindi un processo interpretativo, e in quanto tale è soggetto alle variazioni di chi effettua tale processo.

Seconda pagina di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Alice Borsetto
Dott.ssa in Scienze del linguaggio, ramo filologico-editoriale
Rovigo

Sette dritte per imparare l’inglese (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

6 – Stabilisci degli obiettivi
Hai scelto un settore linguistico specifico e vuoi approfondirlo. Stabilire degli obiettivi per imparare il linguaggio di quel settore può esserti d’aiuto. Per esempio, se vuoi andare a fare shopping in un paese di lingua inglese, avrai bisogno di conoscere frasi come “dove sono i camerini?” o “posso pagare con la carta di credito?”.

Dritta: tieni un diario in cui scrivere cosa vorresti imparare in sette giorni. Alla fine della settimana, controlla se hai raggiunto l’obiettivo.

7 – E non dimenticare di divertirti!
Essere un principiante non è per niente facile. Basta poco per sentirsi inadeguati e frustrati. Spesso ci sono persone che provano a imparare l’inglese, ma che poi ci rinunciano subito perché si sentono scoraggiate. Bisogna rendere divertenti le ore di studio. Se al processo di apprendimento vengono associate sensazioni positive, allora sarà tutto molto più semplice.

Dritta: se fai errori, ridi! La cosa importante è divertirsi e riprovarci.

Imparare l’inglese non è una passeggiata. È difficile e impegnativo. Tuttavia, sono convinta che potersi esprimere in una lingua straniera è una delle sfide più emozionanti e significative che ci siano. Ciò che si prova quando gli altri capiscono quello che dici, è semplicemente straordinario. Ma alla fine, cosa è successo a Maria? Beh, dopo un paio di mesi durante i quali ha frequentato il mio corso di inglese, e ha seguito tutte queste dritte, è diventata molto più sicura di sé. Adesso riesce a capire le cose fondamentali quando la gente le parla in inglese riguardo a temi come la famiglia, il lavoro e i viaggi. È in grado di descrivere esperienze ed eventi del passato, la sua routine e i progetti futuri. E, cosa più importante di tutte, si è trasferita a Londra dove ha trovato l’amore.

In bocca al lupo a tutti voi, cari principianti!

Fonte: articolo scritto da Larissa Albano e pubblicato il 2 giugno 2017 sulla rivista online Voices Magazine del British Council

Traduzione a cura di:
Clizia Rocchi
Traduttrice ES-EN>IT
Cesena

Sette dritte per imparare l’inglese (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

3 - Grinta!
Continua a provarci sempre. Ogni volta che si inizia a fare qualcosa di nuovo, arriva il momento in cui magari pensi di voler abbandonare. Ma come dice il detto, “se non ti riesce alla prima: ritenta, ritenta e ritenta ancora.” Per mantenerti motivato, ricorda il motivo per il quale hai voluto imparare l’inglese. Per esempio, una mia studentessa aveva una nipote la cui madre era inglese. Sia la nipote sia la nuora vivevano nel Regno Unito, per cui lei voleva imparare la lingua per comunicare con loro.

Dritta: prendi nota dei tuoi errori più frequenti. Ripassali bene per non ripeterli più. E comunque ricorda che non devi aver paura di commettere errori. Gli errori non sono una testimonianza negativa delle tue abilità intellettive. Sono una parte fondamentale all’interno del processo di apprendimento di una nuova abilità.

4 – La tecnica delle etichette
Due famose réclame televisive in giro per internet, una di una marca di whisky e l’altra di un sito online di aste, mostrano due anziani che cominciano a imparare l’inglese per due ragioni diverse. In entrambi i video appare una tecnica che io ritengo fondamentale per imparare nuove parole: etichettare. I due anziani mettono un’etichetta su ogni oggetto della casa e questo permette loro di aiutarli nella memorizzazione delle cose che appartengono alla vita quotidiana.

Dritta: etichetta tutto ciò che vuoi imparare. Usa i post-it colorati: puoi associare ogni colore a una categoria distinta di oggetti. Per esempio, puoi usare i post-it verdi per gli elettrodomestici.

5 – Espandi il tuo sapere
Non c’è niente di meglio che coinvolgere la tua famiglia e gli amici nel processo di apprendimento. Per questa sfida hai bisogno di supporto morale: più ce n’è, più ti sentirai sereno. Appena farai vedere agli altri cos’hai imparato, resteranno sorpresi.

Dritta: registra un video in cui ti presenti e descrivi la tua famiglia e i tuoi amici in inglese. Fallo ogni settimana, e se dopo un mese li riguarderai, vedrai quanto sarà migliorato il tuo livello di inglese.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Larissa Albano e pubblicato il 2 giugno 2017 sulla rivista online Voices Magazine del British Council

Traduzione a cura di:
Clizia Rocchi
Traduttrice ES-EN>IT
Cesena

Sette dritte per imparare l’inglese

 Categoria: Le lingue

Vincitrice del TeachingEnglish blog award, Larissa Albano consiglia a tutti i principianti sette modi per imparare facilmente l’inglese

C’era una volta una donna italiana sulla quarantina che voleva imparare l’inglese. Maria era vedova e si era ritrovata con un po’ di soldi dopo che il marito era morto prematuramente. Voleva viaggiare per il Regno Unito, ma aveva solo qualche nozione di grammatica inglese imparata a scuola. Perciò si è comprata un corso di lingua inglese su CD e ha iniziato a ripetere a pappagallo tutto quello che usciva dalla registrazione. Dopo qualche mese, ha prenotato un volo low-cost per Londra. È atterrata all’aeroporto di Stansted ed è riuscita a comprare un biglietto di sola andata in pullman per Victoria Station, con l’aiuto di una coppia di pensionati diretti anche loro verso il centro. Ma una volta giunta in città, Maria si è scontrata con una grande fonte di frustrazione: non riusciva a capire e a parlare con la gente che incontrava. Dopo una settimana è ritornata in Italia, invece di rimanerci due settimane come aveva programmato, e ha chiamato il mio studio di lingue per ricevere consigli.

Benvenuti nell’era dell’inglese come lingua globale. Poche persone parlano come la regina e nessuno è esente da errori grammaticali. Se sei un principiante o un insegnante per adulti di livello base, qui troverai sette dritte per imparare in modo semplice l’inglese, che ho condiviso anche con Maria. Ogni dritta inizia con una delle lettere della parola ‘inglese’, per renderne più facile la memorizzazione.

1 – Imprescindibile: l’esercizio quotidiano
Imparare una lingua straniera è come andare in palestra. Puoi rinforzare i tuoi muscoli soltanto se ti alleni quotidianamente. Succede la stessa cosa con le lingue: la pratica dà i suoi frutti.
Dritta: dedica 15 minuti al giorno all’inglese. Puoi ascoltare musica o vedere video, leggere un libro, guardare film su internet, giocare col cellulare o trovarti insieme a un madrelingua per uno scambio linguistico.

2 – Non soltanto parole
Di solito i principianti si sentono più sicuri ad ascoltare parole singole e a ripeterle, come quando si mostrano ai bambini le flashcard. Ma questa pratica non è altrettanto utile per gli adulti, i quali vorrebbero sentirsi sicuri e parlare fluentemente quando si tratta di fare conversazione con un madrelingua. Se si imparano espressioni o modi di dire, sarà più semplice creare intere frasi e avere così una comunicazione orale più naturale.

Dritta: inizia a imparare fin da subito le collocazioni. ‘Having breakfast’ è diverso da ‘making breakfast’. La prima significa che fai colazione, mentre la seconda che la prepari.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Larissa Albano e pubblicato il 2 giugno 2017 sulla rivista online Voices Magazine del British Council

Traduzione a cura di:
Clizia Rocchi
Traduttrice ES-EN>IT
Cesena

Traduzione di fumetti

 Categoria: Servizi di traduzione

Quando si traduce un testo che presenta delle immagini, si traducono sia il testo sia le immagini. Posto di fronte a un qualsiasi oggetto iconico-testuale, il traduttore è sempre cosciente di trovarsi all’interno di uno spazio di scrittura che bisogna, innanzitutto, studiare a fondo; poi interpretarlo al meglio e, in seguito, arrivare a una traduzione la più precisa possibile. Completamente avviluppato dall’atmosfera spaziale di ogni fumetto, il traduttore di BD (bande dessinée, N.d.T.), vi si immerge, non solo per tradurre il testo delle nuvolette, ma anche, e soprattutto, per identificarsi con l’immagine, restituendo l’intima essenza propria di ognuna di esse. Curare il senso dello sguardo del traduttore, imparare a «bloccare l’immagine», ecco l’obiettivo pedagogico che mi sono posto come insegnante-ricercatore dell’Università di Vigo, poiché non è che la prospettiva figurativa propria del traduttore che diventa immagine. È, in effetti, lo sguardo del traduttore che, in tutti i suoi lavori, crea l’immagine nello spazio da esplorare. È ancora quello sguardo che permette all’immagine di sprigionare il suo potere immaginifico.

La stessa immagine può, secondo il lettore (oppure secondo il momento che riguarda lo stesso lettore) essere recepita (e, di conseguenza, letta, interpretata e tradotta) in maniera estremamente diversa. L’immagine tradotta non può più essere esclusivamente pensata dal punto di vista del solo segno, in quanto il modello del segno costituisce il paradigma che ci permette di pensare il nostro rapporto con la lingua.  Mai come oggi, l’immagine è considerata un mezzo fondamentale di comunicazione. Ma sia i sostenitori che gli oppositori di questa, compiono lo stesso errore: considerano l’immagine da uno solo dei suoi punti di vista, quello del senso. Vi è un eccesso di senso nella nostra lettura dell’immagine! L’occidente ha appreso a trattare le immagini come dei segni. Questa concezione ha permesso, a partire dal Rinascimento, di poterci appropriare di strumenti fondamentali di controllo e di conquista. Ma, allo stesso tempo, ci ha impedito di comprendere il significato delle nuove forme di immagine. […]

Di conseguenza, dobbiamo insegnare agli alunni dei corsi di traduzione a leggere, interpretare e tradurre ogni immagine come un simbolo e non come un segno! Più precisamente, un traduttore deve pensare l’immagine come un elemento para testuale essenziale e fare in modo che l’elemento simbolico diventi la chiave di lettura di ogni strategia testuale da leggere, interpretare e tradurre in una lingua e in una cultura determinate. Come a più riprese è stato suggerito dalle opere di Serge Tisseron, ogni immagine, ancora prima di significare qualcosa, è uno spazio aperto da penetrare e percorrere (Tisseron, 2003, Ibidem, p. 104).   I semiologi che studiano l’immagine (…) si sono resi conto che la categoria dell’icona ideata da Peirce, incentrata sulla somiglianza, è insufficiente a descrivere i poteri dell’immagine. […] La carenza maggiore rappresentata da questo approccio è quella di utilizzare uno strumento inadatto per raggiungere l’obiettivo. Effettivamente, lo strumento pensato da Peirce, riguarda le relazioni interne fra il significante dell’immagine e il suo referente, mentre, il problema principale che pone ogni immagine, concerne la relazione che ogni lettore stabilisce con essa. […] Pensare all’immagine esclusivamente come un «segno» è, in generale, pericoloso e insufficiente. Pericoloso, perché subordina l’immagine alla parola; insufficiente, in quanto non tiene conto delle peculiarità che presenta. […] l’immagine considerata come segno soffre di una irrimediabile inferiorità rispetto alla parola. (Tisseron, 2003, Ibidem, pp. 128-129) […]

Fonte: Articolo scritto da José Yuste Frías e pubblicato l’8 maggio 2013 sul sito Sur les suils du traduire

Traduzione a cura di:
Marco Gravina
Traduttore tecnico professionista
Latina

Le competenze del traduttore giuridico

 Categoria: Servizi di traduzione

Sintassi complessa, elevato grado di specializzazione, diversità contestuali e dei sistemi giuridici, termini non univoci inseriti in una cultura ben definita,  presenza di linguaggi specialistici legati ad un dominio in particolare, trasposizione di concettualizzazioni e categorizzazioni: queste sono soltanto alcune delle difficoltà che il traduttore giuridico si trova ad affrontare quotidianamente.
In questo breve articolo, intendo delineare le molteplici competenze specialistiche richieste dal mercato al traduttore professionista giuridico (da non confondere con quello giurato!).

L’ambito giuridico rappresenta un campo di analisi esteso e permeato a livello culturale, essendo il diritto la manifestazione culturale per eccellenza di una nazione. Il linguaggio di questo settore si presenta strettamente legato al diritto di riferimento e ricco di divergenze derivanti dal diverso approccio classificatorio all’interno dei vari sistemi giuridici.
Il traduttore professionista dovrà essere in grado di maturare consapevolezza in merito a questioni di ordine comparativo, possedere nozioni di legistica (modalità di elaborazione e di applicazione delle norme), di legimatica (modellizzazione del ragionamento e delle procedure), di sociolinguistica giudiziaria e di linguistica forense ed in definitiva va a svolgere un ruolo di mediazione tra le culture presenti in ciascun testo.

La traduzione di un testo giuridico è destinata ad avere valore di testo autentico e, quindi, si riconosce l’esigenza di adottare un criterio molto pratico: il principio della legal equivalence, l’equivalenza giuridica in un’ottica consapevole di quelle che sono le esigenze del pubblico destinatario. Si tratta di un vero e proprio processo di ritestualizzazione che permette di produrre nuovi testi con valore giuridico a partire da un testo di partenza.

In questo frangente, la terminologia riveste innegabilmente un’importanza primaria. I dizionari, pur altamente specialistici, non risultano ancora sufficienti per il traduttore professionista. Non è soltanto necessaria la consultazione di banche dati terminologiche provviste di informazioni contestuali riguardanti ciascun lemma, bensì è richiesto di saper risalire al concetto designato nel testo di partenza, di verificarne il suo valore e la sua funzione nella lingua di partenza e successivamente di procedere a una ritestualizzazione che dovrà contraddistinguersi per chiarezza interpretativa nella lingua d’arrivo. Alcune volte, la ritestualizzazione risulterà molto complessa, in quanto sarà prevista una vera e propria riformulazione e spiegazione di un concetto giuridico non presente nel sistema di diritto della lingua d’arrivo. Perciò, viene spesso fornito un equivalente di tipo descrittivo.

Inoltre, la mancata corrispondenza di alcuni concetti molto simili tra lingue diverse spesso comporta la creazione di falsi amici che il traduttore deve essere in grado di evitare, a cui si aggiunge la conoscenza delle differenze lessicali e terminologiche tra diversi paesi. In sintesi, è molto importante che il traduttore, oltre a vantare eccellenti conoscenze linguistiche e terminologiche, riesca a cogliere ed interpretare la logica delle procedure e delle norme, piuttosto che a decodificare semplicemente questa logica. In questo modo, è possibile ottenere un prodotto preciso e puntuale che sarà il risultato finale di un meticoloso lavoro di tipo multidisciplinare.

Autrice dell’articolo:
Giulia Grasso
Traduttrice Inglese/Tedesco/Francese>Italiano
Genova

Yo, tú y vos (5)

 Categoria: Le lingue

< Quarta parte di questo articolo

Per molti anni, utilizzare il “vos” era considerato agrammaticale, incorretto e addirittura indegno e poco colto.Il “voseo”, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, è stato oggetto di una forte condanna da parte dei diversi accademici. Veniva considerato una volgarità, una macchia del linguaggio. Nonostante ciò, in alcuni territori dell’America Latina si è continuato ad usare il “vos” negli ambienti familiari e nei colloqui informali.

Nel 1982 l’Accademia Argentina di Lettere è stata la prima ad accettare il “voseo” come regola colta, cioè ha riconosciuto l’utilizzo del “vos” come legittimo e corretto, sia per un trattamento informale che per la letteratura ed i documenti ufficiali.
Il riconoscimento ufficiale ha tardato ad arrivare, infatti solo 2005, con la pubblicazione del “Diccionario Panhispánico de Dudas(Dizionario Panispanico dei Dubbi), la Reale Accademia della Lingua spagnola e la Associazione delle Accademie di Lingua spagnola, ha definito il ‘voseo’ come «l’utilizzo della forma pronominale vos per rivolgersi all’interlocutore».

Dal panorama generale qui presentato è importante ricordare sempre che, con riferimento alle “forme di cortesia”, nessuna forma pronominale ha un valore di per sé più o meno cortese se non si considera il contesto socioculturale in cui deve essere inserita. E in relazione ai cambiamenti, è importante considerare che il sistema pronominale della lingua spagnola è storicamente complesso. Le società americane sono territori di culture trapiantate. La lingua non è omogenea perché i gruppi sociali non sono né storicamente, né politicamente, né economicamente omogenei. Le differenze etniche, sessuali o generazionali influenzano le interazioni comunicative, il contatto linguistico e sociale.

Bisogna accettare un dato storico: non esiste un”unico spagnolo!”.

Articolo scritto da:
Ilaria Matola
Traduttrice ES>IT
San Mango Piemonte (SA)

Yo, tú y vos (4)

 Categoria: Le lingue

< Terza parte di questo articolo

Dopo le prime colonizzazioni, diversi gruppi di emigranti europei esportarono le loro tradizioni linguistiche in Sudamerica ed incontrarono a loro volta altri idiomi e culture. Da questa fusione presero origine una varietà di dialetti locali. Lo spagnolo delle colonie iniziò poi a svilupparsi in varie direzioni, a causa dei contatti molto limitati con la madrepatria spagnola; cosicché alcune caratteristiche del vecchio spagnolo vennero mantenute, altre eliminate.

Uno degli esempi più significativi di questo processo è il termine “vos”. Il pronome personale “vos” comincia ad utilizzarsi in Spagna nel secolo IV per rivolgersi a persone che avevano autorità, come gli Imperatori. Nel secolo XV, i cambiamenti che si producono nella società spagnola alla fine della conquista modificano nuovamente i pronomi allocutivi. Il “vos” scompare lentamente ed il “tú” torna a recuperare il suo primitivo valore di seconda persona del singolare nelle relazioni che implicano confidenza e familiarità. Queste modifiche della lingua spagnola d’Europa non arrivarono in tutta l’America Latina.

Ricordiamo che a quei tempi il Perù ed il Messico erano i centri nevralgici dell’Impero Spagnolo. Non è un caso che questi due Paesi, al tempo più in contatto con l’Europa, abbiano adottato il pronome “tú”, mentre quelli più distanti, come Argentina, Paraguay e Uruguay e alcuni Paesi del Centroamerica, abbiano continuato ad usare il “vos”, probabilmente ignorando i cambiamenti che si erano verificati.

Questo fenomeno è molto comune, tanto è vero che il linguista Albert Henry Marckwardt inventò il termine “colonial lag”, per descrivere la situazione in cui la lingua parlata nelle colonie non riesce più a restare al passo con le innovazioni linguistiche che si verificano nel paese d’origine . In conclusione, è necessario rispondere ad un’ultima domanda: parlare con il “vos” è un errore?

Quinta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ilaria Matola
Traduttrice ES>IT
San Mango Piemonte (SA)

Yo, tú y vos (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Nei vicini Ecuador e Perù, il “voseo” è considerato rurale ed incorretto. Si impiegano, infatti, i pronomi“tú” e “usted” nelle loro accezioni standard, mentre il “vos” è completamente sparito dalla forma parlata. In Venezuela il “voseo” è una regola regionale, cioè ha prestigio all’interno di una regione nello Stato di Zulia, dove gli abitanti sono orgogliosi del suo utilizzo. La Bolivia si può dividere in due zone “linguisticamente” diverse: la zona Colla, a ovest e sud del Paese; e la zona Camba, ad est e nord. Nella zona Colla, il “tú” si alterna al “vos” pronominale; nella zona Camba, invece, si utilizza il “vos” in maniera confidenziale, ma anche dispregiativa, perché viene impiegato dal ceto medio-alto per rivolgersi alle classi più basse. In Bolivia il “vos” ha la stessa sorte del Venezuela: è un fenomeno regionale che ha assunto i tratti peculiari di un’identità comune. In Cile è stato utilizzato il pronome “vos” fino all’arrivo del venezuelano Andrés Bello, considerato uno degli umanisti più importanti delle Americhe. Bello, rettore dell’Università del Cile nel 1843, realizzò una grande campagna a favore dell’utilizzo del “tú”.

In conclusione, come si può notare il “vos” si espande in alcune zone come il Cono Sud ed il Centroamerica, nei Paesi più a nord è in disuso, mentre in altri ancora sopravvive come una reliquia isolata che probabilmente scomparirà a causa della pressione degli altri Paesi e dell’influenza dei mezzi di comunicazione. Ma qual è l’origine del “voseo”? Quando i conquistadores spagnoli lasciarono la loro madrepatria, per diffondere nel mondo il Verbo di Dio e ricevere in cambio metalli preziosi, portarono con sé una lingua che stava giù subendo dei processi di cambiamento nella sua terra d’origine, oltre a vari elementi dei loro dialetti locali.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ilaria Matola
Traduttrice ES>IT
San Mango Piemonte (SA)

Yo, tú y vos (2)

 Categoria: Le lingue

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Attualmente, il “voseo” è distribuito in diverse parti del mondo di lingua ispanica, ma predomina in America Centrale, ad esclusione del Panana dove viene relegato in zone circoscritte, e nel Cono Sud. L’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, insieme alla Costa Rica, infatti, sono le uniche Nazioni che hanno escluso completamente l’utilizzo del pronome “tú”. Il“vos” lo ha sostituito in tutte le sue derivazioni, impiegandosi in dialoghi che implicano una certa familiarità con l’interlocutore ed in contesti in cui si è soliti utilizzare un registro relativamente informale. Tuttavia esistono regioni, ma anche singole città, in cui si registrano casi di utilizzo dei pronomi allocutivi piuttosto caotici.

Bogotà ne è un chiarissimo esempio. Nella capitale è difficile per gli stessi colombiani scegliere il pronome personale da utilizzare con una persona appena conosciuta (per uno straniero prendere questa decisione può portare all’esasperazione!). Il pronome “tú” nello spagnolo standard è la forma privilegiata per esprimere un trattamento di confidenza e familiarità, tuttavia, a Bogotà molto spesso esprime il contrario: distanza e rispetto. Sembra preferibile dare del tu al proprio datore di lavoro, ai suoceri ed agli adulti in generale. Tra i giovani invece, a prescindere dalla classe sociale, il “tuteo” (dare del tu) tra due uomini può considerarsi addirittura effeminato.

In città come Cali o Medellín, al contrario, per le strade è molto difficile ascoltare “tu”. Il “vos” è onnipresente, costituendo la “forma de tratamiento” più utilizzata. Anche a Bogotà il “vos” è diventato molto popolare negli ultimi anni. Il fenomeno di migrazione dalle zone più limitrofe del Paese verso la capitale ha  fatto giungere a Bogotà persone provenienti da diverse regioni colombiane in cui si “vosea”. In aggiunta a questo, ci sono anche persone che lo hanno adottato capricciosamente, solo per gusto per sembrare snob.Per dimostrare confidenza, familiarità e vicinanza, i colombiani della capitale si avvalgono del pronome “usted”, corrispondente nel resto dell’America Latina al nostro pronome personale “Lei”, che ha per scopo, quindi, quello di rendere visibili la distanza o il rispetto tra parlante e interlocutore.

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ilaria Matola
Traduttrice ES>IT
San Mango Piemonte (SA)

Yo, tú y vos

 Categoria: Le lingue

La maniera in cui ci rivolgiamo all’interlocutore è alla base della nostra relazione con questo e ci localizza in una complessa rete di legami sociali. I ruoli sociali si definiscono anteriormente all’incontro comunicativo: si pattuiscono in base al rapporto esistente tra i parlanti. Oggigiorno sappiamo che le abitudini linguistiche sono necessariamente legate ad un gruppo sociale o socioculturale, agli usi ed ai criteri di valutazione del prestigio che si attribuiscono alle relazioni. Queste valutazioni generano cambi, pertanto le regole delle cosiddette “formas de tratamiento” (pronomi allocutivi) sono dinamiche ed eterogenee perché attraversano fasi storiche, sociali ed economiche che influiscono direttamente sulle relazioni sociali e di conseguenza sul comportamento linguistico dei parlanti. Le modalità di uso degli allocutivi scelte dai diversi gruppi sociali o socioculturali, riflettono chiaramente le interazioni nelle quali si instaurano. Con i pronomi personali, infatti, si marcano le barriere funzionali e gerarchiche, l’autorità e la familiarità.

In America Latina, oltre alla forma “tú” (tu) e “usted” (lei), con il loro rapporto di opposizione (rispettivamente confidenziale e formale), esistono regioni dove viene utilizzato il pronome personale “vos“. Il “vos” assume significato e connotazioni diverse a seconda del luogo o del rapporto tra parlante e interlocutore: in alcune regioni è considerato quasi slang di strada, da non usare per iscritto; in altre, è considerato una forma di rispetto e cortesia; in altre ancora, è utilizzato nei rapporti confidenziali e informali. L’uso del “vos” e delle sue corrispondenti coniugazioni verbali è conosciuto come “voseo”. ll “voseo” è un fenomeno linguistico interno alla lingua spagnola nel quale, in sistuazioni di familiarità, si impiega il pronome “vos”, unito a particolari coniugazioni verbali, per rivolgersi ad un interlocutore anziché impiegare il “tú”. Il “voseo” si è radicato in gran parte del territorio dell’America Latina con alterne vicende.

Ci sono molti fattori che concorrono alla sua espansione o limitazione. Ad esempio, il fattore politico: i governi nazionalisti o populisti sono a favore dell’utilizzo del vos; fattori economici: il boom editoriale spagnolo degli anni ’80 da un lato, e la letteratura che veniva censurata in Argentina dall’altro, hanno contribuito alla scomparsa del “vos” nella maggior parte della letteratura moderna; fattori sociali: di prestigio o status; fattori sessuali: esistono Stati, come il Guatemala, dove il “voseo” è utilizzato dagli uomini ma non dalle donne. A questo punto, è necessario tracciare una mappa, più o meno completa, sull’espansione attuale del “voseo” in America Latina.

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Articolo scritto da:
Ilaria Matola
Traduttrice ES>IT
San Mango Piemonte (SA)

Gli impiegati modello sono poliglotti (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Vi sono prove sempre più evidenti dei benefici cognitivi per i bilingui, ad esempio possono ritrovarsi con maggiore attenzione, intelligenza, e migliori abilità verbali e spaziali. Essendo probabilmente il risultato di cambiamenti strutturali nei sistemi e nelle connessioni cerebrali, ciò suggerisce che questi individui abbiano una maggiore capacità di processare le informazioni. Si ritiene che ciò accada perché, come in ogni esercizio mentale, logico o visivo, l’apprendimento della lingua può stimolare e alterare la struttura del cervello nello stesso modo in cui una persona costruisce la massa muscolare. Questo spiegherebbe perché individui poliglotti nella stessa squadra promuovano la diversità cognitiva: le loro menti elaborano problemi e soluzioni in modi differenti.

Queste scoperte dimostrano come i bilingui possiedano attributi di assunzione di alto valore: pensiero analitico, abilità di concettualizzazione, memoria lavorativa, prontezza. Queste abilità sono chiaramente delle risorse quando si tratta di pianificazione razionale, gestione delle complessità, e risoluzione dei problemi, che sono punti chiave della funzione esecutiva.

Formare una squadra multilingue è come avere a disposizione diversi strumenti cognitivi nella  propria scatola degli attrezzi: maggiore è la gamma di assortimento, maggiori i risultati che potete raggiungere. Questa è un’ulteriore ragione per cui le aziende dovrebbero investire in un gruppo di talenti variegato. Non solo una gamma di situazioni etniche e socioeconomiche aiuta a migliorare la cultura aziendale, ma più lingue sa parlare una squadra, maggiora sarà il suo potenziale nel trovare soluzioni originali, che attingono a tutti questi contesti. In questo modo, i gruppi di lavoro assunti strategicamente assicurano un margine competitivo e accrescono il capitale intellettuale dell’azienda.

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Hogan-Brun e pubblicato il 09 marzo 2017 sul sito Quartz

Traduzione a cura di:
Chiara Conti
Dott.ssa in Mediazione Linguistica e Culturale
Milano