About Videogame Localisation (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Le tecniche e gli esperimenti
La piramide di Chroust
Il processo di localizzazione, come si è detto, necessita di uno studio preparatorio multilivellare. Chroust definisce una gerarchia di livelli nei quali è possibile imbattersi durante il processo di localizzazione; si tratta di una struttura a piramide alla cui base sono presenti le cosiddette Infrastrutture Tecnologiche, vale a dire tutta la preparazione e organizzazione che costituisce l’elemento propedeutico necessario ai fini della localizzazione.

Uno degli aspetti peculiari delle Infrastrutture Tecnologiche in correlazione con il genere delle avventure grafiche è la presenza dei path. I path (letteralmente “sentieri”, “percorsi”) sono ciò che distingue l’esperienza interattiva da una semplice lettura di un libro dalla struttura perfettamente lineare; i path comprendono tutte le azioni/dialoghi a disposizione del giocatore, per quanto stupide e impensabili alcune di esse possano sembrare. Ad esempio, in The Journey Down: Chapter One , del team Skygoblin, un’azione insensata come usare delle spezie su un altro personaggio dà luogo alla frase

Bwana: Little spice, some salt and pepper, fry him up …/I’m sure he’d make a fine little roast.
Bwana: Cotto con la giusta salsina e un pizzico di sale e pepe,/sarebbe un arrosto niente male.

A questo punto è ovvio come, a causa della presenza di innumerevoli path, il traduttore si trovi a tradurre molte più frasi di quante il giocatore effettivamente incontrerà nella sua esperienza. I path, inoltre, di solito vanno ricostruiti dal traduttore stesso: spesso il copione inviato dagli sviluppatori, per ragioni tecniche, si presenta in modo non lineare. Ad esempio, lo script di The Journey Down: Chapter One presenta, senza troppa coerenza, prima tutte le battute del personaggio principale, poi quelle degli altri personaggi ed infine un elenco insensato di oggetti; se ne prenda ad esempio il seguente estratto, in cui tre frasi numerate in modo progressivo non hanno alcuna connessione le une con le altre:

“bwan529″ : {
“english” : “That needs no wrenching.”
},
“bwan530″ : {
“english” : “Nah, I don’t wanna mess with this little fella.”
},
“bwan531″ : {
“english” : “The fishing pole is fine the way it is.”

Il traduttore sarà dunque costretto a possedere un’infarinatura di conoscenze informatiche settoriali.
Per tradurre, a questo punto, sarà necessario contestualizzare ogni frase all’interno dello script, in un’esperienza di gioco mirata a identificare tutti i path possibili e immaginabili. Gli appunti del traduttore compariranno più o meno così:

No need to go bragging about my beautiful broom. (COMBO MOP+SAILORS)
Ad indicare che questa frase viene pronunciata solo quando si cerca di far interagire il mocio con i marinai.

Quinta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Interventi di localizzazione nel mondo videoludico
Gli interventi di localizzazione cominciano a diventare parte integrante del processo traduttologico informatico attorno al 1980 come risposta alle richieste sempre più specifiche di una sempre più emergente globalizzazione informatica, per cui la sola traduzione si rivelava piuttosto insufficiente, soprattutto in casi in cui un software sviluppato in un certo paese doveva essere reso disponibile e fruibile nel mercato di un altro paese.
I prodotti videoludici sono generalmente strutturati in diversi livelli tra i quali il giocatore è chiamato a districarsi, e che contengono al loro interno un certo margine di errore consentito al giocatore stesso, le cui azioni corrispondono inevitabilmente ai feedback del sistema di gioco, sempre diverso a seconda del genere al quale esso appartiene.

In questo senso, va da sé che un intervento di localizzazione si rivelerà tanto più efficiente quanto più il traduttore possiederà un quadro delineato delle caratteristiche dell’universo videoludico, specialmente nei casi in cui la versione originale e quella localizzata si sviluppano e vengono rilasciate sui rispettivi mercati simultaneamente, in una modalità di localizzazione conosciuta col nome di simship, ovvero portata avanti senza l’ausilio di un testo completo nella lingua di partenza, privo perciò di elementi di co-testo/contesto (Bernal-Merino 2006); di conseguenza, il traduttore potrà fare leva soltanto sulle proprie capacità intuitive e sul proprio bagaglio di conoscenze.

In ultima istanza, il traduttore dovrà tenere conto della cosiddetta raison d’etre del prodotto videogioco, finalizzato quindi all’intrattenimento; attraverso la localizzazione, il traduttore dovrà essere in grado di offrire all’utente un’esperienza di gioco che si avvicini quanto più possibile a quella dell’equivalente originale. Un gioco localizzato deve garantire il più alto grado di comprensibilità e usabilità, di fatto configurandosi come un prodotto easy to play. Per questo motivo ai traduttori è concessa ampia libertà creativa nel modificare, adattare o rimuovere riferimenti culturali, giochi di parole o qualsiasi altro elemento che possa interferire in qualche modo con la lingua d’arrivo. La localizzazione dei videogiochi permette al traduttore di «transcreare» ciò che è necessario al fine di preservare l’esperienza di gioco e fornire una traduzione originale e coinvolgente. Questo tipo di licenza creativa non è altro che il risultato di teorie che ruotano attorno alla definizione accademica di skopos, messa a punto da Vermeer e che viene di seguito illustrata nelle parole di Snell-Hornby (2006, pp. 54-55)

«translation as a cultural transfer rather than a linguistic one, language being part of culture… The concept of culture is central to the Skopos theory as it is considered to  be a special form of communication and social action otherwise to abstract code-switching.»

La traduzione deve ispirare comunicazione e in questa circostanza il concetto si traduce come libertà per i traduttori di non essere necessariamente fedeli al testo originale; piuttosto, si cerca di finalizzare l’intervento di localizzazione direttamente all’esperienza ludica, al testo di arrivo nel suo insieme e più in generale alla cultura del paese di arrivo.

Quarta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non bisogna dimenticare che il fine ultimo dei prodotti videoludici è quello di intrattenere, di divertire. E’ fondamentale che il traduttore, in questo senso, comprenda e rammenti l’importanza del concetto «look-and-feel of the original», e certamente questo comporta uno studio approfondito per ciò che concerne tratti culturo-specifici insieme con tratti prettamente umoristici, di fatto spingendo il traduttore a fare proprio il contesto culturale del genere dei videogiochi e del registro stilistico che lo caratterizza. In questo campo, infatti, il traduttore ha molto spesso una certa libertà d’azione, soprattutto nell’utilizzo di tratti peculiari alla cultura di arrivo visibili all’utente mediante giochi di parole e chiari riferimenti alla cultura popolare. Questo tipo di traduzione, come vedremo in seguito, prende il nome di transcreazione.

Il piccolo grande universo dei videogiochi
Qualsiasi ne sia la modalità (sottotitoli, dubbing, voice-over), la traduzione all’interno dei media resta non priva di punti nevralgici anche piuttosto comuni. Come già accennato, infatti, a differenza di testi puramente scritti od orali, i prodotti multimediali sono costituiti da elementi acustici e visivi al tempo stesso. Tuttavia, la complessità degli audiovisivi risiede nella stretta combinazione tra i codici acustico e visivo; di conseguenza, sebbene il traduttore si trovi ad operare materialmente solo a livello verbale, modificando il testo, questi è inevitabilmente legato al livello visivo, che invece rimane invariato.

Se ci si concentra sul genere dei videogiochi, sin dall’avvento del tridimensionale, la maggior parte dei guadagni sul mercato videoludico è stata derivata dalla vendita di prodotti caratterizzati principalmente da una grafica impressionante; al giorno d’oggi l’interesse verso gli effetti audio-video sembra essersi ridotto o può alla meglio considerarsi più o meno stabile, Le ragioni sono diverse: molti giochi nascono da uno stesso motore, che ripropone gli stessi effetti, di fatto dando vita a prodotti molto simili tra loro; ancora, i videogiochi dell’età contemporanea presentano un tipo di grafica altamente realistica e questo rischia di assottigliare notevolmente il confine tra grafica «buona» e grafica «cattiva»; infine, ma non meno importante, la grafica lascia il posto alle nuove esigenze dell’utente, il quale non si accontenta più dell’effetto, bensì ricerca un’esperienza di gioco coinvolgente. In poche parole, ricerca una storia.

«At same point the environments look the same to the player no matter how many extra polygons or texture passes you add. We’ve reached that point – now we must turn our focus to story. A good story is much more accessible to people than snazzy technology.”
Le avventure grafiche e/o i giochi di ruolo (RPG) fanno del cosiddetto storytelling la propria raison d’etre, il perno attorno al quale gira il successo o l’insuccesso del prodotto. Tuttavia, esiste una differenza non trascurabile tra la storia all’interno del prodotto videogioco e la storia, il filo narrativo, dei libri, dei film o degli spettacoli: i videogiochi, infatti, sono conosciuti per la propria non-linearità. Se nella stesura di un libro la storia non è altro che un’esperienza controllata di eventi scelti accuratamente dall’autore, nei videogiochi niente ha un ordine precostituito.

«To the degree that you make a game more like a story – a controlled, predetermined experience with events occurring as the author wishes – you make it a less effective game. To the degree that you make a story more like a game – with alternative paths and outcomes – you make it a less effective story.»
Greg Costikyan propone in questa citazione un giusto mix tra storia e azione, un equilibrio che si traduce nell’offrire al giocatore la possibilità di muoversi all’interno di uno spazio non troppo delimitato e lasciare che sia artefice della risoluzione di enigmi o missioni, in modo del tutto arbitrario. Terminate le missioni e/o risolti gli enigmi, il filo narrativo non-lineare del gioco si dipana all’interno di una nuova area di gioco.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation

 Categoria: Servizi di traduzione

Una visione d’insieme
La traduzione degli audiovisivi esprime l’idea di un trasferimento interlinguistico in situazioni in cui il linguaggio verbale è trasmesso e reso accessibile sia in termini visivi che acustici, solitamente – ma non necessariamente – attraverso l’uso di dispositivi elettronici.
La maggior parte dei prodotti audiovisivi è sottoposta a tre diverse modalità di traduzione:

- dubbing, un processo che utilizza il canale acustico a fini traduttologici;
- sottotitolazione, che si avvale del mezzo visivo e che implica un tipo di traduzione scritta, di fatto visibile sullo schermo;
- voice-over, che però risulta essere un metodo poco utilizzato

Tradurre per il grande/piccolo schermo è cosa piuttosto diversa dal tradurre per prodotti destinati alla stampa: libri, quotidiani e tutti quei prodotti «cartacei» sono creati appositamente per essere letti e la presenza di eventuali illustrazioni è direttamente finalizzata a completare o approfondire un concetto già espresso verbalmente nel contenuto scritto.
Al contrario, i prodotti per lo schermo – film, serie TV, documentari – sono per definizione e natura audiovisivi, ovvero lavorano simultaneamente su due o più livelli, configurandosi come elementi polisemici, ovvero costituiti da numerosi codici; questi ultimi interagiscono al fine di ottenere un unico effetto.

Per quanto concerne il genere audiovisivo dei videogiochi, invece, questo definisce i suoi prodotti come «computer-based entertainment software, using any electronic platform… , involving one or multiple players in a physical or networked environment» (Frasca 2001:4)
I videogiochi sono accessibili attraverso l’ausilio di computer, televisori, console o anche mediante dispositivi specializzati o installati all’interno di telefoni cellulari; la difficoltà e le modalità sono piuttosto variabili, passando perciò dal giocatore singolo a più giocatori, in una situazione ludica di tipo interattivo.

Come già accennato, i videogiochi sono di natura audiovisiva, ma ciò che li distingue dagli altri prodotti per lo schermo sta nell’utilizzo spasmodico di una tecnologia d’avanguardia, che fa largo uso di effetti sempre più creativi e originali, in modo da ottenere effetti audio-video sempre nuovi e realistici; un esempio è l’inserimento di voci umane, le quali necessitano di essere così doppiate/sottotitolate ai fini di estendere la comprensione dei contenuti ad una clientela linguisticamente variegata.

Nel caso dei videogiochi, tuttavia, i processi di traduzione e programmazione informatica del prodotto vanno di pari passo con gli sforzi atti a localizzare quest’ultimo all’interno di un preciso mercato; non è un caso se in termini di guadagni, l’industria dei videogiochi ha largamente superato quelle del cinema e della televisione e questo può essere indice di un più attento controllo qualitativo da parte delle aziende sul singolo prodotto. In altri termini, l’industria dei videogiochi si configura come un raro esempio di come la traduzione non sia semplicemente un elemento di contorno: i cosiddetti game publisher sono spesso responsabili della localizzazione del prodotto, processo attraverso il quale si cerca di assicurare un certo standard qualitativo e che si traduce in rigorosi testing funzionali e linguistici; ne è la prova il fatto che gli stessi traduttori siano coinvolti in ogni fase del progetto, con i loro pro e contro, dal momento che si tratta di figure che si raffrontano continuamente con «unstable work models», di fatto fortemente variabili.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Inglese puro
Se guardassimo alcuni esempi pubblicati da esponenti del movimento dell’Inglese puro/ della lingua pura, la differenza tra quello che fanno loro e quello che i traduttori spesso tendono a fare potrebbe risultare abbastanza stridente. L’editore della lingua pura lavora strettamente con il cliente per identificare il messaggio centrale, per assicurarsi che le parole siano state scelte attentamente per evocarlo e per ridurre qualche distrazione. Per esempio (da Guida Oxford per l’inglese puro di Martin Cutts), “io non vedo nessuna ragione per la quale la società non dovrebbe esigere un supporto alle spese adeguadamente preparato.” ha bisogno di una correzione, ma la più chiara “è ragionevole per la società richiedere fatture adeguate” è un equivalente preciso? Rimuove delle parole non necessarie e una doppia negazione, ma rende la frase un’affermazione assoluta piuttosto che un’opinione personale. Ha importanza? Alcuni redattori di lingua pura potrebbero risultare giustamente drastici (pertanto lasciando da parte la tendenza dei traduttori con minore esperienza a restare vicino alla fonte quando hanno dei dubbi): “il titolo di proprietà sulle merci dovrebbe rimanere legittimo nella Compagnia fino a quando il prezzo delle suddette merci dovuto alla compagnia non sia stato pagato totalmente.”> “continueremo a possedere le merci finchè tu non avrai finito di pagarle.” È una “traduzione” accurata e fedele (affermare che noi e tu siano stati adeguatamente definiti)? Forse l’unica differenza è che la seconda versione rende più chiaro chi sta effettuando il pagamento, ma presumibilmente (da confermare con il cliente) è ovvio e l’originale non aveva intenzione di lasciare aperte altre possibilità?

Alcuni potrebbero affermare che la seconda versione non rende accuratamente la versione dell’originale, “stile” arcaico. Ma il dovere primario del traduttore quando lavora con testi legali/ commerciali, come questo, è sicuramente riportare l’informazione accuratamente e completamente per rendere facilmente comprensibile ai lettori nella lingua di destinazione in uno stile che rappresenti la migliore tecnica attuale in questo genere di target.

Chiarezza come valore aggiunto
Con un po’ di coraggio e attraverso una comunicazione attiva con i clienti/ gli autori, i traduttori possono produrre traduzioni fedeli, accurate e chiare, traduzioni che servono a soddisfare i bisogni dei lettori destinatari, aiutando a potenziare la reputazione dell’autore/ del cliente e ad aggiungere valore. Le traduzioni presentano i traduttori come i professionisti seri che sono.

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cos’è una buona traduzione se non un’accurata e fedele traduzione? Deve riportare la stessa questione, raggiungere lo stesso obiettivo e creare la stessa impressione nella lingua d’arrivo, come l’originale aveva fatto nella lingua d’origine. Sicuramente ottenere questo può essere un’impresa difficile e superata: concetti nel testo originale potrebbero non esistere nella cultura del destinatario; le norme culturali dei lettori in lingua di partenza e di quelli d’arrivo potrebbero differire e forse la traduzione dovrebbe ricreare non la “stessa” impressione, ma una “equivalente”, qualunque essa sia esattamente.

Ma qual’ era precisamente l’intenzione dell’autore del testo in lingua di partenza? La scelta delle parole hanno avuto modo di esprimerla completamente? Un gran numero di testi in lingua originale sono stati scritti seguendo impostazioni commerciali in tempi stretti (il tempo è denaro) da persone che non erano qualificati come scrittori professionisti, senza considerare gli ambiti letterari con tutte le sfumature verbali da controllare.  Neanche gli accademici sono necessariamente esperti nel selezionare le parole per esprimere le proprie idee.

Cosa hanno detto Vs cosa intendevano
Di conseguenza, un testo può contenere degli elementi che non rispecchiano completamente l’intenzione dell’autore. Questo non perché l’autore non conosca la propria mente o perché siano superficiali – men che meno- leggibili. Ma loro possono lasciare aperte implicazioni o interpretazioni che non erano state programmate. Possono insinuarsi delle ambiguità. Il rigoroso microscopio del traduttore professionista può rivelare sfumature di significato che l’autore non aveva intenzione di includere.

Queste questioni possono risultare problematiche quando il traduttore si sta impegnando per la chiarezza, un nobile obiettivo a cui tutti i traduttori dovrebbero aspirare (eccetto forse in casi eccezionali quando il testo di partenza ha un’ostinata- oh gioia!- oscurità stilistica). E con “chiarezza” certamente non mi riferisco a “screditare”, “banalizzare” e fare ricorso esclusivamente a monosillabi anglosassoni. Una scrittura chiara rende l’informazione/ il messaggio/ l’impressione più semplice e più veloce da comprendere completamente e accuratamente, facendo così risparmiare tempo, sforzo e (di conseguenza) denaro ai lettori e creando un’impressione più favorevole nei confronti di chi ha prodotto il testo.

Scrittura chiara
In pratica, la scrittura chiara coinvolge principi sani come evitare l’uso non necessario della voce passiva, eliminare vocabolario non necessario ed usare frasi brevi in una struttura variegata, semplice. Questi principi possono essere sfidati ad essere applicati quando si sta traducendo o pubblicando il lavoro di qualcun altro per la necessità di essere fedele, per evitare di rimuovere degli elementi o delle sfumature di significato.

Per esempio, “I biglietti possono essere ritirati alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo” è più chiaro di “tu puoi ritirare il tuo biglietto alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo”, poiché ci si rivolge in parte direttamente al lettore (“tu”). Comunque l’originale lascia aperta la possibilità che qualcun altro possa ritirare i biglietti per te. Ma era intenzionale? Il teatro ora permette alle altre persone di farlo? Se seguissimo l’originale attentamente, noi probabilmente non saremmo d’aiuto (il cliente o il lettore). Anche domande pratiche ordinarie vengono fuori: per migliorare il testo, avrei bisogno del cliente per chiarire ciò che loro hanno inteso, ma ho tempo prima della scadenza? Il mio contatto saprebbe darmi la risposta? Ho sempre accesso all’autore? Dovrei dire ciò che l’autore dice o quello che penso abbia inteso? La soluzione più allettante potrebbe essere la via della minima opposizione e del minor rischio: scrivi giusto quello che è stato detto e lascialo così. Ma è la tecnica migliore? È quella nel miglior interesse del nostro cliente?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Il francese europeo e quello del Quebec (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Ciò che rende il quebecchese diverso
Prima di concentrarci sulle differenze tra il francese metropolitano e il quebecchese è importante sottolineare che per quanto riguarda lo scritto non c’è grande differenza tra queste due lingue. Sebbene esistano delle differenze nel vocabolario e nella semantica, i quebecchesi utilizzano la grammatica francese standard. Infatti leggendo un testo può risultare difficile sapere se sia stato scritto da un francese o da un quebecchese.

La differenza tra queste due lingue si applica nel linguaggio parlato. Le differenze maggiori si trovano nella pronuncia, nelle fattispecie nell’accentuazione di vocali e consonanti. Il francese quebecchese ha un timbro più intenso, a causa di una pronuncia più nasale. Risultato, alcune parole omofone in francese saranno pronunciate in maniera differente in quebecchese, come le parole “pâte” e “patte”.

Oltre alla pronuncia, nel quebecchese si fanno sentire le influenze della colonizzazione britannica e delle lingue amerinde ed inoltre, alcune parole che si sono sviluppate in Francia dopo la rottura con il Québec non si sono sviluppate in quebecchese.

Lista delle differenze tipiche tra francese e quebecchese
Le principali differenze che troviamo tra queste due lingue si rinvengono nel vocabolario e nel senso delle parole. Ecco qui alcuni esempi:

Quebecchese       Francese                       Inglese                 Traduzione

Achigan                Perche noire                  Black bass             Persico trota

Brunante              Crépuscule                     Dusk                     Crepuscolo

[1] Atoca              Canneberge                   Cranberry              Mirtillo rosso

[2] Carcajou         Glouton                         Wolverine             Ghiottone

Barrer                  Verrouiller                     To lock                 Chiudere a chiave

Traversier             Ferry/bac                      Ferry (boat)          Traghetto

Esistono anche parole che vengono utilizzate in entrambe le lingue ma che hanno un significato differente. Ad esempio un “dépanneur” è un negozio alimentari di quartiere in quebecchese, mentre in Francia “un depanneur” è una persona che esercita la professione di meccanico o elettricista.

Sotto certi aspetti, il quebecchese non è cambiato rispetto al francese che viene parlato nel Nord-Ovest della Francia da circa trecento anni. Il verbo “magasinier” è ancora utilizzato per indicare che si va a fare spese, mentre in Francia si preferirà usare l’espressione “faire du shopping”.

Il quebecchese possiede anche un vocabolario e delle espressioni peculiari del suo paese e della sua cultura. L’espressione “Baise-moué l’ail” (espressione volgare che in italiano suona tipo “baciami il culo”, ndt) che in francese si traduce letteralmente con “embrasse ma gousse d’ail” (“bacia il mio spicchio d’aglio”, ndt) non è che un esempio tra i tanti. La spiegazione più logica di questa espressione è che la parola “ail” indica una zona del corpo situata tra la parte bassa della schiena e la parte alta delle cosce, e fa quindi eco all’espressione inglese “kiss my ass”.Purtroppo fino ad oggi non è stata data nessuna spiegazione ufficiale all’utilizzo di questa espressione: la somiglianza tra le due parole? La loro forma? Chi lo sa.


[1]Questa parola deriva da un termine autoctono che significa “baie” (bacca)
[2]Questa parola deriva da un termine autoctono che significa “carcajou” (ghiottone)

Fonte: Articolo pubblicato il 2 settembre 2016 sul Lingoda Stories

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema.
Roma

Il francese europeo e quello del Quebec

 Categoria: Le lingue

Il francese è una delle lingue ufficiali, anzi la lingua ufficiale, di 29 paesi in tutto il mondo. Tra i settantasette e i centodieci milioni di persone sono di lingua madre francese, mentre circa 190 milioni lo parlano come seconda lingua. Le previsioni riguardo al futuro della lingua francese nel mondo sono varie. L’organizzazione internazionale della francofonia ha pubblicato un pronostico che afferma che da qui al 2050 circa settecento milioni di persone parleranno il francese come prima lingua o come seconda lingua. Di questi settecento milioni, l’80% saranno abitanti del continente africano in cui la crescita è innegabile.

Dopo la Francia, è la provincia canadese del Quebec a possedere, ad oggi, il maggior numero di francofoni per nascita, e se vi aggiungiamo altre regioni di Canada e Stati Uniti ne risulta che l’8% della popolazione americana parla francese correntemente. Vista l’elevata concentrazione di francofoni nel Quebec questa provincia gioca un ruolo importante nella Francofonia ossia in quella comunità di paesi, organizzazioni, governi e gruppi di persone che parlano il francese quotidianamente o sul luogo di lavoro.

L’arrivo del francese in Canada
Per poter comprendere le differenze tra il francese parlato in Francia e quello parlato in Quebec (chiamato anche francese canadese o quebecchese) è necessario avere una visione di insieme del modo in cui la lingua francese è approdata in Canada. Tutto è cominciato quando il re Francesco I organizzò una spedizione al fine di trovare una rotta alternativa per raggiungere la Cina. Ma Jacques Cartier nel 1534 non giunse in Cina bensì sulla penisola della Gaspésie, oggi parte della provincia del Québec. Venne così fondata la Nouvelle France e cominciarono ad arrivare i coloni in America del Nord. La Nouvelle France conobbe il suo apogeo nel 1712 quando il suo territorio si estendeva a più della metà di ciò che oggi è conosciuto come Canada e Stati Uniti.

Gli eventi storici che si sono verificati in seguito possono spiegare le differenze che ora esistono tra il francese europeo e quello quebecchese. Innanzitutto, un attacco a sorpresa nel 1754 che ha dato luogo alla Guerre de la Conquête (Guerra della Conquista, ndt). Se a questo si aggiunge il fatto che gli inverni sono molto più rigidi in Canada che in Francia è comprensibile che la popolazione della Nouvelle France fosse molto più debole di quella delle 13 colonie americane e quindi più vulnerabile agli attacchi. In secondo luogo la Francia e la Gran Bretagna erano coinvolte nella guerra dei Sette Anni e questa ha portato al trattato di Parigi (1763) per il quale la provincia del Québec è passata sotto il regime britannico e ha quindi tagliato i ponti con la Francia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 2 settembre 2016 sul Lingoda Stories

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema.
Roma

I bambini, la cultura e i cartoni animati (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Definire la proprietà
I bambini amano i cartoni animati, guarderebbero i loro preferiti milioni di volte, quindi non c’è da sorprendersi se interiorizzano le lezioni che vengono raccontate. Ciò significa che i cartoni sono un potente mezzo per insegnare ai bambini cos’è lecito nella società. Nel film Madagascar, uscito nel 2005, la zebra Marty dice al suo amico leone “Excuse me! You’re biting my butt!” (lett. Scusami! Mi stai mordendo il culo!): questa affermazione non risulta particolarmente volgare per gli standard americani, ma può esserlo per altre culture.  Nella traduzione Georgiana del film, infatti, il traduttore ha cambiato la battuta originale in “Pardon! Is it possible that your teeth pierced me?” (lett. Scusi! E’ possibile che i suoi denti mi abbiano perforato?). Il significato del testo di partenza è restituito con un cambio di registro da informale a molto formale con l’uso della forma di cortesia (in italiano dando del “lei”, in inglese con il pronome “you”). Questo cambio di registro trasmette la confusione e la paura nervosa della zebra senza violare le norme della società della regione di destinazione.

Trasportare la cultura
I cartoni animati sono il primo prodotto audiovisivo della maggior parte dei bambini e per questo il primo assaggio di cultura. E’ importante che gli aspetti culturali siano integrati nei cartoni animati così da formarli per la loro società. Ad esempio nella traduzione cinese della serie televisiva Transformers,  il traduttore ha fatto un ottimo lavoro con la scelta dei nomi dei personaggi. Megatron è stato chiamato 威震天 (wei zhen tian, “potenza che fa tremare il cielo”), Menasor è stato chiamato飞天虎 (fei tian hu, “tigre volante nel cielo) e Thundercracker è diventato  惊天雷 (jing tian lei, “tuono che scuote il cielo”). Questi nomi non solo restituiscono fedelmente il potere e il vigore previsti dai nomi originali, ma inoltre sono tratti dalla letteratura marziale Cinese e danno prova dello stile iconico dei nomi composti (da 3 elementi) degli eroi leggendari Cinesi.
Come traduttore la creatività è sempre importante ma quando si tratta di cartoni, bisogna andare oltre ciò che verrebbe accettato normalmente nella traduzione. A volte può essere necessario apportare cambiamenti radicali per realizzare il “lavoro” più importante del cartone animato: Insegnare.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 novembre 2014 sul blog Simply CSOFT

Traduzione a cura di:
Francesca Castiglione
Traduttrice contenuti audiovisivi
EN>IT IT>EN PT>IT
Roma, Italia

I bambini, la cultura e i cartoni animati

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Benché i cartoni animati nascano come forma d’intrattenimento con lo scopo di essere divertenti e ricreativi, essi hanno la funzione di piattaforma educativa per i bambini. Questi ultimi assorbono molte informazioni dai loro cartoni preferiti; apprendono la loro cultura, il valore e la moralità nella loro società, e gli aspetti che rendono un personaggio buono o cattivo (spesso si tratta di animali nel caso dei cartoni).

Per produrre una traduzione educativa spesso i linguisti dei cartoni devono lavorare sui contenuti in maniera molto più creativa e trasformativa di quanto facciano i traduttori di contenuti per adulti. Nell’articolo del blog di oggi, si analizzano le tecniche con cui i traduttori creano contenuti culturalmente appropriati per bambini.

Insegnare la storia
Ogni cultura ha una storia di associazioni con altri popoli e luoghi; talvolta le vicende storiche possono essere offensive per le altre culture. Ad esempio, il film Aladdin del 1992 della Disney, inizia con un mercante arabo che attraversa il deserto. Cavalcando il suo cammello canta “Le notti d’Oriente”, una canzone che include la frase “It’s barbaric, but it’s home” (è barbara, ma è casa).  La designazione “barbara” della civiltà Araba rimanda ad alcune relazioni storiche tra l’Europa e il mondo Orientale tuttavia può risultare razzista e inaccettabile. I traduttori avrebbero potuto scegliere parole il cui significato fosse vicino a “selvaggia” o anche “primitiva”, ma avrebbero evitato parole che suggeriscano un giudizio personale (ovvero una categorizzazione soggettiva dell’argomento trattato). I traduttori delle aree geografiche che hanno vissuto un passato più felice con la civiltà Araba, avrebbero scelto parole come “avventurosa” o “vigorosa”.  Qualunque cosa voglia dire la società della lingua di destinazione, il traduttore deve manipolare il significato del cartone animato per renderlo più fedele possibile.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 18 novembre 2014 sul blog Simply CSOFT

Traduzione a cura di:
Francesca Castiglione
Traduttrice contenuti audiovisivi
EN>IT IT>EN PT>IT
Roma, Italia

Elogio della traduzione

 Categoria: Le lingue

In un mondo in cui la conoscenza, e il conseguente utilizzo della lingua inglese appaiono una necessità, un destino cui i popoli della Terra non possono sottrarsi, la traduzione diviene oggi, paradossalmente, strumento fondamentale della diversità e della differenza. L’importanza della lingua inglese, con tutta la sua vasta e nobile produzione letteraria, non è qui in discussione; l’inglese letterario è, infatti, espressione di una soggettività, di un gesto di riflessione individuale che, a partire da un’idea, realizza un’opera. Lo scrittore manipola, dispone, crea e ricrea la lingua, dotandola così di un carattere specifico e unico, ovvero di un’identità. Questa lingua è concreta, reale, si muove e si trasforma nella storia e nella realtà circostante, assume funzioni singolari, imprevedibili e contestualizzabili: in essa la diversità appare e costituisce molteplici forme.

Tuttavia, parallelamente a questo uso nomade dell’inglese, ve n’è un altro organizzato che sussume una pre-codificazione della lingua. Questa versione formattata dell’inglese è quella del business e dell’Università, nei quali la lingua non ha peculiarità determinate o speciali, ma soltanto scopi comunicativi prestabiliti, sicché ripetibili secondo lo stesso modus operandi. Chi si adopera ad apprendere codesto inglese finisce per non parlare (o scrivere) alcuna lingua, limitandosi piuttosto ad eseguire, acriticamente, degli insegnamenti astratti che sono, in realtà, lettera morta, parole vuote il cui senso sta nella mera esecuzione (o pratica) del codice linguistico. Soltanto nel rispetto di questi termini d’insensatezza linguistica l’inglese può essere esportato – come un vero e proprio pacchetto di parole pre-stabilite pronto al consumo linguistico. Non è, infatti, un caso che, nel mondo del commercio e della finanza, si ricorra, universalmente ovvero indipendentemente dalla lingua in uso, a parole inglesi (trend, business plan, marketing, etc.) che sono, invero, facilmente traducibili nella propria lingua.

Ciò significa che questo inglese è un’astrazione la cui sintassi non si evolve caoticamente nel tempo, bensì tende a stabilizzarsi in forme d’espressione fondamentalmente identiche e sistematiche. Questa inglesizzazione coatta del mondo moderno mette in serio pericolo la pluralità linguistica, vale a dire l’esistenza stessa delle lingue in quanto motore creativo della diversità culturale. I popoli devono poter preservare la loro identità linguistica e, al contempo, condividerla in un’ottica di scambio culturale da cui essi traggono dei vantaggi reciproci. Tuttavia, tale scambio non può certo essere mediato da un inglese astratto e pre-codificato, il quale, anziché favorire i rapporti tra le differenti culture, li limita imponendo forme di comunicazione artefatte che ostacolano l’interazione. Va allora da sé che solo la traduzione è in grado di promuovere uno scambio culturale autentico, nel quale, appunto grazie alla traduzione, la specificità di ogni lingua è conservata e condivisa allo stesso tempo.

Autore dell’articolo:
Luigi Sala
Ricercatore in ambito letterario e filosofico
Traduttore FR>IT – IT>FR
Bovisio Masciago (MB)

L’etimologia delle parole (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Conversione o cambiamento funzionale
Spesso delle nuove parole si formano cambiando la loro funzione grammaticale all’interno di una frase. Ad esempio, le innovazioni in campo tecnologico hanno trasformato in verbi alcuni sostantivi come: network (it. rete), Google e microwave (it. forno a microonde).

Trasferimento di nomi propri
Alle volte i nomi di persone, luoghi e cose diventano parole del vocabolario comune. Per esempio, il nome maverick (it. anticonformista) deriva dal nome di un allevatore americano, Samuel Augustus Maverick. Il sassofono prende il nome da Sax, il cognome di una famiglia belga del XIX secolo che costruiva strumenti musicali.

Neologismi o Processi Creativi
Di tanto in tanto, dei nuovi prodotti o dei procedimenti possono portare alla creazione di parole completamente nuove. Tali neologismi, di solito, hanno vita breve e non entrano mai in un dizionario. Tuttavia, alcuni hanno resistito, come per esempio i termini quark (it. quark), coniato dallo scrittore James Joyce), galumph (it. correre scompostamente), coniato dallo scrittore Lewis Carroll, aspirin (it. aspirina), che in origine era il marchio registrato, grok (it. groccare), neologismo coniato dallo scrittore Robert A. Heinlein.

Imitazione di suoni
Le parole possono essere create anche attraverso le onomatopee, ovvero imitando i suoni che sono associati ad esse, come ad esempio: boo (it. fischiare), bow-wow (it.bau bau), tinkle (it. tintinnio), click (it. clic).

Perché dovrebbe interessarci la storia delle parole?
Se l’etimologia di una parola non è la stessa della sua definizione, perché dovrebbe interessarci la storia delle parole? Ebbene, per prima cosa, capire come sono nate le parole può insegnarci moltissimo sulla nostra cultura. Inoltre, studiare la storia di parole a noi familiari ci può aiutare a capire il significato di parole sconosciute, arricchendo ulteriormente il nostro vocabolario.  Per concludere, le storia delle parole spesso può essere sia divertente, sia stimolante.  In breve, come direbbe un ragazzo, le parole sono divertenti.

Fonte: Articolo scritto da Richard Nordquist e pubblicato il 9 gennaio 2018 su ThoughtCo

Traduzione a cura di:
Cristina Manzotti
Traduttore freelance EN>IT
Roma (RM)

L’etimologia delle parole (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Da dove vengono le parole?
Le parole nuove sono entrate (e continuano a entrare) nella lingua inglese in molti modi diversi. Queste sono alcune delle modalità più comuni.

Prestito
La maggior parte delle parole usate nell’inglese moderno sono state prese in prestito da altre lingue. Anche se la maggior parte del nostro vocabolario deriva dal latino e dal greco (spesso passando attraverso altre lingue europee), l’inglese ha preso in prestito delle parole da più di 300 lingue diverse in tutto il mondo. Ecco alcuni esempi:

●  futon (it. futon), dalla parola giapponese che indica “biancheria da letto, lenzuola”
●  gorilla (it. gorilla), dal greco Gorillai, una tribù di donne pelose, forse di origine africana
●  hamster (it. criceto), dal tedesco dell’alto medioevo ‘hamastra’
●  kangaroo (it. canguro), dalla lingua aborigena di Guugu Yimidhirr, ‘gangurru’, si riferisce ad una specie di canguro
●  kink (it. piega), dall’olandese, significa “avvolto in una fune”
●  mocassin (it. mocassino), dal nativa americano, algonchino della Virginia, simile a ‘mäkäsn’ della tribù dei Powhatan e ‘makisin’ della tribù degli Ojibwa)
●  molasses (it. melassa), dal portoghese ‘melaços’, dal tardo latino ‘mellceum’, dal latino ‘mel’, (it. miele)
●  muscle (it.muscolo), dal latino ‘musculus’ (it. topo)
●  slogan (it. slogan), dallo scozzese ‘slogorne’, “grido di battaglia”
●  smorgasbord (it. rinfresco), dallo svedese, letteralmente, “tavolo di pane e burro”
●  whiskey (it. whiskey), dall’irlandese antico ‘uisce’ (it. acqua) e ‘bethad’ (it. “della vita”)

Ritaglio o abbreviazione
Alcune nuove parole sono semplicemente forme abbreviate di parole preesistenti, come, per esempio, indie (it. indie) da indipendente, exam (it. esame) da examination, flu (it. influenza) da influenza e fax (it. fax) da facsimile.

Combinazione
Una nuova parola può essere creata anche dalla combinazione di due o più parole preesistenti: fire engine (it. camion dei pompieri, letteralmente fuoco+motore) e babysitter (it. babysitter, letteralmente guardiano+bambino).

Fusione
Una fusione, detta anche parola composta, è una parola formata dall’unione di suoni e significati di due o più parole. Ad esempio, la parola moped (it. ciclomotore), deriva da mo(tor)+ped(al), in italiano  motore + pedale e brunch (it. brunch) da br (eakfast) + (l) unch, in italiano colazione + pranzo).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Nordquist e pubblicato il 9 gennaio 2018 su ThoughtCo

Traduzione a cura di:
Cristina Manzotti
Traduttore freelance EN>IT
Roma (RM)

L’etimologia delle parole

 Categoria: Le lingue

Le parole di uso comune e la loro incredibile origine

L’etimologia di una parola si riferisce alla sua origine e al suo sviluppo nella storia e cioè al primo utilizzo di cui siamo a conoscenza, al passaggio da una lingua a un’altra e ai cambiamenti nella forma e nel significato. Etimologia è anche il termine utilizzato nella linguistica per lo studio della storia di una parola.

Qual è la differenza tra una definizione e un’etimologia?
Una definizione ci spiega il significato di una parola e il suo utilizzo nel nostro tempo.
Un’etimologia ci spiega da dove viene una parola (spesso, ma non sempre, viene da un’altra lingua) e quale era il suo significato.

Per esempio, secondo l’American Heritage Dictionary of the English Language, la definizione della parola ‘disastro’ è “un avvenimento che provoca una vasta distruzione e angoscia, una catastrofe o una grave disgrazia”. Ma l’etimologia della parola ‘disastro’ ci riporta indietro nel tempo, quando le persone comunemente ritenevano che gli astri fossero responsabili di grandi disgrazie.

La parola ‘disastro’ apparve per la prima volta, in inglese, nel tardo XVI secolo, giusto in tempo per essere utilizzata da Shakespeare nella tragedia del Re Lear. È giunta a noi passando attraverso l’antica parola italiana ‘disastro’, che significava “sfavorevole alle proprie stelle”.

Questa sensazione di calamità è più facile da capire se analizziamo la radice latina della parola ‘astrum’, che compare anche nella nostra moderna astronomia come ‘stella’. Con il prefisso latino negativo dis-(lontano) aggiunto ad astrum (stella), la parola (in latino, italiano antico e francese medievale) esprimeva l’idea che potesse capitare una catastrofe sotto “l’influenza maligna di una stella o di un pianeta” (definizione che, oggi, il dizionario ci dice essere obsoleta).

L’etimologia di una parola è la sua reale definizione?
Niente affatto, anche se a volte le persone cercano di portare avanti questa teoria. La parola ‘etimologia’ deriva dalla parola greca ‘etymon’ che significa “il vero senso della parola”. Ma, in realtà, il significato originale di una parola spesso è diverso dalla sua definizione contemporanea.

I significati di molte parole sono cambiati nel tempo e quelli vecchi possono diventare insoliti o scomparire completamente dall’uso quotidiano. La parola ‘disastro’, per esempio, non significa più “influenza maligna di una stella o di un pianeta”, così come ‘considerare’ non significa più “osservare le stelle”.

Prendiamo un altro esempio. La nostra parola inglese ‘salario’ è definita dall’American Heritage Dictionary come il “compenso prefissato pagato e versato regolarmente ad una persona per dei servizi”.  La sua etimologia può essere fatta risalire 2.000 anni fa a ‘sal’, parola latina che significa “sale”. Dunque, qual è la connessione tra sale e salario?

Lo storico romano Plinio il Vecchio ci racconta che “a Roma, un soldato era pagato in sale” il quale, ai tempi, veniva ampiamente utilizzato come conservante alimentare. Alla fine, la parola ‘salarium’ finì per significare uno stipendio pagato in qualsiasi forma, di solito in denaro. Ancora oggi l’espressione “worth your salt” (letteralmente “che merita il sale”) indica che si sta lavorando sodo per guadagnarsi lo stipendio. Tuttavia, questo non significa che ‘sale’ sia la reale definizione di ‘salario’.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Nordquist e pubblicato il 9 gennaio 2018 su ThoughtCo

Traduzione a cura di:
Cristina Manzotti
Traduttore freelance EN>IT
Roma (RM)

Perché non vai a vivere in Italia? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Spesso mi chiedono: ”Conosci così bene la lingua italiana, perché non vai a vivere in Italia?” In Italia, paese soleggiato, sicuro e accogliente, è tuttavia molto complicato trovare lavoro, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Per questa ragione mi sembra che in Russia, a Mosca, lavorare sia più semplice che in Italia. La lingua italiana è piena di insidie e non si è mai formati a sufficienza.

Il mio lavoro è un continuo compromesso tra quello che voglio fare e quello per cui mi pagano. Capitano nottate molto impegnative trascorse a lavorare su due consegne diverse contemporaneamente. E per quanto bene tu abbia svolto il tuo lavoro, ci saranno sempre clienti insoddisfatti, ci sarà sempre qualcosa da rifare o da rivedere. Ma se si traduce non solo per i soldi o per l’approvazione, si prospetta anche una certa dose di ispirazione e gratificazione.

Le sfide nel lavoro di un traduttore sono all’ordine del giorno. Una di queste sfide per me è stata la traduzione di alcune poesie italiane. Mentre lavoravo su una raccolta di poesie di Corrado Calabrò, era previsto che io facessi una traduzione letterale che poi sarebbe stata rielaborata da un poeta per rendere il mio materiale più poetico, nell’ottica di una traduzione comune. Alla fine sono state pubblicate le mie traduzioni letterali, in quanto risultavano più vicine al testo originale.

Nella traduzione della poesia la difficoltà maggiore risiede nel rendere in russo la quotidianità italiana. Ad esempio, c’era una poesia dal titolo ”Targhe alterne”, un concetto totalmente estraneo alla lingua russa. Targhe alterne, infatti, è una legge italiana che prevede una limitazione del traffico nel centro cittadino. Secondo tale legge nei giorni pari possono circolare nel centro solo vetture con targhe pari e viceversa. D’altronde, gli italiani troveranno sempre il modo di aggirare la leggi: quasi tutte le famiglie italiane possiedono due macchine una con il numero della targa pari e una con il numero dispari. Eppure questa limitazione esiste ed è chiara a qualsiasi italiano. La poesia si concludeva così: ”la vita è ingiusta, come le targhe alterne”. Per tradurlo abbiamo optato per la parola ”roulette”, aggiungendo la spiegazione in una nota.

Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino

Perché non vai a vivere in Italia?

 Categoria: Traduttori freelance

Sono sempre stata affascinata dal fatto che la traduzione fosse un mezzo per facilitare la comprensione tra le persone. Spesso parliamo la stessa lingua e non ci capiamo ed è ancora più difficile farlo in lingue diverse. Io ho svolto i miei studi alla facoltà di filologia all’Università statale di Mosca e ho scelto la lingua italiana semplicemente perché mi sono innamorata dell’Italia, della sua lingua e della sua cultura. Mi ricordo il mio primo incarico da interprete: stavo aiutando un regista italiano venuto in Russia per girare un film sulle icone. Era molto interessato all’immagine di Edessa, un Mandylion, genere poco diffuso in Italia.

Era allo stesso tempo stimolante e complicato, trattandosi di una tematica molto specifica. Al termine di quell’esperienza mi sono resa conto che mi piaceva sia la traduzione sia l’interpretariato ma ciò che più mi stava a cuore era l’argomento della traduzione. Non mi ispira molto, diciamo, una traduzione  ordinaria di documenti o di trattative petrolifere. Sono sì, pronta a prendere in mano un lavoro di questo tipo, ma mi importa molto che la mia traduzione abbia un qualche tipo di valore per la società. Per esempio, oggi è spesso richiesto l’aiuto di un traduttore nella compilazione dei documenti per l’adozione oppure nelle pratiche delle cure mediche.

Oserei dire che quella del traduttore sia una professione ingrata, in quanto solitamente chi può permettersi di pagare per un servizio del genere, raramente considera il traduttore un professionista. Spesso il committente vorrebbe pagare meno di quanto richiesto e non sempre tratta un traduttore con rispetto. Per questo motivo non è tra le professioni più remunerative e rispettabili. E tuttavia, posso affermare che molti laureati Mosca in un modo o nell’altro svolgono questo mestiere, in particolar modo con la lingua italiana. E qui, come in tanti altri ambiti, occorre essere veloci, avere la capacità di inserirsi nell’ambiente lavorativo, conta molto la stessa attitudine alle relazioni interpersonali e al saper mantenere i contatti. Occorre, altresì, conoscere a fondo la realtà del paese della lingua con cui lavori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino

Il testo tradotto ha una propria identità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il percorso compiuto per dare alla traduzione una dignità propria, coscienza e rispetto di sé, è stato estremamente lungo.

L’esigenza insopprimibile di un contatto tra i popoli, e quindi tra culture e lingue diverse, è parte della nostra società fin dai tempi remoti; tuttavia la traduzione è sempre stata accompagnata da una scarsa considerazione ed etichettata come attività secondaria.

Le ragioni di questo ruolo marginale vanno ricercate in una visione radicata della traduzione come semplice passaggio da una lingua all’altra, mantenendo nei limiti del possibile il significato e la struttura dell’originale. Questa idea semplicistica ha dominato per anni, impedendo una riflessione più approfondita e realmente proficua sul processo traduttivo; per troppo tempo è stato considerato qualcosa di meccanico e immediato: una sorta di equazione matematica tra due lingue per la cui risoluzione era sufficiente la conoscenza delle lingue stesse.

Ogni traduzione non aveva una propria vita autonoma in quanto testo ‘nuovo’, vera ‘creazione di un autore’, e non poteva essere considerata separatamente dall’originale. L’identità del testo tradotto veniva schiacciata e l’unica riflessione su di esso sembrava essere la sua valutazione in termini di confronto con il testo di partenza.

La traduzione poteva essere fedele o infedele all’originale, riprodurlo pressoché parola per parola o mantenerne il senso.

Una visione limitata, quindi, che non teneva conto del fatto che proprio la differenza tra le lingue e le culture costituisce la condizione necessaria e il valore della traduzione.

Lunga dunque la strada verso un’idea più completa e giusta del processo traduttivo.

Superando le teorie che si sono susseguite negli anni, seppur facendo tesoro di alcuni concetti condivisibili, è il traduttore, attraverso la sua esperienza, a vivere sulla propria pelle la responsabilità, ma anche e soprattutto, l’entusiasmo di creare qualcosa che abbia un’identità propria.

L’attività di traduzione deve sempre tenere conto della situazione, del contesto e della percezione del reale tipica della lingua verso cui si traduce. Non si tratta di semplice trascrizione, ma di una nuova scrittura generata dal testo originale.

Requisiti imprescindibili di un traduttore sono certamente la conoscenza eccellente della lingua di partenza, l’ottima padronanza della lingua di arrivo, nonché la comprensione e il rispetto del registro linguistico del testo da tradurre. Ma a ciò si deve accompagnare la sensibilità che deriva da un’analisi profonda, volta a cogliere sfumature anche minime, e la capacità di ‘creare’ un testo che possa essere fruito dal lettore come se fosse l’originale.

Autrice dell’articolo:
Michela Collina
Traduttrice freelance  ENG>ITA, FRA>ITA
Bologna

La creatività nella traduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

4.1. Analisi de “Le radici dell’ideologia di Breivik…”
Il testo è stato pubblicato sul sito Open Democracy ed è stato tradotto in lingua persiana nel Mehrname (v14, p: 36).Il traduttore di questo testo ha fatto principalmente uso delle microstrategie della traduzione diretta e obliqua. Questo rende il contenuto del testo di destinazione molto vicino al testo di origine e non sono quindi considerate strategie creative in base alla mia definizione di creatività. Tuttavia, vi sono alcuni esempi di cancellazione ed esplicitazione. A parte per le poche frasi di cancellazione ed esplicitazione, il comunicato stampa è stato tradotto in un modo abbastanza orientato al testo di origine.

4.2. Analisi dell’”Americanizzazione dell’Islamismo”
Il testo è un articolo di giornale online pubblicato dall’American Interest nel luglio del 2011 ed è stato tradotto dal Mehrname(V14, p: 39). La traduzione di questo testo è caratterizzata dall’uso di poche strategie creative. Il testo di destinazione non è così vicino al testo di origine, ma deve essere categorizzata una traduzione poiché più o meno tutte le informazioni comunicate dal testo di origine sono incluse anche nel testo di destinazione. Alcune delle strategie che rendono questa traduzione piuttosto creativa sono aggiunta, cancellazione e specialmente parafrasi. In questa analisi, tuttavia, includerò solamente alcuni esempi di parafrasi, visto che una valutazione di tutti sarebbe troppo lunga.

4.6. Analisi di  of“Brezhnevnell’Hejaz”
Il testo è stato pubblicato dal giornale online National Interest ed è stato tradotto in lingua persiana dal Mehrname(v16, p: 48).Il testo di destinazione inglese è caratterizzato da molte strategie creative come l’aggiunta, la cancellazione e l’esplicitazione, è in qualche modo simile al testo di origine sia nella forma che nel contenuto, ma molti dettagli sono stati alterati o conformati al pubblico di destinazione. I seguenti esempi, insieme con gli ulteriori casi di traduzione creativa, non fanno apparire il testo di destinazione così creativo come si potrebbe pensare.

5. Conclusioni
Il mio intento con questo studio empirico è stato di testare le ipotesi: Il livello di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di tipo giornalistico.Questo è stato fatto attraverso l’analisi di tipo comparativo dei testi tradotti e dei loro testi di origine di tipo giornalistico. Al fine di commentare il livello di creatività, ho suggerito un modello che definisce la creatività nella traduzione in relazione a questo progetto, raggruppando le dodici microstrategie di Anne Schjoldager in strategie creative e non creative. All’interno di questi raggruppamenti, ho trovato che il livello di creatività varia da leggermente creativo a molto creativo. L’analisi degli undici testi ha dimostrato che il livello di creatività nelle traduzioni è un argomento complesso. Esso varia non solo nei diversi tipi di testo, ma anche nei tipi. Cioè, il grado di creatività non può essere previsto esclusivamente sulla base del tipo di testo.

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

3.1. Le microstrategie creative
Questa parte delineerà brevemente gli aspetti importanti delle suddette microstrategie creative; cioè, gli otto più alti nel modello di creatività.

3.1.1. Esplicitazione
L’esplicitazione rende esplicite le informazioni implicite, per dirla in breve. Nella traduzione letteraria, la strategia viene spesso utilizzata per rendere i testi più coesi, ma è anche presente in altri tipi di traduzione. Viene utilizzato quando è necessario espandere su qualcosa, ad es. riferimenti culturali vincolati o presupposti non condivisi dal pubblico del testo di destinazione.

3.1.2. Condensazione
La condensazione traduce una unità del testo di origine in un modo più breve che può includere rendere implicite le informazioni esplicite; implicitazione. La condensazione rende il significato contestuale già esistente in un modo più breve e viene quindi considerato solo leggermente creativo. (Schjoldager 2008: 102).

3.1.3. Cancellazione
La cancellazione sta escludendo un’unità di significato del testo di origine dal testo di destinazione. L’unità è completamente tirata fuori e non è implicitamente presente, come nel caso della condensazione. (Schjoldager 2008: 108).

3.1.4. Aggiunta
Quando una unità di significato è aggiunta al testo di destinazione, Schjoldager (2008: 104-105) si riferisce ad essa come un’aggiunta. L’unità aggiunta non può essere dedotta direttamente dal testo di origine, perciò, l’aggiunta è diversa dall’esplicitazione ed è anche leggermente più creativa.

3.1.5. Parafrasi
Parafrasando, il significato del testo di origine è reso, anche se abbastanza liberamente. Gli elementi del testo di destinazione possono sembrare in qualche modo diversi da quelli del testo di origine ma il significato contestuale degli elementi corrisponde.

3.1.6. Adattamento
L’adattamento è una delle strategie più creative in quando non deve necessariamente rendere alcun significato contestuale, ma ricrea l’effetto di un elemento del testo di origine nel testo di destinazione. Viene applicato, ad esempio, dove i riferimenti culturali nel testo di origine non possono essere tradotti o esplicitati.

3.1.7. Permutazione
La permutazione è utilizzata principalmente nelle traduzioni letterarie. Traduce gli effetti del testo di origine in una posizione diversa nel testo di destinazione. Viene applicato quando un effetto dato del testo di origine non può essere reso nel testo di destinazione per ragioni linguistiche o stilistiche.

3.1.8. Sostituzione
Ancora una volta abbiamo a che fare con una strategia piuttosto creativa in quanto la sostituzione implica la modifica del significato di una unità del testo di origine. L’unità del testo di destinazione è chiaramente una traduzione del testo di origine, ma il significato semantico è cambiato.(Schjoldager 2008: 106).

I testi giornalistici appartengono in parte al “tipo di testo informativo” di Reiss. I testi giornalistici, come articoli di giornale e comunicati stampa hanno la funzione di comunicare “informazioni, opinioni di conoscenza ecc.” (Munday 2008: 72) dato che i fatti devono essere riportati correttamente. Sicuramente, il tipo di testo giornalistico è un termine vago e alcuni testi all’interno della categoria potrebbero essere caratterizzati dalle funzioni espressive ed operative secondo il campo e lo scopo del testo. Questa parte comprenderà l’analisi di tre testi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un articolo di notizie e un articolo politico. I tre testi sono stati presi da diversi siti internet giornalistici e le loro traduzioni nel Persiano sono state analizzate qui.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Domande:
1. Come può essere definitiva la creatività nella traduzione?
2. Come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico?

Al fine di eseguire analisi precise dei testi tradotti, i concetti coinvolti devono essere definiti chiaramente. Pertanto, la parte introduttiva di questo studio elaborerà la nozione di traduzione e concetti importanti che saranno impiegati nelle parti successive.

3. Creatività nella traduzione

4. Analisi della creatività nella traduzione di testi giornalistici
Per poter rispondere alla domanda “come può essere definita la creatività nella traduzione”, questo studio suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager di cui sopra, la teoria di Loffredo e Perteghella sulla creatività e la mia personale caratterizzazione della creatività.

Secondo Loffredo e Perteghella (2006: 9) “la creatività è ancora considerata come un processo spontaneo facilmente associato ad un individuo speciale e ad una sorta di libertà, che è sostenuta da una concezione individualistica della paternità…In base a questa concezione, l’autore esprime liberamente i suoi pensieri e le sue emozioni nella scrittura.” Questo studio, tuttavia, avrà una definizione un po’ più ristretta di creatività. Le dodici microstrategie sopracitate poste da Anne Schjoldager possono essere divise in strategie più o meno creative. La caratteristica per alcune di esse è che non alterano, aggiungono o tolgono alcun significato linguistico o semantico quando applicate al testo di destinazione (Target Text).

Questo vale per il trasferimento diretto, il calco, la traduzione diretta e la traduzione obliqua che traducono tutti vicini o molto vicini al testo di origine (Source Text)(Schjoldager 2008: 93-99). Quindi, non le considero microstrategie creative, e i testi tradotti usando esclusivamente questi non possono essere considerati traduzioni creative.

Al contrario, le rimanenti otto strategie fanno in qualche modo aumentare il livello di creatività quando applicate nella traduzione. Sebbene il significato semantico sia in qualche modo reso, ci sono dei cambiamenti linguistici quando si impiegano queste strategie. Tra queste otto strategie creative, il livello di creatività varia a sua volta. Il modello di creatività classifica le strategie di esplicitazione, condensazione e cancellazione come leggermente creative in quanto implicano semplicemente l’elaborazione di un significato esistente, l’accorciamento del testo e l’assunzione di significato. Le cinque strategie principali, tuttavia, stanno riscrivendo la semantica del testo di origine o stanno aggiungendo un significato che non può essere direttamente dedotto dal testo di destinazione. Pertanto, li considero leggermente più creativi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)


La creatività nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abstract
La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse dovute al fatto che i traduttori, come qualsiasi altro autore, usano la creatività mentre traducono, ma come può essere definito nella traduzione? Per poter rispondere a questa domanda, il seguente progetto suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager. Per esempio: Trasferimento diretto, Calco, Traduzione diretta, Traduzione obliqua, Esplicitazione, Parafrasi, Condensazione, Adattamento, Aggiunta, Eliminazione, Permutazione. Verrà esplorata la definizione di ciascuno di essi e dei loro livelli di creatività. Queste dodici microstrategie possono essere divise in strategie più o meno creative.

Condotto con il modello di ricerca comparativa negli studi di traduzione, il presente progetto è uno studio descrittivo-analitico basato su un corpus che affronta lo studio della creatività nella traduzione del testo giornalistico dall’Inglese al Persiano. Il corpus costruito per lo scopo di questo studio è un parallelo che comprende 1000 frasi inglesi che compaiono in tre testi inglesi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un nuovo articolo e un articolo politico che è stato messo a confronto con le loro traduzioni Persiane. Quindi, sulla base delle dodici microstrategie sopracitate di Anne Schjoldager, si conclude sia se il traduttore di testi giornalistici è creativo come la traduzione di ogni testo. E tra le strategie di cui sopra che è usato di più e che è meno.

Parole chiave: Creatività, Testi giornalistici, Microstrategie, Traduzione.

1. Introduzione

2. Resoconto del Problema
La traduzione è stata definita nel seguente modo: “La sostituzione di materiale testuale in una lingua attraverso materiale testuale equivalente in un’altra lingua.” (Schjoldager 2008: 17) Tuttavia, molti traduttori sosterranno che la traduzione è molto più di questo. La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse. Ma i traduttori si avvalgono dell’opzione di essere creativi mentre traducono? Questo studio proverà a rispondere a questa particolare domanda.

Con riferimento alle ipotesi e alle domande seguenti, questo progetto si concentrerà su come e perché la creatività può essere usata nella traduzione. L’obiettivo è esaminare come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico.

Ipotesi:

  • Il grado di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di diverso tipo.
  • I traduttori usano la loro creatività mentre traducono testi giornalistici.

Seconda parte di questo articolo

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

Una traduzione eccellente (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Traduco solo verso l’inglese ma, ai fini dell’esempio,in francese direi qualcosa come:

“Dans le bilan conventionnel, les actifs, eux aussi, sont regroupés surtout pour mettre en valeur le coefficient de liquidité, Mais si on s’éloigne un peu de cette perspective il devient possible de considérer les actifs en fonction de leur nature, plutôt que leur échéance.”

["In uno stato patrimoniale convenzionale, i ben attivi, sono categorizzati soprattutto per mettere in risalto il rapporto di liquidità corrente ma, se ci si allontana un po' da questa prospettiva, diventa possibile considerare i beni attivi in funzione della loro natura."]

Google dal canto suo, dà questo risultato:

“Le regroupement des actifs dans le bilan conventionnel est également conçu pour mettre en évidence le rapport actuel, mais quand on enlève cette restriction on peut considérer actifs en fonction de leur type. »

[“La categorizzazione dei beni attivi all'interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene ideata per mettere in evidenza il rapporto corrente ma, rimuovendo tale restrizione, si può prendere in considerazione i beni attivi in funzione della loro tipologia.”]

Google non conosce il significato di “rapporto di liquidità corrente”, ma anche se quel termine in particolare fosse stato corretto, dubito che questa versione francese possa avere molto senso.

Confido che la mia versione, pur considerando i suoi difetti, abbia un senso cristallino.

Le parole in maiuscolo nella mia versione ristrutturata della frase rappresenterebbero le parole enfatizzate. Le eccezioni possono essere “convenzionale” e “rapporto di liquidità corrente” — ma i loro concetti sono importanti perché l’autore ne ha già discusso, mentre le altre parole in maiuscolo sono importanti in quanto elementi “nuovi” del discorso.

Paul: Come valuteresti questo tipo di tecnica in confronto alla specializzazione in un determinato settore?

John:Gli specialisti di settore che non riescono a sentire il significato implicito di un testo, non sono in grado di seguire la linea di ragionamento dell’autore e non possono produrre una buona traduzione. Il concetto che voglio esprimere è che, pur non essendo esperti della materia, possiamo gestire testi complessi arrivando al loro significato, individuando dove cadono gli accenti e le parole importanti che si ripetono, come se il testo venisse letto a voce. Quando si recupera la “musica” che sta alla base del testo, il significato implicito dell’autore balza all’occhio. Vi garantisco che questo vi offrirà un vantaggio significativo per produrre una buona traduzione di testi specializzati, anche se non siete specialisti dell’argomento.

Credo che dovremmo utilizzare questa tecnica ponderata per diventare noi stessi dei professionisti migliori. Questo ci darà un vantaggio nella partita.

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Paul: Quindi, come è possibile arrivare rapidamente al significato più profondo di un testo specializzato?

John: Il segreto consiste nel decifrare dove cadono gli accenti all’interno di una frase – qual è l’enfasi percepita dagli ascoltatori se l’autore originale leggesse il testo a voce alta. I tratti soprasegmentali, vale a dire il tono, il registro, l’intonazione e la struttura degli accenti della lingua parlata, nascondono una quantità enorme di informazioni sul significato inteso dall’oratore che, tuttavia,vengono persi nella lingua scritta.

Paul: Credi che queste informazioni possano essere recuperate da un testo scritto?

John: Senz’altro! È sufficiente “sentire” il testo. Se si legge un testo a voce alta, si può fugare ogni dubbio circa le intenzioni dell’autore e il suo significato implicito. Se non si riesce a sentire il testo leggendolo silenziosamente, la lettura ad alta voce può essere utile per individuare dove l’autore ha posto maggiore enfasi e, di conseguenza, il significato implicito del testo.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di questa tecnica?

John: Prendiamo una frase da un libro che tratta di contabilità – un argomento da cui molti traduttori si tengono alla larga perché considerato troppo “specialistico”. Eccone una:

“The grouping of assets in a conventional Balance Sheet is also designed to highlight the current ratio, but when we remove this restriction we can consider assets according to their type.”

“La categorizzazione dei beni attivi all’interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene concepita per evidenziare anche il rapporto di liquidità corrente, tuttavia rimuovendo tale restrizione è possibile valutare ciascun bene attivo in base alla sua tipologia.”
Ascoltando come questa frase potrebbe essere letta a voce alta e individuando gli elementi sui quali cade l’accento, è possibile arrivare a una comprensione migliore dell’idea espressa. Questo aiuta a identificare quali siano gli elementi più importanti.

Il contesto rivela che l’autore del testo pensa che le regole della contabilità abbiano bisogno di essere riorganizzate in qualche modo. Nello specifico, l’autore crede che si riservi troppa importanza al “rapporto di liquidità corrente” – che lui stesso definisce come il rapporto tra i beni attivi correnti (cioè che debbano essere realizzati entro un anno) e le passività correnti (ovvero tutti i pagamenti da onorare entro lo stesso periodo di tempo). La sua discussione inizia dalle passività dello stato patrimoniale, e nella frase dell’esempio sta spostando l’attenzione verso la parte dei beni attivi. Sta proponendo un approccio alternativo che non sia troppo legato al rapporto di liquidità corrente.
Una volta in possesso di queste informazioni, e per conoscerle abbiamo bisogno di leggere un paio di pagine, possiamo ricostruire mentalmente la frase imprimendole un’enfasi più definita:

“Il metodo con cui I BENI ATTIVI (a differenza delle passività) vengono categorizzati, all’interno di uno stato patrimoniale CONVENZIONALE (a differenza delle mie idee innovative) viene ANCHE concepito per evidenziare IL RAPPORTO DI LIQUIDITÀ CORRENTE (come abbiamo già discusso, in riferimento alle passività). Tuttavia, se TRALASCIAMO il rapporto di liquidità corrente (invece di attribuirgli così tanta importanza), è possibile strutturare i beni attivi in maniera più logica in base alla loro TIPOLOGIA (anziché in base al periodo di tempo entro cui debbano essere realizzati).”
Individuando la posizione all’interno della frase degli elementi più importanti, o enfatizzati, è possibile affinarne il significato identificando gli elementi cui vengono contrapposti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Paul: Ma non è pur vero che la popolarità delle traduzioni di qualità medio-bassa sia un mercato in espansione? Assistiamo all’impatto crescente della competizione digitale a basso costo – online e spesso istantanea. La consideri come una minaccia per la professione?

John: È una minaccia, certamente; ma forse è una minaccia maggiore per i nostri colleghi meno capaci piuttosto che per quei traduttori che hanno meglio sviluppato le proprie abilità. Stranamente, credo che sul lungo termine, il maremoto digitale potrebbe aprire a nuove opportunità per i traduttori umani.

Paul:Ma John, questa è un’affermazione del tutto nuova! Come mai?

John: Così come i computer diventano sempre più simili a noi, noi diventiamo sempre più simili a loro. Mentre le macchine diventano sempre più intelligenti, noi tendiamo a essere sempre meno disposti, e possibilmente meno capaci, a leggere e comprendere,a un livello più profondo,le informazioni complesse. Alla stregua dei cassieri che non sanno più calcolare il resto (perché non ne hanno necessità), molti di noi stanno perdendo rapidamente l’arte della scrittura: ci aspettiamo tutti di essere capaci di assorbire velocemente e con facilità le informazioni che leggiamo.
Allo stesso tempo però, ho notato che le persone stanno perdendo la capacità di scrivere sufficientemente bene perché questo sia possibile. E nonostante siamo in grado di accedere facilmente a enormi quantità di informazioni, assistiamo alla diminuzione della capacità di comprendere cosa queste “significhino” davvero. Quindi, mentre abbiamo sempre più bisogno che le informazioni siano presentate in modo da essere comprese rapidamente e con facilità, le persone in grado di scrivere abbastanza bene da poter permettere il raggiungimento di questo obbiettivo sono sempre di meno.
Ora, mentre questo è già un problema all’interno di una stessa comunità linguistica, quando l’informazione deve essere tradotta da una lingua all’altra, il problema diventa inevitabilmente più complesso.
Caratteristica dei traduttori più abili, è la capacità di comprendere il testo sorgente a un livello più profondo e, allo stesso tempo, di essere uno scrittore provetto nella lingua di arrivo; ed è qui che si trova l’occasione da cogliere. Un’opportunità di mercato a cui i traduttori umani meno capaci o la competizione digitale non possono rivolgersi.
Lo standard qualitativo di una grossa porzione delle traduzioni che vengono prodotte giornalmente è basso, e molte traduzioni in ambito tecnico sono spesso ben al di sotto della soglia di coerenza. Tuttavia, abbiamo a disposizione alcune tecniche che,oltre ad aiutare a produrre traduzioni di argomenti difficili piuttosto buone, eseguono una funzione molto utile.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di queste tecniche?

John: Comprendere un testo scritto, e crearne successivamente una versione che sia comprensibile anche in un’altra lingua, alla fin fine si riduce ad ascoltare ed esprimere la voce nascosta all’interno del testo originale. Questa è il significato interno delle parole che l’autore sta cercando di trasmettere. Se si riesce a “sentire” il significato implicito dietro alle parole, è possibile acquisire rapidamente una comprensione più profonda anche di testi che trattano argomenti molto specializzati.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una “traduzione eccellente” si ottiene quando il traduttore riesce a spingersi oltre le parole, afferrandone il significato interiore. Ecco come fare…

Alcuni affermano che i clienti disposti a pagare fior di quattrini per traduzioni di qualità molto elevata non manchino. L’americana Chris Durban, emigrata a Parigi dove lavora come traduttrice, è una sostenitrice molto famosa dell’idea – e le sue tariffe onerose supportano questa teoria. Tuttavia, avverte, per arrivare a proporre tariffe simili non basta essere bravi… ma molto, molto bravi [1]. Come possono quindi i traduttori “ordinari”, come la maggior parte di noi, alzare la posta in gioco e produrre traduzioni migliori? Giro la domanda al traduttore esperto il Dott. John Jamieson.

Paul: Molti nel nostro ambiente adorano affermare che la civiltà non si sarebbe potuta sviluppare senza il contributo, unico nel suo genere, portato dai traduttori. Sovente, si dice che questi conducano la delicata trattativa tra lingue e culture diverse, permettendo la diffusione di nuove conoscenze e portando a grandi scoperte. Tale ruolo li rende esperti di rilievo che, al pari di dottori e contabili, meritano un’adeguata compensazione.

John: Esattamente, i traduttori così come meccanici e idraulici, necessitano di essere compensati in maniera adeguata al contributo professionale che apportano alla società.
Tuttavia, pur ammettendo che la traduzione sia davvero una professione, è fondamentalmente differente da qualsiasi altro mestiere che si fregi di tale appellativo per il semplice motivo che la nostra merce di scambio – la lingua – fa parte del patrimonio innato di ogni essere umano. Quasi tutti sul pianeta parlano una lingua, e molti di noi ne parlano due o anche di più, quindi ogni tentativo di costruire un ordine religioso o una professione, partendo da una simile base universale, è destinato ad avere successo solo in maniera parziale. Dal mio punto di vista, le affermazioni di alcune associazioni professionali di traduzione e non solo, secondo le quali svolgiamo un qualche ruolo sociale superiore, sono molto simili al topo che cerca di farsi grosso come un elefante.

Paul: Converrai però, che il lavoro richiede una buona dose di abilità professionale?

John: Certamente. Tuttavia, secondo quanto ho potuto osservare, la qualità del lavoro di traduzione prodotto dalla grande maggioranza di traduttori “professionisti” risulta essere, nel migliore dei casi, molto ordinaria. Un esempio semplice ma efficace è la qualità di alcune traduzioni verso l’inglese presenti su siti come Linguee, che offrono campioni di traduzioni che i professionisti del settore possono imitare o riutilizzare. Resto sempre sorpreso di quanto spesso queste dimostrino una poca maestria o un’inadeguata capacità di analisi del significato del testo sorgente.

[1] “Per lavorare nel “segmento premium” i traduttori debbono possedere eccellenti capacità di scrittura (“superiore al 98% della popolazione generale”), e hanno bisogno di specializzarsi.” Jayne Fox, http://foxdocs.biz/BetweenTranslations/bulk-versus-premium-translation-chris-durban/

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Prestiti, calchi ed evoluzione delle lingue (2)

 Categoria: Le lingue

<Prima parte di questo articolo

In quanto traduttore e appassionato di linguistica, la mia opinione è che i prestiti non siano né positivi né negativi. Devo però fare una piccola premessa: nell’ambito della traduzione, a maggior ragione se letteraria o audiovisiva, ritengo sia giusto adoperare un italiano quanto più corretto possibile, ovvero privo di tutti quei termini (anglicismi, gallicismi, ecc.) nati da errori o interpretazioni sbagliate e che vengono ancora considerati tali. Questo per una questione di etica lavorativa: se viene richiesto un testo in italiano corrente, infarcirlo di calchi dall’inglese porta a un lavoro sciatto e poco comprensibile.

Ovviamente il doversi attenere a ciò che è considerato errore nel momento presente implica che lo stesso testo tradotto a distanza di cinquant’anni potrà avere termini molto diversi al suo interno. E questo mi porta al secondo punto.
I prestiti sono sempre esistiti. Al netto di casi isolati come l’islandese, sono un fenomeno inevitabile, per il semplice motivo che le lingue si influenzano a vicenda nel tempo e nello spazio. Oggi ci preoccupiamo degli anglicismi, ma lo stesso inglese è una lingua molto diversa da quella che veniva parlata nelle Isole Britanniche mille anni fa. Molti termini inglesi sono il risultato dell’invasione e della dominazione danese del IX-X secolo: sky (cielo) deriva dal norreno ský, così come la terza persona plurale they (norreno þeir), egg (uovo, da eggr), knife (coltello, da knifr), low (basso, da làgr) e sick (malato, da syk). Per non parlare degli effetti della conquista franco-normanna dell’XI secolo: si stima oggi che quasi il 40% del lessico inglese sia di origini francesi.

Anche la nostra lingua ha un buon numero di termini germanici, principalmente franchi e longobardi, introdotti nel latino volgare e divenuti poi italianissimi: ricco deriva dal lon(go)bardo *rihhi, così come guancia da *wankja, mentre guardare deriva dal franco *wardon; dal franco provengono anche orgoglio (*urgol), guarire (*warjan), biondo (*blund), blu e schifo (*blao e *schiu, passati attraverso il francese “blue” e “eschiu”). In tempi più recenti, la bistecca ci è giunta dall’inglese “beefsteak” (fetta di manzo, “steak” a sua volta un calco dal norreno “stejk”), mentre il ragù dal francese “ragout”. Per tacere di termini giunti dall’arabo, come albicocca, arsenale, dado e melanzana.
Non tutti i prestiti diventano termini di uso comune. Alcuni rimangono relegati a settori specialistici, altri non riescono a soppiantare termini già esistenti. È innegabile, però, che molti vengono accettati, spesso inconsciamente, dai parlanti. Ciò che oggi è considerato strano o straniero domani sarà italiano corrente.

Autore dell’articolo:
Davide Tessitore
Traduttore Freelance
Torino

Prestiti, calchi ed evoluzione delle lingue

 Categoria: Le lingue

Prestiti e calchi sono due fenomeni linguistici attraverso i quali una lingua si arricchisce di nuovi termini, letteralmente prendendoli da un’altra.

Nel caso del prestito il termine viene normalmente utilizzato con l’ortografia e la pronuncia che ha nella lingua d’origine, per quanto lievi cambiamenti possano sopraggiungere nel corso del tempo. È il caso di molti termini inglesi legati al mondo dell’informatica, come email, chat, mouse e computer.
Nel calco, invece, il termine viene  tradotto alla lettera o adattato secondo i parametri della lingua d’arrivo, formando una nuova parola che, almeno all’inizio, può suonare strana ai parlanti di quella lingua. Ne sono esempi parole come grattacielo (dall’inglese skyscraper), fine settimana (da weekend), ingaggiare (dal francese engager). Non è raro l’uso improprio di alcuni termini: in tempi recenti si è diffuso “realizzare” per intendere “rendersi conto”, un calco dall’inglese “to realise”.

I motivi per prendere in prestito un termine sono molteplici: mancanza di una parola per esprimere un dato concetto, prestigio sociale, influenza culturale. Quest’ultima è da intendersi sia in senso qualitativo che quantitativo: in Italia è pervasivo il fenomeno del “doppiaggese”, cioè dell’italiano dei film doppiati, spesso condito con calchi e termini tradotti in modo improprio, come gli onnipresenti “eccitato” per intendere “esaltato, entusiasta” (da “excited”) e “forzare” per intendere “obbligare” (da “to force”). Fenomeno che, data la quantità di film disponibili al pubblico, condiziona inevitabilmente la lingua quotidiana.

Prestiti e calchi sono un fenomeno negativo? La questione è vecchia quasi quanto l’italiano e continua a dividere addetti ai lavori e non. C’è chi dice che portano a un impoverimento della lingua, che si vede privata di ottimi termini in favore di forestierismi; c’è chi afferma che al contrario i prestiti arricchiscono una lingua; infine c’è chi si trova un po’ spaesato nell’usare termini che a stento riesce a leggere.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Davide Tessitore
Traduttore Freelance
Torino

Creare traduzioni di qualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Le traduzioni di qualità sono sempre richieste, e per raggiungere la massima qualità possibile i traduttori studiano e si allenano per anni, perfezionando la propria arte. Eppure, anche se ogni traduttore è un individuo a se, il processo di traduzione si articola in varie fasi ordinarie, e conoscendole anche il traduttore meno esperto può imparare un po’ più velocemente a padroneggiare l’arte della traduzione.
Senza ulteriori indugi diamo un’occhiata al procedimento tipico seguito da un traduttore professionista nel corso del suo lavoro.

1. I traduttori familiarizzano col materiale
Prima di passare al processo di traduzione devono conoscere l’argomento del lavoro e ciò che gli serve sapere per svolgerlo. In molti sensi ogni traduzione è unica, ed è importante sapere che tipo di difficoltà potreste trovarvi ad affrontare per poter fornire la migliore traduzione possibile. Inoltre durante questa fase i traduttori prendono appunti per accelerare il procedimento ed evitare complicazioni.

2. Valutate le capacità necessarie per la traduzione
Un’altra parte fondamentale della traduzione è la valutazione delle vostre capacità. Siete in grado di capire il materiale per intero mentre lo leggete? Riuscite a tradurre coerentemente le parti più difficili nella vostra mente? Siete sicuri di poter offrire la qualità migliore? Se avete forti dubbi o perplessità meglio rifiutare il lavoro prima di fare errori.

3. Fate ricerche accurate
Studiare il tema è importante, soprattutto  se avete a che fare con argomenti con cui non avete familiarità. Per esempio, potreste tradurre un testo sui computer senza avere nozioni di informatica, il che potrebbe creare problemi se il testo si basa su vari termini e descrizioni tecniche.

4. Credete nelle vostre capacità
Conoscere i propri limiti è importante, ma lo è anche credere in se stessi. A volte pochi ostacoli potrebbero convincervi  che quel lavoro non fa per voi. Abbiate fiducia, niente è intraducibile, e se darete il meglio di voi stessi sarete soddisfatti.

5. Fate un brutta copia
Fate una prima stesura invece di tuffarvi direttamente nel processo di traduzione, così da sapere che tipo di problemi potreste trovarvi di fronte. Una volta capito ciò che vi serve, potreste fare ulteriori ricerche o consultare uno specialista in materia. In ogni caso ciò che conta è il risultato finale , quindi prendetevi il tempo necessario.

6. Cercate di suonare naturali
Non c’è nulla di più frustrante che mettere tutto il proprio impegno in una traduzione  per poi rendersi conto che non suona. Si tratta di un problema comune nelle traduzioni, ma dovrete assicurarvi di evitarlo, altrimenti rischiate di intaccare la vostra reputazione e la vostra credibilità di traduttori.

7. Fate fluire il testo in modo lineare
Un altro punto è il flusso del testo. Potreste trovarvi in difficoltà quando una poesia tradotta non rima correttamente o non sembra avere il giusto “ritmo”. Dovrete quindi evitare di interrompere il flusso,  per quanto possibile, ed adattare il testo in modo che scorra con naturalezza.

8. Rileggete con cura
La rilettura è importante, soprattutto se non vi considerate ancora professionisti con esperienza. Valutate se inviare la traduzione ad un parlante madrelingua  per una rilettura e ascoltate attentamente ciò che avrà da dirvi.

9. Non smettete di migliorarvi
Non esistono confini quando si tratta di traduzioni. C’è sempre margine di crescita, e non importa come migliorerete le vostre capacità (traducendo come freelance per 2polyglot.com oppure facendo pratica senza la possibilità di trarne profitto) ogni metodo funziona quando si tratta di esercitarsi. Non abbiate paura di continuare a fare pratica, imparare e perfezionare l’arte della traduzione.

Speriamo che questi consigli vi siano utili in futuro, e se vi interessa anche solo lontanamente la traduzione continuate a leggerci.

Fonte: Articolo scritto da Vadim Dikman e pubblicato nel luglio 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Niccolò De Bernardis
Traduttore ENG>ITA – SWE>ITA

Il più grande salto tecnologico del decennio

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’ultimo aggiornamento di Google nell’ambito della traduzione rappresenta il più significativo slancio tecnologico degli ultimi dieci anni.  Google translate da adesso si servirà della Traduzione automatica neurale (GNMT) per tradurre intere frasi in una volta sola, a differenza della traduzione parola per parola, e secondo i ricercatori, il risultato si avvicinerà molto di più alla traduzione umana e il prodotto finale sarà ancor più semplice da leggere.

A settembre 2016, Google aveva annunciato che la rete neurale avrebbe potenziato Google translate e già a metà novembre venne lanciata la tecnologia per le combinazioni di otto lingue, nello specifico da e verso l’inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, cinese, giapponese, coreano e turco. Il sistema non è perfetto e ancora sbaglia qualcosa (per esempio dimentica di tradurre alcuni termini o sbaglia nella comprensione dei nomi di persona) ma per numerose lingue vi è stata una riduzione del numero di errori dal 55 al 85 %.

Ciò segnerà l’inizio di una nuova era per il mondo della traduzione? Chi conosce questo mondo può immaginare facilmente le difficoltà nel passaggio da una lingua all’altra, trasmettere ogni sfumatura e far passare i valori e il contesto culturale da una cultura a un’altra. Come potrà mai, quindi, una macchina eseguire un compito così complesso?

AI e Deeplearning della frase
La Traduzione Automatica Neurale utilizza una tecnologia all’avanguardia al fine di ottenere accurate traduzioni del contesto e non frasi spezzate tradotte parola per parola, migliorando di gran lunga la qualità del risultato. Essa si affida a ripetute reti neurali di memoria a breve termine (LSTM-RNNs) e reti neurali potenziate da unità di elaborazione grafica (GPUs) e unità di elaborazione tensor (TPUs). Il passaggio di conoscenza è l’ingrediente chiave della nuova ricetta, denominata da Google “Zero-shottranslation”, la quale permette alle macchine di apprendere la traduzione tra due lingue senza che siano già state istruite in precedenza.

In breve, usando gli esempi fatti da Google, il nuovo sistema sarà in grado di insegnare alle macchine come tradurre dal giapponese al coreano senza che siano state formate prima per quella combinazione linguistica. I ricercatori Google hanno eseguito esperimenti al fine di formare il sistema multilingue con le combinazioni desiderate, quali inglese-giapponese e coreano-inglese. Il sistema GNMT ha in seguito condiviso i suoi parametri per tradurre la combinazione di queste quattro lingue scoprendo che era possibile per il sistema tradurre tra giapponese e coreano senza nessuna formazione precedente. Ma com’è possibile?

I ricercatori Google hanno scoperto che il nuovo sistema trasferisce la “conoscenza traduttiva” da una combinazione linguistica all’altra e, secondo loro, ciò vuol dire che “la rete codifica qualcosa riguardo l’aspetto semantico della frase piuttosto che memorizzare semplicemente le traduzioni frase per frase. Questo lo interpretiamo come il segno dell’esistenza di un’interlingua all’interno della rete.” I dettagli di questa scoperta sono ancora poco chiari, tuttavia si tratta di un’invenzione innovativa, essendo la prima volta che questo tipo di trasferimento di apprendimento funzioni in una traduzione automatica.

Conclusioni
Finora, GNMT ha dimostrato di essere il software di traduzione più efficace, dal momento in cui guarda la frase come un intero segmento da tradurre, tentando di captare le sfumature dietro le singole parole. Tuttavia fa ancora degli errori, soprattutto quando incontra termini rari o nomi propri e il sistema ricorre ancora a una traduzione parola per parola. Di certo esiste ancora una lacuna tra la traduzione automatica e quella umana, e la prima richiederà sempre tempo per essere revisionata e la maggior parte delle volte riscritta. Tuttavia, l’ultimo traguardo di Google nell’innovativa tecnologia di traduzione segna l’inizio di una nuova era per le traduzioni automatiche avanzate, con il potenziale di rivoluzionare la comunicazione globale. Servono pensatori lungimiranti per cambiare il mondo, e nel fare ciò Google è al primo posto.

Fonte: Articolo scritto da Ilaria Ghelardoni e pubblicato il 27 gennaio 2017 sul sito Ulatus

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Delia Puccio
Traduttrice Freelance ENG>ITA/ITA>ENG CHN>ITA/ITA>CHN
Ragusa

I “ferri” del mestiere׃ dal cartaceo al 2.0

 Categoria: Strumenti di traduzione

Si dice che il traduttore sia l’ultimo cavaliere errante della letteratura, l’“artigiano” delle parole. Come ogni bravo artigiano nella sua bottega, anche il traduttore, nel compimento della sua professione, si avvale dell’uso di strumenti atti a migliorare la qualità del lavoro e , in alcuni casi, anche la velocità.

Nel corso degli anni questa professione si è evoluta così come la società che ci circonda. Sono infatti lontani i tempi in cui San Girolamo traduceva la Bibbia servendosi di una piuma d’oca… oggigiorno lo strumento indispensabile per questo lavoro è sicuramente il computer. La rapida diffusione delle nuove tecnologie ha dato vita a strumenti di lavoro divenuti ormai necessari per la professione. Andiamo con ordine׃ sicuramente quando pensiamo ad un traduttore associamo questa figura a un dizionario. Ed è vero. Anche se nell’era moderna  l’uso di strumenti cartacei provocherebbe disappunto nei nativi digitali, i tradizionali supporti cartacei, vale a dire  dizionari e vocabolari monolingue o bilingue , occupano ancora un posto d’onore nelle scrivanie di molti traduttori.

Bruno Osimo afferma che “lo strumento principe per conoscere le accezioni di un vocabolo è il dizionario monolingue dizionari bilingui sono elenchi di interpretazioni preconfezionate”[1]. L’uso di entrambi è sicuramente l’approccio migliore anche perché il dizionario monolingue serve per cogliere le sfumature , invece l’altra tipologia a definire meglio il significato.

Il traduttore che lavora con i linguaggi specialistici dovrà anche procurarsi dizionari sull’area specifica o anche quello dei sinonimi e dei contrari. A partire dagli anni Cinquanta la traduttologia teorica e pratica ha ricavato grande impulso dalle applicazioni del calcolatore elettronico sul processo di traduzione. Qui iniziamo a parlare della traduzione automatica che rappresenta anche in molti casi della possibile sostituzione del traduttore umano con quello artificiale.

La rapida diffusione delle nuove tecnologie ha tuttavia dato origine a preziosi strumenti di ausilio alla traduzione, grazie ai quali il traduttore diventa sempre più efficiente, migliorando la qualità e  la rapidità del suo  lavoro.

Accanto alla traduzione automatica troviamo la traduzione assistita (CAT) anche se ,ovviamente, non parliamo della stessa cosa, ma di due fasi distinte che possono fare parte o meno del processo di traduzione. Mentre la traduzione automatica è la traduzione “grezza” di un testo che deve essere rielaborato mentre la traduzione assistita è l’utilizzo di software speciali atti a velocizzare il processo di traduzione . Tra i CAT tools  troviamo sicuramente SDL Studio, Wordfast, Matecat che utilizzano delle memorie di traduzione che “suggeriscono” dei segmenti già tradotti e memorizzati. il traduttore è libero di accettare tali traduzioni, di modificarle o di rifiutarle. Oltre ai CAT tools  possiamo trovare altre risorse on line come i glossari tematici on-line che aiutano moltissimo nella aree specifiche della traduzione e anche per quanto riguarda la facilità di consultazione.

Autrice dell’articolo:
Milena Signorello
Traduttrice EN-ES > IT
Santa Maria di Licodia, Catania

[1] Bruno Osimo , Traduzione e nuove tecnologie ,cit., p.19

Attenti alle truffe della traduzione (3)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

< Seconda parte di questo articolo

Chi vi ruba i soldi

  • Quando dovete pagare per lavorare: al contempo semplice e spaventosamente efficace, questa pratica disonesta consiste nel vendere un servizio inutile. Appena messi in proprio, ancora poco pratici della propria professione e ansiosi di ottenere i primi contratti, alcuni freelance possono infatti lasciarsi convincere di avere bisogno di un certificato, iscriversi a un portale, sottoscrivere un servizio di rete di contatti o acquistare uno strumento rivoluzionario per raggiungere i clienti o ottenere contratti che, nella migliore delle ipotesi, sono ben lontani dall’essere favolosi come sperato e, nella peggiore, non si materializzeranno mai!
  • Il sovrapprezzo da rimborsare : Questa frode molto diffusa consiste nell’adescare un traduttore proponendogli un contratto da sogno (testo interessante, scadenze comode e generosa remunerazione). Se il traduttore accetta l’allettante offerta, riceve un assegno (talvolta di importo superiore a quello della prestazione) che depone in banca prima che il truffatore chieda, qualche giorno dopo, di essere rimborsato (generalmente tramite PayPal, così il trasferimento di denaro avviene prima che l’assegno venga, ovviamente, dichiarato scoperto).
  • La truffa 419 detta “alla nigeriana”: questo grande classico delle truffe esisteva già ben prima della nascita di internet, ma il suo potere nocivo è decuplicato da allora. Il principio consiste nel promettere una grande somma di denaro (nell’ordine delle centinaia di migliaia, perfino milioni di dollari, generalmente bloccati in un paese dell’Africa occidentale, o alle volte in Iraq, Iran etc.) in cambio di un “esiguo” importo da anticipare per potervi accedere. La somma ovviamente non esiste, e le quantità versate per facilitarne il trasferimento saranno di fatto perdute.

Come evitare di cascarci:

  • Prima di tutto, restate con i piedi per terra: “se è troppo bello per essere vero, allora probabilmente non lo è”, ci insegna la legge di Murphy.
  • È opportuno mostrarsi particolarmente vigili nelle relazioni con i potenziali clienti, in modo da evitare le beffe. Tra i dettagli che devono tenervi in allerta segnaliamo la bassa padronanza della lingua con cui viene scritto il messaggio che ricevete, discorsi poco professionali nei contenuti, pratiche contrarie agli usi quali l’accettazione immediata di un preventivo o la proposta di pagarvi in anticipo, tutte pressioni mirate a farvi prendere una decisione repentina e, in misura inferiore, un indirizzo di messaggistica gratuita o l’assenza di firma. Queste attenzioni sono da tenere sempre per qualsiasi nuovo potenziale cliente, qualunque sia il contesto.
  • Verificate sempre le informazioni a vostra disposizione: fate una ricerca su internet con il primo paragrafo che vi viene proposto di tradurre e cercate tra i forum di traduzione il nome del vostro contatto per essere sicuri che non siano legati a truffe.
  • Non accettate mai assegni da persone o enti che non conoscete. Questo metodo di pagamento è poco diffuso tra i paesi, soprattutto perché spesso è di supporto ad attività fraudolente. Per precauzione, non abbiate timore di chiedere un acconto o un pagamento anticipato (senza assegni!).

Questa lista purtroppo è ben lontana dall’essere esaustiva, e i truffatori possono vantare una certa creatività. Restate vigili e non esitate a condividere la vostra esperienza se siete stati vittime o testimoni di pratiche fraudolente nei confronti  dei traduttori.

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12/02/2012 sul sito di Trëma Traductions

Traduzione a cura di:
Giulia Foiera
Traduttrice freelance FR/EN>IT EN/IT>FR

Attenti alle truffe della traduzione (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

< Prima parte di questo articolo

Chi vi ruba la reputazione

Il ladro di CV: il furto di identità dei traduttori è purtroppo sempre più frequente. L’idea è relativamente semplice e facilitata dalla natura del nostro mestiere: basta copiare interamente il CV, modificare (o anche no) nome e recapiti per proporsi a migliaia di agenzie e aziende nel mondo intero. Coloro che avranno la  malaugurata idea di affidarsi al vostro clone malefico commissionandogli un testo riceveranno una pietosa traduzione automatica e, qualora non venisse eseguita un’immediata revisione del testo, si vedrebbero recapitare una fattura che pagheranno senza avere alcun dubbio… fino a diffondere ad ampio raggio l’incomprensibile testo. Potete ben immaginare il resto: il truffatore scompare, l’innocente traduttore viene presto trovato su internet, seguono telefonate furiose, minacce di rappresaglia, la preziosa reputazione duramente intaccata, o meglio rovinata…

Come evitare di cascarci:

  • La prima accortezza per evitare di essere vittima di questo tipo di truffa, consiste nel non diffondere il proprio CV. Descrivete la vostra esperienza professionale su LinkedIn, sul sito della vostra associazione professionale o altro, ma non consentitene mai il download.
  • Stabilite la vostra presenza su internet creando numerosi profili social, indicando chiaramente i vostri recapiti per far sì che chiunque  possa trovarvi con facilità e verificare le informazioni che vi riguardano.
  • Se siete stati vittima di un furto d’identità e conoscete l’indirizzo utilizzato dall’usurpatore, precisate sui vostri profili online che non avete niente a che vedere con la persona che lo utilizza e denunciatelo su siti specializzati come Translator Scammers Directory.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12/02/2012 sul sito di Trëma Traductions

Traduzione a cura di:
Giulia Foiera
Traduttrice freelance FR/EN>IT EN/IT>FR

Attenti alle truffe della traduzione

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Avete appena messo su la vostra attività e state cominciando a lavorare sistematicamente come traduttore freelance. La vita è bella: i clienti vi apprezzano e state finalmente raccogliendo il frutto degli sforzi fatti. Insomma, tutto va alla grande, fino a che non diventate bersaglio di imbroglioni che approfittano della digitalizzazione e della globalizzazione dei servizi per fregare i traduttori o altri liberi professionisti su internet. Per smascherarli al meglio ed evitare di perdere tempo (o peggio, soldi!) rimanendo impigliati alla loro rete, più o meno grossolana, vi elenco qui di seguito le strategie comunemente impiegate e le misure da adottare per proteggersi.

Chi vi ruba il lavoro

  • Il cliente fantasma: semplicemente, non esiste. È una persona, o una società, creata solo per sollecitarvi e ottenere una traduzione che non verrà mai pagata. Quando avrete portato a termine il vostro compito e chiederete il pagamento, ogni contatto si interromperà di colpo e sarà impossibile rintracciare il vostro committente, né tantomeno farsi pagare.
  • Il cliente la cui identità viene utilizzata in maniera fraudolenta: in maniera ancora più contorta, alcuni imbroglioni non esitano a identificarsi come rappresentanti di società legittime, o a farsi credere dipendenti delle stesse per commissionarvi una traduzione. Anche questa volta non verrete pagati, poiché non appena presenterete fattura, nessuno sarà a conoscenza della richiesta, né tantomeno della vostra esistenza!

Come evitare di cascarci:

  • Non accettate MAI di lavorare per una persona o una società senza prima averne verificato la legittimità: cominciate con una ricerca su nome e indirizzo, verificandone la presenza online tramite motore di ricerca. Inoltre, strumenti messi a disposizione da Translator Scammers Directory permettono di confermare la validità di un numero di telefono, conto bancario, etc.
  • In maniera ancora più rapida ed efficace, potete iscrivervi a diversi servizi a pagamento che forniscono informazioni sulla reputazione dei vostri potenziali clienti: Payment Practices, ProZ Blue Board, etc.
  • Infine, per poter tenere memoria di tutti i lavori commissionati, occorrerà sistematicamente farsi firmare per accettazione un preventivo (va bene anche un’accettazione via e-mail, purché l’interessato sia accuratamente identificabile) o farsi emettere dal committente o rappresentante di esso un ordine ufficiale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12/02/2012 sul sito di Trëma Traductions

Traduzione a cura di:
Giulia Foiera
Traduttrice freelance FR/EN>IT EN/IT>FR

Russo e italiano: uno sguardo contrastivo (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

I verbi di moto
Il movimento rappresenta un altro aspetto della lingua russa particolarmente ostico. Se in italiano la frase “Vado al cinema” non presenta apparentemente alcun problema traduttivo e, anzi, sembra una frase da livello A1, non è altrettanto vero se si tenta di tradurla in russo. Bisogna, infatti, tener conto di diverse varianti, dato che il russo designa per lo stato e il movimento un numero ingente di verbi. Occorre dunque tenere presente se intendiamo esprimere un movimento a bordo di un mezzo o a piedi, tenere in considerazione l’aspetto (se è un’azione reiterata oppure no) e la natura stessa del movimento: di uscita, entrata, centripeto/centrifugo, allontanamento, avvicinamento o, ancora, focalizzarsi sull’intenzione potenziale per eseguirlo.

Sicuramente molto arduo è riuscire a incastrare l’aspetto idoneo alla situazione con il verbo con significato semantico corretto. I verbi di moto si dividono inoltre in verbi di moto senza e con prefisso, dove il “prefisso”, in genere, veicola proprio il modo in cui il movimento dovrebbe compiersi. Fortunatamente esistono a volte alcune “scorciatoie” per evitare l’utilizzo di verbi di moto, quando non ci si sente particolarmente coraggiosi, sostituendoli con il verbo essere, ma sono casi singoli. In tutti gli altri casi occorre quindi esprimere con esattezza in base alle categorie enunciate il movimento, che in italiano viene sì espresso con altrettanta chiarezza ma sviluppando spesso la frase in modo analitico e non sintetico come il russo.

La frase italiana “vado a casa” ha quindi due formulazioni possibili in russo:

Я иду домой -> vado a casa a piedi
Я еду домой -> vado a casa con un mezzo

Nota interessante. In italiano dire “vado a casa a piedi” è in realtà una specificazione ulteriore che indicherebbe una specificazione, dovuta ad una domanda precedente, o ad un bisogno di specificare come ci si intende recare alla propria abitazione. Mentre quindi il verbo russo, che reca in sé sia il movimento che il modo, è assolutamente “standard”, per noi la frase standard sarebbe semplicemente “vado a casa”, senza bisogno di specificare ulteriormente come si intende andare (fortunatamente, talvolta, i russi si prendono anche questa libertà e utilizzano il primo verbo).

Ci sono poi particolarità da emicrania. Se occorre esprimere la frase “Passa il tram n. 10” (titolo anche di un cartone animato russo!) bisognerà dire “Шел трамвай десятый номер”, dove il verbo шел è normalmente utilizzato per il moto a piedi. Un po’ strano quindi per noi l’utilizzo del verbo che indica il camminare per il movimento del tram (vale per qualsiasi mezzo di trasporto terreno), quasi ad indicare che il tram in questione si “sposta a piedi” tra una fermata e l’altra. Sono proprio queste particolarità a rendere questa lingua così affascinante, a volte anche così lontana da noi.

Alla luce dei problemi traduttivi trattati il russo si riconferma una lingua davvero impegnativa quando la si traduce in una lingua come l’italiano e occorre fare spesso scelte traduttive che richiedono una dosa abbastanza generosa di creatività e coraggio. Il rischio è infatti, da una parte di mantenere la struttura russa/slava traducendo in modo poco naturale e quindi stentato il testo, ma dall’altra è anche quello di proporre soluzioni ardite che si discostano troppo dal senso dell’originale, rischiando di deformarlo. In particolare, la difficoltà dei verbi di moto rischia di trasformare la traduzione italiana in un testo eccessivamente pedante, con specificazioni avverbiali (traducenti del verbo russo che spesso non ne ha bisogno perché ha già in sé tutti i significati, come quello aspettuale, del verbo) che rendono poco scorrevole il testo di arrivo.

Si rivela utile consultare in questi casi un dizionario fornito di una serie dettagliata di esempi per le parole che si desidera tradurre in modo da potersi confrontare con traduzioni professionali che possono dare una risposta ai propri dubbi. Un ottimo dizionario, per questo fine, è sicuramente il Kovalev.

Autore dell’articolo:
Fabio Ramasso
Traduttore freelance DE, ENG, RU > IT
Bra (CN)

Russo e italiano: uno sguardo contrastivo (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Nella lingua odierna quando si vuole tradurre dall’italiano al russo una qualunque proposizione con predicato nominale, occorre, quindi, riflettere attentamente. Il traduttore italiano si trova a dover sviluppare una frase che, in russo, è sintatticamente molto breve e manchevole di un elemento fondamentale della lingua italiana. L’omissione del verbo viene talvolta sostituita da una forma verbale di registro più colto, cioèявляться, particolarmente ostico da tradurre: talvolta traducibile come rappresentare; scelta vincente, questa, perché anche in italiano è un verbo più elegante rispetto a essere.
C’è poi un’altra possibilità di localizzazione per la frase di Tarzan che evita completamente la copula grammaticale: ed è l’uso dei pronomi possessivi. Si potrebbe quindi tradurre così: мой Тарзан, твой Джейн, lasciando in questo modo la frase “a mezzo”.

L’aspetto verbale
Altra questione molto complessa della lingua russa, ai fini traduttivi, è l’aspetto verbale. In italiano l’aspetto è espresso attraverso l’uso dei differenti tempi verbali ma non ha valore di marca grammaticale come in russo, tranne in rarissime eccezioni come la coppia verbale saltare (pf.) e saltellare (impf.) che ricorda approssimativamente le coppie perfettivo/imperfettivo dei verbi russi (dalle quali si generano ulteriori forme perfettuali).

In italiano gli unici tempi verbali che suggeriscono un’idea esatta di aspettualità sono il passato prossimo (perfettivo) e l’imperfetto (imperfettivo). Per esprimere l’aspetto negli altri tempi viene usata la perifrasi. Esempi:

inizio a fare, finisco di fare (perfettivi dell’imperfettivo fare)

Nelle lingue slave il tempo e l’aspetto sono sempre rappresentati distintamente; mentre qualsiasi differenza è andata perduta nelle lingue neolatine e germaniche, nelle quali le forme del tempo verbale rappresentano sia il tempo che l’aspetto. Per esempio, “ho corso” esprime normalmente sia il tempo passato prossimo che l’aspetto perfettivo (un’azione descritta come compiuta), mentre “sto correndo” esprime generalmente sia il tempo presente che l’aspetto imperfettivo (un’azione descritta come in corso di svolgimento).

Se quindi in russo abbiamo la coppia aspettuale standard читать/прочитать dove il primo esprime l’imperfettivo e il secondo il perfettivo, l’italiano sviluppa l’aspettualità del verbo attraverso la scelta del modo verbale. Ad esempio: я читаю сейчас si tradurrebbe con “sto leggendo adesso” e non solamente come “leggo adesso”, sottolineando così efficacemente la progressività della forma imperfettiva, accentuata nella frase russa dall’avverbio сейчас.

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Fabio Ramasso
Traduttore freelance DE, ENG, RU > IT
Bra (CN)

Russo e italiano: uno sguardo contrastivo

 Categoria: Le lingue

Il russo, ahimè, è una lingua difficile. Normale avere inizialmente un po’ di sconforto. La lingua russa è infatti particolarmente complessa soprattutto per chi è di madrelingua italiana (e per chiunque la cui madrelingua afferisca al ceppo delle lingue romanze), dato che molte strutture morfo-sintattiche della lingua slava non sono presenti nella lingua italiana, e viceversa. Ecco quindi cosa significa affrontare una traduzione russo-italiano: prospettive differenti, concetti di spazio/tempo totalmente disuguali e parole, a volte, completamente estranee; soprattutto considerando il fatto che la lingua russa, a differenza di quella italiana, è più restia ad accettare vocaboli inglesi e internazionali. Vi è quindi l’aggettivo интернациональный (internazionale) ma anche l’usatissimo международный (una fusione letterale dei termini russi inter+nazionale), la parola è infatti un calco dell’originale.

Nel momento in cui il traduttore italiano si deve confrontare con un testo russo, di qualunque tipologia esso si tratti, deve essere conscio di una serie di problematiche che incontrerà durante il processo traduttivo, le quali rendono la traduzione dal russo verso l’italiano, spesso, una vera e propria ricostruzione. Vale ovviamente anche il contrario. Al traduttore, artigiano della parola, tocca smantellare i sintagmi della lingua source per approdare efficacemente alla lingua target, districandosi tra proposizioni grammaticalmente molto diverse da quelle della struttura morfo-sintattica dell’altra lingua, dovendo molto spesso enunciare esplicitamente più di quello che il testo iniziale dice, altre volte meno, dovuto principalmente al fatto che la lingua russa è flessiva; ma non solo.

Di seguito, vorrei individuare tre grandi discrepanze tra le due lingue, mettendo soprattutto in luce le principali difficoltà di un traduttore italiano, ma tentando, al contempo, di proporre qualche soluzione; alcune linee guida per tentare di rendere questa meravigliosa lingua meno insidiosa e più accessibile, soprattutto a chi si avvicina ad essa per la prima volta. Ecco dunque una sorta di “prontuario” delle situazioni a rischio, le più cavillose della lingua russa.

Il verbo быть, la sua omissione all’indicativo presente e la sua forma есть

“You Jane, me Tarzan.”
“Tu Jane, io Tarzan.”
«Ты есть джейн, я есть Тарзан. »

Iniziamo dall’esempio sopra citato. Una frase così semplice, problemi così complessi. Se la traduzione dall’inglese verso l’italiano non presenta particolari problemi, la resa traduttiva verso il russo è particolarmente ardua ma il risultato finale può essere reso in diversi modi, tutti abbastanza efficaci. Vediamo quindi come rendere questo parlato errato e primitivo, il “tarzanese” nella lingua russa, ove l’assenza del verbo essere è norma comune e la sua mancanza non è avvertita come stranezza come avviene nella lingua inglese e in quella italiana. Tutt’altro: è la norma. Le due lingue, infatti, sfruttano il verbo essere/to be come un verbo pieno, la cui funzione in quanto copula è sempre da esplicitare in situazioni standard, fatta eccezione per contesti giornalistici in cui l’uso della frase nominale è una marca stilistica ben precisa. Ma nella lingua russa il verbo essere ha invece una caratteristica più complessa.

Быть ha innanzitutto una coniugazione oggi ormai antiquata: solo есть (singolare) è di uso corrente ed è la forma per indicare diversi costrutti grammaticali tra cui “avere” (у меня есть) e la forma italiana “c’è/ci sono” (in inglese “there is/there are”). Il verbo “avere” in russo si traduce quindi letteralmente come “Presso di me c’è” invertendo la consueta prospettiva romanzo/germanica (io ho/I have) e mettendo a focus ciò che viene posseduto e non il suo possessore. L’antico russo (o meglio, l’antico slavo) godeva però di una coniugazione completa: я есмь, ты еси, он/она/оно есть, мы есме, вы есте, они суть. Il verbo essere in russo odierno risulta tuttavia difettivo e utilizza, come dicevamo poc’anzi, esclusivamente la terza persona singolare. La frase pronunciata da Tarzan, in russo, è quindi un esempio riuscito di localizzazione: rende infatti molto bene l’aspetto “esotico” del “tarzanese”; lingua, questa, non tanto errata o confusa, ma frammentata e imperfetta.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Fabio Ramasso
Traduttore freelance DE, ENG, RU > IT
Bra (CN)

Tradurre o l’incontro tra culture (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Tradurre i diritti umani in arabo
La traduzione dei diritti umani in arabo segue lo stesso processo, ma nella direzione opposta. Taieb Baccouche osserva che è proprio il riferimento internazionale basato “sull’idea fondamentale che i diritti umani costituiscono un insieme di valori universali” che è oggetto di divergenza. Il problema più importante – al di là del problema tecnico della traduzione, che non è insormontabile – riguarda alcuni concetti, non nella loro dimensione terminologica, ma nel loro riferimento culturale: in particolare la libertà di credo e di religione. Ciò solleva il problema teorico della traduzione: deve essere letterale o deve trasporre e trasmettere il messaggio? In quest’ultimo caso, il traduttore, in quanto intermediario tra l’autore e il lettore, svolge lo stesso ruolo o ha una particolare responsabilità? La traduzione dei diritti umani in arabo e i numerosi sconvolgimenti che ha provocato nei forum internazionali illustrano la difficoltà di abituare persone di “culture diverse ad ascoltare gli altri, a rispettare il loro punto di vista, a cercare di capire il loro messaggio e a stabilire una vera comunicazione, un vero scambio per arricchirsi a vicenda, in uno spirito di tolleranza”.

Ma non sono forse pie speranze quando sappiamo, seguendo i numerosi studi sul campo dell’antropologia culturale, che la visione dell’Altro è sempre stata strettamente dipendente da una “comprensione mediata delle culture attraverso il prisma dei racconti di esplorazione, dei rapporti degli amministratori coloniali e delle riviste missionarie”? L’antropologia, nonostante le buone domande che si pone, si scontra sempre con una di esse, per quanto fondamentale: quella della “rilevanza dell’opposizione canonica tra il carattere scritturale delle culture occidentali e la natura orale delle culture esotiche e quindi l’assenza correlativa, in quest’ultima, di qualsiasi ermeneutica”. In altre parole, i membri di una cosiddetta cultura orale si sentono analfabeti, analfabeti e vivono in un ambiente semiologicamente vuoto?

Spetta a Jack Goody di aver insistito sull’importanza della tradizione scritta, in particolare quella proveniente dalla civiltà arabo-musulmana – con tutto ciò che questo stesso contributo porta con sé da elementi greci, egiziani, sumeri, ecc. Sulle culture dell’Africa occidentale, come Bambara e Dogon, di solito presentate come isole pure di oralità e paganesimo.

Seguendo Jean-Luc Nancy, Rada Ivekovic si interroga sulla possibile esistenza di una via di mezzo tra traducibilità e intraducibilità, partendo dall’osservazione che se “la difficoltà di traduzione, la sua insufficienza, è una prova ” , essa condivide questa insufficienza e questa inadeguatezza con tutte le lingue e con tutte le lingue. A suo avviso, la traduzione è “la messa in contatto, l’aggrapparsi e il legame tra due (ognuno dei quali è plurale) che sarà trasformato in questo rapporto “. Di conseguenza, la traduzione non può differire dall’originale e ad esso corrisponde solo parzialmente. Non rende impossibile l’accesso all’originale, “lo rende altrimenti accessibile”. In breve, la traduzione “è creazione allo stesso modo dell’”originale”, ugualmente buona o nulla, ma indipendentemente”: la traduzione è possibile solo se l’”originale” e il traduttore si trasformano, e se il risultato – tradotto – coesiste con il suo “originale” differito e trasformato.

Vorremmo semplicemente concludere qui – molto provvisoriamente – sottolineando che, mentre non c’è dubbio sulla disuguaglianza linguistica (tra lingue dominanti e lingue dominate), che si riferisce ampiamente alla disuguaglianza tra paesi dominanti e paesi dominati, e sul fatto che la traduzione è una questione essenziale nelle lotte per la legittimità simbolica, culturale e letteraria di una lingua e di un paese, è tuttavia vero che la traduzione contribuisce, in modo più o meno decisivo a seconda dei casi, a trasformare, incorporando vari elementi, la lingua della traduzione e la lingua dell’”originale”.

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Specchio dell’evoluzione della cultura europea trapianto di una cultura costituzionale
Le cose si complicano quando si tratta di trasporre nei paesi ex coloniali le strutture costituzionali e politiche ereditate dal potere coloniale. Il trapianto di una cultura costituzionale non è ovvio, tale è l’essenza dell’argomento di Ranabir Samaddar, suggerito dai costumi politici e sociali del libro testamentario di Rabindranath Tagore del 1940, La crisi della civiltà.

Alla luce di diversi studi recenti sulla storia della guerra e della pace in Asia, R. Samaddar fa una pessimistica osservazione dell’essenzialismo costituzionalista applicato alle ex colonie, che considera incapace di “inglobare il mondo non bianco nei suoi schemi di pensiero”. In breve, egli ritiene che, se una costituzione fornisce servizi, « non è mai la sede principale del dialogo, semplicemente perché non codifica quello che viene chiamato “potere sovrano” ». E per invocare di conseguenza misure radicali, “poiché, fin dall’inizio, le costituzioni non sono state in grado di definire chi sono gli stranieri, dobbiamo compiere questo compito smantellando queste costituzioni”!

Tradurre le Mille e una notte
La traduzione di opere letterarie obbedisce a simili leggi operative, anche se, nel caso della traduzione delle Mille e una notte, le difficoltà, sia complesse che specifiche, “possono essere meno una questione di “testo” che di “fenomeno letterario”, come ammette Richard von Leeuven in ” tradurre scheherazade”. Tuttavia, resta vero che dalla traduzione di Antoine Galland nel XVIII secolo – la prima versione europea della collezione – “gli europei si sono “appropriati” Le Mille e una notte e le hanno adattate ai propri gusti”. Non solo sarà necessario attendere la fine del XX secolo per poter tracciare un quadro esaustivo dei vari testi – il manoscritto che Galland aveva acquisito conteneva solo 281 Notti – ma la complessità della genesi delle Mille e una notte rimane un formidabile ostacolo per il traduttore moderno, che non ha ancora un testo di riferimento universalmente accettato: esistono molte traduzioni europee, alcune basate su testi arabi, altre solo in lingue occidentali!

Le Mille e una notte di Galland è stata all’origine di una moda orientale duratura nella letteratura europea, ma questa traduzione, come “ogni traduzione successiva, riflette sia le tendenze e i gusti del suo tempo, sia lo spirito del suo traduttore“. Queste diverse interpretazioni, per lo più fortemente influenzate dai loro traduttori, rappresentano quindi uno specchio dell’evoluzione della cultura europea e degli approcci alla letteratura, alla traduzione e all’Oriente. Nel complesso, hanno avuto un’immensa influenza sia sulla letteratura europea che sulle concezioni europee del mondo arabo. In altre parole, hanno partecipato alla costruzione dell’orientalismo mentre esprimevano le ossessioni del loro tempo.

Le immagini che hanno dato del mondo arabo – immagini distorte per coincidere con gli interessi dell’Europa nel mondo e per confermarlo nell’idea della sua superiorità culturale – hanno a loro volta suscitato le accuse di molti studiosi arabi di travisare la loro civiltà dotando l’Oriente di una serie di stereotipi a sostegno di una politica espansionistica e oppressiva. Questa è la prova che una traduzione – che si tratti delle Mille e una notte o di qualsiasi altra opera letteraria non occidentale – “non è un’impresa puramente artistica o letteraria; ha anche connotazioni politiche”.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

Lo sfruttamento delle culture non europee
Lo stesso vale per la costruzione dell’Europa. In pratica, la diversità culturale europea è spesso il modo elegante per riconoscere tutto ciò che separa gli europei in termini di memorie, riferimenti e sistemi simbolici. Tuttavia, la posta in gioco è alta. Avere come orizzonte un’integrazione economica e la nascita di una nuova forma politica accompagnata da una messa in comune delle diverse culture che rispetta le singolarità e tuttavia produce progetti comuni costituisce una radicale innovazione storica.

La sfida è dunque la seguente: o si gioca sulle differenze e si rimane necessariamente nel quadro di una diversità culturale riservata alle élite, in quanto è vero che “queste identità sono al tempo stesso oggetto di fede e di fedeltà, e [.....] in quanto tali [....] costituiscono resistenza e [....] alimentano un’ambiguità”. O consideriamo che il punto comune delle diverse culture europee risiede “nel modo in cui hanno avuto, simultaneamente, ma comunemente, di relazionarsi con il resto del mondo”.

In altre parole, l’Europa è stata realizzata attraverso lo sfruttamento (appropriazione, saccheggio, distruzione) di culture non europee, la loro importazione/imposizione/incorporazione nella cultura europea, in particolare attraverso imprese coloniali e la traduzione di importanti opere letterarie non europee in una o l’altra lingua europea : Così, le traduzioni dei racconti delle Mille e una notte sono diventate parte integrante della cultura europea, “anche nel modo in cui hanno saputo tradire, troncare, distorcere o censurare il testo, non solo in quanto tale, ma anche attraverso le tante opere, letterarie, musicali,  pittoriche, cinematografiche, alle quali hanno dato origine”. Questa negazione dell’opera o cultura originale era già stata denunciata nel 1943 da Simone Weil, va ricordato, in un testo intitolato « À propos de la question coloniale dans ses rapports avec le destin du peuple français. »

Come risultato di questo processo storico, i paesi occidentali sono stati a lungo confrontati – in realtà – con la questione di come trattare le loro minoranze culturali. Questo vale naturalmente per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania o la Francia. Ma questo vale anche per l’Europa centrale : Ricordiamo, come ci invita a fare il filosofo croato Nenad Miscevic´, la terribile guerra che, durante l’ultimo decennio del XX secolo, ha distrutto e dislocato l’ex Repubblica Jugoslava. Miscevic´ tuttavia supplica per quella che chiama “intertraduzione”, che si basa sul fatto che la lingua dei serbi, croati e bosniaci è “più o meno comune”. Questa intertraduzione sarebbe, a suo avviso, un potente strumento per combattere ciò che minaccia di accadere oggi in questa regione: una profonda ignoranza per le generazioni future del passato e della storia di questi popoli. In breve, “la traduzione interculturale è essenziale per la stabilità e quindi indispensabile per l’ordine democratico europeo”.

Più in generale, se vogliamo compiere progressi verso l’integrazione europea, dobbiamo tenere conto dell’attuale diversità etno-culturale della maggior parte degli Stati europei per attuare misure politiche adeguate che richiedono un forte sostegno istituzionale per l’interazione e la comunicazione interculturale.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

L’invariabilità della cultura
Lévi-Strauss ritiene che: “La cultura può essere considerata come un insieme di sistemi simbolici, in primo piano dei quali la lingua, le regole matrimoniali, i rapporti economici, l’arte, la scienza e la religione. Tutti questi sistemi mirano ad esprimere alcuni aspetti della realtà fisica e sociale e, a maggior ragione, le relazioni che questi due tipi di realtà hanno tra loro e che i sistemi simbolici stessi hanno tra loro. » Questo è il fondamento dell’antropologia strutturale, la cui ambizione è quella di identificare e indicizzare le “invarianti” o “universali”, cioè quei materiali culturali che sono sempre identici da una cultura all’altra. Lévi-Strauss prenderà in prestito quattro idee essenziali da Ruth Benedict (la cui eredità appare chiaramente in Tristes Tropiques).

In primo luogo, le diverse culture sono definite da un certo modello (pattern). In secondo luogo, vi è un numero limitato di possibili tipi di culture. In terzo luogo, lo studio delle società “primitive” è il metodo migliore per determinare le possibili combinazioni tra elementi culturali. In quarto luogo, queste combinazioni possono essere studiate in se stesse, indipendentemente dagli individui che appartengono al gruppo per i quali rimangono inconsci. Lévi-Strauss è quindi in un certo senso l’erede dell’antropologia culturale americana, ma se ne distingue cercando di andare oltre l’approccio particolarista alle culture : Al di là dello studio delle variazioni culturali, si propone di analizzare l’invariabilità della cultura. Per lui, culture particolari non possono essere comprese senza riferimento alla Cultura, il “capitale comune” dell’umanità da cui attingere per sviluppare i loro modelli specifici.

Ma non basta proclamare che “l’umanità (o l’Occidente, o l’Europa, o l’Islam, ecc.) è forte nella sua diversità”. Secondo Bruce Robbins, la domanda fondamentale deve essere posta nei seguenti termini: “Se, nel bene e nel male, Huntington condivide con i suoi oppositori una valutazione positiva della diversità culturale, con quale logica passa dal rispetto delle culture inviolabili alla difesa degli interessi americani e, d’altra parte, i suoi oppositori potranno rinnegare questa logica? Per noi, che rispettiamo la cultura ma rifiutiamo di dare priorità agli interessi degli Stati Uniti (o di un’altra cultura, a seconda dei casi), è questa una via che possiamo evitare? »

La sfida è quella di “costruire un consenso che non si basa su un vago concetto di essenza umana predeterminata, ma è il risultato attivo del dialogo e della lotta. È anche la sfida della cultura stessa, che non deve avere paura di aprirsi per rivelare (e mettere in discussione) il suo carattere universale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi