Tradurre o l’incontro tra culture (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

Lo sfruttamento delle culture non europee
Lo stesso vale per la costruzione dell’Europa. In pratica, la diversità culturale europea è spesso il modo elegante per riconoscere tutto ciò che separa gli europei in termini di memorie, riferimenti e sistemi simbolici. Tuttavia, la posta in gioco è alta. Avere come orizzonte un’integrazione economica e la nascita di una nuova forma politica accompagnata da una messa in comune delle diverse culture che rispetta le singolarità e tuttavia produce progetti comuni costituisce una radicale innovazione storica.

La sfida è dunque la seguente: o si gioca sulle differenze e si rimane necessariamente nel quadro di una diversità culturale riservata alle élite, in quanto è vero che “queste identità sono al tempo stesso oggetto di fede e di fedeltà, e [.....] in quanto tali [....] costituiscono resistenza e [....] alimentano un’ambiguità”. O consideriamo che il punto comune delle diverse culture europee risiede “nel modo in cui hanno avuto, simultaneamente, ma comunemente, di relazionarsi con il resto del mondo”.

In altre parole, l’Europa è stata realizzata attraverso lo sfruttamento (appropriazione, saccheggio, distruzione) di culture non europee, la loro importazione/imposizione/incorporazione nella cultura europea, in particolare attraverso imprese coloniali e la traduzione di importanti opere letterarie non europee in una o l’altra lingua europea : Così, le traduzioni dei racconti delle Mille e una notte sono diventate parte integrante della cultura europea, “anche nel modo in cui hanno saputo tradire, troncare, distorcere o censurare il testo, non solo in quanto tale, ma anche attraverso le tante opere, letterarie, musicali,  pittoriche, cinematografiche, alle quali hanno dato origine”. Questa negazione dell’opera o cultura originale era già stata denunciata nel 1943 da Simone Weil, va ricordato, in un testo intitolato « À propos de la question coloniale dans ses rapports avec le destin du peuple français. »

Come risultato di questo processo storico, i paesi occidentali sono stati a lungo confrontati – in realtà – con la questione di come trattare le loro minoranze culturali. Questo vale naturalmente per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania o la Francia. Ma questo vale anche per l’Europa centrale : Ricordiamo, come ci invita a fare il filosofo croato Nenad Miscevic´, la terribile guerra che, durante l’ultimo decennio del XX secolo, ha distrutto e dislocato l’ex Repubblica Jugoslava. Miscevic´ tuttavia supplica per quella che chiama “intertraduzione”, che si basa sul fatto che la lingua dei serbi, croati e bosniaci è “più o meno comune”. Questa intertraduzione sarebbe, a suo avviso, un potente strumento per combattere ciò che minaccia di accadere oggi in questa regione: una profonda ignoranza per le generazioni future del passato e della storia di questi popoli. In breve, “la traduzione interculturale è essenziale per la stabilità e quindi indispensabile per l’ordine democratico europeo”.

Più in generale, se vogliamo compiere progressi verso l’integrazione europea, dobbiamo tenere conto dell’attuale diversità etno-culturale della maggior parte degli Stati europei per attuare misure politiche adeguate che richiedono un forte sostegno istituzionale per l’interazione e la comunicazione interculturale.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

L’invariabilità della cultura
Lévi-Strauss ritiene che: “La cultura può essere considerata come un insieme di sistemi simbolici, in primo piano dei quali la lingua, le regole matrimoniali, i rapporti economici, l’arte, la scienza e la religione. Tutti questi sistemi mirano ad esprimere alcuni aspetti della realtà fisica e sociale e, a maggior ragione, le relazioni che questi due tipi di realtà hanno tra loro e che i sistemi simbolici stessi hanno tra loro. » Questo è il fondamento dell’antropologia strutturale, la cui ambizione è quella di identificare e indicizzare le “invarianti” o “universali”, cioè quei materiali culturali che sono sempre identici da una cultura all’altra. Lévi-Strauss prenderà in prestito quattro idee essenziali da Ruth Benedict (la cui eredità appare chiaramente in Tristes Tropiques).

In primo luogo, le diverse culture sono definite da un certo modello (pattern). In secondo luogo, vi è un numero limitato di possibili tipi di culture. In terzo luogo, lo studio delle società “primitive” è il metodo migliore per determinare le possibili combinazioni tra elementi culturali. In quarto luogo, queste combinazioni possono essere studiate in se stesse, indipendentemente dagli individui che appartengono al gruppo per i quali rimangono inconsci. Lévi-Strauss è quindi in un certo senso l’erede dell’antropologia culturale americana, ma se ne distingue cercando di andare oltre l’approccio particolarista alle culture : Al di là dello studio delle variazioni culturali, si propone di analizzare l’invariabilità della cultura. Per lui, culture particolari non possono essere comprese senza riferimento alla Cultura, il “capitale comune” dell’umanità da cui attingere per sviluppare i loro modelli specifici.

Ma non basta proclamare che “l’umanità (o l’Occidente, o l’Europa, o l’Islam, ecc.) è forte nella sua diversità”. Secondo Bruce Robbins, la domanda fondamentale deve essere posta nei seguenti termini: “Se, nel bene e nel male, Huntington condivide con i suoi oppositori una valutazione positiva della diversità culturale, con quale logica passa dal rispetto delle culture inviolabili alla difesa degli interessi americani e, d’altra parte, i suoi oppositori potranno rinnegare questa logica? Per noi, che rispettiamo la cultura ma rifiutiamo di dare priorità agli interessi degli Stati Uniti (o di un’altra cultura, a seconda dei casi), è questa una via che possiamo evitare? »

La sfida è quella di “costruire un consenso che non si basa su un vago concetto di essenza umana predeterminata, ma è il risultato attivo del dialogo e della lotta. È anche la sfida della cultura stessa, che non deve avere paura di aprirsi per rivelare (e mettere in discussione) il suo carattere universale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La traduzione come negoziazione delle differenze una questione di civiltà
Di conseguenza, l’approccio ci invita a considerare la traduzione come una negoziazione delle differenze, e non più come un’opposizione tra l’universale e il locale. Lavorare sulla traduzione delle culture significa non solo chiedersi cosa si traduce, perché si traduce, come si traduce , ma anche interrogarsi sulle narrazioni contemporanee dell’intraducibile e, così facendo, mettere in discussione il tema dell’incompatibile, quello dell’originale/originale e della traduzione/traduzione tradimento. In breve, tradurre significa pensare alla cultura come rapporto tra le culture. Per questo motivo non si può parlare di una cultura omogenea. Le differenze sono presenti all’interno della stessa cultura e tra le culture, così come all’interno della stessa lingua e tra le lingue. Tradurre tra le culture è quindi una sfida di civiltà, soprattutto nell’attuale contesto ideologico, che fa del riferimento alla “guerra di civiltà” il discorso dominante ed implicito ovunque. Più che mai, è necessario pensare ai divari tra cultura e civiltà, tra alterità e chiusura. Né dobbiamo trascurare i vari fattori inevitabili e la questione in sospeso dell’incompatibilità, il diverso, l’intraducibile, tanti fattori di guerra piuttosto che di pace.

Si tratta infatti di rispondere a un paradosso che può essere così formulato: è proprio perché non esiste un fondo culturale comune, legato agli stessi valori religiosi, alla stessa filosofia della libertà individuale, allo stesso modello di razionalità e all’adesione agli stessi valori democratici, che la traduzione interculturale ha tanta difficoltà ad essere realizzata. Ognuno sa che, al di là di questo innegabile fondo culturale comune dell’umanità caro a Claude Lévi-Strauss, si ricade rapidamente sulle differenze, per non dire sugli antagonismi che spiegano non solo la recente storia violenta segnata dall’attacco alle Torri gemelle e al Pentagono dell’11 settembre 2001 – e che nei mesi successivi ad una rinnovata seduzione delle controverse tesi di Samuel Huntington sullo scontro di civiltà – ma anche la più antica storia del colonialismo.

Terza parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Impegnarsi a “cercare verso la civiltà le possibili vie di un ritorno alla politica, che la maggior parte delle società contemporanee sono venute a mancare, denunciare l’essenzializzazione delle culture, l’etnicizzazione e la comunitarizzazione della politica”. […], non si tratta forse di un obiettivo mobilitante per un’ambizione profondamente umanistica? La traduzione è una delle condizioni (necessarie ma non sufficienti) per superare il discorso identitario. Essa offre anche opportunità di confronto tra diverse realtà culturali e solleva una serie di questioni relative sia al funzionamento dei settori della produzione culturale che agli scambi  internazionali, questioni che troppo spesso vengono discusse oggi solo dal punto di vista della “globalizzazione” o ” mondializzazione”. Da qui l’interesse euristico di aprire “un nuovo campo teorico nella sua trasversalità e modalità di applicazione [.....] per sviluppare una valida alternativa alle nozioni superate di “dialogo delle culture” o multiculturalità”. Abbiamo ora un insieme di riflessioni stimolanti che seguono approcci simili, come gli studi di traduzione e, soprattutto, gli studi sui processi di “trasferimento culturale”.

Come sottolineano Johan Helbron e Gisèle Shapiro: “Il campo di ricerca degli studi di traduzione, che è stato istituito a partire dagli anni ’70 in alcuni piccoli paesi, spesso multilingue (Israele, Belgio, Paesi Bassi), è diventato, almeno in alcuni luoghi, una specialità a sé stante, con le sue cattedre, l’insegnamento, i manuali e le riviste specializzate. Questo lavoro rappresenta un cambiamento nell’approccio adottato. Invece di comprendere le traduzioni solo o principalmente in relazione a un testo originale, un testo di partenza o una lingua di partenza, e di identificare attentamente le deviazioni la cui rilevanza dovrebbe poi essere determinata, gli studi di traduzione si sono sempre più concentrati su questioni che riguardano il funzionamento delle traduzioni nei loro contesti di produzione e di ricezione, cioè nella cultura di destinazione. È questa stessa questione del rapporto tra i contesti di produzione e di accoglienza che sta alla base degli approcci in termini di “trasferimento culturale”, che mettono in discussione anche gli attori di questi scambi, istituzioni e individui, e la loro inclusione nei rapporti politico-culturali tra i paesi studiati. »

Seconda parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Seconda parte di questo articolo

Casa Lannister: 蘭尼斯特家族 Lán nísī tè jiāzú

Motto

Hear me roar! Udite il mio ruggito! 听我怒吼 Tīng wǒ nùhǒu

La nobile e orgogliosa Casata di Castel Granito, il cui emblema è un leone dorato in campo rosso, si fregia del motto “Hear me roar!”. La traduzione italiana ha modificato il verbo “roar” sostituendolo con il sostantivo “ruggito”, anziché con il verbo “ruggire”. La sostituzione della categoria grammaticale, però, non influisce sul valore semantico. La traduzione cinese sembra comportarsi in modo identico e ancora una volta mantiene la struttura del chengyu a quattro caratteri.

Casa Targaryen 坦格利安家族 Tǎn gé lì’ān jiāzú

Motto

Fire and Blood Fuoco e sangue 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán

I Targaryen, signori dei draghi, uniscono fuoco e sangue nel proprio motto. In italiano viene tradotto alla lettera senza creare alcuna difficoltà strutturale. In cinese, viene ricreata la struttura a quattro caratteri nel motto 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán. Il primo carattere (血) è il “sangue”, il secondo (火) il “fuoco”, mentre gli ultimi due (同源) indicano “un’origine comune”. Una possibile traduzione potrebbe quindi essere: “fuoco e sangue hanno la stessa origine”. Non è dunque una traduzione strettamente letterale, ma consta di un’aggiunta che spiega meglio il motto originale. Il fuoco e il sangue derivano infatti entrambi dai draghi, animali fantastici associati alla Casa Targaryen, impiegati nelle guerre di conquista come arma devastante.

Dai tre esempi, estrapolati da uno studio analitico molto più corposo, si evince come la principale tendenza dei traduttori cinesi sia quella dell’addomesticamento. La versione cinese, quindi, tende una mano amica ai propri lettori, vestita di familiarità e adornata di tradizione, pur mantenendosi fedele all’intento dello scrittore.

Di esempi da citare e studi da riportare ce ne sarebbero molti altri per cui, nell’immenso mare della ricerca incentrata sulle strategie traduttive di questo popolo orientale, il presente articolo non è che una goccia trovata tra Delta delle Acque e il Mare Stretto.

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Prima parte di questo articolo

La traduzione dei motti delle Grandi Case, con espressioni per lo più a quattro caratteri, dimostra la tendenza largamente diffusa in Cina all’addomesticamento.

Termine coniato da Lawrence Venuti, l’addomesticamento è la strategia opposta allo straniamento. “Addomesticare” un testo straniero consiste nel tradurlo in un modo fluido e trasparente che tende a cancellare l’estraneità del testo fonte e a renderlo conforme alla necessità e ai valori del pubblico d’arrivo. Rievocando Schleiermacher (1813), “Il traduttore lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove incontro lo scrittore”. Fenomeno contrario è invece quello dello straniamento per cui “il traduttore lascia l’autore in pace il più possibile e conduce il lettore verso di lui”. Il lettore viene quindi avvicinato a contenuti non familiari ed esotici e viene meno l’invisibilità del traduttore. Teorizzata da Venuti, l’invisibilità è prodotta dal modo in cui i traduttori tendono a tradurre in maniera scorrevole verso la lingua target allo scopo di produrre un testo d’arrivo idiomatico e leggibile che crei l’illusione della trasparenza. Nella lingua d’arrivo, il testo viene quindi letto non come una traduzione, ma come se fosse l’originale. L’atto della traduzione viene celato. L’addomesticamento rende invisibile il traduttore mentre lo straniamento (anche chiamato resistenza da Venuti) lo rende visibile.

Alcuni esempi di traduzione dei motti delle Grandi Case del Trono di Spade rendono evidente la tendenza cinese all’invisibilità, proponendo strutture linguistiche culturalmente vicine ai propri lettori:

Casa Stark: 史塔克家族 Shǐ tǎ kè jiāzú

Motto:

Winter is coming L’inverno sta arrivando 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì

Il motto di casa Stark esprime un monito. I membri della nobile casa del Nord non vantano le proprie qualità ma, rispecchiando la propria indole seria, valorosa, forte e temprata dal gelido clima settentrionale, esprimono un avvertimento nel proprio motto. L’arrivo dell’inverno è legato all’approssimarsi di un periodo di caos, sconvolgimenti politici, carestie e difficoltà economiche. Il motto originale, in inglese, è asciutto e diretto e in italiano viene tradotto alla lettera. In cinese, la frase a quattro caratteri 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì, consta di una piccola aggiunta probabilmente apportata perché i caratteri raggiungessero il numero quattro. 凛 infatti, vuol dire “freddo”. La traduzione letterale potrebbe allora essere: “il freddo inverno sta arrivando”. La particella 将 indica l’approssimarsi di un evento futuro e rispecchia quindi il tempo verbale del motto originale.

Terza parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

I motti delle Grandi Case, le cui vicende sono narrate nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, saga fantasy scaturita dal genio letterario di George R.R. Martin, sono stati creati in modo da risultare suggestivi e d’impatto. Sono inoltre carichi di valore semantico che lascia trasparire le peculiari caratteristiche di cui si fregia ogni casato. Frasi brevi, incisive, dense di significato, che vanno analizzate nel dettaglio per essere comprese appieno. Dietro ogni motto si nasconde la storia delle sue origini.

Il motto dei Targaryen (“fuoco e sangue” / “fire and blood”), ad esempio, si riferisce alla grande guerra di Aegon il Conquistatore che lasciò sul campo il sangue di numerosi nemici divorati dal fuoco dei suoi draghi. Racconta un’antica storia anche il motto di Casa Martell: “mai inchinati, mai piegati, mai spezzati” (“unbowed, unbent, unbroken”). I Dorniani furono infatti gli unici a non piegarsi davanti alla potenza dei Targaryen e, piuttosto che sottomettersi alla conquista, accettarono un’unione matrimoniale tra il principe erede al trono, Rhaegar Targaryen, e la principessa Elia Martell. Altrettanto emblematico è il motto di Casa Greyjoy: “noi non seminiamo” (“we do not sow”). Parole apparentemente poco evocative, racchiudono invece la vera natura degli abitanti delle Isole di Ferro. Pirati, predoni, dediti al saccheggio e allo stupro, non seminano perché l’agricoltura non rientra nel loro stile di vita. Le aspre sporgenze rocciose, bagnate dal mare, hanno forgiato gli uomini di ferro plasmandone la vita e le abitudini sociali. Il motto dei signori di Pyke dunque, riflette e riassume le caratteristiche del proprio popolo.

I traduttori cinesi che a partire dal primo romanzo hanno seguito il progetto, Tan Guanglei e Qu Chang (谭光磊, 屈畅), dovevano quindi coniare espressioni brevi, dense di significato, dal sapore arcaico e che riecheggiassero uno stile epico. Si sono dunque avvalsi di arcaismi linguistici, dove possibile, ed è inoltre evidente il tentativo di traduzione volto a racchiudere i motti in soli quattro caratteri. Scelta che deriva dalla tradizione letteraria cinese ed è dovuta all’esistenza dei cosiddetti chengyu (成语, chéngyǔ) o frasi a quattro caratteri. Espressioni idiomatiche del cinese classico, i chengyu racchiudono solitamente un significato comprensibile solo conoscendo il mito, la leggenda, la storia a cui sono collegati. Visto che non rispondono alla normale struttura sintattica del cinese moderno, ma sono molto più sintetici, è spesso necessario conoscere il contesto in cui sono nati per poterli comprendere correttamente. I cinesi ne fanno largo utilizzo sia nella lingua scritta che in quella parlata, conoscere e padroneggiare i chengyu è ritenuto segno di cultura e riflette l’intramontabile amore e rispetto per gli antichi, tipico della cultura orientale.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

La denuncia della Crusca (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

A colpo d’occhio | Uso e disuso della lingua inglese ad opera degli italiani

In Italia si usano sempre più termini anglosassoni nella vita di tutti i giorni, anche quando esiste un equivalente nostrano perfettamente accettabile.

Molti di questi provengono dal mondo degli affari e della tecnologia, come “strategy”, “meeting”, “spending review”, “jobs act” e “budget”. Ma il significato di alcuni viene storpiato quasi al di là dell’immediato riconoscimento.

Ecco alcuni esempi di termini infiltrati nella lingua italiana che hanno stranamente mutato il loro significato originale:

“Smoking”– usato per indicare un abito maschile formale o da sera
“Water”– usato per indicare un gabinetto o un lavabo
“Sexy shop” – al posto di sex shop
“Pullman” – per indicare un autobus
Footing”–interpretato come jogging o corsa
“Lifting”– per indicare un’operazione chirurgica al viso
“Mister” – usato per definire un allenatore di calcio
“Outing”– l’atto di dichiararsi omosessuale
“Big” – per definire un alto dirigente politico o aziendale
“Baby gang”– non un gruppo di neonati, ma una banda di giovani delinquenti, vandali o criminali

I termini ibridi nati da un italiano inglesizzato stanno emergendo con sempre più frequenza. Un esempio lampante di questa bizzarra attitudine linguistica è il verbo chattare, un termine inventato di sana pianta e preso dal corrispettivo in inglese“to chat”, che ha scavalcato così l’equivalente in italiano, cioè il verbo chiacchierare.

Molti dei nuovi anglicismi sono legati al mondo di Internet – per esempio, dall’inglese “to post” si ricava un altro ibrido storpiato, da cui emerge il termine “postare”, cioè pubblicare un commento o una foto. Poi ancora abbiamo: “mouse”, per indicare l’aggeggio che guida il cursore, “selfie”, “spread”, “car sharing”, “e-book” e “spending review”.

“Se continuiamo così, l’italiano sarà svanito nell’anno 2300. Al suo posto parleremo solo l’inglese”, ha dichiarato il professor Marazzini al quotidiano La Stampa.

I giovani italiani lottano per padroneggiare l’uso del congiuntivo – la forma del verbo che suggerisce che qualcosa potrebbe accadere – e alcuni lo stanno abbandonando del tutto.

Persino il tempo futuro è stato sostituito dal tempo presente. “I giovani, in particolare, tendono ora più che mai a dire  ‘Domani vengo a casa tua’  piuttosto che  ‘Domani verrò a casa tua’ ” – dice il professor Marazzini.

Un politico di alto profilo, indicato come futuro primo ministro, è stato ampiamente deriso pochi giorni fa per non aver afferrato la forma corretta del congiuntivo in un tweet scritto da lui.

Luigi Di Maio, una stella nascente all’interno del Movimento alternativo dei Cinque Stelle, ha sbagliato non solo una volta, ma tre, e ha dovuto ripetutamente correggersi nei messaggi successivi su Twitter e Facebook. In un post sulla sicurezza informatica, è inciampato più volte sul verbo “spiare”.

“Guarda, ti pagherò il doposcuola per prendere lezioni di grammatica settimanali  – gli ha scritto un altro utente – ma ti prego, basta!”

Fonte: Articolo scritto da Nick Squires e pubblicato il 17 gennaio 2017 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

La denuncia della Crusca

 Categoria: Le lingue

L’Accademia della Crusca denuncia: la lingua italiana è sotto assalto dal crescente numero di anglicismi, l’uso sconsiderato dei verbi ed un lessico impoverito.

Secondo il più illustre istituto linguistico del paese, l’italiano è messo in pericolo da un’ondata crescente di parole inglesi, l’abbandono dei tempi verbali e l’uso di un vocabolario sempre più ristretto, rischiando addirittura l’estinzione.

La nobile lingua di Dante e del Petrarca procede dunque verso un inesorabile involgarimento, man mano che i giovani rinunciano ad esprimersi attraverso i tempi del congiuntivo e del futuro, seminando piuttosto un linguaggio quotidiano alquanto semplicistico condito di anglicismi, anche dove ci sono alternative perfettamente adeguate nella loro lingua madre; è quello che afferma l’Accademia della Crusca, l’antica istituzione che custodisce la purezza dell’idioma italico.

“C’è stato un grande aumento nel numero di parole ed espressioni straniere e la tendenza continuerà, soprattutto con le parole inglesi”, ha dichiarato il professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia, fondata a Firenze nel 1582. “Ci stiamo dirigendo verso un italiano molto scarso. ”

Migliaia di parole sono a rischio di estinzione perché non vengono più utilizzate nel discorso quotidiano, afferma il professore. Tra queste includiamo: “accolito” (attendente, tirapiedi), “maliardo” (stregato), “tremebondo” (tremulo, tremante), “zufolare” (fischiare), e “abbindolare” (prendere in giro, farsi prendere per il naso).

Nel momento in cui gli italiani usano la parola “location”, stanno effettivamente uccidendo tre equivalenti nella loro lingua allo stesso modo efficaci, come luogo, sito e posto.

Quando il governo istituì una mezza dozzina di centri di accoglienza nel sud Italia per accogliere le decine di migliaia di migranti che fluivano attraverso il Mediterraneo dalla Libia, li chiamò “hot spots” invece di usare il termine italiano “centro d’accoglienza” – una decisione che è stata criticata dall’Accademia della Crusca.

Gli italiani sono stati più inclini ad adottare parole ed espressioni straniere, forse perché il paese fu fondato solo nel 1861 e il senso di nazionalità e orgoglio nazionale è inferiore a quello della Francia o della Spagna, ci fa sapere l’Accademia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nick Squires e pubblicato il 17 gennaio 2017 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

Consigli per traduttori editoriali (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Consiglio 3: partecipa a un campo estivo
Ci sono diverse scuole estive di traduzione letteraria dove puoi affinare le tue capacità e ottenere dei contatti utili. Il Regno Unito sembra essere un focolaio per questo tipo di cose. Il British Centre for LiteraryTranslation ne organizza uno (pieno per quest’anno, ma ricontrolla per i prossimi anni), e la City University of Londonne offre un altro. La nota traduttrice editoriale dallo spagnolo all’inglese Lisa Carter ha una lista di eventi di traduzione letteraria del 2016 sul suo sito, ma molti di questi programmi saranno probabilmente riproposti nel 2017.

Consiglio 4: traduci un libro di pubblico dominio e pubblicalo indipendentemente
Se non ti va di sbattere la testa contro il muro dell’editoria tradizionale, fai da te. Siti come Project Gutenberg hanno un sacco di libri in tante lingue diverse, tutti di pubblico dominio. Potresti iniziare traducendo uno di questi libri per pubblicarlo su un blog, farci un e-book o stamparlo su richiesta. Ma assicurati che il libro in questione sia davvero di pubblico dominio, prima di pubblicarlo.

Consiglio 5: scegli il metodo tradizionale e preparati a un lungo cammino
Essere pubblicato da un editore classico è impegnativo, ma tutt’altro che impossibile. Se senti che il tuo autore preferito della tua lingua d’origine debba assolutamente essere tradotto nella tua lingua di destinazione, e che quella traduzione debba essere assolutamente pubblicata da un editore tradizionale, non farti buttare giù da chi ti dice che non puoi. Cerca la lista degli editori di traduzioni sul sito del PEN e mettiti a lavoro.

Consiglio bonus: fai pace con l’aspetto finanziario della traduzione editoriale
Se ti occupi principalmente o esclusivamente di traduzioni commerciali, sarai abituato a seguire il denaro e a puntare ai mercati che pagano di più, tuttavia è difficile che questa caccia ti porti alla traduzione editoriale. Ma finché il resto del tuo lavoro è solido finanziariamente, va bene dedicarsi anche ad un progetto per passione, che può mantenere alta la tua motivazione mentre ti occupi del resto. Ciò non significa che non ci siano traduttori editoriali che non guadagnano bene, sicuramente ce ne sono. Ma così come ci sono solo pochi scrittori dilettanti che riescono a vivere grazie alla scrittura, molti traduttori devono integrare la traduzione letteraria con le traduzioni commerciali.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Giulia Loiodice
Traduttrice DE, EN > IT
Berlino, Germania

Consigli per traduttori editoriali

 Categoria: Traduttori freelance

È il periodo dei premi letterari, quel momento dell’anno in cui tanti di noi ammirano, o addirittura invidiano, colleghi come Tess Lewis (vincitrice del PEN Translation Prize per la sua traduzione dal tedesco all’inglese del romanzo “L’angelo dell’oblio” di Maja Haderlap) o Jessica Cohen (vincitrice del Man Booker International Prize per la sua traduzione dall’ebraico all’inglese di “Applausi a scena vuota” di David Grossman). Molti di noi si sono innamorati della traduzione proprio grazie alla traduzione letteraria. Un esempio di questo fenomeno, misto ad arroganza adolescenziale, è la mia traduzione del poema “Ofelia” di Arthur Rimbaud, con conseguente lettura in pubblico, come progetto finale per il mio corso su Shakespeare al liceo nel 1989… a proposito di palesi turbe adolescenziali.Se, per fortuna, quella traduzione è finita in qualche cassonetto della spazzatura del New Jersey, molti di noi sognano tuttora di tradurre libri, per portare alla luce i nostri autori preferiti nella nostra lingua di destinazione o per tanti altri motivi.

La traduzione editoriale è un settore tosto
La maggior parte degli editori difficilmente puntasu un autore sconosciuto o un traduttore inedito, la traduzione editoriale può essere più un atto d’amore che un impiego redditizio, e la strada per ottenere un contratto è spesso più frastagliata di quella per ottenere un progetto di traduzione commerciale. Però è possibile. Il primissimo libro tradotto dalla traduttrice dal francese all’inglese Sandra Smith è stato il best seller “Suite francese”, che ha vinto il premio PEN ed è stato selezionato come libro dell’anno del Times of London. Quindi, cosa deve fare un traduttore editoriale insoddisfatto? Ecco alcune dritte!

Consiglio 1: inizia con i periodici
Se non hai mai tradotto un libro prima, i periodici sono il posto perfetto da cui iniziare. Prova a farti pubblicare un racconto o un estratto (ma prima assicurati di avere il permesso da chi detiene i diritti di traduzione, prima che il tuo trionfo editoriale si trasformi in una violazione del copyright). Il sito della PEN ha una lunga lista di periodici che cercano traduttori. Cerca le loro linee guida e inizia da lì.

Consiglio 2: cerca risorse disponibili per la tua lingua
Molti paesi, oltre agli Stati Uniti, supportano attivamente le traduzioni editoriali. C’è la French Publishers’ Agency, che si occupa di diritti di traduzione in inglese per libri scritti in francese. Per il tedesco, c’è la Frankfurt Book Fair New York, e sono sicura che ci siano organizzazioni simili anche per altre lingue.

Seconda parte di questo articolo>

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Giulia Loiodice
Traduttrice DE, EN > IT
Berlino, Germania

La linea sottile del bilinguismo

 Categoria: Le lingue

Il “dilemma” di cui vi parlerò oggi appartiene principalmente a chi, come me, va via dal suo paese, con l’illusione di riuscire a sentirsi come a casa anche nel paese al quale sta emigrando. Lo affronto fra traduttori perché mi è capitato di sentirmi dire che i madrelingua che vivono in un altro paese tendono a dimenticarsi la loro lingua e quindi smettono di essere bravi a scrivere, il che a me sembra assurdo e contraddittorio.

L’italiano non è la mia lingua madre, di fatto l’ho imparato dopo i 20 anni e non è che non parli o usi lo spagnolo, ci lavoro tutti i giorni scrivendo e pensando in spagnolo, ma quando devo scrivere qualche appunto, qualche pensiero veloce uso irrimediabilmente l’italiano.

Ho capito che avevo fatto mia questa bellissima lingua quando ho cominciato a sognare in italiano.

Il processo di apprendimento delle lingue ha diversi step, anche dal punto di vista accademico. In sintesi, prima cerchi di riconoscere le lettere e i suoni in quella lingua, poi impari a leggerli, a capirli, ma ancora non riesci a parlare. Poi cominci a parlare facendo un ponte immaginario nel cervello da una parola nella tua lingua a quella corrispondente nella lingua di destino, poi invece cominciano a venire in automatico le parole senza dover passare per la tua lingua e lì riesci anche ad articolare un discorso lungo e profondo. Ma secondo me c’è un passo in più, quello in cui ti senti talmente comodo che “preferisci” sognare in quella lingua.

Vi ricordate Antonio Tabucchi? Lui amava il portoghese, lo amava così tanto che alcuni libri ha preferito scriverli direttamente in portoghese, perché, come me, e tanti altri, ha fatto sua una lingua che non conosceva dalla nascita ma che ha studiato, vissuto e l’ha fatto innamorare.

È qui dove voglio arrivare. Non possiamo chiamarci bilingue se rispettiamo chiaramente il concetto di bilinguismo, ma abbiamo fatto nostra un’altra lingua senza abbandonare la nostra lingua madre e, a mio avviso, il fatto di aver incorporato così profondamente quella nuova lingua non fa che parlare bene di noi e della nostra capacità di linguaggio e di apprendimento.

Autrice dell’articolo
Lourdes Miranda
Traduttrice e Localizzatrice
Assisi

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Pagamento del lavoro del traduttore
La specificità del business editoriale è tale che, fin dall’inizio, l’editore investe nella produzione e promozione del libro, e solo in seguito riceve dividendi. E le previsioni rosee non sempre si avverano. Pertanto, l’editore è interessato a rischiare il meno possibile i propri mezzi. Il traduttore in questo sistema diventa l’anello debole. Per l’editore è redditizio pagare il suo lavoro al minimo. Se non si parla solamente della pubblicazione di un libro del vincitore di un prestigioso premio, per esempio – in questo caso, è fondamentale importanza che al riguardo vi abbia lavorato un traduttore di alta qualità, che è d’accordo a non fare un lavoro mediocre.

Il caso di “Harry Potter”, dal momento che era proposta una generosa ricompensa per l’urgenza, è più che un’eccezione. Spesso è necessario tradurre sia rapidamente che in economia. Soprattutto per un traduttore senza nome.

Inoltre, sorge la domanda sulla relazione tra il prezzo e la qualità della traduzione. Perché pagare un sacco di soldi per la traduzione di un passaggio “horror” o di un melodramma? – si chiederà l’editore. In questo caso non è necessario il lavoro di precisione, significa che per essa il traduttore si accosterà con “più facilità”. Il quale non deve essere necessariamente pagato molto e che conviene disperatamente a lavorare per tali soldi.

Pertanto, se l’Unione Sovietica richiedeva un traduttore letterario, egli poteva vivere completamente delle sue traduzioni (e senza prodezze stacanoviste), ora con una traduzione letteraria è difficile nutrirsi. La traduzione letteraria deve essere combinata con altre traduzioni o, ad esempio, con l’insegnamento.

Periodicamente gli editori ricevono sovvenzioni da agenzie governative, oppure da organizzazioni straniere, per la produzione di letteratura tradotta. Quindi c’è opportunità di stampa non solo di ciò che viene richiesto dal lettore di massa. Ma anche in presenza di sovvenzione, ciò non è sempre garanzia di pagamento decente del lavoro del traduttore, perché la casa editrice dispone della sovvenzione.

Tuttavia, nonostante tutti i prerequisiti per un deterioramento della qualità della traduzione della letteratura, gli esperti affermano che esistono tuttora dei traduttori letterari di qualità in Russia. Ci sono devoti che accettano una vita molto modesta, e chi è addetto a più lavori che traduce “per l’anima” e guadagna da vivere altrove. È vero, non sono la maggioranza. E la questione dell’approntamento di una mutazione nell’ambito della traduzione rimane aperta.

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Velocità di traduzione
Naturalmente, le case editrici sovietiche, come tutte le altre imprese di quel tempo, erano piani di produzione. Ma, poiché gli editori non perseguivano l’ottenimento di profitti, le tempistiche assegnate per la preparazione di un libro erano indulgenti. La velocità non veniva impostata come attributo più importante. Ciò riguardava anche il tempo assegnato per la traduzione – non più di due pagine del testo originale (80 mila caratteri spazi inclusi) al mese.

Il mercato detta altre condizioni. Il processo di produzione editoriale, in generale, ha un corso più lungo: le questioni del diritto d’autore, di ricerca del traduttore, dell’artista, della traduzione in sé, dell’editing, dell’impaginazione, della stampa del libro. Più si protrae la preparazione di un libro per la pubblicazione, più tardi l’editore riceverà entrate da esso. Perché un libro possa essere redditizio, bisogna fare in tempo a pubblicarlo, mentre c’è interesse per quest’opera, per questo autore, per questo argomento o per questa serie.

È indicativo un racconto con Harry Potter. Gli ultimi libri della serie sono stati tradotti in brevissimo tempo – la casa editrice aveva fretta di raccogliere i profitti sull’onda della frenesia, nel mentre molti non avevano ancora letto la traduzione amatoriale sul Web. Il traduttore Sergei Ilyin, che ha lavorato alla traduzione della sesta e della settima parte, riporta che gli sono state assegnate tre settimane per tradurre metà del sesto libro e due per tradurre la metà del settimo (!). A causa della frenesia, i libri sono stati tradotti “in tandem” – metà è stata concessa a Ilyin, l’altra metà a Maya Lahuti. È positivo un lavoro del genere “a mosaico” per un libro? Ne dubito. Sulla settima parte dei libri di Harry Potter, Il’in ha lavorato dodici ore al giorno. E anche se il traduttore ammette che per le tempistiche “draconiane” è stato ricevuto pagamento adeguato, è molto dispendioso in termini di energia lavorare secondo questa modalità. Incrementa anche la probabilità di errori. In questo caso aumenta la responsabilità dell’editore, che dovrebbe notare tutti gli errori e le discordanze. Ma anche il suo lavoro è strettamente regolato dalle tempistiche.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS

 Categoria: Traduzione letteraria

I concetti chiave per comprendere l’attività editoriale degli anni sovietici sono la pianificazione dell’economia e dell’ideologia.
Tutte le case editrici erano di proprietà statale. Non dipendevano dai gusti del pubblico, bensì erano loro stesse a plasmarli. È difficile immaginare che oggi le traduzioni dei poeti Ciuk ci vengano pubblicate in migliaia di copie nelle case editrici principali, mentre al tempo ciò era realtà.

L’ideologia dettava una dura selezione delle opere da tradurre. E riguardava non solo l’”affidabilità” delle opere, ma anche il loro valore letterario. Anche i traduttori dovevano soddisfare criteri elevati. Tra loro c’erano molti letterati. Tra i traduttori di narrativa non rientravano persone prese a caso “dalla strada”. La traduzione letteraria era un’occupazione prestigiosa, simile al lavoro di scrittore. E veniva retribuita di conseguenza.

Le prime concessioni sono iniziate già con la perestrojka, quando è stata adottata una linea per la democratizzazione e hanno iniziato a fare la propria comparsa editori non statali. E negli anni ’90, finalmente, le porte si sono dischiuse. L’attività editoriale si è spostata, in modo particolare, su binari puramente commerciali. Si è riversato nel Paese un flusso di svariate pubblicazioni di letteratura tradotta, per lo più di intrattenimento: romanzi femminili, thriller, erotica … A volte c’erano più gialli e fantascienza. Il quadro sul mercato editoriale è cambiato radicalmente, e questo non poteva non incidere sul lavoro dei traduttori letterari.

Lingue di traduzione
Negli anni sovietici, la gamma di lingue per la traduzione letteraria era estremamente ampia. Erano richieste traduzioni dalle lingue dei popoli dell’URSS – dal Tagiko alla lingua dei Nenets (1). Erano stimati anche i libri di popoli amici–degli autori della DDR, della Polonia, ecc. Inoltre, gli editori letterari miravano a istruire il lettore in modo completo. Nessuno si è sorpreso per i testi collettivi come «Современнаяяпонскаяповесть»o «Голосаафриканскихпоэтов». Con la transizione verso l’economia di mercato, l’elenco degli orientamenti per la traduzione si è ristretto drasticamente. Ora questi sono principalmente le lingue europee (con un forte distacco per l’Inglese), così come alcune lingue asiatiche.

Seconda parte di questo articolo >

Note a cura del traduttore
(1)   Il Circondario autonomo dei Nenec (rus. Нене́цкийавтоно́мныйо́круг, Nenéckijavtonómnyjókrug, 176.700 km², 41.546 ab. nel 2001) si trova in Russia, e il suo territorio è compreso nell’oblast’ di Arcangelo. La lingua nenec, ivi parlata, ha status ufficiale insieme al russo.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Circondario_autonomo_dei_Nenec

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Tra i componimenti classici si può includere anche La hiedra, una poesia composta interamente di versi alessandrini non rimati formati da due emistichi settenari, in cui l’edera che cresce sulle lapidi diventa simbolo di rigenerazione ed è rappresentata come un’entità immune al passare del tempo:

Mar de oídos atentos, ¿qué te dice la piedra?
Yaces sobre las tumbas, colectora de nombres,
trémula cuando el viento vesperal te despierta

para indagar tus manos y quitarles las voces
que minuciosa juntas, sigilosa de tiempo,
guardiana de los diálogos y los turbios adioses.

Sobre las tumbas vela tu solitario sueño,
oh madre de las lenguas, oh estremecida hiedra
donde se va juntando la noche de los muertos-

En vano te reclaman los juegos de la lluvia;
las fuentes de la luz y las diurnas estatuas
te han esperado tanto para darse desnudas,

mientras tú, recogida, habitas en las lápidas.

Nel tradurre il componimento è stato necessario rinunciare a una resa letterale, al fine di trasporre in italiano la stessa struttura metrica: in questo caso, infatti, non era sufficiente conservare il numero totale di sillabe del verso, ma ho dovuto preservare anche la suddivisione in emistichi con l’ultimo accento forte posizionato sulla sesta sillaba. Ad esempio, nel verso 6 la ripetizione della preposizione articolata e la traduzione di “turbios” con “tormentati” hanno permesso di ottenere due emistichi formati ciascuno da un settenario, preservando così la struttura originale:

Mare di orecchi attenti, che ti dice la pietra?
Giaci sopra le tombe, collezionando nomi,
tremula quando il vento della sera ti sveglia

per scrutarti le mani e togliere le voci
che accurata raccogli, confidente del tempo,
guardiana dei colloqui, dei tormentati addii.

Sopra le tombe veglia il tuo sonno appartato,
oh madre delle lingue, oh edera tremante
laddove avviene il rito della notte dei morti-

Invano ti reclamano i giochi della pioggia;
le fonti della luce e le statue del giorno
ti hanno aspettato tanto per consegnarsi nude,

mentre tu, solitaria, abiti sulle lapidi.

Questa breve analisi delle  caratteristiche metriche dei componimenti di Cortázar può dare un’idea delle varie difficoltà che incontra il traduttore dell’opera; tali sfide traduttive sono originate dalla complessità, eterogeneità e raffinatezza delle poesie che compongono la raccolta, cioè da alcuni degli elementi che rendono Salvo el crepúsculo un’opera “inoubliable”, indimenticabile, come afferma la traduttrice francese della raccolta Silvia Baron Supervielle nella sua introduzione. La comprensione di tali tratti distintivi dell’opera crea nel traduttore un senso di affinità con l’autore e gli permette di identificarsi con i personaggi sofferenti e combattuti che affollano le poesie di Cortázar.

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Un altro componimento peculiare dal punto di vista metrico è Doble invención: si tratta di un sonetto minore, cioè di un sonetto formato da versi inferiori all’endecasillabo, in questo caso da novenari:

Cuando la rosa que nos mueve
cifre los términos del viaje,
cuando en el tiempo del paisaje
se borre la palabra nieve,

habrá un amor que al fin nos lleve
hasta la barca de pasaje,
y en esta mano sin mensaje
despertará tu signo leve,

Creo que soy porque te invento,
alquimia de águila en el viento
desde la arena y las penumbras,

y tú en esa vigilia alientas
la sombra con la que me alumbras
y él murmurar con que me inventas.

Le rime sono incrociate nelle quartine (ABBA – ABBA), mentre le terzine seguono lo schema CCD – EDE. In questo caso, nella traduzione ho ritenuto necessario trasformare alcune rime del testo originale in assonanze; questa ‘infedeltà’ è giustificata anche dalla presenza di una rima imperfetta tra il verso 1 e il verso 4 del componimento cortazariano (mueve : nieve):

Quando la rosa che ci muove
fisserà i termini del viaggio,
quando nel tempo del paesaggio
sparirà la parole neve,

un amore ci condurrà
fino alla barca di passaggio,
e nella mano senza messaggio,
lieve il tuo segno si sveglierà.

So di essere perché ti invento,
alchimia d’aquila nel vento,
dalla sabbia e dai chiaroscuri,

e tu in questa veglia alimenti
quell’ombra con cui mi rischiari
e il mormorio con cui mi inventi.

Come si può notare, infatti, i versi 1 e 4, 5 e 8, 11 e 13 sono legati da rime imperfette; tuttavia, è rispettato sia lo schema delle rime sia la metrica in novenari.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

A questi casi particolari, si affiancano in Salvo el crepúsculo esempi più classici di metrica tradizionale, volti alla ricerca di un nuovo classicismo più autentico. I componimenti a cui si fa riferimento, per la loro struttura, pongono varie problematiche, tra cui la necessità di rispettare, nella traduzione, il numero sillabico e le rime.

Si può prendere in esame, ad esempio, il sonetto La ceremonia, uno dei tre sonetti erotici presenti nella raccolta:

Te desnudé entre llantos y temblores
sobre una cama abierta a lo infinito,
y si no tuve lástima del grito
ni de las súplicas o los rubores,

fui en cambio el alfarero en los albores,
el fuego y el azar. del lento rito,
sentí nacer bajo la arcilla el mito
del retorno a la fuente y a las flores.

En mis brazos tejiste la madeja
rumorosa del tiempo encadenado,
su eternidad de fuego recurrente;

no sé qué viste tú desde tu queja,
yo vi águilas y musgos, fui ese lado
del espejo en que canta la serpiente.

Come si può notare, si tratta di un sonetto tradizionale in endecasillabi, con rima incrociata che segue lo schema ABBA – ABBA nelle quartine e rima ripetuta nelle terzine secondo lo schema CDE-CDE. Al fine di rispettare la struttura nel testo tradotto, sono stati necessari alcuni cambiamenti:

Ti ho spogliata tra lacrime e tremori
sopra ad un letto aperto all’infinito,
e se non ebbi pena del tuo grido
né delle suppliche né dei rossori,

ero invece il vasaio degli albori,
fuoco e casualità del lento rito,
vidi nascere nell’argilla il mito
del ritornare alla sorgente e ai fiori,

Nelle mie braccia hai ordito il tessuto
mormorante del tempo incatenato,
l’eternità di fuoco ricorrente;

dal tuo pianto non so cosa hai veduto,
io ho visto aquile e muschio, ero quel lato
dello specchio da cui canta il serpente.

Le strofe più problematiche sono le due terzine: al fine di mantenere la rima tra nono e dodicesimo verso (in spagnolo madeja : queja) la “matassa” è stata trasformata in “tessuto”, conservando così la metafora tessile, mentre al più comune “hai visto” ho preferito, nel verso 12, il più colto “hai veduto”, in linea con lo stile ‘classico’ della poesia.

Terza parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar

 Categoria: Traduzione letteraria

Julio Cortázar (Bruxelles, 1914 – Parigi, 1984) è stato considerato prima di tutto e quasi esclusivamente un autore di racconti e la sua produzione poetica ha sempre avuto un ruolo marginale rispetto alla prosa. In realtà, l’autore argentino continuerà a scrivere poesie per tutta la vita, conservandole in quaderni e fogli sparsi, finché, poco prima di morire, non deciderà di raccoglierle e organizzarle in Salvo el crepúsculo
[1], pubblicato postumo nel 1984, a pochi mesi dalla sua morte. Di tale raccolta non esiste una versione italiana, a parte quei componimenti inclusi da Gianni Toti nella silloge del 1995 intitolata Le ragioni della collera [2].

Nel tradurre Salvo el crepúsculo ho individuato un gran numero di problematiche con cui mi sono dovuta confrontare in qualità di traduttrice: nella lettera a Gianni Toti lo stesso Cortázar ha definito il processo di traduzione delle sue poesie una “tanto insensata avventura”.
Tra queste difficoltà, gioca un ruolo fondamentale la questione metrica. La maggior parte dei componimenti della raccolta è in versi liberi e presenta, solitamente, una metrica fortemente irregolare. Il numero di sillabe del verso perde di rilevanza, mentre assume una maggiore importanza la posizione degli accenti forti: riportare nel testo tradotto gli stessi accenti presenti nel componimento originale permette, infatti, di riprodurre in italiano un ritmo simile a quello del verso spagnolo. Tuttavia, Cortázar inserisce talvolta versi che presentano una metrica regolare, ‘nascosti’ all’interno di poesie in verso libero. È il caso di Ándele, componimento incentrato sul tema del tempo: è il poeta anziano a parlare, preoccupandosi dell’equilibrio che deve trovare tra tempo della realtà e tempo della letteratura, tempo della vita sociale, a cui il poeta non può sottrarsi in quanto la situazione storica richiede il suo impegno, e tempo della scrittura, che implica il bisogno di ripiegarsi su se stesso e di chiudersi in uno spazio poetico.

Pero pasa que el tipo es un poeta
y un cronopio a sus horas,
que a cada vuelta de la esquina
le salta encima el tigre azul,
un nuevo laberinto que reclama
ser relato o novela o viaje a Islandia
(ha de ser tan translúcida la alborada en Islandia,
se dice el pobre punto en un café de barrio).

Il componimento presenta una metrica irregolare; tuttavia, nell’estratto riportato, si possono notare tra parentesi due alessandrini classici, che assumono valore semantico, rappresentando lo slancio lirico del poeta. Nella traduzione italiana ho preferito apportare dei piccoli cambiamenti ai due versi, al fine di ottenere due alessandrini anche nella versione italiana:

Accade però che il tizio è un poeta
e un cronopio a tempo perso,
e ogni volta che gira l’angolo
lo aggredisce la tigre blu,
un nuovo labirinto che richiede
di essere racconto o viaggio in Islanda
(dev’esser così chiaro l’albeggiare in Islanda
si dice il poveretto in un caffè di zona).

[1] J. Cortázar, Salvo el crepúsculo. Edición definitiva, Alfaguara, Madrid, 2009.
[2] J. Cortázar, Le ragioni della collera, a cura di Gianni Toti, Roma, Fahrenheit 451, 1995.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Traduttori preoccupati? Sì e no (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La domanda da un milione di dollari
Quindi, per quanto riguarda il futuro? I traduttori temono per il loro lavoro?
Come per molti problemi sostanziali, la risposta non è facile. Ma, per il momento, i linguisti con cui abbiamo parlato non considerano la TA una minaccia imminente. Ma c’è anche un po’ di margine di manovra.

“Assolutamente no”, dice Moya quando gli viene chiesto se teme che la TA sostituirà i traduttori umani. “Il valore aggiunto, il tocco di umanità, la qualità e la sicurezza rendono i traduttori umani essenziali, come lo sono sempre stati.”

Boulton è d’accordo, dicendo che solo i linguisti umani sono in grado di cogliere le sfumature e il contesto trovati nei documenti sorgente.
Kmiec aveva un’opinione diversa. Ha spiegato che la TA sta progredendo rapidamente e questi progressi hanno il potenziale di creare un cambio di paradigma nel settore.

“La tecnologia odierna non è abbastanza avanzata perché la TA possa sostituire i traduttori umani, ma si sta evolvendo a un ritmo eccezionale. Penso che tra dieci anni i traduttori inizieranno a lavorare come revisori di TA in settori molto specifici come le traduzioni tecniche“, ha affermato.

Allo stesso tempo, tuttavia, Kmiec nota che la traduzione di testi con sfumatura di significato è ancora un ostacolo per le macchine alimentate dall’IA. Alla fine, però, dice che il futuro potrebbe non essere così radioso per i linguisti.

“Se guardiamo oltre un lasso di tempo di dieci anni, il futuro della traduzione e dell’interpretazione è molto cupo. Rabelais disse a Gargantua che ciò che distingue l’uomo è la sua capacità di ridere. Una volta che la macchina avrà questa capacità, una volta che la macchina capirà cosa è inteso e non solo ciò che viene detto, la traduzione umana sarà sul viale del tramonto”, ha detto.

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nell’edizione di luglio 2017 del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduttori preoccupati? Sì e no (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

“Made In A Turkey:” Traduzione automatica e contesto
“Made In A Turkey” – gioco di parole in Inglese che ho preferito non tradurre.
Uno dei maggiori punti di forza della TA è la sua capacità di accelerare i flussi di lavoro. Laddove gli umani potrebbero aver bisogno di giorni per rivedere un documento, se così fosse i sistemi di TA potrebbero aver bisogno solo di un certo numero di ore.

Secondo Kmiec, la tecnologia può essere utile nelle circostanze appropriate.
“La TA aumenta l’efficienza in circostanze molto specifiche, a seconda dell’argomento della traduzione. Ma nella maggior parte degli altri casi, la TA è solo una perdita di tempo, in quanto la terminologia utilizzata è spesso la definizione generalmente accettata di un vocabolo”, ha affermato.

Ha aggiunto che la mancanza di sfumatura delle competenze linguistiche della TA può essere anche un ostacolo.
“Si troveranno traduzioni come” Fabriqué en Dinde “(francese) per “Made in Turkey”, dove il Paese viene scambiato per l’uccello”, ha detto Kmiec.

Moya ha aggiunto che una traduzione scadente, eseguita per mezzo di TA, può aggiungere inefficienze al flusso di lavoro, costringendo gli editori a trascorrere più tempo su un documento di difficile lettura. Ammette però che ha dei benefici in certe situazioni. Boulton esprime un punto di vista simile.

“Considerando le esperienze che ho avuto finora, no, la TA non rende le cose più facili. La TA potrebbe essere confacente per qualcuno (un membro del pubblico in generale, che non sia traduttore) che ha un testo e vuole avere un’idea di cosa si tratta”, ha detto.

“Ma nei miei campi (tecnico, legale, marketing), c’è ancora più lavoro, rispetto all’uso delle“vecchie e buone” memorie di traduzione, i glossari e il tradurre a mano“.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nell’edizione di luglio 2017 del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduttori preoccupati? Sì e no

 Categoria: Traduttori freelance

Il robot della narrativa, Hal, ha fatto il suo debutto in 2001: Odissea nello spazio, quasi 50 anni fa.

Più di quattro decenni dopo, non sembra che sia stato raggiunto il livello di super intelligenza che è stato caratterizzato nel film, ma ci si sta decisamente avvicinando. E l’idea di un mondo dominato dalla macchina sembra sempre meno improbabile, quando l’Intelligenza Artificiale (IA) continua a progredire.

Il dissidio tra uomo e macchina è estremamente evidente nel settore linguistico, dove molti hanno previsto che la traduzione automatica (TA) renderà obsoleti i linguisti umani.
Ci sono state molte speculazioni da parte degli analisti del settore, ma come si sentono i traduttori riguardo a queste previsioni? Dopotutto, queste sono le persone che apparentemente saranno maggiormente colpite, se l’IA raggiungerà un livello di intelligenza superiore a quello degli umani.

Abbiamo parlato con tre linguisti per sentire la loro opinione in merito al dibattito sulla TA, e il consenso generale sembra essere questo: la TA sta progredendo, ma non c’è ancora bisogno che i traduttori inizino a lasciare le loro scrivanie.

C’è qualità?
Abbiamo ottenuto informazioni da alcuni dei nostri traduttori che hanno raggiunto 40 anni di esperienza nel settore, in modo da ottenere la loro visione della qualità, delle risorse e dei lati negativi della TA. Tutti e tre hanno notato i limiti della TA, specialmente quando si tratta della scelta del contesto.

Sia Jorge Moya che Claudia Boulton hanno riportato la scarsa qualità della TA.
“I testi di base potrebbero funzionare, ma non appena entriamo nella formazione tecnica o, peggio, in quella inerente al marketing o delle risorse umane, la TA semplicemente non funziona”, ha detto Boulton, che traduce in Tedesco e Inglese.

“Ho visto molti testi, che dovevo revisionare, in cui fondamentalmente dovevo ri-tradurre l’intero progetto perché era incomprensibile.”
Il traduttore per Inglese-Francese, Nicolas Kmiec, ha ammesso che la TA non si confà con testi di letteratura o di medicina, ma ha notato che la tecnologia ha fatto molta strada.
“Credo che la qualità stia migliorando. Mi è stato chiesto da un’azienda di revisionare una traduzione automatica in un campo molto tecnico e la traduzione è stata abbastanza buona. Una volta impostata la terminologia nella macchina, il rischio di significati ingannevoli, errori di traduzione ed errori di vocabolario è ridotto”, ha affermato.
“E in questo tipo di campo, le traduzioni sono piuttosto semplici: frasi piccole, soggetto-verbo-oggetto.”

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nell’edizione di luglio 2017 del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Scrivere il proprio cv da traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Siate coerenti. Se affermate nel vostro profilo che siete organizzati e che rispettate le scadenze, provatelo nella sezione delle vostre esperienze personali (“gestione di un progetto da un milione di parole realizzato in sei mesi”, “rispetto dei termini di consegna di 345 progetti”…).

Consigli utili:

  • prima di lanciarvi in questo progetto, fissatevi un obbiettivo: definite a chi è indirizzato il vostro CV (un cliente diretto, un’agenzia di traduzione o un reclutatore per un posto da interno?) e quello a cui aspirate (un lavoro sporadico o una collaborazione a lungo termine?). Le parole che scegliete, le esperienze che presentate cambieranno a seconda del vostro obbiettivo.
  • mettetevi al posto della persona che leggerà il vostro CV: fategli venire voglia di leggerlo e di chiamarvi immediatamente. Per fare ciò, scrivete immaginando che vi state rivolgendo ad una persona e adattate il vostro CV alle varie situazioni (natura della traduzione, tipo di cliente, qualità richieste, esperienze specificate nel annuncio, ecc.).
  • siate diretti e precisi: tenete a mente che il destinatario del vostro CV dedicherà solo 20 secondi (in media) alla lettura del vostro CV. Eliminate il superfluo (situazione sentimentale, numero di figli, età, percorso scolastico a partire dalla scuola primaria, tutti i lavori che avete fatto nella vostra vita o la vostra passione per lo yoga e la ceramica).
  • “vendetevi”: capite qual è il vostro punto forte e ciò che vi differenzia dagli altri. L’obbiettivo è quello di provare che voi avete le caratteristiche che cercano e l’esperienza necessaria per utilizzarle, che altri hanno fatto bene a collaborare con voi e che capite i bisogni del vostro interlocutore (il quale cerca generalmente delle persone disponibili, che rispettino le consegne e i termini prestabiliti).
  • prendete ispirazione: guardate i CV di altri professionisti sui vari siti di traduttori (ProZ, traducteur-enligne.fr, translatorscafe.com, ecc.) così da prendere spunto dalle loro idee e determinare ciò che è efficace (o no).
  • infine, anche se può sembrare un’ovvietà, state attenti allo stile che utilizzate e rileggete attentamente così da evitare errori o refusi

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12 febbraio 2012 sul sito di Trëma Tradutcions

Traduzione a cura di:
Claudia Ferrazzin

Scrivere il proprio cv da traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Visto che lavoro soprattutto con clienti diretti che trovo tramite passaparola, il mio curriculum ha proprio bisogno di essere spolverato. Recentemente mi sono quindi messa alla ricerca di informazioni e consigli per aggiornarlo in modo che appaia chiaro ed efficace. Ed ecco come mi sono imbattuta nell’articolo di Marta Stelmaszak: “Curriculum vitae that works in the translation industry”, disponibile gratuitamente sul suo sito internet wantwords.co.uk. Traduttrice ed interprete freelance, Marta ha lei stessa assunto numerosi traduttori durante la sua carriera, ed è quindi la persona perfetta per darci consigli su quello che funziona e quello che bisogna assolutamente evitare quando si parla di CV. Con il suo permesso, vi presento un riassunto dei suoi consigli in italiano.

Ecco le varie categorie che devono comparire nel vostro CV.

  1. Nome e dati personali: date al vostro interlocutore più mezzi possibili per contattarvi (telefono, email, indirizzo Skype, profilo LinkedIn, sito web…) e dimenticatevi della foto!
  2. Titolo: indispensabile per fare in modo che il vostro CV non diventi uno dei tanti, il titolo deve come minimo indicare la vostra combinazione linguistica (“traduttrice indipendente dallo spagnolo verso il francese“). Per essere ancora più d’impatto, pensate a degli aggettivi (“esperta”, “affidabile”, “specializzata”).
  3. Profilo: chi siete, che cosa fate e spiegate in 2 o 3 linee perché dovrebbero scegliervi, magari sotto forma di punti. Evitate di usare la prima persona in modo da non apparire troppo presuntuosi e pensate di sviluppare questi punti nella seconda parte del vostro CV.
  4. Successi: indicate quello di cui andate particolarmente fieri (diploma, raccomandazioni, riconoscimenti professionali, pubblicazioni, numero di parole tradotte fino ad ora, ecc.) Non siate troppo modesti, perché anche se alle prime armi avrete sicuramente fatto già qualche esperienza (ottenuto un diploma, pubblicato un articolo, creato un sito web, ecc.)
  5. Esperienze professionali: il rischio qui è di dire troppo o troppo poco. Presentate solo i lavori che sono attinenti con la traduzione (nome del datore di lavoro, date e mansione), fate un riassunto di circa una frase a proposito della vostra esperienza e presentate 4 o 5 dei vostri lavori. Se siete lavoratori indipendenti, fate il nome di qualche cliente e presentate alcuni dei progetti che avete realizzato in ciascun settore di specializzazione.
  6. Istruzione e formazione: a meno di non possedere un diploma prestigioso che metterete allora in luce nella sezione “Successi”, non è necessario menzionare prima la vostra istruzione. Presentate solo quello che dimostri le vostre competenze (formazione, certificazioni, formazione continua, ecc.)
  7. Associazioni e reti personali: questa sezione è importante ma più per voi stessi che per il vostro interlocutore. Essa contribuisce infatti a rafforzare la vostra immagine di esperto.
  8. Altre qualifiche e interessi: aggiungete in questa sezione le vostre competenze informatiche, le altre lingue che padroneggiate ed eventualmente le vostre qualità personali e i vostri hobby. Questa è la parte meno importante del vostro CV, ma essa sarà comunque consultata, meglio quindi non trascurarla.

Presentate le varie sezioni in questo preciso ordine. Esse sono organizzate per livello d’importanza, mettendo così in valore il vostro profilo e le vostre competenze fin dall’inizio al fine di attirare immediatamente l’attenzione del lettore. Portando le prove di quello che affermate successivamente nella restante parte del documento.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12 febbraio 2012 sul sito di Trëma Tradutcions

Traduzione a cura di:
Claudia Ferrazzin

La professione della traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Lavorare come traduttore può essere una carriera a tempo pieno, ma offre anche molte opportunità di contratti part-time e freelance. Identificando il proprio campo di traduzione, molti traduttori guadagnano soldi facendo qualcosa che amano, spesso nel comfort delle proprie case o come parte di una piccola squadra.

La storia della traduzione
Nella storia, le civiltà hanno avuto bisogno di traduttori per diffondere il proprio lavoro nel mondo. Quasi ogni testo storico, poema epico, e bei romanzi sono passati tra le mani dei traduttori. In un certo senso, i traduttori non sono solo il collegamento tra diverse lingue, ma anche tra diversi periodi storici.
Le grandi scoperte scientifiche devono la propria diffusione ai traduttori, e oggi i traduttori continuano  a fornire un notevole servizio alla comunità scientifica, così come al business internazionale, al mondo accademico e alla corrispondenza privata.

Come diventare un buon traduttore?
Per diventare un buon traduttore devi possedere le seguenti competenze:

Ottima conoscenza di almeno due lingue
Mentre è meglio essere un parlante nativo della lingua verso la quali traduci, devi avere la passione per entrambe le lingue, e leggere molto in entrambe per raggiungere un alto livello di qualità della traduzione.

Capacità di ricerca
Il desiderio di ricerca nei campi principali in cui le lingue hanno bisogno di traduzioni fa parte del processo per diventare un buon traduttore. Chiediti: quali tipi di lavoro esistono in queste lingue? E’ più presente il campo di libri e fumetti, o contratti d’affari, oppure contratti legali? Tradurrai testi scientifici o accademici? Conoscere gli argomenti del settori ti aiuterà ad avere successo come traduttore, così come la volontà di capire questi argomenti.

Buona etica
Come traduttore c’è un’etica nel produrre lavori che comunichino l’intenzione della lingua al nuovo pubblico. Inoltre, in alcune circostanze ti sarà anche richiesto di proteggere la riservatezza del tuo lavoro. Dimostrare una buona etica e guadagnarti la fiducia dei clienti è un buon modo di migliorare la tua reputazione di traduttore.

Stabilire degli obiettivi
Decidi cosa vuoi ottenere da questo lavoro. E’ un lavoro part-time o a tempo pieno? Vuoi aprire una tua agenzia? Quanto tempo hai per fare ricerche e migliorare le tue abilità di traduzione? Gli obiettivi sono elementi importanti per migliorare le tue abilità di traduzione.

Tenersi al passo con la cultura popolare e le novità
Le novità e la cultura popolare possono dimostrare che è in uso un nuovo linguaggio e ciò influirà sulla qualità della tua traduzione. Non devi soltanto capire i settori che traduci, ma anche come essi sono influenzati dalle novità.

Di quali programmi ha bisogno un traduttore?
Ci sono un certo numero di programmi che possono aiutare qualunque traduttore nella professione della traduzione:

Software Computer aided traslation (CAT)
Programmi come SDL Trados possono aiutare i traduttori ad aumentare il volume di produzione. Un buon CAT tool possiede una memoria di traduzione che identifica le similarità nella traduzione, velocizzando il processo. Sebbene un CAT tool non ti dia la naturalezza nella lingua, può ‘imparare’ dalla tua naturalezza e aiutare moltissimo qualunque traduttore.

Uso dei cloud
Sebbene Dropbox sia un fantastico cloud, applicazioni come Google Drive e Docs permettono  la collaborazione simultanea di più autori ed editori sullo stesso documento. Altri servizi, come Evernote, includono semplici modi di presentazioni e altre caratteristiche utili.

Programmi per la gestione dei progetti
Un programma come PODIO è utile per gestire progetti in una situazione di lavoro di squadra.
Come potete vedere, la professione del traduttore può essere un’avventura complessa. Sapere cosa ne volete ricavare è un ottimo modo per iniziare.

Fonte: Articolo scritto da Chris Richardson e pubblicato sul blog Omniglot

Traduzione a cura di:
Rita Carli
Traduttrice freelance inglese-italiano
Villafranca in Lunigiana (MS)

Consigli semplici sulla gestione del tempo (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

- Mangia la rana. Prova a googlare quest’espressione e troverai un’intera sezione di libri aiuto-aiuto completamente dedicata a questo! Ispirata dal consiglio di Mark Twain “Se la prima cosa che fai quando ti svegli al mattino è mangiare una rana viva, avrai la consapevolezza che niente di peggio potrà accaderti”, l’idea è di fare il tuo compito più sgradevole per primo. Diciamo che eviti la contabilità – non che io l’abbia mai fatto… ogni singolo giorno della mia vita da freelance. Svolgi le mansioni di contabilità non appena ti siedi alla scrivania, prima di guardare le mail, prima di bere il caffè, prima di qualsiasi altra cosa e la parte peggiore della giornata è andata, subito.

- Raggruppa le tue attività. Ad oggi, tutti sappiamo che la multifunzionalità non funziona davvero. Al suo posto, prova questo: pensa a due attività che puoi svolgere contemporaneamente, senza che il tuo rendimento ne ostacoli una o l’altra. Allenati nell’interpretariato mentre cammini sul tapis roulant. Rispondi alle telefonate mentre giri intorno all’isola della cucina. Incontra un amico che non vedi da tanto tempo per un’ora e chiacchieraci un po’. Porta i figli in bicicletta insieme a te mentre fai jogging. Prendi l’autobus per andare a lavoro al posto della macchina così da poter lavorare durante il tragitto. Questo tipo di raggruppamento può sembrare un po’ estremo, ma ricade nella categoria “meglio di niente”.

- Spunta spietatamente le cose dalla lista delle priorità. Abbandona le cose non essenziali, in questo preciso istante. Ad esempio, quando sono in un momento critico, mi do il permesso di eliminare certi tipi di mail (“Riteniamo che ai lettori del suo blog piacerebbero delle informazioni sui viaggi”) senza rispondere. Ed elimino le sollecitazioni senza rispondere. Non è così che mi piace lavorare nei momenti migliori, tuttavia mi permetto di agire in questo modo come strategia di sopravvivenza in caso di necessità.

Qualsiasi siano i tuoi programmi estivi, spero che questi consigli possano aiutarti a ricavare un po’ di sanità mentale tra tutta la non-routine confusionaria della stagione. Se hai ulteriori consigli, mi piacerebbe ascoltarli nei commenti!

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato sul proprio blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Arianna Pierangeli
Falconara Marittima (AN)

Consigli semplici sulla gestione del tempo

 Categoria: Traduttori freelance

Se la vostra tabella di marcia è simile alla mia, estate = tutti a bordo del treno dei matti quando si tratta della gestione del tempo e del portare tutto a termine. Tra le gite, i bambini senza la scuola, i picnic, i matrimoni, l’assicurarsi che il gatto abbia il suo cibo preferito a sufficienza prima che arrivi la domestica e molti dei miei clienti europei che cercano di terminare i progetti più importanti prima di prendersi il mese di ferie ad agosto, le cose possono iniziare ad andare a rotoli molto velocemente.

A peggiorare le cose, la gestione del tempo è un percorso personale. Come altre cose nella vita che sembrano facili – mettersi in forma o risparmiare soldi – ma hanno intere sezioni di libri aiuto-aiuto dedicate, gestire il proprio tempo implica consapevolezza di sé, autodisciplina, chiarezza sulle priorità ed altre qualità che richiedono tempo per essere padroneggiate. Cosa deve fare un freelance esausto? Data l’inesistenza di una soluzione adatta a tutti, il mio più grande consiglio è: Sperimentare. Scegliere alcune semplici tecniche di gestione del tempo e provarle… iniziando proprio  ora. Eccone alcune che ho trovato di aiuto e che ti invito a provare. Ricordati che – al contrario di quanto  i guru dell’aiuto-aiuto sostengono – non ti ci devi impegnare per il resto della tua vita. Provaci per un’ora; penso che tu possa farcela e che ti sentirai molto meglio.

- La Tecnica Pomodoro è una semplice e ragionevole tecnica di gestione del tempo che piace a molti. Chiamata così a causa del timer a forma di pomodoro che usava il suo fondatore, l’idea è di dare a te stesso un po’ di tempo per lavorare su un progetto soltanto. La tecnica si riduce a: scegli un progetto, imposta il timer a 25 minuti, spunta il progetto e prenditi una piccola pausa lontano dalla tua scrivania. Dopo quattro fasi di lavoro (Pomodori), prenditi una pausa più lunga di 20-30 minuti.

- L’ora di forza. Il nome l’ho inventato io, ma rende l’idea. Datti un’ora per lavorare sul tuo progetto principale SENZA interruzioni. Oggi l’ho fatto appena arrivata a lavoro. Sto lavorando su un vasto progetto di sviluppo internazionale che deve essere terminato prima di andare in ferie domenica. Rispetterò la consegna, ma all’ultimo. Sono arrivata in ufficio, ho controllato la posta in arrivo, risposto alle mail urgenti e lavorato su questa traduzione senza interruzioni per un’ora. Tombola: in quell’ora, un terzo di quello che dovevo tradurre oggi era fatto. Credo che rimarrai sorpreso da quanto puoi fare in un’ora se ti concentri davvero.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato sul proprio blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Arianna Pierangeli
Falconara Marittima (AN)

Il polacco dalla sua nascita alla maturità

 Categoria: Storia della traduzione

Nel testo a seguire possiamo trovare la risposta al titolo di codesto articolo, quindi  com’è nata la lingua polacca. Cominciamo, come dicevano gli antichi, ab ovo, quindi dall’inizio (letteralmente, dall’uovo). Com’è successo che parliamo in polacco? Da dove viene la lingua polacca?

Tanto, tanto tempo fa, nel quinto e nel quarto millennio A.C., tra l’Europa Centrale e l’Asia Centrale vivevano delle popolazioni che parlavano una lingua di cui non è rimasta nessuna traccia scritta. Questa lingua si chiamava protoindoeuropea. Di conseguenza la maggior parte delle lingue europee ha la stessa origine.

Di sicuro esisteva una protolingua e non ci sono dubbi. È per questo motivo che la parola polacca noc (notte) può essere identificata con l’inglese night, tedesco nacht, francese nuit, svedese natt, latino nox o lituano naktis. Tutte quante provengono molto probabilmente dalla parola protoindoeuropea nòkwts.

Prendiamo in considerazione adesso la parola polacca matka (mamma). Come in tedesco mutter, in russo mat, in persiano madar o in latino mater hanno la stessa fonte protoindoeuropea mehter. Sorprendente, vero?

Nel quarto millennio A.C. con la migrazione delle popolazioni la lingua protoindoeuropea ha subito delle diversificazioni. Sono nati dei dialetti, i quali si sono evoluti in lingue ben distinte, come il proto-greco, proto-italico, protogermanico, protoceltosloveno che si divise in seguito in protoceltico e protosloveno. I popoli residenti dal Baltico ai Carpazi e dall’Odra al Bug, che parlavano nella lingua protoslovena, cominciarono a migrare verso est e sud. Così iniziarono a parlare nella “loro lingua”, con la conseguente nascita delle lingue slovene dell’ovest, dell’est e del sud.

Fonte: Articolo pubblicato su https://polszczyzna.pl/skad-wzial-sie-jezyk-polski/

Traduzione a cura di:
Jonasz Cieslak
Tezze di Piave (TV)

Buone ferie a tutti!

 Categoria: Agenzie di traduzione

Le pubblicazioni riprenderanno con regolarità a partire da lunedì 27 agosto.
Buone vacanze a chi andrà in vacanza e buon lavoro a chi purtroppo dovrà continuare a sopportare questo caldo infernale.

La Redazione del Blog

Bilinguismo e personalità

 Categoria: Le lingue

Tra i vari aspetti del bilinguismo è necessario sottolineare come non sia solo la nostra percezione del mondo, del tempo o dei colori a cambiare, ma addirittura l’intera personalità di un individuo e, con essa, la propria gestualità, il tono della voce e molti altri aspetti. Le persone bilingui sono inconsapevoli di molte conoscenze intrinseche di una seconda lingua: così come si apprende involontariamente il background culturale, anche la personalità si modifica per meglio adattarsi alle caratteristiche culturali della lingua parlata in quel dato momento. Non solo, ma anche le differenze grammaticali, ancora una volta portano a ragionare in maniera completamente differente: il russo dispone di un articolato sistema di verbi in grado di rendere subito l’idea di un’azione ben precisa nella mente di chi ascolta, mentre non è possibile fare altrettanto in italiano, lingua che implica di ricorrere a vari stratagemmi per poter rendere l’idea originale e mantenere l’accuratezza di ogni forma verbale della lingua russa. Si tratta di un semplice esempio per meglio spiegare ogni aspetto in grado di modificare sia la propria percezione del mondo, tanto quanto la propria personalità. Inchinarsi coi giapponesi, non sorridere coi russi, salutarsi con una stretta di mano in Scandinavia sono solo alcuni esempi di differenti background culturali che portano a chi presta attenzione (o chi lo vive quotidianamente) a modificare inconsciamente il proprio agire in funzione della lingua e quindi del parlante a cui ci si trova di fronte.

Queste norme sociali infatti non dipendono esclusivamente dall’evoluzione di una particolare società, ma sono essenzialmente correlate al principio di azione di una lingua piuttosto che un’altra. Chiaramente, in un contesto del genere, intervengono moltissimi fattori; la lingua rappresenta pertanto solamente uno di questi fattori chiave, ma non si deve comunque escludere a priori la lingua quando si analizza una società e, in particolare, la cultura ad essa correlata. ‘Impara una nuova lingua e avrai una nuova anima’ recita un proverbio ceco, a sottolineare come effettivamente esista una correlazione tra lingua parlata e personalità, perché ‘la personalità è individuale, ma non la sua percezione’, determinata in questo caso dalla lingua che si parla e dalla percezione che abbiamo delle altre persone. Tuttavia bisogna ricordare quanto il contesto in cui ci si trova sia fondamentale per determinare l’approccio di una persona, piuttosto che di una lingua, ovvero come le sfumature di un carattere possano passare in secondo piano se una determinata situazione lo richiede, benché molto dipenda anche da diversi fattori quali carattere personale, padronanza della lingua e molti altri.

Autore dell’articolo:
Giorgio Richetta
Interprete e traduttore
Torino

L’orrore quotidiano di chi conosce l’inglese

 Categoria: Le lingue

In quanto traduttore e specialmente insegnante di inglese, non sono mai mancati gli sguardi di ammirazione una volta appreso quale fosse il mio mestiere, da parte di amici, conoscenti e saltuari sconosciuti vari, ma una cosa li ha accomunati tutti: la frase ammirata che mai muta, nemmeno nelle virgole:

“Uh, come ti invidio! Piacerebbe un sacco anche a me saperlo così bene!”

Ovviamente detto sempre e comunque con quella punta di malinconia che dovrebbe farmi capire che proprio lo desidererebbero tanto, ma i loro gravosi impegni (che siano da dirigente, operaio o casalinga) li hanno sempre ostacolati nel conseguimento del tanto agognato obiettivo. Ovviamente i loro occhi diventano sognanti e per quei pochi secondi vedono loro stessi alla ribalta e alla conquista di tutto ciò che non hanno mai potuto fare, perché quello e soltanto quello è il motivo per cui sono così spesso ancorati sul divano a cibarsi di grande fratello.

Solo a quel punto mi lascio andare al più grande sorriso di circostanza di cui sia capace e mi abbandono anche io al mio solito: “beh, se ti interessa fai sempre in tempo a imparare”.

Quello è il preciso momento in cui il malcapitato interlocutore ha improvvisamente la più grande delle epifanie e, come colpito da un fulmine, realizza che nessuna lingua è un dono celeste e che forse per impararla serviranno dedizione, sforzi e soprattutto tempo.

Ma non è questo ciò fa venire i mancamenti a un insegnante.

La vera sfida la offrono coloro che credono di saperlo o che, più semplicemente, ripetono a pappagallo parole sentite da altri, perché ricordiamolo, se lo abbiamo sentito dire da qualcuno, allora deve essere giusto. È anche vero che esiste una aggravante che vale per molti: dire parole a caso in inglese fa sentire fighi, specialmente nelle aziende. Non a caso alcune delle mie lezioni nelle suddette aziende sono state interrotte da un capoufficio che sollecitava l’impiegata di turno a mandargli i forecast per il briefing del meeting sui nuovi trend (ovviamente pronunciando ogni parola esattamente come è scritta, tranne la più celebre meeting). Nella speranza di poter ottenere uno sporadico momento di consapevolezza o di autocritica, ho sempre cercato di ritagliarmi il tempo per spiegare che va bene se vogliono usare una parola inglese come forecast (anche se giuro che ne abbiamo una equivalente italiana), ma che almeno potrebbero sforzarsi a pronunciarla come si deve. /ˈfɔːˌkɑːst/

Nella maggior parte delle occasioni mi bastano un cavallo, un succo e una manciata di neve per scatenare il panico. Perché se soltanto ho l’ardore di dire loro che non si pronunciano ORS, JUIS e ZNOU, come hanno fatto per tanti anni, si affretteranno su di me gli sguardi di chi già mi considera pazzo. Per fortuna in mio soccorso arrivano siti e strumenti che spiegano o addirittura leggono la pronuncia, perché solo allora smetterò di essere accusato di presunzione e dovrò solo farmi strada tra “ma io l’ho sempre sentito dire così” e “la prof a scuola non ci ha mai corretto”.

La morale di tutto questo? Quando si tratta di parole inglesi (o per estensione di qualunque lingua straniera) abbiate il coraggio di dubitare, anche di quelle banalità che nella vita vi sono sempre sembrate certezze.

Autore dell’articolo:
Luca Franceschini
Insegnante/Traduttore EN>IT
Reggio Emilia

Traduzione: non solo questione di parole (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Anche il Linguista Roman Jakobson suggerisce che “tutto sarebbe tradotto in atti di linguaggio”. Per lui, la comunicazione è divisa in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori chiamano “vera e propria” traduzione, cioè la traduzione di un testo da una lingua all’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione Intralinguistica, è più comunemente noto come riformulazione, cioè il tentativo di utilizzare parole diverse della stessa lingua per spiegare un concetto o idea.

Nella vita quotidiana, questa strategia è spesso usata tra due livelli linguistici o tra due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo di tempo. Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, cioè l’uso di un sistema non verbale per rappresentare i segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o l’uso di emoticon nei messaggi di testo per tradurre un’idea sono esempi di questo tipo di traduzione. Di conseguenza, la traduzione equipara, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia sulla scala di significato, e una conversazione sarebbe un atto di traduzione intersemiotica costante, dove ogni interlocutore “tradurrebbe” continuamente per sé il significato di ogni gesto che accompagna le parole che sente. Seguendo la logica del linguista russo, dire che il significato è una traduzione sarebbe possibile.

Una nuova versione del mondo
Nel complesso, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come atto interpretativo in senso lato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nel rimettere in discussione e riappropriarsi del significato degli elementi tradotti. Che la traduzione implica una certa perdita di significato o che porta ad un’aggiunta interessante in termini di semantica, essa dà luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, anche se i teorici concordano sul fatto che una traduzione non può essere perfetta e che è necessariamente incompleta, apre la possibilità della coesistenza e della creazione di nuove soggettività e analisi plurali altrettanto valide delle interpretazioni iniziali, poiché, come ci ricorda Berman, non esiste un originale in termini assoluti, esistono solo traduzioni.

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

La Traduzione, solo da una lingua all’altra?
Per capire l’idea di Berman, dobbiamo concordare sulla definizione del termine traduzione. Da un lato, quello che molti specialisti danno è essenzialmente linguistico: la traduzione sarebbe l’espressione in una lingua di che cosa è stato scritto o espresso in un altro.  Così, invece di considerare ogni situazione quotidiana o qualsiasi atto di comunicazione in cui si decodifica e interpreta un concetto come uno dei tanti aspetti della traduzione, Il poeta e teorico dell’arte Johan Wolfgang von Goethe preferisce separare ciò che egli percepisce come “traduzione”, che si limita a tradurre un testo da una lingua all’altra, di tutti gli altri tipi di riformulazione, parafrasi o interpretazione. Il filosofo, scrittore e traduttore Umberto Eco difende anche la stessa idea, applicando con forza e chiarezza che l’interpretariato non sta traducendo se il trasferimento di discorso ad un’altra lingua non è coinvolto nel processo.

La Traduzione: un atto interpretativo?
D’altra parte, Antoine Berman condivide la concezione che i romantici tedeschi del XIX secolo avevano della traduzione, opposta a quella di Goethe ed Eco, e la definisce in questi termini: stiamo parlando volutamente di traduzione generalizzata: tutto ciò che riguarda la “versione” di qualcosa in qualcos’altro [...] La traduzione, qui, riguarda sia la manifestazione di qualcosa, sia l’interpretazione di qualcosa, sia la possibilità di formulare o riformulare qualcosa in altro modo.

Questa concezione della traduzione permette di affermare che la comunicazione stessa è la traduzione di un’idea. In realtà, l’uso attuale del verbo tradurre riflette questo significato della parola come una riformulazione, come in frasi frequentemente utilizzate come “ho tradotto il mio pensiero nel modo seguente…” “o” non posso tradurre quello che sento”. In questo senso, “ogni comunicazione è in una certa misura un atto di traduzione-comprensione”. Per Steiner, la comprensione è sinonimo di interpretazione e traduzione, dal momento in cui la translation (che significa “azione mossa” o “forma di movimento”) e lo “spostamento” del significato che si verificano durante la decodifica di un’informazione sono presi in conto. Inoltre, da un punto di vista strettamente etimologico, il verbo tradurre deriva dal latino Traducere, il cui significato si avvicinerebbe a “far passare da un luogo all’altro” (la nostra traduzione). Da questa osservazione, Esteban Torre, professore di letteratura e traduzione all’Università di Siviglia, definisce la traduzione come una traduzione, una trasposizione, un passaggio da un luogo all’altro. Infatti, il termine inglese per riferirsi alla traduzione è appunto la traduzione, in cui la nozione di spostamento è molto esplicita.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La Traduzione, per riscrivere il mondo
Se la traduzione è, agli occhi di alcuni, un tradimento, è percepita paradossalmente da altri come una strategia di riscrittura polifonica del mondo, cioè come un processo positivo in cui i sensi e le voci si moltiplicano. Poiché qualsiasi traduzione (comprese le opere originali) sarebbe di per sé la maggior parte del tempo imperfetto, la moltiplicazione delle traduzioni diventa possibile e anche giustificata, come tanti tentativi di approssimare la realtà. Ogni traduzione, invece di essere un’imitazione, costituirebbe dunque una versione, una riscrittura o una correzione di un testo, un pensiero o un evento, una versione che avrebbe quindi un’esistenza pulita al di fuori dell’”originale”.

Rappresenterebbe così una visione alternativa alla visione iniziale, cioè una visione che differisce dalla versione ufficiale o anche egemonica. In questo senso, la traduzione aprirebbe gli orizzonti di un interlocutore, assicurando che “l’originale [è solo] una delle tante possibili versioni ” (la nostra traduzione). Ad esempio, gli adattamenti cinematografici dei romanzi del millennio (la loro “traduzione” nel linguaggio cinematografico) rappresentano in un certo senso una seconda versione di queste opere, ma esistono ancora nel loro diritto e hanno avuto successo considerevole. Le traduzioni francesi dei racconti e poesie di Edgar Allan Poe di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, la cui qualità letteraria è così grande che molti lettori li hanno giudicati ricchi come la loro versione originale in inglese, fornire altri esempi che illustrano bene questa possibilità.

Ancora di più, per alcuni teorici della traduzione, il lavoro tradotto, piuttosto che essere una versione diminuita, costituirebbe solo una “rigenerazione” dell’idea originale che il romanzo stesso cercava di esprimere. Il processo traduttivo potrebbe così dare vita ad una dimensione del testo che non appare nella versione originale e che solo la traduzione rivelerebbe. Secondo il teorico della traduzione francese Antoine Berman, lo scopo di una traduzione non è quello di riuscire a rappresentare l’idea espressa nella parola originale, ma piuttosto di rappresentare l’idea di cui la parola originale stava cercando un approccio senza necessariamente realizzarlo completamente.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La Traduzione come tradimento
La prima domanda che i ricercatori si pongono nel pensare alle implicazioni della traduzione è la seguente: il processo di traduzione impoverisce o al contrario arricchisce il significato desiderato? Per alcuni, la traduzione appare come una rappresentazione mancata dell’idea originale. Secondo lo scrittore Charles Pierre Péguy, qualsiasi traduzione, ogni movimento, porta necessariamente ad una trasformazione ed una perdita di significato in relazione all’originale, che lui chiama “perdita” o “alterazione”. Così, secondo questa concezione, anche se una traduzione o una riformulazione può essere più vicina all’idea originale, non può mai completamente uguagliarla, e questo porta il teologo e filosofo tedesco Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher ad affermare che “se la lettera e il significato sono collegati, la traduzione è tradimento e impossibilità.”

In questo senso, è vero che ci sono quasi tante varietà della stessa lingua come ci sono gli oratori, e una traduzione perfetta richiederebbe che ogni espressione sia tradotta in modo diverso per ogni destinatario. Infatti, il significato dato alle varie espressioni varia probabilmente da un oratore all’altro, cosicché un discorso non significa mai esattamente la stessa cosa per due individui, ciascuno dei quali lo analizza, lo codifica e lo “traduce” secondo le proprie concezioni e definizioni di parole e le proprie sfumature. In questa prospettiva, anche il lettore di un romanzo sarebbe un Traduttore- traditore, dal momento che la sua comprensione personale e soggettiva filtra e modifica il significato che le parole prenderanno per lui. Infine, la realtà stessa non può essere tradotta perfettamente dal linguaggio, poiché le parole sono difficili da tradurre con fedeltà e precisione assoluta i pensieri di un individuo, né questi pensieri possono tradurre con precisione i concetti ai quali si riferiscono. Lo scrittore e teorico della traduzione George Steiner spiega questo fenomeno o perdita di significato come conseguenza dello spostamento di fase iniziale che esiste tra il linguaggio e la realtà, tra la parola e l’oggetto.

Seguendo questa logica, la traduzione perfetta sarebbe impossibile, dal momento che la comunicazione stessa sarebbe un filtro insufficiente. In senso lato, qualsiasi opera originale sarebbe fondamentalmente una traduzione, poiché costituirebbe una traduzione approssimativa di idee in parole. Lo dice il saggista messicano Octavio Paz: ogni testo è unico e simultaneamente, è la traduzione di un altro testo. Nessun testo è del tutto originale, perché la lingua stessa, nella sua essenza, è una traduzione: prima, del mondo non verbale e, in secondo luogo, perché ogni segno e ogni frase è la traduzione di un altro segno e di un’altra frase (la nostra traduzione).

Pertanto, una traduzione (fatta da una lingua all’altra o semplicemente traducendo un’idea con altre parole della stessa lingua) potrebbe difficilmente essere perfetta, poiché è essa stessa la traduzione di una traduzione o una copia di una copia. In questo senso, come potrebbe una traduzione essere vera all’originale se l’originale in se non è allineare alla realtà?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una buona traduzione, anche se deve essere il più fedele possibile al testo di partenza, riesce raramente a corrispondere la qualità di esso in tutti gli aspetti, sembra ovvio. E se qualsiasi processo di traduzione non implica necessariamente una perdita di significato, ma ha invece aggiunto una seconda dimensione al testo, assente dall’originale? Per comprendere la misura in cui un testo può trarre beneficio dalla sua traduzione, il primo passo è innanzitutto quello di considerare la traduzione come un fenomeno che va ben oltre la linguistica, e a constatare che si estende al contrario alla maggior parte delle operazioni di vita quotidiana, come la conversazione che hai avuto con il tuo collega pochi minuti fa o anche capire la frase che stai leggendo in questo momento. Mettere in discussione alcuni dei concetti tradizionali della traduzione, considerando in modo completamente diverso questa disciplina troppo spesso limitata alla linguistica.

Tradurre: concetto noto, non è vero? Molti lo credono, ma niente è meno sicuro. La traduzione ha un significato più ampio del trasferimento di informazioni da una lingua all’altra, e apre molteplici possibilità in termini di significato che superano di gran lunga la relazione con il testo originale. Così, una moltitudine di definizioni distinte e talvolta contraddittorie coesistono per la traduzione. Ad esempio, all’interno della comunità di traduttori e teorici di traduzione, molti non sono d’accordo con le distinzioni (o anche l’esistenza di distinzioni) tra le nozioni di traduzione e quelle di interpretazione. Nel suo più ampio senso scientifico, la traduzione può essere concepita come un atto interpretativo che permette di presentare diverse versioni valide della realtà proponendo una riscrittura e una riappropriazione dei concetti che si cercano di tradurre. Ma cosa significa realmente la traduzione?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Come posso farmi notare? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Un argomento che ritorna regolarmente nelle conversazioni e a cui finora durante la formazione si è prestata poca attenzione: i software di traduzione. Secondo uno dei colleghi, “uno strumento CAT è certamente un vantaggio, se non un requisito per i neotraduttori.”

I PM hanno altresì precisato che preferivano collaborare con traduttori abituali. “La lealtà deve essere reciproca e se veniva violata, per esempio, nel consegnare in ritardo senza avvisare, nel non rispondere prontamente alle mail (non entro 2 ore), o semplicemente nel non essere contattabile senza preavviso, ero piuttosto incline a tralasciare quel traduttore. Tuttora, nelle poche occasioni in cui ho qualcosa da esternalizzare, applico ancora questa regola.

Oltre ai PM hanno risposto anche dei free lance che ogni tanto esternalizzano del lavoro. “Non ho un’agenzia, ma a volte esternalizzo del lavoro e talvolta inevitabilmente a traduttori che (ancora)non conosco. Spesso chiedo la prova di una traduzione che hanno fatto in precedenza. Inoltre, un buon sito web/ampio profilo Linkedin è sempre un valore aggiunto. La delusione maggiore: colleghi che chiedono tariffe ridicolmente basse o che non traducono nella loro linguamadre.”

Personalmente, se esternalizzo del lavoro, preferisco lavorare con colleghi che conosco di persona, da riunioni di traduttori o riunioni di rete. Poiché gli si affida più volentieri un incarico,se si conosce la persona che si cela dietro il nome. Per questo motivo consiglio a tutti i neotraduttori di prendere l’iniziativa e farsi conoscere nel mondo della traduzione.

Oltretutto lavoro di fatto esclusivamente con persone che hanno ricevuto una seria formazione in traduzione. Le persone che per conoscenze sono state “introdotte” nella professione devono venire elogiate molto bene dai colleghi, altrimenti ritengo che non vale la pena rischiare, anche se onestamente devo dire che una formazione in traduzione non sempre è una garanzia.

Spero che questa mia sintesi possa essere utile al neotraduttore per entrare a far parte presso delle serie agenzie di traduzione. Non farti imbrogliare, non farti sottopagare e se hai dei dubbi su una agenzia o un cliente, chiedi consiglio in rete o a un collega più esperto. Buona fortuna!

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Un altro collega, anch’egli ex PM, ha risposto: “Nella mia carriera, non ho mai giudicato traduttori dal loro indirizzo e-mail. Durante la prima selezione valutavo attentamente la formazione, l’esperienza e i risultati di una breve traduzione di prova. Dopodiché è solo una questione di dare un primo incarico e in concreto considerare la qualità e l’andamento della collaborazione, poiché quest’ultima è tanto importante quanto la prima.”

Una collega con molti anni di esperienza, titolare di un’agenzia, ha affermato: “Anzitutto controlliamo se ci sono errori nella mail. Quando ancora selezionavo freelance usavo sempre la stessa traduzione di prova. Un breve testo sorgente con 4 errori. Una parte della prova consisteva nel verificare se il traduttore indicasse e/o correggesse gli errori. Stile, abilità linguistiche, ecc. si possono imparare, l’attitudine al lavoro è più difficile da cambiare!” Questo mi ha fatto ricordare un’anziana proprietaria che lavorava nella ristorazione, quando ero giovane. Metteva spesso soldi in più nella cassa, per poi vedere se ciò veniva segnalato. La sincerità è la cosa migliore, diceva.

Un altro collega ancora mi ha detto: “Valutiamo la formazione, la specializzazione, gli anni di esperienza, per il resto ci interessano principalmente: le tariffe, le tariffe per traduzioni urgenti, la velocità di traduzione, la disponibilità al di fuori degli orari d’ufficio. Gli hobby, ecc. sono meno importanti, ma a volte indicano una specifica conoscenza/padronanza. Mettiamo il caso che tu sia un’appassionata velista (per esempio), allora potresti benissimo fare delle traduzioni sull’argomento. (Nota però, non sto scrivendo che lo si possa fare direttamente…)”

Un altro titolare di agenzia ha risposto dicendo: “Se in base all’esperienza, alla specializzazione e alle tariffe adeguate inseriamo qualcuno nella lista dei “contattabili”, allora certo, valutiamo la qualità della traduzione. Sebbene la perfezione sarebbe l’ideale, non ci contiamo e capita raramente- così quasi tutto viene revisionato in sede. Ciò fornisce una valutazione qualitativa: il lavoro consegnato può venire revisionato entro termini che consentono di ottenere un eccellente prodotto finale e senza dispendio di tempo (e quindi denaro)? In caso affermativo, allora è stata soddisfatta una condizione preliminare. Rispettare le scadenze (fondamentale), essere regolarmente disponibili per lavori urgenti (ottimo). Voler approfondire la specializzazione, magnifico. Mi pare che sia tutto. Flessibilità reciproca, fatturare e pagare puntualmente, buona collaborazione tra i project manager e i traduttori,direi che questo completa il quadro.”

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cosa valutano allora i PM e gli impiegati delle agenzie di traduzione?

  • Ci sono errori nella mail?
  • È una mail diretta a una specifica agenzia o è un mailing di massa?
  • In che modo il traduttore ha trovato l’agenzia: sito web, su suggerimento, ex collaboratori?
  • Come si presenta il curriculum? Esperienza lavorativa, conoscenza degli strumenti CAT?
  • Specializzazione: la specializzazione è adatta alla relativa agenzia? Le agenzie di traduzioni giuridiche raramente hanno lavoro per un traduttore medico, tanto per fare un esempio.
  • Il traduttore ha un proprio sito web? Come si presenta? C’è della buona informazione?
  • Il traduttore è su LinkedIn o altri social? È una persona reale? Perché sì, anche questo capita molto spesso, truffatori che si fingono traduttori.
  • Se il traduttore indica una referenza, l’agenzia di solito la contatta.

Superata positivamente la valutazione si passa alla trattativa: in alcuni casi, si fa una traduzione di prova, che poi viene valutata e se viene approvata e ci si accorda sulle tariffe, si può incominciare a lavorare. Personalmente, come traduttrice, prima della traduzione di prova mi accordo sulle tariffe, perché è un vero peccato fare una traduzione di prova e solo dopo accorgersi che la tariffa che viene proposta è ben al di sotto della propria.

Una breve parentesi sulle traduzioni di prova: ci sono diverse opinioni a riguardo. Personalmente sono disposta a fare una traduzione di prova (gratuita), però mai più di 300 parole. (A meno che non si tratti di un libro, in quel caso voglio fare qualcosa di più per dimostrare maggiormente le mie capacità). Inoltre, mi accordo sempre di fare la traduzione di prova in un momento a me opportuno. Cosi evito di fare una traduzione sulla quale poi l’agenzia ci guadagna. Lavorare gratis, non fa per me … Le traduzioni di prova per i clienti diretti della mia attività sono molto meno frequenti e necessarie, ma a volte anche lì propongo io stessa una traduzione di prova, se qualcuno esita perché ritiene che la mia tariffa sia troppo alta. Poi gli dico “confronta pure il mio lavoro con quello di un traduttore più economico.”Il più delle volte ottengo comunque l’incarico, con la mia tariffa.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Socio A.T.I. n. tessera 246
Cortale (CZ)

Come posso farmi notare?

 Categoria: Traduttori freelance

Stimolata da un post su Vertalerskoffiehoek* riguardo i CV e un dibattito all’Accademia di traduzione di Maastricht, durante la quale uno degli studenti ha chiesto su cosa le agenzie di traduzione valutassero un nuovo traduttore, ho posto talvolta le seguenti domande a PM (project manager) e titolari di agenzie di traduzione: Su cosa valutate un nuovo traduttore? Quali requisiti sono essenziali?

Cosa considerate se volete assegnare un incarico a un traduttore? Quando guardo la quantità di mail che io stessa ricevo quotidianamente da traduttori che vogliono lavorare per me, di primo acchito divento matta. Proprio come uno dei PM con cui ho parlato, anche a mio avviso l’uso di un account Hotmail è assolutamente da evitare. Anche se come traduttore sei agli inizi, puoi facilmente scegliere un altro provider. Hotmail è utilizzato da così tanti spammer e scammer, che per molte agenzie di traduzione è diventato il primo criterio di selezione.

Un collega ha detto: “Quando ero PM valutavo CV. Credo che un’alta formazione in traduzione e una rilevante specializzazione fossero una prova di competenza, ma un po’ ci si perde nei dettagli.  Arrivano veramente tantissimi CV”. Quindi la cosa importante per un traduttore, è conoscere “il canale di selezione”. Molte agenzie hanno un sistema di registrazione online. Prima bisogna compilare un modulo, poi si verrà ricontattati. La maggior parte delle agenzie neanche rispondono alle candidature spontanee, semplicemente perché ricevono giornalmente tantissime false mail.

Altre cose da evitare assolutamente nelle mail inviate alle agenzie di traduzione:
- “Ciao caro/a” come intestazione. Oppure“Caro/a,”. In breve, l’intestazione deve essere corretta.
- Contenuto troppo generico: “Offro ottima qualità”. Certo, lo facciamo tutti. Almeno, è quello che tutti crediamo.
- Non esprimere la motivazione. Dite perché potreste essere il candidato ideale, in che cosa e dove vi siete specializzati, tutti punti fondamentali.
- Non prestare attenzione alla grafica. Nessun paragrafo, nessun spazio vuoto, non si va a capo. Tutti aspetti a cui le agenzie prestano attenzione.
- Nessun riferimento ad un proprio sito web o LinkedIn.
Una mail del genere inviata da un traduttore, finisce dritta nel cestino. Eliminata! Perciò così non va bene. Quando un’agenzia riceve una candidatura e si supera questa prima verifica, iniziano di solito una ricerca sul candidato, il suo sito web, la sua presenza sui social, il suo profilo LinkedIn. Google è il nostro alleato migliore!

* (Gruppo FB per traduttori professionisti)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246