L’Influenza dell’arabo sullo spagnolo

 Categoria: Le lingue

L’Influenza dell’arabo sulla lingua spagnola

A causa dell’occupazione della Penisola Iberica da parte dei Mori, a partire dal 711 fino al 1492 d.C., l’influenza della lingua araba su quella spagnola fu inevitabile ed ancora oggi è evidente.

Lo spagnolo, in principio, veniva parlato nell’antica regione della Castiglia, nel nord della Spagna, mentre la maggior parte del meridione era sotto il dominio musulmano. L’arabo parlato nel sud dell’Andalusia, influenzò la lingua spagnola fin quasi dall’inizio. La contaminazione si intensificò quando la Castiglia iniziò a crescere espandendosi in territori musulmani che non avevano mai parlato il castigliano, analogamente a quando i “cristiani arabizzati” fuggirono a nord nel territorio castigliano, principalmente nel periodo della conquista  Almoravide.

Lo spagnolo moderno è quindi una combinazione di castigliano antico ed elementi di origine araba.

Crea confusione il fatto che,  nello spagnolo moderno, coesistano ancora termini di derivazione latina e araba che esprimono lo stesso concetto, come aceituna e oliva (oliva),  jaqueca e migraña (emicrania). Tale influenza nella lingua spagnola è più evidente nella parte meridionale della Spagna, che subì l’occupazione più a lungo. Alcune parole sono state prese in prestito anche dall’arabo parlato in Marocco, a causa della vicinanza geografica.

Gran parte della contaminazione riguarda il lessico: per la maggioranza sostantivi ed  un numero più limitato di verbi, avverbi e aggettivi. La struttura generale e grammaticale della lingua è rimasta invece relativamente invariata.

Esempi di influenza della lingua araba sulla lingua spagnola:

  • ·Espressioni come “¡Ole!” e “ojalá” provengono dall’arabo “wa’llah” e “insh’allah”, che hanno il medesimo significato.
  • ·Si dice che il pronome formale “usted” provenga dal latino “vuestra merced”, ma “ustadth” è il termine arabo per professore/insegnante, quindi potrebbe anche avere queste radici.
  • ·Il suffisso –í, che viene utilizzato in spagnolo per mostrare relazioni o appartenenze, deriva dall’aggettivo maschile arabo, ad es. Andalusí, Marbellí, Zaragocí, (persona dell’Andalusia, Marbella, Saragozza).
  • ·Molte parole in spagnolo che iniziano con “al” o anche solo “a” (a volte in arabo la “l” viene assorbita dalla consonante che la segue) possono avere radici arabe, poiché “al” è l’equivalente arabo di “il”, ed è presente all’inizio di ogni nome definito.

Ecco alcuni esempi:

Spagnolo Italiano Arabo
Abalorio Perlina Al-baluri
Acebibe Uva passa Azebib
Aceite Olio Az-zeit
Aceituna Olio d’oliva Az-zeitun
Alcalde Sindaco Al-qadi Cioè giudice (dal verbo qada- giudicare)
Alcoba Alcova Al-quba
Azúcar Zucchero Sukkar
Algodón Cotone Al-qutun
Azafrán Zafferano Za’firan. Forse da Safra (giallo)
Albahaca Basilico Habaqah
Jarra Caraffa ǧarrah
Jirafa Giraffa Ziraffa
Naranja Arancia Nāranja
Zoco or Azogue Mercato Souk
Zumo Succo di frutta Zum

Il numero di parole prese in prestito nella lingua spagnola dall’arabo è sconosciuto. Le stime variano enormemente in base alle diverse fonti e dall’eventuale conteggio di elementi come nomi di luoghi o forme derivate. Un’autorità molto rispettata ne nomina circa 4000, il più grande dizionario etimologico spagnolo ne elenca poco più di 1000, mentre la Real Academia Española  fornisce circa 1.200 parole, esclusi nomi di luoghi e derivati.

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito della scuola di spagnolo Enforex

Traduzione a cura di:
Vaninetti Stella
Traduttrice per il settore turistico
Lingue di competenza: Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese
Lecco

Il sorabo – una lingua dimenticata

 Categoria: Le lingue

In uno dei suoi articoli brevi ma pungenti, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano citò una statistica: “Ogni due settimane muore una lingua.”

Quando noi europei pensiamo alle lingue in via di estinzione, il nostro pensiero va in automatico verso le numerose lingue dei continenti che in passato subirono la colonizzazione – le lingue amerindie, tanto diverse tra di esse che spesso nonostante la vicinanza geografica appartengono a famiglie linguistiche differenti, o le lingue delle tribù africane. Tuttavia nemmeno il Vecchio continente sfugge a questo fenomeno pressante. Si pensi all’uso sempre più limitato di alcuni dialetti italiani.

Più a Nord, nel cuore d’Europa, sopravvive un’antica lingua slava – il sorabo o serbo-lusaziano. Nella classificazione delle lingue slave appartiene al gruppo delle lingue slave occidentali, insieme al ceco, allo slovacco e al polacco. A differenza delle altre tre però non gode dello status di lingua ufficiale di nessuno stato, il che fa di essa una realtà pressoché sconosciuta. La sopravvivenza è resa ancora più difficile dal fatto che la piccola isola linguistica si trova circondata da un territorio di lingua non slava, nelle regioni tedesche del Brandenburgo e della Sassonia.

Le origini della minoranza linguistica sono da cercare nell’epoca alto-medievale quando la storica regione della Lusazia fu ampiamente insediata da popolazioni slave. Nel corso della storia i sorabi sopravvissero a molte avversità, tra cui anche il regime nazista che di fatto proibì l’uso della lingua soraba e perseguitò i membri dell’etnia con carcerazioni e reclusioni nei campi di concentramento. Secondo le stime, i parlanti del sorabo oggigiorno sono circa 20 000. In realtà si tratta di due varietà di lingua – il sorabo superiore e il sorabo inferiore, la seconda delle quali particolarmente minacciata dall’estinzione, con poco più di 6000 parlanti attivi, concentrati nella zona attorno alla città di Cottbus.

La politica attuale della Germania è favorevole alla minoranza, ai sorabi viene concessa la scolarizzazione nella loro lingua madre e l’utilizzo della stessa nelle istituzioni locali. Sono presenti cartelli stradali bilingui e i due Bundesländer coinvolti stanziano somme di denaro per la promozione della cultura soraba. Tuttavia non è semplice preservare le tradizioni di una comunità di dimensioni così piccole, a contatto talmente stretto con un’altra cultura egemone. Il pericolo è rappresentato anche da fattori socio-economici: la zona soffre di forte livello di disoccupazione che causa l’esodo della popolazione, in particolar modo dei giovani, al di fuori dell’area linguistica soraba, con il conseguente rischio di inclinare verso l’uso prevalente del tedesco. Inoltre, negli anni passati, interi villaggi sono stati distrutti per le attività estrattive delle miniere di carbone e i loro abitanti spostati altrove. A ciò si aggiunge la bassa natalità tipica di tutte le popolazioni europee.

Malgrado le condizioni non favorevoli, la cultura soraba resiste e si nutre anche di manifestazioni popolari molto vive. Vengono stampati giornali e libri in sorabo e sulla scena musicale alternativa appaiono autori che scelgono di esprimersi in sorabo. Certo sarà difficile, se non impossibile, invertire questa tendenza del mondo alla globalizzazione, di cui la progressiva omologazione linguistica costituisce solo uno degli aspetti. Ad ogni modo, è necessario impegnarsi per tutelare l’immenso patrimonio che ogni singola lingua rappresenta per l’umanità.

Autrice dell’articolo:
Stanislava Sebkova
Traduttrice freelance IT,DE,EN>CZ
Firenze

L’Inglese per l’Unione Europea (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La Brexit è l’occasione giusta perché l’inglese diventi la lingua della UE

Un’ulteriore obiezione dei nemici giurati dell’inglese è che altre entità statali come gli USA, il Canada o la Svizzera funzionano senza una lingua ufficiale unica. Ma a differenza della UE hanno una storia plurisecolare come entità politiche unitarie e una forte lingua maggioritaria;

di contro, solo il 18% dei cittadini della UE è di lingua madre tedesca. Il plurilinguismo dell’India è quanto di più simile alla UE ci sia a livello internazionale, ma anche da quelle parti infuria il dibattito se adottare una sola lingua ufficiale per favorire la coesione.

L’obiezione più stringente è che sostituire la babele europea con l’inglese come unica favella sia un’idea elitaria; tuttavia è proprio per questo che la UE dovrebbe fare di più per promuovere l’inglese al ruolo di unica lingua europea di comunicazione. L’attuale inerzia ha creato un’Europa in cui una casta di privilegiati poliglotti formati nelle università europee può muoversi agevolmente da un paese all’altro e dominare i dibattiti comunitari. Un maggiore impegno a favore dell’inglese in Europa e nelle singole nazioni ne promuoverebbe la conoscenza presso quei cittadini UE che attualmente non lo parlano.

Alla fine non si tratta di scegliere fra un’Europa anglofona o fra una completamente multilingue, ma fra una pia illusione e i fatti. Nicolas Véron, economista francese che lavora a Bruxelles, fa notare che l’inglese è già di fatto la lingua di lavoro della UE, il che ha permesso a lui e ad altri, nel 2005, di creare Bruegel, uno dei primi think tank a livello comunitario. Qualcosa come il 97% dei tredicenni europei sta imparando l’inglese, e il numero dei corsi universitari in inglese è cresciuto dai 725 del 2002 a più di ottomila. I movimenti politici continentali si esprimono per la gran parte in inglese: il sito web e gli interventi sulle reti sociali di Fridays for Future, così come quelli del movimento populista di destra Identitarian, sono in inglese. Ad un raduno di leader sovranisti a Milano prima delle elezioni europee, i leader di Finlandia, Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca e Germania hanno rivolto i propri saluti alla folla in inglese.

Diffondete il verbo

Prendere atto formalmente di come stanno le cose permetterebbe alla UE e ai governi nazionali di concentrare più risorse nella diffusione dell’inglese. Tali risorse – alcune delle quali si potrebbero ricavare dalla riduzione dell’enorme numero di traduttori e interpreti della UE – potrebbero essere impiegate per corsi di lingua per i lavoratori più anziani e meno istruiti. Stimolerebbe più mezzi di comunicazione a scrivere in inglese, favorendo così la nascita di media autenticamente paneuropei.

Il maggiore ostacolo è simbolico. Umberto Eco scrisse: «La traduzione è la lingua dell’Europa». La UE è orgogliosa delle sue tante lingue usate ogni giorno, che ogni anno diventano sempre più diffuse ed accessibili grazie al progresso degli strumenti di traduzione automatica. Tuttavia adottare l’inglese come lingua comune dovrebbe essere visto come il complemento di questa tradizione e non come una sfida ad essa. La quintessenza dell’Europa è la diversità, e il suo caleidoscopio di lingue e dialetti deve essere promosso e protetto; ma è anche unità, un’unità possibile solo con una lingua comune, anche se non padroneggiata alla perfezione. Diffondere capillarmente l’inglese e al contempo difendere le lingue native della UE non significherebbe tradire l’ideale di un’Europa cosmopolita, bensì portarlo a compimento.

Fonte:  Articolo pubblicato il 15 giugno 2019 sul sito dell’Economist

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna (PV)

L’Inglese per l’Unione Europea

 Categoria: Le lingue

La Brexit è l’occasione giusta perché l’inglese diventi la lingua della UE

Sarà una lingua franca neutrale.

Per buona parte della sua storia le lingue principali dell’Unione Europea sono state tre: il tedesco (la lingua madre più parlata), il francese (lo strumento d’elezione della diplomazia brussellese) e l’inglese (ampiamente usato come seconda lingua). Tuttavia negli ultimi anni la crescita di Internet e l’adesione degli stati dell’Europa orientale e centrale hanno sancito il dominio dell’inglese. Ad oggi più dell’80% dei documenti della Commissione europea sono prima redatti in inglese, poi tradotti nelle altre 23 lingue ufficiali.

I malumori non mancano. «L’inglese non è l’unica lingua ufficiale dell’Unione Europea» ha dichiarato con irritazione nel settembre 2018 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Alcuni hanno accolto la Brexit come un’occasione per ristabilire il ruolo del francese come lingua principale della UE, o almeno per far decadere l’inglese da lingua ufficiale. Dopo il fallito tentativo europeo di dare il benservito all’idioma di Boris Johnson e Nigel Farage, un giornalista francese ha sbottato: «Ci vorrà un miracolo per governare 450 milioni di cittadini in una lingua destinata ad un futuro di minoranza».

Al contrario, non potrebbe esserci momento migliore per la UE di adottare l’inglese come sua unica lingua ufficiale. Politicamente la Brexit gioca a favore. Il filosofo belga Philippe van Parijs sostiene che la Brexit renderà l’inglese una lingua neutrale all’interno della UE (Irlanda e Malta, dove pure è lingua ufficiale, rappresentano appena l’1% della restante popolazione) e quindi ideale per far comunicare europei con lingue madri rivali. Date le sue radici sia romanze che germaniche, adottarla costituirebbe, da un punto di vista linguistico, un ritorno in patria, facendo tornare l’inglese sul continente. «Ridateci la nostra lingua» dice scherzando van Parijs. In secondo luogo, l’Europa va verso l’unione politica: dalle proteste anti-migranti alle dimostrazioni ambientaliste degli studenti di Fridays for Future, i movimenti sono sempre più transnazionali. Nelle elezioni europee del maggio 2019 la partecipazione al voto ha raggiunto il massimo degli ultimi 25 anni dopo una campagna in cui l’impatto dei leader, dal populista di destra Matteo Salvini al centrista liberale Emmanuel Macron in Francia (che alla prossima tornata elettorale intende introdurre liste paneuropee di candidati), ha travalicato i confini dei rispettivi paesi. In un’epoca in cui la politica si scopre più autenticamente europea una lingua franca accettata da tutti ha perfettamente senso, e l’inglese è l’unico candidato logico.

Alcuni temono che sancire formalmente il predominio dell’inglese (idea sostenuta con fervore non da britannici o americani, ma da personalità come l’ex presidente tedesco Joachim Gauck e l’ex presidente del Consiglio italiano Mario Monti) rafforzerebbe la cultura anglosassone e metterebbe pubblicazioni in lingua inglese come The Economist in posizione dominante. In effetti, molti grandi media europei – inclusa la maggior parte dei giornali tedeschi, lo spagnolo El País e il greco Kathimerini – pubblicano una propria versione online in inglese allo scopo di avere voce nel dibattito paneuropeo, e un ruolo formale dell’inglese incoraggerebbe altri a fare altrettanto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo pubblicato il 15 giugno 2019 sul sito dell’Economist

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna (PV)

La traduzione di siti Internet (4)

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Terza parte di questo articolo

Traduzione di siti Internet contro traduzione di contenuti
Come menzionato all’inizio dell’articolo, stiamo vivendo in un’economia dei contenuti. Ciò significa che i marchi devono continuamente creare contenuti coinvolgenti per riuscire ad attirare l’attenzione degli utenti e condurli alla loro pagina di destinazione. Una volta raggiunta, devono essere accolti da una differente tipologia di contenuti che li dovrà convincere a diventare dei clienti paganti.

Pertanto, vi è una netta distinzione tra la traduzione di siti Internet e quella di contenuti. Mentre il sito Internet deve essere tradotto una volta sola, i contenuti sono qualcosa che dev’essere prodotto a un ritmo costante. Essi devono anche essere pertinenti e di attualità per riuscire a emergere nel mare di nuovi contenuti generati ogni giorno.

Inoltre, utenze diverse richiedono contenuti di differenti formati e, a seconda della loro collocazione geografica, si devono utilizzare più canali. Ciò implica conoscere quale piattaforma di social media funziona in una specifica regione, se il blog è ben accolto oppure no, e altro ancora.

Infine, i marchi di successo terranno anche traccia dei contenuti prodotti dai loro utenti, come le recensioni, i commenti e gli articoli di blog. Questa tipologia di contenuto si basa tipicamente sulla velocità, dato che si rischia di perdere slancio se la risposta arriva troppo tardi. Di conseguenza, la collaborazione con un’agenzia di traduzione che possa dare un contributo adatto alla cultura e alle abitudini locali è più che necessaria per monitorare le varie campagne.

Per riassumere
Il successo di qualunque marchio è direttamente collegato alla soddisfazione dell’utente. Per questo motivo, i marchi devono promuovere fiducia e una comunicazione aperta, cose che possono essere garantite solamente con il messaggio giusto.

Ora, un marchio locale può accontentarsi dell’aiuto di un buon gruppo di lavoro dedito al marketing, ma i marchi globali non possono ottenere successo senza l’appoggio di traduttori altamente qualificati e dei loro strumenti. Come si evince dal nostro articolo, vi sono diverse tipologie di traduzione e di strumenti che le aziende possono usare. In conclusione, il successo di una compagnia globale ben organizzata nasce dalla combinazione di tutti gli strumenti e talenti che si hanno a disposizione.

Potrebbe essere un investimento iniziale più ingente di quello che ci si aspettava, ma ne vale la pena!

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet (3)

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Seconda parte di questo articolo

La collaborazione professionale
Si è disposti a investire per creare una dipartimento marketing forte, giusto? Allora, si è anche pronti a mandare gente per studiare il mercato nel quale si vuole entrare. Sarebbe quindi poco saggio non considerare anche la collaborazione con un’agenzia di traduzione e localizzazione che ha esperienza!

È altresì importante tenere a mente che si avrà bisogno di traduzioni dei contenuti del sito Internet, dei prodotti, del materiale di marketing e dei documenti legali (contratti, accordi, normative sul lavoro e molto altro). Pertanto, si necessiterà di assistenza da linguisti con competenze diversificate.

La buona notizia è che vi sono degli strumenti specifici che aiutano ad automatizzare il processo di traduzione su una piattaforma di e-commerce. Essi collegano i traduttori alla propria piattaforma e danno loro accesso al contenuto che deve essere tradotto o modificato. Pertanto, non vi è alcun intermediario che invia il contenuto al traduttore per poi pubblicarlo sul sito.

Traduzione manuale contro traduzione automatica
La traduzione automatica viene fatta da un programma automatizzato che svolge traduzioni affidabili e un certo grado di localizzazione (come specificato nelle sue impostazioni). Questa tipologia di traduzione viene usata quando vi è una grande mole di contenuti e il risultato non dev’essere molto sfumato, dato che non viene influenzato dalla cultura e dai valori locali.

Ad esempio, un sito come Amazon può sfruttare la traduzione automatica per le descrizioni dei suoi prodotti. Se optasse per dei traduttori umani, sarebbe un grosso investimento che rallenterebbe il procedimento di lancio del sito Internet.

Tuttavia, sceglierebbe dei traduttori umani altamente qualificati per tutti i suoi materiali di marketing e legali, dato che sono quelli in cui la localizzazioneè fondamentale. Inoltre, le pagine principali del sito Internet (come Chi siamo, Contatti, Politica di reso o l’Home Page) dovrebbero essere create da curatori e revisori umani.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Prima parte di questo articolo

Cultura contro lingua
Una buona traduzione di un sito Internet non riguarda solo la lingua, ma anche l’integrazione della cultura e delle abitudini locali. I linguisti la chiamano localizzazione.

Diversamente dalla traduzione regolare, la localizzazione affronta anche componenti non  testuali e culturali per conferire una descrizione accurata a un prodotto o un servizio per uno specifico gruppo di utenti. Riguarda l’adattamento di un messaggio affinché i locali riescano a cogliere tutte le sfumature.

Infatti, tutti i siti Internet, le applicazioni, i videogiochi e ogni altra tipologia di contenuto di successo globale sono il risultato sia di una traduzione che di una localizzazione.

Inoltre, la localizzazione non è solo per i paesi stranieri in cui si parla una lingua diversa. Un sito Internet con contenuti in inglese dovrà comunque usare le tecniche di localizzazione per risultare più accattivante alle utenze in Australia o nel Regno Unito.

Il modo migliore per vedere la localizzazione all’opera è dare un’occhiata al caso delle calzature sportive. Ciò che gli americani chiamano sneakers, nel Regno Unito sono le trainers e in Irlanda le runners. Ora, tutte queste parole definiscono un’unica tipologia di prodotto, ma se si prova a vendere delle sneakers nel Regno Unito, non si avrà grande successo perché le persone non capiranno ciò che si sta offrendo.

Per riassumere, non è un caso di cultura contro lingua, ma piuttosto di saper usare lingua e cultura per promuovere il proprio marchio.

Come tradurre un sito Internet?
A seconda del proprio budget e delle proprie intenzioni generali, vi sono due modi per tradurre e localizzare siti Internet: un approccio fai-da-te e una collaborazione con dei linguisti e degli esperti professionisti.

Diamo una rapida occhiata a ciascuno di essi:

L’approccio fai-da-te
Se hai la conoscenza necessaria per svolgere traduzioni affidabili e di alta qualità, allora è possibile il fai-da-te. Tuttavia, non è un approccio che raccomandiamo, dato che richiede un grande livello di competenza in due settori contrastanti: la lingua e la tecnologia web.

Molti siti Internet utilizzano uno specifico linguaggio di programmazione (come Python) per creare diverse versioni linguistiche dello stesso sito, che vengono rese disponibili sulla base dell’ubicazione di ogni utente. Sebbene imparare a usare Python online non sia difficile, si ha comunque bisogno di una conoscenza tecnica della distribuzione delle risorse, dei server web e molto altro.

L’approccio fa-da-te funziona solamente se si gestisce un piccolo sito Internet o se si stanno creando delle pagine di destinazione indipendenti per un’unica lingua che si conosce molto bene. Altrimenti, se il sito Internet è di dimensioni maggiori (come una piattaforma di e-commerce) o si stanno utilizzando degli strumenti di traduzione automatica (come Google Traduttore), le possibilità di successo sono praticamente nulle.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale
Le piattaforme di e-commerce, i siti Internet aziendali, le pagine di destinazione e altre simili piattaforme hanno un denominatore comune: la comunicazione.

Tutte queste piattaforme vengono create per trasmettere un messaggio a quante più persone possibili. Infatti, il mondo del Web può rappresentare un biglietto di sola andata verso il successo per ogni marchio, senza distinzioni di dimensione o prodotto/i. Il trucco sta nel sapere come attirare e mantenere l’attenzione degli utenti affinché venga loro voglia di saperne di più.

Per questo motivo, si devono trovare dei modi creativi per trasmettere contenuti brevi e accattivanti in un formato e una forma che siano facilmente condivisibili e capibili.

Traduci i tuoi documenti, i tuoi contenuti e il tuo sito Internet in più di 40 lingue. Carica i file o copia il testo e un traduttore professionista comincerà subito a lavorarci. Richiedi ora la tua traduzione

Sembra abbastanza semplice, vero? Dopotutto, l’utente odierno trascorre ore navigando su Internet (6 ore e 42 minuti ogni giorno) e la principale risorsa che tutti utilizzano è Google.

Tuttavia, la situazione è più complessa e sfumata di così. Come è vero che l’utenza è online, così lo sono anche la concorrenza, variegate fonti di intrattenimento, notiziari e organi di stampa, molte piattaforme didattiche e i social media! Ciò significa che si deve lottare duramente per ottenere l’attenzione degli utenti e l’unico modo per farlo è creando contenuti pertinenti e coinvolgenti.

Inoltre, se si vuole sviluppare ed espandere il proprio marchio a livello mondiale, ci si deve accertare di saper parlare la lingua della propria utenza (non tutti sanno parlare o leggere in inglese).

Siccome si sta facendo crescere un business in ciò che gli esperti chiamano l’economia dei contenuti, è fondamentale rivolgersi agli utenti in una lingua a loro comprensibile. Pertanto, la traduzione del proprio sito Internet è il primo passo da compiere per sviluppare con successo il proprio marchio a livello mondiale.

Ora andremo a parlare delle ragioni per cui questo passaggio è importante per il proprio business e come metterlo in pratica senza sprecare risorse preziose.

Perché tradurre il proprio sito Internet?
Il successo di un marchio mondiale dipende dal modo in cui i promotori capiscono come approcciarsi alla cultura e alla popolazione locale. Si tratta di un procedimento chiamato localizzazione e comincia con la traduzione di un sito Internet nella lingua del posto.

Ovviamente, a seconda dei propri piani di sviluppo, potrebbe non essere necessaria la traduzione dell’intero sito. Ad esempio, alcuni marchi si accontentano di poche pagine indirizzate agli utenti locali.

Tuttavia, le grandi e piccole piattaforme di e-commerce dovranno considerare di tradurre i propri prodotti e servizi se vogliono avere successo. Questa è una delle ragioni per cui Amazon ha un tale successo oltreoceano. Ha fondato diversi centri nelle aree più popolate del pianeta (come la Germania, il Regno Unito, l’India, la Cina e molte altre) e il suo sito Internet è disponibile nella lingua più comune di ogni zona.

Sicuramente si potrebbe obiettare dicendo che Amazon è una potenza mondiale che ha a disposizione risorse raramente accessibili a tutti i marchi. Ciò è vero ora, ma lo stesso Amazon non ha cominciato da una posizione alta – il gigante di e-commerce che conosciamo oggi è partito da piccolissime dimensioni e si è fatto strada usando tattiche intelligenti e tecniche di marketing geniali.

Sebbene sia più difficile seguire il suo esempio nell’attuale contesto economico, non significa che non si debba sfruttare la potenza della lingua per accrescere la propria utenza.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Il mondo fuori dal vocabolario (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Questa persona non sapeva cosa significhi tradurre, quanto lavoro e passione ci sia dietro, quanto studio e fatica. E non sapeva che tradurre è un lavoro e che come tale viene valutato e pagato.

Quest’esperienza mi ha sicuramente aperto gli occhi e portata fuori dall’ambiente dei traduttori che, a volte, può essere un po’ chiuso, specialmente durante il periodo universitario, quando si è ancora molto presi a studiare e la pratica vera e propria occupa solo una parte minoritaria dell’intero percorso.

Con il tempo mi sono imbattuta in diverse traduzioni approssimative e mi sono chiesta in che condizioni avesse lavorato quel traduttore, se per caso gli fosse stato fornito il testo completo o se invece gli fosse stato consegnato solamente uno stralcio di testo da tradurre senza contesto o se, addirittura, fosse stato davvero un traduttore professionista oppure l’amico che ha passato qualche settimana all’estero e per questo sa le lingue.

E in queste situazioni sovviene sempre il pensiero del “ma chi me l’ha fatto fare?” Perché ho scelto un lavoro così poco compreso e valorizzato eppure così indispensabile che viene richiesto continuamente negli uffici, negli studi e nelle aziende, a persone che semplicemente parlano una lingua straniera, perché bisogna pur sapere cosa c’è scritto in quel documento, altrimenti come possono procedere le trattative?

Sono dell’idea che bisogna far conoscere la traduzione e il mondo che le sta dietro. Dare più visibilità ai traduttori, non solo pubblicando il loro nome sulla copertina dei libri da loro tradotti (che sarebbe già una grande vittoria!), ma anche coinvolgendoli maggiormente nelle discussioni sui libri in uscita, ad esempio, in modo che possano prendere parte ad interviste e incontri non solo con gli esperti del settore, ma anche con il pubblico comune. In questo modo si potrebbe spiegare meglio il grande lavoro nascosto che sta dietro la traduzione, non solo dei libri, ma anche dei dialoghi dei film e dei sottotitoli, fino ad arrivare a quei testi non prettamente artistici ma operativi, che servono nel mondo del lavoro e delle attività commerciali quotidiane negli uffici, aziende e nei vari enti. Solo in questo modo, il nostro lavoro sarà veramente valorizzato e ricompensato quanto deve.

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

Il mondo fuori dal vocabolario

 Categoria: Traduttori freelance

Ero nel pieno del periodo universitario e per chi ha fatto la scuola interpreti sa quale carico di lavoro potessi avere in quel periodo!

Ovviamente come quasi tutti i miei colleghi oltre a studiare mi occupavo di qualche lavoretto saltuario di traduzione. Metti un avviso su quella bacheca, passa la parola a quell’amico, cose così. Un giorno un conoscente mi passa i contatti di una ragazza che studiava psicologia nell’università di un’altra città. La sua richiesta era di tradurre dall’inglese all’italiano un testo scientifico: era il resoconto di uno studio condotto nel Regno Unito su come il livello culturale e la posizione sociale delle madri influenzasse i loro figli nella crescita.

A questa ragazza sarebbe servita la traduzione in italiano per poter usarne alcuni stralci nella sua tesi di laurea. Ero molto contenta perché finalmente mi si proponeva un lavoro serio (finalmente un testo scientifico! Non elenchi incomprensibili di oggetti in vendita su qualche sito internet di e-commerce!). Per cui, sfoderando tutta la professionalità di cui ero capace all’epoca, conto le cartelle da tradurre, scelgo la tariffa considerando lingua di partenza, lingua di arrivo, tipo di testo e propongo la mia tariffa alla ragazza. Devo anche aver applicato un po’ di sconto, pensando che, dopotutto, eravamo colleghe, entrambe universitarie squattrinate, che devono aiutarsi fra loro.

Non vi dico lo sconcerto quando ricevo la risposta della ragazza:” No, ma guarda, non è che mi serva una traduzione letterale (sic!), devo solamente capire quello che c’è scritto (SIC!)”.

Inutile dire che non mi ha fatto tradurre il testo e di conseguenza non mi ha pagato quanto le chiedessi.

Ero sconcertata. Ma come, “devo solo capire cosa dice”? Un testo, qualsiasi testo, o lo traduci o non lo traduci. E se anche avessi dovuto farne una parafrasi (rabbrividisco ancora all’idea che fosse quello che la ragazza mi stava chiedendo, sopratutto pensando che poi questa rielaborazione sarebbe dovuta essere pubblicata come parte di una tesi di laurea!), avrebbe comunque significato creare un nuovo testo partendo da quel report in inglese, un lavoro che implica comunque la lettura di un testo in lingua straniera, la sua comprensione completa e rielaborazione nella lingua di arrivo, con i corretti termini, dato che si trattava di un testo scientifico che andava pubblicato in una tesi di laurea!

Sconcerto sì, ma credo che questo primo incontro con un cliente in carne ed ossa, sia stato istruttivo.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

La situazione del tedesco nel 2020 (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Negli anni a venire, in virtù della nuova legge del governo federale per favorire l’immigrazione di personale qualificato, l’insegnamento del tedesco avrà come obiettivo principale la formazione linguistica degli specialisti. Nel complesso il numero degli adulti che studiano il tedesco (dovuta alla crescente importanza della formazione linguistica dei profili specializzati) è cresciuto dai circa 433.000 del 2015 a 474.000. Complessivamente circa 309.000 persone studiano tedesco presso le sedi del Goethe Institut, con una crescita degli studenti di ambo i sessi di circa 73.000 unità rispetto al 2015.

L’indagine (che non ha considerato il periodo della pandemia da Coronavirus) ha per la prima volta preso in esame l’offerta di formazione tramite piattaforme digitali. I risultati mostrano la crescente importanza, anche in prospettiva, sia delle possibilità di apprendimento online del tedesco che della formazione degli stessi insegnanti di lingua. L’utilizzo delle offerte formative tramite le piattaforme digitali e mobili considerate dall’indagine è cresciuto dal marzo 2020: ad esempio, durante la chiusura al pubblico degli istituti di formazione linguistica e il divieto di contatti sociali in tutto il mondo gli accessi (“visits”) alla piattaforma formativa online del Goethe Institut hanno mostrato un significativo aumento delle lezioni via Internet: i circa 326.000 accesi del maggio 2019 sono diventati, a distanza di dodici mesi, più di 1,2 milioni. Nello stesso periodo la fruizione dei corsi online di tedesco della Deutsche Welle è raddoppiata, raggiungendo i 4,2 milioni di utenti.

Alla crescente domanda di tedesco un po’ ovunque si contrappone tuttavia la mancanza di insegnanti: nell’impegno del ministero degli Esteri e dei suoi partner la formazione degli insegnanti è perciò considerata assolutamente prioritaria. Programmi di formazione e perfezionamento come il Dhoch3 del DAAD o il Deutsch Lehren Lernen (Imparare ad insegnare il tedesco), o DLL, del Goethe Institut contribuiscono alla formazione continua degli insegnanti.

Sotto la guida del ministero degli Esteri l’organizzazione Netzwerk Deutsch raccoglie ogni cinque anni, insieme a gruppi di lavoro locali, i dati relativi agli studenti di tedesco da tutto il mondo. L’indagine del 2020 è stata coordinata dal Goethe Institut (che elabora anche i dati) in cooperazione con i già citati DAAD, Deutsche Welle e ZfA.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito del Goethe Institut

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna

La situazione del tedesco nel 2020

 Categoria: Le lingue

In Asia e Africa sempre più persone studiano il tedesco
L’interesse per il tedesco come lingua straniera non conosce soste, e le iniziative per promuoverlo dimostrano un’efficacia durevole: come rivela l’indagine Deutsch als Fremdsprache weltweit (Il tedesco come lingua straniera nel mondo), pubblicata a cadenza quinquennale a cura del ministero degli Esteri in cooperazione col Goethe Institut, la Deutsche Welle, il Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD, Servizio Federale per gli scambi accademici) e la Zentralstelle für das Auslandsschulwesen (ZfA, Servizio Federale per le Scuole all’Estero), in tutto il mondo lo studiano più di 15,4 milioni di persone. Come sempre l’Europa fa la parte del leone, ma il tedesco guadagna posizioni soprattutto in Africa e Asia. La competenza linguistica del personale specializzato proveniente dall’estero gioca un ruolo sempre maggiore nel sostegno al tedesco, e le offerte di formazione digitale incontrano sempre maggior favore.

Il tedesco resta sempre la lingua più studiata in Europa con 11,2 milioni di studenti. I tassi di crescita maggiori si registrano nei vicini della Germania: Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca e Francia (che con un +18% raggiunge gli 1,185 milioni di studenti). Anche in Russia, che nel 2015 registrava il maggiore calo, il numero di chi impara il tedesco è cresciuto nuovamente del 16%, fino a toccare 1,79 milioni. Per contro alcuni paesi europei segnano il passo: il numero di studenti in Polonia, per quanto rimanga il più alto al mondo (1,95 milioni), è calato del 15% dal 2015; la situazione in Ungheria è simile, e l’uscita della Gran Bretagna dalla UE potrebbe ulteriormente minare il già declinante interesse per il tedesco (-25% rispetto al 2015).

Al di fuori della UE colpisce la straordinaria crescita dell’Africa (+50% circa): tra i paesi africani in cui è aumentato il numero di chi studia il tedesco si annoverano Egitto, Algeria e Costa D’Avorio. Un altro importante teatro di crescita del tedesco è l’Asia, soprattutto la Cina. Di contro gli USA mostrano un calo intorno al 15%.

Come risulta poi dall’indagine, il tedesco si studia soprattutto nelle scuole (il numero delle scuole in cui si studia il tedesco è cresciuto dalle 95.000 del 2015 a circa 106.000). L’iniziativa Schulen: Partner der Zukunft (Scuole: partner del futuro), o PASCH, si è dimostrata un valido strumento di promozione del tedesco a livello mondiale: ad oggi vi prendono parte circa duemila scuole e più di seicentomila alunni in oltre cento paesi. L’iniziativa PASCH si svolge in collaborazione con la ZfA, il Goethe Institut, il DAAD e l’Organizzazione per gli scambi culturali con l’estero della Conferenza Federale dei ministri dell’Istruzione. Nelle scuole gli studenti studiano approfonditamente la lingua e la cultura tedesche e si familiarizzano con l’odierna realtà della Germania. Inoltre il tedesco rappresenta un investimento per il futuro, dando accesso ad uno dei migliori sistemi scolastici del mondo e ad un attraente mercato del lavoro e della formazione.

Nelle università il tedesco è attualmente studiato da 1,27 milioni di persone, con un leggero calo (circa 60.000 unità) rispetto al 2015. Con un certificato di tedesco e il diploma finale delle scuole estere della ZfA, ogni anno circa 20.000 diplomati di ambo i sessi ottengono accesso al sistema universitario tedesco, e di questi il 45% si iscrive ad un corso di laurea in Germania. Anche il programma di formazione Studienbrücke del Goethe Institut e del DAAD facilita l’accesso al mondo accademico tedesco.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito del Goethe Institut

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna

Traduzione e localizzazione delle lingue (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Che abilità sono richieste per lavorare come localizzatore?
Oltre alle conoscenze linguistiche, la traduzione e la localizzazione richiedono molto di più. L’attenzione al dettaglio è essenziale e la precisione del contenuto per il paese di destinazione dipende dal lavoro tradotto. Nella localizzazione la mancanza di cura verso i particolari potrebbe far fallire un progetto, dato che ogni dettaglio inappropriato od offensivo che passa inosservato potrebbe compromettere la forma nella quale si riceve un lavoro e la comprensione da parte dell’utente finale.

Un’altra tra le abilità necessarie è l’attenzione al cliente, soprattutto se si lavora in proprio. È indispensabile comprendere le esigenze che portano allo sviluppo del prodotto o del servizio ed essere capaci di comunicare col cliente in modo efficace per capire completamente ciò che si sta traducendo. È possibile che a volte nemmeno il cliente comprenda appieno come funziona la traduzione o la localizzazione; per questo motivo, richiederà pazienza e comprensione da parte del localizzatore.

Per ottenere veramente successo in questo settore lavorativo, la motivazione è fondamentale. Può sembrare un cliché, ma nella traduzione e nella localizzazione il tempo è denaro. Siccome spesso i traduttori lavorano in proprio o fuori ufficio, farlo in modo efficace ed efficiente massimizzerà la mole di progetti che si potranno portare a termine e, quindi, la quantità di denaro che si potrà guadagnare.

Infine, nella localizzazione è indispensabile che il lavoro sia oggettivo. Occorre tradurre un testo con la massima precisione rispetto al testo originale, tenendo conto ovviamente dell’adeguamento interculturale.

Quali sono le competenze più importanti per questo lavoro?
Le competenze principali per la traduzione e la localizzazione includono la padronanza degli strumenti base della scrittura e di Internet, così come la conoscenza linguistica di almeno due lingue, anche se ciò non significa necessariamente aver frequentato la facoltà di Lingue. Le lauree in Politica, Gestione aziendale, Marketing, Economia e Giurisprudenza si ritrovano tra alcune delle ulteriori carriere lavorative che più traduttori e localizzatori hanno percorso.Ciò non è affatto strano perché significa che possiedono conoscenze specifiche in settori nei quali possono tradurre o localizzare.

Di recente, nel settore della localizzazione,si trovano più posti di lavoro legati al SEO (posizionamento nei motori di ricerca e ottimizzazione degli stessi) e agli scritti in User Experience (testi per migliorare l’esperienza dell’utente nell’interfaccia). Man mano che Internet ha assunto un ruolo chiave nella globalizzazione, essere esperti in tutti questi campi rappresenterà un grande vantaggio nel mondo della traduzione e della localizzazione.

Il portale di lavoro Europe Language Jobs pubblica annunci di posti di lavoro disponibili a livello europeo per traduttori e localizzatori in diversi ambiti e settori. Qui è possibile dare un’occhiata alle offerte attive in più di 30 lingue e in 31 paesi europei, che includono anche opportunità di lavoro da remoto.

Fonte: Articolo scritto da Pablo Muñoz Sánchez e pubblicato il 05 maggio 2020 sul suo blog

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Traduzione e localizzazione delle lingue

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Questo è un articolo ospite di Europe Language Jobs, un portale di lavoro riguardante le lingue, che sono solito consigliare. Grazie per l’iscrizione, spero che vi piaccia!

La traduzione è uno degli ambiti lavorativi che più comunemente vengono associati ai poliglotti. Non c’è da stupirsene dato che, per il suo svolgimento, la professione del traduttore richiede la padronanza di due o più lingue.
Tutti noi abbiamo un’idea più o meno chiara di ciò che fa un traduttore. Tuttavia, non si può dire altrettanto per la localizzazione delle lingue, un settore d’impiego strettamente collegato con il mondo della traduzione, ma che molti ignorano.

Definizione di traduzione e localizzazione delle lingue
I traduttori sono degli esperti linguistici e solitamente traducono da una lingua appresa alla propria lingua madre. Tendono a specializzarsi in un settore specifico, che sia quello legale o dell’orticoltura. Possono arrivare a parlare tre o più lingue (compresa la propria lingua madre) a un livello molto alto. Non si devono confondere con gli interpreti: i traduttori lavorano solo con testi scritti e non con il linguaggio parlato.

Ma cos’è la localizzazione? L’Associazione di Globalizzazione e Localizzazione (GALA) la definisce come “il processo di adattamento di un prodotto o un contenuto a un contesto o a un mercato specifico”. Pertanto, la localizzazione richiede le stesse abilità della traduzione, ma anche una conoscenza approfondita degli aspetti culturali di un paese. Si spinge addirittura oltre, affrontando anche aspetti funzionali e tecnici, come lo stile di scrittura.

Il lavoro di un localizzatore può essere molto vario: dall’adattamento di campagne pubblicitarie all’allineamento con la morale e la cultura di un paese, fino a lavorare nel mondo dei videogiochi, adattando il materiale grafico e il doppiaggio o la sottotitolazione affinché sia compreso meglio.

La parola chiave nella localizzazione è “locale”: qualunque cosa “localizzata” deve seguire perfettamente gli standard locali. La campagna pubblicitaria della Coca-Cola “condividere una Coca-Cola” è un buon esempio di localizzazione. Per questa pubblicità i nomi che apparivano sulle lattine vennero cambiati con quelli che erano più comuni in ciascun paese e addirittura in ogni regione. Una cosa piuttosto semplice ma molto efficace.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Pablo Muñoz Sánchez e pubblicato il 05 maggio 2020 sul suo blog

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Presente e futuro della MT (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante gli enormi progressi, la traduzione automatica ha ancora molta strada da fare

« Non mi fido degli annunci troppo promettenti »

I risultati saranno anche impressionanti, ma François Yvon rimane moderato riguardo ai numerosi annunci dei giganti di Internet.
“Non mi fido degli annunci troppo promettenti. In tedesco, una lingua difficile da tradurre, il punteggio prima delle innovazioni era di 25 su 100. Adesso siamo attorno al 30. Abbiamo guadagnato 5 punti in un anno, laddove pensavamo che ci volesse un anno per guadagnare un solo punto. La differenza è dunque molto significativa ma c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare a 100.”
Gli ostacoli sono ancora molteplici prima di giungere a questo obiettivo. A cominciare dal fatto che queste macchine non capiscono il mondo che le sta attorno e di conseguenza non sono capaci di capire il testo che devono tradurre. Se parliamo dell’11 settembre e di torri nella stessa frase, gli esseri umani capiranno automaticamente il riferimento e sapranno tradurre correttamente il termine “torre”, cosa che non succede invece con le macchine. Dotare i programmi di senso comune è una delle grandi sfide attuali dell’intelligenza artificiale, una delle sfide più difficili da vincere.
Un altro problema più immediato riguarda il funzionamento stesso di questi sistemi, spiega François Yvon:

“Per adesso abbiamo tradotto frasi fuori contesto. Ora, una serie di fenomeni linguistici si estendono a più frasi, per questo le informazioni devono essere memorizzate a distanza di intere frasi. Cosa che per adesso non si riesce a fare.”

Inoltre, per ottenere un livello di traduzione simile a quello dei professionisti, la macchina deve raggiungere una certa coerenza stilistica e se certe traduzioni funzionano bene, come quelle dall’inglese al francese, altre sono molto meno coerenti. Le macchine necessitano quindi di molto più esercizio per tradurre bene ad esempio dal coreano al polacco che dall’inglese al francese.

Il tipo di testo tradotto dà quindi dei risultati più o meno convincenti a seconda della coppia linguistica e del tipo di testo. “Nell’industria, le brochures o i resoconti delle assemblee generali funzionano molto bene: sono testi ripetitivi con frasi che si ritrovano di anno in anno”. Sottolinea François Yvon, perché sono molti e tradotti molto spesso. “Ma quando si tratta di tradurre degli sms ad esempio, non si hanno gli stessi risultati. Nessuno li traduce mai! E ci sono giochi di parole, errori..”.

Se quindi pensa che la traduzione automatica raggiungerà dei buoni livelli nei prossimi dieci anni per un certo tipo di utilizzo, François Yvon sottolinea anche che “Per i romanzi o le conversazioni siamo ancora molto lontani”.

Fonte: articolo di Morgane Tual pubblicato su “Le Monde” il 19 Maggio 2017

Traduzione a cura di Isabella Scarselli
Interprete e traduttrice IT><FR ; IT><EN
Firenze, Milano

Presente e futuro della MT

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nonostante gli enormi progressi, la traduzione automatica ha ancora molta strada da fare

Malgrado gli annunci trionfanti dei giganti del web e i significativi miglioramenti in questo ambito, ci sono ancora molte sfide da vincere.
Facebook, TripAdvisor o Google Chrome lo propongono sempre più spesso agli utenti di internet, o peggio, lo impongono direttamente di default: “vuole tradurre questa pagina in francese ?”. Se queste proposte sono sempre più frequenti, significa che il risultato è migliorato considerevolmente nel corso degli ultimi anni. Sicuramente i testi tradotti sono ancora pieni di errori, spesso controsensi ed errori grammaticali, ma sono spesso di qualità sufficiente per permettere ai lettori di capirne il contenuto, a condizione di non entrare nei dettagli o comprendere le sfumature.

Una piccola rivincita, non paragonabile sicuramente alle tecnologie di quattro o cinque anni fa. In questi ultimi mesi, gli annunci si sono moltiplicati. L’ultimo è del 9 di Maggio, in cui Facebook afferma di aver trovato un modo di moltiplicare per nove la velocità di questi sistemi senza perdere niente in termini di qualità. A novembre era stato proprio Google ad annunciare in pompa magna una nuova versione del suo strumento di traduzione “con questo aggiornamento, Google Traduttore migliora in una sola volta quando avrebbe potuto farlo in un lasso di tempo di dieci anni”, si vantava Google nel suo annuncio. Quanto a Microsoft, non smette di annunciare miglioramenti del suo strumento di traduzione simultaneo integrato a Skype da circa un anno e mezzo.

« Ha imparato una specie di esperanto da solo »
I meriti dei recenti miglioramenti sono da attribuire al deep learning, un metodo di apprendimento automatico che si basa su reti neurali artificiali, metodo che ha dato risultati eccellenti negli ultimi anni ed in diversi ambiti dell’intelligenza artificiale, come il riconoscimento delle immagini.

All’inizio la traduzione automatica si basava su regole inculcate alla macchina, grammaticali ad esempio, scritte a mano da ingegneri. A partire dagli anni ’90 si utilizza un altro metodo basato sull’analogia statistica: la macchina paragona molti testi con le relative traduzioni tra loro e deduce la traduzione più probabile per nuovi testi.

Tuttavia è dal 2010 che l’utilizzo delle reti neurali inizia veramente a fare la differenza: “È un altro modo di apprendere i modelli statistici”, spiega al giornale François Yvon, direttore di ricerca al CNRS e responsabile del laboratorio di informatica per la meccanica e le scienze ingegneristiche. “Osserviamo esempi di testi in francese ed inglese che facciamo analizzare da queste macchine. Abbiamo scoperto che funzionava abbastanza bene da poter fare annunci trionfanti.”

Talmente bene che Google si è completamente trasformato “Prima il nostro sistema era molto complesso e fatto manualmente” racconta al giornale “Le Monde” Emmanuel Mogenet, direttore di Google Research Europe.

“Era costituito da molte parti diverse: una si occupava di apprendimento automatico, un’altra di analisi grammaticale, un’altra ancora di statistica.. era una specie di sistema Frankenstein. Il grande passo in avanti è stata la decisione di abolire del tutto questo metodo e costruire un’enorme rete neurale nella quale da una parte vengono inserite parole in francese e dall’altra si ricava il corrispondente in giapponese, senza l’aiuto dell’ingegneria tradizionale. Si tratta di apprendimento automatico”.

Il risultato? Un sistema “nettamente migliore”, spiega il ricercatore, ormai stabilitosi a Zurigo, in Svizzera. Sistema che ha lasciato esterrefatti i suoi stessi creatori: “Gli abbiamo mostrato come tradurre certe coppie di lingue e dopo ci siamo resi conto che era capace di passare da una lingua ad un’altra sulla quale non l’avevamo ancora istruito. Riesce quindi a costruire una sorta di rappresentazione al centro, indipendente dal linguaggio. Ha imparato da solo una specie di esperanto. Questa cosa non la riusciamo ancora a capire del tutto”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo di Morgane Tual pubblicato su “Le Monde” il 19 Maggio 2017
Traduzione a cura di Isabella Scarselli
Interprete e traduttrice IT><FR ; IT><EN
Firenze, Milano

Buone vacanze a tutti

 Categoria: Agenzie di traduzione

Vista la situazione “particolare” quest’anno la redazione chiuderà i battenti per un mese intero.
Riprenderemo le pubblicazioni lunedì 31 agosto.

Buone vacanze a tutti!

Machine Translation Post Editing

 Categoria: Strumenti di traduzione

Con tanti sostenitori della sua utilità e un numero ancora maggiore di professionisti che vi si oppongono fermamente, il Machine Translation Post Editing (MTPE) è sicuramente una delle innovazioni più discusse e controverse del settore della traduzione in questi ultimi anni.

In questa modalità di lavoro, un testo elaborato con la Machine Translation viene poi revisionato da un traduttore umano, che porta il testo tradotto in modo automatico al livello qualitativo di una traduzione effettuata da un professionista, correggendo errori e apportando tutte le modifiche necessarie a rendere il testo corretto da ogni punto di vista.

Molti traduttori hanno una visione decisamente negativa del post-editing, basata su argomentazioni dettate dall’esperienza nel settore; gli svantaggi che vengono più spesso evidenziati riguardano principalmente il grado di qualità del testo finale che viene prodotto: si teme infatti che, nonostante l’intervento umano, il testo non abbia realmente le stesse caratteristiche di una traduzione effettuata completamente da un professionista. Un secondo argomento decisamente importante che viene portato in opposizione al post-editing riguarda le tariffe: un flusso di lavoro di questo genere comporta potenzialmente una produttività incredibilmente più elevata rispetto a quella raggiungibile traducendo interamente il testo, per cui le tariffe offerte sono più basse di quelle consuete per incarichi di traduzione vera e propria.

Entrambi questi ragionamenti hanno sicuramente un fondo di verità, ma sono da discutere più a fondo. Per quanto riguarda il primo caso, il testo elaborato con un processo di post-editing ha una qualità inferiore solamente se il traduttore che se ne occupa non presta attenzione sufficiente alle parti da modificare; la sintassi e lo stile potrebbero apparire leggermente differenti da quelli prodotti da un traduttore umano, ma questo non significa necessariamente che siano errati o poco scorrevoli. In un tipo di lavoro di questo genere, come in una normale traduzione, dipende tutto dal traduttore e dalla precisione con cui esegue l’incarico. Anche la questione delle tariffe è sicuramente vera, ma essendo queste basate essenzialmente sulla produttività, il guadagno ottenuto non è poi inferiore; anche solo considerando il tempo risparmiato a scrivere intere frasi, rispetto che a correggerne alcune parti, fa capire facilmente quali siano i vantaggi quantitativi del post-editing.

D’altra parte, i traduttori che lavorano con questa modalità e che la conoscono quindi in modo relativamente approfondito non hanno dubbi sui vantaggi che comporta. Partendo sempre dal concetto di base che il post-editing non sia adatto a ogni tipo di testo, ma particolarmente conveniente nel caso di testi tecnici, l’utilizzo di questo processo in combinazione con i vantaggi offerti dai CAT tool permette di massimizzare la produttività senza rinunciare alla qualità, consentendo di rimanere competitivi in un settore in cui la tecnologia è ormai fondamentale e irrinunciabile. Sicuramente, cercare di evitare questa modalità di lavoro non può che essere controproducente e svantaggioso per un traduttore; il post-editing è sempre più richiesto e utilizzato ed è necessario accettare il fatto che rappresenti il futuro nell’ambito traduttivo.

Autrice dell’articolo:
Annalisa Nuvoli
Traduttrice freelance EN/DE/RU > IT
Genova

Approccio e strategia traduttiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

I forestierismi non adattati
Molto spesso, mentre traduciamo una bellissima storia avvincente, ci imbattiamo in parole straniere che non hanno nessuna corrispondenza nella lingua italiana. Come affrontare la traduzione di queste parole così intrise di significato per l’autore ma assolutamente impossibili da rendere nella nostra meravigliosa e complessa lingua?

Partiamo dal primo significato del verbo tradurre, come definito dal vocabolario Treccani: verbo transitivo, dal latino traducĕre “trasportare, trasferire”. Il verbo tradurre è composto da trans “oltre” e ducĕre “portare”, rifatto sull’analogia di condurre e sim. (http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/tradurre/)

Come tutti i traduttori sono solita dar peso alle parole, al loro significato, alla loro origine. Cercare il traducente giusto, la parola, o l’espressione, che riesce a “trasportare” il lettore “oltre” il confine nazionale per renderlo partecipe, talvolta protagonista, di una storia meravigliosa. Nella traduzione letteraria, spesso il traduttore si trova a decidere che tipo di approccio scegliere, bisogna porsi sempre delle domande: voglio un lettore viaggiatore, curioso, che decide d’intraprendere un viaggio per comprendere una cultura diversa dalla propria e cercare di dare un significato a quella parola? Da qui la scelta del traduttore di lasciare il termine in lingua originale. Oppure,voglio un lettore che non vuole lasciare il divano, non viaggiare con la fantasia ma vuole semplicemente rilassarsi e farsi “trasferire” nel mondo descritto dall’autore del libro? Da qui la scelta di cercare un traducente o parafrasare il termine per cercare di passare il messaggio al nostro lettore.

Personalmente credo che tradurre la letteratura sia una delle più grandi sfide del traduttore, significa instaurare un proprio legame con i personaggi, i luoghi descritti e vivere, in un certo senso, l’avventura prima di descriverla nella nostra lingua. Bisogna entrare nel personaggio, nella storia, viaggiare per primi nella cultura del paese della lingua sorgente perché quello che per me è una pizza ai peperoni, non è una pepperoni pizza per un americano!

Tempo fa, nel tradurre un libro fantasy, ambientato nella Malesia degli anni ’30, mi sono dovuta calare nel personaggio e intraprendere un viaggio virtuale nell’Asia del periodo prebellico per scegliere se lasciare,o parafrasare, delle parole tipiche del linguaggio malese. Dopo molte ricerche, mi sono affidata al mio lettore viaggiatore, ho scelto di lasciare quei termini nella lingua originale per non perdere quella magia che scaturiva dal racconto. Ci sono state altre volte però, che ho dovuto adattare i termini alla cultura italiana e accontentare così il mio lettore da divano.

Carlo Collodi, nella prefazione del suo libro I racconti delle fate, scrive:
“Nel voltare in italiano i Racconti delle fate, m’ingegnai, per quanto era in me, di serbarmi fedele al testo francese. Parafrasarli a mano libera mi sarebbe parso un mezzo sacrilegio. A ogni modo, qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti, sia di vocabolo, sia di andatura di periodo, sia di modi di dire: e questo ho voluto notare qui in principio, a scanso di commenti, di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario. Peccato confessato, mezzo perdonato: e così sia.”

Autrice dell’articolo:
Federica Bulciolu
Traduttrice freelance EN>ITA FRA>ITA
Torre del lago Puccini, Viareggio (LU)

La sottotitolazione dei film multilingue (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

4- Conclusioni
Per riassumere, abbiamo visto esempi vari e distinti nel caso in cui in un certo film si parla un’altra lingua o addirittura molte lingue. Abbiamo anche visto esempi dell’utilizzo di un dialetto speciale o di un socioletto in un film, questione che sembra difficile da risolvere. Abbiamo osservato quali soluzioni si sono trovate in tali casi e abbiamo discusso la difficoltà di tradurre gli esempi portati. Problemi come questi spesso rappresentano una sfida per i traduttori, visto che essi non sono sempre consapevoli della gamma di possibilità a disposizione per tradurre la diversità.

Abbiamo osservato le seguenti soluzioni: non evidenziare l’utilizzo di una lingua diversa; evidenziarla senza tradurla, evidenziarla trascrivendola o traducendola. Se scegliessimo l’ultima soluzione, potremmo usare sia caratteri normali che il corsivo. Sarebbe però consigliabile usare quest’ultimo, visto che è un modo per mostrare un utilizzo della lingua speciale, e non tradurre tutte le parole “speciali”, altrimenti per gli spettatori diventerebbe difficile seguire.

Un problema simile sorge quando sia ha a che fare con più di due lingue. Come abbiamo visto, molti dei casi riportati qui non erano stati messi in rilievo, lasciando il pubblico all’oscuro dell’esistenza di diversi livelli linguistici. Una possibile soluzione potrebbe essere l’uso di colori diversi, che, come sappiamo, si adotta nella sottotitolazione per sordi.

Un’altra soluzione possibile, presa sempre dai SPS potrebbe essere la “nota” tra parentesi, come l’islandese nelle canzoni di Björk, solo per avvisare il pubblico che ciò che sentono non è inglese e che l’assenza dei sottotitoli non è dovuta all’incompetenza del traduttore.

Altra questione è il problema dell’uso di dialetti, socioletti e anche lingue “inventate”, così come impedimenti linguistici. Per la stessa natura particolare dei sottotitoli, si suggerisce di non fare uso di parole pronunciate male. E, qualora si facesse, sarebbe forse opportuno usare il corsivo. Ancora, un’altra soluzione possibile a questi problemi potrebbe essere l’aggiunta di informazioni tra parentesi, come si fa nei sottotitoli per sordi per avvisare il pubblico che nella lingua è presente qualche irregolarità.

Come già indicato nella conferenza Media for All tenuta all’Universitat Autònoma de Barcelona nel giugno del 2005, penso davvero che dovremmo riconsiderare il tradizionale divario tra i sottotitoli intralinguistici per i sordi e quelli per udenti e cercare di sfruttare tutte le possibilità offerte dai primi per risolvere le problematiche tradizionalmente “complesse”.

5- Bibliografia

Bartoll, Eduard (2004): “Parameters for the classifications of subtitles”, in Pilar Orero (ed.): Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Chaume, Federic (2003): Doblatge i subtitulaciò per a TV, Vic: Eumo.
Diaz Cintas, Jorge (2003): Teoria y practica de la subtitulaciòn. Inglés-Espaňol,
Barcelona: Ariel.
Gottlieb, Henrik (1997): Subtitles, Translation & Idioms, Copenhagen, University of Copenhagen.
Gottlieb, Henrik (2004): “Language-political implications of subtitling”, in Pilar Orero (ed.)Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Ivarsson, Jan& Carroll, Mary (1998): Subtitling, Simrisham, TransEdit HB.
Tuma, Thomas (2003): “Die Sensestimuliert”, in DerSpiegel 38, p.87.

Film
Costner, Kevin (1990): Balla coi lupi
Cukor, George (1964): My Fair Lady
Fassbinder, RainerWerner (1979): Il matrimonio di Maria Braun
Gudmundsdottir, Björk (1997): Live at Shephards Bush
Jones, Terry (1979): Brian di Nazareth
Klapisch, Cédric (1999): Guerre stellari I. La minaccia fantasma.
Nair, Mira (2002): Monsoon Wedding Payami, Babak (2001): Raye Makhfi (Il voto è segreto)
Pons, Ventura (2002): Anita no perde el tren (Anita non perde l’occasione)
Wenders, Wim (1987): Il cielo sopra Berlino

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

3- La sottotitolazione degli impedimenti linguistici
Un’ultima questione legata a quelle già menzionate è l’uso di parole speciali, per esempio, quando un attore parla in un modo particolare. Di seguito due esempi: il film Brian di Nazareth (1979), dei MontyPython, e Guerre stellari I, La minaccia fantasma(1999), di George Lukas. In entrambi si parlano varie lingue, anche se il loro utilizzo differisce in ciascuno dei film, perché in uno, Brian di Nazareth, si tratta di un impedimento linguistico e nell’altro di una lingua inventata, la lingua di JarJarBinks e del suo popolo. La domanda che ci si può porre è: dovremmo mantenere questi effetti o impedimenti linguistici nei sottotitoli? Forse qualcuno può dire: “Perché no?” Ma visto che i sottotitoli sono scritti, diversamente dalla natura orale dell’originale o dalla versione doppiata, è facile immaginare la difficoltà di riprodurre queste stesse differenze nella versione scritta, nei sottotitoli. Bene, se guardiamo i sottotitoli, possiamo vedere che le differenze sono state mantenute. Nel primo esempio Pilato pronuncia la “r” inglese come se fosse “w”.

La prima cosa che osserviamo è che i sottotitoli spagnoli cambiano la “r” nello spagnolo standard in “d”. Perciò, non sempre, ma spesso, quando ci dovrebbe essere una “r” nella parola inglese, la si scrive con una “d”, o qualche volta anche con due. Tuttavia non è molto frequente riportare parole pronunciate male nei sottotitoli. La questione ora è: dovremmo scriverle in corsivo o semplicemente in caratteri normali? Tutto ciò può essere messo in relazione con My Fair Lady. Dovremmo usare il corsivo per mostrare quando lei parla male? Bene, nel caso dei sottotitoli in spagnolo queste parole sono scritte in caratteri normali, non in corsivo. L’altra persona che nel film parla con un impedimento è BiggusMaximus, che pronuncia però il suono “th” al posto della “s”. È interessante anche vedere il modo in cui questo possa essere rappresentato nelle lingue che non hanno lo stesso problema di pronuncia, come il catalano, il francese o l’italiano. Sarebbe interessante vedere come viene trascritto.

Cosa avviene in Guerre stellari? Bene, qui si parla una strana lingua artificiale, basata in realtà sull’inglese. Nei sottotitoli spagnoli vediamo che queste parole sono tradotte, ma anche pronunciate male,non sono in corsivo e non sono facili da seguire; perciò può essere che le si utilizzi, ma non così spesso come in originale, e meglio sarebbe metterle in corsivo per evidenziarle meglio.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

2- La sottotitolazione di dialetti e socioletti
Un altro caso che si può mettere in relazione con questo, anche se leggermente diverso, è l’uso dei dialetti e socioletti. Tutti i traduttori sanno com’è difficile rendere queste differenze nei sottotitoli o nel doppiaggio. Un buon esempio è dato dalla traduzione sottotitolata di My Fair Lady (1964), diretto da George Cukor. Com’è noto, questo film è l’adattamento cinematografico dell’opera Pigmalione di Bernard Shaw. Anche se il soggetto del film (e dell’opera) è il potere del linguaggio, e come cambiare il proprio status sociale ed economico grazie all’uso del linguaggio, è interessante vedere che anche i sottotitoli intralinguistici in inglese mostrano una resa mediocre dell’uso speciale del cockney[1]. Potrebbe essere interessante evidenziarlo all’inizio del film, per dare un’idea del personaggio, ma nella versione spagnola, né in quella sottotitolata né in quella doppiata, non viene segnalato.

C’è un capitolo dove il professor Higgins cerca di insegnare la pronuncia alla signorina Doolittle; ma lei non riesce. La famosa traduzione verso lo spagnolo, oserei persino dire conosciuta quasi da tutti, è quando lui dice: “The rain in Spainstaysmostly in the plain” (“La pioggia in Spagna continua principalmente in pianura”), e lei ripete pronunciando: “The rine in Spine staysmostly in the pline” (nel sottotitolo intralinguistico in inglese).

Nello stesso capitolo, più avanti, c’è un brano dove lei cerca di imparare a pronunciare la “h”, perché una “h” silenziosa è caratteristica tipica del cockney; e usano uno specchio con una fiamma, così se lei pronuncia l’“h” correttamente, la fiamma trema e si vede nello specchio. La frase che deve pronunciare è: “In Hartford, Hereford and Hampshire hurricaneshardlyeverhappen” (A Hartford, Hereford e Hampshire gli uragani non ci sono quasi mai”), trascritto con “In ‘artford, ‘ereford e ‘ampshire  ‘urricanes ‘ardlyhever ‘appen”.

Nei sottotitoli italiani, in entrambi i casi: “The rain in Spain… ”e “In Hartford, Hereford… ” le frasi semplicemente non sono né tradotte né trascritte, quando pronunciate in maniera errata. Penso davvero che potrebbe essere una buona soluzione, visto che il pubblico è sempre consapevole che lei parla in inglese, in questo socioletto inglese, che sta cercando di apprendere a pronunciare diversamente e che sono a Londra. Perciò forse così è più giusto ed è una buona soluzione. Inoltre, potrebbe forse essere utile l’uso delle parentesi, come si fa negli SPS, per avvisare lo spettatore che qualcuno sta usando un dialetto o socioletto, quando questo sia rilevante.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1] La parlata londinese (N.d.T).

La sottotitolazione dei film multilingue (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

A questo proposito vorrei aggiungere che proprio ora in Germania c’è la tendenza a usare molte parole ed espressioni inglesi, per esempio, la pubblicità è per la maggior parte in inglese, specialmente i loghi e gli slogan. Bene, secondo l’articolo “Die Sensestimuliert” di Thomas Tuma che apparve nel giornale tedesco DerSpiegel (2003:87) fu fatta un’indagine in questo campo per scoprire se la maggior parte delle persone capisse questi slogan e il risultato mostrò che la maggior parte non li capiva. Slogan come “Come in and find out” (“Vieni e scoprilo”) per la Douglas, una ditta tedesca, venne compreso dai più come “Come in and find the way out” (“Vieni e cerca la via d’uscita”). O lo slogan “Be inspired” (“Prendi ispirazione”) per la ditta Siemens, anch’essa tedesca, fu inteso come “The inspiredbee” (“L’ape ispirata”). Si potrebbe dire che tutto questo mostra solo che l’inglese non era una lingua diffusa in Germania alla fine degli anni 70, come invece lo è oggi.

Tornando alla questione sopra esposta, potremmo semplicemente trascrivere le parole inglesi, invece di escludere i sottotitoli? Così si è fatto nei sottotitoli spagnoli per un DVD distribuito dalla FNAC[1] spagnola. Le parti parlate in inglese sono state trascritte. È molto probabile che lo stesso traduttore che si era occupato delle parti in francese conoscesse abbastanza l’inglese da poter tradurre anche quelle; ma se fossero state in russo? Immaginate che la protagonista incontri un ufficiale russo invece che americano, il traduttore trascriverebbe le parti in russo?

È come la situazione della cantante islandese Björk. Canta perlopiù in inglese, ma spesso usa alcune parole nella sua lingua, l’islandese, come nella canzone Barchelorette, presentata al concerto Live atShepards Bush (1997). Quando succede, le parole islandesi dovrebbero essere tradotte? Si dovrebbero lasciare in islandese? Bene, dal momento che si può presumere che la maggior parte delle persone non parlano islandese, cosa se ne dovrebbe dedurre? Come già ho affermato nell’introduzione, penso che una soluzione possibile e ragionevole sia l’aggiunta di questa informazione (islandese) tra parentesi, o l’uso di colori diversi.

Ma cosa accade quando si usa più di una lingua? Dovremmo mettere in rilievo questa differenza, e se così fosse, come? Forse potremmo usare il corsivo per tutte le lingue secondarie, se fosse il caso. C’è un altro film tedesco in cui si parla più di una lingua: Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987). In questo film troviamo in prevalenza tedesco, inglese e francese, ma anche turco e altre lingue. Un angelo viene inviato sulla terra, a Berlino, per aiutare altre persone, ma vorrebbe restare lì e diventare umano. I due angeli che compaiono nel film sono interpretati dagli attori tedeschi Otto Sander e Bruno Ganz, e parlano in tedesco; l’attrice circense francese (interpretata da SolveigDommartin) parla in francese e Peter Falk, che interpreta se stesso, parla in inglese. Nella versione sottotitolata in spagnolo distribuita in DVD si usa solo un tipo di carattere e non si usa un’alternativa per mostrare queste lingue diverse.

Un altro film dove troviamo più di due lingue è L’appartamento spagnolo (CédricKlapisch, 2002). In questo film si trovano più lingue oltre il francese, la lingua principale: lo spagnolo, il catalano e l’inglese. Nei sottotitoli francesi, come si visualizzano nel DVD, questa differenza non è messa in rilievo, sicché il pubblico non può distinguere tra catalano, francese o inglese, e lo stesso è il caso del DVD in spagnolo: non c’è niente che metta in rilievo le lingue diverse nei sottotitoli spagnoli.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1]Fédérationnationale d’achatsdescadres”, più tardi “Fédérationnationale d’achats”, una catena di negozi che vende prodotti dell’industria dell’intrattenimento (musica, letteratura, video games ecc.).

La sottotitolazione dei film multilingue (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Se guardiamo la versione inglese di questo film, compresa quella in DVD per la Spagna, non c’è niente che lo metta in evidenza, così gli spettatori che parlano inglese e che non conoscono né il catalano né lo spagnolo possono non essere in grado di cogliere la differenza tra le due lingue, se pensiamo a ciò che gli europei sanno della Spagna, e in particolare della Catalogna, dove anche gli studenti universitari che vanno lì per programmi di scambio Erasmus ignorano che la maggior parte delle lezioni all’università catalana sia in questa lingua “strana” e “sconosciuta”.

È sempre così? C’è un’altra possibilità? Facciamo un altro esempio: il film indiano MonsoonWedding di Mira Nair, distribuito nel 2002. Nel film si parla principalmente in inglese, visto che descrive le classi agiate di Delhi che, come si suppone, parlano inglese, pur utilizzando parole e persino frasi in hindi. In realtà è più verosimile che succeda il contrario in India, dove si parlano più di 1600 lingue (15 ufficiali) con una forte presenza dell’inglese come lingua franca, così la maggior parte delle persone parla la propria lingua usando molte espressioni e parole in inglese.

Nella versione spagnola di questo film con i sottotitoli per il DVD, si usano i caratteri normali per i dialoghi in inglese e il corsivo per le parti parlate originariamente in hindi.

Questa mi sembra una buona soluzione per rendere gli spettatori consapevoli del fatto che i personaggi parlano lingue diverse. Ma la lingua che si parla sporadicamente va tradotta o mantenuta in lingua originale e semplicemente trascritta? Un esempio di questo si può trovare nel caso del film di Fassbinder Il matrimonio di Maria Braun (1979). Il film è sul sogno economico della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Maria Braun ha perso il marito durante la guerra e quando questa finisce, va alla sua ricerca. Nel frattempo conosce un ufficiale americano che era stato inviato in Germania. Maria Braun approfitta della situazione e inizia a imparare l’inglese con lui, oltre a diventare la sua fidanzata. Nella versione sottotitolata in francese distribuita da Video Arte, La Sept, le parti dove si parla inglese semplicemente non sono tradotte e neanche trascritte. Alcune di queste sono relative a un processo e in tal caso sono direttamente tradotte in tedesco. Ma ci sono altre parti dove semplicemente si parla inglese e il traduttore, o il distributore, ha deciso di non tradurle in francese. Forse hanno considerato che gran parte dei tedeschi non conosceva l’inglese al tempo in cui il film era stato distribuito, alla fine degli anni 70.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue

 Categoria: Servizi di traduzione

Abstract
La traduzione di film in cui compaiano più lingue è una questione interessante per il traduttore che può non disporre nell’immediato di tutta la gamma di soluzioni possibili. Per quanto siano stati proposti diversi approcci al problema, non tutti offrono soluzioni chiare. Interessante è ciò che emerge dall’analisi di ciò che ha fatto il traduttore e i criteri di valutazione sull’efficacia delle soluzioni adottate e, se non fossero tali, sulle soluzioni da adottare. Interessante è anche indagare se possa esserci una soluzione generale applicabile a più casi. In questo articolo non tratterò solo delle possibili soluzioni traduttive quando vi sia più di una lingua nell’originale, ma anche di ciò che si potrebbe fare in presenza di vari dialetti, idioletti e socioletti. Proporrò l’uso di alcuni elementi presi dalla sottotitolazione per sordi (SPS), come l’utilizzo di colori diversi o le informazioni paratestuali tra parentesi.

1- La traduzione di film multilingue
Nel suo libro Subtitles, Translation&Idioms (Gottlieb 1997: 114-115) e nel suo articolo più recente “Language-politicalimplications of subtitling” (Gottlieb 2004:84), Henrik Gottlieb tratta del caso del film americano Balla coi lupi, diretto da Kevin Costner nel 1990 e sottotitolato in danese. Secondo Gottlieb, nella sequenza in cui il protagonista incontra per la prima volta i nativi americani, le parti in Lakota sono sottotitolate, così il pubblico danese può leggere la traduzione delle parole dei nativi, contrariamente al pubblico americano in sala. Apparentemente, come dice Gottlieb, il fattore deciso può essere stato il fatto che nella versione DVD del film americano il parlato in Lakota era sottotitolato in inglese per il pubblico a casa.

Inoltre possiamo considerare il caso del film iraniano Il voto è segreto (RayeMakhfi, 2001, diretto da BabakPayami),sottotitolato in spagnolo e distribuito nei cinema nel 2001. Una donna deve raccogliere i voti per un’elezione politica in un’isola lontana e in una parte del film gli abitanti del posto parlano tra loro in una lingua diversa dal persiano, e questa parte non è sottotitolata. Solo quando i dialoghi sono tradotti in persiano, sono sottotitolati.
Come si dovrebbe affrontare la questione? Sarebbe ragionevole che si traducesse ciò che è già stato tradotto nella versione originale. Oppure, potremmo aggiungere, quando si è sicuri che il pubblico del testo fonte capisca tutte le varie lingue usate nell’originale. Potrebbe essere il caso dei film prodotti in Catalogna, dove per il pubblico si usa sia il catalano che lo spagnolo; una situazione che, a quanto pare, è sempre più frequente negli ultimi tempi. È il caso di Anita no perdeltren (Anita non perde l’occasione) di Ventura Pons, distribuito nel 2002. In questo film i personaggi parlano prevalentemente catalano, ma uno di loro, interpretato dall’attrice spagnola María Barranco, parla sempre in spagnolo. Tutto il pubblico catalano riesce a capire entrambe le lingue, per via della situazione politica in Catalogna. Ma come lo si può tradurre in un’altra lingua? Io credo che si dovrebbero tradurre entrambe le lingue, dal momento che si suppone che siano comprese dal pubblico del testo fonte. Ma la domanda che potrebbe sorgere è: si dovrebbe mettere in rilievo la presenza di due lingue diverse?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

Traduzione e interpretazione del pensiero

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tra il 1994 e il 2003 ho vissuto negli USA, prima per motivi di studio e successivamente per lavoro.
Un aspetto della vita all’estero che ha sempre esercitato un grande fascino su di me, è il fatto che col passare del tempo, non solo le persone si esprimano sempre meglio nella lingua del paese ospitante, ma inizino anche a pensare come i locali.

La discriminante tra una traduzione ben fatta e una appena passabile, credo sia rappresentata dalla disamina, e conseguente interpretazione, del processo mentale che sta dietro alle parole, non tanto le parole in sé.
Solo quando abbiamo familiarità con il contesto culturale e sociale della persona che scrive possiamo cercare di rendere nella nostra lingua il suo pensiero; altrimenti la traduzione resta un mero esercizio di trasposizione grammaticale e sintattica, quasi sempre sterile e fine a sé stesso.

Quante volte assistiamo a traduzioni letterali in cui è evidente la mancanza di dimestichezza con la lingua “pensata” dal soggetto parlante o scrivente?
Per me che ho vissuto gomito a gomito con gli americani a casa loro, e ho continuato a lavorare con loro a casa mia negli ultimi 10 anni di attività nel turismo, è diventato quasi un passatempo stare ad ascoltare colleghi meno esperti tradurre in inglese un pensiero palesemente formulato in italiano, e vedere poi lo sguardo attonito e spaesato del turista di turno, evidentemente confuso dallo scombinato senso della frase!

Questo fenomeno del pensare come un “nativo”, sta alla base del grande prestigio internazionale di cui gode la famigerata tradizione dei doppiatori italiani. Analizzando l’arte del doppiaggio si può desumere il processo di decodifica mentale che sta alla base di ogni buona traduzione, e interpretazione. In sintesi, direi che il miglior modo per tradurre sia pensare.
Pensare nella lingua di origine per capire la scelta di un sostantivo piuttosto che un altro, e pensare nella lingua di destinazione, per restituire quel sostantivo come se l’avesse detto o scritto uno di noi.

Articolo scritto da:
Enrico Cerretti
Roma

Il traduttore nel 2020

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’immaginario collettivo il traduttore è una figura che sta per ore china sul suo pc, sommersa tra tomi linguistici, dizionari, rigorosamente con gli occhiali, in solitudine. Non si sa bene cosa faccia, o meglio non al giorno d’oggi, quando si hanno a disposizione tanti traduttori automatici.

In qualcosa ci si azzecca pure a volte, come sullo stare chini e soli davanti al pc. Per il resto, si può pensare a qualcosa di più moderno. Vero che la maggior parte di noi traduttori è un amante dei libri e che adora esserne circondato ma gli strumenti lavorativi che ci accompagnano al giorno d’oggi sono più moderni: programmi di traduzione assistita, dizionari online, documenti digitali di vario formato.

Quindi oggi, con tanta tecnologia intorno, cosa può ancora fare il traduttore? Preserva il suo ruolo, quello di tradurre contenuti di vario tipo che i tanti traduttori automatici non riescono ad elaborare. Quest’ultimi hanno sì fatto passi da gigante negli ultimi anni grazie ad un esponenziale sviluppo tecnologico dell’Intelligenza Artificiale ma non sono ancora, e probabilmente non lo saranno mai, al pari della mente umana. Un traduttore automatico non è in grado di capire ogni tipo di espressione idiomatica, di modi di dire perché analizza i testi in base alla traduzione neurale. Soprattutto, non è in grado di riportare alcuna emozione. Vi immaginate un testo senza parole che descrivano la paura, la gioia, tristezza, rabbia o ironia?

È questa la differenza principale tra traduttore umano e automatico. Esiste però un particolare ambito nel quale i due possono collaborare e darsi man forte: il post-editing. Il traduttore che non storce la bocca di fronte ad una traduzione effettuata con la traduzione automatica, può proporsi come post-editor ed occuparsi quindi di verificare e curare la traduzione realizzata dalla macchina. In questo caso il traduttore diventa un revisore della traduzione e si preoccupa degli aspetti sui quali un traduttore automatico non riesce a soffermarsi: punteggiatura, formattazione del testo ed inesattezze della traduzione.

Infine, sia che si lavori a stretto contatto con un traduttore automatico o che si preferisca starne alla larga, finché possibile, il traduttore umano è comunque imprescindibile e riesce ancora nel 2020 ad avere il superpotere di unire mondi diversi con le parole.

Autrice dell’articolo:
Eleonora Pezzana
Traduttrice EN,FR,ES,DE>IT
Biella

Si traducono i nomi propri?

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione presenta sempre innumerevoli ostacoli e complicazioni che in molte occasioni non sappiamo come affrontare. Uno dei problemi che possiamo incontrare, praticamente in tutte le traduzioni, è quello dei nomi propri (questo già lo sappiamo) come i nomi di persona, luoghi, nomi di imprese, di prodotti, ecc. Spesso possiamo incontrare questi nomi nelle traduzioni ed esitare sul tradurli o no.
Generalmente non si traducono, però, come sempre in questa vita, c’è un’eccezione per tutto. Per esempio, i nomi propri di persona; potremmo pensare che non si traducano mai, infatti, per quanto la lingua cambi, quella persona non cambia il nome ogni volta che va in un posto con una lingua differente, anche se esiste l’eccezione degli asiatici che adattano il loro nome per renderlo più semplice agli occidentali.

Tuttavia, ci sono anche altre eccezioni. Nella traduzione letteraria può essere più logico e utile tradurre il nome di alcuni personaggi, dal momento che di solito sono nomi scelti a proposito, non casuali ma perché così ha voluto lo scrittore. Molti sono scelti con uno scopo e normalmente fanno riferimento ad una caratteristica del personaggio, come il suo carattere o il suo fisico. Per esempio, nel famoso fumetto di Asterix e Obelix, lo scrittore non scelse questi nomi perché sì: Asterix fa riferimento a “asterisco” dovuto alle piccole dimensioni del personaggio; dall’altro lato, Obelix fa riferimento ad un “obelisco” per via delle grandi dimensioni di questo monumento, il quale ben si accorda con le dimensioni di Obelix.

Altro esempio di nome con significato è Scar, lo zio di Simba nel Re Leone, che deve il nome alla sua cicatrice.
Anche nei libri di Harry Potter i nomi hanno il loro significato: Albus Dumbledor (Albus è bianco in latino); Malfoy (in francese “mal foi” significa malafede). All’epoca questi nomi non furono tradotti in spagnolo, ma erano stati tradotti in altre lingue per adattarne il significato. In conclusione, non vi è alcuna regola obbligatoria da seguire, la scelta è sempre alla mercé del cliente o del traduttore.

Fonte: Articolo pubblicato l’8 novembre 2013 sul sito dell’agenzia Dixit

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Barbara Simari

Il traduttore ieri e oggi: un viaggio nel tempo

 Categoria: Traduttori freelance

Fin dall’antichità quello del traduttore è stato un mestiere di rilievo. L’eterogeneità linguistica tra i vari Paesi, l’ha reso una professione molto richiesta. E, con l’aumentare delle interazioni tra gli Stati, si rendeva necessaria la presenza di un numero sempre maggiore di persone che potessero fungere da interpreti. Come si è evoluto il mestiere del traduttore e, come si presenta ora, sarà il tema del presente articolo.

Quella del traduttore è una professione antichissima. Possiamo sostenere che i primi interpreti siano apparsi nel momento in cui due persone necessitavano di un terzo che capisse entrambe le lingue. La traduzione è stata generata immediatamente dopo la nascita della scrittura. Le prime opere in tal senso sono di natura religiosa.  Molte fonti considerano il primo traduttore della storia San Girolamo, che ha tradotto la Bibbia dal greco al latino.

I primi strumenti del mestiere erano, naturalmente, carta e calamaio. In seguito, sono stati rimpiazzati dalla macchina da scrivere. Soltanto verso la metà del XX secolo, con l’avvento dei computer, i traduttori hanno dovuto imparare a confrontarsi con la tecnologia, come strumento del mestiere.

Al giorno d’oggi le traduzioni sono impossibili senza la conoscenza dell’informatica. Inoltre, nell’ambito della traduzione, si sta ampiamente diffondendo l’uso di programmi speciali che semplificano il lavoro con i testi e lo rendono migliore dal punto di vista qualitativo.

Gli assistenti dei traduttori moderni:

Strumenti CAT
Il nome deriva dall’inglese “computer-assisted translation”. Essi contribuiscono ad agevolare il lavoro degli specialisti, oltre a fornire la possibilità di dare al cliente un prodotto di qualità. Abbiamo descritto in precedenza, in modo dettagliato, i vantaggi derivanti dall’uso di questi programmi.

Strumenti per la redazione dei testi
Con l’avvento dei computer, lavorare sui testi è diventato molto più comodo. Sono stati introdotti gli editor di testo,i quali consentono di produrre documenti dal formato standardizzato, che  ci aiutano con la correzione degli errori, il controllo ortografico e la punteggiatura. Attualmente, Microsoft Word e OpenOffice, sono i più diffusi.

Internet
Se, in passato, tutto ciò che il traduttore era solito fare si basava sulle proprie conoscenze e sulla propria memoria, per i professionisti dell’epoca moderna il discorso cambia. Internet dà loro una mano con un sacco di suggerimenti, motori di ricerca e con l’enorme mole di informazioni in esso contenute. Tutto quello che si deve fare è sapere come effettuare la ricerca.

Mezzi di comunicazione
Il lavoro del traduttore e i mezzi di comunicazione sono notevolmente semplificati: Skype, Viber, Telegram e altri ben noti canali di comunicazione, permettono di avere un contatto costante sia coi colleghi che con i clienti. Il lavoro procede molto più spedito e le correzioni vengono fatte tempestivamente.

Lo sviluppo delle tecnologie ha quindi accelerato notevolmente il processo di traduzione e, lo ha reso qualitativamente migliore. Le moderne agenzie di traduzione utilizzano regolarmente programmi per redarre i documenti. Il loro impiego influisce sia sul volume che sulla qualità del lavoro svolto e, conseguentemente, sulla fama stessa dell’agenzia.

Fonte: Articolo pubblicato il 20 settembre 2018 sul sito Task Force

Traduzione a cura di:
Angela Posadinu
Traduttrice freelance RU<>IT
Sassari

Perché tradurre la ricerca scientifica?

 Categoria: Servizi di traduzione

La ricerca è terminata, gli studi sono stati condotti, l’articolo è stato scritto – ma ancora non è stato pubblicato. Il lavoro è ora concluso? Non ancora. Ad oggi, in questo mondo sempre più globalizzato, è opportuno anche tradurre la propria ricerca scientifica.

Di seguito, cinque convincenti ragioni per cui tradurre il proprio lavoro!

  1. Aumenta le informazioni disponibili
    Sebbene la maggior parte della ricerca scientifica sia condotta e pubblicata in lingua inglese, molti gruppi e laboratori di ricerca parlano altre lingue. Traducendo il proprio lavoro, le proprie scoperte e teorie vengono rese disponibili a un pubblico più ampio, che può quindi costruire e ampliare ulteriormente la ricerca.
    Inoltre, altri laboratori e gruppi potrebbero essere ispirati dal tradurre il loro lavoro in inglese o in altre lingue: ciò porterebbe maggiori benefici nel campo della ricerca! Ci potrebbero essere alcune teorie importanti su cui soltanto i ricercatori francesi stanno lavorando – quindi, se non sai il francese, non lo sapresti mai. Allo stesso modo, la propria ricerca potrebbe aiutare un gruppo in Germania o Brasile a fare le loro scoperte, che risulterebbero poi essere utili all’ampliamento della ricerca iniziale. Tradurre il proprio studio potrebbe aprire porte che prima non si sarebbero neanche considerate e l’intero settore ne beneficerebbe.
  2. Colma il divario di conoscenza
    Poiché la maggioranza delle ricerche sono condotte in lingua inglese, sia i ricercatori sia i consumatori di diversa madrelingua si trovano sempre in svantaggio. È risaputo che c’è un divario di conoscenza tra ricchi e poveri, ma è meno risaputo che c’è un divario causato dalle barriere linguistiche.
    Comunità e popolazioni che non parlano inglese – o una delle altre lingue più “globali”, come lo spagnolo o il francese – sono limitate e hanno difficoltà nell’accesso di informazioni di settori importanti come la salute pubblica e gli studi ambientali. Tradurre le ricerche aiuta a colmare questo divario di conoscenza.
  3. Guadagna una nuova prospettiva
    Il cliché “perdersi nella traduzione” preoccupa spesso scienziati e ricercatori che vogliono tradurre le loro scoperte. Comunque, molti di loro non colgono a pieno l’opportunità che la traduzione scientifica è in grado di offrire; a volte bisogna esprimere un concetto in un’altra lingua in maniera diversa: può aprire gli occhi a nuove scoperte.
    Spesso può essere difficile tradurre direttamente una parola o una frase. A volte, in una lingua, un concetto deve essere detto in modo leggermente diverso. Comunque, questo non significa che qualcosa si sta perdendo – si stanno solo facendo nuove scoperte! Forse c’è solo una parola tedesca che riesce a descrivere qualcosa di più preciso, o forse il modo in cui viene detto in francese…suona meglio!
    Non si sa mai cosa rivela una nuova lingua.
  4. Semplifica
    Molti traduttori scientifici professionisti credono che, quando si tratta di traduzioni scientifiche, il più delle volte sia più facile semplificare piuttosto che elaborare. Comunque, questo non vuol dire che la traduzione perda significato; spesso si riesce a sintetizzare o semplificare i concetti come non si erano mai pensati prima.
  5. Rende la propria ricerca intramontabile
    Sebbene l’inglese sia attualmente la lingua franca della scienza, della ricerca e della comunicazione, non sempre lo è stata. Storicamente, molte lingue hanno regnato sovrane durante epoche diverse: arabo, francese, greco, spagnolo e molte altre hanno avuto i loro giorni d’oro come “lingua franca”. Chi dice che nel futuro un’altra lingua non sostituirà l’inglese?
    La traduzione scientifica professionale migliora le probabilità per l’umanità di continuare a beneficiare della propria ricerca per i secoli a venire.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 ottobre 2019 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Sara Fares
Traduttrice EN/ES> IT
Fermo

Traduzione di storie per bambini

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre fedelmente le storie destinate ai più piccoli può rivelarsi molto impegnativo
Coloro che non hanno familiarità con l’industria della traduzione, possono presumere che la traduzione di un testo altamente tecnico in campo medico sia molto complicata e richieda una certa conoscenza, non solo del settore medico, ma anche della lingua di destinazione. Ovviamente questa supposizione è vera.
D’altro canto, si potrebbe anche supporre che di fronte a un testo apparentemente semplice, come una storia per bambini, con una grammatica e un vocabolario lineare, non emergano gravi complicanze.
Tuttavia, anche tradurre fedelmente le storie per bambini può rivelarsi molto impegnativo.

Stesso gioco – Lingue diverse – Espressioni diverse
Una dimostrazione ce la può fornire la traduzione delle istruzioni di un semplice gioco fatto all’aperto dai bambini. Prendiamo ad esempio il gioco dell’acchiapparella. Questo gioco è ampiamente conosciuto, ma quando lo si traduce in spagnolo, il traduttore si troverà di fronte varie opzioni di resa, ad esempio: pilla, corre que te pillo, tenta, la mancha e molte altre ancora, a seconda della regione del mondo in cui si parla la lingua spagnola dove si giocherà a questo gioco.

Traduzione dei nomi propri dei personaggi nei libri per bambini
Anche tradurre i nomi dei personaggi nei libri per bambini può rappresentare una sfida. Ad esempio sarebbe possibile per un bambino di cinque anni in Messico identificarsi con qualcuno chiamato Peter o Henry? O forse sarebbe più appropriato trasformare questi nomi in Luisito o Carlitos, molto più vicini alla sua realtà quotidiana? Sappiamo che i bambini sono in grado di memorizzare più facilmente aspetti più prossimi alla loro via quotidiana e alla loro cultura. Un esempio ci viene fornito da uno studio recente, in cui il crescione mangiato da un personaggio, è stato sostituito dal traduttore con qualcosa di più familiare -il formaggio- non essendo il primo un alimento molto comune in Spagna.

Buona comunicazione tra il traduttore e il cliente
Come si è potuto notare, i traduttori devono prestare la massima attenzione quando si apprestano a lavorare su questo tipo di testi, pertanto è importante che si instauri una buona comunicazione tra il cliente e il traduttore così che si possano scambiare idee circa le scelte migliori. I bambini hanno il diritto di leggere una storia e godersela appieno, senza che nessun altro elemento estraneo arrivi a confonderli.

Alcuni consigli utili per tradurre con successo i libri per bambini

  • Idealmente, il traduttore svolgerà anche la funzione di scrittore;
  • Se possibile, incontra l’autore. Saperne di più riguardo al contesto e all’ambientazione in cui la storia è stata concepita, aiuterà nel processo traduttivo;
  • Leggi e rileggi il testo tutte le volte necessarie prima di iniziare la traduzione;
  • Se rimani bloccato mentre stai traducendo e pensi di avere la parola o la frase proprio sulla punta della lingua, fai una piccola pausa. Quando ti rimetterai a lavoro, vedrai che le parole ti torneranno alla mente;
  • Durante la correzione, leggi il testo ad alta voce: deve risultarti scorrevole;
  • Se il testo di partenza non è valido, rifiuta il progetto. È molto difficile lavorare su un testo scadente, poiché sarai portato a modificarlo durante la traduzione e questo non è essenzialmente il tuo scopo;
  • Se possibile prendi le distanze dal testo per qualche giorno e poi rendigli un’occhiata;
  • I nomi dei personaggi devono essere mantenuti, non cercare di piegare il testo;
  • Continua a rivedere il testo fino all’ultimo minuto;
  • Mantieni sempre l’essenza originale del libro, ciò significa trovare significati equivalenti per il testo di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 4 gennaio 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Elisa Lucchesi
Traduttrice EN>IT; ZH>IT

Il mio metodo di traduzione di un manga (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fase cinque: revisione (seconda stesura)
Trovo che mi sia di aiuto iniziare la revisione solo dopo aver preso una breve pausa dalla traduzione, almeno una notte di riposo, perché ho bisogno di far passare il mio cervello dalla modalità scrittura a quella revisione.
Revisione per me significa rileggere ogni pagina e focalizzarmi sulla parte giapponese della traduzione, soprattutto sui segmenti evidenziati in giallo, cioè quelli in cui ero in dubbio su cosa stesse accadendo esattamente.
Se in questa fase modifico un vocabolo, mi assicuro che venga fatto anche nel glossario.
Cerco di fare la revisione in 3-4 mezze giornate, dividendo il manga in altrettante parti.

Fase sei: correzione del testo tradotto (stesura finale)
Questa fase è completamente indipendente da quella della revisione, perché non guardo affatto la versione giapponese. Mi concentro esclusivamente sull’inglese.
Suona come qualcosa che direbbe un madrelingua inglese? Dà l’idea di qualcosa che direbbe il personaggio? Si adatta al balloon (oppure posso accorciarlo)? Cerco di leggere la traduzione inglese ad alta voce, ma ammetto che non lo faccio sempre (specialmente se sono di fretta). Se ho difficoltà con la correzione del testo tradotto, allora utilizzo la sintesi vocale di Word (anche se non mi piace molto quando è presente tanta formattazione; la utilizzo soprattutto con i romanzi).
Non prendendo in considerazione il testo source in giapponese, questa fase richiede meno tempo (1-2 mezze giornate).

Fase sette: consegna
Mi assicuro di selezionare il file corretto prima di allegarlo alla mail. A proposito, solitamente salvo un file a parte per ogni bozza e faccio il backup di tutte le bozze e di tutti i glossari per ogni eventualità. A questo punto dovrei inviare anche il glossario, ma ammetto di aver dimenticato di mandarlo più volte di quante avrei dovuto.
A seconda del cliente e del suo sistema, insieme alla traduzione invio anche la fattura oppure separatamente al suo ufficio contabilità.
Infine compilo il mio file Excel ricavi/costi con il numero di fattura, data invio, importo ecc.
E ora passiamo al prossimo progetto!

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fase quattro: prima stesura
Durante la fase di traduzione ho una finestra sulla destra con la copia digitale del manga, una sulla sinistra con Word e poi una terza finestra con Internet. La finestra di Internet ha normalmente pronti all’uso:
- Alcuni dizionari (jisho.org ed ejje.weblio)
- Thesaurus.com
- Riferimenti per gli effetti sonori (ad esempio jadednetwork)
- Alcuni tab di Google per la ricerca

Ci sono vari modi per affrontare una prima stesura. Io trascrivo la formattazione della pagina prima di iniziare a tradurre: personaggi  che parlano, narrazione, effetti sonori, ecc. La guida di stile definisce come il tutto debba essere strutturato. Poi traduco la pagina riempiendo gli spazi. Aggiungo eventualmente le note del traduttore con “NT:” in un commento. Questo può riguardare dei riferimenti (ad altri elementi o a flashback), delle battute divertenti o delle traduzioni che non voglio che cambino e la motivazione del caso.
Mi piace trascrivere la formattazione e in un secondo momento tradurre perché ciò mi permette di focalizzarmi sul flusso del testo nel corso della pagina. Se trascrivessi i personaggi che parlano ecc. mentre sto traducendo, potrebbe interrompersi quel flusso arrivando così ad un dialogo innaturale. Inoltre, operando in questo modo sono in grado di comprendere ogni elemento della pagina. A volte dimentico qualche piccolissimo effetto sonoro o inciso, ma questo metodo mi aiuta a coglierli al 99,9%.
Tuttavia, conosco alcuni traduttori che prima preferiscono tradurre tutto e poi formattare. Questo metodo, analogamente al mio, permette loro di concentrarsi sul flusso della traduzione. Aggiungere la formattazione in un secondo momento rappresenta l’occasione giusta per scovare ogni elemento mancante ed è una buona opportunità per una seconda stesura.
Durante questa fase inserisco le parole chiave nel mio glossario. Di regola separo il glossario in “vocaboli”, “personaggi” ed “effetti sonori”. Ciò non significa solo registrare la grafia giapponese e inglese, ma anche aggiungere qualsiasi commento o collegamento ai riferimenti, e anche immagini se necessario.
Evidenzio anche i segmenti della traduzione sui quali voglio ritornare, utilizzando il colore giallo ad indicare il “doppio controllo con il giapponese” e il colore blu per il “doppio controllo inglese”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Fase uno: pianificare la tabella di marcia!
Si tratta di un passaggio chiave che mi aiuta a mantenere un sano equilibrio tra lavoro e vita privata (almeno in teoria…).
Calcolo il numero di pagine che devo tradurre in un giorno lavorando 5 giorni alla settimana fino alla data della consegna (questi 5 giorni sono normalmente mezze giornate, poiché mi piace lavorare su più progetti contemporaneamente). All’inizio cerco di darmi del tempo per la lettura del manga e per la creazione del glossario, poi verso la fine per la revisione e la correzione del testo tradotto.
Consideriamo per esempio  un manga di 160 pagine con consegna 4 settimane, ovvero 20 giorni.
Mi prendo del tempo per leggere prima il manga (anche se di norma lo leggo nel tempo libero, mentre sono impegnata a finire un’altra traduzione).  Cerco di avere anche 5 giorni per la revisione e per la correzione della mia traduzione. Mi restano perciò 15 giorni, che equivalgono a 10,6 pagine al giorno. Poiché so che di solito mi ritrovo ad affrontare problemi di varia natura, arrotondo aggiungendo una pagina extra per arrivare così a 12 pagine tradotte al giorno. È più facile a dirsi che a farsi dal momento che la semplicità di una traduzione dipende dal progetto: ad esempio, ci vorrà più tempo se un manga richiede molta ricerca o il testo è fitto.

Fase due: leggere il manga
Il primo passo è sempre quello di leggere il manga. So che non tutti lo fanno, ma trovo che leggere il manga prima di tradurre (se possibile, qualche volume) a lungo andare mi aiuti. Mi permette di comprendere meglio le voci dei personaggi, i termini usati frequentemente e fornisce spunti per fare delle previsioni.
In questa fase prendo appunti circa i vocaboli, i nomi dei personaggi , ma anche le possibili traduzioni. A volte prendo nota alla ricerca di tutto ciò che può rappresentare un riferimento (arrivi infatti a un punto in cui qualcosa potrebbe essere un riferimento, soprattutto se il manga è una commedia).
Sinceramente, in questa fase, mi piace acquistare una copia cartacea del manga e una copia digitale su Bookwalker per il processo di traduzione vero e proprio (entrambe le copie rientrano nelle spese professionali! Evvai!).

Fase tre: (ri) leggere la guida di stile!
Anche nel caso traduca un manga per un cliente con il quale ho già collaborato, preferisco leggere la guida di stile prima di iniziare a tradurre (o perlomeno vorrei farlo più spesso).
Provo anche a richiedere una guida di stile aggiornata, nel caso siano passati parecchi mesi o addirittura un anno dall’ultima volta che ne ho ricevuta una.  Non tutti i clienti tuttavia sono così bravi da ricontattarmi con una guida di stile aggiornata (forse perché non ne hanno una a disposizione o semplicemente perché si dimenticano di rispondere).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga

 Categoria: Tecniche di traduzione

Ultimamente ho riflettuto molto su come le persone si comportano nel momento della traduzione. Ognuno di noi è diverso e ognuno di noi trova il proprio modo di approcciarla. Non soltanto le parole con le quali traduciamo un contenuto, ma anche il procedimento attraverso il quale arriviamo a tradurre quel contenuto: il processo che va dalla ricezione alla consegna di un determinato progetto. Ecco quindi uno dei miei metodi di traduzione, nello specifico quello riguardante la traduzione di un manga.

Fase uno: pianificare la tabella di marcia!

Fase due: leggere il manga (più di un volume se possibile) [< 1 giorno]
Prendo nota delle parole chiave (comincio a definire il mio glossario)

Fase tre: (ri) leggere la guida di stile!

Fase quattro: prima stesura
- Formato > traduco (una pagina alla volta)
- Evidenzio i segmenti di cui non sono sicura (due colori)
- Redigo il glossario

Fase cinque: revisione (seconda stesura)
- Controllo con il giapponese
- Rifinisco le battute (rispecchiano accuratamente il giapponese, mantenerle corte)
- Se necessario, correggo il glossario

Fase sei: correzione del testo tradotto (stesura finale)
Rileggo solo la traduzione in inglese

Fase sette: consegna

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il Direttore d’Orchestra

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Attenzione, il Maestro è all’opera. Sta dando un’occhiata alla partitura. Ma che dico, la sta sviscerando, assaporando. Ancora non ne carpisce tutto il sapore, deve prima leggerla tutta. E mentre la scorre, ne studia il ritmo, le ripetizioni, i reconditi significati. Beve da ogni parola, la gusta, la strizza. Ne ascolta il suono, la metrica, l’armonia. Deve interpretare a puntino le volontà del compositore.

Eccolo, si sente pronto. Entra nel golfo mistico, sale sul piedistallo. Adesso ha un’ampia visione dell’azione scenica. Afferra un vocabolo, lo capovolge. Così va meglio. Questo termine stride al suo orecchio, impercettibilmente, ma stride. D’altronde, se stona il violino, stona tutta l’orchestra.

Quest’altro verbo, invece, calza a pennello. Si era arpionato a fiore di labbra, ma il Virtuoso è riuscito a domare il fiume delle parole che gli sgorgavano nella mente, e così adesso gli par di gasarsi, ha un attimo di esaltazione, poi la pace dei sensi. Plasma e forgia, l’Artista. Lima di qui, modella di là, mescola il tutto con il proprio vissuto. Rimette in riga lo zampillare dei propri pensieri, li acchiappa e li colloca al punto giusto. Le parole si accoppiano, seducenti, si fondono e si rispettano, danzano insieme.

Lui si limita a dirigere il tutto, silente. Predispone l’ingresso degli strumenti, uno ad uno. Prima l’adagio delle assonanze, poi l’allegretto del ritmo. Le parole volteggiano in un alternarsi di walzer e tango. Deve essere semplice, pertinente e conciso, accurato. Non deve contaminare il componimento, non può interferire nelle scelte stilistiche, tantomeno nella trama da altre mani tessuta. D’altronde, non ha altra prerogativa che “dire quasi la stessa cosa”.

E così, in un rapimento mistico e sensuale, il suo piccolo assolo diventa una sinfonia. E la sinfonia, a sua volta, una sua creatura. E dal suo piccolo studio si spalancano infinite finestre sugli infiniti mondi che da Traduttore ha saputo creare.

Articolo scritto da:
Viviana Mucci
Traduttrice testi tecnici ed editoriali (Lingue EN, FR, ES)
Livorno

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo

 Categoria: Le lingue

Il periodo della grande emigrazione degli italiani verso l’America del Sud iniziò indicativamente a partire dal 1880 e una delle mete principali era l’Argentina, in particolare l’area rioplatense. Gli italiani provenivano da varie zone d’Italia, la maggior parte erano liguri e calabresi, ma anche piemontesi, veneti, friulani ecc. e di tutte le estrazioni sociali; non dobbiamo pensare che fossero tutti poveri e analfabeti, ma lasciavano l’Italia anche letterati e musicisti. Bisogna fare una premessa, a quell’epoca l’Unità d’Italia era ancora recente e la lingua italiana era diffusa a livello nazionale solo fra le persone colte. L’Italia era ancora fortemente dialettofona quindi la popolazione comunicava con difficoltà sul proprio territorio, ma come si rapportavano gli italiani all’estero dove incontravano anche altre culture e lingue?

L’Argentina aveva aperto le porte agli immigrati e gli italiani erano la maggioranza, seguiti dagli spagnoli, ma era meta di emigrazione anche per francesi, inglesi, tedeschi ecc. e la zona rioplatense divenne uno straordinario crogiolo di lingue e culture. In particolare la presenza massiva degli italiani concentrata nella zona del Rio de la Plata mise a contatto lo spagnolo di quell’area con l’italiano dialettale (e non l’italiano standard, poco parlato dagli immigrati) e portò alla nascita di due fenomeni di contatto linguistico: il cocoliche e il lunfardo.

Il cocoliche coinvolge tutti i livelli della lingua, quindi il lessico, la morfologia, la sintassi e la fonetica. Il lunfardo è un argot basato principalmente su italianismi e riguarda solo il piano lessicale. Il primo andò in disuso e rimase solo nell’ambito teatrale, mentre quest’ultimo riuscì a radicarsi. L’origine della parola cocoliche dovrebbe risalire al cognome calabrese Cuccoliccio.
Nello specifico, il cocoliche non si può definire un gergo, perché per essere tale dovrebbe essere caratterizzato dal desiderio o dalla necessità di differenziarsi dalla comunità, al contrario, il cocoliche esprime la volontà di comunicazione e di integrazione e lo si può definire come lo sforzo fatto dagli italiani per riuscire ad integrarsi nel tessuto sociale argentino. La struttura del cocoliche, infatti, si compone di tre elementi: dialetti italiani (in particolare genovese) + italiano standard + castigliano ( andaluso).

Il lunfardo, invece, è un gergo e l’origine della parola sarebbe “lombardo” inteso in senso dispregiativo in quanto chi proveniva dalla Lombardia era considerato ladro poiché molti di loro svolgevano anche l’attività di usurai. Di conseguenza questo gergo era una sorta di lingua segreta, parlata in ambiti delinquenziali. Oggigiorno il lunfardo non è più collegato alla malavita italoargentino e si è diffuso anche in Uruguay e alcuni termini sono utilizzati nella vita quotidiana.
A volte i termini cocoliche e lunfardo vengono considerati erroneamente sinonimi ma i due fenomeni sono diametralmente opposti: il cocoliche nasceva dalla volontà di comunicare, mentre il lunfardo dalla necessità di non essere compresi.

Di seguito alcuni curiosi esempi di parole in cocoliche e la loro origine.
• BACAN = deriva dal genovese “baccan” (parola che indicava il capofamiglia o un leader in generale);
• BIRRA = Si utilizza il termine italiano su entrambe le sponde del Rio de la Plata invece di dire cerveza (Spagna);
• CHAPAR = dal lombardo “ciapà” (prendere) > italiano “acchiappare”;
• FAINA’ = dal genovese “fainà”, nome dialettale della farinata di ceci; molto diffusa in Argentina, è un altro retaggio della forte immigrazione ligure nel paese.

Autrice dell’articolo:
Rosamaria Cabona
Traduttrice SP > IT
Genova

Il bilinguismo in età prescolare

 Categoria: Le lingue

Esistono innumerevoli vantaggi nell’insegnamento di una seconda lingua in età prescolare. E’ ormai un luogo comune che imparare una seconda lingua in giovane età sia più semplice se paragonato all’apprendimento della stessa in età adulta. Ad avvalorare questa ipotesi si aggiungono innumerevoli studi scientifici che affermano come tra gli 0 e i 5 anni il cervello del bambino sia estremamente più plastico.

Ne consegue che tutte le esperienze, sia quelle costruttive che quelle negative, vadano a impattare estremamente sul cervello del bambino in questa fascia di età. Ad esempio chi subisce eventi negativi tra gli 0 e i 5 anni svilupperà più facilmente depressione o alcolismo o altri tipi di patologie.

Lo stesso vale per l’apprendimento delle lingue. Il bambino bilingue inizierà ad esprimersi nella seconda lingua con un leggero ritardo rispetto al bambino che impara e parla in casa e alla scuola dell’infanzia soltanto una lingua. Ma è comprovato che una volta acquisita una seconda lingua, sarà più semplice, per il bambino bilingue, impararne una terza ed una quarta.

Anche il metodo di insegnamento va ad impattare sui risultati. Esistono svariati tipi di insegnamento, di seguito ne prenderemo in considerazione tre: il metodo induttivo, il metodo deduttivo e quello naturale.

Il metodo induttivo è quello sperimentale e più all’avanguardia. Dal Latino ‘in duco’, mi muovo verso: il bambino dovrà fare uno sforzo, implicando le funzioni logiche, per ‘andare verso’ la lingua, ovvero per riuscire ad impossessarsene e a padroneggiarla. Con il metodo induttivo si passa dal particolare al generale, ovvero dall’esempio alla regola. Questo metodo non è mnemonico né ripetitivo.

Il metodo deduttivo è quello più tradizionale. Dal Latino ‘de duco’, movimento dall’alto verso il basso: la conoscenza viene trasmessa, appunto, dall’alto a chi la riceve in modo per lo più passivo. Il metodo deduttivo procede dal generale al particolare e implica la memorizzazione e la ripetitività.

Infine, il metodo naturale, non prevede tecniche specifiche: si parlerà al bambino nella lingua da apprendere esattamente come una madre fa con il proprio figlio. Sempre più scuole dell’infanzia decidono di adottare questo tipo di metodo che non adotta la memorizzazione e la ripetitività.

Concludendo, è auspicabile l’adozione di un metodo induttivo o di un metodo naturale piuttosto che di un metodo deduttivo ed è preferibile iniziare l’apprendimento di una seconda lingua tra gli 0 e i 5 anni.

Autrice dell’articolo:
Anna Maria Delfina Adelaide Parlangeli
Traduttrice EN FR> IT
Milano

Tutelare le lingue indigene brasiliane (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni inventari delle lingue indigene attualmente parlate in Brasile, presentati in libri e riviste, con indicazioni sulle posizioni geografiche e dati demografici approssimativi. Grazie a questi strumenti, è stato possibile determinare quali lingue sono in pericolo di estinzione a causa del ridotto numero di utilizzatori. La presenza di queste minoranze linguistiche è anche causata dallo sterminio delle popolazioni indigene da parte degli invasori.
Il ridotto numero di lingue che sono sopravvissute sino ad oggi necessita di riconoscimento e tutela da parte del governo brasiliano, che è responsabile delle popolazioni autoctone e del sostegno a programmi di ricerca per evitarne l’estinzione. I governi più conservatori tendono a non rispettare i diritti delle minoranze, al contrario, hanno cercato di porre fine alle loro storia culturale.

Jair Bolsonaro, politico nazionalista di estrema destra, presidente del Brasile dal 1° gennaio 2019, ha sollevato polemiche sulla gestione del governo brasiliano della questione indigena. Dopo essere stato eletto, ha elaborato un decreto provvisorio, secondo il quale le attività di identificazione, delimitazione, demarcazione e registrazione delle terre indigene del paese, debbano andare sotto la responsabilità del Ministero dell’Agricoltura. Questa misura ha ampliato i poteri di quest’ultimo, causando la perdita di queste funzioni da parte della Fondazione Nazionale dell’Indio (FUNAI), insieme al coordinamento e alla concessione di licenze ambientali nelle terre coinvolte, che include il permesso per la costruzione di dighe idroelettriche, ferrovie e autostrade nei pressi delle comunità indigene.

Questa politica è stata molto discussa negli ultimi tempi e la resistenza indigena ha dimostrato di voler difendere i propri diritti con la mobilitazione nazionale “Acampamento Terra Livre“, svoltasi tra il 24 e 26 aprile 2019 nella capitale, Brasilia. Durante questi giorni è stata richiesta la tutela dei diritti costituzionali degli indios, riguardanti il poter vivere nella propria terra, secondo i propri valori e tradizioni. La comunità indigena continua a combattere contro le grandi compagnie minerarie e agroindustriali, i proprietari terrieri e il razzismo che, purtroppo, sopravvive ancora in questo XXI secolo. È necessario fare tutto il possibile per poter tutelare queste minoranze linguistiche, che rappresentano una parte importante del patrimonio culturale portoghese e brasiliano.

Autrice dell’articolo:
Mariangela Sforza
Traduttrice freelance (PT-EN > IT)
Bari

Tutelare le lingue indigene brasiliane

 Categoria: Le lingue

Le particolarità del portoghese brasiliano sono state definite dai linguisti come un risultato di influenze amerindie e africane. Dal lato amerindio, la fonte è essenzialmente il Tupi, la principale lingua nativa in Brasile. Il numero di lingue indigene brasiliane esistenti, attualmente 180, rappresenta una grande diversità linguistica.
I dati a riguardo hanno permesso agli studiosi di classificare queste lingue per famiglie e tronchi linguistici. Il tronco Tupi è uno dei più grandi gruppi con una grande dispersione geografica: le sue lingue sono parlate in diverse regioni del Brasile (specialmente a sud del Rio delle Amazzoni) e anche in altri paesi del Sud America.

È composto da diverse famiglie: Tupi-Guarani, Mondé, Tupari, Juruna, Mundurukú, Ramarána, Awetí, Puruborá. L’altro grande gruppo è quello delle lingue del tronco Macro-Jê, presenti in particolare nelle regioni dei campi (come quelle di Maranhão e Pará, fino al Sud del Paese). Include le famiglie: , Karajá, Maxakalí, BororoBotoctió, Guató, Ofayé, Rikbaktsá, Yate. Le famiglie Karib e Aruák sono rappresentate ciascuna da 20 lingue, distribuite a nord e a sud del Rio delle Amazzoni e nelle regioni nordoccidentale e occidentale (Stati di Amapá, Roraima, Pará, Amazonas, Acri, Mato Grosso). La famiglia Páno comprende 14 lingue parlate in Brasile (Acre, Rondônia e Amazonas) ancora poco conosciute, e altre parlate in Perù e Bolivia.

Nonostante la crescente estinzione di diverse lingue in tutto il mondo, negli ultimi tempi i linguisti si sono allarmati in modo particolare per le lingue indigene brasiliane, questione che è stata affrontata in diverse conferenze. Secondo gli studiosi, queste lingue sono soggette a pressioni molto forti e si può ritenere che siano tutte minacciate dall’estinzione. Il fattore che rappresenta la più grande minaccia alla sopravvivenza di queste lingue è l’assenza di informazioni sufficienti: questo problema conduce all’incapacità di adottare misure amministrative per tutelare o promuovere le lingue native. Il lavoro di ricerca e informazione spetta ai linguisti, per far comprendere alla società brasiliana che, come proclamato dall’UNESCO e riconosciuto dal Ministero della Cultura, tutte le lingue sono un patrimonio culturale dell’Umanità e di ogni nazione a cui appartengono.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Mariangela Sforza
Traduttrice freelance (PT-EN > IT)
Bari