Il pubblico

 Categoria: Traduzione letteraria

C’è una domanda classica che il poeta si pone: “E se non esistesse nessuno nel mondo, smetteresti di scrivere?”. E si risponde: “No, non smetterei di scrivere”.

Temo fortemente che questa non sia una domanda adatta ai traduttori. Non potrebbero dare una risposta così bella o così sublime come il poeta.

Non c’è traduttore senza pubblico. Il traduttore non scriverebbe una riga senza un destinatario, perché è dall’esistenza del destinatario che nasce la necessità della traduzione. Non ci sono traduttori solitari, traduttori riservati, esiliati interiori. Se ci sono in qualche caso concreto, lo sono in parallelo ad una dimensione pubblica, come vizio privato che completa la loro vera personalità. Traduciamo per comunicare. Se qualche pulsione mistica ci domina, non è una pulsione originaria, ma prometeica.

Ciò nonostante, difficilmente si può trovare un esempio maggiore di scollegamento rispetto a quello che si verifica tra i traduttori e il loro pubblico naturale. Il lettore medio cresce e si forma abituato a pensare che il traduttore non esista, che se esiste non è importante, che se è importante non è ad ogni modo così rilevante da non poter essere sostituito con facilità. Questa usanza si è radicata a tal punto che i lettori acculturati sono incapaci di menzionare il nome del traduttore di un’opera importante che li ha colpiti, o addirittura noi traduttori dimentichiamo di citare i nostri colleghi nelle bibliografie. Non è che il traduttore sia irrilevante per il lettore, è molto meno: è strumentale. Quando il lettore non avverte la sua presenza si sente soddisfatto, quando l’avverte pensa che lo strumento abbia qualche pecca e debba essere disdegnato e sostituito. Il fuoco arde nel focolare e basta: nessuno ricorda che qualcuno lo abbia rubato dal cielo per consegnarlo agli uomini.

Tuttavia accade che questo strumento dia origine a qualcosa che non esisterebbe senza di lui: la letteratura universale.

Non c’è letteratura senza traduzione. Ci sono le letterature, ma senza traduzione non esiste lo stupore di constatare proprio quello che il traduttore meno si aspetta quando inizia il suo viaggio d’esplorazione: che tutto ciò che incontrerà al di là dei mari e delle montagne c’era già nella sua terra d’origine, espresso con altri suoni, vestito con altri indumenti. Ciò che i traduttori offrono al mondo non è solo la semplice constatazione del riconoscimento della primogenitura. Cos’è l’esotismo, se non la narrazione in altre parole di ciò che si conosce già?

La narrazione in altre parole di ciò che si conosce già, che fa sì che i nostri occhi si fissino di sorpresa sulle proprie parole, nella capacità infinita di raccontare lo stesso e che non sia lo stesso, di raccontare lo stesso e che aggiunga qualcosa in più, di ritornare alla fonte per assicurarsi che vi sgorghi acqua sempre nuova. Come da qualsiasi altra fonte. La traduzione non è come uno di quegli edifici pubblici da cui svetta un cartello che dice: “Questa fonte utilizza sempre la stessa acqua”.

Quando scriviamo un’opera nostra, non chiamiamo questo semplicemente letteratura? O era fuoco?

Fonte: Articolo scritto da Carlos Fortea e pubblicato il 26/08/2011 su “El Trujamán“, la rivista di traduzione dell’Istituto Cervantes

Traduzione a cura di:
Diletta Pugnali
Docente di lingua e traduttrice EN, ES > IT
Fano (PU)

Falsi amici (Spagnolo-Inglese)

 Categoria: Le lingue

Quando si apprende una lingua nuova si arriva sempre ad un punto inevitabile in cui compare un falso amico nella traduzione, che fa in modo che una situazione scomoda venga ricordata per sempre.
Per coloro che non hanno familiarità con la linguistica o la traduzione, un falso amico (o false friend) è una parola che sembra essere una traduzione quasi diretta di un’altra lingua, però, nella realtà significa qualcosa di completamente diverso e il colmo è che solitamente appare come irrispettoso!
Non c’è un trucco o una regola per evitare i falsi amici, dato che pochissime volte hanno senso e si capiscono per una pura casualità. L’unico modo per familiarizzarci è memorizzarli o usarli e sperimentarli in quel momento in cui si verifica il silenzio collettivo seguito dalle risate.
Vi lasciamo un elenco con i falsi amici più comuni che ascoltiamo nella traduzione dallo spagnolo all’inglese, che probabilmente vi tireranno fuori da una situazione scomoda.

CONSTIPADO / CONSTIPATED
In spagnolo, un constipado è qualcosa che è noto come l’insieme di sintomi del raffreddore. Anche in inglese è qualcosa di comune, essere constipated è l’insieme di sintomi che patisce chi soffre di stipsi.
Se qualcuno che vive qui ha della secrezione nasale e mal di gola e parla spesso di essere constipated di sicuro non si sta riferendo alla stipsi. O forse sì. Meglio non saperlo.

EMBARAZADA / EMBARRASSED
Sapppiamo già che embarazada, in spagnolo, significa avere un embrione nell’utero. Embarassed in inglese, si riferisce a una situazione un cui si prova vergogna o che risulta scomoda. Anche se la gravidanza modifica il corpo in diversi modi e può causare effetti collaterali come lo squilibrio ormonale e molti altri tipi di malessere, per il bene comune, speriamo che non provochi vergogna.
Questo falso amico è particolarmente crudele con gli uomini inglesi che apprendono lo spagnolo. Già riconoscere una situazione vergognosa è di per sé vergognoso, immaginate dire di essere incinta.

GROSERÍA/GROCERY
In spagnolo, grosería è qualunque tipo di insulto o espressione irrispettosa che viene mal vista. In inglese, grocery o più comunemente groceries, è tutto ciò che compriamo in un giro abituale al supermercato, sono i prodotti commestibili. Questo falso amico in particolare è una delizia perché se viene usato male, entrambe le situazioni, sono meravigliosamente comiche.
Oppure, uno spagnolo che si lamenta di qualcuno usa una manciata di alimenti a scapito della propria dignità, o un inglese che domanda dove fare la spesa settimanale di insulti. Lo humor del buono.

CASUALIDAD / CASUALTY
In spagnolo, Casualidad significa una semplice coincidenza. Casualty, in inglese, è una persona che è morta in un incidente o in un’altra situazione che di solito comporta violenza.
Immaginate di iniziare un nuovo lavoro con un capo che non è molto bravo con l’inglese. Spiega ai suoi impiegati che la sua azienda ha prosperato grazie al duro lavoro di tutti coloro che si sono impegnati negli anni, che però l’elemento chiave per il successo è stato la grande quantità di vittime coinvolte. In sala cala il silenzio e tutti si domandano se nella realtà hanno iniziato a lavorare in una delle aziende produttrice di coperchi di Tony Soprano, giusto per capire.
Dall’altra parte, un anglofono UE che vuole descrivere la scena di un incidente in spagnolo e menziona costantemente la quantità di coincidenze riscontrate potrebbe risultare un po’ confuso, nella migliore delle ipotesi. Potrebbe essere, però si perde tutto il senso.

Fonte : Articolo scritto da Oisin M. e pubblicato il 16 settembre 2020 sul sito di Kobalt Languages

Traduzione a cura di

Rita Grillo

Interprete e Traduttrice

Rivodutri (Rieti)

Uno spagnolo zoppicante

 Categoria: Le lingue

Anni fa, durante un viaggio in Argentina, contattai l’autore di un romanzo che avevo tradotto. Mi diede appuntamento in una via del centro di Cordoba, dove giunsi in anticipo. Iniziai a osservare il via vai, poi ingannai l’attesa facendo due passi, tenendo d’occhio, nel camminare, la faccia dei passanti e bene a mente quella sul retro del volume tradotto. Ero forse al quarto andirivieni quando lo vidi avvicinarsi e sorridermi. Un’ora dopo mi resi conto che lo scrittore mi aveva teso la mano senza avermi mai visto prima, neppure in fotografia. “Avevi un modo straniero di camminare”, spiegò trangugiando il suo mate.

Non stonerebbe, questo aneddoto, nella Gelosia delle lingue, di Adrián N. Bravi[1]; né forse questo libro sul comodino dei traduttori. Sebbene soprattutto di chiunque si trovi, per scelta o necessità, a esprimersi stabilmente in un’altra lingua, tratti il libro. Viene in mente l’opera, tra gli altri, di Cioran, Kundera, Conrad. Viene in mente, soprattutto, la zia dell’autore, che lo strazio dell’emigrazione verso l’Argentina lo riferisce da decenni in castigliano senza cedimenti, e invece in lacrime, ancora mezzo secolo dopo, quando le tocca raccontarlo in italiano. Segno, scrive Bravi, che “forse i ricordi parlano solo la lingua in cui sono accaduti” e che solo pájaro può chiamarsi l’uccello che rincorreva nel giardino della sua infanzia. Scegliere un’altra lingua serve, allora, a dimenticare. È il caso di un personaggio del Romanzo L’amico ritrovato o di Beckett, il francese afasico dei cui personaggi non è solo una opzione stilistica.

Ma abbracciare un altro idioma può anche essere una scelta gioiosa, come nel caso dell’autore. Dalla lingua madre, insomma, ci si emancipa. È traducendola in spagnolo che Doña Marina tradisce il proprio popolo consegnandolo a Hernán Cortes; nel condominio segreto, racconta Anna Frank, venivano ammesse tutte le lingue civili, eccetto, pertanto, il tedesco; da ultimo è in italiano che Milton sceglie di scrivere dei poemetti amorosi.

Alla lingua madre, tuttavia, si torna. Apprezzandone ciò che un tempo ci era abituale. Accorgendoci di averla, in fondo, sempre declinata. In friulano sono il primo e l’ultimo libro di Pasolini. “Parlava il russo in quindici lingue” riporta l’epigrafe del testo di Bravi, citando Julia Kristeva. Senza che però le altre lingue conosciute non influenzino la materna riabbracciata. Un fenomeno che trascende il semplice accento: “l’italiano – riferisce l’autore – ha trasformato la mia percezione del tempo.

Quando la lingua diventa vessillo d’identità nazionale è in realtà orgoglio di interferenze. Lo registrano linguisti e scrittori, lo dimostrano i gerghi bonaerensi. O, aggiungiamo noi, quella miscela di suoni mediterranei e anglosassoni che, sotto il nome di llanito, a Gibilterra dà un nome alle cose. Perché, osserva Bravi, anche se il suo sguardo, il suo stesso comportamento, sono dettati dalla lingua madre, l’uomo resta un animale migratorio.

Come in certe scuole di recitazione, concludiamo, in cui l’immedesimazione si avvale della prossemica, prima di intraprendere la lettura di un testo, chi è chiamato a tradurlo forse dovrebbe provare a incamminarsi.

Autore dell’articolo:
Dott. Luca De Feo
Firenze


[1] BRAVI A.N. La gelosia delle lingue, EUM, Macerata, 2017.

Le competenze necessarie a un traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Conoscenza della materia
Un altro aspetto decisivo per eccellere è avere conoscenze appropriate della materia, poiché i traduttori non traducono semplicemente le parole, ma piuttosto il significato. Se non si capisce l’argomento di un testo, la traduzione non sarà mai convincente nella lingua di arrivo.
Questo aspetto potrebbe sembrare ovvio, ma viene spesso sorprendentemente trascurato. I traduttori senza alcuna conoscenza di ingegneria, legge, medicina, affari o finanza accettano di tradurre documenti su questi o altri argomenti che vengono poi pubblicati online o per la stampa. Sono una donna di scienza con una formazione in scrittura commerciale per le grandi aziende e quando mi sono affacciata alla traduzione, mi aspettavo dai professionisti del settore conoscenze e capacità simili alle miei. Fui abbastanza sorpresa quando capì che non era sempre così.

Un traduttore esperto ha bisogno di avere un’elevata competenza in uno o più settori specialistici, meglio se acquisita attraverso studi o esperienza sul campo. Questo fattore sembra essere quasi del tutto trascurato in molte facoltà di traduzione. Non c’è pertanto da meravigliarsi se i testi tecnici sono spesso mal tradotti con il risultato di avere traduzioni inaccettabili che mettono in cattiva luce i veri professionisti.

Le tre capacità essenziali in traduzione
Per creare testi dello standard richiesto per la pubblicazione, i traduttori necessitano di elevate capacità traduttive e di scrittura e di un’avanzata conoscenza della materia.
Quando una qualsiasi di queste competenze viene a mancare, il risultato è una traduzione di secondo livello con parti bizantine, imprecise o semplicemente sbagliate. Tuttavia, la buona notizia è che possiamo sempre migliorare: leggere, ricercare, studiare, fare pratica, ricevere riscontri e collaborare con i colleghi.
Oltre a queste tre grandi capacità, anche competenze tecnologiche e commerciali possono aiutare i traduttori a crescere, ma le principali abilità della professione costituiscono le fondamenta di cui ogni traduttore ha bisogno per emergere.
Nel prossimo post, vi mostrerò come fare per migliorare le tre grandi capacità necessarie in traduzione. Nel frattempo, aspetto le vostre riflessioni nei commenti.

Fonte: articolo di Jayne Fox, traduttrice tedesco-inglese per traduzione medica tedesco-inglese e traduzione di comunicazioni aziendali.

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox pubblicato l’8 giugno 2016 sul suo sito Between Translations

Traduzione a cura di:
Tatiana Pasqui
Traduttrice freelance EN/FR>IT
Madonna dei Fornelli (BO)

Le competenze necessarie a un traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Quali competenze sono davvero necessarie a un traduttore professionista per eccellere? Le capacità traduttive sono abbastanza o c’è forse qualcos’altro altrettanto importante per farcela in questa professione? Ecco a voi le competenze essenziali per lavorare come traduttore.

Capacità di traduzione
Naturalmente le capacità traduttive sono alla base di ogni traduzione e un prerequisito importante per avere successo.
Per tradurre bene, è necessaria una profonda comprensione sia della lingua di partenza sia di quella di arrivo, grandi capacità di ricerca terminologica ed elevate competenze nel trasferire idee da una lingua all’altra. È proprio su questo aspetto che si concentra la maggior parte dei corsi universitari di tutto il mondo. Tuttavia, le capacità traduttive comprovate da lauree o certificati in traduzione non sono le uniche competenze di cui un traduttore ha bisogno. Ci sono altri due importanti fattori che determinano il successo o l’insuccesso di un professionista.

Capacità di scrittura
Edith Grossman, una famosa traduttrice, disse che i veri traduttori pensano a sé stessi come a degli scrittori e, essendo io del settore, sono d’accordo con lei. I traduttori devono essere padroni della loro lingua d’arrivo e possedere un vero e proprio stile di scrittura, motivo per cui dovrebbero tradurre da una lingua straniera verso la loro lingua madre, almeno per quanto riguarda le principali combinazioni linguistiche.
La maggior parte delle persone si esprime molto meglio nella lingua madre che in una lingua straniera indipendentemente da quanto abbia studiato le sue sfaccettature.
Molte facoltà e scuole di traduzione però non offrono corsi di scrittura e questa grave mancanza sembra essere la causa dell’insuccesso di molti laureati.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox pubblicato l’8 giugno 2016 sul suo sito Between Translations

Traduzione a cura di:
Tatiana Pasqui
Traduttrice freelance EN/FR>IT
Madonna dei Fornelli (BO)

Introversi Vs Estroversi con le lingue (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Infine, abbiamo bisogno di migliorare la nostra abilità di osservazione. Dobbiamo far caso ai suoni, a come la lingua viene pronunciata. Dobbiamo osservare le parole, le strutture e gli schemi. Fortunatamente, il potenziamento dell’abilità di osservazione avviene attraverso l’esposizione alla lingua. Nella fase iniziale dell’apprendimento di una nuova lingua, l’ascolto e la lettura ripetitivi ci rendono sempre più consapevoli di ciò che accade nella lingua. Gradualmente acquisiamo una maggiore consapevolezza della pronuncia. Notiamo come i pensieri vengono espressi in modelli di discorso che differiscono da quelli a cui siamo abituati.

Generalmente l’osservazione migliora con l’esposizione, ma dobbiamo voler osservare. Dobbiamo essere determinati a osservare. È ovvio che la capacità di osservazione dipende dalla nostra attitudine e dal tempo che dedichiamo alla lingua. Questi tre fattori sono interdipendenti.

Né l’atteggiamento degli apprendenti, né la loro volontà a dedicare abbastanza tempo alla lingua, né la loro attenzione nei confronti della lingua richiedono di essere estroversi. Anche gli introversi possono avere queste qualità.

Se penso ai molti apprendenti di lingua e poliglotti di successo che ho conosciuto alle conferenze poliglotte o attraverso la LingQ community, tra questi ci sono introversi, estroversi e vari gradi di entrambe le personalità. Il fatto è irrilevante. Sia gli introversi sia gli estroversi sono capaci di apprendere le lingue a qualsiasi livello essi vogliano.

Gli estroversi potrebbero voler cimentarsi prima nella conversazione rispetto agli introversi. Forse hanno meno paura di non essere in grado di capire o fare errori. Ciò è un bene. Forse gli introversi sono più timidi, più riluttanti a parlare fino a quando non sono sicuri delle loro abilità. Tuttavia, una volta che hanno acquisito un vocabolario ampio e raggiunto un buon livello di comprensione, svilupperanno la loro capacità di parlare abbastanza rapidamente. Potrebbero parlare sottovoce, con più esitazione, ma in base alla mia esperienza, la loro conoscenza della lingua non sarà inferiore a quella degli estroversi.

Fonte: Articolo scritto da Steve Kaufmann e pubblicato l’8 settembre 2020 sul proprio sito The Linguist

Traduzione a cura di:
Rossella Di Cio
Dottoressa magistrale in Traduzione Specialistica EN,FR>IT

Introversi Vs Estroversi con le lingue (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La convinzione che possa raggiungere il tuo obiettivo è molto importante. Coloro che imparano una lingua per la prima volta hanno un problema: non l’hanno mai fatto prima. Non riescono a vedersi come parlanti fluenti di una seconda lingua. È come scalare una montagna senza aspettarsi di raggiungere la cima. Questo tipo di attitudine può condurre facilmente allo scoraggiamento. Significa meno entusiasmo e dedizione nel compito. Credere in se stessi è di vitale importanza e ciò non ha nulla a che fare con l’essere introversi o estroversi.

Un altro fattore altrettanto importante è il tempo. Imparare una lingua richiede tempo, un sacco di tempo. A meno che la nuova lingua non sia simile a quella che già si conosce, non si tratta di una questione di poche settimane come promettono alcuni libri. Gli apprendenti che hanno successo nell’apprendimento di una lingua si impegnano nello studio quotidianamente anche se solo per un’oretta e continuano per mesi e anni per raggiungere il loro obiettivo.

Il tempo a cui mi riferisco non è solo il tempo speso a studiare la lingua leggendo i libri di grammatica o stando seduti in classe. Il tempo necessario per riuscire ad imparare una lingua è il tempo trascorso con la lingua stessa, ascoltando, leggendo, parlando e scrivendo. Il tempo speso a leggere le spiegazioni grammaticali nella propria lingua, il tempo dedicatole in classe, ad imparare liste di parole non conta tanto quanto impegnarsi in una comunicazione significativa, nell’ascolto, nella lettura e nella conversazione. Gran parte di questo tempo può prendere la forma di attività piacevoli ed interessanti. Quest’ultime, in effetti, devono rispondere all’interesse dell’apprendente.

Anche in questo caso, una persona introversa con un forte interesse per alcuni aspetti di una lingua e della sua cultura, che vi dedica il tempo necessario per la buona riuscita, imparerà più velocemente rispetto ad un estroverso che è solo alla ricerca di un’opportunità per fare pratica con quella piccola parte di lingua che ha imparato.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Steve Kaufmann e pubblicato l’8 settembre 2020 sul proprio sito The Linguist

Traduzione a cura di:
Rossella Di Cio
Dottoressa magistrale in Traduzione Specialistica EN,FR>IT

Introversi Vs Estroversi con le lingue

 Categoria: Le lingue

Esistono molti miti riguardo le qualità necessarie per avere successo nell’apprendimento di una lingua straniera.

Devi essere musicale o avere orecchio per la musica. Eppure conosco dei pessimi cantanti che sono bravi nelle lingue e viceversa. Devi avere un talento speciale, come se alcune persone fossero geneticamente predisposte ad essere brave nell’apprendimento delle lingue. Da bambino devi essere circondato da persone che parlano altre lingue. Eppure, quando al LangFest dell’anno scorso ho chiesto ad un gruppo di 500 poliglotti quanti fossero cresciuti in una famiglia bilingue o multilingue, quasi nessuno si è fatto avanti. Non puoi imparare dopo una certa età. Eppure io ho imparato otto lingue da quando ho 60 anni.

Secondo un altro mito gli estroversi sono apprendenti migliori rispetto agli introversi. A quanto pare alcuni pensano che una persona estroversa, socievole, vivace, entusiasta di coinvolgere le persone in una conversazione sarà più brava nell’apprendimento di una lingua rispetto ad una persona più silenziosa, riflessiva ed introversa.

Quindi chi è l’apprendente migliore? Introversi Vs Estroversi

L’apprendimento di una lingua dipende da tre fattori fondamentali: l’attitudine dell’apprendente, il tempo trascorso a contatto con la lingua e l’abilità dell’apprendente di osservare cosa accade nella lingua, qualcosa che avviene per lo più inconsciamente.

Tra questi, il fattore più importante, più importante dell’età, del talento, dell’orecchio per la musica, dell’essere socievoli, ecc., è l’attitudine dell’apprendente nei confronti della lingua. Devi esserne interessato e deve piacerti. Soprattutto devi credere che raggiungerai il tuo obiettivo e che valga la pena compiere tutti gli sforzi che stai facendo.

Stai cercando qualcosa in casa. Se guardi in un armadio o nelle tasche dei pantaloni e sei convinto che la cosa che stai cercando possa essere trovata, è più probabile che possa trovarla. Ma se non ne sei davvero sicuro, se cerchi senza impegnarti, è più probabile che alla fine non la troverai.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Steve Kaufmann e pubblicato l’8 settembre 2020 sul proprio sito The Linguist

Traduzione a cura di:
Rossella Di Cio
Dottoressa magistrale in Traduzione Specialistica EN,FR>IT

5 cose che tutti i traduttori amano odiare (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

4. Persone che pensano che la vostra vita sia una vacanza
L’ho già detto? Sono una traduttrice, non un insegnante di scuola. Non ricevo tre mesi di ferie all’anno (anche se sono sicuro che sia molto difficile essere un’insegnante). Non ho nemmeno tre settimane. La mia vita non è una vacanza. Potrei aver vissuto in posti dal suono esotico. È vero. Potrei avere degli amici con nomi interessanti. Ve lo concedo. Ma lavoro tanto quanto voi e, sono disposta a scommettere, anche di più.

Quindi lo ripeto, solo per la cronaca. La mia vita non è una vacanza. Anche quando sono in vacanza voi mi fate lavorare. Quindi datemene merito, ok?

5. Persone che pensano voi siate fortunati
Cosa c’è di sbagliato se le persone pensano che siate fortunati? Beh, niente immagino. Tranne che la mia traiettoria di carriera (e sono disposta a scommettere,anche la vostra) ha molto più a che fare con il duro lavoro che con la fortuna.

Dopo tutto, i traduttori studiano per imparare e parlare tutte le lingue in cui lavorano. Non sono nati poliglotti naturali. Non sono “fortunata” a parlare spagnolo, francese e italiano. In realtà mi ci sono applicata e ho deciso di studiare quelle lingue. Non vi dico quanto siate fortunati ad avere il vostro MBA (Master in Business Administration) [1] o il vostro dottorato, perché so quanto ci avete lavorato duramente. Quindi, non sottovalutatemi.

Fonte: Articolo scritto da Chrsitina Comben e pubblicato ad ottobre 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alessandra Carmen Mazzaglia
Traduttrice
Catania


[1] [N.d.T. in Italia è un titolo di specializzazione post universitaria in ambito economico-aziendale]

5 cose che tutti i traduttori amano odiare (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

2. Tradurre barzellette
Tradurre barzellette deve essere da sola la cosa peggiore dell’essere un traduttore. Barzellette e idiotismi. La battuta finale è piuttosto piatta nel momento in cui provi a estrapolarla dal suo contesto, regione geografica e contesto culturale.

Una battuta su un inglese, un irlandese e uno scozzese, per esempio, sarà divertente solo per le persone che vivono in quella regione. Probabilmente sarà un fallimento davanti a un pubblico americano. E questo prima che lo si traduca in spagnolo, francese, arabo o in qualsiasi lingua con cui si lavora.

Davvero, dovrebbe esserci qualcosa nel manuale del traduttore che afferma che le barzellette devono essere raccontate nella loro lingua originale, o niente affatto. Anzi, forse solo nel loro paese d’origine e non oltre. E lo stesso vale per gli idiotismi. Non fatemi nemmeno iniziare con gli idiotismi.

Avete mai sentito quella di “far saltare in aria mucche”, “accarezzare il sedere di un cavallo” o “comportarsi più pazzo di una capra”? No? Bene, questo perché è impossibile tradurre un idiotismo. E onestamente, anche negli idiotismi inglesi è molto meglio lasciarli ai vecchi a una riunione di famiglia. Voglio dire … sul serio.

3. Farsi beccare con le mani nel sacco
Oltre a promuovere una maggiore comprensione e migliorare la propria intelligenza culturale, una delle cose migliori del parlare altre lingue è che si può parlare di persone senza che loro se ne rendano conto.

Lo so. È un piacere colpevole e forse è anche leggermente meschino. Ma se qualcuno vi ha innervosito per tutto il giorno o si è comportato come un idiota, lanciare una frecciatina su di lui in una lingua che non parla può essere un ottimo modo per sfogarsi.

A meno che non si venga colti in flagrante. Con la propria copertura totalmente spazzata via da qualcuno che nemmeno nei propri sogni più sfrenati si sia mai potuto immaginare saper parlare fluentemente il farsi, il greco, il tedesco o il mandarino. Serio momento da facepalm [1].

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chrsitina Comben e pubblicato ad ottobre 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alessandra Carmen Mazzaglia
Traduttrice
Catania


[1] [N.d.T: il “facepalm”, letteralmente “palmo sul viso” è un termine usato nella lingua inglese per indicare imbarazzo o sorpresa e consiste nel portare il palmo della mano alla fronte]

5 cose che tutti i traduttori amano odiare

 Categoria: Traduttori freelance

Non è bello fare il traduttore? Lavorare da casa, scegliere l’orario, vivere la propria passione e parlare ogni giorno lingue diverse? Mangiare, bere, respirare in altre culture e passare la vita in un costante viaggio di esplorazione? Viaggiare, socializzare e festeggiare con i propri amici stranieri.

Aspettate un attimo…

Cosa intendete con la vostra vita non è così? State dicendo che non trascorrete il vostro tempo in terre esotiche su spiagge lontane bevendo Mai Tai mentre guardate paesaggi urbani stranieri? Cosa intendete con l’ultima volta che avete viaggiato è stato nel 2010? I traduttori non passano la vita a fare il giro del mondo?

In qualità di traduttrice dallo spagnolo all’inglese, niente mi irrita di più delle persone che pensano che il mio lavoro sia facile, pieno di incontri sociali o che la mia vita sia fondamentalmente una vacanza permanente. Detto questo, apprezzo segretamente anche il fatto che i miei amici pensino che la mia vita sia così affascinante. E non credo di essere la sola.

Ecco 5 cose che TUTTI i traduttori amano odiare:

1. Tradurre per gli amici (gratuitamente)
Lavoriamo tutti sodo, quindi cosa c’è di meglio che stare insieme con gli amici? Forse andare in uno sciccoso ristorante straniero, guardare un film indipendente o anche andare in vacanza insieme?

Cosa potrebbe esserci di meglio? Beh, fare tutto quanto sopra senza dover lavorare allo stesso tempo, ecco cosa. Quando si è l’unico nel proprio gruppo di amici che parla una lingua straniera, si finisce per diventare l’interprete e traduttore di gruppo per impostazione predefinita. E questo non è essere in vacanza. Questo, al mio paese, è lavorare gratuitamente.

Anche se ammetto di divertirmi nel sentirmi più intelligente di tutti gli altri (benché alcuni di loro sono laureati ad Harvard), mi irrita dover fare tutto il lavoro. Chiedere indicazioni, fare presentazioni, tradurre menu. Dai! Non ti chiedo consulenza fiscale gratuita, massaggi ai piedi o assicurazione sulla vita. Quindi smettila di farmi lavorare per te.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chrsitina Comben e pubblicato ad ottobre 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alessandra Carmen Mazzaglia
Traduttrice
Catania

Professione traduttore: vantaggi e svantaggi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il lavoro di traduttore richiede studi e competenze tecniche specifiche, e per diventare un professionista di successo anche particolari doti personali

Il traduttore è un professionista che, dopo aver seguito un percorso di studi adeguato, si specializza nella traduzione di testi da una lingua a un’altra, garantendo il mantenimento del significato del testo originale.

Ѐ quindi un esperto di comunicazione e linguaggio che si perfeziona in una o più lingue straniere, che traduce verso la propria lingua madre, rispettando non solo i contenuti ma anche gli aspetti linguistici e culturali della lingua d’origine.

Normalmente l’attività-tipo di un traduttore consiste nei seguenti passaggi:

  • Analisi della richiesta di traduzione
    -          Valutazione del tema, tempistiche di lavoro, di consegna e tariffa da applicare
  • Preparazione degli strumenti necessari per il lavoro
    -          Glossari terminologici, guide di stile
  • Analisi del testo da tradurre e localizzazione (adattamento dei contenuti originali al sistema geo-linguistico e culturale dell’area di destinazione)
    -          Produzione della bozza e successiva versione finale
  • Revisione del testo
    -          Controllo della traduzione con testo a fronte: verifica della coerenza stilistica e linguistica, di errori di battitura, grammaticali, di sintassi e punteggiatura.  Controllo del lay-out.

Come si diventa traduttori?
Per diventare traduttori occorre avere un’adeguata istruzione scolastica. Il miglior percorso di studi inizia con il conseguimento di un diploma di Scuola Superiore, come per esempio il Liceo Linguistico, e continua all’Università.

Per proseguire l’iter scolastico è possibile scegliere fra diverse facoltà universitarie dove iscriversi per il diploma di laurea triennale, e poi compiere i successivi due anni che servono per ottenere la laurea magistrale in traduzione; anche la specializzazione in Interpretariato fornisce una buona formazione per intraprendere la carriera di traduttore. Ecco quindi un breve elenco dei corsi di laurea più utili per diventare traduttore:

  • Mediazione Linguistica
  • Lingue e Letterature Straniere
  • Lingue e Culture Orientali
  • Lingue e Culture Europee

Occorre anche specificare che per diventare traduttori non è strettamente necessario conseguire una laurea in traduzione: è utile però avere un ottimo livello d’istruzione e cultura, e frequentare corsi di traduzione. Naturalmente, chi ha le qualifiche e competenze adatte, ha maggiori possibilità di ottenere lavoro come freelancer o essere assunto presso un’agenzia di traduzione, soprattutto se è all’inizio della carriera. Per conoscere le offerte di lavoro che riguardano questa professione, è utile consultare i siti web delle migliori agenzie per il lavoro come Jobsora, dove è possibile trovare le diverse opportunità professionali per traduttore anche attraverso numerose chiavi di ricerca, che permettono di personalizzare la selezione.

Quali qualità deve avere un traduttore?
Per essere un bravo traduttore non occorre solo conoscere bene le lingue. Abbiamo già evidenziato come sia indispensabile mantenere il significato del testo adattandolo alla lingua verso la quale è destinata la traduzione: ciò richiede non solo competenza tecnica riguardo alle lingue, ma anche la capacità – per esempio nel caso traduzioni letterarie – di intuire il senso di ciò che l’autore vuole trasmettere, per scegliere i vocaboli, lo stile e la forma appropriata per permettere ai lettori di comprendere al meglio il significato del testo. Ma anche questo non è ancora sufficiente per essere un professionista di questo settore; è necessario anche avere qualità che permettano di gestire senza difficoltà le relazioni interpersonali e la giusta flessibilità, per garantire la fornitura di un prodotto finale che si adatti non solo al testo, alla lingua e al pubblico cui è destinata la traduzione, ma anche alle esigenze specifiche del cliente, che vanno dalla formulazione del prezzo corretto al rispetto dei tempi per la consegna stabiliti.

Traduttore: pro e contro
Il traduttore di solito è un libero professionista: lavora perciò a casa propria, e molto spesso, grazie soprattutto al recente grande sviluppo dello smart working, anche se presta la propria opera professionale presso un’agenzia. Ciò rappresenta un notevole vantaggio, poiché può organizzare il lavoro in autonomia, risparmiare tempo e stress per gli spostamenti e trovare un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Essere traduttori è anche un’occasione per esercitare le proprie passioni, se esse riguardano non solo la conoscenza delle lingue e la scrittura, ma anche la cultura e le tradizioni dei diversi paesi. Una tendenza positiva che riguarda il mondo della traduzione è l’aumento delle offerte di lavoro, in particolare di traduzioni che riguardano il materiale presente in rete (siti web, blog, recensioni e descrizioni prodotti, schede tecniche, etc). Diventare professionisti di questo settore può essere anche molto remunerativo, poiché le traduzioni che riguardano certi ambiti sono pagate molto bene.

Possiamo concludere dicendo che, se la traduzione è la vostra passione,  i vantaggi di questa professione sono superiori agli svantaggi. Questi infatti consistono principalmente nella possibile tensione provocata dal dover rispettare tempistiche di consegna a volte stringenti, e dalla difficoltà nell’operare su testi particolarmente ostici o scritti male; a volte l’attività lavorativa non è costante, per cui  si può soffrire della mancanza di richieste. Quanto alla solitudine che implica il lavoro di traduttore, per alcuni è uno svantaggio, per altri, invece, un positivo approccio al lavoro che permette una maggiore concentrazione e quindi risultati migliori.

La traduzione e il territorio

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione, la radice della comunicazione interlinguistica e interculturale ai tempi della globalizzazione potrebbe essere ricondotta, almeno in taluni casi, ad un rapporto con il territorio, alla ricerca delle proprie radici per poterle comprendere, elaborare e superare.

Uno dei più grandi scrittori-traduttori del secolo scorso, Cesare Pavese, annotava “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (da “La luna e i falò”).

Così, in ogni traduzione c’è qualcosa di nostro, sedimentato nelle nostre letture, nel nostro modo di scrivere, delle nostre radici, è lì ad attenderci e ciò che offriamo alla comprensione altrui si arricchisce sempre, un po’, di noi stessi.

La traduzione legata al territorio consente di dare un’identità alle parole e portarle nel mondo in uno scambio che tenga conto delle realtà locali nella convinzione che i piccoli territori in fondo tutti si assomiglino o possano reciprocamente identificarsi. Allora, le espressioni dialettali possono trovare corrispettivi in altre lingue ed in altri linguaggi costringendo, si, il traduttore ad un grande sforzo documentativo e di creatività ma superando così la traduzione tutta letterale che tanto poco si adatta al nostro mestiere.

E’ così che il mondo, che sembra essersi rimpicciolito in questo tempo, in verità risulta solo un’illusione ottica, un tromp l’oeil che ti confonde, come la nebbia che non ti aspetti.

Autrice dell’articolo
Beatrice Lavezzari
Traduttore professionista free-lance
Cernusco sul Naviglio (MI)

Amare la traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Spesso si pensa che per tradurre sia sufficiente conoscere una lingua straniera. In realtà, un traduttore è molto di più. Oltre ad essere un amante delle lingue, a capirle e parlarle come se fossero la propria lingua madre, il traduttore è un amante della traduzione stessa. La traduzione non è per tutti, perché implica anni di studio, anni di errori, ma anche di grandi soddisfazioni. La traduzione cambia, è in continua evoluzione, esattamente come il motore che la guida: le lingue. E noi traduttori dobbiamo essere interessati, capaci, ma soprattutto curiosi di seguire la traduzione, di evolvere con lei.

È importante tenere presente che ogni lingua ha dietro di sé il suo Paese, la sua storia e soprattutto la sua cultura. Non basta sapere una lingua, ma è necessario conoscere i costumi, le usanze e la cultura del Paese in cui viene parlata. Tradurre un testo è un po’ come entrare a far parte di quel determinato Paese anche solo per qualche riga, è come immedesimarsi nei suoi abitanti. Tradurre un testo è come andare a casa di un amico per la prima volta; appena varchi la soglia inizi subito a guardarti intorno per vedere com’è il posto. Te lo eri sempre immaginato, ma solo ora scopri com’è realmente, scopri un mondo nuovo. Inoltre, la traduzione permette di esplorare molti ambiti diversi.

Nell’arco della propria carriera, ad un traduttore può capitare ad esempio di muoversi tra la medicina, il diritto e la cinematografia. Un traduttore, pertanto, deve sapersi muovere di fronte a qualsiasi tipo di testo, attuare strategie appropriate e selezionare il lessico adeguato a una determinata situazione. Altro fattore di grande importanza è il pubblico di arrivo. Un buon traduttore deve sempre aver molto chiaro quali saranno i lettori della propria traduzione e quindi calibrare i termini e la difficoltà delle strutture sintattiche sulla base di ciò.
D’altronde il latino “tradurre” significa proprio condurre qualcuno da un luogo ad un altro.

Autrice dell’articolo:
Gaia Salvestrini
Traduttore IT<>EN, IT<>ES

L’Influenza dell’arabo sullo spagnolo

 Categoria: Le lingue

L’Influenza dell’arabo sulla lingua spagnola

A causa dell’occupazione della Penisola Iberica da parte dei Mori, a partire dal 711 fino al 1492 d.C., l’influenza della lingua araba su quella spagnola fu inevitabile ed ancora oggi è evidente.

Lo spagnolo, in principio, veniva parlato nell’antica regione della Castiglia, nel nord della Spagna, mentre la maggior parte del meridione era sotto il dominio musulmano. L’arabo parlato nel sud dell’Andalusia, influenzò la lingua spagnola fin quasi dall’inizio. La contaminazione si intensificò quando la Castiglia iniziò a crescere espandendosi in territori musulmani che non avevano mai parlato il castigliano, analogamente a quando i “cristiani arabizzati” fuggirono a nord nel territorio castigliano, principalmente nel periodo della conquista  Almoravide.

Lo spagnolo moderno è quindi una combinazione di castigliano antico ed elementi di origine araba.

Crea confusione il fatto che,  nello spagnolo moderno, coesistano ancora termini di derivazione latina e araba che esprimono lo stesso concetto, come aceituna e oliva (oliva),  jaqueca e migraña (emicrania). Tale influenza nella lingua spagnola è più evidente nella parte meridionale della Spagna, che subì l’occupazione più a lungo. Alcune parole sono state prese in prestito anche dall’arabo parlato in Marocco, a causa della vicinanza geografica.

Gran parte della contaminazione riguarda il lessico: per la maggioranza sostantivi ed  un numero più limitato di verbi, avverbi e aggettivi. La struttura generale e grammaticale della lingua è rimasta invece relativamente invariata.

Esempi di influenza della lingua araba sulla lingua spagnola:

  • ·Espressioni come “¡Ole!” e “ojalá” provengono dall’arabo “wa’llah” e “insh’allah”, che hanno il medesimo significato.
  • ·Si dice che il pronome formale “usted” provenga dal latino “vuestra merced”, ma “ustadth” è il termine arabo per professore/insegnante, quindi potrebbe anche avere queste radici.
  • ·Il suffisso –í, che viene utilizzato in spagnolo per mostrare relazioni o appartenenze, deriva dall’aggettivo maschile arabo, ad es. Andalusí, Marbellí, Zaragocí, (persona dell’Andalusia, Marbella, Saragozza).
  • ·Molte parole in spagnolo che iniziano con “al” o anche solo “a” (a volte in arabo la “l” viene assorbita dalla consonante che la segue) possono avere radici arabe, poiché “al” è l’equivalente arabo di “il”, ed è presente all’inizio di ogni nome definito.

Ecco alcuni esempi:

Spagnolo Italiano Arabo
Abalorio Perlina Al-baluri
Acebibe Uva passa Azebib
Aceite Olio Az-zeit
Aceituna Olio d’oliva Az-zeitun
Alcalde Sindaco Al-qadi Cioè giudice (dal verbo qada- giudicare)
Alcoba Alcova Al-quba
Azúcar Zucchero Sukkar
Algodón Cotone Al-qutun
Azafrán Zafferano Za’firan. Forse da Safra (giallo)
Albahaca Basilico Habaqah
Jarra Caraffa ǧarrah
Jirafa Giraffa Ziraffa
Naranja Arancia Nāranja
Zoco or Azogue Mercato Souk
Zumo Succo di frutta Zum

Il numero di parole prese in prestito nella lingua spagnola dall’arabo è sconosciuto. Le stime variano enormemente in base alle diverse fonti e dall’eventuale conteggio di elementi come nomi di luoghi o forme derivate. Un’autorità molto rispettata ne nomina circa 4000, il più grande dizionario etimologico spagnolo ne elenca poco più di 1000, mentre la Real Academia Española  fornisce circa 1.200 parole, esclusi nomi di luoghi e derivati.

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito della scuola di spagnolo Enforex

Traduzione a cura di:
Vaninetti Stella
Traduttrice per il settore turistico
Lingue di competenza: Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese
Lecco

Il sorabo – una lingua dimenticata

 Categoria: Le lingue

In uno dei suoi articoli brevi ma pungenti, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano citò una statistica: “Ogni due settimane muore una lingua.”

Quando noi europei pensiamo alle lingue in via di estinzione, il nostro pensiero va in automatico verso le numerose lingue dei continenti che in passato subirono la colonizzazione – le lingue amerindie, tanto diverse tra di esse che spesso nonostante la vicinanza geografica appartengono a famiglie linguistiche differenti, o le lingue delle tribù africane. Tuttavia nemmeno il Vecchio continente sfugge a questo fenomeno pressante. Si pensi all’uso sempre più limitato di alcuni dialetti italiani.

Più a Nord, nel cuore d’Europa, sopravvive un’antica lingua slava – il sorabo o serbo-lusaziano. Nella classificazione delle lingue slave appartiene al gruppo delle lingue slave occidentali, insieme al ceco, allo slovacco e al polacco. A differenza delle altre tre però non gode dello status di lingua ufficiale di nessuno stato, il che fa di essa una realtà pressoché sconosciuta. La sopravvivenza è resa ancora più difficile dal fatto che la piccola isola linguistica si trova circondata da un territorio di lingua non slava, nelle regioni tedesche del Brandenburgo e della Sassonia.

Le origini della minoranza linguistica sono da cercare nell’epoca alto-medievale quando la storica regione della Lusazia fu ampiamente insediata da popolazioni slave. Nel corso della storia i sorabi sopravvissero a molte avversità, tra cui anche il regime nazista che di fatto proibì l’uso della lingua soraba e perseguitò i membri dell’etnia con carcerazioni e reclusioni nei campi di concentramento. Secondo le stime, i parlanti del sorabo oggigiorno sono circa 20 000. In realtà si tratta di due varietà di lingua – il sorabo superiore e il sorabo inferiore, la seconda delle quali particolarmente minacciata dall’estinzione, con poco più di 6000 parlanti attivi, concentrati nella zona attorno alla città di Cottbus.

La politica attuale della Germania è favorevole alla minoranza, ai sorabi viene concessa la scolarizzazione nella loro lingua madre e l’utilizzo della stessa nelle istituzioni locali. Sono presenti cartelli stradali bilingui e i due Bundesländer coinvolti stanziano somme di denaro per la promozione della cultura soraba. Tuttavia non è semplice preservare le tradizioni di una comunità di dimensioni così piccole, a contatto talmente stretto con un’altra cultura egemone. Il pericolo è rappresentato anche da fattori socio-economici: la zona soffre di forte livello di disoccupazione che causa l’esodo della popolazione, in particolar modo dei giovani, al di fuori dell’area linguistica soraba, con il conseguente rischio di inclinare verso l’uso prevalente del tedesco. Inoltre, negli anni passati, interi villaggi sono stati distrutti per le attività estrattive delle miniere di carbone e i loro abitanti spostati altrove. A ciò si aggiunge la bassa natalità tipica di tutte le popolazioni europee.

Malgrado le condizioni non favorevoli, la cultura soraba resiste e si nutre anche di manifestazioni popolari molto vive. Vengono stampati giornali e libri in sorabo e sulla scena musicale alternativa appaiono autori che scelgono di esprimersi in sorabo. Certo sarà difficile, se non impossibile, invertire questa tendenza del mondo alla globalizzazione, di cui la progressiva omologazione linguistica costituisce solo uno degli aspetti. Ad ogni modo, è necessario impegnarsi per tutelare l’immenso patrimonio che ogni singola lingua rappresenta per l’umanità.

Autrice dell’articolo:
Stanislava Sebkova
Traduttrice freelance IT,DE,EN>CZ
Firenze

L’Inglese per l’Unione Europea (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La Brexit è l’occasione giusta perché l’inglese diventi la lingua della UE

Un’ulteriore obiezione dei nemici giurati dell’inglese è che altre entità statali come gli USA, il Canada o la Svizzera funzionano senza una lingua ufficiale unica. Ma a differenza della UE hanno una storia plurisecolare come entità politiche unitarie e una forte lingua maggioritaria;

di contro, solo il 18% dei cittadini della UE è di lingua madre tedesca. Il plurilinguismo dell’India è quanto di più simile alla UE ci sia a livello internazionale, ma anche da quelle parti infuria il dibattito se adottare una sola lingua ufficiale per favorire la coesione.

L’obiezione più stringente è che sostituire la babele europea con l’inglese come unica favella sia un’idea elitaria; tuttavia è proprio per questo che la UE dovrebbe fare di più per promuovere l’inglese al ruolo di unica lingua europea di comunicazione. L’attuale inerzia ha creato un’Europa in cui una casta di privilegiati poliglotti formati nelle università europee può muoversi agevolmente da un paese all’altro e dominare i dibattiti comunitari. Un maggiore impegno a favore dell’inglese in Europa e nelle singole nazioni ne promuoverebbe la conoscenza presso quei cittadini UE che attualmente non lo parlano.

Alla fine non si tratta di scegliere fra un’Europa anglofona o fra una completamente multilingue, ma fra una pia illusione e i fatti. Nicolas Véron, economista francese che lavora a Bruxelles, fa notare che l’inglese è già di fatto la lingua di lavoro della UE, il che ha permesso a lui e ad altri, nel 2005, di creare Bruegel, uno dei primi think tank a livello comunitario. Qualcosa come il 97% dei tredicenni europei sta imparando l’inglese, e il numero dei corsi universitari in inglese è cresciuto dai 725 del 2002 a più di ottomila. I movimenti politici continentali si esprimono per la gran parte in inglese: il sito web e gli interventi sulle reti sociali di Fridays for Future, così come quelli del movimento populista di destra Identitarian, sono in inglese. Ad un raduno di leader sovranisti a Milano prima delle elezioni europee, i leader di Finlandia, Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca e Germania hanno rivolto i propri saluti alla folla in inglese.

Diffondete il verbo

Prendere atto formalmente di come stanno le cose permetterebbe alla UE e ai governi nazionali di concentrare più risorse nella diffusione dell’inglese. Tali risorse – alcune delle quali si potrebbero ricavare dalla riduzione dell’enorme numero di traduttori e interpreti della UE – potrebbero essere impiegate per corsi di lingua per i lavoratori più anziani e meno istruiti. Stimolerebbe più mezzi di comunicazione a scrivere in inglese, favorendo così la nascita di media autenticamente paneuropei.

Il maggiore ostacolo è simbolico. Umberto Eco scrisse: «La traduzione è la lingua dell’Europa». La UE è orgogliosa delle sue tante lingue usate ogni giorno, che ogni anno diventano sempre più diffuse ed accessibili grazie al progresso degli strumenti di traduzione automatica. Tuttavia adottare l’inglese come lingua comune dovrebbe essere visto come il complemento di questa tradizione e non come una sfida ad essa. La quintessenza dell’Europa è la diversità, e il suo caleidoscopio di lingue e dialetti deve essere promosso e protetto; ma è anche unità, un’unità possibile solo con una lingua comune, anche se non padroneggiata alla perfezione. Diffondere capillarmente l’inglese e al contempo difendere le lingue native della UE non significherebbe tradire l’ideale di un’Europa cosmopolita, bensì portarlo a compimento.

Fonte:  Articolo pubblicato il 15 giugno 2019 sul sito dell’Economist

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna (PV)

L’Inglese per l’Unione Europea

 Categoria: Le lingue

La Brexit è l’occasione giusta perché l’inglese diventi la lingua della UE

Sarà una lingua franca neutrale.

Per buona parte della sua storia le lingue principali dell’Unione Europea sono state tre: il tedesco (la lingua madre più parlata), il francese (lo strumento d’elezione della diplomazia brussellese) e l’inglese (ampiamente usato come seconda lingua). Tuttavia negli ultimi anni la crescita di Internet e l’adesione degli stati dell’Europa orientale e centrale hanno sancito il dominio dell’inglese. Ad oggi più dell’80% dei documenti della Commissione europea sono prima redatti in inglese, poi tradotti nelle altre 23 lingue ufficiali.

I malumori non mancano. «L’inglese non è l’unica lingua ufficiale dell’Unione Europea» ha dichiarato con irritazione nel settembre 2018 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Alcuni hanno accolto la Brexit come un’occasione per ristabilire il ruolo del francese come lingua principale della UE, o almeno per far decadere l’inglese da lingua ufficiale. Dopo il fallito tentativo europeo di dare il benservito all’idioma di Boris Johnson e Nigel Farage, un giornalista francese ha sbottato: «Ci vorrà un miracolo per governare 450 milioni di cittadini in una lingua destinata ad un futuro di minoranza».

Al contrario, non potrebbe esserci momento migliore per la UE di adottare l’inglese come sua unica lingua ufficiale. Politicamente la Brexit gioca a favore. Il filosofo belga Philippe van Parijs sostiene che la Brexit renderà l’inglese una lingua neutrale all’interno della UE (Irlanda e Malta, dove pure è lingua ufficiale, rappresentano appena l’1% della restante popolazione) e quindi ideale per far comunicare europei con lingue madri rivali. Date le sue radici sia romanze che germaniche, adottarla costituirebbe, da un punto di vista linguistico, un ritorno in patria, facendo tornare l’inglese sul continente. «Ridateci la nostra lingua» dice scherzando van Parijs. In secondo luogo, l’Europa va verso l’unione politica: dalle proteste anti-migranti alle dimostrazioni ambientaliste degli studenti di Fridays for Future, i movimenti sono sempre più transnazionali. Nelle elezioni europee del maggio 2019 la partecipazione al voto ha raggiunto il massimo degli ultimi 25 anni dopo una campagna in cui l’impatto dei leader, dal populista di destra Matteo Salvini al centrista liberale Emmanuel Macron in Francia (che alla prossima tornata elettorale intende introdurre liste paneuropee di candidati), ha travalicato i confini dei rispettivi paesi. In un’epoca in cui la politica si scopre più autenticamente europea una lingua franca accettata da tutti ha perfettamente senso, e l’inglese è l’unico candidato logico.

Alcuni temono che sancire formalmente il predominio dell’inglese (idea sostenuta con fervore non da britannici o americani, ma da personalità come l’ex presidente tedesco Joachim Gauck e l’ex presidente del Consiglio italiano Mario Monti) rafforzerebbe la cultura anglosassone e metterebbe pubblicazioni in lingua inglese come The Economist in posizione dominante. In effetti, molti grandi media europei – inclusa la maggior parte dei giornali tedeschi, lo spagnolo El País e il greco Kathimerini – pubblicano una propria versione online in inglese allo scopo di avere voce nel dibattito paneuropeo, e un ruolo formale dell’inglese incoraggerebbe altri a fare altrettanto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo pubblicato il 15 giugno 2019 sul sito dell’Economist

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna (PV)

La traduzione di siti Internet (4)

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Terza parte di questo articolo

Traduzione di siti Internet contro traduzione di contenuti
Come menzionato all’inizio dell’articolo, stiamo vivendo in un’economia dei contenuti. Ciò significa che i marchi devono continuamente creare contenuti coinvolgenti per riuscire ad attirare l’attenzione degli utenti e condurli alla loro pagina di destinazione. Una volta raggiunta, devono essere accolti da una differente tipologia di contenuti che li dovrà convincere a diventare dei clienti paganti.

Pertanto, vi è una netta distinzione tra la traduzione di siti Internet e quella di contenuti. Mentre il sito Internet deve essere tradotto una volta sola, i contenuti sono qualcosa che dev’essere prodotto a un ritmo costante. Essi devono anche essere pertinenti e di attualità per riuscire a emergere nel mare di nuovi contenuti generati ogni giorno.

Inoltre, utenze diverse richiedono contenuti di differenti formati e, a seconda della loro collocazione geografica, si devono utilizzare più canali. Ciò implica conoscere quale piattaforma di social media funziona in una specifica regione, se il blog è ben accolto oppure no, e altro ancora.

Infine, i marchi di successo terranno anche traccia dei contenuti prodotti dai loro utenti, come le recensioni, i commenti e gli articoli di blog. Questa tipologia di contenuto si basa tipicamente sulla velocità, dato che si rischia di perdere slancio se la risposta arriva troppo tardi. Di conseguenza, la collaborazione con un’agenzia di traduzione che possa dare un contributo adatto alla cultura e alle abitudini locali è più che necessaria per monitorare le varie campagne.

Per riassumere
Il successo di qualunque marchio è direttamente collegato alla soddisfazione dell’utente. Per questo motivo, i marchi devono promuovere fiducia e una comunicazione aperta, cose che possono essere garantite solamente con il messaggio giusto.

Ora, un marchio locale può accontentarsi dell’aiuto di un buon gruppo di lavoro dedito al marketing, ma i marchi globali non possono ottenere successo senza l’appoggio di traduttori altamente qualificati e dei loro strumenti. Come si evince dal nostro articolo, vi sono diverse tipologie di traduzione e di strumenti che le aziende possono usare. In conclusione, il successo di una compagnia globale ben organizzata nasce dalla combinazione di tutti gli strumenti e talenti che si hanno a disposizione.

Potrebbe essere un investimento iniziale più ingente di quello che ci si aspettava, ma ne vale la pena!

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet (3)

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Seconda parte di questo articolo

La collaborazione professionale
Si è disposti a investire per creare una dipartimento marketing forte, giusto? Allora, si è anche pronti a mandare gente per studiare il mercato nel quale si vuole entrare. Sarebbe quindi poco saggio non considerare anche la collaborazione con un’agenzia di traduzione e localizzazione che ha esperienza!

È altresì importante tenere a mente che si avrà bisogno di traduzioni dei contenuti del sito Internet, dei prodotti, del materiale di marketing e dei documenti legali (contratti, accordi, normative sul lavoro e molto altro). Pertanto, si necessiterà di assistenza da linguisti con competenze diversificate.

La buona notizia è che vi sono degli strumenti specifici che aiutano ad automatizzare il processo di traduzione su una piattaforma di e-commerce. Essi collegano i traduttori alla propria piattaforma e danno loro accesso al contenuto che deve essere tradotto o modificato. Pertanto, non vi è alcun intermediario che invia il contenuto al traduttore per poi pubblicarlo sul sito.

Traduzione manuale contro traduzione automatica
La traduzione automatica viene fatta da un programma automatizzato che svolge traduzioni affidabili e un certo grado di localizzazione (come specificato nelle sue impostazioni). Questa tipologia di traduzione viene usata quando vi è una grande mole di contenuti e il risultato non dev’essere molto sfumato, dato che non viene influenzato dalla cultura e dai valori locali.

Ad esempio, un sito come Amazon può sfruttare la traduzione automatica per le descrizioni dei suoi prodotti. Se optasse per dei traduttori umani, sarebbe un grosso investimento che rallenterebbe il procedimento di lancio del sito Internet.

Tuttavia, sceglierebbe dei traduttori umani altamente qualificati per tutti i suoi materiali di marketing e legali, dato che sono quelli in cui la localizzazioneè fondamentale. Inoltre, le pagine principali del sito Internet (come Chi siamo, Contatti, Politica di reso o l’Home Page) dovrebbero essere create da curatori e revisori umani.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Prima parte di questo articolo

Cultura contro lingua
Una buona traduzione di un sito Internet non riguarda solo la lingua, ma anche l’integrazione della cultura e delle abitudini locali. I linguisti la chiamano localizzazione.

Diversamente dalla traduzione regolare, la localizzazione affronta anche componenti non  testuali e culturali per conferire una descrizione accurata a un prodotto o un servizio per uno specifico gruppo di utenti. Riguarda l’adattamento di un messaggio affinché i locali riescano a cogliere tutte le sfumature.

Infatti, tutti i siti Internet, le applicazioni, i videogiochi e ogni altra tipologia di contenuto di successo globale sono il risultato sia di una traduzione che di una localizzazione.

Inoltre, la localizzazione non è solo per i paesi stranieri in cui si parla una lingua diversa. Un sito Internet con contenuti in inglese dovrà comunque usare le tecniche di localizzazione per risultare più accattivante alle utenze in Australia o nel Regno Unito.

Il modo migliore per vedere la localizzazione all’opera è dare un’occhiata al caso delle calzature sportive. Ciò che gli americani chiamano sneakers, nel Regno Unito sono le trainers e in Irlanda le runners. Ora, tutte queste parole definiscono un’unica tipologia di prodotto, ma se si prova a vendere delle sneakers nel Regno Unito, non si avrà grande successo perché le persone non capiranno ciò che si sta offrendo.

Per riassumere, non è un caso di cultura contro lingua, ma piuttosto di saper usare lingua e cultura per promuovere il proprio marchio.

Come tradurre un sito Internet?
A seconda del proprio budget e delle proprie intenzioni generali, vi sono due modi per tradurre e localizzare siti Internet: un approccio fai-da-te e una collaborazione con dei linguisti e degli esperti professionisti.

Diamo una rapida occhiata a ciascuno di essi:

L’approccio fai-da-te
Se hai la conoscenza necessaria per svolgere traduzioni affidabili e di alta qualità, allora è possibile il fai-da-te. Tuttavia, non è un approccio che raccomandiamo, dato che richiede un grande livello di competenza in due settori contrastanti: la lingua e la tecnologia web.

Molti siti Internet utilizzano uno specifico linguaggio di programmazione (come Python) per creare diverse versioni linguistiche dello stesso sito, che vengono rese disponibili sulla base dell’ubicazione di ogni utente. Sebbene imparare a usare Python online non sia difficile, si ha comunque bisogno di una conoscenza tecnica della distribuzione delle risorse, dei server web e molto altro.

L’approccio fa-da-te funziona solamente se si gestisce un piccolo sito Internet o se si stanno creando delle pagine di destinazione indipendenti per un’unica lingua che si conosce molto bene. Altrimenti, se il sito Internet è di dimensioni maggiori (come una piattaforma di e-commerce) o si stanno utilizzando degli strumenti di traduzione automatica (come Google Traduttore), le possibilità di successo sono praticamente nulle.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale
Le piattaforme di e-commerce, i siti Internet aziendali, le pagine di destinazione e altre simili piattaforme hanno un denominatore comune: la comunicazione.

Tutte queste piattaforme vengono create per trasmettere un messaggio a quante più persone possibili. Infatti, il mondo del Web può rappresentare un biglietto di sola andata verso il successo per ogni marchio, senza distinzioni di dimensione o prodotto/i. Il trucco sta nel sapere come attirare e mantenere l’attenzione degli utenti affinché venga loro voglia di saperne di più.

Per questo motivo, si devono trovare dei modi creativi per trasmettere contenuti brevi e accattivanti in un formato e una forma che siano facilmente condivisibili e capibili.

Traduci i tuoi documenti, i tuoi contenuti e il tuo sito Internet in più di 40 lingue. Carica i file o copia il testo e un traduttore professionista comincerà subito a lavorarci. Richiedi ora la tua traduzione

Sembra abbastanza semplice, vero? Dopotutto, l’utente odierno trascorre ore navigando su Internet (6 ore e 42 minuti ogni giorno) e la principale risorsa che tutti utilizzano è Google.

Tuttavia, la situazione è più complessa e sfumata di così. Come è vero che l’utenza è online, così lo sono anche la concorrenza, variegate fonti di intrattenimento, notiziari e organi di stampa, molte piattaforme didattiche e i social media! Ciò significa che si deve lottare duramente per ottenere l’attenzione degli utenti e l’unico modo per farlo è creando contenuti pertinenti e coinvolgenti.

Inoltre, se si vuole sviluppare ed espandere il proprio marchio a livello mondiale, ci si deve accertare di saper parlare la lingua della propria utenza (non tutti sanno parlare o leggere in inglese).

Siccome si sta facendo crescere un business in ciò che gli esperti chiamano l’economia dei contenuti, è fondamentale rivolgersi agli utenti in una lingua a loro comprensibile. Pertanto, la traduzione del proprio sito Internet è il primo passo da compiere per sviluppare con successo il proprio marchio a livello mondiale.

Ora andremo a parlare delle ragioni per cui questo passaggio è importante per il proprio business e come metterlo in pratica senza sprecare risorse preziose.

Perché tradurre il proprio sito Internet?
Il successo di un marchio mondiale dipende dal modo in cui i promotori capiscono come approcciarsi alla cultura e alla popolazione locale. Si tratta di un procedimento chiamato localizzazione e comincia con la traduzione di un sito Internet nella lingua del posto.

Ovviamente, a seconda dei propri piani di sviluppo, potrebbe non essere necessaria la traduzione dell’intero sito. Ad esempio, alcuni marchi si accontentano di poche pagine indirizzate agli utenti locali.

Tuttavia, le grandi e piccole piattaforme di e-commerce dovranno considerare di tradurre i propri prodotti e servizi se vogliono avere successo. Questa è una delle ragioni per cui Amazon ha un tale successo oltreoceano. Ha fondato diversi centri nelle aree più popolate del pianeta (come la Germania, il Regno Unito, l’India, la Cina e molte altre) e il suo sito Internet è disponibile nella lingua più comune di ogni zona.

Sicuramente si potrebbe obiettare dicendo che Amazon è una potenza mondiale che ha a disposizione risorse raramente accessibili a tutti i marchi. Ciò è vero ora, ma lo stesso Amazon non ha cominciato da una posizione alta – il gigante di e-commerce che conosciamo oggi è partito da piccolissime dimensioni e si è fatto strada usando tattiche intelligenti e tecniche di marketing geniali.

Sebbene sia più difficile seguire il suo esempio nell’attuale contesto economico, non significa che non si debba sfruttare la potenza della lingua per accrescere la propria utenza.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Il mondo fuori dal vocabolario (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Questa persona non sapeva cosa significhi tradurre, quanto lavoro e passione ci sia dietro, quanto studio e fatica. E non sapeva che tradurre è un lavoro e che come tale viene valutato e pagato.

Quest’esperienza mi ha sicuramente aperto gli occhi e portata fuori dall’ambiente dei traduttori che, a volte, può essere un po’ chiuso, specialmente durante il periodo universitario, quando si è ancora molto presi a studiare e la pratica vera e propria occupa solo una parte minoritaria dell’intero percorso.

Con il tempo mi sono imbattuta in diverse traduzioni approssimative e mi sono chiesta in che condizioni avesse lavorato quel traduttore, se per caso gli fosse stato fornito il testo completo o se invece gli fosse stato consegnato solamente uno stralcio di testo da tradurre senza contesto o se, addirittura, fosse stato davvero un traduttore professionista oppure l’amico che ha passato qualche settimana all’estero e per questo sa le lingue.

E in queste situazioni sovviene sempre il pensiero del “ma chi me l’ha fatto fare?” Perché ho scelto un lavoro così poco compreso e valorizzato eppure così indispensabile che viene richiesto continuamente negli uffici, negli studi e nelle aziende, a persone che semplicemente parlano una lingua straniera, perché bisogna pur sapere cosa c’è scritto in quel documento, altrimenti come possono procedere le trattative?

Sono dell’idea che bisogna far conoscere la traduzione e il mondo che le sta dietro. Dare più visibilità ai traduttori, non solo pubblicando il loro nome sulla copertina dei libri da loro tradotti (che sarebbe già una grande vittoria!), ma anche coinvolgendoli maggiormente nelle discussioni sui libri in uscita, ad esempio, in modo che possano prendere parte ad interviste e incontri non solo con gli esperti del settore, ma anche con il pubblico comune. In questo modo si potrebbe spiegare meglio il grande lavoro nascosto che sta dietro la traduzione, non solo dei libri, ma anche dei dialoghi dei film e dei sottotitoli, fino ad arrivare a quei testi non prettamente artistici ma operativi, che servono nel mondo del lavoro e delle attività commerciali quotidiane negli uffici, aziende e nei vari enti. Solo in questo modo, il nostro lavoro sarà veramente valorizzato e ricompensato quanto deve.

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

Il mondo fuori dal vocabolario

 Categoria: Traduttori freelance

Ero nel pieno del periodo universitario e per chi ha fatto la scuola interpreti sa quale carico di lavoro potessi avere in quel periodo!

Ovviamente come quasi tutti i miei colleghi oltre a studiare mi occupavo di qualche lavoretto saltuario di traduzione. Metti un avviso su quella bacheca, passa la parola a quell’amico, cose così. Un giorno un conoscente mi passa i contatti di una ragazza che studiava psicologia nell’università di un’altra città. La sua richiesta era di tradurre dall’inglese all’italiano un testo scientifico: era il resoconto di uno studio condotto nel Regno Unito su come il livello culturale e la posizione sociale delle madri influenzasse i loro figli nella crescita.

A questa ragazza sarebbe servita la traduzione in italiano per poter usarne alcuni stralci nella sua tesi di laurea. Ero molto contenta perché finalmente mi si proponeva un lavoro serio (finalmente un testo scientifico! Non elenchi incomprensibili di oggetti in vendita su qualche sito internet di e-commerce!). Per cui, sfoderando tutta la professionalità di cui ero capace all’epoca, conto le cartelle da tradurre, scelgo la tariffa considerando lingua di partenza, lingua di arrivo, tipo di testo e propongo la mia tariffa alla ragazza. Devo anche aver applicato un po’ di sconto, pensando che, dopotutto, eravamo colleghe, entrambe universitarie squattrinate, che devono aiutarsi fra loro.

Non vi dico lo sconcerto quando ricevo la risposta della ragazza:” No, ma guarda, non è che mi serva una traduzione letterale (sic!), devo solamente capire quello che c’è scritto (SIC!)”.

Inutile dire che non mi ha fatto tradurre il testo e di conseguenza non mi ha pagato quanto le chiedessi.

Ero sconcertata. Ma come, “devo solo capire cosa dice”? Un testo, qualsiasi testo, o lo traduci o non lo traduci. E se anche avessi dovuto farne una parafrasi (rabbrividisco ancora all’idea che fosse quello che la ragazza mi stava chiedendo, sopratutto pensando che poi questa rielaborazione sarebbe dovuta essere pubblicata come parte di una tesi di laurea!), avrebbe comunque significato creare un nuovo testo partendo da quel report in inglese, un lavoro che implica comunque la lettura di un testo in lingua straniera, la sua comprensione completa e rielaborazione nella lingua di arrivo, con i corretti termini, dato che si trattava di un testo scientifico che andava pubblicato in una tesi di laurea!

Sconcerto sì, ma credo che questo primo incontro con un cliente in carne ed ossa, sia stato istruttivo.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

La situazione del tedesco nel 2020 (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Negli anni a venire, in virtù della nuova legge del governo federale per favorire l’immigrazione di personale qualificato, l’insegnamento del tedesco avrà come obiettivo principale la formazione linguistica degli specialisti. Nel complesso il numero degli adulti che studiano il tedesco (dovuta alla crescente importanza della formazione linguistica dei profili specializzati) è cresciuto dai circa 433.000 del 2015 a 474.000. Complessivamente circa 309.000 persone studiano tedesco presso le sedi del Goethe Institut, con una crescita degli studenti di ambo i sessi di circa 73.000 unità rispetto al 2015.

L’indagine (che non ha considerato il periodo della pandemia da Coronavirus) ha per la prima volta preso in esame l’offerta di formazione tramite piattaforme digitali. I risultati mostrano la crescente importanza, anche in prospettiva, sia delle possibilità di apprendimento online del tedesco che della formazione degli stessi insegnanti di lingua. L’utilizzo delle offerte formative tramite le piattaforme digitali e mobili considerate dall’indagine è cresciuto dal marzo 2020: ad esempio, durante la chiusura al pubblico degli istituti di formazione linguistica e il divieto di contatti sociali in tutto il mondo gli accessi (“visits”) alla piattaforma formativa online del Goethe Institut hanno mostrato un significativo aumento delle lezioni via Internet: i circa 326.000 accesi del maggio 2019 sono diventati, a distanza di dodici mesi, più di 1,2 milioni. Nello stesso periodo la fruizione dei corsi online di tedesco della Deutsche Welle è raddoppiata, raggiungendo i 4,2 milioni di utenti.

Alla crescente domanda di tedesco un po’ ovunque si contrappone tuttavia la mancanza di insegnanti: nell’impegno del ministero degli Esteri e dei suoi partner la formazione degli insegnanti è perciò considerata assolutamente prioritaria. Programmi di formazione e perfezionamento come il Dhoch3 del DAAD o il Deutsch Lehren Lernen (Imparare ad insegnare il tedesco), o DLL, del Goethe Institut contribuiscono alla formazione continua degli insegnanti.

Sotto la guida del ministero degli Esteri l’organizzazione Netzwerk Deutsch raccoglie ogni cinque anni, insieme a gruppi di lavoro locali, i dati relativi agli studenti di tedesco da tutto il mondo. L’indagine del 2020 è stata coordinata dal Goethe Institut (che elabora anche i dati) in cooperazione con i già citati DAAD, Deutsche Welle e ZfA.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito del Goethe Institut

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna

La situazione del tedesco nel 2020

 Categoria: Le lingue

In Asia e Africa sempre più persone studiano il tedesco
L’interesse per il tedesco come lingua straniera non conosce soste, e le iniziative per promuoverlo dimostrano un’efficacia durevole: come rivela l’indagine Deutsch als Fremdsprache weltweit (Il tedesco come lingua straniera nel mondo), pubblicata a cadenza quinquennale a cura del ministero degli Esteri in cooperazione col Goethe Institut, la Deutsche Welle, il Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD, Servizio Federale per gli scambi accademici) e la Zentralstelle für das Auslandsschulwesen (ZfA, Servizio Federale per le Scuole all’Estero), in tutto il mondo lo studiano più di 15,4 milioni di persone. Come sempre l’Europa fa la parte del leone, ma il tedesco guadagna posizioni soprattutto in Africa e Asia. La competenza linguistica del personale specializzato proveniente dall’estero gioca un ruolo sempre maggiore nel sostegno al tedesco, e le offerte di formazione digitale incontrano sempre maggior favore.

Il tedesco resta sempre la lingua più studiata in Europa con 11,2 milioni di studenti. I tassi di crescita maggiori si registrano nei vicini della Germania: Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca e Francia (che con un +18% raggiunge gli 1,185 milioni di studenti). Anche in Russia, che nel 2015 registrava il maggiore calo, il numero di chi impara il tedesco è cresciuto nuovamente del 16%, fino a toccare 1,79 milioni. Per contro alcuni paesi europei segnano il passo: il numero di studenti in Polonia, per quanto rimanga il più alto al mondo (1,95 milioni), è calato del 15% dal 2015; la situazione in Ungheria è simile, e l’uscita della Gran Bretagna dalla UE potrebbe ulteriormente minare il già declinante interesse per il tedesco (-25% rispetto al 2015).

Al di fuori della UE colpisce la straordinaria crescita dell’Africa (+50% circa): tra i paesi africani in cui è aumentato il numero di chi studia il tedesco si annoverano Egitto, Algeria e Costa D’Avorio. Un altro importante teatro di crescita del tedesco è l’Asia, soprattutto la Cina. Di contro gli USA mostrano un calo intorno al 15%.

Come risulta poi dall’indagine, il tedesco si studia soprattutto nelle scuole (il numero delle scuole in cui si studia il tedesco è cresciuto dalle 95.000 del 2015 a circa 106.000). L’iniziativa Schulen: Partner der Zukunft (Scuole: partner del futuro), o PASCH, si è dimostrata un valido strumento di promozione del tedesco a livello mondiale: ad oggi vi prendono parte circa duemila scuole e più di seicentomila alunni in oltre cento paesi. L’iniziativa PASCH si svolge in collaborazione con la ZfA, il Goethe Institut, il DAAD e l’Organizzazione per gli scambi culturali con l’estero della Conferenza Federale dei ministri dell’Istruzione. Nelle scuole gli studenti studiano approfonditamente la lingua e la cultura tedesche e si familiarizzano con l’odierna realtà della Germania. Inoltre il tedesco rappresenta un investimento per il futuro, dando accesso ad uno dei migliori sistemi scolastici del mondo e ad un attraente mercato del lavoro e della formazione.

Nelle università il tedesco è attualmente studiato da 1,27 milioni di persone, con un leggero calo (circa 60.000 unità) rispetto al 2015. Con un certificato di tedesco e il diploma finale delle scuole estere della ZfA, ogni anno circa 20.000 diplomati di ambo i sessi ottengono accesso al sistema universitario tedesco, e di questi il 45% si iscrive ad un corso di laurea in Germania. Anche il programma di formazione Studienbrücke del Goethe Institut e del DAAD facilita l’accesso al mondo accademico tedesco.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito del Goethe Institut

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna

Traduzione e localizzazione delle lingue (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Che abilità sono richieste per lavorare come localizzatore?
Oltre alle conoscenze linguistiche, la traduzione e la localizzazione richiedono molto di più. L’attenzione al dettaglio è essenziale e la precisione del contenuto per il paese di destinazione dipende dal lavoro tradotto. Nella localizzazione la mancanza di cura verso i particolari potrebbe far fallire un progetto, dato che ogni dettaglio inappropriato od offensivo che passa inosservato potrebbe compromettere la forma nella quale si riceve un lavoro e la comprensione da parte dell’utente finale.

Un’altra tra le abilità necessarie è l’attenzione al cliente, soprattutto se si lavora in proprio. È indispensabile comprendere le esigenze che portano allo sviluppo del prodotto o del servizio ed essere capaci di comunicare col cliente in modo efficace per capire completamente ciò che si sta traducendo. È possibile che a volte nemmeno il cliente comprenda appieno come funziona la traduzione o la localizzazione; per questo motivo, richiederà pazienza e comprensione da parte del localizzatore.

Per ottenere veramente successo in questo settore lavorativo, la motivazione è fondamentale. Può sembrare un cliché, ma nella traduzione e nella localizzazione il tempo è denaro. Siccome spesso i traduttori lavorano in proprio o fuori ufficio, farlo in modo efficace ed efficiente massimizzerà la mole di progetti che si potranno portare a termine e, quindi, la quantità di denaro che si potrà guadagnare.

Infine, nella localizzazione è indispensabile che il lavoro sia oggettivo. Occorre tradurre un testo con la massima precisione rispetto al testo originale, tenendo conto ovviamente dell’adeguamento interculturale.

Quali sono le competenze più importanti per questo lavoro?
Le competenze principali per la traduzione e la localizzazione includono la padronanza degli strumenti base della scrittura e di Internet, così come la conoscenza linguistica di almeno due lingue, anche se ciò non significa necessariamente aver frequentato la facoltà di Lingue. Le lauree in Politica, Gestione aziendale, Marketing, Economia e Giurisprudenza si ritrovano tra alcune delle ulteriori carriere lavorative che più traduttori e localizzatori hanno percorso.Ciò non è affatto strano perché significa che possiedono conoscenze specifiche in settori nei quali possono tradurre o localizzare.

Di recente, nel settore della localizzazione,si trovano più posti di lavoro legati al SEO (posizionamento nei motori di ricerca e ottimizzazione degli stessi) e agli scritti in User Experience (testi per migliorare l’esperienza dell’utente nell’interfaccia). Man mano che Internet ha assunto un ruolo chiave nella globalizzazione, essere esperti in tutti questi campi rappresenterà un grande vantaggio nel mondo della traduzione e della localizzazione.

Il portale di lavoro Europe Language Jobs pubblica annunci di posti di lavoro disponibili a livello europeo per traduttori e localizzatori in diversi ambiti e settori. Qui è possibile dare un’occhiata alle offerte attive in più di 30 lingue e in 31 paesi europei, che includono anche opportunità di lavoro da remoto.

Fonte: Articolo scritto da Pablo Muñoz Sánchez e pubblicato il 05 maggio 2020 sul suo blog

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Traduzione e localizzazione delle lingue

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Questo è un articolo ospite di Europe Language Jobs, un portale di lavoro riguardante le lingue, che sono solito consigliare. Grazie per l’iscrizione, spero che vi piaccia!

La traduzione è uno degli ambiti lavorativi che più comunemente vengono associati ai poliglotti. Non c’è da stupirsene dato che, per il suo svolgimento, la professione del traduttore richiede la padronanza di due o più lingue.
Tutti noi abbiamo un’idea più o meno chiara di ciò che fa un traduttore. Tuttavia, non si può dire altrettanto per la localizzazione delle lingue, un settore d’impiego strettamente collegato con il mondo della traduzione, ma che molti ignorano.

Definizione di traduzione e localizzazione delle lingue
I traduttori sono degli esperti linguistici e solitamente traducono da una lingua appresa alla propria lingua madre. Tendono a specializzarsi in un settore specifico, che sia quello legale o dell’orticoltura. Possono arrivare a parlare tre o più lingue (compresa la propria lingua madre) a un livello molto alto. Non si devono confondere con gli interpreti: i traduttori lavorano solo con testi scritti e non con il linguaggio parlato.

Ma cos’è la localizzazione? L’Associazione di Globalizzazione e Localizzazione (GALA) la definisce come “il processo di adattamento di un prodotto o un contenuto a un contesto o a un mercato specifico”. Pertanto, la localizzazione richiede le stesse abilità della traduzione, ma anche una conoscenza approfondita degli aspetti culturali di un paese. Si spinge addirittura oltre, affrontando anche aspetti funzionali e tecnici, come lo stile di scrittura.

Il lavoro di un localizzatore può essere molto vario: dall’adattamento di campagne pubblicitarie all’allineamento con la morale e la cultura di un paese, fino a lavorare nel mondo dei videogiochi, adattando il materiale grafico e il doppiaggio o la sottotitolazione affinché sia compreso meglio.

La parola chiave nella localizzazione è “locale”: qualunque cosa “localizzata” deve seguire perfettamente gli standard locali. La campagna pubblicitaria della Coca-Cola “condividere una Coca-Cola” è un buon esempio di localizzazione. Per questa pubblicità i nomi che apparivano sulle lattine vennero cambiati con quelli che erano più comuni in ciascun paese e addirittura in ogni regione. Una cosa piuttosto semplice ma molto efficace.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Pablo Muñoz Sánchez e pubblicato il 05 maggio 2020 sul suo blog

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Presente e futuro della MT (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante gli enormi progressi, la traduzione automatica ha ancora molta strada da fare

« Non mi fido degli annunci troppo promettenti »

I risultati saranno anche impressionanti, ma François Yvon rimane moderato riguardo ai numerosi annunci dei giganti di Internet.
“Non mi fido degli annunci troppo promettenti. In tedesco, una lingua difficile da tradurre, il punteggio prima delle innovazioni era di 25 su 100. Adesso siamo attorno al 30. Abbiamo guadagnato 5 punti in un anno, laddove pensavamo che ci volesse un anno per guadagnare un solo punto. La differenza è dunque molto significativa ma c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare a 100.”
Gli ostacoli sono ancora molteplici prima di giungere a questo obiettivo. A cominciare dal fatto che queste macchine non capiscono il mondo che le sta attorno e di conseguenza non sono capaci di capire il testo che devono tradurre. Se parliamo dell’11 settembre e di torri nella stessa frase, gli esseri umani capiranno automaticamente il riferimento e sapranno tradurre correttamente il termine “torre”, cosa che non succede invece con le macchine. Dotare i programmi di senso comune è una delle grandi sfide attuali dell’intelligenza artificiale, una delle sfide più difficili da vincere.
Un altro problema più immediato riguarda il funzionamento stesso di questi sistemi, spiega François Yvon:

“Per adesso abbiamo tradotto frasi fuori contesto. Ora, una serie di fenomeni linguistici si estendono a più frasi, per questo le informazioni devono essere memorizzate a distanza di intere frasi. Cosa che per adesso non si riesce a fare.”

Inoltre, per ottenere un livello di traduzione simile a quello dei professionisti, la macchina deve raggiungere una certa coerenza stilistica e se certe traduzioni funzionano bene, come quelle dall’inglese al francese, altre sono molto meno coerenti. Le macchine necessitano quindi di molto più esercizio per tradurre bene ad esempio dal coreano al polacco che dall’inglese al francese.

Il tipo di testo tradotto dà quindi dei risultati più o meno convincenti a seconda della coppia linguistica e del tipo di testo. “Nell’industria, le brochures o i resoconti delle assemblee generali funzionano molto bene: sono testi ripetitivi con frasi che si ritrovano di anno in anno”. Sottolinea François Yvon, perché sono molti e tradotti molto spesso. “Ma quando si tratta di tradurre degli sms ad esempio, non si hanno gli stessi risultati. Nessuno li traduce mai! E ci sono giochi di parole, errori..”.

Se quindi pensa che la traduzione automatica raggiungerà dei buoni livelli nei prossimi dieci anni per un certo tipo di utilizzo, François Yvon sottolinea anche che “Per i romanzi o le conversazioni siamo ancora molto lontani”.

Fonte: articolo di Morgane Tual pubblicato su “Le Monde” il 19 Maggio 2017

Traduzione a cura di Isabella Scarselli
Interprete e traduttrice IT><FR ; IT><EN
Firenze, Milano

Presente e futuro della MT

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nonostante gli enormi progressi, la traduzione automatica ha ancora molta strada da fare

Malgrado gli annunci trionfanti dei giganti del web e i significativi miglioramenti in questo ambito, ci sono ancora molte sfide da vincere.
Facebook, TripAdvisor o Google Chrome lo propongono sempre più spesso agli utenti di internet, o peggio, lo impongono direttamente di default: “vuole tradurre questa pagina in francese ?”. Se queste proposte sono sempre più frequenti, significa che il risultato è migliorato considerevolmente nel corso degli ultimi anni. Sicuramente i testi tradotti sono ancora pieni di errori, spesso controsensi ed errori grammaticali, ma sono spesso di qualità sufficiente per permettere ai lettori di capirne il contenuto, a condizione di non entrare nei dettagli o comprendere le sfumature.

Una piccola rivincita, non paragonabile sicuramente alle tecnologie di quattro o cinque anni fa. In questi ultimi mesi, gli annunci si sono moltiplicati. L’ultimo è del 9 di Maggio, in cui Facebook afferma di aver trovato un modo di moltiplicare per nove la velocità di questi sistemi senza perdere niente in termini di qualità. A novembre era stato proprio Google ad annunciare in pompa magna una nuova versione del suo strumento di traduzione “con questo aggiornamento, Google Traduttore migliora in una sola volta quando avrebbe potuto farlo in un lasso di tempo di dieci anni”, si vantava Google nel suo annuncio. Quanto a Microsoft, non smette di annunciare miglioramenti del suo strumento di traduzione simultaneo integrato a Skype da circa un anno e mezzo.

« Ha imparato una specie di esperanto da solo »
I meriti dei recenti miglioramenti sono da attribuire al deep learning, un metodo di apprendimento automatico che si basa su reti neurali artificiali, metodo che ha dato risultati eccellenti negli ultimi anni ed in diversi ambiti dell’intelligenza artificiale, come il riconoscimento delle immagini.

All’inizio la traduzione automatica si basava su regole inculcate alla macchina, grammaticali ad esempio, scritte a mano da ingegneri. A partire dagli anni ’90 si utilizza un altro metodo basato sull’analogia statistica: la macchina paragona molti testi con le relative traduzioni tra loro e deduce la traduzione più probabile per nuovi testi.

Tuttavia è dal 2010 che l’utilizzo delle reti neurali inizia veramente a fare la differenza: “È un altro modo di apprendere i modelli statistici”, spiega al giornale François Yvon, direttore di ricerca al CNRS e responsabile del laboratorio di informatica per la meccanica e le scienze ingegneristiche. “Osserviamo esempi di testi in francese ed inglese che facciamo analizzare da queste macchine. Abbiamo scoperto che funzionava abbastanza bene da poter fare annunci trionfanti.”

Talmente bene che Google si è completamente trasformato “Prima il nostro sistema era molto complesso e fatto manualmente” racconta al giornale “Le Monde” Emmanuel Mogenet, direttore di Google Research Europe.

“Era costituito da molte parti diverse: una si occupava di apprendimento automatico, un’altra di analisi grammaticale, un’altra ancora di statistica.. era una specie di sistema Frankenstein. Il grande passo in avanti è stata la decisione di abolire del tutto questo metodo e costruire un’enorme rete neurale nella quale da una parte vengono inserite parole in francese e dall’altra si ricava il corrispondente in giapponese, senza l’aiuto dell’ingegneria tradizionale. Si tratta di apprendimento automatico”.

Il risultato? Un sistema “nettamente migliore”, spiega il ricercatore, ormai stabilitosi a Zurigo, in Svizzera. Sistema che ha lasciato esterrefatti i suoi stessi creatori: “Gli abbiamo mostrato come tradurre certe coppie di lingue e dopo ci siamo resi conto che era capace di passare da una lingua ad un’altra sulla quale non l’avevamo ancora istruito. Riesce quindi a costruire una sorta di rappresentazione al centro, indipendente dal linguaggio. Ha imparato da solo una specie di esperanto. Questa cosa non la riusciamo ancora a capire del tutto”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo di Morgane Tual pubblicato su “Le Monde” il 19 Maggio 2017
Traduzione a cura di Isabella Scarselli
Interprete e traduttrice IT><FR ; IT><EN
Firenze, Milano

Buone vacanze a tutti

 Categoria: Agenzie di traduzione

Vista la situazione “particolare” quest’anno la redazione chiuderà i battenti per un mese intero.
Riprenderemo le pubblicazioni lunedì 31 agosto.

Buone vacanze a tutti!

Machine Translation Post Editing

 Categoria: Strumenti di traduzione

Con tanti sostenitori della sua utilità e un numero ancora maggiore di professionisti che vi si oppongono fermamente, il Machine Translation Post Editing (MTPE) è sicuramente una delle innovazioni più discusse e controverse del settore della traduzione in questi ultimi anni.

In questa modalità di lavoro, un testo elaborato con la Machine Translation viene poi revisionato da un traduttore umano, che porta il testo tradotto in modo automatico al livello qualitativo di una traduzione effettuata da un professionista, correggendo errori e apportando tutte le modifiche necessarie a rendere il testo corretto da ogni punto di vista.

Molti traduttori hanno una visione decisamente negativa del post-editing, basata su argomentazioni dettate dall’esperienza nel settore; gli svantaggi che vengono più spesso evidenziati riguardano principalmente il grado di qualità del testo finale che viene prodotto: si teme infatti che, nonostante l’intervento umano, il testo non abbia realmente le stesse caratteristiche di una traduzione effettuata completamente da un professionista. Un secondo argomento decisamente importante che viene portato in opposizione al post-editing riguarda le tariffe: un flusso di lavoro di questo genere comporta potenzialmente una produttività incredibilmente più elevata rispetto a quella raggiungibile traducendo interamente il testo, per cui le tariffe offerte sono più basse di quelle consuete per incarichi di traduzione vera e propria.

Entrambi questi ragionamenti hanno sicuramente un fondo di verità, ma sono da discutere più a fondo. Per quanto riguarda il primo caso, il testo elaborato con un processo di post-editing ha una qualità inferiore solamente se il traduttore che se ne occupa non presta attenzione sufficiente alle parti da modificare; la sintassi e lo stile potrebbero apparire leggermente differenti da quelli prodotti da un traduttore umano, ma questo non significa necessariamente che siano errati o poco scorrevoli. In un tipo di lavoro di questo genere, come in una normale traduzione, dipende tutto dal traduttore e dalla precisione con cui esegue l’incarico. Anche la questione delle tariffe è sicuramente vera, ma essendo queste basate essenzialmente sulla produttività, il guadagno ottenuto non è poi inferiore; anche solo considerando il tempo risparmiato a scrivere intere frasi, rispetto che a correggerne alcune parti, fa capire facilmente quali siano i vantaggi quantitativi del post-editing.

D’altra parte, i traduttori che lavorano con questa modalità e che la conoscono quindi in modo relativamente approfondito non hanno dubbi sui vantaggi che comporta. Partendo sempre dal concetto di base che il post-editing non sia adatto a ogni tipo di testo, ma particolarmente conveniente nel caso di testi tecnici, l’utilizzo di questo processo in combinazione con i vantaggi offerti dai CAT tool permette di massimizzare la produttività senza rinunciare alla qualità, consentendo di rimanere competitivi in un settore in cui la tecnologia è ormai fondamentale e irrinunciabile. Sicuramente, cercare di evitare questa modalità di lavoro non può che essere controproducente e svantaggioso per un traduttore; il post-editing è sempre più richiesto e utilizzato ed è necessario accettare il fatto che rappresenti il futuro nell’ambito traduttivo.

Autrice dell’articolo:
Annalisa Nuvoli
Traduttrice freelance EN/DE/RU > IT
Genova

Approccio e strategia traduttiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

I forestierismi non adattati
Molto spesso, mentre traduciamo una bellissima storia avvincente, ci imbattiamo in parole straniere che non hanno nessuna corrispondenza nella lingua italiana. Come affrontare la traduzione di queste parole così intrise di significato per l’autore ma assolutamente impossibili da rendere nella nostra meravigliosa e complessa lingua?

Partiamo dal primo significato del verbo tradurre, come definito dal vocabolario Treccani: verbo transitivo, dal latino traducĕre “trasportare, trasferire”. Il verbo tradurre è composto da trans “oltre” e ducĕre “portare”, rifatto sull’analogia di condurre e sim. (http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/tradurre/)

Come tutti i traduttori sono solita dar peso alle parole, al loro significato, alla loro origine. Cercare il traducente giusto, la parola, o l’espressione, che riesce a “trasportare” il lettore “oltre” il confine nazionale per renderlo partecipe, talvolta protagonista, di una storia meravigliosa. Nella traduzione letteraria, spesso il traduttore si trova a decidere che tipo di approccio scegliere, bisogna porsi sempre delle domande: voglio un lettore viaggiatore, curioso, che decide d’intraprendere un viaggio per comprendere una cultura diversa dalla propria e cercare di dare un significato a quella parola? Da qui la scelta del traduttore di lasciare il termine in lingua originale. Oppure,voglio un lettore che non vuole lasciare il divano, non viaggiare con la fantasia ma vuole semplicemente rilassarsi e farsi “trasferire” nel mondo descritto dall’autore del libro? Da qui la scelta di cercare un traducente o parafrasare il termine per cercare di passare il messaggio al nostro lettore.

Personalmente credo che tradurre la letteratura sia una delle più grandi sfide del traduttore, significa instaurare un proprio legame con i personaggi, i luoghi descritti e vivere, in un certo senso, l’avventura prima di descriverla nella nostra lingua. Bisogna entrare nel personaggio, nella storia, viaggiare per primi nella cultura del paese della lingua sorgente perché quello che per me è una pizza ai peperoni, non è una pepperoni pizza per un americano!

Tempo fa, nel tradurre un libro fantasy, ambientato nella Malesia degli anni ’30, mi sono dovuta calare nel personaggio e intraprendere un viaggio virtuale nell’Asia del periodo prebellico per scegliere se lasciare,o parafrasare, delle parole tipiche del linguaggio malese. Dopo molte ricerche, mi sono affidata al mio lettore viaggiatore, ho scelto di lasciare quei termini nella lingua originale per non perdere quella magia che scaturiva dal racconto. Ci sono state altre volte però, che ho dovuto adattare i termini alla cultura italiana e accontentare così il mio lettore da divano.

Carlo Collodi, nella prefazione del suo libro I racconti delle fate, scrive:
“Nel voltare in italiano i Racconti delle fate, m’ingegnai, per quanto era in me, di serbarmi fedele al testo francese. Parafrasarli a mano libera mi sarebbe parso un mezzo sacrilegio. A ogni modo, qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti, sia di vocabolo, sia di andatura di periodo, sia di modi di dire: e questo ho voluto notare qui in principio, a scanso di commenti, di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario. Peccato confessato, mezzo perdonato: e così sia.”

Autrice dell’articolo:
Federica Bulciolu
Traduttrice freelance EN>ITA FRA>ITA
Torre del lago Puccini, Viareggio (LU)

La sottotitolazione dei film multilingue (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

4- Conclusioni
Per riassumere, abbiamo visto esempi vari e distinti nel caso in cui in un certo film si parla un’altra lingua o addirittura molte lingue. Abbiamo anche visto esempi dell’utilizzo di un dialetto speciale o di un socioletto in un film, questione che sembra difficile da risolvere. Abbiamo osservato quali soluzioni si sono trovate in tali casi e abbiamo discusso la difficoltà di tradurre gli esempi portati. Problemi come questi spesso rappresentano una sfida per i traduttori, visto che essi non sono sempre consapevoli della gamma di possibilità a disposizione per tradurre la diversità.

Abbiamo osservato le seguenti soluzioni: non evidenziare l’utilizzo di una lingua diversa; evidenziarla senza tradurla, evidenziarla trascrivendola o traducendola. Se scegliessimo l’ultima soluzione, potremmo usare sia caratteri normali che il corsivo. Sarebbe però consigliabile usare quest’ultimo, visto che è un modo per mostrare un utilizzo della lingua speciale, e non tradurre tutte le parole “speciali”, altrimenti per gli spettatori diventerebbe difficile seguire.

Un problema simile sorge quando sia ha a che fare con più di due lingue. Come abbiamo visto, molti dei casi riportati qui non erano stati messi in rilievo, lasciando il pubblico all’oscuro dell’esistenza di diversi livelli linguistici. Una possibile soluzione potrebbe essere l’uso di colori diversi, che, come sappiamo, si adotta nella sottotitolazione per sordi.

Un’altra soluzione possibile, presa sempre dai SPS potrebbe essere la “nota” tra parentesi, come l’islandese nelle canzoni di Björk, solo per avvisare il pubblico che ciò che sentono non è inglese e che l’assenza dei sottotitoli non è dovuta all’incompetenza del traduttore.

Altra questione è il problema dell’uso di dialetti, socioletti e anche lingue “inventate”, così come impedimenti linguistici. Per la stessa natura particolare dei sottotitoli, si suggerisce di non fare uso di parole pronunciate male. E, qualora si facesse, sarebbe forse opportuno usare il corsivo. Ancora, un’altra soluzione possibile a questi problemi potrebbe essere l’aggiunta di informazioni tra parentesi, come si fa nei sottotitoli per sordi per avvisare il pubblico che nella lingua è presente qualche irregolarità.

Come già indicato nella conferenza Media for All tenuta all’Universitat Autònoma de Barcelona nel giugno del 2005, penso davvero che dovremmo riconsiderare il tradizionale divario tra i sottotitoli intralinguistici per i sordi e quelli per udenti e cercare di sfruttare tutte le possibilità offerte dai primi per risolvere le problematiche tradizionalmente “complesse”.

5- Bibliografia

Bartoll, Eduard (2004): “Parameters for the classifications of subtitles”, in Pilar Orero (ed.): Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Chaume, Federic (2003): Doblatge i subtitulaciò per a TV, Vic: Eumo.
Diaz Cintas, Jorge (2003): Teoria y practica de la subtitulaciòn. Inglés-Espaňol,
Barcelona: Ariel.
Gottlieb, Henrik (1997): Subtitles, Translation & Idioms, Copenhagen, University of Copenhagen.
Gottlieb, Henrik (2004): “Language-political implications of subtitling”, in Pilar Orero (ed.)Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Ivarsson, Jan& Carroll, Mary (1998): Subtitling, Simrisham, TransEdit HB.
Tuma, Thomas (2003): “Die Sensestimuliert”, in DerSpiegel 38, p.87.

Film
Costner, Kevin (1990): Balla coi lupi
Cukor, George (1964): My Fair Lady
Fassbinder, RainerWerner (1979): Il matrimonio di Maria Braun
Gudmundsdottir, Björk (1997): Live at Shephards Bush
Jones, Terry (1979): Brian di Nazareth
Klapisch, Cédric (1999): Guerre stellari I. La minaccia fantasma.
Nair, Mira (2002): Monsoon Wedding Payami, Babak (2001): Raye Makhfi (Il voto è segreto)
Pons, Ventura (2002): Anita no perde el tren (Anita non perde l’occasione)
Wenders, Wim (1987): Il cielo sopra Berlino

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

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3- La sottotitolazione degli impedimenti linguistici
Un’ultima questione legata a quelle già menzionate è l’uso di parole speciali, per esempio, quando un attore parla in un modo particolare. Di seguito due esempi: il film Brian di Nazareth (1979), dei MontyPython, e Guerre stellari I, La minaccia fantasma(1999), di George Lukas. In entrambi si parlano varie lingue, anche se il loro utilizzo differisce in ciascuno dei film, perché in uno, Brian di Nazareth, si tratta di un impedimento linguistico e nell’altro di una lingua inventata, la lingua di JarJarBinks e del suo popolo. La domanda che ci si può porre è: dovremmo mantenere questi effetti o impedimenti linguistici nei sottotitoli? Forse qualcuno può dire: “Perché no?” Ma visto che i sottotitoli sono scritti, diversamente dalla natura orale dell’originale o dalla versione doppiata, è facile immaginare la difficoltà di riprodurre queste stesse differenze nella versione scritta, nei sottotitoli. Bene, se guardiamo i sottotitoli, possiamo vedere che le differenze sono state mantenute. Nel primo esempio Pilato pronuncia la “r” inglese come se fosse “w”.

La prima cosa che osserviamo è che i sottotitoli spagnoli cambiano la “r” nello spagnolo standard in “d”. Perciò, non sempre, ma spesso, quando ci dovrebbe essere una “r” nella parola inglese, la si scrive con una “d”, o qualche volta anche con due. Tuttavia non è molto frequente riportare parole pronunciate male nei sottotitoli. La questione ora è: dovremmo scriverle in corsivo o semplicemente in caratteri normali? Tutto ciò può essere messo in relazione con My Fair Lady. Dovremmo usare il corsivo per mostrare quando lei parla male? Bene, nel caso dei sottotitoli in spagnolo queste parole sono scritte in caratteri normali, non in corsivo. L’altra persona che nel film parla con un impedimento è BiggusMaximus, che pronuncia però il suono “th” al posto della “s”. È interessante anche vedere il modo in cui questo possa essere rappresentato nelle lingue che non hanno lo stesso problema di pronuncia, come il catalano, il francese o l’italiano. Sarebbe interessante vedere come viene trascritto.

Cosa avviene in Guerre stellari? Bene, qui si parla una strana lingua artificiale, basata in realtà sull’inglese. Nei sottotitoli spagnoli vediamo che queste parole sono tradotte, ma anche pronunciate male,non sono in corsivo e non sono facili da seguire; perciò può essere che le si utilizzi, ma non così spesso come in originale, e meglio sarebbe metterle in corsivo per evidenziarle meglio.

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Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

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2- La sottotitolazione di dialetti e socioletti
Un altro caso che si può mettere in relazione con questo, anche se leggermente diverso, è l’uso dei dialetti e socioletti. Tutti i traduttori sanno com’è difficile rendere queste differenze nei sottotitoli o nel doppiaggio. Un buon esempio è dato dalla traduzione sottotitolata di My Fair Lady (1964), diretto da George Cukor. Com’è noto, questo film è l’adattamento cinematografico dell’opera Pigmalione di Bernard Shaw. Anche se il soggetto del film (e dell’opera) è il potere del linguaggio, e come cambiare il proprio status sociale ed economico grazie all’uso del linguaggio, è interessante vedere che anche i sottotitoli intralinguistici in inglese mostrano una resa mediocre dell’uso speciale del cockney[1]. Potrebbe essere interessante evidenziarlo all’inizio del film, per dare un’idea del personaggio, ma nella versione spagnola, né in quella sottotitolata né in quella doppiata, non viene segnalato.

C’è un capitolo dove il professor Higgins cerca di insegnare la pronuncia alla signorina Doolittle; ma lei non riesce. La famosa traduzione verso lo spagnolo, oserei persino dire conosciuta quasi da tutti, è quando lui dice: “The rain in Spainstaysmostly in the plain” (“La pioggia in Spagna continua principalmente in pianura”), e lei ripete pronunciando: “The rine in Spine staysmostly in the pline” (nel sottotitolo intralinguistico in inglese).

Nello stesso capitolo, più avanti, c’è un brano dove lei cerca di imparare a pronunciare la “h”, perché una “h” silenziosa è caratteristica tipica del cockney; e usano uno specchio con una fiamma, così se lei pronuncia l’“h” correttamente, la fiamma trema e si vede nello specchio. La frase che deve pronunciare è: “In Hartford, Hereford and Hampshire hurricaneshardlyeverhappen” (A Hartford, Hereford e Hampshire gli uragani non ci sono quasi mai”), trascritto con “In ‘artford, ‘ereford e ‘ampshire  ‘urricanes ‘ardlyhever ‘appen”.

Nei sottotitoli italiani, in entrambi i casi: “The rain in Spain… ”e “In Hartford, Hereford… ” le frasi semplicemente non sono né tradotte né trascritte, quando pronunciate in maniera errata. Penso davvero che potrebbe essere una buona soluzione, visto che il pubblico è sempre consapevole che lei parla in inglese, in questo socioletto inglese, che sta cercando di apprendere a pronunciare diversamente e che sono a Londra. Perciò forse così è più giusto ed è una buona soluzione. Inoltre, potrebbe forse essere utile l’uso delle parentesi, come si fa negli SPS, per avvisare lo spettatore che qualcuno sta usando un dialetto o socioletto, quando questo sia rilevante.

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Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1] La parlata londinese (N.d.T).

La sottotitolazione dei film multilingue (3)

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A questo proposito vorrei aggiungere che proprio ora in Germania c’è la tendenza a usare molte parole ed espressioni inglesi, per esempio, la pubblicità è per la maggior parte in inglese, specialmente i loghi e gli slogan. Bene, secondo l’articolo “Die Sensestimuliert” di Thomas Tuma che apparve nel giornale tedesco DerSpiegel (2003:87) fu fatta un’indagine in questo campo per scoprire se la maggior parte delle persone capisse questi slogan e il risultato mostrò che la maggior parte non li capiva. Slogan come “Come in and find out” (“Vieni e scoprilo”) per la Douglas, una ditta tedesca, venne compreso dai più come “Come in and find the way out” (“Vieni e cerca la via d’uscita”). O lo slogan “Be inspired” (“Prendi ispirazione”) per la ditta Siemens, anch’essa tedesca, fu inteso come “The inspiredbee” (“L’ape ispirata”). Si potrebbe dire che tutto questo mostra solo che l’inglese non era una lingua diffusa in Germania alla fine degli anni 70, come invece lo è oggi.

Tornando alla questione sopra esposta, potremmo semplicemente trascrivere le parole inglesi, invece di escludere i sottotitoli? Così si è fatto nei sottotitoli spagnoli per un DVD distribuito dalla FNAC[1] spagnola. Le parti parlate in inglese sono state trascritte. È molto probabile che lo stesso traduttore che si era occupato delle parti in francese conoscesse abbastanza l’inglese da poter tradurre anche quelle; ma se fossero state in russo? Immaginate che la protagonista incontri un ufficiale russo invece che americano, il traduttore trascriverebbe le parti in russo?

È come la situazione della cantante islandese Björk. Canta perlopiù in inglese, ma spesso usa alcune parole nella sua lingua, l’islandese, come nella canzone Barchelorette, presentata al concerto Live atShepards Bush (1997). Quando succede, le parole islandesi dovrebbero essere tradotte? Si dovrebbero lasciare in islandese? Bene, dal momento che si può presumere che la maggior parte delle persone non parlano islandese, cosa se ne dovrebbe dedurre? Come già ho affermato nell’introduzione, penso che una soluzione possibile e ragionevole sia l’aggiunta di questa informazione (islandese) tra parentesi, o l’uso di colori diversi.

Ma cosa accade quando si usa più di una lingua? Dovremmo mettere in rilievo questa differenza, e se così fosse, come? Forse potremmo usare il corsivo per tutte le lingue secondarie, se fosse il caso. C’è un altro film tedesco in cui si parla più di una lingua: Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987). In questo film troviamo in prevalenza tedesco, inglese e francese, ma anche turco e altre lingue. Un angelo viene inviato sulla terra, a Berlino, per aiutare altre persone, ma vorrebbe restare lì e diventare umano. I due angeli che compaiono nel film sono interpretati dagli attori tedeschi Otto Sander e Bruno Ganz, e parlano in tedesco; l’attrice circense francese (interpretata da SolveigDommartin) parla in francese e Peter Falk, che interpreta se stesso, parla in inglese. Nella versione sottotitolata in spagnolo distribuita in DVD si usa solo un tipo di carattere e non si usa un’alternativa per mostrare queste lingue diverse.

Un altro film dove troviamo più di due lingue è L’appartamento spagnolo (CédricKlapisch, 2002). In questo film si trovano più lingue oltre il francese, la lingua principale: lo spagnolo, il catalano e l’inglese. Nei sottotitoli francesi, come si visualizzano nel DVD, questa differenza non è messa in rilievo, sicché il pubblico non può distinguere tra catalano, francese o inglese, e lo stesso è il caso del DVD in spagnolo: non c’è niente che metta in rilievo le lingue diverse nei sottotitoli spagnoli.

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Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1]Fédérationnationale d’achatsdescadres”, più tardi “Fédérationnationale d’achats”, una catena di negozi che vende prodotti dell’industria dell’intrattenimento (musica, letteratura, video games ecc.).

La sottotitolazione dei film multilingue (2)

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< Prima parte di questo articolo

Se guardiamo la versione inglese di questo film, compresa quella in DVD per la Spagna, non c’è niente che lo metta in evidenza, così gli spettatori che parlano inglese e che non conoscono né il catalano né lo spagnolo possono non essere in grado di cogliere la differenza tra le due lingue, se pensiamo a ciò che gli europei sanno della Spagna, e in particolare della Catalogna, dove anche gli studenti universitari che vanno lì per programmi di scambio Erasmus ignorano che la maggior parte delle lezioni all’università catalana sia in questa lingua “strana” e “sconosciuta”.

È sempre così? C’è un’altra possibilità? Facciamo un altro esempio: il film indiano MonsoonWedding di Mira Nair, distribuito nel 2002. Nel film si parla principalmente in inglese, visto che descrive le classi agiate di Delhi che, come si suppone, parlano inglese, pur utilizzando parole e persino frasi in hindi. In realtà è più verosimile che succeda il contrario in India, dove si parlano più di 1600 lingue (15 ufficiali) con una forte presenza dell’inglese come lingua franca, così la maggior parte delle persone parla la propria lingua usando molte espressioni e parole in inglese.

Nella versione spagnola di questo film con i sottotitoli per il DVD, si usano i caratteri normali per i dialoghi in inglese e il corsivo per le parti parlate originariamente in hindi.

Questa mi sembra una buona soluzione per rendere gli spettatori consapevoli del fatto che i personaggi parlano lingue diverse. Ma la lingua che si parla sporadicamente va tradotta o mantenuta in lingua originale e semplicemente trascritta? Un esempio di questo si può trovare nel caso del film di Fassbinder Il matrimonio di Maria Braun (1979). Il film è sul sogno economico della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Maria Braun ha perso il marito durante la guerra e quando questa finisce, va alla sua ricerca. Nel frattempo conosce un ufficiale americano che era stato inviato in Germania. Maria Braun approfitta della situazione e inizia a imparare l’inglese con lui, oltre a diventare la sua fidanzata. Nella versione sottotitolata in francese distribuita da Video Arte, La Sept, le parti dove si parla inglese semplicemente non sono tradotte e neanche trascritte. Alcune di queste sono relative a un processo e in tal caso sono direttamente tradotte in tedesco. Ma ci sono altre parti dove semplicemente si parla inglese e il traduttore, o il distributore, ha deciso di non tradurle in francese. Forse hanno considerato che gran parte dei tedeschi non conosceva l’inglese al tempo in cui il film era stato distribuito, alla fine degli anni 70.

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Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue

 Categoria: Servizi di traduzione

Abstract
La traduzione di film in cui compaiano più lingue è una questione interessante per il traduttore che può non disporre nell’immediato di tutta la gamma di soluzioni possibili. Per quanto siano stati proposti diversi approcci al problema, non tutti offrono soluzioni chiare. Interessante è ciò che emerge dall’analisi di ciò che ha fatto il traduttore e i criteri di valutazione sull’efficacia delle soluzioni adottate e, se non fossero tali, sulle soluzioni da adottare. Interessante è anche indagare se possa esserci una soluzione generale applicabile a più casi. In questo articolo non tratterò solo delle possibili soluzioni traduttive quando vi sia più di una lingua nell’originale, ma anche di ciò che si potrebbe fare in presenza di vari dialetti, idioletti e socioletti. Proporrò l’uso di alcuni elementi presi dalla sottotitolazione per sordi (SPS), come l’utilizzo di colori diversi o le informazioni paratestuali tra parentesi.

1- La traduzione di film multilingue
Nel suo libro Subtitles, Translation&Idioms (Gottlieb 1997: 114-115) e nel suo articolo più recente “Language-politicalimplications of subtitling” (Gottlieb 2004:84), Henrik Gottlieb tratta del caso del film americano Balla coi lupi, diretto da Kevin Costner nel 1990 e sottotitolato in danese. Secondo Gottlieb, nella sequenza in cui il protagonista incontra per la prima volta i nativi americani, le parti in Lakota sono sottotitolate, così il pubblico danese può leggere la traduzione delle parole dei nativi, contrariamente al pubblico americano in sala. Apparentemente, come dice Gottlieb, il fattore deciso può essere stato il fatto che nella versione DVD del film americano il parlato in Lakota era sottotitolato in inglese per il pubblico a casa.

Inoltre possiamo considerare il caso del film iraniano Il voto è segreto (RayeMakhfi, 2001, diretto da BabakPayami),sottotitolato in spagnolo e distribuito nei cinema nel 2001. Una donna deve raccogliere i voti per un’elezione politica in un’isola lontana e in una parte del film gli abitanti del posto parlano tra loro in una lingua diversa dal persiano, e questa parte non è sottotitolata. Solo quando i dialoghi sono tradotti in persiano, sono sottotitolati.
Come si dovrebbe affrontare la questione? Sarebbe ragionevole che si traducesse ciò che è già stato tradotto nella versione originale. Oppure, potremmo aggiungere, quando si è sicuri che il pubblico del testo fonte capisca tutte le varie lingue usate nell’originale. Potrebbe essere il caso dei film prodotti in Catalogna, dove per il pubblico si usa sia il catalano che lo spagnolo; una situazione che, a quanto pare, è sempre più frequente negli ultimi tempi. È il caso di Anita no perdeltren (Anita non perde l’occasione) di Ventura Pons, distribuito nel 2002. In questo film i personaggi parlano prevalentemente catalano, ma uno di loro, interpretato dall’attrice spagnola María Barranco, parla sempre in spagnolo. Tutto il pubblico catalano riesce a capire entrambe le lingue, per via della situazione politica in Catalogna. Ma come lo si può tradurre in un’altra lingua? Io credo che si dovrebbero tradurre entrambe le lingue, dal momento che si suppone che siano comprese dal pubblico del testo fonte. Ma la domanda che potrebbe sorgere è: si dovrebbe mettere in rilievo la presenza di due lingue diverse?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

Traduzione e interpretazione del pensiero

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tra il 1994 e il 2003 ho vissuto negli USA, prima per motivi di studio e successivamente per lavoro.
Un aspetto della vita all’estero che ha sempre esercitato un grande fascino su di me, è il fatto che col passare del tempo, non solo le persone si esprimano sempre meglio nella lingua del paese ospitante, ma inizino anche a pensare come i locali.

La discriminante tra una traduzione ben fatta e una appena passabile, credo sia rappresentata dalla disamina, e conseguente interpretazione, del processo mentale che sta dietro alle parole, non tanto le parole in sé.
Solo quando abbiamo familiarità con il contesto culturale e sociale della persona che scrive possiamo cercare di rendere nella nostra lingua il suo pensiero; altrimenti la traduzione resta un mero esercizio di trasposizione grammaticale e sintattica, quasi sempre sterile e fine a sé stesso.

Quante volte assistiamo a traduzioni letterali in cui è evidente la mancanza di dimestichezza con la lingua “pensata” dal soggetto parlante o scrivente?
Per me che ho vissuto gomito a gomito con gli americani a casa loro, e ho continuato a lavorare con loro a casa mia negli ultimi 10 anni di attività nel turismo, è diventato quasi un passatempo stare ad ascoltare colleghi meno esperti tradurre in inglese un pensiero palesemente formulato in italiano, e vedere poi lo sguardo attonito e spaesato del turista di turno, evidentemente confuso dallo scombinato senso della frase!

Questo fenomeno del pensare come un “nativo”, sta alla base del grande prestigio internazionale di cui gode la famigerata tradizione dei doppiatori italiani. Analizzando l’arte del doppiaggio si può desumere il processo di decodifica mentale che sta alla base di ogni buona traduzione, e interpretazione. In sintesi, direi che il miglior modo per tradurre sia pensare.
Pensare nella lingua di origine per capire la scelta di un sostantivo piuttosto che un altro, e pensare nella lingua di destinazione, per restituire quel sostantivo come se l’avesse detto o scritto uno di noi.

Articolo scritto da:
Enrico Cerretti
Roma