Elogio della traduzione

 Categoria: Le lingue

In un mondo in cui la conoscenza, e il conseguente utilizzo della lingua inglese appaiono una necessità, un destino cui i popoli della Terra non possono sottrarsi, la traduzione diviene oggi, paradossalmente, strumento fondamentale della diversità e della differenza. L’importanza della lingua inglese, con tutta la sua vasta e nobile produzione letteraria, non è qui in discussione; l’inglese letterario è, infatti, espressione di una soggettività, di un gesto di riflessione individuale che, a partire da un’idea, realizza un’opera. Lo scrittore manipola, dispone, crea e ricrea la lingua, dotandola così di un carattere specifico e unico, ovvero di un’identità. Questa lingua è concreta, reale, si muove e si trasforma nella storia e nella realtà circostante, assume funzioni singolari, imprevedibili e contestualizzabili: in essa la diversità appare e costituisce molteplici forme.

Tuttavia, parallelamente a questo uso nomade dell’inglese, ve n’è un altro organizzato che sussume una pre-codificazione della lingua. Questa versione formattata dell’inglese è quella del business e dell’Università, nei quali la lingua non ha peculiarità determinate o speciali, ma soltanto scopi comunicativi prestabiliti, sicché ripetibili secondo lo stesso modus operandi. Chi si adopera ad apprendere codesto inglese finisce per non parlare (o scrivere) alcuna lingua, limitandosi piuttosto ad eseguire, acriticamente, degli insegnamenti astratti che sono, in realtà, lettera morta, parole vuote il cui senso sta nella mera esecuzione (o pratica) del codice linguistico. Soltanto nel rispetto di questi termini d’insensatezza linguistica l’inglese può essere esportato – come un vero e proprio pacchetto di parole pre-stabilite pronto al consumo linguistico. Non è, infatti, un caso che, nel mondo del commercio e della finanza, si ricorra, universalmente ovvero indipendentemente dalla lingua in uso, a parole inglesi (trend, business plan, marketing, etc.) che sono, invero, facilmente traducibili nella propria lingua.

Ciò significa che questo inglese è un’astrazione la cui sintassi non si evolve caoticamente nel tempo, bensì tende a stabilizzarsi in forme d’espressione fondamentalmente identiche e sistematiche. Questa inglesizzazione coatta del mondo moderno mette in serio pericolo la pluralità linguistica, vale a dire l’esistenza stessa delle lingue in quanto motore creativo della diversità culturale. I popoli devono poter preservare la loro identità linguistica e, al contempo, condividerla in un’ottica di scambio culturale da cui essi traggono dei vantaggi reciproci. Tuttavia, tale scambio non può certo essere mediato da un inglese astratto e pre-codificato, il quale, anziché favorire i rapporti tra le differenti culture, li limita imponendo forme di comunicazione artefatte che ostacolano l’interazione. Va allora da sé che solo la traduzione è in grado di promuovere uno scambio culturale autentico, nel quale, appunto grazie alla traduzione, la specificità di ogni lingua è conservata e condivisa allo stesso tempo.

Autore dell’articolo:
Luigi Sala
Ricercatore in ambito letterario e filosofico
Traduttore FR>IT – IT>FR
Bovisio Masciago (MB)

L’etimologia delle parole (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Conversione o cambiamento funzionale
Spesso delle nuove parole si formano cambiando la loro funzione grammaticale all’interno di una frase. Ad esempio, le innovazioni in campo tecnologico hanno trasformato in verbi alcuni sostantivi come: network (it. rete), Google e microwave (it. forno a microonde).

Trasferimento di nomi propri
Alle volte i nomi di persone, luoghi e cose diventano parole del vocabolario comune. Per esempio, il nome maverick (it. anticonformista) deriva dal nome di un allevatore americano, Samuel Augustus Maverick. Il sassofono prende il nome da Sax, il cognome di una famiglia belga del XIX secolo che costruiva strumenti musicali.

Neologismi o Processi Creativi
Di tanto in tanto, dei nuovi prodotti o dei procedimenti possono portare alla creazione di parole completamente nuove. Tali neologismi, di solito, hanno vita breve e non entrano mai in un dizionario. Tuttavia, alcuni hanno resistito, come per esempio i termini quark (it. quark), coniato dallo scrittore James Joyce), galumph (it. correre scompostamente), coniato dallo scrittore Lewis Carroll, aspirin (it. aspirina), che in origine era il marchio registrato, grok (it. groccare), neologismo coniato dallo scrittore Robert A. Heinlein.

Imitazione di suoni
Le parole possono essere create anche attraverso le onomatopee, ovvero imitando i suoni che sono associati ad esse, come ad esempio: boo (it. fischiare), bow-wow (it.bau bau), tinkle (it. tintinnio), click (it. clic).

Perché dovrebbe interessarci la storia delle parole?
Se l’etimologia di una parola non è la stessa della sua definizione, perché dovrebbe interessarci la storia delle parole? Ebbene, per prima cosa, capire come sono nate le parole può insegnarci moltissimo sulla nostra cultura. Inoltre, studiare la storia di parole a noi familiari ci può aiutare a capire il significato di parole sconosciute, arricchendo ulteriormente il nostro vocabolario.  Per concludere, le storia delle parole spesso può essere sia divertente, sia stimolante.  In breve, come direbbe un ragazzo, le parole sono divertenti.

Fonte: Articolo scritto da Richard Nordquist e pubblicato il 9 gennaio 2018 su ThoughtCo

Traduzione a cura di:
Cristina Manzotti
Traduttore freelance EN>IT
Roma (RM)

L’etimologia delle parole (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Da dove vengono le parole?
Le parole nuove sono entrate (e continuano a entrare) nella lingua inglese in molti modi diversi. Queste sono alcune delle modalità più comuni.

Prestito
La maggior parte delle parole usate nell’inglese moderno sono state prese in prestito da altre lingue. Anche se la maggior parte del nostro vocabolario deriva dal latino e dal greco (spesso passando attraverso altre lingue europee), l’inglese ha preso in prestito delle parole da più di 300 lingue diverse in tutto il mondo. Ecco alcuni esempi:

●  futon (it. futon), dalla parola giapponese che indica “biancheria da letto, lenzuola”
●  gorilla (it. gorilla), dal greco Gorillai, una tribù di donne pelose, forse di origine africana
●  hamster (it. criceto), dal tedesco dell’alto medioevo ‘hamastra’
●  kangaroo (it. canguro), dalla lingua aborigena di Guugu Yimidhirr, ‘gangurru’, si riferisce ad una specie di canguro
●  kink (it. piega), dall’olandese, significa “avvolto in una fune”
●  mocassin (it. mocassino), dal nativa americano, algonchino della Virginia, simile a ‘mäkäsn’ della tribù dei Powhatan e ‘makisin’ della tribù degli Ojibwa)
●  molasses (it. melassa), dal portoghese ‘melaços’, dal tardo latino ‘mellceum’, dal latino ‘mel’, (it. miele)
●  muscle (it.muscolo), dal latino ‘musculus’ (it. topo)
●  slogan (it. slogan), dallo scozzese ‘slogorne’, “grido di battaglia”
●  smorgasbord (it. rinfresco), dallo svedese, letteralmente, “tavolo di pane e burro”
●  whiskey (it. whiskey), dall’irlandese antico ‘uisce’ (it. acqua) e ‘bethad’ (it. “della vita”)

Ritaglio o abbreviazione
Alcune nuove parole sono semplicemente forme abbreviate di parole preesistenti, come, per esempio, indie (it. indie) da indipendente, exam (it. esame) da examination, flu (it. influenza) da influenza e fax (it. fax) da facsimile.

Combinazione
Una nuova parola può essere creata anche dalla combinazione di due o più parole preesistenti: fire engine (it. camion dei pompieri, letteralmente fuoco+motore) e babysitter (it. babysitter, letteralmente guardiano+bambino).

Fusione
Una fusione, detta anche parola composta, è una parola formata dall’unione di suoni e significati di due o più parole. Ad esempio, la parola moped (it. ciclomotore), deriva da mo(tor)+ped(al), in italiano  motore + pedale e brunch (it. brunch) da br (eakfast) + (l) unch, in italiano colazione + pranzo).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Nordquist e pubblicato il 9 gennaio 2018 su ThoughtCo

Traduzione a cura di:
Cristina Manzotti
Traduttore freelance EN>IT
Roma (RM)

L’etimologia delle parole

 Categoria: Le lingue

Le parole di uso comune e la loro incredibile origine

L’etimologia di una parola si riferisce alla sua origine e al suo sviluppo nella storia e cioè al primo utilizzo di cui siamo a conoscenza, al passaggio da una lingua a un’altra e ai cambiamenti nella forma e nel significato. Etimologia è anche il termine utilizzato nella linguistica per lo studio della storia di una parola.

Qual è la differenza tra una definizione e un’etimologia?
Una definizione ci spiega il significato di una parola e il suo utilizzo nel nostro tempo.
Un’etimologia ci spiega da dove viene una parola (spesso, ma non sempre, viene da un’altra lingua) e quale era il suo significato.

Per esempio, secondo l’American Heritage Dictionary of the English Language, la definizione della parola ‘disastro’ è “un avvenimento che provoca una vasta distruzione e angoscia, una catastrofe o una grave disgrazia”. Ma l’etimologia della parola ‘disastro’ ci riporta indietro nel tempo, quando le persone comunemente ritenevano che gli astri fossero responsabili di grandi disgrazie.

La parola ‘disastro’ apparve per la prima volta, in inglese, nel tardo XVI secolo, giusto in tempo per essere utilizzata da Shakespeare nella tragedia del Re Lear. È giunta a noi passando attraverso l’antica parola italiana ‘disastro’, che significava “sfavorevole alle proprie stelle”.

Questa sensazione di calamità è più facile da capire se analizziamo la radice latina della parola ‘astrum’, che compare anche nella nostra moderna astronomia come ‘stella’. Con il prefisso latino negativo dis-(lontano) aggiunto ad astrum (stella), la parola (in latino, italiano antico e francese medievale) esprimeva l’idea che potesse capitare una catastrofe sotto “l’influenza maligna di una stella o di un pianeta” (definizione che, oggi, il dizionario ci dice essere obsoleta).

L’etimologia di una parola è la sua reale definizione?
Niente affatto, anche se a volte le persone cercano di portare avanti questa teoria. La parola ‘etimologia’ deriva dalla parola greca ‘etymon’ che significa “il vero senso della parola”. Ma, in realtà, il significato originale di una parola spesso è diverso dalla sua definizione contemporanea.

I significati di molte parole sono cambiati nel tempo e quelli vecchi possono diventare insoliti o scomparire completamente dall’uso quotidiano. La parola ‘disastro’, per esempio, non significa più “influenza maligna di una stella o di un pianeta”, così come ‘considerare’ non significa più “osservare le stelle”.

Prendiamo un altro esempio. La nostra parola inglese ‘salario’ è definita dall’American Heritage Dictionary come il “compenso prefissato pagato e versato regolarmente ad una persona per dei servizi”.  La sua etimologia può essere fatta risalire 2.000 anni fa a ‘sal’, parola latina che significa “sale”. Dunque, qual è la connessione tra sale e salario?

Lo storico romano Plinio il Vecchio ci racconta che “a Roma, un soldato era pagato in sale” il quale, ai tempi, veniva ampiamente utilizzato come conservante alimentare. Alla fine, la parola ‘salarium’ finì per significare uno stipendio pagato in qualsiasi forma, di solito in denaro. Ancora oggi l’espressione “worth your salt” (letteralmente “che merita il sale”) indica che si sta lavorando sodo per guadagnarsi lo stipendio. Tuttavia, questo non significa che ‘sale’ sia la reale definizione di ‘salario’.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Nordquist e pubblicato il 9 gennaio 2018 su ThoughtCo

Traduzione a cura di:
Cristina Manzotti
Traduttore freelance EN>IT
Roma (RM)

Perché non vai a vivere in Italia? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Spesso mi chiedono: ”Conosci così bene la lingua italiana, perché non vai a vivere in Italia?” In Italia, paese soleggiato, sicuro e accogliente, è tuttavia molto complicato trovare lavoro, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Per questa ragione mi sembra che in Russia, a Mosca, lavorare sia più semplice che in Italia. La lingua italiana è piena di insidie e non si è mai formati a sufficienza.

Il mio lavoro è un continuo compromesso tra quello che voglio fare e quello per cui mi pagano. Capitano nottate molto impegnative trascorse a lavorare su due consegne diverse contemporaneamente. E per quanto bene tu abbia svolto il tuo lavoro, ci saranno sempre clienti insoddisfatti, ci sarà sempre qualcosa da rifare o da rivedere. Ma se si traduce non solo per i soldi o per l’approvazione, si prospetta anche una certa dose di ispirazione e gratificazione.

Le sfide nel lavoro di un traduttore sono all’ordine del giorno. Una di queste sfide per me è stata la traduzione di alcune poesie italiane. Mentre lavoravo su una raccolta di poesie di Corrado Calabrò, era previsto che io facessi una traduzione letterale che poi sarebbe stata rielaborata da un poeta per rendere il mio materiale più poetico, nell’ottica di una traduzione comune. Alla fine sono state pubblicate le mie traduzioni letterali, in quanto risultavano più vicine al testo originale.

Nella traduzione della poesia la difficoltà maggiore risiede nel rendere in russo la quotidianità italiana. Ad esempio, c’era una poesia dal titolo ”Targhe alterne”, un concetto totalmente estraneo alla lingua russa. Targhe alterne, infatti, è una legge italiana che prevede una limitazione del traffico nel centro cittadino. Secondo tale legge nei giorni pari possono circolare nel centro solo vetture con targhe pari e viceversa. D’altronde, gli italiani troveranno sempre il modo di aggirare la leggi: quasi tutte le famiglie italiane possiedono due macchine una con il numero della targa pari e una con il numero dispari. Eppure questa limitazione esiste ed è chiara a qualsiasi italiano. La poesia si concludeva così: ”la vita è ingiusta, come le targhe alterne”. Per tradurlo abbiamo optato per la parola ”roulette”, aggiungendo la spiegazione in una nota.

Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino

Perché non vai a vivere in Italia?

 Categoria: Traduttori freelance

Sono sempre stata affascinata dal fatto che la traduzione fosse un mezzo per facilitare la comprensione tra le persone. Spesso parliamo la stessa lingua e non ci capiamo ed è ancora più difficile farlo in lingue diverse. Io ho svolto i miei studi alla facoltà di filologia all’Università statale di Mosca e ho scelto la lingua italiana semplicemente perché mi sono innamorata dell’Italia, della sua lingua e della sua cultura. Mi ricordo il mio primo incarico da interprete: stavo aiutando un regista italiano venuto in Russia per girare un film sulle icone. Era molto interessato all’immagine di Edessa, un Mandylion, genere poco diffuso in Italia.

Era allo stesso tempo stimolante e complicato, trattandosi di una tematica molto specifica. Al termine di quell’esperienza mi sono resa conto che mi piaceva sia la traduzione sia l’interpretariato ma ciò che più mi stava a cuore era l’argomento della traduzione. Non mi ispira molto, diciamo, una traduzione  ordinaria di documenti o di trattative petrolifere. Sono sì, pronta a prendere in mano un lavoro di questo tipo, ma mi importa molto che la mia traduzione abbia un qualche tipo di valore per la società. Per esempio, oggi è spesso richiesto l’aiuto di un traduttore nella compilazione dei documenti per l’adozione oppure nelle pratiche delle cure mediche.

Oserei dire che quella del traduttore sia una professione ingrata, in quanto solitamente chi può permettersi di pagare per un servizio del genere, raramente considera il traduttore un professionista. Spesso il committente vorrebbe pagare meno di quanto richiesto e non sempre tratta un traduttore con rispetto. Per questo motivo non è tra le professioni più remunerative e rispettabili. E tuttavia, posso affermare che molti laureati Mosca in un modo o nell’altro svolgono questo mestiere, in particolar modo con la lingua italiana. E qui, come in tanti altri ambiti, occorre essere veloci, avere la capacità di inserirsi nell’ambiente lavorativo, conta molto la stessa attitudine alle relazioni interpersonali e al saper mantenere i contatti. Occorre, altresì, conoscere a fondo la realtà del paese della lingua con cui lavori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino

Il testo tradotto ha una propria identità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il percorso compiuto per dare alla traduzione una dignità propria, coscienza e rispetto di sé, è stato estremamente lungo.

L’esigenza insopprimibile di un contatto tra i popoli, e quindi tra culture e lingue diverse, è parte della nostra società fin dai tempi remoti; tuttavia la traduzione è sempre stata accompagnata da una scarsa considerazione ed etichettata come attività secondaria.

Le ragioni di questo ruolo marginale vanno ricercate in una visione radicata della traduzione come semplice passaggio da una lingua all’altra, mantenendo nei limiti del possibile il significato e la struttura dell’originale. Questa idea semplicistica ha dominato per anni, impedendo una riflessione più approfondita e realmente proficua sul processo traduttivo; per troppo tempo è stato considerato qualcosa di meccanico e immediato: una sorta di equazione matematica tra due lingue per la cui risoluzione era sufficiente la conoscenza delle lingue stesse.

Ogni traduzione non aveva una propria vita autonoma in quanto testo ‘nuovo’, vera ‘creazione di un autore’, e non poteva essere considerata separatamente dall’originale. L’identità del testo tradotto veniva schiacciata e l’unica riflessione su di esso sembrava essere la sua valutazione in termini di confronto con il testo di partenza.

La traduzione poteva essere fedele o infedele all’originale, riprodurlo pressoché parola per parola o mantenerne il senso.

Una visione limitata, quindi, che non teneva conto del fatto che proprio la differenza tra le lingue e le culture costituisce la condizione necessaria e il valore della traduzione.

Lunga dunque la strada verso un’idea più completa e giusta del processo traduttivo.

Superando le teorie che si sono susseguite negli anni, seppur facendo tesoro di alcuni concetti condivisibili, è il traduttore, attraverso la sua esperienza, a vivere sulla propria pelle la responsabilità, ma anche e soprattutto, l’entusiasmo di creare qualcosa che abbia un’identità propria.

L’attività di traduzione deve sempre tenere conto della situazione, del contesto e della percezione del reale tipica della lingua verso cui si traduce. Non si tratta di semplice trascrizione, ma di una nuova scrittura generata dal testo originale.

Requisiti imprescindibili di un traduttore sono certamente la conoscenza eccellente della lingua di partenza, l’ottima padronanza della lingua di arrivo, nonché la comprensione e il rispetto del registro linguistico del testo da tradurre. Ma a ciò si deve accompagnare la sensibilità che deriva da un’analisi profonda, volta a cogliere sfumature anche minime, e la capacità di ‘creare’ un testo che possa essere fruito dal lettore come se fosse l’originale.

Autrice dell’articolo:
Michela Collina
Traduttrice freelance  ENG>ITA, FRA>ITA
Bologna

La creatività nella traduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

4.1. Analisi de “Le radici dell’ideologia di Breivik…”
Il testo è stato pubblicato sul sito Open Democracy ed è stato tradotto in lingua persiana nel Mehrname (v14, p: 36).Il traduttore di questo testo ha fatto principalmente uso delle microstrategie della traduzione diretta e obliqua. Questo rende il contenuto del testo di destinazione molto vicino al testo di origine e non sono quindi considerate strategie creative in base alla mia definizione di creatività. Tuttavia, vi sono alcuni esempi di cancellazione ed esplicitazione. A parte per le poche frasi di cancellazione ed esplicitazione, il comunicato stampa è stato tradotto in un modo abbastanza orientato al testo di origine.

4.2. Analisi dell’”Americanizzazione dell’Islamismo”
Il testo è un articolo di giornale online pubblicato dall’American Interest nel luglio del 2011 ed è stato tradotto dal Mehrname(V14, p: 39). La traduzione di questo testo è caratterizzata dall’uso di poche strategie creative. Il testo di destinazione non è così vicino al testo di origine, ma deve essere categorizzata una traduzione poiché più o meno tutte le informazioni comunicate dal testo di origine sono incluse anche nel testo di destinazione. Alcune delle strategie che rendono questa traduzione piuttosto creativa sono aggiunta, cancellazione e specialmente parafrasi. In questa analisi, tuttavia, includerò solamente alcuni esempi di parafrasi, visto che una valutazione di tutti sarebbe troppo lunga.

4.6. Analisi di  of“Brezhnevnell’Hejaz”
Il testo è stato pubblicato dal giornale online National Interest ed è stato tradotto in lingua persiana dal Mehrname(v16, p: 48).Il testo di destinazione inglese è caratterizzato da molte strategie creative come l’aggiunta, la cancellazione e l’esplicitazione, è in qualche modo simile al testo di origine sia nella forma che nel contenuto, ma molti dettagli sono stati alterati o conformati al pubblico di destinazione. I seguenti esempi, insieme con gli ulteriori casi di traduzione creativa, non fanno apparire il testo di destinazione così creativo come si potrebbe pensare.

5. Conclusioni
Il mio intento con questo studio empirico è stato di testare le ipotesi: Il livello di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di tipo giornalistico.Questo è stato fatto attraverso l’analisi di tipo comparativo dei testi tradotti e dei loro testi di origine di tipo giornalistico. Al fine di commentare il livello di creatività, ho suggerito un modello che definisce la creatività nella traduzione in relazione a questo progetto, raggruppando le dodici microstrategie di Anne Schjoldager in strategie creative e non creative. All’interno di questi raggruppamenti, ho trovato che il livello di creatività varia da leggermente creativo a molto creativo. L’analisi degli undici testi ha dimostrato che il livello di creatività nelle traduzioni è un argomento complesso. Esso varia non solo nei diversi tipi di testo, ma anche nei tipi. Cioè, il grado di creatività non può essere previsto esclusivamente sulla base del tipo di testo.

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

3.1. Le microstrategie creative
Questa parte delineerà brevemente gli aspetti importanti delle suddette microstrategie creative; cioè, gli otto più alti nel modello di creatività.

3.1.1. Esplicitazione
L’esplicitazione rende esplicite le informazioni implicite, per dirla in breve. Nella traduzione letteraria, la strategia viene spesso utilizzata per rendere i testi più coesi, ma è anche presente in altri tipi di traduzione. Viene utilizzato quando è necessario espandere su qualcosa, ad es. riferimenti culturali vincolati o presupposti non condivisi dal pubblico del testo di destinazione.

3.1.2. Condensazione
La condensazione traduce una unità del testo di origine in un modo più breve che può includere rendere implicite le informazioni esplicite; implicitazione. La condensazione rende il significato contestuale già esistente in un modo più breve e viene quindi considerato solo leggermente creativo. (Schjoldager 2008: 102).

3.1.3. Cancellazione
La cancellazione sta escludendo un’unità di significato del testo di origine dal testo di destinazione. L’unità è completamente tirata fuori e non è implicitamente presente, come nel caso della condensazione. (Schjoldager 2008: 108).

3.1.4. Aggiunta
Quando una unità di significato è aggiunta al testo di destinazione, Schjoldager (2008: 104-105) si riferisce ad essa come un’aggiunta. L’unità aggiunta non può essere dedotta direttamente dal testo di origine, perciò, l’aggiunta è diversa dall’esplicitazione ed è anche leggermente più creativa.

3.1.5. Parafrasi
Parafrasando, il significato del testo di origine è reso, anche se abbastanza liberamente. Gli elementi del testo di destinazione possono sembrare in qualche modo diversi da quelli del testo di origine ma il significato contestuale degli elementi corrisponde.

3.1.6. Adattamento
L’adattamento è una delle strategie più creative in quando non deve necessariamente rendere alcun significato contestuale, ma ricrea l’effetto di un elemento del testo di origine nel testo di destinazione. Viene applicato, ad esempio, dove i riferimenti culturali nel testo di origine non possono essere tradotti o esplicitati.

3.1.7. Permutazione
La permutazione è utilizzata principalmente nelle traduzioni letterarie. Traduce gli effetti del testo di origine in una posizione diversa nel testo di destinazione. Viene applicato quando un effetto dato del testo di origine non può essere reso nel testo di destinazione per ragioni linguistiche o stilistiche.

3.1.8. Sostituzione
Ancora una volta abbiamo a che fare con una strategia piuttosto creativa in quanto la sostituzione implica la modifica del significato di una unità del testo di origine. L’unità del testo di destinazione è chiaramente una traduzione del testo di origine, ma il significato semantico è cambiato.(Schjoldager 2008: 106).

I testi giornalistici appartengono in parte al “tipo di testo informativo” di Reiss. I testi giornalistici, come articoli di giornale e comunicati stampa hanno la funzione di comunicare “informazioni, opinioni di conoscenza ecc.” (Munday 2008: 72) dato che i fatti devono essere riportati correttamente. Sicuramente, il tipo di testo giornalistico è un termine vago e alcuni testi all’interno della categoria potrebbero essere caratterizzati dalle funzioni espressive ed operative secondo il campo e lo scopo del testo. Questa parte comprenderà l’analisi di tre testi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un articolo di notizie e un articolo politico. I tre testi sono stati presi da diversi siti internet giornalistici e le loro traduzioni nel Persiano sono state analizzate qui.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Domande:
1. Come può essere definitiva la creatività nella traduzione?
2. Come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico?

Al fine di eseguire analisi precise dei testi tradotti, i concetti coinvolti devono essere definiti chiaramente. Pertanto, la parte introduttiva di questo studio elaborerà la nozione di traduzione e concetti importanti che saranno impiegati nelle parti successive.

3. Creatività nella traduzione

4. Analisi della creatività nella traduzione di testi giornalistici
Per poter rispondere alla domanda “come può essere definita la creatività nella traduzione”, questo studio suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager di cui sopra, la teoria di Loffredo e Perteghella sulla creatività e la mia personale caratterizzazione della creatività.

Secondo Loffredo e Perteghella (2006: 9) “la creatività è ancora considerata come un processo spontaneo facilmente associato ad un individuo speciale e ad una sorta di libertà, che è sostenuta da una concezione individualistica della paternità…In base a questa concezione, l’autore esprime liberamente i suoi pensieri e le sue emozioni nella scrittura.” Questo studio, tuttavia, avrà una definizione un po’ più ristretta di creatività. Le dodici microstrategie sopracitate poste da Anne Schjoldager possono essere divise in strategie più o meno creative. La caratteristica per alcune di esse è che non alterano, aggiungono o tolgono alcun significato linguistico o semantico quando applicate al testo di destinazione (Target Text).

Questo vale per il trasferimento diretto, il calco, la traduzione diretta e la traduzione obliqua che traducono tutti vicini o molto vicini al testo di origine (Source Text)(Schjoldager 2008: 93-99). Quindi, non le considero microstrategie creative, e i testi tradotti usando esclusivamente questi non possono essere considerati traduzioni creative.

Al contrario, le rimanenti otto strategie fanno in qualche modo aumentare il livello di creatività quando applicate nella traduzione. Sebbene il significato semantico sia in qualche modo reso, ci sono dei cambiamenti linguistici quando si impiegano queste strategie. Tra queste otto strategie creative, il livello di creatività varia a sua volta. Il modello di creatività classifica le strategie di esplicitazione, condensazione e cancellazione come leggermente creative in quanto implicano semplicemente l’elaborazione di un significato esistente, l’accorciamento del testo e l’assunzione di significato. Le cinque strategie principali, tuttavia, stanno riscrivendo la semantica del testo di origine o stanno aggiungendo un significato che non può essere direttamente dedotto dal testo di destinazione. Pertanto, li considero leggermente più creativi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)


La creatività nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abstract
La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse dovute al fatto che i traduttori, come qualsiasi altro autore, usano la creatività mentre traducono, ma come può essere definito nella traduzione? Per poter rispondere a questa domanda, il seguente progetto suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager. Per esempio: Trasferimento diretto, Calco, Traduzione diretta, Traduzione obliqua, Esplicitazione, Parafrasi, Condensazione, Adattamento, Aggiunta, Eliminazione, Permutazione. Verrà esplorata la definizione di ciascuno di essi e dei loro livelli di creatività. Queste dodici microstrategie possono essere divise in strategie più o meno creative.

Condotto con il modello di ricerca comparativa negli studi di traduzione, il presente progetto è uno studio descrittivo-analitico basato su un corpus che affronta lo studio della creatività nella traduzione del testo giornalistico dall’Inglese al Persiano. Il corpus costruito per lo scopo di questo studio è un parallelo che comprende 1000 frasi inglesi che compaiono in tre testi inglesi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un nuovo articolo e un articolo politico che è stato messo a confronto con le loro traduzioni Persiane. Quindi, sulla base delle dodici microstrategie sopracitate di Anne Schjoldager, si conclude sia se il traduttore di testi giornalistici è creativo come la traduzione di ogni testo. E tra le strategie di cui sopra che è usato di più e che è meno.

Parole chiave: Creatività, Testi giornalistici, Microstrategie, Traduzione.

1. Introduzione

2. Resoconto del Problema
La traduzione è stata definita nel seguente modo: “La sostituzione di materiale testuale in una lingua attraverso materiale testuale equivalente in un’altra lingua.” (Schjoldager 2008: 17) Tuttavia, molti traduttori sosterranno che la traduzione è molto più di questo. La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse. Ma i traduttori si avvalgono dell’opzione di essere creativi mentre traducono? Questo studio proverà a rispondere a questa particolare domanda.

Con riferimento alle ipotesi e alle domande seguenti, questo progetto si concentrerà su come e perché la creatività può essere usata nella traduzione. L’obiettivo è esaminare come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico.

Ipotesi:

  • Il grado di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di diverso tipo.
  • I traduttori usano la loro creatività mentre traducono testi giornalistici.

Seconda parte di questo articolo

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

Una traduzione eccellente (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Traduco solo verso l’inglese ma, ai fini dell’esempio,in francese direi qualcosa come:

“Dans le bilan conventionnel, les actifs, eux aussi, sont regroupés surtout pour mettre en valeur le coefficient de liquidité, Mais si on s’éloigne un peu de cette perspective il devient possible de considérer les actifs en fonction de leur nature, plutôt que leur échéance.”

["In uno stato patrimoniale convenzionale, i ben attivi, sono categorizzati soprattutto per mettere in risalto il rapporto di liquidità corrente ma, se ci si allontana un po' da questa prospettiva, diventa possibile considerare i beni attivi in funzione della loro natura."]

Google dal canto suo, dà questo risultato:

“Le regroupement des actifs dans le bilan conventionnel est également conçu pour mettre en évidence le rapport actuel, mais quand on enlève cette restriction on peut considérer actifs en fonction de leur type. »

[“La categorizzazione dei beni attivi all'interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene ideata per mettere in evidenza il rapporto corrente ma, rimuovendo tale restrizione, si può prendere in considerazione i beni attivi in funzione della loro tipologia.”]

Google non conosce il significato di “rapporto di liquidità corrente”, ma anche se quel termine in particolare fosse stato corretto, dubito che questa versione francese possa avere molto senso.

Confido che la mia versione, pur considerando i suoi difetti, abbia un senso cristallino.

Le parole in maiuscolo nella mia versione ristrutturata della frase rappresenterebbero le parole enfatizzate. Le eccezioni possono essere “convenzionale” e “rapporto di liquidità corrente” — ma i loro concetti sono importanti perché l’autore ne ha già discusso, mentre le altre parole in maiuscolo sono importanti in quanto elementi “nuovi” del discorso.

Paul: Come valuteresti questo tipo di tecnica in confronto alla specializzazione in un determinato settore?

John:Gli specialisti di settore che non riescono a sentire il significato implicito di un testo, non sono in grado di seguire la linea di ragionamento dell’autore e non possono produrre una buona traduzione. Il concetto che voglio esprimere è che, pur non essendo esperti della materia, possiamo gestire testi complessi arrivando al loro significato, individuando dove cadono gli accenti e le parole importanti che si ripetono, come se il testo venisse letto a voce. Quando si recupera la “musica” che sta alla base del testo, il significato implicito dell’autore balza all’occhio. Vi garantisco che questo vi offrirà un vantaggio significativo per produrre una buona traduzione di testi specializzati, anche se non siete specialisti dell’argomento.

Credo che dovremmo utilizzare questa tecnica ponderata per diventare noi stessi dei professionisti migliori. Questo ci darà un vantaggio nella partita.

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Paul: Quindi, come è possibile arrivare rapidamente al significato più profondo di un testo specializzato?

John: Il segreto consiste nel decifrare dove cadono gli accenti all’interno di una frase – qual è l’enfasi percepita dagli ascoltatori se l’autore originale leggesse il testo a voce alta. I tratti soprasegmentali, vale a dire il tono, il registro, l’intonazione e la struttura degli accenti della lingua parlata, nascondono una quantità enorme di informazioni sul significato inteso dall’oratore che, tuttavia,vengono persi nella lingua scritta.

Paul: Credi che queste informazioni possano essere recuperate da un testo scritto?

John: Senz’altro! È sufficiente “sentire” il testo. Se si legge un testo a voce alta, si può fugare ogni dubbio circa le intenzioni dell’autore e il suo significato implicito. Se non si riesce a sentire il testo leggendolo silenziosamente, la lettura ad alta voce può essere utile per individuare dove l’autore ha posto maggiore enfasi e, di conseguenza, il significato implicito del testo.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di questa tecnica?

John: Prendiamo una frase da un libro che tratta di contabilità – un argomento da cui molti traduttori si tengono alla larga perché considerato troppo “specialistico”. Eccone una:

“The grouping of assets in a conventional Balance Sheet is also designed to highlight the current ratio, but when we remove this restriction we can consider assets according to their type.”

“La categorizzazione dei beni attivi all’interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene concepita per evidenziare anche il rapporto di liquidità corrente, tuttavia rimuovendo tale restrizione è possibile valutare ciascun bene attivo in base alla sua tipologia.”
Ascoltando come questa frase potrebbe essere letta a voce alta e individuando gli elementi sui quali cade l’accento, è possibile arrivare a una comprensione migliore dell’idea espressa. Questo aiuta a identificare quali siano gli elementi più importanti.

Il contesto rivela che l’autore del testo pensa che le regole della contabilità abbiano bisogno di essere riorganizzate in qualche modo. Nello specifico, l’autore crede che si riservi troppa importanza al “rapporto di liquidità corrente” – che lui stesso definisce come il rapporto tra i beni attivi correnti (cioè che debbano essere realizzati entro un anno) e le passività correnti (ovvero tutti i pagamenti da onorare entro lo stesso periodo di tempo). La sua discussione inizia dalle passività dello stato patrimoniale, e nella frase dell’esempio sta spostando l’attenzione verso la parte dei beni attivi. Sta proponendo un approccio alternativo che non sia troppo legato al rapporto di liquidità corrente.
Una volta in possesso di queste informazioni, e per conoscerle abbiamo bisogno di leggere un paio di pagine, possiamo ricostruire mentalmente la frase imprimendole un’enfasi più definita:

“Il metodo con cui I BENI ATTIVI (a differenza delle passività) vengono categorizzati, all’interno di uno stato patrimoniale CONVENZIONALE (a differenza delle mie idee innovative) viene ANCHE concepito per evidenziare IL RAPPORTO DI LIQUIDITÀ CORRENTE (come abbiamo già discusso, in riferimento alle passività). Tuttavia, se TRALASCIAMO il rapporto di liquidità corrente (invece di attribuirgli così tanta importanza), è possibile strutturare i beni attivi in maniera più logica in base alla loro TIPOLOGIA (anziché in base al periodo di tempo entro cui debbano essere realizzati).”
Individuando la posizione all’interno della frase degli elementi più importanti, o enfatizzati, è possibile affinarne il significato identificando gli elementi cui vengono contrapposti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Paul: Ma non è pur vero che la popolarità delle traduzioni di qualità medio-bassa sia un mercato in espansione? Assistiamo all’impatto crescente della competizione digitale a basso costo – online e spesso istantanea. La consideri come una minaccia per la professione?

John: È una minaccia, certamente; ma forse è una minaccia maggiore per i nostri colleghi meno capaci piuttosto che per quei traduttori che hanno meglio sviluppato le proprie abilità. Stranamente, credo che sul lungo termine, il maremoto digitale potrebbe aprire a nuove opportunità per i traduttori umani.

Paul:Ma John, questa è un’affermazione del tutto nuova! Come mai?

John: Così come i computer diventano sempre più simili a noi, noi diventiamo sempre più simili a loro. Mentre le macchine diventano sempre più intelligenti, noi tendiamo a essere sempre meno disposti, e possibilmente meno capaci, a leggere e comprendere,a un livello più profondo,le informazioni complesse. Alla stregua dei cassieri che non sanno più calcolare il resto (perché non ne hanno necessità), molti di noi stanno perdendo rapidamente l’arte della scrittura: ci aspettiamo tutti di essere capaci di assorbire velocemente e con facilità le informazioni che leggiamo.
Allo stesso tempo però, ho notato che le persone stanno perdendo la capacità di scrivere sufficientemente bene perché questo sia possibile. E nonostante siamo in grado di accedere facilmente a enormi quantità di informazioni, assistiamo alla diminuzione della capacità di comprendere cosa queste “significhino” davvero. Quindi, mentre abbiamo sempre più bisogno che le informazioni siano presentate in modo da essere comprese rapidamente e con facilità, le persone in grado di scrivere abbastanza bene da poter permettere il raggiungimento di questo obbiettivo sono sempre di meno.
Ora, mentre questo è già un problema all’interno di una stessa comunità linguistica, quando l’informazione deve essere tradotta da una lingua all’altra, il problema diventa inevitabilmente più complesso.
Caratteristica dei traduttori più abili, è la capacità di comprendere il testo sorgente a un livello più profondo e, allo stesso tempo, di essere uno scrittore provetto nella lingua di arrivo; ed è qui che si trova l’occasione da cogliere. Un’opportunità di mercato a cui i traduttori umani meno capaci o la competizione digitale non possono rivolgersi.
Lo standard qualitativo di una grossa porzione delle traduzioni che vengono prodotte giornalmente è basso, e molte traduzioni in ambito tecnico sono spesso ben al di sotto della soglia di coerenza. Tuttavia, abbiamo a disposizione alcune tecniche che,oltre ad aiutare a produrre traduzioni di argomenti difficili piuttosto buone, eseguono una funzione molto utile.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di queste tecniche?

John: Comprendere un testo scritto, e crearne successivamente una versione che sia comprensibile anche in un’altra lingua, alla fin fine si riduce ad ascoltare ed esprimere la voce nascosta all’interno del testo originale. Questa è il significato interno delle parole che l’autore sta cercando di trasmettere. Se si riesce a “sentire” il significato implicito dietro alle parole, è possibile acquisire rapidamente una comprensione più profonda anche di testi che trattano argomenti molto specializzati.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una “traduzione eccellente” si ottiene quando il traduttore riesce a spingersi oltre le parole, afferrandone il significato interiore. Ecco come fare…

Alcuni affermano che i clienti disposti a pagare fior di quattrini per traduzioni di qualità molto elevata non manchino. L’americana Chris Durban, emigrata a Parigi dove lavora come traduttrice, è una sostenitrice molto famosa dell’idea – e le sue tariffe onerose supportano questa teoria. Tuttavia, avverte, per arrivare a proporre tariffe simili non basta essere bravi… ma molto, molto bravi [1]. Come possono quindi i traduttori “ordinari”, come la maggior parte di noi, alzare la posta in gioco e produrre traduzioni migliori? Giro la domanda al traduttore esperto il Dott. John Jamieson.

Paul: Molti nel nostro ambiente adorano affermare che la civiltà non si sarebbe potuta sviluppare senza il contributo, unico nel suo genere, portato dai traduttori. Sovente, si dice che questi conducano la delicata trattativa tra lingue e culture diverse, permettendo la diffusione di nuove conoscenze e portando a grandi scoperte. Tale ruolo li rende esperti di rilievo che, al pari di dottori e contabili, meritano un’adeguata compensazione.

John: Esattamente, i traduttori così come meccanici e idraulici, necessitano di essere compensati in maniera adeguata al contributo professionale che apportano alla società.
Tuttavia, pur ammettendo che la traduzione sia davvero una professione, è fondamentalmente differente da qualsiasi altro mestiere che si fregi di tale appellativo per il semplice motivo che la nostra merce di scambio – la lingua – fa parte del patrimonio innato di ogni essere umano. Quasi tutti sul pianeta parlano una lingua, e molti di noi ne parlano due o anche di più, quindi ogni tentativo di costruire un ordine religioso o una professione, partendo da una simile base universale, è destinato ad avere successo solo in maniera parziale. Dal mio punto di vista, le affermazioni di alcune associazioni professionali di traduzione e non solo, secondo le quali svolgiamo un qualche ruolo sociale superiore, sono molto simili al topo che cerca di farsi grosso come un elefante.

Paul: Converrai però, che il lavoro richiede una buona dose di abilità professionale?

John: Certamente. Tuttavia, secondo quanto ho potuto osservare, la qualità del lavoro di traduzione prodotto dalla grande maggioranza di traduttori “professionisti” risulta essere, nel migliore dei casi, molto ordinaria. Un esempio semplice ma efficace è la qualità di alcune traduzioni verso l’inglese presenti su siti come Linguee, che offrono campioni di traduzioni che i professionisti del settore possono imitare o riutilizzare. Resto sempre sorpreso di quanto spesso queste dimostrino una poca maestria o un’inadeguata capacità di analisi del significato del testo sorgente.

[1] “Per lavorare nel “segmento premium” i traduttori debbono possedere eccellenti capacità di scrittura (“superiore al 98% della popolazione generale”), e hanno bisogno di specializzarsi.” Jayne Fox, http://foxdocs.biz/BetweenTranslations/bulk-versus-premium-translation-chris-durban/

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Prestiti, calchi ed evoluzione delle lingue (2)

 Categoria: Le lingue

<Prima parte di questo articolo

In quanto traduttore e appassionato di linguistica, la mia opinione è che i prestiti non siano né positivi né negativi. Devo però fare una piccola premessa: nell’ambito della traduzione, a maggior ragione se letteraria o audiovisiva, ritengo sia giusto adoperare un italiano quanto più corretto possibile, ovvero privo di tutti quei termini (anglicismi, gallicismi, ecc.) nati da errori o interpretazioni sbagliate e che vengono ancora considerati tali. Questo per una questione di etica lavorativa: se viene richiesto un testo in italiano corrente, infarcirlo di calchi dall’inglese porta a un lavoro sciatto e poco comprensibile.

Ovviamente il doversi attenere a ciò che è considerato errore nel momento presente implica che lo stesso testo tradotto a distanza di cinquant’anni potrà avere termini molto diversi al suo interno. E questo mi porta al secondo punto.
I prestiti sono sempre esistiti. Al netto di casi isolati come l’islandese, sono un fenomeno inevitabile, per il semplice motivo che le lingue si influenzano a vicenda nel tempo e nello spazio. Oggi ci preoccupiamo degli anglicismi, ma lo stesso inglese è una lingua molto diversa da quella che veniva parlata nelle Isole Britanniche mille anni fa. Molti termini inglesi sono il risultato dell’invasione e della dominazione danese del IX-X secolo: sky (cielo) deriva dal norreno ský, così come la terza persona plurale they (norreno þeir), egg (uovo, da eggr), knife (coltello, da knifr), low (basso, da làgr) e sick (malato, da syk). Per non parlare degli effetti della conquista franco-normanna dell’XI secolo: si stima oggi che quasi il 40% del lessico inglese sia di origini francesi.

Anche la nostra lingua ha un buon numero di termini germanici, principalmente franchi e longobardi, introdotti nel latino volgare e divenuti poi italianissimi: ricco deriva dal lon(go)bardo *rihhi, così come guancia da *wankja, mentre guardare deriva dal franco *wardon; dal franco provengono anche orgoglio (*urgol), guarire (*warjan), biondo (*blund), blu e schifo (*blao e *schiu, passati attraverso il francese “blue” e “eschiu”). In tempi più recenti, la bistecca ci è giunta dall’inglese “beefsteak” (fetta di manzo, “steak” a sua volta un calco dal norreno “stejk”), mentre il ragù dal francese “ragout”. Per tacere di termini giunti dall’arabo, come albicocca, arsenale, dado e melanzana.
Non tutti i prestiti diventano termini di uso comune. Alcuni rimangono relegati a settori specialistici, altri non riescono a soppiantare termini già esistenti. È innegabile, però, che molti vengono accettati, spesso inconsciamente, dai parlanti. Ciò che oggi è considerato strano o straniero domani sarà italiano corrente.

Autore dell’articolo:
Davide Tessitore
Traduttore Freelance
Torino

Prestiti, calchi ed evoluzione delle lingue

 Categoria: Le lingue

Prestiti e calchi sono due fenomeni linguistici attraverso i quali una lingua si arricchisce di nuovi termini, letteralmente prendendoli da un’altra.

Nel caso del prestito il termine viene normalmente utilizzato con l’ortografia e la pronuncia che ha nella lingua d’origine, per quanto lievi cambiamenti possano sopraggiungere nel corso del tempo. È il caso di molti termini inglesi legati al mondo dell’informatica, come email, chat, mouse e computer.
Nel calco, invece, il termine viene  tradotto alla lettera o adattato secondo i parametri della lingua d’arrivo, formando una nuova parola che, almeno all’inizio, può suonare strana ai parlanti di quella lingua. Ne sono esempi parole come grattacielo (dall’inglese skyscraper), fine settimana (da weekend), ingaggiare (dal francese engager). Non è raro l’uso improprio di alcuni termini: in tempi recenti si è diffuso “realizzare” per intendere “rendersi conto”, un calco dall’inglese “to realise”.

I motivi per prendere in prestito un termine sono molteplici: mancanza di una parola per esprimere un dato concetto, prestigio sociale, influenza culturale. Quest’ultima è da intendersi sia in senso qualitativo che quantitativo: in Italia è pervasivo il fenomeno del “doppiaggese”, cioè dell’italiano dei film doppiati, spesso condito con calchi e termini tradotti in modo improprio, come gli onnipresenti “eccitato” per intendere “esaltato, entusiasta” (da “excited”) e “forzare” per intendere “obbligare” (da “to force”). Fenomeno che, data la quantità di film disponibili al pubblico, condiziona inevitabilmente la lingua quotidiana.

Prestiti e calchi sono un fenomeno negativo? La questione è vecchia quasi quanto l’italiano e continua a dividere addetti ai lavori e non. C’è chi dice che portano a un impoverimento della lingua, che si vede privata di ottimi termini in favore di forestierismi; c’è chi afferma che al contrario i prestiti arricchiscono una lingua; infine c’è chi si trova un po’ spaesato nell’usare termini che a stento riesce a leggere.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Davide Tessitore
Traduttore Freelance
Torino

Creare traduzioni di qualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Le traduzioni di qualità sono sempre richieste, e per raggiungere la massima qualità possibile i traduttori studiano e si allenano per anni, perfezionando la propria arte. Eppure, anche se ogni traduttore è un individuo a se, il processo di traduzione si articola in varie fasi ordinarie, e conoscendole anche il traduttore meno esperto può imparare un po’ più velocemente a padroneggiare l’arte della traduzione.
Senza ulteriori indugi diamo un’occhiata al procedimento tipico seguito da un traduttore professionista nel corso del suo lavoro.

1. I traduttori familiarizzano col materiale
Prima di passare al processo di traduzione devono conoscere l’argomento del lavoro e ciò che gli serve sapere per svolgerlo. In molti sensi ogni traduzione è unica, ed è importante sapere che tipo di difficoltà potreste trovarvi ad affrontare per poter fornire la migliore traduzione possibile. Inoltre durante questa fase i traduttori prendono appunti per accelerare il procedimento ed evitare complicazioni.

2. Valutate le capacità necessarie per la traduzione
Un’altra parte fondamentale della traduzione è la valutazione delle vostre capacità. Siete in grado di capire il materiale per intero mentre lo leggete? Riuscite a tradurre coerentemente le parti più difficili nella vostra mente? Siete sicuri di poter offrire la qualità migliore? Se avete forti dubbi o perplessità meglio rifiutare il lavoro prima di fare errori.

3. Fate ricerche accurate
Studiare il tema è importante, soprattutto  se avete a che fare con argomenti con cui non avete familiarità. Per esempio, potreste tradurre un testo sui computer senza avere nozioni di informatica, il che potrebbe creare problemi se il testo si basa su vari termini e descrizioni tecniche.

4. Credete nelle vostre capacità
Conoscere i propri limiti è importante, ma lo è anche credere in se stessi. A volte pochi ostacoli potrebbero convincervi  che quel lavoro non fa per voi. Abbiate fiducia, niente è intraducibile, e se darete il meglio di voi stessi sarete soddisfatti.

5. Fate un brutta copia
Fate una prima stesura invece di tuffarvi direttamente nel processo di traduzione, così da sapere che tipo di problemi potreste trovarvi di fronte. Una volta capito ciò che vi serve, potreste fare ulteriori ricerche o consultare uno specialista in materia. In ogni caso ciò che conta è il risultato finale , quindi prendetevi il tempo necessario.

6. Cercate di suonare naturali
Non c’è nulla di più frustrante che mettere tutto il proprio impegno in una traduzione  per poi rendersi conto che non suona. Si tratta di un problema comune nelle traduzioni, ma dovrete assicurarvi di evitarlo, altrimenti rischiate di intaccare la vostra reputazione e la vostra credibilità di traduttori.

7. Fate fluire il testo in modo lineare
Un altro punto è il flusso del testo. Potreste trovarvi in difficoltà quando una poesia tradotta non rima correttamente o non sembra avere il giusto “ritmo”. Dovrete quindi evitare di interrompere il flusso,  per quanto possibile, ed adattare il testo in modo che scorra con naturalezza.

8. Rileggete con cura
La rilettura è importante, soprattutto se non vi considerate ancora professionisti con esperienza. Valutate se inviare la traduzione ad un parlante madrelingua  per una rilettura e ascoltate attentamente ciò che avrà da dirvi.

9. Non smettete di migliorarvi
Non esistono confini quando si tratta di traduzioni. C’è sempre margine di crescita, e non importa come migliorerete le vostre capacità (traducendo come freelance per 2polyglot.com oppure facendo pratica senza la possibilità di trarne profitto) ogni metodo funziona quando si tratta di esercitarsi. Non abbiate paura di continuare a fare pratica, imparare e perfezionare l’arte della traduzione.

Speriamo che questi consigli vi siano utili in futuro, e se vi interessa anche solo lontanamente la traduzione continuate a leggerci.

Fonte: Articolo scritto da Vadim Dikman e pubblicato nel luglio 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Niccolò De Bernardis
Traduttore ENG>ITA – SWE>ITA

Il più grande salto tecnologico del decennio

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’ultimo aggiornamento di Google nell’ambito della traduzione rappresenta il più significativo slancio tecnologico degli ultimi dieci anni.  Google translate da adesso si servirà della Traduzione automatica neurale (GNMT) per tradurre intere frasi in una volta sola, a differenza della traduzione parola per parola, e secondo i ricercatori, il risultato si avvicinerà molto di più alla traduzione umana e il prodotto finale sarà ancor più semplice da leggere.

A settembre 2016, Google aveva annunciato che la rete neurale avrebbe potenziato Google translate e già a metà novembre venne lanciata la tecnologia per le combinazioni di otto lingue, nello specifico da e verso l’inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, cinese, giapponese, coreano e turco. Il sistema non è perfetto e ancora sbaglia qualcosa (per esempio dimentica di tradurre alcuni termini o sbaglia nella comprensione dei nomi di persona) ma per numerose lingue vi è stata una riduzione del numero di errori dal 55 al 85 %.

Ciò segnerà l’inizio di una nuova era per il mondo della traduzione? Chi conosce questo mondo può immaginare facilmente le difficoltà nel passaggio da una lingua all’altra, trasmettere ogni sfumatura e far passare i valori e il contesto culturale da una cultura a un’altra. Come potrà mai, quindi, una macchina eseguire un compito così complesso?

AI e Deeplearning della frase
La Traduzione Automatica Neurale utilizza una tecnologia all’avanguardia al fine di ottenere accurate traduzioni del contesto e non frasi spezzate tradotte parola per parola, migliorando di gran lunga la qualità del risultato. Essa si affida a ripetute reti neurali di memoria a breve termine (LSTM-RNNs) e reti neurali potenziate da unità di elaborazione grafica (GPUs) e unità di elaborazione tensor (TPUs). Il passaggio di conoscenza è l’ingrediente chiave della nuova ricetta, denominata da Google “Zero-shottranslation”, la quale permette alle macchine di apprendere la traduzione tra due lingue senza che siano già state istruite in precedenza.

In breve, usando gli esempi fatti da Google, il nuovo sistema sarà in grado di insegnare alle macchine come tradurre dal giapponese al coreano senza che siano state formate prima per quella combinazione linguistica. I ricercatori Google hanno eseguito esperimenti al fine di formare il sistema multilingue con le combinazioni desiderate, quali inglese-giapponese e coreano-inglese. Il sistema GNMT ha in seguito condiviso i suoi parametri per tradurre la combinazione di queste quattro lingue scoprendo che era possibile per il sistema tradurre tra giapponese e coreano senza nessuna formazione precedente. Ma com’è possibile?

I ricercatori Google hanno scoperto che il nuovo sistema trasferisce la “conoscenza traduttiva” da una combinazione linguistica all’altra e, secondo loro, ciò vuol dire che “la rete codifica qualcosa riguardo l’aspetto semantico della frase piuttosto che memorizzare semplicemente le traduzioni frase per frase. Questo lo interpretiamo come il segno dell’esistenza di un’interlingua all’interno della rete.” I dettagli di questa scoperta sono ancora poco chiari, tuttavia si tratta di un’invenzione innovativa, essendo la prima volta che questo tipo di trasferimento di apprendimento funzioni in una traduzione automatica.

Conclusioni
Finora, GNMT ha dimostrato di essere il software di traduzione più efficace, dal momento in cui guarda la frase come un intero segmento da tradurre, tentando di captare le sfumature dietro le singole parole. Tuttavia fa ancora degli errori, soprattutto quando incontra termini rari o nomi propri e il sistema ricorre ancora a una traduzione parola per parola. Di certo esiste ancora una lacuna tra la traduzione automatica e quella umana, e la prima richiederà sempre tempo per essere revisionata e la maggior parte delle volte riscritta. Tuttavia, l’ultimo traguardo di Google nell’innovativa tecnologia di traduzione segna l’inizio di una nuova era per le traduzioni automatiche avanzate, con il potenziale di rivoluzionare la comunicazione globale. Servono pensatori lungimiranti per cambiare il mondo, e nel fare ciò Google è al primo posto.

Fonte: Articolo scritto da Ilaria Ghelardoni e pubblicato il 27 gennaio 2017 sul sito Ulatus

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Delia Puccio
Traduttrice Freelance ENG>ITA/ITA>ENG CHN>ITA/ITA>CHN
Ragusa

I “ferri” del mestiere׃ dal cartaceo al 2.0

 Categoria: Strumenti di traduzione

Si dice che il traduttore sia l’ultimo cavaliere errante della letteratura, l’“artigiano” delle parole. Come ogni bravo artigiano nella sua bottega, anche il traduttore, nel compimento della sua professione, si avvale dell’uso di strumenti atti a migliorare la qualità del lavoro e , in alcuni casi, anche la velocità.

Nel corso degli anni questa professione si è evoluta così come la società che ci circonda. Sono infatti lontani i tempi in cui San Girolamo traduceva la Bibbia servendosi di una piuma d’oca… oggigiorno lo strumento indispensabile per questo lavoro è sicuramente il computer. La rapida diffusione delle nuove tecnologie ha dato vita a strumenti di lavoro divenuti ormai necessari per la professione. Andiamo con ordine׃ sicuramente quando pensiamo ad un traduttore associamo questa figura a un dizionario. Ed è vero. Anche se nell’era moderna  l’uso di strumenti cartacei provocherebbe disappunto nei nativi digitali, i tradizionali supporti cartacei, vale a dire  dizionari e vocabolari monolingue o bilingue , occupano ancora un posto d’onore nelle scrivanie di molti traduttori.

Bruno Osimo afferma che “lo strumento principe per conoscere le accezioni di un vocabolo è il dizionario monolingue dizionari bilingui sono elenchi di interpretazioni preconfezionate”[1]. L’uso di entrambi è sicuramente l’approccio migliore anche perché il dizionario monolingue serve per cogliere le sfumature , invece l’altra tipologia a definire meglio il significato.

Il traduttore che lavora con i linguaggi specialistici dovrà anche procurarsi dizionari sull’area specifica o anche quello dei sinonimi e dei contrari. A partire dagli anni Cinquanta la traduttologia teorica e pratica ha ricavato grande impulso dalle applicazioni del calcolatore elettronico sul processo di traduzione. Qui iniziamo a parlare della traduzione automatica che rappresenta anche in molti casi della possibile sostituzione del traduttore umano con quello artificiale.

La rapida diffusione delle nuove tecnologie ha tuttavia dato origine a preziosi strumenti di ausilio alla traduzione, grazie ai quali il traduttore diventa sempre più efficiente, migliorando la qualità e  la rapidità del suo  lavoro.

Accanto alla traduzione automatica troviamo la traduzione assistita (CAT) anche se ,ovviamente, non parliamo della stessa cosa, ma di due fasi distinte che possono fare parte o meno del processo di traduzione. Mentre la traduzione automatica è la traduzione “grezza” di un testo che deve essere rielaborato mentre la traduzione assistita è l’utilizzo di software speciali atti a velocizzare il processo di traduzione . Tra i CAT tools  troviamo sicuramente SDL Studio, Wordfast, Matecat che utilizzano delle memorie di traduzione che “suggeriscono” dei segmenti già tradotti e memorizzati. il traduttore è libero di accettare tali traduzioni, di modificarle o di rifiutarle. Oltre ai CAT tools  possiamo trovare altre risorse on line come i glossari tematici on-line che aiutano moltissimo nella aree specifiche della traduzione e anche per quanto riguarda la facilità di consultazione.

Autrice dell’articolo:
Milena Signorello
Traduttrice EN-ES > IT
Santa Maria di Licodia, Catania

[1] Bruno Osimo , Traduzione e nuove tecnologie ,cit., p.19

Attenti alle truffe della traduzione (3)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

< Seconda parte di questo articolo

Chi vi ruba i soldi

  • Quando dovete pagare per lavorare: al contempo semplice e spaventosamente efficace, questa pratica disonesta consiste nel vendere un servizio inutile. Appena messi in proprio, ancora poco pratici della propria professione e ansiosi di ottenere i primi contratti, alcuni freelance possono infatti lasciarsi convincere di avere bisogno di un certificato, iscriversi a un portale, sottoscrivere un servizio di rete di contatti o acquistare uno strumento rivoluzionario per raggiungere i clienti o ottenere contratti che, nella migliore delle ipotesi, sono ben lontani dall’essere favolosi come sperato e, nella peggiore, non si materializzeranno mai!
  • Il sovrapprezzo da rimborsare : Questa frode molto diffusa consiste nell’adescare un traduttore proponendogli un contratto da sogno (testo interessante, scadenze comode e generosa remunerazione). Se il traduttore accetta l’allettante offerta, riceve un assegno (talvolta di importo superiore a quello della prestazione) che depone in banca prima che il truffatore chieda, qualche giorno dopo, di essere rimborsato (generalmente tramite PayPal, così il trasferimento di denaro avviene prima che l’assegno venga, ovviamente, dichiarato scoperto).
  • La truffa 419 detta “alla nigeriana”: questo grande classico delle truffe esisteva già ben prima della nascita di internet, ma il suo potere nocivo è decuplicato da allora. Il principio consiste nel promettere una grande somma di denaro (nell’ordine delle centinaia di migliaia, perfino milioni di dollari, generalmente bloccati in un paese dell’Africa occidentale, o alle volte in Iraq, Iran etc.) in cambio di un “esiguo” importo da anticipare per potervi accedere. La somma ovviamente non esiste, e le quantità versate per facilitarne il trasferimento saranno di fatto perdute.

Come evitare di cascarci:

  • Prima di tutto, restate con i piedi per terra: “se è troppo bello per essere vero, allora probabilmente non lo è”, ci insegna la legge di Murphy.
  • È opportuno mostrarsi particolarmente vigili nelle relazioni con i potenziali clienti, in modo da evitare le beffe. Tra i dettagli che devono tenervi in allerta segnaliamo la bassa padronanza della lingua con cui viene scritto il messaggio che ricevete, discorsi poco professionali nei contenuti, pratiche contrarie agli usi quali l’accettazione immediata di un preventivo o la proposta di pagarvi in anticipo, tutte pressioni mirate a farvi prendere una decisione repentina e, in misura inferiore, un indirizzo di messaggistica gratuita o l’assenza di firma. Queste attenzioni sono da tenere sempre per qualsiasi nuovo potenziale cliente, qualunque sia il contesto.
  • Verificate sempre le informazioni a vostra disposizione: fate una ricerca su internet con il primo paragrafo che vi viene proposto di tradurre e cercate tra i forum di traduzione il nome del vostro contatto per essere sicuri che non siano legati a truffe.
  • Non accettate mai assegni da persone o enti che non conoscete. Questo metodo di pagamento è poco diffuso tra i paesi, soprattutto perché spesso è di supporto ad attività fraudolente. Per precauzione, non abbiate timore di chiedere un acconto o un pagamento anticipato (senza assegni!).

Questa lista purtroppo è ben lontana dall’essere esaustiva, e i truffatori possono vantare una certa creatività. Restate vigili e non esitate a condividere la vostra esperienza se siete stati vittime o testimoni di pratiche fraudolente nei confronti  dei traduttori.

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12/02/2012 sul sito di Trëma Traductions

Traduzione a cura di:
Giulia Foiera
Traduttrice freelance FR/EN>IT EN/IT>FR

Attenti alle truffe della traduzione (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

< Prima parte di questo articolo

Chi vi ruba la reputazione

Il ladro di CV: il furto di identità dei traduttori è purtroppo sempre più frequente. L’idea è relativamente semplice e facilitata dalla natura del nostro mestiere: basta copiare interamente il CV, modificare (o anche no) nome e recapiti per proporsi a migliaia di agenzie e aziende nel mondo intero. Coloro che avranno la  malaugurata idea di affidarsi al vostro clone malefico commissionandogli un testo riceveranno una pietosa traduzione automatica e, qualora non venisse eseguita un’immediata revisione del testo, si vedrebbero recapitare una fattura che pagheranno senza avere alcun dubbio… fino a diffondere ad ampio raggio l’incomprensibile testo. Potete ben immaginare il resto: il truffatore scompare, l’innocente traduttore viene presto trovato su internet, seguono telefonate furiose, minacce di rappresaglia, la preziosa reputazione duramente intaccata, o meglio rovinata…

Come evitare di cascarci:

  • La prima accortezza per evitare di essere vittima di questo tipo di truffa, consiste nel non diffondere il proprio CV. Descrivete la vostra esperienza professionale su LinkedIn, sul sito della vostra associazione professionale o altro, ma non consentitene mai il download.
  • Stabilite la vostra presenza su internet creando numerosi profili social, indicando chiaramente i vostri recapiti per far sì che chiunque  possa trovarvi con facilità e verificare le informazioni che vi riguardano.
  • Se siete stati vittima di un furto d’identità e conoscete l’indirizzo utilizzato dall’usurpatore, precisate sui vostri profili online che non avete niente a che vedere con la persona che lo utilizza e denunciatelo su siti specializzati come Translator Scammers Directory.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12/02/2012 sul sito di Trëma Traductions

Traduzione a cura di:
Giulia Foiera
Traduttrice freelance FR/EN>IT EN/IT>FR

Attenti alle truffe della traduzione

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Avete appena messo su la vostra attività e state cominciando a lavorare sistematicamente come traduttore freelance. La vita è bella: i clienti vi apprezzano e state finalmente raccogliendo il frutto degli sforzi fatti. Insomma, tutto va alla grande, fino a che non diventate bersaglio di imbroglioni che approfittano della digitalizzazione e della globalizzazione dei servizi per fregare i traduttori o altri liberi professionisti su internet. Per smascherarli al meglio ed evitare di perdere tempo (o peggio, soldi!) rimanendo impigliati alla loro rete, più o meno grossolana, vi elenco qui di seguito le strategie comunemente impiegate e le misure da adottare per proteggersi.

Chi vi ruba il lavoro

  • Il cliente fantasma: semplicemente, non esiste. È una persona, o una società, creata solo per sollecitarvi e ottenere una traduzione che non verrà mai pagata. Quando avrete portato a termine il vostro compito e chiederete il pagamento, ogni contatto si interromperà di colpo e sarà impossibile rintracciare il vostro committente, né tantomeno farsi pagare.
  • Il cliente la cui identità viene utilizzata in maniera fraudolenta: in maniera ancora più contorta, alcuni imbroglioni non esitano a identificarsi come rappresentanti di società legittime, o a farsi credere dipendenti delle stesse per commissionarvi una traduzione. Anche questa volta non verrete pagati, poiché non appena presenterete fattura, nessuno sarà a conoscenza della richiesta, né tantomeno della vostra esistenza!

Come evitare di cascarci:

  • Non accettate MAI di lavorare per una persona o una società senza prima averne verificato la legittimità: cominciate con una ricerca su nome e indirizzo, verificandone la presenza online tramite motore di ricerca. Inoltre, strumenti messi a disposizione da Translator Scammers Directory permettono di confermare la validità di un numero di telefono, conto bancario, etc.
  • In maniera ancora più rapida ed efficace, potete iscrivervi a diversi servizi a pagamento che forniscono informazioni sulla reputazione dei vostri potenziali clienti: Payment Practices, ProZ Blue Board, etc.
  • Infine, per poter tenere memoria di tutti i lavori commissionati, occorrerà sistematicamente farsi firmare per accettazione un preventivo (va bene anche un’accettazione via e-mail, purché l’interessato sia accuratamente identificabile) o farsi emettere dal committente o rappresentante di esso un ordine ufficiale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12/02/2012 sul sito di Trëma Traductions

Traduzione a cura di:
Giulia Foiera
Traduttrice freelance FR/EN>IT EN/IT>FR

Russo e italiano: uno sguardo contrastivo (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

I verbi di moto
Il movimento rappresenta un altro aspetto della lingua russa particolarmente ostico. Se in italiano la frase “Vado al cinema” non presenta apparentemente alcun problema traduttivo e, anzi, sembra una frase da livello A1, non è altrettanto vero se si tenta di tradurla in russo. Bisogna, infatti, tener conto di diverse varianti, dato che il russo designa per lo stato e il movimento un numero ingente di verbi. Occorre dunque tenere presente se intendiamo esprimere un movimento a bordo di un mezzo o a piedi, tenere in considerazione l’aspetto (se è un’azione reiterata oppure no) e la natura stessa del movimento: di uscita, entrata, centripeto/centrifugo, allontanamento, avvicinamento o, ancora, focalizzarsi sull’intenzione potenziale per eseguirlo.

Sicuramente molto arduo è riuscire a incastrare l’aspetto idoneo alla situazione con il verbo con significato semantico corretto. I verbi di moto si dividono inoltre in verbi di moto senza e con prefisso, dove il “prefisso”, in genere, veicola proprio il modo in cui il movimento dovrebbe compiersi. Fortunatamente esistono a volte alcune “scorciatoie” per evitare l’utilizzo di verbi di moto, quando non ci si sente particolarmente coraggiosi, sostituendoli con il verbo essere, ma sono casi singoli. In tutti gli altri casi occorre quindi esprimere con esattezza in base alle categorie enunciate il movimento, che in italiano viene sì espresso con altrettanta chiarezza ma sviluppando spesso la frase in modo analitico e non sintetico come il russo.

La frase italiana “vado a casa” ha quindi due formulazioni possibili in russo:

Я иду домой -> vado a casa a piedi
Я еду домой -> vado a casa con un mezzo

Nota interessante. In italiano dire “vado a casa a piedi” è in realtà una specificazione ulteriore che indicherebbe una specificazione, dovuta ad una domanda precedente, o ad un bisogno di specificare come ci si intende recare alla propria abitazione. Mentre quindi il verbo russo, che reca in sé sia il movimento che il modo, è assolutamente “standard”, per noi la frase standard sarebbe semplicemente “vado a casa”, senza bisogno di specificare ulteriormente come si intende andare (fortunatamente, talvolta, i russi si prendono anche questa libertà e utilizzano il primo verbo).

Ci sono poi particolarità da emicrania. Se occorre esprimere la frase “Passa il tram n. 10” (titolo anche di un cartone animato russo!) bisognerà dire “Шел трамвай десятый номер”, dove il verbo шел è normalmente utilizzato per il moto a piedi. Un po’ strano quindi per noi l’utilizzo del verbo che indica il camminare per il movimento del tram (vale per qualsiasi mezzo di trasporto terreno), quasi ad indicare che il tram in questione si “sposta a piedi” tra una fermata e l’altra. Sono proprio queste particolarità a rendere questa lingua così affascinante, a volte anche così lontana da noi.

Alla luce dei problemi traduttivi trattati il russo si riconferma una lingua davvero impegnativa quando la si traduce in una lingua come l’italiano e occorre fare spesso scelte traduttive che richiedono una dosa abbastanza generosa di creatività e coraggio. Il rischio è infatti, da una parte di mantenere la struttura russa/slava traducendo in modo poco naturale e quindi stentato il testo, ma dall’altra è anche quello di proporre soluzioni ardite che si discostano troppo dal senso dell’originale, rischiando di deformarlo. In particolare, la difficoltà dei verbi di moto rischia di trasformare la traduzione italiana in un testo eccessivamente pedante, con specificazioni avverbiali (traducenti del verbo russo che spesso non ne ha bisogno perché ha già in sé tutti i significati, come quello aspettuale, del verbo) che rendono poco scorrevole il testo di arrivo.

Si rivela utile consultare in questi casi un dizionario fornito di una serie dettagliata di esempi per le parole che si desidera tradurre in modo da potersi confrontare con traduzioni professionali che possono dare una risposta ai propri dubbi. Un ottimo dizionario, per questo fine, è sicuramente il Kovalev.

Autore dell’articolo:
Fabio Ramasso
Traduttore freelance DE, ENG, RU > IT
Bra (CN)

Russo e italiano: uno sguardo contrastivo (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Nella lingua odierna quando si vuole tradurre dall’italiano al russo una qualunque proposizione con predicato nominale, occorre, quindi, riflettere attentamente. Il traduttore italiano si trova a dover sviluppare una frase che, in russo, è sintatticamente molto breve e manchevole di un elemento fondamentale della lingua italiana. L’omissione del verbo viene talvolta sostituita da una forma verbale di registro più colto, cioèявляться, particolarmente ostico da tradurre: talvolta traducibile come rappresentare; scelta vincente, questa, perché anche in italiano è un verbo più elegante rispetto a essere.
C’è poi un’altra possibilità di localizzazione per la frase di Tarzan che evita completamente la copula grammaticale: ed è l’uso dei pronomi possessivi. Si potrebbe quindi tradurre così: мой Тарзан, твой Джейн, lasciando in questo modo la frase “a mezzo”.

L’aspetto verbale
Altra questione molto complessa della lingua russa, ai fini traduttivi, è l’aspetto verbale. In italiano l’aspetto è espresso attraverso l’uso dei differenti tempi verbali ma non ha valore di marca grammaticale come in russo, tranne in rarissime eccezioni come la coppia verbale saltare (pf.) e saltellare (impf.) che ricorda approssimativamente le coppie perfettivo/imperfettivo dei verbi russi (dalle quali si generano ulteriori forme perfettuali).

In italiano gli unici tempi verbali che suggeriscono un’idea esatta di aspettualità sono il passato prossimo (perfettivo) e l’imperfetto (imperfettivo). Per esprimere l’aspetto negli altri tempi viene usata la perifrasi. Esempi:

inizio a fare, finisco di fare (perfettivi dell’imperfettivo fare)

Nelle lingue slave il tempo e l’aspetto sono sempre rappresentati distintamente; mentre qualsiasi differenza è andata perduta nelle lingue neolatine e germaniche, nelle quali le forme del tempo verbale rappresentano sia il tempo che l’aspetto. Per esempio, “ho corso” esprime normalmente sia il tempo passato prossimo che l’aspetto perfettivo (un’azione descritta come compiuta), mentre “sto correndo” esprime generalmente sia il tempo presente che l’aspetto imperfettivo (un’azione descritta come in corso di svolgimento).

Se quindi in russo abbiamo la coppia aspettuale standard читать/прочитать dove il primo esprime l’imperfettivo e il secondo il perfettivo, l’italiano sviluppa l’aspettualità del verbo attraverso la scelta del modo verbale. Ad esempio: я читаю сейчас si tradurrebbe con “sto leggendo adesso” e non solamente come “leggo adesso”, sottolineando così efficacemente la progressività della forma imperfettiva, accentuata nella frase russa dall’avverbio сейчас.

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Fabio Ramasso
Traduttore freelance DE, ENG, RU > IT
Bra (CN)

Russo e italiano: uno sguardo contrastivo

 Categoria: Le lingue

Il russo, ahimè, è una lingua difficile. Normale avere inizialmente un po’ di sconforto. La lingua russa è infatti particolarmente complessa soprattutto per chi è di madrelingua italiana (e per chiunque la cui madrelingua afferisca al ceppo delle lingue romanze), dato che molte strutture morfo-sintattiche della lingua slava non sono presenti nella lingua italiana, e viceversa. Ecco quindi cosa significa affrontare una traduzione russo-italiano: prospettive differenti, concetti di spazio/tempo totalmente disuguali e parole, a volte, completamente estranee; soprattutto considerando il fatto che la lingua russa, a differenza di quella italiana, è più restia ad accettare vocaboli inglesi e internazionali. Vi è quindi l’aggettivo интернациональный (internazionale) ma anche l’usatissimo международный (una fusione letterale dei termini russi inter+nazionale), la parola è infatti un calco dell’originale.

Nel momento in cui il traduttore italiano si deve confrontare con un testo russo, di qualunque tipologia esso si tratti, deve essere conscio di una serie di problematiche che incontrerà durante il processo traduttivo, le quali rendono la traduzione dal russo verso l’italiano, spesso, una vera e propria ricostruzione. Vale ovviamente anche il contrario. Al traduttore, artigiano della parola, tocca smantellare i sintagmi della lingua source per approdare efficacemente alla lingua target, districandosi tra proposizioni grammaticalmente molto diverse da quelle della struttura morfo-sintattica dell’altra lingua, dovendo molto spesso enunciare esplicitamente più di quello che il testo iniziale dice, altre volte meno, dovuto principalmente al fatto che la lingua russa è flessiva; ma non solo.

Di seguito, vorrei individuare tre grandi discrepanze tra le due lingue, mettendo soprattutto in luce le principali difficoltà di un traduttore italiano, ma tentando, al contempo, di proporre qualche soluzione; alcune linee guida per tentare di rendere questa meravigliosa lingua meno insidiosa e più accessibile, soprattutto a chi si avvicina ad essa per la prima volta. Ecco dunque una sorta di “prontuario” delle situazioni a rischio, le più cavillose della lingua russa.

Il verbo быть, la sua omissione all’indicativo presente e la sua forma есть

“You Jane, me Tarzan.”
“Tu Jane, io Tarzan.”
«Ты есть джейн, я есть Тарзан. »

Iniziamo dall’esempio sopra citato. Una frase così semplice, problemi così complessi. Se la traduzione dall’inglese verso l’italiano non presenta particolari problemi, la resa traduttiva verso il russo è particolarmente ardua ma il risultato finale può essere reso in diversi modi, tutti abbastanza efficaci. Vediamo quindi come rendere questo parlato errato e primitivo, il “tarzanese” nella lingua russa, ove l’assenza del verbo essere è norma comune e la sua mancanza non è avvertita come stranezza come avviene nella lingua inglese e in quella italiana. Tutt’altro: è la norma. Le due lingue, infatti, sfruttano il verbo essere/to be come un verbo pieno, la cui funzione in quanto copula è sempre da esplicitare in situazioni standard, fatta eccezione per contesti giornalistici in cui l’uso della frase nominale è una marca stilistica ben precisa. Ma nella lingua russa il verbo essere ha invece una caratteristica più complessa.

Быть ha innanzitutto una coniugazione oggi ormai antiquata: solo есть (singolare) è di uso corrente ed è la forma per indicare diversi costrutti grammaticali tra cui “avere” (у меня есть) e la forma italiana “c’è/ci sono” (in inglese “there is/there are”). Il verbo “avere” in russo si traduce quindi letteralmente come “Presso di me c’è” invertendo la consueta prospettiva romanzo/germanica (io ho/I have) e mettendo a focus ciò che viene posseduto e non il suo possessore. L’antico russo (o meglio, l’antico slavo) godeva però di una coniugazione completa: я есмь, ты еси, он/она/оно есть, мы есме, вы есте, они суть. Il verbo essere in russo odierno risulta tuttavia difettivo e utilizza, come dicevamo poc’anzi, esclusivamente la terza persona singolare. La frase pronunciata da Tarzan, in russo, è quindi un esempio riuscito di localizzazione: rende infatti molto bene l’aspetto “esotico” del “tarzanese”; lingua, questa, non tanto errata o confusa, ma frammentata e imperfetta.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Fabio Ramasso
Traduttore freelance DE, ENG, RU > IT
Bra (CN)

Tradurre o l’incontro tra culture (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Tradurre i diritti umani in arabo
La traduzione dei diritti umani in arabo segue lo stesso processo, ma nella direzione opposta. Taieb Baccouche osserva che è proprio il riferimento internazionale basato “sull’idea fondamentale che i diritti umani costituiscono un insieme di valori universali” che è oggetto di divergenza. Il problema più importante – al di là del problema tecnico della traduzione, che non è insormontabile – riguarda alcuni concetti, non nella loro dimensione terminologica, ma nel loro riferimento culturale: in particolare la libertà di credo e di religione. Ciò solleva il problema teorico della traduzione: deve essere letterale o deve trasporre e trasmettere il messaggio? In quest’ultimo caso, il traduttore, in quanto intermediario tra l’autore e il lettore, svolge lo stesso ruolo o ha una particolare responsabilità? La traduzione dei diritti umani in arabo e i numerosi sconvolgimenti che ha provocato nei forum internazionali illustrano la difficoltà di abituare persone di “culture diverse ad ascoltare gli altri, a rispettare il loro punto di vista, a cercare di capire il loro messaggio e a stabilire una vera comunicazione, un vero scambio per arricchirsi a vicenda, in uno spirito di tolleranza”.

Ma non sono forse pie speranze quando sappiamo, seguendo i numerosi studi sul campo dell’antropologia culturale, che la visione dell’Altro è sempre stata strettamente dipendente da una “comprensione mediata delle culture attraverso il prisma dei racconti di esplorazione, dei rapporti degli amministratori coloniali e delle riviste missionarie”? L’antropologia, nonostante le buone domande che si pone, si scontra sempre con una di esse, per quanto fondamentale: quella della “rilevanza dell’opposizione canonica tra il carattere scritturale delle culture occidentali e la natura orale delle culture esotiche e quindi l’assenza correlativa, in quest’ultima, di qualsiasi ermeneutica”. In altre parole, i membri di una cosiddetta cultura orale si sentono analfabeti, analfabeti e vivono in un ambiente semiologicamente vuoto?

Spetta a Jack Goody di aver insistito sull’importanza della tradizione scritta, in particolare quella proveniente dalla civiltà arabo-musulmana – con tutto ciò che questo stesso contributo porta con sé da elementi greci, egiziani, sumeri, ecc. Sulle culture dell’Africa occidentale, come Bambara e Dogon, di solito presentate come isole pure di oralità e paganesimo.

Seguendo Jean-Luc Nancy, Rada Ivekovic si interroga sulla possibile esistenza di una via di mezzo tra traducibilità e intraducibilità, partendo dall’osservazione che se “la difficoltà di traduzione, la sua insufficienza, è una prova ” , essa condivide questa insufficienza e questa inadeguatezza con tutte le lingue e con tutte le lingue. A suo avviso, la traduzione è “la messa in contatto, l’aggrapparsi e il legame tra due (ognuno dei quali è plurale) che sarà trasformato in questo rapporto “. Di conseguenza, la traduzione non può differire dall’originale e ad esso corrisponde solo parzialmente. Non rende impossibile l’accesso all’originale, “lo rende altrimenti accessibile”. In breve, la traduzione “è creazione allo stesso modo dell’”originale”, ugualmente buona o nulla, ma indipendentemente”: la traduzione è possibile solo se l’”originale” e il traduttore si trasformano, e se il risultato – tradotto – coesiste con il suo “originale” differito e trasformato.

Vorremmo semplicemente concludere qui – molto provvisoriamente – sottolineando che, mentre non c’è dubbio sulla disuguaglianza linguistica (tra lingue dominanti e lingue dominate), che si riferisce ampiamente alla disuguaglianza tra paesi dominanti e paesi dominati, e sul fatto che la traduzione è una questione essenziale nelle lotte per la legittimità simbolica, culturale e letteraria di una lingua e di un paese, è tuttavia vero che la traduzione contribuisce, in modo più o meno decisivo a seconda dei casi, a trasformare, incorporando vari elementi, la lingua della traduzione e la lingua dell’”originale”.

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Specchio dell’evoluzione della cultura europea trapianto di una cultura costituzionale
Le cose si complicano quando si tratta di trasporre nei paesi ex coloniali le strutture costituzionali e politiche ereditate dal potere coloniale. Il trapianto di una cultura costituzionale non è ovvio, tale è l’essenza dell’argomento di Ranabir Samaddar, suggerito dai costumi politici e sociali del libro testamentario di Rabindranath Tagore del 1940, La crisi della civiltà.

Alla luce di diversi studi recenti sulla storia della guerra e della pace in Asia, R. Samaddar fa una pessimistica osservazione dell’essenzialismo costituzionalista applicato alle ex colonie, che considera incapace di “inglobare il mondo non bianco nei suoi schemi di pensiero”. In breve, egli ritiene che, se una costituzione fornisce servizi, « non è mai la sede principale del dialogo, semplicemente perché non codifica quello che viene chiamato “potere sovrano” ». E per invocare di conseguenza misure radicali, “poiché, fin dall’inizio, le costituzioni non sono state in grado di definire chi sono gli stranieri, dobbiamo compiere questo compito smantellando queste costituzioni”!

Tradurre le Mille e una notte
La traduzione di opere letterarie obbedisce a simili leggi operative, anche se, nel caso della traduzione delle Mille e una notte, le difficoltà, sia complesse che specifiche, “possono essere meno una questione di “testo” che di “fenomeno letterario”, come ammette Richard von Leeuven in ” tradurre scheherazade”. Tuttavia, resta vero che dalla traduzione di Antoine Galland nel XVIII secolo – la prima versione europea della collezione – “gli europei si sono “appropriati” Le Mille e una notte e le hanno adattate ai propri gusti”. Non solo sarà necessario attendere la fine del XX secolo per poter tracciare un quadro esaustivo dei vari testi – il manoscritto che Galland aveva acquisito conteneva solo 281 Notti – ma la complessità della genesi delle Mille e una notte rimane un formidabile ostacolo per il traduttore moderno, che non ha ancora un testo di riferimento universalmente accettato: esistono molte traduzioni europee, alcune basate su testi arabi, altre solo in lingue occidentali!

Le Mille e una notte di Galland è stata all’origine di una moda orientale duratura nella letteratura europea, ma questa traduzione, come “ogni traduzione successiva, riflette sia le tendenze e i gusti del suo tempo, sia lo spirito del suo traduttore“. Queste diverse interpretazioni, per lo più fortemente influenzate dai loro traduttori, rappresentano quindi uno specchio dell’evoluzione della cultura europea e degli approcci alla letteratura, alla traduzione e all’Oriente. Nel complesso, hanno avuto un’immensa influenza sia sulla letteratura europea che sulle concezioni europee del mondo arabo. In altre parole, hanno partecipato alla costruzione dell’orientalismo mentre esprimevano le ossessioni del loro tempo.

Le immagini che hanno dato del mondo arabo – immagini distorte per coincidere con gli interessi dell’Europa nel mondo e per confermarlo nell’idea della sua superiorità culturale – hanno a loro volta suscitato le accuse di molti studiosi arabi di travisare la loro civiltà dotando l’Oriente di una serie di stereotipi a sostegno di una politica espansionistica e oppressiva. Questa è la prova che una traduzione – che si tratti delle Mille e una notte o di qualsiasi altra opera letteraria non occidentale – “non è un’impresa puramente artistica o letteraria; ha anche connotazioni politiche”.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

Lo sfruttamento delle culture non europee
Lo stesso vale per la costruzione dell’Europa. In pratica, la diversità culturale europea è spesso il modo elegante per riconoscere tutto ciò che separa gli europei in termini di memorie, riferimenti e sistemi simbolici. Tuttavia, la posta in gioco è alta. Avere come orizzonte un’integrazione economica e la nascita di una nuova forma politica accompagnata da una messa in comune delle diverse culture che rispetta le singolarità e tuttavia produce progetti comuni costituisce una radicale innovazione storica.

La sfida è dunque la seguente: o si gioca sulle differenze e si rimane necessariamente nel quadro di una diversità culturale riservata alle élite, in quanto è vero che “queste identità sono al tempo stesso oggetto di fede e di fedeltà, e [.....] in quanto tali [....] costituiscono resistenza e [....] alimentano un’ambiguità”. O consideriamo che il punto comune delle diverse culture europee risiede “nel modo in cui hanno avuto, simultaneamente, ma comunemente, di relazionarsi con il resto del mondo”.

In altre parole, l’Europa è stata realizzata attraverso lo sfruttamento (appropriazione, saccheggio, distruzione) di culture non europee, la loro importazione/imposizione/incorporazione nella cultura europea, in particolare attraverso imprese coloniali e la traduzione di importanti opere letterarie non europee in una o l’altra lingua europea : Così, le traduzioni dei racconti delle Mille e una notte sono diventate parte integrante della cultura europea, “anche nel modo in cui hanno saputo tradire, troncare, distorcere o censurare il testo, non solo in quanto tale, ma anche attraverso le tante opere, letterarie, musicali,  pittoriche, cinematografiche, alle quali hanno dato origine”. Questa negazione dell’opera o cultura originale era già stata denunciata nel 1943 da Simone Weil, va ricordato, in un testo intitolato « À propos de la question coloniale dans ses rapports avec le destin du peuple français. »

Come risultato di questo processo storico, i paesi occidentali sono stati a lungo confrontati – in realtà – con la questione di come trattare le loro minoranze culturali. Questo vale naturalmente per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania o la Francia. Ma questo vale anche per l’Europa centrale : Ricordiamo, come ci invita a fare il filosofo croato Nenad Miscevic´, la terribile guerra che, durante l’ultimo decennio del XX secolo, ha distrutto e dislocato l’ex Repubblica Jugoslava. Miscevic´ tuttavia supplica per quella che chiama “intertraduzione”, che si basa sul fatto che la lingua dei serbi, croati e bosniaci è “più o meno comune”. Questa intertraduzione sarebbe, a suo avviso, un potente strumento per combattere ciò che minaccia di accadere oggi in questa regione: una profonda ignoranza per le generazioni future del passato e della storia di questi popoli. In breve, “la traduzione interculturale è essenziale per la stabilità e quindi indispensabile per l’ordine democratico europeo”.

Più in generale, se vogliamo compiere progressi verso l’integrazione europea, dobbiamo tenere conto dell’attuale diversità etno-culturale della maggior parte degli Stati europei per attuare misure politiche adeguate che richiedono un forte sostegno istituzionale per l’interazione e la comunicazione interculturale.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

L’invariabilità della cultura
Lévi-Strauss ritiene che: “La cultura può essere considerata come un insieme di sistemi simbolici, in primo piano dei quali la lingua, le regole matrimoniali, i rapporti economici, l’arte, la scienza e la religione. Tutti questi sistemi mirano ad esprimere alcuni aspetti della realtà fisica e sociale e, a maggior ragione, le relazioni che questi due tipi di realtà hanno tra loro e che i sistemi simbolici stessi hanno tra loro. » Questo è il fondamento dell’antropologia strutturale, la cui ambizione è quella di identificare e indicizzare le “invarianti” o “universali”, cioè quei materiali culturali che sono sempre identici da una cultura all’altra. Lévi-Strauss prenderà in prestito quattro idee essenziali da Ruth Benedict (la cui eredità appare chiaramente in Tristes Tropiques).

In primo luogo, le diverse culture sono definite da un certo modello (pattern). In secondo luogo, vi è un numero limitato di possibili tipi di culture. In terzo luogo, lo studio delle società “primitive” è il metodo migliore per determinare le possibili combinazioni tra elementi culturali. In quarto luogo, queste combinazioni possono essere studiate in se stesse, indipendentemente dagli individui che appartengono al gruppo per i quali rimangono inconsci. Lévi-Strauss è quindi in un certo senso l’erede dell’antropologia culturale americana, ma se ne distingue cercando di andare oltre l’approccio particolarista alle culture : Al di là dello studio delle variazioni culturali, si propone di analizzare l’invariabilità della cultura. Per lui, culture particolari non possono essere comprese senza riferimento alla Cultura, il “capitale comune” dell’umanità da cui attingere per sviluppare i loro modelli specifici.

Ma non basta proclamare che “l’umanità (o l’Occidente, o l’Europa, o l’Islam, ecc.) è forte nella sua diversità”. Secondo Bruce Robbins, la domanda fondamentale deve essere posta nei seguenti termini: “Se, nel bene e nel male, Huntington condivide con i suoi oppositori una valutazione positiva della diversità culturale, con quale logica passa dal rispetto delle culture inviolabili alla difesa degli interessi americani e, d’altra parte, i suoi oppositori potranno rinnegare questa logica? Per noi, che rispettiamo la cultura ma rifiutiamo di dare priorità agli interessi degli Stati Uniti (o di un’altra cultura, a seconda dei casi), è questa una via che possiamo evitare? »

La sfida è quella di “costruire un consenso che non si basa su un vago concetto di essenza umana predeterminata, ma è il risultato attivo del dialogo e della lotta. È anche la sfida della cultura stessa, che non deve avere paura di aprirsi per rivelare (e mettere in discussione) il suo carattere universale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La traduzione come negoziazione delle differenze una questione di civiltà
Di conseguenza, l’approccio ci invita a considerare la traduzione come una negoziazione delle differenze, e non più come un’opposizione tra l’universale e il locale. Lavorare sulla traduzione delle culture significa non solo chiedersi cosa si traduce, perché si traduce, come si traduce , ma anche interrogarsi sulle narrazioni contemporanee dell’intraducibile e, così facendo, mettere in discussione il tema dell’incompatibile, quello dell’originale/originale e della traduzione/traduzione tradimento. In breve, tradurre significa pensare alla cultura come rapporto tra le culture. Per questo motivo non si può parlare di una cultura omogenea. Le differenze sono presenti all’interno della stessa cultura e tra le culture, così come all’interno della stessa lingua e tra le lingue. Tradurre tra le culture è quindi una sfida di civiltà, soprattutto nell’attuale contesto ideologico, che fa del riferimento alla “guerra di civiltà” il discorso dominante ed implicito ovunque. Più che mai, è necessario pensare ai divari tra cultura e civiltà, tra alterità e chiusura. Né dobbiamo trascurare i vari fattori inevitabili e la questione in sospeso dell’incompatibilità, il diverso, l’intraducibile, tanti fattori di guerra piuttosto che di pace.

Si tratta infatti di rispondere a un paradosso che può essere così formulato: è proprio perché non esiste un fondo culturale comune, legato agli stessi valori religiosi, alla stessa filosofia della libertà individuale, allo stesso modello di razionalità e all’adesione agli stessi valori democratici, che la traduzione interculturale ha tanta difficoltà ad essere realizzata. Ognuno sa che, al di là di questo innegabile fondo culturale comune dell’umanità caro a Claude Lévi-Strauss, si ricade rapidamente sulle differenze, per non dire sugli antagonismi che spiegano non solo la recente storia violenta segnata dall’attacco alle Torri gemelle e al Pentagono dell’11 settembre 2001 – e che nei mesi successivi ad una rinnovata seduzione delle controverse tesi di Samuel Huntington sullo scontro di civiltà – ma anche la più antica storia del colonialismo.

Terza parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Tradurre o l’incontro tra culture

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Impegnarsi a “cercare verso la civiltà le possibili vie di un ritorno alla politica, che la maggior parte delle società contemporanee sono venute a mancare, denunciare l’essenzializzazione delle culture, l’etnicizzazione e la comunitarizzazione della politica”. […], non si tratta forse di un obiettivo mobilitante per un’ambizione profondamente umanistica? La traduzione è una delle condizioni (necessarie ma non sufficienti) per superare il discorso identitario. Essa offre anche opportunità di confronto tra diverse realtà culturali e solleva una serie di questioni relative sia al funzionamento dei settori della produzione culturale che agli scambi  internazionali, questioni che troppo spesso vengono discusse oggi solo dal punto di vista della “globalizzazione” o ” mondializzazione”. Da qui l’interesse euristico di aprire “un nuovo campo teorico nella sua trasversalità e modalità di applicazione [.....] per sviluppare una valida alternativa alle nozioni superate di “dialogo delle culture” o multiculturalità”. Abbiamo ora un insieme di riflessioni stimolanti che seguono approcci simili, come gli studi di traduzione e, soprattutto, gli studi sui processi di “trasferimento culturale”.

Come sottolineano Johan Helbron e Gisèle Shapiro: “Il campo di ricerca degli studi di traduzione, che è stato istituito a partire dagli anni ’70 in alcuni piccoli paesi, spesso multilingue (Israele, Belgio, Paesi Bassi), è diventato, almeno in alcuni luoghi, una specialità a sé stante, con le sue cattedre, l’insegnamento, i manuali e le riviste specializzate. Questo lavoro rappresenta un cambiamento nell’approccio adottato. Invece di comprendere le traduzioni solo o principalmente in relazione a un testo originale, un testo di partenza o una lingua di partenza, e di identificare attentamente le deviazioni la cui rilevanza dovrebbe poi essere determinata, gli studi di traduzione si sono sempre più concentrati su questioni che riguardano il funzionamento delle traduzioni nei loro contesti di produzione e di ricezione, cioè nella cultura di destinazione. È questa stessa questione del rapporto tra i contesti di produzione e di accoglienza che sta alla base degli approcci in termini di “trasferimento culturale”, che mettono in discussione anche gli attori di questi scambi, istituzioni e individui, e la loro inclusione nei rapporti politico-culturali tra i paesi studiati. »

Seconda parte di questo articolo >

Fonte : Articolo scritto da Jean-François Hersent e pubblicato nel giugno 2003 sul sito BBF (Bulletin des Bibliotèques de France)

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Seconda parte di questo articolo

Casa Lannister: 蘭尼斯特家族 Lán nísī tè jiāzú

Motto

Hear me roar! Udite il mio ruggito! 听我怒吼 Tīng wǒ nùhǒu

La nobile e orgogliosa Casata di Castel Granito, il cui emblema è un leone dorato in campo rosso, si fregia del motto “Hear me roar!”. La traduzione italiana ha modificato il verbo “roar” sostituendolo con il sostantivo “ruggito”, anziché con il verbo “ruggire”. La sostituzione della categoria grammaticale, però, non influisce sul valore semantico. La traduzione cinese sembra comportarsi in modo identico e ancora una volta mantiene la struttura del chengyu a quattro caratteri.

Casa Targaryen 坦格利安家族 Tǎn gé lì’ān jiāzú

Motto

Fire and Blood Fuoco e sangue 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán

I Targaryen, signori dei draghi, uniscono fuoco e sangue nel proprio motto. In italiano viene tradotto alla lettera senza creare alcuna difficoltà strutturale. In cinese, viene ricreata la struttura a quattro caratteri nel motto 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán. Il primo carattere (血) è il “sangue”, il secondo (火) il “fuoco”, mentre gli ultimi due (同源) indicano “un’origine comune”. Una possibile traduzione potrebbe quindi essere: “fuoco e sangue hanno la stessa origine”. Non è dunque una traduzione strettamente letterale, ma consta di un’aggiunta che spiega meglio il motto originale. Il fuoco e il sangue derivano infatti entrambi dai draghi, animali fantastici associati alla Casa Targaryen, impiegati nelle guerre di conquista come arma devastante.

Dai tre esempi, estrapolati da uno studio analitico molto più corposo, si evince come la principale tendenza dei traduttori cinesi sia quella dell’addomesticamento. La versione cinese, quindi, tende una mano amica ai propri lettori, vestita di familiarità e adornata di tradizione, pur mantenendosi fedele all’intento dello scrittore.

Di esempi da citare e studi da riportare ce ne sarebbero molti altri per cui, nell’immenso mare della ricerca incentrata sulle strategie traduttive di questo popolo orientale, il presente articolo non è che una goccia trovata tra Delta delle Acque e il Mare Stretto.

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Prima parte di questo articolo

La traduzione dei motti delle Grandi Case, con espressioni per lo più a quattro caratteri, dimostra la tendenza largamente diffusa in Cina all’addomesticamento.

Termine coniato da Lawrence Venuti, l’addomesticamento è la strategia opposta allo straniamento. “Addomesticare” un testo straniero consiste nel tradurlo in un modo fluido e trasparente che tende a cancellare l’estraneità del testo fonte e a renderlo conforme alla necessità e ai valori del pubblico d’arrivo. Rievocando Schleiermacher (1813), “Il traduttore lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove incontro lo scrittore”. Fenomeno contrario è invece quello dello straniamento per cui “il traduttore lascia l’autore in pace il più possibile e conduce il lettore verso di lui”. Il lettore viene quindi avvicinato a contenuti non familiari ed esotici e viene meno l’invisibilità del traduttore. Teorizzata da Venuti, l’invisibilità è prodotta dal modo in cui i traduttori tendono a tradurre in maniera scorrevole verso la lingua target allo scopo di produrre un testo d’arrivo idiomatico e leggibile che crei l’illusione della trasparenza. Nella lingua d’arrivo, il testo viene quindi letto non come una traduzione, ma come se fosse l’originale. L’atto della traduzione viene celato. L’addomesticamento rende invisibile il traduttore mentre lo straniamento (anche chiamato resistenza da Venuti) lo rende visibile.

Alcuni esempi di traduzione dei motti delle Grandi Case del Trono di Spade rendono evidente la tendenza cinese all’invisibilità, proponendo strutture linguistiche culturalmente vicine ai propri lettori:

Casa Stark: 史塔克家族 Shǐ tǎ kè jiāzú

Motto:

Winter is coming L’inverno sta arrivando 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì

Il motto di casa Stark esprime un monito. I membri della nobile casa del Nord non vantano le proprie qualità ma, rispecchiando la propria indole seria, valorosa, forte e temprata dal gelido clima settentrionale, esprimono un avvertimento nel proprio motto. L’arrivo dell’inverno è legato all’approssimarsi di un periodo di caos, sconvolgimenti politici, carestie e difficoltà economiche. Il motto originale, in inglese, è asciutto e diretto e in italiano viene tradotto alla lettera. In cinese, la frase a quattro caratteri 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì, consta di una piccola aggiunta probabilmente apportata perché i caratteri raggiungessero il numero quattro. 凛 infatti, vuol dire “freddo”. La traduzione letterale potrebbe allora essere: “il freddo inverno sta arrivando”. La particella 将 indica l’approssimarsi di un evento futuro e rispecchia quindi il tempo verbale del motto originale.

Terza parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

I motti delle Grandi Case, le cui vicende sono narrate nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, saga fantasy scaturita dal genio letterario di George R.R. Martin, sono stati creati in modo da risultare suggestivi e d’impatto. Sono inoltre carichi di valore semantico che lascia trasparire le peculiari caratteristiche di cui si fregia ogni casato. Frasi brevi, incisive, dense di significato, che vanno analizzate nel dettaglio per essere comprese appieno. Dietro ogni motto si nasconde la storia delle sue origini.

Il motto dei Targaryen (“fuoco e sangue” / “fire and blood”), ad esempio, si riferisce alla grande guerra di Aegon il Conquistatore che lasciò sul campo il sangue di numerosi nemici divorati dal fuoco dei suoi draghi. Racconta un’antica storia anche il motto di Casa Martell: “mai inchinati, mai piegati, mai spezzati” (“unbowed, unbent, unbroken”). I Dorniani furono infatti gli unici a non piegarsi davanti alla potenza dei Targaryen e, piuttosto che sottomettersi alla conquista, accettarono un’unione matrimoniale tra il principe erede al trono, Rhaegar Targaryen, e la principessa Elia Martell. Altrettanto emblematico è il motto di Casa Greyjoy: “noi non seminiamo” (“we do not sow”). Parole apparentemente poco evocative, racchiudono invece la vera natura degli abitanti delle Isole di Ferro. Pirati, predoni, dediti al saccheggio e allo stupro, non seminano perché l’agricoltura non rientra nel loro stile di vita. Le aspre sporgenze rocciose, bagnate dal mare, hanno forgiato gli uomini di ferro plasmandone la vita e le abitudini sociali. Il motto dei signori di Pyke dunque, riflette e riassume le caratteristiche del proprio popolo.

I traduttori cinesi che a partire dal primo romanzo hanno seguito il progetto, Tan Guanglei e Qu Chang (谭光磊, 屈畅), dovevano quindi coniare espressioni brevi, dense di significato, dal sapore arcaico e che riecheggiassero uno stile epico. Si sono dunque avvalsi di arcaismi linguistici, dove possibile, ed è inoltre evidente il tentativo di traduzione volto a racchiudere i motti in soli quattro caratteri. Scelta che deriva dalla tradizione letteraria cinese ed è dovuta all’esistenza dei cosiddetti chengyu (成语, chéngyǔ) o frasi a quattro caratteri. Espressioni idiomatiche del cinese classico, i chengyu racchiudono solitamente un significato comprensibile solo conoscendo il mito, la leggenda, la storia a cui sono collegati. Visto che non rispondono alla normale struttura sintattica del cinese moderno, ma sono molto più sintetici, è spesso necessario conoscere il contesto in cui sono nati per poterli comprendere correttamente. I cinesi ne fanno largo utilizzo sia nella lingua scritta che in quella parlata, conoscere e padroneggiare i chengyu è ritenuto segno di cultura e riflette l’intramontabile amore e rispetto per gli antichi, tipico della cultura orientale.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

La denuncia della Crusca (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

A colpo d’occhio | Uso e disuso della lingua inglese ad opera degli italiani

In Italia si usano sempre più termini anglosassoni nella vita di tutti i giorni, anche quando esiste un equivalente nostrano perfettamente accettabile.

Molti di questi provengono dal mondo degli affari e della tecnologia, come “strategy”, “meeting”, “spending review”, “jobs act” e “budget”. Ma il significato di alcuni viene storpiato quasi al di là dell’immediato riconoscimento.

Ecco alcuni esempi di termini infiltrati nella lingua italiana che hanno stranamente mutato il loro significato originale:

“Smoking”– usato per indicare un abito maschile formale o da sera
“Water”– usato per indicare un gabinetto o un lavabo
“Sexy shop” – al posto di sex shop
“Pullman” – per indicare un autobus
Footing”–interpretato come jogging o corsa
“Lifting”– per indicare un’operazione chirurgica al viso
“Mister” – usato per definire un allenatore di calcio
“Outing”– l’atto di dichiararsi omosessuale
“Big” – per definire un alto dirigente politico o aziendale
“Baby gang”– non un gruppo di neonati, ma una banda di giovani delinquenti, vandali o criminali

I termini ibridi nati da un italiano inglesizzato stanno emergendo con sempre più frequenza. Un esempio lampante di questa bizzarra attitudine linguistica è il verbo chattare, un termine inventato di sana pianta e preso dal corrispettivo in inglese“to chat”, che ha scavalcato così l’equivalente in italiano, cioè il verbo chiacchierare.

Molti dei nuovi anglicismi sono legati al mondo di Internet – per esempio, dall’inglese “to post” si ricava un altro ibrido storpiato, da cui emerge il termine “postare”, cioè pubblicare un commento o una foto. Poi ancora abbiamo: “mouse”, per indicare l’aggeggio che guida il cursore, “selfie”, “spread”, “car sharing”, “e-book” e “spending review”.

“Se continuiamo così, l’italiano sarà svanito nell’anno 2300. Al suo posto parleremo solo l’inglese”, ha dichiarato il professor Marazzini al quotidiano La Stampa.

I giovani italiani lottano per padroneggiare l’uso del congiuntivo – la forma del verbo che suggerisce che qualcosa potrebbe accadere – e alcuni lo stanno abbandonando del tutto.

Persino il tempo futuro è stato sostituito dal tempo presente. “I giovani, in particolare, tendono ora più che mai a dire  ‘Domani vengo a casa tua’  piuttosto che  ‘Domani verrò a casa tua’ ” – dice il professor Marazzini.

Un politico di alto profilo, indicato come futuro primo ministro, è stato ampiamente deriso pochi giorni fa per non aver afferrato la forma corretta del congiuntivo in un tweet scritto da lui.

Luigi Di Maio, una stella nascente all’interno del Movimento alternativo dei Cinque Stelle, ha sbagliato non solo una volta, ma tre, e ha dovuto ripetutamente correggersi nei messaggi successivi su Twitter e Facebook. In un post sulla sicurezza informatica, è inciampato più volte sul verbo “spiare”.

“Guarda, ti pagherò il doposcuola per prendere lezioni di grammatica settimanali  – gli ha scritto un altro utente – ma ti prego, basta!”

Fonte: Articolo scritto da Nick Squires e pubblicato il 17 gennaio 2017 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

La denuncia della Crusca

 Categoria: Le lingue

L’Accademia della Crusca denuncia: la lingua italiana è sotto assalto dal crescente numero di anglicismi, l’uso sconsiderato dei verbi ed un lessico impoverito.

Secondo il più illustre istituto linguistico del paese, l’italiano è messo in pericolo da un’ondata crescente di parole inglesi, l’abbandono dei tempi verbali e l’uso di un vocabolario sempre più ristretto, rischiando addirittura l’estinzione.

La nobile lingua di Dante e del Petrarca procede dunque verso un inesorabile involgarimento, man mano che i giovani rinunciano ad esprimersi attraverso i tempi del congiuntivo e del futuro, seminando piuttosto un linguaggio quotidiano alquanto semplicistico condito di anglicismi, anche dove ci sono alternative perfettamente adeguate nella loro lingua madre; è quello che afferma l’Accademia della Crusca, l’antica istituzione che custodisce la purezza dell’idioma italico.

“C’è stato un grande aumento nel numero di parole ed espressioni straniere e la tendenza continuerà, soprattutto con le parole inglesi”, ha dichiarato il professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia, fondata a Firenze nel 1582. “Ci stiamo dirigendo verso un italiano molto scarso. ”

Migliaia di parole sono a rischio di estinzione perché non vengono più utilizzate nel discorso quotidiano, afferma il professore. Tra queste includiamo: “accolito” (attendente, tirapiedi), “maliardo” (stregato), “tremebondo” (tremulo, tremante), “zufolare” (fischiare), e “abbindolare” (prendere in giro, farsi prendere per il naso).

Nel momento in cui gli italiani usano la parola “location”, stanno effettivamente uccidendo tre equivalenti nella loro lingua allo stesso modo efficaci, come luogo, sito e posto.

Quando il governo istituì una mezza dozzina di centri di accoglienza nel sud Italia per accogliere le decine di migliaia di migranti che fluivano attraverso il Mediterraneo dalla Libia, li chiamò “hot spots” invece di usare il termine italiano “centro d’accoglienza” – una decisione che è stata criticata dall’Accademia della Crusca.

Gli italiani sono stati più inclini ad adottare parole ed espressioni straniere, forse perché il paese fu fondato solo nel 1861 e il senso di nazionalità e orgoglio nazionale è inferiore a quello della Francia o della Spagna, ci fa sapere l’Accademia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nick Squires e pubblicato il 17 gennaio 2017 sul sito del Telegraph

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

Consigli per traduttori editoriali (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Consiglio 3: partecipa a un campo estivo
Ci sono diverse scuole estive di traduzione letteraria dove puoi affinare le tue capacità e ottenere dei contatti utili. Il Regno Unito sembra essere un focolaio per questo tipo di cose. Il British Centre for LiteraryTranslation ne organizza uno (pieno per quest’anno, ma ricontrolla per i prossimi anni), e la City University of Londonne offre un altro. La nota traduttrice editoriale dallo spagnolo all’inglese Lisa Carter ha una lista di eventi di traduzione letteraria del 2016 sul suo sito, ma molti di questi programmi saranno probabilmente riproposti nel 2017.

Consiglio 4: traduci un libro di pubblico dominio e pubblicalo indipendentemente
Se non ti va di sbattere la testa contro il muro dell’editoria tradizionale, fai da te. Siti come Project Gutenberg hanno un sacco di libri in tante lingue diverse, tutti di pubblico dominio. Potresti iniziare traducendo uno di questi libri per pubblicarlo su un blog, farci un e-book o stamparlo su richiesta. Ma assicurati che il libro in questione sia davvero di pubblico dominio, prima di pubblicarlo.

Consiglio 5: scegli il metodo tradizionale e preparati a un lungo cammino
Essere pubblicato da un editore classico è impegnativo, ma tutt’altro che impossibile. Se senti che il tuo autore preferito della tua lingua d’origine debba assolutamente essere tradotto nella tua lingua di destinazione, e che quella traduzione debba essere assolutamente pubblicata da un editore tradizionale, non farti buttare giù da chi ti dice che non puoi. Cerca la lista degli editori di traduzioni sul sito del PEN e mettiti a lavoro.

Consiglio bonus: fai pace con l’aspetto finanziario della traduzione editoriale
Se ti occupi principalmente o esclusivamente di traduzioni commerciali, sarai abituato a seguire il denaro e a puntare ai mercati che pagano di più, tuttavia è difficile che questa caccia ti porti alla traduzione editoriale. Ma finché il resto del tuo lavoro è solido finanziariamente, va bene dedicarsi anche ad un progetto per passione, che può mantenere alta la tua motivazione mentre ti occupi del resto. Ciò non significa che non ci siano traduttori editoriali che non guadagnano bene, sicuramente ce ne sono. Ma così come ci sono solo pochi scrittori dilettanti che riescono a vivere grazie alla scrittura, molti traduttori devono integrare la traduzione letteraria con le traduzioni commerciali.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Giulia Loiodice
Traduttrice DE, EN > IT
Berlino, Germania

Consigli per traduttori editoriali

 Categoria: Traduttori freelance

È il periodo dei premi letterari, quel momento dell’anno in cui tanti di noi ammirano, o addirittura invidiano, colleghi come Tess Lewis (vincitrice del PEN Translation Prize per la sua traduzione dal tedesco all’inglese del romanzo “L’angelo dell’oblio” di Maja Haderlap) o Jessica Cohen (vincitrice del Man Booker International Prize per la sua traduzione dall’ebraico all’inglese di “Applausi a scena vuota” di David Grossman). Molti di noi si sono innamorati della traduzione proprio grazie alla traduzione letteraria. Un esempio di questo fenomeno, misto ad arroganza adolescenziale, è la mia traduzione del poema “Ofelia” di Arthur Rimbaud, con conseguente lettura in pubblico, come progetto finale per il mio corso su Shakespeare al liceo nel 1989… a proposito di palesi turbe adolescenziali.Se, per fortuna, quella traduzione è finita in qualche cassonetto della spazzatura del New Jersey, molti di noi sognano tuttora di tradurre libri, per portare alla luce i nostri autori preferiti nella nostra lingua di destinazione o per tanti altri motivi.

La traduzione editoriale è un settore tosto
La maggior parte degli editori difficilmente puntasu un autore sconosciuto o un traduttore inedito, la traduzione editoriale può essere più un atto d’amore che un impiego redditizio, e la strada per ottenere un contratto è spesso più frastagliata di quella per ottenere un progetto di traduzione commerciale. Però è possibile. Il primissimo libro tradotto dalla traduttrice dal francese all’inglese Sandra Smith è stato il best seller “Suite francese”, che ha vinto il premio PEN ed è stato selezionato come libro dell’anno del Times of London. Quindi, cosa deve fare un traduttore editoriale insoddisfatto? Ecco alcune dritte!

Consiglio 1: inizia con i periodici
Se non hai mai tradotto un libro prima, i periodici sono il posto perfetto da cui iniziare. Prova a farti pubblicare un racconto o un estratto (ma prima assicurati di avere il permesso da chi detiene i diritti di traduzione, prima che il tuo trionfo editoriale si trasformi in una violazione del copyright). Il sito della PEN ha una lunga lista di periodici che cercano traduttori. Cerca le loro linee guida e inizia da lì.

Consiglio 2: cerca risorse disponibili per la tua lingua
Molti paesi, oltre agli Stati Uniti, supportano attivamente le traduzioni editoriali. C’è la French Publishers’ Agency, che si occupa di diritti di traduzione in inglese per libri scritti in francese. Per il tedesco, c’è la Frankfurt Book Fair New York, e sono sicura che ci siano organizzazioni simili anche per altre lingue.

Seconda parte di questo articolo>

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Giulia Loiodice
Traduttrice DE, EN > IT
Berlino, Germania

La linea sottile del bilinguismo

 Categoria: Le lingue

Il “dilemma” di cui vi parlerò oggi appartiene principalmente a chi, come me, va via dal suo paese, con l’illusione di riuscire a sentirsi come a casa anche nel paese al quale sta emigrando. Lo affronto fra traduttori perché mi è capitato di sentirmi dire che i madrelingua che vivono in un altro paese tendono a dimenticarsi la loro lingua e quindi smettono di essere bravi a scrivere, il che a me sembra assurdo e contraddittorio.

L’italiano non è la mia lingua madre, di fatto l’ho imparato dopo i 20 anni e non è che non parli o usi lo spagnolo, ci lavoro tutti i giorni scrivendo e pensando in spagnolo, ma quando devo scrivere qualche appunto, qualche pensiero veloce uso irrimediabilmente l’italiano.

Ho capito che avevo fatto mia questa bellissima lingua quando ho cominciato a sognare in italiano.

Il processo di apprendimento delle lingue ha diversi step, anche dal punto di vista accademico. In sintesi, prima cerchi di riconoscere le lettere e i suoni in quella lingua, poi impari a leggerli, a capirli, ma ancora non riesci a parlare. Poi cominci a parlare facendo un ponte immaginario nel cervello da una parola nella tua lingua a quella corrispondente nella lingua di destino, poi invece cominciano a venire in automatico le parole senza dover passare per la tua lingua e lì riesci anche ad articolare un discorso lungo e profondo. Ma secondo me c’è un passo in più, quello in cui ti senti talmente comodo che “preferisci” sognare in quella lingua.

Vi ricordate Antonio Tabucchi? Lui amava il portoghese, lo amava così tanto che alcuni libri ha preferito scriverli direttamente in portoghese, perché, come me, e tanti altri, ha fatto sua una lingua che non conosceva dalla nascita ma che ha studiato, vissuto e l’ha fatto innamorare.

È qui dove voglio arrivare. Non possiamo chiamarci bilingue se rispettiamo chiaramente il concetto di bilinguismo, ma abbiamo fatto nostra un’altra lingua senza abbandonare la nostra lingua madre e, a mio avviso, il fatto di aver incorporato così profondamente quella nuova lingua non fa che parlare bene di noi e della nostra capacità di linguaggio e di apprendimento.

Autrice dell’articolo
Lourdes Miranda
Traduttrice e Localizzatrice
Assisi