La traduzione di contenuti turistici (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Attirare l’attenzione mantenendo l’identità del marchio
Anche quando un’azienda opta per la traduzione umana al posto della traduzione automatica, molti traduttori traducono comunque il testo in maniera troppo letterale, rendendolo meno scorrevole e efficace dell’originale. Poco tempo fa, ho notato questo messaggio su un cartello in un hotel:

As every action matters, this hotel propose you to reuse your towels and thus acting in favour of positive hospitality.

Questi toni rispecchiano chiaramente una specifica strategia di brand di questo hotel, nella lingua francese. Ma non è stato tradotto molto bene, dimostrando che è anche responsabilità dell’azienda condividere la propria visione con i traduttori e, allo stesso modo, il traduttore ha la responsabilità di chiedere all’azienda quali sono i toni da utilizzare. E non abbiate paura di allontanarvi dal testo ed essere creativi, se è quello che richiede. Lo scopo della maggior parte dei testi per il turismo è spingere la gente a viaggiare, quindi il linguaggio utilizzato dev’essere vivido ed esclusivo.

Non poter vedere quello che si descrive
A volte è sorprendentemente difficile descrivere un posto in cui non si è stati, perché non si vogliono dare false informazioni. Mi è capitato spesso che il testo da tradurre non fosse molto chiaro riguardo un punto di riferimento, per esempio in un sentiero di montagna. Anzi, proprio l’altro giorno, una collega ha avuto difficoltà a tradurre un testo turistico dal tedesco: il testo descrive la storia della cripta di una cattedrale, dopo inizia a parlare di uno spazio per la meditazione. Questo l’ha bloccata: i momenti di meditazione si svolgevano nella stessa cripta o nella cattedrale in generale? Nel primo caso sarebbe stato un po’ inquietante! I testi ambigui come questo richiedono un’ulteriore lavoro di approfondimento in entrambi lingue, come la lettura di guide turistiche o recensioni per trovare altre informazioni. Inoltre conviene sempre chiedere al cliente se può mandare delle foto insieme al testo per avere un’idea più chiara di cosa dire.

Concludendo, per tutti i punti precedenti, a volte basta più semplicemente chiedere al cliente un chiarimento piuttosto che sbagliarsi. Non abbiate paura di fare domande – bisogna incoraggiare la collaborazione. Dopotutto, il traduttore e l’azienda turistica stanno lavorando per lo stesso obiettivo, quello di creare un contenuto di grande effetto!

Fonte: Articolo scritto da Natalie Soper e pubblicato il 12 luglio 2017 su SDL Trados Blog

Traduzione a cura di:
Daniela Mannino
Traduttrice En, Es >It
Roma

La traduzione di contenuti turistici

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre per l’industria turistica può essere molto divertente. Non solo è un’opportunità per mettere alla prova la propria creatività nella scrittura, ma porta a scoperte interessanti di posti sperduti, di cui è inevitabile non prender nota per la prossima vacanza!
Molti traduttori esordienti fanno l’errore di pensare che il turismo sia una branca “semplice”, perché non presenta testi particolarmente tecnici e i progetti non sono lunghi come, ad esempio, per i testi letterari. Allo stesso modo, è raro che le aziende del settore turistico prendano in considerazione la possibilità di destinare un budget specifico per traduzioni professionali, credendo che i lori contenuti siano piuttosto immediati e niente che non possano risolvere con Google Translate. Oppure, scelgono traduzioni economiche, utilizzando siti di freelance come Fiverr o Upwork.

Ma in realtà, anche i testi turistici possono rivelarsi laboriosi e una traduzione qualitativamente scarsa può danneggiare l’immagine dell’azienda. Secondo una ricerca del 2013, l’82% dei britannici ci penserebbe due volte a rivolgersi ad un’azienda il cui sito è stato tradotto male in inglese, e gli strumenti di traduzione automatica come Google Translate non sono di grande aiuto: quando si utilizza questo servizio, Google classifica automaticamente i siti tradotti come “contenuti generati automaticamente” e peggiora il loro posizionamento nei risultati della ricerca.
Sebbene esistano diversi rami di traduzioni per il turismo, come hotel, voli, mangiare e bere, cultura e sport, presentano tutti delle idiosincrasie che richiedono ulteriori ricerche e delle soluzioni creative. Ecco alcuni esempi del perché la traduzione per il turismo non è così semplice come sembra…

Termini specifici di una cultura
Quasi sempre mi imbatto in cibi, eventi o luoghi che sono propri della destinazione di cui scrivo. Se, da un lato, il tentativo di tradurli porta a frasi senza senso e può causare una maggiore confusione, dall’altro lato, lasciarli nella lingua originale può comunque non essere sufficiente. Il posto in cui vivo, per esempio, è famoso per cibi tipicamente britannici come cream tea e Cornish pasties– ma provate a tradurli in un’altra lingua! In base allo scopo del testo, i traduttori potranno dover aggiungere una spiegazione aggiuntiva o una postilla e le aziende turistiche dovranno di conseguenza autorizzare l’aggiunta di testo nei materiali.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Natalie Soper e pubblicato il 12 luglio 2017 su SDL Trados Blog

Traduzione a cura di:
Daniela Mannino
Traduttrice En, Es >It
Roma

Non mettere “imparare lingua” sulla tua lista

 Categoria: Le lingue

Una lista di cose da fare è un metodo efficace per tenere traccia delle cose di cui hai bisogno, beh, di fare. È tutta una questione di organizzazione, ma non di produttività.
Quante volte hai rimandato “quella cosa”, come andare al centro di riciclaggio, aggiustare il rubinetto che perde, fare la rotazione dei pneumatici,  in fondo alla tua lista delle cose da fare? Non lasciare che lo studio della lingua straniera diventi “quella cosa”.

Ecco la soluzione: crea un programma, non una lista di cose da fare
La pianificazione ti obbliga a essere realistico. Quanto studio puoi effettivamente fare?
Il modo migliore per vedere quanto tempo puoi dedicare allo studio di una lingua straniera puoi farlo solo fermando il lavoro, le riunioni, gli appuntamenti e negandoti persino il tempo libero.
La pianificazione ti costringe anche a essere responsabile. Quanto sei davvero occupato? È difficile saltare lo studio quando hai pianificato in modo specifico il momento per farlo.
La pianificazione ti obbliga a concentrarti. Il multi-tasking e le distrazioni uccidono la produttività. Tuttavia, la pianificazione di tutte le cose che vuoi fare in un giorno ti consente di distribuirle e dedicarti completamente a ciascuna di esse.

Gestisci il tuo tempo libero, non solo il tuo tempo per lo studio
Un suggerimento per la pianificazione: non limitarti a riservarti alcune ore ogni settimana per lo studio delle lingue straniere. Programma qualunque cosa: lezioni di ginnastica, sonnellini, quell’importante appuntamento di venerdì, ecc. Da uno studio sulla gestione del tempo condotto dal Journal of Happiness Studies è emerso che programmare il tuo “tempo libero” può migliorare la qualità della vita.
Gestire il tuo tempo libero può migliorare la qualità del tempo trascorso, ma rivela anche molto sulla quantità di tempo che hai, in modo da poterlo di conseguenza pianificare. Stai studiando a brevi intervalli (noi consigliamo) o per diverse ore insieme? Non guardare un film spagnolo su Netflix se hai solo 20 minuti nel tuo programma; non sprecare il tempo con le flash card se ci devi lavorare per 2 ore.

Metti la lingua straniera in cima al tuo programma
Se il tuo programma è abbastanza rigido, cerca di dedicare alla lingua qualche momento di immersione ogni volta che puoi. Ma se hai una certa flessibilità, allora quando dovresti programmare il tempo per lo studio?
Secondo l’autrice Srinivas Rao, “le prime ora del giorno sono le più critiche, perché impostano il tono di come sarà il resto della tua giornata. Se trascorri le prime ore della giornata distratta da segnali, ronzii, notifiche e dopamina, il resto della giornata sarà più o meno lo stesso. D’altra parte, se trascorri le prime ore della giornata lavorando su quelle che consideri le tue priorità essenziali, quell’impulso si ripercuoterà”.
Programmare il tempo per lo studio nelle prime ore della tua giornata, come leggere un giornale nella lingua target o completare una lezione sulla piattaforma Transparent Language Online, non solo ti assicurerà di arrivare all’obbiettivo, ma soprattutto, ti dà il la per una giornata produttiva, cosicché avrai anche tutte le altre cose sul tuo programma.

Fonte: Articolo pubblicato l’8 novembre sul sito Transparent Language

Traduzione a cura di:
Annalisa Sblano
Traduttrice
Bari

6 motivi per non usare Google Translate

 Categoria: Strumenti di traduzione

Google Translate (GT) è stato lanciato nell’aprile 2006 come servizio statistico di traduzione automatica, che utilizzava documenti delle Nazioni Unite e del Parlamento europeo per raccogliere dati linguistici. Durante la traduzione, andava a cercare in questi documenti dei pattern che aiutassero a decidere quale fosse la traduzione migliore. Ad oggi l’applicazione include più di 100 lingue ed è in grado di tradurne 37 tramite immagine, 32 tramite voce e 27 tramite video in tempo reale. Notevole, se non fosse per i lati negativi.

È pur vero che questo strumento può essere utile durante un viaggio, quando si ha bisogno di capire,da una lingua straniera,le indicazioni su come raggiungere la stazione dei treni, ma la situazione è diversa quando un tuo cliente deve tradurre importanti documenti riservati o contenuti creativi, che presentano sottili sfumature e presuppongono una buona comprensione della lingua di origine. Se si tratta di contratti legali, bilanci, istruzioni sulle norme di conformità, documenti sanitari, studi farmaceutici o video di global branding, difficilmente GT sarà lo strumento adatto. Va sottolineato che le aziende potrebbero convincersi che sia più conveniente evitare di rivolgersi a un’agenzia di traduzione e approfittare invece del servizio gratuito, ignorando il fatto che Google raccoglie tutti i dati tradotti. Ciò è particolarmente rischioso quando si tratta di informazioni riservate.

6 motivi per non usare Google Translate
1. La traduzione automatica consente di risparmiare tempo e di ridurre i costi, ma le piattaforme di traduzione gratuite non sono l’ideale se si tratta di documenti importanti, riservati, o di contenuti creativi. I clienti potrebbero scegliere un’agenzia di traduzione, con la certezza che i propri documenti sarebbero al sicuro.
2. Si sa che gli strumenti di apprendimento e di traduzione automatici hanno dei bug. GT ora utilizza una combinazione di apprendimento automatico e aiuto di volontari in carne e ossa per rendere le traduzioni più accurate, ma la perfezione è ancora lontana. Le agenzie di traduzione hanno precisi standard di qualità che assicurano i migliori risultati.
3. Come ci fa notare The Guardian, se la versione inglese di The Girl from Ipanema fosse tradotta automaticamente da Google, Frank Sinatra canterebbe: “Girl in the golden body, sun from Ipanema, the it swung its more than a poem” (in italiano, Google Translate ci riporta: “Ragazza del corpo dorato del sole di Ipanema, la tua oscillazione è più che una poesia”, ndt), che chiaramente non ha molto senso. La letteratura, la musica e la poesia non sono così minacciate, poiché GT ancora non coglie le sfumature necessarie nella traduzione per trasmettere l’idea originale del testo.
4. Le traduzioni inverse con l’uso di GT non garantiscono un controllo sull’accuratezza della traduzione del contenuto.
5. L’uso di GT richiede una connessione a Internet.
6. Gli interpreti non possono utilizzare GT perché dovrebbero digitare tutto ciò che la gente dice durante riunioni e conferenze per riuscire a fornire una traduzione. Sarebbe un lavoro lungo, inefficace e impreciso.

Presumibilmente, con l’aumento del numero di volontari coinvolti nel lavoro di correzione e con un maggior numero di documenti nel database, questo strumento aumenterà l’accuratezza delle traduzioni, ma il contesto e le sfumature uniche della lingua saranno una sfida difficile da superare. Una macchina non ha senso dell’umorismo e non è ancora in grado di trovare le parole giuste per testi particolari. Sebbene la tecnologia avanzata stia modificando il nostro approccio nei confronti della traduzione, l’industria tradizionale per ora è al sicuro, perché GT non traduce valori culturali, apprezzati da quelle aziende che ci tengono ad arrivare al pubblico nel modo migliore e più naturale possibile.

Fonte: Articolo scritto da Donna Twose e pubblicato il 3 ottobre 2017 sul sito Gala

Traduzione a cura di:
Silvia Tamanini
Traduttrice EN IT IT NL IT IT
Trento

Traduzione ed intertestualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abbiamo già discusso di come esempi di intertestualità possano essere trovati in tutti i testi, sia letterari, politici o altrimenti, anche nelle conversazioni quotidiane. Menzionando una citazione da un libro o un riferimento ad un film o ad una pubblicità, ogni volta che comunichiamo generiamo milioni di connessioni e creiamo una rete di legami che danno un significato più grande e una più grande profondità ai nostri messaggi.

Ogni lettore avrà un’interpretazione differente, e i riferimenti non saranno mai chiari a tutti. In ogni caso, se un lettore comune, leggendo un testo nella sua lingua nativa, può avere problemi a decifrare il significato di un riferimento o addirittura ignorarlo completamente, cosa succede allora in una traduzione, dove non solo la lingua è straniera, ma anche la cultura può essere totalmente diversa? Quanti riferimenti intertestuali è probabile che cadano in secondo piano?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo considerare la relazione stabilitasi tra il traduttore e l’intertesto. Quando comunichiamo, non entra in gioco solo il nostro apprendimento della semantica, ma si attiva anche la nostra conoscenza del soggetto, tutto il testo che abbiamo letto precedentemente, oltre al nostro bagaglio culturale. E questo è il punto in cui il lavoro del traduttore gioca un ruolo fondamentale.

Un traduttore deve possedere un eccellente comprensione della grammatica e della semantica della lingua di partenza, così come un’estesa conoscenza della cultura alla quale essa appartiene. Non viene ribadito abbastanza che il processo di traduzione non comporta solo la traduzione di ogni parola di un testo da una lingua ad un’altra, anche se in realtà il valore più grande di un traduttore sta nella sua abilità a creare una lettura trasversale del testo, e pertanto nel catturare ogni cosa che aveva intenzione di essere trasmessa dall’autore.

Pertanto, la battaglia tra la traduzione umana e automatica non è finita. Se avete mai provato a tradurre un gioco di parole usando un traduttore automatico, per esempio, avete probabilmente notato che la traduzione letterale della frase non ha assolutamente alcun senso.

Considerate la frase“beware of Greeksbearinggifts”( = “stare attenti ai greci che portano regali”). In generale, essa significa che non ci si deve fidare del tuo nemico, ma specificatamente si riferisce all’Iliade, alla guerra dei troiani e al famoso cavallo di legno. Chiunque conosce la storia non avrà difficoltà nello stabilire collegamenti, mentre qualcuno che non la conosce potrebbe domandarsi cosa c’è di male nei regali da parte dei greci. Un traduttore potrebbe semplicemente tradurla in un’altra lingua come “non fidarti dei tuoi nemici”, o un’altra versione semplificata, ma le sottigliezze del detto andrebbero perse.

È importante riconoscere questi esempi al fine di trasmettere le sfumature nello stesso modo dell’autore. In ogni caso vale la pena notare che in molti casi, la corretta interpretazione di questi esempi è il risultato di una scrupolosa ricerca. La costruzione di una lingua non dipende solo dalle parole che la formano, e il lavoro fondamentale del traduttore è di connettere le culture.

Fonte: Articolo pubblicato sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Giulia Paloschi
Traduttrice freelance
Bergamo, Italia

Lo spagnolo in Messico (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Altra caratteristica che differenzia la forma messicana dello spagnolo dal castigliano è l’uso del por al posto del durante per indicare la durata di un lasso di tempo. In Messico più probabilmente si sentirà dire qualcosa come “Hay problemas cuando un politico va a la carcél por diezaños por robar” (ci sono problemi quando un politico va in carcere per dieci anni per aver rubato, ndt) mentre in Spagna si sentirà dire “durante diezanos”. Esistono anche differenze grammaticali più complesse ma ciò che l’ascoltatore noterà immediatamente è la differenza nel vocabolario, che è probabilmente la differenza che cattura maggiormente l’attenzione. Alcune parole tipicamente messicane sono güey (tipo) güero (persona di razza caucasica) pinche (sguattero o un appellativo molto più volgare) popote (paglia) chavo (ragazzo).

Un’altra notevole differenza è l’evoluzione più lenta delle parole nello spagnolo messicano che si può osservare chiaramente nelle coppie di termini anteojos/gafas (occhiali, ndt) carro/coche (automobile, ndt), boleto/billete (biglietto, ndt) alberca/piscina (piscina, ndt) e Mande?/Digame? (Desidera? ndt). In tutte queste coppie il primo vocabolo è quello più arcaico ed è quello che si usa in Messico mentre in Spagna si preferisce utilizzare il secondo. Ci sono anche espressioni che si utilizzano in Messico e che ormai non si usano più in Spagna come se me hace (me parece o creo) o Que tanto…? (Cuanto…?). L’origine di questi arcaismi non è del tutto chiara e sono stati effettuati molti studi sul perché della loro esistenza. Ci sono teorie che si basano sull’idea che il cambiamento avvenga più rapidamente dal centro verso l’esterno (Spagna verso America) piuttosto che in periferia. Un’altra ipotesi è che lo spagnolo che arrivò in America fosse quello dell’Andalusia o delle Canarie e che da quel momento in poi mentre quest’ultimo si è evoluto insieme al resto del castigliano, lo spagnolo del Messico ha conservato quelle vecchie caratteristiche. Qualunque sia la ragione di tale particolarità, si tratta di una differenza molto interessante per chi parla spagnolo.

Chi ascolta lo spagnolo messicano noterà un accento molto simile a quello dello spagnolo parlato nelle isole Canarie spagnole, ma con un vocabolario e delle strutture grammaticali peculiarmente messicani. Questa variante linguistica dello spagnolo è quella che troviamo in tutto il Messico ed è la più diffusa negli Stati Uniti, per un totale di 104 milioni di persone in Messico e buona parte dei 35 milioni di individui di lingua spagnola negli States.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Don Quijote

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema
Roma

Lo spagnolo in Messico

 Categoria: Le lingue

La differenza tra spagnolo messicano e quello parlato in Spagna ricalca l’evoluzione della lingua inglese tra Inghilterra e Stati Uniti. Lo spagnolo è arrivato in America come lingua dei conquistatori spagnoli quando la Spagna impose la sua corona nel Nuovo Mondo, presenza che nel caso del Messico si è prolungata per più di 300 anni. Bisogna anche segnalare che lo spagnolo che si parla oggi in Messico non è un linguaggio omogeneo dal momento che le influenze indigene hanno avuto un forte impatto e lo hanno trasformato in gran misura. Ad esempio lo spagnolo che si parla nella penisola dello Yucatan è differente nella pronuncia e nel vocabolario grazie all’influenza della lingua dei Maya.

Altre differenze che si possono riscontrare all’interno del Paese possono essere notate lungo la frontiera con il Guatemala dove è presente il voseo (l’uso del vos al posto del tu) influenzato dallo spagnolo del Centro America. Oggigiorno lo spagnolo messicano è anche il dialetto spagnolo più diffuso e accettato negli Stati Uniti, fatta eccezione per alcune aree in cui predomina quello cubano, dominicano o portoricano.

Lo spagnolo messicano si caratterizza per il suo andamento tipicamente “canterino”, tratto derivato dall’influenza delle lingue maya, náhuatl e delle lingue zapoteche. Questo significa che l’intonazione gioca un ruolo molto importante nella comunicazione parlata, insieme al prolungamento dei suoni delle vocali e al rafforzamento dei suoni delle consonanti. Nel dialetto messicano vengono inoltre utilizzati suoni che nel castigliano non sono molto comuni, come le consonati africate (ad esempio i suoni rappresentati da tl/y/tz) che possiamo trovare in parole come chipotle o quetzal. Vi è anche la presenza di consonanti fricative ([∫] e [x]) utilizzate soprattutto in termini di origine indigena ma che possiamo riscontrare anche in parole del castigliano, comeXavier ([∫]) e México ([x]).

La seconda persona del pronome plurale (linguaggio informale) vosotros non è utilizzata in Messico dove invece si usa esclusivamente il pronome ustedes (sia nel linguaggio formale che informale). Un’altra differenza interessante tra il messicano e lo spagnolo castigliano è l’uso generalizzato del diminutivo, anche quando non serve per indicare una qualche particolarità fisica, che si ottiene sostituendo la vocale finale di alcune parole con –ito o –ita (ad esempio: papa/papito; mama/mamita).

Il diminutivo si forma anche aggiungendo cito/a o ecito/a alla fine delle parole a seconda di come queste ultime sono costruite. Altre forme di diminutivo che possiamo incontrare sono -illo/a, -ico/a, -ucho/a, -ín/ina, -uelo/a, -ete/a, -uco/a. Ma occorre fare attenzione ad utilizzare questi ultimi diminutivi poiché alcuni di essi possono avere una connotazione dispregiativa.

Nonostante i diminutivi siano utilizzati anche nello spagnolo castigliano, il loro uso è più ampio nell’ambito di quello messicano –in tutte le classi sociali – e generalmente implica affetto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Don Quijote

Traduzione a cura di:
Fulvia Cascella
Traduttrice letteraria, editoriale, tv e cinema
Roma

Come puoi imparare quasi ogni lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Nell’approccio ad una nuova lingua, la prima cosa che farei è imparare l’alfabeto e le pronunce. Molti corsi introduttivi ad una lingua forniscono una parola inglese come esempio di pronuncia dei caratteri. Credo che il mio approccio sarebbe di riportare la lettera su un lato della flash card e il segno indicante la pronuncia sul rovescio della tessera. Prima di tutto impara questi elementi il meglio possibile. La grammatica è sicuramente importante per la struttura di una lingua e per apparire come un individuo ben istruito, ma la mia opinione è che non ci si dovrebbe impantanare troppo presto nei dettagli grammaticali. Apprendi i fondamenti della grammatica. Impara se esistono desinenze particolari per le diverse forme verbali, se i sostantivi hanno un genere e quali regole si applicano. Impara i fondamenti degli aggettivi, se vanno concordati con il numero e il genere dei nomi. Ma, qualora alcune regole siano in quel momento troppo impegnative per evitarti confusione, allora vai avanti.

A mio avviso la massima priorità, fin dall’inizio, dovrebbe essere l’apprendimento di vocaboli. Non appena sarai pronto a cominciare a imparare parole nella lingua che stai studiando, fallo. Le liste Swadesh sono un buon punto di partenza. Online si possono trovare le 207 parole utilizzate più comunemente per le lingue maggiormente studiate. Impara quelle e poi inizia ad aggiungere altre parole. Quando ti capitano termini nuovi scriviteli, cercali su un dizionario di traduzione e aggiungili al tuo mazzo di flash cards. Ecco come ho studiato nell’ultimo anno e con lo spagnolo ho raggiunto un risultato tale per cui, quasi ogni settimana, posso leggere il giornale locale senza bisogno di cercare alcuna parola. Mentre incrementi il tuo vocabolario, incontrerai inevitabilmente esempi grammaticali. Leggi le parole lentamente nella tua testa,per aiutarti a percepire la pronuncia e le regole grammaticali che prenderai come esempio.

Mentre procedi con l’apprendimento del lessico, credo sia tempo di tornare alle lezioni di grammatica e di provare a migliorare la tua comprensione. Trova esempi di quelle regole grammaticali nelle tue letture. Puoi utilizzare varie fonti come materiale per costruire il tuo lessico, così come per gli esempi grammaticali. Per esempio libri, periodici e quotidiani (incluse le versioni online) possono rappresentare la miglior fonte per il tuo lessico, dato che questi media tendono a mettere in risalto un vocabolario più ampio rispetto a televisione o film. Detto questo, TV, radio e film possono essere sistemi eccellenti per familiarizzare con le forme parlate della lingua e magari persino per correggere la tua pronuncia o darti un’idea delle variazioni regionali relative alla pronuncia di determinati termini.

Quando avrai un lessico di 2000 parole la tua capacità, almeno di comprensione della lingua, inizierà ad essere davvero buona. Utilizza il tuo lessico per comunicare in qualunque modo possibile, per aumentare la tua sicurezza nel parlare e produrre la lingua, anche se parli solamente con te stesso! Continua a lavorare con le tue flash cards ogni singolo giorno e avanza nell’ampliamento del tuo lessico. La conclusione è che il 95% del tuo lavoro deve essere rappresentato dall’acquisizione lessicale. Se alcune delle regole grammaticali sono troppo complesse adesso, non lasciarti bloccare, datti da fare e impara per esempi, ripasserai la grammatica in un altro momento. Con questo sistema, sono convinto di potere raggiungere un alto livello di conoscenza in quasi qualsiasi lingua, con un anno di studio o anche meno.

Fonte: Articolo scritto da Avery Parker e pubblicato a marzo 2010 sul sito Translation Directory

Traduzione a cura di:
Morena Bergamaschi
Traduttrice EN>IT, FR>IT
Parma

Come puoi imparare quasi ogni lingua

 Categoria: Le lingue

Per gran parte della mia vita sono stato affascinato dalle altre lingue. Ricordo di essere stato alquanto eccitato alla prospettiva di studiare una lingua alla scuola superiore, ma il risultato finale fu una grossa delusione. Durante i due anni di studio della lingua spagnola imparammo poco più che chiedere nomi, proporre di andare al cinema o chiedere dove sia il bagno. In due anni non avevamo fatto molto altro che studiare i fondamenti e, nell’ultimo mese di lezione, eravamo finalmente in grado di costruire frasi da capogiro come “I am going to go to the movies” invece del più semplice “I go to the movies”, cui eravamo abituati da oltre un anno e mezzo. A questo punto dubitai seriamente di essere destinato a conoscere e capire un’altra lingua. All’università scelsi di studiare tedesco e imparai più di quella lingua in un semestre di quanto il corso di spagnolo delle superiori mi avesse insegnato in due anni e mi sentii piuttosto rinfrancato nella speranza che un giorno sarei diventato bilingue. Il tempo passò e mi ero allontanato dallo studio delle lingue da qualche anno, quando decisi che dovevo mettermi d’impegno e imparare molto bene una lingua diversa dalla mia lingua madre. Scelsi lo spagnolo per diverse ragioni. La motivazione principale, tuttavia, è la facilità di accesso alla televisione via cavo e ai giornali settimanali in spagnolo. Negli Stati Uniti, con alcune eccezioni regionali, essa è probabilmente la seconda lingua più comoda da apprendere.

Sono passati circa sette anni da quando decisi di imparare lo spagnolo e ho l’impressione che l’anno scorso, in particolare, sia stato il più efficace e fruttuoso. Durante tutto questo percorso ho imparato molte cose su me stesso, su come apprendo e su come generalmente le persone apprendono e sono giunto ad alcune conclusioni riguardo a come mi accingerò a rinfrescare e migliorare la mia comprensione della lingua tedesca, che è la prossima sulla mia lista. Per gran parte del lavoro di memorizzazione, che sia di pronuncia o di parole del dizionario, consiglio caldamente l’utilizzo del programma Spaced Repetition Flash Card. Per brevità, dirò soltanto che il concetto è ripassare gli oggetti della memoria ogni giorno, il che può occupare dai 5 ai 30 minuti. Ti attribuisci un’autovalutazione su quanto hai saputo le voci da ricordare e ricominci il giorno successivo. Il programma usa la tua autovalutazione per stabilire quando sottoporti nuovamente quell’informazione. È da un anno che ho iniziato a usare Mnemosyne, programma di ripetizione distanziata, e attribuisco ad esso l’enorme miglioramento del mio lessico in spagnolo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Avery Parker e pubblicato a marzo 2010 sul sito Translation Directory

Traduzione a cura di:
Morena Bergamaschi
Traduttrice EN>IT, FR>IT
Parma

Gli Harry Potter non autorizzati (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Alcuni libri in realtà lo sono. Gli innumerevoli libri politici ed ideologici apparsi dopo gli attacchi dell’11 settembre e durante le elezioni americane del 2004, sono stati presumibilmente prodotti da gruppi di ghostwriters. Un simile approccio viene utilizzato con traduzioni di riviste o giornali, così come di libri, il cui contenuto è di carattere informativo ed impellente. Battere il ferro finché è caldo o lasciar perdere.

Il romanzo è una questione completamente diversa, si tratta di un’opera d’arte. Mettiamo da parte l’interrogativo sul fatto che Harry Potter sia letteratura, arte, fiction, o qualsiasi altra cosa, e assumiamo che si avvicini più ad un’opera d’arte piuttosto che ad un’opera di giornalismo o di romanzo pulp o di saggistica. In quanto tale, esso merita la scrupolosa attenzione di una persona che sia in grado di mantenere lo stile, il tono e la coerenza dell’originale, qualcuno che possa decidere i nomi ed i termini più adeguati al mondo dei maghi, e che abbia accesso diretto all’autore e all’editore, così da poter ricevere risposta ad ogni domanda, chiarire i problemi e prendere decisioni (ad esempio come tradurre il nome di una persona o un’espressione idiomatica ambigua) in modo accurato ed appropriato.

Quindi  varrà la pena attendere, anche se per le persone che nel mondo non leggono in inglese, sarà un’attesa frustrante. Se vi sembra difficile da credere, immaginate questo scenario: un archeologo trova un manoscritto nel Medio Oriente, scritto in latino da uno degli apostoli di Gesù. Molto probabilmente presto appariranno traduzioni non autorizzate, insieme a numerose speculazioni e brevi stralci circa il suo contenuto. Ma finché i traduttori non avranno finito il proprio lavoro, non vorrete certamente trarre conclusioni sommarie sul manoscritto. Harry Potter e i Doni della Morte non sarà sicuramente comparabile a tale manoscritto, ma rimane comunque un libro importante e merita una degna traduzione.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Gli Harry Potter non autorizzati (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Innanzitutto è necessario considerare alcuni fatti riguardanti la traduzione letteraria in particolare e la traduzione linguistica in generale. Un traduttore esperto e competente è in grado di produrre in media due o tremila parole al giorno. Persino i traduttori più brillanti difficilmente producono più di cinquemila parole al giorno. Quindi i conti semplicemente non tornano. È presumibile che questo ragazzino francese sia stato aiutato, probabilmente da amici o addirittura da qualche insegnante, tutti impazienti di avere una versione francese, sebbene ovviamente il ragazzo stesso non ne avesse alcun bisogno, essendo perfettamente in grado di leggere la versione originale in inglese.

È  inoltre molto importante tenere presente che la traduzione è una forma di scrittura, e nella maggior parte dei casi non si diventa buoni scrittori senza almeno un decennio di pratica alle spalle. Secondo il punto di vista di Gregory Rabassa (quasi certamente il più famoso traduttore letterario al mondo, nonché l’uomo che si cela dietro alle versioni in inglese dei lavori di Gabriel Garcia Marquez), traduttori letterari si può nascere, ma è altrettanto necessaria una notevole dose di allenamento e di esperienza prima di poter esercitare la propria attività.

Spero di poter esaminare la traduzione non autorizzata in francese dei Doni della Morte per poterla confrontare con il lavoro dei professionisti. La versione cinese è già stata oggetto di pesante critica, definita approssimativa, incompleta ed inaccurata, una versione scadente affastellata insieme da troppe persone che hanno lavorato troppo in fretta su un progetto per il quale non erano qualificate. Detto ciò, non sarebbe un compito molto arduo mettere insieme un gruppo di traduttori esperti per una data coppia linguistica e farli lavorare su un libro per una o due settimane. Per quale ragione quindi i libri non vengono prodotti in questo modo?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Gli Harry Potter non autorizzati

 Categoria: Traduzione letteraria

La bramosia dei fan di tutto il mondo per Harry Potter e i Doni della Morte, associata all’avidità di pirati organizzati, ha generato un fenomeno prevedibile: traduzioni non autorizzate dell’ultimo libro della saga di Harry Potter. A due giorni di distanza dal lancio dell’edizione in inglese avvenuta il 21 luglio, in Cina è apparsa una traduzione in cinese. Una versione in francese è approdata in internet il 9 agosto (forse addirittura prima), il prodotto di un ragazzino sedicenne di Aix-en-Provence, il quale è stato arrestato per il suo misfatto. Nel  frattempo J.K. Rowling e il suo editore francese Gallimard hanno espresso il proprio sconcerto, non tanto riguardo alle produzioni parziali o complete elaborate da fan entusiasti nel loro tempo libero, (sebbene ciò sia accaduto), ma piuttosto circa le associazioni organizzate che hanno distribuito pagine o capitoli da tradurre a singoli individui, ed hanno in seguito arrangiato insieme una versione del libro in una lingua straniera prima della pubblicazione ufficiale.

Considerando che i sette libri hanno venduto 335 milioni di copie a livello mondiale, è evidente che ci sia in gioco un lauto guadagno. Molte nazioni, la Cina in particolare, sono note per non rispettareil copyright del materiale stampato, e una volta che qualcosa viene immesso nel web è pressoché impossibile rimuoverlo. Un indice dell’interesse da parte della Francia per il settimo libro è rappresentato dalla rapida vendita della sua versione in lingua inglese. Questo fatto è a dir poco sorprendente se si pensa che la Francia detiene in Europa uno dei tassi più bassi di padronanza della lingua inglese. Tuttavia, una chiacchierata con un rivenditore di libri circa l’effetto di Harry Potter, mi ha dato conferma che questi libri hanno stimolato un interesse per la lingua inglese tra i bambini di tutto il mondo, e che J.K. Rowling probabilmente ha avuto molta più influenza sull’alfabetizzazione e sull’inglese come seconda lingua, rispetto a qualsiasi altra persona nella storia.

A questo punto il quesito principale è: queste traduzioni non autorizzate sono ben fatte? Se uno studente riesce a produrre una traduzione del settimo libro in tre settimane, perché i francesi attendono fino al 26 ottobre la pubblicazione ufficiale di Gallimard? E se il cinese riesce a produrre una traduzione in due giorni, perché tutti, in generale, dovrebbero aspettare per avere il libro in altre lingue?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

La traduzione: ricerca intellettuale (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Déjà vu,un’espressione francese, è stata vista e percepita così tanto che alcuni autoctoni inglesi la considerano originaria della propria lingua. L’inglese sta forse alle altre lingue? Ogni parola che usiamo dà un’opinione al messaggio risultante. Parole associate con luoghi e società danno indizi al lettore che permettono di inquadrare dove un testo rientra in una lingua e nella cultura della stessa.

Scrivere nella traduzione
Il traduttore è innanzitutto un buon scrittore. La traduzione di un testo in un’altra lingua coinvolge la scrittura effettiva della stessa. Nel tradurre un documento vi sono diversi passi su cui procedere: leggerlo, comprenderlo, processare l’informazione, esprimerla in una lingua diversa per una cultura diversa, e revisionare il tutto. Anche se un documento è scritto malamente nella lingua d’origine, la traduzione nella lingua target dovrebbe scorrere naturalmente, ed essere ben scritta. Questo implica la necessità di una propria comprensione concettuale nel bilanciare la cultura con la lingua.

Rivedere la traduzione
La revisione rappresenta l’elucidazione del testo, mettendolo in risalto sotto una luce dove possa essere visto chiaramente e nella quale i suoi ritocchi possano essere apprezzati. Correggere una traduzione è ciò che la colloca esattamente nella propria cultura, rendendo viva un’altra cultura a coloro che non ne conoscono la lingua.

Cos’è il lato intellettuale della Traduzione?
La sfumatura coinvolta nella traduzione si lega nell’elemento intellettuale nel considerare il significato del testo d’origine. Che significato ha il testo? Cosa cerca di descrivere? Le parole sono qui, lì, ovunque, ma è il significato dietro e all’interno di esse che porta con sé un senso, e ci parla di origini, guerre, e storia scritta sia dai vincitori che dai vinti. Libri di storia, saggi critici, e ricerche pubblicate in seguito ad eventi di grande importanza, tentano di creare un resoconto critico su ciò che è realmente avvenuto.

Quando i traduttori ricercano cosa le parole possano significare in un contesto storico, essi portano obiettività alla traduzione, letteraria e non. Cos’è esattamente il lato intellettuale della traduzione? Quale fase del processo di lettura-comprensione-concettualizzazione-scrittura-rifinitura rappresenta la parte intellettuale?

Tutte quante. Ognuno di questi tentativi contribuisce a rendere la traduzione una ricerca intellettuale svolta dagli umani: ricerche, competenza culturale, scrittura, revisione, e apprendimento. Tutta questa riflessione critica si focalizza nel creare un significato a beneficio di coloro che vogliono comprendere e apprezzare a pieno testi scritti in altre lingue. Sono l’elaborazione e il metodo umano ad essere intellettuali. La parte più umana della traduzione è la funzione cognitiva.

Quando le macchine potranno ponderare e divenire intellettuali, anche loro saranno in grado di completare le operazioni del processo di traduzione, combinando ogni processo intellettivo necessario a dare una forma d’insieme alla figura della lingua scritta. Fino ad allora, non saranno che aiutanti (tuttavia eccellenti) per le vere menti che svolgono l’attività di pensare vera e propria.

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

Jesse Tomlinson è responsabile della Divisione Letteraria dell’Associazione Traduttori Americani. Interprete, traduttrice, e talento vocale. Originaria del Canada, vive ora in Messico e traduce dallo Spagnolo all’Inglese, interpretando in entrambe le lingue. Attualmente traduce autori Latino Americani nati negli Anni ’80 in Inglese, per il Proyecto Arraigo. Potete leggere il suo saggio sullo sradicamento (“La vida sin limones”) al seguente indirizzo http://proyectoarraigo.com/la-vida-sin-limones/.

Jesse è interessata a sentire la vostra opinione. Il suo contatto: jesse@tomlinsontranslations.com.

La traduzione: ricerca intellettuale (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

La traduzione come ricerca
I traduttori sono ricercatori. Per ogni nuovo documento, i traduttori creano glossari di parole, concetti e idee, per familiarizzare con l’argomento e da tenere come riferimento. I traduttori diventano esperti in campi generali e specifici. I traduttori devono tenere il passo con la traduzione. Restare aggiornati e intendersi di questa professione richiede dedicare tempo all’ulteriore apprendimento della traduzione e di aree di specializzazione. L’uso di nuove parole e vocabolari, nuovi modi di tradurre, eventi attuali che cambiano la prospettiva e il modo di comprendere il mondo: per migliorare le loro abilità i traduttori devono studiare costantemente.

Competenza culturale nella traduzione
I traduttori usano la lingua per trasmettere un’idea di una cultura, così che possa essere compresa in un’altra, ricercando equivalenza semantica all’interno del contesto culturale. E non sempre la migliore traduzione diviene lampante. Ad esempio, se un testo fa menzione del nome di un vulcano in Spagnolo, va forse adattato, tradotto, o spiegato? E per quanto riguarda il nome di un Canyon? Tradurreste Canyon del cobre come “Canyon di Bronzo” oppure “Del Cobre Canyon”? E se un altro Canyon di Bronzo esiste già? Ne prenderete il nome e lo applicherete ad una diversa area geografica?

In Messico e in molte altri parti del mondo le organizzazioni e i posti locali hanno spesso più di un nome. In Guadalajara, ad esempio, un ampio Canyon poggia sui bordi delle municipalità di Tonalá, Zapotlanejo, Ixtlahuacán del Río, e Zapopan.[8] Questo parco-canyon è conosciuto sia come Barranca de Huentitán (Canyon Huentitán) che Barranca de Oblatos (Canyon Oblatos). Mentre Huentitáne Oblatos si riferiscono al canyon, sul lato che poggia sulle municipalità della Zona Metropolitana di Guadalajara ogni nome si riferisce ad una diversa entrata al canyon stesso.

E per quanto riguarda tradurre eventi culturali? Va descritto l’evento, usato un nuovo nome appositamente creato, oppure usare il nome originale, cercando di avvicinare i lettori alla cultura target? Prendereste in considerazione la traduzione di quinceañera come “festa del sedicesimo compleanno”,concetto così familiare agli americani, anche se in Messico la quinceañera è la celebrazione del quindicesimo compleanno? Le parole appartengono alle loro culture, ma come descriviamo la realtà di una cultura usando la lingua di un’altra? Uno stufato speziato di “carne di capra arrosto”e birria sono la stessa cosa? E si può adattare carne asada come “barbecue”?

Note
[8] “Barranca de Oblatos”

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La Cessione Messicana del 1848 ha concesso i territori che comprendono l’attuale California, il Nevada, lo Utah, la maggior parte dell’Arizona, metà del New Mexico e parte del Wyoming e Colorado.[6] Molti messicani che al tempo vivevano in queste aree decisero di restare e diventare americani. Ma i messicani sono americani nello stesso modo in cui è americano chiunque viva sul continente chiamato America.

Perciò come tradurrà una macchina la parola patria? Com’è stata tradotta già in precedenza o nel modo più frequentemente usato? La macchina usa la conoscenza di cui dispone, e la conoscenza di cui dispone sono parole e combinazioni di parole che sono state pubblicate precedentemente, o caricate su internet, oppure presenti in database di traduzioni automatiche. Ma queste traduzioni potranno essere rilevanti per il concetto messicano di patria?
E cosa succederà quando il database del software di traduzione includerà testi provenienti da Spagna? O Cuba? O Argentina? Tradurrà l’idea di patria come viene sentita in maniera unica da ciascuna di queste nazioni?

L’importanza dell’obiettività
I traduttori sono ossessionati da ciò che si cela dietro e dentro le parole da loro usate. Il sapore di un testo viene impregnato di associazioni connesse agli stili di scrittura, selezione di vocabolario, e uso di collocazione. I traduttori devono considerare le implicazioni d’importanza storica intrinseche nelle parole, restando al contempo imparziali nel loro lavoro. La descrizione di un prodotto, per esempio, potrebbe dirci che un prodotto è “il migliore.” Ma in Inglese quel tipo di linguaggio è soggettivo. È l’opinione di qualcuno, non un dato di fatto. Usare questo tipo di linguaggio potrebbe dare al vostro testo una pendenza commerciale o pubblicitaria non desiderata, o ingiustificata.

Barry Ritholtz, un autore americano, curatore di una rubrica giornalistica e analista finanziario, sostiene in un articolo intitolato “Le Due Regole a Sostegno della Ricerca Intellettuale” che le persone hanno bisogno di “fare esperienza intima con tutte le dottrine, teorie, ideologie e dogmi, ma di rifiutare di permettere a queste idee di governare e modellare la propria opinione.”[7] E i traduttori hanno bisogno di questa obiettività per tradurre al meglio.

I traduttori letterari potrebbero pensare che le opinioni degli autori che stanno traducendo sono i punti di vista del traduttore stesso, ma non lo sono. Il traduttore è un cronista, un osservatore-partecipe che raramente si “immette” nel testo, e lo fa quasi esclusivamente per affrontare questioni di ordine delle parole e logica della lingua target. Ma cosa intendo quando classifico la traduzione come ricerca intellettuale? Diamo un’occhiata all’essenza del processo di traduzione per chiarire questa idea.

Note
6) “Mexican Cession”
7) Ritholtz, Barry: “Two Rules Underpinning the Intellectual Pursuit” The Big Picture (December 8, 2008)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Una traduzione automatica può giocare un ruolo produttivo nell’assistere il processo di traduzione (ad esempio facendo parte di uno dei diversi strumenti a disposizione del traduttore). È quando la traduzione assistita da un computer diventa una sua esclusiva che il processo diviene corrotto. Le parole sono ben più che scarabocchi su carta da decifrare tramite un algoritmo meccanico. Una parola può riflettere un’intera cultura.

Una macchina non tiene conto di una sfumatura culturale
Prendiamo ad esempio la parola patria in Spagnolo. La tradurremmo come Madrepatria? Terra Natia? Perché non terra nostra,una parola proveniente da una terza cultura (“nostra terra” in Latino), per descriverne il significato ai lettori inglesi? Potremmo anche proseguire su un altro percorso e tradurre patria come “nazione.”
Un traduttore ha diverse domande da tenere in considerazione. Come si riferisce la cultura target al proprio paese? Quali implicazioni ha la parola della cultura target nel suo distinto contesto culturale? Questo non è che un piccolo assaggio del lavoro intellettuale che viene effettuato dai traduttori.

Diamo uno sguardo alle parole “terra natia” e alle loro implicazioni e storia. Negli Stati Uniti, le parole divennero d’uso comune dopo l’11 Settembre, con la creazione del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America: una potente organizzazione governativa incaricata di proteggere la nazione dalle minacce terroristiche. “Terra natia” erano un tempo parole usate dal movimento Sionista negli anni ’20 e ’30 per riferirsi “alla terra natia” situata nel Medio Oriente.[3] Più in là, Hitler estese la sua interpretazione, per avanzare l’idea che le persone necessitavano di una devozione tribale alla terra e alla nazione, così da creare un senso di superiorità razziale.

Josh Marshall, autore ed editore del sito talkingpointsmemo.com, fa notare che “la frase entrò realmente a far parte del vocabolario pubblico con l’uscita di Transforming Defense: National Security in the 21st Century,un rapporto sul futuro delle forze militari statunitensi creato dal cosiddetto “Comitato per la Difesa Nazionale.”[4] Le parole “Terra natia” furono connesse a “difesa territoriale,” intrinsecamente connesse alla Difesa Missilistica Nazionale.[5]

Queste parole provenienti da altri mondi non sarebbero la mia scelta di riferimento per il Messico. Semplicemente, non sono adatte alla storia e al contesto della parola spagnola patria. Questa patria si riferisce alla storia messicana; al fare mestizaje, la mescolanza di persone spagnole con persone indigene, a due rivoluzioni, all’intrigo e imbroglio della storia messicana, così come al sangue versato sul suolo messicano. Anche in questo senso, i contorni sono sfocati, poiché l’America era il Messico, il Messico è l’America, e i confini sono cambiati.

Note
3) “Time for the U.S. to Dump the Word Homeland,” Truthout (September 23, 2014)
4) Marshall, Josh. “I Read An,” Talking Points Memo Editor’s Blog (June 5, 2002)
5) Ibid

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il post ospite di oggi, originariamente pubblicato nel numero di Settembre 2017 dell’ATA Chronicle, è oggi ripubblicato qui sul mio blog con il permesso di Jesse Tomlinson, una traduttrice e interprete dallo Spagnolo all’Inglese. È attualmente responsabile della Divisione Letteraria dell’Associazione Traduttori Americani, e vive a Guadalajara, Mexico.
La sfumatura coinvolta nella traduzione si lega nell’elemento intellettuale nel considerare il significato del testo d’origine. Che significato ha il testo? Cosa cerca di descrivere?

Una traduzione ben svolta ha più bisogno di sfumature che di semplice sostituzione delle parole, con tonalità e livelli di significato che una traduzione automatica non può esprimere.
È la creazione di questa sfumatura che rende la traduzione una ricerca intellettuale. La traduzione è spesso considerata una comodità, e viene riferita nella lingua delle comodità con parole quali “venditore” e “fornitore di servizi di traduzione,” o più recentemente “editore postumo di traduzione elaborata automaticamente”, nonché “revisore di testi automaticamente tradotti.”

In alcune cerchie un’impresa di traduzione viene vista come servizio che può essere prodotto o fabbricato tramite l’uso esclusivo di processi svolti da macchine apposite.
Ad esempio, la traduzione assistita dal computer (in Inglese conosciuta con l’acronimo CAT) è stata commercializzata come strumento capace di incrementare la velocità e la precisione nell’attuare gli incarichi ripetitivi che fanno parte del processo di traduzione.[1]

Questi strumenti sono diventati per le agenzie un sistema per pagare meno i traduttori, tramite mancati pagamenti o pagamenti parziali per “corrispondenze totali” (parole in un documento che sono già tradotte nel database del software di traduzione), o per “corrispondenze parziali” dove esiste già“una frase o un segmento per il quale lo strumento di memoria di traduzione riesce ad abbinare alcune delle parole del documento originario alla lingua target […]”.[2] Pagare a parole non riflette il compito dei traduttori, poiché insinua una sostituzione parola per parola e distrae dal vero incarico degli stessi, che coinvolge la revisione (includendo sia le parole a corrispondenza parziale che totale) nella stesura finale della traduzione.

Questo modo di pensare riduttivo, sempre più popolare, è basato sul presupposto che una traduzione effettuata da una macchina possa offrire un prodotto di qualità semplicemente sostituendo le parole in una lingua con le parole di un’altra. In realtà la traduzione è un impegno complesso che coinvolge lingue connesse per propria natura agli ecosistemi culturali in cui esse vengono parlate. Il cuore del processo di traduzione opera nella mente del traduttore, non nelle viscere di una macchina. La vera traduzione è un’arte che coinvolge la comprensione e la stima dell’autore verso la cultura che sta alle spalle della lingua stessa, riflettendola. È l’arte di esercitare un intelletto.

Note
[1] SDL
[2] Net-Translators, Transation Terminology

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

I traduttori sostituiti dalle macchine? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

< Prima parte di questo articolo

“Made in Turkey:” la traduzione automatica e il contesto
Uno dei punti di forza della traduzione automatica è la velocizzazione del lavoro. Gli uomini possono avere bisogno di giorni per rivedere un documento, mentre i sistemi di traduzione automatica ci mettono solo qualche ora a tradurre lo stesso testo. Secondo Kmiec la tecnologia può avere alcuni vantaggi in determinate circostanze.

La traduzione automatica aumenta l’efficienza in determinate situazioni, a seconda dell’argomento della traduzione. Ma in molti altri casi è solo uno spreco di tempo perché le parole che utilizza corrispondono spesso alle definizioni più comuni dei termini del testo originario,” dice il linguista. E aggiunge che un altro ostacolo è rappresentato dal fatto che le macchine non posseggono capacità linguistiche sofisticate.

“Per l’espressione inglese ‘Made in Turkey’ si trovano traduzioni come ‘Prodotto in Tacchino’, perché la macchina ha confuso la nazione con il volatile,” dichiara Kmiec. Moya aggiunge che una traduzione automatica scarsa può addirittura ridurre l’efficienza, perché obbliga i revisori a lavorare più tempo su un documento che non scorre bene. Ma ammette che in alcune situazioni può essere vantaggiosa. E Boulton la pensa più o meno come lui.

“Considerando le esperienze che ho avuto finora, no, la traduzione automatica non rende il lavoro più semplice. Per una persona qualsiasi che si ritrova davanti a un testo e vuole farsi un’idea del contenuto, la traduzione automatica può essere utile,” dichiara la traduttrice. “Ma nei miei settori (tecnico, legale e marketing) è uno spreco di lavoro rispetto al metodo tradizionale, che prevede l’uso di memorie di traduzione, glossari e le mani con cui scrivere.”

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nel luglio 2017 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Francesca Clemente
Traduttrice EN, ES>IT
Milano

I traduttori sostituiti dalle macchine?

 Categoria: Strumenti di traduzione

Hal, il primo robot del grande schermo, è apparso nel film 2001: Odissea nello spazio quasi cinquant’anni fa. Oggi, dopo mezzo secolo dall’uscita del film, non abbiamo raggiunto il livello di super intelligenza rappresentato nel film, ma senz’altro ci stiamo avvicinando. E con il progresso dell’intelligenza artificiale l’idea di un mondo dominato dalle macchine sembra sempre meno improbabile. La tensione tra uomo e macchina è particolarmente palpabile nel settore linguistico, dove in molti hanno predetto che la traduzione automatica prima o poi si sostituirà ai traduttori umani.  Gli analisti del settore hanno espresso parecchie riflessioni, ma che cosa ne pensano i traduttori di questo scenario?In fin dei conti,se l’intelligenza artificiale supera quella degli uomini,sono loro a essere coinvolti più da vicino. Abbiamo parlato con tre linguisti per conoscere il loro punto di vista sulla traduzione automatica e abbiamo scoperto che tutti e tre sono del parere che, nonostante il progresso tecnologico, i traduttori non devono ancora radunare le proprie cose e liberare la scrivania.

La traduzione automatica è di buona qualità?
Abbiamo raccolto le opinioni di alcuni traduttori che grazie ai loro quarant’anni di esperienza si sono potuti fare un’idea della qualità della traduzione automatica, dei suoi pregi e dei suoi difetti. Tutti e tre ne hanno notato i limiti, specialmente nella scelta delle parole in base al contesto. Jorge Moya e Claudia Boulton sostengono che la traduzione automatica sia di bassa qualità.

“Con i testi molto semplici può anche funzionare, ma non appena ci si ritrova davanti a un testo tecnico o, ancora peggio, a un testo di marketing o di formazione delle risorse umane, la traduzione automatica proprio non funziona,” afferma Boulton, che lavora con il tedesco e l’inglese. “Mi sono ritrovato a revisionare moltissimi testi talmente incomprensibili che, in pratica, ho dovuto ritradurli da zero.”

Nicolas Kmiec, traduttore dall’inglese al francese, ammette che la traduzione automatica non è efficace se applicata a testi letterari o di medicina, ma nota che la tecnologia ha comunque fatto passi da gigante.

“Credo che la qualità stia migliorando. Un’azienda mi ha chiesto di revisionare un testo molto tecnico prodotto con un sistema di traduzione automatica e devo dire che era fatto abbastanza bene. Una volta che si inserisce la terminologia nella macchina, il rischio di incorrere in errori di significato, di traduzione e di lessico si riduce molto,” afferma. “C’è da dire che in questo campo le traduzioni sono abbastanza semplici: si tratta di frasi brevi con soggetto, verbo e complemento oggetto.”

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nel luglio 2017 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Francesca Clemente
Traduttrice EN, ES>IT
Milano

Le dieci lingue più importanti (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

7. Tedesco
Il tedesco è una potenza economica su scala mondiale. Con una reputazione per qualità, artigianato e intelligenza, le aziende tedesche come Allianz, Bosch, Siemens e DeutscheBank dominano le rispettive industrie. Il tedesco è parlato in alcuni dei paesi economicamente più importanti d’Europa: Germania, Austria, Belgio, Svizzera, Lussemburgo e Lichtenstein. Le aziende tedesche operano in tutto il mondo e, se volete le loro aziende, devete imparare la loro lingua.

8. Giapponese
Come la Germania, il Giappone ha una reputazione per eccellenza nel mondo degli affari. Il Giappone è una delle economie più alte del mondo con il terzo PIL più alto. Anche se la loro economia è tesa a stagnare, è importante non respingere l’ingegnosità delle imprese giapponesi. Imparare la lingua, almeno a livello di base, è molto impressionante e un ottimo modo per assicurare le imprese con le aziende giapponesi.

9. Portoghese
Il portoghese è un’ottima lingua da imparare dato che il Brasile sta diventando una superpotenza economica. Tuttavia il portoghese non è solo parlato in Portogallo e in Brasile, è la lingua ufficiale di 10 paesi dall’America meridionale all’Africa all’Asia. Allontanati da tutte le persone che imparano lo spagnolo e prova con il portoghese!

10. Hindi
Con quasi 300 milioni di nativi, l’hindi è la lingua ufficiale dell’India insieme all’inglese. Tuttavia, imparare l’Hindi non significa che sarai in grado di parlare a tutti quelli che provengono dall’India. Secondo il censimento del 2011, sono presenti 1.635 lingue riconosciute in tutto il paese. La seconda lingua in India è l’inglese ed è una lingua importante per la comunità imprenditoriale in India. Anche se imparare l’hindi ti aiuterà a parlare con alcuni indiani, non aspettarti che sia una panacea per le tue aspirazioni in India.

Fonte: Articolo pubblicato il 23 agosto 2014 sul sito CoreLanguages

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Le dieci lingue più importanti (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

3. Mandarino
La Cina è una grande paese con molte persone ed etnie. Sapevi che oggi ci sono quasi 300 lingue diverse parlate in Cina? Sebbene le lingue come il cantonese (parlato a Hong Kong, Macau, nella provincia di Guangdong e in molte comunità cinese oltremare) e il tibetano sono largamente parlati, la lingua ufficiale della Cina è il mandarino (pronunciato Putonghua) ed è parlato da più persone rispetto ad ogni altra lingua sulla Terra. Con l’economia cinese, che si prevede diventare la numero 1 entro il 2020, imparare il mandarino potrebbe aiutarti a guadagnare molti soldi in futuro.

4. Arabo
L’arabo è la lingua ufficiale di oltre 20 paesi e viene parlata da più di 200 milioni di persone. Troverai questa lingua parlata dall’Asia sud-occidentale all’Africa nord-occidentale. Se si lavora nei settori dell’energia o della difesa o se si prevede di lavorare nella diplomazia internazionale, l’arabo è un lingua fondamentale da imparare.

5. Francese
Certamente tutti noi conosciamo il francese come lingua dell’amore, ma è anche un’ottima lingua per il commercio. È parlato in oltre 40 paesi, principalmente in Europa e Nord Africa. Se stai cercando di espanderti nei mercati europei o africani, diciamo enchanté de français!

6. Russo
Certamente può sembrare che tutto il mondo occidentale sia impegnato a sanzionare la Russia, ma non escluderlo ancora. Il russo è parlato in tutta l’Europa centrale e orientale e in Russia. È la seconda lingua più popolare della letteratura scientifica e tecnica dopo l’inglese e viene parlata da quasi 200 milioni di persone. Con una delle economie più grandi al mondo, la Russia è troppo grande per essere ignorata.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 23 agosto 2014 sul sito CoreLanguages

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Le dieci lingue più importanti

 Categoria: Le lingue

“Se parli con un uomo in una lingua a lui comprensibile, arriverà alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arriverà al suo cuore.- Nelson Mandela”

Ci sono tanti motivi per imparare una nuova lingua. Se sei proprietario di un’azienda, potresti desiderare espandere la tua azienda verso un nuovo mercato all’estero. Se lavori in una società orientata al livello internazionale, potresti desiderare di comunicare con i colleghi e posizionarti per una promozione. Se ami viaggiare, imparare una lingua apre molte porte a un’avventura all’estero. O forse sei solo interessato ai benefici cognitivi di imparare una nuova lingua.

Tutti sappiamo che ci sono molti modi in cui possiamo beneficiare dall’apprendimento di una nuova lingua. Quindi come dovremmo decidere quale lingua fosse meglio per te? Se mirassi a un’azienda forse dovresti scegliere una lingua di un paese che preveda una crescita economica. I paesi del Bric (Brasile, Russia, India, Cina) sono stati il centro di molti speculatori in questo campo. Se vuoi riuscire a parlare una nuova lingua con molte altre persone, forse è meglio imparare una delle lingue più parlate come il mandarino o lo spagnolo.

Qualunque sia la tua motivazione, queste sono le migliori 10 lingue più importanti da imparare.

1. Inglese
L’inglese è la lingua franca del commercio e del mondo accademico. Nella maggior parte dei paesi è la lingua della scuola elementare insegnata nelle scuole e può essere compresa da più o meno 1/3 della popolazione mondiale. L’inglese è cruciale per chiunque voglia crescere a livello globale.

2. Spagnolo
Lo spagnolo è la lingua ufficiale di oltre 20 paesi ed è parlato da più di 400 milioni di persone. È anche la seconda lingua degli Stati Uniti. Secondo l’ufficio del censimento americano, lo spagnolo è la lingua primaria parlata a casa da 38,3 milioni di persone di  5 anni o più negli Stati Uniti. È più che raddoppiato rispetto al 1990 ed è previsto continuare a crescere velocemente. Se vuoi fare affari negli Stati Uniti o veramente da qualsiasi parte nell’emisfero occidentale, español es para usted!

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 23 agosto 2014 sul sito CoreLanguages

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Au revoir lingua Inglese? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Secondo uno dei primi traduttori dell’Unione Europea, non è stato l’avvento della Gran Bretagna ad aver spodestato il francese come principale lingua procedurale dell’UE, ma piuttosto l’arrivo dei diplomatici austriaci, svedesi e finlandesi a metà degli anni novanta. Da questo momento in poi i funzionari dei nuovi stati membri hanno utilizzato l’inglese, invece del francese, come loro seconda lingua. In una statistica del 2012 della Commissione Europea, il 38% degli adulti al di fuori dei paesi nei quali l’inglese è una lingua ufficiale era in grado di avere una conversazione in quella lingua. La stessa quota per il francese era soltanto del 12%.

Fino al 2014, il Parlamento Europeo ha stimato che il 95% dei testi della Commissione Europea sono stati redatti in inglese, e che l’inglese era parlato almeno due volte più di qualunque altra lingua nel Parlamento Europeo. Questo non significa, tuttavia, che le aziende possano essere soddisfatte e che possiamo sperare che il mondo ci parlerà in inglese se gridiamo abbastanza forte.
Da quando è stato innescato l’Articolo 50, abbiamo notato un aumento del numero di aziende britanniche che traducono documenti per l’incorporazione di imprese negli stati membri dell’UE, manuali per il personale e materiale di conformità normativa.

Vi è stato un modesto aumento della domanda di traduzioni del contenuto di pagine internet al cinese e all’arabo, legate ad opportunità d’investimenti esteri e d’esportazioni. In quanto donna d’affari lituana-britannica con un’azienda nel Regno Unito e progetti gemellati nell’UE, vorrei vedere che il Regno Unito e L’Unione Europea parlino una lingua che generi pace e prosperità in entrambe le regioni per i decenni a venire. Brindo a questo, o dovrei dire, Prost, Sante!, На здоровье (Na zdrowie), Na zdraví, Sláinte, Salute, Saúde, Salud, Skål, ΥΓΕΙΑ (Yamas), į sveikatą, o forse persino ⼲杯 (gān bēi).

Fonte: Articolo scritto da Jurga Zilinskiene e pubblicato il 05 ottobre 2017 sul sito Today Translations. Questo articolo è apparso per la prima volta in Make Europe Work! ® rivista pubblicata da COBCOE. Jurga è l’AD di Today Translations ed un membro della COBCOE Brexit Task Force.

Traduzione a cura di:
Nikola Lorenzin
Ingegnere Energetico
Madrid

Au revoir lingua Inglese?

 Categoria: Le lingue

L’era dell’inglese come lingua franca in Europa sta arrivando al termine e le imprese britanniche dovranno iniziare a comunicare in francese o in tedesco se vorranno sopravvivere dopo il Brexit. Questo era lo spensierato punto di vista di un mio amico irlandese mentre stavamo chiacchierando nella City un paio di settimane fa accompagnati da una freddissima pinta di Guinness. Mentre prendevo un altro sorso dalla mia pinta, gli ho detto che questo era “Complete nesąmonė!”. L’ho informato che l’espressione viene dal lituano e ho continuato spiegandogli che mi aspetto di veder fiorire l’inglese, e che ho delle prove a riguardo. Il mio amico ha ammesso che a Dublino è più facile sentir parlare inglese che gaelico. In più, era impossibile ignorare il fatto che la raffinata pronuncia inglese del giovane spagnolo che ci stava servendo era migliore di quella di molti madrelingua inglesi.

Nonostante molti deputati europei abbiano suggerito che l’inglese perderà lo status di lingua ufficiale dopo il Brexit, questo fatto sembra molto improbabile. È stata la Gran Bretagna ad aver scelto l’inglese come lingua ufficiale, e gli altri due principali stati membri dell’UE a lingua inglese, Irlanda e Malta, hanno quindi proposto rispettivamente il gaelico e il maltese. Tuttavia, secondo una statistica della Commissione Europea, il 93% della popolazione irlandese riconosce l’inglese come propria lingua materna. Oltretutto, per l’UE è stato impossibile tradurre tutti i documenti pubblici dal Gaelico per via di una carenza di traduttori. Pertanto, l’inglese non sparirà dall’Unione Europea.

Un altro cambio allo status dell’inglese che viene suggerito è che nonostante rimarrà una lingua ufficiale dell’UE, smetterà di essere una lingua procedurale, ciò significa che gli affari condotti a Bruxelles saranno limitati al francese e al tedesco. Pure questo scenario sembra poco plausibile. Infatti, la maggior parte dei funzionari dell’UE utilizzano l’inglese. Dal momento che Gran Bretagna e Irlanda non furono stati fondatori del predecessore dell’UE, la Comunità Economica Europea, la stragrande maggioranza della legislazione dei primi anni della CEE è stata redatta in francese.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jurga Zilinskiene e pubblicato il 05 ottobre 2017 sul sito Today Translations. Questo articolo è apparso per la prima volta in Make Europe Work! ® rivista pubblicata da COBCOE. Jurga è l’AD di Today Translations ed un membro della COBCOE Brexit Task Force.

Traduzione a cura di:
Nikola Lorenzin
Ingegnere Energetico
Madrid

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (6)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Ennesima difficoltà semantica è rappresentata dai nomi di animali e piante, spesso usati negli haiku come immagine del cambiamento stagionale: alcuni non esistono nei paesi stranieri e tormentano i traduttori. Le due traduzioni di ‘cicale’ di Bashō menzionate sopra sono buoni esempi: in Giappone, le cicale sono un’icona familiare di incantevoli panorami estivi. Ma nei paesi occidentali non sono così famose e a volte la cicala è perfino vista come un mero insetto rumoroso; per coloro che la pensano in questa maniera è difficile comprendere la visione di questo haiku.

Conseguentemente, le traduzioni degli haiku spesso necessitano di spiegazioni addizionali per superare questi ostacoli o rompere le costrizioni di forma metrica, per quanto sia desiderabile vengano riprodotte esclusivamente le varie tecniche retoriche usate nella poesia originale. Ma conseguire l’obiettivo di mantenere la compatibilità tra forma e contenuto mentre ci si conforma a queste restrizioni sembra una difficoltà troppo grande da superare, per questo molti studiosi sono arrivati alla comprensibile conclusione che sia impossibile tradurre puntualmente un haiku in inglese.

Nonostante ciò, la traduzione degli haiku è considerabile un’attività creativa valida: per superare la difficoltà del differente apparato grammaticale e del differente alfabeto è necessaria una grande inventiva. Quale forma o quale contenuto abbia più valore, quale interpretazione applicare, sono domande la cui risposta dipende dalla personalità e dall’originalità del traduttore che può mostrare così tutte le proprie abilità linguistiche. Piuttosto che vedere la traduzione degli haiku come un’operazione che rappresenti ed imiti solamente l’arte dell’haiku originale, la traduzione di per sé può essere vista come una forma d’arte, di cui questo saggio vorrebbe considerare il valore.

Bibliografia:
*D. C. Buchanan. (1976). One Hundred Famous HAIKU. Tokyo&San Francisco. Japan Publication, Inc.
*F. Yamagishi. [山岸文明] (2000). English Translation of Modern Japanese Haiku. [現代俳句の英訳]. Numadsukoutohsenmongakkoukenkyuhoukoku [沼津高等専門学校研究報告. Report of research in Professional High school of Numadsu], 34, p.175-180
*J. Reichhold. (2002). Writing an Enjoying Haiku: A Hands-on Guide. Tokyo. Kodansha International Co., Ltd.
*K. Satoh [佐藤和夫]. (1982). Sotogawakaramita haiku [外側から見た俳句. Haiku viewed from the outside]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.52-59.
*K. Tsuruta [鶴田欣也]. (1965). Eiyakusareta haiku no mondaiten [英訳された俳句の問題点. The controversial points of haikus translated into English]. Hikakubungaku [比較文学. Comparative literature], 8, p.20-27.
*O. Murata [村田修]. (1986). Haiku nyumon: Hajime no hajime. Tokyo. Tokyo Bijutsu[東京美術].
*R. H. Blyth. (1950). HAIKU Vol.2: 俳句. Tokyo. Hokuseidoshoten[北星堂書店].
*Y. Matsuo [松尾靖秋]. (1982). Haiku niokerukokusaisei [俳句における国際性. Internationality in haiku]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.42-51.
*Y. Murakami. (1991). CLASSIC HAIKU: A Master’s Selection. . Tuttle Publishing.
*Zolbrod. L. (1982). Kinsei haiku no eiyaku to goshichigotyou [近世俳句の英訳と五・七・五調. English translation of the early modern haikus and 5-7-5 syllables form]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.80-81.

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Questo poema di Bashō è controverso perfino tra gli studiosi giapponesi: che aspetto abbia l’albero, dove sia, quanti corvi vi stiano appollaiati sopra e che messaggio o sensazione il poeta stia cercando di esprimere sono tutti misteri irrisolti. Il traduttore utilizza molte rappresentazioni di colore e disegna un’immagine variopinta, ma la traduzione è innegabilmente verbosa.

Similarmente, la traduzione di parole peculiari e concetti è un grande ostacolo. Alcune particelle della lingua giapponese non possono essere tradotte in proposizioni inglesi e hanno bisogno di alcune parole esplicative, come il ‘kireji’ (切れ字), letteralmente ‘carattere finale’, che ha lo scopo di sottolineare la fine di un verso. È usato immediatamente dopo una parola o una frase per enfatizzare la profonda emozione di un poeta: ammirazione, meraviglia, nostalgia, attaccamento o sorpresa sono tutte espressioni ben espresse dal kireji. Il suo significato è piuttosto ambiguo e si traduce in varie maniere; a volte semplicemente non è tradotto e altre, purtroppo, completamente eliminato. Ecco alcuni esempi di traduzione del kireji:

Haiku Originale                      Translitterazione                    Traduzione Letterale
荒海や ———————————————— araumiya ————————————- Il mare selvaggio
佐渡によこたふ ————————— sado ni yokotau —————————– oltre l’isola di Sado
天の川 ——————————————— ama no gawa ————————————– la Via Lattea
(松尾芭蕉)                             MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                 Traduzione dall’inglese
So wild a sea—                                           Il mare così selvaggio
and, stretching over Sado Isle            Che si allunga oltre l’Isola di Sado
the Galaxy…                                                    E la Galassia…
(H. Henderson)

A wild sea!                                                   Il mare selvaggio!
And the Galaxy stretching out                 E la Galassia che si allunga
Over the Island of Sado                                Oltre l’isola di Sado
(R. H. Blyth)

O’er wild ocean spray,                             Il mare selvaggio s’allarga
All the way to Sado Isle                              Fino all’isola di Sado
Spreads the Milky Way!                               E verso la Via lattea!
(D. Blitton)

wild seas                                                        Mare selvaggio
to Sado shoring up                                      Fino a Sado s’allunga
the great star stream                              Il grande torrente di stelle
(C. Corman and S. Kameike)

Seconda particolarità oltre il kireji sono le onomatopee, decisamente più sviluppate in lingua giapponese che in tutte le lingue occidentali, molte delle quali non hanno una traduzione esatta, rendendo così necessaria da parte dei traduttori l’invenzione di soluzioni alternative. Un esempio:

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
梅が香に —————————————– umega ka ni ————————— Al profumo del pruno
のっと日の出る ————————– notto hi no deru —————– improvvisamente sorge il sole
山路かな —————————————– yamajikana ————————– sul sentiero di montagna
(松尾芭蕉)                            MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                        Traduzione dall’inglese
Suddenly the sun rose,                                Il sole sorge improvvisamente
To the scent of the plum blossoms,              Al profumo dei fiori di pruno
Along the mountain path.                            Lungo il sentiero di montagna
(R. H. Blyth)

Blyth ha tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’ anche se le due parole hanno una sfumatura piuttosto diversa; a difesa di questa traduzione, Blyth afferma che ‘notto’ e ‘improvvisamente’ rappresentano uno ‘scossone’ alla mente del poeta e alle sue impressioni, piuttosto che l’improvvisa alba del sole. Inoltre, oltre R.H.Blyth, A.Miyamori, K.Yasuda, H.Henderson, tutti hanno tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’, quindi questo particolare problema sembra difficile da risolvere.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Mentre l’haiku originale non ha pronomi personali questo traduttore, utilizzandoli, traduce ingegnosamente la poesia in una forma di dialogo tra lui e il fagiano che comparato però con la semplicità dell’originale, non può non sembrare un po’ ridondante. L’ambiguità e le molteplici possibilità di interpretazione sono elementi essenziali delle composizioni haiku e queste problematiche non possono che rendere alcune traduzioni imprecise se non addirittura imperfette.

Un’altra questione problematica è l’ordine delle parole: in giapponese è abbastanza libero, ma in inglese è rigidamente statico. Come risultato i lettori di haiku tradotti non possono fare esperienza dell’emozione di domandarsi quale parola seguirà:

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ——————-—–          MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nell’haiku originale, gli elementi semantici sono ordinati così: ‘immobile’, ‘penetrazione’ e ‘suono delle cicale’. Quest’ordine crea l’aspettativa e accende l’eccitazione del lettore: ‘cosa enfatizza l’immobilità e penetra le rocce’? In inglese, invece, il ‘suono delle cicale’ deve essere posizionato prima di ‘penetrazione’, perché ‘penetrare’ rappresenta un verbo o il modificatore di uno stato. Il gusto originale non è preservato nella traduzione e questo è indubbiamente un difetto.

Un’altra importante differenza linguistica che rende difficoltoso il processo di traduzione è il sistema alfabetico, caratterizzato da lettere minuscole e maiuscole per l’alfabeto romanzo, di tre tipi nella lingua giapponese: Hiragana, Katakanae Kanji. In giapponese, parole con lo stesso significato possono avere sfumature differenti, avere una pronuncia diversa ed essere scritte quindi con differenti caratteri; parole invece dalla stessa pronuncia ma di diverso significato saranno riconoscibili perché scritte in due maniere distinte. La bellezza di alcuni haiku è creata dalla combinazione di diversi tipi di caratteri che non può essere rappresentata nelle traduzioni Inglesi.

Il secondo motivo principale dell’impossibilità di una traduzione perfettamente puntuale e corretta è l’incompatibilità tra ‘forma’ e ‘contenuto’ e la difficoltà di preservazione del loro legame; in questo contesto, la parola ‘contenuto’ riguarda l’immagine e l’emozione che il poeta dell’haiku vuole esprimere nel proprio lavoro, mentre la parola ‘forma’ riguarda lo stile unico e le tecniche fonologiche o retoriche dell’haiku stesso, come lo stile metrico ‘5-7-5’ o l’uso del kigo. La difficoltà nel tradurre il contenuto sta spesso nell’interpretazione delle metafore e delle sfumature di significato di parole specifiche e distintive, che rendono alcuni haiku troppo complessi e profondi per una traduzione letterale.

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
枯枝に  ——————————————-   kareeda ni  ————————— Sul ramo rinsecchito
烏のとまりたるや ————— karasu no tomaritaruya —————- è appollaiato il corvo
秋の暮  ——————————————— aki no kure ——————————- notte d’autunno
(松尾芭蕉)——————————-   MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                                     Traduzione dall’inglese
The Autumn gloaming deepens into night;              L’autunno scintillante nella notte
Black’ giants the slowly-facing orange light,     Gigante nero si volta verso la luce arancio
On withered bough a lonely crow is sitting.          Un corvo siede su un ramo rinsecchito
(クララ・ウォルシュ)

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Proprio per le peculiarità grammaticali della lingua, i poeti giapponesi non devono specificare se un nome è singolare o plurale, in che tempo verbale sia espresso un verbo, o anche chi o cosa sia il soggetto principale. In inglese  i traduttori devono manifestare tutti questi elementi togliendo così al lettore possibilità di immaginazione e discernimento al riguardo: per esempio, due traduzioni dello stesso haiku sottostante mostrano la differenza tra singolare e plurale per ‘cicala’ (蝉)  e ‘pietra’ (岩).

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ————————         MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nella versione originale l’enfasi non è sul numero di cicale o di rocce ma nella loro mera esistenza, elemento che la traduzione inglese non può riflettere. Come altro esempio basta osservare l’haiku di Matsuo Bashō citato prima:

Haiku Originale                  Translitterazione                        Traduzione Letterale
古池や    ——————————         furuikeya    —————————————- Vecchio stagno
蛙飛び込む    ———————–    kawazutobikomu   ————————— Una rana salta dentro
水の音    ——————————        kaze no oto     ———————————- Rumore di acqua
(松尾芭蕉) ———————–       MatsuoBashō

Traduzione Inglese                Traduzione dall’inglese
Oldpond   ——————————–          Vecchio stagno
frogs jumping in    ——————       Il salto della rana
Sound of water    ———————–       Suono d’acqua
(L. Hearn)

The old pond    ————————        Il vecchio stagno
A frog jumps in   ———————          Una rana salta
Plop!   ————————————–                 Plop!
(R. H. Blyth)

In teoria, il ‘suono d’acqua’ è conseguito dal fatto che la rana vi salti dentro, ma in generale il poeta lascia intenzionalmente l’ordine della consecuzione ambiguo per creare un’immagine altrettanto ambigua. Anche in questo caso, che rana (蛙) sia singolare o plurale dipende dal traduttore. Anche questo esempio mostra bene la problematica del soggetto indefinito:

Haiku Originale                    Translitterazione                  Traduzione Letterale
秋深き   ——————————–          akifukuaki    ——————————- Tardo autunno
隣は何を    —————————      tonari wanaka o ——————————– cosa i vicini
する人ぞ    —————————         surubitozo     ———————————- fanno ora?
(松尾芭蕉) ———————–        MatsuoBashō

Traduzione Inglese                       Traduzione dall’inglese
It is late autumn    —————————–       Tardo autunno
I wonder what my neighbors    ——- Chissà cosa i miei vicini
Will be doing now    ——————————–   Fanno adesso
(D. C. Buchanan)

Nell’haiku originale, nonostante sia il poeta a porsi la domanda, abbreviando il soggetto generalizza sulla questione e cerca di accattivarsi l’empatia del lettore. Ma questo strumento è assente nella traduzione. Ecco un altro esempio:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
蛇食ふと     ——————————        ebishokufuto —————      Poichè mangia i serpenti
聞かばおそろし   ——————-     kiko ka baosoroshi    —————— ho paura di sentire
雉子の声  ————————–              kijishi no koe   ————————– la voce del fagiano
(松尾芭蕉)  ——————              MatsuoBashō

Traduzione Inglese                         Traduzione dall’inglese
I heard you eat snakes  —————-  Ho sentito che mangi serpenti
And since then, I fear to hear   — Per questo ho paura di sentire
Your voice, O pheasant   ————-         La tua voce, fagiano
(マークス)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante il significato dell’haiku sia enigmatico ed oscuro per coloro che non conoscono la cultura giapponese (e spesso anche per chi la studia approfonditamente), è certo che la sua popolarità sia cresciuta in tutto il mondo; alcuni studiosi del diciannovesimo secolo hanno avuto un ruolo importante nell’introduzione dell’haiku in Occidente, i più famosi tra i quali sono Basil Hall Chamberlain e Patrick Lafcadio Hearn (conosciuto e naturalizzato in Giappone come Koizumi Yakumo  [小泉八雲]). Nel ventesimo secolo, il libro in quattro parti ‘Haiku’ redatto da Reginald Horald Blyth diede un grande contribuito allo scopo di far conoscere questo genere poetico ed è considerata la prima collezione di haiku tradotti in inglese. Una delle più famose poesie pubblicate in questo libro è:

Haiku Originale                   Translitterazione                       Traduzione Letterale
古池や    ————————————-    furuikeya    ————————————– Vecchio stagno
蛙飛び込む  —————————   kawazutobikomu —————————  Una rana salta dentro
水の音   ————————————    kaze no oto     ———————————– Rumore di acqua
(松尾芭蕉)                          MatsuoBashō

Traduzione Inglese             Traduzione dall’inglese
The oldpond   —————————–   Il vecchio stagno
A frog jumping in   —————-  Una rana salta dentro
The sound of water   ——————  Suono d’acqua

Allo stesso tempo, non solo gli occidentali ma anche alcuni studiosi giapponesi hanno provato a tradurre haiku in Inglese:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
夏草や   ————————————–       natsukusaya ————————           Erba estiva
兵どもが    ————————-        tsuwamono domo ga   ———————- Per i guerrieri
ゆめの跡   —————————             yume no ato    ————————— La fine del sogno
(松尾芭蕉)                               MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                     Traduzione dall’inglese
In summer grasses     ——————————————      Nell’erba estiva
Are now buried     ————————————————–      Sono sepolti
Glorious dreams of ancient warriors   ———–  Sogni di guerrieri antichi
(Y. Murakami)

Come risultato di queste attività, l’haiku è diventato famoso e popolare in molti paesi, compreso l’Est Europa e l’Africa; per esempio, nel 1982 ben 712 persone hanno partecipato in una gara di haiku dell’Ambasciata Giapponese in Senegal. Nonostante il fascino e l’unicità degli haiku abbia stregato tutto il mondo ancora ci si chiede se sia possibile tradurli correttamente in lingua inglese, e molte delle problematiche (anche solo le più palesi) lascerebbero presumere che sia impossibile: la sola differenza grammaticale tra inglese e giapponese è uno dei fattori più rilevanti, a cui si unisce la difficoltà creata dal diverso sistema alfabetico.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’haiku, sviluppatosi attorno al diciassettesimo secolo ed ancora oggi popolarissimo non solo in Giappone ma anche in molti altri paesi stranieri, è probabilmente la più singolare forma di espressione poetica in tutta la letteratura giapponese. In questo articolo considereremo la possibilità della traduzione del genere haiku in inglese; alcune difficoltà, illustrate negli esempi, potrebbero portare alla conclusione che una traduzione adeguata e puntuale sia impossibile ma allo stesso tempo, approfondiremo l’importanza della traduzione stessa come mezzo di comunicazione interculturale.

Nell’haiku vengono utilizzate molte delle numerose tecniche retoriche e stilistiche proprie di molti altri generi poetici: similitudine, metafora, ossimori e giochi di parole sono solo alcune di queste, perché sotto altri aspetti l’haiku è un genere a sé stante: a differenza di altre composizioni è molto breve, segue rigidamente una struttura metrica propria (il primo e il terzo verso devono contenere cinque sillabe, il secondo sette) e deve essere diviso in due fasi: il ‘frammento’ e la ‘frase’. Il ‘frammento’ è il primo verso o l’ultimo, gli altri due sono ‘frasi’. Un esempio:

“Evening settles down                                               “Scende la sera
the moorhen on seven eggs                                        il fagiano su sette uova
dew upon the glass”                                                   rugiada sul vetro”

Qui il primo verso è il ‘frammento’, gli altri due sono ‘frasi’; come si può facilmente intuire, in una composizione che non può essere né lunga né complessa non è necessario inserire punteggiatura o maiuscole; viene utilizzato quasi unicamente il tempo verbale presente così che i lettori possano fare esperienza della percezione del poeta come se fosse la propria.

Altro punto di differenziazione è il tema principale dell’haiku: la rappresentazione della natura attraverso la sensibilità del poeta che la percepisce attraverso i cinque sensi; per dipingerla in sole diciassette sillabe vengono utilizzati diversi stratagemmi, tra cui ilKigo [季語], letteralmente ‘parola stagionale’, un termine che rappresenta un elemento caratteristico di ogni stagione. Infine, l’haiku si basa su concetti peculiari ed elusivi: Wabi [侘], Sabi [寂] and You-gen [幽玄]. Questi concetti hanno diversi significati, interpretabili solo a seconda del contesto; Sabi viene di solito tradotto letteralmente come ‘solitudine’, ma può rappresentare qualcuno o qualcosa di ‘miserabile’, ‘insignificante’, ‘patetico’ o ‘povero’. Wabi, considerato il ‘fratello gemello’ di Sabi, rappresenta generalmente un’idea di ‘elegante semplicità’ o ‘raffinamento sottomesso’ ed è basato sullo spirito giapponese di vedere la modestia come virtù e di considerare la bellezza come il risultato di una vita semplice. Al contrario, You-Gen rappresenta la ‘grazia misteriosa’ o la ‘profondità sconosciuta’; se anche per la letteratura e la filosofia giapponese non  c’è un’ovvia ed unica interpretazione di questi termini e della relazione che li unisce, è ovviamente difficile per gli stranieri catturarla.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

7 motivi per parlare un’altra lingua (o più)

 Categoria: Le lingue

È indiscutibile: parlare una, anzi parecchie, lingue straniere è un vero e proprio vantaggio che permette di viaggiare senza confusione in un paese straniero, di comunicare con persone che non comprenderebbero altrimenti, di immergersi profondamente in una cultura che non sia la nostra e, più banalmente, di sapere ciò che si ordina al ristorante! Numerosi studi dimostrano anche che la pratica di una lingua straniera è benefica per la salute, e soprattutto per il cervello. Il vantaggio dei bilingui?

Una migliore flessibilità cognitiva
Gli adulti che parlano due lingue straniere dall’infanzia sembrano avere più facilità ad affrontare gli imprevisti rispetto agli altri, secondo uno studio di Journal of Neuroscience che ha misurato la capacità dei partecipanti effettuando un compito che coinvolgeva la loro flessibilità cognitiva, compito a cui i bilingui hanno adempiuto più velocemente e utilizzando meno energia.

Uno spirito più vivo con l’età
Lo stesso vale per le persone che hanno imparato una lingua straniera in età adulta, secondo la rivista scientifica Annals of Neurology. Alcune persone di madrelingua inglese sono state sottoposte ad un test di intelligenza all’età di undici anni, ripetuto poi verso i settant’anni. Quelle che parlavano due o più lingue avevano più capacità cognitive – soprattutto in termini di intelligenza generale e facilità di lettura – rispetto agli altri.

Uno sguardo diverso sulle parole
I bilingui registrerebbero certe parole più velocemente, soprattutto quando hanno gli stessi sensi in entrambi le lingue, secondo uno studio del giornale Psychological Science. Studiando i movimenti oculari, i ricercatori si sono accorti che i bilingui passavano meno tempo a guardare le parole identiche in entrambe le lingue (come “sport” in inglese e in francese), ciò suppone che il loro cervello ha bisogno di meno tempo per identificarle, scrive la rivista Scientific American.

Meno chance di soffrire della malattia di Alzheimer
L’Alzheimer può colpire tutti, ma i bilingui svilupperebbero questo problema quattro o cinque anni dopo rispetto agli altri, se si crede ai risultati presentati alla conferenza dell’Associazione americana per il progresso scientifico tenuta nel 2011. Lo studio riguarda 450 pazienti, di cui la metà erano bilingue dalla loro più giovane età.

Migliori capacità analitiche a scuola
I bambini bilingui sembrano più dotati per i compiti analitici e creativi, secondo uno studio di International Journal of Bilingualism. Questo osservava 121 bambini, di cui una metà bilingue, che dovevano ripetere delle serie di cifre, effettuare calcoli mentali e riprodurre ugualmente delle costruzioni di blocchi di colori, secondo HealthDay.

Un cervello più rapido al cambiamento
I bambini bilingui avrebbero anche più facilità a cambiare compito, secondo uno studio comportamentale: dei bambini guardano alternativamente delle  foto di animali e dei colori su uno schermo del computer. Quando gli veniva chiesto di premere sulla tastiera per passare da una all’altra, i bilingui erano più veloci.

Pensare in un’altra lingua per prendere una decisione migliore
Quando le persone riflettono in un’altra lingua, generalmente prendono decisioni più razionali, come ha dimostrato uno studio psicologico nel 2012. Poiché abbiamo la tendenza a voler evitare ciò che può comprometterci, limitiamo l’assunzione dei rischi, anche quando le circostanze giocano a nostro favore. Ma alcuni ricercatori dell’Università di Chicago si sono accorti che il fatto di riflettere in un’altra lingua creava una distanza che portava a decisioni più maturamente riflettute e meno dipendenti dalle nostre emozioni.  “La ragione principale di questo fenomeno, è forse che una lingua straniera ha meno importanza affettiva di una lingua materna”, ha dichiarato il ricercatore SayuriHayakawa. “Una reazione emozionale può comportare decisioni fondate più sulla paura che sulla speranza, anche quando la probabilità di successo è molto elevata. ”

Fonte: Articolo scritto da Amanda L. Chan e pubblicato il 21 giugno 2014 sul sito dell’Huffington Post

Traduzione a cura di:
Marina A. Silveri
Tecnico della gestione aziendale
Studentessa di tedesco

Tradurre la comicità dei prodotti audiovisivi

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’umorismo è l’ingrediente fondamentale di molte società e dunque si trova in qualsiasi lingua e cultura, ma siamo sicuri che in ogni Paese si rida per le stesse cose? Ci possiamo trovare di fronte a battute, gag, barzellette più inclini a essere tradotte in modo efficace quando gli utenti della lingua di partenza e di quella di arrivo condividono una stessa conoscenza e dei valori che permettono loro di apprezzare quel determinato tipo di comicità, ma questo accade così spesso? Il comico è fortemente legato alle strutture socioculturali della comunità di cui è espressione, infatti non solo è vincolato alla lingua in cui nasce, ma ha anche un’importante componente geografica e temporale. Effettivamente quello che fa ridere in Italia non ha necessariamente lo stesso effetto nel resto d’Europa, e magari ancor meno in Asia; allo stesso modo, quello che divertiva i nostri nonni sembra spesso ormai superato. Lo sanno bene i traduttori che hanno il difficile compito di mantenere l’effetto comico dell’originale nella lingua e cultura di destinazione che spesso manca dei riferimenti necessari a comprendere una battuta o che predilige altri stimoli umoristici. È vero sì che esistono temi universalmente comici, ma ogni società scherza più su alcuni argomenti e rimane indifferente su altri, dando vita a un proprio senso dell’umorismo a volte inimitabile.

Il traduttore che si trova di fronte a una commedia comica o a una sit-com deve possedere un’ampia conoscenza non solo della lingua ma anche del panorama culturale emittente, dal momento che molto spesso si possono ritrovare riferimenti a persone, situazioni ed elementi sconosciuti alla cultura ricevente. Per quanto possano essere impeccabili le strategie di traduzione e adattamento adottate in questo tipo di prodotti, le immagini, il contesto, le abitudini e i paesaggi che appaiono sono espressione di un mondo che lo spettatore di un altro Paese non riconosce come suo. Molto spesso ci si imbatte anche in ostacoli linguistici come le combinazioni di giochi di parole e i riferimenti culturali che risultano divertenti nella lingua di partenza ma che presentano difficoltà per quanto riguarda la resa traduttiva. Anche quando una battuta sembra inequivocabile nell’originale, non dobbiamo dimenticarci che il linguaggio e le specificità culturali vanno di pari passo e sono inseparabili. I giochi di parole di un testo tradotto dovrebbero, idealmente, rispettare quelli della lingua di partenza, mantenendone le peculiarità linguistiche e cercando di riprodurre nel target lo stesso effetto comico dell’originale. Non tutte le lingue, però, hanno la stessa possibilità di creare combinazioni linguistiche che riescano a riprodurre battute corrispondenti a quelle iniziali.

Un elemento da tenere in considerazione nelle sit-com è poi la presenza delle risate preregistrate che devono necessariamente scaturire da una battuta che risulti comica anche in italiano, per fare in modo che il pubblico non si domandi il perché di quella reazione. Bisogna evitare che i telespettatori, sentendo ridere, non facciano altrettanto solo per imitazione o tantomeno che credano che gli ascoltatori originali si divertano facilmente per una cosa che non ha niente di comico. Sicuramente adattare questo tipo di prodotti è complicato e pieno di insidie, oltre agli ostacoli traduttivi in sé ci sono poi quelli tecnici (la lunghezza delle battute, la sincronia con il labiale etc.) ma senza dubbio si tratta di un lavoro creativo ed estremamente stimolante.

Autrice dell’articolo
Giulia Rovai
Traduttrice ed adattatrice italiano <> inglese, italiano <> spagnolo
Pescia (PT)

Il quotidiano del traduttore letterario (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Chi ad esempio traduce dalle lingue scandinave ha una parola per testa (Kopf), non per principale (Haupt). Ci si orienta dunque al testo nel suo complesso, al contesto. Quali sono i termini corretti, è la sintassi corretta? Dal punto di vista  grammaticale è più semplice, tuttavia non sempre, come nel caso del  congiuntivo. Il bello in letteratura è che tutto è possibile. A potere tutto sono in primo luogo gli autori. Anche i traduttori possono tutto, ma devono poter dire perché. Nella traduzione di Céline, che nel “Voyage au bout de la nuit” utilizza correttamente i congiuntivi francesi e scrive correttamente il discorso indiretto, il traduttore deve riflettere se far parlare il narrante al congiuntivo 1 o al congiuntivo 2 o all’indicativo.

Nella trasposizione di questo testo narrativo incredibilmente in lingua parlata e appassionante, il traduttore deve sottostare a parecchie limitazioni. Ricorre alla possibilità di rinunciare totalmente al congiuntivo nel discorso indiretto tedesco e di restare all’indicativo, salvo poche eccezioni. La questione decisiva in questo caso è se il tipo di testo, la forma narrativa, la figura, la funzione nel testo consentano di rimanere all’indicativo o se sia meglio optare per un congiuntivo.

Domande che il traduttore si deve sempre costantemente porre e alle quali l’originale non risponde sul piano grammaticale: che tipo di testo deve scrivere il traduttore? Come deve muoversi tra le possibilità della propria lingua che la lingua di partenza proprio non gli offre? Sull’esempio della prima frase de “L’ Etranger” di Camus (Hier matin maman est morte), si pone il quesito:  come va tradotto “maman”? Perché Camus ha scritto quel che ha scritto?  Già persino una frase così breve mostra che ci sono diverse possibilità di una traduzione corretta. Ma quale di queste è la letteraria che corrisponde al  meglio al testo di partenza nel suo complesso e a questo punto del testo stesso?  Questo è il nodo cruciale. La letteratura diventa letteratura solo a mezzo di un grande insieme di fattori mutevoli: suono e ritmo, brillantezza, humor, ironia, giochi di parole, slang,  idioletti, socioletti, etc. Tutte queste caratteristiche devono essere trasmesse nel modo più adeguato possibile.

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La letteratura tradotta come fattore economico
La Germania è il più vasto mercato nel mondo per quanto concerne la letteratura tradotta. Il 15% delle nuove pubblicazioni sono traduzioni, di cui il 75% dall’area linguistica inglese o angloamericana che costituisce una grossa parte dell’economia nazionale. Parte rilevante della produzione editoriale è costituita da traduzioni. Spesso vengono già indicati gli autori delle traduzioni. Alcuni editori hanno persino iniziato a inserire delle brevi descrizioni dei traduttori nelle loro presentazioni o anche nel risvolto di copertina. Le case editrici non potrebbero esistere senza i traduttori, i traduttori letterari non possono vivere di traduzione, cosa che è un ulteriore paradosso. Quindi il traduttore deve lavorare sempre di più e più velocemente, vale a dire a cottimo; è pagato a pagina. Grazie alla provvigione in percentuale sui biglietti, la traduzione di pezzi teatrali è leggermente più vantaggiosa.

Criteri di traduzione
Un tempo era semplice. Allora per le traduzioni, alla maturità vigeva il criterio “giusto” o “sbagliato”. Più avanti non ci furono più traduzioni. Giusto/sbagliato vale anche per le traduzioni tecniche quali istruzioni per il montaggio, corrispondenza legale, ecc. I criteri “giusto” e “sbagliato” sono presenti anche nelle traduzioni letterarie, ma in questo caso si aggiungono proprietà estetiche, ad esempio suono e ritmo, non solo nella poesia, ma anche nella prosa narrativa. La letteratura lavora con parecchi fattori mutevoli, non solo con lessico e grammatica, ma anche con spazi associativi e qualità emozionali, che sono i primi a fare della letteratura quello che è e che rendono il grado di letterarietà dei testi più o meno alto. Nelle traduzioni letterarie devono senz’altro essere presenti i termini esatti, si devono utilizzare correttamente grammatica e sintassi, ma proprio la sintassi tedesca è cosi flessibile da offrire molte possibilità in più di tante altre lingue , tanto che il traduttore deve riflettere se utilizzare o meno le varianti tedesche che la lingua straniera gli offre.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Versione leggermente abbreviata dell’ esposizione di Hinrich Schmidt-Henkel
Hinrich Schmidt Henkel traduce dal 1987 letteratura dal Francese, Italiano e Norvegese, essenzialmente letteratura di intrattenimento e pezzi per il teatro. In precedenza ha studiato Germanistica e Romanistica ai fini dell’insegnamento, il che tuttavia non costituisce alcuna premessa per tradurre letteratura, così come del resto l’avere intrapreso un percorso di studi quale interprete-traduttore. Tra i colleghi ci sono provenienze e background  formativi  piuttosto diversificati, ma gli studi filologici sono comuni. Tutti noi abbiamo a che fare con letteratura tradotta sia nelle professioni accademiche che nei  media e nell’editoria e tutti, in qualità di lettori, abbiamo a che fare con la traduzione letteraria.

Il  traduttore letterario – un autore mancato
Hinrich Schmidt-Henkel mette fine alla falsa convinzione che il traduttore letterario sia un autore mancato, come spesso editori e lettori erroneamente pensano. Si tratta di due professioni sostanzialmente differenti. Secondo Schmidt-Henkel bisognerebbe scrivere solo nel caso in cui si abbia qualcosa da dire. Il traduttore letterario potrebbe scrivere, qualora lo volesse, avendo a disposizione una lingua per farlo. Ma anche se lo facesse, disporrebbe comunque di una sola lingua. Gli mancherebbe dunque quello che nel tradurre dà accessibilità allo spazio che per il traduttore letterario risulta così affascinante ed esistenzialmente necessario: il contatto tra due lingue e lo spazio tra le stesse.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni. Per la traduzione letteraria esistono moltissime immagini comparative e metafore; sarebbe come “ballare coi piedi incatenati” o ”scolpire un liquido”. A tutte è comune un chiaro paradosso.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario

 Categoria: Traduzione letteraria

L’antologia “Relazioni su esperienze maturate” di Germanopolis si rivolge a tutti coloro che desiderano lavorare a livello professionale nel settore linguistico. Nell’ambito di questa raccolta, esperti in lingue relazionano sulle proprie esperienze e sulle specificità della propria professione. Lo scopo è di offrire ai futuri interpreti e traduttori uno sguardo sull’aspetto pratico, preparandoli così al meglio per il futuro professionale.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria  in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni” (Hinrich Schmidt-Henkel).

Relazione su esperienze maturate
L’espressione letteratura mondiale è per molti oggi qualcosa di scontato, ma potrebbe esistere  questa opinione senza il traduttore letterario? Goethe, Hugo, Shakespeare, per citare solo alcuni grandi nomi della letteratura mondiale, sarebbero probabilmente accessibili solo ad una élite di linguisti. Oggi circa la metà di tutte le nuove pubblicazioni di letteratura di intrattenimento  presenti sul mercato tedesco è costituita da  traduzioni. Nonostante ciò il traduttore letterario, questo artista nel mondo dei traduttori, passa purtroppo  troppo spesso inosservato. Ma chi è allora  questo lavoratore nell’ombra, questo orafo delle parole, che spesso viene sottopagato? Hinrich Schmidt-Henkel, traduttore di autori prestigiosi, quali L.-F. Céline, Jean Echenoz, Hervé Guibert, Albert Camus, Jon Fosse, Erik Fosnes Hansen, Henrik Ibsen, Stefano Benni, Pier Vittorio Tondelli , nella sua esposizione ci fa prendere confidenza con il profilo professionale del traduttore letterario.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

La traduzione intralinguistica (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per attribuire alla traduzione intralinguistica la dignità che merita e assegnarle una posizione rilevante all’interno dei translation studies, è necessario trattarla allo stesso modo di quella interlinguistica, proponendo delle descrizioni empiriche delle strategie che la caratterizzano. Ciò è possibile avendo tracciato prima un confine all’interno della storia di una lingua, poiché tale confine aiuterà a stabilire quando la resa moderna di un testo può essere definita una traduzione intralinguistica e quando interlinguistica.

Nel caso della storia della lingua inglese, per esempio, il confine andrà collocato all’inizio di quella fase storica in cui la lingua viene denominata Middle English, data l’ampia corrispondenza a livello lessicale, morfologico e sintattico tra Middle English e inglese contemporaneo.
La traduzione dal Middle English al Modern English, perciò, può essere considerata intralinguistica, mentre quella dalla lingua più antica, l’Old English, sarà considerata interlinguistica, a causa dell’ampio scarto cronologico che ha permesso alla lingua di evolversi in modo tale che il testo fonte risulta redatto in una lingua completamente diversa da quella della traduzione.

Una trattazione sistematica di entrambe le tipologie di traduzione, quella interlinguistica e quella intralinguistica, fa emergere come esse abbiano la stessa finalità, ovvero quella di condurre i lettori alla piena comprensione del testo. Per conseguirla, esse devono affrontare le stesse problematiche, come la necessità per il traduttore di aderire a una delle due strategie teorizzate da F. Schleiermacher e ribadite da L. Venuti, ovvero la volontà di addomesticare il testo o di conservarne l’estraneità. Questa trattazione, quindi, si propone di essere uno spunto per ulteriori studi che diano alla traduzione che opera all’interno di una stessa lingua la stessa dignità che possiede la traduzione che opera tra lingue differenti.

Autrice dell’articolo:
Gloria Mambelli
Traduttrice EN>IT
Verona

La traduzione intralinguistica

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando si sente parlare di traduzione, viene naturale pensare a quella che opera tra due lingue differenti. Ne esiste, però, un’altra tipologia, troppo spesso trascurata dai cosiddetti translation studies, sorti negli anni Ottanta per indagare la traduzione quale disciplina autonoma e oggi imprescindibili per ogni approccio traduttivo. Si tratta della traduzione intralinguistica, definita per la prima volta nel 1959 da R. Jakobson all’interno del suo saggio On Linguistic Aspects of Translation. Egli distinse tre tipi di traduzione, quella “intralinguistica o riformulazione”, quella “interlinguistica o traduzione propriamente detta” e quella “intersemiotica o trasmutazione”. Se le tre definizioni risultano chiare, la maggior parte degli studiosi della traduzione preferisce concentrarsi sulla traduzione propriamente detta, ovvero quella interlinguistica, come se le altre due tipologie non fossero davvero rilevanti all’interno della disciplina. Certo, i translation studies non le escludono, ma si riscontra una carenza di studi empirici e trattazioni in merito.

Ancora oggi non vi è una differenziazione precisa ed esauriente tra la traduzione che avviene tra due lingue diverse e quella che avviene all’interno della stessa lingua; allo stesso modo non esiste una descrizione sistematica di parametri e criteri che caratterizzano la seconda. Innanzitutto, non è nemmeno stato definito un termine preciso e da tutti accettato per riferirsi a essa, poiché, per citarne solo alcuni, si può parlare di traduzione intralinguistica, diacronica, intertemporale, oppure di modernizzazione, parafrasi, adattamento, rifacimento. È chiaro, quindi, come vi sia ancora molta strada da fare affinché questa tipologia di traduzione acquisisca una posizione rilevante all’interno dei translation studies. Eppure, tale fenomeno ha un’importanza storica e culturale tale da non poter essere ignorata, poiché l’inevitabile evoluzione delle lingue rende difficile anche ai parlanti della medesima lingua testi redatti in un passato lontano e che si fanno via via di più difficile comprensione.

Se nella traduzione interlinguistica la differenza tra le due lingue costituisce l’ostacolo che il traduttore ha il compito di superare, nella traduzione intralinguistica il testo fonte e la sua traduzione sono divisi da una sorta di barriera temporale. Jakobson propose una distinzione di tipo sincronico, ma la dimensione diacronica è fondamentale per trattare la traduzione intralinguistica, poiché è necessario che vi sia uno scarto cronologico tra la lingua del testo fonte e quella della traduzione. I due problemi principali, tuttora non adeguatamente risolti, sono stabilire quando la lingua in cui è redatto un testo è arcaica a tal punto da necessitare una traduzione in una forma più accessibile e determinare quando la lingua di partenza ha subito un’evoluzione tale da essere considerata una lingua diversa.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Gloria Mambelli
Traduttrice EN>IT
Verona

Investi nella tua presentazione

 Categoria: Traduttori freelance

Una delle cose che dico sempre è che un traduttore deve avere un proprio biglietto da visita. So che quando stiamo iniziando la carriera è abbastanza difficile fare alcuni investimenti, ma questo è davvero necessario, sia per darlo ai colleghi traduttori che per fornirlo ai potenziali clienti. Ci sono alcuni siti on-line che creano i biglietti e li inviano per posta ad un buon prezzo. Un esempio è il sito Zocprint. Ho fatto i miei su questo sito e lo consiglio a tutti!

Non ci sono molte opzioni ma è possibile usufruire di formati già pronti, come pure sottoporre i propri. Un altro vantaggio è che è possibile richiedere 50, 100, 250, 500 e 1000 pezzi, mentre la maggior parte dei siti chiede di farne almeno 1000. Io personalmente penso che 1000 biglietti siano tanti. Preferisco farne pochi e, quando sono finiti, li rifaccio da zero modificandone il formato e la grafica. Comunque, se pensi che adesso non sia il momento adeguato per investire su un biglietto da visita perché è una spesa che sfora il tuo budget, ti do una grande notizia: è possibile creare un biglietto da visita on-line e gratuitamente!!!

Recentemente ho scoperto l’applicazione Kardshare. Con essa possiamo creare e scambiare biglietti da visita. È semplice e facile da usare, ed è disponibile per iOS e Android. Puoi creare il tuo biglietto da visita sul sito e poi basta scaricare l’applicazione sul telefono e  scambiare il biglietto con altre persone che hanno questa applicazione. Quando si crea il biglietto sul sito Kardshare, è possibile condividerlo con WhatsApp, su Facebook, e-mail, LinkedIn, Bluetooth.

Non sono riuscita a fare un biglietto da visita uguale a quello stampato, ma il risultato mi è piaciuto lo stesso. Chi vuole vedere il mio biglietto e scambiare il proprio con me, basta che clicchi qui. L’applicazione è ancora in fase di test, per cui potrebbero verificarsi delle discrepanze tra il biglietto modificato al computer e la visualizzazione sul cellulare, ma vale lo comunque la pena. E quando l’applicazione sarà al 100%, la varrà ancora di più!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 28 dicembre 2015 sul suo blog Tradutor Iniciante

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Traduzione automatica vs traduzione ‘umana’

 Categoria: Strumenti di traduzione

In una società dalla tecnologia sempre più raffinata e in continuo sviluppo, il mondo della traduzione ‘opera dell’uomo’ affronta quotidianamente minacce sempre nuove. Siti web in grado di tradurre all’istante interi saggi, app che di fatto traducono in simultanea quello che viene detto, strumenti di ogni genere in grado di decifrare qualsiasi lingua, al semplice tocco di un pulsante. Ma è davvero la traduzione automatica la via da seguire? Molti, fra coloro che non hanno studiato una lingua straniera,  credono che la traduzione sia un semplice scambio ‘parola con parola’ fra due lingue. Eppure, noi traduttori sappiamo bene che non è così.

Una buona traduzione deve risultare naturale e scorrevole; il più delle volte si tratta di un vero processo creativo, giacché parole e frasi vanno ri-scritte e ri-combinate al fine di ottenere una traduzione ottimale, di senso compiuto e attraente per il lettore. Più di ogni altra cosa, una traduzione di qualità dovrebbe conservare il senso originale del testo, e solo un traduttore in carne e ossa può essere attento e consapevole delle diverse sensibilità culturali, avere familiarità con un determinato linguaggio o tono e conoscere le frasi idiomatiche; doti che una macchina, semplicemente, non può avere.

E ora parliamo dei vantaggi della traduzione automatica. Prenderemo come esempio Google Translator, lo strumento più diffuso per la traduzione automatica. Innanzitutto, è gratis, il che rappresenta un notevole vantaggio per molti. I traduttori ‘umani’ possono costare parecchio, soprattutto se il documento che si desidera tradurre è molto tecnico o specialistico. Google Translator è inoltre in grado di riconoscere da quale lingua si sta traducendo e fornire una traduzione istantanea nella lingua desiderata. Pur tuttavia, non è disponibile in tutte le lingue e, quasi sempre, non se ne ricava altro che una traduzione letterale, parola per parola. Sebbene in questo modo si abbia un’idea generale di ciò di cui tratta il testo originale, il testo tradotto automaticamente è spesso reso in una lingua piuttosto scadente, e suonerebbe innaturale se letto da un madrelingua.

Come abbiamo già detto, i traduttori viventi sono spesso costosi e impiegano più tempo dei traduttori automatici. Tuttavia, un essere umano può analizzare ogni singola parola o frase sulla quale stia lavorando, avendo la certezza di fornire la traduzione migliore, che rispecchi il contesto del documento. Oltre a ciò, i traduttori di solito sono specializzati nel settore inerente alle traduzioni su cui lavorano, e dunque hanno una conoscenza approfondita della necessaria terminologia, non solo,  sanno strutturare la traduzione in modo che scorra naturalmente e abbia un senso compiuto per il lettore.

Dunque, in conclusione, una traduzione automatica può essere indicata quando si abbia bisogno di un breve riassunto di ciò che si sta leggendo o di un’idea generale di ciò di cui il documento tratta. Tuttavia, se il vostro obiettivo è ottenere una traduzione professionale, di qualità e che suoni naturale, affidatevi a una persona reale, accanto alla quale possiate lavorare, e che vi garantisca la corretta trasmissione al pubblico del vostro messaggio.

Fonte: Articolo scritto da Jennifer Lee e pubblicato il 3 luglio 2017 sul blog A Translator’s Thoughts

Traduzione a cura di:
Marilù Cafiero
Traduttrice/adattatrice
Roma