Confessioni di un traduttore di manga

 Categoria: Servizi di traduzione

La Regola di Rubin
Vi confesserò un segreto. Se siete mai stati commossi da una riga di dialogo in un manga che ho tradotto; se qualcosa di pregno vi ha parlato in qualche maniera, o ha avuto qualche significato per voi; se avete pensato che qualcosa fosse fico o motivante, o se anche solo avete riso ad una battuta- quello probabilmente ero io, non l’autore originale. È una delusione, lo so. Ma vorrei introdurvi alla Regola di Rubin. Viene da Jay Rubin, traduttore dei romanzi best-seller di Haruki Murakami e uno dei più eminenti traduttori contemporanei dal giapponese verso l’inglese. Rubin ha dichiarato in un’intervista: “Quando leggete Murakami (in inglese), state leggendo me, almeno il 95% delle volte”. Quando l’ho letto, ho consciamente annuito con concordia, e ho avuto un brivido. Qualcuno finalmente lo aveva detto.

È questo il segreto. La regola di Rubin. Quando leggete le parole in un fumetto-badate bene, le parole propriamente dette- state leggendo me, almeno il 95% del tempo.

A nessuno piace sentirlo. Quando parlo alle persone della Regola di Rubin, si sentono tradite. E lo comprendo. Le persone vogliono una connessione. Vogliono credere che siano le parole del vero artista quelle a cui reagiscono. Rendere le persone consapevoli del traduttore solleva una barriera fra lettore e artista. Ci si aspetta che i traduttori siano invisibili. Siamo facilitatori,  il Pesce di Babele nell’orecchio che non dà segno della propria presenza o personalità. I lettori vogliono pensare che tutto quello che un traduttore fa è scambiare i vocaboli con quelli di un’altra lingua, sostituendo ” あ ” con “un”. Ma la traduzione non funziona così. In particolare non la traduzione letteraria. In particolare non la traduzione dal giapponese verso l’inglese. E in particolare non la traduzione di manga.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

C’è la tendenza a pensare che la traduzione riguardi soltanto le parole. Nella regolare traduzione letteraria questo è probabilmente vero, ma la traduzione fumettistica non si limita soltanto alle parole, al prendere un mucchio di testo in lingua straniera e convertirlo in quale che sia la lingua per i lettori a cui si mira. Le parole giocano un grande ruolo, ma l’arte sequenziale ha bisogno di tre cose per funzionare: testo, immagine e sequenza. (Tanto per confondere, gli studiosi della materia si riferiscono a queste tre cose insieme con “testo” negli studi fumettistici).

Prima dell’avvento della pubblicazione digitale i curatori comprensibilmente evitavano di alterare vignette e immagini là dove possibile, i cambiamenti richiedevano tempo, esperienza e spese, in aggiunta a quella della traduzione stessa.  Ma nonostante quanto sia divenuto facile modificare vignette e immagini al giorno d’oggi, è ancora un avvenimento raro. “Spanish Fever” è il solo caso che conosco in cui il curatore ha osato rimontare un fumetto, eppure la tecnologia con la facoltà di fare ciò è in giro da anni. (Okay, con essa hanno stampato quei primi manga al contrario, ma era per cambiare la direzione di lettura, non la sequenza)

Quello che la traduzione della striscia di Domingo mostra è non tanto quanto buone le traduzioni possano essere con un poco di ingegno, ma come un curatore abile e sicuro, con un autore volenteroso, possa aiutare a trasformare una traduzione media in una eccezionale. Era proprio questa la lezione per quegli studenti in Francia: i traduttori non possono lavorare in isolamento; la pubblicazione di libri è sempre stato uno sforzo di squadra.

Mi domando quante altre gemme rimontate sono lì fuori in attesa di essere scoperte. Come uno scienziato alla ricerca di vita extraterrestre, mi è davvero difficile credere che la traduzione di “Number 2 Has Been Murdered” è davvero sola nell’universo del fumetto.

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Alcune vignette dell’edizione inglese di Asterix furono modificate per il mercato britannico (comunque non aspettatevi di trovare questi cambiamenti nelle imminenti traduzioni NBM per il mercato USA). Forse la più nota di queste è una vignetta ridisegnata di “Asterix e gli Elvezi” -dove la mascotte delle benzine Antar, sconosciuta al di fuori della Francia, è stata rimpiazzata dall’omino Michelin. In “Asterix e Cleopatra” il giornale che Stocafis sta leggendo a pagina 33 fu cambiato per mostrare un nuovo titolo e due nuove strisce a fumetti sulla copertina: “Ptarzan” e “Pnuts” (delineato su Charlie Brown e Snoopy). Ci sono anche un paio di altri esempi su Hergè che modificò vignette di Tintin per il mercato britannico.

Ad ogni modo, seppure da un lato chiedere a Domingo di alterare alcune vignette non era comunque fuori discussione, visto il numero di vignette che avrebbe dovuto cambiare sarebbe stato come richiedergli una storia completamente nuova. Le atre ovvie soluzioni erano o rinunciare completamente alla storia o mandarla comunque in stampa con una traduzione alla lettera (e sperare che nessuno notasse che non aveva senso). Invece, Valenti rifiutò che questo accadesse: “Non volevo sorvolarci su” ha detto.

Fortunatamente, lo stile angolare e pulito di Domingo le presentò una possibile soluzione. Le immagini non erano il problema, lo era il loro ordine. Avrebbe potuto semplicemente riordinare le vignette per riflettere il cambiamento nella sintassi? “Senza le parole. Si doveva rimontare senza le parole. È così che facemmo” spiega “Ho fatto una stampa del fumetto, ho ritagliato le vignette e le ho ridisposte”.

Dopo ore di smontaggio e rimontaggio Valenti finalmente organizzò una nuova ridisposizione per l’edizione in inglese, tutto quello che le serviva era un’alterazione nella vignetta all’inizio della sequenza delle sciarade perché questa avesse senso. “Ottenemmo di cambiare il numero delle dita da tre a due” spiega”È così che facemmo funzionare la battuta… e ovviamente, ottenemmo l’approvazione dell’artista”.

È bene ricordare che nell’arte sequenziale c’è arte nelle sequenze. Il risultato finale della soluzione rimontata-con-le-forbici di Valenti appare tanto privo di cuciture che, a meno che non si abbia la versione originale spagnola a portata di mano, la “traduzione” sembra esattamente un originale. Invece, da pagina 4 a pagina 9, quasi ogni vignetta è stata disgiunta e ricollocata in una nuova posizione per raccontare la stessa, meravigliosa storia. (Sì, sei intere pagine sono totalmente diverse dall’originale spagnolo!) C’è poco da meravigliarsi se ha incontrato i favori  di Domingo e dei recensori nel 2016. “Ero veramente orgogliosa perché, quando l’hanno recensito, dissero che era un pezzo che spiccava; è stato molto divertente”  dichiara radiosa Valenti.

E allora parchè non ne abbiamo sentito parlare all’epoca? Beh, si deve supporre che avrebbe messo la Fantagraphics al centro del mirino per essere stata “infedele” all’originale spagnolo, e forse sminuito il contenuto del libro il quale avrebbe dovuto porre in luce l’ingegno degli autori, non dei curatori. Le decisioni di traduzione sono ardue da difendere. Ognuno sembra avere la propria versione e la propria preferenza riguardo ciò che funziona meglio per esse; e non è che non ci siano stati casi di traduzioni ridotte a pezzi da recensori senza alcuna previa conoscenza del materiale nella lingua originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per comprendere perché, cercherò di spiegare la storia senza rivelare la battuta finale. È una commedia di una sola scena in cui, per ragioni che diverranno chiare quando la leggerete per conto vostro, il protagonista è disegnato intento al gioco delle sciarade; quindi, gran parte della storia è costituita da sequenze “mute” mentre mima gli indizi per ogni parola. (Domingo intervalla i gesti ostentativi del suo personaggio con le reazioni dei suoi interlocutori mentre tentano, comicamente, di indovinare le parole).

Ora, la grammatica spagnola vuole, come la maggior parte delle lingue romanze, che gli aggettivi generalmente siano posti dopo i sostantivi, invece che prima come in inglese, quindi una traduzione diretta dall’inglese allo spagnolo di THE RED TRUCK (ARTICOLO-AGGETTIVO-ARTICOLO) per esempio, si tradurrebbe direttamente come EL CAMIÓN ROJO con l’aggettivo “rojo” posto dopo il sostantivo (lo vedete-rosso messo dopo camion? Follia, no?) Quindi, dato che la frase che il personaggio sta mimando poggia sulla struttura ARTICOLO-SOSTANTIVO-AGGETTIVO, anche la sequenza delle immagini segue questa struttura: mima l’articolo, mima il sostantivo e solo alla fine mima l’aggettivo.

E proprio qui sta il problema. Se anche una traduzione in inglese potesse riposizionare l’aggettivo e il sostantivo, ci sarebbe una totale sconnessione dalle immagini, che seguono la sintassi spagnola. Similmente, c’è anche un problema culturale: l’inclusione dell’articolo in una sciarada in inglese è insolito. Sarebbe più probabile mimare “RED TRUCK” e lasciare l’articolo sottinteso.

La curatrice Kristy Valenti ricorda bene il rompicapo che stavano affrontando: “In spagnolo, le sciarade sono al contrario, e questa era di tre parole, ma negli USA sarebbe stata di due parole di ordine invertito. Quindi come lo rendi un fumetto muto che è sintatticamente completamente diverso?”.

Recentemente ho posto proprio questa domanda ad una classe di apprendisti traduttori e interpreti in Francia, presso l’Istituto per la  Traduzione, Interpretariato e Relazioni Internazionali (ITIRI) a Strasburgo, dove i migliori d’Europa studiano come tradurre pressappoco qualsiasi cosa – eccetto, sembra, fumetti. Dopo avergli dato il compito di anglicizzare l’originale di Domingo, ho visto ogni parvenza di sicurezza scomparire quando si fece loro chiara la realtà di quella che al principio era apparsa come una traduzione molto semplice. Tradurre fumetti non era facile come pensavano. Dopo circa venti minuti ogni studente aveva rinunciato all’impresa.

Una esitante mano alzata propose che la miglior risposta probabilmente si trovava al di fuori della loro area di competenza: la curatrice sarebbe dovuta tornare dall’autore per chiedergli di ridisegnare la storia. Una soluzione non senza meriti, e non senza precedenti.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica

 Categoria: Servizi di traduzione

Traducción con tijeras: Come “Spanish Fever” della Fantagraphics ha tracciato una nuova strada per la traduzione fumettistica

C’è una striscia decisamente unica all’interno di “Spanish Fever“, l’antologia di fumettisti spagnoli che Fantagraphics ha edito negli USA nel 2016. Quando il racconto di dieci pagine di José Domingo, “Number 2 Has Been Murdered“, è arrivato alla fase di traduzione, è stato evidenziato come totalmente impossibile da tradurre. Ogni tentativo di volgere la storia spagnola in inglese, per quanto ispirato, l’avrebbe distrutta, punto. Rifiutandosi di accettare la sconfitta, la curatrice Kristy Valenti presto realizzò che una soluzione creativa e editoriale si trovava lì alla sua portata – nel cassetto della cancelleria.

Questa non è la prima volta che TCJ (The Comics Journal) ha discusso di traduzione fumettistica. In retrospettiva, forse l’articolo più istruttivo è stata la tavola rotonda in tre parti sulla traduzione postata sul TCJ nel giugno del 2010 (non siamo riusciti a caricarla anche su TCJ 301 ma rimane comunque là fuori nel cyberspazio per coloro che sanno dove guardare), con la sola e unica Kim Thompson che ha discusso dell’arte della traduzione fumettistica con Anjali Singh, che ha curato “Persepolis“, Helge Dascher di Drawn & Quarterly, e la specialista di manga Camellia Nieh. Il pezzo di Kim Thompson sulle traduzioni dell’opera di Claire Bretécher su TCJ 42 (1978), quello di TF Mills su Tintin (TCJ 86, 1983) e la recente intervista di Alex Dueben al traduttore Edward Gauvin su TCJ sono alcuni degli altri “must” da leggere a riguardo.

Spanish fever” è stata originalmente pubblicata come “Panorama” in Spagna da Astiberri nel 2013. Impressionata dal lavoro dei fumettisti spagnoli contemporanei contenuto in questo volume di 300 pagine, Fantagraphics ha deciso di acquisire i diritti  in lingua inglese per il mercato statunitense e ha mandato il massiccio manoscritto ai loro traduttori. Tuttavia, appena la versione inglese ha cominciato a prendere forma, Erica Mena, che era responsabile per il dinamico “ Nùmero 2 ha sido asesinado” di José Domingo, ha evidenziato un problema. Non poteva tradurre la storia, perché in inglese era, beh, intraducibile.

Il testo spagnolo era troppo bizzarro oppure troppo colloquiale per tradurlo, giusto? Sbagliato. Al contrario, il lavoro di Domingo linguisticamente non presentava la benché minima difficoltà. L’esiguo testo che intercorreva attraverso quelle dieci pagine monocromatiche avrebbe potuto benissimo essere decifrato con una comprensione dello spagnolo di livello scolastico (o con uno smartphone). Le parole non erano il problema, o almeno non quello principale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione… questa conosciuta!

 Categoria: Traduttori freelance

Quanti di voi, anzi di noi, traduttori professionisti, con che so io, laurea triennale, magistrale, master, dottorato, corsi di studi all’estero, anni di esperienza alle spalle, notti insonni trascorse davanti a un noiosissimo computer, e ancor di più, si sono scontrati, almeno una volta nella vita, con la triste realtà di dover competere con chi traduttore non è, ma ci fa?

Ebbene si, perché per molti pare non esserci nulla di più entusiasmante nella vita che alzarsi al mattino, prendersi un bel caffè e, non sapendo come trascorrere una triste giornata autunnale, mettersi a tradurre.

Quanti me ne sono capitati! Di quelli che dal nulla ti mandano il famoso messaggio chiedentoti quanto prendi all’ora o a parola, o anche come calcoli il tuo tariffario, perché loro ovviamente non lo sanno, non hanno esperienza, questo lavoro non l’hanno mai fatto, ti dicono, ma tu invece si e quindi hanno pensato bene di chiedere a te, perché magari puoi dar loro una dritta… “Certo, qualche traduzioncina qua e là mi è capitata, non sono totalmente a digiuno… “. E in cuor tuo sai che probabilmente l’ultima risale ai tempi delle superiori quando cercavano di trascrivere i testi dei Police e di capirne il significato. Insomma, visto che tali traduttori improvvisati, senza arte né parte, sono momentaneamente anche senza lavoro e poiché la zia della nonna del fidanzato della sorella sta cercando qualcuno per tradurre il suo libro di ricette hanno pensato bene di proporsi, del resto che li hanno fatti a fare tre anni di francese alle medie e cinque di inglese alle superiori? A qualcosa saranno pure servite quelle due ore di lingua straniera a settimana mentre facevano gli aeroplanini di carta, scarabocchiavano sul banco e riempivano il diario di cuori e cuoricini!

Ecco, per esperienza personale vi assicuro che per un traduttore non c’è niente di più frustrante e meno gratificante. È come se tu, grande appassionato di “E.R. – Medici in prima linea”, avendo anche giocato tanto all’allegro chirurgo da bambino, avessi una faccia talmente tosta da fare domanda presso l’ospedale del paese, non dico come cardiochirurgo, ma per quel posto vacante da assistente o infermiere. Ovvio, non possiamo neanche lontanamente paragonare il lavoro e la responsabilità di un chirurgo con quella di un traduttore. Assolutamente no… anche se sfiderei chiunque a firmare un atto di divorzio o di compravendita di un immobile tradotto dal mio compagno delle medie che si divertiva a tradurre canzoni, a guardare un film il quale adattamento del doppiaggio invece che essere affidato a un adattatore dialoghista è stato svolto da mia cugina appassionata di lingue, o ad affidare la traduzione di un saggio scientifico al fratello del mio amico che ha studiato un mese a Londra. Allora diciamo che se avete una discopatia lombare venite pure da me. Non che sia una fisioterapista, ma mi diverto a fare massaggi e dicono che sono anche brava!

Articolo scritto da:
Elena Camodeca
Traduttrice e interprete
Amsterdam (Paesi Bassi)

La storia della traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

Da Babele a Babel Fish
Recentemente sono stati scritti diversi libri sulla storia della traduzione. È certamente vero che, man mano che ci spostiamo dall’epoca della torre di Babele (il luogo in cui, secondo la Bibbia, vennero introdotte diverse lingue) all’epoca di Babel Fish (e altri servizi di traduzione istantanea), la necessità di tradurre aumenta. Con la diffusione di internet e l’avanzare della globalizzazione – cresce il bisogno di tradurre. Scuole di lingue e corsi, come i corsi di lingue del St. George a Londra, possono contribuire all’apprendimento dello spagnolo a Londra, ma nel corso dei secoli i teorici hanno sostenuto che un buon traduttore non deve solo conoscere la lingua, ma anche capire la cultura che sta traducendo.

Storia antica
Il termine traduzione deriva dal latino “condurre, portare”. Il corrispettivo termine in greco antico è ‘metaphrasis’ (“parlare attraverso”), da cui deriva il termine ‘metafrase’ (una “traduzione letterale o parola per parola”) – in opposizione con ‘parafrase’ (“qualcosa detto in altre parole”). Questa distinzione è stata alla base della teoria della traduzione nel corso della sua storia: Cicerone e Orazio ne fecero uso a Roma, Dryden continuò ad utilizzarla nel diciassettesimo secolo ed è ancora oggi presente nei dibattiti circa “fedeltà contro trasparenza” o “equivalenza formale contro equivalenza dinamica”. Le prime traduzioni note sono quelle dell’epica sumera di Gilgamesh nelle lingue asiatiche del secondo millennio a.C. Successivamente, i monaci buddisti hanno tradotto i sutra indiani in cinese e i poeti romani hanno adattato i testi greci.

Studiosi arabi
La traduzione intrapresa dagli arabi può essere considerata come ciò che ha mantenuto vivi la saggezza e l’apprendimento della cultura greca. Avendo conquistato il mondo greco, essi realizzarono le versioni in arabo delle opere greche filosofiche e scientifiche. Nel corso del Medioevo, queste versioni arabe sono state tradotte in latino – specialmente nella scuola di Cordoba, Spagna. Queste traduzioni di opere di apprendimento greche e arabe favorirono il supporto alla scolarizzazione durante il Rinascimento.

Testi religiosi
I testi religiosi hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia della traduzione. Uno dei primi casi di traduzione attestati in Occidente è la versione del Vecchio Testamento in greco risalente al terzo secolo a.C. Uno studio realizzato da settanta studiosi dimostra come questa traduzione fosse diventata la base da cui partire per le traduzioni verso altre lingue.
San Girolamo, santo protettore della traduzione, produsse una versione latina della Bibbia nel quarto secolo d.C. che divenne il testo prescelto dalla Chiesa Cattolica Romana da lì in avanti. Tuttavia, altre versioni della Bibbia stavano per riemergere in maniera controversa, quando la Riforma Protestante assistette alla traduzione della Bibbia nelle lingue europee locali – che infine portò alla separazione della Cristianità in Cattolicesimo Romano e Protestantesimo, dovuta alle disparità tra le varie versioni di passaggi e termini cruciali. Lo stesso Martin Lutero è considerato il primo europeo a proporre che si traducesse in maniera soddisfacente solo verso la propria lingua: un’affermazione così veritiera anche nella moderna teoria della traduzione.

Teoria e pratica moderne
Mentre l’industrializzazione ha portato alla formalizzazione della traduzione per scopi economici a partire dal diciottesimo secolo, è stata probabilmente la traduzione meccanica online ad aver rivoluzionato questo ambito. Dal punto di vista teorico, l’appello di Lawrence Venuti alle strategie di “estraniamento” costituisce, nella traduzione, un richiamo alla fedeltà sulla trasparenza. I due poli di metafrase e parafrase costituiscono ancora le basi del dibattito che va dall’epoca di Babele a quella di Babel Fish.

Fonte: Articolo pubblicato su Language Realm

Traduzione a cura di:
Valeria Brancati
Cittanova (RC)

L’arte del sottotitolaggio (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

< Seconda parte di questo articolo

7-Rispetto del ritmo audiovisivo
Ciascuna scena di una serie tv o di un film è stata pianificata minuziosamente da molte persone in modo da raggiungere il ritmo perfetto. Realizzando sottotitoli che si fondono in modo naturale con il ritmo audiovisivo, possiamo aiutare lo spettatore a dimenticarsi di avere davanti una traduzione e il nostro lavoro diventerà invisibile.

8-Sincronizzazione
I traduttori devono evitare di allungare il sottotitolo oltre l’inquadratura o il cambio di scena. Si tratta di uno degli aspetti tecnici più impegnativi per il traduttore, dal momento che il discorso di fatto attraversa queste transizioni, ma è indispensabile per garantire l’invisibilità del sottotitolo.

9-Cultura contemporanea
Molte tipologie di testo presentano delle difficoltà legate al linguaggio informale e alla cultura contemporanea, che aumentano ulteriormente nel linguaggio verbale. Per esempio, i traduttori audiovisivi potrebbero dover sottotitolare una canzone cercando allo stesso tempo di attenersi all’umorismo, alle rime, assicurandosi che corrisponda a ciò che appare sullo schermo.

10-Problemi tecnici
La traduzione audiovisiva è strettamente collegata alla tecnologia. A differenza di altri settori di competenza, in cui la tecnologia costituisce solo un valore aggiunto, in questo caso rappresenta un requisito indispensabile. Ci sono normalmente problemi di formattazione e di audio da risolvere, insieme a molti altri. Per questo motivo, i traduttori e i responsabili del progetto hanno bisogno di restare costantemente in contatto per evitare di incorrere in errori quando è ormai troppo tardi.
Riassumendo La traduzione audiovisiva costituisce una sfida entusiasmante, ed è incoraggiante constatare che ci sono così tanti colleghi che vogliono lanciarsi in questo, ma le sue complessità non devono essere sottovalutate. Per ottenere la miglior traduzione possibile per lo spettatore, i clienti devono tenere in considerazione queste sfide ed evitare di assumere linguisti non qualificati. Come diceva Donald Kendall: “L’unico posto dove il successo viene prima di lavoro è presente nel dizionario”.

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

L’arte del sottotitolaggio (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

< Prima parte di questo articolo

3-Durata limitata
La traduzione deve apparire sullo schermo per circa la stessa durata dell’effettivo parlato. È qui che entra in gioco uno dei parametri fondamentali del sottotitolaggio: velocità di lettura. Per quanto una traduzione possa essere corretta, diventa inutile se lo spettatore non riesce a leggerla in tempo, non è così?
A seconda della lingua e delle capacità di lettura dello spettatore, questi parametri possono variare. Ciò nonostante, anche questo viene specificato nella guida di stile del cliente.

4-Sintesi creativa
Avendo così tanti vincoli, questo tipo di traduzione rende spesso impossibile tradurre integralmente il testo originale. I traduttori audiovisivi devono quindi stabilire la priorità delle informazioni e capire cosa eliminare e cosa aggiungere per permettere allo spettatore di armonizzare con l’audio il più possibile, senza costringerlo ad affrettarsi nella lettura. Il segreto per una buona riuscita sta nel perfezionare capacità di sintesi creativa che permettano al professionista di trasmettere il messaggio in modo conciso pur restando fedele al modo di parlare, al registro, alle esperienze, alle particolarità di ciascun personaggio, che danno un tocco in più al testo.

5-Traduzione esposta
Gli spettatori saranno costantemente esposti alla lingua d’origine attraverso l’audio. Per questo motivo, saranno sempre consapevoli di stare leggendo una traduzione. Questo tipo di consapevolezza non esiste quando si legge un libro, per esempio. Se consideriamo oltretutto che il pubblico non conosce gli aspetti tecnici di questo tipo di lavoro, comprenderemo il motivo per cui capita spesso di ricevere lamentele sui sottotitoli, a differenza di traduzioni di altro tipo. Per questo motivo, l’”invisibilità” percepita del sottotitolo è l’obiettivo principale di un traduttore audiovisivo.

6-Rispetto della fluidità di lettura
Ciascun rigo del sottotitolo deve trasmettere quanto più significato possibile. Ciò significa che i traduttori devono evitare di dividere articoli o aggettivi dal loro rispettivo nome, o lasciare preposizioni isolate in un rigo separato, ecc. Ancora una volta, lo scopo sarà di rendere naturale la lettura del sottotitolo e rendere la traduzione impercettibile.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

L’arte del sottotitolaggio

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

Al giorno d’oggi la comunicazione attraverso mezzi audiovisivi è più efficace che mai. In media una persona trascorre 84 minuti al giorno guardando video online e il numero è destinato ad aumentare e raggiungere i 100 minuti entro il 2021. Per stare al passo con le ultime opportunità di lavoro, molti traduttori hanno deciso di entrare in questo, ancora nuovissimo, campo di traduzione, senza esserne davvero pronti. In questo articolo, comprenderemo quali sono le principali difficoltà che un team di traduzione deve affrontare quando si trova di fronte ad un progetto di localizzazione multimediale.

Qualche tempo fa un mio conoscente ha fatto riferimento al fatto che stesse valutando di presentarsi all’esame di ammissione per un’importante azienda internazionale in cerca di traduttori di sottotitoli. Gli ho detto che la trovavo una grande idea, ma che non sapevo avesse esperienze con la traduzione audiovisiva. Senza esitazione, mi ha detto che sarebbe stata la sua prima esperienza ma che pensava sarebbe stato divertente. Inutile dirlo, non ha passato l’esame.

Come il mio collega, molti traduttori sottovalutano il livello di specializzazione necessario per questo tipo di lavoro. Quel che è peggio è che molte aziende, inconsapevolmente, non si rendono conto del rischio di lavorare con gruppi non qualificati. Per contribuire a migliorare la consapevolezza delle sfumature e gli aspetti tecnici di questo campo di specializzazione, abbiamo stilato una lista delle principali problematiche che gli esperti di sottotitolaggio devono gestire quotidianamente.

1-Traduzione inter-linguistica e inter-semiotica
La traduzione inter-linguistica si riferisce all’atto del tradurre un messaggio da una lingua all’altra, mentre la traduzione inter-semiotica comporta un’interpretazione di diversi sistemi di segni o mezzi di comunicazione. Per esempio, ci potrebbero essere segnali visivi, come sguardi o gestualità, che potrebbero aggiungere un significato importante al discorso. I traduttori audiovisivi in realtà fanno entrambe le cose, dal momento che devono leggere attraverso il messaggio fatto di lingua parlata, suoni e immagini, ed esprimere tutto in forma scritta.

2- Spazio limitato
La traduzione non deve coprire lo spazio sullo schermo più del necessario. Per questo motivo, ci sono dei limiti stabiliti sul numero di caratteri per rigo e posizione sullo schermo. Normalmente il cliente specifica i requisiti all’interno della guida di stile. Queste istruzioni dovrebbero specificare il numero massimo di righi per sottotitolo e il numero massimo di caratteri per rigo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

Capire i testi sorgente (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

COME MIGLIORARE LE TUE CAPACITA’ DI TRADUZIONE

< Prima parte di questo articolo

Parafrasare i paragrafi e riepilogare gli argomenti (in giapponese)
Questo è un ottimo esercizio da fare da soli!
Scegli un testo breve che t’interessa (o anche uno che non t’interessa); un post sul blog o un articolo su un argomento che t’interessa; le notizie; un’intervista; una storia breve, ecc.
Leggi il testo una volta e prendi nota generale in giapponese dei temi / obiettivi generali del testo.
Quindi rileggilo, ma questa volta scrivi una frase parafrasando o riassumendo ogni paragrafo – di nuovo, in giapponese.
Puoi rendere più stimolante questo esercizio non guardando un dizionario e riassumendo / parafrasando con quello che pensi sia il significato. Quindi, ripassa il testo o il paragrafo controllando le parole e la grammatica e verificando di aver compreso il significato.
È importante che lo provi come esercizio giapponese> giapponese per alcuni motivi:

  • Costringiti a concentrarti sul giapponese. In altre parole, non sarai distratto dalla traduzione del testo.
  • Accendi il giapponese nel tuo cervello. Questo è un ottimo esercizio pratico di lingua giapponese per la composizione e la lettura.

Un passaggio facoltativo che puoi fare è, infine, mostrare il tuo lavoro a un insegnante, amico o coniuge madrelingua giapponese. Chiedi loro se c’era qualcosa di cui non eri sicuro e chiedi di confermare i tuoi risultati.

Leggere il testo con un insegnante (in giapponese)
Piuttosto che parafrasare un testo da solo, chiedi a un insegnante, così da poter esaminare il testo con un insegnante di giapponese.
Ciò comporterà probabilmente la lettura del testo ad alta voce e il riassunto di ogni paragrafo in giapponese per dimostrare che hai capito tutto.
Lavorare con un insegnante è fantastico perché puoi lavorare su parti particolarmente difficili e porre domande in quel momento. (Funziona meglio coi testi più brevi.)
Lavorare con insegnanti in questo modo può essere ottimo per concentrarti su aspetti specifici della lingua con cui hai difficoltà. Ti spinge anche a studiare regolarmente.
Almeno per quanto mi riguarda, ho scoperto di avere un “cervello per il lavoro” che elabora solo le informazioni e un “cervello per lo studio” che trattiene le informazioni. Coinvolgere tutti e due mi ha aiutato con entrambi, quindi cerco di continuare a studiare e lavorare con un insegnante settimanalmente.

Nota bene: se non hai un insegnante madrelingua, ti consiglio caldamente di procurartene uno. Conosco molti traduttori professionisti che rispolverano sempre la loro seconda lingua con l’aiuto degli insegnanti.
Ecco qui! Due semplici esercizi che puoi fare a casa per affinare la tua comprensione della lettura giapponese.
Tieni d’occhio il resto della serie in arrivo! Sentiti libero di seguirmi su Twitter per ulteriori informazioni sulla traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Jennifer ODonnell e pubblicato il 13 April 2020 sul blog di J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Rossi
Traduttrice freelance JAP/EN > IT
Prato

Capire i testi sorgente

 Categoria: Problematiche della traduzione

COME MIGLIORARE LE TUE CAPACITA’ DI TRADUZIONE

La traduzione è una professione altamente qualificata, ma la maggior parte dei traduttori è autodidatta. Forse una lezione all’università o un seminario qua e là, ma la maggior parte dei traduttori tende a non andare a scuola per una formazione ufficiale. Anche coloro che hanno ricevuto un’istruzione ufficiale sulla traduzione in una forma o nell’altra continuano a migliorare le loro conoscenze attraverso libri, podcast, webinar, seminari, ecc. Sì, e per quanto riguarda le competenze?

Anche con un Master in traduzione e lavorando all’interno di un’azienda, la maggior parte dei consigli degli altri traduttori più esperti è stata la pratica. Dicono che “Più traduci, più ne fai!“.

Una cosa con cui ho avuto difficoltà (soprattutto all’inizio) era come faccio pratica?!

Ebbene, dopo anni ad apprendere come tradurre attraverso tentativi ed errori, vorrei condividere alcuni esercizi che i traduttori possono utilizzare per migliorare le loro capacità di traduzione.

Questa serie in sei parti è ideata per tutti i livelli; dal dilettante al professionista cercando di affinare le proprie capacità.

  1. Comprensione dei testi sorgente
  2. Migliorare la scrittura in inglese
  3. Imparare dagli altri
  4. Migliorare il self-editing
  5. Lavorare nel tuo ambito
  6. Migliorare la conversazione (accenti e dialetti)

(Quanto sopra verrà aggiornato con i collegamenti alle pagine web pertinenti una volta che ogni articolo verrà rilasciato.)

Esercizi per comprendere i testi sorgente
Un aspetto della traduzione professionale è la comprensione del testo di partenza. Ovviamente c’è un elemento d’interpretazione di ogni testo che varia da persona a persona, e possono verificarsi errori umani, ma con una comprensione più forte del testo sorgente eviterai la maggior parte degli errori di traduzione.

Pertanto, ecco due esercizi su cui un traduttore può far pratica per aiutarlo a migliorare la sua comprensione della fonte.

(Nota bene: vengo da una prospettiva di traduzione giapponese>inglese, ma queste possono funzionare in qualsiasi combinazione linguistica.)

1. Parafrasare i paragrafi e riepilogare gli argomenti (in giapponese)
2. Leggere un testo con un insegnante (in giapponese)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer ODonnell e pubblicato il 13 April 2020 sul blog di J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Rossi
Traduttrice freelance JAP/EN > IT
Prato

Il pubblico

 Categoria: Traduzione letteraria

C’è una domanda classica che il poeta si pone: “E se non esistesse nessuno nel mondo, smetteresti di scrivere?”. E si risponde: “No, non smetterei di scrivere”.

Temo fortemente che questa non sia una domanda adatta ai traduttori. Non potrebbero dare una risposta così bella o così sublime come il poeta.

Non c’è traduttore senza pubblico. Il traduttore non scriverebbe una riga senza un destinatario, perché è dall’esistenza del destinatario che nasce la necessità della traduzione. Non ci sono traduttori solitari, traduttori riservati, esiliati interiori. Se ci sono in qualche caso concreto, lo sono in parallelo ad una dimensione pubblica, come vizio privato che completa la loro vera personalità. Traduciamo per comunicare. Se qualche pulsione mistica ci domina, non è una pulsione originaria, ma prometeica.

Ciò nonostante, difficilmente si può trovare un esempio maggiore di scollegamento rispetto a quello che si verifica tra i traduttori e il loro pubblico naturale. Il lettore medio cresce e si forma abituato a pensare che il traduttore non esista, che se esiste non è importante, che se è importante non è ad ogni modo così rilevante da non poter essere sostituito con facilità. Questa usanza si è radicata a tal punto che i lettori acculturati sono incapaci di menzionare il nome del traduttore di un’opera importante che li ha colpiti, o addirittura noi traduttori dimentichiamo di citare i nostri colleghi nelle bibliografie. Non è che il traduttore sia irrilevante per il lettore, è molto meno: è strumentale. Quando il lettore non avverte la sua presenza si sente soddisfatto, quando l’avverte pensa che lo strumento abbia qualche pecca e debba essere disdegnato e sostituito. Il fuoco arde nel focolare e basta: nessuno ricorda che qualcuno lo abbia rubato dal cielo per consegnarlo agli uomini.

Tuttavia accade che questo strumento dia origine a qualcosa che non esisterebbe senza di lui: la letteratura universale.

Non c’è letteratura senza traduzione. Ci sono le letterature, ma senza traduzione non esiste lo stupore di constatare proprio quello che il traduttore meno si aspetta quando inizia il suo viaggio d’esplorazione: che tutto ciò che incontrerà al di là dei mari e delle montagne c’era già nella sua terra d’origine, espresso con altri suoni, vestito con altri indumenti. Ciò che i traduttori offrono al mondo non è solo la semplice constatazione del riconoscimento della primogenitura. Cos’è l’esotismo, se non la narrazione in altre parole di ciò che si conosce già?

La narrazione in altre parole di ciò che si conosce già, che fa sì che i nostri occhi si fissino di sorpresa sulle proprie parole, nella capacità infinita di raccontare lo stesso e che non sia lo stesso, di raccontare lo stesso e che aggiunga qualcosa in più, di ritornare alla fonte per assicurarsi che vi sgorghi acqua sempre nuova. Come da qualsiasi altra fonte. La traduzione non è come uno di quegli edifici pubblici da cui svetta un cartello che dice: “Questa fonte utilizza sempre la stessa acqua”.

Quando scriviamo un’opera nostra, non chiamiamo questo semplicemente letteratura? O era fuoco?

Fonte: Articolo scritto da Carlos Fortea e pubblicato il 26/08/2011 su “El Trujamán“, la rivista di traduzione dell’Istituto Cervantes

Traduzione a cura di:
Diletta Pugnali
Docente di lingua e traduttrice EN, ES > IT
Fano (PU)

Falsi amici (Spagnolo-Inglese)

 Categoria: Le lingue

Quando si apprende una lingua nuova si arriva sempre ad un punto inevitabile in cui compare un falso amico nella traduzione, che fa in modo che una situazione scomoda venga ricordata per sempre.
Per coloro che non hanno familiarità con la linguistica o la traduzione, un falso amico (o false friend) è una parola che sembra essere una traduzione quasi diretta di un’altra lingua, però, nella realtà significa qualcosa di completamente diverso e il colmo è che solitamente appare come irrispettoso!
Non c’è un trucco o una regola per evitare i falsi amici, dato che pochissime volte hanno senso e si capiscono per una pura casualità. L’unico modo per familiarizzarci è memorizzarli o usarli e sperimentarli in quel momento in cui si verifica il silenzio collettivo seguito dalle risate.
Vi lasciamo un elenco con i falsi amici più comuni che ascoltiamo nella traduzione dallo spagnolo all’inglese, che probabilmente vi tireranno fuori da una situazione scomoda.

CONSTIPADO / CONSTIPATED
In spagnolo, un constipado è qualcosa che è noto come l’insieme di sintomi del raffreddore. Anche in inglese è qualcosa di comune, essere constipated è l’insieme di sintomi che patisce chi soffre di stipsi.
Se qualcuno che vive qui ha della secrezione nasale e mal di gola e parla spesso di essere constipated di sicuro non si sta riferendo alla stipsi. O forse sì. Meglio non saperlo.

EMBARAZADA / EMBARRASSED
Sapppiamo già che embarazada, in spagnolo, significa avere un embrione nell’utero. Embarassed in inglese, si riferisce a una situazione un cui si prova vergogna o che risulta scomoda. Anche se la gravidanza modifica il corpo in diversi modi e può causare effetti collaterali come lo squilibrio ormonale e molti altri tipi di malessere, per il bene comune, speriamo che non provochi vergogna.
Questo falso amico è particolarmente crudele con gli uomini inglesi che apprendono lo spagnolo. Già riconoscere una situazione vergognosa è di per sé vergognoso, immaginate dire di essere incinta.

GROSERÍA/GROCERY
In spagnolo, grosería è qualunque tipo di insulto o espressione irrispettosa che viene mal vista. In inglese, grocery o più comunemente groceries, è tutto ciò che compriamo in un giro abituale al supermercato, sono i prodotti commestibili. Questo falso amico in particolare è una delizia perché se viene usato male, entrambe le situazioni, sono meravigliosamente comiche.
Oppure, uno spagnolo che si lamenta di qualcuno usa una manciata di alimenti a scapito della propria dignità, o un inglese che domanda dove fare la spesa settimanale di insulti. Lo humor del buono.

CASUALIDAD / CASUALTY
In spagnolo, Casualidad significa una semplice coincidenza. Casualty, in inglese, è una persona che è morta in un incidente o in un’altra situazione che di solito comporta violenza.
Immaginate di iniziare un nuovo lavoro con un capo che non è molto bravo con l’inglese. Spiega ai suoi impiegati che la sua azienda ha prosperato grazie al duro lavoro di tutti coloro che si sono impegnati negli anni, che però l’elemento chiave per il successo è stato la grande quantità di vittime coinvolte. In sala cala il silenzio e tutti si domandano se nella realtà hanno iniziato a lavorare in una delle aziende produttrice di coperchi di Tony Soprano, giusto per capire.
Dall’altra parte, un anglofono UE che vuole descrivere la scena di un incidente in spagnolo e menziona costantemente la quantità di coincidenze riscontrate potrebbe risultare un po’ confuso, nella migliore delle ipotesi. Potrebbe essere, però si perde tutto il senso.

Fonte : Articolo scritto da Oisin M. e pubblicato il 16 settembre 2020 sul sito di Kobalt Languages

Traduzione a cura di

Rita Grillo

Interprete e Traduttrice

Rivodutri (Rieti)

Uno spagnolo zoppicante

 Categoria: Le lingue

Anni fa, durante un viaggio in Argentina, contattai l’autore di un romanzo che avevo tradotto. Mi diede appuntamento in una via del centro di Cordoba, dove giunsi in anticipo. Iniziai a osservare il via vai, poi ingannai l’attesa facendo due passi, tenendo d’occhio, nel camminare, la faccia dei passanti e bene a mente quella sul retro del volume tradotto. Ero forse al quarto andirivieni quando lo vidi avvicinarsi e sorridermi. Un’ora dopo mi resi conto che lo scrittore mi aveva teso la mano senza avermi mai visto prima, neppure in fotografia. “Avevi un modo straniero di camminare”, spiegò trangugiando il suo mate.

Non stonerebbe, questo aneddoto, nella Gelosia delle lingue, di Adrián N. Bravi[1]; né forse questo libro sul comodino dei traduttori. Sebbene soprattutto di chiunque si trovi, per scelta o necessità, a esprimersi stabilmente in un’altra lingua, tratti il libro. Viene in mente l’opera, tra gli altri, di Cioran, Kundera, Conrad. Viene in mente, soprattutto, la zia dell’autore, che lo strazio dell’emigrazione verso l’Argentina lo riferisce da decenni in castigliano senza cedimenti, e invece in lacrime, ancora mezzo secolo dopo, quando le tocca raccontarlo in italiano. Segno, scrive Bravi, che “forse i ricordi parlano solo la lingua in cui sono accaduti” e che solo pájaro può chiamarsi l’uccello che rincorreva nel giardino della sua infanzia. Scegliere un’altra lingua serve, allora, a dimenticare. È il caso di un personaggio del Romanzo L’amico ritrovato o di Beckett, il francese afasico dei cui personaggi non è solo una opzione stilistica.

Ma abbracciare un altro idioma può anche essere una scelta gioiosa, come nel caso dell’autore. Dalla lingua madre, insomma, ci si emancipa. È traducendola in spagnolo che Doña Marina tradisce il proprio popolo consegnandolo a Hernán Cortes; nel condominio segreto, racconta Anna Frank, venivano ammesse tutte le lingue civili, eccetto, pertanto, il tedesco; da ultimo è in italiano che Milton sceglie di scrivere dei poemetti amorosi.

Alla lingua madre, tuttavia, si torna. Apprezzandone ciò che un tempo ci era abituale. Accorgendoci di averla, in fondo, sempre declinata. In friulano sono il primo e l’ultimo libro di Pasolini. “Parlava il russo in quindici lingue” riporta l’epigrafe del testo di Bravi, citando Julia Kristeva. Senza che però le altre lingue conosciute non influenzino la materna riabbracciata. Un fenomeno che trascende il semplice accento: “l’italiano – riferisce l’autore – ha trasformato la mia percezione del tempo.

Quando la lingua diventa vessillo d’identità nazionale è in realtà orgoglio di interferenze. Lo registrano linguisti e scrittori, lo dimostrano i gerghi bonaerensi. O, aggiungiamo noi, quella miscela di suoni mediterranei e anglosassoni che, sotto il nome di llanito, a Gibilterra dà un nome alle cose. Perché, osserva Bravi, anche se il suo sguardo, il suo stesso comportamento, sono dettati dalla lingua madre, l’uomo resta un animale migratorio.

Come in certe scuole di recitazione, concludiamo, in cui l’immedesimazione si avvale della prossemica, prima di intraprendere la lettura di un testo, chi è chiamato a tradurlo forse dovrebbe provare a incamminarsi.

Autore dell’articolo:
Dott. Luca De Feo
Firenze


[1] BRAVI A.N. La gelosia delle lingue, EUM, Macerata, 2017.

Le competenze necessarie a un traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Conoscenza della materia
Un altro aspetto decisivo per eccellere è avere conoscenze appropriate della materia, poiché i traduttori non traducono semplicemente le parole, ma piuttosto il significato. Se non si capisce l’argomento di un testo, la traduzione non sarà mai convincente nella lingua di arrivo.
Questo aspetto potrebbe sembrare ovvio, ma viene spesso sorprendentemente trascurato. I traduttori senza alcuna conoscenza di ingegneria, legge, medicina, affari o finanza accettano di tradurre documenti su questi o altri argomenti che vengono poi pubblicati online o per la stampa. Sono una donna di scienza con una formazione in scrittura commerciale per le grandi aziende e quando mi sono affacciata alla traduzione, mi aspettavo dai professionisti del settore conoscenze e capacità simili alle miei. Fui abbastanza sorpresa quando capì che non era sempre così.

Un traduttore esperto ha bisogno di avere un’elevata competenza in uno o più settori specialistici, meglio se acquisita attraverso studi o esperienza sul campo. Questo fattore sembra essere quasi del tutto trascurato in molte facoltà di traduzione. Non c’è pertanto da meravigliarsi se i testi tecnici sono spesso mal tradotti con il risultato di avere traduzioni inaccettabili che mettono in cattiva luce i veri professionisti.

Le tre capacità essenziali in traduzione
Per creare testi dello standard richiesto per la pubblicazione, i traduttori necessitano di elevate capacità traduttive e di scrittura e di un’avanzata conoscenza della materia.
Quando una qualsiasi di queste competenze viene a mancare, il risultato è una traduzione di secondo livello con parti bizantine, imprecise o semplicemente sbagliate. Tuttavia, la buona notizia è che possiamo sempre migliorare: leggere, ricercare, studiare, fare pratica, ricevere riscontri e collaborare con i colleghi.
Oltre a queste tre grandi capacità, anche competenze tecnologiche e commerciali possono aiutare i traduttori a crescere, ma le principali abilità della professione costituiscono le fondamenta di cui ogni traduttore ha bisogno per emergere.
Nel prossimo post, vi mostrerò come fare per migliorare le tre grandi capacità necessarie in traduzione. Nel frattempo, aspetto le vostre riflessioni nei commenti.

Fonte: articolo di Jayne Fox, traduttrice tedesco-inglese per traduzione medica tedesco-inglese e traduzione di comunicazioni aziendali.

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox pubblicato l’8 giugno 2016 sul suo sito Between Translations

Traduzione a cura di:
Tatiana Pasqui
Traduttrice freelance EN/FR>IT
Madonna dei Fornelli (BO)

Le competenze necessarie a un traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Quali competenze sono davvero necessarie a un traduttore professionista per eccellere? Le capacità traduttive sono abbastanza o c’è forse qualcos’altro altrettanto importante per farcela in questa professione? Ecco a voi le competenze essenziali per lavorare come traduttore.

Capacità di traduzione
Naturalmente le capacità traduttive sono alla base di ogni traduzione e un prerequisito importante per avere successo.
Per tradurre bene, è necessaria una profonda comprensione sia della lingua di partenza sia di quella di arrivo, grandi capacità di ricerca terminologica ed elevate competenze nel trasferire idee da una lingua all’altra. È proprio su questo aspetto che si concentra la maggior parte dei corsi universitari di tutto il mondo. Tuttavia, le capacità traduttive comprovate da lauree o certificati in traduzione non sono le uniche competenze di cui un traduttore ha bisogno. Ci sono altri due importanti fattori che determinano il successo o l’insuccesso di un professionista.

Capacità di scrittura
Edith Grossman, una famosa traduttrice, disse che i veri traduttori pensano a sé stessi come a degli scrittori e, essendo io del settore, sono d’accordo con lei. I traduttori devono essere padroni della loro lingua d’arrivo e possedere un vero e proprio stile di scrittura, motivo per cui dovrebbero tradurre da una lingua straniera verso la loro lingua madre, almeno per quanto riguarda le principali combinazioni linguistiche.
La maggior parte delle persone si esprime molto meglio nella lingua madre che in una lingua straniera indipendentemente da quanto abbia studiato le sue sfaccettature.
Molte facoltà e scuole di traduzione però non offrono corsi di scrittura e questa grave mancanza sembra essere la causa dell’insuccesso di molti laureati.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox pubblicato l’8 giugno 2016 sul suo sito Between Translations

Traduzione a cura di:
Tatiana Pasqui
Traduttrice freelance EN/FR>IT
Madonna dei Fornelli (BO)

Introversi Vs Estroversi con le lingue (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Infine, abbiamo bisogno di migliorare la nostra abilità di osservazione. Dobbiamo far caso ai suoni, a come la lingua viene pronunciata. Dobbiamo osservare le parole, le strutture e gli schemi. Fortunatamente, il potenziamento dell’abilità di osservazione avviene attraverso l’esposizione alla lingua. Nella fase iniziale dell’apprendimento di una nuova lingua, l’ascolto e la lettura ripetitivi ci rendono sempre più consapevoli di ciò che accade nella lingua. Gradualmente acquisiamo una maggiore consapevolezza della pronuncia. Notiamo come i pensieri vengono espressi in modelli di discorso che differiscono da quelli a cui siamo abituati.

Generalmente l’osservazione migliora con l’esposizione, ma dobbiamo voler osservare. Dobbiamo essere determinati a osservare. È ovvio che la capacità di osservazione dipende dalla nostra attitudine e dal tempo che dedichiamo alla lingua. Questi tre fattori sono interdipendenti.

Né l’atteggiamento degli apprendenti, né la loro volontà a dedicare abbastanza tempo alla lingua, né la loro attenzione nei confronti della lingua richiedono di essere estroversi. Anche gli introversi possono avere queste qualità.

Se penso ai molti apprendenti di lingua e poliglotti di successo che ho conosciuto alle conferenze poliglotte o attraverso la LingQ community, tra questi ci sono introversi, estroversi e vari gradi di entrambe le personalità. Il fatto è irrilevante. Sia gli introversi sia gli estroversi sono capaci di apprendere le lingue a qualsiasi livello essi vogliano.

Gli estroversi potrebbero voler cimentarsi prima nella conversazione rispetto agli introversi. Forse hanno meno paura di non essere in grado di capire o fare errori. Ciò è un bene. Forse gli introversi sono più timidi, più riluttanti a parlare fino a quando non sono sicuri delle loro abilità. Tuttavia, una volta che hanno acquisito un vocabolario ampio e raggiunto un buon livello di comprensione, svilupperanno la loro capacità di parlare abbastanza rapidamente. Potrebbero parlare sottovoce, con più esitazione, ma in base alla mia esperienza, la loro conoscenza della lingua non sarà inferiore a quella degli estroversi.

Fonte: Articolo scritto da Steve Kaufmann e pubblicato l’8 settembre 2020 sul proprio sito The Linguist

Traduzione a cura di:
Rossella Di Cio
Dottoressa magistrale in Traduzione Specialistica EN,FR>IT

Introversi Vs Estroversi con le lingue (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La convinzione che possa raggiungere il tuo obiettivo è molto importante. Coloro che imparano una lingua per la prima volta hanno un problema: non l’hanno mai fatto prima. Non riescono a vedersi come parlanti fluenti di una seconda lingua. È come scalare una montagna senza aspettarsi di raggiungere la cima. Questo tipo di attitudine può condurre facilmente allo scoraggiamento. Significa meno entusiasmo e dedizione nel compito. Credere in se stessi è di vitale importanza e ciò non ha nulla a che fare con l’essere introversi o estroversi.

Un altro fattore altrettanto importante è il tempo. Imparare una lingua richiede tempo, un sacco di tempo. A meno che la nuova lingua non sia simile a quella che già si conosce, non si tratta di una questione di poche settimane come promettono alcuni libri. Gli apprendenti che hanno successo nell’apprendimento di una lingua si impegnano nello studio quotidianamente anche se solo per un’oretta e continuano per mesi e anni per raggiungere il loro obiettivo.

Il tempo a cui mi riferisco non è solo il tempo speso a studiare la lingua leggendo i libri di grammatica o stando seduti in classe. Il tempo necessario per riuscire ad imparare una lingua è il tempo trascorso con la lingua stessa, ascoltando, leggendo, parlando e scrivendo. Il tempo speso a leggere le spiegazioni grammaticali nella propria lingua, il tempo dedicatole in classe, ad imparare liste di parole non conta tanto quanto impegnarsi in una comunicazione significativa, nell’ascolto, nella lettura e nella conversazione. Gran parte di questo tempo può prendere la forma di attività piacevoli ed interessanti. Quest’ultime, in effetti, devono rispondere all’interesse dell’apprendente.

Anche in questo caso, una persona introversa con un forte interesse per alcuni aspetti di una lingua e della sua cultura, che vi dedica il tempo necessario per la buona riuscita, imparerà più velocemente rispetto ad un estroverso che è solo alla ricerca di un’opportunità per fare pratica con quella piccola parte di lingua che ha imparato.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Steve Kaufmann e pubblicato l’8 settembre 2020 sul proprio sito The Linguist

Traduzione a cura di:
Rossella Di Cio
Dottoressa magistrale in Traduzione Specialistica EN,FR>IT

Introversi Vs Estroversi con le lingue

 Categoria: Le lingue

Esistono molti miti riguardo le qualità necessarie per avere successo nell’apprendimento di una lingua straniera.

Devi essere musicale o avere orecchio per la musica. Eppure conosco dei pessimi cantanti che sono bravi nelle lingue e viceversa. Devi avere un talento speciale, come se alcune persone fossero geneticamente predisposte ad essere brave nell’apprendimento delle lingue. Da bambino devi essere circondato da persone che parlano altre lingue. Eppure, quando al LangFest dell’anno scorso ho chiesto ad un gruppo di 500 poliglotti quanti fossero cresciuti in una famiglia bilingue o multilingue, quasi nessuno si è fatto avanti. Non puoi imparare dopo una certa età. Eppure io ho imparato otto lingue da quando ho 60 anni.

Secondo un altro mito gli estroversi sono apprendenti migliori rispetto agli introversi. A quanto pare alcuni pensano che una persona estroversa, socievole, vivace, entusiasta di coinvolgere le persone in una conversazione sarà più brava nell’apprendimento di una lingua rispetto ad una persona più silenziosa, riflessiva ed introversa.

Quindi chi è l’apprendente migliore? Introversi Vs Estroversi

L’apprendimento di una lingua dipende da tre fattori fondamentali: l’attitudine dell’apprendente, il tempo trascorso a contatto con la lingua e l’abilità dell’apprendente di osservare cosa accade nella lingua, qualcosa che avviene per lo più inconsciamente.

Tra questi, il fattore più importante, più importante dell’età, del talento, dell’orecchio per la musica, dell’essere socievoli, ecc., è l’attitudine dell’apprendente nei confronti della lingua. Devi esserne interessato e deve piacerti. Soprattutto devi credere che raggiungerai il tuo obiettivo e che valga la pena compiere tutti gli sforzi che stai facendo.

Stai cercando qualcosa in casa. Se guardi in un armadio o nelle tasche dei pantaloni e sei convinto che la cosa che stai cercando possa essere trovata, è più probabile che possa trovarla. Ma se non ne sei davvero sicuro, se cerchi senza impegnarti, è più probabile che alla fine non la troverai.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Steve Kaufmann e pubblicato l’8 settembre 2020 sul proprio sito The Linguist

Traduzione a cura di:
Rossella Di Cio
Dottoressa magistrale in Traduzione Specialistica EN,FR>IT

5 cose che tutti i traduttori amano odiare (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

4. Persone che pensano che la vostra vita sia una vacanza
L’ho già detto? Sono una traduttrice, non un insegnante di scuola. Non ricevo tre mesi di ferie all’anno (anche se sono sicuro che sia molto difficile essere un’insegnante). Non ho nemmeno tre settimane. La mia vita non è una vacanza. Potrei aver vissuto in posti dal suono esotico. È vero. Potrei avere degli amici con nomi interessanti. Ve lo concedo. Ma lavoro tanto quanto voi e, sono disposta a scommettere, anche di più.

Quindi lo ripeto, solo per la cronaca. La mia vita non è una vacanza. Anche quando sono in vacanza voi mi fate lavorare. Quindi datemene merito, ok?

5. Persone che pensano voi siate fortunati
Cosa c’è di sbagliato se le persone pensano che siate fortunati? Beh, niente immagino. Tranne che la mia traiettoria di carriera (e sono disposta a scommettere,anche la vostra) ha molto più a che fare con il duro lavoro che con la fortuna.

Dopo tutto, i traduttori studiano per imparare e parlare tutte le lingue in cui lavorano. Non sono nati poliglotti naturali. Non sono “fortunata” a parlare spagnolo, francese e italiano. In realtà mi ci sono applicata e ho deciso di studiare quelle lingue. Non vi dico quanto siate fortunati ad avere il vostro MBA (Master in Business Administration) [1] o il vostro dottorato, perché so quanto ci avete lavorato duramente. Quindi, non sottovalutatemi.

Fonte: Articolo scritto da Chrsitina Comben e pubblicato ad ottobre 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alessandra Carmen Mazzaglia
Traduttrice
Catania


[1] [N.d.T. in Italia è un titolo di specializzazione post universitaria in ambito economico-aziendale]

5 cose che tutti i traduttori amano odiare (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

2. Tradurre barzellette
Tradurre barzellette deve essere da sola la cosa peggiore dell’essere un traduttore. Barzellette e idiotismi. La battuta finale è piuttosto piatta nel momento in cui provi a estrapolarla dal suo contesto, regione geografica e contesto culturale.

Una battuta su un inglese, un irlandese e uno scozzese, per esempio, sarà divertente solo per le persone che vivono in quella regione. Probabilmente sarà un fallimento davanti a un pubblico americano. E questo prima che lo si traduca in spagnolo, francese, arabo o in qualsiasi lingua con cui si lavora.

Davvero, dovrebbe esserci qualcosa nel manuale del traduttore che afferma che le barzellette devono essere raccontate nella loro lingua originale, o niente affatto. Anzi, forse solo nel loro paese d’origine e non oltre. E lo stesso vale per gli idiotismi. Non fatemi nemmeno iniziare con gli idiotismi.

Avete mai sentito quella di “far saltare in aria mucche”, “accarezzare il sedere di un cavallo” o “comportarsi più pazzo di una capra”? No? Bene, questo perché è impossibile tradurre un idiotismo. E onestamente, anche negli idiotismi inglesi è molto meglio lasciarli ai vecchi a una riunione di famiglia. Voglio dire … sul serio.

3. Farsi beccare con le mani nel sacco
Oltre a promuovere una maggiore comprensione e migliorare la propria intelligenza culturale, una delle cose migliori del parlare altre lingue è che si può parlare di persone senza che loro se ne rendano conto.

Lo so. È un piacere colpevole e forse è anche leggermente meschino. Ma se qualcuno vi ha innervosito per tutto il giorno o si è comportato come un idiota, lanciare una frecciatina su di lui in una lingua che non parla può essere un ottimo modo per sfogarsi.

A meno che non si venga colti in flagrante. Con la propria copertura totalmente spazzata via da qualcuno che nemmeno nei propri sogni più sfrenati si sia mai potuto immaginare saper parlare fluentemente il farsi, il greco, il tedesco o il mandarino. Serio momento da facepalm [1].

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chrsitina Comben e pubblicato ad ottobre 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alessandra Carmen Mazzaglia
Traduttrice
Catania


[1] [N.d.T: il “facepalm”, letteralmente “palmo sul viso” è un termine usato nella lingua inglese per indicare imbarazzo o sorpresa e consiste nel portare il palmo della mano alla fronte]

5 cose che tutti i traduttori amano odiare

 Categoria: Traduttori freelance

Non è bello fare il traduttore? Lavorare da casa, scegliere l’orario, vivere la propria passione e parlare ogni giorno lingue diverse? Mangiare, bere, respirare in altre culture e passare la vita in un costante viaggio di esplorazione? Viaggiare, socializzare e festeggiare con i propri amici stranieri.

Aspettate un attimo…

Cosa intendete con la vostra vita non è così? State dicendo che non trascorrete il vostro tempo in terre esotiche su spiagge lontane bevendo Mai Tai mentre guardate paesaggi urbani stranieri? Cosa intendete con l’ultima volta che avete viaggiato è stato nel 2010? I traduttori non passano la vita a fare il giro del mondo?

In qualità di traduttrice dallo spagnolo all’inglese, niente mi irrita di più delle persone che pensano che il mio lavoro sia facile, pieno di incontri sociali o che la mia vita sia fondamentalmente una vacanza permanente. Detto questo, apprezzo segretamente anche il fatto che i miei amici pensino che la mia vita sia così affascinante. E non credo di essere la sola.

Ecco 5 cose che TUTTI i traduttori amano odiare:

1. Tradurre per gli amici (gratuitamente)
Lavoriamo tutti sodo, quindi cosa c’è di meglio che stare insieme con gli amici? Forse andare in uno sciccoso ristorante straniero, guardare un film indipendente o anche andare in vacanza insieme?

Cosa potrebbe esserci di meglio? Beh, fare tutto quanto sopra senza dover lavorare allo stesso tempo, ecco cosa. Quando si è l’unico nel proprio gruppo di amici che parla una lingua straniera, si finisce per diventare l’interprete e traduttore di gruppo per impostazione predefinita. E questo non è essere in vacanza. Questo, al mio paese, è lavorare gratuitamente.

Anche se ammetto di divertirmi nel sentirmi più intelligente di tutti gli altri (benché alcuni di loro sono laureati ad Harvard), mi irrita dover fare tutto il lavoro. Chiedere indicazioni, fare presentazioni, tradurre menu. Dai! Non ti chiedo consulenza fiscale gratuita, massaggi ai piedi o assicurazione sulla vita. Quindi smettila di farmi lavorare per te.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Chrsitina Comben e pubblicato ad ottobre 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alessandra Carmen Mazzaglia
Traduttrice
Catania

Professione traduttore: vantaggi e svantaggi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il lavoro di traduttore richiede studi e competenze tecniche specifiche, e per diventare un professionista di successo anche particolari doti personali

Il traduttore è un professionista che, dopo aver seguito un percorso di studi adeguato, si specializza nella traduzione di testi da una lingua a un’altra, garantendo il mantenimento del significato del testo originale.

Ѐ quindi un esperto di comunicazione e linguaggio che si perfeziona in una o più lingue straniere, che traduce verso la propria lingua madre, rispettando non solo i contenuti ma anche gli aspetti linguistici e culturali della lingua d’origine.

Normalmente l’attività-tipo di un traduttore consiste nei seguenti passaggi:

  • Analisi della richiesta di traduzione
    -          Valutazione del tema, tempistiche di lavoro, di consegna e tariffa da applicare
  • Preparazione degli strumenti necessari per il lavoro
    -          Glossari terminologici, guide di stile
  • Analisi del testo da tradurre e localizzazione (adattamento dei contenuti originali al sistema geo-linguistico e culturale dell’area di destinazione)
    -          Produzione della bozza e successiva versione finale
  • Revisione del testo
    -          Controllo della traduzione con testo a fronte: verifica della coerenza stilistica e linguistica, di errori di battitura, grammaticali, di sintassi e punteggiatura.  Controllo del lay-out.

Come si diventa traduttori?
Per diventare traduttori occorre avere un’adeguata istruzione scolastica. Il miglior percorso di studi inizia con il conseguimento di un diploma di Scuola Superiore, come per esempio il Liceo Linguistico, e continua all’Università.

Per proseguire l’iter scolastico è possibile scegliere fra diverse facoltà universitarie dove iscriversi per il diploma di laurea triennale, e poi compiere i successivi due anni che servono per ottenere la laurea magistrale in traduzione; anche la specializzazione in Interpretariato fornisce una buona formazione per intraprendere la carriera di traduttore. Ecco quindi un breve elenco dei corsi di laurea più utili per diventare traduttore:

  • Mediazione Linguistica
  • Lingue e Letterature Straniere
  • Lingue e Culture Orientali
  • Lingue e Culture Europee

Occorre anche specificare che per diventare traduttori non è strettamente necessario conseguire una laurea in traduzione: è utile però avere un ottimo livello d’istruzione e cultura, e frequentare corsi di traduzione. Naturalmente, chi ha le qualifiche e competenze adatte, ha maggiori possibilità di ottenere lavoro come freelancer o essere assunto presso un’agenzia di traduzione, soprattutto se è all’inizio della carriera. Per conoscere le offerte di lavoro che riguardano questa professione, è utile consultare i siti web delle migliori agenzie per il lavoro come Jobsora, dove è possibile trovare le diverse opportunità professionali per traduttore anche attraverso numerose chiavi di ricerca, che permettono di personalizzare la selezione.

Quali qualità deve avere un traduttore?
Per essere un bravo traduttore non occorre solo conoscere bene le lingue. Abbiamo già evidenziato come sia indispensabile mantenere il significato del testo adattandolo alla lingua verso la quale è destinata la traduzione: ciò richiede non solo competenza tecnica riguardo alle lingue, ma anche la capacità – per esempio nel caso traduzioni letterarie – di intuire il senso di ciò che l’autore vuole trasmettere, per scegliere i vocaboli, lo stile e la forma appropriata per permettere ai lettori di comprendere al meglio il significato del testo. Ma anche questo non è ancora sufficiente per essere un professionista di questo settore; è necessario anche avere qualità che permettano di gestire senza difficoltà le relazioni interpersonali e la giusta flessibilità, per garantire la fornitura di un prodotto finale che si adatti non solo al testo, alla lingua e al pubblico cui è destinata la traduzione, ma anche alle esigenze specifiche del cliente, che vanno dalla formulazione del prezzo corretto al rispetto dei tempi per la consegna stabiliti.

Traduttore: pro e contro
Il traduttore di solito è un libero professionista: lavora perciò a casa propria, e molto spesso, grazie soprattutto al recente grande sviluppo dello smart working, anche se presta la propria opera professionale presso un’agenzia. Ciò rappresenta un notevole vantaggio, poiché può organizzare il lavoro in autonomia, risparmiare tempo e stress per gli spostamenti e trovare un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Essere traduttori è anche un’occasione per esercitare le proprie passioni, se esse riguardano non solo la conoscenza delle lingue e la scrittura, ma anche la cultura e le tradizioni dei diversi paesi. Una tendenza positiva che riguarda il mondo della traduzione è l’aumento delle offerte di lavoro, in particolare di traduzioni che riguardano il materiale presente in rete (siti web, blog, recensioni e descrizioni prodotti, schede tecniche, etc). Diventare professionisti di questo settore può essere anche molto remunerativo, poiché le traduzioni che riguardano certi ambiti sono pagate molto bene.

Possiamo concludere dicendo che, se la traduzione è la vostra passione,  i vantaggi di questa professione sono superiori agli svantaggi. Questi infatti consistono principalmente nella possibile tensione provocata dal dover rispettare tempistiche di consegna a volte stringenti, e dalla difficoltà nell’operare su testi particolarmente ostici o scritti male; a volte l’attività lavorativa non è costante, per cui  si può soffrire della mancanza di richieste. Quanto alla solitudine che implica il lavoro di traduttore, per alcuni è uno svantaggio, per altri, invece, un positivo approccio al lavoro che permette una maggiore concentrazione e quindi risultati migliori.

La traduzione e il territorio

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione, la radice della comunicazione interlinguistica e interculturale ai tempi della globalizzazione potrebbe essere ricondotta, almeno in taluni casi, ad un rapporto con il territorio, alla ricerca delle proprie radici per poterle comprendere, elaborare e superare.

Uno dei più grandi scrittori-traduttori del secolo scorso, Cesare Pavese, annotava “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (da “La luna e i falò”).

Così, in ogni traduzione c’è qualcosa di nostro, sedimentato nelle nostre letture, nel nostro modo di scrivere, delle nostre radici, è lì ad attenderci e ciò che offriamo alla comprensione altrui si arricchisce sempre, un po’, di noi stessi.

La traduzione legata al territorio consente di dare un’identità alle parole e portarle nel mondo in uno scambio che tenga conto delle realtà locali nella convinzione che i piccoli territori in fondo tutti si assomiglino o possano reciprocamente identificarsi. Allora, le espressioni dialettali possono trovare corrispettivi in altre lingue ed in altri linguaggi costringendo, si, il traduttore ad un grande sforzo documentativo e di creatività ma superando così la traduzione tutta letterale che tanto poco si adatta al nostro mestiere.

E’ così che il mondo, che sembra essersi rimpicciolito in questo tempo, in verità risulta solo un’illusione ottica, un tromp l’oeil che ti confonde, come la nebbia che non ti aspetti.

Autrice dell’articolo
Beatrice Lavezzari
Traduttore professionista free-lance
Cernusco sul Naviglio (MI)

Amare la traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Spesso si pensa che per tradurre sia sufficiente conoscere una lingua straniera. In realtà, un traduttore è molto di più. Oltre ad essere un amante delle lingue, a capirle e parlarle come se fossero la propria lingua madre, il traduttore è un amante della traduzione stessa. La traduzione non è per tutti, perché implica anni di studio, anni di errori, ma anche di grandi soddisfazioni. La traduzione cambia, è in continua evoluzione, esattamente come il motore che la guida: le lingue. E noi traduttori dobbiamo essere interessati, capaci, ma soprattutto curiosi di seguire la traduzione, di evolvere con lei.

È importante tenere presente che ogni lingua ha dietro di sé il suo Paese, la sua storia e soprattutto la sua cultura. Non basta sapere una lingua, ma è necessario conoscere i costumi, le usanze e la cultura del Paese in cui viene parlata. Tradurre un testo è un po’ come entrare a far parte di quel determinato Paese anche solo per qualche riga, è come immedesimarsi nei suoi abitanti. Tradurre un testo è come andare a casa di un amico per la prima volta; appena varchi la soglia inizi subito a guardarti intorno per vedere com’è il posto. Te lo eri sempre immaginato, ma solo ora scopri com’è realmente, scopri un mondo nuovo. Inoltre, la traduzione permette di esplorare molti ambiti diversi.

Nell’arco della propria carriera, ad un traduttore può capitare ad esempio di muoversi tra la medicina, il diritto e la cinematografia. Un traduttore, pertanto, deve sapersi muovere di fronte a qualsiasi tipo di testo, attuare strategie appropriate e selezionare il lessico adeguato a una determinata situazione. Altro fattore di grande importanza è il pubblico di arrivo. Un buon traduttore deve sempre aver molto chiaro quali saranno i lettori della propria traduzione e quindi calibrare i termini e la difficoltà delle strutture sintattiche sulla base di ciò.
D’altronde il latino “tradurre” significa proprio condurre qualcuno da un luogo ad un altro.

Autrice dell’articolo:
Gaia Salvestrini
Traduttore IT<>EN, IT<>ES

L’Influenza dell’arabo sullo spagnolo

 Categoria: Le lingue

L’Influenza dell’arabo sulla lingua spagnola

A causa dell’occupazione della Penisola Iberica da parte dei Mori, a partire dal 711 fino al 1492 d.C., l’influenza della lingua araba su quella spagnola fu inevitabile ed ancora oggi è evidente.

Lo spagnolo, in principio, veniva parlato nell’antica regione della Castiglia, nel nord della Spagna, mentre la maggior parte del meridione era sotto il dominio musulmano. L’arabo parlato nel sud dell’Andalusia, influenzò la lingua spagnola fin quasi dall’inizio. La contaminazione si intensificò quando la Castiglia iniziò a crescere espandendosi in territori musulmani che non avevano mai parlato il castigliano, analogamente a quando i “cristiani arabizzati” fuggirono a nord nel territorio castigliano, principalmente nel periodo della conquista  Almoravide.

Lo spagnolo moderno è quindi una combinazione di castigliano antico ed elementi di origine araba.

Crea confusione il fatto che,  nello spagnolo moderno, coesistano ancora termini di derivazione latina e araba che esprimono lo stesso concetto, come aceituna e oliva (oliva),  jaqueca e migraña (emicrania). Tale influenza nella lingua spagnola è più evidente nella parte meridionale della Spagna, che subì l’occupazione più a lungo. Alcune parole sono state prese in prestito anche dall’arabo parlato in Marocco, a causa della vicinanza geografica.

Gran parte della contaminazione riguarda il lessico: per la maggioranza sostantivi ed  un numero più limitato di verbi, avverbi e aggettivi. La struttura generale e grammaticale della lingua è rimasta invece relativamente invariata.

Esempi di influenza della lingua araba sulla lingua spagnola:

  • ·Espressioni come “¡Ole!” e “ojalá” provengono dall’arabo “wa’llah” e “insh’allah”, che hanno il medesimo significato.
  • ·Si dice che il pronome formale “usted” provenga dal latino “vuestra merced”, ma “ustadth” è il termine arabo per professore/insegnante, quindi potrebbe anche avere queste radici.
  • ·Il suffisso –í, che viene utilizzato in spagnolo per mostrare relazioni o appartenenze, deriva dall’aggettivo maschile arabo, ad es. Andalusí, Marbellí, Zaragocí, (persona dell’Andalusia, Marbella, Saragozza).
  • ·Molte parole in spagnolo che iniziano con “al” o anche solo “a” (a volte in arabo la “l” viene assorbita dalla consonante che la segue) possono avere radici arabe, poiché “al” è l’equivalente arabo di “il”, ed è presente all’inizio di ogni nome definito.

Ecco alcuni esempi:

Spagnolo Italiano Arabo
Abalorio Perlina Al-baluri
Acebibe Uva passa Azebib
Aceite Olio Az-zeit
Aceituna Olio d’oliva Az-zeitun
Alcalde Sindaco Al-qadi Cioè giudice (dal verbo qada- giudicare)
Alcoba Alcova Al-quba
Azúcar Zucchero Sukkar
Algodón Cotone Al-qutun
Azafrán Zafferano Za’firan. Forse da Safra (giallo)
Albahaca Basilico Habaqah
Jarra Caraffa ǧarrah
Jirafa Giraffa Ziraffa
Naranja Arancia Nāranja
Zoco or Azogue Mercato Souk
Zumo Succo di frutta Zum

Il numero di parole prese in prestito nella lingua spagnola dall’arabo è sconosciuto. Le stime variano enormemente in base alle diverse fonti e dall’eventuale conteggio di elementi come nomi di luoghi o forme derivate. Un’autorità molto rispettata ne nomina circa 4000, il più grande dizionario etimologico spagnolo ne elenca poco più di 1000, mentre la Real Academia Española  fornisce circa 1.200 parole, esclusi nomi di luoghi e derivati.

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito della scuola di spagnolo Enforex

Traduzione a cura di:
Vaninetti Stella
Traduttrice per il settore turistico
Lingue di competenza: Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese
Lecco

Il sorabo – una lingua dimenticata

 Categoria: Le lingue

In uno dei suoi articoli brevi ma pungenti, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano citò una statistica: “Ogni due settimane muore una lingua.”

Quando noi europei pensiamo alle lingue in via di estinzione, il nostro pensiero va in automatico verso le numerose lingue dei continenti che in passato subirono la colonizzazione – le lingue amerindie, tanto diverse tra di esse che spesso nonostante la vicinanza geografica appartengono a famiglie linguistiche differenti, o le lingue delle tribù africane. Tuttavia nemmeno il Vecchio continente sfugge a questo fenomeno pressante. Si pensi all’uso sempre più limitato di alcuni dialetti italiani.

Più a Nord, nel cuore d’Europa, sopravvive un’antica lingua slava – il sorabo o serbo-lusaziano. Nella classificazione delle lingue slave appartiene al gruppo delle lingue slave occidentali, insieme al ceco, allo slovacco e al polacco. A differenza delle altre tre però non gode dello status di lingua ufficiale di nessuno stato, il che fa di essa una realtà pressoché sconosciuta. La sopravvivenza è resa ancora più difficile dal fatto che la piccola isola linguistica si trova circondata da un territorio di lingua non slava, nelle regioni tedesche del Brandenburgo e della Sassonia.

Le origini della minoranza linguistica sono da cercare nell’epoca alto-medievale quando la storica regione della Lusazia fu ampiamente insediata da popolazioni slave. Nel corso della storia i sorabi sopravvissero a molte avversità, tra cui anche il regime nazista che di fatto proibì l’uso della lingua soraba e perseguitò i membri dell’etnia con carcerazioni e reclusioni nei campi di concentramento. Secondo le stime, i parlanti del sorabo oggigiorno sono circa 20 000. In realtà si tratta di due varietà di lingua – il sorabo superiore e il sorabo inferiore, la seconda delle quali particolarmente minacciata dall’estinzione, con poco più di 6000 parlanti attivi, concentrati nella zona attorno alla città di Cottbus.

La politica attuale della Germania è favorevole alla minoranza, ai sorabi viene concessa la scolarizzazione nella loro lingua madre e l’utilizzo della stessa nelle istituzioni locali. Sono presenti cartelli stradali bilingui e i due Bundesländer coinvolti stanziano somme di denaro per la promozione della cultura soraba. Tuttavia non è semplice preservare le tradizioni di una comunità di dimensioni così piccole, a contatto talmente stretto con un’altra cultura egemone. Il pericolo è rappresentato anche da fattori socio-economici: la zona soffre di forte livello di disoccupazione che causa l’esodo della popolazione, in particolar modo dei giovani, al di fuori dell’area linguistica soraba, con il conseguente rischio di inclinare verso l’uso prevalente del tedesco. Inoltre, negli anni passati, interi villaggi sono stati distrutti per le attività estrattive delle miniere di carbone e i loro abitanti spostati altrove. A ciò si aggiunge la bassa natalità tipica di tutte le popolazioni europee.

Malgrado le condizioni non favorevoli, la cultura soraba resiste e si nutre anche di manifestazioni popolari molto vive. Vengono stampati giornali e libri in sorabo e sulla scena musicale alternativa appaiono autori che scelgono di esprimersi in sorabo. Certo sarà difficile, se non impossibile, invertire questa tendenza del mondo alla globalizzazione, di cui la progressiva omologazione linguistica costituisce solo uno degli aspetti. Ad ogni modo, è necessario impegnarsi per tutelare l’immenso patrimonio che ogni singola lingua rappresenta per l’umanità.

Autrice dell’articolo:
Stanislava Sebkova
Traduttrice freelance IT,DE,EN>CZ
Firenze

L’Inglese per l’Unione Europea (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

La Brexit è l’occasione giusta perché l’inglese diventi la lingua della UE

Un’ulteriore obiezione dei nemici giurati dell’inglese è che altre entità statali come gli USA, il Canada o la Svizzera funzionano senza una lingua ufficiale unica. Ma a differenza della UE hanno una storia plurisecolare come entità politiche unitarie e una forte lingua maggioritaria;

di contro, solo il 18% dei cittadini della UE è di lingua madre tedesca. Il plurilinguismo dell’India è quanto di più simile alla UE ci sia a livello internazionale, ma anche da quelle parti infuria il dibattito se adottare una sola lingua ufficiale per favorire la coesione.

L’obiezione più stringente è che sostituire la babele europea con l’inglese come unica favella sia un’idea elitaria; tuttavia è proprio per questo che la UE dovrebbe fare di più per promuovere l’inglese al ruolo di unica lingua europea di comunicazione. L’attuale inerzia ha creato un’Europa in cui una casta di privilegiati poliglotti formati nelle università europee può muoversi agevolmente da un paese all’altro e dominare i dibattiti comunitari. Un maggiore impegno a favore dell’inglese in Europa e nelle singole nazioni ne promuoverebbe la conoscenza presso quei cittadini UE che attualmente non lo parlano.

Alla fine non si tratta di scegliere fra un’Europa anglofona o fra una completamente multilingue, ma fra una pia illusione e i fatti. Nicolas Véron, economista francese che lavora a Bruxelles, fa notare che l’inglese è già di fatto la lingua di lavoro della UE, il che ha permesso a lui e ad altri, nel 2005, di creare Bruegel, uno dei primi think tank a livello comunitario. Qualcosa come il 97% dei tredicenni europei sta imparando l’inglese, e il numero dei corsi universitari in inglese è cresciuto dai 725 del 2002 a più di ottomila. I movimenti politici continentali si esprimono per la gran parte in inglese: il sito web e gli interventi sulle reti sociali di Fridays for Future, così come quelli del movimento populista di destra Identitarian, sono in inglese. Ad un raduno di leader sovranisti a Milano prima delle elezioni europee, i leader di Finlandia, Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca e Germania hanno rivolto i propri saluti alla folla in inglese.

Diffondete il verbo

Prendere atto formalmente di come stanno le cose permetterebbe alla UE e ai governi nazionali di concentrare più risorse nella diffusione dell’inglese. Tali risorse – alcune delle quali si potrebbero ricavare dalla riduzione dell’enorme numero di traduttori e interpreti della UE – potrebbero essere impiegate per corsi di lingua per i lavoratori più anziani e meno istruiti. Stimolerebbe più mezzi di comunicazione a scrivere in inglese, favorendo così la nascita di media autenticamente paneuropei.

Il maggiore ostacolo è simbolico. Umberto Eco scrisse: «La traduzione è la lingua dell’Europa». La UE è orgogliosa delle sue tante lingue usate ogni giorno, che ogni anno diventano sempre più diffuse ed accessibili grazie al progresso degli strumenti di traduzione automatica. Tuttavia adottare l’inglese come lingua comune dovrebbe essere visto come il complemento di questa tradizione e non come una sfida ad essa. La quintessenza dell’Europa è la diversità, e il suo caleidoscopio di lingue e dialetti deve essere promosso e protetto; ma è anche unità, un’unità possibile solo con una lingua comune, anche se non padroneggiata alla perfezione. Diffondere capillarmente l’inglese e al contempo difendere le lingue native della UE non significherebbe tradire l’ideale di un’Europa cosmopolita, bensì portarlo a compimento.

Fonte:  Articolo pubblicato il 15 giugno 2019 sul sito dell’Economist

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna (PV)

L’Inglese per l’Unione Europea

 Categoria: Le lingue

La Brexit è l’occasione giusta perché l’inglese diventi la lingua della UE

Sarà una lingua franca neutrale.

Per buona parte della sua storia le lingue principali dell’Unione Europea sono state tre: il tedesco (la lingua madre più parlata), il francese (lo strumento d’elezione della diplomazia brussellese) e l’inglese (ampiamente usato come seconda lingua). Tuttavia negli ultimi anni la crescita di Internet e l’adesione degli stati dell’Europa orientale e centrale hanno sancito il dominio dell’inglese. Ad oggi più dell’80% dei documenti della Commissione europea sono prima redatti in inglese, poi tradotti nelle altre 23 lingue ufficiali.

I malumori non mancano. «L’inglese non è l’unica lingua ufficiale dell’Unione Europea» ha dichiarato con irritazione nel settembre 2018 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Alcuni hanno accolto la Brexit come un’occasione per ristabilire il ruolo del francese come lingua principale della UE, o almeno per far decadere l’inglese da lingua ufficiale. Dopo il fallito tentativo europeo di dare il benservito all’idioma di Boris Johnson e Nigel Farage, un giornalista francese ha sbottato: «Ci vorrà un miracolo per governare 450 milioni di cittadini in una lingua destinata ad un futuro di minoranza».

Al contrario, non potrebbe esserci momento migliore per la UE di adottare l’inglese come sua unica lingua ufficiale. Politicamente la Brexit gioca a favore. Il filosofo belga Philippe van Parijs sostiene che la Brexit renderà l’inglese una lingua neutrale all’interno della UE (Irlanda e Malta, dove pure è lingua ufficiale, rappresentano appena l’1% della restante popolazione) e quindi ideale per far comunicare europei con lingue madri rivali. Date le sue radici sia romanze che germaniche, adottarla costituirebbe, da un punto di vista linguistico, un ritorno in patria, facendo tornare l’inglese sul continente. «Ridateci la nostra lingua» dice scherzando van Parijs. In secondo luogo, l’Europa va verso l’unione politica: dalle proteste anti-migranti alle dimostrazioni ambientaliste degli studenti di Fridays for Future, i movimenti sono sempre più transnazionali. Nelle elezioni europee del maggio 2019 la partecipazione al voto ha raggiunto il massimo degli ultimi 25 anni dopo una campagna in cui l’impatto dei leader, dal populista di destra Matteo Salvini al centrista liberale Emmanuel Macron in Francia (che alla prossima tornata elettorale intende introdurre liste paneuropee di candidati), ha travalicato i confini dei rispettivi paesi. In un’epoca in cui la politica si scopre più autenticamente europea una lingua franca accettata da tutti ha perfettamente senso, e l’inglese è l’unico candidato logico.

Alcuni temono che sancire formalmente il predominio dell’inglese (idea sostenuta con fervore non da britannici o americani, ma da personalità come l’ex presidente tedesco Joachim Gauck e l’ex presidente del Consiglio italiano Mario Monti) rafforzerebbe la cultura anglosassone e metterebbe pubblicazioni in lingua inglese come The Economist in posizione dominante. In effetti, molti grandi media europei – inclusa la maggior parte dei giornali tedeschi, lo spagnolo El País e il greco Kathimerini – pubblicano una propria versione online in inglese allo scopo di avere voce nel dibattito paneuropeo, e un ruolo formale dell’inglese incoraggerebbe altri a fare altrettanto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo pubblicato il 15 giugno 2019 sul sito dell’Economist

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna (PV)

La traduzione di siti Internet (4)

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Terza parte di questo articolo

Traduzione di siti Internet contro traduzione di contenuti
Come menzionato all’inizio dell’articolo, stiamo vivendo in un’economia dei contenuti. Ciò significa che i marchi devono continuamente creare contenuti coinvolgenti per riuscire ad attirare l’attenzione degli utenti e condurli alla loro pagina di destinazione. Una volta raggiunta, devono essere accolti da una differente tipologia di contenuti che li dovrà convincere a diventare dei clienti paganti.

Pertanto, vi è una netta distinzione tra la traduzione di siti Internet e quella di contenuti. Mentre il sito Internet deve essere tradotto una volta sola, i contenuti sono qualcosa che dev’essere prodotto a un ritmo costante. Essi devono anche essere pertinenti e di attualità per riuscire a emergere nel mare di nuovi contenuti generati ogni giorno.

Inoltre, utenze diverse richiedono contenuti di differenti formati e, a seconda della loro collocazione geografica, si devono utilizzare più canali. Ciò implica conoscere quale piattaforma di social media funziona in una specifica regione, se il blog è ben accolto oppure no, e altro ancora.

Infine, i marchi di successo terranno anche traccia dei contenuti prodotti dai loro utenti, come le recensioni, i commenti e gli articoli di blog. Questa tipologia di contenuto si basa tipicamente sulla velocità, dato che si rischia di perdere slancio se la risposta arriva troppo tardi. Di conseguenza, la collaborazione con un’agenzia di traduzione che possa dare un contributo adatto alla cultura e alle abitudini locali è più che necessaria per monitorare le varie campagne.

Per riassumere
Il successo di qualunque marchio è direttamente collegato alla soddisfazione dell’utente. Per questo motivo, i marchi devono promuovere fiducia e una comunicazione aperta, cose che possono essere garantite solamente con il messaggio giusto.

Ora, un marchio locale può accontentarsi dell’aiuto di un buon gruppo di lavoro dedito al marketing, ma i marchi globali non possono ottenere successo senza l’appoggio di traduttori altamente qualificati e dei loro strumenti. Come si evince dal nostro articolo, vi sono diverse tipologie di traduzione e di strumenti che le aziende possono usare. In conclusione, il successo di una compagnia globale ben organizzata nasce dalla combinazione di tutti gli strumenti e talenti che si hanno a disposizione.

Potrebbe essere un investimento iniziale più ingente di quello che ci si aspettava, ma ne vale la pena!

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet (3)

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Seconda parte di questo articolo

La collaborazione professionale
Si è disposti a investire per creare una dipartimento marketing forte, giusto? Allora, si è anche pronti a mandare gente per studiare il mercato nel quale si vuole entrare. Sarebbe quindi poco saggio non considerare anche la collaborazione con un’agenzia di traduzione e localizzazione che ha esperienza!

È altresì importante tenere a mente che si avrà bisogno di traduzioni dei contenuti del sito Internet, dei prodotti, del materiale di marketing e dei documenti legali (contratti, accordi, normative sul lavoro e molto altro). Pertanto, si necessiterà di assistenza da linguisti con competenze diversificate.

La buona notizia è che vi sono degli strumenti specifici che aiutano ad automatizzare il processo di traduzione su una piattaforma di e-commerce. Essi collegano i traduttori alla propria piattaforma e danno loro accesso al contenuto che deve essere tradotto o modificato. Pertanto, non vi è alcun intermediario che invia il contenuto al traduttore per poi pubblicarlo sul sito.

Traduzione manuale contro traduzione automatica
La traduzione automatica viene fatta da un programma automatizzato che svolge traduzioni affidabili e un certo grado di localizzazione (come specificato nelle sue impostazioni). Questa tipologia di traduzione viene usata quando vi è una grande mole di contenuti e il risultato non dev’essere molto sfumato, dato che non viene influenzato dalla cultura e dai valori locali.

Ad esempio, un sito come Amazon può sfruttare la traduzione automatica per le descrizioni dei suoi prodotti. Se optasse per dei traduttori umani, sarebbe un grosso investimento che rallenterebbe il procedimento di lancio del sito Internet.

Tuttavia, sceglierebbe dei traduttori umani altamente qualificati per tutti i suoi materiali di marketing e legali, dato che sono quelli in cui la localizzazioneè fondamentale. Inoltre, le pagine principali del sito Internet (come Chi siamo, Contatti, Politica di reso o l’Home Page) dovrebbero essere create da curatori e revisori umani.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Prima parte di questo articolo

Cultura contro lingua
Una buona traduzione di un sito Internet non riguarda solo la lingua, ma anche l’integrazione della cultura e delle abitudini locali. I linguisti la chiamano localizzazione.

Diversamente dalla traduzione regolare, la localizzazione affronta anche componenti non  testuali e culturali per conferire una descrizione accurata a un prodotto o un servizio per uno specifico gruppo di utenti. Riguarda l’adattamento di un messaggio affinché i locali riescano a cogliere tutte le sfumature.

Infatti, tutti i siti Internet, le applicazioni, i videogiochi e ogni altra tipologia di contenuto di successo globale sono il risultato sia di una traduzione che di una localizzazione.

Inoltre, la localizzazione non è solo per i paesi stranieri in cui si parla una lingua diversa. Un sito Internet con contenuti in inglese dovrà comunque usare le tecniche di localizzazione per risultare più accattivante alle utenze in Australia o nel Regno Unito.

Il modo migliore per vedere la localizzazione all’opera è dare un’occhiata al caso delle calzature sportive. Ciò che gli americani chiamano sneakers, nel Regno Unito sono le trainers e in Irlanda le runners. Ora, tutte queste parole definiscono un’unica tipologia di prodotto, ma se si prova a vendere delle sneakers nel Regno Unito, non si avrà grande successo perché le persone non capiranno ciò che si sta offrendo.

Per riassumere, non è un caso di cultura contro lingua, ma piuttosto di saper usare lingua e cultura per promuovere il proprio marchio.

Come tradurre un sito Internet?
A seconda del proprio budget e delle proprie intenzioni generali, vi sono due modi per tradurre e localizzare siti Internet: un approccio fai-da-te e una collaborazione con dei linguisti e degli esperti professionisti.

Diamo una rapida occhiata a ciascuno di essi:

L’approccio fai-da-te
Se hai la conoscenza necessaria per svolgere traduzioni affidabili e di alta qualità, allora è possibile il fai-da-te. Tuttavia, non è un approccio che raccomandiamo, dato che richiede un grande livello di competenza in due settori contrastanti: la lingua e la tecnologia web.

Molti siti Internet utilizzano uno specifico linguaggio di programmazione (come Python) per creare diverse versioni linguistiche dello stesso sito, che vengono rese disponibili sulla base dell’ubicazione di ogni utente. Sebbene imparare a usare Python online non sia difficile, si ha comunque bisogno di una conoscenza tecnica della distribuzione delle risorse, dei server web e molto altro.

L’approccio fa-da-te funziona solamente se si gestisce un piccolo sito Internet o se si stanno creando delle pagine di destinazione indipendenti per un’unica lingua che si conosce molto bene. Altrimenti, se il sito Internet è di dimensioni maggiori (come una piattaforma di e-commerce) o si stanno utilizzando degli strumenti di traduzione automatica (come Google Traduttore), le possibilità di successo sono praticamente nulle.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

La traduzione di siti Internet

 Categoria: Traduzione di siti web

Una ricetta per un successo da marchio mondiale
Le piattaforme di e-commerce, i siti Internet aziendali, le pagine di destinazione e altre simili piattaforme hanno un denominatore comune: la comunicazione.

Tutte queste piattaforme vengono create per trasmettere un messaggio a quante più persone possibili. Infatti, il mondo del Web può rappresentare un biglietto di sola andata verso il successo per ogni marchio, senza distinzioni di dimensione o prodotto/i. Il trucco sta nel sapere come attirare e mantenere l’attenzione degli utenti affinché venga loro voglia di saperne di più.

Per questo motivo, si devono trovare dei modi creativi per trasmettere contenuti brevi e accattivanti in un formato e una forma che siano facilmente condivisibili e capibili.

Traduci i tuoi documenti, i tuoi contenuti e il tuo sito Internet in più di 40 lingue. Carica i file o copia il testo e un traduttore professionista comincerà subito a lavorarci. Richiedi ora la tua traduzione

Sembra abbastanza semplice, vero? Dopotutto, l’utente odierno trascorre ore navigando su Internet (6 ore e 42 minuti ogni giorno) e la principale risorsa che tutti utilizzano è Google.

Tuttavia, la situazione è più complessa e sfumata di così. Come è vero che l’utenza è online, così lo sono anche la concorrenza, variegate fonti di intrattenimento, notiziari e organi di stampa, molte piattaforme didattiche e i social media! Ciò significa che si deve lottare duramente per ottenere l’attenzione degli utenti e l’unico modo per farlo è creando contenuti pertinenti e coinvolgenti.

Inoltre, se si vuole sviluppare ed espandere il proprio marchio a livello mondiale, ci si deve accertare di saper parlare la lingua della propria utenza (non tutti sanno parlare o leggere in inglese).

Siccome si sta facendo crescere un business in ciò che gli esperti chiamano l’economia dei contenuti, è fondamentale rivolgersi agli utenti in una lingua a loro comprensibile. Pertanto, la traduzione del proprio sito Internet è il primo passo da compiere per sviluppare con successo il proprio marchio a livello mondiale.

Ora andremo a parlare delle ragioni per cui questo passaggio è importante per il proprio business e come metterlo in pratica senza sprecare risorse preziose.

Perché tradurre il proprio sito Internet?
Il successo di un marchio mondiale dipende dal modo in cui i promotori capiscono come approcciarsi alla cultura e alla popolazione locale. Si tratta di un procedimento chiamato localizzazione e comincia con la traduzione di un sito Internet nella lingua del posto.

Ovviamente, a seconda dei propri piani di sviluppo, potrebbe non essere necessaria la traduzione dell’intero sito. Ad esempio, alcuni marchi si accontentano di poche pagine indirizzate agli utenti locali.

Tuttavia, le grandi e piccole piattaforme di e-commerce dovranno considerare di tradurre i propri prodotti e servizi se vogliono avere successo. Questa è una delle ragioni per cui Amazon ha un tale successo oltreoceano. Ha fondato diversi centri nelle aree più popolate del pianeta (come la Germania, il Regno Unito, l’India, la Cina e molte altre) e il suo sito Internet è disponibile nella lingua più comune di ogni zona.

Sicuramente si potrebbe obiettare dicendo che Amazon è una potenza mondiale che ha a disposizione risorse raramente accessibili a tutti i marchi. Ciò è vero ora, ma lo stesso Amazon non ha cominciato da una posizione alta – il gigante di e-commerce che conosciamo oggi è partito da piccolissime dimensioni e si è fatto strada usando tattiche intelligenti e tecniche di marketing geniali.

Sebbene sia più difficile seguire il suo esempio nell’attuale contesto economico, non significa che non si debba sfruttare la potenza della lingua per accrescere la propria utenza.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Il mondo fuori dal vocabolario (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Questa persona non sapeva cosa significhi tradurre, quanto lavoro e passione ci sia dietro, quanto studio e fatica. E non sapeva che tradurre è un lavoro e che come tale viene valutato e pagato.

Quest’esperienza mi ha sicuramente aperto gli occhi e portata fuori dall’ambiente dei traduttori che, a volte, può essere un po’ chiuso, specialmente durante il periodo universitario, quando si è ancora molto presi a studiare e la pratica vera e propria occupa solo una parte minoritaria dell’intero percorso.

Con il tempo mi sono imbattuta in diverse traduzioni approssimative e mi sono chiesta in che condizioni avesse lavorato quel traduttore, se per caso gli fosse stato fornito il testo completo o se invece gli fosse stato consegnato solamente uno stralcio di testo da tradurre senza contesto o se, addirittura, fosse stato davvero un traduttore professionista oppure l’amico che ha passato qualche settimana all’estero e per questo sa le lingue.

E in queste situazioni sovviene sempre il pensiero del “ma chi me l’ha fatto fare?” Perché ho scelto un lavoro così poco compreso e valorizzato eppure così indispensabile che viene richiesto continuamente negli uffici, negli studi e nelle aziende, a persone che semplicemente parlano una lingua straniera, perché bisogna pur sapere cosa c’è scritto in quel documento, altrimenti come possono procedere le trattative?

Sono dell’idea che bisogna far conoscere la traduzione e il mondo che le sta dietro. Dare più visibilità ai traduttori, non solo pubblicando il loro nome sulla copertina dei libri da loro tradotti (che sarebbe già una grande vittoria!), ma anche coinvolgendoli maggiormente nelle discussioni sui libri in uscita, ad esempio, in modo che possano prendere parte ad interviste e incontri non solo con gli esperti del settore, ma anche con il pubblico comune. In questo modo si potrebbe spiegare meglio il grande lavoro nascosto che sta dietro la traduzione, non solo dei libri, ma anche dei dialoghi dei film e dei sottotitoli, fino ad arrivare a quei testi non prettamente artistici ma operativi, che servono nel mondo del lavoro e delle attività commerciali quotidiane negli uffici, aziende e nei vari enti. Solo in questo modo, il nostro lavoro sarà veramente valorizzato e ricompensato quanto deve.

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

Il mondo fuori dal vocabolario

 Categoria: Traduttori freelance

Ero nel pieno del periodo universitario e per chi ha fatto la scuola interpreti sa quale carico di lavoro potessi avere in quel periodo!

Ovviamente come quasi tutti i miei colleghi oltre a studiare mi occupavo di qualche lavoretto saltuario di traduzione. Metti un avviso su quella bacheca, passa la parola a quell’amico, cose così. Un giorno un conoscente mi passa i contatti di una ragazza che studiava psicologia nell’università di un’altra città. La sua richiesta era di tradurre dall’inglese all’italiano un testo scientifico: era il resoconto di uno studio condotto nel Regno Unito su come il livello culturale e la posizione sociale delle madri influenzasse i loro figli nella crescita.

A questa ragazza sarebbe servita la traduzione in italiano per poter usarne alcuni stralci nella sua tesi di laurea. Ero molto contenta perché finalmente mi si proponeva un lavoro serio (finalmente un testo scientifico! Non elenchi incomprensibili di oggetti in vendita su qualche sito internet di e-commerce!). Per cui, sfoderando tutta la professionalità di cui ero capace all’epoca, conto le cartelle da tradurre, scelgo la tariffa considerando lingua di partenza, lingua di arrivo, tipo di testo e propongo la mia tariffa alla ragazza. Devo anche aver applicato un po’ di sconto, pensando che, dopotutto, eravamo colleghe, entrambe universitarie squattrinate, che devono aiutarsi fra loro.

Non vi dico lo sconcerto quando ricevo la risposta della ragazza:” No, ma guarda, non è che mi serva una traduzione letterale (sic!), devo solamente capire quello che c’è scritto (SIC!)”.

Inutile dire che non mi ha fatto tradurre il testo e di conseguenza non mi ha pagato quanto le chiedessi.

Ero sconcertata. Ma come, “devo solo capire cosa dice”? Un testo, qualsiasi testo, o lo traduci o non lo traduci. E se anche avessi dovuto farne una parafrasi (rabbrividisco ancora all’idea che fosse quello che la ragazza mi stava chiedendo, sopratutto pensando che poi questa rielaborazione sarebbe dovuta essere pubblicata come parte di una tesi di laurea!), avrebbe comunque significato creare un nuovo testo partendo da quel report in inglese, un lavoro che implica comunque la lettura di un testo in lingua straniera, la sua comprensione completa e rielaborazione nella lingua di arrivo, con i corretti termini, dato che si trattava di un testo scientifico che andava pubblicato in una tesi di laurea!

Sconcerto sì, ma credo che questo primo incontro con un cliente in carne ed ossa, sia stato istruttivo.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

La situazione del tedesco nel 2020 (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Negli anni a venire, in virtù della nuova legge del governo federale per favorire l’immigrazione di personale qualificato, l’insegnamento del tedesco avrà come obiettivo principale la formazione linguistica degli specialisti. Nel complesso il numero degli adulti che studiano il tedesco (dovuta alla crescente importanza della formazione linguistica dei profili specializzati) è cresciuto dai circa 433.000 del 2015 a 474.000. Complessivamente circa 309.000 persone studiano tedesco presso le sedi del Goethe Institut, con una crescita degli studenti di ambo i sessi di circa 73.000 unità rispetto al 2015.

L’indagine (che non ha considerato il periodo della pandemia da Coronavirus) ha per la prima volta preso in esame l’offerta di formazione tramite piattaforme digitali. I risultati mostrano la crescente importanza, anche in prospettiva, sia delle possibilità di apprendimento online del tedesco che della formazione degli stessi insegnanti di lingua. L’utilizzo delle offerte formative tramite le piattaforme digitali e mobili considerate dall’indagine è cresciuto dal marzo 2020: ad esempio, durante la chiusura al pubblico degli istituti di formazione linguistica e il divieto di contatti sociali in tutto il mondo gli accessi (“visits”) alla piattaforma formativa online del Goethe Institut hanno mostrato un significativo aumento delle lezioni via Internet: i circa 326.000 accesi del maggio 2019 sono diventati, a distanza di dodici mesi, più di 1,2 milioni. Nello stesso periodo la fruizione dei corsi online di tedesco della Deutsche Welle è raddoppiata, raggiungendo i 4,2 milioni di utenti.

Alla crescente domanda di tedesco un po’ ovunque si contrappone tuttavia la mancanza di insegnanti: nell’impegno del ministero degli Esteri e dei suoi partner la formazione degli insegnanti è perciò considerata assolutamente prioritaria. Programmi di formazione e perfezionamento come il Dhoch3 del DAAD o il Deutsch Lehren Lernen (Imparare ad insegnare il tedesco), o DLL, del Goethe Institut contribuiscono alla formazione continua degli insegnanti.

Sotto la guida del ministero degli Esteri l’organizzazione Netzwerk Deutsch raccoglie ogni cinque anni, insieme a gruppi di lavoro locali, i dati relativi agli studenti di tedesco da tutto il mondo. L’indagine del 2020 è stata coordinata dal Goethe Institut (che elabora anche i dati) in cooperazione con i già citati DAAD, Deutsche Welle e ZfA.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito del Goethe Institut

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna

La situazione del tedesco nel 2020

 Categoria: Le lingue

In Asia e Africa sempre più persone studiano il tedesco
L’interesse per il tedesco come lingua straniera non conosce soste, e le iniziative per promuoverlo dimostrano un’efficacia durevole: come rivela l’indagine Deutsch als Fremdsprache weltweit (Il tedesco come lingua straniera nel mondo), pubblicata a cadenza quinquennale a cura del ministero degli Esteri in cooperazione col Goethe Institut, la Deutsche Welle, il Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD, Servizio Federale per gli scambi accademici) e la Zentralstelle für das Auslandsschulwesen (ZfA, Servizio Federale per le Scuole all’Estero), in tutto il mondo lo studiano più di 15,4 milioni di persone. Come sempre l’Europa fa la parte del leone, ma il tedesco guadagna posizioni soprattutto in Africa e Asia. La competenza linguistica del personale specializzato proveniente dall’estero gioca un ruolo sempre maggiore nel sostegno al tedesco, e le offerte di formazione digitale incontrano sempre maggior favore.

Il tedesco resta sempre la lingua più studiata in Europa con 11,2 milioni di studenti. I tassi di crescita maggiori si registrano nei vicini della Germania: Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca e Francia (che con un +18% raggiunge gli 1,185 milioni di studenti). Anche in Russia, che nel 2015 registrava il maggiore calo, il numero di chi impara il tedesco è cresciuto nuovamente del 16%, fino a toccare 1,79 milioni. Per contro alcuni paesi europei segnano il passo: il numero di studenti in Polonia, per quanto rimanga il più alto al mondo (1,95 milioni), è calato del 15% dal 2015; la situazione in Ungheria è simile, e l’uscita della Gran Bretagna dalla UE potrebbe ulteriormente minare il già declinante interesse per il tedesco (-25% rispetto al 2015).

Al di fuori della UE colpisce la straordinaria crescita dell’Africa (+50% circa): tra i paesi africani in cui è aumentato il numero di chi studia il tedesco si annoverano Egitto, Algeria e Costa D’Avorio. Un altro importante teatro di crescita del tedesco è l’Asia, soprattutto la Cina. Di contro gli USA mostrano un calo intorno al 15%.

Come risulta poi dall’indagine, il tedesco si studia soprattutto nelle scuole (il numero delle scuole in cui si studia il tedesco è cresciuto dalle 95.000 del 2015 a circa 106.000). L’iniziativa Schulen: Partner der Zukunft (Scuole: partner del futuro), o PASCH, si è dimostrata un valido strumento di promozione del tedesco a livello mondiale: ad oggi vi prendono parte circa duemila scuole e più di seicentomila alunni in oltre cento paesi. L’iniziativa PASCH si svolge in collaborazione con la ZfA, il Goethe Institut, il DAAD e l’Organizzazione per gli scambi culturali con l’estero della Conferenza Federale dei ministri dell’Istruzione. Nelle scuole gli studenti studiano approfonditamente la lingua e la cultura tedesche e si familiarizzano con l’odierna realtà della Germania. Inoltre il tedesco rappresenta un investimento per il futuro, dando accesso ad uno dei migliori sistemi scolastici del mondo e ad un attraente mercato del lavoro e della formazione.

Nelle università il tedesco è attualmente studiato da 1,27 milioni di persone, con un leggero calo (circa 60.000 unità) rispetto al 2015. Con un certificato di tedesco e il diploma finale delle scuole estere della ZfA, ogni anno circa 20.000 diplomati di ambo i sessi ottengono accesso al sistema universitario tedesco, e di questi il 45% si iscrive ad un corso di laurea in Germania. Anche il programma di formazione Studienbrücke del Goethe Institut e del DAAD facilita l’accesso al mondo accademico tedesco.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito del Goethe Institut

Traduzione a cura di:
Luca Falzoni
Traduttore freelance tecnico/scientifico EN,DE > IT
Cilavegna

Traduzione e localizzazione delle lingue (2)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Che abilità sono richieste per lavorare come localizzatore?
Oltre alle conoscenze linguistiche, la traduzione e la localizzazione richiedono molto di più. L’attenzione al dettaglio è essenziale e la precisione del contenuto per il paese di destinazione dipende dal lavoro tradotto. Nella localizzazione la mancanza di cura verso i particolari potrebbe far fallire un progetto, dato che ogni dettaglio inappropriato od offensivo che passa inosservato potrebbe compromettere la forma nella quale si riceve un lavoro e la comprensione da parte dell’utente finale.

Un’altra tra le abilità necessarie è l’attenzione al cliente, soprattutto se si lavora in proprio. È indispensabile comprendere le esigenze che portano allo sviluppo del prodotto o del servizio ed essere capaci di comunicare col cliente in modo efficace per capire completamente ciò che si sta traducendo. È possibile che a volte nemmeno il cliente comprenda appieno come funziona la traduzione o la localizzazione; per questo motivo, richiederà pazienza e comprensione da parte del localizzatore.

Per ottenere veramente successo in questo settore lavorativo, la motivazione è fondamentale. Può sembrare un cliché, ma nella traduzione e nella localizzazione il tempo è denaro. Siccome spesso i traduttori lavorano in proprio o fuori ufficio, farlo in modo efficace ed efficiente massimizzerà la mole di progetti che si potranno portare a termine e, quindi, la quantità di denaro che si potrà guadagnare.

Infine, nella localizzazione è indispensabile che il lavoro sia oggettivo. Occorre tradurre un testo con la massima precisione rispetto al testo originale, tenendo conto ovviamente dell’adeguamento interculturale.

Quali sono le competenze più importanti per questo lavoro?
Le competenze principali per la traduzione e la localizzazione includono la padronanza degli strumenti base della scrittura e di Internet, così come la conoscenza linguistica di almeno due lingue, anche se ciò non significa necessariamente aver frequentato la facoltà di Lingue. Le lauree in Politica, Gestione aziendale, Marketing, Economia e Giurisprudenza si ritrovano tra alcune delle ulteriori carriere lavorative che più traduttori e localizzatori hanno percorso.Ciò non è affatto strano perché significa che possiedono conoscenze specifiche in settori nei quali possono tradurre o localizzare.

Di recente, nel settore della localizzazione,si trovano più posti di lavoro legati al SEO (posizionamento nei motori di ricerca e ottimizzazione degli stessi) e agli scritti in User Experience (testi per migliorare l’esperienza dell’utente nell’interfaccia). Man mano che Internet ha assunto un ruolo chiave nella globalizzazione, essere esperti in tutti questi campi rappresenterà un grande vantaggio nel mondo della traduzione e della localizzazione.

Il portale di lavoro Europe Language Jobs pubblica annunci di posti di lavoro disponibili a livello europeo per traduttori e localizzatori in diversi ambiti e settori. Qui è possibile dare un’occhiata alle offerte attive in più di 30 lingue e in 31 paesi europei, che includono anche opportunità di lavoro da remoto.

Fonte: Articolo scritto da Pablo Muñoz Sánchez e pubblicato il 05 maggio 2020 sul suo blog

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Traduzione e localizzazione delle lingue

 Categoria: Attività legate alla traduzione

Questo è un articolo ospite di Europe Language Jobs, un portale di lavoro riguardante le lingue, che sono solito consigliare. Grazie per l’iscrizione, spero che vi piaccia!

La traduzione è uno degli ambiti lavorativi che più comunemente vengono associati ai poliglotti. Non c’è da stupirsene dato che, per il suo svolgimento, la professione del traduttore richiede la padronanza di due o più lingue.
Tutti noi abbiamo un’idea più o meno chiara di ciò che fa un traduttore. Tuttavia, non si può dire altrettanto per la localizzazione delle lingue, un settore d’impiego strettamente collegato con il mondo della traduzione, ma che molti ignorano.

Definizione di traduzione e localizzazione delle lingue
I traduttori sono degli esperti linguistici e solitamente traducono da una lingua appresa alla propria lingua madre. Tendono a specializzarsi in un settore specifico, che sia quello legale o dell’orticoltura. Possono arrivare a parlare tre o più lingue (compresa la propria lingua madre) a un livello molto alto. Non si devono confondere con gli interpreti: i traduttori lavorano solo con testi scritti e non con il linguaggio parlato.

Ma cos’è la localizzazione? L’Associazione di Globalizzazione e Localizzazione (GALA) la definisce come “il processo di adattamento di un prodotto o un contenuto a un contesto o a un mercato specifico”. Pertanto, la localizzazione richiede le stesse abilità della traduzione, ma anche una conoscenza approfondita degli aspetti culturali di un paese. Si spinge addirittura oltre, affrontando anche aspetti funzionali e tecnici, come lo stile di scrittura.

Il lavoro di un localizzatore può essere molto vario: dall’adattamento di campagne pubblicitarie all’allineamento con la morale e la cultura di un paese, fino a lavorare nel mondo dei videogiochi, adattando il materiale grafico e il doppiaggio o la sottotitolazione affinché sia compreso meglio.

La parola chiave nella localizzazione è “locale”: qualunque cosa “localizzata” deve seguire perfettamente gli standard locali. La campagna pubblicitaria della Coca-Cola “condividere una Coca-Cola” è un buon esempio di localizzazione. Per questa pubblicità i nomi che apparivano sulle lattine vennero cambiati con quelli che erano più comuni in ciascun paese e addirittura in ogni regione. Una cosa piuttosto semplice ma molto efficace.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Pablo Muñoz Sánchez e pubblicato il 05 maggio 2020 sul suo blog

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia