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Traduzioni economiche


Esperti nella traduzione dei testi

Ciao a tutti, sono Guido, ho 35 anni e mi occupo di traduzioni economiche dall'inglese all'italiano, dal francese all'italiano e dallo spagnolo all'italiano.
Ho iniziato a tradurre a scuola, al liceo linguistico. A quell'epoca tradurre era una passione, non certo un lavoro, nessuno mi pagava per le traduzioni che eseguivo, anche perché la maggior parte le eseguivo per me stesso.
Traducevo saggi, testi di canzoni, articoli di giornale, talvolta anche libri interi.
Nelle mie traduzioni ero maniacale, davo moltissima importanza all'ortografia, alla grammatica, alla sintassi, nonché, ovviamente, al rispetto del contenuto originale e dello stile dell'autore. Sono sempre stato e sempre sarò un purista. Non mi piacciono quelli che dicono di conoscere una lingua perché "capiscono quello che dicono gli altri e si fanno capire da loro". Per me conoscere una lingua significa saperla parlare con proprietà e ricchezza di linguaggio ma anche e soprattutto saperla scrivere in modo corretto.
Quelli che imparano una lingua vivendo sul luogo dove essa viene parlata ma senza mai aprire un libro di grammatica, non la conosceranno mai veramente, continueranno a scrivere le parole nel modo sbagliato e a fare errori di vario genere.
Una lingua può e deve essere perfezionata all'estero ma prima dev'essere studiata per anni sui libri. È esattamente quello che ho fatto io, anche se, da questo punto di vista, la mia formazione è stata molto atipica, cioè non è stata propriamente quella di un traduttore.

Al liceo linguistico le materie che più mi interessavano erano inglese e francese ed ho avuto la fortuna di frequentare una scuola molto valida e con dei professori davvero preparati.
Non ero bravissimo nelle altre materie ma nelle lingue non mi batteva nessuno! Questo mi ha permesso di entrare immediatamente nel mondo del lavoro una volta terminati gli studi.
Ho cominciato a lavorare nel settore alberghiero, all'inzio in alberghi di medie dimensioni poi via via in alberghi sempre più grandi e prestigiosi. Ho lavorato quasi sempre all'estero, soprattutto in Inghilterra, Stati Uniti e Francia. Negli anni ho frequentato moltissimi corsi di perfezionamento di francese e inglese e ho conseguito degli attestati utili a dimostrare il mio livello di conoscenza di tali lingue. Inoltre, in ambito lavorativo, al di là dei frequenti contatti in lingua straniera con la clientela, mi sono sempre occupato delle traduzioni della documentazione aziendale: dai siti internet alle brochure, dai moduli di attenzione al cliente ai menu dei ristoranti interni, dalla corrispondenza con le agenzie al materiale per le attività di marketing.
In Francia traducevo dal francese all'italiano e dal francese all'inglese, visto che nessuno parlava inglese come me e non avevo colleghi madrelingua. In Inghilterra ho tradotto solo dall'inglese all'italiano, mentre negli States ho fatto anche traduzioni dall'inglese al francese.

Non ho mai creduto di poter vivere di traduzioni, ritenevo fosse molto difficile affermarsi in un mercato in cui la professionalità è molto poco riconosciuta. Per questo motivo, quando ho deciso di iscrivermi all'università dopo qualche anno trascorso da un albergo all'altro, non ho pensato a nessun percorso specifico sulla traduzione né tantomeno alla facoltà di lingue. Ho scelto economia e commercio perché desideravo diventare un grande manager ed avere la possibilità di viaggiare per affari in tutto il mondo.
Negli anni passati sui banchi dell'università ho fatto diversi lavoretti di traduzione, che mi hanno permesso di pagarmi gli studi. Ad ogni modo, nonostante il tempo dedicato alle traduzioni, ho conseguito la laurea in quattro anni esatti ed ho iniziato immediatamente a lavorare in una grande azienda del nord. Dopo un anno di affiancamento al senior export manager, gli export manager sono diventati due, lui ed io. Nei tre anni successivi ho davvero fatto il giro del mondo e visitato luoghi che non avrei mai pensato di poter visitare.
Poi è successo qualcosa che non avevo calcolato. Mi sono reso conto che quella non era la vita che volevo. Troppo stress, troppa ansia, troppi impegni, troppi problemi non dovuti al mio operato e dei quali comunque dovevo assumermi la responsabilità.

Mi sono improvvisamente reso conto che quel lavoro non faceva per me e per la prima volta in vita mia mi sono trovato a pensare a cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande. Fino ad allora tutto era venuto da sé, senza doverci pensare troppo, ma in quel momento ho dovuto farlo davvero perché a trent'anni passati difficilmente ci si può reinventare da capo e sperare di avere successo.
È stato in quel momento che ho deciso di fare il traduttore. Conoscevo due lingue benissimo, conoscevo la terminologia turistica e quella economico-commerciale, avevo una conoscenza diretta ed approfondita delle culture di molti paesi stranieri, non mi mancava praticamente nulla per eseguire delle traduzioni economiche e turistiche di qualità.
Dovevo però costruirmi dal nulla una clientela e desideravo inoltre imparare un'altra lingua. Dove avrei trovato il tempo per fare tutto? Mi venne in mente un'idea geniale. Avrei potuto lavorare in albergo facendo il turno di notte per qualche anno. Negli alberghi, si sa, i portieri di notte hanno 3/4 ore di lavoro vivo, ma nelle ore in cui i clienti dormono possono fare ciò che vogliono.
Con le conoscenze e il curriculum che avevo non mi fu affatto difficile trovare un albergo con le caratteristiche che facevano al caso mio. Per tre anni ho quindi lavorato di notte per garantirmi uno stipendio e, mentre ero a lavoro, studiavo spagnolo e facevo traduzioni in varie lingue. Il bello di tradurre è che uno lo può fare quando vuole, anche di notte. Di giorno invece, quando non dormivo, mi sono dedicato con costanza ad attività di marketing di vario tipo che mi hanno permesso con il tempo di farmi una discreta base di clienti.

Pochi mesi fa mi sono licenziato perché non ce la facevo più a fare due lavori contemporaneamente. Oggi faccio solo il traduttore, lavoro da casa con le lingue che mi appassionano da sempre, lavoro quando mi pare e decido io se accettare o meno un lavoro. Inoltre, posso avere un contatto diretto con i clienti e fare il massimo per venire incontro alle loro esigenze. Questo mi consente di associare alla competenza e alla professionalità anche le doti relazionali che mi hanno sempre contraddistinto. Sono soddisfattissimo della scelta che ho fatto e sono straconvinto che questo sarà l'ultimo lavoro che farò in vita mia poiché racchiude in sé tutte le caratteristiche che riflettono perfettamente il mio carattere e la mia personalità.




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